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X, Bertolotti, Tommasini, Serafini, Martini, Driscoll, Bonamico, J. McMillen, Peterson

Moro (prep.atl.), Caglieris, Valenti, Generali, Antonelli, Sacco, Frabboni

 

STAGIONE 1975/76

 

SINUDYNE BOLOGNA

Serie A1: 3a classificata nella prima fase su 12 squadre (16-22)

poule finale: 1a classificata su 8 squadre (13-14); CAMPIONI D'ITALIA

Coppa Korac: qualificata negli ottavi di finale (2-2); 1a classificata nel girone dei quarti di finale su 4 squadre (5-6); eliminata in semifinale

 

N. nome ruolo anno cm naz note
4 Carlo Caglieris P 1951 178 ITA
5 Piero Valenti P 1956 183 ITA
6 Massimo Antonelli G 1953 196 ITA
9 Mario Martini A 1954 200 ITA
10 Marco Bonamico A 1957 200 ITA
11 Pietro Generali A/C 1958 207 ITA
12 Terry Driscoll C 1947 202 USA
13 Luigi Serafini C 1951 210 ITA
14 Aldo Tommasini 1953 ITA
15 Gianni Bertolotti A 1950 199 ITA
Marco Baraldi 1959 ITA
Massimo Sacco 1953 ITA
Dan Peterson All USA
John McMillen ViceAll USA tesserato anche come 2° straniero per la Coppa Korac

 

Partite della stagione

statistiche di squadra

 

Intanto, a forza di tentativi, sono passati venti anni, venti lunghi anni senza che Bologna, culla del basket, abbia assaporato la gioia dello scudetto. Anche la stagione 1975/76 si apre con molte speranze. Ripartito il favoloso Tom McMillen, in via Ercolani tentano la strada del cavallo di ritorno e annunciano l'arrivo sotto le Due Torri di Terry Driscoll, il bostoniano che nel '60/'70 aveva già giocato nella Virtus, referenziatissimo, ma al di sotto delle attese. Detroit Pistons, Baltimora Bullets, Milwaukee Bucks nella NBA, St. Louis Spirits nell'ABA, questi sono i nomi dei club che hanno avuto nelle loro fila Terry Driscoll in una carriera professionistica non certamente esaltante. è quasi fatale che non tutti siano entusiasti di questo acquisto. "Cinque anni di professionismo mi hanno notevolmente maturato" dichiara Driscoll ai Giganti "Spero proprio di poter fornire alla Virtus tutta la mia esperienza e soprattutto di prendermi in Italia l'unica soddisfazione che mi è sfuggita finora in America: quella di vincere un titolo". Ma se non tutti a Bologna sono entusiasti della venuta di Terry, tutti certamente sono molto contenti, o per lo meno non hanno nulla da dire, sull'acquisto del regista Charly Caglieris dai concittadini della Fortitudo Alco. "A Bologna parlano di scudetto, ne parlano molto" dichiara Charly sempre a Giganti "c'è un enorme entusiasmo attorno alla Sinudyne. Sto bene, proprio bene. Peterson è un allenatore entusiasta ed entusiasmante. Lui vuole che tenga in pugno la squadra e che trascini il contropiede".

 

Il campionato di A1, come l'anno precedente, è diviso in due fasi, una prima normale di andata e ritorno ed una seconda denominata poule scudetto. Alla poule scudetto partecipano 8 formazioni: Alco, Canon Venezia, Forst, Ibp Roma, Mobilgirgi, Mobilquattro Milano, Sinudyne e Snaidero Udine. La Virtus trova le chiavi per aprire la cassaforte dello scudetto andando a vincere sul campo della Mobilgirgi in una fantastica partita (82-75): lo scudetto dopo 20 anni è di nuovo sotto le Due Torri. Su Il Basket Enrico Franceschini intervista Terry Driscoll che così distribuisce i meriti del settimo scudetto Virtus. "All'inizio l'uomo più importante per noi è stato Bertolotti, che è esploso, segnando 30 punti a partita, guidando davvero la squadra in campo, da capitano" racconta il pivot della Virtus "Così anche se io segnavo poco o Caglieris sbagliava qualcosa o Antonelli non dava ancora la sicurezza che avrebbe dato nella poule scudetto, Gianni rimediava col suo tiro. Dopo anche lui ha passato una fase in cui segnava meno, era meno preciso. Ma a quel punto la Sinudyne era già una squadra completa. All'inizi della poule tutti e cinque gli uomini del quintetto base erano nei primi venti marcatori del campionato e questo significa che se un giorno uno di noi non andava, c'erano altri ugualmente pericolosi. Dunque era difficile controllarci. E quindi in un certo senso non è possibile dire che il migliore è stato uno: anche Antonelli, Caglieris, io, Serafini abbiamo dato molto; anche Piero Valenti quando ha dovuto sostituire Caglieris ha fatto tutto benissimo, niente di meno di quello che avrebbe saputo dare Charly; e così anche Bonamico è stato utilissimo. Ma da noi proprio tutti, anche Tommasini, Sacco, Martini, che pure giocano poco in partita, si sono dimostrati importanti. Di scudetto non abbiamo mai parlato molto noi giocatori. Era Peterson a parlarci spesso dello scudetto. Quando è iniziata la poule lui ci ha detto che avevamo un calendario favorevole, che potevamo vincere le prime sette partite e allora avremmo messo nei guai Girgi e Forst. Ci disse anche che se facevamo tutto per bene verso la fine del campionato avremmo giocato sicuramente per lo scudetto. Poi, dopo le prime vittorie il coach spiegò che non era ancora tutto a posto che mancava ancora qualcosa, esperienza, sicurezza, concentrazione assoluta. E alla fine ce l'abbiamo fatta. Ma fra noi giocatori non s'è parlato tanto, siamo rimasti tranquilli. Ecco, prima della partita con la Snaidero, Bertolotti mi ha chiesto se avevo dormito la notte. Ma io avevo dormito benissimo. Ero stanco la sera, non avevo pensieri".

 

tratto da "Virtus - cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

Charly e John McMillen festeggiano: è scudetto

 

"Noi vogliamo la Virtus tricolor..." cantano sulle scalee. Orbene Caglieris play e Driscoll uomo-squadra (più Bertolotti, Serafini, Antonelli e Bonamico) rappresentano la miscela giusta, in una con la mentalità vincente di Peterson, per riportare il titolo a Bologna. La squadra cresce nella prima fase, poi nella poule finale spara 13 successi consecutivi culminati nell'impresa di Varese che anticipa alle V nere lo scudetto n. 7. Avanzata anche in Europa fin nelle semifinali della Korac.

 

tratto da "100MILA CANESTRI - Storia statistica della Virtus Pallacanestro" di Renato Lemmi Gigli

 


 

La prova che non è vero che il giorno che comincia male finisce male è stata quest'annata, perché siamo partiti 1-5, compreso uno 0-2 per lancio di una moneta contro il Siena e una sconfitta in campo neutro contro l'Ignis per squalifica del nostro campo dopo… la monetina. Insomma, siamo andati a Roma per giocare contro l'IBP con uno stress addosso che è difficile da spiegare. Stranamente, la squadra ha giocato con una determinazione fredda che non avevo visto nei primi due anni alla Virtus. è stato in questo momento che ho capito la grandezza di Terry Driscoll. Lui ha assolutamente rifiutato di lasciarci perdere: difesa, rimbalzi, blocchi, passaggi, punti e leadership. Ed anche una cosa in più: una cattiveria agonistica davvero eccezionale.

Porelli ed io siamo andati a Boston nell'estate del 1975 per portare Terry fuori dai Boston Celtics, con cui era sotto contratto. Alla fine, nell'ufficio di Red Auerbach, tutto a posto. Facevo da traduttore tra Porelli ed Auerbach, una cosa eccezionale. Red: "Perché non gli offrite più soldi?" Porelli: "Perché voi non gli fate un contratto no-taglio?" Insomma, uno spettacolo da cinema. Con la vittoria a Roma, apriamo una catena di nove vittorie in fila, usando una rotazione di 10 giocatori ogni tempo. Ovviamente, abbiamo studiato in quali momenti usare quelli del secondo quintetto, sempre nelle parti centrali dei tempi, non per aprire il tempo; non per chiudere il tempo; sempre in compagnia di due o tre titolari per non sfigurare. Volevamo valorizzare i giovani così. Ho avuto anche fortuna. Come non sapevo il significato di "i due punti", qui ne menziono, felicemente, un altro. Avevamo una rimessa per Fultz il primo anno e la stessa per McMillen. Nel primo allenamento, dico a Bertolotti, davanti a tutti: "Gianni, quest'anno farai tu il “taglio Americano” Gianni si è galvanizzato. Da uno che faceva 13 punti di media, diventa uno di 26 di media.

Finiamo dietro l'Ignis e la Forst nella prima fase. Ora, la poule scudetto. La prima è a Roma. Il quintetto base, tutti, fuori per cinque falli. Una guerra. Arrivano loro a pareggiare, 85-85. Tempo quasi scaduto. Massimo Sacco lancia un tiro da 10 metri… .e non esagero. Dentro. Vinciamo, 87-85. Dopo chiedo a Sacco perché ha tentato quel tiro (per me pazzo). Lui: "Coach, ero libero!" Poi, Derby. Nikolic ha portato la Fortitudo dall'A-2 ai playoffs. Però, in riscaldamento, Fessor Leonard spacca un tabellone e loro perdono la carica. Ho visto la faccia di Nikolic… una rabbia indescrivibile. Vinciamo facile. Andiamo a Milano e siamo sopra di +19, ma la MobilQuattro rimonta fino a 92-92. Driscoll fa un passaggio schiacciato dietro la schiena a Caglieris per il canestro della vittoria. Ancora in trasferta, a Venezia,  andiamo sotto di -14, per rimontare e vincere. Ora, la Mobil Girgi Varese viene a Bologna. Bob Morse ha la febbre, 40°. Fa 40 punti, ma noi strappiamo la vittoria. Ormai, con Driscoll in campo, la squadra ha la mentalità battagliera. Vinciamo ad Udine, gara sofferta, per andare a 6-0 e avremo, ora, cinque gare in fila al Palazzo dello Sport.

Chiudiamo il girone d'andata battendo la Forst Cantù. Poi, dopo avere battuto Roma, nel secondo Derby, in casa loro. Prima del Derby, invito il secondo quintetto al Ristorante Rodrigo per ringraziarli per l'impegno in allenamento. Avevo una sola condizione: se non ci sono tutti entro le ore 20.30, non si fa niente. Puntuali, il 'quintetto bianco' mangia in quantità industriale. Il giorno dopo, il quintetto base è 'arrabbiato' con me. Driscoll: "E noi?" Dico: "Ok, se vinciamo il Derby, cena anche per voi". Nel Derby, però, partiamo malissimo: 11-24 dopo solo 10’00". Chiamo time-out. Mario Martini, migliore amico di Massimo Antonelli, salta addosso ad Antonelli: "Che fai! Idiota! Svegliati! Se non vuoi giocare, dillo!" Così per 30". Antonelli: "Mario, sono sveglissimo". Rimontiamo. Passiamo in testa, 76-75. Un secondo dalla fine, Piero Valenti commette fallo contro Amos Benevelli, tiratore micidiale. Sono avvilito. Qui finisce tutto: gara, poule, scudetto, anno. Benevelli sbaglia il primo. Grido a Driscoll: "Terry, taglia fuori Leonard! Non voglio un tap-in!" Benevelli segna e andiamo al tempo supplementare. Ricordo Norm Sloan: "Ragazzi, siamo in overtime…" Massimo Antonelli chiude il secondo tempo e il supplementare con 9 canestri in fila da (oggi) una distanza da tre punti, dandoci la vittoria. Per anni, dopo, i tifosi della Fortitudo, spiritosi, gridano a Porelli: "Avvocato, ringrazia Benevelli!"

Però, ci vuole fortuna nelle vittorie… tanto per pareggiare con le sfortune. E noi avremo una grande fortuna dopo le vittorie in casa con Mobil Quattro e Canon. Ormai, siamo 11-0 e Varese  10-1, avendo perso solo con noi. Se loro vincono e finiamo l'anno pari, ci sarà uno spareggio, una gara secca, a San Siro Milano. Però, noi dobbiamo chiudere il ritorno a Cantù, sempre grande squadra, sempre Campioni d'Italia. Ma la fortuna ci bacia: Varese deve giocare la finale della Coppa di Campioni alle 20.30 di giovedì e contro di noi alle 17.30 di domenica. Guardo Real - Girgi in TV. La Girgi vince alla grande, di +15, e una squadra da NBA. Io mi chiedo: "E noi dobbiamo giocare contro di loro domenica?" Però, e non so spiegarmi ancora, andando a Varese in pullman quella mattina, mi è venuta la sensazione che stavamo per vincere a Varese, a Masnago, dove non avevano perso con una squadra italiana in sei anni. è stato un presagio surreale. La convinzione mi è venuta leggendo i giornali, una frase del loro grande play, Giulio lellini: "Dobbiamo chiudere la partita nel primo tempo". Come? Non si giocano due tempi? Perché? Stanchezza dopo il Real, la finale, il viaggio? Oppure, preoccupazione per la possibilità che noi si possa vincere? O tutti quei motivi? Mi sono detto: "Loro non sono più 100% sicuri… e nemmeno noi. Pari"

Nel primo tempo, loro sono una furia, una squadra da… NBA. Vanno sopra di +9. Driscoll, che non chiama mai la palla… la chiama. Canestro di Driscoll: -7 per noi. Loro segnano di nuovo: -9 per noi. Driscoll segna per noi: -7 per noi. Loro segnano ancora: +9. Driscoll segna ancora: -7. Finalmente loro sbagliano. Rimbalzo Driscoll. Poi, Driscoll passa, qualcuno segna: -5 per noi. Quel momento terribile e il gioco di Driscoll è stato la metà dell'opera. Poi, fortuna… nella sfortuna. Gigi Serafini, non in partita, fa 5 falli. Devo spostare Driscoll su Meneghin, dove Driscoll non ha paura e può prendere ancora più rimbalzi. Metto Bonamico su Morse e Bonamico subisce 3 sfondamenti in pochi minuti. In un istante, abbiamo equilibrato il quintetto… una grossa fortuna. Mancano 43" alla fine. Caglieris piazza due liberi per portarci a +5. Porelli: "Coach, abbiamo vinto!" Zanatta, per loro, spara un passaggio baseball tutto campo e segnano subito. Io a Porelli: "Non ancora". Altri due liberi di Caglieris: +5. Io a Porelli: "Adesso si". Loro sbagliano ed Antonelli piazza un tiro in sospensione. 83-76. Sbanchiamo Varese. Impresa storica.

Ma non è finita. Se perdiamo due gare e Varese vince due gare, è spareggio. Dobbiamo battere la Snaidero Udine a Bologna per chiudere la pratica. Dico: "Non c'è fretta. La gara dura 40' anche se noi abbiamo fretta". Andiamo sopra di +10. Fretta. Pareggio. Time-out: "Vi ho detto di non avere fretta". Calma. Vinciamo senza problemi. Siamo Campioni d'Italia. Abbraccio il mio vice, John McMillen. Vedo Porelli ed Ugolini camminare per il parquet, braccio in braccio, lacrime negli occhi. Io sono tranquillo. Porelli ed Ugolini: "Coach, Americano di merda! Non stai piangendo! Non te ne frega niente dello scudetto o della Virtus! Stai pensando solo ai premi!" Casco per terra dal ridere e anche loro ridono, perché siamo tutti felici, ma non volevano mostrare quanto erano felici. Questo, no.

tratto da "Quando ero alto due metri" di Dan Peterson

 

Driscoll: semplicemente decisivo

 

IL NOSTRO SCUDETTO

di Dan Peterson

 

Chissà quando è cominciata questa storia della scudetto virtussino 1976? Può darsi che abbia avuto inizio 105 anni fa con la fondazione della Virtus madre, perché la tradizione pesa anche se c'è della gente che ride sopra una tale dichiarazione. Forse cominciò nel 1946 con il primo scudetto cestistico della vecchia Vu nera, perché così è stata scritta la prima pagina della storia Virtus-Basket. Forse partì nel 1956 con l'ultimo scudetto di sei in un periodo di 10 anni, perché quella squadra non era solamente forte e simpatica ma anche rivoluzionaria per i suoi tempi.

Sfogliamo le pagine ancora; 1871, 1946, 1956; tre pagine importanti ma ci sono altre. 1968: venne l'avv. Gianluigi Porelli a prendere in mano la Virtus Pallacanestro. Però, è importante solo la data; l'avvocato non stava a guardare per un paio di anni, 1970mi sembra più importante; la nascita della politica che è ancora oggi il marchio di Virtus-Sinudyne-Basket: largo ai giovani, organizzazione societaria, cooperazione ad ogni livello, passi sicuri, forse piccoli, ma sempre avanti. Allora, siamo arrivati al 1976 all'ultima pagina. Forse avremmo dovuto scrivere questa pagina nel 1977 o nel 1978. è stata scritta un po' in anticipo. Perché? Perché tanta gente faceva la sua parte e perché la squadra faceva la sua parte. Armoniosamente.

Studiamo un dettaglio che sembra piccolo ma non lo è: la salute dei giocatori. Nella poule finale abbiamo avuto un'assenza totale di infortuni. Anzi, abbiamo recuperato gente che era ammalata e infortunata prima. Chi dobbiamo ringraziare? Chi può dire che il miglioramento di Massimo Antonelli e Charly Caglieris non è dovuto alla migliore respirazione dopo i loro interventi al setto nasale fatti dal Prof. Baravelli? Chi può dire che la fortuna della squadra di non subire l'influenza che ne ha colpite tante non è dovuta anche alle attenzioni dei dott. Legnami e Testoni? Chi può dire che il recupero totale della caviglia sinistra di Gigi Serafini non è dovuto ai programmi del Prof. Boccanera? Io, personalmente, non vorrei affrontare una stagione senza l'appoggio di questa gente. Neanche per idea.

E quanti allenatori vorrebbero andare avanti da soli senza l'aiuto di tre uomini importantissimi: il massaggiatore, il preparatore atletico ed il vice-allenatore? Il sottoscritto no, certamente. In effetti il nostro massaggiatore mi ha fatto fare brutta figura. Due anni fa insegnavo a lui la tecnica per fare le fasciature e adesso le fa due volte meglio di me. OK! Il fiato della nostra squadra è dovuto a una sola persona: Giorgio Moro, il nostro preparatore atletico. Il Prof. Moro ha un gran pregio: sa legare il suo lavoro con concetti validi per la pallacanestro. Lui non dimentica mai che sta preparando 10 giocatori per giocare a basket e non a qualcos'altro. OK! Quanto sono fortunato di avere John McMillen come vice, non posso dire. In qualsiasi cosa è bravo: rapporto con i giocatori, lavoro in palestra, insegnare i fondamentali, e così via. è in grado a giocare uno contro uno con piccoli come Caglieris o con gente alta come lui, come Bertolotti o un pivot come Gigi Serafini. E, se sapesse la gente quanti suggerimenti validi mi ha dato durante le partite! Esempio classico: di smettere la zona a Varese. Mi diceva: "coach, loro hanno segnato con ogni palla, giocando contro la zona. La lasciamo?" OK!

Quando uno incomincia a citare nomi e a ringraziare la gente, sbaglia, perché uno sarà lasciato fuori. Ma, io so che senza il nostro staff segretariale, il nostro staff giovanile, lo staff del nostro vivaio avremmo meno società. Il punto è questo: uno scudetto è sempre il risultato del lavoro di molti, nessuno più o meno importante che un altro. Come diciamo nella squadra: tutti importanti. Forse nessuno indispensabile, ma tutti importanti!

Parliamo adesso della squadra. Vorrei dire due o tre cose tecniche.

Una forza della nostra squadra è l'equilibrio nel quintetto base. Ciascuno è in grado di segnare punti. Non c'è un giocatore che la difesa può ignorare. Non c'è un uomo debole. Altra cosa; ciascuno del quintetto base gioca in un modo totalmente diverso degli altri quattro: Caglieris è il classico play con entrata, assist e velocità; Antonelli è il classico martello da fuori che non perdona contro la zona; Driscoll è il classico uomo-squadra che non scherza per i rimbalzi; Serafini è il classico pivot che segna in sospensione, gancio, scivolamento e movimenti rovesciati; Bertolotti è la classica ala che vola in contropiede e brucia nell'uno contro uno.

Non si può non parlare del secondo quintetto: la famosa "squadra bianca". Questa è gente giovane, ma che si sa sacrificare: che può capire quanto duro è lavorare come uno del quintetto base e poi giocare due minuti mentre l'altro ne gioca 38. Ma gli anni passano e questa gente rappresenta il nostro futuro. Piero Valenti ha tenuto il campo per noi contro il Partizan (40 minuti), Girgi (due volte) e tante altre volte. Ha sviluppato quest'anno una personalità. Quando prenderà più iniziative sarà un giocatore forte. Vogliono Marco Bonamico in America e chissà se andrà per farsi le ossa? Nessuno discute il suo potenziale: un giorno potrà essere uno dei più forti giocatori d'Europa. Potenza, grinta, mentalità non gli mancano; solo carenze di carattere tecnico. Mario Martini ha fatto un cambiamento da così a così. Dopo due anni di quasi zero attività e uno in Serie B ha saputo fare un grosso salto psicologico e adesso può pensare di lavorare come atleta e come giocatore di pallacanestro. Massimo Sacco ha tutte le carte in regola per esplodere: velocità, stacco da terra, tiro micidiale ed entrata bruciante. A lui mancava l'esperienza. Ma, contro l'IBP due volte (prima fase e seconda) a Roma ha fatto i canestri vincenti e contro il Partizan ha chiuso il discorso con sei punti in due minuti. Con più visione di gioco, chissà? Aldo Tommasini è, secondo me, il più veloce pivot d'Italia. Forse Meneghin lo supera... ma per un pelo. Migliora con la potenza delle mani perché non si discute il suo stacco da terra. è una questione di maturità, di gioco e di mentalità essere un grande giocatore.

Il nostro scudetto. è strano ma l'ultima pagina è anche la prima: 105 anni di tradizione. In Italia solo la Reyer vanta tanti anni di vita. La Virtus è Bologna. Bologna è la Virtus. Chi ci ride sopra non ha visto i 500 tifosi in campo dopo la fine a Varese. In America dopo le grandi vittorie ci sono delle strette di mani, pacche sulle spalle, due barzellette e a casa. Ma qui ho visto 500 persone piangere e questo vuol dire tradizione ed è per questo che ho chiesto di scrivere sul "nostro scudetto" e non sul "mio scudetto". Bologna è una città particolare e obbliga l'uso del plurale, non il singolare. Nondimeno do la mia parola per ultimo: io a Varese non ho pianto. Lo farò un'altra volta... il giorno che lascio Bologna e la Virtus Pallacanestro.

 


 

VENT'ANNI DOPO

di Gianfranco Civolani - tratto da "Il cammino verso la stella"

 

Vent'anni dopo, tanti. Dadone Lombardi, Terry Driscoll, John Fultz Mitraglia, Armadione Swagerty, Corrado Pellanera, Johnson Fletcher, Ettore Zuccheri, Massimo Cosmelli, perfino Tom McMillen, sissignore.

Si succedono giocatori di prestigio e di rispetto, si succedono i presidenti (Dondi, Zambonelli, Gabrielli), si alternano allenatori anche di grido (Paratore e il redivivo Tracuzzi, per dirne due), ma lo scudetto se lo pappano gli altri.

La città di Bologna è ciclone a anticiclone al tempo stesso, ma ancora non basta. Torrenziale, sulfureo,apodittico, duce truce. Il mea avvocato opera un'autentica riconversione del prodotto, ma chiaramente ci vuol altro.

Entra a vele spiegate nel mondo del canestro l'azienda Sinudyne, entra sommessamente nell'ambiente un omettino nato nell'Illinois e pescato a Santiago del Cile. L'omettino Dan Peterson si presenta in città abbigliato come un qualunque Timber Jack. Strimpella con la chitarra la melodia di Tom Dooley, sulle prime sembra un tizio un po' troppo speciale. Impressione sbagliatissima, l'omettino ha idee giuste e particolarmente ha una straordinaria capacità camaleontica, ovvero un eccezionale adattamento spicciolo e una fulminea assimilazione di usi e costumi del paese che lo ospita.

Non pretendiamo che i risultati arrivino subito. Nel settantré siamo all'anno diciotto senza più tricolore sul petto. Abbiamo fatto diciotto, possiamo fare pure venti. Nel settantacinque Porelli ha la pensata di riportare a Bologna quel Driscoll che al primo impatto era parso una mammola o una pappafredda, fate un po' voi. Ahi che dolori le minestre riscaldate, ahi dolori avvocatone nostro...

Driscoll il bostoniano: tre scudetti quasi in fila, perbacco. Ne parleremo più avanti, ma intanto ecco la"chimica" finalmente vincente: il dirompente Bertolotti, l'inesorabile Antonelli e poi Gigione Serafini, una scoperta di Nino Calebotta. E Charlie Caglieris che sfugge alla grinfie dell'orco bosniaco (Aza Nikolic) e che tocca il paradiso con l'omettino dell'Illinois. E quel Bonamico che taluni cominciano a chiamare Goodfriend (nato a Genova, ma forse allevato a West Point, chissà mai). E poi il beneaugurante Piero Valenti (quattro scudetti e una splendida liason con il passato se è vero che si unirà in matrimonio con la figlia di Calebotta) e altri ancora che si mettono diligentemente al servizio della comunità.

Quel bimbotto del '43 che suonava alacremente il clarino - il bimbotto Lucio Dalla - voleva fare il play. Non era un caso. Negli anni settanta Little Lucio fa già impazzire i suoi fans con suadenti e struggenti canzoni.

E impazza lui stesso per la Virtus del suo gran cuore.

Si gioca a Varese il match che conta sette volte sette, appunto il settimo sigillo. Ma si può seriamente pensare di andare a sbancare Varese e i suoi ruggenti leoni?

Sì che ci si può pensare. Vince la Virtus, Little Dan diventa Big Dan e Porelli non si dà pace. Datemi quel pallone, voglio quel pallone, urla ai suoi prodi. Povero avvocatone, vorrà la palla per la bacheca vuota che tiene in casa... Benedetti e maledetti, datemi quel pallone che lo devo portare subito a Zangheri, al nostro signor sindaco.