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STAGIONE 1984/85

 

GRANAROLO FELSINEA BOLOGNA

Serie A1: 7a classificata su 16 squadre (16-30)

Play-off: eliminata ai quarti di finale (2-4)

Coppa Europa dei Campioni: 6a classificata nel girone finale (5-14)

Coppa Italia: eliminata ai quarti di finale (2-4)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
4 Roberto Brunamonti P 1959 192 ITA
5 Domenico Fantin G 1961 196 ITA
6 Piero Valenti P 1956 183 ITA
8 Matteo Lanza G 1964 194 ITA
9 Ian Van Breda Kolff A 1951 200 USA
10 Renato Villalta A 1955 204 ITA
11 Augusto Binelli C 1964 211 ITA
12 Elvis Rolle C 1958 205 USA
14 Alessandro Daniele C 1963 206 ITA
15 Marco Bonamico A 1957 200 ITA
Gianluca Trisciani 1961 ITA
Clivo Righi 1966 ITA
Gianluca Lenoli 1967 ITA
Alberto Bucci All ITA
Ettore Messina ViceAll ITA

 

Partite della stagione

statistiche di squadra

 

 

Squadra immutata, ma il rilassamento post-stella e le fatiche olimpiche dell'estate rendono irriconoscibile la Virtus, oltretutto presto orfana di Bonamico acciaccato al ginocchio. A stento entra nei play-offs dove nei quarti l'attende una Simac smaniosa di rivincita. Fine dell'avventura e stagione quasi tutta da dimenticare, Coppa dei Campioni compresa. In regresso anche la Nazionale: agli Europei di Stoccarda Villalta, Brunamonti e Binelli (grande promessa) devono accontentarsi del bronzo.

 

tratto da "100MILA CANESTRI - Storia statistica della Virtus Pallacanestro" di Renato Lemmi Gigli

 


 

GRANAROLO I MOLTI PERCHé DI UNA CRISI IMPREVISTA

Nel campionato del nuovo potere, dei volti inediti o restaurati, lo scudetto sta navigando in retrovia. La Granarolo vegeta a metà strada, fra ottavo e decimo posto. Ha perso quattro partite consecutive, non ha mai vinto fuori casa, a questo Guinness di mediocrità ha sommato un traumatico avvio in Coppa Campioni, 18 punti sotto a Mosca. I mali di una squadra fatta per vincere e sconfitta troppo spesso fanno ovviamente parlare. Di psicologie di gruppo, appagamenti e imborghesimenti dopo una conquista. Oppure di difese che non funzionano, contropiede che non sboccia, percentuali di tiro troppo basse: una pecca, quest' ultima, molto grave per una squadra che si è sempre fidata molto della sua mira. La Granarolo sembra ancora legata al ricordo di quei pomeriggi di maggio a San Siro, a uno scudetto insperato e trionfale, e pare aver appeso, a quei giorni, anche un' altra convinzione; quella di poter vincere, in ogni caso, le partite "giuste", quelle che contano. Anche l'anno scorso, in fondo, la si etichettava come "malata di trasferta". Poi, fuori casa, vinse il suo scudetto. La Granarolo è stata lasciata intatta in estate, puntando su fioriture ed emulazioni interne, che per ora la compensano solo in parte (i giovani sono acerbi, Fantin, grimaldello dello scudetto, è fuori forma e fuori tiro). è riuscita a medicarsi spesso dentro il suo palasport, che al massimo mormora e non contesta. E fra giovedì e domenica, con Cibona e Scavolini, ha la possibilità e l’obbligo, di raddrizzare coppa e campionato.

 


 

FOTO DI GRUPPO PER UN CANESTRO SENZA PADRONI

Mai come quest'anno il basket sembra rotolare come il calcio: molto equilibrio in campionato, piccole squadre dal poco blasone che abbattono le grandi, qualche Maradona dai molti problemi, qualche Briegel dal rendimento alto e costante. E soprattutto il male da scudetto che colpisce la Granarolo così come l' anno scorso colpì il Banco. Ripetersi è sempre più difficile. Se fin qui il campionato ha urlato poco inizierà a farlo adesso con i play-off all' orizzonte e con molte squadre impegnate anche sul fronte delle Coppe. Capacità di concentrazione, abitudine al successo, tranquillità di ambiente, buone armonie di gioco, saranno da oggi non virtù ideali ma necessarie al continuamento della marcia. Nella tabella di sopra non sorprende tanto la supremazia di Milano già abituata a questi exploits quanto il ritardo psicologico di Bologna che ha fatto la precisa scelta di non rinnovarsi dopo la conquista dello scudetto. Sui mali dei campioni d' Italia ormai neanche Bucci sa dare una spiegazione convincente. E la sua rassegnazione sembra essere di tutta la squadra che ancora non è riuscita a vincere una partita fuori casa.

(…)

 


 

E IL BASKET CONTINUA MA è MALATO DI STRESS

(…)

A Trieste giocano i campioni d'Italia della Granarolo. Alberto Bucci legge la classifica, la sua squadra è aggrappata a un tenuissimo ottavo posto, non sa se Rolle, operato giovedì ad un ascesso tonsillare, ce la farà a scendere in campo o resterà in panchina a smaltire antibiotici. Trieste sarebbe un campo da espugnare, in una tabella da rincorsa. "Ma io non ho tabelle - ribatte Bucci - Dobbiamo vincere il più possibile, arrivare più su che si può. Nelle prime quattro? Sarebbe un traguardo". Bucci fa i conti, mette il play off a 32-34 punti. "Significa vincere almeno 7-8 partite su 15. E vincere naturalmente qualcosa fuori casa, per migliorare questo ottavo posto. Il livello tecnico in A1 è aumentato, i giocatori sono bene distribuiti, se c'è equilibrio vuol dire anche che non hai domeniche di quiete, che un momento difficile lo puoi pagare con più sconfitte di fila, su qualsiasi campo".

(…)

 


 

UNO-CONTRO-UNO: BUCCI

di Enrico Fedrighini – Superbasket – 17/01/85

 

“Il peggio è passato”, continua a ripetere Alberto Bucci a chi gli chiede che fine abbia fatto la Granarolo campione d'Italia, spesso assai lontana dalle zone della classifica dove una squadra del suo calibro dovrebbe costantemente fluttuare. Nel corso dei passati campionati, in questa fase della stagione, la formazione bolognese amava concedersi qualche pausa in attesa dello sprint finale verso i playoff, ma non aveva mai rischiato come quest'anno una clamorosa estromissione dalle finali per il titolo. “Stavolta la nostra flessione è stata causata soprattutto dagli infortuni che, a turno, hanno colpito più di un giocatore”, afferma Bucci, tecnico dei bolognesi. Basta questo a spiegare l'involuzione tecnica e psicologica di una squadra che, è opinione comune, avrebbe potuto dominare dall'inizio alla fine il campionato? “Mi aspettavo un calo atletico da parte di quei giocatori che, tra campionato e nazionale, non avevano ancora tirato il fiato da un anno a questa parte. Non pensavo, però, che potesse essere così brusco. Ma anche questo non basta per spiegare quanto è accaduto, visto che Villalta, quello teoricamente più "stanco" di tutti, ha tenuto in piedi la baracca in più di un'occasione…”.

E allora? “Allora dico che quando manca la salute fisica, manca anche la convinzione nei propri mezzi. Fantin, Van Breda e Bonamico hanno avuto problemi di varia natura che, ora, per fortuna, stanno scomparendo”. Problemi simili li hanno avuti varie altre squadre, oggi e in passato, senza subire tracolli così paurosi. “Difendo la mia squadra, ho totale fiducia nei giocatori, continueremo a lavorare per risolvere i nostri problemi. Cosa volete che vi dica? Che ho avuto paura di fare la fine del Bancoroma nell'ultimo campionato. No, mai, mi sarei sentito impotente. La società mi ha confermato la sua fiducia, io confermo la mia nei giocatori. Alla fine, quando si giocherà per il titolo, saremo ancora protagonisti”. Assieme a chi? “Simac e Bancoroma”. Quanto vi è costata questa serie di sconfitte? “I primi due posti della classifica. Dovremo sudare più che in passato, ma non mi preoccupo…

Nemmeno pensando alla coppa dei Campioni? “Quello rimane l'obiettivo più ambito per una società come la nostra. è stimolante. Non sono certo gli impegni internazionali che mi preoccupano, ma abbiamo pagato l’assurdo calendario della Coppa Italia”.

Quale giocatore italiano vorresti avere in squadra? “Guerrieri è forse il tecnico più invidiato per poter lavorare assieme ad un fenomeno del calibro di Morandotti, merito anche suo se oggi questo ragazzo è riuscito ad emergere”.

è di moda, in questo momento, dare addosso agli arbitri. Vuoi scagliare il tuo sasso contro il settore? “Devo ammettere che molti colleghi, in questo periodo, cercano di ottenere vantaggi comportandosi in questo modo. Piangere nei momenti difficili delle proprie squadre fa parte di questa strategia. Però non mi sembra giusto nei confronti degli arbitri che, se confrontati con quelli in circolazione in Europa, non sono poi così disastrosi. Vero è che dobbiamo smetterla con le ipocrisie dei viaggi-premio al seguito della nazionale: questo non può bastare per stimolare un arbitro a migliorarsi, ormai non basta più nemmeno la designazione per i playoff o per le coppe europee. Il premio deve essere una somma di denaro, con la quale potranno poi pagarsi tutti i viaggi che vorranno”. Tutto giusto, ma l'ennesimo scoppolone che è costato l'eliminazione dalla Coppitalia brucia assai. Andiamo avanti.

La critica che più ti ha infastidito? “Qualche tempo fa un giornalista scrisse che Bucci è un presuntuoso. Siccome è un mio vanto non esserlo, ho cercato di chiarire le cose con l'interessato. Ora tutto è a posto”.

Il momento più difficile quest'anno? “Ce ne sono stati tanti quante le nostre sconfitte in trasferta. Uscire da campo sconfitto dopo aver subito parziali assurdi in pochi attimi di gioco ti dà una sensazione di grande desolazione”.

E il più bello? “Il giorno in cui i "ragazzi" mi regalarono un orologio, dopo la conquista del titolo. Non dissero nulla, ma con quel gesto mi fecero capire tante cose Quell'orologio lo porto solo durante le partite”.

 

Brunamonti, D'Antoni, Rolle, Carroll, Van Breda Kolff, Villalta, Bariviera, Lanza e Priemer

 

UN DELITTO DI LESA STELLA

di Gianfranco Civolani - Superbasket - 24/01/1985

 

Bologna sta diventando la città dei misteri irrisolti. Potrei e magari vorrei parlare delle stragi impunite, per poi parlare di taluni gialli non ancora dipanati (il giallo Alinovi, tanto per restare nell'attualità) , ma bando alle chiacchiere e parliamo di un altro mistero irrisolto, quello che si riferisce al cosiddetto delitto di lesa stella.

Il mistero Virtus, ecco. Che cos'ha la vecchia Virtus? Difficile dirlo. Neppure Porelli, Bucci, Villalta e soci rispondere. Ci dovrei dunque provare io? Ci provo sommessamente e pazienza se il contributo non sarà gran cosa.

Numero uno: lo stress da scudetto. Vorrei qui richiamarmi a quel che accadde al Bologna calcio nell'anno del dopo-scudetto. roba del sessantaquattro, dopo quel magico settimo sigillo. Eliminazione rapidissima in Coppa (quella maledetta moneta, quell'atroce conclusione, ma insomma sempre eliminazione fu), sconsolante sesto posto finale, giocatori francamente irriconoscibili, allenatore e direttore sportivo inopinatamente rimossi.

La Virtus, già, la Virtus. Lo scudetto della stella conquistato come? Ma soffrendo e spasimando come bestie, rischiando l'inverosimile prima, durante e dopo. E vincendo fra censure infuocate (gli arbitri corrotti con l'origano sulla pizza galeotta) e fra un gran digrignar di denti e dentiere.

Cosa succede l'anno dopo? Succede quel che può succedere, succede quel che capitò al banco. Obiezione: ma il Banco in ogni caso vinse la Coppa. Sì, ma vogliamo mettere quella Coppa e questa? Senza offesa, ma cinque classi di differenza, direi. In questa Coppa qui puoi finire tranquillamente al quarto o al quinto posto  senza che ci si debba vergognare. E allora deve far poi tanto clamore e scalpore se putacaso l'anno del dopo-stella la Virtus per un banale fenomeno di stress da spasimo e da appagamento fa magari i play-offs al pelo e perde (il cielo non voglia, parlo in via di ipotesi) la gran coppa?

Numero due:mettiamo insieme tutti gli stranieri che giocano in A1 e in A" e tentiamo di fare un po' di classifiche più o meno comparate. Bene, se io vi dico che fra i primi quindi i due della Granarolo non ci stanno, voi cosa mi rispondete? Perché non ci stanno? Ma perché Rolle - certamente assai migliorato da quando calò fra noi - fatica sempre di più a reggere certa concorrenza e perché Van Breda ha un anno in più (e i prossimi sono trentaquattro) e conseguentemente assai più acciacchi di prima.

Numero tre: eravamo tutti portati a pensare che la panca della Virtus fosse una specie di arma vincente. Bene, Domenico Fantin per motivi vari è in flessione, Matteo Lanza è militare e Binellone e Daniele giocano troppo poco per potersi fare più o meno apprezzare. Quali sono gli oggettivi limiti attuali di Binelli e Daniele? Non lo sappiamo. Certo il Binelli pivot è ancora troppo sottile e pollastrone per potersela vedere con i califfacci che volteggiano, ma insomma comincio a dubitare che questa panca sia una panca da supersquadra.

Ma allora - mi direte - per questa Virtus che prospettive immediate ci sono? Bè, procedere un po' più spediti e tentare di arraffare comunque quel che umanamente si può arraffare. E non c'è dubbio che per Porelli sarà una stagione illuminante perché non sarà poi tanto difficile appunto al termine della stagione capire cosa occorre e decidere di conseguenza.

Ultima cosa: l'allenatore. Sento dire: ma questo Bucci è denaro in banca o cosa? Questo Bucci - suppongo si voglia affermare - è affidabile anche per i prossimi anni o no? Amici, ci sono in Italia allenatori che si chiamano Bianchini, Peterson, Bucci, Lombardi, Pasini, Sales, De Sisti, Guerrieri, Taurisano, eccetera. Questi allenatori, già, questi allenatori chi li ha se li tiene stretti, strettissimi.

 


 

QUANTO VALE L'AMERICANO?

La Simac ha un americano in più, la Granarolo un Bonamico di meno. I bolognesi arrivano in punta di piedi, ridimensionati da un brutto campionato: i play off sono un'altra cosa, 40 minuti di gioco d'azzardo. Nella finale dello scorso campionato la Granarolo scucì dalle maglie Simac uno scudetto troppo frettolosamente assegnato: ora ritenta il colpo gobbo nei quarti. Simili le premesse: un pronostico che li vuole ancora battuti, la tradizione vincente di un quintetto che sembra possedere il filo d' Arianna nel muoversi negli improbabili meandri dei play off-lotteria. Dan Peterson, divertito dalle voci che lo danno in partenza, nega che la sua squadra possa soffrire un complesso di inferiorità; lamenta solo la lunga sosta al termine della regular season, che ha fatto dimenticare a Carrol e compagni la confidenza con l'agonismo: "Sarà un brusco risveglio ma i ragazzi già lo sanno". Un problema in meno dall' anno prossimo con la nuova formula a sedici squadre. "I due confronti diretti in campionato sono andati bene - commenta Alberto Bucci, coach della Granarolo - l'assenza di Bonamico ci toglie potenza fisica e ci limita nelle soluzioni tattiche, ma noi scenderemo in campo decisi a giocarci tutto subito. Toglieremo loro il fiato fin dall'inizio". Per i bolognesi tirati a lucido dal duplice impegno negli ottavi una Simac che si annuncia rinnovata: la temuta pausa ha se non altro permesso a Peterson e Casalini di mettere a punto nuovi schemi di gioco, fare un contropiede più veloce. Da verificare il rendimento di Carrol e Schoene, ancora vergini, malgrado il passato professionistico, al clima dei tagliafuori. Ma l'umore a Milano fra i tifosi: sono 4400 i posti del Palalido per una richiesta che - dicono in società - supera le diecimila presenze.