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Moretti, Carera, Binelli, Bonner, De Piccoli

Abbio, Orsini, Coldebella, Komazec, Morandotti, Soro, Brunamonti

 

STAGIONE 1995/96

 

BUCKLER  BOLOGNA

Serie A1: 1a classificata su 16 squadre (23-32)

Play-off: semifinalista (3-6)

Coppa Italia: VINCENTI (3-4)

Euroleague: (7-17)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
4 Roberto Brunamonti P 1959 192 ITA
5 Arjan Komazec A 1970 200 JUG
6 Claudio Coldebella P 1968 196 ITA
7 Alessandro Abbio G 1971 193 ITA
8 Orlando Woolridge A 1959 205 USA
9 Paolo Moretti G/A 1970 200 ITA
11 Augusto Binelli C 1964 211 ITA
13 Riccardo Morandotti A 1965 200 ITA
14 Flavio Carera C 1963 206 ITA
12 Tullio De Piccoli C 1964 ITA
15 Francesco Orsini P/G 1973 190 ITA
Anthony Bonner 1068 203 USA dal 10/12/95 al 21/02/96
Daniele Soro 1975 ITA dal 03/12/95 al 27/04/96
Alberto Bucci All ITA

 

Partite della stagione

statistiche di squadra

 

 

OPEN, LA BUCKLER DIETRO HOUSTON

C'è ancora la Buckler dietro la Nba. Al McDonald's Open di Londra, Bologna ha perso solo la finale contro i campioni di Houston (126-112), così come due anni fa a Monaco cedette solo a Phoenix (112-90). è stato un buon torneo, quello dei bolognesi: subito vincenti sul Maccabi 112-103, poi sul Real Madrid (102-96), in una partita equilibrata ed aspra, quasi da Euroclub. I 48' di gioco in tre giorni filati, i 5 metri di campo in più, l'energia fisica dei Rockets, pur privi di Olajuwon, si sono avvertiti in finale, quando Bologna ha retto bene nel primo quarto (30-30) ed anche nel secondo (57-64), perdendo contatto solo quando Drexler (25), premiato come miglior giocatore del torneo, Cassell (23) e Brown (22) hanno potuto allungare. Woolridge ha segnato 34 punti nella finale, e 91 in tutto il torneo, ben giocato anche da Komazec (86), Coldebella e Carera. Gli australiani di Perth sono arrivati terzi davanti al Real, il Maccabi quinto, sugli inglesi di Sheffield.

 


 

QUANTE VITE, BRUNAMONTI

Coi denti, benché abbia comandato 39 minuti su 40, la Buckler s’è tenuta il derby: cioè ha retto l’assalto della Teamsystem, la forza nuova, alla sua gloriosa cittadella. Poteva finire, dopo tanto equilibrio, in mille modi: la Virtus ha avuto il torto di non uccidere (sul +11 a 5’ dalla fine, 70-59, segnando di lì in poi solo 6 liberi); la Fortitudo quello di non afferrare una nemica che pure era vicina, spesso barcollante, vulnerabile. Ai punti, almeno, meritava la Buckler. Le due ultime fischiate inaspriscono i rimpianti della Fortitudo: che le ha avute entrambe contro. La Bologna con lo scudetto, che giocava in casa, in un clima accettabilmente disteso, ha vinto a centrocampo, benché i ritmi blandi fossero quelli preferiti dalla concorrenza. Ma Coldebella ha ingabbiato a lungo Djordjevic, tagliandone i collegamenti con la squadra, e Brunamonti l’eterno ha sparato dentro 13 punti in 13 minuti, un 5/5 che ha spaccato il derby. Era il numero 24 d’una carriera approdata ormai a 36 primavere, picco di vecchiaia di una squadra sulla quale Giorgio Seragnoli, il proprietario concorrente, aveva posato le sue osservazioni: il capitano deve aver girato con il ritaglio in tasca... Per il resto, partita di Komazec (10/18), che nel giorno più delicato ha bucato il suo bozzolo psicologico di erede di Danilovic e contraltare di Woolridge, uomo-show invece incartato in una gara blanda e sprecona (6/16). I canestri del croato nella ripresa sono quello che la difesa di Scariolo, che pure aveva ammortizzato il resto, non è riuscita a digerire. Venti minuti tondi ha morsicato pure Myers, che rientrava dopo 5 mesi: entrato nel primo tempo, con la squadra annaspante a -8, l’ha riportata, di slancio, in parità. Nella ripresa ha attaccato con coraggio, scelto non sempre bene, segnato e sfarfallato: come prima volta, senz’altro bene, per il futuro molto da assestare, ma si sapeva. La Fortitudo ha perso ieri quando la palla stagnava nelle mani di Myers (4/10) o del Djordjevic (6/16) braccato da Coldebella, e s’è dimenticata di Gay, il migliore (7/11, 13 rimbalzi). La Buckler ha fatto più fughe: 10-3, lasciando la Fortitudo a digiuno per 5’30’’. Poi 21-12. Lì la Teamsystem è riuscita a rallentare i ritmi, a evitare il contropiede che è l’arma letale dei nemici e ad ottenere le poderose spallate di Gay contro i trasparenti pivot nemici. Quasi pari all’intervallo, con 4 centri filati di nonno Brunamonti, la partita ci restava per tanta ripresa. Scoprendo Komazec, bomber del nuovo allungo (un 11-0 per il 62-51 con un altro black out di 5’della Fortitudo), la Buckler asserragliata nel suo fortino contava di aver domato una Teamsystem confusa. Invece, sul 70-59 di Brunamonti, c’era ancora vita per Djordjevic e Myers e buio per la Virtus, che attraversava i 6’ finali senza canestri su azione. Sbagliava molto Woolridge, la Fortitudo risaliva 71-68, quando andavano in onda le due stoppate al veleno. Carera su Djordjevic in contropiede: buona per gli arbitri. Djordjevic su Coldebella al tiro: cattiva. La prima sul 71-68 (avanti), la seconda sul 73-71 (quinto fallo di Sasha, 75-71 dell’altro in lunetta, tutti a casa). Da moviola e da dividere Basket city, fino al prossimo derby. Bello, per intensità, e pulito, si spera, come questo.

 


 

MAGIA MILANO, CRISI BUCKLER

Va in frantumi la Buckler Bologna, s'esalta la Stefanel, infierendo sui cascami altrui con una quasi-perfezione. E se il re bolognese è finalmente nudo, per una concorrenza che ora si è fatta famelica, Milano recupera i panni di grande sfidante. "è un momento così, l'anno scorso andava peggio", minimizza Bucci, tracciando il parallelo lungo, per non doversi soffermare su una sera di sventatezze. Ma ieri ha bevuto solo succhi amari: Bologna ha comandato 4-0, e per il resto ha solo assistito, stracciata in difesa come l'avesse travolta un Tir. Al 92-66, +26 a 5' dalla fine, la Stefanel s'è messa a torearla, con le veroniche dietro la schiena, e la Virtus, cioè Coldebella, ha ritrovato almeno un barlume d'orgoglio per prenderne meno. Del suo crack si possono fare tante letture, tranne una, quella dei numeri: si scoprirebbe che ha tirato meglio della Stefanel (58% contro 56%). In realtà, non è esistita. La crisi dei campioni nasce in difesa e aveva già allarmato giovedì in Coppa, quando il Pau le aveva scaricato davanti a casa un sacco con 102 punti. Ieri la Stefanel ha marciato per quasi tutta la partita alla media dei 110: ha mollato il gas solo nel finale. è un peccato che gli impacci della Bukler facciano più sorpresa e più titolo delle bellezze della Stefanel, davvero enormi, ieri. Forse confinavano con una difesa-budino: in ogni caso Milano le ha veramente inflitto ogni cosa. Bodiroga, su cui si sono alternati tutti, ha sparato senza sosta: 9/14 con 4/5 da tre, saltando i difensori come paletti. Rolando Blackman, asso ritrovato, ha scalpellato la partita con un 6/7 nel primo tempo, quando era vera. Fucka è stato il solito quiz insolubile per la Buckler (che ci aveva perso partite rovinose nell'ultimo play-off): 6/7 per lui, inseguito dal morbido Woolridge. Gentile, infine, ha fatto suonare l'orchestra, subito, portando a spasso Coldebella sui bordi di una difesa che, senza aiuti, si liquefa. E ha colpito quando serviva (6/12): in avvio di ripresa, quando la Buckler ha osato qualcosa, a -5, le ha picchiato in testa due "bombe" che hanno aperto la voragine. è difficile fare invece le pagelle di Bologna. O facilissimo. Tutti male, qualcuno malissimo: Komazec (5/10) e Woolridge (8/15 ma 2 rimbalzi) soprattutto. Che non sia giorno di fili spinati, sulla trincea, si fa per dire, della Buckler, si capisce subito. Milano fa 10 canestri sui primi 12 tiri, e indubbiamente muove bene la palla: ma la Virtus sta proprio a guardare. Il suo 4-0 iniziale dura un secondo, e il terzo fallo di Komazec (due sfondamenti) dopo 8' è un allarme pesante. Non è tanto in attacco, però, che i campioni stentano: un canestraccio, bene o male, lo tirano fuori spesso anche dai peggiori grovigli. La Stefanel è invece limpida, terribile nella sua semplicità, che vale, al riposo, un 20/29: Blackman sfoglia tutto il manuale del tiratore, Bodiroga ha pazienza, prima che mira. Bologna si salva da un primo tracollo (38-50), andando al riposo su un -7 neanche tragico (tre punti di Moretti, il meno peggio). Sogna di aver vita in avvio di ripresa, ma dura un attimo. Adesso Bologna è prima con due squadre, alla pari. Ma sembra, a chi insegue, molto più vicina.

 


 

PESARO AMMIRA I MUSCOLI BUCKLER

 

Dieci anni dopo il suo ultimo colpo, che risaliva a una Dietor '86 di Sandro Gamba, la Buckler sbanca Pesaro, il suo orto dei tormenti: forse pensando di averci poco da perdere, in ogni caso non perdendoci la testa, come capitò un anno fa, quando lasciò sul campo tre espulsi, che puzzavano ancora dei veleni della finale scudetto di un anno prima. Sembra la saga dei Forrester, così raccontata, e un po' lo è, Pesaro-Bologna, per il basket italiano. Ma proprio ieri l'uomo che ha sfidato più di tutti la partita, il Coldebella bersagliato dai cori indecenti e dai ricordi molesti di quella partita, della quale ha pure parlato con coraggio e senza ipocrisia alla vigilia, ne è uscito vincitore. Ha tenuto per mano, senza una sbandata, una squadra sempre attenta allo spartito. Ne è stato la spina dorsale in difesa e il metronomo impeccabile in attacco, vietando alla Scavolini l'unico ritmo che l'avrebbe esaltata, la corsa. Al passo, la Scavolini è stata sconsolante. Era monca, nei lunghi, ed anche priva di idee contro la zona: qualcosa Bianchini avrà da studiare. La Buckler ha colpito dove la Scavolini era troppo debole, nei pivot: Thompson fuori, Magnifico in campo 2'. 44 punti e 24 rimbalzi della coppia Binelli-Bonner contro 15 e 13 di quella Conti-Costa, cui per un tempo ha dato appoggio Dell'Agnello. Poco, troppo poco. Così, la Virtus ha vinto anche con un Komazec modesto e diversi attori buoni solo per la trincea. Non Moretti, che ha cantato forte in attacco, pur avendo a lungo braccato, e fiaccato, Daniels (11/23), unico cannone pesarese. La Buckler sogna di poter vincere subito una partita troppo facile. 7 punti in un amen Bonner, anche di più, e più a lungo, Binelli (17 al primo gong); dall'altra parte solo Daniels (10 punti dei primi 13) e tanta timidezza. Coldebella, anche se la platea gli ricorda, come da copione, che deve morire, dirige un quintetto sinfonico, che scala fino al 30-15, sfiorando la perfezione. Bianchini comincia ad assestare il quintetto con un play vero, Rossi, al posto di un ariete, Pieri, trova in Dell'Agnello un anti-Bonner e pure qualche punticino, e riparte dalla difesa per medicare una partita così dolorante. Il terzo fallo di Bonner, poi il terzo di un Komazec un po' zoppo e molto stonato, zavorrano invece la partita di Bucci. Il sorpasso, fino a poco prima impensabile, è di Riva, 40-39 a 2', poi si va 43-40, quando Moretti impatta alla sirena. Come non fosse successo nulla. Ripresa. Va a +5 Pesaro, ma perde (caviglia) il suo vespino Rossi: sarà pesante. Bucci tesse la tela della zona, che lo ripaga: solo Daniels sa uscire da schemi artritici, ma è poco, mentre l'attacco della Virtus, coi lunghi, può ripagarsi del quarto banale fallo di Komazec. Bologna scappa 61-54, l'unico flash, da 9 punti filati, di Conti dà l' ultima parità, a 65, a 8'. Pesaro non ci capisce più niente, mentre la Buckler ha da Komazec, finalmente, rasoiate decisive: o fa canestro lui o passa a un Binelli stellare (12/17, 14 rimbalzi), e sono i gol-partita. Pesaro viene sepolta da un 21-3, durato 4 eterni minuti di digiuno. Insomma non c' è più, quando Coldebella tira liberi, alla fine, in una cattedrale ammutolita.

 


 

TEAMSYSTEM, IL DERBY PIù BELLO

La torre più alta, a Basket City, è oggi la Fortitudo detta Teamsystem: la Virtus, cioè la Buckler, è stata divelta, ieri, in un derby mai nato, almeno per il suo gioco ruminato e scomposto, una somma di cattive intenzioni sorrette pure da modesti furori agonistici. La Teamsystem, che la vigilia dava come contrada più sofferente, più amputata nell'organico e più ferita dalla batosta di Siena, si è invece stupendamente compattata intorno a Djordjevic e Myers, la coppia che ai suoi fedeli fa balenare promesse di scudetto. Djordjevic è stato il tessitore infaticabile di un gioco sempre limpido, mai banale, e tanto più veloce di quello nemico, soprattutto nel primo tempo. Myers, a quella goleada che già chiudeva i conti (47-30), aveva iscritto 17 punti, prima di cadere nel quarto fallo in avvio di ripresa: poteva essere un allarme, non ci fosse stato un cuscino di +19, una squadra che ha esaltato anche i gregari e, di là, una Buckler spenta e confusa, negli assi e nei rincalzi. Komazec è finito due volte in panchina per punizione, Woolridge (7/14) ha dilagato a giochi chiusi, per non dire di Coldebella, leader appannato sia nelle rincorse a Djordjevic che nei tiri, o di Moretti, 3/11 e tanta vana fatica su Myers. Il successo della Teamsystem ha tre timbri vistosi e collegati. Rimbalzi. Velocità. Tiri da tre. Rileggendo il primo tempo, quello che conta: 25-14 i primi, da cui partivano le fiondate del secondo fattore-partita. E 6 "bombe" contro 0 la contabilità dei gol pesanti, partiti da cinque mani diverse, cioè da un coro che cantava insieme, con tattica chirurgica, colpendo con tutti. Poteva bastare quello, per vincere, invece c'è stato un secondo tempo in fotocopia, finché a 7' dalla fine la Fortitudo ha toccato il suo top (+23) e la Virtus s'è ricordata di dover onorare uno scudetto sulla maglia, risalendo fino a -9, quando mancavano 3'. Niente di cui spaventare gente che amministrava la sua serena superiorità, qualcosa per sé, al massimo, per non uscire sbriciolati da una battaglia impietosa, che ora riproduce, in testa alla classifica, una parità tutta bolognese con più forti venature biancoblù. Se si finirà così, alla pari (mancano 4 turni), la Teamsystem giocherà in casa le partite decisive per il titolo. Teamsystem-Buckler 87-71

 


 

COLPO STEFANEL IN CASA BUCKLER

La Stefanel ha sbancato il campo della Buckler, inviolato nei play-off dall'88: cioè 8 anni, 28 partite e 3 scudetti. Conduce ora 1-0 nella prima semifinale per lo scudetto: stasera c'è l' altra, Teamsystem-Benetton, sempre a Bologna, alle 20. La Virtus è durata un tempo (42-38), nel quale Milano ha avuto il merito di starle accanto, segnando più da tre che da due: 7 "bombe" contro 5 canestri da vicino. Con quelle, e con gli errori della Buckler dalla lunetta (solo il 59%, alla fine), la Stefanel ha potuto sorpassare, in un lucido avvio di ripresa (19-5 parziale): non la trainava più il solo Bodiroga (15 punti alla pausa), ma l'attacco era un'orchestra e Fucka un immarcabile primo violino (14 punti nella ripresa). La Buckler si restringeva al solo Komazec, nel bene e nel male: per i canestri che, da -10, la riportavano a -1 (60-61 a 8'20"), e per gli errori finali che la condannavano a perdere. Gli altri, comunque, peggio: da Woolridge atterrito dai tentacoli di Fucka, a Moretti, a Coldebella, che neppure ha avuto ricambi da Brunamonti, inutilizzabile in panchina. Avevano avuto una buona partenza Binelli e Morandotti, ma la partita grigia ha poi inghiottito pure loro. Martedì la rivincita, incupita da un'altra dannazione che ammacca il morale di Bologna, più della verginità perduta o dello 0-4 stagionale con Milano. La Buckler non batte una grande dal 21 gennaio: e questo faretto illumina, più del resto, la sua spenta linea grigia di ieri, finita poi in bollori di spogliatoio. Alla notizia data in tv che avessero litigato dietro una porta chiusa, Bucci e Cazzola hanno replicato con indignatissime smentite. Buckler-Stefanel 75-82