homepage

 

Virtus

 

gioc. italiani

gioc. stranieri

tecnici

dirigenti

sponsor

tifosi

 

stagioni

palmares

classifiche

il derby

 

case

libri

links

contatti

 

 

Cosic, Cappelli, Allen, Binelli, Stokes, Villalta, Messina

Sbaragli, Fantin, Sylvester, Marcheselli, Brunamonti

 

STAGIONE 1987/88

 

DIETOR  BOLOGNA

Serie A1: 6a classificata su 16 squadre (18-30)

Play-off: eliminata agli ottavi di finale (0-2)

Coppa Italia: eliminata agli ottavi (1-2)

Coppa Korac: eliminata nel girone dei quarti (6-8)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
4 Roberto Brunamonti P 1959 192 ITA
5 Emilio Marcheselli P 1968 192 ITA
6 Domenico Fantin G 1961 196 ITA
8 Massimo Sbaragli A 1964 198 ITA
9 Paolo Cappelli 1968 ITA
10 Renato Villalta A 1955 204 ITA
11 Augusto Binelli C 1964 211 ITA
12 Greg Stokes A 1963 204 USA
13 Floyd Allen C 1952 206 USA fino al 20/03/88
15 Mike Sylvester G 1951 ITA
Kyle Macy P/G 1957 185 USA
Alessio Nicolosi 1969 ITA dal 01/11/87 al 10/01/88
Giovanni Setti 1969 ITA dal 04/10/87 al 27/12/87
Leonardo Conti 1969 ITA fino al 01/11/87
Kresimir Cosic All JUG
Ettore Messina ViceAll ITA

 

Partite della stagione

statistiche di squadra

 

 

UN SOGNO D’AMORE

di Gianfranco Civolani – Superbasket – 02/07/1987

 

E così il duce ha coronato il suo sogno d'amore. Dal giorno in cui Creso Cosic se ne era tornato in patria, Porelli meditava di riportarsi in grembo il suo adoratissimo Cosic. E non appena si è profilata l'ipotesi che Gamba per tanti motivi non potesse più stare a Bologna, ecco che si è accesa la lampadina ed ecco che dunque Creso Cosic è nuovamente fra noi. Conferenza stampa di presentazione alla Grada, rituale conferenza stampa al tortellone e beato chi fra crucci e spintoni riesce a sedersi nei pressi del duce e di Creso perché‚ altrimenti si odono solo i sussurri dei sussurri. Porelli dice che due erano gli allenatori che interessavano alla Virtus e cioè Peterson e Cosic e non c'è dubbio che lui il boss dice il vero perché‚ in effetti l’offerta per Dan è stata la mossa preliminare di Porelli. Ma non perdiamo tempo a ricordare quel che poteva essere non fu, e allora cerchiamo di vedere come e con quali idee si presenta in pista un uomo pulito, talentuoso e vincente (due scudetti come allenatore di club, a parte gli otto variamente conquistati in mezzo al campo) come il beneamato mormone. Cosic senza tante storie ammette che squadra gliel'ha preparata il grande capo e si interroga sulla funzionalità di Greg Stokes in un certo ruolo teoricamente molto ben coperto. Ma siccome Binelli rientrerà non prima di ottobre, ecco che Stokes allora ci sta bene. Semmai in un secondo momento si vedrà sarà il caso di tagliare Greg per un'ala pura, ma nel frattempo la Dietor andrà in campo con Brunamonti e Sylvester dietro (e Fantin primo rincalzo di Sylvester) e con Renatone all'ala (con Sbaragli primo cambio) e con Allen e Stokes in centro. Farete molto contropiede?, è stato chiesto a Creso. E lui: faremo quel po' di contropiede che Villalta, Allen, Sylvester e la loro anagrafe consentiranno. Naturalmente Creso non avrebbe potuto aggiungere altro di interessante e francamente cosa mai avremmo dovuto chiedergli di sapido o di inedito? Il duce mette in pista una squadra discretamente competitiva, il duce annuncia ufficialmente che la Virtus giocherà la Korac (bene complimenti e guai ringraziare chi da anni portava avanti un’idea del genere), il duce fa poi il colpo a sorpresa di portare Sandro Gamba a tavola con Creso al momento della macedonia di fragole (benone anche qui, Gamba resta un sincero amico della Virtus e della stampa bolognese) e poi via con qualche discorso confidenziale, via con i ricordi più gloriosi, via con i toni più intimistici (Creso ha trentanove anni, si è sposato e ha due figlie) e ovviamente i lettori vorranno riuscire a capire se la Virtus '87-88 ha buone cartucce da sparare. Risposta un po' così, lo ammetto. Ma avere Binelli e non averlo non è proprio la stessa cosa e avere, con Binelli, Stokes o non averlo può cambiare assai tutto il contesto. Creso Cosic approda in una città che lo ha visto grande protagonista e che lo ricorda con squisitissimo affetto e che gli consentirà di integrarsi in un amen. E profitto dell'avvento (scontatissimo) di Cosic per rispondere all'amico Charlie Ugolini che mi rinfacciava talune mie idee buttate giù proprio per “Superbasket”.

Tu hai detto che Cosic non lo avresti preso, mi rinfacciava Ugolini. Chiariamo: io ho scritto che se mi avessero proposto di fare i nomi di dieci allenatori per la Virtus, probabilmente non avrei citato Cosic. Questo non vuoi dire che Cosic a conti fatti non possa essere l'uomo “ad hoc” per una Virtus che in qualche modo vuole per l'ennesima volta rifondarsi. E allora un calorosissimo benvenuto a Creso Cosic e sincerissimi auguri di buon lavoro perché‚ giocatori, allenatori e duci truci passano, ma la Vu nera resta.

 

Cappelli, Villalta, Stokes, Sylvester, Marcheselli, Conti e Fantin attorno a coach Cosic

 

di Luca Chiabotti - Superbasket - 24/09/1987

 

Problemi: l'assenza di Binelli. Nessuno si aspettava un Cosic così... slavo sia nell'impostazione del gioco (s'è vista anche la mezza ruota per liberare le guardie al tiro), sia nella conduzione in partita dove si agita in continuazione. Molti si sono sorpresi della velocità della Dietor dimenticando che anche l0anno passato i bolognesi erano micidiali in contropiede quando tutto andava bene per poi impantanarsi del tutto appena qualche meccanismo, soprattutto mentale, si bloccava. Dunque è tutto da verificare che la spumeggiante Virtus di oggi non si intoppi: Cosic vuole velocizzare ancor più la squadra perché sa di non avere grandi passatori, anzi non ne ha proprio, e nel gioco troppo manovrato i suoi potrebbero finire per perdersi. Inoltre ha una copertura sotto canestro già buona che potrà diventare buonissima con Binelli, il che rappresenta la condizione ideale per far partire il contropiede. La ciliegina sulla torta sarebbe stato un buon cambio per Brunamonti, più esperto del giovane Marcheselli e più rapido di Sylvester che un regista non lo è certo per vocazione. Difficile, quindi, correre come lepri se poi il play deve farlo per quaranta minuti filati. Cosic ha già battuto Arexons e Tracer ma ha trovato la sua bestia nera nella menomata Divarese permettendo al giovane Rusconi di segnare 17 punti. Urge il recupero di Gus.

 


 

MILANO E BOLOGNA IL BASKET APRE I PRIMI PROCESSI

(…)

Bologna invece è un caso diverso. Fin qui aveva vinto abbastanza, pur senza mai incantare: a Cantù si è sgretolata, il modo di arrendersi è stato rovinoso, assolutamente non da "grande". A Bologna, dopo un ottavo, un decimo e un quinto posto negli ultimi tre anni, dovrebbero ormai pensare che l'etichetta di "grande" andrebbe riverniciata con qualche risultato in più. Ma quando in estate fu cambiato Gamba con Cosic, e si ingaggiarono i veterani Sylvester e Allen, si progettava un quintetto per puntare allo scudetto. A Cantù mancavano Binelli e Stokes, c'era cioè una palese inferiorità a rimbalzo, ma la Dietor è mancata in tutto: in difesa, nei tiratori, nello stesso spirito, rassegnato al peggio. Chi aspettava da Cosic basket jugoslavo (tiri, volate, fantasia) per adesso ha dovuto accontentarsi di schemi incollati faticosamente, gioco scabro, vittorie sofferte e risicate, prima di questa batosta. Intanto la incontentabile Bologna ha esibito, domenica scorsa al palasport, il primo striscione nostalgia. "è ancora colpa di Gamba?".

 


 

SENZA REGISTI “V NERE” TRISTI

di Franco Montorro – Superbasket – 03/12/1987

 

Una voce sconsolata di Felsina Felix cercava appigli, alla memoria per confermare lo sconforto: quando mai un pivot straniero aveva fatto zero virgola zero? è capitato a Floyd Allen, nuovo capro espiatorio sull'altare della mostruosa divinità del tifo petroniano. Ma era capitato ancora, non più di nove anni or sono, e protagonista dell'insolita prodezza alla rovescia era stato un certo Cosic poi perdutosi chissà dove…

Qualche buontempone da sempre dedito all'arte (sic!) della contestazione ha chiesto il siluramento del poco pink Floyd (che comunque andò poco dopo a sbancare l'ostica Ostrava), giusto per non smentire l'autovocazione virtussina a rassomigliare alla Cina del dopo Mao. Là si dava colpa di ogni nefandezza alla banda dei 4, qui si cercano sempre nuove vittime su cui gettare le colpe dei campionati deludenti. è toccato a Rolle, poi a Van Breda, Sam Williams, Meriweather, Byrnes, Ragazzi fino alla sublimazione della figura di Caino ai tempi del biennio Gamba. Oggi la storia si ripete con Allen e, in parte, con Sbaragli. Si invocano soluzioni nuove, tagli drastici, cambi USA e si attende Binelli come il deus ex machina capace di risolvere con il solo rientro fisico ogni guaio e ogni problema delle Vu nere. Strano pubblico, quello bolognese in generale e virtussino in particolare, strana gente sospesa fra la furbizia e l'ingenuità, l'istinto e la ragione, i fatti e le opinioni… La Virtus è una squadra che da anni si regge sull'equivoco tattico di alcuni gran di mezzi giocatori, figure ibride eternamente in bilico fra “miseria” e nobiltà. Atleti spesso disprezzati a sproposito dall'esterno e, per reazione,; esageratamente coccolati nel salotto di casa fino ad essere considerati cestisti al di sopra delle parti e delle tempeste, beniamini fortunati di una platea sicuramente umorale, probabilmente competente, non più obiettiva. Platea di moda e alla moda, seguace e propugnatrice del suo particolarissimo stile. E allora Villalta sarà sempre un eroe e Brunamonti un super play, mentre Valenti era “tristo” e Bonamico rovinava lo spogliatoio. L'idea come dogma, appunto! E chi afferma che Renatone è in declino, che Roby è un eccellente guardia ma non un eccelso regista, che da anni non esiste un valido play di rincalzo e che il sostituto del Marine non sa neanche palleggiare corre perfino il rischio di essere giudicato eretico, incompetente di basket oppure servo dell'odiata Milano, che - notoriamente - ha servi dappertutto. In ogni caso da compatire, se giornalista. Un mestiere che a Bologna sono tutti convinti di saper fare, un po’ come nel resto d'Italia sono tutti certi di essere più competenti del CT della Nazionale. Siamo tutti Vicini? A Bologna sono (siamo) tutti tecnici, GM e giornalisti, anzi siamo (sono) tutti più competenti di Gamba, più avveduti di Porelli, più esperti di Civolani, Vespignani, Roveri, Gentilomi, Tosi per non parlare del sottoscritto pària. Strana, strana gente capace di intenerirti quando la vedi soffrire per il basket, ma capacissima di mandarti in bestia quando spreca l'amore con l'incoerenza e getta via la cultura cestistica per adottare i più triti e vetusti luoghi comuni fermandosi alle apparenze. Gamba tira giù Fantin? Via alle contumelie e chi si è accorto che la squadra avversaria (si trattava di Caserta) ha cambiato difesa spuntando le frecce del bombardiere friulano? Porelli non dà retta ai “consigli” del bar? Chi ha mai avuto la serenità di confrontare le recenti vicende della Virtus con quelle poco più che misere del Bologna Football club passato attraverso i suggerimenti di cento attori e mille capocomici? Allen scrive zero sul tabellino? Andiamo per favore a controllare quante palle “sotto” riceve da una squadra che ha, come unico autentico regista, un ragazzino esordiente in mezzo a una schiera di passatori davvero poco eccelsi. Non vorremmo tirare in ballo la solita Tracer, ma guardate che differenza la squadra milanese con o senza D'Antoni: Mike fa correre e filtrare la sfera, Montecchi corre lui al posto della palla. E chiedete a McAdoo o a Brown con quale compagno faticano di meno a segnare… se poi manca anche Brunamonti…

E allora aspettare il rientro di Binelli come la manna dal cielo diventa l'invocazione del solito alibi. Se il rientro del Gus non dovesse sortire gli effetti sperati (e in tempi brevissimi, non ne produrrà) la passione popolare continuerà a prendersela con Allen, con Stokes,, con Porelli che li ha scelti, ma nessuno andrà a contare le palle recapitate “sotto” in ossequio (o in dispregio) alla deliziosa interpretazione felsineo-slava del tiro a segno. Ovverosia: morte all'immaginazione. Libera solamente di spaziare all'indietro e domandarsi: quali canestri avrebbero mai combinato Binelli e Allen se ad armarne la mano fossero stati, per esempio, McMillen o Caglieris?

 

Villalta contro Bosa dell'Arexons: una stagione difficile per il capitano

 

IL VILLALTA AI RAGGI X

Di Gianfranco Civolani – Superbasket – 31/12/1987

 

Renato Villalta, leggiamo insieme alcuni degli ultimi tabellini. Due su cinque, uno su quattro o tre su nove, pressapoco recitano questo e così. Ma allora cosa succede all'antico guerriero? Invecchia, si dice in giro. E trentadue anni gli pesano, aggiungono i signori sotutto. Renatone nostro non è poi tanto cambiato nel tempo. Sempre un po' ruvido, sempre discretamente chiuso a riccio, sempre così poco espansivo. Magari diffidente, sospettoso e poco incline a confidarsi se non con i rarissimi amici del cuore. E del resto basta pensare un attimo a come si è sempre gestito gli affari suoi. Adesso per esempio Renato sta con la signorina Gandolfi (figlia dell'ex presidente della Virtus) e devo supporre che sia una dolce e bella storia d'amore, ma Renato sull'argomento svicola alla brutta e anzi prega di parlare della cosa proprio il minimo indispensabile. E dunque diventa difficile sviscerare con Renato i suoi interni affanni. Io abito a cento metri da lui (zona Palasport, credo di averlo già scritto altre volte) e ovviamente mi capita spesso di incrociarlo magari mentre si prende il cappuccino allo stesso bar. E siccome io cerco di lasciare in pace il prossimo il più possibile e mai voglio profittare della mia più che legittima e anzi doverosa curiosità giornalistica, succede che gli chiedo come se la passa lui d'improvviso mi fa: “Me la passo così e così perché non sono abituato a giocare a spizzichi. Ma con Cosic ho un ottimo rapporto e poi sia chiaro che voglio essere io ad adattarmi alle esigenze della squadra e non viceversa. Ma i tifosi sappiano che Renato Villalta ha sempre una gran voglia di vincere e vorrei proprio che chi mi critica sapesse quanto desidererei vincere un altro scudetto e anche una bella coppa internazionale. Solo che i tifosi sono fatti a modo loro e magari credono che il sottoscritto da tempo sia sazio e abbondantemente appagato175. è un messaggio? Non è un messaggio, ma lo riterrei l'ennesimo atto di amore nei confronti della beneamata Virtus. E al tempo stesso devo ricordare quante sciocchezze sono state dette di Renatone. E cioè: non gliene frega più niente, gli interessa soltanto faticare di meno, magari e mangiarsi gli allena tori come fossero soffici brioches. Balle, amici miei, grandissime balle per chi sa quanto poi Renatone soffra a vedersi sempre più emarginato dal successo. Ma perché allora Renatone non va e non dà? Intanto può pure essere un fatto contingente, ma poi pretendere che un individuo morfologicamente costruito come Renato Villalta si metta adesso a fare l'ala piccola è volere la sua fine, mi sembra. Renato oggi è un buon difensore che deve poi essere messo nelle migliori condizioni per fare buoni tiri. Renato può e deve giocare come ha sempre fatto e se d'estate confezioni una squadra che possa anche fare a meno di lui, allora tanto vale mollarlo ad altri. E mi spiego: se veramente si vuole che Renato faccia l'ala piccola, allora si abbia anche il coraggio di mettere Renatone sul mercato con mille ringraziamenti per quel che ha fatto su piazza. Dopodiché possiamo anche accettare la tesi che in un basket sempre più frenetico e velocizzato Renatone ci stia troppo stretto e insomma ci stia in imbarazzo, ma cosa vogliamo chiedere al nostro eroe nel momento della sua parabola discendente? Gli vogliamo chiedere che ci prenda un po’ più di prima e che corra come non ha mai corso da giovincello che salti come non ha mai saltato in vit sua?

Uno su cinque, tre su otto, due su sette. No, un Villalta così a intermittenza non serve a nessuno. E viceversa serve un Villalta sempre più responsabilizzato nel suo antico ruolo di spanieratore. E allora la conclusione è una sola: si faccia di tutto per esaltare il vecchio ragazzo e poi a fine anno si giudichi freddamente. Porelli dice sempre che lui ai suoi vecchi campioni si affeziona da matti, ma non ci pensò due minuti quando mollò Bertolotti e non ci penserà tre minuti quando riterrà di dover mollare Villalta. Il quale Villalta vorrebbe chiudere la carriera in bianconero e con qualcosa in pugno. Il sogno si avvererà? Non lo so o forse presumo di no. Ma intanto stringiamoci attorno al vecchio campione. Se la Virtus è una fede, Renatone Villalta è la fede in una fede.

 

Stokes contrasta Magnifico

 

CASERTA CERCA PIVOT

 

(…)

DIETOR Lo scorso anno, di questi tempi, volava: adesso è una squadra indecifrabile, legata a Brunamonti, con americani alterni, Sylvester spesso decisivo. Ma il secondo posto vale, in più Cosic sta dandole un volto. Accanto ai rovesci (Cantù, Milano, Pesaro ha messo una regolarità quasi spietata nell' espugnare campi "minori": in queste razzie è stata anzi la migliore.

(…)

 


 

VU MOLTO NERE

di Gianfranco Civolani – Superbasket - 21/01/1988

 

L'altra sera mi sono incontrato con Creso Cosic. Ho cercato di stimolarlo ad aprirsi un po' e devo dire che giustamente il buon Creso si è sempre mantenuto a mezza via. Forse avrebbe voluto anche parlare fuori dai denti, ma era ovvio che non potevo certo pretendere che Cosic venisse a raccontarmi tutti i suoi affanni e le sue angosce. Creso mi ha parlato dello spogliatoio (“abbiamo un buon rapporto professionale, spesso parliamo insieme”), ha anche affrontato certi argomenti un po' delicati ("Binelli è molto più abituato di Allen a giocare insieme alla più parte dei compagni) e non si è tirato indietro quando ci siamo messi esplicitamente a chiacchierare di scudetto. “Una Virtus – m diceva Creso - non può non puntare allo scudetto. Noi da mesi stiamo facendo un lavoro duro in prospettiva playoff e appunto in questa ottica può pure capitare che facciamo qualche brutta scivolata Ma vogliamo arrivare al dunque perfettamente pronti e mi pare che alla fin fine possiamo vedercela con tutti. Una cosa è certa: se si vuol vincere lo scudetto bisogna far fuori la Tracer perché io posso anche riscontrare un grande equilibrio, ma la Tracer sul piano dei nervi e abitudine ha sempre qualcosa più della concorrenza. Ho creduto di capire che Creso si sta industriando per tener su di morale una pattuglia che nel frattempo ha già mancato due dei tre grandi obiettivi. Le “V” hanno vissuto momenti molto neri. Nei primi giorni dell'ottantotto la Virtus è già fuori dalla Coppitalia e dalla Korac e dunque una squadra fatta apposta per vincere qualcosa subito subito riuscirà a farsi ricordare per un qualche palpito di gioia trasmesso ai fans? Il discorso è vecchio e ritrito, ma bisognerà pur farlo. Una squadra fatta (pardon, malfatta) dal Migliore e affidata ad un uomo intelligente che peraltro non è Mandrake, è dunque una squadra con profonde contraddizioni (io continuo a sostenere che un puledrino come Stokes in questa Virtus non c'entra per niente) e con qualche giocatore (per favore, non mi fatemi far nomi) non proprio da Virtus e con un superasso (Brunamonti), che è più del cinquanta per cento dell’intero telaio. E questa squadra può vincere solo se la concorrenza si squarcerà il ventre o se Cosic riuscirà a farsi ricordare come l’autentico supercoach dell’ottantotto.

Ma vorrei dire qualche altra cosa. La Virtus perde contro il Real perché in dieci partite giocate in campo neutro contro gli spagnoli questa Virtus non ne vincerebbe assolutamente nessuna. E in campionato questa squadra insegue ancora un’identità e se non altro ripropone un tal Villalta che qualcuno molto frettolosamente già candidava per una specie di prepensionamento. Dopodiché magari si vorrebbe che dicessi qualcosa a proposito dei rapporti fra Cosic e Sylvester, ma io non dico un bel niente perché non so un bel niente.

E posso anche supporre che i due non si amino proprio, ma sono supposizioni o illazioni o comunque mezze verità che ho raccolto molto di rimbalzo.

Due cose ancora. Ho chiesto a Cosic se per lui Gus Binelli è un giovane vecchio o un vecchio ragazzo. Risposta: “Gus va per i ventiquattro, gioca da parecchio tempo e quindi io non lo considero affatto un giovane. Deve anzi spicciarsi a diventar veramente determinante”.

E infine un altra voce che rimbalza per ogni dove. L'anno prossimo Dietor's Best (ma si, ci siamo capiti) vagherebbe di fare il gran colpo richiamando Little Big Dan se non addirittura affidando la squadra a Sylvester qualora Creso per esempio non dovesse approdare almeno alle semifinali. Raccolgo - ripeto - i pissi pissi dell'ambiente e mi chiedo: ma eventualmente Little Big Dan accetterebbe mai di guidare una squadra come sempre fatta e programmata da Mister the Best?

 


 

LA DIETOR è FUORI

La Dietor è fuori dai play-off. Avanza la Yoga, che ha meritato di vincere questo secondo match, difendendo meglio, imponendo la sua migliore organizzazione di gioco e sfruttando ancora le grandi virtù di match winner di Bucci, un suo ormai usuale killer. La Virtus ha giocato malissimo, soffrendo il nervosismo, cozzando inutilmente contro la bella difesa avversaria: ha mostrato tutti i limiti della sua manovra d' attacco, reggendo finché sono entrate le "bombe" (6 su 9 in avvio), ma solo coi tiri da tre punti, una risorsa troppo limitata e avventurosa, non poteva superare una squadra superiore sotto canestro. Nel primo tempo la Yoga ha dato perfino l' impressione di seminare molto e raccogliere poco: è andata all'intervallo sotto di due lunghezze, ribadendo però la sua superiore qualità, visto che i suoi giganti, nella prima parte, avevano fallito addirittura tre schiacciate. Indispettiti dalla prestazione della Dietor i tifosi bianconeri hanno duramente contestato il presidente Porelli.

 


 

L'AZZURRO RITROVATO

Una sconfitta all'ultimo secondo contro la Tracer, un successo a Varese, sette giorni dopo, dove non era ancora passato nessuno. Probabilmente non la vincerà, ma la Dietor Formula 2 si è iscritta di nuovo alla corsa per lo scudetto, riaccendendo una stagione che sembrava perduta, quando sotto i portici di Bologna già si pensava a un anno sprecato, mormorando il nome di Peterson e intuendo come già sfiorito il breve idillio con Cosic. La Dietor non può contare su certezze: riparte con l' handicap in classifica (è ancora sesta), ed ha appena sbaraccato una squadra per tentare una scommessa. Ma da quando ha messo Macy al posto di Stokes, può almeno sognare. A Varese ne ha ricevuto 25 punti: ma oltre a quelli, ha visto Brunamonti sollevato dalle solite sfibranti esibizioni solistiche a centrocampo e Villalta imbeccato sulle mattonelle giuste, quelle da dove il vecchio obice non sbaglia mai. L'arrivo di Macy ha poi, soprattutto, regalato spazio, palloni, fiducia a Binelli, che resta il vero protagonista della scommessa di Cosic. Quello che farà Macy, dieci anni di NBA alle spalle, è un rendimento tutto sommato prevedibile. Quello che, per effetto indotto, combinerà Binelli è invece l'incognita che può spostare gli equilibri. "Non corriamo troppo avanti - dice lui -, ma ho l'impressione che ora sia calata la pressione su noi lunghi, che la palla arrivi meglio. Poi, è chiaro, andandosene Stokes ha più minuti da giocare. E anche più responsabilità: Cosic mi ha parlato chiaro, devo difendere duro, ma non posso regalare falli". L'ultimo paradosso della Dietor è che, di tre americani, ne usa mezzo: Stokes è in parcheggio (ma Cosic non esclude di ripescarlo nei play-off). Sylvester a Varese non ha messo piede in campo e Allen fa la riserva di Binelli. Ma c'era un paradosso anche un mese fa, quando Binelli giocava nel quintetto della Nazionale e a Bologna stava seduto. Giustamente, anche: perché quando entrava graffiava poco o nulla. Aveva passato mesi a rieducare un ginocchio operato. Fra questi dubbi e un ruolo non ancora trovato, Binelli è rimasto fin qui una grande promessa, un vero giocatore solo qualche domenica. La Dietor ci puntò fin da bambino: lo fece studiare in America, più basket che college, naturalmente, per diventare un campione. Gamba, l'anno scorso, diceva: "dovrebbe andare a letto col pallone". Cosic, arrivando, precisò che gli avrebbe chiesto rimbalzi, più che punti. Cioè più presenza in area, dove volano i colpi pesanti, meno voglia di allontanarsi dai tabelloni per tirare dalla distanza, in quel ruolo di ala alta che pure Binelli poteva coltivare, con un tiro dolcissimo e una volontà insolita per uno così alto. Ormai, dovrà crescere pivot. Da solo: perché Allen, stagionato gregario che ora va in panchina, ha mostrato troppi limiti per stargli vicino. La partita del suo futuro Binelli deve vincerla per conto proprio.