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Messina, Sbaragli, Righi, Binelli, Stokes, Villalta, Gamba

Byrnes, Ansaloni, Lenoli, Fantin, Brunamonti

 

STAGIONE 1986/87

 

DIETOR  BOLOGNA

Serie A1: 3a classificata su 16 squadre (20-30)

Play-off: eliminata a quarti di finale (0-2)

Coppa Italia: eliminata ai quarti di finale (2-3)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
4 Roberto Brunamonti P 1959 192 ITA
5 Luca Ansaloni G/A 1967 195 ITA
6 Domenico Fantin G 1961 196 ITA
7 Gianluca Lenoli 1967 ITA
8 Massimo Sbaragli A 1964 198 ITA
9 Marty Byrnes A 1956 199 USA
10 Renato Villalta A 1955 204 ITA
11 Augusto Binelli C 1964 211 ITA
12 Greg Stokes A 1963 204 USA
13 Clivo Righi 1966 ITA
Giovanni Setti 1969 ITA
Paolo Cappelli 1968 ITA
Emilio Marcheselli P 1968 192 ITA
Alessandro Gamba All ITA
Ettore Messina ViceAll ITA

 

Partite della stagione

statistiche di squadra

 

 

Per 26 giornate la nuovissima Dietor galoppa in testa. Con la tessitura di Byrnes e le perforazioni di Stokes (e Binelli dominatore sotto plancia) Gamba traduce in cifre di gioco la propria filosofia. Alla terza di ritorno 38 punti ai casertani e un bilancio di vittorie di 15 su 18 segnano l'apogeo della potenza virtussina. Ma alla lunga il ritmo forsennato e la uomo ad oltranza spremono fatalmente il quintetto. Lo scivolone casalingo col Brescia compromette la stagione. E al primo play-off la squadra è out.

 

tratto da "100MILA CANESTRI - Storia statistica della Virtus Pallacanestro" di Renato Lemmi Gigli

 


 

CANESTRI D'AUTORE CON LA TRACER A BOLOGNA

Bologna-Milano è una classicissima del basket. Negli ultimi due anni lo era stata soltanto a paroloni e a gloriosi ricordi. Soprattutto dalle parti di Bologna, con quella Virtus che navigava in mesti centroclassifica, erano partite che non saziavano più. Da classicissima zoppa, con una squadra in cima e l'altra in gruppo, Bologna-Milano torna finalmente a interpretarsi come match per il primato. La Dietor viaggia in testa, dopo due anni bui. La Tracer può arrivarci, vincendo stasera a Bologna. Dopo avere sbancato Roma e infilato nel canestro il miracolo dell'eliminazione dei greci di Salonicco dalla Coppa dei Campioni, la Tracer ha ritrovato la sua faccia più conosciuta di squadra intramontabile. Roberto Brunamonti, regista di Bologna e della nazionale, la sera dei miracoli non l'ha spiata. La differita in tv è arrivata troppo tardi e lui ha preferito andare a dormire. Ma fino a 31 punti sa contare: non sono imprese che si realizzano tutti i giorni. "Dirlo dopo sembra facile, ma non ho provato nessuna meraviglia. Oramai sono anni che questi ci stanno abituando a tutto". Ma a Bologna stavolta potreste trovarla un po' sfiancata e un po' appagata. "Mi ricorderò fin che gioco queste parole di D'Antoni. Quando si vince la stanchezza non si sente. L'ho provato spesso anch'io. E poi Peterson questi uomini sa gestirli, è merito suo se durano tanto, se rispondono sempre a ogni tipo di stimolo". Lei cita spesso D'Antoni, lo ammira, conserva nel cuore come un dono autentico i complimenti del suo rivale numero uno. Ancora una volta la partita comincerà a nascere dalle vostre mani. "Mike è bravissimo, un avversario su cui devi dare tutto, ma le partite non sono mai una somma di duelli individuali. Ci siamo incontrati decine di volte, non ci siamo risparmiati, se c'è il colpo in più lo diamo e lo prendiamo. Non ci sarà nulla di inedito fra noi. Né fra le due squadre, a parte quattro americani tutti nuovi". Sono due campionati che, a Bologna, non ve la giocavate per il vertice, quest'antica sfida. Cambia qualcosa, prima di affrontarla? "Troviamo già la Tracer vera, non quella con cento problemi di un mese fa, ma la Tracer che ha vinto a Roma e recuperato 31 punti ai greci. Non è un play-off, ma una partita molto importante. Anche per saperne di più su di noi".

 

Brunamonti e Byrnes in difesa contro Cantù

 

 

ASPETTANDO COSIC

di Franco Montorro - Superbasket – 28/05/1987

 

È bene che i tifosi bolognesi di fede bianconera sappiano che la loro società beneamata si è creata, tutto intorno, una ben poco rispettabile fama. Molto pochi, per non dire quasi nessuno, sono rimasti gli allenatori di vaglia disposti a correre il probabile rischio di bruciarsi sedendo sulla panchina della Virtus. Gamba e Porelli si sono separati consensualmente. L'allenatore “milanese” avrebbe preso una simile decisione forse anche senza udire il richiamo delle sirene azzurre, perché si trovava comunque assai vicino a provare autentico disgusto per una situazione logistica quasi sfociata nell’irreale. Difficilmente la storia ha conosciuto episodi di chiusura mentale così radicata come quella propugnata da Felsina contro il Longobardo usurpatore.

Non saremo certo noi i primi a scagionare completamente Gamba per la gestione della squadra virtussina, però vorremmo che anche uno solo di quei contestatori della “prima ora” ci spiegasse il rifiuto aprioristico per l’uomo ancor prima dell’allenatore.

C’è chi ha accusato Gamba di non essere stato in grado di agire con tempestività in diverse occasioni. D’accordo, un professionista non dovrebbe lasciarsi influenzare dal pubblico (ma hanno già inventato il robot-coach?), ma è pur vero che assai spesso l’ex competentissimo ed educato pubblico di Piazza Azzarita ha superato molti limiti di decenza, impedendo al “foresto” di lavorare tranquillamente. Ma stiamo parlando di una situazione ben nota e di una vicenda passata. Non è questione che debba investire il futuro dirigenziale della società, il capo è ancora lui (anche se Gardini è dietro l’angolo). Il fatto grave è che davvero pochi strateghi di casa nostra sono allettati da quella che è stata per lungo tempo la panchina più ambita d’Italia, più desiderata ancora di quella di Milano (dove si arrivava per cooptazione).

Poi su quelle assi roventi si sono abbrustoliti in successione nove allenatori in nove anni (e non è che il futuro decimo possa considerarsi sicuro di sedere sul ghiaccio). Così che può si accontenta di qualcosa di meno prestigioso, ma un tantinello più sicuro ed in giro restano solo quei cinque o sei allenatori magari bravissimi, ma dallo scarso pedigreee e figuriamoci come arriccerebbero il naso i settemila tecnici del Madison! Loro contesterebbero anche Bobby Knight se ritenessero inadeguata una sostituzione di Larry Bird con Michael Jordan in bianconero e la Virtus sopra di trenta. Così molti di quelli che Knight non sono giustamente rimangono guardinghi. Ed allora Porelli si è trovato davanti ad una serie di bivii.

Tecnico italiano o straniero? Nel primo caso il più “titolato” sarebbe stato Messina, ma i muri sussurrano che è troppo giovane e che il suo futuro arriverà sì, ma non subito. Nel secondo caso le soluzioni ipotetiche porterebbero dilemma: pista slava o americana? La puntata oltre Adriatico si biforca ancora: il carisma di Cosic o la scienza di Novosel, che peraltro difficilmente ne vorrebbe sapere? La traccia USA ha escluso per mille motivi Peterson e diventa labile se si considerano i mille coach di valore presenti nella Mecca del basket. Così prende copro un’altra deviazione, un tragitto meno lungo di quello che partiva dagli Appennini alle Ande. Porelli è andato a Parigi, ma il coach – vedrete – sarà dalmata. E Cosic sarà!

 

Binelli, Fantin, Stokes, Byrnes, Messina, Villalta, Righi, Ansaloni e Brunamonti durante un time-out

 

E DOMANI SAPREMO SE BOLOGNA è VIVA

 

(…)

Le partite di Bologna e Milano hanno invece più incognite. Nascosta agli occhi di tutti, la Dietor è stata ferma venti giorni. Incuriosisce sapere come ne riemergerà. "In linea di massima sarebbe una sosta che sballa tutti i ritmi - dice Villalta, capitano di Bologna - ma a noi serviva, stavamo giocando malissimo". Padrona del campionato per due terzi di cammino, la squadra di Gamba ha poi infilato una serie nera che le è costata il primato nella "fase regolare". Colpa anche degli infortuni, sostengono alla Virtus, dopo un viavai continuo di schiene acciaccate (Binelli, Byrnes, Villalta). Nei venti giorni di attesa e allenamenti, sembrano tutti guariti. Pronti per Caserta, strabattuta a dicembre (di 38 punti) in una partita perfetta dei giorni belli, ora temutissima, benché sempre fragile in trasferta.

(…)

 


 

MA BOLOGNA SI FERMA QUI

Passa Caserta (90-78) e la Dietor ha un piede fuori dai play-off: forse un po' di più, perchè giocando così, senza idee, senza freddezza, non si può sperare di vincere in un campo difficile come Caserta. è vero che i play-off sono l' impero dell'irrazionale, e la Mobilgirgi che ha vinto a Bologna, giocando con lucidità superiore e in costante supremazia atletica, aveva sempre preso schiaffi, in trasferta. Ma al palasport emiliano Caserta, più che un Oscar utile ma non eccellente (7 su 14), ha trovato due grandi latitanti (complici infortuni) della sua stagione. Il successo ha il segno di Nando Gentile (8 su 13, più una grande regia), che ha duellato alla pari con Brunamonti, il migliore della Dietor, prima di batterlo nello sprint finale; e quello di Sandro Dell'Agnello, imprendibile per tutto il primo tempo, la frazione in cui la Dietor ha capito di non aver sepolto le sue malattie sotto venti giorni di riposo, incapace di battere la difesa schierata (e tenuta sempre in vantaggio di centimetri) di Marcelletti. Bologna, sembra in ritardo, ha avuto un solo lungo palpito: nella ripresa, quando da -15, la spinta di Brunamonti, i tiri di Fantin, la ritrovata iniziativa di Byrnes l'hanno portata addirittura avanti (69-94 all' 11' ). Ma la Dietor stava gia giocando, contro una Mobilgirgi stranamente bloccata, una partita ad handicap: senza Binelli, ininfluente e fuori per cinque falli, con Villalta inutile, Bologna poteva resistere solo finché i suoi tiratori avessero centrato il canestro al primo colpo. Nella partita non c'erano più rimbalzi per la Dietor: e quando la squadra ne ha concessi troppi anche in difesa, Caserta, padrona di tutti i palloni, non poteva che decollare. Sorpasso a 6'50" (70-69), lunga volata con Gentile scatenato e Glouchkov troppo grosso per uno Stokes sfiancato dalla fatica. Vittoria facile e Virtus quasi fuori.

 


 

BOLOGNA SPARITA

Quattro mesi allegri, in testa al gruppo, credendo di essere ormai invincibili. E adesso questa soglia difficile, quasi impossibile. Bologna rischia domani, a Caserta, di uscire subito dal play-off del basket: se vince la Mobilgirgi (sarebbe in fondo il risultato più plausibile) la Virtus infilerebbe la sua terza stagione sbagliata. Un ottavo posto, un decimo, quest'anno sarebbe un quinto, dopo quello scudetto della "stella" che sembra un ricordo ormai sbiadito. Un fallimento vistoso, per una società modello, coi bilanci in attivo, il palasport pieno in abbonamento, palestre e appartamenti di proprietà: così a lungo lontana dallo scudetto, la Virtus aveva corso soltanto quindici anni fa. Tutta la Bologna dello sport interrogava ieri le sue crisi. Il calcio, piantato in una serie B che si va ormai cronicizzando, viaggia nella sua ennesima stagione grigia. Per il basket, antico amore premiato da dieci scudetti, sembrava l'anno buono. Invece, dopo le vittorie iniziali, la Dietor è in brusco declino da un paio di mesi. Da sabato, battuta in casa dalla Mobilgirgi, sull'orlo di una prematura eliminazione. Per Sandro Gamba, timoniere di lungo corso, sono giorni di amarezze e contestazioni. Non fa un cambio senza che, dentro il palasport, non s'alzino muggiti di dissenso. All'uscita, dopo l'ultima sconfitta, cinquanta tifosi l'hanno aspettato per urlargli addosso. Gamba sa che la città non lo ama, e forse anche lui, deluso, incupito in un giorno dopo a occhi stanchi e voce bassa, ama un po' meno questa Bologna che un alibi ai giocatori che vezzeggia lo trova sempre, al tecnico mai. I risultati, però, sono un linguaggio crudo e onesto. E se mancassero a fine stagione, si aprirebbero i tempi delle reciproche riflessioni. "Gamba ha un contratto con noi per un' altra stagione" dice Gianluigi Porelli, il presidente, sapendo però benissimo che un contratto non può essere un collare. A Gamba potrebbe venir riofferta la Nazionale, se Bianchini si ritufferà nel campionato. Lui dice di non saperne niente e rinvia i discorsi sul suo futuro a quando questo campionato avrà fermato la sua Dietor: forse domani sera, forse più avanti. In fondo quella di Caserta rimane una partita da giocare, per quanto in città si avverta la cappa di sfiducia e il "trend" declinante della Dietor tracci quasi l'epilogo di un' eliminazione annunciata: un fatalismo palpabile, che grava sulla squadra. "Sabato abbiamo giocato male noi e molto bene Caserta - dice Gamba -. Da qualche mio giocatore mi aspetto che, laggiù, giochi la partita della vita. Nomi? Non ne faccio, il match di andata li ha già indicati. Ma in tutta la squadra è mancata rabbia agonistica e c'era invece insicurezza, paura di sbagliare. Forse questa è la nostra malattia di oggi, ma anch'io non ho una diagnosi sicura, vedo piccole cose che non vanno e stento a credere che questa Dietor fosse così bella tre mesi fa e così brutta adesso. Forse c'eravamo abituati alle vittorie facili. Strabattevamo tutti e arrivare fino in fondo sembrava una corsa. Ci hanno spezzato il ritmo alcuni infortuni, qualche influenza. Ma non si può, obiettivamente, ridurre tutto a questo". Troppo dispendiosi e adesso "scoppiati". Qualcuno la spiega così. Troppo leggeri sotto canestro, dove Binelli ha giorni pari e dispari (molti dei secondi, ultimamente), e Stokes, magnifica gazzella, non ha chili e centimetri per cozzare contro gli armadi dell' area come Glouchkov. è un'altra diagnosi, rinvigorita dalle immagini della resa di sabato. Mancano rimbalzi e manca contropiede, l'arma dei giorni belli. L'attacco alle difese massicce è faticoso, penalizzato da modeste percentuali di tiro. "Non credo che il mio quintetto abbia limiti strutturali - dice Gamba -. Sia stato, cioè, costruito male. So cosa si dice dei nostri pivot, ma io la scelta di Binelli, e di Stokes accanto a lui, la rifarei. Contro Caserta, Binelli non ha visto la palla, non c'è con la testa e non è stata neanche la prima volta. In certe partite era stato stupendo. E io glielo dicevo più che in altre occasioni: non sei arrivato, non hai fatto ancora nulla, quella che conta è la prossima. In lui si deve credere. E una squadra come la Virtus non può non investire nel futuro di questo suo talento. Sapevamo di correre questo rischio. Forse un armadio di 120 chili, accanto a Binelli poteva servirci di più, sull'immediato. Ma intanto bisognava trovarlo e neanche in America questi pivot li buttano via. Poi bisognava decidere se lavorare sull'oggi o sul domani. Abbiamo scelto il domani. E io lo rifarei". Le sconfitte scolpiscono i limiti e forse adesso ne emergono fin troppi; così come le vittorie, ieri, avevano ingrandito le virtù di una squadra che vinceva sempre e largamente. Quindici successi nelle prime 18 giornate, per esempio: la quindicesima proprio contro Caserta, che subì a Bologna 38 punti di scarto. Poi un buio sempre più denso. L'appannamento di Byrnes, da uomo-chiave ad anonimo impiegato; i duelli perduti da Villalta, con lunghi più prestanti o ali più dinamiche; le energie prosciugate di Brunamonti, senza un vero ricambio alle spalle. Tante piccole verità per comporre un quadro duro, alla vigilia della prova decisiva. "A Caserta è soprattutto una questione di morale. Tecnicamente, la mia squadra può battere la Mobilgirgi. Ma deve, anzitutto, credere in se stessa, non cedere alla tentazione di pensare che sarà impossibile". Anche per Gamba potrebbe essere un' ultima volta sulla panchina di Bologna. Alla Dietor rinviano tutti questi discorsi. Ma nessuno nega di poter avviare, su un'eventuale batosta, profonde rifondazioni in società e in squadra. Alla Dietor, inutile padrone del primo segmento di torneo, restano quaranta minuti, brevi ed ostili.

 


 

STRANI COMPORTAMENTI

Il divorzio di Gamba dalla Dietor e la sua ormai automatica investitura alla guida della Nazionale rappresentano eventi lungamente annunciati, ma cadono lo stesso in un groviglio di contatti e contratti sottilmente inquietanti. Il presidente federale si accinge a consegnare la Nazionale a Gamba il giorno dopo aver ricevuto un "no" da Peterson: probabilmente era un rifiuto previsto, dopo l'atto formale di un dirigente che riterrà di aver agito con zelo facendo la stessa offerta a tutti i tecnici migliori del settore. Peterson aveva già chiarito, col suo rifiuto alla Tracer, l'importanza delle sue scelte extrabasket. E la Nazionale aveva altrettanto chiarito, col suo "no" a Bianchini, l'inaccettabilità di un part-time che con Peterson avrebbe avuto tinte diverse, ma analoga sostanza. Insomma, trattare e non accordarsi è stata, fra Vinci e Peterson, praticamente la stessa cosa. Ma in questo modo si è declassato Gamba a un rango, tutt'altro che elegante, di seconda scelta. Un modo non certo brillante per rientrare in Nazionale, per un allenatore che già è uscito da Bologna sconfitto sul campo e congedato con parole infelici. Perché, se le vere colpe del divorzio stavano nell' ostilità della piazza, né Gamba né la Dietor, piegati dalla gradinata, ne escono bene. E se erano una scusa per lasciarsi, è stata scelta davvero la peggiore.