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Bucci, Komazec, Magnifico, Binelli, Savic, De Piccoli

Abbio, Galilea, Prelevic, Patavoukas, Morandotti

 

STAGIONE 1996/97

 

KINDER  BOLOGNA

Serie A1: 3a classificata su 14 squadre (17-26)

Play-off: semifinalista (3-8)

Coppa Italia: VINCENTI (2-2)

Euroleague: eliminata agli ottavi di finale (1-2)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
4 Josè Galilea 1972 SPA dal 05/01/97
5 Arjan Komazec A 1970 200 JUG
6 Walter Magnifico A/C 1961 209 ITA
7 Alessandro Abbio G 1971 193 ITA
9 Enrico Ravaglia P 1976 193 ITA dal 08/12/96
11 Augusto Binelli C 1964 211 ITA
12 Zoran Savic A/C 1966 206 YUG
13 Riccardo Morandotti A 1965 200 ITA fino al 01/12/96
14 Flavio Carera C 1963 206 ITA
15 Kostas Patavoukas 1966 GRE
Branislav Prelevic G/A 1966 196 YUG
Tullio De Piccoli C 1964 ITA fino al 19/03/97
Matteo Bertolazzi ITA dal 29/09/96 al 02/03/97
Alberto Bucci All ITA fino al 07/03/97
Lino Frattin All ITA dal 08/03/97

 

Partite della stagione

statistiche di squadra

 

 

'ALLA KINDER RUBATO UN PUNTO'

"Signori, campione d'inverno del campionato di basket è la Stefanel. In testa alla classifica da sola. Senza la Benetton. Perché la Benetton, domenica contro la Kinder, la partita non l'ha vinta. E se il basket si ribellasse a queste macroscopiche falsificazioni, e facesse ripetere la gara, sarebbe tutto più limpido e accettabile. Lo chiederemo alla federazione, perché riteniamo il campionato falsato. E tutti sono danneggiati, non solo la Kinder". Tuona Alfredo Cazzola, patron della Virtus Bologna, il giorno dopo il 90-89 che ha beffato i suoi a Treviso. E dimostra, azionando il videotape, che era in realtà un 90 pari. Ha ragione, eppure chiede quel che non avrà: non è ammesso reclamo per gli errori degli ufficiali di gara, Treviso ha vinto e così resterà. Le regole sono queste e in corsa non si cambia. Poi, se ci sarà spunto per introdurre prove televisive, si vedrà. Il fatto. Minuto 14 del primo tempo, 40-32 per la Benetton: Komazec segna da tre punti, è 30 buoni centimetri dietro l'arco, l'arbitro alza le tre dita per segnalarlo al tavolo. Il segnapunti scrive invece due. E sul tabellone luminoso, in alto, compare 40-34, non 40-35. Non se ne accorge nessuno. Non se ne accorgono "i tre allenatori, i tre dirigenti, gli undici giocatori che pago bene", ringhia Cazzola, che deve averli già spazzolati in mattinata. Se ne accorge qualche tifoso, che chiama Rete 7, la tv che segue la Kinder. Rete 7 riguarda il nastro, ed è vero: perfino la grafica della Rai (la regia della partita è unica) stampa, a logica, un 40-35 che nelle carte ufficiali non è mai esistito. Poi corregge, adeguandosi al punteggio ufficiale. Alla fine, sul 90-89, quel punto manca. E il giorno dopo brucia. Ma non c'è appello contro l'errore materiale.

 


 

ALBERTO BUCCI ROMPE IL SILENZIO STAMPA

di Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport - 19/01/1997

 

Quaranta giorni di silenzio-stampa è il prezzo che Alberto Bucci ha fatto pagare ad alcuni titoli troppo forti sul suo rapporto con la Virtus che sarebbe ormai agli sgoccioli. Lo dice lo stesso coach, tornato davanti ai taccuini complice una tv locale (Rete7) dopo l'incredibile k.o. interno di Eurolega col Bayer, accolto dal pubblico virtussino, da sempre deluso in coppa, come un nuovo tradimento. E anche il secondo posto in campionato non basta. "Alla vigilia della gara col Benetton, ho letto critiche e titoli che mettevano la parola fine tra me e la mia società - attacca Bucci -. Accetto di essere messo in discussione né chiedo simpatia o pietà, ma in quella situazione si è voluto andare oltre per tirarmi un brutto colpo. Le critiche aiutano a crescere, ma la malafede, le cattiverie, non le sopporto e perciò ho scelto di tacere. Il brutto di tutto questo è che, sbagliando, mi sono fatto condizionare nel modo d'essere. Ho voluto vestire sobrio, rinunciando alle mie famose giacche colorate, per il timore di essere considerato un vanitoso che bada prima al look e non alla sua squadra". "Non mi sento superato - continua Bucci -. Anche se qualcuno mi grida bollito, credo di essere, a 48 anni, dopo 30 da allenatore con 20 stagioni di fila in A, nel mezzo della mia storia. Col tempo si cambia, alla mia età mi sembra inutile fare sceneggiate per avere il palcoscenico, preferisco difendere e non sgridare i miei giocatori, non perché abbia paura di loro ma perché mi pare sciocco e controproducente metterli alla berlina davanti ai tifosi. Alla Virtus ho un altro anno di contratto ma con Cazzola c'è un rapporto che prescinde dagli impegni scritti, se decideremo che è meglio scioglierci per il bene della squadra lo faremo. In questo momento, il nostro binomio è per Alfredo un calvario, la gente gli scrive rimproverandogli di tenermi solo per amicizia. Io non voglio restare, allenare, perché ho vinto tanto in passato, ma perché dalla mia esperienza traggo gli stimoli per continuare. Posso dare ancora qualcosa al basket, oltre i risultati c'è anche lo spettacolo. Sento che il pubblico adesso mi è contro, ma si sarà pure divertito finora, se in 8 gare interne di campionato, abbiamo prodotto 6 centoni. E la squadra è con me: dopo il k.o. di Siviglia poteva girarmi le spalle e invece a Treviso ha lottato e da lì e' iniziato un momento felice, due mesi di progressi e vittorie". La chiosa è sulla maledizione di coppa. "L'altra sera è venuto il k.o. col Bayer - conclude Bucci -. L'impegno c'è stato, la testa no. Credevamo di vincere facile, siamo andati sotto subito e l'ansia di recuperare ci ha frenati. Tutti gli anni in EuroLega partiamo ad handicap pagando infortuni gravi, è vero però che anche le avversarie patiscono assenze importanti. La verità è che, inconsciamente, in coppa giochiamo con meno determinazione rispetto al campionato. Dopo il Bayer ci siamo chiusi nello spogliatoio. Il piano per meritarci Roma è guardare avanti, vincere per arrivare anche quarti e, se siamo una squadra vera, superare i due playoff fuori casa. Lo confesso: la coppa Campioni mi manca tanto, la baratterei con molte cose. Bianchini dice che vorrebbe imitarmi per quello che ho dato a Bologna. Sono io che vorrei imitare Valerio per le coppe che ha vinto".

 


 

COPPA BASKET MILANO STRAPAZZA BOLOGNA

Vince la Stefanel, anzi domina: 67-59, ma erano stati anche 16, a poco dal gong. Bologna ha il doppio degli uomini, ma quelli giusti hanno la maglia rossa, e uno nera, Gentile capitano da panchina, che proprio a Bologna sta ricostruendo il ginocchio. Gregor Fucka è il martello imprendibile per gli statici trampolieri di Bucci (23 punti e 11 rimbalzi), ma anche De Pol è un frullatore sempre acceso dentro la gara: magari non fa solo cose belle (10 punti e 7 rimbalzi), però non ne lascia né belle né brutte a Komazec, che rientrava da un mese di dolori (e s'è visto: 8 punti, mai incisivo).
Milano s'è completata con la regia di Bowie (10), sempre tenace, e il supporto di Portaluppi (10), mentre Kidd (7), ancora una volta, s' è eclissato nei falli. Poco male, tanto le è bastato per prendersi questa gara 1, andare con la fiducia di una difesa solida e collosa martedì a Bologna, sapendo di avere in ogni caso un terzo colpo da sparare a Milano. Brutta, davvero orrenda, invece la Kinder, surclassata fisicamente, senza atletismo né idee né convinzione, ancorata per lunghi minuti a penosi digiuni. Dalla partita è stata spazzata via nel finale di primo tempo (+9 per Milano), e di nuovo quando, in avvio di ripresa, s'è affacciata a -5. Ha incassato un 11-0, è stata quasi 7' senza segnare e ha incartato la sua mesta nottata con record negativo di punti segnati nella stagione, un inedito cannoniere (Patavoukas 16, a giochi morti), molte cupe riflessioni sulle sfide ad alto livello che verranno, a partire dal derby di campionato, domenica (Milano invece ospiterà Treviso).
Eppure, riavendo un
Komazec decente, o almeno sano, non può ancora sentirsi fuori: Milano senza Gentile è davvero tosta e ammirevole, ma non molto armata. L'1-0 per ora è pesante, soprattutto nei cuori e nelle teste.

 


 

LA VIRTUS A BRUNAMONTI

di Andrea Tosi e Luca Chiabotti - La Gazzetta dello Sport - 08/03/1997

 

Tutto in un pomeriggio. L'esonero di Alberto Bucci, una sorpresa a metà per chi vive da vicino la contraddittoria stagione della Kinder, si consuma tra le ore 14 e le 18 dell'antivigilia del derby di Bologna. Il passaggio interno di consegne tra un big della panchina e il giovane principiante, cioè Roberto Brunamonti, una figura storica del basket italiano e della Virtus, che può assorbire col suo carisma un triplice cambio di ruolo in 6 mesi, dal campo alla scrivania e ora in panchina. Dopo la trovata del coach presidente, proprio Bucci l'anno scorso, il patron Cazzola conferma la sua vocazione di proprietario stile Nba inventando la figura del manager-coach ad interim con la prospettiva che questa soluzione, se i risultati dovessero premiarla, possa diventare il futuro della società. "Mai dire mai - recita Cazzola al primo esonero da presidente, nella breve conferenza stampa di ieri sera -. Non avrei mai pensato di sollevare dall'incarico Alberto Bucci, un amico vero che ha dato tutto alla mia società. è una decisione sofferta, maturata dopo il k.o. di Milano. Non ho chiuso occhio la notte. Ho capito che era giunto il momento d'intervenire, l'ho pensato solo oggi, altrimenti l'avrei fatto prima. Ho convocato Bucci comunicandogli la decisione e prima mi ero rivolto a Brunamonti che, con grande stupore, si è sentito chiedere dal sottoscritto la disponibilità a guidare la squadra in questo momento delicato della stagione. Roberto, con un atto di grande coraggio e conoscendo le difficoltà in cui si muove una società di basket al giorno d'oggi, ha dato il suo assenso. Ma ho comunicato anche ai giocatori il congelamento dei loro stipendi fino a tempo indeterminato e da questo momento chi andrà in campo tenendo un comportamento non consono alle proprie capacità professionali e agli emolumenti che gli vengono corrisposti verrà messo fuori squadra. Questo per chiarire che le responsabilità non sono di una sola persona e per togliere alibi alla squadra. I tempi ormai sono ristrettissimi, giochiamo ogni 48 ore, potevo farlo prima se ci avessi creduto ma anche a Milano sono stato vicino alla squadra e a Bucci. Ora tocca ai giocatori, sui quali abbiamo fortemente puntato, dimostrare che non ci siamo sbagliati. Non credo a spaccature nello spogliatoio, le dichiarazioni di Magnifico sono valutazioni personali, non hanno inciso sull'esonero, ma va da sé che una squadra per vincere deve essere unita". Accanto al presidente c'é Brunamonti. Ha il volto tirato come molti dei giocatori usciti dall'incontro con Cazzola piombato ad interrompere l'allenamento. "Ho due mesi di tempo per fare qualcosa per questa società a cui tengo molto - dice l'ex capitano -. Non mi considero di passaggio o, almeno, voglio lavorare senza dare questa sensazione, come un coach vero che guarda avanti. Non posso dire se questo incarico può diventare la mia nuova professione per il futuro ma fino a maggio mi concentrerò solo su di esso. Dove conto d'intervenire? Principalmente nell'atteggiamento verso la partita, nel senso che dovremo uscire dal campo pensando di avere dato il massimo per vincere, non sempre lo abbiamo fatto quest'anno. Non penso all'esordio nel derby, la mia preoccupazione è di rendermi credibile verso la squadra. Siamo con le spalle al muro". Brunamonti, che stamane dirige il suo primo allenamento, siederà in panchina ufficialmente come assistente, mentre il nuovo allenatore a referto è Lino Frattin, primo vice di Bucci, che sceglie il silenzio come risposta al taglio. Non tace invece Walter Magnifico, uscito dal cambio con l'espressione distrutta: "Abbiamo sulla coscienza l'esonero di Alberto - dice - o almeno io non mi sento in pace con me stesso. Non ho accusato i compagni dopo Milano, con Komazec mi sono chiarito. Ho voluto solo dire che gli schemi, belli o brutti, vanno eseguiti. Accetto il congelamento degli stipendi, se il motivo è quello di darci lo sprone a migliorare".

 

Bucci, primo esonero dopo 410 vittorie. Brunamonti servirebbe ancora in campo. In una squadra così esperta, le colpe sono soprattutto dei giocatori. Roberto è l'unico campione dell'Italia d'oro a finire in panchina. L'esonero di un allenatore è sempre profondamente ingiusto, se legato solo alle ultime prestazioni della sua squadra. Un tecnico è quello che i giocatori gli permettono di essere, se ha in mano il gruppo più vecchio, esperto e pagato del campionato: la Virtus. Ha una filosofia con la quale si può essere d'accordo o meno ma che, sicuramente, nel caso di Alberto Bucci, ha funzionato: in 20 anni in serie A, ha vinto 410 partite in campionato, conquistato tre scudetti, portato in finale per il titolo Pesaro e Livorno, vinto la coppa Italia con Verona (quando era in A-2) oltre che con Virtus e Scavolini, portato la piccola Fabriano in A-1. è il suo primo esonero. Ieri, quando Alfredo Cazzola l'ha licenziato, era 2o in classifica, alle final four di coppa Italia e agli ottavi d'Eurolega. Risultati che non spiegano il momento-no della Kinder: se la dovessimo giudicare per quello che ha fatto vedere giovedì a Milano dovremmo dire che è una squadra non allenata, non preparata tatticamente, non in forma fisicamente, non motivata psicologicamente, non unita personalmente. Ma, secondo voi, un allenatore di così grande esperienza è talmente scemo da non preparare le partite, non portare in condizione la squadra, mettersi contro i giocatori e permettere che il clima interno sia così teso? Se, ogni volta che c'è un gioco a due, degli atleti che hanno 30 anni e giocano da 20, sbagliano sistematicamente a difendere, è solo colpa dell'allenatore che non li mette lì ogni giorno, come degli juniores, ad allenarsi sui blocchi? è evidente che il problema è più complesso: ogni tanto qualcosa che ha sempre funzionato si rompe e non c'è più niente da fare. Di solito, nemmeno cambiare allenatore. Trovate una squadra che, col nuovo tecnico, abbia vinto il titolo... L'unica cosa che pesa sulla carriera di Bucci è di non aver mai trovato la chiave per un successo internazionale, perché lì bisogna pensare più agli avversari che alla propria squadra. Una cosa che, fino all'anno scorso, a Bologna sembrava importare poco o nulla, anche in società, al di là delle parole: esisteva solo il derby, il mito di basket-city, gli abbonamenti esauriti in prevendita. Qualcosa sta cambiando. La scossa, parola bruttissima che sottintende una grazia verso dei giocatori che si sono comportati in modo scorretto, è stata data. è il primo atto di un profondo rinnovamento che porterà la Virtus, in estate, a cambiare una squadra vecchia e atleticamente in declino. Cazzola dà a Roberto Brunamonti, l'unico mito della più bella generazione avuta dal basket italiano, quella di Meneghin e Marzorati, a finire su una panchina di A, le chiavi della Virtus con tutte le porte, in Italia e in Europa, ancora aperte. Non è detto che sia un bravo allenatore, Magic Johnson non lo è stato. Ma ha più personalità e carisma dei 10 giocatori messi assieme. Ci vorrebbe in campo, ma non esageriamo.

 


 

AMAREZZA BRUNAMONTI

Due pugili storditi e stremati, incapaci di colpirsi, ballano in mezzo al ring con gli occhi nel nulla quando uno, finalmente, crolla. Non l'ha colpita l'altro, la Virtus che ha perso il derby: la Fortitudo, più che altro, l'aveva punzecchiata danzandole davanti, più agile, e più potente. Ma poi, alla fine, era stata quasi timorosa di farle male. L'ha aspettata, nella sua corsa, anzi camminata, quasi sempre in testa, fino a rianimarla. E c'è mancato poco che le donasse il tesoro: e cioè il paio di tiri che Abbio, a 32" e a 6" dalla fine, ha spiaccicato sul ferro. Poteva essere il pareggio, invece è stata la vittoria della Teamsystem, che alla sirena s'è pure accompagnata a casa con una carezza felice: Myers, il suo guantone più duro (31 punti), ha appoggiato il pallone nel canestro ed è volato giù nel tunnel, lì a due passi, mentre i suoi cento tifosi, penetrati nel fortilizio nemico, accendevano un coro per Alberto Bucci, il tecnico della Virtus appena buttato giù dalla panchina. Brunamonti, chiamato a resuscitare la squadra, non ce l'ha fatta, per ora. Era reattiva, non arresa, però confusa. Ha avuto il merito di non affondare mai, il demerito di proporre poco di saggio e tonico, in 40', per vincere. Komazec (21 punti) è stata la sua unica fonte di luce in attacco. La sola "bomba" segnata su 12 (gol di Patavoukas, 48 pari, unico aggancio della ripresa), le 21 palle perse l'hanno implacabilmente zavorrata, assieme all'angoscia di dover uscire dalla palude. La Teamsystem s'è ancorata alla sua difesa forte e in attacco ai solisti Murdock (16 punti) e Myers (anche 20 falli subìti, in due). Carlton, con un paziente lavoro ai fianchi, ha sfinito l'ammirevole Abbio. Non l'ha mai travolto, lucrava però molti liberi (12/14): poi, una sua "bomba" in libertà (l'unica biancoblù della ripresa) ha forse stampato il risultato (57-50 a 9') e avvelenato gli umori della gente contro gli arbitri, perché venuta dopo uno scippo falloso su Savic. Episodi, il contesto ha detto che il pugile Fortitudo ha boxato meglio, qualche volta ha colpito e, alla fine, s'è rifiutato di perdere ai punti. Giusto così. Brunamonti potrà ritentare. Domani è già Europa, gara 2 contro Milano, mentre la Teamsystem vola a Siviglia.

 


 

PRELEVIC MATTATORE BOLOGNA SI RISCATTA

Coppa Italia alla Kinder: magari, ne risorgerà, dopo tanto penare. In una finale acre, bordata pure da acredini di curva, Cantù le ha opposto solo un tempo: 75-67 alla fine, dopo il -3 di metà.
Ancora poco brillante, però concreta e reattiva, decisa a battersi in difesa, la Virtus orfana di Komazec (domani nuovo consulto medico) è andata dietro a Prelevic, talento serbo-greco che pareva smarrito e ieri ha preso il premio di miglior giocatore del torneo. 18 i suoi punti, 14 di Abbio, 13 di Magnifico. La Polti è stata a lungo solo Bailey (23 punti e 13 rimbalzi), tradita soprattutto da Pete Myers (2 punti e 5 falli). Dopo il suo primo successo da coach, Brunamonti porterà la squadra 5 giorni fuori città, in ritiro: se la compatta (con o senza
Komazec), può reiscriverla alla corsa per lo scudetto.
Milano è arrivata terza, battendo Verona 70-68, ma in parterre si parlava soprattutto di Nazionale. Una notizia: il Dream Team Usa verrà a Roma il 25 luglio '98. Un' indiscrezione: chissà se Mike D'Antoni parteciperà agli Europei in Spagna, come assistente di Messina. Il coach che Treviso perderà ha ormai deciso: farà il manager ai Denver Nuggets (Nba).

 

 

 

SERIE FORTITUDO LA VIRTUS SI ARRENDE

Due a zero Fortitudo, il derby della Virtus è stato solo un'agonia. Doveva essere la riscossa, è stato invece la resa, anche se i certificati si scriveranno domani sera in gara 3. Se è vero che, in un play-off, mai nessuna squadra è risalita da 0-2, queste sono le due meno adatte per picconare tradizioni così scolpite: la Kinder è al minimo, la Teamsystem non l'ammazza solo perché non le serve. La controlla, la doma, la tiene lievemente sotto: quando alza la testa, le dà una botta, semplicemente. Così, perfino in armonia: ieri, i due patron un tempo nemici, Giorgio Seragnoli e Alfredo Cazzola, hanno pure visto per la prima volta la semifinale insieme. Anche non avessero fatto il fioretto, sarebbe stato impossibile litigare. è stato tutto liscio, scontato: come tra due squadre che, da sei derby di fila, stampano lo stesso risultato. Stavolta Brunamonti ha tentato la magia, nella quale probabilmente era il primo a non credere. Ha impiegato per 26 minuti Arijan Komazec, il grande malato (immaginario?): e sono bastati per chiarire perché, finora, non l'avesse mai, o quasi mai, usato. L'arma segreta, di cui la città cianciava da una settimana, una sponda temendone sortilegi, l'altra sperandone impennate, altrettanto illogiche, ha fatto il poco che era normale facesse: un paio di bombette fuori dai giochi, uno strappo, alla tela del racconto, davvero minimo, e forse, invece, un rigetto provocato alla squadra che ormai l'aveva rimosso. Si entrerebbe in labirinti freudiani, immeritevoli: è stata solo una banale sfida di sport, tra chi salta e corre, e chi no. Tutta la Kinder, senza alibi, era floscia, non in grado di battagliare fisicamente. E non solo orfana di un leader, vero o presunto. La Teamsystem ha vinto al minimo del gas. é scappata nel primo tempo quasi solo battendo liberi: bastava forzare un passo d'entrata e fioccavano falli. Il 40-33 della pausa l'ha cementato con 25 liberi tirati, 21 fatti e 9 soli canestri dal campo (uno da tre). La gente di casa (già, la Virtus s'è arresa così nel suo violatissimo tempio) ha inveito contro gli arbitri: ma sta capitando troppo spesso alla Kinder di tirare la metà dei liberi altrui e non dev'essere una congiura.
Qualcuno ha inveito pure contro Brunamonti: ogni macedonia si può far meglio, ma messi tutti i dieci ingredienti, nessuno arrivato al sei politico, si può mai sindacare se ci voleva più fragola o banana? Più su del sei sono andati in diversi della Teamsystem. McRae ha preso 12 rimbalzi, rifilato 4 stoppate e fatto 6/14. Murdock (6/18) e Myers (4/14) hanno tirato meglio altre volte, ma già prendere 13 falli in due e buttar dentro 20 liberi (15 Carlton) è stato un lucro sagace.
L'ultima citazione è per Pilutti: se ha avuto una storia, una partita in cui la Virtus è stata avanti poco più di 3' su 40', Pilutti l'ha tranciata a metà ripresa con 7 punti secchi: dal 53-46 al 62-51. Poi, la Kinder, con la zona, s'è riaffacciata sullo spiraglio dell'uscio: 58-64 a 5', Abbio da tre, sul ferro. Se andavano a -3... No, se facessero più di 62 punti.
KINDER BOLOGNA 62 TEAMSYSTEM BOLOGNA 75

 


 

BOLOGNA è UNA SOLA: FORTITUDO

di Luca Chiabotti - La Gazzetta dello Sport - 30/04/1997

 

Manifesta superiorità. La Fortitudo va in finale per il secondo anno consecutivo e la Fossa resta in tribuna ben oltre la fine della partita, impalata dalla felicità di un traguardo non così scontato come la forza dell'organico potrebbe far credere. Ma questa semifinale finita con un tremendo cappotto non sembrava neppure un derby. Non c'era pathos, tensione, partita. E la colpa è stata, se non di Brunamonti che oggettivamente aveva ben poco da inventare, di tutta la Kinder che, nel momento decisivo della stagione, non ha trovato dentro di sé nulla di buono da raschiare, psicologicamente e tecnicamente. O forse questa Fortitudo era veramente troppo, troppo forte, troppo completa, troppo motivata. E trova tanti motivi di festa: il 5-0 stagionale nel derby, il 7-0 consecutivo, i 44 punti di Carlton Myers straordinario (29 nella ripresa, con 20/24 ai liberi), record nella stracittadina (batte i 41 di McMillian nell'81), anche se sono stati più importanti un paio di recuperi difensivi micidiali quando la gara era ancora in bilico ed è stato Eric Murdock a spezzare la partita in due, quasi subito. Ieri, almeno, la Kinder ci ha provato. Dopo due gare giocate a fare dei grandi rinvii in tribuna, tipo zonette della nonna, per evitare il peggio, la Virtus si è buttata nella mischia. Ha provato ad aggredire la Fortitudo, ha recuperato qualche pallone, cosa che non aveva fatto nelle prime due partite. Ma così ha aumentato il ritmo della gara. E lì è venuta fuori l'inferiorità fisica, contro cui non esiste rimedio. La Teamsystem, passata in vantaggio col primo canestro di Carlton Myers dopo 6'30" (15-14) s'è trovata finalmente a casa. è risaputo: quando Eric Murdock deve ragionare non è un granché. Ma quando può correre e giocare in transizione, tirando magari da 3, è micidiale. Così, quando le percentuali della Kinder sono calate, è partito il contropiede della Fortitudo. In soldoni, un 12-1 che stende la Virtus: Murdock, in 10', segna 12 dei primi 24 punti Fortitudo, i registi avversari sono impalpabili, invisibili. A questo punto, Brunamonti ha gli unici due giocatori che hanno reazioni nervose (Abbio e Savic) con 3 falli, Komazec è scandaloso e la Fortutido sale a +16, ribattendo agli ultimi fuochi di Savic e Prelevic con un 4/4 da 3 a inizio ripresa di Myers. La Fortitudo raggiunge la sua seconda finale ed è tutta un'altra cosa. Ha un solo problema, non ha sostenuto veri test sulla sua reale consistenza e continuità ad altissimo livello. Il meglio ha dovuto tirarlo fuori in gara-4 contro Varese, un'avversaria inferiore. Ma oggi, rispetto alla Teamsystem che è andata su e giù per tutta la stagione, c'è il recupero completo di McRae, che con l'arrivo di Bianchini sembrava perduto. Ora c'è tutto per lo scudetto. La Virtus? Va spianata come un parcheggio e ricostruita.