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STAGIONE 1984/85
GRANAROLO FELSINEA BOLOGNA
Serie A1: 7a classificata su 16 squadre
(16-30)
Play-off: eliminata ai quarti di finale (2-4)
Coppa Europa dei Campioni: 6a
classificata nel girone finale (5-14)
Coppa Italia: eliminata ai quarti di finale
(2-4)
Partite
della stagione
statistiche di squadra
Squadra immutata, ma il rilassamento
post-stella e le fatiche olimpiche dell'estate rendono irriconoscibile la
Virtus, oltretutto presto orfana di
Bonamico acciaccato al ginocchio. A stento entra nei play-offs dove nei
quarti l'attende una Simac smaniosa di rivincita. Fine dell'avventura e
stagione quasi tutta da dimenticare, Coppa dei Campioni compresa. In
regresso anche la Nazionale: agli Europei di Stoccarda
Villalta,
Brunamonti e
Binelli (grande promessa) devono accontentarsi del bronzo.
tratto da "100MILA CANESTRI -
Storia statistica della Virtus Pallacanestro" di Renato Lemmi Gigli
GRANAROLO I MOLTI PERCHé
DI UNA CRISI IMPREVISTA
di
Walter Fuochi – La Repubblica — 11/12/1984
Nel campionato del nuovo
potere, dei volti inediti o restaurati, lo scudetto sta navigando in
retrovia. La Granarolo vegeta a metà strada, fra ottavo e decimo posto. Ha
perso quattro partite consecutive, non ha mai vinto fuori casa, a questo
Guinness di mediocrità ha sommato un traumatico avvio in Coppa Campioni, 18
punti sotto a Mosca. I mali di una squadra fatta per vincere e sconfitta
troppo spesso fanno ovviamente parlare. Di psicologie di gruppo, appagamenti
e imborghesimenti dopo una conquista. Oppure di difese che non funzionano,
contropiede che non sboccia, percentuali di tiro troppo basse: una pecca,
quest' ultima, molto grave per una squadra che si è sempre fidata molto
della sua mira. La Granarolo sembra ancora legata al ricordo di quei
pomeriggi di maggio a San Siro, a uno scudetto insperato e trionfale, e pare
aver appeso, a quei giorni, anche un' altra convinzione; quella di poter
vincere, in ogni caso, le partite "giuste", quelle che contano. Anche l'anno
scorso, in fondo, la si etichettava come "malata di trasferta". Poi, fuori
casa, vinse il suo scudetto. La Granarolo è stata lasciata intatta in estate, puntando su fioriture ed
emulazioni interne, che per ora la compensano solo in parte (i giovani sono
acerbi,
Fantin, grimaldello dello scudetto, è fuori forma e fuori tiro).
è riuscita a medicarsi spesso
dentro il suo palasport, che al massimo mormora e non contesta. E fra
giovedì e domenica, con Cibona e Scavolini, ha la possibilità e l’obbligo,
di raddrizzare coppa e campionato.
FOTO DI GRUPPO PER UN CANESTRO SENZA PADRONI
La Repubblica — 28/12/1984
Mai come quest'anno il
basket sembra rotolare come il calcio: molto equilibrio in campionato,
piccole squadre dal poco blasone che abbattono le grandi, qualche Maradona
dai molti problemi, qualche Briegel dal rendimento alto e costante. E
soprattutto il male da scudetto che colpisce la Granarolo così come l' anno scorso colpì il Banco. Ripetersi è sempre più
difficile. Se fin qui il campionato ha urlato poco inizierà a farlo adesso
con i play-off all' orizzonte e con molte squadre impegnate anche sul fronte
delle Coppe. Capacità di concentrazione, abitudine al successo, tranquillità
di ambiente, buone armonie di gioco, saranno da oggi non virtù ideali ma
necessarie al continuamento della marcia. Nella tabella di sopra non
sorprende tanto la supremazia di Milano già abituata a questi exploits
quanto il ritardo psicologico di Bologna che ha fatto la precisa scelta di
non rinnovarsi dopo la conquista dello scudetto. Sui mali dei campioni d'
Italia ormai neanche
Bucci sa dare una spiegazione convincente. E la sua rassegnazione sembra
essere di tutta la squadra che ancora non è riuscita a vincere una partita
fuori casa.
(…)
E IL BASKET CONTINUA MA
è MALATO DI STRESS
di
Walter Fuochi – La Repubblica – 30/12/1984
(…)
A Trieste giocano i
campioni d'Italia della Granarolo.
Alberto Bucci legge la classifica, la sua squadra è aggrappata a un
tenuissimo ottavo posto, non sa se
Rolle, operato giovedì ad un ascesso tonsillare, ce la farà a scendere
in campo o resterà in panchina a smaltire antibiotici. Trieste sarebbe un
campo da espugnare, in una tabella da rincorsa. "Ma io non ho tabelle -
ribatte
Bucci - Dobbiamo vincere il più possibile, arrivare più su che si può.
Nelle prime quattro? Sarebbe un traguardo".
Bucci fa i
conti, mette il play off a 32-34 punti. "Significa vincere almeno 7-8
partite su 15. E vincere naturalmente qualcosa fuori casa, per migliorare
questo ottavo posto. Il livello tecnico in A1 è aumentato, i giocatori sono
bene distribuiti, se c'è equilibrio vuol dire anche che non hai domeniche di
quiete, che un momento difficile lo puoi pagare con più sconfitte di fila,
su qualsiasi campo".
(…)
UNO-CONTRO-UNO: BUCCI
di Enrico Fedrighini – Superbasket – 17/01/85
“Il peggio è passato”, continua a ripetere Alberto Bucci a chi gli chiede che fine abbia
fatto la Granarolo campione d'Italia, spesso assai lontana dalle zone della
classifica dove una squadra del suo calibro dovrebbe costantemente
fluttuare. Nel corso dei passati campionati, in questa fase della stagione,
la formazione bolognese amava concedersi qualche pausa in attesa dello
sprint finale verso i playoff, ma non aveva mai rischiato come quest'anno
una clamorosa estromissione dalle finali per il titolo. “Stavolta la nostra
flessione è stata causata soprattutto dagli infortuni che, a turno, hanno
colpito più di un giocatore”, afferma Bucci,
tecnico dei bolognesi. Basta questo a spiegare l'involuzione tecnica e
psicologica di una squadra che, è opinione comune, avrebbe potuto dominare
dall'inizio alla fine il campionato? “Mi aspettavo un calo atletico da parte
di quei giocatori che, tra campionato e nazionale, non avevano ancora tirato
il fiato da un anno a questa parte. Non pensavo, però, che potesse essere
così brusco. Ma anche questo non basta per spiegare quanto è accaduto, visto
che Villalta, quello teoricamente più "stanco"
di tutti, ha tenuto in piedi la baracca in più di un'occasione…”.
E allora? “Allora dico che quando manca la
salute fisica, manca anche la convinzione nei propri mezzi. Fantin, Van Breda
e Bonamico hanno avuto problemi di varia
natura che, ora, per fortuna, stanno scomparendo”. Problemi simili li hanno
avuti varie altre squadre, oggi e in passato, senza subire tracolli così
paurosi. “Difendo la mia squadra, ho totale fiducia nei giocatori,
continueremo a lavorare per risolvere i nostri problemi. Cosa volete che vi
dica? Che ho avuto paura di fare la fine del Bancoroma nell'ultimo
campionato. No, mai, mi sarei sentito impotente. La società mi ha confermato
la sua fiducia, io confermo la mia nei giocatori. Alla fine, quando si
giocherà per il titolo, saremo ancora protagonisti”. Assieme a chi? “Simac e
Bancoroma”. Quanto vi è costata questa serie di sconfitte? “I primi due
posti della classifica. Dovremo sudare più che in passato, ma non mi
preoccupo…
Nemmeno pensando alla coppa dei Campioni?
“Quello rimane l'obiettivo più ambito per una società come la nostra.
è stimolante. Non sono certo gli impegni internazionali che mi
preoccupano, ma abbiamo pagato l’assurdo calendario della Coppa Italia”.
Quale giocatore italiano vorresti avere in
squadra? “Guerrieri è forse il tecnico più invidiato per poter lavorare
assieme ad un fenomeno del calibro di Morandotti, merito anche suo se oggi questo
ragazzo è riuscito ad emergere”.
è
di moda, in questo momento, dare addosso agli arbitri. Vuoi scagliare il tuo
sasso contro il settore? “Devo ammettere che molti colleghi, in questo
periodo, cercano di ottenere vantaggi comportandosi in questo modo. Piangere
nei momenti difficili delle proprie squadre fa parte di questa strategia.
Però non mi sembra giusto nei confronti degli arbitri che, se confrontati
con quelli in circolazione in Europa, non sono poi così disastrosi. Vero è
che dobbiamo smetterla con le ipocrisie dei viaggi-premio al seguito della
nazionale: questo non può bastare per stimolare un arbitro a migliorarsi,
ormai non basta più nemmeno la designazione per i playoff o per le coppe
europee. Il premio deve essere una somma di denaro, con la quale potranno
poi pagarsi tutti i viaggi che vorranno”. Tutto giusto, ma l'ennesimo
scoppolone che è costato l'eliminazione dalla Coppitalia brucia assai.
Andiamo avanti.
La critica che più ti ha infastidito? “Qualche
tempo fa un giornalista scrisse che Bucci è un
presuntuoso. Siccome è un mio vanto non esserlo, ho cercato di chiarire le
cose con l'interessato. Ora tutto è a posto”.
Il momento più difficile quest'anno? “Ce ne
sono stati tanti quante le nostre sconfitte in trasferta. Uscire da campo
sconfitto dopo aver subito parziali assurdi in pochi attimi di gioco ti dà
una sensazione di grande desolazione”.
E il più bello? “Il giorno in cui i "ragazzi"
mi regalarono un orologio, dopo la conquista del titolo. Non dissero nulla,
ma con quel gesto mi fecero capire tante cose Quell'orologio lo porto solo
durante le partite”.

Brunamonti, D'Antoni, Rolle, Carroll, Van
Breda Kolff, Villalta, Bariviera, Lanza e Priemer
UN DELITTO DI LESA STELLA
di Gianfranco Civolani -
Superbasket - 24/01/1985
Bologna sta diventando la
città dei misteri irrisolti. Potrei e magari vorrei parlare delle stragi
impunite, per poi parlare di taluni gialli non ancora dipanati (il giallo
Alinovi, tanto per restare nell'attualità) , ma bando alle chiacchiere e
parliamo di un altro mistero irrisolto, quello che si riferisce al
cosiddetto delitto di lesa stella.
Il mistero Virtus, ecco. Che
cos'ha la vecchia Virtus? Difficile dirlo. Neppure
Porelli, Bucci,
Villalta e soci rispondere. Ci dovrei dunque provare io? Ci provo
sommessamente e pazienza se il contributo non sarà gran cosa.
Numero uno: lo stress da
scudetto. Vorrei qui richiamarmi a quel che accadde al Bologna calcio
nell'anno del dopo-scudetto. roba del sessantaquattro, dopo quel magico
settimo sigillo. Eliminazione rapidissima in Coppa (quella maledetta moneta,
quell'atroce conclusione, ma insomma sempre eliminazione fu), sconsolante
sesto posto finale, giocatori francamente irriconoscibili, allenatore e
direttore sportivo inopinatamente rimossi.
La Virtus, già, la Virtus. Lo
scudetto della stella conquistato come? Ma soffrendo e spasimando come
bestie, rischiando l'inverosimile prima, durante e dopo. E vincendo fra
censure infuocate (gli arbitri corrotti con l'origano sulla pizza galeotta)
e fra un gran digrignar di denti e dentiere.
Cosa succede l'anno dopo?
Succede quel che può succedere, succede quel che capitò al banco. Obiezione:
ma il Banco in ogni caso vinse la Coppa. Sì, ma vogliamo mettere quella
Coppa e questa? Senza offesa, ma cinque classi di differenza, direi. In
questa Coppa qui puoi finire tranquillamente al quarto o al quinto posto
senza che ci si debba vergognare. E allora deve far poi tanto clamore e
scalpore se putacaso l'anno del dopo-stella la Virtus per un banale fenomeno
di stress da spasimo e da appagamento fa magari i play-offs al pelo e perde
(il cielo non voglia, parlo in via di ipotesi) la gran coppa?
Numero due:mettiamo insieme
tutti gli stranieri che giocano in A1 e in A" e tentiamo di fare un po' di
classifiche più o meno comparate. Bene, se io vi dico che fra i primi quindi
i due della Granarolo non ci stanno, voi cosa mi rispondete? Perché non ci
stanno? Ma perché Rolle - certamente assai
migliorato da quando calò fra noi - fatica sempre di più a reggere certa
concorrenza e perché Van Breda ha un anno
in più (e i prossimi sono trentaquattro) e conseguentemente assai più
acciacchi di prima.
Numero tre: eravamo tutti
portati a pensare che la panca della Virtus fosse una specie di arma
vincente. Bene, Domenico Fantin per motivi vari
è in flessione, Matteo Lanza è militare e
Binellone e Daniele giocano troppo poco per
potersi fare più o meno apprezzare. Quali sono gli oggettivi limiti attuali
di Binelli e Daniele?
Non lo sappiamo. Certo il Binelli pivot è
ancora troppo sottile e pollastrone per potersela vedere con i califfacci
che volteggiano, ma insomma comincio a dubitare che questa panca sia una
panca da supersquadra.
Ma allora - mi direte - per
questa Virtus che prospettive immediate ci sono? Bè, procedere un po' più
spediti e tentare di arraffare comunque quel che umanamente si può
arraffare. E non c'è dubbio che per Porelli
sarà una stagione illuminante perché non sarà poi tanto difficile appunto al
termine della stagione capire cosa occorre e decidere di conseguenza.
Ultima cosa: l'allenatore.
Sento dire: ma questo Bucci è denaro in banca o cosa? Questo Bucci - suppongo si voglia affermare - è
affidabile anche per i prossimi anni o no? Amici, ci sono in Italia
allenatori che si chiamano Bianchini, Peterson, Bucci, Lombardi, Pasini, Sales, De Sisti, Guerrieri,
Taurisano, eccetera. Questi allenatori, già, questi allenatori chi li ha se
li tiene stretti, strettissimi.
QUANTO VALE L'AMERICANO?
di
Claudio Bagni – La Repubblica – 11/04/1985
La Simac
ha un americano in più, la Granarolo un
Bonamico di meno. I bolognesi arrivano in punta di piedi, ridimensionati
da un brutto campionato: i play off sono un'altra cosa, 40 minuti di gioco
d'azzardo. Nella finale dello scorso campionato
la Granarolo scucì dalle
maglie Simac uno scudetto troppo frettolosamente assegnato: ora ritenta il
colpo gobbo nei quarti. Simili le premesse: un pronostico che li vuole
ancora battuti, la tradizione vincente di un quintetto che sembra possedere
il filo d' Arianna nel muoversi negli improbabili meandri dei play
off-lotteria.
Dan Peterson, divertito dalle voci che lo danno in partenza, nega che la
sua squadra possa soffrire un complesso di inferiorità; lamenta solo la
lunga sosta al termine della regular season, che ha fatto dimenticare a
Carrol e compagni la confidenza con l'agonismo: "Sarà un brusco risveglio ma
i ragazzi già lo sanno". Un problema in meno dall' anno prossimo con la
nuova formula a sedici squadre. "I due confronti diretti in campionato sono
andati bene - commenta
Alberto Bucci, coach della Granarolo - l'assenza di
Bonamico ci toglie potenza fisica e ci limita nelle soluzioni tattiche,
ma noi scenderemo in campo decisi a giocarci tutto subito. Toglieremo loro
il fiato fin dall'inizio". Per i bolognesi tirati a lucido dal duplice
impegno negli ottavi una Simac che si annuncia rinnovata: la temuta pausa ha
se non altro permesso a
Peterson e Casalini di mettere a punto nuovi schemi di gioco, fare un
contropiede più veloce. Da verificare il rendimento di Carrol e
Schoene, ancora vergini, malgrado il passato professionistico, al clima
dei tagliafuori. Ma l'umore a Milano fra i tifosi: sono 4400 i posti del
Palalido per una richiesta che - dicono in società - supera le diecimila
presenze.
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