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Bucci, Komazec, Magnifico, Binelli, Savic, De
Piccoli
Abbio, Galilea, Prelevic, Patavoukas,
Morandotti
STAGIONE 1996/97
KINDER BOLOGNA
Serie A1: 3a classificata su 14 squadre
(17-26)
Play-off: semifinalista (3-8)
Coppa Italia: VINCENTI (2-2)
Euroleague: eliminata agli ottavi di finale (1-2)
Partite
della stagione
statistiche di squadra
'ALLA KINDER RUBATO UN PUNTO'
di
Walter Fuochi – La Repubblica – 10/12/1996
"Signori, campione
d'inverno del campionato di basket è la Stefanel. In testa alla classifica da sola. Senza
la Benetton. Perché
la Benetton, domenica contro la Kinder, la partita non l'ha vinta. E se il
basket si ribellasse a queste macroscopiche falsificazioni, e facesse
ripetere la gara, sarebbe tutto più limpido e accettabile. Lo chiederemo
alla federazione, perché riteniamo il campionato
falsato. E tutti sono danneggiati, non solo la Kinder". Tuona Alfredo Cazzola, patron della Virtus Bologna,
il giorno dopo il 90-89 che ha beffato i suoi a Treviso. E dimostra,
azionando il videotape, che era in realtà un 90 pari. Ha ragione, eppure
chiede quel che non avrà: non è ammesso reclamo per gli errori degli
ufficiali di gara, Treviso ha vinto e così resterà. Le regole sono queste e
in corsa non si cambia. Poi, se ci sarà spunto per introdurre prove
televisive, si vedrà. Il fatto. Minuto 14 del primo tempo, 40-32 per la
Benetton: Komazec segna da tre punti, è 30
buoni centimetri dietro l'arco, l'arbitro alza le tre dita per segnalarlo al
tavolo. Il segnapunti scrive invece due. E sul tabellone luminoso, in alto,
compare 40-34, non 40-35. Non se ne accorge nessuno. Non se ne accorgono "i
tre allenatori, i tre dirigenti, gli undici giocatori che pago bene",
ringhia
Cazzola,
che deve averli già spazzolati in mattinata. Se ne accorge qualche tifoso,
che chiama Rete 7, la tv che segue la Kinder. Rete 7 riguarda il nastro, ed è vero: perfino la grafica della Rai (la
regia della partita è unica) stampa, a logica, un 40-35 che nelle carte
ufficiali non è mai esistito. Poi corregge, adeguandosi al punteggio
ufficiale. Alla fine, sul 90-89, quel punto manca. E il giorno dopo brucia.
Ma non c'è appello contro l'errore materiale.
ALBERTO BUCCI
ROMPE IL SILENZIO STAMPA
di Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport -
19/01/1997
Quaranta giorni di silenzio-stampa
è il prezzo che Alberto Bucci ha fatto pagare ad
alcuni titoli troppo forti sul suo rapporto con la Virtus che sarebbe ormai
agli sgoccioli. Lo dice lo stesso coach, tornato davanti ai taccuini
complice una tv locale (Rete7) dopo l'incredibile k.o. interno di Eurolega
col Bayer, accolto dal pubblico virtussino, da sempre deluso in coppa, come
un nuovo tradimento. E anche il secondo posto in campionato non basta. "Alla
vigilia della gara col Benetton, ho letto critiche e titoli che mettevano la
parola fine tra me e la mia società - attacca Bucci -. Accetto di essere messo in discussione né
chiedo simpatia o pietà, ma in quella situazione si
è voluto andare oltre per tirarmi un brutto colpo. Le
critiche aiutano a crescere, ma la malafede, le cattiverie, non le sopporto
e perciò ho scelto di tacere. Il brutto di tutto
questo è che, sbagliando, mi sono fatto condizionare
nel modo d'essere. Ho voluto vestire sobrio, rinunciando alle mie famose
giacche colorate, per il timore di essere considerato un vanitoso che bada
prima al look e non alla sua squadra". "Non mi sento
superato - continua Bucci
-. Anche se qualcuno mi grida bollito, credo di essere, a 48 anni, dopo 30
da allenatore con 20 stagioni di fila in A, nel mezzo della mia storia. Col
tempo si cambia, alla mia età mi sembra inutile fare
sceneggiate per avere il palcoscenico, preferisco difendere e non sgridare i
miei giocatori, non perché abbia paura di loro ma
perché mi pare sciocco e controproducente metterli
alla berlina davanti ai tifosi. Alla Virtus ho un altro anno di contratto ma
con Cazzola c'è un rapporto che prescinde dagli
impegni scritti, se decideremo che è meglio
scioglierci per il bene della squadra lo faremo. In questo momento, il
nostro binomio è per Alfredo un calvario, la gente
gli scrive rimproverandogli di tenermi solo per amicizia. Io non voglio
restare, allenare, perché ho vinto tanto in passato,
ma perché dalla mia esperienza traggo gli stimoli per
continuare. Posso dare ancora qualcosa al basket, oltre i risultati c'è
anche lo spettacolo. Sento che il pubblico adesso mi è
contro, ma si sarà pure divertito finora, se in 8
gare interne di campionato, abbiamo prodotto 6 centoni. E la squadra
è con me: dopo il k.o. di Siviglia poteva girarmi le
spalle e invece a Treviso ha lottato e da lì e'
iniziato un momento felice, due mesi di progressi e vittorie". La chiosa
è sulla maledizione di coppa. "L'altra sera
è venuto il k.o. col Bayer - conclude Bucci -.
L'impegno c'è stato, la testa no. Credevamo di
vincere facile, siamo andati sotto subito e l'ansia di recuperare ci ha
frenati. Tutti gli anni in EuroLega partiamo ad handicap pagando infortuni
gravi, è vero però che anche
le avversarie patiscono assenze importanti. La verità
è che, inconsciamente, in coppa giochiamo con meno
determinazione rispetto al campionato. Dopo il Bayer ci siamo chiusi nello
spogliatoio. Il piano per meritarci Roma è guardare
avanti, vincere per arrivare anche quarti e, se siamo una squadra vera,
superare i due playoff fuori casa. Lo confesso: la coppa Campioni mi manca
tanto, la baratterei con molte cose. Bianchini dice che vorrebbe imitarmi
per quello che ho dato a Bologna. Sono io che vorrei imitare Valerio per le
coppe che ha vinto".
COPPA BASKET MILANO STRAPAZZA BOLOGNA
di
Walter Fuochi – La Repubblica – 07/03/1997
Vince la Stefanel, anzi domina: 67-59, ma erano stati anche
16, a poco dal gong.
Bologna ha il doppio degli uomini, ma quelli giusti hanno la maglia rossa, e
uno nera, Gentile capitano da panchina, che proprio a Bologna sta
ricostruendo il ginocchio. Gregor Fucka è il martello imprendibile per gli
statici trampolieri di Bucci (23 punti e 11
rimbalzi), ma anche De Pol è un frullatore sempre acceso dentro la gara:
magari non fa solo cose belle (10 punti e 7 rimbalzi), però non ne lascia né
belle né brutte a Komazec, che rientrava da un
mese di dolori (e s'è visto: 8 punti, mai incisivo).
Milano s'è completata con la regia di Bowie (10), sempre tenace, e il
supporto di Portaluppi (10), mentre Kidd (7), ancora una volta, s' è
eclissato nei falli. Poco male, tanto le è bastato per prendersi questa gara
1, andare con la fiducia di una difesa solida e collosa martedì a Bologna,
sapendo di avere in ogni caso un terzo colpo da sparare a Milano. Brutta,
davvero orrenda, invece la Kinder, surclassata fisicamente, senza atletismo
né idee né convinzione, ancorata per lunghi minuti a penosi digiuni. Dalla
partita è stata spazzata via nel finale di primo tempo (+9 per Milano), e di
nuovo quando, in avvio di ripresa, s'è affacciata a -5. Ha incassato un
11-0, è stata quasi 7' senza segnare e ha incartato la sua mesta nottata con
record negativo di punti segnati nella stagione, un inedito cannoniere (Patavoukas
16, a giochi morti), molte cupe riflessioni sulle sfide ad alto livello che
verranno, a partire dal derby di campionato, domenica (Milano invece
ospiterà Treviso).
Eppure, riavendo un
Komazec
decente, o almeno sano,
non può ancora sentirsi fuori: Milano senza Gentile è davvero tosta e
ammirevole, ma non molto armata. L'1-0 per ora è pesante, soprattutto nei
cuori e nelle teste.
LA VIRTUS A BRUNAMONTI
di Andrea Tosi e Luca Chiabotti - La Gazzetta
dello Sport - 08/03/1997
Tutto in un pomeriggio. L'esonero di Alberto Bucci,
una sorpresa a metà per chi vive da vicino la
contraddittoria stagione della Kinder, si consuma tra le ore 14 e le 18
dell'antivigilia del derby di Bologna. Il passaggio interno di consegne tra
un big della panchina e il giovane principiante, cioè Roberto Brunamonti, una figura storica del
basket italiano e della Virtus, che può assorbire col
suo carisma un triplice cambio di ruolo in 6 mesi, dal campo alla scrivania
e ora in panchina. Dopo la trovata del coach presidente, proprio Bucci l'anno scorso, il
patron Cazzola conferma la sua vocazione di
proprietario stile Nba inventando la figura del manager-coach ad interim con
la prospettiva che questa soluzione, se i risultati dovessero premiarla,
possa diventare il futuro della società. "Mai dire
mai - recita Cazzola al primo esonero da presidente, nella breve conferenza
stampa di ieri sera -. Non avrei mai pensato di sollevare dall'incarico Alberto Bucci, un amico vero che ha dato tutto
alla mia società.
è una decisione
sofferta, maturata dopo il k.o. di Milano. Non ho chiuso occhio la notte. Ho
capito che era giunto il momento d'intervenire, l'ho pensato solo oggi,
altrimenti l'avrei fatto prima. Ho convocato Bucci
comunicandogli la decisione e prima mi ero rivolto a Brunamonti che, con grande stupore, si
è sentito chiedere dal sottoscritto la disponibilità
a guidare la squadra in questo momento delicato della stagione. Roberto, con
un atto di grande coraggio e conoscendo le difficoltà
in cui si muove una società di basket al giorno
d'oggi, ha dato il suo assenso. Ma ho comunicato anche ai giocatori il
congelamento dei loro stipendi fino a tempo indeterminato e da questo
momento chi andrà in campo tenendo un comportamento
non consono alle proprie capacità professionali e
agli emolumenti che gli vengono corrisposti verrà
messo fuori squadra. Questo per chiarire che le responsabilità
non sono di una sola persona e per togliere alibi alla squadra. I tempi
ormai sono ristrettissimi, giochiamo ogni 48 ore, potevo farlo prima se ci
avessi creduto ma anche a Milano sono stato vicino alla squadra e a Bucci. Ora tocca ai giocatori, sui quali abbiamo
fortemente puntato, dimostrare che non ci siamo sbagliati. Non credo a
spaccature nello spogliatoio, le dichiarazioni di
Magnifico sono valutazioni personali, non hanno inciso sull'esonero, ma
va da sé che una squadra per vincere deve essere
unita". Accanto al presidente c'é Brunamonti. Ha il volto tirato come molti
dei giocatori usciti dall'incontro con Cazzola
piombato ad interrompere l'allenamento. "Ho due mesi di tempo per
fare qualcosa per questa società a cui tengo molto -
dice l'ex capitano -. Non mi considero di passaggio o, almeno, voglio
lavorare senza dare questa sensazione, come un coach vero che guarda avanti.
Non posso dire se questo incarico può diventare la
mia nuova professione per il futuro ma fino a maggio mi concentrerò
solo su di esso. Dove conto d'intervenire? Principalmente nell'atteggiamento
verso la partita, nel senso che dovremo uscire dal campo pensando di avere
dato il massimo per vincere, non sempre lo abbiamo fatto quest'anno. Non
penso all'esordio nel derby, la mia preoccupazione è
di rendermi credibile verso la squadra. Siamo con le spalle al muro". Brunamonti, che stamane dirige il suo primo
allenamento, siederà in panchina ufficialmente come
assistente, mentre il nuovo allenatore a referto è Lino Frattin, primo vice di Bucci, che sceglie il silenzio come risposta al
taglio. Non tace invece Walter Magnifico,
uscito dal cambio con l'espressione distrutta: "Abbiamo sulla coscienza
l'esonero di Alberto - dice - o almeno io non mi sento in pace con me
stesso. Non ho accusato i compagni dopo Milano, con
Komazec mi sono chiarito. Ho voluto solo dire che gli schemi, belli o
brutti, vanno eseguiti. Accetto il congelamento degli stipendi, se il motivo
è quello di darci lo sprone a migliorare".
Bucci, primo esonero dopo 410 vittorie.
Brunamonti servirebbe ancora in campo. In una
squadra così esperta, le colpe sono soprattutto dei
giocatori. Roberto è l'unico
campione dell'Italia d'oro a finire in panchina.
L'esonero di un allenatore è sempre profondamente
ingiusto, se legato solo alle ultime prestazioni della sua squadra. Un
tecnico è quello che i giocatori gli permettono di
essere, se ha in mano il gruppo più vecchio, esperto
e pagato del campionato: la Virtus. Ha una filosofia con la quale si può
essere d'accordo o meno ma che, sicuramente, nel caso di Alberto Bucci, ha funzionato: in 20 anni in serie
A, ha vinto 410 partite in campionato, conquistato tre scudetti, portato in
finale per il titolo Pesaro e Livorno, vinto la coppa Italia con Verona
(quando era in A-2) oltre che con Virtus e Scavolini, portato la piccola
Fabriano in A-1. è
il suo primo esonero. Ieri, quando Alfredo Cazzola
l'ha licenziato, era 2o in classifica, alle final four di coppa
Italia e agli ottavi d'Eurolega. Risultati che non spiegano il momento-no
della Kinder: se la dovessimo giudicare per quello che ha fatto vedere
giovedì a Milano dovremmo dire che è
una squadra non allenata, non preparata tatticamente, non in forma
fisicamente, non motivata psicologicamente, non unita personalmente. Ma,
secondo voi, un allenatore di così grande esperienza
è talmente scemo da non preparare le partite, non
portare in condizione la squadra, mettersi contro i giocatori e permettere
che il clima interno sia così teso? Se, ogni volta
che c'è un gioco a due, degli atleti che hanno 30
anni e giocano da 20, sbagliano sistematicamente a difendere,
è solo colpa dell'allenatore che non li mette lì
ogni giorno, come degli juniores, ad allenarsi sui blocchi?
è evidente che il
problema è più complesso: ogni
tanto qualcosa che ha sempre funzionato si rompe e non c'è
più niente da fare. Di solito, nemmeno cambiare
allenatore. Trovate una squadra che, col nuovo tecnico, abbia vinto il
titolo... L'unica cosa che pesa sulla carriera di Bucci
è di non aver mai trovato la chiave per un successo internazionale,
perché lì bisogna pensare più
agli avversari che alla propria squadra. Una cosa che, fino all'anno scorso,
a Bologna sembrava importare poco o nulla, anche in società,
al di là delle parole: esisteva solo il derby, il
mito di basket-city, gli abbonamenti esauriti in prevendita. Qualcosa sta
cambiando. La scossa, parola bruttissima che sottintende una grazia verso
dei giocatori che si sono comportati in modo scorretto, è
stata data. è il
primo atto di un profondo rinnovamento che porterà la
Virtus, in estate, a cambiare una squadra vecchia e atleticamente in
declino. Cazzola dà
a Roberto Brunamonti, l'unico mito della più
bella generazione avuta dal basket italiano, quella di Meneghin e Marzorati,
a finire su una panchina di A, le chiavi della Virtus con tutte le porte, in
Italia e in Europa, ancora aperte. Non è detto che
sia un bravo allenatore, Magic Johnson non lo è
stato. Ma ha più personalità e
carisma dei 10 giocatori messi assieme. Ci vorrebbe in campo, ma non
esageriamo.
AMAREZZA BRUNAMONTI
di
Walter Fuochi – La Repubblica – 10/03/1997
Due pugili storditi e
stremati, incapaci di colpirsi, ballano in mezzo al ring con gli occhi nel
nulla quando uno, finalmente, crolla. Non l'ha
colpita l'altro, la Virtus che ha perso il derby: la Fortitudo, più che altro, l'aveva punzecchiata danzandole davanti, più agile, e
più potente. Ma poi, alla fine, era stata quasi timorosa di farle male. L'ha
aspettata, nella sua corsa, anzi camminata, quasi sempre in testa, fino a
rianimarla. E c'è mancato poco che le donasse il tesoro: e cioè il paio di
tiri che Abbio, a 32" e a
6" dalla fine, ha spiaccicato sul ferro. Poteva
essere il pareggio, invece è stata la vittoria della Teamsystem, che alla
sirena s'è pure accompagnata a casa con una carezza felice: Myers, il suo
guantone più duro (31 punti), ha appoggiato il pallone nel canestro ed è
volato giù nel tunnel, lì a due passi, mentre i suoi cento tifosi, penetrati
nel fortilizio nemico, accendevano un coro per Alberto
Bucci, il tecnico della Virtus appena buttato giù dalla panchina. Brunamonti, chiamato a resuscitare la
squadra, non ce l'ha fatta, per ora. Era reattiva, non arresa, però confusa.
Ha avuto il merito di non affondare mai, il demerito di proporre poco di
saggio e tonico, in 40', per vincere. Komazec
(21 punti) è stata la sua unica fonte di luce in attacco. La sola "bomba"
segnata su 12 (gol di Patavoukas, 48 pari,
unico aggancio della ripresa), le 21 palle perse l'hanno implacabilmente
zavorrata, assieme all'angoscia di dover uscire dalla palude.
La Teamsystem s'è ancorata alla sua difesa forte e in attacco ai solisti Murdock (16
punti) e Myers (anche 20 falli subìti, in due). Carlton, con un paziente
lavoro ai fianchi, ha sfinito l'ammirevole
Abbio. Non l'ha mai travolto, lucrava però molti liberi (12/14): poi, una
sua "bomba" in libertà (l'unica biancoblù della ripresa) ha forse stampato
il risultato (57-50
a 9') e avvelenato gli umori della gente contro gli arbitri, perché venuta
dopo uno scippo falloso su Savic. Episodi, il
contesto ha detto che il pugile Fortitudo ha boxato meglio, qualche volta ha
colpito e, alla fine, s'è rifiutato di perdere ai punti. Giusto così.
Brunamonti
potrà ritentare. Domani è
già Europa, gara 2 contro Milano, mentre la Teamsystem vola a Siviglia.
PRELEVIC MATTATORE BOLOGNA SI RISCATTA
di
Walter Fuochi – La Repubblica – 23/03/1997
Coppa Italia alla Kinder:
magari, ne risorgerà, dopo tanto penare. In una finale acre, bordata pure da
acredini di curva, Cantù le ha opposto solo un tempo: 75-67 alla fine, dopo
il -3 di metà.
Ancora poco brillante, però concreta e reattiva, decisa a battersi in
difesa, la Virtus orfana di Komazec (domani
nuovo consulto medico) è andata dietro a Prelevic,
talento serbo-greco che pareva smarrito e ieri ha preso il premio di miglior
giocatore del torneo. 18 i suoi punti, 14 di Abbio,
13 di Magnifico. La Polti è stata a lungo
solo Bailey (23 punti e 13 rimbalzi), tradita soprattutto da Pete Myers (2
punti e 5 falli). Dopo il suo primo successo da coach, Brunamonti porterà la squadra 5 giorni fuori
città, in ritiro: se la compatta (con o senza
Komazec),
può reiscriverla alla corsa per lo scudetto.
Milano è arrivata terza, battendo Verona 70-68, ma in parterre si parlava
soprattutto di Nazionale. Una notizia: il Dream Team Usa verrà a Roma il 25
luglio '98. Un' indiscrezione: chissà se Mike D'Antoni parteciperà agli
Europei in Spagna, come assistente di Messina. Il coach che Treviso perderà
ha ormai deciso: farà il manager ai Denver Nuggets (Nba).

SERIE FORTITUDO
LA VIRTUS SI ARRENDE
di
Walter Fuochi – La Repubblica – 28/04/1997
Due a zero Fortitudo, il derby della Virtus è stato solo
un'agonia. Doveva essere la riscossa, è stato invece la resa, anche se i
certificati si scriveranno domani sera in gara 3. Se è vero che, in un
play-off, mai nessuna squadra è risalita da 0-2, queste sono le due meno
adatte per picconare tradizioni così scolpite:
la Kinder è al minimo,
la Teamsystem non l'ammazza solo perché non le serve. La controlla, la
doma, la tiene lievemente sotto: quando alza la testa, le dà una botta,
semplicemente. Così, perfino in armonia: ieri, i due patron un tempo
nemici, Giorgio Seragnoli e Alfredo Cazzola,
hanno pure visto per la prima volta la semifinale insieme. Anche non
avessero fatto il fioretto, sarebbe stato impossibile litigare.
è
stato tutto liscio, scontato: come tra due squadre che, da sei derby di
fila, stampano lo stesso risultato. Stavolta
Brunamonti ha tentato la magia, nella quale probabilmente era il primo
a non credere. Ha impiegato per 26 minuti Arijan
Komazec, il grande malato (immaginario?): e sono bastati per chiarire
perché, finora, non l'avesse mai, o quasi mai, usato. L'arma segreta, di
cui la città cianciava da una settimana, una sponda temendone sortilegi,
l'altra sperandone impennate, altrettanto illogiche, ha fatto il poco che
era normale facesse: un paio di bombette fuori dai giochi, uno strappo,
alla tela del racconto, davvero minimo, e forse, invece, un rigetto
provocato alla squadra che ormai l'aveva rimosso. Si entrerebbe in
labirinti freudiani, immeritevoli: è stata solo una banale sfida di sport,
tra chi salta e corre, e chi no. Tutta la Kinder, senza alibi, era
floscia, non in grado di battagliare fisicamente. E non solo orfana di un
leader, vero o presunto. La Teamsystem ha vinto al minimo del gas.
é scappata nel
primo tempo quasi solo battendo liberi: bastava forzare un passo d'entrata
e fioccavano falli. Il 40-33 della pausa l'ha cementato con 25 liberi
tirati, 21 fatti e 9 soli canestri dal campo (uno da tre). La gente di
casa (già, la
Virtus s'è arresa così nel suo violatissimo tempio) ha inveito contro gli
arbitri: ma sta capitando troppo spesso alla Kinder di tirare la metà dei
liberi altrui e non dev'essere una congiura.
Qualcuno ha inveito pure contro Brunamonti:
ogni macedonia si può far meglio, ma messi tutti i dieci ingredienti,
nessuno arrivato al sei politico, si può mai sindacare se ci voleva più
fragola o banana? Più su del sei sono andati in diversi della Teamsystem.
McRae ha preso 12 rimbalzi, rifilato 4 stoppate e fatto 6/14. Murdock
(6/18) e Myers (4/14) hanno tirato meglio altre volte, ma già prendere 13
falli in due e buttar dentro 20 liberi (15 Carlton) è stato un lucro
sagace.
L'ultima citazione è per Pilutti: se ha avuto una storia, una partita in
cui la Virtus è stata avanti poco più di 3' su 40', Pilutti l'ha
tranciata a metà ripresa con 7 punti secchi: dal 53-46 al 62-51. Poi, la
Kinder, con la zona, s'è riaffacciata sullo spiraglio dell'uscio: 58-64 a
5', Abbio da tre, sul
ferro. Se andavano a -3... No, se facessero più di 62 punti.
KINDER BOLOGNA 62 TEAMSYSTEM BOLOGNA 75
BOLOGNA
è UNA SOLA: FORTITUDO
di Luca Chiabotti - La Gazzetta dello Sport -
30/04/1997
Manifesta superiorità. La Fortitudo va in finale per
il secondo anno consecutivo e la Fossa resta in tribuna ben oltre la fine
della partita, impalata dalla felicità di un
traguardo non così scontato come la forza
dell'organico potrebbe far credere. Ma questa semifinale finita con un
tremendo cappotto non sembrava neppure un derby. Non c'era pathos, tensione,
partita. E la colpa è stata, se non di Brunamonti che oggettivamente aveva ben poco
da inventare, di tutta la Kinder che, nel momento decisivo della stagione,
non ha trovato dentro di sé nulla di buono da
raschiare, psicologicamente e tecnicamente. O forse questa Fortitudo era
veramente troppo, troppo forte, troppo completa, troppo motivata. E trova
tanti motivi di festa: il 5-0 stagionale nel derby, il 7-0 consecutivo, i 44
punti di Carlton Myers straordinario (29 nella ripresa, con 20/24 ai
liberi), record nella stracittadina (batte i 41 di McMillian nell'81), anche se sono stati più
importanti un paio di recuperi difensivi micidiali quando la gara era ancora
in bilico ed è stato Eric
Murdock a spezzare la partita in due, quasi subito. Ieri, almeno, la
Kinder ci ha provato. Dopo due gare giocate a fare dei grandi rinvii in
tribuna, tipo zonette della nonna, per evitare il peggio, la Virtus si
è buttata nella mischia. Ha provato ad aggredire la
Fortitudo, ha recuperato qualche pallone, cosa che non aveva fatto nelle
prime due partite. Ma così ha aumentato il ritmo
della gara. E lì è venuta
fuori l'inferiorità fisica, contro cui non esiste
rimedio. La Teamsystem, passata in vantaggio col primo canestro di Carlton
Myers dopo 6'30" (15-14) s'è trovata finalmente a
casa. è risaputo:
quando Eric Murdock deve ragionare non
è un granché. Ma quando può
correre e giocare in transizione, tirando magari da 3, è
micidiale. Così, quando le percentuali della Kinder
sono calate, è partito il contropiede della Fortitudo.
In soldoni, un 12-1 che stende la Virtus: Murdock, in 10', segna 12 dei
primi 24 punti Fortitudo, i registi avversari sono impalpabili, invisibili.
A questo punto, Brunamonti
ha gli unici due giocatori che hanno reazioni nervose (Abbio
e Savic) con 3 falli,
Komazec è scandaloso e la Fortutido sale a +16,
ribattendo agli ultimi fuochi di Savic
e Prelevic con un 4/4 da 3 a inizio
ripresa di Myers. La Fortitudo raggiunge la sua seconda finale ed
è tutta un'altra cosa. Ha un solo problema, non ha
sostenuto veri test sulla sua reale consistenza e continuità
ad altissimo livello. Il meglio ha dovuto tirarlo fuori in gara-4 contro
Varese, un'avversaria inferiore. Ma oggi, rispetto alla Teamsystem che
è andata su e giù per tutta la
stagione, c'è il recupero completo di McRae, che con
l'arrivo di Bianchini sembrava perduto. Ora c'è tutto
per lo scudetto. La Virtus? Va spianata come un parcheggio e ricostruita.
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