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Rundo, Lombardi, Swagerty, Calebotta, Buzzavo, Sip

Zuccheri, Raffaele, Giomo, Pellanera

 

STAGIONE 1967/68

 

Candy  Bologna

Serie A: 3a classificata su 12 squadre (16-22)

 

Gianfranco Lombardi (cap.)

Giorgio Buzzavo

Antonio Calebotta

Massimo Cosmelli

Augusto Giomo

Giusto Pellanera

Roberto Raffaele

Alberto Rago

Sandro Renzi

Giuseppe Rundo

Keith Swagerty

Ettore Zuccheri

Ris.: Roberto Neri

Allenatore: Jaroslav Sip

 

Partite della stagione

 

La scelta dello straniero per la Virtus l'anno dopo fu più oculata. Arrivò infatti Keith Swagerty, fisicaccio da sergente dei marines, che entrò nel cuore del pubblico e risultò alla fine uno degli americani più positivi dell'intero torneo e certamente il migliore fra quelli scelti fino a quel momento dalla Virtus ma purtroppo rimase solo una stagione. Il campionato 1967/68 vede lo scudetto restare in Lombardia, ma non a Milano e neppure a Varese. è il Cantù, l'Oransoda Cantù, che spezza l'asse Simmenthal-Ignis e mette le mani sul triangolo tricolore grazie a Recalcati, e a quello che dalla stampa viene subito definito il "muro di Cantù" e cioè il trio dei lunghi Merlati, Burgess (un americano che aveva giocato nel Real Madrid) e De Simone (detto "cagna", un simpatico e forte oriundo argentino). La Virtus ha la relativa soddisfazione di precedere Simmenthal e Ignis, in fase di ringiovanimento, ma si vede a sua volta superata dall'Ignis Sud, squadra che Borghi aveva consistentemente potenziato.

 

La Virtus Candy termina con 6 sconfitte questo torneo con 1588 punti segnati (72,1 di media) e 1500 subiti (68,1). Nella classifica dei marcatori vince lo jugoslavo Rajkovic e Lombardi è sempre nelle posizioni di vertice terminando al 7° posto con 422 punti (19,1 di media).

 

tratto da "Virtus - cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

Rundo a rimbalzo contro il Simmenthal sotto gli occhi di Swagerty e Pellanera

 

Con l'arrivo di Swagerty (l'americano giusto), Candy finalmente all'altezza. Si lascia dietro Ignis e Simmenthal e in testa fiancheggia lungamente le emergenti Cantù e Partenope. Ma a 4 domeniche dalla fine l'Ignis si vendica a Bologna e addio sogni di gloria. Altro 3° posto da archiviare assieme al successo internazionale nel torneo di casa ed alla presenza di Cosmelli (grande stagione) all'Europeo in Finlandia. In ottobre terza Olimpiade per Lombardi in Messico con Cosmelli e Pellanera.

 

tratto da "100MILA CANESTRI - Storia statistica della Virtus Pallacanestro" di Renato Lemmi Gigli

 


 

DODICI IN CAMMINO

Giganti del Basket

 

gennaio 1968

Altra candidata al successo finale, che però ha già subito alcune sbandate preoccupanti. Il dilemma da risolvere è sempre quello di Lombardi. Il "Dado" ora ha messo la testa a posto, gioca per la squadra e limita spesso di molto la sua pericolosità individuale offensiva. In certe partite però sarebbe opportuno (come è accaduto contro l'Ignis Sud) per dieci minuti almeno, che Sip concedesse a Lombardi un po'della sua libertà, per cambiare gioco, per dare respiro agli e soprattutto per non sprecare le particolari doti di match-winner di Lombardi, che avrebbe bisogno di una maggiore autonomia in particolari frangenti. A Varese tutto O.K.

 

febbraio 1968

Sip e i suoi hanno passato un periodo di tranquillità, fuori dalle polemiche e anche dal vivo del campionato. Il girone di ritorno, però riporterà la squadra nella dura realtà del Torneo. Ci sono partite decisive per lo scudetto e i felsinei sono decisissimi a lottare sino in fondo perché quest'anno possono farcela. Purtroppo l'incidente a Zuccheri ha rovinato parecchie cose. Lombardi è diventato ancora più immenso adesso che anche gli "assist". La faticata vittoria di Livorno è preziosissima proprio perché ottenuta di misura.

 

marzo 1968

Forse la squadra felsinea è l'unica delle grandi che abbia la possibilità di vincere sino alla fine. Qualche insidia c'è: Napoli (grossa) e Milano (Onestà), ma anche nell'eventualità che tutto vada male in trasferta la possibilità di uno spareggio al vertice resta sempre e questo per la Virtus dovrebbe essere positivo avendo essa subito il minor numero d'incidenti ed inconvenienti durante la stagione rispetto alle altre "grandi".

 

aprile 1968

Sembra che a Bologna vada di moda l'infarto. La squadra di Sip e Costa, dopo essersi placidamente adagiata in zona scudetto, è improvvisamente rientrata nella lotta con le difficoltà psicologiche che sempre derivano da una tale situazione. è probabile che Sip debba preparare i suoi ad uno spareggio che, questa volta, potrebbe essere anche a tre squadre, se l'Oransoda perderà a Varese o col Simmenthal.

 

Dado Lombardi attira su di sé le attenzioni della difesa mentre Buzzavo taglia

 

VIRTUS GARIBALDINA: IGNIS SUD K.O.

Giganti del Basket - n. 1 gennaio 1968

 

Una delle tante "svolte" di questo emozionante campionato di serie A si è avuta a Bologna domenica 10 dicembre, quando la Virtus ha fermato per la prima volta la marcia fino ad allora tutta vittoriosa dell'Ignis Sud.

Il succo di questo confronto si ricava agevolmente dalle cifre dei due "score" qui di lato. La Virtus, vincitrice alla fine per 3 punti soltanto (68-63), risulta tuttavia inferiore ai napoletani in tutti i dati più "importanti" (percentuale di tiro in azione, 32% contro 48%; totale dei rimbalzi conquistati, 42 contro 44; rimbalzi difensivi, 22 contro 31).I bolognesi, però, hanno impresso evidentemente alla loro partita un ritmo tecnico "garibaldino", eccellendo quindi in quelle notazioni che indicano come la squadra abbia avuto (meglio, conquistato) un maggior numero di palle giocabili.

La Virtus ha recuperato infatti ben 21 palloni (contro i 9 appena dei partenopei); ha conquistato una quantità di rimbalzi offensivi (20, contro 13); ha nello stesso tempo bilanciato il suo tono bersaglieresco con una buona dose di freddezza e saggezza, perdendo pochissimi palloni (4, contro ben 18 degli avversari) e prevalendo nei tiri liberi (66% a 53%).

Così facendo, i bolognesi hanno in pratica annullato la maggior precisione di tiro in azione delll'Ignis Sud tirando molto di più (76 tiri contro 58) e pareggiando quasi, quindi, gli avversari nel computo totale dei punti in azione (52 conto 54), pur con una percentuale di realizzazione inferiore. La vittoria è poi venuta dai "liberi".

Passando ai singoli, queste deduzioni sono confermate. Lombardi, per esempio, ha avuto la bellezza di 30 palle giocabili fruttuosamente in zona di tiro: ne ha messe dentro 12 su 24 (non eccezionale 50%) e dalle altre sei ha ricavato 12 personali, di cui 10 centrati. Così, ha deciso la partita coi suoi 34 unti. Nell'Ignis Sud, invece, l'altrettanto preciso Vittori ha avuto solo 13 palloni-canestro (5 su 10 in azione e 5 liberi su 6...) Il confronto è eloquente.

Nella Virtus (che ha alternato in campo, insieme ai pilastri Swagerty, Lombardi e Giomo, altri cinque elementi) va notata (sempre in base alle cifre) la partita dei redivivo Augusto Giomo (quanta classe!), grande playmaker, preciso e continuo tiratore (!?!) e fromidabile cacciatore di palle. Ottimo Swagerty nei rimbalzi offensivi (ma scarso nel tiro), sacrificato a difensore Pellanera, fuori forma Cosmelli, in ripresa Zuccheri.

Per l'Ignis Sud (sette elementi impiegati, Flaborea, William, Maggetti e Vitttori quasi sempre, Gavagnin e Angori alternativamente) il migliore risulta Vittori. Williams su un livello medio, con troppe palle perse, come Flaborea (che ha sbagliato molti personali, centrando però su azione e conquistando rebounds). Grigia prestazione di Maggetti.

E veniamo alla nostra "foto-partita". Qualcuno si sarà chiesto come mai Lombardi abbia potuto venire in possesso di palla così frequentemente. Di solito il "Dado" nazionale è oggetto di marcamenti così ossessivi che conquistarsi un pallone in attacco diventa per lui un'impresa. Ed ecco che la nostra foto, mostrando un attacco dei tanti della Virtus, spiega il dilemma. Lombardi da qualche tempo usa l'accorgimento di piazzarsi, in attacco, in posizione iniziale di secondo pivot, anziché di ala sinistra. In tal modo il difensore non lo braccherà più davanti, con possibilità d'anticiparlo, ma lo marcherà (come Flaborea) dietro le spalle per chiudergli la via del canestro. Una volta facilmente ottenuta così la palla (spalle al cesto), mister Mc Lombard se la cava poi da solo, con le evoluzioni in palleggio, entrata e sospensione che lui solo sa fare. E ne saltano fuori i... 34 punti.

 


 

MAGHI AL MEA CULPA

Giganti del Basket - n. 5 maggio 1968

 

SIP: "SE AVESSI CAMBIATO COSMELLI..."

Jaroslav Sip.conduttore cecoslovacco della CAndy, ammette di aver commesso forse un errore-scudetto: "Nell'incontro con la Ignis, a Bologna, Cosmelli a metà del primo tempo aveva un fallo solo, poi ne fece tre in quattro minuti. Mi lascia sorprendere e persi l'occasione per cambiarlo subito e non ne ebbi più il tempo perché Massimo si fece subito, dopo trenta secondi, fischiare il quinto fallo in attacco.  Se fossi stato più pronto avrei potuto averlo ancora in serbo per il finale e sarebbe servito forse a non perdere la partita e, probabilmente, a non perdere lo scudetto. Purtroppo sono cose che capitano...".

 


 

LO SWAGERTY GIUSTO E IL KRULISH SBAGLIATO

di Gianfranco Civolani - Giganti del Basket - n. 5 maggio 1968

 

Sembrerà un paradosso, ma sento di poter dire che la Candy non ha certo deluso quest'anno più dell'Eldorado, che pure ha sapute produrre la prodezza che l'ha salvata facendo perdere lo scudetto ai virtussini. A ben vedere, anzi, dico che la Candy -seconda ex aequo, non dimentichiamolo - ha reso esattamente in modo conforme alle sue possibilità. L'Eldorado no, è arrivata terz'ultima con due soli punti sulla Becchi. Si è salvata ufficialmente soltanto a una settimana dalla fine. Ha insomma prodotto il minimo. E passo a valutare uomini e cose del più recente passato bolognese. Adotterò questo procedimento. Cercherò di mettere in luce gli elementi più significativi emersi sul conto di Candy e di Eldorado. DOpodiché esprimerò una mia pagella soggettiva dei singoli. E infine chiederò a Sip e a Lamberti di contestare eventualmente le mie opinioni e le mie valutazioni.

 

COSE DI CASA CANDY

Elementi emergenti

1) La Candy non era squadra da scudetto, e qui potrei chiudere. L'obiettivo era chiaro: puntare al massimo traguardo, nella speranza di restare in competizione il più a lungo possibile. Fino ad una giornata dalla fine al Candy ha lottato per lo scudetto. Ha poi franato semplicemente perché non aveva e non ha i mezzi per puntare troppo in alto. Ma l'obiettivo di partenza è stato realizzato. Un solo rammarico: per via del quoziente canestri la Candy non farà la Coppa delle Coppe, probabilmente.

2) Keith Swagerty detto Armadione è riuscito a far operare alla squadra un potente salto di qualità. Direi che, con l'innesto dello yankee giusto, la Candy abbia cambiato volto radicalmente. Adesso il problema è solo quello di riuscire a trattenere l'americano per un altro anno ancora.

3) Lombardi non può bastare. Il formidabile Dado può anche concedersi il lusso di sbagliare un paio di partite all'anno. Ma la squadra ha assoluta necessità di un altro buon tiratore. Fosse italiano, vedrei un Gennari ad occhi chiusi. Comunque non si vive di solo Lombardi, anche quando il Mc Lombard fa il suo dovere per intero, come è proprio accaduto quest'anno.

4) Sip ha i suoi limiti. Forse non riesce a spremere dalla squadra più che tanto. Problema: i giocatori hanno ancora fiducia in questo placido slavo? Questa è una cosa da appurare.

5) Bisogna rinnovare. Cinque elementi sono incedibili e cioè Lombardi - Swagerty - Rundo -Cosmelli- Buzzavo. Poi occorrerà scegliere fra Giomo e Pellanera. Io terrei anche Calebotta. Dopodiché bisognerà darsi da fare sul mercato.

6) La Candy ha raggiunto un assetto societario di prim'ordine. Parola d'ordine: continuare così. Quello appena concluso è stato sicuramente il miglior campionato della Virtus da sette anni a questa parte. In tutto ciò c'entra parecchio, credete, una certa politica societaria.

Valutazioni: Swagerty 8, Lombardi 8, Cosmelli 7, Rundo 7, Giomo 6, Pellanera 6, Calebotta 6, Raffaele 6, Zuccheri, Buzzavo e Rago ingiudicabili; SIp 6.

Dice Sip: "Non sono affatto scontento. Si capisce che le scellerate sconfitte contro Ignis ed Eldorado ancora mi bruciano. Ma era umanamente impossibile che tutto dovesse andare sempre bene. Potevano puntare in alto e infatti siamo arrivati parecchio in su. Di cosa ha bisogno la Candy? Di un lungo che sappia tirare a canestro. Avessi un monte di quattrini, darei la caccia a Bovone, e a De Simone. I voti? Sì.mi sembrano abbastanza giusti. Il mio voto? Mah, io non credo di aver nulla da rimproverarmi".