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Carlo Negroni, L. Zia, Canna, Borghi, Calebotta, Tracuzzi, Mioli, Gambini, Rizzi, Battilani, Verasani

 

STAGIONE 1954/55

 

Minganti Bologna

Serie A: 1a classificata su 12 squadre (15 vittorie, 2 pareggi, 5 sconfitte); CAMPIONI D'ITALIA

 

Carlo Negroni (cap.)

Giuliano Battilani

Umberto Borghi

Antonio Calebotta

Achille Canna

Germano Gambini

Mario Mioli

Luigi Rapini

Franco Rizzi

Vittorio Tracuzzi

Vittorio Verasani

Luciano Zia

Ris.: Giuseppe Lamberti, Iginio Di Federico, Mario Lena, Franco Lodi, Romano Nardi

Allenatore: Vittorio Tracuzzi

 

Partite della stagione

 

 

La metà degli anni '50 porta fortuna ai colori bianconeri della Virtus. Dopo la delusione cocente dell'anno prima quando, nonostante rinverdite speranze, il risultato finale fu amarissimo, soprattutto per essere stati superati anche dai cugini del Gira, si decide di percorrere nuove strade. Strade che altri, in altre parti della penisola, avevano già tentato. Si chiama sotto le Due Torri il vulcanico Vittorio Tracuzzi, il coach più preparato della nuova generazione, con Rubini l'unico professionista della panchina. Tracuzzi porta con sé da Varese un giovane di belle speranze, ma dal presente altrettanto brillante: Mario Alesini che però nel primo scudetto della nuova era, non può porre mano in quanto problemi irrisolti di tesseramento con la squadra di Varese gli impediscono di giocare.

 

La Virtus Minganti quell'anno mette in fila le altre pretendenti allo scudetto, a cominciare dalla Ginnastica Triestina, ma per un solo punto, al termine delle 22 giornate di campionato. Sentiamo Tracuzzi come ricorda quel campionato: "I tempi naturalmente sono cambiati" racconta "la nostra era una pallacanestro diversa. Allora per vincere il campionato bastava avere i giocatori più forti degli altri... noi facevamo 3 o 4 allenamenti alla settimana per 8 ore complessive, con pochi palloni... tecnicamente però il nostro basket era apprezzabile: c'era una buona predisposizione al rimbalzo (perché in allenamento i palloni non bastavano per tutti e bisognava cercarseli ad ogni costo), poi noi facevamo  una 1-3-1 molto lunga che arrivò in Italia quell'anno. In attacco c'erano giochi a due, a tre, sfruttavamo molto la statura di Calebotta": Ma, come dicevamo, il primo scudetto dell'era degli abbinamenti e dell'era Tracuzzi fu uno scudetto sofferto "maturò all'ultima partita" è ancora Tracuzzi che ricorda "con noi sconfitti balordamente a Pesaro, in un campo all'aperto, bagnato, con il sole negli occhi e il Gira che sconfisse i nostri avversari della Ginnastica Triestina alla Sala Borsa, a Bologna". Finale giallo, dunque. C'è da immaginarsi l'intreccio di telefonate (senza teleselezione) in quella giornata. Ma vediamo un po' di cifre di quel campionato. La Virtus Minganti precede di un punto la Ginnastica Triestina e di 5 Borletti e Gira (quell'anno abbinato Preti). Le vittorie  sono 15, 5 le sconfitte e 2 i pareggi. 1375 sono i punti segnati (62,5 di media) e 1117 quelli subiti (50,7) di media. Nei tiratori scelti Calebotta è al 4° posto dietro Zorzi, Stefanini e Riminucci con 428 punti (19,4 di media).

 

tratto da "Virtus - cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

Gambini, Calebotta, Mioli, Borghi, Canna

Zia, Tracuzzi, Verasani, Rizzi, Carlo Negroni, Battilani

 

Quella Virtus del 1955

tratto dal Guerin Sportivo (anno 1993)

 

Il ritorno dello scudetto del basket sulle gloriose maglie bolognesi con la V nera sollecita alcuni accaniti frequentatori della Sala Borsa, prima, e del Palasport di piazza Azzarita, poi, a chiedere un flash-back sul titolo tricolore che la Virtus conquistò nel 1955, spezzando un quinquennio di ininterrotta leadership milanese. Eccoli accontentati, con tanto di fotocolor d'epoca, che ritrae i baldi virtussini al termine di quella magica stagione coronata col quinto scudetto nella storia della società.
Le prospettive iniziali non erano esaltanti, perché il Borletti, dall'alto dei suoi cinque titoli in fila, sembrava imbattibile e perché la Virtus, dall'anno avanti abbinata Minganti, aveva imboccato la strada di una rivoluzione che pareva destinata a dare frutti solo a lunga scadenza. Da Varese era stato infatti chiamato Vittorio Tracuzzi, quale giocatore-allenatore, con l'incarico di rinnovare profondamente il parco giocatori. Bersani, Ferriani, Ranuzzi e i fratelli Zucchi avevano chiuso la loro lunga parabola bianconera e i soli Negroni e Rapini, fra i vecchi leoni, si erano garantiti la conferma. L'acquisto di maggior risalto, Mario Alesini del Varese, provocò un "caso" fra le due società, sicché la Federazione "congelò" il giocatore per un anno. In sostanza, i due soli volti nuovi risultarono Luciano Zia dell'Italia Gradisca e Franco Rizzi, della concittadina Oare. Non sufficienti a far sbocciare fra i tifosi sogni di gloria.
Ma Tracuzzi era un genio del basket, un perfezionista implacabile, oltre che un tattico finissimo. Sotto di lui raggiunsero il massimo livello Canna e Gambini, ma soprattutto esplose il lungo Calebotta, che l'anno precedente (con Strong coach) non aveva convinto del tutto. La zona virtussina trovò nel suo gigante un prezioso punto di riferimento e in attacco Calebotta si sbloccò, sino a risultare il quarto tiratore scelto del campionato con 424 punti.
Fu un titolo molto sofferto, perché a un rendimento straordinario nella cornice amica della Sala Borsa, la Virtus contrappose ripetuti sbandamenti in trasferta. A costituire l'ostacolo più severo non fu però il Borletti, in fase calante, ma la rivelazione del torneo, la Ginnastica Triestina. A metà campionato la Triestina era in testa con due punti su Virtus e Borletti e tre sul Gira, l'altra squadra bolognese, forte dell'astro nascente Silvio Lucev. Nel girone di ritorno esplose Calebotta, che infilò 37 punti alla Triestina, nel match di vertice, e poi 46 alla Reyer, portando la Virtus in testa. Decisivo si andava delineando il derby col Gira, che coinvolgeva tremende rivalità cittadine. All'epoca era previsto anche il pareggio e proprio in pareggio finì la stracittadina in Sala Borsa, grazie a una prodezza di Tracuzzi, che all'ultimo secondo rubò palla a Lucev e infilò il canestro del 54-54. Poi la Virtus perse a Pesaro, ma il Gira le diede una grossa mano battendo i triestini. Cosi l'ultimo incontro del torneo, in Sala Borsa contro il Borletti, fu un'apoteosi e segno il passaggio delle consegne fra vecchi e nuovi campioni.
Dopo Calebotta, i migliori realizzatori in bianconero furono Canna (247), Gambini (209), Rizzi (136) e Zia (111). Solo 39 ne realizzò Tracuzzi, che fu però il geniale regista dell'impresa. Per la cronaca, il capocannoniere assoluto di quel campionato fu Tonino Zorzi con 527 punti, nuovo record. Zorzi detronizzò il mitico Stefanini che dominava la classifica dei tiratori da tempo immemorabile. Zorzi giocava nello Storm Varese e aveva un tiro micidiale. Se fosse invalsa la regola dei tre punti, chissà dove sarebbe arrivato.

segnalato dal Vescovo

 

 

La cura Tracuzzi fa miracoli. Bastano 32 punti per riacciuffare lo scudetto battendo allo sprint (con l'aiuto del Gira) la risorta Ginnastica Triestina. Apoteosi finale in Sala Borsa con i campioni uscenti del Borletti battuti di 15 punti (45 ne erano toccati ai triestini...). Resta fuori Alesini cui il Varese ha negato il nullaosta, ma la squadra (2 anni di età media) funziona. Dominano la scena i 2,04 di Calebotta mentre cresce Gambini che va agli Europei di Budapest.

 

tratto da "100MILA CANESTRI - Storia statistica della Virtus Pallacanestro" di Renato Lemmi Gigli