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STAGIONE 2003/04

 

CARISBO CASTELMAGGIORE

LegaDue: 3a classificata su 13 squadre (15-26)

Seconda fase: 4-6

Play-off qualificazione: eliminata in finale (6-9)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
5 Vonteego Cummings P 1976 191 USA
6 Ryan McCormack A 1979 178 USA
9 Cristiano Zanus Fortes C 1971 206 ITA dal 29/02/04
11 Agostino Li Vecchi A 1970 204 ITA dal 28/02/04
13 Andrea Niccolai G 1968 196 ITA dal 31/10/03
14 Samuele Podestà C 1976 204 ITA dal 28/11/03
15 Anthony Williams A 1978 201 USA
16 Eric Brunson P 1972 193 USA dal 26/03/04
16 Charles Smith G 1975 195 USA dal 16/10/03
17 David Brkic A 1982 212 ITA
19 Andres Ricardo Pelussi A 1977 200 ITA dal 16/10/03
Paolo Barlera C 1982 213 ITA
Andrea Cremonini P 1986 177 ITA dal 13/02/04 al 29/02/04
Eloy Martin P 1980 185 ITA fino al 10/02/04
Leandro Masieri A 1986 200 ITA fino al 06/02/04
Lorenzo Di Marcantonio C 1978 210 ITA fino al 02/01/04
Giacomo Noferini A 1980 196 ITA fino al 29/12/03
Rafael Giovannoni A/C 1978 203 ITA fino al 27/10/03
Noah Moruzzi P 1988 182 ITA fino al 23/10/03
Giampiero Ticchi All ITA fino al 26/11/03
Alberto Bucci All ITA dal 27/11/03

 

Partite della stagione

 

 

La Virtus dei dannati rispedita tutta a casa

di Marco Martelli - La Repubblica - 04/10/2003

 

Ne resterà uno solo, diceva quello. E uno ne è rimasto, David Brkic, di quella Virtus che cinque mesi fa terminava la stagione più deludente di sempre. Ma gli altri? Partiamo da chi non c’era, o meglio non poteva esserci: Sani Becirovic. Mollato dall’Efes Pilsen, dov’era in prova, Sani s’è accasato al Krka Novo Mesto, campione di Slovenia: ironia della sorte, l’esordio in Eurolega di Sani Boy sarà a Bologna, al PalaDozza, il 6 novembre contro la Skipper. Un altro che non ha giocato, ma si è visto, è Joey Beard, infortunato in ritiro e sistematosi alla Viola a metà stagione: quest’anno giocherà in Belgio, ad Ostenda. Chi si vide solo a Porretta è pure Paccelis Morlende. Francese di 22 anni, aveva problemi al ginocchio, e fu rispedito al Digione: 13,5 punti di media, miglior marcatore francese del campionato, scelta numero 50 di Philadelphia (con diritti poi girati a Seattle). Ma anche quest’anno rimarrà in Francia.
Cal Bowdler, invece, una partita l’aveva fatta (Supercoppa contro Treviso): andò a Siena, ora lo ritroviamo a Roma. Sarà invece a Roseto Albert Miralles: firmò un triennale a Bologna, poi venne prestato a Rimini. Charlie Bell giocherà a Livorno, e dopo un precampionato a suon di trentelli, una settimana fa ne ha infilati addirittura 62 a Messina. Dei tre rinforzi che la Virtus prese ad autunno (Scarone, Dial e Koturovic), il primo sarà a Pesaro, il secondo è al training camp degli Orlando Magic (ma Fortitudo e soprattutto Roma lo seguono attentamente), il terzo è ancora senza contratto, nonostante la perla del passaporto italiano. Fermo è pure Attruia, mentre ad Avellino giocherà Andrew Rice, arrivato per lo sprint playoff della Virtus. Chissà dove giocherà, invece, Eric Murdock, ormai a fine carriera: Bianchini, l’ultimo a crederci, potrebbe al massimo infilarlo nella sua nuova libreria romana. E Mladen Sekularac? Arrivato tra referenze Nba (seconda scelta di Dallas) e paragoni illustri («nuovo Danilovic»), ha riprovato coi Mavs, quest’estate, ma in Summer League è andata male: si è accasato al Buducnost. Il «Charles Barkley degli Urali», al secolo Ruslan Avleev, è tornato invece al suolo natìo: per lui, Ural Great Perm. L’unico di cui non siamo riusciti a trovare notizie è Gagneur. Yannick, se ci sei, batti un colpo. Magari non di spazzolone.

 


 

Ticchi: "Finalmente al completo, non ci resta che vincere"

di Marco Martelli - La Repubblica - 23/10/2003

 

La Virtus si va completando solo ora. Quanto tempo ci vorrà, Giampiero Ticchi?

«Dobbiamo dare Il massimo da subito. Non siamo più in precampionato, quando si notano i passi avanti e quelli indietro. Ora non saremo ancora al top, ma la squadra deve cercare di vincere: di tempo ce n'è poco, ma deve farlo. Per noi, per la gente che ci segue, per l'ambiente che abbiamo intorno».

Vittoria di squadra contro Osimo e quasi-rimonta a Scafati: il gruppo c'è.

«Mai avuto dubbi sui ragazzi, che tra l'altro sentono tutti i cambiamenti. Come una persona normale, anche un gruppo, investito da tante novità, diventa più sensibile, e incline ad alti e bassi. Dobbiamo limitare i bassi e reagire».

Esempio di basso: a Scafati, quel terribile terzo quarto. 6 soli punti segnati, dal +4 al -11.

«Da cancellare, e neppure era­vamo partiti male. Dopo 4' eravamo comunque a un tiro: lì abbiamo smesso di far canestro e iniziato a subire. A fine partita, poi, non volevo il fallo tattico: non so perché Smith l'abbia fatto, ma era alla prima con noi. Dopo, volevo difesa intensa e fallo solo su Capuano. Niente».

Finalmente, domenica a Ferrara, ci sarà Pelussi.

«Una garanzia, e sono certo che non avrà cali di tensione. è Un atleta concentrato sul lavoro: e intenso in difesa, che ci fa molto comodo. Dovrà adattarsi agli arbitri, ma l'importante è che non perda le sue caratteristiche. Davanti non ha tiro da tre, ma vorrei che pian piano l'imparasse: ha buona mano ai liberi, può far male dai 4-5 metri. E può essere pericoloso anche in avvicinamento, certo non contro i 2.10».

Visto lo Smith di Scafati ci sono pochi dubbi sulle sue condizioni.

«Non ne avevamo alcuno, altrimenti non l'avremmo preso. L'unico dubbio potrà esserci nell'approccio emotivo a questa nuova realtà, dopo due anni di Nba. C'era il dubbio anche su Cummings, ma Vonteego li ha già sciolti. Charlie deve adattarsi a un torneo di agonismo e cattiveria, fors'anche più della serie A»

Ferrara pare in gran forma.

«Sono forti sotto, dove noi pecchiamo, ma sono completi ovunque: Mc lntyre in play, Michael Williams cannoniere da sempre, Zanelli in un gran periodo. Sono solidi: dovremo esserlo anche noi. E non avere blackout: sarebbe dura tirarsi su».

 


 

Campagna abbonamenti 2003/2004: "Noi più"

virtus.it - 04/11/2003

 

"Un Euro in piu della Fortitudo. è il minimo che potevamo chiedere e il massimo che potevamo offrire. Tutte le partite che giocheremo quest'anno a un Euro in più della Fortitudo, perché credo che la Virtus, in qualsiasi categoria venga messa, valga sempre un Euro in più. E' solo un gioco: dopo tante polemiche, gogliamo sorridere, e questa è una maniera per dimenticare ogni tensione. Nasce così, dalle parole di Claudio Sabatini, "Noi più", la campagna abbonamenti 2003/2004 della Virtus. La campagna, curata per quanto riguarda il claim da Miguel Sal, rappresenta una novità assoluta dal punto di vista della comunicazione: si tratta, infatti, del primo caso di pubblicità comparativa in cui i prezzi sono più alti della concorrenza. Ma la storia, le vittorie, la Virtus, valgono di più.
Le tessere si potranno sottoscrivere a partire dal 6 novembre presso tutte le filiali Carisbo: gli abbonamenti offriranno ai tifosi tutte le partite che la Virtus giocherà al PalaMalaguti, da qui a fine stagione, in Italia e in Europa. E non solo: la società metterà a disposizione degli abbonati anche biglietti e pullmann per le trasferte più vicine.

 


 

FuturVirtus, parla Sabatini

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 15/11/2003

 

Claudio Sabatini, giovedì prossimo il Tar del Lazio dovrà fissare l'udienza per discutere del caso Virtus. E della revoca dell'affiliazione, deliberata il 4 agosto e ribadita il 31. Pronto alla battaglia?
«Così pronto che ho deciso di abbandonare tutte le cause».
Prego?
«Ho ritirato il mandato ai nostri legali. L'ho fatto in tutte le sedi, sia quelle sportive sia quelle amministrative».
Perché?
«Basta udienze davanti al Tar, Consiglio di Stato e giudici vari: salta anche l'udienza del 20 novembre».
Ma il motivo di questa decisione?
«In fondo non faccio nulla di nuovo. L'avevo detto in estate che le questioni legali non mi interessavano».
Ha parlato con il presidente federale Maifredi?
«Non ancora. Ho chiamato Prandi, il presidente della Lega basket, mi è sembrato soddisfatto. Credo che sia stato una piacevole sorpresa».
In estate, però, aveva parlato anche di alcune carte che, se autentiche…
«Le carte ci sono ancora, ma non ho intenzioni di usarle».
L'ha detto all'avvocato Porelli?
«Non ancora. Quando lo saprà, probabilmente, si arrabbierà un po'. Ma era la cosa giusta da fare. Alle spalle abbiamo un'estate da dimenticare, tutti sanno quello che è successo. Il presente è una squadra di basket che vuole giocare».
A proposito di gioco, martedì, sul vostro aereo è salito Alberto Bucci.
«E allora?».
è un allenatore, dobbiamo pensare male?
«E perché? Avevo invitato anche Renato Villalta, questo non significa che Niccolai rischiasse il posto. Ho invitato Alberto senza secondi fini. Ticchi, lo ripeto, può lavorare tranquillo».
Passiamo alla campagna abbonamenti.
«Resterà aperta, per il discorso Virtus Star Club, ancora per la prossima settimana».
I numeri, però…
«Mi aspettavo qualcosa di più. Devo ammetterlo, ho perso una scommessa».
Capitolo pivot.
«Non torniamo sul mercato, i giocatori li abbiamo. Dobbiamo dar loro modo di crescere. A Barcellona, per esempio, ho visto una prestazione convincente e convinta di Di Marcantonio».
Dobbiamo dedurre che la tribuna di Fabriano abbia fatto bene a Brkic.
«David è un signor giocatore. Solo che ogni tanto dobbiamo ricordarglielo. Io credo che possa fare ancora di più. Questa squadra ha un grande potenziale, deve solo dimostrarlo».
Come?
«Noi dobbiamo concedergli il tempo per crescere. Loro devono migliorare».
Intanto arriva Rimini: quante persone si aspetta dopo i 7.510 del big match con
la Bipop?
«Tutti quelli che ci meritiamo».
Tradotto in cifre?
«Io ho la coscienza a posto, la squadra altrettanto. Quando ci sarà un bello spettacolo ne avremo ancora di più».

 


 

Albertone parte terza: la più difficile

di W. Fuochi - La Repubblica - 25/11/2003

 

All’indomani d’una vittoria, com’era già accaduto a Basket City, sull’altra sponda, a Boniciolli, Giampiero Ticchi ha perso la panchina della Virtus. S’è dimesso, ma vi è stato indotto: evidentemente, adesso come allora, le decisioni erano maturate prima. Ticchi non viene allontanato, e almeno sul piano personale c’è un’accettata condivisione d’intenti, ma incassa un’ovvia bocciatura. Le sue riflessioni sono esposte qui sopra, ma la sua vicenda somiglia a tante altre di tanti sport: gli sono mancati soprattutto i risultati e chi l’ha invitato a farsi da parte ritiene insomma che la squadra valesse più del suo quinto posto in classifica, in fitto condominio. Lo scossone più forte, forse già decisivo, s’era avuto a Fabriano, poi Badalona suturò qualche malumore, mentre le ultime uscite hanno proposto, se non lo stesso film, trame troppo simili: vittoria su Rimini, con un grande Smith, sconfitta coi belgi, senza Smith, vittoria a Sassari, con un grande Smith. Non si vedeva molto altro, troppo spesso, in questa Virtus.
La grigliata di pesce fresco, promessa in simpatica metafora in avvio di stagione, dopo l’anno delle ostriche avariate, Ticchi non è riuscito a servirla: spiace per la persona, di bello spessore umano, ma pure lui conosceva le regole del gioco, e soprattutto i carichi che si metteva sulla schiena. Da coach del Castelmaggiore diventava l’allenatore della Virtus, con relativi obblighi e pressioni: lo confidò nelle prime interviste, l’ha ribadito ieri, ritenendo che la sua avventura sia affogata proprio nell’impervia copertura di quel ruolo che faceva tremare le vene.
Tornerà dunque in sella Alberto Bucci, alla sua terza vita virtussina, dopo l’esonero del ‘97 firmato Cazzola: curiosamente, tre investiture distanziate di 10 anni e, se la cabala l’assisterà di nuovo, felici al primo colpo. Nell’83 arrivò e fu la stella. Nel ‘93 tornò, dopo Messina, e ne confermò lo scudetto, facendo anzi il bis. Nel 2003 viene ripescato, e in questo senso già spediva indizi il volo a Badalona cui l’invitò Sabatini: che intanto vedesse la squadra, sia dentro che fuori campo. Bucci era nel fior della carriera le altre volte (il boom di Fabriano la prima, la serie Livorno-Verona-Pesaro poi), mentre questo giro lo fa dopo esperienze magre a Fabriano (subentrando, l’unica altra sua volta) e a Parma, l’anno scorso, nella femminile. Ci dirà oggi che progetti ha su questa Virtus; poi, dirà la stagione se ha ancora piede pesante da calare sul gas, entusiasmo per raddrizzare la barca fin qui vacillante, mano tecnica per instradare un quintetto su vie diverse da quelle tentate con Ticchi. Con lui, scommette e rischia Sabatini, rincorrendo una ricostruzione forzatamente affrettata e faticosa. E forse, s’è visto, più dura di quanto si temesse.

 


 

Due Virtus in sei mesi per trovare quella buona

di Marco Martelli - La Repubblica - 05/03/2004

 

Cummings, Niccolai, Smith, Williams, Podestà in quintetto, più McCormack, Li Vecchi, Brkic, Pelussi, Zanus Fortes a sedere, più Bucci in panchina. è la Virtus che domenica sfiderà Jesi, e non somiglia neanche un po' a quella che cominciò l’avventura. Sembrano passate ere, nel vorticare frenetico delle porte girevoli del Grand Hotel Virtus, e invece son solo mesi. Intensi, ma sempre meno di duecento giorni.
Serve una data, per l’inizio della storia, e si può dire allora che correva il 2 settembre 2003, quando Claudio Sabatini partorì l'idea: fondò FuturVirtus, società di comunicazione, in realtà scatola vuota per contenerci tutto, e fu questo il marchio che avrebbe fatto da filo conduttore tra il Progresso di prima e la Virtus di poi. Applicandolo sulle maglie rossoblù, ridipinte di bianconero, Sabatini fece il suo ingresso nel Castelmaggiore: formalmente da sponsor, sostanzialmente da plenipotenziario, raccogliendo una squadra costruita per la salvezza per cercare di trasformarla in una corazzata da promozione.
Altra data, il 13 settembre. A Ferrara, al Memorial Scopa, s’alza il sipario sulla FuturVirtus: in campo (o in tribuna), con le maglie (o le polo) fresche di stampa, c’è il coach Giampiero Ticchi, più Vitali, Noferini, Masieri, Barlera, Martin, Harrelson, Giovannoni, Di Marcantonio, Brkic e Cummings. Ne sono rimasti, all’oggi, solo gli ultimi due. Via gli altri, in un processo brutale per velocità, ma generosamente rivolto all’ossessiva ricerca della promozione, senza risparmio di idee, anche confuse, fatiche inesauste, contraccolpi tenaci. E quattrini, tanti quattrini. Nove se ne sono andati, tra giocatori e coach; nove ne sono arrivati, in attesa dell’ultimo tassello. Al play americano che verrà, l’hotel consegnerà la chiave della stanza numero 19.
Ferrara, dunque. Sera d’estate. Ci sono Sabatini e Scariolo, dietro la panchina del predestinato Ticchi, ad osservare la creatura. Di prim’acchito, proprio non va. Via il lentopede bianco Ty Harrelson, peraltro in prova, rispedito in America a (non) fare la squadra negli sgangherati Fresno Heat Wave della Aba. Via Rafael «Fao» Giovannoni, fratello ciccio del Guillerme trevigiano, tornato al Paulistano di Sao Paulo, in Brasile, a giocar poco e male. E subito aperto il cancello arrivi.
Il primo rinforzo arriva il 17 settembre: Anthony Williams, da Reggio Calabria, è il secondo Usa della nuova Virtus. Lo stesso giorno, Sabatini s’accorda con Brkic, eredità vera Virtus, mentre il 23 è il giorno di McCormack: serve un play, possibilmente italiano, e il passaporto del newyorkese è buono. Tra l’altro, l’argentino Eloy Martin ha problemi di visto e non debutterà alla prima di campionato con Pavia. Quel giorno, in quintetto c’è Giacomo Noferini: salto triplo, dalla C1 all’A2. A fine dicembre verrà mandato a Forlì, in B1.
Ticchi ne ha due vinte (Pavia e Osimo) e due perse (Imola e Montecatini), quando Sabatini ingaggia quella che, per il coach, è la chiave della squadra: El Gringo Pelussi lascia Cordoba il 9 ottobre, ma pure il suo esordio, a Scafati, salta per problemi di visto. Chi debutta in Campania è Charles Smith, colpo gobbo del mercato firmato il 15. Tagliato dai greci del Makedonikos, tre quarti d’Europa si domanda (e si risponde) se Charlie sia mezzo rotto. Si scoprirà meno rotto del previsto. In quei giorni, lo staff lascia per strada Luca Vitali: il padre ricompra il cartellino del figliolo, portandolo a Siena, aggregato alla prima squadra fino al battesimo del fuoco a Tel Aviv.
Siamo appena a metà. Prima del big match con la Bipop, Sabatini chiude con Niccolai, cercato da settembre: esordirà a Fabriano, la settimana dopo, fallendo la tripla della partita. Ancora un mese e la Virtus cambia due volte pelle. Ticchi vince a Sassari, ma Sabatini chiama Bucci: con lui, qualche giorno più tardi, arriva la rivoluzione dei lunghi, con Podestà arruolato, dopo lunghi tira e molla, per coprire la dolorosa perdita di Barlera e la cessione di Di Marcantonio, spedito a Trapani.
Pressoché rifatta, la squadra non è ancora vincente. Manca un play e scarseggiano anche i giocatori: Martin torna in Argentina, e con lui lascia Bologna anche Masieri, ultimo superstite del Bignami che, un anno fa, stupì con un quinto dei mezzi e il doppio della programmazione (e del tempo per farla). Due bimbi in panchina, ma la Virtus 'sgasa’ di nuovo: ecco Li Vecchi e Zanus Fortes, e manca infine questo benedetto playmaker, Brown o Crispin che sia. Arrivato lui, diciannovesimo cliente in sei mesi del Grand Hotel Virtus, le porte girevoli smetteranno di frullare.

 


 

La Virtus non gioca, Jesi festeggia la promozione

di Marco Martelli - La Repubblica - 29/05/2004

 

Finisce come deve finire, con la più forte a volare in A1. Ci va, con tutto il merito, la Sicc, vincente sulla Virtus 5 volte su 6 in stagione, perfetta e addirittura debordante nell’ultima recita. Sta avanti 40’, maramaldeggia contro una Virtus ormai svuotata, senza idee e nemmeno voglia, che nell’ultimo quarto segna (zero) punti nei primi 7’10’’ e mai trova la forza per provarci. E termina anche con brutte cose in campo, segnali di un gruppo che gruppo non lo è stato mai: Brunson e Bucci a beccarsi, col primo a far spallucce e a sghignazzare, e che stamattina, finalmente, potrà prendere l’aereo che già aveva prenotato dopo Gara 3 con Ferrara. 3-0 voleva, 3-0 è stato: ma dalla parte sbagliata. Finisce insomma nel modo peggiore, con uno schiaffone da 24 davanti ai propri, tantissimi tifosi. Almeno 6000 persone (e, di nuovo, il vecchio patron Cazzola), che a piccoli gruppi issavano, durante la presentazione, striscioni di monito verso il palazzo («Controllate i bilanci, meritiamo rispetto»).
Ma i segnali di serata grama s’erano visti fin dall’inizio, con la Carisbo a partire più vuota che si può. Subisce da dentro ed è molle sui piccoli, dove Bucci manda Smith su Rossini e Brunson su Blizzard: 14 dei primi 19 punti jesini sono di Rocca e Singleton, mentre di là s’è già perso Podestà (2 falli dopo 4’) e un po’ di fiato arriva quando pure la gazzella James ne ha 2 (dopo 7’). Bologna è ancora a contatto, 17-19 dopo un quarto, trovando solo due cesti contro la zona, finora mai provata da Gresta, e che nel primo tempo l’ha fatta da padrone. Refrain identico nel secondo quarto: dopo un’effimera parità a 19, Jesi griffa un 13-2 poderoso, lasciando crostini (4 punti in 6’) a un attacco Virtus senza un’idea: più che altro, un assalto all’arma bianca. Con Hadley, la Sicc vola a +14 (25-39), chiudendo virtualmente i giochi, anche se un 8-0 di puro arrembaggio illude che ci siano vie d’uscita: in realtà, il ?6 di metà è un jackpot all’Enalotto.
E infatti, quando si riprende, Jesi allunga subito: 6-0 con tripla alla sirena di Rossini (33-45), poi da tre la infila, mani in faccia, anche Robinson (35-48). Troppo gasati i marchigiani, la Carisbo boccheggia, aspetta quasi 4’ per il primo cesto (Li Vecchi, che poi si fa male), mentre Bucci leva Brunson per manifesta inadeguatezza. Smith da tre centra il -8, Niccolai, per il -5, piglia solo aria. Più tardi McCormack, -7 e palla in mano, sfonderà. Sono gli ultimi assalti. Nell’ultimo quarto, nemmeno ci si prova più. Il primo cesto dopo oltre 7’, roba da chiodi. Sotto i pennoni delle antiche glorie esulta, per la sua prima volta in A1, la piccola Jesi.

 

Il Commento di Walter Fuochi
Tiri, rimbalzi, difesa, tattica, gambe, cervello, ritmi. Tutto, ieri sera, Jesi ha fatto meglio della Virtus: 40’ su 40’ avanti per un 3-0 limpido, senza una minima piega. Va su chi merita, completando il suo paziente disegno, sta giù chi ci ha provato, ma ora, prendendo atto del fallimento del suo progetto di rincorsa, ne avrà poco da conservare, per ritentare l’avventura. E poi, l’incognita è proprio qui, in quel che verrà: il libro nuovo, salvo terremoti normativi, è un’altra stagione in LegaDue, con tutte le incognite del caso, sul piano societario e su quello della risposta d’un pubblico che ha accettato l’anno di purgatorio con l’intima convinzione che di più non sarebbe durato. Casalecchio inghiotte invece una delle notti più amare della sua storia (storia Virtus, s’intende, ché questo erano squadra e gente, nei giorni belli e in quelli brutti), avvilita da un gruppo che ha disertato la partita della vita: e anche questa resa imbelle, stordita fa male. La larga vittoria di Jesi ottiene pure di svelenare le polemiche e di mettere un tappo alle troppe parole corse intorno al gioco: sul verdetto non ci piove. La Virtus incapace perfino di muoversi in attacco, la Virtus che in ogni quarto ci metteva una vita a segnare, la Virtus dominata sotto i tabelloni e quasi irrisa da un giro di palla che non svelava debiti d’emozione d’una debuttante venuta a corte a sbancare, non a bussare timidamente: la Virtus portata via insieme ai suoi sogni, è stata tutto questo. La buona volontà di chi vorrà costruire dovrà arrampicarsi, davvero, da uno sprofondo.

 

Le parole di Bucci
Bucci ringrazia. «Il presidente m’ha fatto vivere una splendida avventura, peccato sia finita così». Sabatini si complimenta. «Onore a Jesi, che ha vinto con pieno merito. Non mi sento offeso, anzi: ha trionfato una società seria. Ho fatto festeggiare i loro tifosi. Giusto così, in altri palazzi non sarebbe successo». E poi rammenta. «Ho chiesto alla commissione di controllo di fare delle verifiche, entro il 14 giugno. Vorrei avere delle risposte chiare sulla situazione debitoria di diversi club. La Virtus vuole lottare per la serie A e per l’Eurolega. Meritiamo questa chance: il nostro campionato non è finito. I 7.500 al Palamalaguti e la nostra situazione di bilanci dimostrano che siamo un posto giusto».