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Albonico, Antonelli, Bertolotti, Fultz, Serafini, Bonamico, Benelli, X, Ranuzzi, Gergati

 

STAGIONE 1973/74

 

Sinudyne  Bologna

Serie A: 5a classificata su 14 squadre (15-26)

Coppa Italia: VINCENTE

 

Luigi Serafini (cap.)

Renato Albonico

Massimo Antonelli

Loris Benelli

Gianni Bertolotti

Marco Bonamico

John Fultz

Pierangelo Gergati

Franco Natali

Stefano Ranuzzi

Piero Valenti

Ris.: Luca Malaguti, Marco Pedrotti

Allenatore: Dan Peterson, vice John McMillen

 

Partite della stagione

 

La stagione che assegna lo scudetto 1973/74 si apre con alcune novità destinate a rendere la vita della Virtus SpA molto più stabile che negli anni appena trascorsi, sia dal punto di vista finanziario, che da quello tecnico. E anche da quello dei risultati che finalmente stanno per arrivare. La Virtus SpA si sposa dunque con la Sinudyne costruendo un sodalizio di durata record per il mondo del basket: dieci lunghi e felici anni. Ma a fare di questa stagione una stagione fortunata c'è un altro evento, un vero e proprio colpo di genio, o di fortuna, se volete, dell'avvocato Porelli. Dagli Stati Uniti via Cile, al posto di Rollie Massimino attuale coach della Villanova University, nome di una certa notorietà che rinuncia all'ultimo momento, arriva sotto le Due Torri il numero due della lista: Dan Peterson.

 

L'uomo di Chattanooga si dimostra subito un coach e un personaggio di grandi capacità e di grande carisma. La squadra sotto la sua guida cambia letteralmente volto, anche se mutilata all'ultimo istante di un giocatore come Ferracini, uno dei giocatori assieme ai Serafini, ai Bertolotti, agli Antonelli sui quali era stata pensata, prima dell'arrivo di Peterson, questa formazione. Già, la questione Ferracini, un episodio che non si può non ricordare. A Peterson la"querelle" non interessa e con lui la Virtus trova stabilità.

 

La Virtus risulterà 5° alla fine del campionato, che se non è eccezionale, è pur sempre l'inizio di un discorso tecnico rivolto al futuro, specie se il coach americano avrà davanti a sé il tempo di lavorare, visto il suo carattere e le sue abitudini americane. "Parla troppo, scrive troppo,s'agita troppo, è troppo franco e vivace per non creare qualche grana" dirà di lui Porelli. Il campionato è vinto ancora dall'Ignis di Varese allenata da Sandro Gamba, che aveva divorziato dal Simmenthal. Morse, Jura e Hawes sono sempre in testa alla classifica dei realizzatori.

 

tratto da "Virtus - cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

Gigi Serafini in gancio

 

Concluso il triennio Norda, la Virtus diventa Sinudyne con Dan Peterson coach e John McMillen assistente. Se ne va Ferracini (fine prestito), in compenso Benelli e Antonelli si integrano già bene col quintetto e Bertolotti-Serafini fanno coppia fissa in Nazionale. Quanto a Fultz, la sua gran vena propizia la conquista della Coppa Italia (in finale sulla Snaidero) dopo che il campionato ha già fissato in 6 punti più dell'anno prima i progressi della squadra, tornata quinta.

 

tratto da "100MILA CANESTRI - Storia statistica della Virtus Pallacanestro" di Renato Lemmi Gigli

 

Dopo tanti anni una vittoria: Antonelli, X e Valenti festeggiano la Coppa Italia

 

Sono partito dall'Aeroporto Pudahuel di Santiago alle ore 20.00 del 31 Agosto 1973, venerdì sera, destinazione Miami, poi Chicago, per prendere alcuni effetti personali a casa dei miei genitori, dove si trovavano anche mia moglie e i due figli, che hanno già cominciato la scuola là. Riparto il giorno dopo, Sabato, per l'Italia, arrivando alla Malpensa la mattina di Domenica, 2 Settembre. Non so come, ma chiedo indicazioni ed arrivo a Milano per prendere il treno per Bologna e, finalmente, arrivo Domenica sera e vado direttamente al Garden Hotel, stanchissimo dopo tanti voli e tante ore di viaggio e tanti fusi orari. Lunedì mattina, mi presento in sede. Mi danno la notizia Ferracini tornerà Milano,a fine prestito. è ancora in discussione ma lui non c'è. Per di più, gli altri due Azzurri, il pivot Gigi Serafini e l’ala Gianni Bertolotti, sono con la squadra nazionale. Promuoviamo Marco Bonamico alla prima squadra per rimpiazzare Ferracini e cominciamo gli allenamenti con la squadra. Uso gli stessi allenamenti che avevo perfezionato in Cile fondamentali di difesa il martedì; fondamentali d’attacco il mercoledì; fondamentali di contropiede il giovedì.

La fortuna mi aiuta. Non conosco il significato di "due punti" per quanto riguarda la classifica. Ma, per ogni volta che vanno a canestro, dico, "Voglio i due punti". Cioè, non sbagliare il tiro… fai canestro. I dirigenti, però, dicono fra di loro: "Oh, questo Americano non parla di altro che di due punti". Logicamente, loro pensavano alla vittoria, mentre io parlavo di fare canestro. L'anno parte malissimo: 0-3. Gara -1 è in campo neutro a Torino contro la Mobilquattro di Riccardo Sales, che allena molto meglio di me, giocando sulla spalla destra del mio playmaker, Renato Albonico, giocatore che Sales conosceva quando l'aveva allenato a Milano. Però, nella sconfitta, mi apre gli occhi: Piero Gergati, non Renato Albonico, deve fare il play; Albonico deve fare la guardia. Gara -2 veniamo sconfitti per due punti, 87-85, a Bologna, dalla Forst Cantu di Arnaldo Taurisano, nonostante una situazione di falli pesanti per loro. Messaggio: loro hanno mentalità, noi meno. Poi, Gara -3, veniamo massacrati dall'Ignis di Sandro Gamba a Varese, 97-71. Arrivano le prime critiche: "Oh, con Nico Messina (l'anno prima), la Virtus ha perso di solo -24. Allora?" Infatti, prima della quarta partita, a Bologna, contro Max Mobili Pesaro, Stefano Germano scrive su Il Resto del Carlino, "Peterson si gioca la panchina Porelli mi fa vedere l'articolo: "Hai visto questo?" Io: "No". Lui: "Ti volevo dire che non è vero e l'ho detto alla stampa. Dietro di te c'è il cemento armato. Se andiamo in B, andiamo insieme". Penso: "Altroché Dave Nelson.

Pian piano, riusciamo a raddrizzare la situazione. Tre vittorie in fila non guastano Pesaro e Rieti a Bologna, poi Udine in trasferta. L'Innocenti di Cesare Rubini ci spezza la catena, a Bologna, dimostrando il carattere di questa grandissima squadra. Mi dico: "Se vogliamo competere ad alto livello, dobbiamo stare al livello delle tre che ci hanno battuto: Forst, Ignis e Innocenti Sia chiaro, ci sono state complicazioni in questa marcia. Quando sono arrivato dal Cile, avevo l'idea di utilizzare il doppio stack che avevo usato a Delaware, usando Serafini e Ferracini come i due pivot. Anzi, l'ho messo in pre-stagione perché‚ sembrava che sarebbe tornato Ferracini. Invece no. Con quello, non volevo seminare panico con un radicale cambio di attacco, una cosa negativa Quindi, in attacco avevamo tre partenze: doppio stack (Gigi Serafini e John Fultz o Loris Benelli); doppio post alto (Serafini a Fultz o Benelli); e il “50” per aprire il campo per le penetrazioni in 1-contro-i di John Fultz o Gianni Bertolotti. Non volevo aggiungere altro il primo anno. Le soluzioni da queste tre formazioni erano semplici, banali, quasi sempre un “triangolo All'inizio dell'anno avevo notato che la squadra non aveva né fondamentali della difesa, né una grande mentalità difensiva. Quindi, niente 1-3-1. Niente zone. Niente sofisticazioni. Torno al mio primo anno a Delaware: una difesa sola, uomo, con pressing-uomo a tutto campo, con qualche Run & Jump, come in Cile. Una rimessa. Uno schieramento per la palla a due. Un attacco alla zona Volevo tagliare tutto all'osso. Quando dico un attacco contro la zona, voglio dire tutte le zone, di qualsiasi tipo, match-up compresa. Infatti, nel primo Derby, contro Dido Guerrieri, abbiamo usato il nostro “triangolo laterale”, molto simile a quello di Tex Winter, contro la sua match-up, una difesa molto difficile da decifrare se non l'hai vista. Ma, ci è andata bene Quel primo anno, ho voluto concentrarmi sulle cose basilari condizionamento fisico, fondamentali, difesa, mentalità difensiva, aggressività, mentalità in trasferta, mentalità vincente, concentrazione, attitudine al lavoro. Infatti, lo scopo del lavoro non era tanto differente da quello in Cile. L'unica cosa era che stavo lavorando con più talento… giocatori professionisti Abbiamo avuto momenti difficili, buttando via il pallone della vittoria due volte a Napoli contro la FAG di Elio Pentassuglia, perdendo per un punto; anche per un punto a Torino contro la Saclà di Lajos Toth. Però, abbiamo vinto i due Derby, abbiamo vinto dopo due supplementari contro la Snaidero Udine a Reggio Emilia, quando il nostro campo è stato squalificato. Insomma, qualche progresso Non si sa mai quando i pezzi del puzzle verranno insieme. Mancavano quattro giornate ed eravamo 11-11, con un bel 0-6 contro le tre grandi: 0-2 contro la Forst; 0-2 contro l'Ignis; e 0-2 contro l'Innocenti. Improvvisamente, la squadra si trova, vince il secondo Derby, anche se per solo -2 (subendo un 0-12 in chiusura), contro FAG, in trasferta a Cagliari, e in casa con la Canon Venezia. Finiamo 15-11. Durante l'anno, però, abbiamo fatto un altro lavoro prezioso: abbiamo vinto il nostro girone in Coppa Italia, eliminando nientemeno che la Forst Cantu, con un -3 a Cantù ed un +8 a Bologna, in una partita vinta in clima di battaglia. Era la prima volta che vedevo la squadra determinata a vincere, con il fuoco negli occhi, come si dice. Abbiamo vinto con carattere, difesa e durezza sotto canestro. Dopo la fine della stagione regolare (non c'erano i playoffs ai tempi). Si giocava semi-finali della Coppa Italia e finale a Vicenza, campo neutro, venerdì e sabato. Venerdì, in una gara nervosa e brutta, battiamo il Saclà per +6. Non chiamo mai un time-out a fine gara se sto vincendo, ma l'ho fatto a sei secondi dalla fine per dire: "Nessuno parli con gli arbitri. Uno di questi due arbitrerà la finale domani". L'avversario in finale è la Snaidero Udine, allenata da Beppe Lamberti, grande coach, bolognese, autore di 9 vittorie contro la Virtus come allenatore della Fortitudo. A pranzo, mi saluta Arnaldo Taurisano, che mi vede preoccupato. Mi chiede perché‚. Dico: "Gara durissima. Hanno battuto l'Ignis ieri". Tau: "Ignis senza Meneghin. Non c'è storia. Voi siete troppo squadra per loro". Le sue parole mi hanno sollevato. Andai al campo molto più tranquillo. La partita, come previsto, era dura: 40-40 all'intervallo. Poi, di schianto, andiamo sopra, 90-70, per vincere 90-74. La Coppa Italia è nostra. Con questo trofeo, la Virtus andrà in Coppa delle Coppe, la prima coppa in 14 anni. Peppino Cellini fa l'aeroplano per il campo: Cominciamo a Vo-la-re!!!" Sono felice, ma devo sistemare una cosa. Parlo con John Fultz, eroe delle due vittorie: "John, hai sentito che trattiamo con Tom McMillen. Se lui accetta, lui sarà qui l'anno prossimo. Se non accetta, ci sarai tu. Chiaro?" OK. Poi, l'ho ringraziato per la sua grande prestazione. Giancarlo Ugolini sfotte Alberto Bucci, coach Fortitudo, che deve spareggiare con Udine per stare in A: "Bucci, è facile battere Udine. Basta giocare così!" Derby anche fuori campo.

tratto da "Quando ero alto due metri" di Dan Peterson.