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Messina, Sbaragli, Righi, Binelli, Stokes, Villalta,
Gamba
Byrnes, Ansaloni, Lenoli, Fantin, Brunamonti
STAGIONE 1986/87
DIETOR BOLOGNA
Serie A1: 3a classificata su 16 squadre
(20-30)
Play-off: eliminata a quarti di finale (0-2)
Coppa Italia: eliminata ai quarti di finale
(2-3)
Partite
della stagione
statistiche di squadra
Per 26 giornate la nuovissima Dietor galoppa
in testa. Con la tessitura di Byrnes e le perforazioni di Stokes (e Binelli
dominatore sotto plancia) Gamba traduce in cifre di gioco la propria
filosofia. Alla terza di ritorno 38 punti ai casertani e un bilancio di
vittorie di 15 su 18 segnano l'apogeo della potenza virtussina. Ma alla
lunga il ritmo forsennato e la uomo ad oltranza spremono fatalmente il
quintetto. Lo scivolone casalingo col Brescia compromette la stagione. E al
primo play-off la squadra è out.
tratto da "100MILA CANESTRI -
Storia statistica della Virtus Pallacanestro" di Renato Lemmi Gigli
CANESTRI D'AUTORE CON
LA TRACER A BOLOGNA
di
Walter Fuochi – La Repubblica – 09/11/1986
Bologna-Milano è una
classicissima del basket. Negli ultimi due anni lo era stata soltanto a
paroloni e a gloriosi ricordi. Soprattutto dalle parti di Bologna, con
quella Virtus che navigava in mesti centroclassifica, erano partite che non
saziavano più. Da classicissima zoppa, con una squadra in cima e l'altra in
gruppo, Bologna-Milano torna finalmente a interpretarsi come match per il
primato. La Dietor viaggia in testa, dopo due anni bui. La Tracer può
arrivarci, vincendo stasera a Bologna. Dopo avere sbancato Roma e infilato
nel canestro il miracolo dell'eliminazione dei greci di Salonicco dalla
Coppa dei Campioni, la Tracer ha ritrovato la sua faccia più conosciuta di
squadra intramontabile.
Roberto Brunamonti, regista di Bologna e della nazionale, la sera dei
miracoli non l'ha spiata. La differita in tv è arrivata troppo tardi e lui
ha preferito andare a dormire. Ma fino a 31 punti sa contare: non sono
imprese che si realizzano tutti i giorni. "Dirlo dopo sembra facile, ma non
ho provato nessuna meraviglia. Oramai sono anni che questi ci stanno
abituando a tutto". Ma a Bologna stavolta potreste trovarla un po' sfiancata
e un po' appagata. "Mi ricorderò fin che gioco queste parole di D'Antoni.
Quando si vince la stanchezza non si sente. L'ho provato spesso anch'io. E
poi
Peterson questi uomini sa gestirli, è merito suo se durano tanto, se
rispondono sempre a ogni tipo di stimolo". Lei cita spesso D'Antoni, lo
ammira, conserva nel cuore come un dono autentico i complimenti del suo
rivale numero uno. Ancora una volta la partita comincerà a nascere dalle
vostre mani. "Mike è bravissimo, un avversario su cui devi dare tutto, ma le
partite non sono mai una somma di duelli individuali. Ci siamo incontrati
decine di volte, non ci siamo risparmiati, se c'è il colpo in più lo diamo e
lo prendiamo. Non ci sarà nulla di inedito fra noi. Né fra le due squadre, a
parte quattro americani tutti nuovi". Sono due campionati che, a Bologna,
non ve la giocavate per il vertice, quest'antica sfida. Cambia qualcosa,
prima di affrontarla? "Troviamo già la Tracer vera, non quella con cento
problemi di un mese fa, ma la Tracer che ha vinto a Roma e recuperato 31
punti ai greci. Non è un play-off, ma una partita molto importante. Anche
per saperne di più su di noi".

Brunamonti e Byrnes in difesa contro Cantù
ASPETTANDO COSIC
di Franco Montorro -
Superbasket – 28/05/1987
È bene che i tifosi bolognesi di fede
bianconera sappiano che la loro società beneamata si è creata, tutto
intorno, una ben poco rispettabile fama. Molto pochi, per non dire quasi
nessuno, sono rimasti gli allenatori di vaglia disposti a correre il
probabile rischio di bruciarsi sedendo sulla panchina della Virtus. Gamba e Porelli si
sono separati consensualmente. L'allenatore “milanese” avrebbe preso una
simile decisione forse anche senza udire il richiamo delle sirene azzurre,
perché si trovava comunque assai vicino a provare autentico disgusto per una
situazione logistica quasi sfociata nell’irreale. Difficilmente la storia ha
conosciuto episodi di chiusura mentale così radicata come quella propugnata
da Felsina contro il Longobardo usurpatore.
Non saremo certo noi i primi a scagionare
completamente Gamba per la
gestione della squadra virtussina, però vorremmo che anche uno solo di quei
contestatori della “prima ora” ci spiegasse il rifiuto aprioristico per
l’uomo ancor prima dell’allenatore.
C’è chi ha accusato Gamba di non essere stato
in grado di agire con tempestività in diverse occasioni. D’accordo, un
professionista non dovrebbe lasciarsi influenzare dal pubblico (ma hanno già
inventato il robot-coach?), ma è pur vero che assai spesso l’ex
competentissimo ed educato pubblico di Piazza Azzarita ha superato molti
limiti di decenza, impedendo al “foresto” di lavorare tranquillamente. Ma
stiamo parlando di una situazione ben nota e di una vicenda passata. Non è
questione che debba investire il futuro dirigenziale della società, il capo
è ancora lui (anche se Gardini è dietro l’angolo). Il fatto grave è che
davvero pochi strateghi di casa nostra sono allettati da quella che è stata
per lungo tempo la panchina più ambita d’Italia, più desiderata ancora di
quella di Milano (dove si arrivava per cooptazione).
Poi su quelle assi roventi si sono
abbrustoliti in successione nove allenatori in nove anni (e non è che il
futuro decimo possa considerarsi sicuro di sedere sul ghiaccio). Così che
può si accontenta di qualcosa di meno prestigioso, ma un tantinello più
sicuro ed in giro restano solo quei cinque o sei allenatori magari
bravissimi, ma dallo scarso pedigreee e figuriamoci come arriccerebbero il
naso i settemila tecnici del Madison! Loro contesterebbero anche Bobby
Knight se ritenessero inadeguata una sostituzione di Larry Bird con Michael
Jordan in bianconero e la Virtus sopra di trenta. Così molti di quelli che
Knight non sono giustamente rimangono guardinghi. Ed allora Porelli si è trovato
davanti ad una serie di bivii.
Tecnico italiano o straniero? Nel primo caso
il più “titolato” sarebbe stato Messina, ma i muri sussurrano che è troppo
giovane e che il suo futuro arriverà sì, ma non subito. Nel secondo caso le
soluzioni ipotetiche porterebbero dilemma: pista slava o americana? La
puntata oltre Adriatico si biforca ancora: il carisma di Cosic o la scienza di Novosel, che peraltro
difficilmente ne vorrebbe sapere? La traccia USA ha escluso per mille motivi Peterson e diventa labile se si considerano i
mille coach di valore presenti nella Mecca del basket. Così prende copro
un’altra deviazione, un tragitto meno lungo di quello che partiva dagli
Appennini alle Ande. Porelli
è andato a Parigi, ma il coach – vedrete – sarà dalmata. E
Cosic sarà!

Binelli, Fantin, Stokes, Byrnes, Messina,
Villalta, Righi, Ansaloni e Brunamonti durante un time-out
E DOMANI SAPREMO SE BOLOGNA
è VIVA
La Repubblica – 03/04/1987
(…)
Le partite di Bologna e
Milano hanno invece più incognite. Nascosta agli occhi di tutti,
la Dietor
è stata ferma venti giorni. Incuriosisce sapere come ne riemergerà. "In
linea di massima sarebbe una sosta che sballa tutti i ritmi - dice
Villalta, capitano di Bologna - ma a noi serviva, stavamo giocando
malissimo". Padrona del campionato per due terzi di cammino, la squadra di
Gamba ha poi infilato una serie nera che le è costata il primato nella
"fase regolare". Colpa anche degli infortuni, sostengono alla Virtus, dopo
un viavai continuo di schiene acciaccate (Binelli,
Byrnes,
Villalta). Nei venti giorni di attesa e allenamenti, sembrano tutti
guariti. Pronti per Caserta, strabattuta a dicembre (di 38 punti) in una
partita perfetta dei giorni belli, ora temutissima, benché sempre fragile in
trasferta.
(…)
MA BOLOGNA SI FERMA QUI
di
Walter Fuochi – La Repubblica – 05/04/1987
Passa Caserta (90-78) e
la Dietor ha un piede fuori dai play-off: forse un po' di più, perchè
giocando così, senza idee, senza freddezza, non si può sperare di vincere in
un campo difficile come Caserta. è
vero che i play-off sono l' impero dell'irrazionale, e la Mobilgirgi che ha
vinto a Bologna, giocando con lucidità superiore e in costante supremazia
atletica, aveva sempre preso schiaffi, in trasferta. Ma al palasport
emiliano Caserta, più che un Oscar utile ma non eccellente (7 su 14), ha
trovato due grandi latitanti (complici infortuni) della sua stagione. Il
successo ha il segno di Nando Gentile (8 su 13, più una grande regia), che
ha duellato alla pari con
Brunamonti, il migliore della Dietor, prima di batterlo nello sprint
finale; e quello di Sandro Dell'Agnello, imprendibile per tutto il primo
tempo, la frazione in cui la Dietor ha capito di non aver sepolto le sue
malattie sotto venti giorni di riposo, incapace di battere la difesa
schierata (e tenuta sempre in vantaggio di centimetri) di Marcelletti.
Bologna, sembra in ritardo, ha avuto un solo lungo palpito: nella ripresa,
quando da -15, la spinta di
Brunamonti, i
tiri di
Fantin, la ritrovata iniziativa di
Byrnes l'hanno
portata addirittura avanti (69-94 all' 11' ). Ma
la Dietor
stava gia giocando, contro una Mobilgirgi stranamente bloccata, una partita
ad handicap: senza
Binelli, ininfluente e fuori per cinque falli, con
Villalta
inutile, Bologna poteva resistere solo finché i suoi tiratori avessero
centrato il canestro al primo colpo. Nella partita non c'erano più rimbalzi
per la Dietor: e quando la squadra ne ha concessi troppi anche in difesa,
Caserta, padrona di tutti i palloni, non poteva che decollare. Sorpasso a
6'50" (70-69), lunga volata con Gentile scatenato e Glouchkov troppo grosso
per uno
Stokes sfiancato dalla fatica. Vittoria facile e Virtus quasi fuori.
BOLOGNA SPARITA
di
Walter Fuochi – La Repubblica – 07/04/1987
Quattro mesi allegri, in
testa al gruppo, credendo di essere ormai invincibili. E adesso questa
soglia difficile, quasi impossibile. Bologna rischia domani, a Caserta, di
uscire subito dal play-off del basket: se vince la Mobilgirgi (sarebbe in fondo il risultato più plausibile)
la Virtus infilerebbe la
sua terza stagione sbagliata. Un ottavo posto, un decimo, quest'anno sarebbe
un quinto, dopo quello scudetto della "stella" che sembra un ricordo ormai
sbiadito. Un fallimento vistoso, per una società modello, coi bilanci in
attivo, il palasport pieno in abbonamento, palestre e appartamenti di
proprietà: così a lungo lontana dallo scudetto, la Virtus aveva corso
soltanto quindici anni fa. Tutta la Bologna dello sport interrogava ieri le
sue crisi. Il calcio, piantato in una serie B che si va ormai cronicizzando,
viaggia nella sua ennesima stagione grigia. Per il basket, antico amore
premiato da dieci scudetti, sembrava l'anno buono. Invece, dopo le vittorie
iniziali, la Dietor è in brusco declino da un paio di mesi. Da sabato,
battuta in casa dalla Mobilgirgi, sull'orlo di una prematura eliminazione.
Per
Sandro Gamba, timoniere di lungo corso, sono giorni di amarezze e
contestazioni. Non fa un cambio senza che, dentro il palasport, non s'alzino
muggiti di dissenso. All'uscita, dopo l'ultima sconfitta, cinquanta tifosi
l'hanno aspettato per urlargli addosso.
Gamba sa che
la città non lo ama, e forse anche lui, deluso, incupito in un giorno dopo a
occhi stanchi e voce bassa, ama un po' meno questa Bologna che un alibi ai
giocatori che vezzeggia lo trova sempre, al tecnico mai. I risultati, però,
sono un linguaggio crudo e onesto. E se mancassero a fine stagione, si
aprirebbero i tempi delle reciproche riflessioni. "Gamba
ha un contratto con noi per un' altra stagione" dice
Gianluigi Porelli, il presidente, sapendo però benissimo che un
contratto non può essere un collare. A
Gamba potrebbe
venir riofferta la Nazionale, se
Bianchini si ritufferà nel campionato. Lui dice di non saperne niente e
rinvia i discorsi sul suo futuro a quando questo campionato avrà fermato la
sua Dietor: forse domani sera, forse più avanti. In fondo quella di Caserta
rimane una partita da giocare, per quanto in città si avverta la cappa di
sfiducia e il "trend" declinante della Dietor tracci quasi l'epilogo di un'
eliminazione annunciata: un fatalismo palpabile, che grava sulla squadra.
"Sabato abbiamo giocato male noi e molto bene Caserta - dice
Gamba -. Da qualche mio giocatore mi aspetto che, laggiù, giochi la partita
della vita. Nomi? Non ne faccio, il match di andata li ha già indicati. Ma
in tutta la squadra è mancata rabbia agonistica e c'era invece insicurezza,
paura di sbagliare. Forse questa è la nostra malattia di oggi, ma anch'io
non ho una diagnosi sicura, vedo piccole cose che non vanno e stento a
credere che questa Dietor fosse così bella tre mesi fa e così brutta adesso.
Forse c'eravamo abituati alle vittorie facili. Strabattevamo tutti e
arrivare fino in fondo sembrava una corsa. Ci hanno spezzato il ritmo alcuni
infortuni,
qualche influenza. Ma non si può, obiettivamente, ridurre tutto a questo".
Troppo dispendiosi e adesso "scoppiati". Qualcuno la spiega così. Troppo
leggeri sotto canestro, dove
Binelli ha giorni pari e dispari (molti dei secondi, ultimamente), e
Stokes, magnifica gazzella, non ha chili e centimetri per cozzare contro
gli armadi dell' area come Glouchkov.
è un'altra diagnosi, rinvigorita dalle immagini della resa di sabato.
Mancano rimbalzi e manca contropiede, l'arma dei giorni belli. L'attacco
alle difese massicce è faticoso, penalizzato da modeste percentuali di tiro.
"Non credo che il mio quintetto abbia limiti strutturali - dice Gamba -. Sia
stato, cioè, costruito male. So cosa si dice dei nostri pivot, ma io la
scelta di
Binelli, e di
Stokes accanto
a lui, la rifarei. Contro Caserta,
Binelli non ha
visto la palla, non c'è con la testa e non è stata neanche la prima volta.
In certe partite era stato stupendo. E io glielo dicevo più che in altre
occasioni: non sei arrivato, non hai fatto ancora nulla, quella che conta è
la prossima. In lui si deve credere. E una squadra come la Virtus non può
non investire nel futuro di questo suo talento. Sapevamo di correre questo
rischio. Forse un armadio di 120 chili, accanto a
Binelli poteva
servirci di più, sull'immediato. Ma intanto bisognava trovarlo e neanche in
America questi pivot li buttano via. Poi bisognava decidere se lavorare
sull'oggi o sul domani. Abbiamo scelto il domani. E io lo rifarei". Le
sconfitte scolpiscono i limiti e forse adesso ne emergono fin troppi; così
come le vittorie, ieri, avevano ingrandito le virtù di una squadra che
vinceva sempre e largamente. Quindici successi nelle prime 18 giornate, per
esempio: la quindicesima proprio contro Caserta, che subì a Bologna 38 punti
di scarto. Poi un buio sempre più denso. L'appannamento di
Byrnes, da uomo-chiave ad anonimo impiegato; i duelli perduti da
Villalta, con lunghi più prestanti o ali più dinamiche; le energie
prosciugate di
Brunamonti,
senza un vero ricambio alle spalle. Tante piccole verità per comporre un
quadro duro, alla vigilia della prova decisiva. "A Caserta è soprattutto una
questione di morale. Tecnicamente, la mia squadra può battere la Mobilgirgi.
Ma deve, anzitutto, credere in se stessa, non cedere alla
tentazione di pensare che sarà impossibile". Anche per
Gamba potrebbe essere un' ultima volta sulla panchina di
Bologna. Alla Dietor rinviano tutti questi discorsi. Ma nessuno nega di
poter avviare, su un'eventuale batosta, profonde rifondazioni in società e
in squadra. Alla Dietor, inutile padrone del primo segmento di torneo,
restano quaranta minuti, brevi ed ostili.
STRANI COMPORTAMENTI
di Walter Fuochi – La
Repubblica – 14/05/1987
Il divorzio di
Gamba dalla
Dietor e la sua ormai automatica investitura alla guida della Nazionale
rappresentano eventi lungamente annunciati, ma cadono lo stesso in un
groviglio di contatti e contratti sottilmente inquietanti. Il presidente
federale si accinge a consegnare la Nazionale a
Gamba il
giorno dopo aver ricevuto un "no" da
Peterson: probabilmente era un rifiuto previsto, dopo l'atto formale di
un dirigente che riterrà di aver agito con zelo facendo la stessa offerta a
tutti i tecnici migliori del settore.
Peterson aveva
già chiarito, col suo rifiuto alla Tracer, l'importanza delle sue scelte
extrabasket. E la Nazionale aveva altrettanto chiarito, col suo "no" a
Bianchini, l'inaccettabilità di un part-time che con
Peterson
avrebbe avuto tinte diverse, ma analoga sostanza. Insomma, trattare e non
accordarsi è stata, fra Vinci e
Peterson,
praticamente la stessa cosa. Ma in questo modo si è declassato
Gamba a un
rango, tutt'altro che elegante, di seconda scelta. Un modo non certo
brillante per rientrare in Nazionale, per un allenatore che già è uscito da
Bologna sconfitto sul campo e congedato con parole infelici. Perché,
se le vere colpe del divorzio stavano nell' ostilità della piazza, né
Gamba né
la Dietor, piegati dalla gradinata, ne escono bene. E se
erano una scusa per lasciarsi, è stata scelta davvero la peggiore.
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