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Sconochini, Danilovic, Nesterovic, Binelli, Frosini, Savic, Morandotti, Rigaudeau

Abbio, Crippa, Consolini, Messina, Valli, Ravaglia, Gonzo

 

STAGIONE 1997/98

 

KINDER  BOLOGNA

Serie A1: 1a classificata su 14 squadre (23-26)

Play-off: CAMPIONI D'ITALIA (9-13)

Coppa Italia: semifinalista (4-5)

Euroleague: VINCENTI (19-22)

SuperCoppa: finalista (0-1)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
5 Predrag Danilovic A 1970 201 YUG
6 John Amaechi C 1970 207 GB fino al 16/11/97
6 Claudio Crippa P 1961 184 ITA dal 07/12/97
7 Alessandro Abbio G 1971 193 ITA
8 Radoslav Nesterovic C 1976 214 GRE
9 Enrico Ravaglia P 1976 193 ITA fino al 12/10/97
9 Steven Hansell P/G 1975 196 GB dal 29/03/98
10 Hugo Sconochini G 1971 194 ITA
11 Augusto Binelli C 1964 211 ITA
12 Zoran Savic A/C 1966 206 YUG
13 Riccardo Morandotti A 1965 200 ITA fino al 23/11/97
14 Antoine Rigaudeau P 1971 201 FRA
15 Alessandro Frosini A/C 1972 209 ITA
Matteo Panichi G 1972 205 ITA dal 25/01/98 al 11/05/98
Fabio Espa 1979 ITA dal 08/11/97 al 08/11/97
Davide Gonzo 1980 ITA dal 07/12/97 al 22/03/98
Fabio Ruini P 1980 192 ITA dal 05/10/97 al 22/03/98
Tomas Ress A/C 1980 208 ITA dal 19/01/98 al 19/01/98
Ettore Messina All ITA
Giordano Consolini ViceAll ITA

 

Partite della stagione

statistiche di squadra

 

 

SASHA TORNA A CASA

di Carlo Annese - La Gazzetta dello Sport - 02/06/1997

 

Sasha Danilovic torna a Bologna. Tre anni per 2 milioni di dollari a stagione (quasi 3 miliardi di lire) per dimenticare la Nba e provare a ripetere il tris tricolore dell'inizio degli Anni 90 con la Virtus. La notizia era nell'aria da tempo, ma è stato un blitz notturno di Cazzola a renderla ufficiale. Di ritorno dalla cena dei vip (i presidenti delle 16 società più importanti e ricche del basket europeo) svoltasi sabato a Venezia all'Hotel Monaco Gran Canal, di proprietà della famiglia Benetton, il patron bolognese ha tirato giù dal letto Roberto Brunamonti per incontrare il giocatore e il suo agente e porre fine così a quello che sarebbe potuto diventare un tormentone. Fino alle 7 italiane di questa mattina, infatti, Sasha aveva la possibilità di esercitare il diritto di rinuncia al contratto con i Dallas Mavericks diventando così free agent, con la prospettiva di poter discutere con qualunque società, comprese ovviamente quelle della Nba, senza diritti da pagare. Il colpo è sicuramente enorme, tanto più se aggiunto a quelli già messi a segno finora dalla Virtus Bologna, che ha aperto la sua campagna di rinnovamento con Ettore Messina sulla panchina, Antoine Rigaudeau nel ruolo di playmaker, Alessandro Frosini e Radoslav Nesterovic sotto canestro. Danilovic, da solo, ha già dimostrato di poter fare la differenza e adesso, con due anni di esperienza in più nella Nba e quella già fatta nel campionato italiano, può cambiare drasticamente gli equilibri. Messina prova a non crederci: "è un giocatore di altissimo livello tecnico, che ha sperimentato come si fa a vincere in Italia e in Europa - dice il c.t. - tecnico virtussino -. è un altro pezzo che si aggiunge a un nucleo di giocatori eccellenti e che cercheremo di far diventare una squadra veramente competitiva". Un compito complesso, anche perché, paradossalmente, con tanti grandi nomi tutti assieme il rischio di fallire esiste. "Sasha è una guardia di 2 metri, pericoloso e versatile, al punto da poter giocare anche ala piccola - continua Messina -, Rigaudeau un play di 2 metri che può giocare anche da guardia. Tra questi due Abbio (che ha firmato il rinnovo del contrato, n.d.r.) dovrà avere un ruolo tatticamente importante". Gli operatori del mercato garantiscono, comunque, che le operazioni di rilancio della Kinder, dopo la stagione grigia che si è appena conclusa, non sia ancora finita. Il nome che si fa con maggiore insistenza è quello di Gregor Fucka, se Milano non dovesse essere in condizione di tenerlo o volesse cederlo prima della scadenza del contratto (alla fine della prossima stagione) per monetizzare un patrimonio ingente. Ma Bepi Stefanel in persona smentisce qualsiasi speculazione.

 

 

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Pokerissimo Virtus: In arrivo Sconochini

di Massimo Oriani - La Gazzetta dello Sport - 04/06/1997

 

Dopo Danilovic, Frosini, Rigaudeau e Nesterovic, Kinder a un passo dall'italo-argentino Kinder scatenata. Dopo Sasha Danilovic è in arrivo il gaucho Hugo Sconochini. La trattativa col Panathinaikos per lo scambio di contratti (agli ateniesi andrebbe Bane Prelevic) ha avuto una svolta decisa proprio ieri mentre sotto le due torri veniva presentato ufficialmente Antoine Rigaudeau. Tra i due club l'accordo è fatto ma il Panathinaikos, che sta per prelevare dall'Aek Stefano Attruia e tratta Dale Ellis (Denver Nuggets), prima di rendere definitiva a tutti gli effetti l'operazione aspetta di sentire l'opinione del nuovo allenatore che dovrebbe essere annunciato a giorni. Nel caso saltasse lo scambio, Prelevic dovrebbe andare ugualmente ad Atene, anche se nei giorni scorsi a Salonicco ha fatto sapere che preferirebbe restare a Bologna. In casa Kinder potrebbe esserci un altro ritorno, quello di Claudio Coldebella dall'Aek, anche se Messina, ha chiarito i dubbi sull'utilizzo del francese: "Ma quale guardia. Il compito di Rigaudeau è di gestire il gioco della Virtus. Antoine gioca da play da quando aveva 16 anni e credo che tra Cholet, Pau e nazionale abbia dimostrato il suo valore in questo ruolo. La sua caratteristica principale è quella di avere una visione a 360 gradi del campo e di capire quando deve prendersi una responsabilità e quando invece servire un compagno. Inoltre sa sfruttare molto bene il pick and roll e, pur non avendo un'elevatissima velocità di esecuzione, ha raggio di tiro notevole".

 


 

ALLA VIRTUS PER GIOCARE

di Carlo Annese - La Gazzetta dello Sport - 27/06/1997

 

"La Virtus? Non ho ancora firmato. Sì, c'è un accordo sulla parola, ma non ho ancora firmato. E fino a quando non l'avrò fatto, non vorrei parlare". Demetrios Papanikolau, l'ala greca ventenne che Bologna ha strappato all'Olympiakos Pireo, invece ha tanta voglia di parlare e nella hall dell'albergo di Girona, dove alloggia la Grecia, si ferma volentieri per raccontarsi. è considerato il miglior talento greco dell'ultima generazione. Fannis Christodoulou, che 10 anni fa era giudicato esattamente allo stesso modo, ha detto di lui: "Demetrios è tre volte più forte di me, perché salta come un americano". Eppure all'Olympiakos hanno quasi fatto di tutto perché andasse via: hanno preso due giocatori importantissimi nel suo ruolo, il lituano Karnishovas e lo "spagnolo" Johnny Rogers (che 5 anni fa giocò a Milano come americano) e non hanno mai risolto il problema del suo contratto. Scadrà alla fine di febbraio, dopo che il giocatore avrà compiuto i 21 anni, ma per la Fiba non dovrebbe avere alcuna efficacia. "So che Ivkovic (il tecnico dell'Olympiakos, ndr) qualche giorno fa ha detto che io sarei andato a Bologna il 25 maggio per parlare con le squadre italiane - dice Papanikolau -. è una grande bugia e Ivkovic fa spesso così per tenere i suoi giocatori più importanti: in quei giorni io ero sull'isola di Samos con la mia fidanzata a prendermi un po' di vacanze dopo la finale del campionato greco. Posso dimostrarlo con i biglietti che ho usato". Demetrios si infiamma. Parla velocissimo, sorride e dà continuamente delle pacche sulle spalle. Dimostra di essere molto furbo. I suoi biografi greci raccontano cosa disse in conferenza stampa subito dopo l'esordio in serie A. Era il novembre del '92 e Papanikolau, figlio di due insegnanti elementari, aveva solo 15 anni. Era arrivato allo Sporting Atene da una squadretta della capitale, l'Asteras Liossion, e aveva firmato l'ennesimo strano accordo "alla greca" per 4 stagioni. Il suo primo avversario fu Cliff Levingston, allora americano del Paok prima della breve parentesi proprio nella Virtus. Contro di lui segnò 14 punti e prese 8 rimbalzi e poi commentò: "Ma non l'avete capito? Levingston mi ha fatto uno scherzo, per farmi giocare un pò". Da allora, è stata una serie ininterrotta di successi. "Chi sono? - dice - uno che ha vinto sei finali su sei, 2 titoli in Grecia, una Coppa di Grecia, un'Eurolega, 1 Mondiale juniores e 1 Europeo cadetti. Sono cresciuto allo Sporting, poi mi ha preso Ioannidis all'Olympiakos e nell'ultima stagione sono maturato con Ivkovic. Adesso l'unica cosa che voglio è giocare: l'ho detto al mio procuratore Capicchioni, è questa la mia condizione fondamentale. La Virtus mi sembra che me lo possa garantire, ma dall'Italia avevo già avuto altre offerte: da Milano e dalla Fortitudo. La Teamsystem mi aveva perfino mandato un biglietto aereo pre-pagato per farmi firmare". Sembra che tra l'accordo sulla parola e l'ufficializzazione del contratto biennale con la Virtus ci sia un solo ostacolo da superare: la richiesta del giocatore di una via d'uscita per la Nba alla fine della prima stagione. Ma non sembra insormontabile. Papanikolau era già stato inserito tra i giocatori minori di 22 anni dichiarati eleggibili per le scelte dell'altra notte, ma lui stesso ha rinunciato. Nessuna franchigia era realmente interessata, solo Chicago lo aveva invitato al pre-draft camp d'inizio giugno ma Panagiotis Yannakis, nuovo c.t. della Grecia, ha messo subito una condizione: o i Bulls o la nazionale. Demetrios ha scelto la bandiera e un posto più sicuro in Europa.

 


 

MESSINA, VIA AL RINASCIMENTO

di Luca Chiabotti - La Gazzetta dello Sport - 28/07/1997

 

Non sta più nella pelle. Ettore Messina conta i minuti che lo separano dal suo ritorno alla guida di un club importante dopo quattro anni difficili, ma con il lieto fine di un argento europeo, in nazionale. Se la Fortitudo Bologna è una squadra straordinaria e suggestiva, la sua Virtus è quella che probabilmente il 90 per cento dei tecnici vorrebbe allenare: forte come l'avversaria ma più equilibrata; altrettanto rinnovata (con Rigaudeau, Danilovic, Sconochini, Papanikolaou, Frosini e Nesterovic) ma con giocatori più compatibili e facili da convincere che il basket vincente sia quello in cui ci si passa anche la palla. Se molti guardano a questa sfida a livelli stratosferici tra due avversarie storiche come al nuovo Rinascimento della nostra pallacanestro, Messina frena subito: "L'errore più grande che potremmo fare a Bologna è fossilizzarci sulla rivalità cittadina. Non puoi costruire due squadre così e ridurle in una sfida fra Porta Lame e via San Felice. Il nostro palcoscenico è l'Europa, dobbiamo misurarci lì come hanno fatto i greci che, pur restando legati alla tradizione del derby tra Panathinaikos e Olympiakos, hanno saputo trasferirla a un piano molto più alto. L'acquisto da parte di Alfredo Cazzola del Palasport di Casalecchio (dove la Virtus disputerà i playoff, le grandi sfide di Eurolega e probabilmente i derby) è un chiaro segnale di quali traguardi ci stiamo ponendo". La Kinder ha qualcosa di familiare: "I concetti con cui è stata costruita sono simili a quelli che hanno fatto nascere la Virtus dei tre scudetti e dell'ultima nazionale vista a Barcellona: cinque giocatori alternabili nelle tre posizioni degli esterni, con spazi importanti per tutti e una notevole versatilità dei lunghi". Ai quali manca l'ultimo tassello: il declino di Zoran Savic, peraltro con un contratto ancora di un anno alla cifra eccessiva di un milione di dollari, e la difficile compatibilità di Augusto Binelli con un ruolo di quarto lungo (oltre al tesseramento problematico di Nesterovic, la cui conferma non c'è ancora) hanno spinto Cazzola a pressare a tutto campo John Amaechi. Anche perché, se non lo prende lui, finirà ai rivali della Teamsystem. Una risposta dovrebbe arrivare in settimana, visto che il giocatore è tornato in Inghilterra dopo aver partecipato alla Summer League di Salt Lake City. Se fosse positiva, verrebbe sacrificato capitan Binelli: "Amaechi ci permetterebbe di chiedere a Savic esattamente quello che ha dato alla Jugoslavia a Barcellona. E poi c'è Nesterovic. La scorsa estate, incontrai Dusan Ivkovic a Folgaria, diceva che le possibilità dell'Olympiakos di vincere l'Eurolega erano legate ai progressi e all'affermazione definitiva di Dragan Tarlac. Confermo il ragionamento per Nesterovic: saranno i suoi progressi a renderci competitivi in Europa come lo sono stati quelli di Marconato, di cui Radoslav ha le stesse misure, a farci compiere un passo avanti con l'Italia". Messina, dopo quattro anni in nazionale e le prime due stagioni bolognesi in Euroclub, ha elaborato un concetto semplice ma chiarissimo: "Nel campionato italiano spesso basta, per vincere, una maggiore pericolosità sul perimetro. In Europa si vince soprattutto a rimbalzo. La Kinder è stata pensata per avere queste due caratteristiche: Abbio e Sconochini completano e ci garantiscono in attacco, Papanikolau è fondamentale per la tenuta sotto canestro, perché è un'ala che si aggiunge ai rimbalzisti. L'Eurolega è come gli Europei, dove ci sono almeno otto-nove squadre da podio. Alla fine vincono le cose che non si vedono, la qualità del lavoro, un allenamento in più, la capacità di gestire le tensioni interne che durante l'arco di un anno sono inevitabili". Il caso con il greco dell'Olympiakos non è ancora finito: la FIBA prima ha accettato il tesseramento, poi l'ha sospeso perché la sua ex squadra sostiene di avere un accordo con lui fino a febbraio. Ma a Bologna sono ottimisti per la conclusione della vicenda. L'opposizione del club greco non si basa su leggi federali ma su un contratto, quello della stagione passata, in cui, a penna e senza una sigla o una firma di assenso del giocatore accanto alla correzione fatta a un modulo prestampato, si dice che l'accordo si intende prolungato fino al compimento del ventunesimo anno di età. Papanikolau afferma che questa correzione sia stata apposta successivamente alla sua firma, la Virtus sembra in una botte di ferro. Ettore Messina riparte e non vede l'ora, l'argento di Barcellona é però ancora un'onda lunga che ogni tanto lo coglie: "Se considero la gente che mi incontra per strada, devo dire che per fortuna non è stato dimenticato". Ma adesso c'è solo la Virtus.

 

il tiro da 4 punti in gara5 della finale scudetto contro la Fortitudo

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I GRECI RIVOGLIONO PAPANIKOLAU

di Luca Chiabotti - La Gazzetta dello Sport - 30/07/1997

 

Poteva essere il giorno risolutivo nel caso Papanikolaou invece il tormentone dell'estate continua. Mercoledì, a Monaco, nel corso di un incontro tra Stankovic e i rappresentanti dei club d'Eurolega, Alfredo Cazzola ha incontrato il vicepresidente dell'Olympiakos per tentare di trovare un accordo sul trasferimento del giocatore (la storia: Papanikolaou sostiene che il contratto firmato con l'Olympiakos, che prolunga la sua permanenza nel club del Pireo fino al compimento del 21o anno, il 7 febbraio prossimo, sia stato falsificato. Stankovic ha dato di fatto ragione ai greci lasciando alle due società la possibilità di accordarsi). L'offerta era notevole: un indennizzo arrivato fino a 500 mila dollari dai 100 mila iniziali, la possibilità di un'opzione sul giocatore alla scadenza del suo contratto biennale con la Virtus. Ma ieri l'Olympiakos non ha risposto e continua nella sua linea più intransigente. Ha intimato al giocatore di presentarsi agli allenamenti da lunedì, annuncia grane legali e di non volere scendere a compromessi Bologna. Il giocatore, ovviamente, non ha nessuna intenzione di rientrare in un club che ha falsificato il suo contratto. Si attende un intervento del proprietario, Kokkalis, ieri a Belgrado, ma Ettore Messina è pessimista. Questo caso conferma l'inattendibilità della Fiba (che in un primo tempo aveva tesserato il greco per la Kinder) mentre sta preparando la grande trasformazione dell'Eurolega sull'esempio della Champions League del calcio, con la nascita di una organizzazione (tipo Uefa) che gestirà il torneo in collegamento con la Fiba (che resta il referente tecnico) centralizzando, però, i diritti televisivi e di marketing.

 


 

MILIARDI E CAMPIONI BOLOGNA SFIDA TREVISO

C’eravamo lasciati a Barcellona, all’argento di Azzurra: è una buona mappa anche per riaddentrarsi nel campionato e trovar l’isola del tesoro. Nove di quei nazionali giocano ora fra Treviso (tre, più Rebraca, oro jugoslavo) e Bologna (sei: quattro Teamsystem, due Kinder, più due serbi, Danilovic e Savic). Gli altri tre (Carera, Gay, Coldebella) non erano certo il nocciolo duro. Tre squadre, dunque, per lo scudetto. Benetton, Kinder, Teamsystem, in ordine alfabetico. Da rovesciare, esigendo un pronostico. E se la densità azzurra non è l’unico parametro, perché ci sono gli stranieri e c’è la legge Bosman, pure a questi pozzi le big hanno attinto meglio.
Rigaudeau, il comunitario più pregiato, play atipico di due metri, avrà 2 miliardi dalla Kinder per somigliare a Brunamonti, cioè dar punti e non solo idee. Così come a Bologna girano i quattro stipendi più alti e sono stati arruolati Wilkins e
Danilovic: due che, pochi mesi fa, a San Antonio e a Dallas, facevano 18 punti a partita nella Nba. Tanta Bologna, troppa Bologna: anche in un giardino di delizie, uno sport può appassire. Ma è Treviso la squadra campione e il gruppo più rodato: non aver cambiato nessuno degli uomini scudetto (solo aggiunto Stazic, ragazzo austro-croato) garantisce basi solide ed economie non vistose. Sono i contratti nuovi a impennarsi e la Benetton, che fece i record ai tempi di Del Negro-Kukoc-Rusconi, non ne ha. La Teamsystem ha 9 pezzi inediti, la Kinder 7: al netto, 13 miliardi d’ingaggi per entrambe. Sono cifre calcistiche, laddove il basket vende arene da 6/7.000 posti, pietisce spazi in tv e deve tenersi stretti i pochi buoni sponsor: 'puri’, tra le grandi, solo a Bologna (entrambi sui 3-4 miliardi, dipenderà da vincite e premi), perché Benetton, Stefanel e Scavolini sono anche proprietari. Eppure, è un basket che cresce e ritrova orgoglio, malgrado le ombre in tv.
Barcellona è stata una sterzata di autostima. Dal mercato è partita l’altra, rimontando quella Grecia che dilagava. All’Olympiakos, la Fortitudo
ha tolto Rivers, il match-winner dell’Eurolega, Milano il capitano Sigalas, la Virtus la promessa Papanikolau (che giocherà solo a febbraio per beghe legali). Danilovic è qui, Wilkins pure: e sono, col Radja del Panathinaikos, gli ingaggi più alti del continente. Le tre belle italiane sono pure quotatissime nell’Eurolega: hanno carrozzato squadre per quell’obiettivo, benché Bologna attizzi sempre il suo palio cittadino, origliando ogni crepa sulla torre nemica. Giorgio Seragnoli, industriale della meccanica e patron-ultrà (il conio è suo) è arrivato, all’alba della sua sesta stagione, sull’uscio dei 100 miliardi spesi. Questo dev’essere l’anno buono perché i tifosi della Teamsystem non intonino più il coro 'Non abbiamo mai vinto un c...’: fiero, autoironico, intinto nel Dna di ex club povero, ma poco gradito all’Emiro (così detto per censo e carnagione). Alfredo Cazzola, il vicino di casa, ha preso 7 giocatori e s’è pure comprato il palasport di Casalecchio. Con 8 mila posti la scommessa sui bilanci è più larga e pazienza se, avendo pure la Fortitudo in affitto, rimarrà vuoto il vecchio, fascinoso Madison del centro. Il basket che tira si legge anche negli abbonamenti: Kinder a 6.300 e Teamsystem a 4.400 (nella città più abbonata d’Italia, già prodiga dei 27 mila per Baggio), ma record pure a Treviso e Verona, Pesaro e Varese. Tre per lo scudetto, allora. E dietro, noia? No, perché anche assorbendo le eccedenze delle big, si sono irrobustite in tante. Milano riavrà Gentile e ha rifatto la squadra coi soldi di Fucka: ha un bel quintetto da battaglia e semmai pare una scelta recessiva la riapertura dell’antico Palalido per le partite minori.
Verona ha un impianto solido e, con Iuzzolino italiano, tre americani. Roma sarebbe stata un bel progetto, col povero Ancilotto.
Pesaro cerca di riaccendersi, col bomber francese Bonato accanto a Esposito. Più staccate le altre, nessuna lontanissima, tranne Rimini che oggi avrà il suo scatto d’orgoglio, reclamando, sul campo dell’enorme Fortitudo: "Myers è ancora nostro". Già, nel basket ritrovato restano pure i crediti: dei 13 miliardi di quella cessione boom, l’ultima dell’era avanti Bosman, si stanno occupando i tribunali.
 


 

VIRTUS: AVVERTIMENTO A SAVIC

di Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport - 30/09/1997

 

Ettore Messina compie 38 anni (auguri) e tra i regali trova pure il "pacco" Savic, escluso dai dieci domenica contro Varese, una scelta sfociata in un balletto di tre versioni difformi che ha finito per alimentare il caso, anziché smorzarlo. Messina ci torna sopra correggendo la mira, ma senza entrare nei dettagli. "Ho visto Zoran poco brillante in allenamento venerdì e sabato. Poi si è aggiunto il problema alla caviglia, così ho deciso di lasciarlo fuori. Se rientrerà giovedì in Eurolega a Barcellona? Non posso dirlo adesso", taglia corto l'ex c.t. Traduzione e impressione nostra: Savic non tornerà in squadra in Catalogna, la sua posizione rimane sospesa, diciamo pure sotto il tiro della società e del tecnico che ufficialmente ha escluso che il pivot serbo sia caduto in disgrazia ("non è sotto esame") anche se le sue ultime prove sono state insufficienti. L'ipotesi più plausibile è che Messina, e con lui Cazzola, abbia voluto mandare Savic in castigo. Per un giocatore di carattere qual è il pivot di Zenica, un provvedimento del genere deve suonare come una punizione. Lo sprone è chiaro: Zoran, continuando così, rischia il taglio anche se la Virtus, con la prima fase di Eurolega in corso, ha le mani legate fino a dicembre. Non può durare e non è credibile che il giocatore col secondo stipendio della Virtus (1.950 milioni) venga messo fuori con la scusa del turn over. Il motivo della conferma di Savic in una Kinder rinnovatissima trova la sua giustificazione proprio nell'oneroso biennale garantito. Non si tratta perciò di una scelta, ripudiata, dell'allenatore. Già in estate un po' tutti in casa Virtus speravano che qualche grosso club volesse rilevargli il contratto: insomma, Savic è rimasto alla Kinder per lo stesso motivo per il quale rimase Komazec l'anno scorso. L'accostamento non è positivo, visto com'è finito il rapporto col bomber croato. L'augurio per il compleanno di Messina è che l'epilogo sia differente.

 


 

QUESTA VIRTUS è LA PIù FORTE

di Carlo Annese - La Gazzetta dello Sport - 15/11/1997

 

"In testa in Eurolega e imbattuti in campionato. Come noi, solo l'Olympiakos: siamo i primi in Europa". Alfredo Cazzola, il patron della Virtus, è raggiante. Per fargli piacere, qualcuno dice che la sua presenza a Pau, una trasferta delicata per definizione nella storia della Kinder, ha portato bene. Ma mente, sapendo di mentire. La differenza non sta tanto nel presidente, lo stesso oggi come 2 o 3 anni fa, quanto nella squadra, questa sì diversa. Ettore Messina vorrebbe evitare paragoni, ma la sua unica frase - "questo gruppo è più forte degli altri" - è eloquente più dei silenzi diplomatici. Forte nella tecnica, ma soprattutto nella testa. L'aria che si respira nella nuova Virtus è serena, quello di una squadra che si trova dentro e fuori dal campo. E che sa vincere anche partite, come quella di giovedì a Pau, che in altri tempi, sul -13 al 25' dopo aver dilapidato un +14, sarebbe stata data per spacciata. è l'effetto di un processo che non ha niente di miracoloso, ma anzi è passato attraverso fratture, ricomposizioni e anche qualche scelta sbagliata. Prima ancora della sconfitta contro lo stesso Pau, nella 2a d'andata di Eurolega, già nell'esordio in campionato a Reggio Calabria Messina ha avuto un chiarimento molto vivace con Sasha Danilovic e Antoine Rigaudeau, le due stelle, sulla necessità di una loro convivenza pacifica. E la settimana successiva, contro Varese, ha messo fuori rosa uno Zoran Savic in crisi. Oggi Danilovic e Rigaudeau si intendono a occhi chiusi e Savic è uno degli uomini più attesi. Assente ancora a Pau per infortunio, il pivot jugoslavo sarà pronto per la trasferta di Pesaro, aggiungendo un altro pezzo di prestigio al reparto dei lunghi, che si è rivelato finora molto importante. Prima è esploso lo sloveno Radoslav Nesterovic, ora è la volta di Alessandro Frosini: decisivo con 13 punti nella ripresa per la rimonta della Virtus in Francia, il pivot azzurro è da almeno un mese in un gran momento di forma. "All'inizio ho fatto fatica a trovare il mio ruolo - dice Frosini -. Dovevo interpretare un gioco totalmente diverso rispetto a quello al quale ero abituato, anche se ero appena stato con Messina in nazionale agli Europei, e per la prima volta mi trovavo ad affrontare la concorrenza di molti buoni lunghi all'interno della squadra. Le polemiche sul trasferimento dalla Fortitudo non mi hanno certo aiutato. Ma alla lunga proprio il fatto di dover conquistare ogni giorno uno spazio è stato fondamentale. In Fortitudo, non c'era una situazione simile e spesso mi mancavano gli stimoli per cercare di migliorare. Qui, poi, lavoro molto più di quanto abbia fatto nell'ultima stagione: con Bianchini, c'era un solo allenamento al giorno e non sempre molto intenso; con Messina, le due sedute sono quasi la norma e ora ne sento i benefici. Il gruppo? Eccellente, come quello della nazionale di Barcellona. Tutti abbiamo lo stesso obiettivo: vincere qualcosa di importante". In questo spirito, l'inglese John Amaechi è l'unico che mostra di non essersi integrato. Tanto che è ormai certa la sua cessione nei prossimi giorni, proprio al Pau-Orthez, dove risiede anche il suo agente Kenny Grant. In attesa del verdetto del Cio su Dimitris Papanikolau (previsto per il 26), Amaechi farà spazio al play che Ettore Messina, anche dopo la trasferta francese, reclama con insistenza. I tempi di recupero per Chicco Ravaglia non sono inferiori a 2 mesi e, malgrado l'A-1 si fermi per la nazionale e poi per le feste di fine anno, la Virtus ha bisogno subito di dare respiro a Rigaudeau in campionato perché sia fresco in Eurolega. La soluzione è pronta: Claudio Crippa. Pistoia lo ha dichiarato incedibile per ora, anche se Bologna ha offerto di rilevarne temporaneamente il contratto. Ma nelle prossime ore Roberto Brunamonti, vicepresidente esecutivo della Virtus, dovrebbe chiudere le trattative con la Mabo per tesserarlo in tempo per il derby in programma domenica 23. Un protagonista in più.

 


 

BOLOGNA TRASCINA IL BASKET

Un record tira l’altro, nel basket. Più incassi di sempre, domenica, al derby di Bologna: 414 milioni. E, il giorno dopo, il felice rimpallo dell’Auditel, che non governa solo le vite di Montesano e della Spaak, ma anche di tutti i muscolari d’Italia: un milione e 477 mila spettatori in poltrona, quasi due milioni aggrappati a quel finale, per vedere come andava a finire la crudele e hitchcockiana partita dei tiri liberi, risolta poi dal killer che tutti conoscevano, Sasha Danilovic. Pure lo share, 7.13%, dicono gli esperti, vale come un canestro da tre punti: tanto da metter pace, o quasi, nel tribolato rapporto tra Rai e basket. Le ultime 5 partite hanno passato il milione, pure la media si è assestata lì, e l’estate ruggente della nazionale a lungo negata, malgrado stesse vincendo l’argento di Barcellona, sembra impallidire nei ricordi di faide finite. Da quel dì, rinacque la voglia di basket: alla quale serviva, ovvio, che rinascessero prima i giganti, cioè che vincessero. Sennò, non c’è marketing, promotion, immagine, o altra parolona che tenga. Forse non è un caso che il timoniere azzurro di allora, l’Ettore Messina che governava la panchina dell’Italia, sia oggi un altro uomo di record su quella della Kinder, che traina questo boom con la sua marcia inarrestabile. Messina ha perso, fra nazionale e club, tre partite in tutto, nell’anno solare '97, inclusa la finale europea con la Jugoslavia. La sua Virtus marcia a 10-vittorie-10 in campionato, 15 a fila, mettendoci dentro anche l’Europa, 21 in 23 partite dall’inizio della stagione. Dietro questa nave rompighiaccio, costata 12 miliardi di stipendi come la dirimpettaia Fortitudo, viene il resto, cioè il campionato.
Spettatori paganti che spesso sorpassano
la B di calcio, abbonamenti che sono quasi diventati una moda, non più solo a Bologna, dove neanche l’effetto Baggio (27 mila tessere) ha spento l’ondata del basket, 6.300 abbonati Virtus e 4.400 Fortitudo. Anche Pesaro, ultima in classifica, ha più di seimila fedeli. Domani a Catania torna in campo la Nazionale, la prima di Boscia Tanjevic, sabato a Ferrara anche Messina farà un salto a vederla ("con una certa emozione, lo confesso"). Intanto si ferma la serie A, e si ferma anche l’Eurolega, nella quale le italiane non avevano mai vinto tanto: Kinder e Benetton sono in testa, da sole, ai loro gironi, la Teamsystem pure, benché in condominio. Messina, che di solito indossa sai da trappista e, a metafore abbaglianti, prende due a zero dall’officiante concittadino Bianchini, s’è lanciato ieri, dopo la vittoria nel derby che la Virtus non trovava da due anni, in iperboli hollywoodiane. "In ogni film ci sono i protagonisti e i comprimari, quello che stiamo girando noi, con questa squadra, prevede che ognuno capisca il suo ruolo. Stiamo funzionando bene proprio per questo, perché prima della coesione tecnica c’è un’identità morale comune.
Chi non l’ha capito, come Amaechi, ha chiesto di andarsene: non voleva essere comprimario, potrà fare il protagonista in una produzione di serie B, ma avrà lasciato la Metro Goldwyn Mayer". Il protagonista, quello col nome grande sulle locandine, è ovviamente
Danilovic, non solo per quei due liberi nel derby, a 4 secondi dalla fine, o per i due milioni di dollari l’anno che gli passa Alfredo Cazzola, facendone il primo ingaggio del basket italiano. "Danilovic è il numero uno - spiega Messina - perché, in anni di carriera che lo conosco, non l’ho mai visto sbagliare in quelle situazioni. Perché, in due partite che era a rischio di non giocare per un infortunio, ha fatto 50 punti, tra Barcellona e Teamsystem. Perché, tra lui e Rigaudeau, hanno la faccia, le qualità personali e il carisma per la leadership. Lo lasciai quattro anni fa che era soprattutto un tiratore, adesso è un giocatore completo. L’ho già detto, lo ripeto: ha qualcosa di Larry Bird". L’ultima di ieri è che, sul set Kinder, è stato scritturato un altro attore, Claudio Crippa: da domani, il veterano della regia che sognava una grande squadra prima di chiudere coi canestri, lascerà Pistoia per sostituire a Bologna l’infortunato Ravaglia. E giovedì, a Losanna, il tribunale sportivo darà sentenza sul caso Papanikolau, il nazionale greco conteso tra Kinder e Olympiakos. Arruolasse subito anche lui, la Virtus diventerebbe ancora più forte.

 


 

BEFFA PAPANIKOLAU: è TORNATO ALL'OLYMPIAKOS

La Gazzetta dello Sport - 23/12/1997

 

Un incontro sabato mattina a casa del magnate greco Kokkalis, un abbraccio, la firma su un contratto quadriennale da 2.2 milioni di dollari: Dimitri Papanikolaou non è ad Atene, come ancora ieri sera credeva Ettore Messina, per il Natale. Ha rifirmato con l'Olympiakos Pireo lasciando la Virtus Bologna dopo mesi passati nelle aule di tribunali in attesa del compimento del 21 anno (a febbraio), data nella quale sarebbe stato libero dal precedente contratto coi campioni d'Europa. Sul quale la sua firma, secondo le accuse del giocatore stesso, era stata contraffatta. Si conclude con un colpo di scena una telenovela durata sei mesi nella quale Papa ha fatto lo spettatore. Il primo contatto mercoledì scorso, quando la Kinder era a Istanbul: un invito ad Atene per le vacanze. Poi l'incontro col proprietario dell'Olympiakos: "Questa è la tua casa - gli avrebbe detto - non ti preoccupare che con Ivkovic (l'allenatore cui cui aveva litigato la scorsa estate, n.d.r.) è tutto a posto. Chiedici quello che vuoi". E Papa, che debutterà domenica, ha ottenuto un quadriennalone, dichiarando che chiede scusa alla Kinder, le restituirà fino all'ultimo centesimo avuto ma che il suo sogno è sempre stato giocare al Pireo. "Il comportamento si commenta da solo - dice Messina -: tecnicamente, però, non avremo ripercussioni perché di fatto Papa non ha mai giocato con noi. è giovane, probabilmente non ha retto il peso della situazione".

 


 

Maljkovic: "Kinder come la Jugoplastika"

di Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport - 10/01/1998

 

Mischiando le tante lingue di cosmopolita del basket, Bozo Maljkovic, dall'alto dei suoi quattro titoli di Eurolega, il santone degli allenatori europei giudica la Kinder Bologna che ha appena superato il suo Racing Parigi. "La Virtus è un equipo che me gusta mucho - dice Bozo attaccando in uno pseudo spagnolo - perché gioca con la mia filosofia, quella che facevo a Spalato. E cioè 40' di buona difesa nel contesto di un basket ricco, completo, votato al collettivo. Per questo somiglia alla mia Jugoplastika di Kukoc e Radja, quella per intenderci delle tre coppe. Bologna è una squadra che sprizza grande salute mentale nella quale tutti amano lavorare, sacrificarsi. Sembra una grande famiglia. Il suo gioco è moderno, esalta il razionale ed elimina il superfluo. La Kinder per me è la favorita di questa Eurolega. Alla final-four però dovrà fare attenzione perché quella è tutta un'altra competizione". Bozo cita Messina. "Ettore è un ottimo allenatore, il suo capolavoro lo ha fatto in estate disegnando, con le sue scelte, un organico perfetto. Ha preso i giocatori che avrei preso io. Nesterovic, Danilovic, Rigaudeau e Sconochini. Sì, anche Hugo. Con me al Panathinaikos non ha reso perché era spesso infortunato ma ho stima di lui, è un grande hombre, ha cuore e fisico, se riuscirà a mettere su un tiro affidabile diventerà un campione vero. Ho provato di prendere Rigaudeau almeno tre volte quando ero a Limoges. Antoine e Danilovic si completano a meraviglia, non è esagerato definirli, nel nostro sistema, come Magic e Bird europei". Maljkovic con Messina non vince mai. "Ma sono pronto a perdere sempre con Ettore pur di vincere alla fine la coppa come feci a Limoges. è bravo e ha dalla sua il vantaggio di lavorare in un ambiente ideale per questo sport". Elogi alla Kinder che non valgono per la Fortitudo, affrontata due volte da Parigi nella prima fase. "Ho visto la Teamsystem in tv perdere ad Istanbul - conclude Maljkovic -. è stata una sconfitta orribile non tanto per il risultato ma per i problemi che ci sono nella squadra. Si capisce bene che i rapporti interpersonali tra i giocatori sono deteriorati. è una situazione difficile per Bianchini".

 


 

Coppa di basket la Teamsystem vola nel derby

Sfasciata la Kinder, ben oltre i 9 punti finali, lungo 40’sempre dominati, la Teamsystem è la prima finalista di Coppa Italia: aspetterà domani la vincente di Benetton-Stefanel, che si gioca oggi, alle 17.10 (e dalle 18 su Rai3), nello stesso impianto di Casalecchio. C’è stata solo Fortitudo, ieri sera: una Fortitudo in stile Virtus, se si può dire, nella città che ha amori così seccamente divisi tra i canestri. Cioè solida e attenta in difesa, misurata in attacco, dove il cervello e il braccio di Rivers (19 punti, 8/9 al tiro con tre "bombe") l’hanno trainata sempre con un’idea forte e serena. Rivers è stato l’uomo della partita, anche perché ha levato dal campo, facendone un grumo irrisolto di nervi, il francese Rigaudeau, che doveva ragionare nella cabina Virtus: un canestro in tutto, mai un’idea, la squadra gli si è sciolta in mano, lenta, prevedibile, confinata in attacco al solo talento ed orgoglio di Danilovic (28 punti, 10/19), che oltretutto doveva valicare, per guadagnarsi un canestro, il filo spinato che Myers gli ha alzato davanti agli occhi. Più organizzata, più padrona del gioco che Bianchini ha lasciato a lungo in mano a tre piccoli, scegliendo nel quintetto d’avvio Attruia al posto di Fucka, la Teamsystem ha vinto prima di tutto a centrocampo, perché anche Myers ha aggiunto 22 punti (con 5/10), e non ha subito nulla dentro l’area, che la Kinder non ha mai saputo rifornire. Frosini, il transfuga accolto da striscioni irridenti e corrosivi, non è mai entrato in partita, Savic ci è entrato sbagliando 5 tiri a fila, Nesterovic ha avuto un solo sprazzo, coinciso nel 1 tempo con l’unica parità della partita (18 pari), scivolata poi invece fino al +20 biancoblù (52-32). Qui la Teamsystem s’è un po’saziata, o forse afflosciata, ma la Kinder veniva da troppo lontano per raggiungerla. Toccava il -5, poteva bastarle per avere l’idea di non essersi dissolta. Forse.

 


 

Bologna, scandalosa rissa

Uno a zero per la Kinder, 10 giocatori espulsi, 7 blu Fortitudo e 3 bianchi Virtus, la partita finita in campo cinque contro tre, e tanti auguri per domani sera quando il derby di Basket City, presentato come una celebrazione fastosa e ieri avvilito da una mattanza indegna che ha visto tutti i giocatori in campo intenti a darsele, verrà replicato in casa Teamsystem. Succede tutto a 2’10" dalla fine, quando la partita non c’è già più, spazzata via dalla Kinder, e forse sarebbe già il caso di pensare alla prossima. Su un tiro lungo di Rivers, strattonano la palla a rimbalzo Fucka e Savic, divisi da antiche ruggini. Fucka sgomita alto, non prende Savic, gli arriva dietro Abbio che lo spintona. Il resto, anche nel replay di Tele+, è una marmellata violenta, cui corrono a dar sapori i panchinari della Teamsystem (che verranno tutti espulsi), in cui Myers molla un colpo a Savic e viene poi trattenuto a fatica da tutti, quando fa segno a Savic, e a Danilovic, furente, che ci sarà da rivedersi fuori. Gli arbitri Brazauskas lituano e Koukoulekidis greco ricostruiscono tutto, dopo una lunga pausa, così: espulsi Savic e Abbio della Kinder e Myers e Fucka della Teamsystem come attori protagonisti del western, espulsa tutta la panchina Fortitudo (Gay, Galanda, Chiacig, Vidili, Moretti) per aver dato manforte e infine, nello stesso ruolo, Morandotti (che rientrava dopo 4 mesi di menisco). Quando si riprende, la Teamsystem ha in campo tre uomini (Attruia, Rivers e O’Sullivan) che devono solo finire quel mozzicone più farsa che basket. Finisce 64-52. Poi arrivano le sanzioni: una giornata di squalifica inappellabile per Myers, Fucka, Savic e Abbio, che non giocheranno quindi domani. Per i panchinari espulsi multe in arrivo. Trovando il suo vice-Rigaudeau in Sconochini, 20 punti con 9/12 e una guardia assillante su Myers, Messina ha colmato il deficit dell’asso assente (Rigaudeau) che invece Bianchini, nella sua panchina, non ha trovato. Ma sono mancati, alla Teamsystem, anche cannoni come Fucka (4 punti), Rivers (17, quasi tutti alla fine, dopo molte sbandate contro Abbio) e lo stesso Myers, 12 punti, un solo canestro nel primo tempo e, nel secondo, la fiammatina che aveva riscaldato le speranze Fortitudo. Arroccata nella zona, dopo aver sofferto un ritardo anche di 14 punti, la Teamsystem ha concesso alla Kinder un canestro in 7’ (Danilovic ammaccava i ferri), affacciandosi fino al -4 (41-37 al 7’). Ma lì, per 6 eterni minuti, non ha più saputo segnare, e la Kinder è ripartita (8-0), sulle spalle di Nesterovic e del ritrovato Binelli, ma soprattutto resa sicura da una difesa, il suo marchio di fabbrica stagionale, che non lasciava passare uno spiffero di tramontana. Alla fine, malgrado un match senza mira di Danilovic (4/14, 0/7 da tre), la partita bianconera l’hanno fatta Abbio (13, svolgendo pure mansioni di play) e Sconochini, come detto. In attacco e in difesa: uno su Rivers, l’altro su Myers.

 


 

Follia Myers: Abbio, ti picchierò

Non più salotto, semmai saloon del basket, Bologna si prepara stasera a vivere il suo secondo derby d’Eurolega - dopo che il primo, vinto dalla Virtus, è finito con una megarissa costata dieci espulsi e vari incidenti all’esterno - con pericolosissime premesse. Carlton Myers, giocatore della Fortitudo ma pure simbolo della pallacanestro italiana, ha detto: "Io non sopporto i vigliacchi, per questo mi sono fatto coinvolgere dalla rissa. Cercavo Abbio, che ha colpito Fucka alle spalle, comportandosi da vigliacco. Lo cercavo e lo cercherò anche in futuro, in campo e fuori, perché è questo quello che si merita". Allegria. Per fortuna, sia Myers che Abbio (assieme a Fucka e Savic) stasera saranno squalificati, ma è bene consigliare ugualmente l’elmetto a tutti quelli che stasera si troveranno a passare dalle parti del PalaMalaguti di Casalecchio, perché aspettarsi di tutto e di più, dentro e fuori, è davvero il minimo. Nel tentativo di trovare un senso alla incontrollabile rabbia di Myers - anche se diventa un esercizio un po’patetico - riproponiamo il replay dell’epicentro della rissa. Savic, il colosso serbo della Virtus, difende duro su Fucka, l’airone filiforme della Teamsystem, sotto il canestro. Fucka reagisce con una mezza gomitata e tirandogli addosso il pallone: Savic si limita a fare la faccia cattiva. Abbio a quel punto si avventa su Fucka, e lì scatta il furore di Myers. "Fucka ha avuto una reazione isterica - dice - come spesso gli capita: ma si è limitato a buttare un pallone. Abbio invece è arrivato da dietro, e ha colpito due volte Gregor alle spalle. Io a quel punto non ci ho visto più, mi si è letteralmente abbassata la saracinesca sugli occhi e mi sono messo a cercare Abbio per il campo". E dire che pareva avercela con Danilovic... "No, io non so nemmeno perché Danilovic si sia arrabbiato". A quella ricostruzione di parte (Tele+ ha fatto vedere più volte il fattaccio: Abbio ha una brutta reazione, ma gli altri, via via, non sono da meno, incluso Vidili, arrivato dalla panchina a tirare un calcione), sono poi seguite minacce e promesse di duelli "in campo e fuori", che vi lasciamo immaginare. Abbio e Myers, per inciso, sono compagni di squadra in azzurro. Insieme hanno vinto la medaglia d’argento ai recenti europei di Barcellona. Insomma, si conoscono bene. Eppure la frequentazione - di amicizia non è il caso di parlare -, non ha minimamente attenuato i toni: né martedì, né ieri. A parte Myers, gli altri protagonisti del derby (e della rissa) hanno preferito evitare commenti. Il presidente della Virtus ha elogiato il pubblico e censurato i suoi atleti rissaioli. Messina - coach Virtus - ha minimizzato l’episodio a caldo e l’ha evitato ieri. Bianchini - coach Fortitudo - ha taciuto del tutto, prima e dopo. Il sindaco Vitali, che era presente all’incontro, ha definito la rissa "una bruttissima pagina di basket", ma quel che ora si teme in città è la reazione dei tifosi. Del resto, il loro già fragile autocontrollo era stato ripetutamente scosso negli ultimi giorni da battute, repliche e controrepliche che le due società, al solito, si erano inviate. Figurarsi cosa potrà succedere dopo un far west di quel genere, a cui Myers ha pure aggiunto benzina. A questo proposito, il questore Domenico Bagnato manderà cento uomini per governare gli 8 mila del Palasport, che stavolta saranno al 90% fortitudini. Dovesse vincere la loro squadra, il primo derby europeo della storia avrà un’ulteriore replica, cioè la bella, giovedì prossimo. Paganin, che assieme a Baggio e ad altri giocatori del Bologna ieri era alla partita, ha commentato così: "Nel calcio ci stiamo più attenti, semplicemente perché volano squalifiche pesantissime. Weah, per una testata, è stato fuori dall’Europa 5 turni. E cinque partite sono una vita". E fra tutte le cose viste, lette e sentite, questa ci sembra la più saggia.

 

 

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Virtus, benvenuta in paradiso

di Luca Chiabotti, Stella Silvano e Carlo Annese - La Gazzetta dello Sport - 27/03/1998

 

Sette anni per arrivare fino a Barcellona: la Kinder, sempre presente da quando il basket ha inventato l'Eurolega, spezza l'incantesimo che l'aveva vista sempre perdente ai playoff. La Virtus è alle final four per la prima volta, ci riesce vincendo un derby dalla carica emotiva straordinaria che, come sempre accade quando ti aspetti il peggio, scorre via, intensissimo ma senza colpi proibiti. E la palla della gloria se la ritrova in mano Claudio Crippa, 36 anni, cervello cestistico come pochi in un fisico così così. è lui, arrivato alla Virtus a dicembre dopo una carriera in provincia, a segnare il libero della sicurezza dopo aver intercettato il pallone della gloria, una storia nella storia di una gara che, fino a quel momento, aveva visto altri nuovi eroi, ma tutti con l'altra maglia: Stefano Vidili e Dan O'Sullivan. Messina vince un derby in mano alla Fortitudo per 39', lo fa inventando un quintetto con 3 pivot, unica cosa tatticamente spremibile dai 6 uomini a disposizione ma che pochi sarebbero riusciti a fare così. è ancora Hugo Sconochini, anche il miglior rimbalzista, l'uomo della provvidenza, in una gara che ritrova Danilovic se non nella percentuale nelle giocate decisive: 7 punti negli ultimi 3'. La Teamsystem domina tutta la gara, si smarrisce quando il traguardo è in vista: +7 al 35', subisce un parziale negativo finale di 14-5, quando le gambe di un gigantesco Wilkins non reggono più. E nel momento in cui Danilovic e Sconochini riportano sotto la Kinder (sorpasso a 1'14" dalla fine con 2 liberi di Hugo, 55-54), alla Fortitudo accade l'imprevedibile: Rivers, dopo una partita negativa, sbaglia tutto. Anche l'ultima palla, dopo che Crippa aveva intercettato un passaggio forzato di Wilkins per il +3 di Danilovic a -54". Che l'ex Laker perde malamente tra le mani di Sconochini. Ogni discussione su chi sia uscita peggio da risse o infortuni non ha più senso appena Dominique entra nei primi cinque. Ha passato la giornata al telefono con Seragnoli che non vuole che, giocando, comprometta la guarigione. Ma tenerlo fuori in una partita così è impossibile: il suo impatto è devastante. Bianchini lo mette vicino a canestro e lo scontro con Frosini è impietoso. Nique segna due volte da tre, è su ogni rimbalzo. Dopo 5'26" il punteggio è 10 Wilkins, 6 Kinder. Messina sembra prigioniero della sua squadra di 6 giocatori, tenta la zona. Ma non ci sono tiratori della Fortitudo su cui puoi allentare la morsa. Nemmeno Vidili, che piazza un 3/3 da tre che fa volare la Teamsystem a +13, anche perché un altro gregario, O'Sullivan, si fa sentire. Messina cambia il fronte alla zona, ma sui tiratori la marcatura è debole: la Teamsystem va a +14 (35-21 al 17', parziale in 7' di 18-6, 11 punti di Vidili). E allora prova l'unica mossa tattica che gli permette la panchina: quintetto con tre pivot, una zona con una altezza media di 206 cm, senza play, anche se Danilovic tira male e Frosini non c'è. Col quintettone, la Virtus, rientra fino a -5 e Bianchini, stavolta, non trova risposte. Ci vuole qualcosa e rispunta Wilkins: canestro su rimbalzo offensivo, tiro da tre. La Virtus, con Nesterovic e Sconochini con 4 falli, sembra spacciata. Torna a uomo, abbassa il quintetto. I duri cominciano a giocare, col pallone, non con i pugni. La marcatura Galanda-Danilovic non può funzionare sempre. E mentre aspetti Rivers, arriva Crippa. La Virtus continua il viaggio.

 

Alfredo Cazzola arriva a fine partita per celebrare dal vivo il traguardo inseguito da 7 anni: "Prima non avevamo l'organico all'altezza per riuscirci - sorride il patron Virtus - quest'anno invece c'erano tutte le condizioni per farcela. La Teamsystem ha avuto la sfortuna di incontrarci nei quarti, ha perso senza attenuanti. Importante Sconochini, determinante Danilovic. Messina grande stratega. Auspico che gli animi tornino tranquilli. Multerò i miei giocatori espulsi in gara-1". Il coach vincente ricambia. "Questa final four è un premio che il nostro presidente, coi suoi sforzi, meritava - dice Ettore -. Un traguardo che, a prescindere da come finirà la stagione, lo ripaga e ci ripaga di tutta la pressione che finora abbiamo dovuto sostenere. Parlo soprattutto dei giocatori, non di me, che ringrazio per la padronanza dei nervi che hanno avuto nelle due partite. Gara-2, per come eravamo rimaneggiati, non poteva essere decisa dalla tattica, ma dall'autocontrollo e dalla fiducia di poter tornare in gioco anche davanti a un gravoso passivo. Il nostro piano era di controllare il ritmo e i rimbalzi, e ci siamo riusciti, mettendo la palla in mano ai nostri migliori giocatori per fare le scelte di tiro più importanti". Messina tira il fiato, si volta indietro e guarda avanti. "Questo successo lo paragono all'argento di Barcellona con la nazionale - chiude l'ex c.t. -. Alle final four andiamo col 25% di probabilità di alzare la coppa. Lì avremo, spero, anche Rigaudeau. Lasciatemi dire che sono orgoglioso e fortunato di essere ancora l'artefice in panchina di una "prima volta" della Virtus". Tocca a Valerio Bianchini. "Ancora una volta l'Eurolega, dopo la battaglia col Maccabi, ci respinge - sospira -. Ci ritiriamo in buon ordine perché non abbiamo saputo adattarci al gioco fisico che regna nelle Coppe. Il terremoto di gara-1, gestito male dagli arbitri e ancora peggio dal giudice, ci ha costretti a rischiare 40' Wilkins. Lui è un campione intelligente, che sa gestirsi. Ha giocato tanto perché sarebbe stato più dannoso farlo riposare col rischio di raffreddare il muscolo stirato. C'era poco altro da fare, le carte da giocare erano quelle". Ma Giorgio Seragnoli non è d'accordo e critica duramente le scelte del suo allenatore. "Abbiamo anticipato l'uovo di Pasqua - attacca il patron Fortitudo -. Non è stata una sconfitta maturata sul campo ma un regalo. Il finale gestito dalla nostra panchina mi lascia molti dubbi. Alcuni cambi sono inspiegabili, per esempio quello di O'Sullivan, il nostro lungo più vivo, sul +7 a 4' dalla fine. D'accordo, aveva 4 falli, ma a quel punto doveva andare fino in fondo. Il rientro di Chiacig, fuori partita per tutta la ripresa, non ha un senso. Male Rivers, mentre mi auguro che non dovremo scontare il rischio dei 40' concessi a Wilkins". Ecco Danilovic. "Abbiamo compiuto un'impresa qualificandoci in queste condizioni e sul campo nemico - argomenta Sasha -. Sono felice e mi auguro d'incrociare il mio Partizan a Barcellona. Abbiamo avuto il merito di rimanere con la testa nella partita anche quando sembrava esserci scappata di mano. Ma all'intervallo, dopo tutte le bombe della Fortitudo, ci siamo detti che il 0-10 si poteva recuperare benissimo. La mossa di Binelli ala piccola l'avevamo preparata, Gus è stato bravo. Dovevo prendere più tiri del solito, anche sbagliando, non c'erano alternative. Nel finale li abbiamo segnati tutti, così abbiamo vinto. Quando conta vincere c'è chi può e chi non può. Io può. L'uomo della serie? Sconochini".

 

Fischi cupi, ululati senza tregua, squilli di tromba, monetine che volano sul parquet, megafoni che gracchiano parolacce, slogan razzisti ("Lava il vetro Sasha", in senso dispregiativo, perché serbo ed extracomunitario): il clima del Palamalaguti è davvero quello di una bolgia allucinante. Sulle gradinate e nel parterre si sente metaforicamente nell'aria un odore di bruciato, acre, pungente, cioè l'odore di una assurda guerra. Muscoli tesi, bocche contratte, vene del collo gonfie: i tifosi della Fortitudo s'alzano spesso in piedi, s'avvicinano alla ringhiera che delimita il campo, protestano contro tutto e tutti e ridono beffardamente. Danilovic, autore del primo canestro della serata, è preso di mira, ma lui resta impassibile, freddo come un blocco di ghiaccio. Di lui si conosce il piglio deciso, la vena polemica, ma il suo sguardo è lontano: neppure una smorfia del viso tradisce i suoi sentimenti. Eppure in campo c'è un sostanziale e apprezzabile fair play. Molta tensione, lotta spietata su ogni pallone, ma i comportamenti sono responsabili. Le risse gigantesche, le esibizioni di boxe e tutto ciò che non è edificante ricordare, sembrano dimenticate. Quando la Virtus va sotto, Messina lascia la panchina e passeggia tormentosamente davanti al tavolo. Dà ordine e stimola la sua squadra. Bianchini, invece, non si agita: resta seduto e sostiene il mento con il pugno in un atteggiamento di riflessione. Oppure s'inginocchia, ai bordi del campo, dando la sensazione di essere ancora più piccolo. La Fortitudo ha qualcosa in più, allunga il passo, anzi s'invola (32-19, +13), e il popolo biancoblu va letteralmente in estasi. Tocca il cielo con un dito perché pensa alla grande, spietata vendetta. Nel catino-arena il rumore è assordante, spacca i timpani, mentre i tifosi virtussini, appollaiati in una semicurva e nettamente in minoranza, sembrano disarmati, impotenti, vinti. In buona sostanza il derby riversa tutto in una forma dove si saldano emozioni e sensazionalismo, ambizioni e velleitarismo, sdegno e civismo. La Virtus ha un sussulto, all'inizio della ripresa. Danilovic la riporta sotto, a -5 (35-40). Messina fa il gesto dell'apparecchio, allargando le braccia. Come per dire: bene, avanti così. Oppure punta l'indice contro Sconochini, invitandolo alla calma. Danilovic confabula spesso con i suoi compagni, specie con Binelli e Frosini sotto i tabelloni. Forse per suggerire come va sbarrata la strada a Wilkins. Ma proprio lo statunitense riporta a +10 (45-35) la sua squadra e il patron Seragnoli, sotto la curva Fortitudo, alza i pugni in alto. La lotta è serrata e spietata, canestro su canestro, senza esclusione di colpi. Più che un incontro di basket, sembra un acrobatico rodeo. Ma, pur nell'incertezza del risultato, i giocatori non s'abbandonano ad atteggiamenti sconvenienti e mantengono la calma. Nel finale, quando Sconochini e Danilovic portano inaspettatamente in vantaggio la Virtus, negando alla Fortitudo la possibilità di quella bella che sembrava ormai certa, il pubblico biancoblu' resta inizialmente ammutolito, incredulo del sorpasso. Manifesta la sua delusione facendo volare diversi oggetti in campo. Nessuno, però, resta colpito. La forza pubblica presiede con attenzione la curva biancoblu'. Bianchini ha lo sguardo che sembra perso nel vuoto. Messina esulta per lo scampato pericolo. La semicurva virtussina dà fiato alle sue trombe. Gli arbitri fischiano la fine: i giocatori imboccano il sottopassaggio con la velocità dei centometristi, coprendosi il capo con le mani. Di tutta la serata sono gli unici momenti di pathos e di paura. Ma anche gli ultimi, irriducibili tifosi della Fortitudo s'arrendono al destino avverso. E applaudono, forse con ironia. Poi lunghi silenzi e qualche disperato urlo. Tutto sommato, stavolta sul campo e sugli spalti del "Palamalaguti" prevale la tolleranza. O, più semplicemente, il buon senso. Dopo la tempesta, il sereno. Magari con qualche nuvola minacciosa.

 


 

Il tormento e l'estasi

di Gianfranco Civolani - tratto da "Euro Virtus"

 

Ci risiamo? Stracciati in casa dall'Orthez, impossibile. Tornano i fantasmi di tante altre Virtus di Coppa, partitucce stente e via lacrimando.

Possibile che il buon Messina non sia in grado di far sprigionare le migliori potenzialità di un grande gruppo? Be', guai a diffidare del buon Ettore. Sì, l'Orthez fa un gran numero, ma poi morta lì e la Virtus comincia a veleggiare e a spumeggiare. E trionfa a Barcellona e dappertutto e perse solo un paio di partite quando tutto si è già concluso in gloria e non è nemmeno il caso di andare a complicare la vita a chi ti fa capire che i due punti in palio potresti anche graziosamente lasciarli.

Qualificazione con la fanfare, ma che grandissima sfiga doversi scozzonare nei quarti con la Fortitudo. Chi perde non va alle Final Four, è una solare ingiustizia ma tant'è e allora via con gli ennesimi e bollentissimi derbies.

Prima manche tutta bianconera. Ma quando ormai questo primo verdetto sta scritto, ecco che scoppia fra i signori giocatori una rissa colossale e meno male che il pubblico virtussino si comporta in modo impeccabile (signori giocatori, cosa sarebbe poi accade se un centinaio di fans assatanati avessero scavalcato le transenne?) e meno male che tutti i ribaldi minacciano cartoni a raffica sena riuscire a centrare una nuvola di cazzotto. Gli arbitri a quel punto che fanno? Fanno il ballo dello sgombero, squalificano un tanto al chilo e così gara-due non c'è tizio e non c'è caio e si va in onda in un clima ultratossico e con un oceano di sputi che bagna già nel riscaldamento particolarmente l'aborrito Danilovic e ovviamente Frosini, bollato e marchiato a fuoco come ignobile traditore di una certa patria.

Per la Virtus non ce n'è, parrebbe. Fa i bambini anche Vidili, meglio per lui. Ripresa: si oscilla dal più cinque al più sette per la Fortitudo. Ma d'improvviso più tre, pareggio, sorpasso. Quelli della Fortitudo non ci credono, Seragnoli decide all'istante che Bianchini è da cacciare con infamia e comunque a Barcellona ci va la Virtus e la Fortitudo può solo consolarsi proclamando a giusta ragione che la finalissima vera era quella lì, altro che Aek o Partizan.

A Barcellona, in cinquemila a sciamare nelle ramblas prima della tenzone. E in semifinale vengono schiantati i puponi serbi e poi in finale con l'Aek c'è solo un brividuccio in retta d'arrivo quando la Virtus non ci prende più e per fortuna anche i greci fanno virgola.

Il resto è storia, gloria e baldoria. E nel bel mezzo della notte e dopo che in Via Ugo Bassi e in Via Rizzoli strombazzano tante auto impazzite, all'aeroporto di Bologna c'è il grande abbraccio e la notte non finisce più, quattordici anni dopo la notte della Stella e delle stelle e sessant'anni dopo che la Virtus aveva vagito in culla.

Io a Strasburgo c'ero e a Barcellona no, sfiga per me.

La Virtus basket ha sessantacinque anni. Sta invecchiando stupendamente. Ma poi quali sessant'anni, quale vecchiezza, quale mai? Diceva il poeta Cocteau: vecchi si nasce, giovani si diventa. vero, la Virtus comincia adesso a vivere le altre sue cento vite.

 

Morandotti si difende da Edwards e Tonolli

 

"Grazie Sasha, indimenticabile"

di Carlo Annese - La Gazzetta dello Sport - 24/04/1998

 

Alfredo Cazzola si sente come a casa. Prende il microfono e dice ai tifosi: "Sono il vostro presidente, per favore dovete spostarvi di dieci metri, uscite dal campo, così la Fiba può premiare i nostri ragazzi". è un ordine che passa immediato: i 4000 e forse più dell'ondata bianconera che ha invaso Barcellona si muovono lenti ma decisi. Fanno spazio in pochi secondi, ma la cerimonia non si svolge ancora. Si aspetta Gus Binelli, il capitano, a lui deve andare la Coppa. Ed eccolo dopo qualche altro secondo di fermento, compare dallo spogliatoio con una sorpresa: i capelli giallo oro, alla maniera di Villeneuve. è un boato di sorrisi, è il segnale che la festa è davvero cominciata. Quel trofeo inseguito da anni passa di mano in mano. E il solo guardarlo, riesce a dipingere finalmente un sorriso sul volto di Ettore Messina. La tensione è finalmente scomparsa. Un altro grande risultato è nel suo libro di storia personale. "In una finale, è impensabile che le percentuali siano buone e che si giochi il miglior basket possibile - dice subito -. Abbiamo interpretato la partita nel modo più giusto, riuscendo anche a fare tanto contropiede malgrado il punteggio basso. Soprattutto abbiamo risposto bene alla scelta di Ioannidis di giocare con i 4 piccoli. I nostri 4 piccoli hanno difeso ottimamente e hanno controllato il ritmo. Prima di cominciare, pensavo a una regola di questo sport: chi ha dei campioni, ha più possibilità di vincere. Oltre a un'ottima squadra, noi abbiamo giocatori con il talento e la capacità di fare canestri nei momenti cruciali". Questo è il momento dei ringraziamenti, ma anche dei messaggi da mandare. Messina chiede che sia riportato con chiarezza. "Questa vittoria dovrà contribuire a stemperare il clima che si è creato a Bologna con la Fortitudo. La gara per chi arrivava prima in Europa ha inacidito un ambiente che vive di basket, è diventato per me insopportabile. A questo punto, credo che la gara sia finita: noi siamo entrati nella storia, anche questa volta per primi, e ora continuiamo con serenità. Loro vinceranno quando sarà il loro momento, noi proveremo a farlo ancora, comprendendo qual è il nostro". Lucido fino in fondo, come Sasha Danilovic, che mostra una invidiabile abitudine con certe emozioni. Ha un sigaro cubano in mano, glielo ha dato Savic, chiede del fuoco e con cura lo accende. La prima boccata è una liberazione che scatena l'applauso dei tifosi che gli si sono letteralmente aggrappati alla schiena soffiandogli all'orecchio: "Tre scudetti e adesso anche questa Coppa. Sasha, non lo dimenticheremo mai. Grazie di cuore". Lui sorride, ma non si scompone. Attenzione, arriva un altro messaggio. "Grazie per i complimenti. Questa è la mia seconda coppa dei Campioni e per il mio amico Zoran Savic è addirittura la terza. Ci vuole un po' per arrivare a questi livelli, non è da tutti. Sono orgoglioso di questo risultato, dei miei compagni e dello staff tecnico che mi segue e che mi sopporta. Perché non è facile sopportare uno come me. Ma loro sanno che gli voglio tanto bene e mi perdonano tutto". A proposito di momenti. Questo è il momento dei buoni sentimenti e dei cuori buoni. Come quello di Zoran Savic, che ha un sorriso come un pezzo di pane. A 32 anni è stato nominato miglior giocatore delle Final Four, come nel '91, ma soprattutto in una stagione nella quale aveva conosciuto l'onta dell'esclusione dalla rosa e di voci di un suo possibile taglio. "Per me la soddisfazione più grande viene dalla vittoria dell'Eurolega - spiega il centro jugoslavo -. Io? Sono sempre stato un uomo-squadra e questa è la squadra più forte d'Europa. Vorrà dire che, se ho vinto il titolo di Mvp, oggi comincia una nuova carriera: in genere, questi premi si danno ai giovani che hanno un grande futuro davanti. Per me è tutta questa Virtus che ha un grande futuro". E il futuro si chiama Roma. Domenica gara-3 dei quarti dei playoff è l'occasione per festeggiare, e per puntare subito a un altro obiettivo: lo scudetto. "è vero, il mio maestro, il professor Nikolic, diceva sempre dopo una vittoria importante come questa: "Ora c'è un'altra partita che ci aspetta". Ma io stasera, a differenza del professore, non riesco a tenere la faccia seria mentre lo dico".

 


 

un urlo lungo dieci anni: Kinder!

di Luca Chiabotti e Carlo Annese - La Gazzetta dello Sport- 24/04/1998

 

"Gus, ti prego, dammela per un momento": le televisioni di tutto il mondo inquadrano Sasha Danilovic mentre Binelli, fattosi improvvisamente biondo platino, alza la coppa che incorona la Virtus Kinder Bologna campione d'Europa 1998. La voce è coperta dal rumore, ma le labbra si leggono come un libro stampato. Dieci anni dopo il trionfo della Tracer Milano a Gand, dieci anni in cui la pallacanestro italiana sembrava diventata una provincia marginale del basket europeo, il titolo più importante torna nel nostro Paese ridandoci quelle emozioni improvvisamente riesplose solo nove mesi fa, con l'argento azzurro, dopo troppo tempo di delusioni. La Virtus, una società che per anni aveva messo l'Europa in fondo ai suoi pensieri esaltandosi solo in Italia e nei derby, scopre la gioia di essere la più forte di tutte, senza confini. Lo fa in un modo straordinario, dominando semifinale e finale per 40', stritolando gli avversari con una difesa che coglie un nuovo record: 44 punti sono il punteggio più basso realizzato da una squadra nella storia della coppa. Di fronte, non c'era gente qualunque. Willie Anderson, talento da 12 punti di media in 9 stagioni Nba, l'anno scorso è stato l'eroe in una gara di playoff tra Miami e New York: ha segnato 4 punti, con 2/13 al tiro. Vic Alexander è stato un animalone da 10 punti a partita a Golden State: 5 punti. L'Aek aveva talento, chili, centimetri, esperienza per poter vincere, è stato annientato. La Virtus ha vinto come si vince oggi in Europa, difendendo forte e giocando a basso ritmo, ma sarebbe stata capace di farlo segnando 80 punti. Solo che Ettore Messina ha provato sulla sua pelle, in nazionale, che certe sfide vanno affrontate così: puoi non fare canestro e vincere ma non puoi vincere se non difendi. Tatticamente, la sua Kinder è stata perfetta, non ha sbagliato una scelta. Una prova di forza mentale e di applicazione tecnica straordinaria da parte di campioni che potrebbero credere presuntuosamente di risolvere tutto con la loro classe individuale e invece si dannano in difesa come poche squadre, nel mondo. Forse è una pallacanestro che non piace, ma non si può fare altro fino a che i regolamenti della Fiba non cambieranno. Messina ha trovato una via originale, più equilibrata, trovando a 9 mesi dal secondo posto agli Europei, il primo in Eurolega. Un trionfo ricco di belle storie, quella di Zoran Savic, eroe delle Final Four, che in ottobre era finito fuori squadra per scarso rendimento e che ieri stava già andando negli spogliatoi quando lo speaker lo ha chiamato per consegnargli il premio di miglior giocatore, quasi fosse impossibile accadesse. O di Danilovic e Rigaudeau, talenti mostruosi, che hanno rinunciato a molto del loro gioco individuale per diventare immarcabili assieme. è la storia anche di italiani che crescono, all'ombra di questi giganti, che non tremano più come i loro recenti predecessori. Una vittoria che vale 70 milioni netti, per ciascuno, premio a cui si penserà solo da oggi. L'Italia conquista la 35a coppa della sua storia, la 12a dei Campioni. Chiamiamola così, che è più bello e rende più giustizia. è la prima di Bologna, non sarà l'ultima.

 

Esiste un momento del trionfo, anche in una partita dominata dal primo all'ultimo minuto. E l'eroe è ancora lui, Zoran Savic: è lui che a 2'10" dalla fine, con l'Aek solo a -5, ha schiaffeggiato il rimbalzo su un errore di Danilovic, ridando a Sasha la palla del +7. è lui, che 45" dopo, regala il titolo continentale alla Virtus col trepunti del +10. La cronaca è quella di un dominio: Danilovic impiega 25" per rompere il ghiaccio, subito da tre punti, poi Sconochini ruba un pallone e va in contropiede: la paura della finale finisce qui, si corrobora con una difesa eccezionale (Danilovic su Prelevic, Sconochini su Anderson e Savic su Alexander le marcature più importanti), con qualche spruzzata di zona 3-2. L'Aek deve aspettare 2'08" per fare il primo canestro, ma la Kinder non riesce a capitalizzare il grande lavoro perché andare a tirare nell'area dei greci è quasi impossibile, vista la stazza degli avversari. La marcatura di Coldebella su Danilovic cresce coi minuti, Bologna sbaglia qualche canestro da sotto, subisce un 7-0 e si trova con 2 falli di Sasha al 4' quando la partita è ancora nel prologo. Ma Rigaudeau non è il diesel della semifinale, sono due suoi canestri importantissimi da trepunti a disinnescare le uniche due triple greche del primo tempo. La Kinder domina sotto canestro (11 rimbalzi a 4 il parziale) e un altro trepunti dell'eroe di martedì, Savic, dà il +8 con cui i bolognesi doppiano il 10'. Si entra in una terra di nessuno, dove le squadre per 3' non riescono a segnare. Crescono Sconochini e Abbio: il primo (4 rubate nel 1° tempo) dà dinamismo alla difesa e pesca al volo Nesterovic, il secondo è determinante nei 3' in cui Danilovic, portato a forzare quando lo marca Coldebella, è in panchina. Il problema è che con Nesterovic e Savic da una parte e i chili di Alexander e i centimetri di Tsakalidis dall'altra, è praticamente impossibile tirare in area (37% la Kinder, 24% l'Aek da 2 nel 1° tempo), bisogna riuscire a correre. è Sconochini che porta la Virtus a +9 (28-19): tutto va liscio, l'unico problema sono i 3 falli di Savic. Bologna tocca il +13 (33-20) quando, uscendo dagli spogliatoi, lascia per 2'44" l'Aek senza segnare. Ioannidis è inferiore in tutto, prova l'ultima carta, la zona. Danilovic è in panchina perché è già a 3 falli, la Virtus perde il ritmo, segna solo due canestri in azione dal 27' al 37', con i greci che recuperano con Lasa in regia e con un paio d'invenzioni del lungo Tsakalidis. La Kinder, che al 33' è avanti ancora di 12, anche grazie al gran lavoro di Binelli, si trova dopo a 3'27" dalla fine, dopo aver dominato tutta la gara, solo a +4 (45-41). Ma la Provvidenza esiste: viene fatto un fallo su Nesterovic che, col polso malandato, può mandare in lunetta il più preciso Rigaudeau. Poi Danilovic e Savic risolvono.

 

Le pagelle

DANILOVIC 7.5 - Dateci una finale e vogliamo giocarla con lui. Ha difeso da 10 contro l'ex compagno di Miami, Anderson, e su Bane Prelevic e ha segnato canestri importantissimi. Anche lui è un uomo, e nel finale ha perso un paio di palloni. Ma non è un uomo come gli altri, e su un tiro sbagliato ha costruito il canestro-partita, con l'Aek a -5. Dopo l'Eurolega 92 (e la Korac col Partizan nel 1989) conquista anche quella del 98. In una finale internazionale di una massima manifestazione ha vinto 7 volte su 8. Capite perché lo pagano tanto?

CRIPPA N.G. - Gli 8' in semifinale sono il punto massimo di una carriera. è stato decisivo nei play-off durante l'infortunio di Rigaudeau. è campione d'Europa anche lui.

ABBIO 6.5 - Giocatore coraggiosissimo, ha difeso alla grande, in attacco s'è preso delle responsabilità che è la cosa più importante in gare così. Chi si nasconde è perduto.

NESTEROVIC 7 - Ha fatto diventare il gigante georgiano Tsakalidis un non-fattore dell'incontro. Miglior rimbalzista della gara: una presenza chiave.

SCONOCHINI 7.5 - Una grandissima difesa sugli esterni, una mano considerevole a rimbalzo (8), le palle rubate che nel primo tempo hanno smosso la partita, facendo anche correre la Kinder, cosa decisiva in una gara a basso punteggio. Dopo l'intercontinentale fantasma col Panathinaikos nel 96, e l'oro ai Panamericani con l'Argentina, finalmente un titolo europeo per un ragazzo d'oro.

BINELLI 6.5 - Dite un trionfo internazionale della Virtus, il vecchio Gus c'è. Unico reduce dell'unica coppa vinta nel 90, fa 10 nei trofei vinti con la Virtus (oltre alle due coppe, 4 scudetti, 4 coppe Italia). Ha giocato 5' nella ripresa in un momento cruciale, è stato importante: a inizio stagione, Messina lo aveva tenuto prospettandogli una stagione da 11° uomo. Augusto ha detto sì, è sempre stato pronto quando è arrivata la chiamata.

SAVIC 7.5 - Finalmente un premio sacrosanto: è Zoran il miglior giocatore delle Final Four di Barcellona. Soprattutto per lui, contro i chili e i muscoli di Alexander, era una partita di straordinaria difficoltà. Dopo aver annullato gli avversari diretti in difesa, ha aspettato il suo momento in attacco, firmando le due giocate che hanno deciso la partita in pieno recupero greco. Dopo le due euroleghe vinte a Spalato, dopo essere diventato con Paspalj l'unico arrivatoci con 4 squadre diverse, aver vinto 3 ori europei e un Mondiale, Zoran aggiunge un'altra perla, questa volta in un ruolo non suo: il protagonista. Ha conquistato tutte le 3 finali disputate.

MORANDOTTI N.G. - La vittoria più bella arriva in una stagione in cui ha dovuto fare la comparsa. Se la merita per tutto quello che ha dato.

RIGAUDEAU 7.5 - Primo trionfo per uno dei più grandi giocatori europei: finalmente anche Antoine può assaporare una coppa, e lo fa alla grande, segnando i due trepunti che stroncano l'unico vantaggio dell'Aek, facendo uno dei due preziosissimi canestri nella palude in cui era cascata la Kinder contro la zona e non sbagliando mai dalla lunetta sul recupero greco. Super.

FROSINI 6 - Non tira ma si fa trovare pronto in difesa, anche se poi gli preferiscono Binelli.

MESSINA 10 - Un capolavoro assoluto: è vero che vincono i giocatori in campo, ma costringerli a difendere così, concedendo 44 punti agli avversari, può farlo solo l'allenatore. Direzione da manuale, dopo nove allenatori jugoslavi di fila, Messina dimostra che la scuola italiana sa vincere in tanti modi, anche alla slava.

 


 

Perfetta Teamsystem lo scudetto a un passo

Non c’è partita, e l’ultima cosa che si poteva capire, leggendo tra le nebbie dense della sfera di cristallo, è che sarebbe sparita così, la terza finale tricolore. E cioè per mano di una Teamsystem sempre davanti, 40’su 40’, sempre superiore, sempre attenta e spietata, in tutto quel che faceva. Questo copione inedito la Kinder l’ha solo subìto: e dopo due finali col naso sempre avanti, una finita male e l’altra bene, se n’è trovata mentalmente spiazzata. Adesso è sotto 1-2, nella volata per il titolo, e dovendo visitare casa Fortitudo, giovedì sera, mai così vicina al suo sogno, dovrà solo confidare in un chiodo fisso di questo play- off. Nessuna delle due sorelle ha mai vinto in casa. E nessuna, e forse questa spiegazione è più chiara, ha saputo gestire il ruolo da favorita, che frulla e logora il sistema nervoso, in quest’isola chiamata basket, ieri anche felice, senza astii per l’arbitraggio, senza tumulti di popolo, se si eccettua un lancio di uova dalla curva biancoblù verso la "band" che accompagna il gioco: qualche traiettoria lunga, finita sui tavoli della stampa, ci ha offerto pure l’omelette. La Teamsystem che non t’aspetti, dunque. Perfetta, a lungo, sui 40’: un’orchestra, finalmente, in attacco e in difesa, dopo essere stata, nei giorni del tormento, una somma di prove smaglianti di solisti e di spaventose latitanze. Però Skansi ha pilotato la barca come forse sa fare solo tra le sue isole dalmate, usando 7 giocatori (e poco e male Galanda), ripartendo con Chiacig, cioè un vero centro. Tutti gli hanno dato qualcosa, anzi molto. Wilkins, il grande disertore finora, 20 punti e 12 rimbalzi, aprendo subito il Mar Rosso con canestri di fiducia. Rivers, stavolta, non prodezze balistiche, ma una regia che cuciva cinque apporti forti senza trascurarne nessuno. Myers una partita asciugata da rivincite e furore, senza nebbia negli occhi, solo la volontà feroce di stanare ovunque Danilovic e di colpire, in attacco, quando serviva (6/8), ogni volta che l’orgoglio Kinder riavvicinava le sponde (-4 a 11’e a 7’, -2 a 3’): in più, ha scartato Myers le caramelle per Fucka, passaggi dolci per l’oggetto smarrito Gregor che stavolta ha fatto pace coi derby e coi play-off. Infine, Chiacig (6/7) e Gay (3/3): e che i pivot abbiano razziato, nel cuore meno saldo della difesa nemica, significa che la squadra li armava bene, con giri di palla pazienti e il servizio giusto appena la Virtus si sbilanciava. La Kinder non è entrata in partita. Danilovic le ha dato solo qualche punto in volata (6/12), sbagliando le due bombe della disperazione finale; Sconochini, marcato da Fucka, è stato timido nel tiro e, in percussione, non poteva schivarne le liane. Rigaudeau, dopo un primo tempo sordo, s’è inventato una ripresa rabbiosa (16 punti dei suoi 18), alimentando il sogno impossibile della Kinder. Che a 3’dalla fine, su una sua tripla, è arrivata 65-67. Lì poteva cambiare casa un’altra partita di queste finali stracciacuore, ma la Fortitudo ne era troppo serenamente padrona per sbandare, anche sull’ultimo azzardo di Messina, 4 piccoli insieme, per spremere più punti. Chiacig ha fatto il 69, Rivers con due liberi il 71 e ancora il 73, la Kinder ha alzato le mani a chi le era stato davanti in tutto. Indici statistici: il 56%, nella serie, non l’aveva mai concesso, ed è stato omicida, così come il suo mai frequentato 44%. Una partita tutta sbagliata, sofferta da subito (23-10 dopo 12’di sfiancanti digiuni), pagata perfino poco a fine primo tempo (-6), vissuta per tutto il secondo a guardare da una distanza dai 6 ai 10 punti. Mai irrimediabile, vero, però anche poco sfiorata, di fronte a quella Teamsystem che, delle sue rimonte, non s’è mai angosciata. I 15 centri su 25 colpi della ripresa biancoblù spiegano tutto: questa, dicevano forte e chiaro, non la perdiamo mai.

 

 

magico Danilovic: Virtus alle stelle

di Luca Chiabotti e Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport - 01/06/1998

 

Non esiste un limite alla grandezza di un giocatore se é veramente grande come Sasha Danilovic, non esiste un limite alla sfortuna se, come la Teamsystem, ricadi ancora una volta nello stesso errore. La Virtus Kinder è campione d'Italia per la 14a volta alla fine della più bella ed emozionante serie scudetto che la gente si ricordi, entra con Milano e Varese nel piccolo olimpo di squadre capaci di conquistare, nella stessa stagione, il titolo italiano ed europeo, un'impresa riuscita l'ultima volta 11 anni fa. Lo deve alla prodezza dell'uomo di tutti i record: Danilovic ha disputato 4 campionati italiani e li ha vinti tutti. Stavolta lo fa con lo scudetto inequivocabilmente già sulla maglia della Fortitudo, avanti di 4 punti a 18" dalla fine, dopo essere stata sempre in vantaggio, anche di 11 punti a -6'38". La favola è quella del campione con la faccia di ghiaccio, che spesso mette tra sé e il mondo una cortina di scortesia, ma che dentro sa tutto del basket, compreso il fatto di non essere stato un fattore in questa serie (complice anche un infortunio), di aver sbagliato i palloni decisivi di gara-1, di aver giocato male come mai in una finale in gara-3 e gara-4, di essere stato quasi negativo per 39'48" di questa ultima sfida: solo 7 punti, 3/10 al tiro, 0/5 da tre. Stava vincendo la Fortitudo ma è arrivata l'azione che ricorderemo per sempre: tre punti più fallo di Wilkins (che ci lascia perplessi non solo per la stupidità: anche in tv non lo vediamo, ma Nique non fa una piega) che riportano la Kinder alla pari. David Rivers si butta come un missile verso il canestro avversario ma perde la palla, Alessandro Abbio restituisce e si fa stoppare da Fucka che poi subisce un fallo (non rilevato) da Binelli mentre Attruia viene fermato dalla sirena. Supplementare, senza Myers: a -2'54", con la Virtus a +1, Danilovic si conquista e segna i liberi del +3, a 1'44" dalla fine realizza l'uno contro uno del +5, a 1'03" dalla gloria piazza il trepunti del +7 e dello scudetto. Totale, 9 punti nel supplementare, 13 negli ultimi 5'18". Incredibile. La storia di Danilovic era troppo bella per non meritare la prima pagina, ma se lo scudetto è della Virtus il merito è di Alessandro Abbio che, dopo aver giocato una serie scudetto da campione, ha riportato praticamente da solo la Kinder in partita sia nella seconda metà del 1° tempo che a inizio ripresa con 10 (dei 16) punti nei primi 8', e di Hugo Sconochini che ha preso per il bavero la Virtus ricaduta a -11 a 6' dal punto di non ritorno, bruciando in contropiede la zona avversaria (8 punti sui 10 bianconeri dal -10 al -3). E poi Nesterovic, 22 anni, ma capace di non sbagliare un tiro in una finale. Queste cose, Danilovic le sa, rispetta i compagni, sa che la sua gloria nasce da lì. Di là, oltre il muro che divide Bologna, c'è Carlton Myers impietrito: perde la quarta finale della sua vita, dopo aver disputato un'ottima partita, soprattutto nel 1° tempo (20 punti, 5/8 al tiro, 3 recuperi) ma che non capisce che da solo non ce la farà mai, anche se è immenso. Nei primi 5' si gioca Dominique Wilkins, richiamato in panchina e furioso per non aver visto una palla, soprattutto da Carlton. La Fortitudo perde lì un uomo da 27 mila punti nella Nba che poi gioca una partita assolutamente indecente. Nella Fortitudo è mancato anche David Rivers, cioè il resto dello star system. Super Roberto Chiacig, che scava il primo grande vantaggio Teamsystem (+11 al 10') bilanciando con le sue incursioni in area i tiri pesanti di Myers, e Gregor Fucka, alla migliore prestazione della serie finale, anche se poi sbaglia due liberi, dopo un 8/8, nell'ultimo minuto. Probabilmente è stata la gara meno spettacolare: l'eccessivo talento in campo ha consigliato Ettore Messina e Pero Skansi a usare dose massicce di zona. Ha iniziato la Virtus, a -11 al 10', con una 2-3 che ha dato rimbalzi e contropiede. Al 17', sul 36 pari, Skansi ha messo in campo la sua (non la toglierà più), lasciando a 0 per 3' gli avversari e tornando a +8. A inizio ripresa, l'ex c.t. cambia in una 3-2 e recupera. La differenza è che Messina mischia le sue zone e riesce realmente a difendere mentre la Teamsystem disturba solo un attacco che finisce col 69% al tiro da 2 punti. Cioè, appena sono entrati anche i tiri da 3 di Danilovic, è saltata. Onore alla Virtus ma identico onore alla Fortitudo. Sono parole di rito ma sentite, come è sentito il titolo di miglior coach europeo a Ettore Messina. è italiano, come Abbio, come lo scudetto vinto da una squadra mitica.

 

LA SERIE FINALE

Gara-1: Kinder - Teamsystem 80 - 81.

Gara-2: Teamsystem - Kinder 76 - 78.

Gara-3: Kinder - Teamsystem 69 - 76.

Gara-4: Teamsystem - Kinder 57 - 59.

Gara-5: Kinder - Teamsystem 86 - 77 dts.

 

LE PAGELLE

DANILOVIC 10 - Ha segnato tutti i canestri-partita. Fino a 18" dalla fine, meritava il 6 di stima. Ma lui è Danilovic e può conquistare l'eccellenza in una sola azione.

ABBIO 9 - Ha realizzato i punti decisivi in gara-4, è stato grande in difesa e fantastico in attacco ieri. Ha pesato più lui di Danilovic in questo scudetto.

NESTEROVIC 7.5 - Non ha sbagliato un tiro ed è stato il miglior rimbalzista. Con lui in campo, la Kinder ha avuto un parziale positivo di +10.

SCONOCHINI 7.5 - Ha riaperto una partita che sembrava ormai compromessa, in 4' (dal 32' al 36') segna 8 punti di carattere volando in contropiede.

BINELLI 6.5 - Subentra a Nesterovic con 3 falli al 14', prende 6 rimbalzi in 14', dà due stoppate.

SAVIC 6 - Ha giocato un buon primo tempo, poi è sparito. L'Mvp dell'Eurolega è tornato gregario ma ha vinto un altro titolo. Non è un caso.

RIGAUDEAU 6 - Ha disputato una partita modesta, illuminata solo dagli assist e dalla mano data a rimbalzo. Un paio di brutti errori (sul secondo ha commesso il 4° fallo al 25') stavano costando care alla Kinder.

MESSINA 10 - Un grandissimo allenatore, in allenamento e in panchina. Con Danilovic in queste condizioni, vincere lo scudetto è stata un'impresa più difficile del titolo europeo.

 


 

Tutto sembrava perduto poi quel colpo di Danilovic

Lo chiamano lo Zar, spesso fanno fatica a sopportarlo, perché è "peso", come si dice qui, anche quando fa dello spirito, mica solo se è incazzato. Ma se Danilovic è un capobranco anche amato, in fondo, non solo rispettato, è perché, a chi ci lavora insieme e a chi paga i biglietti più cari d’Italia per vederlo, porta scudetti. Ne aveva vinti tre prima di andarsene nella Nba, in tre campionati. Ha vinto il quarto dopo i due anni che s’era stufato di stare là: gli 11 miliardi in tre stagioni di Bologna valevano il ritorno. Anche per la Kinder, riprenderlo l’estate scorsa fu soprattutto marketing: dopo scoppole memorabili, la sbrindellata Virtus che i 5 derby di stagione li aveva strapersi tutti, doveva riavviare lo spettabile pubblico alla cassa. Danilovic fu come Baggio: seimilatrecento e rotti abbonati. Adesso, è stato di nuovo l’uomo-scudetto, non solo l’uomo-immagine. Come l’ha vinto ieri sera, è stato da lui, da Zar. Quasi irridendo la complicità della Fortitudo, per la terza volta in tre anni sconfitta in finale, e per la seconda in quattro giorni segata a metà dal filo di lana che l’attendeva sul traguardo. Danilovic ha tracciato poco o niente nella partita di 39 minuti trascinata contro Myers e contro la propria caviglia ormai straziata. Ma ha pescato i 4 punti dell’incredibile pareggio quando lassù, sulla curva nemica, i cinquecento tifosi avversari pensavano che l’incubo fosse finalmente finito. Poi ha scolpito quel supplementare da padrone assoluto: quasi che, in campo, non ci fossero altri nove giocatori. Sasha è tornato, tengono scritto sulle magliette i bimbi del tifo virtussino. E Sasha ha portato lo scudetto: il numero 14 che, accoppiato alla Coppa Campioni, ha fatto di Bologna, e della mezza innamorata Virtus, la capitale dei canestri.

 


 

Myers & Co, paura di scudetto

Ma che cos’ha la Teamsystem, contro lo scudetto, che neppure stavolta l’acchiappa, sotterrando la Kinder fino a 18 secondi dalla fine, e finendo per esserne la più affettuosa complice, quando la Virtus, invece, al suo scudetto numero 14 salta addosso, e lo sbrana? Non è facile raccontare l’impresa di una squadra che ha vinto partita e scudetto fondendovi formidabili virtù di temperamento, anche quando giocare era una scommessa contro le proprie fatiche fisiche e i propri svuotamenti mentali. Non è facile spiegare come, quando e perché la Kinder ha ribaltato il destino, senza attingere dal secchio degli errori avversari, ma è andata così. Il merito è stato non affondare mai. Ma il resto doveva farlo la concorrenza. E la concorrenza, sciaguratamente, l’ha fatto tutto, senza sconti. E pensare che la Teamsystem aveva cancellato l’identico scialo di gara 4, giocando per 39’meglio della Kinder, quasi l’altro giorno fosse andata a un picnic. Ma s’è gelata, ancora una volta, in retta d’arrivo: vinceva di 11 punti a 6’36’’, di 5 a 3’28’’, e di 4 ancora a 27’’, su un libero di Fucka. La Kinder era stesa, non Danilovic, che pure s’era trascinato la zampa malconcia per tutta la partita: senza più l’ombra di Myers addosso, fuori per falli, Sasha ha sparato da tre e Wilkins gli ha pure regalato il fallo che, in lunetta, l’ha fatto pareggiare a 72. La disperazione della Fortitudo aveva altri 18 secondi, ma Rivers correva troppo forte e dava un calcio alla fortuna, meglio alla palla, a 13’’. L’ultima azione Virtus pareva la mannaia: e invece Abbio, in entrata, prendeva una stoppata da Fucka, cui poi saltava addosso Binelli. Overtime, sul 72 pari. E qui, solo Virtus. Il 74 di Nesterovic, il pareggino esile di Fucka, poi era Sasha a fare lo Zar: segnando o facendo segnare. A Binelli il 75, personalmente il 77 (due liberi), il 79 (entrata), l’82 (tripla). Era finita lì, a 1’02’’, 82-75, la gente già in campo, a stento trattenuta.