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Moretti, Carera, Binelli, Bonner, De Piccoli
Abbio, Orsini, Coldebella, Komazec,
Morandotti, Soro, Brunamonti
STAGIONE 1995/96
BUCKLER BOLOGNA
Serie A1: 1a classificata su 16 squadre
(23-32)
Play-off: semifinalista (3-6)
Coppa Italia: VINCENTI (3-4)
Euroleague: (7-17)
Partite
della stagione
statistiche di squadra
OPEN,
LA BUCKLER DIETRO HOUSTON
Di Walter Fuochi – La
Repubblica – 23/10/1995
C'è ancora
la Buckler
dietro la Nba. Al McDonald's Open di Londra, Bologna ha perso solo la finale
contro i campioni di Houston (126-112), così come due anni fa a Monaco
cedette solo a Phoenix (112-90). è
stato un buon torneo, quello dei bolognesi: subito vincenti sul Maccabi
112-103, poi sul Real Madrid (102-96), in una partita equilibrata ed aspra,
quasi da Euroclub. I 48' di gioco in tre giorni filati, i 5 metri di campo
in più, l'energia fisica dei Rockets, pur privi di Olajuwon, si sono
avvertiti in finale, quando Bologna ha retto bene nel primo quarto (30-30)
ed anche nel secondo (57-64), perdendo contatto solo quando Drexler (25),
premiato come miglior giocatore del torneo, Cassell (23) e Brown (22) hanno
potuto allungare.
Woolridge ha segnato 34 punti nella finale, e 91 in tutto il torneo, ben
giocato anche da
Komazec (86),
Coldebella e
Carera. Gli australiani di Perth sono arrivati terzi davanti al Real, il
Maccabi quinto, sugli inglesi di Sheffield.
QUANTE VITE, BRUNAMONTI
Di Walter Fuochi – La
Repubblica – 30/10/1995
Coi denti, benché abbia
comandato 39 minuti su 40, la Buckler s’è tenuta il derby: cioè ha retto
l’assalto della Teamsystem, la forza nuova, alla sua gloriosa cittadella.
Poteva finire, dopo tanto equilibrio, in mille modi:
la Virtus ha avuto il torto di non uccidere (sul +11
a 5’ dalla fine, 70-59, segnando di lì in poi solo 6 liberi); la Fortitudo
quello di non afferrare una nemica che pure era vicina, spesso barcollante,
vulnerabile. Ai punti, almeno, meritava la Buckler. Le due ultime fischiate
inaspriscono i rimpianti della Fortitudo: che le ha avute entrambe contro.
La Bologna con lo scudetto, che giocava in casa, in un clima accettabilmente
disteso, ha vinto a centrocampo, benché i ritmi blandi fossero quelli
preferiti dalla concorrenza. Ma
Coldebella ha
ingabbiato a lungo Djordjevic, tagliandone i collegamenti con la squadra, e
Brunamonti l’eterno ha sparato dentro 13 punti in 13 minuti, un 5/5 che
ha spaccato il derby. Era il numero 24 d’una carriera approdata ormai a 36
primavere, picco di vecchiaia di una squadra sulla quale Giorgio Seragnoli,
il proprietario concorrente, aveva posato le sue osservazioni: il capitano
deve aver girato con il ritaglio in tasca... Per il resto, partita di
Komazec
(10/18), che nel giorno più delicato ha bucato il suo bozzolo psicologico di
erede di
Danilovic e contraltare di
Woolridge,
uomo-show invece incartato in una gara blanda e sprecona (6/16). I canestri
del croato nella ripresa sono quello che la difesa di Scariolo, che pure
aveva ammortizzato il resto, non è riuscita a digerire. Venti minuti tondi
ha morsicato pure Myers, che rientrava dopo 5 mesi: entrato nel primo tempo,
con la squadra annaspante a -8, l’ha riportata, di slancio, in parità. Nella
ripresa ha attaccato con coraggio, scelto non sempre bene, segnato e
sfarfallato: come prima volta, senz’altro bene, per il futuro molto da
assestare, ma si sapeva. La Fortitudo ha perso ieri quando la palla stagnava nelle mani di Myers (4/10) o
del Djordjevic (6/16) braccato da
Coldebella, e s’è dimenticata di Gay, il migliore (7/11, 13 rimbalzi).
La Buckler ha fatto più
fughe: 10-3, lasciando la Fortitudo a digiuno per 5’30’’. Poi 21-12. Lì
la Teamsystem è riuscita a rallentare i ritmi, a evitare il contropiede che è l’arma
letale dei nemici e ad ottenere le poderose spallate di Gay contro i
trasparenti pivot nemici. Quasi pari all’intervallo, con 4 centri filati di
nonno
Brunamonti, la partita ci restava per tanta ripresa. Scoprendo
Komazec, bomber del nuovo allungo (un 11-0 per il 62-51 con un altro black out
di 5’della Fortitudo),
la Buckler asserragliata
nel suo fortino contava di aver domato una Teamsystem confusa. Invece, sul
70-59 di
Brunamonti,
c’era ancora vita per Djordjevic e Myers e buio per la Virtus, che
attraversava i 6’ finali senza canestri su azione. Sbagliava molto
Woolridge, la
Fortitudo risaliva 71-68, quando andavano in onda le due stoppate al veleno.
Carera su Djordjevic in contropiede: buona per gli arbitri. Djordjevic su
Coldebella al tiro: cattiva. La prima sul 71-68 (avanti), la seconda sul 73-71
(quinto fallo di Sasha, 75-71 dell’altro in lunetta, tutti a casa). Da
moviola e da dividere Basket city, fino al prossimo derby. Bello, per
intensità, e pulito, si spera, come questo.
MAGIA MILANO, CRISI BUCKLER
di Walter
Fuochi - La Repubblica - 27/11/1995
Va in frantumi la
Buckler Bologna, s'esalta la Stefanel, infierendo sui cascami altrui con una
quasi-perfezione. E se il re bolognese è finalmente nudo, per una
concorrenza che ora si è fatta famelica, Milano recupera i panni di grande
sfidante. "è un
momento così, l'anno scorso andava peggio", minimizza
Bucci, tracciando il parallelo lungo, per non doversi soffermare su una
sera di sventatezze. Ma ieri ha bevuto solo succhi amari: Bologna ha
comandato 4-0, e per il resto ha solo assistito, stracciata in difesa come
l'avesse travolta un Tir. Al 92-66, +26 a 5' dalla fine, la Stefanel s'è
messa a torearla, con le veroniche dietro la schiena, e la Virtus, cioè Coldebella, ha ritrovato almeno un barlume
d'orgoglio per prenderne meno. Del suo crack si possono fare tante letture,
tranne una, quella dei numeri: si scoprirebbe che ha tirato meglio della
Stefanel (58% contro 56%). In realtà, non è esistita.
La crisi dei campioni nasce in difesa e aveva già allarmato giovedì in
Coppa, quando il Pau le aveva scaricato davanti a casa un sacco con 102
punti. Ieri la Stefanel ha marciato per quasi tutta la partita alla media
dei 110: ha mollato il gas solo nel finale.
è un peccato che
gli impacci della Bukler facciano più sorpresa e più titolo delle bellezze
della Stefanel, davvero enormi, ieri. Forse confinavano con una
difesa-budino: in ogni caso Milano le ha veramente inflitto ogni cosa.
Bodiroga, su cui si sono alternati tutti, ha sparato senza sosta: 9/14 con
4/5 da tre, saltando i difensori come paletti. Rolando Blackman, asso
ritrovato, ha scalpellato la partita con un 6/7 nel primo tempo, quando era
vera. Fucka è stato il solito quiz insolubile per la Buckler (che ci aveva
perso partite rovinose nell'ultimo play-off): 6/7 per lui, inseguito dal
morbido Woolridge. Gentile, infine, ha fatto
suonare l'orchestra, subito, portando a spasso
Coldebella sui bordi di una difesa che, senza
aiuti, si liquefa. E ha colpito quando serviva (6/12): in avvio di ripresa,
quando la Buckler ha osato qualcosa, a -5, le ha picchiato in testa due
"bombe" che hanno aperto la voragine.
è difficile fare
invece le pagelle di Bologna. O facilissimo. Tutti male, qualcuno malissimo: Komazec (5/10) e
Woolridge (8/15 ma 2 rimbalzi) soprattutto. Che
non sia giorno di fili spinati, sulla trincea, si fa per dire, della Buckler,
si capisce subito. Milano fa 10 canestri sui primi 12 tiri, e indubbiamente
muove bene la palla: ma la Virtus sta proprio a guardare. Il suo 4-0
iniziale dura un secondo, e il terzo fallo di
Komazec (due sfondamenti) dopo 8' è un allarme
pesante. Non è tanto in attacco, però, che i campioni stentano: un
canestraccio, bene o male, lo tirano fuori spesso anche dai peggiori
grovigli. La Stefanel è invece limpida, terribile nella sua semplicità, che
vale, al riposo, un 20/29: Blackman sfoglia tutto il manuale del tiratore,
Bodiroga ha pazienza, prima che mira. Bologna si salva da un primo tracollo
(38-50), andando al riposo su un -7 neanche tragico (tre punti di Moretti,
il meno peggio). Sogna di aver vita in avvio di ripresa, ma dura un attimo.
Adesso Bologna è prima con due squadre, alla pari. Ma sembra, a chi insegue,
molto più vicina.
PESARO AMMIRA I MUSCOLI BUCKLER
di
Walter Fuochi - La Repubblica – 08/01/1996
Dieci anni dopo il suo
ultimo colpo, che risaliva a una Dietor '86 di Sandro
Gamba, la Buckler sbanca Pesaro, il suo orto dei tormenti: forse
pensando di averci poco da perdere, in ogni caso non perdendoci la testa,
come capitò un anno fa, quando lasciò sul campo tre espulsi, che puzzavano
ancora dei veleni della finale scudetto di un anno prima. Sembra la saga dei
Forrester, così raccontata, e un po' lo è, Pesaro-Bologna, per il basket
italiano. Ma proprio ieri l'uomo che ha sfidato più di tutti la partita, il Coldebella bersagliato dai cori indecenti e
dai ricordi molesti di quella partita, della quale ha pure parlato con
coraggio e senza ipocrisia alla vigilia, ne è uscito vincitore. Ha tenuto
per mano, senza una sbandata, una squadra sempre attenta allo spartito. Ne è
stato la spina dorsale in difesa e il metronomo impeccabile in attacco,
vietando alla Scavolini l'unico ritmo che l'avrebbe esaltata, la corsa. Al
passo, la Scavolini
è stata sconsolante. Era monca, nei lunghi, ed anche priva di idee contro la
zona: qualcosa Bianchini avrà da studiare.
La Buckler
ha colpito dove la Scavolini era troppo debole, nei pivot: Thompson fuori, Magnifico in campo 2'.
44 punti e 24 rimbalzi della coppia Binelli-Bonner
contro 15 e 13 di quella Conti-Costa, cui per un tempo ha dato appoggio
Dell'Agnello. Poco, troppo poco. Così,
la Virtus ha vinto anche
con un Komazec modesto e diversi attori buoni
solo per la trincea. Non Moretti, che ha
cantato forte in attacco, pur avendo a lungo braccato, e fiaccato, Daniels
(11/23), unico cannone pesarese. La Buckler sogna di poter vincere subito
una partita troppo facile. 7 punti in un amen
Bonner,
anche di più, e più a lungo,
Binelli
(17 al primo gong);
dall'altra parte solo Daniels (10 punti dei primi 13) e tanta timidezza.
Coldebella,
anche se la platea gli ricorda, come da copione, che deve morire, dirige un
quintetto sinfonico, che scala fino al 30-15, sfiorando la perfezione.
Bianchini
comincia ad assestare il
quintetto con un play vero, Rossi, al posto di un ariete, Pieri, trova in
Dell'Agnello un anti-Bonner
e pure
qualche punticino, e riparte dalla difesa per medicare una partita così
dolorante. Il terzo fallo di
Bonner,
poi il terzo di un
Komazec
un po' zoppo e molto
stonato, zavorrano invece la partita di Bucci. Il
sorpasso, fino a poco prima impensabile, è di Riva, 40-39 a 2', poi si va
43-40, quando
Moretti
impatta alla sirena. Come
non fosse successo nulla. Ripresa. Va a +5 Pesaro, ma perde (caviglia) il
suo vespino Rossi: sarà pesante.
Bucci
tesse la tela della zona,
che lo ripaga: solo Daniels sa uscire da schemi artritici, ma è poco, mentre
l'attacco della Virtus, coi lunghi, può ripagarsi del quarto banale fallo di
Komazec.
Bologna scappa 61-54, l'unico flash, da 9 punti filati, di Conti dà l'
ultima parità, a 65, a 8'. Pesaro non ci capisce più niente, mentre la
Buckler ha da
Komazec,
finalmente, rasoiate decisive: o fa canestro lui o passa a un
Binelli
stellare (12/17, 14
rimbalzi), e sono i gol-partita. Pesaro viene sepolta da un 21-3, durato 4
eterni minuti di digiuno. Insomma non c' è più, quando
Coldebella
tira liberi, alla fine,
in una cattedrale ammutolita.
TEAMSYSTEM, IL DERBY PIù
BELLO
di
Walter Fuochi - La Repubblica – 31/03/1996
La torre più alta, a
Basket City, è oggi la Fortitudo detta Teamsystem: la Virtus, cioè
la Buckler, è stata divelta, ieri, in un derby mai nato,
almeno per il suo gioco ruminato e scomposto, una somma di cattive
intenzioni sorrette pure da modesti furori agonistici.
La Teamsystem, che la vigilia dava come contrada più sofferente, più amputata
nell'organico e più ferita dalla batosta di Siena, si è invece stupendamente
compattata intorno a Djordjevic e Myers, la coppia che ai suoi fedeli fa
balenare promesse di scudetto. Djordjevic è stato il tessitore infaticabile
di un gioco sempre limpido, mai banale, e tanto più veloce di quello nemico,
soprattutto nel primo tempo. Myers, a quella goleada che già chiudeva i
conti (47-30), aveva iscritto 17 punti, prima di cadere nel quarto fallo in
avvio di ripresa: poteva essere un allarme, non ci fosse stato un cuscino di
+19, una squadra che ha esaltato anche i gregari e, di là, una Buckler
spenta e confusa, negli assi e nei rincalzi.
Komazec è finito due volte in panchina per punizione, Woolridge (7/14) ha dilagato a giochi chiusi,
per non dire di Coldebella, leader appannato
sia nelle rincorse a Djordjevic che nei tiri, o di
Moretti, 3/11 e tanta vana fatica su Myers. Il successo della Teamsystem
ha tre timbri vistosi e collegati. Rimbalzi. Velocità. Tiri da tre.
Rileggendo il primo tempo, quello che conta: 25-14 i primi, da cui partivano
le fiondate del secondo fattore-partita. E 6 "bombe" contro 0 la contabilità
dei gol pesanti, partiti da cinque mani diverse, cioè da un coro che cantava
insieme, con tattica chirurgica, colpendo con tutti. Poteva bastare quello,
per vincere, invece c'è stato un secondo tempo in fotocopia, finché
a 7' dalla fine la
Fortitudo ha toccato il suo top (+23) e
la Virtus s'è ricordata
di dover onorare uno scudetto sulla maglia, risalendo fino a -9, quando
mancavano 3'. Niente di cui spaventare gente che amministrava la sua serena
superiorità, qualcosa per sé, al massimo, per non uscire sbriciolati da una
battaglia impietosa, che ora riproduce, in testa alla classifica, una parità
tutta bolognese con più forti venature biancoblù. Se si finirà così, alla
pari (mancano 4 turni), la Teamsystem giocherà in casa le partite decisive
per il titolo. Teamsystem-Buckler 87-71
COLPO STEFANEL IN CASA BUCKLER
Di Walter Fuochi – La
Repubblica – 05/05/1996
La Stefanel ha sbancato
il campo della Buckler, inviolato nei play-off dall'88: cioè 8 anni, 28
partite e 3 scudetti. Conduce ora 1-0 nella prima semifinale per lo
scudetto: stasera c'è l' altra, Teamsystem-Benetton, sempre a Bologna, alle
20. La Virtus è durata un tempo (42-38), nel quale Milano ha avuto il merito
di starle accanto, segnando più da tre che da due: 7 "bombe" contro 5
canestri da vicino. Con quelle, e con gli errori della Buckler dalla lunetta
(solo il 59%, alla fine), la Stefanel ha potuto sorpassare, in un lucido
avvio di ripresa (19-5 parziale): non la trainava più il solo Bodiroga (15
punti alla pausa), ma l'attacco era un'orchestra e Fucka un immarcabile
primo violino (14 punti nella ripresa). La Buckler si restringeva al solo Komazec, nel bene e nel male: per i canestri
che, da -10, la riportavano a -1 (60-61 a 8'20"), e
per gli errori finali che la condannavano a perdere. Gli altri, comunque,
peggio: da Woolridge atterrito dai tentacoli
di Fucka, a Moretti, a Coldebella, che neppure ha avuto ricambi da Brunamonti, inutilizzabile in panchina.
Avevano avuto una buona partenza Binelli e Morandotti, ma la partita grigia ha poi
inghiottito pure loro. Martedì la rivincita, incupita da un'altra dannazione
che ammacca il morale di Bologna, più della verginità perduta o dello 0-4
stagionale con Milano.
La Buckler
non batte una grande dal 21 gennaio: e questo faretto illumina, più del
resto, la sua spenta linea grigia di ieri, finita poi in bollori di
spogliatoio. Alla notizia data in tv che avessero litigato dietro una porta
chiusa, Bucci e Cazzola
hanno replicato con indignatissime smentite. Buckler-Stefanel 75-82
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