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Cosic, Cappelli, Allen, Binelli, Stokes, Villalta,
Messina
Sbaragli, Fantin, Sylvester, Marcheselli,
Brunamonti
STAGIONE 1987/88
DIETOR BOLOGNA
Serie A1: 6a classificata su 16 squadre
(18-30)
Play-off: eliminata agli ottavi di finale (0-2)
Coppa Italia: eliminata agli ottavi (1-2)
Coppa Korac: eliminata nel girone dei quarti
(6-8)
Partite
della stagione
statistiche di squadra
UN SOGNO D’AMORE
di Gianfranco Civolani – Superbasket –
02/07/1987
E così il duce ha coronato il suo sogno
d'amore. Dal giorno in cui Creso Cosic se ne era
tornato in patria, Porelli meditava di
riportarsi in grembo il suo adoratissimo Cosic.
E non appena si è profilata l'ipotesi che Gamba
per tanti motivi non potesse più stare a Bologna, ecco che si è accesa la
lampadina ed ecco che dunque Creso Cosic è nuovamente fra noi.
Conferenza stampa di presentazione alla Grada, rituale conferenza
stampa al tortellone e beato chi fra crucci e spintoni riesce a sedersi nei pressi del
duce e di Creso perché‚ altrimenti si odono solo i sussurri dei sussurri. Porelli dice che due
erano gli allenatori che interessavano alla Virtus e cioè Peterson e Cosic
e non c'è dubbio che lui il boss dice il vero perché‚ in effetti
l’offerta per Dan è stata la mossa preliminare di
Porelli. Ma non perdiamo tempo a ricordare quel che poteva essere non
fu, e allora cerchiamo di vedere come e con quali idee si presenta in pista
un uomo pulito, talentuoso e vincente (due scudetti come allenatore di club,
a parte gli otto variamente conquistati in mezzo al campo) come il beneamato
mormone. Cosic senza
tante storie ammette che squadra gliel'ha preparata il grande capo e si
interroga sulla funzionalità di Greg Stokes in
un certo ruolo teoricamente molto ben coperto. Ma
siccome Binelli rientrerà non prima di ottobre,
ecco che Stokes allora ci
sta bene. Semmai in un secondo momento si vedrà sarà
il caso di tagliare Greg per un'ala pura, ma nel frattempo la Dietor andrà
in campo con Brunamonti e
Sylvester
dietro (e Fantin primo rincalzo di Sylvester) e con Renatone all'ala (con Sbaragli primo cambio) e con Allen e Stokes
in centro. Farete molto contropiede?,
è stato chiesto a Creso. E
lui: faremo quel po' di contropiede che Villalta, Allen,
Sylvester
e la loro anagrafe consentiranno. Naturalmente Creso non avrebbe
potuto aggiungere altro di interessante e francamente cosa mai avremmo
dovuto chiedergli di sapido o di inedito? Il duce mette in pista una squadra
discretamente competitiva, il duce annuncia ufficialmente che la Virtus
giocherà la Korac (bene complimenti e guai ringraziare chi da anni portava
avanti un’idea del genere), il duce fa poi il colpo a sorpresa di portare Sandro Gamba a tavola con Creso al momento della macedonia di fragole (benone
anche qui, Gamba resta un sincero amico della Virtus e della stampa
bolognese) e poi via con qualche discorso confidenziale, via con i ricordi
più gloriosi, via con i toni più intimistici (Creso ha trentanove anni, si è
sposato e ha due figlie) e ovviamente i lettori vorranno riuscire a capire
se la Virtus '87-88 ha buone cartucce da sparare. Risposta un po' così, lo
ammetto. Ma avere Binelli
e non averlo non è proprio la stessa cosa e avere, con Binelli, Stokes
o non averlo può cambiare assai tutto il contesto. Creso Cosic approda in una città che lo ha visto
grande protagonista e che lo ricorda con squisitissimo affetto e che gli
consentirà di integrarsi in un amen. E profitto dell'avvento (scontatissimo)
di Cosic per rispondere
all'amico Charlie Ugolini che mi rinfacciava talune mie idee buttate giù
proprio per “Superbasket”.
Tu hai detto che Cosic
non lo avresti preso, mi rinfacciava Ugolini. Chiariamo: io ho
scritto che se mi avessero proposto di fare i nomi di dieci allenatori per
la Virtus, probabilmente non avrei citato Cosic.
Questo non vuoi dire che Cosic
a conti fatti non possa essere l'uomo “ad hoc” per una Virtus che in
qualche modo vuole per l'ennesima volta rifondarsi. E allora un
calorosissimo benvenuto a Creso Cosic
e sincerissimi auguri di buon lavoro perché‚ giocatori, allenatori e
duci truci passano, ma la Vu nera resta.

Cappelli, Villalta, Stokes, Sylvester,
Marcheselli, Conti e Fantin attorno a coach Cosic
di Luca Chiabotti - Superbasket - 24/09/1987
Problemi: l'assenza di Binelli. Nessuno si aspettava un
Cosic
così... slavo sia
nell'impostazione del gioco (s'è vista anche la mezza ruota per liberare le
guardie al tiro), sia nella conduzione in partita dove si agita in
continuazione. Molti si sono sorpresi della velocità della Dietor
dimenticando che anche l0anno passato i bolognesi erano micidiali in
contropiede quando tutto andava bene per poi impantanarsi del tutto appena
qualche meccanismo, soprattutto mentale, si bloccava. Dunque è tutto da
verificare che la spumeggiante Virtus di oggi non si intoppi:
Cosic
vuole velocizzare ancor più la
squadra perché sa di non avere grandi passatori, anzi non ne ha proprio, e
nel gioco troppo manovrato i suoi potrebbero finire per perdersi. Inoltre ha
una copertura sotto canestro già buona che potrà diventare buonissima con Binelli, il che rappresenta la condizione
ideale per far partire il contropiede. La ciliegina sulla torta sarebbe
stato un buon cambio per Brunamonti, più
esperto del giovane Marcheselli e più
rapido di Sylvester che un regista non lo è
certo per vocazione. Difficile, quindi, correre come lepri se poi il play
deve farlo per quaranta minuti filati.
Cosic
ha già battuto Arexons e Tracer
ma ha trovato la sua bestia nera nella menomata Divarese permettendo al
giovane Rusconi di segnare 17 punti. Urge il recupero di Gus.
MILANO E BOLOGNA IL BASKET APRE I PRIMI PROCESSI
Di Walter Fuochi – La
Repubblica – 09/10/1987
(…)
Bologna invece è un caso
diverso. Fin qui aveva vinto abbastanza, pur senza mai incantare: a Cantù si
è sgretolata, il modo di arrendersi è stato rovinoso, assolutamente non da
"grande". A Bologna, dopo un ottavo, un decimo e un quinto posto negli
ultimi tre anni, dovrebbero ormai pensare che l'etichetta di "grande"
andrebbe riverniciata con qualche risultato in più. Ma quando in estate fu
cambiato
Gamba con
Cosic, e si
ingaggiarono i veterani
Sylvester e
Allen, si progettava un quintetto per puntare allo scudetto. A Cantù
mancavano
Binelli e
Stokes, c'era cioè una palese inferiorità a rimbalzo, ma la Dietor è
mancata in tutto: in difesa, nei tiratori, nello stesso spirito, rassegnato
al peggio. Chi aspettava da
Cosic basket jugoslavo (tiri, volate, fantasia) per adesso ha dovuto
accontentarsi di schemi incollati faticosamente, gioco scabro, vittorie
sofferte e risicate, prima di questa batosta. Intanto la incontentabile
Bologna ha esibito, domenica scorsa al palasport, il primo striscione
nostalgia. "è ancora colpa di
Gamba?".
SENZA REGISTI “V NERE” TRISTI
di Franco Montorro – Superbasket – 03/12/1987
Una voce sconsolata di Felsina Felix cercava
appigli, alla memoria per confermare lo sconforto: quando mai un pivot
straniero aveva fatto zero virgola zero?
è capitato a Floyd Allen, nuovo capro espiatorio sull'altare
della mostruosa divinità del tifo petroniano. Ma era capitato ancora, non
più di nove anni or sono, e protagonista dell'insolita prodezza alla
rovescia era stato un certo Cosic poi perdutosi chissà dove…
Qualche buontempone da sempre dedito all'arte
(sic!) della contestazione ha chiesto il siluramento del poco pink Floyd
(che comunque andò poco dopo a sbancare l'ostica Ostrava), giusto per non
smentire l'autovocazione virtussina a rassomigliare alla Cina del dopo Mao.
Là si dava colpa di ogni nefandezza alla banda dei 4, qui si cercano sempre
nuove vittime su cui gettare le colpe dei campionati deludenti.
è toccato a Rolle, poi a Van
Breda, Sam Williams, Meriweather, Byrnes, Ragazzi fino alla sublimazione della figura di
Caino ai tempi del biennio Gamba. Oggi la storia
si ripete con Allen e, in
parte, con Sbaragli. Si invocano soluzioni
nuove, tagli drastici, cambi USA e si attende
Binelli come il deus ex machina capace di risolvere con il solo rientro
fisico ogni guaio e ogni problema delle Vu nere. Strano pubblico, quello
bolognese in generale e virtussino in particolare, strana gente sospesa fra
la furbizia e l'ingenuità, l'istinto e la ragione, i fatti e le opinioni… La
Virtus è una squadra che da anni si regge sull'equivoco tattico di alcuni
gran di mezzi giocatori, figure ibride eternamente in bilico fra “miseria” e
nobiltà. Atleti spesso disprezzati a sproposito dall'esterno e, per
reazione,; esageratamente coccolati nel salotto di casa fino ad essere
considerati cestisti al di sopra delle parti e delle tempeste, beniamini
fortunati di una platea sicuramente umorale, probabilmente competente, non
più obiettiva. Platea di moda e alla moda, seguace e propugnatrice del suo
particolarissimo stile. E allora Villalta sarà
sempre un eroe e Brunamonti un super play,
mentre Valenti era “tristo” e Bonamico rovinava lo spogliatoio. L'idea come
dogma, appunto! E chi afferma che Renatone è in declino, che Roby è un
eccellente guardia ma non un eccelso regista, che da anni non esiste un
valido play di rincalzo e che il sostituto del Marine non sa neanche
palleggiare corre perfino il rischio di essere giudicato eretico,
incompetente di basket oppure servo dell'odiata Milano, che - notoriamente -
ha servi dappertutto. In ogni caso da compatire, se giornalista. Un mestiere
che a Bologna sono tutti convinti di saper fare, un po’ come nel resto
d'Italia sono tutti certi di essere più competenti del CT della Nazionale.
Siamo tutti Vicini? A Bologna sono (siamo) tutti tecnici, GM e giornalisti,
anzi siamo (sono) tutti più competenti di Gamba,
più avveduti di Porelli, più esperti di
Civolani, Vespignani, Roveri, Gentilomi, Tosi per non parlare del
sottoscritto pària. Strana, strana gente capace di intenerirti quando la
vedi soffrire per il basket, ma capacissima di mandarti in bestia quando
spreca l'amore con l'incoerenza e getta via la cultura cestistica per
adottare i più triti e vetusti luoghi comuni fermandosi alle apparenze.
Gamba tira giù Fantin?
Via alle contumelie e chi si è accorto che la squadra avversaria (si
trattava di Caserta) ha cambiato difesa spuntando le frecce del bombardiere
friulano? Porelli non dà
retta ai “consigli” del bar? Chi ha mai avuto la serenità di confrontare le
recenti vicende della Virtus con quelle poco più che misere del Bologna
Football club passato attraverso i suggerimenti di cento attori e mille
capocomici? Allen scrive
zero sul tabellino? Andiamo per favore a controllare quante palle “sotto”
riceve da una squadra che ha, come unico autentico regista, un ragazzino
esordiente in mezzo a una schiera di passatori davvero poco eccelsi. Non
vorremmo tirare in ballo la solita Tracer, ma guardate che differenza la
squadra milanese con o senza D'Antoni: Mike fa
correre e filtrare la sfera, Montecchi corre lui al posto della palla. E
chiedete a McAdoo o a Brown con quale compagno faticano di meno a segnare…
se poi manca anche Brunamonti…
E allora aspettare il rientro di Binelli come la manna
dal cielo diventa l'invocazione del solito alibi. Se il rientro del Gus non
dovesse sortire gli effetti sperati (e in tempi brevissimi, non ne produrrà)
la passione popolare continuerà a prendersela con
Allen, con Stokes,, con Porelli che li ha
scelti, ma nessuno andrà a contare le palle recapitate “sotto” in ossequio
(o in dispregio) alla deliziosa interpretazione felsineo-slava del tiro a
segno. Ovverosia: morte all'immaginazione. Libera solamente di spaziare
all'indietro e domandarsi: quali canestri avrebbero mai combinato Binelli e Allen se ad armarne la
mano fossero stati, per esempio, McMillen o Caglieris?

Villalta contro Bosa dell'Arexons: una
stagione difficile per il capitano
IL VILLALTA AI RAGGI X
Di Gianfranco Civolani – Superbasket –
31/12/1987
Renato Villalta, leggiamo insieme alcuni degli
ultimi tabellini. Due su cinque, uno su quattro o tre su nove, pressapoco
recitano questo e così. Ma allora cosa succede all'antico guerriero?
Invecchia, si dice in giro. E trentadue anni gli pesano, aggiungono i
signori sotutto. Renatone nostro non è poi tanto cambiato nel tempo. Sempre
un po' ruvido, sempre discretamente chiuso a riccio, sempre così poco
espansivo. Magari diffidente, sospettoso e poco incline a confidarsi se non
con i rarissimi amici del cuore. E del resto basta pensare un attimo a come
si è sempre gestito gli affari suoi. Adesso per esempio Renato sta con la
signorina Gandolfi (figlia dell'ex presidente della Virtus) e devo supporre
che sia una dolce e bella storia d'amore, ma Renato sull'argomento svicola
alla brutta e anzi prega di parlare della cosa proprio il minimo
indispensabile. E dunque diventa difficile sviscerare con Renato i suoi
interni affanni. Io abito a cento metri da lui (zona Palasport, credo di
averlo già scritto altre volte) e ovviamente mi capita spesso di incrociarlo
magari mentre si prende il cappuccino allo stesso bar. E siccome io cerco di
lasciare in pace il prossimo il più possibile e mai voglio profittare della
mia più che legittima e anzi doverosa curiosità giornalistica, succede che
gli chiedo come se la passa lui d'improvviso mi fa: “Me la passo così e così
perché non sono abituato a giocare a spizzichi. Ma con Cosic ho un ottimo
rapporto e poi sia chiaro che voglio essere io ad adattarmi alle esigenze
della squadra e non viceversa. Ma i tifosi sappiano che Renato Villalta ha
sempre una gran voglia di vincere e vorrei proprio che chi mi critica
sapesse quanto desidererei vincere un altro scudetto e anche una bella coppa
internazionale. Solo che i tifosi sono fatti a modo loro e magari credono
che il sottoscritto da tempo sia sazio e abbondantemente appagato175.
è un messaggio? Non è un messaggio, ma lo riterrei l'ennesimo
atto di amore nei confronti della beneamata Virtus. E al tempo stesso devo
ricordare quante sciocchezze sono state dette di Renatone. E cioè: non
gliene frega più niente, gli interessa soltanto faticare di meno, magari e
mangiarsi gli allena tori come fossero soffici brioches. Balle, amici miei,
grandissime balle per chi sa quanto poi Renatone soffra a vedersi sempre più
emarginato dal successo. Ma perché allora Renatone non va e non dà? Intanto
può pure essere un fatto contingente, ma poi pretendere che un individuo
morfologicamente costruito come Renato Villalta si metta adesso a fare l'ala
piccola è volere la sua fine, mi sembra. Renato oggi è un buon difensore che
deve poi essere messo nelle migliori condizioni per fare buoni tiri. Renato
può e deve giocare come ha sempre fatto e se d'estate confezioni una squadra
che possa anche fare a meno di lui, allora tanto vale mollarlo ad altri. E
mi spiego: se veramente si vuole che Renato faccia l'ala piccola, allora si
abbia anche il coraggio di mettere Renatone sul mercato con mille
ringraziamenti per quel che ha fatto su piazza. Dopodiché possiamo anche
accettare la tesi che in un basket sempre più frenetico e velocizzato
Renatone ci stia troppo stretto e insomma ci stia in imbarazzo, ma cosa
vogliamo chiedere al nostro eroe nel momento della sua parabola discendente?
Gli vogliamo chiedere che ci prenda un po’ più di prima e che corra come non
ha mai corso da giovincello che salti come non ha mai saltato in vit sua?
Uno su cinque, tre su otto, due su sette. No,
un Villalta così a intermittenza non serve a nessuno. E viceversa serve un
Villalta sempre più responsabilizzato nel suo antico ruolo di spanieratore.
E allora la conclusione è una sola: si faccia di tutto per esaltare il
vecchio ragazzo e poi a fine anno si giudichi freddamente. Porelli dice
sempre che lui ai suoi vecchi campioni si affeziona da matti, ma non ci
pensò due minuti quando mollò Bertolotti e non ci penserà tre minuti quando
riterrà di dover mollare Villalta. Il quale Villalta vorrebbe chiudere la
carriera in bianconero e con qualcosa in pugno. Il sogno si avvererà? Non lo
so o forse presumo di no. Ma intanto stringiamoci attorno al vecchio
campione. Se la Virtus è una fede, Renatone Villalta è la fede in una fede.

Stokes contrasta Magnifico
CASERTA CERCA PIVOT
La Repubblica – 02/01/1988
(…)
DIETOR Lo scorso anno, di
questi tempi, volava: adesso è una squadra indecifrabile, legata a
Brunamonti, con americani alterni,
Sylvester spesso decisivo. Ma il secondo posto vale, in più
Cosic sta dandole un volto. Accanto ai rovesci (Cantù, Milano, Pesaro ha
messo una regolarità quasi spietata nell' espugnare campi "minori": in
queste razzie è stata anzi la migliore.
(…)
VU MOLTO NERE
di Gianfranco Civolani – Superbasket
- 21/01/1988
L'altra sera mi sono incontrato con Creso Cosic. Ho cercato di stimolarlo ad aprirsi
un po' e devo dire che giustamente il buon Creso si è sempre mantenuto a
mezza via. Forse avrebbe voluto anche parlare fuori dai denti, ma era ovvio
che non potevo certo pretendere che Cosic
venisse a raccontarmi tutti i suoi affanni e le sue angosce. Creso mi
ha parlato dello spogliatoio (“abbiamo un buon rapporto professionale,
spesso parliamo insieme”), ha anche affrontato certi argomenti un po'
delicati ("Binelli è molto più abituato di Allen a giocare insieme alla più parte dei
compagni) e non si è tirato indietro quando ci siamo messi esplicitamente a
chiacchierare di scudetto. “Una Virtus – m diceva Creso - non può non
puntare allo scudetto. Noi da mesi stiamo facendo un lavoro duro in
prospettiva playoff e appunto in questa ottica può pure capitare che
facciamo qualche brutta scivolata Ma vogliamo arrivare al dunque
perfettamente pronti e mi pare che alla fin fine possiamo vedercela con
tutti. Una cosa è certa: se si vuol vincere lo scudetto bisogna far fuori la
Tracer perché io posso anche riscontrare un grande equilibrio, ma la Tracer
sul piano dei nervi e abitudine ha sempre qualcosa più della concorrenza. Ho
creduto di capire che Creso si sta industriando per tener su di morale una
pattuglia che nel frattempo ha già mancato due dei tre grandi obiettivi. Le
“V” hanno vissuto momenti molto neri. Nei primi giorni dell'ottantotto la
Virtus è già fuori dalla Coppitalia e dalla Korac e dunque una squadra fatta
apposta per vincere qualcosa subito subito riuscirà a farsi ricordare per un
qualche palpito di gioia trasmesso ai fans? Il discorso è vecchio e ritrito,
ma bisognerà pur farlo. Una squadra fatta (pardon, malfatta) dal Migliore e
affidata ad un uomo intelligente che peraltro non è Mandrake, è dunque una
squadra con profonde contraddizioni (io continuo a sostenere che un
puledrino come Stokes in questa Virtus non
c'entra per niente) e con qualche giocatore (per favore, non mi fatemi far
nomi) non proprio da Virtus e con un superasso (Brunamonti),
che è più del cinquanta per cento dell’intero telaio. E questa squadra può
vincere solo se la concorrenza si squarcerà il ventre o se Cosic riuscirà a farsi
ricordare come l’autentico supercoach dell’ottantotto.
Ma vorrei dire qualche altra cosa. La Virtus
perde contro il Real perché in dieci partite giocate in campo neutro contro
gli spagnoli questa Virtus non ne vincerebbe
assolutamente nessuna. E in campionato questa squadra insegue ancora
un’identità e se non altro ripropone un tal
Villalta che qualcuno molto frettolosamente già candidava per una specie
di prepensionamento. Dopodiché magari si vorrebbe che dicessi qualcosa a
proposito dei rapporti fra Cosic
e Sylvester, ma io non dico un bel
niente perché non so un bel niente.
E posso anche supporre che i
due non si amino proprio, ma sono supposizioni o illazioni o comunque
mezze verità che ho raccolto molto di rimbalzo.
Due cose ancora. Ho chiesto a Cosic se per lui Gus Binelli
è un giovane vecchio o un vecchio ragazzo. Risposta: “Gus va per i
ventiquattro, gioca da parecchio tempo e quindi io non lo considero affatto
un giovane. Deve anzi spicciarsi a diventar veramente determinante”.
E infine un altra voce che rimbalza per ogni
dove. L'anno prossimo Dietor's Best (ma si, ci siamo capiti) vagherebbe di
fare il gran colpo richiamando Little Big Dan se non addirittura affidando
la squadra a Sylvester
qualora Creso per esempio non dovesse approdare almeno alle semifinali.
Raccolgo - ripeto - i pissi pissi dell'ambiente e mi chiedo: ma
eventualmente Little Big Dan accetterebbe mai di guidare una squadra come
sempre fatta e programmata da Mister the Best?
LA DIETOR
è FUORI
La Repubblica – 14/02/1988
La Dietor è fuori dai
play-off. Avanza la Yoga, che ha meritato di vincere questo secondo match,
difendendo meglio, imponendo la sua migliore organizzazione di gioco e
sfruttando ancora le grandi virtù di match winner di Bucci, un suo ormai
usuale killer. La Virtus ha giocato malissimo, soffrendo il nervosismo,
cozzando inutilmente contro la bella difesa avversaria: ha mostrato tutti i
limiti della sua manovra d' attacco, reggendo finché sono entrate le "bombe"
(6 su 9 in avvio), ma solo coi tiri da tre punti, una risorsa troppo
limitata e avventurosa, non poteva superare una squadra superiore sotto
canestro. Nel primo tempo la Yoga ha dato perfino l' impressione di seminare
molto e raccogliere poco: è andata all'intervallo sotto di due lunghezze,
ribadendo però la sua superiore qualità, visto che i suoi giganti, nella
prima parte, avevano fallito addirittura tre schiacciate. Indispettiti dalla
prestazione della Dietor i tifosi bianconeri hanno duramente contestato il
presidente
Porelli.
L'AZZURRO RITROVATO
Di Walter Fuochi – La
Repubblica – 23/02/1988
Una sconfitta all'ultimo
secondo contro la Tracer, un successo a Varese, sette giorni dopo, dove non
era ancora passato nessuno. Probabilmente non la vincerà, ma
la Dietor Formula
2 si è iscritta di nuovo alla corsa per lo scudetto, riaccendendo una
stagione che sembrava perduta, quando sotto i portici di Bologna già si
pensava a un anno sprecato, mormorando il nome di
Peterson e intuendo come già sfiorito il breve idillio con
Cosic.
La Dietor non può contare su certezze: riparte con l' handicap in classifica
(è ancora sesta), ed ha appena sbaraccato una squadra per tentare una
scommessa. Ma da quando ha messo
Macy al posto di
Stokes, può almeno sognare. A Varese ne ha ricevuto 25 punti: ma oltre a
quelli, ha visto
Brunamonti sollevato dalle solite sfibranti esibizioni solistiche a
centrocampo e
Villalta imbeccato sulle mattonelle giuste, quelle da dove il vecchio
obice non sbaglia mai. L'arrivo di
Macy ha poi,
soprattutto, regalato spazio, palloni, fiducia a
Binelli, che resta il vero protagonista della scommessa di
Cosic.
Quello che farà
Macy, dieci
anni di NBA alle spalle, è un rendimento tutto sommato prevedibile. Quello
che, per effetto indotto, combinerà
Binelli è
invece l'incognita che può spostare gli equilibri. "Non corriamo troppo
avanti - dice lui -, ma ho l'impressione che ora sia calata la pressione su
noi lunghi, che la palla arrivi meglio. Poi, è chiaro, andandosene
Stokes ha più
minuti da giocare. E anche più responsabilità:
Cosic
mi ha parlato chiaro, devo difendere duro, ma non posso regalare falli".
L'ultimo paradosso della Dietor è che, di tre americani, ne usa mezzo:
Stokes è in
parcheggio (ma
Cosic
non esclude di ripescarlo nei play-off).
Sylvester a
Varese non ha messo piede in campo e
Allen fa la riserva di
Binelli. Ma
c'era un paradosso anche un mese fa, quando
Binelli
giocava nel quintetto della Nazionale e a Bologna stava seduto. Giustamente,
anche: perché quando entrava graffiava poco o nulla. Aveva passato mesi a
rieducare un ginocchio operato. Fra questi dubbi e un ruolo non ancora
trovato,
Binelli è
rimasto fin qui una grande promessa, un vero giocatore solo qualche
domenica. La Dietor ci puntò fin da bambino: lo fece studiare in America,
più basket che college, naturalmente, per diventare un campione.
Gamba, l'anno scorso, diceva: "dovrebbe andare a letto col pallone".
Cosic,
arrivando, precisò che gli avrebbe chiesto rimbalzi, più che punti. Cioè più
presenza in area, dove volano i colpi pesanti, meno voglia di allontanarsi
dai tabelloni per tirare dalla distanza, in quel ruolo di ala alta che pure
Binelli poteva
coltivare, con un tiro dolcissimo e una volontà insolita per uno così alto.
Ormai, dovrà crescere pivot. Da solo: perché
Allen,
stagionato gregario che ora va in panchina, ha mostrato troppi limiti per
stargli vicino. La partita del suo futuro
Binelli deve
vincerla per conto proprio.
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