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X, Bonamico, Ragazzi, Villalta, X, Goti,
Fredrick, Rolle, Generali, Brunamonti
STAGIONE 1982/83
SINUDYNE BOLOGNA
Serie A1: 5a classificata su 16 squadre
(21-30)
Play-off: eliminata ai quarti di finale (3-5)
Partite
della stagione
statistiche di squadra
L'Avvocato Gianluigi
Porelli intanto, forte della vittoria in un referendum indetto dai
Giganti sui personaggi più popolari del basket in cui il 16% dei lettori
del mensile milanese votano per lui che precede
Peterson e Meneghin, sta per fare le sue mosse. Le mosse sul mercato
sono due. Una riguarda la squadra e una la panchina. In campo, fedele alla
massima che vuole una novità all'anno, per accontentare l'esigente pubblico
vedremo infatti il contesissimo Roberto
Brunamonti a coprire quella falla, nel ruolo di regia che era apparso
una voragine nelle due stagioni di Nikolic e
questa è certamente un grosso successo di Porelli.
Sulla panchina invece si torna a percorrere la strada americana (quella che
ha portato gli ultimi tre scudetti) e arriva a Bologna un avvocato di
origine italiana, George Bisacca, digiuno da
diversi anni dalla professione di allenatore. E questa è una decisione che
l'Avvocato Porelli avrebbe sicuramente
rimpianto anche se si difese poi "Quando si rischia, ti può capitare un Peterson e ti può capitare un Bisacca" con la grinta del giocatore di poker.
Gli inizi di Bisacca
paiono buoni e a Bologna si ricomincia a sperare. I tifosi vogliono questo
stramaledetto 10° scudetto. La squadra è un po' più logica di quella della
passata stagione: Brunamonti in regia
consente a Fredrick di giocare guardia e di
pensare a "buttarla dentro", gli altri sono tutti certezze: il marine Bonamico, capitan
Villalta, Generali, Fantin e il miglioratissimo e sempre più
concreto Rolle. "Ritengo importante l'inserimento
di Brunamonti" dirà subito il neo coach Bisacca "poiché pur non essendo completo in
fase di regia, forse per la giovane età, è grande regista del contropiede.
Roberto ha forte personalità, comanda i compagni e loro hanno rispetto per
lui. Questo innesto ha tolto a Zam i fastidi della passata stagione": La
Sinudyne modello Bisacca dovrebbe essere
differente dalla Sinudyne modello Nikolic
"Effettivamente la Virtus giocava rigida, lenta nella manovra d'attacco"
spiegava "ancorata e compressa nella manovra schematizzata. Noi invece
cercheremo la velocità e l'automatismo dei movimenti individuali". Grandi
idee, grandi programmi. Ora Bologna aspetta i risultati. Ma George Bisacca, ex coach della Farfield
University, "verifica per primo l'impossibilità di far collimare le sue idee
col nostro modo di vivere" dirà l'Avvocato Porelli
e deve preparare le valige, molto anzitempo, per gli Stati Uniti. Non gli è
riuscito nemmeno di toccare la fine del girone di andata. Troppe sconfitte
non in preventivo lo hanno condannato. In undici anni di gestione-Porelli
la Virtus ha cambiato 11 allenatori. Non sono troppi? "L'allenatore è uno
che viene, riscuote dei denari" spiega Porelli
"e se ne va da un'altra parte. Se non funziona ho il dovere di cambiarlo
fino a trovarne uno che va bene. Non vedo perché gli allenatori debbano
essere così compianti. Fa parte delle regole del gioco".
la panchina viene così affidata a Mauro Di Vincenzo, 38 anni medico,
assistente sia di Bisacca che di Nikolic. "Sicuramente ci è mancato in questi
anni un punto di riferimento fisso" dirà Villalta
all'indomani della partenza di Bisacca "un
allenatore in grado di svolgere un lavoro continuo nel tempo. è stato un
errore prendere Bisacca, c'erano altre
soluzioni più valide di un ex-tecnico italo-americano che non lavorava in
palestra da molti anni". Sempre Villalta
concede una specie di imprimatur al nuovo coach "Di
Vincenzo è un buon allenatore" dichiara a chi gli domanda se lo
considerino di più di un allenatore-duro o un allenatore-amico "noi della
Virtus ci siamo resi conto, a nostre spese, che non può esistere amicizia
tra allenatore e giocatore. Ricordo che quando giocavamo assieme io e Driscoll eravamo molto amici, ci vedevamo
spesso anche fuori dal campo. Ebbene appena divenne il nostro allenatore
Terry cessò di essermi amico. All'inizio ci rimasi molto male, non capivo
perché si comportasse così: oggi so che lo faceva a ragion veduta. E infatti
con lui vincemmo due scudetti". La Virtus fatica molto e Brunamonti paga in un certo senso il
noviziato bolognese "successe la stessa cosa anche a me" lo giustifica Renato Villalta. L'ingresso nei play-offs è
direttamente dalla porta degli ottavi di finale, dove la Virtus si sbarazza
dell'Acquabrillante di Forlì in due incontri.
Si va ai quarti e c'è un duello che vale la
finale per il titolo: Cantù-Bologna.
è una sfida che si trascinerà molte polemiche sul gioco duro. La
stampa è divisa: c'è chi accusa i virtussini di essere degli intimidatori
(ma non era la stessa accusa fatta alla grande Ignis vinci tutto?) e c'è
invece chi imputa ai lombardi di essere dei vittimisti. Fatto sta che ne
escono tre partite spigolose, cattive, con i giornalisti protetti dall'ira
dei tifosi. Porelli, che era negli Stati Uniti,
al suo rientro decide di squalificare qualche "penna" rea, a suo giudizio,
di aver fatto dei torti alla Virtus. Ma intanto, a cortine fumogene
dissolte, la Ford passa il turno in tre partite e la Virtus per il secondo
anno consecutivo non raggiunge la finale. Il titol va - clamorosamente - al
Bancoroma di Valerio Bianchini, ma soprattutto di Larry Wright, grande
stella americana che nella finale travolge il Billy e Mike D'Antoni. "Sono
parecchi anni che tutti dicono che siamo i più forti" polemizzerà alla fine
dell'anno ancora Renato Villalta "e si
meravigliano se poi non vinciamo lo scudetto. Io invece comincio a pensare
che finora tutte queste persone si sono sbagliate di grosso: è evidente che
la Sinudyne non è forte come si crede, non è vero che ha i migliori
giocatori a disposizione, ci sono molte squadre più forti della nostra".
tratto da "Virtus
- cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

Rolle lotta per la posizione a rimbalzo
Dura 11 domeniche l'esperimento Bisacca allenatore, pregiudicando piuttosto la
stagione nonostante la presenza del nuovo play
Brunamonti e la buona ripresa della squadra sotto Di Vincenzo. Solito 5° posto che porta al
solito scontro con Cantù nei quarti. I bolognese espugnano Cucciago ma si
fanno impallinare in casa e poi perdono la bella. A Nantes finalmente il
campionato d'Europa si tinge d'azzurro, merito anche del nostro trio
Bonamico-Brunamonti-Villalta.
tratto da "100MILA CANESTRI -
Storia statistica della Virtus Pallacanestro" di Renato Lemmi Gigli

Brunamonti difende su Dragan Kicanovic
IL FUTURO SINUDYNE
di Gianfranco Civolani
– Superbasket – 24/02/1983
Sinudyne schiaccia
sassi? Non esageriamo, stiamo coi piedi per terra. Sinudyne che finalmente
fa onore al suo potenziale e al suo rango, l’abbiamo scritto altre volte. E
poi vale la considerazione più elementare: bastava affidare questa
buonissima squadra a un allenatore vero per ottenere risultati eccellenti in
assoluto. E infatti: Sinudyne che zoppica vistosamente quando sul ponte di
comando c’è un attempato avvocato travestito e contrabbandato da coach, e
viceversa Sinudyne che procede imperiosamente quando all’avvocato del
Connecticut succede il medico fatto in casa, appunto il dottor Di Vincenzo
bolognese purosangue.
Dove finirà questa
Sinudyne. A occhio finirà al quinto posto. Potrebbe arrivare al quarto
qualora riuscisse a vincere tutte le quattro partite che restano, ma
l’ipotesi più logica è quella di un quinto posto e dunque di un primo
play-off non tanto proibitivo (Recoaro Forlì) e poi di un testa a testa
spasmodico con Cantù.
Previsioni un po’ più
approfondite? Impossibile e inutile farne. La Sinudyne oggi come oggi non è
inferiore a nessuno. Potrà patire l’eventuale terza partita fuori? Può
darsi, ma ripeto che è inutile e azzardato fare discorsi del genere. Può
anche vincere tutto.
E allora traguardiamo
l’analisi avanti, traguardiamo certe valutazioni in chiave futura.
Domanda: scudetto o
meno, che ne sarà di questa squadra l’anno prossimo, ovvero chi resterà e
chi partirà per la tangente?
Invoco il beneficio
d’inventario per le cose che dirò, ma intanto possiamo prevedere questo.
Abbinamento –
Difficilmente avremo ancora il marchio Sinudyne.
Porelli ha necessità di una sponsorizzazione che oscilli sui settecento
milioni e a quelle quote Bruno Berti (che peraltro resterà in società come
importante azionista) non intende arrivare. Morale:
Porelli non avrà gran difficoltà a fare la scelta giusta. Mi dicono che
il Top Spin (una bibita al the che sponsorizza fra le altre cose i grandi
circuiti del tennis) potrebbe essere il punto d’approdo.
Allenatore – Mi sembra
ovvio che
Mauro Di Vincenzo ha novantacinque probabilità su cento di essere
confermato. E d’altra parte chi se non
Di Vincenzo? Mi dicessero
Bianchini o
Peterson, sarei il primo a concordare. Altrimenti va benissimo
Di Vincenzo, giovane come gli altri bravi allenatori giovani, capace di
creare l’ambiente giusto, capace di intrattenere con il prossimo le
relazioni più sfumate (lui per principio non cerca nessuno, ma puntualmente
a domanda risponde) e insomma capace di guidare una squadra di livello.
Brunamonti – Figuriamoci se possiamo discuterlo.
Brunamonti non è un giocatore come gli altri.
Brunamonti è un investimento.
Villalta – Anche qui non ci piove. Renatone è una bandiera che sventola
ancora in modo imperioso e imperiale. Renatone non si tocca, lo dico io, ma
soprattutto lo dice
Porelli e lo dice chiunque abbia un minimo di
idee chiare.
Fantin – Idem come sopra. Giocatore di una funzionalità rara. Eccellente
difensore (e grande difensore fra tre o quattro anni, mi sentirei di
giurarlo), buon tiratore, grandissimo galvanizzatore.
Bonamico – Qui il discorso si fa più delicato. Marco è a una svolta. Ha
ventisei anni, è in fase evolutiva, non lo chiamano più in Nazionale. Ho
l’impressione che quello della Sinudyne non sia più il suo ambiente.
Probabilmente occorrerebbe sviscerare con lui certi problemi, probabilmente
Di Vincenzo e naturalmente
Porelli dovranno fare certe verifiche.
Bonamico è un giocatore commerciabile ai più alti livelli. Può essere
ceduto solo se in sua vece approdare una grossa ala americana (tipo Morse,
per capirci) e ovviamente se la contropartita è di quelle ricordevoli.
Generali – Giocatore un po’ sprecato. Pare che per
Generali si possa beccare mezzo miliardo tondo e mi pare che impiegare
mezzo miliardo tondo per dieci minuti per partita sia un po’ un lusso
superfluo. E al tempo stesso mi rendo conto che un sesto-settimo uomo così
lo vorrebbero in tanti. E allora teniamolo per, ma facciamolo giocare un po’
di più, responsabilizziamolo, capitalizziamolo…
Rolle – Un muscolare, un istintivo, un individuo che fatica a calibrarsi
in un qualcosa di razionale. Ne soppesi virtù e vizi e sei tentato dall’idea
di mandarlo a casa. Poi ci ragioni sopra e siccome in Italia i centri più
forti di
Rolle si contano sulle dita di una mano (Gianelli, Meneghin, il finto
centro Magee e poi quanti altri?) siamo sempre al solito punto. Meglio se in
America riusciamo a pescare un tizio più forte di
Rolle, ma c’è in America questo tizio sicuramente più forte disposto a
venire qui e poi conviene lasciar perdere Elvis quando il suo acclimatamento
è un dato sempre più compiuto?
Frederick – Gran mitragliere, splendido egoista del paniere. Ma piccino
piccino e sempre più paralizzante per il
Fantin che con
Frederick a tempo pieno deve starsene in dispensa. E quindi ecco
l’ipotesi:
Fantin guardia, un’ala americana e
Frederick che torna a casa con tante grazie per le belle cose che ci ha
fatto vedere.
Gli altri – Già, i
rincalzi. Tornerà
Binelli, avremo forse la fioritura di elementi promettenti come Masetti
e
Ragazzi, dovranno trovare una collocazione Goti e
Govoni (ragazzi che comunque non possono farsi due minuti a partita) e
naturalmente ci sarà da risolvere il problema del primo rincalzo (un buon
rincalzo, tanto per essere chiari) per
Brunamonti e
Fantin.
Abbiamo fatto del
fantabasket? Mica tanto. Io mi sono attenuto alla logica più elementare e
siccome a chi governa i destini della gloriosa pallacanestro Virus dobbiamo
chiedere provvidenze logiche e sensate, bè, ho l’impressione di aver quasi
colto nel segno e in ogni caso di aver illustrato a sufficienza come
potrebbe e dovrebbe essere la Virtus basket che sta nel cuore a un’intera
città.
IN ALTO STAT VIRTUS
Di Peppino Cellini – Superbasket – 19/05/83
Si spengono le luci della ribalta sul basket
bolognese: la Virtus cade nei quarti di finale esce dalla scena e colleziona
il più brutto risultato degli ultimi anni, nonostante si fosse arricchita di
un play da un miliardo. Ricordiamo agli immemori che il tanto deprecato
bosniaco arrivò in semifinale senza un “play” di ruolo. Anche quest'anno la
frittata è stata fatta, sembra che le esperienze passate non insegnino
nulla: si arriva ai playoffs, come dire al “redde rationem”, il momento
magico che conta, dove anche la Società entra con il peso del suo carisma,
recita anch'essa il suo ruolo e… l'Avv. Porelli
si defila, così ne succedono di tutti i colori: giocatori e pubblico che si
sentono orfani della “guida” che ha sempre condotto tutto e tutti con mano
ferrea, ma sicura ai più alti traguardi, un vero sfacelo che faceva sbandare
e volare fuori strada tutto e tutti. Con Porelli
presente tutto quel casino non sarebbe avvenuto!
Adesso c'è Canna:
un G.M. che deve farsi le ossa, ancora deve fare esperienza. Chi è preposto
al peso di una conduzione di un team del livello della Virtus deve saper
affrontare ogni sorta di ostacoli con fermezza, determinazione, ed
attitudine al comando, molte primavere debbono passare per imparare (ammesso
che si possa) a condurre per mano un gigante societario come la Virtus di Porelli che ne è padre
legittimo, una creatura inconfondibilmente simile al creatore e che solo Lui
può gestire nel bene e nel male, nei pregi e nei difetti, indissolubilmente
uniti. Cosa farà l'Avvocato alla ripresa delle ostilità?, fulmini e saette
da incenerire l'universo intero? Pensiamo che ora si conceda un breve attimo
di riflessione, poi… indosserà la toga per un'arringa incisiva e dura, ha
già sparato a caldo pesanti condanne, “anche l'immaturità è colpevole”,
errori ne sono stati fatti e tanti, bisogna ricostruire, la stella da cucire
nelle maglie bianconere è ancora fuggita per altra costellazione, Porelli solo lui è
capace di ricatturarla per l'orgoglio dei giovani della fossa bianconera che
non si sono lasciati coinvolgere dall'esempio condannabilissimo di una
sparuta schiera di notabili dalle bisacce piene i quali avranno pensato che
dopo aver vissuto cent'anni da pecore era giunta l'ora di vivere un giorno
da leoni, solo perché mancava il “domatore”.
Bando alle polemiche, la Ford escluse la
Sinudyne: l'applauso va a Giancarlo Primo veramente un signore e un ottimo
tecnico nella panchina che fu dell'altrettanto grande Bianchini, ha fatto
fuori la Sinudyne con un giovane implume ragazzino neppure alto, anzi
parecchio bassino, tanto bravino nel trattare la palla, ma è anche
altrettanto vero che nessuno era stato predisposto a marcare questo giovane
che ha potuto sciorinare tutto lo scibile che un ragazzino di talento impara
dai propri in segnanti, ma il buon Corradino, non ce ne voglia, lui fu sì
l'eroe di Bologna, ma la sua è stata un'esibizione che gli fu concessa di
fare, di esibire agli spettatori. Bravo Giancarlo Primo a non avergli
concesso replica, era la sua ultima carta Corradino e lui l'ha giocata bene,
questa è maturità di coach. Poi Primo fu escluso dai predestinati, se a
Cantù non l'hanno capito son tosti nella “dura madre”, e qui intanto Bucci ha visto il “clinic”, poi cercherà di
raccapezzarsi, andando anche un po’ al “Dino Ferrari” di Imola, perché lui
finora ha guidato delle Fiat, e adesso gli hanno dato per le mani una
“formula uno”, il volante è diverso, bisogna tenerlo saldo altrimenti si fa
come Patrese, né Porelli
potrà sempre saltar dentro a guidar lui. Anche se gli piacerebbe molto.
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