Virtus:
"una frode contro di noi", il finale del derby va in tribunale
di Luca Chiabotti - La Gazzetta dello Sport- 04/11/1998
Troppi errori sospetti fanno una frode, da
perseguire anche al di fuori dello sport, in sede penale.
è questa tesi della
Kinder Bologna che ieri, in un nuovo comunicato, annuncia azioni legali in
merito al derby perso domenica con la Teamsystem. Non un ricorso sportivo
(il risultato non è in discussione), ma contro "una
condotta atta a causare vantaggi sportivi in violazione delle regole
esistenti". Questa la ricostruzione della Virtus. A 14"32 dalla fine,
Mulaomerovic commette il 7° fallo di squadra
Fortitudo su Crippa che la segnapunti
attribuisce correttamente. Il trentasecondista alza la paletta che indica il
7° fallo, il d.s. Fortitudo Puglisi la abbassa, il
trentasecondista la rialza, Puglisi la riabbassa. Contemporaneamente,
l'addetto al tabellone segnapunti tiene inspiegabilmente il numero dei falli
di squadra fermo a quota 5. Quando Karnisovas commette fallo su Crippa a 6"71 dalla fine, l'arbitro non vede la
paletta alzata: gli allenatori della Virtus protestano, il tavolo risponde
che il bonus dei falli non è stato esaurito, la
refertista intanto assegna il fallo di Karnisovas a
Frosini. Quindi, non solo Puglisi abbassa la paletta arbitrariamente per
due volte, ma la refertista sbaglia due volte (sul bonus non esaurito e sul
fallo dato al giocatore errato) e l'addetto al tabellone non aggiorna i
falli Fortitudo per 28". Troppe coincidenze, secondo la Virtus, che comunica
"che intende promuovere nei confronti dei vari soggetti e protagonisti dei
fatti la tutela dei propri interessi in ogni sede più
opportuna". Significa che la Virtus intende rivolgersi anche alla giustizia
ordinaria. La Fortitudo, dopo un primo comunicato superato da quello della
Virtus, replicherà oggi. Saremo degli inguaribili
romantici ma crediamo più a una concatenazione di
eventi che a una frode, concatenazione determinata dall'inadeguatezza del
sistema che ha il compito di gestire una partita così
importante di un campionato dove i club rischiano miliardi. Errori così
sono accaduti altre volte, sempre abbiamo denunciato le lacune, non
è cambiato nulla. Se il tavolo avesse operato
correttamente, anche l'azione di Puglisi sarebbe stata ininfluente.
Certamente si tratta di un comportamento antisportivo che la commissione
d'inchiesta federale dovrà valutare. Solo se venisse
alla luce un collegamento tra l'azione di Puglisi e quella del tavolo,
prenderebbe quota la tesi della frode. Al momento, non ci sembra possano
esserci degli elementi per provarlo. Il presidente Petrucci ammette di
"comprendere lo stato d'animo della Virtus che si ritiene lesa", rimanda
ogni commento dopo l'inchiesta partita ieri con la convocazione di tutte le
parti in causa. Messina è stato squalificato una
giornata (trasformata in multa) per "comportamento minaccioso" con gli
arbitri. Il commento amaro è che in un momento in cui
il basket ha ottenuto, grazie anche a Cazzola
presidente di Lega, immediati risultati positivi anche d'immagine, si
debbano buttare via per una paletta, un dirigente che fa il furbo e una
serie di dilettanti allo sbaraglio. Se sarà qualcosa
di peggio, lo potrà dire solo la Magistratura.
L’Nba riparte, Bologna la sfida
di Walter Fuochi - La
Repubblica – 07/01/1999
Adesso che la Nba riparte, dopo 191 giorni di serrata e a 24 ore
dall’ora fissata per la propria morte civile, ripartiranno anche gli assi
che l’Europa aveva sperato di rapirle. Chi ha voluto scommettere contro lo
spettacolare suicidio del basket più grande del mondo, insomma, ha perso:
forse lo sapeva, e quando ci puntava il rischio era stato calcolato. In ogni
caso, chi in Europa aveva ingaggiato campioni a termine, li vedrà partire in
fretta. Così la
Stella Rossa di Belgrado per Divac e lo Zalgiris Kaunas per Sabonis, divi
rimpatriati a tenersi in forma; e così soprattutto le italiane Teamsystem e
Kinder che, ai loro fenomeni d’importazione presentati in pompa magna, hanno
almeno imposto un minimo garantito di partite. Vinny Del Negro ne farà 9 per
la Fortitudo, fino al 31 gennaio;
Michael
Olowokandi 13 per la
Virtus, fino al 15 febbraio. Stasera esordiranno in Eurolega; poi, l’uno e
l’altro potranno trovare un accordo nella Nba. Oppure restare qui, se
troveranno l’offerta italiana più interessante. Prenderli, si diceva, era
stata una scommessa. Anzi, nel paesaggio italiano, l’ennesimo atto di sfida
tra Kinder e Teamsystem in un derby bolognese che è un’ordalia cittadina,
non solo un gioco a chi fa un canestro in più. Il bello è che la partita,
adesso, continuerà: ed è la partita di chi, fatto il colpo di prenderli,
adesso vorrà fare quello di tenerli. Né Del Negro né
Olowokandi hanno oggi contratto in
America: riceveranno ora dagli States quelle offerte che prima, a serrata in
corso, erano ufficialmente proibite (poi, i loro agenti non sono Cappuccetto
Rosso e hanno pronto tutto). Del Negro è un veterano di 32 anni, aveva fatto
il nido a San Antonio e, con gli Spurs, sogna ancora di vincere un titolo
Nba. Ci tornerebbe al volo, solo che Bologna s’è premurata così, in una
clausola di contratto: gli dà un milione di dollari per finire la stagione,
e se nel Texas lo amano davvero devono dargliene di più.
Michael
Olowokandi,
24 anni, nigeriano di 2.11, non ha mai messo piede nella Nba: è ‘solo’la
primissima scelta tra gli omoni usciti dal college. Uno stupendo blocco di
marmo cui metter mano e scalpello per cavarne la grande statua. Ci hanno
investito i Clippers di Los Angeles: che sono, per norma Nba, i soli a
poterlo trattare. Ma sono anche uno dei club più scalcagnati della lega:
cosicché la Kinder, che s’è garantita l’omone fino al
15 febbraio, a mezzo miliardo al mese, può pensare a un suo ingresso
rinviato tra i pro. Basterebbe, ha tratteggiato ieri il presidente Cazzola,
un accordo per tenere
Olowokandi fino alle finali d’Eurolega
(metà aprile).
Virtus, l’emergenza fa paura
di Simone Stella – La
Gazzetta dello Sport
– 14/02/1999
"Emergenza continua" è il
motivo dominante della Kinder in questa stagione. E oggi, in un Palaverde
infuocato, contro un Benetton assetato di vendetta per la sconfitta dopo due
supplementari subita nella semifinale di Coppa Italia, la musica non cambia
per la Virtus che si presenta a difendere il suo terzo posto dall’assalto
della banda di Obradovic ancora senza
Danilovic e con Abbio probabilmente seduto in
tribuna a meno di clamorosi miracoli. Proporre tanta zona, magari con tre
lunghi contemporaneamente in campo, come nell’ultimo euroderby di giovedì
scorso, oppure puntare sulla carta-Edwards
nella marcatura su Williams, come nella Final four di Coppa, sono le armi
più logiche e prevedibili che la Kinder può adottare per cercare di
conservare la posizione in classifica. L’obiettivo da raggiungere è
fondamentale, ma senza dubbio complicato. E la situazione potrebbe farsi
anche pesantemente critica per i campioni d’Italia in caso di sconfitta,
visto che, dopo Treviso, la Kinder sarà impegnata ancora in trasferta, a
Roma: toccare il quarto posto significherebbe essere al momento fuori dall’Eurolega
del 2000.
Ettore Messina, oltre a dover convivere fin da ottobre con deficienze
d’organico per infortuni vari che hanno colpito, oltre a
Danilovic e
Abbio,
anche Sconochini e Rigaudeau portando così a "spremere" gli
altri titolari, in questo periodo cruciale nel quale si decide la griglia di
partenza dei playoff (mancano 6 giornate) paga anche il gap del secondo
extra-comunitario (comunque più pesante in Eurolega che in campionato) a
causa delle scommesse perse con Paspalj prima e Olowokandi poi. Lo stesso
Messina, che probabilmente sta vivendo il periodo più difficile della
sua seconda esperienza alla Virtus, considera la possibilità di arrivare
alle spalle del Benetton molto alta: "Il pericolo di chiudere quarti c’è, me
ne rendo conto, ma se così sarà non lo giudicherò come un fatto grave per
due motivi. Innanzi tutto perché, vincendo la
Coppa Italia, la squadra ha reso comunque non
fallimentare la stagione nel caso non arrivassero altri trofei. E in secondo
luogo perché la nostra corsa allo scudetto si
deciderà sui campi degli avversari. Come, dopo tutto, è accaduto l’anno
passato quando, dai quarti alla finale, abbiamo vinto cinque volte in
trasferta, una volta a Roma, due a Varese e in casa Fortitudo". Arrivare
quarti significherebbe affrontare, in un’ipotetica semifinale, Varese se la
squadra di Recalcati non incapperà in un improvviso crollo finale. Per
molti, i varesini sono avversari meno temibili di Teamsystem e Benetton in
una serie di cinque partite. "Non credo proprio - ribatte
Messina -. Varese è pericolosa tanto quanto le altre: lo ha dimostrato
arrivando in finale di coppa Italia, battendo due volte la Teamsystem sul
suo campo e ammazzando anche l’imbattuto Panathinaikos in Eurolega. Non
sottovalutiamoli". Capitolo extracomunitario. Non bruciarsi un taglio con Olowokandi sarebbe tornato utile ora per
prendere anche un carneade americano qualsiasi utile per dare respiro alla
batteria di esterni di
Messina. "Abbiamo commesso degli errori con
Paspalje
Olowokandi,
inutile nasconderlo - conferma il tecnico della Virtus -. Tutti possono
sbagliare e dagli errori comunque si può imparare qualcosa. Ma non è giusto
attaccarsi a questo discorso ora: non sarebbe cambiato nulla anche nel caso
ci fosse stato uno straniero. Abbiamo vinto su campi come Verona, dove
Treviso ha perso, o Siena giocando senza
Rigaudeauo
Danilovic".
Per l’ex c.t. della nazionale la forza del gruppo è e rimane l’unico
antidoto ai vari problemi d’organico: "Tranne che nella sconfitta di
Gorizia, dove si è perso veramente male, la squadra si è sempre comportata
bene, dimostrando di cavarsela anche in assenza di giocatori determinanti.
La nostra forza è anche questa. Certo, ora il momento è critico ma le
assenze non devono essere una scusante per eventuali risultati negativi, al
contrario uno sprone per trovare risorse nuove. I problemi di quest’anno
hanno fatto fare cose importanti a Frosini, Nesterovic, Abbio
e Rigaudeau, autori fino ad ora di una
stagione nettamente migliore rispetto a quella passata".
Danilovic e il fumogeno nel
derby in semifinale di Eurolega
Virtus, viva l’emergenza
Di Luca Chiabotti – La Gazzetta dello Sport
– 06/03/1999
Se la Fortitudo che
elimina il Panathinaikos rappresenta il momento più affascinante della vita
di una squadra, quando un gruppo prende piena coscienza dei suoi mezzi e ha
nelle proprie mani la possibilità di diventare vincente, il successo della
Kinder a Tel Aviv conferma che quando si è davvero grandi lo si rimane anche
attraverso problemi, errori e infortuni.
Ettore Messina, che è poi l’artefice di tutto questo e ha giocato al
gatto col topo col povero Pini Gershon, usa parole semplici per farci capire
la sua Kinder: "In campo può succedere qualsiasi cosa, ma i giocatori non
fanno mai una piega. Giocano con una tranquillità estrema anche nei momenti
più delicati. Bravi loro". Il sistema della Kinder, una pallacanestro di una
semplicità bellissima ma preparata anche nei dettagli apparentemente
insignificanti, ha dimostrato di funzionare anche nell’emergenza. Il gioco
migliore s’è visto in ottobre, quando la Virtus scese in campo al completo
per tre gare, ma la doppia sfida col Maccabi rappresenta "un recupero della
qualità del gioco" proprio nelle partite decisive. Se l’anno scorso fu una
stagione irripetibile (a questo punto dell’anno, la Kinder viaggiava tra
campionato ed Eurolega allo straordinario passo di 36 vittorie su 40
partite), questa è addirittura più significativa della forza della squadra.
Il suo record è peggiorato (29-11), ha perso due posizioni in classifica e
una bella in casa nei quarti d’Eurolega, ma a fronte di 52 giornate
complessive saltate dai suoi 6 giocatori più rappresentativi per infortunio
e 15 sole gare (su 47) disputate con due extracomunitari. Lì la Virtus s’è
complicata la vita, prima scegliendo Paspalj e
poi con l’azzardo fallito di Olowokandi.
Errori gravi, che hanno portato a competere in Eurolega senza un
extracomunitario. Ma anche qui, la squadra non ha fatto una piega. Altre, in
una situazione analoga, si sarebbero sfatte, la Virtus ha riscoperto anche Alex Frosini "che ci sta dando delle cifre da
discreto americano dopo che sembrava perduto" ammette
Messina. Solo la sua tenuta può portare la Virtus di nuovo alle Final
Four, la crisi è stata la fotografia del travaglio della squadra nella
scelta del secondo extracomunitario: "Uno che doveva essere migliore di Savic, segnare, prendere rimbalzi ma anche non
togliere spazio agli altri lunghi". Una Kinder capace di vincere una coppa
Italia e di avere un record (in campionato) di 7 vinte e 2 perse durante
l’infortunio di
Sasha Danilovic vuol dire che s’è perfettamente affrancata dalla sua
stella non solo grazie agli esterni ma anche per la continua crescita sotto
canestro di Rascio Nesterovic. Tanto da
aprire ufficialmente la lotta per trattenerlo. Nella sua intervista
ufficiale pre-campionato, l’allenatore di Minnesota, Flip Saunders, ha detto
di seguire Rascio con attenzione e di essere sicuro che l’anno prossimo
andrà a Minneapolis. "Spero che a
Nesterovicvenga il dubbio - dice
Messina -, del resto anche lui sa perfettamente cosa penso: che gli
farebbe bene almeno un altro anno in Europa, per completare il suo bagaglio
tecnico, aumentare la potenza atletica e rendere ancora più solido il suo
conto in banca, le tre cose che gli saranno utili poi per sfondare nella Nba".
È lì dove investire perché il dubbio si palesi. Il
futuro è difficile, corre necessariamente su delle vittorie in trasferta.
Almeno una per tornare alle Final Four, un’altra per arrivare in finale
scudetto, un’altra ancora per vincerlo. Tel Aviv ha dato la certezza che
tutto è possibile.
Messina: "Virtus, una vergogna"
di Simone
Stella - La Gazzetta dello Sport- 10/03/1999
Le neopromosse risultano
indigeste alla Kinder. Dopo il k.o. subito a Gorizia ai primi dell’anno, la
squadra di
Messina compie un imprevisto passo falso in casa contro Imola proprio
all’indomani dell’impresa di Tel Aviv compromettendo anche il terzo posto in
classifica e mettendo a serio rischio la qualificazione all’Eurolega, che
conquisterebbe solo qualificandosi per la finale. La Virtus, senza Sconochini ma col quintetto più potente
della stagione con cinque giocatori tutti sopra i due metri, dopo minimi
vantaggi sulle prime curve del match è stata sempre sotto fino ad un massimo
di 18 punti nel primo tempo frutto di due break di 9-0 messi a segno da una
Termal trascinata da un incontenibile Esposito. Grazie a Nesterovic e Abbio,
la Kinder era riuscita a chiudere la prima frazione con uno scarto minimo ma
la serata abulica e svogliata di Rigaudeau,
Danilovic ed Edwards, per il quale ieri
circolavano tra gli agenti voci addirittura di un taglio, è proseguita anche
nella ripresa (un punto a testa nei primi 10’del
secondo tempo per i due extracomunitari bolognesi) permettendo così a Imola,
con Enzino, Bortolon e il controllo dei rimbalzi di condurre in porto la
vittoria.
Ettore Messina alla fine era nero con i suoi. "Mi sono vergognato - ha
detto il coach bolognese -. I miei giocatori sono stati impresentabili. Per
la prima volta dopo un anno e mezzo sono costretto a lamentarmi di loro. Il
nostro mito di grande affidabilità ne esce scalfito. Una figura del genere
l’avevamo già fatta a Gorizia, i miei giocatori sono pagati lautamente. I
canestri li possono sbagliare ma l’impegno è d’obbligo. Ho ruotato i sei
elementi principali perché sono proprio loro che
devono dare l’esempio e vincere queste partite".
Rigaudeaunon ha cercato scuse:
"Eravamo molto deconcentrati. Io non sono riuscito a dettare i ritmi alla
squadra ma credo che le responsabilità debbano essere distribuite su tutto
il gruppo e non solo sui punti di riferimento della squadra".
Virtus, il derby più dolce
Di Luca Chiabotti, Carlo
Annese e Andrea Tosi - La Gazzetta dello
Sport– 21/04/1999
Ci hanno regalato una
fortuna unica: abbiamo visto la partita a 2 metri dalla panchina della
Virtus. Non è sfuggito nulla, le facce dei giocatori quando sono entrati in
campo e che ricordavano quelle di un grande pugile che sale sul ring, i
sorrisi rassicuranti di
Antoine Rigaudeau, i consigli di
Ettore Messina, le parole e i gesti di
Sasha Danilovic. Che quando la frustrazione della Fortitudo si è
trasformata in un fumogeno cadutogli ai piedi, lo ha fatto diventare un
segno di dominio e di vittoria, alzandolo al cielo verso i proprio tifosi.
Poi c’è la Virtus silenziosa, quella di Rascio
Nesterovic, miglior giocatore della partita come lo fu, un anno fa, il
suo grande maestro, Zoran Savic, e di Hugo Sconochini, l’artefice del k.o.
decisivo, serio come non mai. E di Rascio ricordiamo solo la testa china, il
viso impassibile, la consapevolezza che, a 23 anni, si può decidere una
semifinale europea, facendo sognare Kevin McHale, presente e che lo avrà nei
suoi Timberwolves. Un’altra perla si aggiunge alla storia della Kinder che
domani, per il secondo anno consecutivo, in una stagione costellata di
infortuni e scelte sbagliate, difenderà il titolo continentale che ha ancora
addosso. Lo fa battendo la Teamsystem che l’aveva superata 5 volte quest’anno,
reduce da 20 vittorie nelle ultime 21 partite, soltanto coraggiosa nel
rientrare in gioco dopo un inizio shock (-14 al 10’) quando, al 21’, è
arrivato il sorpasso sulle ali di un Marko Jaric
meraviglioso. Un 35-34 effimero prima di cadere definitivamente. Finchè
Danilovic
respira, non c’è storia: il serbo parte con un 4/4 sfidando un Myers che,
davanti all’occasione della vita, gioca un primo tempo da antologia. La
superiorità della Kinder sotto canestro viene amplificata dalla peggior
partita della carriera di Gregor Fucka.
Nesteroviclo supera frontalmente,
in gancio, a rimbalzo e dal 7-6 firmato da Gay si passa al 23-9 Kinder, con
un parziale di 17-2. Karnisovas, che Skansi fa partire su
Rigaudeau,
lascia il posto dopo 9’a Pilutti per manifesta
insufficienza che porta a tre, con Mulaomerovic, il conto degli uomini su
cui Skansi proprio non può contare. Per fortuna c’è
Jaric,
il più giovane in campo, due anni più piccolo di
Nesterovic,
che prende in mano la Teamsystem. È lui che finalmente dà a Myers, in
sordina braccato da Abbio ma più libero contro
Sconochini,
il supporto necessario contro gli esterni Virtus. In coppia producono un
controparziale di 17-6 che punisce ogni tentativo di
Messina di far rifiatare
Danilovic. E
ad un certo punto la partita sembra girare inequivocabilmente:
Rigaudeauha tre falli al 16’, le
percentuali iniziali di tiro della Kinder davvero straordinarie (10/12)
crollano con il fiato e le gambe di
Danilovic
(1/10 dal 10’). E, a inizio ripresa, provando a spostare Karnisovas all’ala
forte e sul 4° fallo di
Abbio,
la Teamsystem produce l’ultimo sforzo. Al 21’14"
Jaricruba la palla, va a
segnare, subisce fallo e realizza il libero del +1 concludendo una rimonta
straordinaria in una partita così importante. Dal momento più critico, il
parziale è di 26-9 in soli 12’. L’onda lunga della Teamsystem si infrange,
però, contro la forza mentale della Kinder. Ci vogliono i muscoli rapidi di
Hugo Sconochini
che approfittano della prima forzatura di Myers per volare in contropiede e,
l’azione dopo, sono ancora reattivi nel rubare la palla a Karnisovas.
Carlton probabilmente sente che la partita gli sta sfuggendo di mano, prova
a risolverla da solo ma cade nel solito vizio di gelare la palla e, quando
penetra e scarica, attorno ha solo maglie nere e butta in tribuna 2 attacchi
cruciali. Il quarto fallo di
Rigaudeausi trasforma nel momento
che spacca la partita in due: Claudio Crippa, sa
che l’unico modo per entrare nella storia è usare il suo cervello dove il
fisico e l’età non arrivano. Con lui si perde il talento in contropiede ma i
pivot ricominciano a toccare il pallone e a far male. Claudio ci mette il
suo, contro la zona, con la tripla del 13-0 (47-35) che virtualmente chiude
la partita. Skansi rinuncia definitivamente a Fucka e Karnisovas ma ormai
nella Teamsystem gioca solo un immenso
Jaricche sogna ancora, a 1’21"
dalla fine, che la sua rimonta (-6, 56-50) possa trasformarsi in una
vittoria. Vedere
Danilovic da
pochi metri in questi momenti, mentre nelle sue mani sbuca una bandiera
jugoslava, ti fa capire cosa significhi essere un vincente, anche con le
caviglie e il cuore a pezzi.
KINDER BOLOGNA 62 (34)
TEAMSYSTEM BOLOGNA 57
(32)
LE PAGELLE
Danilovic 7 - I primi 10’sono da 10 (4/4 e 2
assist), poi non ce la fa ma resta in campo, unico a riuscire a ipnotizzare
con la sua personalità anche Jaric, dando alla
squadra ancora una volta molto più di quello che potesse dare.
Crippa 7 - Gioca 11’, quelli dell’allungo decisivo grazie anche alla sua
regia.
Abbio 6 - Inizia alla grande su Myers, poi è stato però condizionato dai
falli.
Nesterovic 8 - Poche volte l’uomo chiave
sulla carta, per la sua superiorità rispetto ai pivot Teamsystem, riesce a
confermarsi in campo. Lui lo fa, grazie anche all’altruismo di Rigaudeau e
Danilovic, che non sono gelosi quando la palla arriva nelle mani del più
giovane. Cancella Fucka.
Sconochini7.5 - Ha un inizio
difficile, poi è quello che, con il suo dinamismo, riporta la partita nelle
mani della Kinder.
Frosini 7 - Nove rimbalzi, una grande presenza difensiva, una partita
importante anche se le cifre offensive sono mediocri.
Rigaudeau6 - La sua forza ieri è
stata la sua faccia, la sicurezza che è nata dalla sua serenità. Se
Danilovic è il leader cattivo, lui è quello buono. Però tira male.
Binelli eO'Sullivan n.g. - Pronti quando c’è stato
bisogno.
Messina 8 - Solita grande preparazione della partita, in panchina
trasmette solo fiducia ai giocatori.
A due secondi dalla fine,
Sasha Danilovic è corso da
Ettore Messina. Un abbraccio, forte, lungo. E poi un dialogo fitto, di
grande stima, quasi d’affetto. Cosa si saranno detti: "Qualcosa di molto
personale - spiega Sasha - che non dirò. Scusatemi, ma non lo dirò ". Sembra
un altro, Sasha. Addolcito, forse non soltanto dalla vittoria straordinaria
nel derby più importante della stagione, ma per aver ritrovato se stesso
nella serata più difficile, quando gli echi della guerra in casa, anche se a
centinaia di chilometri di distanza, risuonano pesanti e minacciosi. "Devo a
Messina se in questa gara ho fatto qualcosa di buono - aggiunge subito
-. Devo a lui la serenità con la quale sono andato in campo e con la quale
ha fatto giocare la squadra". È sinceramente grato,
Danilovic. Un colpo alla caviglia destra malandata non gli duole, ha
voglia di andare nello spogliatoio e, appena dentro, gridare: "Bravi, Dio
bono. Siete stati grandi". La Virtus di oggi è tutta qui: nella capacità di
sentirsi squadra di fronte agli impegni più delicati. In quello che
Ettore Messina definisce con enfasi "il salto di qualità che solo i più
grandi sanno fare: sotto pressione, molte squadre si perdono
nell’individualismo dei singoli. Qui invece, tutti pensano prima di tutto al
gruppo. Lo vedi dall’umiltà di giocatori come
Danilovic o
Rigaudeaunel rinunciare anche a
tiri sicuri pur di cercare i lunghi sotto canestro, come avevamo previsto di
fare per sfruttare tutte le nostre armi migliori". Anche
Messina è grato nei confronti di qualcuno. A modo suo, però, il modo
comprensibilmente polemico di chi si è preso una rivincita sul campo. "Devo
ringraziare il mio collega Pero Skansi - dice il tecnico della Virtus -. Ero
molto preoccupato di questa partita, perché la
Teamsystem era più in forma di noi e giocava decisamente meglio, ma quando
ho letto sui giornali le sue dichiarazioni sul fatto che noi avessimo le
mutande tremanti sapendo di doverli affrontare in semifinale, ho tratto una
grande certezza. Non pensavo di vincere, ma sicuramente ho letto in quella
frase la debolezza dei nostri avversari. È stata una battuta gratuita che ha
girato psicologicamente la sfida a nostro favore, dandoci motivazioni e
rabbia per giocare con grande lucidità ". È bastato davvero questo, per far
passare inosservata la nottata in bianco passata da Antoine Rigaudeau per un’infreddatura o per
ridare energie e fiato a una squadra che solo tre giorni fa, a Varese, in
gara-1 della semifinale dei playoff, sembrava la brutta copia della squadra
che un anno fa aveva trionfato a Barcellona? Certo, le grandi motivazioni
nello sport fanno molto ("Messina
ci ha detto che avremmo dovuto riconquistare l’Eurolega e non pensare a
difendere il titolo vinto l’anno scorso", rivela proprio il francese), ma il
tecnico catanese si è rivelato ancora una volta uno stratega raffinato,
capace di tirar fuori l’uomo giusto al momento giusto. "Parlo di rado dei
singoli, ma stavolta voglio fare una menzione per
Hugo Sconochini
- dice -. È stato l’uomo della partita: ha cancellato Carlton Myers e in
attacco ha sempre fatto cose importanti nei momenti più difficili". Ed è
proprio lui, el hombre del partido (come direbbero dalle sue lande
argentine), a spiegare: "Questa squadra ha una grande capacità di reazione,
perché ogni giorno si allena con la stessa intensità
di una grande partita - afferma
Sconochini-. Anche questo fa parte
di un sistema vincente. Che poi io, dopo un ottimo inizio di Abbio, abbia difeso bene su Myers, beh, questo fa
parte delle situazioni. Era prevista una staffetta fra me e "Picchio" su
Carlton, perché non è facile marcarlo: non bisogna
fargli ricevere bene la palla, altrimenti lui salta e tira benissimo. Alla
fine, di fronte alla nostra vittoria sembra che abbia giocato male, ma ha
segnato 18 punti". Davanti a tutto questo, è davvero indifferente che in
finale ci sia lo Zalgiris, piuttosto che i più attesi greci dell’Olympiakos.
"Ci dispiace non gioire adesso con i nostri tifosi per questa vittoria -
conclude
Messina -, ma dobbiamo isolarci mentalmente. Solo così possiamo pensare
di vincere di nuovo quello che è già stato nostro".
Immagini dalla finale persa di
Euroleague contro lo Zalgiris
.
la Virtus s’arrende ai più forti
di Luca
Chiabotti, Carlo Annese, Andrea
Tosi - La Gazzetta dello Sport- 23/04/1999
L’istinto ci fa vedere e
rivedere un passi clamoroso di Saulius
Stombergas, con la Kinder risorta fino al -5 e 1’30" di speranza ancora
da vivere. Nasce da lì il trepunti di Anthony Bowie che penetra nel cuore
della Virtus e non la fa più rialzare. La ragione ci dice che se c’è un
titolo di campione d’Europa meritato, senza effetti collaterali e fresco
come un bicchiere d’acqua è quello dello Zalgiris Kaunas che ha dominato
queste Final Four come nessuna squadra prima di lei era riuscita a fare. I
sorrisi sotto quei capelli irrimediabilmente biondi e i denti bianchissimi
di Bowie e Tyus Edney, un piccolotto che ha scavato il solco insuperabile a
inizio ripresa, lanciano un altro modo, antico e quindi nuovissimo, di
interpretare il basket, fatto di velocità, talento individuale, voglia di
osare e di lottare. Ma la Kinder deve trarre da una reazione bellissima
l’orgoglio anche in una partita sfuggitale di mano dopo pochi minuti e mai
più ripresa. Freschezza contro stanchezza e una condizione impossibile di
Danilovic che merita un rispetto enorme ma non è stato mai determinante
sono la fotografia di una stagione durissima. Eppure, sotto di 19 punti a
8’30" dalla fine, la Kinder ha piazzato un 24-9 con Rigaudeau e
Sconochini che ha virtualmente riaperto la partita. Sarebbe stato
meraviglioso vincere, è stato giusto perdere. La preoccupazione inizia
subito e piano piano diventano sudori sempre più gelati. Lo Zalgiris gioca
con 4 esterni e cambia sistematicamente con tre giocatori, dalla guardia
all’ala forte, sui blocchi della Kinder. Era previsto, come le botte che si
prendono a centro area: ormai sui blocchi si difende così. Ma non è questo
che fa diventare la partita subito una salita: Bologna prova a giocare con
raziocinio dando la palla dentro per poi avere più spazi nel tiro da fuori
ma Nesterovic, contro Eureljus Zukauskas e
Zidek segna solo uno dei suoi primi 5 tiri. Solo una grande giornata dei
tiratori potrebbe salvare la Virtus, ma è diluviato sulle polveri di
Danilovic e
Rigaudeaue lo scout diventa ben
presto un’impressionante prova di impotenza. I parziali parlano di 1/9,
2/14, 4/20. Così Bologna sta a galla solo coi rimbalzi offensivi ma sono un
boomerang: una delle leggi per difendere sul contropiede è rinunciare a
buttarsi nell’area avversaria, ma è difficile comandare alla mente quando i
tuoi tiri non entrano mai. Lo Zalgiris comincia a correre e saltano tutte le
marcature: la difesa già in difficoltà nel gioco schierato per le cattive
condizioni di
Danilovic e la
necessità di marcare giocatori come M. Zukauskas, che escono a tirare da
tre, con Frosini, si amplificano con la non entrata in partita di
Rigaudeau.
È il gioco dei lituani, lo stesso che ha steso l’Olympiakos: più reattivi
atleticamente, cominciano a recuperare palloni e secondi rimbalzi. Lo score
sembra un pallottoliere: da 14-13, lo Zalgiris sale al 29-19, tocca il 37-23
arriva fino al +15 con una facilità assoluta. Al riposo, la Kinder chiude
con 8/28, lo Zalgiris con 18/28 e 5/5 da 3.
Messina prova a rovesciare tatticamente la gara togliendo un lungo e
giocando con Sconochini ala forte. Ma è la
difesa che proprio non funziona. E quando Bologna passa a zona, davanti c’è
Danilovic che
proprio non riesce a muoversi e il piccolo Edney, dal centro, piazza 7 punti
in fila che portano la Kinder ad un punto di non ritorno (-19, 59-40 al
26’). Buttata a mare la zona,
Messina chiede di stare più larghi in attacco e di penetrare. Lo prende
alla lettera
Sconochiniil cui furore agonistico
e la velocità nell’uno contro uno danno l’ultima scarica di speranza senza
lucidità.
Danilovic
resta in campo ben oltre le sue possibilità, quando esce mancano poco più di
8’con i lituani a +19. È un lampo di freschezza in
difesa che tonifica anche l’attacco.
Sconochini, Abbio e
Rigaudeauriescono in 3’a riportare la Kinder a -9 al 15’(70-61)
quando ci sarebbe tempo per i miracoli. Non contro questo Zalgiris.
Kinder-Zalgiris 74-82
LE PAGELLE
Danilovic 6 -
Partita insufficiente (anche 4 perse), l’unica rimonta è senza di lui ma
pochi sarebbero stati in campo nelle sue condizioni.
Abbio 6 - Non male su Edney, dà una mano nella rimonta, si batte a
rimbalzo (7, 5 offensivi) ma non incide.
Nesterovic 6 - Ha due avversari di pari
stazza e altezza, tira 5 volte nei primi 5’e 4 nel
resto della partita. Ha perso la sfida.
Sconochini6.5 - Quando tutto è
perso riapre con le sue penetrazioni la gara. Ma la foga appanna la
lucidità. Frosini6 -
Lotta bene a rimbalzo, soccombe in difesa quando deve marcare giocatori che
si allontanano troppo dal canestro. Non è tatticamente la sua serata.
Rigaudeau 7 - Sbaglia
tutto nel primo tempo, ritmo, difesa su
Stombergas e Bowie, tiro. Segna 19 punti nella ripresa, con 4/4 da 3: se
Bologna esce a testa alta da questa gara, lo deve soprattutto a lui.
Glialtri - Zero punti, zero tiri in 11’complessivi. la panchina Zalgiris batte quella Kinder 31-15.
Messina 6 - Riconoscenza e stima per
Danilovic lo
tengono in campo 34’, troppi. Per coprirlo prova la zona: un disastro. I 4
piccoli arrivano solo nella ripresa. Con la squadra in queste condizioni,
non poteva fare di più.
Ettore Messina sciorina il suo inglese molto polite (educato) nella
conferenza Fiba. Fair-play per commentare la sconfitta. "Devo riconoscere la
superiorità del Kaunas - attacca -, nelle due giornate di gara ha giocato ad
un gradino superiore a tutte le avversarie. Ha meritato di vincere, perciò
complimenti a loro. Per quanto ci riguarda, siamo contenti di essere
arrivati qui e tremendamente felici per essere tornati in finale. Un
risultato abbastanza significativo che nella storia di questa coppa ha pochi
precedenti. Il derby vinto ha assorbito quasi tutte le nostre energie, con
la testa ci eravamo, sennò non avremmo potuto
compiere la rimonta finale, ma fisicamente abbiamo sofferto molto. Avevamo
troppi giocatori in precarie condizioni e un americano in meno. La partita
ci è scappata di mano nel primo tempo, non avevamo la forza per tenerli in
difesa e per trovare buoni tiri dentro la loro aerea. Ci siamo anche
innervositi per alcuni errori gratuiti. Abbiamo perso da una squadra che in
questo momento è più forte di noi e che lancia un messaggio importante,
quella della tradizione della scuola e dei settori giovanili che noi abbiamo
dimenticato. Nel secondo tempo, coi 4 piccoli, l’attacco è diventato più
preciso ma non riuscivamo a rientrare perché proprio
non ce la facevamo a reggere l’impatto fisico. La zona è stato un tentativo
per tenerli lontano dal canestro ma Edney ha sparato 7 punti pesanti in tre
azioni. Si vede che non c’era nulla da fare". Il coach virtussino ringrazia
tutti. "Sono orgoglioso di questa squadra, sul -20 ha trovato l’orgoglio e
la tenuta mentale per provare la rimonta. Sul -6 con palla in mano ho pure
pensato per un attimo che potevamo farcela. Sarebbe stato ingiusto per il
Kaunas ma avrebbe premiato il nostro carattere. Ho dentro molta amarezza,
come tutti alla Kinder, perché abbiamo perso ma non
ho rimpianti. Nemmeno
Danilovic
poteva darci di più. Anzi dobbiamo ringraziare Sasha per quello che è riuscito
a fare finora".
Sandro Abbio sbuffa con l’arbitraggio. "Nulla da dire sulla vittoria dei
lituani, meritano questa Eurolega perché è la squadra
che ha giocato meglio per tutta la stagione - ammette il Picchio -, ma ci
sono state interpretazioni molto diverse sui contropiede. Noi non abbiamo
giocato bene ma anche gli arbitri non erano in grande forma. La differenza
nel primo tempo è uscita dai nostri cattivi tiri da tre. Così il Kaunas ha
potuto chiudersi dentro l’area e ci siamo andati a schiantare contro la loro
difesa, molto dura nei contatti. La Kinder ha dimostrato di voler
confermarsi campione. Non ci siamo riusciti in coppa ma ci proveremo a tutti
costi in campionato a costo di morire sul campo".
Hugo Sconochini se ne fa una ragione:
"Abbiamo perso contro una squadra stile Nba - recita il Condor -. Non ho mai
visto giocare così in Eurolega. Hanno istinto e qualità, tirano appena sono
liberi, anche in contropiede usano il tiro da tre. Sul -6 ho provato uno
scarico per un tre punti ma loro sono stati bravi a chiudere bene tutte le
linee di passaggio. Non posso dire che sono meglio di noi, posso dire che in
questa finale sono stati più forti e basta".
Antoine Rigaudeau è ancora una maschera di
sudore anche dopo la doccia. "Non siamo riusciti a controllare il gioco -
scuote la testa il francese -, nel senso che non abbiamo mai preso in mano
il ritmo giusto. Viceversa lo Zalgiris ha sfruttato al meglio le sue armi
nel primo tempo. Per noi era difficile tenerli fisicamente, abbiamo sofferto
tantissimo ma siamo stati bravi a reggere fino alla fine.
Danilovic? Non è facile nelle sue condizioni di spirito reggere il peso
di una sfida così. È andata male, adesso però guardiamo avanti, pensiamo
allo scudetto. Bisogna recuperare in fretta energie e morale, domenica ci
aspetta una partita da vincere per pareggiare i conti con Varese".
la Virtus abdica, Varese in finale
Di Andrea Tosi e Simone Stella – La Gazzetta dello Sport – 30/04/1999
Grande Varese. Torna a
vincere a Casalecchio, chiudendo il conto in 4 gare, un’altra impresa che
stavolta vale davvero la finale-scudetto, un appuntamento lungo 9 anni per
il sogno della stella attesa dal ‘78. Sandro De Pol, con talento e solidità
mentale, mette a segno il match-ball vincente al secondo tentativo
dimostrando che la squadra di Recalcati sa gestire la pressione, cioè è
cresciuta forte anche di testa. Nel finale dal braccio corto con l’infuriare
di cross da tre d’ambo le parti, decide il filotto di 5 punti di Vescovi che
provoca l’allungo decisivo a -3’58" (51-56), difeso da Galanda glaciale
dalla linea col 4/4 nell’ultimo minuto, frustrando i disperati assalti di Sconochini. Per la Virtus, con
Danilovic non entrato, è la resa, combinata dalle amnesie di Rigaudeau al lumicino (2/10 con -2 di
valutazione in 28’di spasmi) e dal gioco sincopato,
quasi sempre in arretramento e in apnea, contro la zona varesina di
Recalcati che entra nella sua prima finale in
carriera con pieno merito gestendo benissimo la cattiva serata di Pozzecco,
Meneghin e Mrsic (11 punti in tre). La Kinder, bastonata da due ex Fortitudo,
ora deve fare il tifo per i cugini contro Treviso per non perdere l’Eurolega.
Messina chiama il 2-2 puntando sul suo quintetto migliore, cioè con tre
piccoli ed Edwards numero 4. All’inizio
Sconochiniaccetta il mis-match
contro De Pol, mentre
Rigaudeauè su Meneghin. Andrea
spara subito una tripla da 8 metri, unica gemma della sua gara, che alimenta
il primo mini-break sull’8-13, con 5 punti di Santiago. La partita ruota
soprattutto attorno ai tiri di De Pol ed
Edwardsche ricuce lo strappo e
fa un sorpassino sul 14-13 (6-0). Tocca alle panchine: quella di Varese ha
più profondità con Galanda e Vescovi dentro per lo spento Mrsic, e Santiago
che al 5’46" consuma il suo 3o fallo e appena 4’dopo
Varese è già in bonus. Così Bologna può muovere il punteggio dalla lunetta
perché l’arbitraggio è più fiscale che severo. Varese
parte con un probante 7/7, dimostrando di credere fortemente alla finale,
tiene Pozzecco defilato a fare da sponda. Prima mossa di
Messina con la zona che aveva gelato i galletti due giorni prima, ma Rigaudeau è di nuovo in tilt,
Sconochiniè ancora falloso e Abbio non ha tiro. Dall’altra parte c’è un solido
Galanda che spinge i suoi con 3 centri importanti nel cuore della difesa
schierata (27-30). Va a zona anche Recalcati, le due squadre giocano al
passo, Meneghin e Pozzecco fanno i gregari, una fiammata da tre di Vescovi
fa salire Varese a +6 prima della pausa. Bologna ha 7 canestri su azione col
33% e 0/6 da 3 col solo
Edwards(15) che vede il
canestro. Varese viaggia sul 63%.
Rigaudeaue Mrsic, due fantasmi,
segnano triple in apertura di ripresa. Ma il francese non si desta. Ci vuole Binelli, dopo un effimero flash di
Abbio,
per rivedere la Virtus in vantaggio con rimbalzone, canestro+fallo che vale
il 45-44 al 28’48". Il ritmo è osceno, Pozzecco non ci capisce nulla, la
Kinder non ha le energie per attaccarlo.
Edwardsfa il contrario di
gara-3, eclissandosi nella seconda parte. Ma anche
Varese non sembra aver la forza di uccidere il mostro. De Pol è su tutti i
palloni, il segnale che si può vincere lo dà Galanda con la tripla del
controsorpasso. Ancora
Binelliculla l’ultima illusione
sul 50-49 poi arriva uno 0-7 di Varese che, a questi ritmi offensivi, è
l’ipoteca per il successo.
Rigaudeauin asfissia da tre non
arriva al ferro.
Sconochiniesplode la bomba del
56-58, Galanda però non trema dalla lunetta, poi Mrsic infila un libero.
Bologna ha l’ultimo assalto a -3"58 per cercare la tripla del supplementare,
la palla invece finisce sotto canestro. La cottura Kinder è finita, Varese
in finale ha energie da spendere meglio.
Kinder-Varese 60-63
Cecco Vescovi è l’unico
reduce di quella finale tra Ranger e Scavolini: "Sono strafelice ma
consapevole che il bello viene adesso. Ce ne siamo fregati della diffidenza
degli addetti ai lavori che all’inizio non ci vedevano in grado di
raggiungere un obiettivo simile. Proprio in questa ultima partita abbiamo
dimostrato di aver raggiunto un alto grado di maturità riuscendo a vincere
anche in una serata non positiva. Ora mi aspetto la Teamsystem". Carlo
Recalcati: "Abbiamo realizzato qualcosa di importante ma il più è da farsi e
per questo non abbiamo festeggiato. Verrebbe da augurarsi di vincere per
vedere cosa possono combinare Pozzecco e Meneghin. Abbiamo dimostrato grande
orgoglio battendo una Kinder che fa scuola e che nella finale di coppa
Italia ci ha insegnato tanto. In sostanza abbiamo vinto apprendendo le armi
migliori che hanno fatto grande la Virtus".
La Kinder esce di scena
rendendo merito a Varese. "Avevo detto ai miei giocatori che di solito chi
vince la stagione successiva non vince niente - recita
Messina -. Loro sono riusciti a conquistare una coppa Italia e una
finale di Eurolega senza uno straniero e giocare questa semifinale senza
Danilovic. Di più non si poteva fare, possono andare in vacanza sereni.
Abbiamo pagato i falli prematuri di
Sconochinie
Rigaudeauma soprattutto siamo
arrivati a giocarci il finale senza forze e con poca lucidità ".
Il presidente Cazzola non è deluso: "Usciamo a testa alta,
hanno fatto il massimo. Ora pensiamo ad organizzare la squadra del prossimo
anno che sarà competitiva a prescindere dalla coppa europea che
disputeremo".