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Pasquali, Melillo, Ford, Arnold, Giovannoni,
Chiacig, Malagoli, Lestini, Langford, Fedrigo
Blizzard, Righetti, Boykins, Moraschini, X,Vukcevic
STAGIONE 2008-2009
VIRTUS BOLOGNA
Serie A1: 5a classificata su16 squadre (17-30)
Play-off: eliminata ai quarti di finale
Coppa Italia: finalista
Eurochallenge Cup: VINCENTE
Partite
della stagione
statistiche di squadra
OPERAZIONE
BOYKINS: UN BEL MODO PER DIRE CHE IL BASKET è RIPARTITO
di Walter Fuochi - La
Repubblica - 08/08/2008
Poiché nessun bovaro farebbe mai morire di stenti la
vacca che gli dà il latte, Claudio Sabatini ha
rifatto una Virtus
da corsa, anziché stremarla per dispetto, come minacciava nelle ore d'un
suo stonato cupio dissolvi, carezzato per infliggere al suo ingrato pubblico
una squadra ancor peggiore di quella indegna dell'ultima
stagione. L'ha invece ricostruita in silenzio, ma non
a caso, se è vero che, mettendosi a tavolino sulle macerie ancora fumanti
dell'annata perduta, lui e Pasquali s'erano
dati, progettando questa, un principio preciso: e cioè che gli uomini già in
portafoglio sarebbero stati i veterani di lusso da far partire dalla
panchina, armando invece un quintetto tutto nuovo.
Detto e fatto. Giovannoni, Blizzard e il
Vukcevic che fu sfilato con un brillante blitz agli indugi di Milano
sono lì seduti e vi s'aggiunge ora il Chiacig che, sui 10-15'
di prospettato impiego, è il lungo di resa più corposa del torneo, lasciando
l'ultimo buco per il play di riserva (uno per le
briciole, da 10' di campo). Il quintetto allinea
dunque Boykins,
Langford, Righetti, Arnold e Ford, ed è
esperto ma non vecchio, solido ed atletico, di vaga consistenza difensiva,
però con molti pezzi reduci da un'ultima stagione
eccellente. Se ne dovrà tarare un mix, ma questo vale per tutti: e la bontà
del materiale conforta. Boykins, da innesto
finale, è un'iniezione generosa e ponderata, un
valore tecnico e non solo mediatico (senza peraltro demonizzare un versante
vitale, di questo sport del terzo millennio), un uomo di cui non si può
discutere la carriera (alla Best, ma con gli
odierni 4 anni in meno, 32 a 36) e di cui paiono raccomandabili pure
carattere e attitudine professionale.
Così carrozzata, la Virtus viene messa sul banchetto per la campagna
abbonamenti, tradizionale polmone finanziario del club, contando su risposte
altrettanto generose. Promette arrosto, dopo il fumo dell'ultima
estate, e riadotta uno stile comunicativo più consono ad un pubblico legato
alla conformistica sostanza e poco incline al cabaret dei proclami
minimalisti, irridenti d'un sistema che resta invece
basato sui successi in campo e non sugli allegri tracolli. Il riarmo
coincide non a caso con l'avventura imprenditoriale
che Sabatini ha voluto
incardinare sull'ex PalaMalaguti, facendone la base
del proprio progetto: l'idea di sfruttamento dell'impianto
non è solo sportiva, anzi è fortemente orientata sul resto, ma dalle fortune
del basket non potrà prescindere, perché il basket, di Sabatini, è la merce in vetrina e una vetrina
ben illuminata è fondamentale per trainare al successo attività come le sue,
rivolte a una platea.
Pressoché al completo, la Virtus lancia dunque la
sfida a un campionato che rischia di morire di noia, se replicasse la
solitaria e monotona litania di Siena padrona e l'apoteosi
di uno scudetto già assegnato ancor prima di partire. Resta lei la favorita,
ma il basket ha ripreso a muoversi. Non solo qui, ma soprattutto qui. Se è
tornata Basket City (e se la Fortitudo, cui tocca ora la palla, s'adeguerà)
è ora la risposta più attesa. La domanda, intanto, è stata posta con estrema
serietà.
IL BILANCIO DEL MERCATO VIRTUS
di Enrico Faggiano - bolognabasket.it - 01/09/2008
Ci eravamo lasciati, lo scorso anno, con una piazza disamorata e che
prometteva un 2008-09 di cinema e uncinetto, se fosse rimasto in sella Claudio Sabatini: la sontuosissima campagna
acquisti ha fatto cambiare idea a quasi tutto il mondo bianconero, come
provano gli abbracci affettuosi della gente sia nel giorno della
presentazione della squadra al Cierrebi che in quello della affollatissima
conferenza stampa di Earl Boykins. Questa
Virtus ha subito riconquistato la fiducia del pubblico, e già questo è un
successo: ora tocca al campo concretizzare i giudizi degli addetti ai
lavori. La voglia di tornare in alto, anzi in altissimo, c’è, e la squadra
può farlo.
Certezze – Senza dubbio, la squadra sembra completa in ogni ruolo:
due registi, due guardie, due ali piccole, due ali forte e due lunghi. E
svariati giocatori che potranno essere utilizzati in varie posizioni, per
dare a Renato Pasquali una gamma di scelte quasi infinita, a seconda di
quali saranno le situazioni sul campo. Per evitare i bidoni presi lo
scorso anno, il mercato ha portato in casa bianconera giocatori di
pedigree certo: da Boykins
ad
Arnold,
passando per la voglia di continuare a crescere che avranno
Ford
e Langford,
aggiungendo l’esperienza ad alto livello di
Vukcevic, che ha accettato di corsa la ri-chiamata della Virtus, e
quella di Righetti. Insomma: nuovi casi Conroy non se ne dovrebbero verificare più, e
problemi disciplinari nemmeno, vista la provata professionalità di tutto
il pacchetto USA. C’è poi la cabala-Sabatini:
negli anni dispari finora ha sempre fatto bene, con la promozione del 2005
e la finale scudetto del 2007. E l’investimento della Futurshow Station
dimostra che per il patron Virtus la voglia di abdicare, che sembrava aver
preso il sopravvento nello scorso inverno, è totalmente azzerata. E la
squadra che è stata messa nelle mani di Pasquali sembra fatta apposta per
riempire la nuova arena di tifosi riconquistati alla causa così come di
nuovi adepti, magari sfruttando le buone offerte che da sempre la Virtus
propone per i giovani che si vogliono appassionare a questo sport.
Rischi – L’altra faccia della medaglia può essere il tanto talento,
per una squadra che vede in questo momento come decimo uomo una prima
scelta NBA come
Koponen,
o come quarto lungo un
Chiacig
che l’anno scorso era titolare fisso, oltre
che uno dei pochi a salvarsi nella debacle della V che fu. La concorrenza
in ogni ruolo è tanta, e il rischio di scontentare qualcuno c’è, anche se
l’esperienza di tutti gli effettivi dovrebbe far capire che, nel corso
della stagione, tra campionato e coppa spazio per tutti ce ne sarà eccome.
Poi c’è Earl Boykins: fondamentale sarà la
sua capacità di adeguarsi all’Europa, e di creare un buon feeling tecnico
e umano con tutti i suoi compagni di squadra. Non sempre le stelle
americane approdate nel Vecchio Continente hanno saputo immediatamente
capire cosa fare e come farlo: non dovrebbe essere il caso del “nano”,
apparso subito molto umile rispetto al suo curriculum, ma ora dovrà essere
il campo a dare le giuste risposte. C’è poi una piazza che, dopo i
disastri recenti, ha molta fame di vittorie: un eventuale inizio poco
brillante (plausibile viste le tante novità del roster) potrebbe far
nascere malumori, e aumentare ancora di più la pressione sul gruppo. Se
negli anni passati si parlava di obiettivo playoff, o addirittura di
“lasciateci perdere”, questa volta non ci si può nascondere.
Scommesse – Per chi aveva detto, solo sei mesi fa, che la società
era in vendita e che non era nelle proprie corde chiudere i bilanci in
passivo, questa squadra è la scommessa più grande.
Sabatini,
davanti al “lascia o raddoppia” ha scelto la seconda via, sapendo che dopo
un anno a rischio retrocessione, un’altra stagione di flop non gli
verrebbe perdonata. C’è la scommessa di Renato Pasquali, che chiedeva una
possibilità ad alto livello, dopo le buone cose fatte all’estero ma un
curriculum italiano tutto da verificare: ora, a lui l’occasione per
vincere, e per cancellare lo scetticismo di una piazza abituata al meglio,
e che anche con Zare Markovski non fu mai
particolarmente generosa. C’è una Coppa Italia che verrà nuovamente
organizzata a Bologna, e un Eurochallenge che, pur da terza coppa europea,
potrebbe ridar prestigio internazionale alla Virtus dopo la “gita
enogastronomica” passata. Soprattutto, ci sono punti per le licenze di
Eurolega che andranno a tutti i costi racimolati per ridare alla V nera la
certezza di poter avere nuovamente vetrine di “Devotion”, come ai bei
tempi. Il nuovo Palasport, o Futurshow Station come è stata ribattezzata
la nuova struttura, merita di diventare luogo fondamentale per la
pallacanestro non solo italiana ma anche continentale: questo però dovrà
passare, per forza di cose, da una Virtus di vertice.

La Virtus versione 2.0: Zorzi, Boniciolli,
Boykins, Koponen, Righetti, Ford,
Chiacig, Malagoli, Terry, Vukcevic, Langford,
Blizzard, Melillo, Fedrigo
IL FILM DELLA STAGIONE
di Roberto Cornacchia
La brutta stagione precedente ha logorato in buona parte dei
tifosi il credito che Sabatini aveva guadagnato col salvataggio della
società nell'estate 2003 e le buone stagioni precedenti. A rendere ancora
più urgente la necessità di una stagione vincente, o quantomeno convincente,
ci pensa l'Uleb stabilendo che al termine della stagione verranno assegnate le
licenze "infinite" per le prossime Euroleague. Questo determina un maggiore
attivismo e, come da alcuni anni non si verifica, durante l'estate vengono
acquistati nomi di giocatori di primo piano un po' da tutte le società di
vertice. La Virtus, complice anche la prematura eliminazione dai giochi, si
muove per tempo e, alla mancanza di appeal determinata dalla non
partecipazione alla più prestigiosa competizione europea, sopperisce con
cospicue offerte economiche: dopo anni di scommesse e di acquisti
tendenzialmente oculati, pare che qualcosa sia cambiato. I primi colpi, oltre alla conferma
di Blizzard e Giovannoni, sono il cavallo di ritorno Vukcevic (biennale come
giocatore e a seguire come dirigente), il miglior centro del campionato
dell'anno precedente Sharrod Ford e il maturo Alex Righetti, reduce dalla
sua miglior stagione in quel di Avellino. A seguire viene firmato
l'esplosivo Will Bynum, fresco protagonista col Maccabi della finale di
Eurolega e l'esperta power-forward Jamie Arnold. Durante la Summer League di Las
Vegas, Bynum inanella delle buone prestazioni e, complice l'infortunio di un
giocatore nel suo stesso ruolo, strappa un contratto garantito con i Detroit
Pistons facendo valere la clausola della NBA-escape. Viene ingaggiata la
guardia statunitense Keith Langford, già vista in Italia, ma rimane scoperto
il ruolo del playmaker titolare. Dopo settimane di voci
febbrili su quasi tutti i playmaker disponibili sul mercato e proprio
quando si prospetta il rischio di ripetere l'errore dell'anno precedente (prendere
l'ultimo playmaker disponibile), Sabatini fa l'acquisto col botto: ingaggia
Earl Boykins, la microscopica point guard che in NBA ha spesso
viaggiato in doppia cifra e che, dai giornali, viene definito l'acquisto più
costoso mai effettuato da una squadra italiana. Segue la conferma di Chiacig, questa volta in veste di pivot di
rincalzo. Quando ormai la squadra sembra fatta, Sabatini annuncia un altro
acquisto importante e futuribile: il finlandese Petteri Koponen, inseguito
anche l'estate precedente e fresca scelta NBA. In panchina, nonostante un finale di stagione in calando, Sabatini decide di dare ancora fiducia a Pasquali, al quale, in ossequio alla nuova
tendenza di assumere dei "senior assistant coach", viene affiancato Phil
Melillo. Si chiude il mercato con la Virtus regina del mercato e con la
netta sensazione di un'inversione di tendenza.
Comincia il campionato e la Virtus esordisce
con 3 vittorie. Ad esse però fanno seguito una cocente batosta a Pesaro e la
sconfitta interna con l'Air Avellino imbottita di ex.
è la partita che segna la
sorte di Pasquali, esonerato il giorno
seguente e sostituito dalla coppia formata da Matteo Boniciolli e il Paròn
Tonino Zorzi. Un esonero secondo molti che era nell'aria dall'estate, da
quando l'ex-coach fortitudino aveva vinto il premio di miglior allenatore
dell'anno ma si era dimesso ed era, paradossalmente, a spasso. Secondo molti
è stato decisivo il "giocare contro" messo in atto da alcuni giocatori, a
riprova che la gestione dello spogliatoio era tutt'altro che priva di
problemi. Ma nonostante la nuova gestione tecnica inizi subito con 3
vittorie, nello spogliatoio non c'è pace. Brett Blizzard chiede di essere
ceduto causa il minutaggio inferiore alle sue aspettative e contestualmente
all'apertura delle finestra di mercato novembrina cominciano a circolare
voci che coinvolgono Arnold.
Il cambio di manico sembra sortire effetti
positivi, i giocatori sono più "sorridenti" e tra campionato e coppa giunge
un filotto di otto vittorie consecutive, seguite però da due brutte
sconfitte contro a Caserta e in casa contro Teramo. In questo filotto si
inserisce anche la sonante vittoria nel derby: 93-67 per la Virtus. La vittoria casalinga
contro Ferrara nella gara disputata, per la prima volta nella storia dello
sport continentale, il giorno di Natale, porta alla luce il caso-Boykins. Il
piccolo ex-NBA palesemente sciopera e, nonostante le dure parole nei suoi
confronti, il giorno seguente prende un volo per gli Stati Uniti da dove
rientra quattro giorni dopo, senza perdere nessuna gara, non autorizzato
dalla Società che poi gli concederà una nuova partenza ma anche gli
comminerà una salata multa.
Quando i problemi non sono di ordine
disciplinare, bastano quelli tecnici ad agitare le mai placide acque dello
stagno virtussino. Pur non variando il roster, se non per l'esclusione di
Blizzard, cambiano diverse cose dal punto di vista tecnico: Boniciolli
concepisce una pallacanestro diversa e molti dei ruoli precedentemente
occupati dai vari giocatori vedono degli adeguamenti, se non proprio delle
modifiche. A Koponen si chiede di trasformarsi in guardia, il titolare
Langford, pur non calando nel minutaggio, comincia a partire dalla panchina,
Arnold viene considerato un "centro piccolo", Ford, probabilmente allettato
dai possibili sviluppi della sua carriera in ottica NBA, diviene un ala,
Chiacig a questo punto diventa l'unico centro e vede crescere
esponenzialmente il suo minutaggio, Vukcevic viene spesso impiegato
nell'ingrato ruolo di portatore di palla, anche per liberare Boykins dalla
gestione della stessa per sfruttarne appieno le caratteristiche di
realizzatore.
Il caso-Boykins finalmente rientra, forse per
più prosaiche motivazioni di ordine economico che tecnico. Boniciolli vuole
cambiare qualcosa nel roster e invece di un playmaker o di un centro che
paiono essere le richieste più pressanti, giunge Reyshawn Terry, allora a
gettone a Soresina. A farne le spese è Arnold, pare indolente e "poco
sorridente". L'inserimento del meno esperto ma più atletico americano, rende
la squadra più adatta al gioco in velocità, e in particolare Boykins e Ford
paiono trarre vantaggio dalla nuova impostazione. A fine febbraio si
disputano le Final Eight di Coppa Italia dove i virtussini giungono in
finale contro la schiacciasassi del campionato, il Montepaschi Siena. Pur in
svantaggio per tutta la gara, i bianconeri rimangono attaccati al match fino
a quando, ad a un minuto e mezzo dalla fine, effettuano il meritato
sorpasso. Ma il finale sarà ancora una volta amaro per Sabatini,
organizzatore dell'evento: Siena uscirà vincente, anche se subissata di
fischi e polemiche per i fischi arbitrali fin troppo favorevoli nei suoi
confronti nei giri di lancetta conclusivi.
Segue la polemica sul ritorno di Boniciolli ad
Avellino, dove l'attende una tifoseria inferocita per le sue dichiarazioni
sulla società e sulla città, poi ritrattate. Sabatini gli vieta di andare in
trasferta ma poi intervengono Lega e ospiti e ci va, ovviamente in un
ambiente surriscaldato. Poco dopo c'è Rieti che ha i giocatori contati e, in
teoria, il morale sotto i tacchi visto che gli stipendi non vengono pagati.
Si torna dalla città reatina con 25 punti sul groppone, la più brutta
sconfitta dell'anno e che inciderà non poco nel piazzamento finale di
regular season. In Europa si continua, bene o male, ad andare avanti e in
campionato c'è sempre il secondo posto (e con esso una probabile licenza
triennale) a portata di mano, arriva il momento del derby con la rivale
cittadina, che da tempo naviga nelle parti basse della classifica e vede
sempre più concretizzarsi il fantasma della retrocessione. Partita a spron
battuto e poi in vantaggio per larghi tratti, la Virtus si fa rimontare sul
finale. Ma quando ormai i giochi sembrano fatti, a pochi secondi dalla fine,
Vukcevic mette una bomba risolutiva che passerà alla storia dei confronti
stracittadini, molto più della polemica sullo stop di petto di Huertas.
La capolista Siena torna a Bologna e di nuovo
si assiste ad un match tirato, con la differenza che stavolta la Virtus
rimane in vantaggio per 39' e porterebbe la partita a casa se non succedesse
che, sul tiro alla scadere di Boykins, l'arbitro Mattioli non si rimangiasse
il fischio chiaramente da tutti udito prima della sirena. Nei supplementari
McIntyre continua a confermarsi autentica bestia nera dei locali e Siena
vince. Le polemiche sui favori arbitrali, innegabili, di cui beneficia il
Montepaschi impazzano, Sabatini negli spogliatoi minaccia gli arbitri e, per
la prima volta nella storia dei comunicati della FIP, vengono riportate le
sue precise parole nei loro confronti:
“sono stanco
di passare per coglione. Uno che ha provato a farmi fesso, è uscito per
andare al supermercato ed ha trovato la casa distrutta dal caterpillar".
Seguono squalifica di 2 giornate (poi ridotta a 1) ma soprattutto nei
giocatori si diffonde l'idea di essere stati derubati e di dover lottare
contro un sistema più che contro degli avversari più forti.
La seguente partita viene persa a Ferrara, per
ammissione degli stessi giocatori, a causa degli strascichi di quella gara.
Per fortuna che c'è l'Eurochallenge a distrarre l'attenzione e Bologna ne ha
ottenuto l'organizzazione della fase finale a quattro. Nella prima partita
la Virtus, complice un Ford stellare, riesce a disfarsi agevolmente degli
esperti slavi e americani dell'AEL Limassol di Cipro e in finale si trova di
fronte non i prevedibili russi del Triunph ma i francesi dello Cholet. In
vantaggio per tutta la gara, quando un bomba di Boykins sigla il +14 a pochi
minuti dal termine, sembra fatta. Non è dello stesso avviso il talento
transalpino Nando De Colo che propizia un parziale di 10-0 e riapre la
discussione. Si gioca punto a punto fino all'azione finale di De Colo che
sbaglia la bomba del possibile sorpasso sulla sirena. Finisce 77-75 per la
Virtus sponsorizzata BolognaFiere. Si riapre la bacheca della Virtus ma
anche del basket italiano, a digiuno di successi europei da 8 anni. Langford
eletto MVP della manifestazione.
Che questa vittoria abbia fiaccato lo spirito
combattivo dei giocatori verrà discusso per molto tempo, rimane il fatto che
la fase finale di stagione vede la Virtus precipitare in classifica dal
secondo posto che per tanto tempo aveva occupato grazie a sconfitte
evitabili come quella di Montegranaro e di Cantù. Il colpo di grazia avviene
all'ultima giornata, quando si gioca in casa contro la Benetton. Dominata la
gara fin dal primo minuto, quando ormai il pubblico pare più interessato
alle vicende della partita di Teramo dove la Fortitudo si gioca le residue
speranze di rimanere nella massima serie, all'esplodere dei festeggiamenti
Treviso pare destarsi dal suo torpore. Nell'ultimo quarto recupera uno
svantaggio che era stato a lungo in doppia cifra e pareggia su uno
sciagurato fallo di Boykins che frutta tre tiri liberi, regolarmente messi a
segno dall'ex Bulleri, a pochi secondi dal termine. Nel supplementare
l'opera viene completata, la Benetton vince e si piazza quarta al termine
della regular season mentre la Virtus quinta, costringendosi di fatto ad
affrontare il quarto di finale contro la stessa Benetton senza il vantaggio
del campo.
La serie contro i trevigiani sembra ribadire
sempre lo stesso tipo di gara, con la squadra casalinga sempre vincente e
convincente nei confronti di quella in trasferta. In gara5 il trend non
viene invertito e dopo aver rivaleggiato a livello dei biancoverdi fino a
tutto il terzo quarto, nell'ultimo si ristabiliscono i rapporti del campo
amico. Treviso vince e affronterà in semifinale la Montepaschi che ne farà
polpette, come farà anche con Milano in finale. Nei play-offs da rimarcare
le prestazioni di Langford, l'unico capace di avere un rendimento in
trasferta di qualità, mentre Boykins, positivo nelle gare interne, crolla in
quelle esterne, nonostante (o proprio a causa?) le dichiarazioni di completa
sua esautorazione da parte di Sabatini. Negativo in finale anche l'apporto
di Ford, che praticamente si annulla con una serie di falli poco avveduti.
La stagione si conclude in maniera amara, dopo diversi mesi in cui si era
cullata l'illusione di raggiungere gli obiettivi stagionali preposti: le
licenze triennali e annuali non vengono raggiunte ma soprattutto monta l'ira
di Sabatini che, causa i pochi abbonamenti per i play-offs minaccia pesanti
ritorsioni contro il pubblico più munifico d'Italia, già annunciate prima
della fase finale con la querelle del rinnovo a Langford. Ma queste sono
storie che riguardano la stagione seguente.

Dusan e Sharrod si danno cinque dopo una bella
giocata
MATTEO BONICIOLLI ALLA FUTURSHOW STATION
di Valentina Calzoni - bolognabasket.it - 05/02/2009
Ieri si è dimostrato che questa coppa è di livello. “Abbiamo giocato contro
una squadra che è davanti all’Alba Berlino, in Top16 di Eurolega. Fa rabbia,
perché abbiamo lottato e se avessimo vinto nessuno si sarebbe lamentato.
Loro venivano da una gara facile con Bonn, noi da una alla morte con Milano:
perderla in questo modo, con il tuo giocatore che ha palla a 10” fa male,
basta pensare se lui non avesse subito fallo. E l’episodio che ci ha
condannato, ovvero un tiro con l’uomo addosso da 9 metri e mezzo… Capita che
un avversario prenda qualche rimbalzo in più, e ieri abbiamo avuto conferma
che il basket europeo non può mai essere sottovalutato. Oldenburg ha tre
esterni di colore, Perkovic che è un giocatore straordinario, e un africano
dalle grandi doti. Poi, in una partita importante, io firmerei sempre per
essere +1 a 10” dalla fine e con palla in mano al mio miglior giocatore. Ma
il basket è questo: vinci a Roma con magata di Boykins e perdi ieri. Abbiamo
tirato meglio, comunque, e anche l’atteggiamento difensivo è stato a tratti
buono: solo che, in una partita tirata, loro hanno messo i liberi e noi no.
L’errore finale di Boykins è il sunto di una partita ben giocata, ad ogni
modo, e alla fine, come detto dal Maestro, in un doppio confronto questo è
quasi un pareggio: vincere di uno ci avrebbe dato poco in più, oltre alla
soddisfazione di aver vinto. Io mi prendo quel che di positivo mi ha dato la
partita: una prova clamorosa di Langford che da giorni fatica ad allenarsi,
o il fatto che Terry ha tante qualità e ora deve solo crescere fisicamente
perché non ce la faceva più. Con lui abbiamo alzato il livello di atletismo,
ringrazio chi lo ha portato qui, e mi resta sì il rammarico, ma anche tante
valutazioni positive”
La Virtus non riesce ad uccidere le partite.“Credo che siamo, da quando sono
arrivato io, a 13 vinte e 6 o 7 perse. Non ricordo, Cantù e derby a parte,
di aver ucciso una partita: la stanchezza non nasce dalle tante partite, ma
dall’intensità di queste. Se vinci di 20 puoi gestire i minuti ricordando il
doppio impegno, magari lasciando a riposo Boykins e Langford, ma noi non
siamo mai riusciti a farlo. Certo, vorremmo anche noi uccidere le partite,
ma per produrre il gioco che ci serve per vincere, dobbiamo mettere grande
aggressività a tutto campo perché solo ora siamo davvero atletici. Anche
contro Milano abbiamo gestito ma non ucciso, e questo aumenta gli sforzi: in
altre leghe la domenica nove volte su dieci le altre passeggiano, noi
dobbiamo sempre conquistarci la pagnotta e ricominciare il martedì. Specie
pensando che ogni partita può essere fondamentale, che ha connotazioni
extrasportive e tante altre cose. Io avevo chiesto a Sabatini di giocare di
mercoledì, cosa che faremo nelle prossime casalinghe, sapendo che con
impegno più alto è più difficile recuperare energie fisiche e mentali. Lui
mi è venuto incontro per quanto possibile, e sono certo che il nostro
impatto sarebbe stato diverso con 24 ore in più di distanza: magari non il
risultato, ma l’impatto sì. E ripeto: abbiamo chiuso perdendo per episodi
che non influiscono sui miei giudizi complessivi. Ho rivisto la squadra
delle prime partite da quando sono arrivato qui, e per questo sono
fiducioso”.
La prova di Boykins? “Boykins ha dato risposte super in varie partite, prima
e dopo quello che sappiamo. Nel frattempo, chiara l’importanza del
giocatore, c’è stato un adulto che ha fatto il pendolare Bologna-Cleveland,
non proprio Ozzano, con preoccupazioni personali anche se per una operazione
di 10’. Lui torna negli States, legge sui siti che la Virtus lo multa, che
si sta comportando male, e soprattutto non si è allenato: gli atleti sono
tali perché si allenano, e lui tra una cosa e l’altra non ci è riuscito. E’
un essere umano come noi, stipendio a parte, e tra i non allenamenti e le
preoccupazioni, è normale che tu non stia tranquillo. A questo aggiungete la
cosa di Blizzard: non è un caso che ora giochiamo di nuovo una pallacanestro
adeguata a quello che siamo, ma prima venivamo da un mese di turbolenza
assoluta. Adesso stiamo bene, abbiamo un giocatore nuovo, la società ci sta
vicina e abbiamo tutti il sorriso, dopo un mese in cui andava tutto storto.
Uno che fa il medico e opera a cuore aperto, magari sapendo che la moglie lo
ha lasciato e la figlia si droga, lavora peggio. Io, ripeto, sono fiducioso:
c’è lo stesso clima e serenità di quando sono arrivato, e ricordo che ho
vinto premi da allenatore dell’anno, qualcosa penso di capirlo, e per questo
credo che faremo una buona stagione”
Serve una Virtus più cattiva e continua. “Noi 48 ore fa abbiamo tenuto
Milano a 60 punti, e spesso le avversarie sono rimaste sotto i 70: dobbiamo
capire perché non capiti sempre. Ma ci stiamo impegnando, e dobbiamo
superare alti e bassi: non dimentichiamo che Milano non fa le Final Eight di
Coppa Italia, e se fosse successo a noi ci saremmo buttati da un ponte.
Adesso che abbiamo Terry c’è maggiore atletismo, poi ci sono giocatori di
grande esperienza (e potrò dire ai miei bambini di aver allenato un grande
come Vukcevic) non atleti ma da gestire, che a volte hanno spazio e altre
volte no. Uno come Chiacig, dopo una partita giocata male, mi ha chiesto
scusa: questo vale più di tutto, quando altri si lamentano delle scarpe, e
penso mi sia successo solo altre due volte, con Basile e Cantarello. Non è
la Virtus più forte di sempre, ma è più forte di quella che l’anno scorso si
salvò alla penultima giornata. Qui, ripeto, serve difesa prima di tutto,
perché di autentici risolutori ne abbiamo due, Boykins e Langford, mentre
gli altri dipendono dal sistema. E questa continuità difensiva non c’è
sempre stata: ci sono state, questo è vero, le imbarcate di Treviso e
Biella, dipendenti anche da altre cose, ma per il resto sono soddisfatto.
Sono successe cose pazzesche, ma abbiamo ritrovato la retta via”.
Udine, partita-trappola. “Avessimo vinto un’altra partita di uno, forse
saremmo andati a Udine troppo leggeri. Loro sono quasi una squadra di
pallamano, tanti esterni e atletismo, così come era Milano. Se girerò ai
compagni la mia incazzatura, con l’atteggiamento analogo delle ultime tre
gare, credo che eviteremo queste insidie. Loro lottano per salvarsi, hanno
una società che da anni fa campionati importanti, e tenendo la testa a posto
potremo giocare una buona pallacanestro”.
Boniciolli, cinque motivi per puntare allo
scudetto
Corriere dello Sport/Stadio -
24/02/2009
La terza finale in Coppa Italia persa di fila lascia molta amarezza ma
permette comunque alla Virtus di guardare al resto della stagione con
maggiore ottimismo rispetto all'inizio delle Final Eight. In meno di due
mesi le Vu nere hanno avvicinato di anni luce la galassia senese e anche se
una serie di playoff lunga cinque (o sette) partite sarebbe molto più
complessa di una gara secca giocata davanti al proprio pubblico, ora ci sono
maggiori certezze. Matteo Boniciolli ha a disposizione un gruppo solido e
abbastanza motivi per ritenere realistico l'obiettivo scudetto.
Sintetizzando, i motivi sono cinque.
1) LA DIFESA - La Virtus ha sempre avuto buone cifre difensive, almeno in
casa, ma domenica ha tenuto Siena a 70 punti e sfoggiato una difesa a zona
inedita, la 1-3-1, anche allungata, che sfrutta la rapidità di Sharrod Ford
negli spostamenti e le sue doti di intimidatore. Potrebbe diventare un
marchio di fabbrica della squadra nelle prossime settimane.
2) ATLETISMO E PANCHINA - L'innesto di Reyshawn Terry ha consentito a
Boniciolli di schierare anche quintetti con cinque giocatori atletici,
contando Petteri Koponen. Con una sola aggiunta la squadra ha assunto un
look differente. Il recupero di Blizzard e la
definizione dei ruoli ha anche allungato la panchina: non è quella di Siena
ma alla fine Boniciolli impiega comunque dieci giocatori.
3) LA MENTALITÀ' - Boniciolli è riuscito a trasmettere alla squadra la
mentalità corretta, di chi è pronto a osare e non si accontenta. Certo,
farlo davanti al proprio pubblico nelle Final Eight non è come farlo per
un'intera stagione e non è come farlo in una serie di playoff con il fattore
campo contro. Ma il guanto di sfida a Siena è stato lanciato.
4) BOYKINS - è
chiaramente un giocatore diverso rispetto a due mesi fa, gioca con animo
leggero e non dipende da quanto segna. In tre gare a Casalecchio ha dato via
24 assist, tantissimi, e ha giocato oltre il livello di Mclntyre, dopo aver
battuto nello scontro diretto anche Poeta. L'adattamento alla marcatura di
giocatori più fisici e grossi è completato. Teramo aveva Moss, Siena aveva
Sato. Ora Boykins è un giocatore che va in campo con padronanza della
situazione.
5) LANGFORD - Con i 20 punti segnati in finale tre giorni dopo l'infortunio
all'inguine che l'aveva tenuto fuori dal secondo tempo della gara di Roma,
ormai è diventato un giocatore decisivo della Virtus e di impatto a
qualsiasi livello in Italia.
di Enrico Faggiano - bolognabasket.it - 14/04/2009
La Virtus vive dall’alto del suo fortino,
che è alto come un secondo posto in classifica, e che deve essere difeso
dagli assalti di chi vorrebbe provare a spodestarla. Difficile capire chi,
invero, perché non è che la continuità di Treviso – sconfitta quasi
facilmente in casa con Biella – o la spettacolarità di Milano – ma
vincente, visti gli ultimi risultati – possano sembrare davvero
preoccupanti. E nemmeno Roma, ultimamente anche con qualche problema di
infortuni (out Gabini, DelaFuente e Brezec sabato contro Rieti) oltre che
con il dubbio e il sospetto che gli ovvi limiti d’esperienza di Nando
Gentile stiano uscendo fuori, man mano che la strada si fa più ripida.
Poco da pensarci, intanto, mentre l’Eurochallenge aspetta e porta al dover
anticipare la sfida con Siena di giovedì. Ci si potrebbe provare, dato che
la Mens Sana quest’anno ha perso, italianamente parlando, solo contro la
Fortitudo, a prova di come strano sia questo sport: è anche vero, però,
che ora Pianigiani deve affontare più lo smacco mentale dell’eliminazione
di Eurolega che non altri problemi, mentre l’assenza del doppio confronto
permetterà ai giocatori senesi di non andare in overflow, e di recuperare
dai tanti sforzi precedenti.
Matteo Boniciolli avrà di che lavorare, soprattutto per rimettere
agonisticamente in sesto i suoi dopo i 10 forzati giorni di pausa: che
sono un bene quando sei stanco, ma che possono diventare un’arma a doppio
taglio se perdi il ritmo e tutte quelle cose lì. Certo, Siena è il muro
peggiore contro cui sperare un approccio soft, intanto che i muscoli
recupereranno il tono della partita, ma sarà anche da prendere in
considerazione la voglia del coach bianconero di riaffrontare chi gli
soffiò, con le dovute recriminazioni, il bis di Coppa Italia due mesi fa.
“Ci voglio rigiocare, contro di loro”, tuonò a fine partita: vero
che si parlava di playoff, ma intanto va bene anche il campionato, per
saggiare quanta sia la differenza attuale tra la Virtus e la Mens Sana.
All’andata fu un massacro, con un -26 (e Sato a 56 di valutazione) figlio
anche del momento opaco passato dalla V nera durante la querelle Boykins,
ma la Final Eight già dimostrò che l’oceano non era più così ampio e
profondo. Giovedì, una nuova possibilità.

Scene di giubilo: erano 8 anni che non se ne
vedevano
La Virtus Bologna riapre la
bacheca
di Marco Bogoni - tripladoppia.com -
27/04/2009
La Virtus Bologna torna a alzare al cielo
una Coppa. Non succedeva dalla Coppa Italia del 2002. Sono passati
7 anni, ma sembra essere passato
un secolo visto che nel mezzo la Virtus ha vissuto un sorta di Odissea che
l’ha condotta fino all’inferno della radiazione prima del ritorno
nell’elite del basket italiano. La società del patron
Claudio Sabatini vince l’Eurochallenge
(l’unica Coppa Europea che mancava nella bacheca della Virtus) e rompe la
maledizione delle finali perse. Negli ultimi minuti della partita contro
lo Cholet i bianconeri hanno
rischiato di farsi stritolare dalla pressione di una piazza che era ormai
troppo stanca di arrivare seconda e che avrebbe fatto fatica a digerire
un’altra finale persa. Ma questa volta gli
Dei del basket hanno voluto
accogliere le preghiere dei tifosi virtussini riammettendo la Virtus
nell’Olimpo dei vincenti. Le Vu Nere tornano al successo in una
competizione europea: una gioia che, questa volta, ha il sapore della
liberazione.
Cronaca:
Prima della partita il pubblico di Bologna si sbuccia le mani
dagli applausi per la presenza alla Futurshow Station di Antoine Rigaudeau,
indimenticato campione francese della Virtus targata Ettore Messina (con
la canotta della Virtus vinse 2 scudetti, 3 Coppe Italia e 2 Euroleghe).
La Virtus parte con il freno a mano tirato, dopo 3 minuti e mezzo il
punteggio dice 9 a 3 per i francesi trascinati da De Colo, l’enfant
prodige (classe 1987) dello Cholet che suscita l’interesse anche di
numerosi scout dell’NBA. BolognaFiere si aggrappa a Boykins per rientrare
in partita. I francesi devono ben presto togliere i loro lunghi titolari
per problemi di falli. Un gioco da tre punti di Langford porta in
vantaggio, per la prima volta, la Virtus (16 a 13 dopo 8 minuti). Il primo
quarto si conclude 21 a 19 per i padroni di casa grazie ad una tripla di
Righetti.
Nel secondo quarto entra Vukcevic al posto di Boykins e si posiziona in
cabina di regia. La Virtus non sembra risentire dell’assenza del suo
folletto e incrementa il suo vantaggio (31 a 23 al 14esimo). Langford
vuole la Coppa e fa letteralmente impazzire la difesa francese con le sue
penetrazioni e i suoi tiri da tre punti. A metà della seconda frazione
entra in campo anche Koponen, dopo che in semifinale Boniciolli lo aveva
giubilato e tenuto in panchina per tutti i 40 minuti. Il finlandese pare
aver capito la lezione e al 18esimo segna un bel canestro da tre punti (41
a 33). De Colo, autentico animus pugnandi dello Cholet, non si vuole
arrendere e segna con continuità, ma la Virtus chiude meritatamente in
vantaggio il primo tempo 45 a 39.
Lo Cholet nel terzo quarto si riavvicina fino al -3 (49 a 46), ma una
tripla di Righetti ricaccia indietro i francesi. Con un canestro di
Boykins BolognaFiere raggiunge il vantaggio in doppia cifra: 56 a 46 al
26esimo. Proprio quando la Virtus sembra poter scappare via lo Cholet
piazza un parziale di 7 a 0 che rimette tutto in discussione (56 a 53 al
28esimo). Le torri transalpine, Falker e Marquis, sono abili a tramutare
in canestro i numerosi extrapossessi che i francesi riescono a recuperare
sfruttando la loro fisicità. La Virtus trascinata da un Langford che
inventa anche canestri impossibili ha una fiammata negli ultimi minuti
della terza frazione che le permette di essere al 30esimo sul punteggio di
64 a 57.
Nell’ultimo quarto lo Cholet si schiera a zona. L’esperimento dura, però,
poco perché ben presto la Virtus si porta sul +13 (74 a 61 al 34esimo).
Giovannoni è l’anima della Virtus, la grinta del brasiliano infiamma i
7.655 tifosi presenti alla Futurshow Station (l’incasso della serata è di
155.000 euro). Quando i giochi sembrano ormai fatti, la Virtus, negli
ultimi minuti di partita, sembra venire colpita dalla sindrome della paura
di perdere. Lo Cholet, sulle ali di De Colo ritorna a -3 (76 a 73 al
38esimo). Falker, uno dei migliori tra le fila francesi (13 punti e 11
rimbalzi), commette il quinto fallo su Ford. L’ex Montegranaro fa 0 su 2
dalla lunetta e sempre il solito De Colo, dall’altra parte, punisce
l’imprecisione virtussina dalla lunetta con la tripla che vale il -1
(76–75). Langford subisce fallo, va in lunetta e fa un po’ meglio del suo
compagno di squadra facendo 1 su 2. Nell’ultima azione della gara De Colo
non riesce a replicare il suo canestro da tre punti precedente e la
partita finisce 77 a 75 per Bologna. La Virtus vince l’Eurochallenge 2009
con Keith Langford premiato MVP della manifestazione.
BolognaFiere-Cholet Basket 77-75 (21-19;
45-39; 64-57)
BolognaFiere: Ford 12, Koponen 4, Blizzard, Righetti 6, Boykins
18, Giovannoni 6, Chiacig, Langford 21, Vukcevic 5, Malagoli n.e., Terry
5. All Boniciolli.
Cholet Basket: Grier 8,
Larrouquis, Beaubois 5, Mokongo n.e., Marquis 17, De Colo 24, Ho You Fat
n.e., Falker 13, Leonard n.e., Seraphin 2, Robinson 4, Braswell 2. All.
Kunter.
di Enrico Faggiano - bolognabasket.it - 06/05/2009
Ci siamo addormentati un attimo, con le
feste per l’Eurochallenge, la riapertura della bacheca, i sigari, e ci
ritroviamo con la Virtus in crisi, quasi rassegnata agli eventi
eccetera: cosa è successo, si chiede chi magari era in vacanza in questi
giorni di ponte – non lo scrivente, che per raddoppiare il suo punto
settimanale, proprio in tempi di partite in tre giorni, si sta facendo
venire i calli alle mani.
Quello che forse ci si dimentica, tra una cosa e l’altra, è che la
Virtus, in campionato, viene da 3 sconfitte consecutive. Certo, figlie
di situazioni ineluttabili e quasi eredi della fischiataccia di Mattioli
contro Siena, ma intanto oltre agli 176-671 in maglia più grigia che non
biancoverde, sono arrivati i KO di Ferrara e Teramo. E, da un secondo
posto quasi artigliato con disquisizioni boniciolliane – forse
esagerate, ma nemmeno tanto fuori strada – di distanza con Siena molto,
molto diminuita. Almeno sul breve periodo, sulla partita secca. Tutto
sbagliato, tutto da rifare, e ora la classifica è tale per cui ok, la
seconda piazza è ancora matematicamente arpionabile, ma c’è anche il
forte rischio di un sesto posto che sarebbe un patatrac emotivo non da
poco, visto come questa squadra, per tutta la stagione, abbia vissuto a
livelli di certo superiori. Ma così stanno le cose.
E in questi giorni si è a lungo discusso riguardo la possibilità di
rinforzare la squadra, in questa finestra di mercato che si chiuderà
lunedì mattina: lo hanno fatto Treviso e Milano, tra le altre cose,
mentre in casa V nera non sembra che ci siano concrete opzioni. Magari
Sabatini ci prenderà tutti in castagna, come quando due anni fa
all’ultima curva ne prese tre, ma è anche vero che la lezione dei vari
Petrovic-Nikolaidis-Glyniadakis (nemmeno un pippone, questo, ma
impossibile da far ambientare in pochi giorni) dimostra che, se le cose
vengono fatte solo per il gusto di farle, i risultati poi non sono dei
migliori. E lo stesso Matteo Boniciolli ha sempre parlato di squadra
“meglio corta ma sorridente, che non lunga e incazzosa”, oltre al
fatto di non aver mai amato gli aggiustamenti in corso d’opera, a meno
di sciagure e simili. D’altra parte, in giro il pivottone di
centocinquanta chili non c’è – a meno di andare alla ricerca di ex
giocatori, magari con un girovita accresciuto dai tortelloni – e quindi,
ora degli innesti sarebbero più per forma che non per sostanza. Magari,
più che bussare alla porta di un lungo, si sarebbe potuto dare una
occhiata ad esterni che potessero supportare eventuali problemi fisici
di Boykins, dato che Koponen, quello che “giocava tra le renne”,
sembra essere acerbo per questi mondi. Specie se di playoff si tratterà.
Ma intanto si deve provare a vincere, per migliorare la propria griglia,
incamerare punti ranking, sapendo poi che gli incroci saranno
truculenti, con un sesto posto che sarebbe quasi più ghiotto del quarto
o del quinto, per chi vuole e deve arrivare in finale. Difficile, però,
che Boniciolli si metta ad usare il bilancino, giocando alla perdere
e perderemo di Oronzocanàniana memoria: lui Siena la rivuole, finale
o non che sia, senza se e senza ma. E, soprattutto, conosce Bologna
abbastanza per sapere che il clima, in caso di regular season
scorbutica, non gli darebbe tregua, specie ora che si è palesato un
leggero, diciamo così, problema per la sua riconferma. A Montegranaro,
poi, avrà il curioso tifo di tutta la parte biancoblu della città, che
vede nella Sutor una possibile rivale per lo sprint salvezza: Basket
City, oggi, è fatta anche di questo. Ma più che vincere per altri, la
Virtus dovrà vincere con se stessa, specie e soprattutto se Boykins sarà
a mezzo servizio. Una grande squadra non può dipendere da un singolo,
pur se questo è il giocatore più pagato e talentuoso della truppa.
di Enrico Faggiano - bolognabasket.it - 18/05/2009
La cosa curiosa, è che c’è anche la Virtus.
Curioso, perché in questi giorni, per un motivo o per l’altro, l’altra
parte di Bologna ha praticamente colonizzato le pagine dei giornali, tra
retrocessioni, embrioni di lodi e ricorsi falliti. E ci si è quasi
dimenticati del fatto che sta per iniziare il playoff, dove la V nera
torna dopo la disgraziata annata scorsa, e dove Sabatini e soci si
giocano abbastanza, se vogliamo. Eppure, il clima attorno ai bianconeri
non sembra essere esattamente quello caldo di quando si inizia a fare
sul serio. I tifosi si interrogano su come digerire i disastri del
cuginame – si va dal Beh, mi dispiace che non ci sia il derby al
Così imparano, tra quello che godeva come un riccio e quell’altro che
pisciava sulla tomba - ma sembrano affrontare il quarto di finale
con Treviso quasi controvoglia.
Certo, il biglietto da visita dei Boniciolli’s non è esattamente vergato
a lettere d’oro, con il pentagramma di sconfitte che ha fatto
precipitare dal secondo posto al quinto la truppa, compromettendo quindi
tutto il buono fatto nelle giornate precedenti. Un po’ i discorsi
riguardanti il rinnovo di Langford, un po’ la querelle sullo stesso
allenatore, concludendo con i non tantissimi abbonamenti playoff
staccati dalle biglietterie: insomma, sembra che si stia già pensando
all’ombrellone, alla spiaggia, e alla squadra per il prossimo anno,
sacramentando per il rischio di dover ricostruire daccapo, quando solo
venti giorni fa si festeggiava l’allargamento della bacheca e cose così.
D’altra parte, lo spirito del tifoso è poi quello di esaltarsi e
demoralizzarsi nell’arco di una mattina, per cui questi sbalzi d’umore
sono forse anche prevedibili, ma non è che a Treviso stia per giocare
una accozzaglia di scappati, o meglio di scappandi, che hanno nelle
borse già biglietti aerei o quegli strani oggetti che nei villaggi
turistici usano al posto dei soldi. C’è un gruppo che forse sarà stato
ridimensionato dai sogni di essere vicina, vicinissima a Siena, ma da
qui a darla già per persa il salto è davvero eccessivo, forse immeritato
per chi, comunque, il proprio lavoro lo sta facendo da settembre. E
allora che ci si provi, a ribaltare un fattore campo perso nello
sciagurato finale di domenica scorsa, ricordando come Matteo Boniciolli,
in tempi non sospetti, parlava di un playoff dove, a causa del tanto
equilibrio, il giocare a casa propria non sarebbe stato così
fondamentale.
La gente si chiede come mai, a differenza di altre squadre – Milano e la
stessa Treviso in primis – la Virtus non si sia rafforzata, pur avendo
ancora un visto e vari tesseramenti a disposizione: chiaro che se si
doveva arrivare a Nikolaidis e Petrovic, tanto vale andare avanti con
questi, ma qualche occhiata, anche solo per allungare le rotazioni ora
che un giocatore come Terry pare caduto in disgrazia, la si poteva dare.
Si è preferito dare fiducia a chi c’è, e non è detto che la scelta non
possa pagare, dato che inserire gente, magari esordiente in Italia, in
questo momento non sarebbe facile.
Si parte, quindi, con il ranking di Eurolega da ingrassare e con la
fiducia della gente da recuperare: basterebbe una vittoria, per portare
il fattore campo a casa, per dimenticare due settimane di pessimismo.
Non è facile, ma nemmeno impossibile.

Contro Treviso un quarto
di finale condizionato dal fattore campo
BULLERI MANDA LA VIRTUS ALL'INFERNO
di Walter Fuochi - La Repubblica -
28/05/2009
Non so se Max
Bulleri, a differenza del Sabatini furioso e fuggitivo, pratichi il
buddismo o lo zen, so che ha pazienza, tanta pazienza. Lascia che il
bullo Keith Langford gli s'incolli subito al viso, con l'espressione più
beffarda che può, facendoci pure sospettare che prima o poi gli infilerà
la lingua in bocca, ma alla fine li mata lui, KL amore, non usurpato,
di tutti i virtussini, e la partita, che boccia la Fortezza e
manda avanti la Benetton. Giusto così, pesate le quantità della lunga
serie e pure quelle di quest'ultima bella, finalmente equilibrata. La
Virtus ne gioca tre quarti, omettendo però
l'ultimo, quando poteva sperare che lo striscione d'arrivo paralizzasse
i veneti. Poteva succedere, se appunto Bulleri,
con due triple mozzafiato e una gestione dei giochi lucida e sanguigna,
non avesse ribaltato il tavolo. E se la Virtus avesse trovato un paio di
cesti nel Sahara di quegli ostili minuti, dal 31' al 38', in cui un 16-2
impietoso l'ha stroncata. Poi, alla fine, c'è stato perfino il
sogno di un -5, palla in mano a 40", per
illudersi. Sparando la tripla sul ferro, Earl
Boykins ha concluso la sua parabola di addizione fascinosa ma
insufficiente. Quel palo, quell'1/11 di ieri, quella stagione monca
hanno portato un conto salato: le stelle, qui,
sono altre. Bulleri, malgrado i
berci della folla
bianconera, era in mezzo al campo a godersi la passerella del
matador: 6/9 con 4 triple per lui, e tanta roba a gioco lungo. Santa
pazienza, appunto. Ancora, il miglior giocatore delle due partite in
casa, il dilagante Ford, qui ieri sera ha fatto più falli che cesti,
autoeliminandosi subito. Su Vukcevic e Blizzard, altri possibili eroi,
Treviso ha montato guardie truci. Ha lasciato fare a Giovannoni e a
Chiacig. Non potevano vincerla loro. Il film.
Cercando buone idee nel mazzo di carte rimescolato, Boniciolli accoppia
i suoi centri e pesca un asso (Chiacig) e un due
di picche (i tre falli di Ford dopo 5'). In avvio
si segna poco, e questo piace alla
Virtus, subito fallosa, ossia decisa a dimostrare che stasera si
reciteranno altri copioni. Ma il 9-4 iniziale le dura poco, di
là puntano sull'uomo di Boykins, che
stavolta è Neal e fa i primi gol. C'è
poco da fare, siam sempre lì: non è che
Earl è stronzo, è nano. E,
davanti, continuano a intercettarlo con le sportellate: in avvio
fischiano, poi lascian fare. La Vu comincia a scivolare indietro, pure
il tiro da tre non va e nel secondo quarto,
costretta alla zona, entra acqua. Chiacig dà
l'ultimo attivo (33-32), poi diluvia. E già qui infierisce Bulleri, con
le due triple che regalano a Treviso un riposo di sorrisi:
+8 e solchi tracciati. La
Xerox sputa un avvio di secondo tempo identico al primo:
quarto fallo di Ford dopo 1'13", meglio la
Virtus che risale a -2, su una
Treviso cui viene il braccino corto, Langford prima sorpassa poi
suggella con un coast to coast
da urlo il
+1 del 30'.
è l'ultimo hurrah.
Mahmuti trova nei 4 piccoli l'alchimia perfetta,
sbraga la partita con
Bulleri, il cui +13 a 6' pare una sentenza, su una
Vu stordita che aspetta quasi 7' per il primo gol. Eppure, c'è
quel sogno. Palo del nano, a
30". Finita.
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