homepage

 

Virtus

 

gioc. italiani

gioc. stranieri

tecnici

dirigenti

sponsor

tifosi

 

stagioni

palmares

classifiche

il derby

 

case

libri

links

contatti

 

 

Frattin, Nadalini, Carera,Binelli, Schiene, Brigo, Orsoni, Bucci

Morandotti, Coldebella, Brunamonti, Danilovic, Moretti, Savio

 

STAGIONE 1993/94

 

BUCKLER  BOLOGNA

Serie A1: 1a classificata su 16 squadre (24-30)

Play-off: CAMPIONI D'ITALIA  (7-10)

Coppa Italia: semifinalista (6-8)

Coppa dei Campioni: eliminata ai quarti (10-17)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
4 Roberto Brunamonti P 1959 192 ITA
5 Predrag Danilovic A 1970 201 JUG
6 Claudio Coldebella P 1968 196 ITA
7 Giampiero Savio G 1959 190 ITA
9 Paolo Moretti G/A 1970 200 ITA
11 Augusto Binelli C 1964 211 ITA
13 Riccardo Morandotti A 1965 200 ITA
14 Flavio Carera C 1963 206 ITA
15 Damiano Brigo C 1973 209 ITA
16 Russ Schoene A 1960 205 USA dal 01/01/94
Cliff Levingston A/C 1961 203 USA fino al 04/12/1993
Alessandro Romboli P 1975 185 ITA dal 09/01/94 al 24/05/94
Andrea Giacchino 1975 ITA dal 19/12/93 al 13/03/94
Daniele Soro 1975 ITA dal 22/12/93 al 13/02/94
Gianluca Porfiri A 1974 200 ITA dal 16/10/93 al 22/12/93
Christian Barzanti 1974 204 ITA dal 28/11/93 al 28/11/93
Alberto Bucci All ITA

 

Partite della stagione

statistiche di squadra

 

 

C'ERA UNA VOLTA IL BASKET DEI RICCHI

La proposta di ridurre del 50% lo stipendio ad Antonello Riva, avanzata ieri al suo giocatore dall' Olimpia Milano (non a caso, ancora senza sponsor) è solo l' ultimo allarme da un pianeta basket in larga ritirata, e neppure il più vistoso. Più che strapparsi i capelli, avevano già stappato champagne, a Treviso (che ieri ha annunciato Pace Mannion, ex-Cantù) e a Roma, quando Kukoc aveva scelto di andarsene a Chicago e Radja l'aveva seguito a Boston. Erano felicissimi, perché Toni costava 4 miliardi di stipendio l'anno e Dino 3, concessi ai tempi in cui spendere molto, anche più del richiesto, o dello sperato, era un modo per appuntarsi sul petto la medaglia del più ricco fra i canestri, del più pronto a "investire". Del contrattone di Kukoc resterà una sola clausola: farà in America il testimonial dei maglioni Benetton, anche se Oliviero Toscani probabilmente non sa neppure che faccia ha, e gli vien sempre meglio mettere i preservativi ai cerchi olimpici o effigiare il suo padrone nudo. Radja invece non farà niente per gli hamburger che Roma ha frattanto trovato come sponsor; ma quanto ci tenesse il club a confermarlo, lo dimostra la guerra fredda che gli aveva dichiarato, convocandolo anche ai tornei della parrocchia, per fargli rompere anticipatamente il sontuoso contratto. Kukoc e Radja, ma anche Volkov e Anderson, salutati da un basket che adesso rinnega le grandi firme Nba, e pesca nelle università, nei campionati europei più poveri, o in paesi come Slovenia o Polonia, sono la faccia più cruda di un riflusso che intaccherà altre rendite di posizione. Tremano gli stipendi dei big italiani, né l'ultima Nazionale dei disastri consente di avanzare pretese. Sono disoccupati parecchi giocatori: quando costi oltre 100 milioni, e non sei indispensabile, a completare le panchine bastano ragazzini di primo pelo. Mancano 16 sponsor alle 32 squadre di A, metà esatta. Sei in A1 (Milano, le due Reggio, Venezia, Bologna 2, Caserta), ben 10 in A2. E la Milano che annuncia austerity a Riva e anche a Pessina è la stessa che, con Meneghin, ha promosso un'operazione bandiera suggestiva, ma pure economica; che con Thomas Jordan ha ingaggiato un americano medio da una media squadra spagnola; che spera nel presidente di Lega, Malgara, per mettersi sulle maglie uno dei suoi marchi (Acqua Brillante). Resistono poche isole e la favola di Bologna è sempre più una parabola. Fuori la Knorr, dentro la Buckler: 10 miliardi in tre anni, più di prima. Fuori Wennington, campione d'Italia gregario, dentro Levingston, ex compagno di Michael Jordan, per puntare all' Europa. E già ora, in agosto, venduti in abbonamento, agli sportelli bancari, quasi tutti i posti del palasport. Dopo essere stata una felice abitudine, sta diventando sempre più un'eccezione. E anche d'eccezioni s'ammala uno sport.

 


 

DANILOVIC SOLITO LEADER, BOLOGNA VA

Sempre dietro, però mai staccata, collosa e razionale, con quel Bonora che a vent'anni dirige da grande testa, 40' su 40' , Verona s'affaccia alla sua unica parità quando mancano 5 minuti e rotti. Il tabellone stampa 64 a 64, la Glaxo s'è ricucita il match un punticino alla volta, ma non arriva neppure a disegnarsi il sogno: dai gorghi di una partita che sta facendo affannare la Buckler, esce, da solo, Danilovic. Spacca in entrata i veronesi, uno contro 5, una e due volte, la seconda col fallo. Sono 5 punti che riconsegnano la gara ai suoi padroni, anche se proprio Bonora, il registino già finito in Nazionale, la riapre sul 74-71, a 2' tondi. Non lo bracca benissimo Brunamonti, c'è Coldebella sulla sedia dei cambi, pronto ad azzannarlo, come ha fatto fin lì, ma in questa saga di playmaker targati Bologna, di ieri, oggi e domani (pure Bonora è nato virtussino), Brunamonti non accetta la parte dell'ex. Si regala l'ultimo acuto da campione e prima di andarsi a sedere, semplicemente, uccide la partita con un tiro da tre: 77-71, per la bella e coraggiosa Verona non ce n'è più. La Buckler s'è presa l'anticipo del quinto turno, giocato perchè domenica 24 sarà in Germania all'Open, con qualche fatica, dovuta ai meriti di una Glaxo sempre presente, anche se Williams (5/13) l'ha a lungo tradita, se Frosini (4/9) s' è fatto impacchettare da Binelli dopo un bel primo tempo, e se il suo organico è tanto più stretto di quello bolognese. Alla vittoria della Buckler hanno dato ali ora le 'bombe' (6/8 nel primo tempo), ora i rimbalzi (40-30): e quando il conto dei falli, di una partita spigolosa e tenace su entrambe le trincee, ha preteso il saldo, Bucci aveva sempre uomini più di Marcelletti da schierare. Un killer Danilovic (7/9), essenziale e duro anche in difesa. Un'altra bella punta Moretti (13 in 18'). Un martello Coldebella (5/8), quando imponeva il fisico a Bonora. Così hanno recitato le guardie, e pazienza se Levingston sferragliava (4/13, ma 11 rimbalzi) e se Binelli guarisce adagio. Per ora, Bologna comanda così.

 

 

BOLOGNA - TREVISO, UNA SERATA BUONA

 

La Buckler vince la partita (85-65), atterrando gli imbattuti turchi, ma forse perde Levingston, atterrato, a sua volta, dal mal di schiena. Intabarrato in uno sciarpone, sulla prima fila del parterre, il pivot nero ripete a tutti d'essere solo raffreddato: ma a Bologna, città di portici e di chiacchiere, si dice che il "problema discale", come fu definito nelle prime visite, s'è aggravato. E anche in società ammettono "nuovi controlli". Levingston vorrebbe farsi visitare in America, forse anche ricorrere a un'operazione che non lo riconsegnerebbe ai campi prima di quattro mesi. In Coppa non è sostituibile, in campionato sì (qualcuno parla di un ritorno di Wennington), ma la Virtus non s'affretta e ne vuole riparlare: anche il contratto, un miliardo e 700 milioni l'anno, è di quelli delicati. Ieri sera, intanto, la Buckler ha provato a farne a meno. Bellissima e pratica nel primo tempo, addirittura leggera nel secondo. La difesa: una morsa feroce, che costringe i turchi, per 13', a procedere a un punto al minuto. L'attacco: contropiede, e poi, quando l'Efes prova una zona molto statica, tiri sicuri. 46-27 alla pausa, con 4 falli del nero Richard, azzerato da un Binelli maestoso. Morandotti encomiabile da finto pivot (sul 2.10 Oyguc). Moretti, Danilovic e poi anche Savio macchine da punti. E 20 rimbalzi contro 9 (bene Carera). I turchi sono intimiditi e fragili. Secondo tempo. La Buckler allunga, anzi dilaga (+26 al 7'), quando gli arbitri fischiano troppo contro Bologna e poi, per compensare, troppo contro l'Efes. Dettagli, perchè la partita non c'è più. La Buckler ricama basket, volando in allegria a +27. Conta solo definire lo scarto (+20, buono) e riempire le pagelle. Binelli (9/12, 11 rimbalzi, 5 recuperi), Danilovic (7/13), Moretti (6/9), Savio (5/5) i migliori: meglio, i più vistosi.

 


 

BUCKLER CON IL RITMO GIUSTO

La Filodoro non può stare senza Esposito, la Buckler può stare senza Danilovic: il derby forse si spiega in una riga, e così si risolve al mattino, quando i medici della Fortitudo dicono che Vincenzino ha ancora i polmoni malridotti e non può giocare. La partita ha ansimato, decisamente brutta, per 13 minuti: 21-18 per la Fortitudo, più orrori che bellezze, finché Brunamonti l'ha spaccata, da capitano che su questi fili di nervi aveva camminato mille volte. Una 'bomba', due di Moretti ad imitarlo, un'altra sua e un'entrata ruggente: la Buckler giocava ora da squadra più grande e grossa, e sicura di sé. Finito a +9 il primo tempo (Moretti 15), la Buckler trovava poi, nel secondo, Schoene: tiri, rimbalzi e assist del Rosso hanno tenuto sempre la Buckler avanti di una decina di punti, malgrado la Filodoro mostrasse finalmente il vero Fumagalli. Spariva però Gay, appariva tardi Comegys, reggeva Dallamora (il migliore) fino ad abbottarsi una caviglia, ma svettava Binelli e la Buckler non rischiava mai. Buckler – Filodoro: 78-70.

 

Dopo il "Grande freddo", il "Grande caldo"

 

BUCCI - BIANCHINI BASKET A SCACCHI

Paginate di Bianchini, frasi sparse di Bucci. Alla finale scudetto tra Buckler e Scavolini, che si apre oggi, si può arrivare anche così, esternando in dosi diverse. Metaforico e fluviale, Bianchini si teorizza da sempre: un coach non è una lavagna di schemi, ma un cuore della città, che parla ai fedeli e ai distratti. Ai corsi allenatori spiega che, se un microfono o una penna sono armi improprie, roba che ti può sgretolare, tanto vale toglierle al nemico giornalista: ogni riga tra virgolette è una riga conquistata, altroché silenzio stampa. Pure Bucci lo sa che la vita non finisce in palestra. Magari ne parla a un dibattito in parrocchia: dicendo che i giornali dovrebbero stampare buone notizie, non solo disgrazie, o che lo sport italiano cresce rachitico perché la scuola lo soffoca, due ore strette fra latino e storia, niente doccia, niente igiene. La chiamiamo educazione? Veterani entrambi. Fuori Peterson, sono i più navigati dei play-off. Per Bianchini è la quarta finale scudetto. Perse la prima ("ero un ragazzo"), proprio contro Bologna, guidando Cantù. Poi vinse sempre: con Cantù, Roma e Pesaro. Pure Bucci è alla quarta: lui vinse la prima (Bologna-Milano) e perse le altre. Di un decimo di secondo a Livorno, di qualcosa di più con Pesaro, contro Treviso. Per la Scavolini è un ex: e la gente non gradì, quando scelse Bologna. Bianchini non è un ex, né la piazza lo vorrebbe mai allenatore della Virtus. Troppi anatemi. Dal parterre delle signore sfiorite a Lucio Dalla, dai tortellini ad Alfredo Cazzola, padrone formato Berlusconi. Eppure, Bianchini è stato bene dappertutto: il posto dove lavorava, nei suoi apologhi, era sempre il migliore. A Cantù, Pesaro, Siena zampillava basket dai sani umori della provincia. A Roma figliava da Cesari e Papi. Ovviamente, è il primo a sapere d'aver vissuto bene vincendo e non raccontando parabole. Anzi, la sua parentesi professionale più grigia coincise col momento più immaginifico, la guida della Roma ferruzziana. Cacciato per mancanza di risultati. Banalmente, come tutti. 51 anni Bianchini: 18 di panchina in A con 4 squadre, più 2 di Nazionale. 46 Bucci: 16 in A con 7 squadre e altra gavetta prima, dentro una vita mai scorrevole. Ma il marciapiede resta un amico: aver vinto tutti i campionati della piramide del basket vale per lui una medaglia olimpica. Entrambi sono tornati dove avevano già vinto. Comodo o brutale: si puzza di minestre riscaldate, se va male. Sono in finale, quel fornello almeno è già spento. All’inizio, Pesaro pareva la scommessa impossibile: vecchio il tronco, slegati gli innesti. Adesso, non si dice più vecchio: esperto, è la faccia lucida della medaglia. E se Myers vince partite da solo (come la "bella" con Trieste), Bianchini conia metafore sulla propria superfluità. "Io, computer in panchina, ho visto accendersi l'off. E ho inserito il pilota automatico". Che la finale l’avranno in mano i giocatori lo pensa pure Bucci. Ma a perderla, per tanta gente, sarà lui. Finora ha vinto più di tutti, malgrado i Levingston e i Danilovic rotti per strada. Ma non ha ancora vinto niente: tante partite, nessun traguardo. Passate Coppitalia ed Euroclub, resta solo lo scudetto. Ansie e destini da coach.

 


 

IN DUE PER LO SCUDETTO DELLA VERGOGNA

Uno ha insultato. L’altro ha colpito. Due giornate di squalifica al primo, Claudio Coldebella, playmaker della Buckler. Tre al secondo, George McCloud, ala della Scavolini. Il risultato resta invece lo stesso uscito dal campo: 87-81 per la Scavolini, che pareggia il conto sull’1-1 e si appresta a giocare, sabato a Bologna, la terza partita. Il verdetto sul "giallo" della seconda è uscito dopo le 2 di notte, al palasport, passate 4 ore di interrogatori, riscontri, perfino un sopralluogo nel corridoio del "delitto" da parte della Commissione giudicante, la task force di magistrati scelta dal basket per la "giustizia rapida": reati e pene amministrati subito dopo la gara, con sentenze inappellabili. Per McCloud, dunque, il campionato è finito, anche s’andasse alla quinta; Coldebella rientrerà in quella. Così il fatto è stato ricostruito dai giudici. "Nel rientrare negli spogliatoi al termine del primo tempo i due giocatori, dopo essersi reciprocamente urtati, si sono scambiate frasi culminate in un’offesa di Coldebella a McCloud, provocando la reazione di quest’ultimo, che ha colpito Coldebella causandone la caduta a terra". La Buckler aveva chiesto lo 0-2. Ma la pretesa è stata respinta per il fatto che gli episodi accaduti negli spogliatoi sono equiparati a quelli sul campo: McCloud, se gli arbitri l’avessero visto, sarebbe stato espulso. Invece ha ripreso. Per eventi del genere cioè non viene alterata l’"eguaglianza competitiva", rotta solo da fatti esterni (monete, invasioni). Letta la sentenza, ecco le due verità vendute ieri dalle due società. Talmente opposte, in tutto, da essere pirandelliane.

La Scavolini sostiene che c'era un solo testimone del fatto. Alberto Omiccioli, addetto alla biglietteria, "che mi ha giurato sui suoi figli - dice il manager Santi Puglisi - che le cose sono andate come lui le ha raccontate ai giudici". E cioè. Quando Coldebella e McCloud escono dal campo, a fine primo tempo, parlano forte. Il bolognese gesticola. Sono fianco a fianco quando Coldebella arriva alla scala che porta al suo spogliatoio, tenta di scalciarlo all’indietro, non lo prende e non s’avvede del gradino sul quale inciampa, battendo poi la testa. McCloud ha raccontato ai giudici che poi, a sorreggere il compagno, è arrivato Binelli, e non c'erano altri testimoni. Ha chiarito di non aver dato nessun pugno e che Coldebella l’ha apostrofato così: "Fucking nigger", fottuto negro, più o meno. Nel corridoio, prima, gli aveva detto di tener giù i gomiti. E ancora: "Stasera andiamo 1 a 1. Poi vinceremo lo scudetto". Reazioni, adesso. Walter Scavolini, di notte, appena sfornata la sentenza. "Cazzola me l’ha fatta sporca. è un amico, ma non doveva chiedere il 2-0. Vincere uno scudetto così è scandaloso. Hanno deciso tre testimonianze di parte, proprio un bel lavoretto. Mi squalifichino pure a vita, ma io me ne vado da questo sporco mondo che mi ha già tolto uno scudetto". E il giorno dopo, quando alla Virtus hanno negato la provocazione di Coldebella. "Lo sa benissimo che il suo giocatore ha detto 'negro' ". Valerio Bianchini. "I giudici si sono presi la responsabilità di azzerare la credibilità del basket, la sua faticosa rinascita. Ieri mio figlio mi ha chiesto: perché hanno squalificato McCloud? Perché gli hanno detto la cosa più vile: negro. E lui ha reagito da uomo. Un’offesa poi ancor più avvilente se fatta da un giocatore: se il basket è questo oggi, lo dobbiamo soprattutto, e lo debbono loro, i giocatori, agli atleti di colore. Per fortuna si gioca sabato. Siamo prontissimi, la partita dev'essere la nostra zona franca da tutti i veleni. La Scavolini di oggi nacque proprio a dicembre, quando perse McCloud per infortunio e tutti fecero qualcosa di più. Sarà così anche stavolta". McCloud: "Sono allibito, ho parlato col mio agente per fare causa".

“In questa storia - dice Alfredo Cazzola, presidente della Buckler -, c'è un solo dato certo. E si legge nella sentenza: McCloud ha dato un cazzotto a Coldebella. L’hanno ricoverato a Pesaro, ha passato la notte al Maggiore di Bologna, perdeva sangue dall’orecchio per un’emorragia interna. Ora dovrà star fermo cinque giorni. Mentre a lui capitava tutto questo, il signor McCloud era in campo". "Nego - aggiunge - che Coldebella abbia provocato McCloud. Lo stesso McCloud ai giudici non ha parlato di frasi razziste. Ha riportato solo un 'Fuck-off' : va a quel paese, fottiti. Né "negro", né tantomeno 'sporco' , come a Pesaro sostengono. E poi quella non è stata la prima parola tra i due. Si stavano già beccando, chi sia stato il primo non lo sa nessuno. Quanto alla richiesta dello 0-2, pensavamo che il nostro giocatore all’ospedale e il loro, colpevole, in campo, fossero un’alterazione dell’eguaglianza competitiva. Dicono di no. L’accettiamo". Coldebella è un cocker bastonato, e non per il cerotto sull’orecchio. Nelle ultime tre partite allinea un’espulsione con Verona, un rischio di cacciata per una manata a Labella, il fattaccio di Pesaro. Tre coincidenze pesanti. "Lo so, ma solo con Labella sbagliai. Dunque, 6 secondi all’intervallo, l’altra sera, ci diamo le marcature. Dico a Savio: prendi McCloud. E McCloud: marcami tu. Io zitto. Usciamo, siamo tra i primi, lui mi dà una gomitata. Accelero, non voglio guai. M’ero imposto di star tranquillo. Quasi non difendevo. Nel tunnel lui parla, insulta, spinge. L’ho mandato a quel paese. Tu e il tuo amico Levingston, gli ho detto. E ho sbagliato. Ma negro non l’ho detto. Pensavo fosse finita lì, mi sono girato per salire la scaletta, mi sono sentito il pugno sul collo. Ero di schiena. M’ha preso, mi sono appoggiato ai gradini, avevo le mani insanguinate, non ricordo né la barella né l’ambulanza, solo che ero all’ospedale. Farò causa a McCloud". Detto che Cazzola ha fatto un appello alla pace per sabato, e che il commissario di Lega Allievi ha rivolto a società, allenatori e giocatori un duro invito alla disciplina, restano due verità opposte. Bologna dice che la sua coincide con quella dei giudici.

 

Gara di forza tra Carera e Corny Thompson della Joventut di Badalona

 

PESARO RIFIUTA I GIUDICI

Coldebella-McCloud, la polemica adesso prende fuoco. La Scavolini scende in campo, con un comunicato durissimo: 'La sentenza non è stato un atto di giustizia, ma di prepotenza. Si è riconosciuta la maggiore autorevolezza e attendibilità della parola del giocatore esperto in risse, di pelle bianca e di razza ariana, rispetto a quella del giocatore mite, incensurato, di pelle nera e quindi certamente non ariano' . Il fatto: martedì sera, durante l' intervallo di gara 2 per lo scudetto, il pesarese McCloud e il bolognese Coldebella sono protagonisti di uno scontro negli spogliatoi. Coldebella ha la peggio: secondo la versione Buckler, viene centrato da un pugno dell' avversario. Viene portato in ospedale, mentre McCloud torna in campo per il secondo tempo. Pesaro vince la partita (e si porta sull' 1-1). Per la Scavolini, Coldebella ha offeso McCloud con frasi razziste. Il giorno dopo, mercoledì, la Giudicante convalida il risultato ma infligge due giornate di squalifica a Coldebella e 3 a McCloud. Per l'americano, i playoff sono finiti. Ieri la reazione della Scavolini. Il presidente, Valter Scavolini, minaccia di voler lasciare la società e un gruppo di tifosi annuncia un esposto alla magistratura ordinaria contro Coldebella per frode sportiva (avrebbe cioè mentito). Ma, soprattutto, arriva il comunicato pesarese. Nel quale, tra l'altro, si legge: 'Davanti a risultanze istruttorie di pari peso e di referti medici compatibili con entrambe le versioni, si è accreditata quella di Coldebella, il giocatore di pelle bianca e di razza ariana. Che ha precedenti nelle partite Benetton-Buckler (nessuna sanzione), Buckler-Glaxo, in cui senza apparente provocazione colpì Sandro Boni e Buckler-Scavolini (una gomitata al viso di Labella, fischiata come fallo intenzionale)'. E poi, ancora: 'Martedì scorso il giocatore di pelle nera McCloud, nell'angusto spazio di un corridoio che porta agli spogliatoi del palasport pesarese, viene offeso proprio a causa della sua pelle da Coldebella, che in violazione dell'uguaglianza competitiva è presente in campo, pur avendo compiuto in precedenza atti che quasi automaticamente dovevano comportarne la squalifica per due giornate". McCloud, per aver 'colpito l'avversario, causandone la caduta, si vede comminare tre giornate di squalifica con l'attenuante della provocazione, venendo escluso dai playoff, mentre il giocatore bianco di razza ariana, che per le sue precedenti condotte avrebbe dovuto ricevere squalifiche per almeno 6 o 7 giornate, potrà giocare ancora una gara dei playoff'. Infine, la Scavolini chiede che il giudice Martone, presidente della Giudicante, non eserciti più questa funzione: 'Nel regolamento del basket non è prevista la ricusazione dei giudici. Tuttavia è previsto che il giudice ha l'obbligo di astenersi quando ricorrono gravi ragioni di opportunità e convenienza'. L'invito alla rotazione dei giudici, dice Pesaro, intende 'evitare ulteriore discredito al nostro movimento'. Di male in peggio. Il comunicato della Scavolini getta benzina sul fuoco. E se vuol fare della pesante ironia sul giocatore "bianco e di razza ariana", non fa altro che usare una terminologia cara ai nazisti. Un atteggiamento identico a chi usa frasi razziste.

 


 

BIANCHINI 'UN TITOLO NATO DAL SOPRUSO'

Chi perde accusa. Bianchini, l'indignato, attacca Bologna e il suo scudetto. "Non posso essere così ipocrita - spiega al mondo - da festeggiare questo scudetto della Virtus nato dal sopruso e dalla prevaricazione". Ogni riferimento sinceramente voluto è al caso Coldebella-Mc Cloud, "una sentenza che avrebbe ucciso anche il mostro di Scandicci", chiosa Bianchini, sostenendo che la magistratura sportiva ha falsato i play off. E ribadendo che "di tutti questi play-off quel che resta è solo la vergogna". Tutto molto discutibile, il coach della Scavolini non è ancora uscito, evidentemente, dal tunnel dei veleni. Ma direttamente non gli replica nessuno. Solo Alfredo Cazzola, il presidente della Buckler, ribadisce che "alle parole abbiamo preferito rispondere con il risultato. Dimostrando che si può vincere con bilanci solidi e senza i soldi di Stefanel e Benetton". Bucci, il tecnico, si limita a festeggiare: "Per me lo sport unisce, quindi non ho nessuna intenzione di far polemica". Tra spumante e abbracci, ognuno racconta il suo scudetto: quello di Danilovic, stella di Bologna, ha una dedica speciale, oltre a quella per i tifosi: "Al mio paese, la Serbia". A margine della finale con consueta invasione (e con Schoene che ha difeso le mutande con un cazzotto contro un tifoso sgarbato), ci sono pure le storie di mercato. Prima fra tutte la questione della comproprietà di Myers, tra Pesaro e Rimini, dietro cui potrebbero esserci i soldi di un grande club o addirittura un lungo giro: la Stefanel che si trasferisce a Milano portandosi appunto Carlton. Si preannuncia battaglia alle buste (martedì in Lega), ma Scavolini arretra: "Pesaro dovrà contenere le spese e quindi la trattativa potrebbe fallire".

 

Festa scudetto