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X, Bertolotti, Tommasini,
Serafini, Martini, Driscoll, Bonamico, J. McMillen, Peterson
Moro (prep.atl.), Caglieris,
Valenti, Generali, Antonelli, Sacco, Frabboni
STAGIONE 1975/76
SINUDYNE BOLOGNA
Serie A1: 3a
classificata nella prima fase su 12 squadre (16-22)
poule finale: 1a
classificata su 8 squadre (13-14); CAMPIONI D'ITALIA
Coppa Korac: qualificata negli
ottavi di finale (2-2); 1a classificata nel girone dei quarti di
finale su 4 squadre (5-6); eliminata in semifinale
Partite
della stagione
statistiche di squadra
Intanto, a forza di tentativi,
sono passati venti anni, venti lunghi anni senza che Bologna, culla del
basket, abbia assaporato la gioia dello scudetto. Anche la stagione 1975/76
si apre con molte speranze. Ripartito il favoloso
Tom McMillen, in via Ercolani tentano la strada del cavallo di ritorno e
annunciano l'arrivo sotto le Due Torri di Terry
Driscoll, il bostoniano che nel '60/'70 aveva già giocato nella Virtus, referenziatissimo, ma al di sotto
delle attese. Detroit Pistons, Baltimora Bullets, Milwaukee Bucks nella NBA,
St. Louis Spirits nell'ABA, questi sono i nomi dei club che hanno avuto
nelle loro fila Terry Driscoll in una
carriera professionistica non certamente esaltante.
è quasi fatale che non tutti
siano entusiasti di questo acquisto. "Cinque anni di professionismo mi hanno
notevolmente maturato" dichiara Driscoll ai
Giganti "Spero proprio di poter fornire alla Virtus tutta la mia esperienza e
soprattutto di prendermi in Italia l'unica soddisfazione che mi è sfuggita
finora in America: quella di vincere un titolo". Ma se non tutti a Bologna
sono entusiasti della venuta di Terry, tutti certamente sono molto contenti,
o per lo meno non hanno nulla da dire, sull'acquisto del regista Charly Caglieris dai concittadini della
Fortitudo Alco. "A Bologna parlano di scudetto, ne parlano molto" dichiara
Charly sempre a Giganti "c'è un enorme entusiasmo attorno alla Sinudyne. Sto
bene, proprio bene. Peterson è un allenatore
entusiasta ed entusiasmante. Lui vuole che tenga in pugno la squadra e che
trascini il contropiede".
Il campionato di A1, come
l'anno precedente, è diviso in due fasi, una prima normale di andata e
ritorno ed una seconda denominata poule scudetto. Alla poule scudetto
partecipano 8 formazioni: Alco, Canon Venezia, Forst, Ibp Roma, Mobilgirgi,
Mobilquattro Milano, Sinudyne e Snaidero Udine. La Virtus trova le chiavi per aprire la
cassaforte dello scudetto andando a vincere sul campo della Mobilgirgi in
una fantastica partita (82-75): lo scudetto dopo 20 anni è di nuovo sotto le
Due Torri. Su Il Basket Enrico Franceschini intervista Terry Driscoll che così distribuisce i meriti
del settimo scudetto Virtus. "All'inizio
l'uomo più importante per noi è stato Bertolotti,
che è esploso, segnando 30 punti a partita, guidando davvero la squadra in
campo, da capitano" racconta il pivot della Virtus "Così anche se io segnavo poco o Caglieris sbagliava qualcosa o Antonelli non dava ancora la sicurezza che
avrebbe dato nella poule scudetto, Gianni rimediava col suo tiro. Dopo anche
lui ha passato una fase in cui segnava meno, era meno preciso. Ma a quel
punto la Sinudyne era già una squadra completa. All'inizi della poule tutti
e cinque gli uomini del quintetto base erano nei primi venti marcatori del
campionato e questo significa che se un giorno uno di noi non andava,
c'erano altri ugualmente pericolosi. Dunque era difficile controllarci. E
quindi in un certo senso non è possibile dire che il migliore è stato uno:
anche Antonelli,
Caglieris, io, Serafini abbiamo dato
molto; anche Piero Valenti quando ha dovuto
sostituire Caglieris ha fatto tutto
benissimo, niente di meno di quello che avrebbe saputo dare Charly; e così
anche Bonamico è stato utilissimo. Ma da noi
proprio tutti, anche Tommasini, Sacco, Martini, che
pure giocano poco in partita, si sono dimostrati importanti. Di scudetto non
abbiamo mai parlato molto noi giocatori. Era
Peterson a parlarci spesso dello scudetto. Quando è iniziata la poule
lui ci ha detto che avevamo un calendario favorevole, che potevamo vincere
le prime sette partite e allora avremmo messo nei guai Girgi e Forst. Ci
disse anche che se facevamo tutto per bene verso la fine del campionato
avremmo giocato sicuramente per lo scudetto. Poi, dopo le prime vittorie il
coach spiegò che non era ancora tutto a posto che mancava ancora qualcosa,
esperienza, sicurezza, concentrazione assoluta. E alla fine ce l'abbiamo
fatta. Ma fra noi giocatori non s'è parlato tanto, siamo rimasti tranquilli.
Ecco, prima della partita con la Snaidero,
Bertolotti mi ha chiesto se avevo dormito la notte. Ma io avevo dormito
benissimo. Ero stanco la sera, non avevo pensieri".
tratto da "Virtus
- cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

Charly e John McMillen festeggiano: è scudetto
"Noi vogliamo la Virtus tricolor..." cantano
sulle scalee. Orbene Caglieris play e Driscoll uomo-squadra (più Bertolotti,
Serafini, Antonelli e Bonamico) rappresentano la miscela giusta, in
una con la mentalità vincente di Peterson, per
riportare il titolo a Bologna. La squadra cresce nella prima fase, poi nella
poule finale spara 13 successi consecutivi culminati nell'impresa di Varese
che anticipa alle V nere lo scudetto n. 7. Avanzata anche in Europa fin
nelle semifinali della Korac.
tratto da "100MILA CANESTRI -
Storia statistica della Virtus Pallacanestro" di Renato Lemmi Gigli
La prova che non è vero che il giorno che comincia male
finisce male è stata quest'annata, perché siamo partiti 1-5, compreso uno
0-2 per lancio di una moneta contro il Siena e una sconfitta in campo neutro
contro l'Ignis per squalifica del nostro campo dopo… la monetina. Insomma,
siamo andati a Roma per giocare contro l'IBP con uno stress addosso che è
difficile da spiegare. Stranamente, la squadra ha giocato con una
determinazione fredda che non avevo visto nei primi due anni alla Virtus.
è stato in questo momento che
ho capito la grandezza di Terry Driscoll. Lui
ha assolutamente rifiutato di lasciarci perdere: difesa, rimbalzi, blocchi,
passaggi, punti e leadership. Ed anche una cosa in più: una cattiveria
agonistica davvero eccezionale.
Porelli ed io siamo andati a Boston nell'estate del 1975 per
portare Terry fuori dai Boston Celtics, con cui era sotto contratto. Alla
fine, nell'ufficio di Red Auerbach, tutto a posto. Facevo da traduttore tra
Porelli ed Auerbach, una
cosa eccezionale. Red: "Perché non gli offrite più soldi?" Porelli: "Perché voi non gli fate un contratto
no-taglio?" Insomma, uno spettacolo da cinema. Con la vittoria a Roma,
apriamo una catena di nove vittorie in fila, usando una rotazione di 10
giocatori ogni tempo. Ovviamente, abbiamo studiato in quali momenti usare
quelli del secondo quintetto, sempre nelle parti centrali dei tempi, non per
aprire il tempo; non per chiudere il tempo; sempre in compagnia di due o tre
titolari per non sfigurare. Volevamo valorizzare i giovani così. Ho avuto
anche fortuna. Come non sapevo il significato di "i
due punti", qui ne menziono, felicemente, un altro. Avevamo una rimessa per Fultz il primo anno e la stessa per McMillen. Nel primo allenamento, dico a Bertolotti, davanti a tutti: "Gianni, quest'anno
farai tu il “taglio Americano” Gianni si è galvanizzato. Da uno che faceva
13 punti di media, diventa uno di 26 di media.
Finiamo dietro l'Ignis e la Forst nella prima fase. Ora, la
poule scudetto. La prima è a Roma. Il quintetto base, tutti, fuori per
cinque falli. Una guerra. Arrivano loro a pareggiare, 85-85. Tempo quasi
scaduto. Massimo Sacco lancia un tiro da 10 metri… .e non esagero. Dentro.
Vinciamo, 87-85. Dopo chiedo a Sacco perché ha tentato quel tiro (per me
pazzo). Lui: "Coach, ero libero!" Poi, Derby.
Nikolic ha portato la Fortitudo dall'A-2 ai playoffs. Però, in
riscaldamento, Fessor Leonard spacca un tabellone e loro perdono la carica.
Ho visto la faccia di Nikolic… una rabbia
indescrivibile. Vinciamo facile. Andiamo a Milano e siamo sopra di +19, ma
la MobilQuattro rimonta fino a 92-92. Driscoll fa un passaggio schiacciato
dietro la schiena a Caglieris per il canestro
della vittoria. Ancora in trasferta, a Venezia, andiamo sotto di -14, per
rimontare e vincere. Ora, la Mobil Girgi Varese viene a Bologna. Bob Morse
ha la febbre, 40°. Fa 40 punti, ma noi strappiamo la vittoria. Ormai, con Driscoll in campo, la squadra ha la mentalità
battagliera. Vinciamo ad Udine, gara sofferta, per andare a 6-0 e avremo,
ora, cinque gare in fila al Palazzo dello Sport.
Chiudiamo il girone d'andata battendo la Forst Cantù. Poi,
dopo avere battuto Roma, nel secondo Derby, in casa loro. Prima del Derby,
invito il secondo quintetto al Ristorante Rodrigo per ringraziarli per
l'impegno in allenamento. Avevo una sola condizione: se non ci sono tutti
entro le ore 20.30, non si fa niente. Puntuali, il 'quintetto bianco' mangia
in quantità industriale. Il giorno dopo, il quintetto base è 'arrabbiato'
con me. Driscoll: "E noi?" Dico: "Ok, se
vinciamo il Derby, cena anche per voi". Nel Derby, però, partiamo malissimo:
11-24 dopo solo 10’00". Chiamo time-out. Mario
Martini, migliore amico di Massimo Antonelli,
salta addosso ad Antonelli: "Che fai! Idiota!
Svegliati! Se non vuoi giocare, dillo!" Così per 30". Antonelli: "Mario, sono sveglissimo".
Rimontiamo. Passiamo in testa, 76-75. Un secondo dalla fine, Piero Valenti commette fallo contro Amos
Benevelli, tiratore micidiale. Sono avvilito. Qui finisce tutto: gara,
poule, scudetto, anno. Benevelli sbaglia il primo. Grido a Driscoll: "Terry, taglia fuori Leonard! Non
voglio un tap-in!" Benevelli segna e andiamo al tempo supplementare. Ricordo
Norm Sloan: "Ragazzi, siamo in overtime…" Massimo
Antonelli chiude il secondo tempo e il supplementare con 9 canestri in
fila da (oggi) una distanza da tre punti, dandoci la vittoria. Per anni,
dopo, i tifosi della Fortitudo, spiritosi, gridano a
Porelli: "Avvocato, ringrazia Benevelli!"
Però, ci vuole fortuna nelle vittorie… tanto per pareggiare
con le sfortune. E noi avremo una grande fortuna dopo le vittorie in casa
con Mobil Quattro e Canon. Ormai, siamo 11-0 e Varese 10-1, avendo perso
solo con noi. Se loro vincono e finiamo l'anno pari, ci sarà uno spareggio,
una gara secca, a San Siro Milano. Però, noi dobbiamo chiudere il ritorno a
Cantù, sempre grande squadra, sempre Campioni d'Italia. Ma la fortuna ci
bacia: Varese deve giocare la finale della Coppa di Campioni alle 20.30 di
giovedì e contro di noi alle 17.30 di domenica. Guardo Real - Girgi in TV.
La Girgi vince alla grande, di +15, e una squadra da NBA. Io mi chiedo: "E
noi dobbiamo giocare contro di loro domenica?" Però, e non so spiegarmi
ancora, andando a Varese in pullman quella mattina, mi è venuta la
sensazione che stavamo per vincere a Varese, a Masnago, dove non avevano
perso con una squadra italiana in sei anni.
è stato un presagio surreale.
La convinzione mi è venuta leggendo i giornali, una frase del loro grande
play, Giulio lellini: "Dobbiamo chiudere la partita nel primo tempo". Come?
Non si giocano due tempi? Perché? Stanchezza dopo il Real, la finale, il
viaggio? Oppure, preoccupazione per la possibilità che noi si possa vincere?
O tutti quei motivi? Mi sono detto: "Loro non sono più 100% sicuri… e
nemmeno noi. Pari"
Nel primo tempo, loro sono una furia, una squadra da… NBA.
Vanno sopra di +9. Driscoll, che non chiama
mai la palla… la chiama. Canestro di Driscoll:
-7 per noi. Loro segnano di nuovo: -9 per noi.
Driscoll segna per noi: -7 per noi. Loro segnano
ancora: +9. Driscoll
segna ancora: -7. Finalmente loro sbagliano. Rimbalzo Driscoll. Poi,
Driscoll passa, qualcuno segna: -5 per noi. Quel
momento terribile e il gioco di Driscoll
è stato la metà dell'opera. Poi, fortuna… nella sfortuna. Gigi
Serafini, non in partita, fa 5 falli. Devo spostare Driscoll su Meneghin,
dove Driscoll non ha
paura e può prendere ancora più rimbalzi. Metto
Bonamico su Morse e Bonamico
subisce 3 sfondamenti in pochi minuti. In un istante, abbiamo
equilibrato il quintetto… una grossa fortuna. Mancano 43" alla fine. Caglieris piazza due liberi per portarci a
+5. Porelli: "Coach, abbiamo vinto!" Zanatta,
per loro, spara un passaggio baseball tutto campo e segnano subito. Io a Porelli: "Non ancora". Altri due liberi di Caglieris: +5. Io a
Porelli: "Adesso si". Loro sbagliano ed
Antonelli piazza un tiro in sospensione. 83-76.
Sbanchiamo Varese. Impresa storica.
Ma non è finita. Se perdiamo due gare e Varese vince due
gare, è spareggio. Dobbiamo battere la Snaidero Udine
a Bologna per chiudere la pratica. Dico: "Non c'è fretta. La gara dura 40'
anche se noi abbiamo fretta". Andiamo sopra di +10. Fretta. Pareggio.
Time-out: "Vi ho detto di non avere fretta". Calma. Vinciamo senza problemi.
Siamo Campioni d'Italia. Abbraccio il mio vice, John McMillen. Vedo Porelli ed Ugolini
camminare per il parquet, braccio in braccio, lacrime negli occhi. Io sono
tranquillo. Porelli ed
Ugolini: "Coach, Americano di merda! Non stai piangendo! Non te ne frega
niente dello scudetto o della Virtus! Stai pensando solo ai premi!" Casco
per terra dal ridere e anche loro ridono, perché siamo tutti felici, ma non
volevano mostrare quanto erano felici. Questo, no.
tratto da "Quando ero alto due metri" di Dan
Peterson

Driscoll: semplicemente decisivo
IL NOSTRO SCUDETTO
di
Dan Peterson
Chissà quando è cominciata
questa storia della scudetto virtussino 1976? Può darsi che abbia avuto
inizio 105 anni fa con la fondazione della Virtus madre, perché la
tradizione pesa anche se c'è della gente che ride sopra una tale
dichiarazione. Forse cominciò nel 1946 con il primo scudetto cestistico
della vecchia Vu nera, perché così è stata scritta la prima pagina della
storia Virtus-Basket. Forse partì nel 1956 con l'ultimo scudetto di sei in
un periodo di 10 anni, perché quella squadra non era solamente forte e
simpatica ma anche rivoluzionaria per i suoi tempi.
Sfogliamo le pagine ancora;
1871, 1946, 1956; tre pagine importanti ma ci sono altre. 1968: venne l'avv. Gianluigi Porelli a prendere in mano la Virtus
Pallacanestro. Però, è importante solo la data; l'avvocato non stava a
guardare per un paio di anni, 1970mi sembra più importante; la nascita della
politica che è ancora oggi il marchio di Virtus-Sinudyne-Basket: largo ai
giovani, organizzazione societaria, cooperazione ad ogni livello, passi
sicuri, forse piccoli, ma sempre avanti. Allora, siamo arrivati al 1976
all'ultima pagina. Forse avremmo dovuto scrivere questa pagina nel 1977 o
nel 1978. è stata scritta un
po' in anticipo. Perché? Perché tanta gente faceva la sua parte e perché la
squadra faceva la sua parte. Armoniosamente.
Studiamo un dettaglio che
sembra piccolo ma non lo è: la salute dei giocatori. Nella poule finale
abbiamo avuto un'assenza totale di infortuni. Anzi, abbiamo recuperato gente
che era ammalata e infortunata prima. Chi dobbiamo ringraziare? Chi può dire
che il miglioramento di Massimo Antonelli e Charly Caglieris non è dovuto alla migliore
respirazione dopo i loro interventi al setto nasale fatti dal Prof.
Baravelli? Chi può dire che la fortuna della squadra di non subire
l'influenza che ne ha colpite tante non è dovuta anche alle attenzioni dei
dott. Legnami e Testoni? Chi può dire che il recupero totale della caviglia
sinistra di Gigi Serafini non è dovuto ai programmi del Prof. Boccanera? Io,
personalmente, non vorrei affrontare una stagione senza l'appoggio di questa
gente. Neanche per idea.
E quanti allenatori vorrebbero
andare avanti da soli senza l'aiuto di tre uomini importantissimi: il
massaggiatore, il preparatore atletico ed il vice-allenatore? Il
sottoscritto no, certamente. In effetti il nostro massaggiatore mi ha fatto
fare brutta figura. Due anni fa insegnavo a lui la tecnica per fare le
fasciature e adesso le fa due volte meglio di me. OK! Il fiato della nostra
squadra è dovuto a una sola persona: Giorgio Moro,
il nostro preparatore atletico. Il Prof. Moro ha
un gran pregio: sa legare il suo lavoro con concetti validi per la
pallacanestro. Lui non dimentica mai che sta preparando 10 giocatori per
giocare a basket e non a qualcos'altro. OK! Quanto sono fortunato di avere
John McMillen come vice, non posso dire. In qualsiasi cosa è bravo: rapporto
con i giocatori, lavoro in palestra, insegnare i fondamentali, e così via.
è in grado a giocare uno
contro uno con piccoli come Caglieris o con
gente alta come lui, come Bertolotti o un
pivot come Gigi Serafini. E, se sapesse la
gente quanti suggerimenti validi mi ha dato durante le partite! Esempio
classico: di smettere la zona a Varese. Mi diceva: "coach, loro hanno
segnato con ogni palla, giocando contro la zona. La lasciamo?" OK!
Quando uno incomincia a citare
nomi e a ringraziare la gente, sbaglia, perché uno sarà lasciato fuori. Ma,
io so che senza il nostro staff segretariale, il nostro staff giovanile, lo
staff del nostro vivaio avremmo meno società. Il punto è questo: uno
scudetto è sempre il risultato del lavoro di molti, nessuno più o meno
importante che un altro. Come diciamo nella squadra: tutti importanti. Forse
nessuno indispensabile, ma tutti importanti!
Parliamo adesso della squadra.
Vorrei dire due o tre cose tecniche.
Una forza della nostra squadra
è l'equilibrio nel quintetto base. Ciascuno è in grado di segnare punti. Non
c'è un giocatore che la difesa può ignorare. Non c'è un uomo debole. Altra
cosa; ciascuno del quintetto base gioca in un modo totalmente diverso degli
altri quattro: Caglieris è il classico play
con entrata, assist e velocità; Antonelli è
il classico martello da fuori che non perdona contro la zona; Driscoll è il classico uomo-squadra che non
scherza per i rimbalzi; Serafini è il classico
pivot che segna in sospensione, gancio, scivolamento e movimenti rovesciati; Bertolotti è la classica ala che vola in
contropiede e brucia nell'uno contro uno.
Non si può non parlare del
secondo quintetto: la famosa "squadra bianca". Questa è gente giovane, ma
che si sa sacrificare: che può capire quanto duro è lavorare come uno del
quintetto base e poi giocare due minuti mentre l'altro ne gioca 38. Ma gli
anni passano e questa gente rappresenta il nostro futuro. Piero Valenti ha tenuto il campo per noi contro
il Partizan (40 minuti), Girgi (due volte) e tante altre volte. Ha
sviluppato quest'anno una personalità. Quando prenderà più iniziative sarà
un giocatore forte. Vogliono Marco Bonamico in
America e chissà se andrà per farsi le ossa? Nessuno discute il suo
potenziale: un giorno potrà essere uno dei più forti giocatori d'Europa.
Potenza, grinta, mentalità non gli mancano; solo carenze di carattere
tecnico. Mario Martini ha fatto un cambiamento
da così a così. Dopo due anni di quasi zero attività e uno in Serie B ha
saputo fare un grosso salto psicologico e adesso può pensare di lavorare
come atleta e come giocatore di pallacanestro.
Massimo Sacco ha tutte le carte in regola per esplodere: velocità,
stacco da terra, tiro micidiale ed entrata bruciante. A lui mancava
l'esperienza. Ma, contro l'IBP due volte (prima fase e seconda) a Roma ha
fatto i canestri vincenti e contro il Partizan ha chiuso il discorso con sei
punti in due minuti. Con più visione di gioco, chissà? Aldo Tommasini è, secondo me, il più veloce
pivot d'Italia. Forse Meneghin lo supera... ma per un pelo. Migliora con la
potenza delle mani perché non si discute il suo stacco da terra.
è una questione di maturità,
di gioco e di mentalità essere un grande giocatore.
Il nostro scudetto.
è strano ma l'ultima pagina è
anche la prima: 105 anni di tradizione. In Italia solo la Reyer vanta tanti
anni di vita. La Virtus è Bologna. Bologna è la Virtus. Chi ci ride sopra
non ha visto i 500 tifosi in campo dopo la fine a Varese. In America dopo le
grandi vittorie ci sono delle strette di mani, pacche sulle spalle, due
barzellette e a casa. Ma qui ho visto 500 persone piangere e questo vuol
dire tradizione ed è per questo che ho chiesto di scrivere sul "nostro
scudetto" e non sul "mio scudetto". Bologna è una città particolare e
obbliga l'uso del plurale, non il singolare. Nondimeno do la mia parola per
ultimo: io a Varese non ho pianto. Lo farò un'altra volta... il giorno che
lascio Bologna e la Virtus Pallacanestro.
VENT'ANNI DOPO
di Gianfranco Civolani -
tratto da "Il cammino verso la stella"
Vent'anni dopo, tanti. Dadone Lombardi,
Terry Driscoll, John Fultz Mitraglia, Armadione Swagerty,
Corrado Pellanera, Johnson Fletcher, Ettore Zuccheri,
Massimo Cosmelli, perfino Tom McMillen,
sissignore.
Si succedono giocatori di
prestigio e di rispetto, si succedono i presidenti (Dondi,
Zambonelli, Gabrielli), si alternano allenatori anche di grido (Paratore
e il redivivo Tracuzzi, per dirne due), ma lo
scudetto se lo pappano gli altri.
La città di Bologna è ciclone
a anticiclone al tempo stesso, ma ancora non basta. Torrenziale,
sulfureo,apodittico, duce truce. Il mea avvocato opera un'autentica
riconversione del prodotto, ma chiaramente ci vuol altro.
Entra a vele spiegate nel
mondo del canestro l'azienda Sinudyne, entra sommessamente nell'ambiente un
omettino nato nell'Illinois e pescato a Santiago del Cile. L'omettino Dan Peterson si presenta in città abbigliato
come un qualunque Timber Jack. Strimpella con la chitarra la melodia di Tom
Dooley, sulle prime sembra un tizio un po' troppo speciale. Impressione
sbagliatissima, l'omettino ha idee giuste e particolarmente ha una
straordinaria capacità camaleontica, ovvero un eccezionale adattamento
spicciolo e una fulminea assimilazione di usi e costumi del paese che lo
ospita.
Non pretendiamo che i
risultati arrivino subito. Nel settantré siamo all'anno diciotto senza più
tricolore sul petto. Abbiamo fatto diciotto, possiamo fare pure venti. Nel
settantacinque Porelli ha la pensata di
riportare a Bologna quel Driscoll che al primo
impatto era parso una mammola o una pappafredda, fate un po' voi. Ahi che
dolori le minestre riscaldate, ahi dolori avvocatone nostro...
Driscoll il bostoniano: tre scudetti quasi in fila, perbacco. Ne
parleremo più avanti, ma intanto ecco la"chimica" finalmente vincente: il
dirompente Bertolotti, l'inesorabile Antonelli e poi
Gigione Serafini, una scoperta di Nino
Calebotta. E Charlie Caglieris che sfugge
alla grinfie dell'orco bosniaco (Aza Nikolic) e
che tocca il paradiso con l'omettino dell'Illinois. E quel Bonamico che taluni cominciano a chiamare
Goodfriend (nato a Genova, ma forse allevato a West Point, chissà mai). E
poi il beneaugurante Piero Valenti (quattro
scudetti e una splendida liason con il passato se è vero che si unirà in
matrimonio con la figlia di Calebotta) e
altri ancora che si mettono diligentemente al servizio della comunità.
Quel bimbotto del '43 che
suonava alacremente il clarino - il bimbotto Lucio Dalla - voleva fare il
play. Non era un caso. Negli anni settanta Little Lucio fa già impazzire i
suoi fans con suadenti e struggenti canzoni.
E impazza lui stesso per la
Virtus del suo gran cuore.
Si gioca a Varese il match che
conta sette volte sette, appunto il settimo sigillo. Ma si può seriamente
pensare di andare a sbancare Varese e i suoi ruggenti leoni?
Sì che ci si può pensare.
Vince la Virtus, Little Dan diventa Big Dan e
Porelli non si dà pace. Datemi quel pallone, voglio quel pallone, urla
ai suoi prodi. Povero avvocatone, vorrà la palla per la bacheca vuota che
tiene in casa... Benedetti e maledetti, datemi quel pallone che lo devo
portare subito a Zangheri, al nostro signor sindaco.
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