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Frattin, Nadalini, Carera,Binelli,
Schiene, Brigo, Orsoni, Bucci
Morandotti, Coldebella,
Brunamonti, Danilovic, Moretti, Savio
STAGIONE 1993/94
BUCKLER BOLOGNA
Serie A1: 1a classificata su 16 squadre
(24-30)
Play-off: CAMPIONI D'ITALIA (7-10)
Coppa Italia: semifinalista (6-8)
Coppa dei Campioni: eliminata ai quarti (10-17)
Partite
della stagione
statistiche di squadra
C'ERA UNA VOLTA IL BASKET DEI RICCHI
di
Walter Fuochi – La Repubblica – 11/08/1993
La proposta di ridurre
del 50% lo stipendio ad Antonello Riva, avanzata ieri al suo giocatore dall'
Olimpia Milano (non a caso, ancora senza sponsor) è solo l' ultimo allarme
da un pianeta basket in larga ritirata, e neppure il più vistoso. Più che
strapparsi i capelli, avevano già stappato champagne, a Treviso (che ieri ha
annunciato Pace Mannion, ex-Cantù) e a Roma, quando
Kukoc aveva scelto di andarsene a Chicago e Radja l'aveva seguito a Boston.
Erano felicissimi, perché Toni costava 4 miliardi di
stipendio l'anno e Dino 3, concessi ai tempi in cui spendere molto, anche
più del richiesto, o dello sperato, era un modo per appuntarsi sul petto la
medaglia del più ricco fra i canestri, del più pronto a "investire". Del
contrattone di Kukoc resterà una sola clausola: farà in America il
testimonial dei maglioni Benetton, anche se Oliviero Toscani probabilmente
non sa neppure che faccia ha, e gli vien sempre meglio mettere i
preservativi ai cerchi olimpici o effigiare il suo padrone nudo. Radja
invece non farà niente per gli hamburger che Roma ha frattanto trovato come
sponsor; ma quanto ci tenesse il club a confermarlo, lo dimostra la guerra
fredda che gli aveva dichiarato, convocandolo anche ai tornei della
parrocchia, per fargli rompere anticipatamente il sontuoso contratto. Kukoc
e Radja, ma anche Volkov e Anderson, salutati da un basket che adesso
rinnega le grandi firme Nba, e pesca nelle università, nei campionati
europei più poveri, o in paesi come Slovenia o Polonia, sono la faccia più
cruda di un riflusso che intaccherà altre rendite di posizione. Tremano gli
stipendi dei big italiani, né l'ultima Nazionale dei disastri consente di
avanzare pretese. Sono disoccupati parecchi giocatori: quando costi oltre
100 milioni, e non sei indispensabile, a completare le panchine bastano
ragazzini di primo pelo. Mancano 16 sponsor alle 32 squadre di A, metà
esatta. Sei in A1 (Milano, le due Reggio, Venezia, Bologna 2, Caserta), ben
10 in A2. E la Milano che annuncia austerity a Riva e anche a Pessina è la
stessa che, con Meneghin, ha promosso un'operazione bandiera suggestiva, ma
pure economica; che con Thomas Jordan ha ingaggiato un americano medio da
una media squadra spagnola; che spera nel presidente di Lega, Malgara, per
mettersi sulle maglie uno dei suoi marchi (Acqua Brillante). Resistono poche
isole e la favola di Bologna è sempre più una parabola. Fuori la Knorr,
dentro la Buckler: 10 miliardi in tre anni, più di prima. Fuori
Wennington, campione d'Italia gregario, dentro
Levingston, ex compagno di Michael Jordan, per puntare all' Europa. E
già ora, in agosto, venduti in abbonamento, agli sportelli bancari, quasi
tutti i posti del palasport. Dopo essere stata una felice abitudine, sta
diventando sempre più un'eccezione. E anche d'eccezioni s'ammala uno sport.
DANILOVIC SOLITO LEADER, BOLOGNA VA
Di Walter Fuochi – La
Repubblica – 08/10/1993
Sempre dietro, però mai
staccata, collosa e razionale, con quel
Bonora che a vent'anni dirige da grande testa, 40' su 40' , Verona
s'affaccia alla sua unica parità quando mancano 5 minuti e rotti. Il
tabellone stampa 64 a 64, la Glaxo s'è ricucita il match un punticino alla
volta, ma non arriva neppure a disegnarsi il sogno: dai gorghi di una
partita che sta facendo affannare la Buckler, esce, da solo,
Danilovic. Spacca in entrata i veronesi, uno contro 5, una e due volte,
la seconda col fallo. Sono 5 punti che riconsegnano la gara ai suoi padroni,
anche se proprio
Bonora, il
registino già finito in Nazionale, la riapre sul 74-71, a 2' tondi. Non lo
bracca benissimo
Brunamonti, c'è
Coldebella sulla sedia dei cambi, pronto ad azzannarlo, come ha fatto
fin lì, ma in questa saga di playmaker targati Bologna, di ieri, oggi e
domani (pure
Bonora è nato
virtussino),
Brunamonti non
accetta la parte dell'ex. Si regala l'ultimo acuto da campione e prima di
andarsi a sedere, semplicemente, uccide la partita con un tiro da tre:
77-71, per la bella e coraggiosa Verona non ce n'è più. La Buckler s'è presa
l'anticipo del quinto turno, giocato perchè domenica 24 sarà in Germania
all'Open, con qualche fatica, dovuta ai meriti di una Glaxo sempre presente,
anche se Williams (5/13) l'ha a lungo tradita, se
Frosini (4/9) s' è fatto impacchettare da
Binelli dopo un bel primo tempo, e se il suo organico è tanto più
stretto di quello bolognese. Alla vittoria della Buckler hanno dato ali ora
le 'bombe' (6/8 nel primo tempo), ora i rimbalzi (40-30): e quando il conto
dei falli, di una partita spigolosa e tenace su entrambe le trincee, ha
preteso il saldo,
Bucci aveva sempre uomini più di Marcelletti da schierare. Un killer
Danilovic
(7/9), essenziale e duro anche in difesa. Un'altra bella punta
Moretti (13 in 18'). Un martello
Coldebella
(5/8), quando imponeva il fisico a
Bonora. Così
hanno recitato le guardie, e pazienza se
Levingston sferragliava (4/13, ma 11 rimbalzi) e se
Binelli guarisce adagio. Per ora, Bologna comanda così.

BOLOGNA - TREVISO, UNA SERATA BUONA
La
Repubblica - 10/12/1993
La Buckler vince la
partita (85-65), atterrando gli imbattuti turchi, ma forse perde Levingston,
atterrato, a sua volta, dal mal di schiena. Intabarrato in uno sciarpone,
sulla prima fila del parterre, il pivot nero ripete a tutti d'essere solo
raffreddato: ma a Bologna, città di portici e di chiacchiere, si dice che il
"problema discale", come fu definito nelle prime visite, s'è aggravato. E
anche in società ammettono "nuovi controlli". Levingston vorrebbe farsi
visitare in America, forse anche ricorrere a un'operazione che non lo
riconsegnerebbe ai campi prima di quattro mesi. In Coppa non è sostituibile,
in campionato sì (qualcuno parla di un ritorno di
Wennington), ma
la Virtus non s'affretta e ne vuole riparlare: anche il
contratto, un miliardo e 700 milioni l'anno, è di quelli delicati. Ieri
sera, intanto, la Buckler
ha provato a farne a meno. Bellissima e pratica nel primo tempo, addirittura
leggera nel secondo. La difesa: una morsa feroce, che costringe i turchi,
per 13', a procedere a un punto al minuto. L'attacco: contropiede, e poi,
quando l'Efes prova una zona molto statica, tiri sicuri. 46-27 alla pausa,
con 4 falli del nero Richard, azzerato da un
Binelli maestoso.
Morandotti encomiabile da finto pivot (sul 2.10 Oyguc).
Moretti,
Danilovic e poi anche
Savio macchine da punti. E 20 rimbalzi contro 9 (bene
Carera). I turchi sono intimiditi e fragili. Secondo tempo. La Buckler
allunga, anzi dilaga (+26 al 7'), quando gli arbitri fischiano troppo contro
Bologna e poi, per compensare, troppo contro l'Efes. Dettagli, perchè la
partita non c'è più. La Buckler ricama basket, volando in allegria a +27.
Conta solo definire lo scarto (+20, buono) e riempire le pagelle.
Binelli (9/12,
11 rimbalzi, 5 recuperi),
Danilovic
(7/13),
Moretti (6/9),
Savio (5/5) i
migliori: meglio, i più vistosi.
BUCKLER CON IL RITMO GIUSTO
Di Walter Fuochi – La
Repubblica – 06/02/1994
La Filodoro non può stare
senza Esposito, la Buckler può stare senza
Danilovic: il
derby forse si spiega in una riga, e così si risolve al mattino, quando i
medici della Fortitudo dicono che Vincenzino ha ancora i polmoni malridotti
e non può giocare. La partita ha ansimato, decisamente brutta, per 13
minuti: 21-18 per la Fortitudo, più orrori che bellezze, finché
Brunamonti l'ha spaccata, da capitano che su questi fili di nervi aveva
camminato mille volte. Una 'bomba', due di
Moretti ad imitarlo, un'altra sua e un'entrata ruggente:
la Buckler giocava ora da
squadra più grande e grossa, e sicura di sé. Finito a +9 il primo tempo (Moretti
15), la Buckler trovava poi, nel secondo,
Schoene: tiri, rimbalzi e assist del Rosso hanno tenuto sempre la
Buckler avanti di una decina di punti, malgrado la Filodoro mostrasse finalmente il vero Fumagalli. Spariva però Gay, appariva
tardi Comegys, reggeva Dallamora (il migliore) fino ad abbottarsi una
caviglia, ma svettava
Binelli e la Buckler
non rischiava mai. Buckler – Filodoro: 78-70.

Dopo il "Grande freddo", il
"Grande caldo"
BUCCI - BIANCHINI BASKET A SCACCHI
Di Walter Fuochi – La
Repubblica – 14/05/1994
Paginate di Bianchini,
frasi sparse di Bucci. Alla finale scudetto tra Buckler e Scavolini, che si
apre oggi, si può arrivare anche così, esternando in dosi diverse.
Metaforico e fluviale, Bianchini si teorizza da sempre: un coach non è una
lavagna di schemi, ma un cuore della città, che parla ai fedeli e ai
distratti. Ai corsi allenatori spiega che, se un microfono o una penna sono
armi improprie, roba che ti può sgretolare, tanto vale toglierle al nemico
giornalista: ogni riga tra virgolette è una riga conquistata, altroché
silenzio stampa. Pure Bucci lo sa che la vita non finisce in palestra.
Magari ne parla a un dibattito in parrocchia: dicendo che i giornali
dovrebbero stampare buone notizie, non solo disgrazie, o che lo sport
italiano cresce rachitico perché la scuola lo soffoca, due ore strette fra
latino e storia, niente doccia, niente igiene. La chiamiamo educazione?
Veterani entrambi. Fuori
Peterson, sono i più navigati dei play-off. Per Bianchini è la quarta
finale scudetto. Perse la prima ("ero un ragazzo"), proprio contro Bologna,
guidando Cantù. Poi vinse sempre: con Cantù, Roma e Pesaro. Pure Bucci è
alla quarta: lui vinse la prima (Bologna-Milano) e perse le altre. Di un
decimo di secondo a Livorno, di qualcosa di più con Pesaro, contro Treviso.
Per la Scavolini è un ex: e la gente non gradì, quando scelse Bologna. Bianchini non è
un ex, né la piazza lo vorrebbe mai allenatore della Virtus. Troppi anatemi.
Dal parterre delle signore sfiorite a Lucio Dalla, dai tortellini ad
Alfredo Cazzola, padrone formato Berlusconi. Eppure, Bianchini è stato
bene dappertutto: il posto dove lavorava, nei suoi apologhi, era sempre il
migliore. A Cantù, Pesaro, Siena zampillava basket dai sani umori della
provincia. A Roma figliava da Cesari e Papi. Ovviamente, è il primo a sapere
d'aver vissuto bene vincendo e non raccontando parabole. Anzi, la sua
parentesi professionale più grigia coincise col momento più immaginifico, la
guida della Roma ferruzziana. Cacciato per mancanza di risultati.
Banalmente, come tutti. 51 anni Bianchini: 18 di panchina in A con 4
squadre, più 2 di Nazionale. 46 Bucci:
16 in A con 7 squadre e
altra gavetta prima, dentro una vita mai scorrevole. Ma il marciapiede resta
un amico: aver vinto tutti i campionati della piramide del basket vale per
lui una medaglia olimpica. Entrambi sono tornati dove avevano già vinto.
Comodo o brutale: si puzza di minestre riscaldate, se va male. Sono in
finale, quel fornello almeno è già spento. All’inizio, Pesaro pareva la
scommessa impossibile: vecchio il tronco, slegati gli innesti. Adesso, non
si dice più vecchio: esperto, è la faccia lucida della medaglia. E se Myers
vince partite da solo (come la "bella" con Trieste), Bianchini conia
metafore sulla propria superfluità. "Io, computer in panchina, ho visto
accendersi l'off. E ho inserito il pilota automatico". Che la finale
l’avranno in mano i giocatori lo pensa pure Bucci. Ma a perderla, per tanta
gente, sarà lui. Finora ha vinto più di tutti, malgrado i
Levingston e i
Danilovic rotti per strada. Ma non ha ancora vinto niente: tante
partite, nessun traguardo. Passate Coppitalia ed Euroclub, resta solo lo
scudetto. Ansie e destini da coach.
IN DUE PER LO SCUDETTO DELLA VERGOGNA
di
Walter Fuochi – La Repubblica – 19/05/1994
Uno ha insultato. L’altro
ha colpito. Due giornate di squalifica al primo,
Claudio Coldebella, playmaker della Buckler. Tre al secondo, George
McCloud, ala della Scavolini. Il risultato resta invece lo stesso uscito dal
campo: 87-81 per la Scavolini, che pareggia il conto sull’1-1 e si appresta a giocare, sabato a
Bologna, la terza partita. Il verdetto sul "giallo" della seconda è uscito
dopo le 2 di notte, al palasport, passate 4 ore di interrogatori, riscontri,
perfino un sopralluogo nel corridoio del "delitto" da parte della
Commissione giudicante, la task force di magistrati scelta dal basket per la
"giustizia rapida": reati e pene amministrati subito dopo la gara, con
sentenze inappellabili. Per McCloud, dunque, il campionato è finito, anche
s’andasse alla quinta;
Coldebella
rientrerà in quella. Così il fatto è stato ricostruito dai giudici.
"Nel rientrare negli spogliatoi al termine del primo tempo i due giocatori,
dopo essersi reciprocamente urtati, si sono scambiate frasi culminate in
un’offesa di
Coldebella
a McCloud, provocando la reazione di quest’ultimo, che ha colpito
Coldebella
causandone la caduta a terra".
La Buckler aveva chiesto
lo 0-2. Ma la pretesa è stata respinta per il fatto che gli episodi accaduti
negli spogliatoi sono equiparati a quelli sul campo: McCloud, se gli arbitri
l’avessero visto, sarebbe stato espulso. Invece ha ripreso. Per eventi del
genere cioè non viene alterata l’"eguaglianza competitiva", rotta solo da
fatti esterni (monete, invasioni). Letta la sentenza, ecco le due verità
vendute ieri dalle due società. Talmente opposte, in tutto, da essere
pirandelliane.
La Scavolini sostiene che
c'era un solo testimone del fatto. Alberto Omiccioli, addetto alla
biglietteria, "che mi ha giurato sui suoi figli - dice il manager Santi
Puglisi - che le cose sono andate come lui le ha raccontate ai giudici". E
cioè. Quando
Coldebella
e McCloud escono dal
campo, a fine primo tempo, parlano forte. Il bolognese gesticola. Sono
fianco a fianco quando
Coldebella
arriva alla scala che
porta al suo spogliatoio, tenta di scalciarlo all’indietro, non lo prende e
non s’avvede del gradino sul quale inciampa, battendo poi la testa. McCloud
ha raccontato ai giudici che poi, a sorreggere il compagno, è arrivato
Binelli, e non c'erano altri testimoni. Ha chiarito di non aver dato
nessun pugno e che
Coldebella
l’ha apostrofato così: "Fucking
nigger", fottuto negro, più o meno. Nel corridoio, prima, gli aveva detto di
tener giù i gomiti. E ancora: "Stasera andiamo 1 a 1. Poi vinceremo lo
scudetto". Reazioni, adesso. Walter Scavolini, di notte, appena sfornata la
sentenza. "Cazzola
me l’ha fatta sporca. è un
amico, ma non doveva chiedere il 2-0. Vincere uno scudetto così è
scandaloso. Hanno deciso tre testimonianze di parte, proprio un bel
lavoretto. Mi squalifichino pure a vita, ma io me ne vado da questo sporco
mondo che mi ha già tolto uno scudetto". E il giorno dopo, quando alla
Virtus hanno negato la provocazione di
Coldebella.
"Lo sa benissimo che il suo giocatore ha detto 'negro' ".
Valerio Bianchini. "I giudici si sono presi la responsabilità di
azzerare la credibilità del basket, la sua faticosa rinascita. Ieri mio
figlio mi ha chiesto: perché hanno squalificato McCloud? Perché gli hanno
detto la cosa più vile: negro. E lui ha reagito da uomo. Un’offesa poi ancor
più avvilente se fatta da un giocatore: se il basket è questo oggi, lo
dobbiamo soprattutto, e lo debbono loro, i giocatori, agli atleti di colore.
Per fortuna si gioca sabato. Siamo prontissimi, la partita dev'essere la
nostra zona franca da tutti i veleni. La Scavolini di oggi nacque proprio a
dicembre, quando perse McCloud per infortunio e tutti fecero qualcosa di
più. Sarà così anche stavolta". McCloud: "Sono allibito, ho parlato col mio
agente per fare causa".
“In questa storia - dice
Alfredo Cazzola,
presidente della Buckler -, c'è un solo dato certo. E si legge nella
sentenza: McCloud ha dato un cazzotto a
Coldebella.
L’hanno ricoverato a Pesaro, ha passato la notte al Maggiore di Bologna,
perdeva sangue dall’orecchio per un’emorragia interna. Ora dovrà star fermo
cinque giorni. Mentre a lui capitava tutto questo, il signor McCloud era in
campo". "Nego - aggiunge - che
Coldebella
abbia provocato McCloud.
Lo stesso McCloud ai giudici non ha parlato di frasi razziste. Ha riportato
solo un 'Fuck-off' : va a quel paese, fottiti. Né "negro", né tantomeno
'sporco' , come a Pesaro sostengono. E poi quella non è stata la prima
parola tra i due. Si stavano già beccando, chi sia stato il primo non lo sa
nessuno. Quanto alla richiesta dello 0-2, pensavamo che il nostro giocatore
all’ospedale e il loro, colpevole, in campo, fossero un’alterazione
dell’eguaglianza competitiva. Dicono di no. L’accettiamo".
Coldebella
è un cocker bastonato, e
non per il cerotto sull’orecchio. Nelle ultime tre partite allinea
un’espulsione con Verona, un rischio di cacciata per una manata a Labella,
il fattaccio di Pesaro. Tre coincidenze pesanti. "Lo so, ma solo con Labella
sbagliai. Dunque, 6 secondi all’intervallo, l’altra sera, ci diamo le
marcature. Dico a
Savio: prendi McCloud. E McCloud: marcami tu. Io zitto. Usciamo, siamo
tra i primi, lui mi dà una gomitata. Accelero, non voglio guai. M’ero
imposto di star tranquillo. Quasi non difendevo. Nel tunnel lui parla,
insulta, spinge. L’ho mandato a quel paese. Tu e il tuo amico
Levingston, gli ho detto. E ho sbagliato. Ma negro non l’ho detto.
Pensavo fosse finita lì, mi sono girato per salire la scaletta, mi sono
sentito il pugno sul collo. Ero di schiena. M’ha preso, mi sono appoggiato
ai gradini, avevo le mani insanguinate, non ricordo né la barella né
l’ambulanza, solo che ero all’ospedale. Farò causa a McCloud". Detto che
Cazzola ha
fatto un appello alla pace per sabato, e che il commissario di Lega Allievi
ha rivolto a società, allenatori e giocatori un duro invito alla disciplina,
restano due verità opposte. Bologna dice che la sua coincide con quella dei
giudici.

Gara di forza tra Carera e
Corny Thompson della Joventut di Badalona
PESARO RIFIUTA I GIUDICI
Di Walter Fuochi – La
Repubblica – 20/05/1994
Coldebella-McCloud,
la polemica adesso prende fuoco.
La Scavolini
scende in campo, con un comunicato durissimo: 'La sentenza non è stato un
atto di giustizia, ma di prepotenza. Si è riconosciuta la maggiore
autorevolezza e attendibilità della parola del giocatore esperto in risse,
di pelle bianca e di razza ariana, rispetto a quella del giocatore mite,
incensurato, di pelle nera e quindi certamente non ariano' . Il fatto:
martedì sera, durante l' intervallo di gara 2 per lo scudetto, il pesarese
McCloud e il bolognese
Coldebella
sono protagonisti di uno scontro negli spogliatoi.
Coldebella
ha la peggio: secondo la versione Buckler, viene centrato da un pugno dell'
avversario. Viene portato in ospedale, mentre McCloud torna in campo per il
secondo tempo. Pesaro vince la partita (e si porta sull' 1-1). Per la
Scavolini,
Coldebella ha offeso McCloud con frasi razziste. Il giorno dopo, mercoledì,
la Giudicante convalida il risultato ma infligge due giornate di squalifica a
Coldebella e 3 a
McCloud. Per l'americano, i playoff sono finiti. Ieri la reazione della
Scavolini. Il presidente, Valter Scavolini, minaccia di voler lasciare la
società e un gruppo di tifosi annuncia un esposto alla magistratura
ordinaria contro
Coldebella
per frode sportiva (avrebbe cioè mentito). Ma, soprattutto, arriva il
comunicato pesarese. Nel quale, tra l'altro, si legge: 'Davanti a risultanze
istruttorie di pari peso e di referti medici compatibili con entrambe le
versioni, si è accreditata quella di
Coldebella,
il giocatore di pelle bianca e di razza ariana. Che ha precedenti nelle
partite Benetton-Buckler (nessuna sanzione), Buckler-Glaxo, in cui senza
apparente provocazione colpì Sandro Boni e Buckler-Scavolini (una gomitata
al viso di Labella, fischiata come fallo intenzionale)'. E poi, ancora:
'Martedì scorso il giocatore di pelle nera McCloud, nell'angusto spazio di
un corridoio che porta agli spogliatoi del palasport pesarese, viene offeso
proprio a causa della sua pelle da
Coldebella,
che in violazione dell'uguaglianza competitiva è presente in campo, pur
avendo compiuto in precedenza atti che quasi automaticamente dovevano
comportarne la squalifica per due giornate". McCloud, per aver 'colpito
l'avversario, causandone la caduta, si vede comminare tre giornate di
squalifica con l'attenuante della provocazione, venendo escluso dai playoff,
mentre il giocatore bianco di razza ariana, che per le sue precedenti
condotte avrebbe dovuto ricevere squalifiche per almeno 6 o 7 giornate,
potrà giocare ancora una gara dei playoff'. Infine, la Scavolini chiede che
il giudice Martone, presidente della Giudicante, non eserciti più questa
funzione: 'Nel regolamento del basket non è prevista la ricusazione dei
giudici. Tuttavia è previsto che il giudice ha l'obbligo di astenersi quando
ricorrono gravi ragioni di opportunità e convenienza'. L'invito alla
rotazione dei giudici, dice Pesaro, intende 'evitare ulteriore discredito al
nostro movimento'. Di male in peggio. Il comunicato della Scavolini getta
benzina sul fuoco. E se vuol fare della pesante ironia sul giocatore "bianco
e di razza ariana", non fa altro che usare una terminologia cara ai nazisti.
Un atteggiamento identico a chi usa frasi razziste.
BIANCHINI 'UN TITOLO NATO DAL SOPRUSO'
La Repubblica – 29/05/1994
Chi perde accusa.
Bianchini, l'indignato, attacca Bologna e il suo scudetto. "Non posso
essere così ipocrita - spiega al mondo - da festeggiare questo scudetto
della Virtus nato dal sopruso e dalla prevaricazione". Ogni riferimento
sinceramente voluto è al caso
Coldebella-Mc
Cloud, "una sentenza che avrebbe ucciso anche il mostro di Scandicci",
chiosa
Bianchini,
sostenendo che la magistratura sportiva ha falsato i play off. E ribadendo
che "di tutti questi play-off quel che resta è solo la vergogna". Tutto
molto discutibile, il coach della Scavolini non è ancora uscito,
evidentemente, dal tunnel dei veleni. Ma direttamente non gli replica
nessuno. Solo
Alfredo Cazzola, il presidente della Buckler, ribadisce che "alle parole
abbiamo preferito rispondere con il risultato. Dimostrando che si può
vincere con bilanci solidi e senza i soldi di Stefanel e Benetton".
Bucci, il tecnico, si limita a festeggiare: "Per me lo sport unisce,
quindi non ho nessuna intenzione di far polemica". Tra spumante e abbracci,
ognuno racconta il suo scudetto: quello di
Danilovic, stella di Bologna, ha una dedica speciale, oltre a quella per
i tifosi: "Al mio paese, la Serbia". A margine della finale con consueta
invasione (e con
Schoene che ha difeso le mutande con un cazzotto contro un tifoso
sgarbato), ci sono pure le storie di mercato. Prima fra tutte la questione
della comproprietà di Myers, tra Pesaro e Rimini, dietro cui potrebbero
esserci i soldi di un grande club o addirittura un lungo giro: la Stefanel
che si trasferisce a Milano portandosi appunto Carlton. Si preannuncia
battaglia alle buste (martedì in Lega), ma Scavolini arretra: "Pesaro dovrà
contenere le spese e quindi la trattativa potrebbe fallire".

Festa scudetto
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