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Messina, Righi, Gallinari, Binelli, Johnson C., Tasso, Pasquali

Bon, Coldebella, Richardson, Sylvester, Brunamonti

 

STAGIONE 1989/90

 

KNORR  BOLOGNA

Serie A1: 5a classificata su 16 squadre (19-30)

Play-off: eliminata ai quarti di finale (3-5)

Coppa Italia: VINCENTI (8-10)

Coppa delle Coppe: VINCENTI (8-11)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
4 Roberto Brunamonti P 1959 192 ITA
6 Claudio Coldebella P 1968 196 ITA
8 Mike Sylvester G 1951 ITA
11 Augusto Binelli C 1964 211 ITA
12 Clemon Johnson C 1956 205 USA
13 Clivo Righi C 1966 ITA
14 Vittorio Gallinari A 1958 200 ITA
15 Lauro Bon A 1961 200 ITA  
17 Tommaso Tasso 1966 ITA fino al 06/05/90
20 Michael Ray Richardson G/A 1955 195 USA
Massimiliano Romboli P/G 1971 192 ITA
Saverio Nero 1971 ITA
Davide Bonora P 1973 186 ITA dal 05/11/89 al 25/03/90
Andrea Cempini A 1970 203 ITA dal 29/10/89 al 04/02/90
Ettore Messina All ITA

 

Partite della stagione

statistiche di squadra

 

 

'LA MIA KNORR COL SAIO'

In cima all'Europa al primo colpo, padrone della Coppa che tanti maghi bruciati dall'impietosa panchina della Virtus avevano visto soltanto da lontano. Ci sarebbe da scoppiare d'allegria, invece Ettore Messina, 31 anni di pacate, perfino un po' cupe, certezze, non toglie da sotto la giacca il saio della Virtus francescana. "Non è mai stata una strategia per camuffarci, è vero semplicemente che non ci riteniamo i migliori. Però, giocando con la testa, applicandoci e facendo gruppo, abbiamo scalato montagne che per molti erano insuperabili. Di questo sono felice, anche se avevo la lacrima in agguato prima della finale, agli inni nazionali, e non dopo". Un anno soltanto per vincere. Prima la Coppa Italia a Forlì, poi la Coppa delle Coppe a Firenze, e quasi un sospetto, ora, che la Knorr debba arrivare dappertutto: anche allo scudetto, magari ripresentando fra un mese, fresco e lucido, Brunamonti. Da ieri il capitano ha una caviglia ingessata, unico boccale di veleno nella notte di Firenze illuminata dalle magie di Richardson. E proprio da Sugar, eroe per tanti notti, parte il replay di Messina. "Un giorno, in ritiro a Folgaria, giocammo a calcio. Richardson non sapeva neppure cosa fosse, infilò un gol per caso, lo vedemmo strafelice. Mah, mi chiesi, sarà sempre così, lui che l'anno scorso giocò bene molte partite, ma troppo da solo alcune altre? La squadra sulla carta era più debole. Però io speravo, anche con immodestia e incoscienza, che lavorando un po' sulla tattica si potesse far qualcosa. L'uomo-chiave, all' inizio, era Bon: veniva dall'A2, era un rebus. Gli dissi che sarebbe entrato in quintetto, e magari l'immediato infortunio di Sylvester gli allargò la strada, togliendogli lo stress di dover lottare per il posto. Ingranò forte in precampionato e per noi fu una certezza in più. Se controlliamo il ritmo e rafforziamo la difesa, dissi ai giocatori, possiamo crescere. Ci siamo riusciti: adesso sappiamo che, dopo un'azione dura in retroguardia, girare la palla 20 secondi in attacco, prima di tirare, è anche un modo per prender fiato. L'Europa era il traguardo principale. Primo, perché la Virtus non aveva mai vinto niente. Secondo, perché in campionato ci sono squadre più forti. Pareva anche una Coppa facile, con formazioni impoverite. Ora non la sento come una Coppa minore: vincere a Kaunas, resistere a Salonicco, battere questo Real orgoglioso, ricco di velocità, se non di talento, è stato duro e importante. A Firenze mi son sentito sicuro solo a un minuto dal termine. Finora abbiamo vinto tanto, ma io ho capito che eravamo forti dopo una sconfitta. In casa con Cantù, un peccato di presunzione. Ero nero, tutt'Italia parlava bene di noi, quel sabato in tv facemmo pena. Ne parlammo, iniziò il decollo. Un altro segnale lo diede Brunamonti, prima di Roma. Lui parla poco, non si sbilancia, ma sentirlo dire in un'intervista A Roma voglio vincere, non mi basta giocar bene, fu un botto: pareva D'Antoni. Infine, è stata importante la Coppa: in Europa fai esperienze serrate, preziosissime. Un bel passo avanti l'abbiamo fatto sconfiggendo il pessimismo, una malattia storica, a Bologna, dopo tante stagioni deludenti. Vincevamo e la gente chiedeva: fino a quando avrete benzina? Io so questo: che quando vinci fai un altro pieno. Ora dobbiamo bilanciare l'ottimismo, non sentirci padreterni. I due traguardi centrati non ci sgonfieranno: tutti i giocatori hanno fame di vittorie, dagli esordienti ai big. Richardson aveva attraversato l'Nba da stella, non da vincitore, ed è quello che trascina tutti. Per me non è cambiato nulla. è vero, rido poco. Sono pessimista nella vita, ma quando vado in panchina sono sempre fiducioso nella squadra. Un primo anno così non me l'aspettavo; oltre le previsioni, assieme ai risultati, è andato anche il rapporto coi giocatori. Non pensavo potesse essere così sincero e sereno. Mi hanno aiutato, devo ringraziarli per avermi ascoltato quando i momenti negativi m'imponevano di alzare la voce. Hai voglia di dire la leadership, ma se quando tu parli Brunamonti e Richardson scuotono la testa sei nudo davanti a tutti, non hai credibilità, né per la gente né per i tuoi giocatori".