di Carlo Annese - La Gazzetta
dello Sport - 02/06/1997
Sasha Danilovic
torna a Bologna. Tre anni per 2 milioni di dollari a stagione (quasi 3
miliardi di lire) per dimenticare la Nba e provare a ripetere il tris
tricolore dell'inizio degli Anni 90 con la Virtus. La notizia era nell'aria
da tempo, ma è stato un blitz notturno di Cazzola a renderla ufficiale. Di ritorno dalla
cena dei vip (i presidenti delle 16 società più
importanti e ricche del basket europeo) svoltasi sabato a Venezia all'Hotel
Monaco Gran Canal, di proprietà della famiglia
Benetton, il patron bolognese ha tirato giù dal letto Roberto Brunamonti per incontrare il
giocatore e il suo agente e porre fine così a quello
che sarebbe potuto diventare un tormentone. Fino alle 7 italiane di questa
mattina, infatti, Sasha aveva la possibilità di
esercitare il diritto di rinuncia al contratto con i Dallas Mavericks
diventando così free agent, con la prospettiva di
poter discutere con qualunque società, comprese
ovviamente quelle della Nba, senza diritti da pagare. Il colpo
è sicuramente enorme, tanto più
se aggiunto a quelli già messi a segno finora dalla
Virtus Bologna, che ha aperto la sua campagna di rinnovamento con Ettore Messina sulla panchina, Antoine Rigaudeau nel ruolo di playmaker, Alessandro Frosini e Radoslav Nesterovic sotto canestro. Danilovic, da solo, ha già
dimostrato di poter fare la differenza e adesso, con due anni di esperienza
in più nella Nba e quella già
fatta nel campionato italiano, può cambiare
drasticamente gli equilibri. Messinaprova a non crederci: "è
un giocatore di altissimo livello tecnico, che ha sperimentato come si fa a
vincere in Italia e in Europa - dice il c.t. - tecnico virtussino -.
è un altro pezzo
che si aggiunge a un nucleo di giocatori eccellenti e che cercheremo di far
diventare una squadra veramente competitiva". Un compito complesso, anche
perché, paradossalmente, con tanti grandi nomi tutti
assieme il rischio di fallire esiste. "Sasha è una
guardia di 2 metri, pericoloso e versatile, al punto da poter giocare anche
ala piccola - continua Messina -, Rigaudeauun play di 2 metri che può giocare anche da
guardia. Tra questi due Abbio (che ha firmato il
rinnovo del contrato, n.d.r.) dovrà avere un ruolo
tatticamente importante". Gli operatori del mercato garantiscono, comunque,
che le operazioni di rilancio della Kinder, dopo la stagione grigia che si
è appena conclusa, non sia ancora finita. Il nome che
si fa con maggiore insistenza è quello di Gregor
Fucka, se Milano non dovesse essere in condizione di tenerlo o volesse
cederlo prima della scadenza del contratto (alla fine della prossima
stagione) per monetizzare un patrimonio ingente. Ma Bepi Stefanel in persona
smentisce qualsiasi speculazione.
.
Pokerissimo Virtus: In arrivo Sconochini
di Massimo Oriani - La
Gazzetta dello Sport - 04/06/1997
Dopo Danilovic, Frosini, Rigaudeau
e Nesterovic, Kinder a un passo
dall'italo-argentino Kinder scatenata. Dopo Sasha
Danilovic è in arrivo il gaucho Hugo Sconochini.
La trattativa col Panathinaikos per lo scambio di contratti (agli ateniesi
andrebbe Bane Prelevic) ha avuto una svolta
decisa proprio ieri mentre sotto le due torri veniva presentato
ufficialmente Antoine Rigaudeau. Tra i due
club l'accordo è fatto ma il Panathinaikos, che sta
per prelevare dall'Aek Stefano Attruia e tratta
Dale Ellis (Denver Nuggets), prima di rendere definitiva a tutti gli effetti
l'operazione aspetta di sentire l'opinione del nuovo allenatore che dovrebbe
essere annunciato a giorni. Nel caso saltasse lo scambio, Prelevicdovrebbe
andare ugualmente ad Atene, anche se nei giorni scorsi a Salonicco ha fatto
sapere che preferirebbe restare a Bologna. In casa Kinder potrebbe esserci
un altro ritorno, quello di Claudio Coldebella
dall'Aek, anche se Messina, ha chiarito i
dubbi sull'utilizzo del francese: "Ma quale guardia. Il compito di Rigaudeau è di gestire
il gioco della Virtus. Antoine gioca da play da quando aveva 16 anni e credo
che tra Cholet, Pau e nazionale abbia dimostrato il suo valore in questo
ruolo. La sua caratteristica principale è quella di
avere una visione a 360 gradi del campo e di capire quando deve prendersi
una responsabilità e quando invece servire un
compagno. Inoltre sa sfruttare molto bene il pick and roll e, pur non avendo
un'elevatissima velocità di esecuzione, ha raggio di
tiro notevole".
ALLA VIRTUS PER GIOCARE
di Carlo Annese - La Gazzetta
dello Sport - 27/06/1997
"La Virtus? Non ho ancora firmato. Sì,
c'è un accordo sulla parola, ma non ho ancora
firmato. E fino a quando non l'avrò fatto, non vorrei
parlare". Demetrios Papanikolau, l'ala greca ventenne che Bologna ha
strappato all'Olympiakos Pireo, invece ha tanta voglia di parlare e nella
hall dell'albergo di Girona, dove alloggia la Grecia, si ferma volentieri
per raccontarsi. è
considerato il miglior talento greco dell'ultima generazione. Fannis
Christodoulou, che 10 anni fa era giudicato esattamente allo stesso modo, ha
detto di lui: "Demetrios è tre volte più
forte di me, perché salta come un americano". Eppure
all'Olympiakos hanno quasi fatto di tutto perché
andasse via: hanno preso due giocatori importantissimi nel suo ruolo, il
lituano Karnishovas e lo "spagnolo" Johnny Rogers (che 5 anni fa giocò
a Milano come americano) e non hanno mai risolto il problema del suo
contratto. Scadrà alla fine di febbraio, dopo che il
giocatore avrà compiuto i 21 anni, ma per la Fiba non
dovrebbe avere alcuna efficacia. "So che Ivkovic (il tecnico dell'Olympiakos,
ndr) qualche giorno fa ha detto che io sarei andato a Bologna il 25 maggio
per parlare con le squadre italiane - dice Papanikolau -.
è una grande bugia
e Ivkovic fa spesso così per tenere i suoi giocatori
più importanti: in quei giorni io ero sull'isola di
Samos con la mia fidanzata a prendermi un po' di vacanze dopo la finale del
campionato greco. Posso dimostrarlo con i biglietti che ho usato".
Demetrios si infiamma. Parla velocissimo, sorride e dà
continuamente delle pacche sulle spalle. Dimostra di essere molto furbo. I
suoi biografi greci raccontano cosa disse in conferenza stampa subito dopo
l'esordio in serie A. Era il novembre del '92 e Papanikolau, figlio di due
insegnanti elementari, aveva solo 15 anni. Era arrivato allo Sporting Atene
da una squadretta della capitale, l'Asteras Liossion, e aveva firmato
l'ennesimo strano accordo "alla greca" per 4 stagioni. Il suo primo
avversario fu Cliff Levingston, allora
americano del Paok prima della breve parentesi proprio nella Virtus. Contro
di lui segnò 14 punti e prese 8 rimbalzi e poi
commentò: "Ma non l'avete capito? Levingston mi ha
fatto uno scherzo, per farmi giocare un pò". Da
allora, è stata una serie ininterrotta di successi.
"Chi sono? - dice - uno che ha vinto sei finali su sei, 2 titoli in Grecia,
una Coppa di Grecia, un'Eurolega, 1 Mondiale juniores e 1 Europeo cadetti.
Sono cresciuto allo Sporting, poi mi ha preso Ioannidis all'Olympiakos e
nell'ultima stagione sono maturato con Ivkovic. Adesso l'unica cosa che
voglio è giocare: l'ho detto al mio procuratore
Capicchioni, è questa la mia condizione fondamentale.
La Virtus mi sembra che me lo possa garantire, ma dall'Italia avevo già
avuto altre offerte: da Milano e dalla Fortitudo. La Teamsystem mi aveva
perfino mandato un biglietto aereo pre-pagato per farmi firmare". Sembra che
tra l'accordo sulla parola e l'ufficializzazione del contratto biennale con
la Virtus ci sia un solo ostacolo da superare: la richiesta del giocatore di
una via d'uscita per la Nba alla fine della prima stagione. Ma non sembra
insormontabile. Papanikolau era già stato inserito
tra i giocatori minori di 22 anni dichiarati eleggibili per le scelte
dell'altra notte, ma lui stesso ha rinunciato. Nessuna franchigia era
realmente interessata, solo Chicago lo aveva invitato al pre-draft camp
d'inizio giugno ma Panagiotis Yannakis, nuovo c.t. della Grecia, ha messo
subito una condizione: o i Bulls o la nazionale. Demetrios ha scelto la
bandiera e un posto più sicuro in Europa.
MESSINA, VIA AL RINASCIMENTO
di Luca Chiabotti - La Gazzetta dello Sport - 28/07/1997
Non sta più nella
pelle. Ettore Messina conta i minuti che lo separano dal suo ritorno alla
guida di un club importante dopo quattro anni difficili, ma con il lieto
fine di un argento europeo, in nazionale. Se la Fortitudo Bologna
è una squadra straordinaria e suggestiva, la sua
Virtus è quella che probabilmente il 90 per cento dei
tecnici vorrebbe allenare: forte come l'avversaria ma più
equilibrata; altrettanto rinnovata (con Rigaudeau, Danilovic,
Sconochini, Papanikolaou, Frosini e Nesterovic) ma con giocatori più
compatibili e facili da convincere che il basket vincente sia quello in cui
ci si passa anche la palla. Se molti guardano a questa sfida a livelli
stratosferici tra due avversarie storiche come al nuovo Rinascimento della
nostra pallacanestro, Messina frena subito: "L'errore più
grande che potremmo fare a Bologna è fossilizzarci
sulla rivalità cittadina. Non puoi costruire due
squadre così e ridurle in una sfida fra Porta Lame e
via San Felice. Il nostro palcoscenico è l'Europa,
dobbiamo misurarci lì come hanno fatto i greci che,
pur restando legati alla tradizione del derby tra Panathinaikos e Olympiakos,
hanno saputo trasferirla a un piano molto più alto.
L'acquisto da parte di Alfredo Cazzola del
Palasport di Casalecchio (dove la Virtus disputerà i
playoff, le grandi sfide di Eurolega e probabilmente i derby)
è un chiaro segnale di quali traguardi ci stiamo
ponendo". La Kinder ha qualcosa di familiare: "I concetti con cui
è stata costruita sono simili a quelli che hanno
fatto nascere la Virtus dei tre scudetti e dell'ultima nazionale vista a
Barcellona: cinque giocatori alternabili nelle tre posizioni degli esterni,
con spazi importanti per tutti e una notevole versatilità
dei lunghi". Ai quali manca l'ultimo tassello: il declino di Zoran Savic, peraltro con un contratto ancora di
un anno alla cifra eccessiva di un milione di dollari, e la difficile
compatibilità di Augusto
Binelli con un ruolo di quarto lungo (oltre al tesseramento problematico
di Nesterovic, la cui conferma non c'è
ancora) hanno spinto Cazzolaa pressare a tutto campo John Amaechi.
Anche perché, se non lo prende lui, finirà
ai rivali della Teamsystem. Una risposta dovrebbe arrivare in settimana,
visto che il giocatore è tornato in Inghilterra dopo
aver partecipato alla Summer League di Salt Lake City. Se fosse positiva,
verrebbe sacrificato capitan Binelli: "Amaechici permetterebbe di chiedere a Savicesattamente quello che ha dato alla Jugoslavia a Barcellona. E poi c'è Nesterovic. La scorsa estate, incontrai
Dusan Ivkovic a Folgaria, diceva che le possibilità
dell'Olympiakos di vincere l'Eurolega erano legate ai progressi e
all'affermazione definitiva di Dragan Tarlac. Confermo il ragionamento per Nesterovic: saranno i suoi progressi a
renderci competitivi in Europa come lo sono stati quelli di Marconato, di
cui Radoslav ha le stesse misure, a farci compiere un passo avanti con
l'Italia". Messina, dopo quattro anni in
nazionale e le prime due stagioni bolognesi in Euroclub, ha elaborato un
concetto semplice ma chiarissimo: "Nel campionato italiano spesso basta, per
vincere, una maggiore pericolosità sul perimetro. In
Europa si vince soprattutto a rimbalzo. La Kinder è
stata pensata per avere queste due caratteristiche:
Abbio e Sconochini completano e ci
garantiscono in attacco, Papanikolau è fondamentale
per la tenuta sotto canestro, perché
è un'ala che si aggiunge ai rimbalzisti. L'Eurolega è
come gli Europei, dove ci sono almeno otto-nove squadre da podio. Alla fine
vincono le cose che non si vedono, la qualità del
lavoro, un allenamento in più, la capacità
di gestire le tensioni interne che durante l'arco di un anno sono
inevitabili". Il caso con il greco dell'Olympiakos non è
ancora finito: la FIBA prima ha accettato il tesseramento, poi l'ha sospeso
perché la sua ex squadra sostiene di avere un accordo
con lui fino a febbraio. Ma a Bologna sono ottimisti per la conclusione
della vicenda. L'opposizione del club greco non si basa su leggi federali ma
su un contratto, quello della stagione passata, in cui, a penna e senza una
sigla o una firma di assenso del giocatore accanto alla correzione fatta a
un modulo prestampato, si dice che l'accordo si intende prolungato fino al
compimento del ventunesimo anno di età. Papanikolau
afferma che questa correzione sia stata apposta successivamente alla sua
firma, la Virtus sembra in una botte di ferro.
Ettore Messina riparte e non vede l'ora, l'argento di Barcellona
é però ancora un'onda lunga
che ogni tanto lo coglie: "Se considero la gente che mi incontra per strada,
devo dire che per fortuna non è stato dimenticato".
Ma adesso c'è solo la Virtus.
il tiro da 4 punti in gara5
della finale scudetto contro la Fortitudo
.
I GRECI RIVOGLIONO PAPANIKOLAU
di Luca Chiabotti - La Gazzetta dello Sport -
30/07/1997
Poteva essere il giorno risolutivo nel caso
Papanikolaou invece il tormentone dell'estate continua. Mercoledì,
a Monaco, nel corso di un incontro tra Stankovic e i rappresentanti dei club
d'Eurolega, Alfredo Cazzola ha incontrato il
vicepresidente dell'Olympiakos per tentare di trovare un accordo sul
trasferimento del giocatore (la storia: Papanikolaou sostiene che il
contratto firmato con l'Olympiakos, che prolunga la sua permanenza nel club
del Pireo fino al compimento del 21o anno, il 7 febbraio prossimo, sia stato
falsificato. Stankovic ha dato di fatto ragione ai greci lasciando alle due
società la possibilità di
accordarsi). L'offerta era notevole: un indennizzo arrivato fino a 500 mila
dollari dai 100 mila iniziali, la possibilità di
un'opzione sul giocatore alla scadenza del suo contratto biennale con la
Virtus. Ma ieri l'Olympiakos non ha risposto e continua nella sua linea più
intransigente. Ha intimato al giocatore di presentarsi agli allenamenti da
lunedì, annuncia grane legali e di non volere
scendere a compromessi Bologna. Il giocatore, ovviamente, non ha nessuna
intenzione di rientrare in un club che ha falsificato il suo contratto. Si
attende un intervento del proprietario, Kokkalis, ieri a Belgrado, ma Ettore Messina è
pessimista. Questo caso conferma l'inattendibilità
della Fiba (che in un primo tempo aveva tesserato il greco per la Kinder)
mentre sta preparando la grande trasformazione dell'Eurolega sull'esempio
della Champions League del calcio, con la nascita di una organizzazione
(tipo Uefa) che gestirà il torneo in collegamento con
la Fiba (che resta il referente tecnico) centralizzando, però,
i diritti televisivi e di marketing.
MILIARDI E CAMPIONI BOLOGNA SFIDA TREVISO
di
Walter Fuochi - La Repubblica – 21/09/1997
C’eravamo lasciati a
Barcellona, all’argento di Azzurra: è una buona mappa anche per
riaddentrarsi nel campionato e trovar l’isola del tesoro. Nove di quei
nazionali giocano ora fra Treviso (tre, più Rebraca, oro jugoslavo) e
Bologna (sei: quattro Teamsystem, due Kinder, più due serbi, Danilovic e Savic).
Gli altri tre (Carera, Gay, Coldebella) non erano certo il nocciolo
duro. Tre squadre, dunque, per lo scudetto. Benetton, Kinder, Teamsystem, in
ordine alfabetico. Da rovesciare, esigendo un pronostico. E se la densità
azzurra non è l’unico parametro, perché ci sono gli stranieri e c’è la legge
Bosman, pure a questi pozzi le big hanno attinto meglio.
Rigaudeau, il comunitario più pregiato, play
atipico di due metri, avrà 2 miliardi dalla Kinder per somigliare a Brunamonti, cioè dar punti e non solo idee.
Così come a Bologna girano i quattro stipendi più alti e sono stati
arruolati Wilkins e
Danilovic:
due che, pochi mesi fa, a San Antonio e a Dallas, facevano 18 punti a
partita nella Nba. Tanta Bologna, troppa Bologna: anche in un giardino di
delizie, uno sport può appassire. Ma è Treviso la squadra campione e il
gruppo più rodato: non aver cambiato nessuno degli uomini scudetto (solo
aggiunto Stazic, ragazzo austro-croato) garantisce basi solide ed economie
non vistose. Sono i contratti nuovi a impennarsi e la Benetton, che fece i record ai tempi di Del Negro-Kukoc-Rusconi, non ne ha.
La Teamsystem ha 9 pezzi inediti, la Kinder 7: al netto, 13
miliardi d’ingaggi per entrambe. Sono cifre calcistiche, laddove il basket
vende arene da 6/7.000 posti, pietisce spazi in tv e
deve tenersi stretti i pochi buoni sponsor: 'puri’, tra le grandi, solo a
Bologna (entrambi sui 3-4 miliardi, dipenderà da vincite e premi), perché
Benetton, Stefanel e Scavolini sono anche proprietari. Eppure, è un basket
che cresce e ritrova orgoglio, malgrado le ombre in tv.
Barcellona è stata una sterzata di autostima. Dal mercato è partita l’altra,
rimontando quella Grecia che dilagava. All’Olympiakos, la Fortitudo ha tolto Rivers, il match-winner dell’Eurolega, Milano il capitano
Sigalas, la Virtus
la promessa Papanikolau (che giocherà solo a febbraio per beghe legali).
Danilovicè qui, Wilkins pure: e
sono, col Radja del Panathinaikos, gli ingaggi più alti del continente. Le
tre belle italiane sono pure quotatissime nell’Eurolega: hanno carrozzato
squadre per quell’obiettivo, benché Bologna attizzi sempre il suo palio
cittadino, origliando ogni crepa sulla torre nemica. Giorgio Seragnoli,
industriale della meccanica e patron-ultrà (il conio è suo) è arrivato,
all’alba della sua sesta stagione, sull’uscio dei 100 miliardi spesi. Questo
dev’essere l’anno buono perché i tifosi della Teamsystem non intonino più il
coro 'Non abbiamo mai vinto un c...’: fiero, autoironico, intinto nel Dna di
ex club povero, ma poco gradito all’Emiro (così detto per censo e
carnagione). Alfredo Cazzola, il vicino di
casa, ha preso 7 giocatori e s’è pure comprato il palasport di Casalecchio.
Con 8 mila posti la scommessa sui bilanci è più larga e pazienza se, avendo
pure la Fortitudo in affitto, rimarrà vuoto il vecchio, fascinoso Madison
del centro. Il basket che tira si legge anche negli abbonamenti: Kinder a
6.300 e Teamsystem a 4.400 (nella città più abbonata d’Italia, già prodiga
dei 27 mila per Baggio), ma record pure a Treviso e Verona, Pesaro e Varese.
Tre per lo scudetto, allora. E dietro, noia? No, perché anche assorbendo le
eccedenze delle big, si sono irrobustite in tante. Milano riavrà Gentile e
ha rifatto la squadra coi soldi di Fucka: ha un bel quintetto da battaglia e
semmai pare una scelta recessiva la riapertura dell’antico Palalido per le
partite minori.
Verona ha un impianto solido e, con Iuzzolino italiano, tre americani. Roma
sarebbe stata un bel progetto, col povero Ancilotto.
Pesaro cerca di riaccendersi, col bomber francese Bonato accanto a Esposito.
Più staccate le altre, nessuna lontanissima, tranne Rimini che oggi avrà il
suo scatto d’orgoglio, reclamando, sul campo dell’enorme Fortitudo: "Myers è
ancora nostro". Già, nel basket ritrovato restano pure i crediti: dei 13
miliardi di quella cessione boom, l’ultima dell’era avanti Bosman, si stanno
occupando i tribunali.
VIRTUS: AVVERTIMENTO A
SAVIC
di Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport -
30/09/1997
Ettore Messina
compie 38 anni (auguri) e tra i regali trova pure il "pacco" Savic, escluso dai dieci domenica contro Varese,
una scelta sfociata in un balletto di tre versioni difformi che ha finito
per alimentare il caso, anziché smorzarlo. Messinaci torna sopra
correggendo la mira, ma senza entrare nei dettagli. "Ho visto Zoran poco
brillante in allenamento venerdì e sabato. Poi si
è aggiunto il problema alla caviglia, così
ho deciso di lasciarlo fuori. Se rientrerà giovedì
in Eurolega a Barcellona? Non posso dirlo adesso", taglia corto l'ex c.t.
Traduzione e impressione nostra: Savicnon tornerà in squadra in Catalogna, la sua
posizione rimane sospesa, diciamo pure sotto il tiro della società
e del tecnico che ufficialmente ha escluso che il pivot serbo sia caduto in
disgrazia ("non è sotto esame") anche se le sue
ultime prove sono state insufficienti. L'ipotesi più
plausibile è che Messina,
e con lui Cazzola, abbia voluto mandare Savicin castigo. Per un
giocatore di carattere qual è il pivot di Zenica, un
provvedimento del genere deve suonare come una punizione. Lo sprone
è chiaro: Zoran, continuando così,
rischia il taglio anche se la Virtus, con la prima fase di Eurolega in
corso, ha le mani legate fino a dicembre. Non può
durare e non è credibile che il giocatore col secondo
stipendio della Virtus (1.950 milioni) venga messo fuori con la scusa del
turn over. Il motivo della conferma di Savicin una Kinder rinnovatissima trova la sua giustificazione proprio
nell'oneroso biennale garantito. Non si tratta perciò
di una scelta, ripudiata, dell'allenatore. Già in
estate un po' tutti in casa Virtus speravano che qualche grosso club volesse
rilevargli il contratto: insomma, Savic è rimasto alla Kinder per lo stesso motivo per
il quale rimase Komazec l'anno scorso.
L'accostamento non è positivo, visto com'è
finito il rapporto col bomber croato. L'augurio per il compleanno di Messina
è che l'epilogo sia differente.
QUESTA VIRTUS è LA PIù FORTE
di Carlo Annese - La Gazzetta dello Sport -
15/11/1997
"In testa in Eurolega e imbattuti in
campionato. Come noi, solo l'Olympiakos: siamo i primi in Europa". Alfredo Cazzola, il patron della Virtus,
è raggiante. Per fargli piacere, qualcuno dice che la
sua presenza a Pau, una trasferta delicata per definizione nella storia
della Kinder, ha portato bene. Ma mente, sapendo di mentire. La differenza
non sta tanto nel presidente, lo stesso oggi come 2 o 3 anni fa, quanto
nella squadra, questa sì diversa. Ettore Messina vorrebbe evitare paragoni, ma
la sua unica frase - "questo gruppo è più
forte degli altri" - è eloquente più
dei silenzi diplomatici. Forte nella tecnica, ma soprattutto nella testa.
L'aria che si respira nella nuova Virtus è serena,
quello di una squadra che si trova dentro e fuori dal campo. E che sa
vincere anche partite, come quella di giovedì a Pau,
che in altri tempi, sul -13 al 25' dopo aver dilapidato un +14, sarebbe
stata data per spacciata.
è l'effetto di un processo che non ha niente di miracoloso, ma anzi
è passato attraverso fratture, ricomposizioni e anche
qualche scelta sbagliata. Prima ancora della sconfitta contro lo stesso Pau,
nella 2a d'andata di Eurolega, già nell'esordio in
campionato a Reggio Calabria Messinaha avuto un chiarimento molto vivace con
Sasha Danilovic e Antoine Rigaudeau, le
due stelle, sulla necessità di una loro convivenza
pacifica. E la settimana successiva, contro Varese, ha messo fuori rosa uno Zoran Savic in crisi. Oggi Danilovice Rigaudeausi intendono
a occhi chiusi e Savic è
uno degli uomini più attesi. Assente ancora a Pau per
infortunio, il pivot jugoslavo sarà pronto per la
trasferta di Pesaro, aggiungendo un altro pezzo di prestigio al reparto dei
lunghi, che si è rivelato finora molto importante.
Prima è esploso lo sloveno Radoslav Nesterovic, ora è
la volta di Alessandro Frosini: decisivo con 13
punti nella ripresa per la rimonta della Virtus in Francia, il pivot azzurro
è da almeno un mese in un gran momento di forma.
"All'inizio ho fatto fatica a trovare il mio ruolo - dice Frosini-. Dovevo
interpretare un gioco totalmente diverso rispetto a quello al quale ero
abituato, anche se ero appena stato con Messinain nazionale agli Europei, e per la prima volta mi trovavo ad
affrontare la concorrenza di molti buoni lunghi all'interno della squadra.
Le polemiche sul trasferimento dalla Fortitudo non mi hanno certo aiutato.
Ma alla lunga proprio il fatto di dover conquistare ogni giorno uno spazio
è stato fondamentale. In Fortitudo, non c'era una
situazione simile e spesso mi mancavano gli stimoli per cercare di
migliorare. Qui, poi, lavoro molto più di quanto
abbia fatto nell'ultima stagione: con Bianchini,
c'era un solo allenamento al giorno e non sempre molto intenso; con Messina, le due sedute sono quasi la norma e
ora ne sento i benefici. Il gruppo? Eccellente, come quello della nazionale
di Barcellona. Tutti abbiamo lo stesso obiettivo: vincere qualcosa di
importante". In questo spirito, l'inglese John
Amaechi è l'unico che mostra di non essersi
integrato. Tanto che è ormai certa la sua cessione
nei prossimi giorni, proprio al Pau-Orthez, dove risiede anche il suo agente
Kenny Grant. In attesa del verdetto del Cio su Dimitris Papanikolau
(previsto per il 26), Amaechifarà spazio al play che Ettore Messina, anche dopo la trasferta
francese, reclama con insistenza. I tempi di recupero per Chicco Ravaglia non sono inferiori a 2 mesi e,
malgrado l'A-1 si fermi per la nazionale e poi per le feste di fine anno, la
Virtus ha bisogno subito di dare respiro a
Rigaudeauin campionato perché
sia fresco in Eurolega. La soluzione è pronta: Claudio Crippa. Pistoia lo ha dichiarato
incedibile per ora, anche se Bologna ha offerto di rilevarne temporaneamente
il contratto. Ma nelle prossime ore Roberto
Brunamonti, vicepresidente esecutivo della Virtus, dovrebbe chiudere le
trattative con la Mabo per tesserarlo in tempo per il derby in programma
domenica 23. Un protagonista in più.
BOLOGNA TRASCINA IL BASKET
di
Walter Fuochi - La Repubblica – 25/11/1997
Un record tira l’altro,
nel basket. Più incassi di sempre, domenica, al derby di Bologna: 414
milioni. E, il giorno dopo, il felice rimpallo dell’Auditel, che non governa
solo le vite di Montesano e della Spaak, ma anche di tutti i muscolari
d’Italia: un milione e 477 mila spettatori in poltrona, quasi due milioni
aggrappati a quel finale, per vedere come andava a finire la crudele e
hitchcockiana partita dei tiri liberi, risolta poi dal killer che tutti
conoscevano, Sasha Danilovic. Pure lo share,
7.13%, dicono gli esperti, vale come un canestro da tre punti: tanto da
metter pace, o quasi, nel tribolato rapporto tra Rai e basket. Le ultime 5
partite hanno passato il milione, pure la media si è assestata lì, e
l’estate ruggente della nazionale a lungo negata, malgrado stesse vincendo
l’argento di Barcellona, sembra impallidire nei ricordi di faide finite. Da
quel dì, rinacque la voglia di basket: alla quale serviva, ovvio, che
rinascessero prima i giganti, cioè che vincessero. Sennò, non c’è marketing,
promotion, immagine, o altra parolona che tenga. Forse non è un caso che il
timoniere azzurro di allora, l’Ettore Messina che governava la panchina
dell’Italia, sia oggi un altro uomo di record su quella della Kinder, che
traina questo boom con la sua marcia inarrestabile. Messina ha perso, fra
nazionale e club, tre partite in tutto, nell’anno solare '97, inclusa la
finale europea con la Jugoslavia. La sua Virtus marcia a 10-vittorie-10 in
campionato, 15 a fila, mettendoci dentro anche l’Europa, 21 in 23 partite dall’inizio della stagione. Dietro
questa nave rompighiaccio, costata 12 miliardi di stipendi come la
dirimpettaia Fortitudo, viene il resto, cioè il campionato.
Spettatori paganti che spesso sorpassano la B di calcio,
abbonamenti che sono quasi diventati una moda, non più solo a Bologna, dove
neanche l’effetto Baggio (27 mila tessere) ha spento l’ondata del basket,
6.300 abbonati Virtus e 4.400 Fortitudo. Anche Pesaro, ultima in classifica,
ha più di seimila fedeli. Domani a Catania torna in campo la Nazionale, la
prima di Boscia Tanjevic, sabato a Ferrara
anche Messina farà un salto a vederla ("con una certa emozione, lo
confesso"). Intanto si ferma la serie A, e si ferma anche l’Eurolega, nella
quale le italiane non avevano mai vinto tanto: Kinder e Benetton sono in
testa, da sole, ai loro gironi, la Teamsystem pure, benché
in condominio. Messina, che di solito indossa sai da trappista e, a metafore
abbaglianti, prende due a zero dall’officiante concittadino Bianchini, s’è
lanciato ieri, dopo la vittoria nel derby che la Virtus non trovava da due
anni, in iperboli hollywoodiane. "In ogni film ci sono i protagonisti e i
comprimari, quello che stiamo girando noi, con questa squadra, prevede che
ognuno capisca il suo ruolo. Stiamo funzionando bene proprio per questo,
perché prima della coesione tecnica c’è un’identità morale comune.
Chi non l’ha capito, come Amaechi, ha chiesto
di andarsene: non voleva essere comprimario, potrà fare il protagonista in
una produzione di serie B, ma avrà lasciato la Metro Goldwyn Mayer". Il
protagonista, quello col nome grande sulle locandine, è ovviamente
Danilovic,
non solo per quei due liberi nel derby, a 4 secondi dalla fine, o per i due
milioni di dollari l’anno che gli passa Alfredo
Cazzola, facendone il primo ingaggio del basket italiano. "Danilovicè il numero
uno - spiega Messina - perché, in anni di
carriera che lo conosco, non l’ho mai visto sbagliare in quelle situazioni.
Perché, in due partite che era a rischio di non giocare per un infortunio,
ha fatto 50 punti, tra Barcellona e Teamsystem. Perché, tra lui e Rigaudeau, hanno la faccia, le qualità
personali e il carisma per la leadership. Lo lasciai quattro anni fa che era
soprattutto un tiratore, adesso è un giocatore completo. L’ho già detto, lo
ripeto: ha qualcosa di Larry Bird". L’ultima di ieri è che, sul set Kinder,
è stato scritturato un altro attore, Claudio Crippa:
da domani, il veterano della regia che sognava una grande squadra prima di
chiudere coi canestri, lascerà Pistoia per sostituire a Bologna
l’infortunato Ravaglia. E giovedì, a Losanna,
il tribunale sportivo darà sentenza sul caso Papanikolau, il nazionale greco
conteso tra Kinder e Olympiakos. Arruolasse subito anche lui, la Virtus
diventerebbe ancora più forte.
BEFFA PAPANIKOLAU: è TORNATO ALL'OLYMPIAKOS
La
Gazzetta dello Sport - 23/12/1997
Un incontro sabato mattina a casa del magnate greco Kokkalis, un
abbraccio, la firma su un contratto quadriennale da 2.2 milioni di
dollari: Dimitri Papanikolaou non è ad Atene, come
ancora ieri sera credeva Ettore Messina, per
il Natale. Ha rifirmato con l'Olympiakos Pireo lasciando la Virtus Bologna
dopo mesi passati nelle aule di tribunali in attesa del compimento del 21
anno (a febbraio), data nella quale sarebbe stato libero dal precedente
contratto coi campioni d'Europa. Sul quale la sua firma, secondo le accuse
del giocatore stesso, era stata contraffatta. Si conclude con un colpo di
scena una telenovela durata sei mesi nella quale Papa ha fatto lo
spettatore. Il primo contatto mercoledì scorso,
quando la Kinder era a Istanbul: un invito ad Atene per le vacanze. Poi
l'incontro col proprietario dell'Olympiakos:
"Questa è la tua casa - gli avrebbe detto - non ti
preoccupare che con Ivkovic (l'allenatore cui cui aveva litigato la scorsa
estate, n.d.r.) è tutto a posto. Chiedici quello
che vuoi". E Papa, che debutterà domenica, ha
ottenuto un quadriennalone, dichiarando che chiede scusa alla Kinder, le
restituirà fino all'ultimo centesimo avuto ma che
il suo sogno è sempre stato giocare al Pireo. "Il
comportamento si commenta da solo - dice Messina -: tecnicamente, però,
non avremo ripercussioni perché di fatto Papa non
ha mai giocato con noi.
è giovane, probabilmente non ha retto il peso della situazione".
Maljkovic: "Kinder come la Jugoplastika"
di Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport -
10/01/1998
Mischiando le tante lingue di cosmopolita del
basket, Bozo Maljkovic, dall'alto dei suoi quattro titoli di Eurolega, il
santone degli allenatori europei giudica la Kinder Bologna che ha appena
superato il suo Racing Parigi. "La Virtus è un equipo
che me gusta mucho - dice Bozo attaccando in uno pseudo spagnolo - perché
gioca con la mia filosofia, quella che facevo a Spalato. E cioè
40' di buona difesa nel contesto di un basket ricco, completo, votato al
collettivo. Per questo somiglia alla mia Jugoplastika di Kukoc e Radja,
quella per intenderci delle tre coppe. Bologna è una
squadra che sprizza grande salute mentale nella quale tutti amano lavorare,
sacrificarsi. Sembra una grande famiglia. Il suo gioco è
moderno, esalta il razionale ed elimina il superfluo. La Kinder per me
è la favorita di questa Eurolega. Alla final-four però
dovrà fare attenzione perché
quella è tutta un'altra competizione". Bozo cita Messina. "Ettore è un
ottimo allenatore, il suo capolavoro lo ha fatto in estate disegnando, con
le sue scelte, un organico perfetto. Ha preso i giocatori che avrei preso
io. Nesterovic,
Danilovic, Rigaudeau e Sconochini. Sì, anche
Hugo. Con me al Panathinaikos non ha reso perché era
spesso infortunato ma ho stima di lui, è un grande
hombre, ha cuore e fisico, se riuscirà a mettere su
un tiro affidabile diventerà un campione vero. Ho
provato di prendere Rigaudeaualmeno tre volte quando ero a Limoges. Antoine e Danilovicsi
completano a meraviglia, non è esagerato definirli,
nel nostro sistema, come Magic e Bird europei". Maljkovic con Messinanon vince mai.
"Ma sono pronto a perdere sempre con Ettore pur di vincere alla fine la
coppa come feci a Limoges.
è bravo e ha dalla sua il vantaggio di lavorare in un ambiente ideale
per questo sport". Elogi alla Kinder che non valgono per la Fortitudo,
affrontata due volte da Parigi nella prima fase. "Ho visto la Teamsystem in
tv perdere ad Istanbul - conclude Maljkovic -.
è stata una
sconfitta orribile non tanto per il risultato ma per i problemi che ci sono
nella squadra. Si capisce bene che i rapporti interpersonali tra i giocatori
sono deteriorati. è
una situazione difficile per Bianchini".
Coppa di basket la Teamsystem
vola nel derby
di Walter Fuochi - La
Repubblica – 31/01/1998
Sfasciata la Kinder,
ben oltre i 9 punti finali, lungo 40’sempre dominati, la Teamsystem è la
prima finalista di Coppa Italia: aspetterà domani la vincente di
Benetton-Stefanel, che si gioca oggi, alle 17.10 (e dalle 18 su Rai3), nello
stesso impianto di Casalecchio. C’è stata solo Fortitudo, ieri sera: una
Fortitudo in stile Virtus, se si può dire, nella città che ha amori così
seccamente divisi tra i canestri. Cioè solida e attenta in difesa, misurata
in attacco, dove il cervello e il braccio di Rivers (19 punti, 8/9 al tiro
con tre "bombe") l’hanno trainata sempre con un’idea forte e serena. Rivers
è stato l’uomo della partita, anche perché ha levato dal campo, facendone un
grumo irrisolto di nervi, il francese Rigaudeau,
che doveva ragionare nella cabina Virtus: un canestro in tutto, mai un’idea,
la squadra gli si è sciolta in mano, lenta, prevedibile, confinata in
attacco al solo talento ed orgoglio di Danilovic
(28 punti, 10/19), che oltretutto doveva valicare, per guadagnarsi un
canestro, il filo spinato che Myers gli ha alzato davanti agli occhi. Più
organizzata, più padrona del gioco che Bianchini
ha lasciato a lungo in mano a tre piccoli, scegliendo nel quintetto d’avvio Attruia al posto di Fucka, la Teamsystem ha
vinto prima di tutto a centrocampo, perché anche
Myers ha aggiunto 22 punti (con 5/10), e non ha subito nulla dentro l’area,
che la Kinder non ha mai saputo rifornire. Frosini,
il transfuga accolto da striscioni irridenti e corrosivi, non è mai entrato
in partita, Savic ci è entrato sbagliando 5 tiri
a fila, Nesterovic ha avuto un solo sprazzo,
coinciso nel 1 tempo con l’unica parità della partita (18 pari), scivolata
poi invece fino al +20 biancoblù (52-32). Qui la Teamsystem s’è un
po’saziata, o forse afflosciata, ma la Kinder veniva da troppo lontano per
raggiungerla. Toccava il -5, poteva bastarle per avere l’idea di non essersi
dissolta. Forse.
Bologna, scandalosa rissa
di
Walter Fuochi - La Repubblica – 25/03/1998
Uno a zero per la Kinder,
10 giocatori espulsi, 7 blu Fortitudo e 3 bianchi Virtus, la partita finita
in campo cinque contro tre, e tanti auguri per domani sera quando il derby
di Basket City, presentato come una celebrazione fastosa e ieri avvilito da
una mattanza indegna che ha visto tutti i giocatori in campo intenti a
darsele, verrà replicato in casa Teamsystem. Succede tutto a 2’10" dalla
fine, quando la partita non c’è già più, spazzata via dalla Kinder, e forse
sarebbe già il caso di pensare alla prossima. Su un tiro lungo di Rivers,
strattonano la palla a rimbalzo Fucka e Savic,
divisi da antiche ruggini. Fucka sgomita alto, non prende
Savic,
gli arriva dietro Abbio che lo spintona. Il
resto, anche nel replay di Tele+, è una marmellata violenta, cui corrono a
dar sapori i panchinari della Teamsystem (che verranno tutti espulsi), in
cui Myers molla un colpo a
Savice viene poi trattenuto a
fatica da tutti, quando fa segno a
Savic,
e a Danilovic, furente, che ci sarà da
rivedersi fuori. Gli arbitri Brazauskas lituano e Koukoulekidis greco
ricostruiscono tutto, dopo una lunga pausa, così: espulsi
Savice
Abbiodella Kinder e Myers e
Fucka della Teamsystem come attori protagonisti del western, espulsa tutta
la panchina Fortitudo (Gay, Galanda, Chiacig,
Vidili, Moretti) per aver dato manforte e
infine, nello stesso ruolo, Morandotti (che
rientrava dopo 4 mesi di menisco). Quando si riprende, la Teamsystem ha in campo tre uomini (Attruia, Rivers e
O’Sullivan) che devono solo finire quel mozzicone più farsa che basket.
Finisce 64-52. Poi arrivano le sanzioni: una giornata di squalifica
inappellabile per Myers, Fucka,
Savice
Abbio, che non giocheranno quindi domani. Per i panchinari espulsi multe in
arrivo. Trovando il suo vice-Rigaudeau in Sconochini, 20 punti con 9/12 e una guardia
assillante su Myers, Messina ha colmato il
deficit dell’asso assente (Rigaudeau) che invece Bianchini, nella sua
panchina, non ha trovato. Ma sono mancati, alla Teamsystem, anche cannoni
come Fucka (4 punti), Rivers (17, quasi tutti alla fine, dopo molte sbandate
contro
Abbio) e lo stesso Myers, 12 punti, un solo canestro nel primo tempo e, nel
secondo, la fiammatina che aveva riscaldato le speranze Fortitudo. Arroccata
nella zona, dopo aver sofferto un ritardo anche di 14 punti, la Teamsystem ha concesso
alla Kinder un canestro in 7’(Danilovicammaccava i
ferri), affacciandosi fino al -4 (41-37 al 7’). Ma lì, per 6 eterni minuti,
non ha più saputo segnare, e la Kinder è ripartita (8-0), sulle spalle di Nesterovic e del ritrovato Binelli, ma soprattutto resa sicura da una
difesa, il suo marchio di fabbrica stagionale, che non lasciava passare uno
spiffero di tramontana. Alla fine, malgrado un match senza mira di
Danilovic(4/14, 0/7 da tre), la
partita bianconera l’hanno fatta
Abbio(13, svolgendo pure
mansioni di play) e
Sconochini,
come detto. In attacco e in difesa: uno su Rivers, l’altro su Myers.
Follia Myers: Abbio, ti picchierò
di Giovanni Egidio - La
Repubblica – 26/03/1998
Non più salotto, semmai
saloon del basket, Bologna si prepara stasera a vivere il suo secondo derby
d’Eurolega - dopo che il primo, vinto dalla Virtus, è finito con una
megarissa costata dieci espulsi e vari incidenti all’esterno - con
pericolosissime premesse. Carlton Myers, giocatore della Fortitudo ma pure
simbolo della pallacanestro italiana, ha detto: "Io non sopporto i
vigliacchi, per questo mi sono fatto coinvolgere dalla rissa. Cercavo
Abbio,
che ha colpito Fucka alle spalle, comportandosi da vigliacco. Lo cercavo e
lo cercherò anche in futuro, in campo e fuori, perché è questo quello che si
merita". Allegria. Per fortuna, sia Myers che
Abbio(assieme a Fucka e Savic)
stasera saranno squalificati, ma è bene consigliare ugualmente l’elmetto a
tutti quelli che stasera si troveranno a passare dalle parti del
PalaMalaguti di Casalecchio, perché aspettarsi di tutto e di più, dentro e
fuori, è davvero il minimo. Nel tentativo di trovare un senso alla
incontrollabile rabbia di Myers - anche se diventa un esercizio un
po’patetico - riproponiamo il replay dell’epicentro della rissa. Savic, il colosso serbo della Virtus, difende
duro su Fucka, l’airone filiforme della Teamsystem, sotto il canestro. Fucka
reagisce con una mezza gomitata e tirandogli addosso il pallone:
Savicsi limita a fare la
faccia cattiva.
Abbioa quel punto si avventa
su Fucka, e lì scatta il furore di Myers. "Fucka ha avuto una reazione
isterica - dice - come spesso gli capita: ma si è limitato a buttare un
pallone.
Abbioinvece è arrivato da
dietro, e ha colpito due volte Gregor alle spalle. Io a quel punto non ci ho
visto più, mi si è letteralmente abbassata la saracinesca sugli occhi e mi
sono messo a cercare
Abbioper il campo". E dire che
pareva avercela con Danilovic... "No, io non
so nemmeno perché
Danilovicsi sia arrabbiato". A
quella ricostruzione di parte (Tele+ ha fatto vedere più volte il fattaccio:
Abbioha una brutta reazione,
ma gli altri, via via, non sono da meno, incluso Vidili, arrivato dalla
panchina a tirare un calcione), sono poi seguite minacce e promesse di
duelli "in campo e fuori", che vi lasciamo immaginare.
Abbioe Myers, per inciso, sono
compagni di squadra in azzurro. Insieme hanno vinto la medaglia d’argento ai
recenti europei di Barcellona. Insomma, si conoscono bene. Eppure la
frequentazione - di amicizia non è il caso di parlare -, non ha minimamente
attenuato i toni: né martedì, né ieri. A parte Myers, gli altri protagonisti
del derby (e della rissa) hanno preferito evitare commenti. Il presidente
della Virtus ha elogiato il pubblico e censurato i suoi atleti rissaioli. Messina - coach Virtus - ha minimizzato
l’episodio a caldo e l’ha evitato ieri. Bianchini
- coach Fortitudo - ha taciuto del tutto, prima e dopo. Il sindaco Vitali,
che era presente all’incontro, ha definito la rissa "una bruttissima pagina
di basket", ma quel che ora si teme in città è la reazione dei tifosi. Del
resto, il loro già fragile autocontrollo era stato ripetutamente scosso
negli ultimi giorni da battute, repliche e controrepliche che le due
società, al solito, si erano inviate. Figurarsi cosa potrà succedere dopo un
far west di quel genere, a cui Myers ha pure aggiunto benzina. A questo
proposito, il questore Domenico Bagnato manderà cento uomini per governare
gli 8 mila del Palasport, che stavolta saranno al 90% fortitudini. Dovesse
vincere la loro squadra, il primo derby europeo della storia avrà
un’ulteriore replica, cioè la bella, giovedì prossimo. Paganin, che assieme
a Baggio e ad altri giocatori del Bologna ieri era alla partita, ha
commentato così: "Nel calcio ci stiamo più attenti, semplicemente perché
volano squalifiche pesantissime. Weah, per una testata, è stato fuori
dall’Europa 5 turni. E cinque partite sono una vita". E fra tutte le cose
viste, lette e sentite, questa ci sembra la più saggia.
.
Virtus,
benvenuta in paradiso
di
Luca Chiabotti, Stella Silvano e Carlo Annese - La Gazzetta dello Sport -
27/03/1998
Sette anni per arrivare
fino a Barcellona: la Kinder, sempre presente da quando il basket ha
inventato l'Eurolega, spezza l'incantesimo che l'aveva vista sempre perdente
ai playoff. La Virtus è alle final four per la prima
volta, ci riesce vincendo un derby dalla carica emotiva straordinaria che,
come sempre accade quando ti aspetti il peggio, scorre via, intensissimo ma
senza colpi proibiti. E la palla della gloria se la ritrova in mano Claudio Crippa, 36 anni, cervello cestistico
come pochi in un fisico così così.
è lui, arrivato
alla Virtus a dicembre dopo una carriera in provincia, a segnare il libero
della sicurezza dopo aver intercettato il pallone della gloria, una storia
nella storia di una gara che, fino a quel momento, aveva visto altri nuovi
eroi, ma tutti con l'altra maglia: Stefano Vidili e Dan O'Sullivan.
Messina vince un derby in mano alla Fortitudo per 39', lo fa inventando
un quintetto con 3 pivot, unica cosa tatticamente spremibile dai 6 uomini a
disposizione ma che pochi sarebbero riusciti a fare così.
è ancora Hugo Sconochini, anche il miglior
rimbalzista, l'uomo della provvidenza, in una gara che ritrova Danilovic se non nella percentuale nelle
giocate decisive: 7 punti negli ultimi 3'. La Teamsystem domina tutta la
gara, si smarrisce quando il traguardo èin vista: +7 al 35', subisce un parziale negativo
finale di 14-5, quando le gambe di un gigantesco Wilkins non reggono più.
E nel momento in cui Danilovice Sconochini
riportano sotto la Kinder (sorpasso a 1'14" dalla fine con 2 liberi di Hugo,
55-54), alla Fortitudo accade l'imprevedibile: Rivers, dopo una partita
negativa, sbaglia tutto. Anche l'ultima palla, dopo che Crippaaveva intercettato
un passaggio forzato di Wilkins per il +3 di
Danilovica -54". Che l'ex Laker perde malamente
tra le mani di Sconochini. Ogni discussione
su chi sia uscita peggio da risse o infortuni nonha
più senso appena Dominique entra nei primi cinque. Ha
passato la giornata al telefono con Seragnoli che non vuole che, giocando,
comprometta la guarigione. Ma tenerlo fuori in una partita cosìè impossibile: il suo impatto è
devastante. Bianchini lo mette vicino a
canestro e lo scontro con Frosini
è impietoso. Nique segna due volte da tre,
è su ogni rimbalzo. Dopo 5'26" il punteggio
è 10 Wilkins, 6 Kinder.
Messina sembra prigioniero della sua squadra di 6 giocatori, tenta la
zona. Ma non ci sono tiratori della Fortitudo su cui puoi allentare la
morsa. Nemmeno Vidili, che piazza un 3/3 da tre che fa volare la Teamsystem
a +13, anche perché un altro gregario, O'Sullivan, si fa sentire. Messinacambia il
fronte alla zona, ma sui tiratori la marcatura è
debole: la Teamsystem va a +14 (35-21 al 17', parziale in 7' di 18-6, 11
punti di Vidili). E allora prova l'unica mossa tattica che gli permette la
panchina: quintetto con tre pivot, una zona con una altezza media di 206 cm,
senza play, anche se Danilovictira male e Frosininon c'è. Col quintettone, la Virtus, rientra
fino a -5 e Bianchini, stavolta, non trova
risposte. Ci vuole qualcosa e rispunta Wilkins: canestro su rimbalzo
offensivo, tiro da tre. La Virtus, con
Nesterovic e Sconochinicon 4 falli, sembra spacciata. Torna a uomo, abbassa il quintetto. I
duri cominciano a giocare, col pallone, non con i pugni. La marcatura
Galanda-Danilovicnon
può funzionare sempre. E mentre aspetti Rivers,
arriva Crippa. La Virtus continua il viaggio.
Alfredo Cazzola arriva a fine partita per
celebrare dal vivo il traguardo inseguito da 7 anni: "Prima non avevamo
l'organico all'altezza per riuscirci - sorride il patron Virtus - quest'anno
invece c'erano tutte le condizioni per farcela. La Teamsystem ha avuto la
sfortuna di incontrarci nei quarti, ha perso senza attenuanti. Importante Sconochini, determinante Danilovic. Messinagrande stratega. Auspico che gli animi tornino tranquilli. Multerò
i miei giocatori espulsi in gara-1". Il coach vincente ricambia. "Questa
final four è un premio che il nostro presidente, coi
suoi sforzi, meritava - dice Ettore -. Un traguardo che, a prescindere da
come finirà la stagione, lo ripaga e ci ripaga di
tutta la pressione che finora abbiamo dovuto sostenere. Parlo soprattutto
dei giocatori, non di me, che ringrazio per la padronanza dei nervi che
hanno avuto nelle due partite. Gara-2, per come eravamo rimaneggiati, non
poteva essere decisa dalla tattica, ma dall'autocontrollo e dalla fiducia di
poter tornare in gioco anche davanti a un gravoso passivo. Il nostro piano
era di controllare il ritmo e i rimbalzi, e ci siamo riusciti, mettendo la
palla in mano ai nostri migliori giocatori per fare le scelte di tiro più
importanti". Messina tira il fiato, si volta
indietro e guarda avanti. "Questo successo lo paragono all'argento di
Barcellona con la nazionale - chiude l'ex c.t. -. Alle final four andiamo
col 25% di probabilità di alzare la coppa. Lì
avremo, spero, anche Rigaudeau. Lasciatemi
dire che sono orgoglioso e fortunato di essere ancora l'artefice in panchina
di una "prima volta" della Virtus". Tocca a
Valerio Bianchini. "Ancora una volta l'Eurolega, dopo la battaglia col
Maccabi, ci respinge - sospira -. Ci ritiriamo in buon ordine perché
non abbiamo saputo adattarci al gioco fisico che regna nelle Coppe. Il
terremoto di gara-1, gestito male dagli arbitri e ancora peggio dal giudice,
ci ha costretti a rischiare 40' Wilkins. Lui è un
campione intelligente, che sa gestirsi. Ha giocato tanto perché
sarebbe stato più dannoso farlo riposare col rischio
di raffreddare il muscolo stirato. C'era poco altro da fare, le carte da
giocare erano quelle". Ma Giorgio Seragnoli non è
d'accordo e critica duramente le scelte del suo allenatore. "Abbiamo
anticipato l'uovo di Pasqua - attacca il patron Fortitudo -. Non
è stata una sconfitta maturata sul campo ma un
regalo. Il finale gestito dalla nostra panchina mi lascia molti dubbi.
Alcuni cambi sono inspiegabili, per esempio quello di O'Sullivan, il nostro lungo più
vivo, sul +7 a 4' dalla fine. D'accordo, aveva 4 falli, ma a quel punto
doveva andare fino in fondo. Il rientro di Chiacig,
fuori partita per tutta la ripresa, non ha un senso. Male Rivers, mentre mi
auguro che non dovremo scontare il rischio dei 40' concessi a Wilkins". Ecco Danilovic. "Abbiamo compiuto un'impresa
qualificandoci in queste condizioni e sul campo nemico - argomenta Sasha -.
Sono felice e mi auguro d'incrociare il mio Partizan a Barcellona. Abbiamo
avuto il merito di rimanere con la testa nella partita anche quando sembrava
esserci scappata di mano. Ma all'intervallo, dopo tutte le bombe della
Fortitudo, ci siamo detti che il 0-10 si poteva
recuperare benissimo. La mossa di Binelli ala
piccola l'avevamo preparata, Gus è stato bravo.
Dovevo prendere più tiri del solito, anche
sbagliando, non c'erano alternative. Nel finale li abbiamo segnati tutti,
così abbiamo vinto. Quando conta vincere c'è
chi può e chi non può. Io può.
L'uomo della serie? Sconochini".
Fischi cupi, ululati senza tregua, squilli di
tromba, monetine che volano sul parquet, megafoni che
gracchiano parolacce, slogan razzisti ("Lava il vetro Sasha", in senso
dispregiativo, perché serbo ed extracomunitario): il
clima del Palamalaguti è davvero quello di una bolgia
allucinante. Sulle gradinate e nel parterre si sente metaforicamente
nell'aria un odore di bruciato, acre, pungente, cioè
l'odore di una assurda guerra. Muscoli tesi, bocche contratte, vene del
collo gonfie: i tifosi della Fortitudo s'alzano spesso in piedi,
s'avvicinano alla ringhiera che delimita il campo, protestano contro tutto e
tutti e ridono beffardamente. Danilovic,
autore del primo canestro della serata, è preso di
mira, ma lui resta impassibile, freddo come un blocco di ghiaccio. Di lui si
conosce il piglio deciso, la vena polemica, ma il suo sguardo
è lontano: neppure una smorfia del viso tradisce i
suoi sentimenti. Eppure in campo c'è un sostanziale e
apprezzabile fair play. Molta tensione, lotta spietata su ogni pallone, ma i
comportamenti sono responsabili. Le risse gigantesche, le esibizioni di boxe
e tutto ciò che non è
edificante ricordare, sembrano dimenticate. Quando la Virtus va sotto, Messina lascia la panchina e passeggia
tormentosamente davanti al tavolo. Dà ordine e
stimola la sua squadra. Bianchini, invece,
non si agita: resta seduto e sostiene il mento con il pugno in un
atteggiamento di riflessione. Oppure s'inginocchia, ai bordi del campo,
dando la sensazione di essere ancora più piccolo. La
Fortitudo ha qualcosa in più, allunga il passo, anzi
s'invola (32-19, +13), e il popolo biancoblu va letteralmente in estasi.
Tocca il cielo con un dito perché pensa alla grande,
spietata vendetta. Nel catino-arena il rumore è
assordante, spacca i timpani, mentre i tifosi virtussini, appollaiati in una
semicurva e nettamente in minoranza, sembrano disarmati, impotenti, vinti.
In buona sostanza il derby riversa tutto in una forma dove si saldano
emozioni e sensazionalismo, ambizioni e velleitarismo,
sdegno e civismo. La Virtus ha un sussulto, all'inizio della ripresa. Danilovicla riporta
sotto, a -5 (35-40).
Messina fa il gesto dell'apparecchio, allargando le braccia. Come per
dire: bene, avanti così. Oppure punta l'indice contro Sconochini, invitandolo alla calma. Danilovicconfabula
spesso con i suoi compagni, specie con Binelli
e Frosini sotto i tabelloni. Forse per
suggerire come va sbarrata la strada a Wilkins. Ma proprio lo statunitense
riporta a +10 (45-35) la sua squadra e il patron Seragnoli, sotto la curva
Fortitudo, alza i pugni in alto. La lotta è serrata e
spietata, canestro su canestro, senza esclusione di colpi. Più
che un incontro di basket, sembra un acrobatico rodeo. Ma, pur
nell'incertezza del risultato, i giocatori non s'abbandonano ad
atteggiamenti sconvenienti e mantengono la calma. Nel finale, quando Sconochini e
Danilovicportano inaspettatamente in vantaggio
la Virtus, negando alla Fortitudo la possibilità di
quella bella che sembrava ormai certa, il pubblico biancoblu' resta
inizialmente ammutolito, incredulo del sorpasso. Manifesta la sua delusione
facendo volare diversi oggetti in campo. Nessuno, però,
resta colpito. La forza pubblica presiede con attenzione la curva biancoblu'. Bianchini ha lo sguardo che sembra perso nel
vuoto. Messinaesulta
per lo scampato pericolo. La semicurva virtussina dà
fiato alle sue trombe. Gli arbitri fischiano la fine: i giocatori imboccano
il sottopassaggio con la velocità dei centometristi,
coprendosi il capo con le mani. Di tutta la serata sono gli unici momenti di
pathos e di paura. Ma anche gli ultimi, irriducibili tifosi della Fortitudo
s'arrendono al destino avverso. E applaudono, forse con ironia. Poi lunghi
silenzi e qualche disperato urlo. Tutto sommato, stavolta sul campo e sugli
spalti del "Palamalaguti" prevale la tolleranza. O, più
semplicemente, il buon senso. Dopo la tempesta, il sereno. Magari con
qualche nuvola minacciosa.
Il tormento e l'estasi
di Gianfranco Civolani -
tratto da "Euro Virtus"
Ci risiamo? Stracciati in casa
dall'Orthez, impossibile. Tornano i fantasmi di tante altre Virtus di Coppa,
partitucce stente e via lacrimando.
Possibile che il buon Messina non sia in grado di far sprigionare le
migliori potenzialità di un grande gruppo? Be', guai a diffidare del buon
Ettore. Sì, l'Orthez fa un gran numero, ma poi morta lì e la Virtus comincia
a veleggiare e a spumeggiare. E trionfa a Barcellona e dappertutto e perse
solo un paio di partite quando tutto si è già concluso in gloria e non è
nemmeno il caso di andare a complicare la vita a chi ti fa capire che i due
punti in palio potresti anche graziosamente lasciarli.
Qualificazione con la fanfare,
ma che grandissima sfiga doversi scozzonare nei quarti con la Fortitudo. Chi
perde non va alle Final Four, è una solare ingiustizia ma tant'è e allora
via con gli ennesimi e bollentissimi derbies.
Prima manche tutta bianconera.
Ma quando ormai questo primo verdetto sta scritto, ecco che scoppia fra i
signori giocatori una rissa colossale e meno male che il pubblico virtussino
si comporta in modo impeccabile (signori giocatori, cosa sarebbe poi accade
se un centinaio di fans assatanati avessero scavalcato le transenne?) e meno
male che tutti i ribaldi minacciano cartoni a raffica sena riuscire a
centrare una nuvola di cazzotto. Gli arbitri a quel punto che fanno? Fanno
il ballo dello sgombero, squalificano un tanto al chilo e così gara-due non
c'è tizio e non c'è caio e si va in onda in un clima ultratossico e con un
oceano di sputi che bagna già nel riscaldamento particolarmente l'aborrito Danilovic e ovviamente Frosini, bollato e marchiato a fuoco come
ignobile traditore di una certa patria.
Per la Virtus non ce
n'è, parrebbe. Fa i bambini anche Vidili, meglio per lui. Ripresa: si oscilla
dal più cinque al più sette per la Fortitudo. Ma d'improvviso più tre,
pareggio, sorpasso. Quelli della Fortitudo non ci credono, Seragnoli decide
all'istante che Bianchini è da cacciare con infamia e comunque a Barcellona
ci va la Virtus e la Fortitudo può solo consolarsi proclamando a giusta
ragione che la finalissima vera era quella lì, altro che Aek o Partizan.
A Barcellona, in cinquemila a
sciamare nelle ramblas prima della tenzone. E in semifinale vengono
schiantati i puponi serbi e poi in finale con l'Aek c'è solo un brividuccio
in retta d'arrivo quando la Virtus non ci prende più e per fortuna anche i
greci fanno virgola.
Il resto è storia, gloria e
baldoria. E nel bel mezzo della notte e dopo che in Via Ugo Bassi e in Via
Rizzoli strombazzano tante auto impazzite, all'aeroporto di Bologna c'è il
grande abbraccio e la notte non finisce più, quattordici anni dopo la notte
della Stella e delle stelle e sessant'anni dopo che la Virtus aveva vagito
in culla.
Io a Strasburgo c'ero e a
Barcellona no, sfiga per me.
La Virtus basket ha
sessantacinque anni. Sta invecchiando stupendamente. Ma poi quali sessant'anni,
quale vecchiezza, quale mai? Diceva il poeta Cocteau: vecchi si nasce,
giovani si diventa. vero, la Virtus comincia adesso a vivere le altre sue
cento vite.
Morandotti si difende da
Edwards e Tonolli
"Grazie Sasha, indimenticabile"
di Carlo Annese - La Gazzetta dello Sport- 24/04/1998
Alfredo Cazzola
si sente come a casa. Prende il microfono e dice ai tifosi: "Sono il vostro
presidente, per favore dovete spostarvi di dieci metri, uscite dal campo,
così la Fiba può premiare i
nostri ragazzi". è
un ordine che passa immediato: i 4000 e forse più
dell'ondata bianconera che ha invaso Barcellona si muovono lenti ma decisi.
Fanno spazio in pochi secondi, ma la cerimonia non si svolge ancora. Si
aspetta Gus Binelli, il capitano, a lui deve
andare la Coppa. Ed eccolo dopo qualche altro secondo di fermento, compare
dallo spogliatoio con una sorpresa: i capelli giallo oro, alla maniera di
Villeneuve. è un
boato di sorrisi, è il segnale che la festa
è davvero cominciata. Quel trofeo inseguito da anni
passa di mano in mano. E il solo guardarlo, riesce a dipingere finalmente un
sorriso sul volto di Ettore Messina. La
tensione è finalmente scomparsa. Un altro grande
risultato è nel suo libro di storia personale. "In
una finale, è impensabile che le percentuali siano
buone e che si giochi il miglior basket possibile - dice subito -. Abbiamo
interpretato la partita nel modo più giusto,
riuscendo anche a fare tanto contropiede malgrado il punteggio basso.
Soprattutto abbiamo risposto bene alla scelta di Ioannidis di giocare con i
4 piccoli. I nostri 4 piccoli hanno difeso ottimamente e hanno controllato
il ritmo. Prima di cominciare, pensavo a una regola di questo sport: chi ha
dei campioni, ha più possibilità
di vincere. Oltre a un'ottima squadra, noi abbiamo giocatori con il talento
e la capacità di fare canestri nei momenti cruciali".
Questo è il momento dei ringraziamenti, ma anche dei
messaggi da mandare. Messina chiede che sia riportato con chiarezza. "Questa
vittoria dovrà contribuire a stemperare il clima che
si è creato a Bologna con la Fortitudo. La gara per
chi arrivava prima in Europa ha inacidito un ambiente che vive di basket,
è diventato per me insopportabile. A questo punto,
credo che la gara sia finita: noi siamo entrati nella storia, anche questa
volta per primi, e ora continuiamo con serenità. Loro
vinceranno quando sarà il loro momento, noi proveremo
a farlo ancora, comprendendo qual è il nostro".
Lucido fino in fondo, come Sasha Danilovic, che
mostra una invidiabile abitudine con certe emozioni. Ha un sigaro cubano in
mano, glielo ha dato Savic, chiede del fuoco e
con cura lo accende. La prima boccata è una
liberazione che scatena l'applauso dei tifosi che gli si sono letteralmente
aggrappati alla schiena soffiandogli all'orecchio: "Tre scudetti e adesso
anche questa Coppa. Sasha, non lo dimenticheremo mai. Grazie di cuore". Lui
sorride, ma non si scompone. Attenzione, arriva un altro messaggio. "Grazie
per i complimenti. Questa è la mia seconda coppa dei
Campioni e per il mio amico Zoran Savic
è addirittura la terza. Ci vuole un po' per arrivare
a questi livelli, non è da tutti. Sono orgoglioso di
questo risultato, dei miei compagni e dello staff tecnico che mi segue e che
mi sopporta. Perché non è
facile sopportare uno come me. Ma loro sanno che gli voglio tanto bene e mi
perdonano tutto". A proposito di momenti. Questo è il
momento dei buoni sentimenti e dei cuori buoni. Come quello di Zoran Savic, che ha un sorriso come un pezzo di
pane. A 32 anni è stato nominato miglior giocatore
delle Final Four, come nel '91, ma soprattutto in una stagione nella quale
aveva conosciuto l'onta dell'esclusione dalla rosa e di voci di un suo
possibile taglio. "Per me la soddisfazione più grande
viene dalla vittoria dell'Eurolega - spiega il centro jugoslavo -. Io? Sono
sempre stato un uomo-squadra e questa è la squadra più
forte d'Europa. Vorrà dire che, se ho vinto il titolo
di Mvp, oggi comincia una nuova carriera: in genere, questi premi si danno
ai giovani che hanno un grande futuro davanti. Per me è
tutta questa Virtus che ha un grande futuro". E il futuro si chiama Roma.
Domenica gara-3 dei quarti dei playoff è l'occasione
per festeggiare, e per puntare subito a un altro obiettivo: lo scudetto. "è
vero, il mio maestro, il professor Nikolic,
diceva sempre dopo una vittoria importante come questa: "Ora c'è
un'altra partita che ci aspetta". Ma io stasera, a differenza del
professore, non riesco a tenere la faccia seria mentre lo dico".
un
urlo lungo dieci anni: Kinder!
di Luca Chiabotti e Carlo
Annese - La Gazzetta dello Sport- 24/04/1998
"Gus, ti prego, dammela per un momento": le
televisioni di tutto il mondo inquadrano Sasha
Danilovic mentre Binelli, fattosi
improvvisamente biondo platino, alza la coppa che incorona la Virtus Kinder
Bologna campione d'Europa 1998. La voce è coperta dal
rumore, ma le labbra si leggono come un libro stampato. Dieci anni dopo il
trionfo della Tracer Milano a Gand, dieci anni in cui la pallacanestro
italiana sembrava diventata una provincia marginale del basket europeo, il
titolo più importante torna nel nostro Paese
ridandoci quelle emozioni improvvisamente riesplose solo nove mesi fa, con
l'argento azzurro, dopo troppo tempo di delusioni. La Virtus, una società
che per anni aveva messo l'Europa in fondo ai suoi pensieri esaltandosi solo
in Italia e nei derby, scopre la gioia di essere la più
forte di tutte, senza confini. Lo fa in un modo straordinario, dominando
semifinale e finale per 40', stritolando gli avversari con una difesa che
coglie un nuovo record: 44 punti sono il punteggio più
basso realizzato da una squadra nella storia della coppa. Di fronte, non
c'era gente qualunque. Willie Anderson, talento da 12 punti di media in 9
stagioni Nba, l'anno scorso è stato l'eroe in una
gara di playoff tra Miami e New York: ha segnato 4 punti, con 2/13 al tiro.
Vic Alexander è stato un animalone da 10 punti a
partita a Golden State: 5 punti. L'Aek aveva talento, chili, centimetri,
esperienza per poter vincere, è stato annientato. La
Virtus ha vinto come si vince oggi in Europa, difendendo forte e giocando a
basso ritmo, ma sarebbe stata capace di farlo segnando 80 punti. Solo che Ettore Messina ha provato sulla sua pelle, in
nazionale, che certe sfide vanno affrontate così:
puoi non fare canestro e vincere ma non puoi vincere se non difendi.
Tatticamente, la sua Kinder è stata perfetta, non ha
sbagliato una scelta. Una prova di forza mentale e di applicazione tecnica
straordinaria da parte di campioni che potrebbero credere presuntuosamente
di risolvere tutto con la loro classe individuale e invece si dannano in
difesa come poche squadre, nel mondo. Forse è una
pallacanestro che non piace, ma non si può fare altro
fino a che i regolamenti della Fiba non cambieranno. Messina ha trovato una
via originale, più equilibrata, trovando a 9 mesi dal
secondo posto agli Europei, il primo in Eurolega. Un trionfo ricco di belle
storie, quella di Zoran Savic, eroe delle Final
Four, che in ottobre era finito fuori squadra per scarso rendimento e che
ieri stava già andando negli spogliatoi quando lo
speaker lo ha chiamato per consegnargli il premio di miglior giocatore,
quasi fosse impossibile accadesse. O di
Danilovice Rigaudeau, talenti mostruosi, che hanno
rinunciato a molto del loro gioco individuale per diventare immarcabili
assieme. è la
storia anche di italiani che crescono, all'ombra di questi giganti, che non
tremano più come i loro recenti predecessori. Una
vittoria che vale 70 milioni netti, per ciascuno, premio a cui si penserà
solo da oggi. L'Italia conquista la 35a coppa della sua storia,
la 12a dei Campioni. Chiamiamola così, che
è più bello e rende più
giustizia. è la
prima di Bologna, non sarà l'ultima.
Esiste un momento del trionfo, anche in una
partita dominata dal primo all'ultimo minuto. E l'eroe è
ancora lui, Zoran Savic: è
lui che a 2'10" dalla fine, con l'Aek solo a -5, ha schiaffeggiato il
rimbalzo su un errore di Danilovic, ridando a
Sasha la palla del +7. è
lui, che 45" dopo, regala il titolo continentale alla Virtus col trepunti
del +10. La cronaca è quella di un dominio: Danilovicimpiega 25"
per rompere il ghiaccio, subito da tre punti, poi Sconochini ruba un pallone e va in
contropiede: la paura della finale finisce qui, si corrobora con una difesa
eccezionale (Danilovic
su Prelevic,
Sconochinisu Anderson e
Savicsu Alexander le marcature più
importanti), con qualche spruzzata di zona 3-2. L'Aek deve aspettare 2'08"
per fare il primo canestro, ma la Kinder non riesce a capitalizzare il
grande lavoro perché andare a tirare nell'area dei
greci è quasi impossibile, vista la stazza degli
avversari. La marcatura di Coldebella su Daniloviccresce coi
minuti, Bologna sbaglia qualche canestro da sotto, subisce un 7-0 e si trova
con 2 falli di Sasha al 4' quando la partita è ancora
nel prologo. Ma Rigaudeau non
è il diesel della semifinale, sono due suoi canestri importantissimi
da trepunti a disinnescare le uniche due triple greche del primo tempo. La
Kinder domina sotto canestro (11 rimbalzi a 4 il parziale) e un altro
trepunti dell'eroe di martedì,
Savic, dà il +8 con cui i bolognesi doppiano il
10'. Si entra in una terra di nessuno, dove le squadre per 3' non riescono a
segnare. Crescono Sconochinie Abbio: il primo (4 rubate nel 1°
tempo) dà dinamismo alla difesa e pesca al volo Nesterovic, il secondo è
determinante nei 3' in cui Danilovic, portato
a forzare quando lo marca Coldebella,
è in panchina. Il problema è
che con Nesterovice Savicda una parte e i
chili di Alexander e i centimetri di Tsakalidis dall'altra,
è praticamente impossibile tirare in area (37% la Kinder, 24% l'Aek
da 2 nel 1° tempo), bisogna riuscire a correre.
è Sconochiniche porta
la Virtus a +9 (28-19): tutto va liscio, l'unico problema sono i 3 falli di Savic. Bologna tocca il +13 (33-20) quando,
uscendo dagli spogliatoi, lascia per 2'44" l'Aek senza segnare. Ioannidis
è inferiore in tutto, prova l'ultima carta, la zona. Danilovic è in
panchina perchéè già
a 3 falli, la Virtus perde il ritmo, segna solo due canestri in azione dal
27' al 37', con i greci che recuperano con Lasa in regia e con un paio
d'invenzioni del lungo Tsakalidis. La Kinder, che al 33' è
avanti ancora di 12, anche grazie al gran lavoro di
Binelli, si trova dopo a 3'27" dalla fine, dopo aver dominato tutta la
gara, solo a +4 (45-41). Ma la Provvidenza esiste: viene fatto un fallo su Nesterovicche, col
polso malandato, può mandare in lunetta il più
preciso Rigaudeau. Poi Danilovice Savicrisolvono.
Le pagelle
DANILOVIC 7.5 -
Dateci una finale e vogliamo giocarla con lui. Ha difeso da 10 contro l'ex
compagno di Miami, Anderson, e su Bane Prelevic
e ha segnato canestri importantissimi. Anche lui è un
uomo, e nel finale ha perso un paio di palloni. Ma non è
un uomo come gli altri, e su un tiro sbagliato ha costruito il
canestro-partita, con l'Aek a -5. Dopo l'Eurolega 92
(e la Korac col Partizan nel 1989) conquista anche quella del 98. In una
finale internazionale di una massima manifestazione ha vinto 7 volte su 8.
Capite perché lo pagano tanto?
CRIPPA N.G. - Gli
8' in semifinale sono il punto massimo di una carriera.
è stato decisivo
nei play-off durante l'infortunio di Rigaudeau.
è campione d'Europa
anche lui.
ABBIO 6.5 -
Giocatore coraggiosissimo, ha difeso alla grande, in attacco s'è
preso delle responsabilità che è
la cosa più importante in gare così.
Chi si nasconde è perduto.
NESTEROVIC 7 -
Ha fatto diventare il gigante georgiano Tsakalidis un non-fattore
dell'incontro. Miglior rimbalzista della gara: una presenza chiave.
SCONOCHINI 7.5
- Una grandissima difesa sugli esterni, una mano considerevole a rimbalzo
(8), le palle rubate che nel primo tempo hanno smosso la partita, facendo
anche correre la Kinder, cosa decisiva in una gara a basso punteggio. Dopo
l'intercontinentale fantasma col Panathinaikos nel 96, e l'oro ai
Panamericani con l'Argentina, finalmente un titolo europeo per un ragazzo
d'oro.
BINELLI 6.5 -
Dite un trionfo internazionale della Virtus, il vecchio Gus c'è.
Unico reduce dell'unica coppa vinta nel 90, fa 10 nei trofei vinti con la
Virtus (oltre alle due coppe, 4 scudetti, 4 coppe Italia). Ha giocato 5'
nella ripresa in un momento cruciale, è stato
importante: a inizio stagione, Messina lo
aveva tenuto prospettandogli una stagione da 11°
uomo. Augusto ha detto sì, è
sempre stato pronto quando è arrivata la chiamata.
SAVIC 7.5 -
Finalmente un premio sacrosanto: è Zoran il miglior
giocatore delle Final Four di Barcellona. Soprattutto per lui, contro i
chili e i muscoli di Alexander, era una partita di straordinaria difficoltà.
Dopo aver annullato gli avversari diretti in difesa, ha aspettato il suo
momento in attacco, firmando le due giocate che hanno deciso la partita in
pieno recupero greco. Dopo le due euroleghe vinte a Spalato, dopo essere
diventato con Paspalj l'unico arrivatoci con 4
squadre diverse, aver vinto 3 ori europei e un Mondiale, Zoran aggiunge
un'altra perla, questa volta in un ruolo non suo: il protagonista. Ha
conquistato tutte le 3 finali disputate.
MORANDOTTI
N.G. - La vittoria più bella arriva in una stagione
in cui ha dovuto fare la comparsa. Se la merita per tutto quello che ha
dato.
RIGAUDEAU 7.5 -
Primo trionfo per uno dei più grandi giocatori
europei: finalmente anche Antoine può assaporare una
coppa, e lo fa alla grande, segnando i due trepunti che stroncano l'unico
vantaggio dell'Aek, facendo uno dei due preziosissimi canestri nella palude
in cui era cascata la Kinder contro la zona e non sbagliando mai dalla
lunetta sul recupero greco. Super.
FROSINI 6 - Non
tira ma si fa trovare pronto in difesa, anche se poi gli preferiscono
Binelli.
MESSINA 10 - Un
capolavoro assoluto: è vero che vincono i giocatori
in campo, ma costringerli a difendere così,
concedendo 44 punti agli avversari, può farlo solo
l'allenatore. Direzione da manuale, dopo nove allenatori jugoslavi di fila, Messina dimostra che la scuola italiana sa
vincere in tanti modi, anche alla slava.
Perfetta Teamsystem lo scudetto a
un passo
di Walter Fuochi - La
Repubblica – 25/05/1998
Non c’è partita, e
l’ultima cosa che si poteva capire, leggendo tra le nebbie dense della sfera
di cristallo, è che sarebbe sparita così, la terza finale tricolore. E cioè
per mano di una Teamsystem sempre davanti, 40’su 40’, sempre superiore,
sempre attenta e spietata, in tutto quel che faceva. Questo copione inedito
la Kinder l’ha solo subìto: e dopo due finali col naso sempre avanti, una
finita male e l’altra bene, se n’è trovata mentalmente spiazzata. Adesso è
sotto 1-2, nella volata per il titolo, e dovendo visitare casa Fortitudo,
giovedì sera, mai così vicina al suo sogno, dovrà solo confidare in un
chiodo fisso di questo play- off. Nessuna delle due sorelle ha mai vinto in
casa. E nessuna, e forse questa spiegazione è più chiara, ha saputo gestire
il ruolo da favorita, che frulla e logora il sistema nervoso, in quest’isola
chiamata basket, ieri anche felice, senza astii per l’arbitraggio, senza
tumulti di popolo, se si eccettua un lancio di uova dalla curva biancoblù
verso la "band" che accompagna il gioco: qualche traiettoria lunga, finita
sui tavoli della stampa, ci ha offerto pure l’omelette. La Teamsystem che
non t’aspetti, dunque. Perfetta, a lungo, sui 40’: un’orchestra, finalmente,
in attacco e in difesa, dopo essere stata, nei giorni del tormento, una
somma di prove smaglianti di solisti e di spaventose latitanze. Però Skansi
ha pilotato la barca come forse sa fare solo tra le sue isole dalmate,
usando 7 giocatori (e poco e male Galanda), ripartendo con Chiacig, cioè un vero centro. Tutti gli hanno
dato qualcosa, anzi molto. Wilkins, il grande disertore finora, 20 punti e
12 rimbalzi, aprendo subito il Mar Rosso con canestri di fiducia. Rivers,
stavolta, non prodezze balistiche, ma una regia che cuciva cinque apporti
forti senza trascurarne nessuno. Myers una partita asciugata da rivincite e
furore, senza nebbia negli occhi, solo la volontà feroce di stanare ovunque
Danilovice di colpire, in attacco,
quando serviva (6/8), ogni volta che l’orgoglio Kinder riavvicinava le
sponde (-4 a 11’e a 7’, -2 a 3’): in più, ha scartato Myers le caramelle per
Fucka, passaggi dolci per l’oggetto smarrito Gregor che stavolta ha fatto
pace coi derby e coi play-off. Infine,
Chiacig(6/7) e Gay (3/3): e che
i pivot abbiano razziato, nel cuore meno saldo della difesa nemica,
significa che la squadra li armava bene, con giri di palla pazienti e il
servizio giusto appena la Virtus si sbilanciava. La Kinder non è entrata in
partita. Danilovic le ha dato solo qualche
punto in volata (6/12), sbagliando le due bombe della disperazione finale; Sconochini, marcato da Fucka, è stato timido
nel tiro e, in percussione, non poteva schivarne le liane. Rigaudeau, dopo un primo tempo sordo, s’è
inventato una ripresa rabbiosa (16 punti dei suoi 18), alimentando il sogno
impossibile della Kinder. Che a 3’dalla fine, su una sua tripla, è arrivata
65-67. Lì poteva cambiare casa un’altra partita di queste finali
stracciacuore, ma la Fortitudo ne era troppo serenamente padrona per sbandare, anche sull’ultimo
azzardo di Messina, 4 piccoli insieme, per
spremere più punti.
Chiacigha fatto il 69, Rivers con due liberi il 71 e ancora il 73, la Kinder ha alzato le
mani a chi le era stato davanti in tutto. Indici statistici: il 56%, nella
serie, non l’aveva mai concesso, ed è stato omicida, così come il suo mai
frequentato 44%. Una partita tutta sbagliata, sofferta da subito (23-10 dopo
12’di sfiancanti digiuni), pagata perfino poco a fine primo tempo (-6),
vissuta per tutto il secondo a guardare da una distanza dai 6 ai 10 punti.
Mai irrimediabile, vero, però anche poco sfiorata, di fronte a quella
Teamsystem che, delle sue rimonte, non s’è mai angosciata. I 15 centri su 25
colpi della ripresa biancoblù spiegano tutto: questa, dicevano forte e
chiaro, non la perdiamo mai.
magico
Danilovic: Virtus alle stelle
di Luca Chiabotti e Andrea
Tosi - La Gazzetta dello Sport - 01/06/1998
Non esiste un limite alla grandezza di un
giocatore se é veramente grande come Sasha Danilovic, non esiste un limite alla
sfortuna se, come la Teamsystem, ricadi ancora una volta nello stesso
errore. La Virtus Kinder è campione d'Italia per la
14a volta alla fine della più bella ed
emozionante serie scudetto che la gente si ricordi, entra con Milano e
Varese nel piccolo olimpo di squadre capaci di conquistare, nella stessa
stagione, il titolo italiano ed europeo, un'impresa riuscita l'ultima volta
11 anni fa. Lo deve alla prodezza dell'uomo di tutti i record: Danilovicha disputato
4 campionati italiani e li ha vinti tutti. Stavolta lo fa con lo scudetto
inequivocabilmente già sulla maglia della Fortitudo,
avanti di 4 punti a 18" dalla fine, dopo essere stata sempre in vantaggio,
anche di 11 punti a -6'38". La favola è quella del
campione con la faccia di ghiaccio, che spesso mette tra sé
e il mondo una cortina di scortesia, ma che dentro sa tutto del basket,
compreso il fatto di non essere stato un fattore in questa serie (complice
anche un infortunio), di aver sbagliato i palloni decisivi di gara-1, di
aver giocato male come mai in una finale in gara-3 e gara-4, di essere stato
quasi negativo per 39'48" di questa ultima sfida: solo 7 punti, 3/10 al
tiro, 0/5 da tre. Stava vincendo la Fortitudo ma è
arrivata l'azione che ricorderemo per sempre: tre punti più
fallo di Wilkins (che ci lascia perplessi non solo per la stupidità:
anche in tv non lo vediamo, ma Nique non fa una piega) che riportano la
Kinder alla pari. David Rivers si butta come un missile verso il canestro
avversario ma perde la palla, Alessandro Abbio
restituisce e si fa stoppare da Fucka che poi subisce un fallo (non
rilevato) da Binelli mentre Attruia viene fermato dalla sirena. Supplementare,
senza Myers: a -2'54", con la Virtus a +1,
Danilovicsi conquista e segna i liberi del +3, a
1'44" dalla fine realizza l'uno contro uno del +5, a 1'03" dalla gloria
piazza il trepunti del +7 e dello scudetto. Totale, 9 punti nel
supplementare, 13 negli ultimi 5'18". Incredibile. La storia di Danilovicera troppo
bella per non meritare la prima pagina, ma se lo scudetto è
della Virtus il merito è di
Alessandro Abbio che, dopo aver giocato una serie scudetto da campione,
ha riportato praticamente da solo la Kinder in partita sia nella seconda metà
del 1° tempo che a inizio ripresa con 10 (dei 16)
punti nei primi 8', e di Hugo Sconochini che
ha preso per il bavero la Virtus ricaduta a -11 a 6' dal punto di non
ritorno, bruciando in contropiede la zona avversaria (8 punti sui 10
bianconeri dal -10 al -3). E poi Nesterovic,
22 anni, ma capace di non sbagliare un tiro in una finale. Queste cose, Danilovicle sa,
rispetta i compagni, sa che la sua gloria nasce da lì.
Di là, oltre il muro che divide Bologna, c'è
Carlton Myers impietrito: perde la quarta finale della sua vita, dopo aver
disputato un'ottima partita, soprattutto nel 1° tempo
(20 punti, 5/8 al tiro, 3 recuperi) ma che non capisce che da solo non ce la
farà mai, anche se è immenso.
Nei primi 5' si gioca Dominique Wilkins, richiamato in panchina e furioso
per non aver visto una palla, soprattutto da Carlton. La Fortitudo perde lì
un uomo da 27 mila punti nella Nba che poi gioca una partita assolutamente
indecente. Nella Fortitudo è mancato anche David
Rivers, cioè il resto dello star system. Super Roberto Chiacig, che scava il primo grande
vantaggio Teamsystem (+11 al 10') bilanciando con le sue incursioni in area
i tiri pesanti di Myers, e Gregor Fucka, alla migliore prestazione della
serie finale, anche se poi sbaglia due liberi, dopo un 8/8, nell'ultimo
minuto. Probabilmente è stata la gara meno
spettacolare: l'eccessivo talento in campo ha consigliato Ettore Messina e Pero Skansi a usare dose
massicce di zona. Ha iniziato la Virtus, a -11 al 10', con una 2-3 che ha
dato rimbalzi e contropiede. Al 17', sul 36 pari, Skansi ha messo in campo
la sua (non la toglierà più),
lasciando a 0 per 3' gli avversari e tornando a +8. A inizio ripresa, l'ex
c.t. cambia in una 3-2 e recupera. La differenza è
che Messina mischia le sue zone e riesce
realmente a difendere mentre la Teamsystem disturba solo un attacco che
finisce col 69% al tiro da 2 punti. Cioè, appena sono
entrati anche i tiri da 3 di Danilovic,
è saltata. Onore alla Virtus ma identico onore alla
Fortitudo. Sono parole di rito ma sentite, come è
sentito il titolo di miglior coach europeo a
Ettore Messina. è
italiano, come Abbio, come lo scudetto vinto da
una squadra mitica.
LA SERIE FINALE
Gara-1: Kinder - Teamsystem
80 - 81.
Gara-2: Teamsystem - Kinder
76 - 78.
Gara-3: Kinder - Teamsystem
69 - 76.
Gara-4: Teamsystem - Kinder
57 - 59.
Gara-5: Kinder - Teamsystem 86 - 77 dts.
LE PAGELLE
DANILOVIC 10 - Ha segnato tutti i
canestri-partita. Fino a 18" dalla fine, meritava il 6 di stima. Ma lui
è
Danilovice può conquistare l'eccellenza in una
sola azione.
ABBIO 9 - Ha
realizzato i punti decisivi in gara-4, è stato grande
in difesa e fantastico in attacco ieri. Ha pesato più
lui di Danilovicin
questo scudetto.
NESTEROVIC 7.5
- Non ha sbagliato un tiro ed è stato il miglior
rimbalzista. Con lui in campo, la Kinder ha avuto un parziale positivo di
+10.
SCONOCHINI 7.5
- Ha riaperto una partita che sembrava ormai compromessa, in 4' (dal 32' al
36') segna 8 punti di carattere volando in contropiede.
BINELLI 6.5 -
Subentra a Nesterovic con 3 falli al 14',
prende 6 rimbalzi in 14', dà due stoppate.
SAVIC 6 - Ha
giocato un buon primo tempo, poi è sparito. L'Mvp
dell'Eurolega è tornato gregario ma ha vinto un altro
titolo. Non è un caso.
RIGAUDEAU 6 -
Ha disputato una partita modesta, illuminata solo dagli assist e dalla mano
data a rimbalzo. Un paio di brutti errori (sul secondo ha commesso il 4°
fallo al 25') stavano costando care alla Kinder.
MESSINA 10 - Un
grandissimo allenatore, in allenamento e in panchina. Con
Danilovicin queste
condizioni, vincere lo scudetto è stata un'impresa più
difficile del titolo europeo.
Tutto sembrava perduto poi quel
colpo di Danilovic
di Walter Fuochi - La
Repubblica – 01/06/1998
Lo chiamano lo Zar,
spesso fanno fatica a sopportarlo, perché è "peso", come si dice qui, anche
quando fa dello spirito, mica solo se è incazzato. Ma se
Danilovicè un capobranco anche
amato, in fondo, non solo rispettato, è perché, a chi ci lavora insieme e a
chi paga i biglietti più cari d’Italia per vederlo, porta scudetti. Ne aveva
vinti tre prima di andarsene nella Nba, in tre campionati. Ha vinto il
quarto dopo i due anni che s’era stufato di stare là: gli 11 miliardi in tre
stagioni di Bologna valevano il ritorno. Anche per la Kinder, riprenderlo
l’estate scorsa fu soprattutto marketing: dopo scoppole memorabili, la
sbrindellata Virtus che i 5 derby di stagione li aveva strapersi tutti,
doveva riavviare lo spettabile pubblico alla cassa.
Danilovicfu come Baggio:
seimilatrecento e rotti abbonati. Adesso, è stato di nuovo l’uomo-scudetto,
non solo l’uomo-immagine. Come l’ha vinto ieri sera, è stato da lui, da Zar.
Quasi irridendo la complicità della Fortitudo, per la terza volta in tre
anni sconfitta in finale, e per la seconda in quattro giorni segata a metà
dal filo di lana che l’attendeva sul traguardo.
Danilovicha tracciato poco o
niente nella partita di 39 minuti trascinata contro Myers e contro la
propria caviglia ormai straziata. Ma ha pescato i 4 punti dell’incredibile
pareggio quando lassù, sulla curva nemica, i cinquecento
tifosi avversari pensavano che l’incubo fosse finalmente finito. Poi ha
scolpito quel supplementare da padrone assoluto: quasi che, in campo, non ci
fossero altri nove giocatori. Sasha è tornato, tengono scritto sulle
magliette i bimbi del tifo virtussino. E Sasha ha portato lo scudetto: il
numero 14 che, accoppiato alla Coppa Campioni, ha fatto di Bologna, e della
mezza innamorata Virtus, la capitale dei canestri.
Myers & Co, paura di scudetto
di Walter Fuochi - La
Repubblica – 01/06/1998
Ma che cos’ha la Teamsystem,
contro lo scudetto, che neppure stavolta l’acchiappa, sotterrando la Kinder
fino a 18 secondi dalla fine, e finendo per esserne la più affettuosa
complice, quando la Virtus, invece, al suo scudetto numero 14 salta addosso,
e lo sbrana? Non è facile raccontare l’impresa di una squadra che ha vinto
partita e scudetto fondendovi formidabili virtù di temperamento, anche
quando giocare era una scommessa contro le proprie fatiche fisiche e i
propri svuotamenti mentali. Non è facile spiegare come, quando e perché la
Kinder ha ribaltato il destino, senza attingere dal secchio degli errori
avversari, ma è andata così. Il merito è stato non affondare mai. Ma il
resto doveva farlo la concorrenza. E la concorrenza, sciaguratamente, l’ha
fatto tutto, senza sconti. E pensare che la Teamsystem aveva cancellato l’identico scialo di gara 4, giocando per 39’meglio
della Kinder, quasi l’altro giorno fosse andata a un picnic. Ma s’è gelata,
ancora una volta, in retta d’arrivo: vinceva di 11 punti a 6’36’’, di 5 a 3’28’’, e di 4 ancora
a 27’’, su un libero di Fucka. La Kinder era stesa, non Danilovic, che pure s’era trascinato la zampa
malconcia per tutta la partita: senza più l’ombra di Myers addosso, fuori
per falli, Sasha ha sparato da tre e Wilkins gli ha pure regalato il fallo
che, in lunetta, l’ha fatto pareggiare a 72. La disperazione della Fortitudo
aveva altri 18 secondi, ma Rivers correva troppo forte e dava un calcio alla
fortuna, meglio alla palla, a 13’’. L’ultima azione Virtus pareva la
mannaia: e invece Abbio, in entrata, prendeva una
stoppata da Fucka, cui poi saltava addosso Binelli.
Overtime, sul 72 pari. E qui, solo Virtus. Il 74 di Nesterovic, il pareggino esile di Fucka, poi
era Sasha a fare lo Zar: segnando o facendo segnare. A
Binelliil 75, personalmente il
77 (due liberi), il 79 (entrata), l’82 (tripla). Era finita lì, a 1’02’’,
82-75, la gente già in campo, a stento trattenuta.