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Messina, Cappelli, Villalta, Binelli, Johnson C.,
Gallinari, Richardson
Sylvester, Bonamico, Hill, Marcheselli,
Brunamonti
STAGIONE 1988/89
KNORR BOLOGNA
Serie A1: 3a classificata su 16 squadre
(18-30)
Play-off: eliminata agli ottavi di finale (0-2)
Coppa Italia: VINCENTE (5-5)
Partite
della stagione
statistiche di squadra
PETERSON A BOLOGNA COME 'CONSULENTE'
di
Walter Fuochi – La Repubblica – 13/05/1988
Dan Peterson torna a Bologna. Sarà direttore
tecnico della Dietor per la quale cercherà negli Stati Uniti un coach e un
pivot. "Non andrò né in panchina né in palestra, sono qui come consulente
del presidente
Porelli: saldo un debito di riconoscenza che risale a quando venni in
Italia per la prima volta. Sarò felice quando il nuovo allenatore camminerà
con le sue gambe e quando la gente avrà dimenticato che, alle sue spalle,
c'è Dan Peterson". Per il suo compenso circola
la voce secondo la quale ammonterebbe a 200 milioni annui. Gli accordi presi
consentiranno all'ex coach della Tracer di conciliare impegni televisivi con
il basket. A tempo pieno Peterson non era
disponibile ma alla Dietor lui basta anche dimezzato.
RICHARDSON UOMO IN PIù
DI BOLOGNA
di Emilio Marrese - La
Repubblica – 12/07/1988
La Knorr
è il nuovo sponsor della Virtus basket. La società bolognese ha ieri
ufficializzato l'accordo con la CPC Italia: tre anni per una cifra superiore ai cinque miliardi. Per il marchio
Knorr è un ritorno sotto la tradizionale V nera: già nelle stagioni '63, '64
e '65 la Virtus di
Calebotta e
Lombardi si chiamo così e, nota curiosa, si classificò sempre al terzo
posto. Trovato lo sponsor, acquistati
Bonamico e
Gallinari, resta il problema degli americani. Il dt
Peterson ne ha già ingaggiato uno:
Micheal Ray Richardson, 33enne guardia di grande talento ma con una
promettente carriera Nba rovinata dalla cocaina e bloccata da una lunga
squalifica. In settimana dice il presidente
Porelli attendiamo il verdetto da parte dell' Nba per la
riqualificazione di questo super-giocatore, pienamente recuperato e ora
appetito anche da altre squadre pro': primi i New Jersey Nets. La
concorrenza è dura, ma
Richardson ha firmato per noi un contratto biennale che prevede una
forte penale in caso di sua rinuncia. Dopo il placet dell' Nba, ci vorrà poi
il permesso della Fiba, non concesso un anno fa all'Hapoel di Tel Aviv. Ma
noi, al contrario degli israeliani, presenteremo il sì dell'Nba: è una
situazione ben diversa. Non credo che
la Federazione
Internazionale s'opporrà: manca una normativa in materia di droga e si
tratta del recupero sociale di un giocatore che in America è stato un caso.

Sugar, la nuova meraviglia di Bologna
UNA NOTTE MODELLO AMERICA
di
Walter Fuochi – La Repubblica – 16/11/1988
Sarà anche una storia
suggestiva, la prima volta di
Dan Peterson contro gli antichi amici di Milano. Ma
Peterson abita a Bologna in una poltrona di parterre, non in panchina; e
soprattutto l'usurata legge dell'ex non abita fra questi canestri,
specialmente fra pragmatici uomini di sport americani.
è solo Knorr-Philips,
Peterson non
c'entra. Non fa canestro da tre punti. Temo di più
Brunamonti, taglia corto D'Antoni. E Dan? Una partita come un'altra, in
classifica vale due punti. E poi non ne parlo, il coach della Knorr è
Bob Hill. Chiedete a lui. Eppure, lunedì mattina, quando
Hill aveva radunato
la Virtus
per l'allenamento, buttata giù subito, col cappuccino, la bella vittoria
sulla Snaidero,
Peterson era
arrivato al palasport per consegnargli un pacco d'appunti. Schemi della
Tracer. Roba vecchia, non gli servirà granché. Bob li ha già visti giocare
sei volte quest' anno, in torneo: tre partite a Rovereto, tre a Bologna. Può
spiegare lui qualcosa a me, sulla Philips. Non io a lui. Ognuno al suo
posto, dunque; e si defila così, dal big match di stasera, il tecnico che ne
saprebbe più di tutti, sui vecchi ragazzi di Milano. Non fa più questo
mestiere, toccherà solo a
Hill tuffarsi
nel match contro la squadra che domenica ha perso, in casa, la prima partita
del suo torneo: la prima nella quale è stata costretta a segnare poco. Per
Bologna è una settimana importante, ma il computer dei calendari l'ha quasi
sconcertata, comprimendola troppo: stasera c'è la Philips, in quella che per
il tifo virtussino è l'unica vera classica italiana, domenica un derby con
l'Arimo che ha già fatto esaurire i biglietti, lasciandone solo pochi dei
più preziosi, i posti di parterre a centomila lire. Anche
Hill dice che
con Milano è una partita come un'altra. Non ha fatto nulla di inedito,
raccogliendo, come ad ogni vigilia, pacchi di appunti tecnici e schizzi di
schemi avversari. Ha spedito un osservatore domenica al Palatrussardi, il
giovane allenatore gli ha preso nota pure su quante volte D'Antoni avvia lo
schema sul lato destro e quante sul lato sinistro. Tutto per preparare il
match, e poi tutto in archivio: se i campionati si vincono attrezzando una
documentazione da Kgb,
Bob Hill è a
buon punto. Milano avrà in campo anche Meneghin: sono sospese le due
giornate di squalifica ricevute per la scazzottata con Gay, Milano ha fatto
reclamo per ridurle. La Philips sarà al completo; alla Knorr, che ha
attraversato mille guai, ed è ancora in cammino verso la miglior forma
fisica, manca solo il giovane
Marcheselli. Per la prima volta mi sono sentito il coach della mia
squadra diceva
Hill dopo la
Snaidero. Ho potuto fare cambi e scelte tattiche che non fossero obbligati
dall'assenza o dalle condizioni precarie di questo o quel giocatore. Non
conta molto, come tutte le partite della prima fase, ma intriga, col suo
cartellone rinnovatissimo, e saturo di stelle, la gara fra le due squadre
più americane del campionato italiano.
Sylvester,
Richardson,
Johnson, più
Hill e
Peterson da una parte; D'Antoni, Martin, McAdoo dall' altra. Per molti è un
ritrovarsi, si erano lasciati nella Nba.
Bob Hill allenò Billy Martin, l'ultimo arrivato della Philips, nei Knicks di
New York. Un buon giocatore, che tira bene, anche se non sa trattare
benissimo la palla. E un bravo difensore.
Clemon Johnson, a Philadelphia, giocò assieme a McAdoo. Avevamo un buon
rapporto: da colleghi, non da amici stretti.
è un grande realizzatore, può
inventare un canestro in qualsiasi momento.
Clemon Johnson, piovra dei rimbalzi (12,3
a partita) come a Bologna non ne vedevano da un pezzo, è il più amato dalla
platea, in testa a una hit parade dell'affetto che
Richardson
deve ancora scalare. Lui, Sugar, continua a prodursi a strappi: frammenti
magnifici, pause prolungate. Partite da sei: non da buttare, ma neppure da
esaltarsi, rispetto alla superstar che la gente aspettava. Sulla scacchiera
iniziale di
Hill,
Richardson
avrà Martin,
Sylvester
Premier,
Brunamonti,
ovviamente, D'Antoni. Sotto canestro, McAdoo toccherà a
Binelli, Pessina a
Johnson, ma
chiaramente, con panchine fornitissime sia per
Hill che per
Casalini, la partita potrà variare strategia mille volte. E
Gallinari, altro ex, dopo la guardia montata a Oscar, spenderà minuti
preziosi su McAdoo.
COPPA ITALIA ALLA KNORR BOLOGNA
La Repubblica – 07/04/1989
La Coppa Italia è della
Knorr, i bolognesi l'hanno vinta dopo aver disputato, in casa, un tempo
supplementare contro Caserta. 96-93 il risultato finale, 51-41 il primo
tempo, 85 pari alla fine dei regolamentari. A cinque minuti dalla fine la
Snaidero sembrava avere la partita in mano con 5 punti di vantaggio.
La Knorr è rientrata in
partita trainata da
Richardson (25
punti), uomo chiave della serata, assieme a
Brunamonti
(17),
Villalta
(16) e
Johnson (19).
Nella Snaidero un grandissimo Oscar; Gentile ed Esposito si sono visti solo
nel secondo tempo.

La Virtus che ha disputato la
finale di Coppa Italia
IMPRESA ENICHEM A MISURA SCUDETTO
Di Walter Fuochi – La
Repubblica – 14/05/1989
Camicia gialla e blue
jeans, una giacca da buttar via dopo nemmeno un minuto di gioco, i pugni in
cielo alla fine, quando ha potuto abbracciare ognuno dei suoi giocatori,
richiamandoli a sedere perchè la Knorr era lontana, lontanissima dalla
partita.
Alberto Bucci è tornato così in panchina e per l'Enichem è stata una
scossa elettrica: perfetta, non ha sbagliato niente, superando in tutto una
Knorr slegata, alla deriva, vittima pure di un contagioso nervosismo. Antica
roccaforte di canestri, mai arrivata all'èlite, Livorno entra nella sua
prima finale scudetto in quarant'anni di storia. Lo fa con una gara lucida,
coraggiosa, puntuale nell'esecuzione dei giochi che, per tutta la prima fase
del campionato, ne avevano fatto la squadra più brillante. Nei play-off, l'Enichem
non era stata altrettanto svelta, ma anche quando s'era inceppata aveva
saputo camminare bene. Ieri ha letteralmente dissolto la partita dopo pochi
minuti. Bologna ha toccato l'ultimo vantaggio al sesto, sul 12 a 11: poi ha
visto solo la targa Livorno, sempre più lontana. Ora la finale è contro
Milano, pienamente meritata. La sfida pare Davide contro Golia, ma anche
alla vigilia della serie con Bologna i ruoli sembravano gli stessi. Milano
dovrà vincere almeno una volta a Livorno per prendersi lo scudetto. E qui
credono che il campo dove ieri si sono lessati in quattromila, possa
diventare imprendibile anche per la Philps, fin dal primo round di martedì
sera. La Knorr è annegata malissimo. Ha praticamente perso
Johnson a metà
del primo tempo, per un colpo al ginocchio ritrovandolo poi nella ripresa
vistosamente menomato. Un'assenza grave, ma quando l'americano era finito
fuori uso Bologna annaspava già a meno 12, e i segnali dal campo erano
quelli di una Waterloo annunciata. Il crak bolognese è cominciato al
centrocampo, dove Fantozzi ha strabattuto
Brunamonti.
Dal 2 su 8 del regista bolognese, dalla sua direzione strategica nebulosa
sono cominciati i primi guai della Knorr, continuati nella prova in cerca di
Villalta (3 su 7) e
Bonamico (2 su 4) e nell'orribile tiro a segno di
Richardson che
solo nei primi minuti aveva graffiato la partita col suo passo leggero da
pantera: 1 su 12 nelle bombe. L'1 su 17 da tre punti di Bologna (contro l'11
su 17 livornese) è però solo un dettaglio: l'Enichem anzi ha costruito il
suo risultato, nel primo tempo, laddove doveva essere più fragile,
sottocanestro. Non aveva muscoli per questa guerra, ma riflessi rapidi per
aggirare in velocità la rocciosa retroguardia bolognese. Le prime ferite
sulla partita Livorno le ha aperte così, correndo forte in contropiede e
trovando sempre un tiro agevole contro la difesa schierata. Alexis
imprendibile per tutti (11 su 18), 6 su 8 di Forti, 5 su 6 di Tonut e
Carera,
stupendi nella battaglia dei rimbalzi (32-27 per Livorno, teoricamente
debolissima). Il primo tempo è un calvario bolognese, nel secondo, quando
anche
Carera segna da 3 (64 a 38 al 15' ), si può andare tutti a casa. Bologna
non c'è più,
Richardson e
Sylvester arrotondano inutili bottini, mentre la gente che canta pensa a
una finale già cominciata: quella contro Milano.
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