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Bersani, Lanzarini, Rapini,
Ferriani, Dario Zucchi
Bendandi, Dino Zucchi,
Rinaldi, Bonaga, Carlo Negroni
STAGIONE 1948/49
Virtus Bologna
Serie A: 1a
classificata su 12 squadre
(18-22); CAMPIONI D'ITALIA
Giancarlo Marinelli (cap.)
Gianfranco Bersani
Dario Bertoncelli
Sergio Ferriani
Carlo Negroni
Renzo Ranuzzi
Luigi Rapini
Rinaldo
Rinaldi
Paride
Setti
Venzo Vannini
Dario Zucchi
Dino Zucchi
Allenatore: Renzo Poluzzi
Partite
della stagione
Nel 1949, finalmente, la
pallacanestro riesce ad evitare tutta quella confusione di qualificazioni,
turni, semifinali e presenta un girone unico all'italiana, dove spiccano tre
formazioni triestine, due delle quali retrocederanno, mentre per la prima
volta Varese si afaccia alle posizioni di vertice. La Virtus comunque non trova soverchie
difficoltà a completare il suo poker di scudetti. Il suo attacco è il
migliore con 737 punti segnati (33,5 a partita) e la difesa non è da meno
avendo subito 594 punti (27 a partita). La formazione del 4° scudetto
comprende oltre a Giancarlo Marinelli,
capitano e allenatore, Bersani,
Bertoncelli,
Ferriani, Negroni, Ranuzzi, Rapini, Rinaldi, Setti, Vannini, Dario e Dino Zucchi. Nella classifica dei
marcatori, che finalmente qualcuno riesce a compilare, il vincitore è il
triestino del San Giusto A. Miliani, mentre il primo Virtussino figura al 4° posto: è Ranuzzi
che mette a segno 168 punti (7,6 di media).
"Una serie d'oro di quattro
scudetti" riprendiamo ancora le parole di Aldo Giordani dal Pallacanestro
del 1961: "ma altrove il basket aveva fatto passi da gigante, altre
città avevano preceduto la Virtus nel
rinnovamento tecnico e anche nell'indirizzo attuale del basket che non si
preoccupa più di servirsi soltanto dei giocatori di casa, ma li prende dove
può, superando un concetto di campanilismo in senso stretto, che oggi appare
del tutto demodée. Nella stessa Bologna era nato il Gira, alfiere del gioco
nuovo e dei nuovi concetti. Con Marinelli al
comando, la Virtus fu sempre felsinea al
100%; quando si ritirò il capitano dovette ripartire quasi da zero. Era
diventata la "vecchia signora" del basket come la Juve è la "vecchia
signora" del calcio: per il suo blasone, per le sue glorie, ed anche - se
volete - per gli stessi colori bianconeri che l'avvicinavano tanto al
celebre sodalizio torinese, l'appellativo fu certo azzeccato".
Questi primi quattro allori
portano, come ha ricordato Giordani, il segno indelebile di Giancarlo Marinelli, ma non solo il suo
perché anche Bersani, Vannini e Girotti furono sempre in campo a
rappresentare la vecchia guardia delle Vu
nere, mentre crescevano spavaldamente i giovani. Il primo dei quali
naturalmente è Gigi Rapini e poi Negroni, Ranuzzi e
Ferriani.
Proprio in questi anni, quelli
degli scudetti Virtus, riprende anche
l'attività della Nazionale e sono 5 i bolognesi che fanno parte della
formazione azzurra alle Olimpiadi di Londra del '48. I loro nomi: Bersani,
Ferriani, Ranuzzi,
Marinelli e Rapini che insieme al più
anziano "Venzo" Vannini e al più giovane "Carlito" Negroni formano quella
squadra dominatrice di quattro anni, una formazione che non aveva nemmeno
bisogno dell'allenatore. I quattro titoli italiani infatti furono
conquistati con una formula familiare di collaborazione interna dove il
dirigente accompagnatore Poluzzi, quando e se lo riteneva opportuno, dava
qualche suggerimento a Giancarlo Marinelli
che oltre a giocare bene, fungeva da allenatore e tale è rimasto,
giustamente, negli albi d'oro.
tratto da "Virtus
- cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro
La Virtus non è più tanto un
modello di regolarità, ma potrebbe ancora farcela. Purtroppo il pari di
Varese (a 3 giornate dalla fine) la convince del contrario e la domenica
dopo la squadra si autoelimina col la goliardica trasferta di Gallarate. Se
ne pentirà amaramente quando giungerà la notizia che la partita di Varese è
stata annullata e il Borletti (già campione) cadrà l'ultimo giorno. Al
Barcellona la 1a Coppa Città di Bologna in Sala Borsa.
tratto da "100MILA
CANESTRI - Storia statistica della Virtus Pallacanestro" di Renato Lemmi
Gigli

Ranuzzi, Ferriani, Setti, Bersani, Marinelli
(al Muro Torto di Roma)
Settimo cielo
Tratto da “Il Cammino verso la Stella”
E l'anno dopo? Scudetto numero quattro, non ci piove. Ferriani si applicava sulla pallacanestro americana. Studiava veli e incroci
e si sforzava poi di tradurli in atto. Nel girone unico c'è anche Varese,
già buona squadra di vertice, ma la Virtus svetta in attacco e in difesa, Ranuzzi è il quarto cannoniere in assoluto (per
la cronaca e per la storia, il primo è il triestino Miliani) e alla corte
del sempiterno Marinellone abbiamo per il gran poker
Bersani, Ferriani,
Carlito Negroni, Ranuzzi, Rapini,
Rinaldi, Vannini, Setti, Bertoncelli e i fratelli Zucchi, Dario e Dino.
(...)
Magica e mitica Virtus degli anni quaranta, magica e mitica
brigata di gente che concertava i cambi spesso in regime assembleare e molte
cose le faceva il dirigente Renzo Poluzzi e
magari Marinelli qualche volta prendeva
cappello, ma tutti si industriavano e si divertivano vincendo sempre e
tanto…
Nasce il pivot, ma nasce prima con
Marinelli o poi con
Rapini? Fa lo stesso, nasce in quegli anni così tinti di bianco-nero. Ed
è di quegli anni la filastrocca che tiene banco, il grido di guerra degli
uomini Virtus quando si radunavano al centro del campo prima di cominciare
la partita.
“E par, la mi bela bala un occ' am bala, un occ' am bala, am
bala un occ, un occ, un occ, un occ.” E per la mia bella balla mi balla un
occhio, un occhio, un occhio…
Balla, cioè bàla, in bolognese sta per compagnia,
combriccola, brigata, squadra così specialissima, gente che faceva punti,
spettacolo e buon sangue.
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