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STAGIONE 2003/04
CARISBO CASTELMAGGIORE
LegaDue: 3a classificata su 13 squadre
(15-26)
Seconda fase: 4-6
Play-off qualificazione: eliminata in finale (6-9)
Partite
della stagione
La Virtus dei dannati
rispedita tutta a casa
di Marco
Martelli
- La Repubblica - 04/10/2003
Ne resterà uno solo,
diceva quello. E uno ne è rimasto, David Brkic,
di quella Virtus che cinque mesi fa terminava la stagione più deludente di
sempre. Ma gli altri? Partiamo da chi non c’era, o meglio non poteva
esserci: Sani Becirovic. Mollato dall’Efes
Pilsen, dov’era in prova, Sani s’è accasato al Krka Novo Mesto, campione di
Slovenia: ironia della sorte, l’esordio in Eurolega di Sani Boy sarà a
Bologna, al PalaDozza, il 6 novembre contro la Skipper. Un altro che non ha
giocato, ma si è visto, è Joey Beard, infortunato in ritiro e sistematosi
alla Viola a metà stagione: quest’anno giocherà in Belgio, ad Ostenda. Chi
si vide solo a Porretta è pure Paccelis Morlende. Francese di 22 anni, aveva
problemi al ginocchio, e fu rispedito al Digione: 13,5 punti di media,
miglior marcatore francese del campionato, scelta numero 50 di Philadelphia
(con diritti poi girati a Seattle). Ma anche quest’anno rimarrà in Francia.
Cal Bowdler, invece, una partita l’aveva fatta
(Supercoppa contro Treviso): andò a Siena, ora lo ritroviamo a Roma. Sarà
invece a Roseto Albert Miralles: firmò un
triennale a Bologna, poi venne prestato a Rimini.
Charlie Bell giocherà a Livorno, e dopo un precampionato a suon di
trentelli, una settimana fa ne ha infilati addirittura 62 a Messina. Dei tre
rinforzi che la Virtus prese ad autunno (Scarone, Dial e Koturovic),
il primo sarà a Pesaro, il secondo è al training camp degli Orlando Magic
(ma Fortitudo e soprattutto Roma lo seguono attentamente), il terzo è ancora
senza contratto, nonostante la perla del passaporto italiano. Fermo è pure Attruia, mentre ad Avellino giocherà Andrew Rice, arrivato per lo sprint playoff della
Virtus. Chissà dove giocherà, invece, Eric Murdock,
ormai a fine carriera: Bianchini, l’ultimo a
crederci, potrebbe al massimo infilarlo nella sua nuova libreria romana. E Mladen Sekularac? Arrivato tra referenze Nba
(seconda scelta di Dallas) e paragoni illustri («nuovo Danilovic»), ha riprovato coi Mavs, quest’estate,
ma in Summer League è andata male: si è accasato al Buducnost. Il «Charles
Barkley degli Urali», al secolo Ruslan Avleev, è
tornato invece al suolo natìo: per lui, Ural Great Perm. L’unico di cui non
siamo riusciti a trovare notizie è Gagneur.
Yannick, se ci sei, batti un colpo. Magari non di spazzolone.
Ticchi: "Finalmente al
completo, non ci resta che vincere"
di Marco Martelli
-
La Repubblica -
23/10/2003
La Virtus si va
completando solo ora. Quanto tempo ci vorrà,
Giampiero Ticchi?
«Dobbiamo dare Il
massimo da subito. Non siamo più in precampionato, quando si notano i passi
avanti e quelli indietro. Ora non saremo ancora al top, ma la squadra deve
cercare di vincere: di tempo ce n'è poco, ma deve farlo. Per noi, per la
gente che ci segue, per l'ambiente che abbiamo intorno».
Vittoria di squadra
contro Osimo e quasi-rimonta a Scafati: il gruppo c'è.
«Mai avuto dubbi sui
ragazzi, che tra l'altro sentono tutti i cambiamenti. Come una persona
normale, anche un gruppo, investito da tante novità, diventa più sensibile,
e incline ad alti e bassi. Dobbiamo limitare i bassi e reagire».
Esempio di basso: a
Scafati, quel terribile terzo quarto. 6 soli punti segnati, dal +4 al -11.
«Da cancellare, e
neppure eravamo partiti male. Dopo 4' eravamo comunque a un tiro: lì
abbiamo smesso di far canestro e iniziato a subire. A fine partita, poi, non
volevo il fallo tattico: non so perché Smith
l'abbia fatto, ma era alla prima con noi. Dopo, volevo difesa intensa e
fallo solo su Capuano. Niente».
Finalmente, domenica a
Ferrara, ci sarà Pelussi.
«Una garanzia, e sono
certo che non avrà cali di tensione.
è Un atleta
concentrato sul lavoro: e intenso in difesa, che ci fa molto comodo. Dovrà
adattarsi agli arbitri, ma l'importante è che non perda le sue
caratteristiche. Davanti non ha tiro da tre, ma vorrei che pian piano
l'imparasse: ha buona mano ai liberi, può far male dai 4-5 metri. E può
essere pericoloso anche in avvicinamento, certo non contro i 2.10».
Visto lo Smith di Scafati ci sono pochi dubbi sulle sue
condizioni.
«Non ne avevamo
alcuno, altrimenti non l'avremmo preso. L'unico dubbio potrà esserci
nell'approccio emotivo a questa nuova realtà, dopo due anni di Nba. C'era il
dubbio anche su Cummings, ma Vonteego li ha
già sciolti. Charlie deve adattarsi a un torneo di agonismo e cattiveria,
fors'anche più della serie A»
Ferrara pare in gran
forma.
«Sono forti sotto,
dove noi pecchiamo, ma sono completi ovunque: Mc lntyre in play, Michael
Williams cannoniere da sempre, Zanelli in un gran periodo. Sono solidi:
dovremo esserlo anche noi. E non avere blackout: sarebbe dura tirarsi su».
Campagna abbonamenti
2003/2004: "Noi più"
virtus.it
- 04/11/2003
"Un Euro in piu della
Fortitudo. è
il minimo che potevamo chiedere e il massimo che potevamo
offrire. Tutte le partite che giocheremo quest'anno a un Euro in più della
Fortitudo, perché credo che la Virtus, in qualsiasi categoria venga messa,
valga sempre un Euro in più. E' solo un gioco: dopo tante polemiche,
gogliamo sorridere, e questa è una maniera per dimenticare ogni tensione.
Nasce così, dalle parole di Claudio Sabatini,
"Noi più", la campagna abbonamenti 2003/2004 della Virtus. La campagna,
curata per quanto riguarda il claim da Miguel Sal, rappresenta una novità
assoluta dal punto di vista della comunicazione: si tratta, infatti, del
primo caso di pubblicità comparativa in cui i prezzi sono più alti della
concorrenza. Ma la storia, le vittorie, la Virtus, valgono di più.
Le tessere si potranno sottoscrivere a partire dal 6 novembre presso tutte
le filiali Carisbo: gli abbonamenti offriranno ai tifosi tutte le partite
che la Virtus giocherà al PalaMalaguti, da qui a fine stagione, in Italia e
in Europa. E non solo: la società metterà a disposizione degli abbonati
anche biglietti e pullmann per le trasferte più vicine.
FuturVirtus, parla
Sabatini
di Alessandro Gallo
-
Il Resto del Carlino - 15/11/2003
Claudio Sabatini, giovedì prossimo il Tar del
Lazio dovrà fissare l'udienza per discutere del caso Virtus. E della revoca
dell'affiliazione, deliberata il 4 agosto e ribadita il 31. Pronto alla
battaglia?
«Così pronto che ho deciso di abbandonare tutte le
cause».
Prego?
«Ho ritirato il mandato ai nostri legali. L'ho fatto in tutte le sedi, sia
quelle sportive sia quelle amministrative».
Perché?
«Basta udienze davanti al Tar, Consiglio di Stato e giudici vari: salta
anche l'udienza del 20 novembre».
Ma il motivo di questa decisione?
«In fondo non faccio nulla di nuovo. L'avevo detto in estate che le
questioni legali non mi interessavano».
Ha parlato con il presidente
federale Maifredi?
«Non ancora. Ho chiamato Prandi, il presidente della Lega basket, mi è
sembrato soddisfatto. Credo che sia stato una piacevole sorpresa».
In estate, però, aveva parlato
anche di alcune carte che, se autentiche…
«Le carte ci sono ancora, ma non ho intenzioni di usarle».
L'ha detto all'avvocato Porelli?
«Non ancora. Quando lo saprà, probabilmente, si arrabbierà un po'. Ma era la
cosa giusta da fare. Alle spalle abbiamo un'estate da dimenticare, tutti
sanno quello che è successo. Il presente è una squadra di basket che vuole
giocare».
A proposito di gioco, martedì,
sul vostro aereo è salito Alberto Bucci.
«E allora?».
è un allenatore,
dobbiamo pensare male?
«E perché? Avevo invitato anche Renato Villalta,
questo non significa che Niccolai rischiasse
il posto. Ho invitato Alberto senza secondi fini.
Ticchi, lo ripeto, può lavorare tranquillo».
Passiamo alla campagna
abbonamenti.
«Resterà aperta, per il discorso Virtus Star Club, ancora per la prossima
settimana».
I numeri, però…
«Mi aspettavo qualcosa di più. Devo ammetterlo, ho perso una scommessa».
Capitolo pivot.
«Non torniamo sul mercato, i giocatori li abbiamo. Dobbiamo dar loro modo di
crescere. A Barcellona, per esempio, ho visto una prestazione convincente e
convinta di Di Marcantonio».
Dobbiamo dedurre che la tribuna
di Fabriano abbia fatto bene a Brkic.
«David è un signor giocatore. Solo che ogni tanto dobbiamo ricordarglielo.
Io credo che possa fare ancora di più. Questa squadra ha un grande
potenziale, deve solo dimostrarlo».
Come?
«Noi dobbiamo concedergli il tempo per crescere. Loro devono migliorare».
Intanto arriva Rimini: quante
persone si aspetta dopo i 7.510 del big match con
la Bipop?
«Tutti quelli che ci meritiamo».
Tradotto in cifre?
«Io ho la coscienza a posto, la squadra altrettanto. Quando ci sarà un bello
spettacolo ne avremo ancora di più».
Albertone parte terza:
la più difficile
di W. Fuochi
-
La Repubblica - 25/11/2003
All’indomani d’una
vittoria, com’era già accaduto a Basket City, sull’altra sponda, a Boniciolli, Giampiero Ticchi ha perso la
panchina della Virtus. S’è dimesso, ma vi è stato indotto: evidentemente,
adesso come allora, le decisioni erano maturate prima. Ticchi non viene
allontanato, e almeno sul piano personale c’è un’accettata condivisione
d’intenti, ma incassa un’ovvia bocciatura. Le sue riflessioni sono esposte
qui sopra, ma la sua vicenda somiglia a tante altre di tanti sport: gli sono
mancati soprattutto i risultati e chi l’ha invitato a farsi da parte ritiene
insomma che la squadra valesse più del suo quinto posto in classifica, in
fitto condominio. Lo scossone più forte, forse già decisivo, s’era avuto a
Fabriano, poi Badalona suturò qualche malumore, mentre le ultime uscite
hanno proposto, se non lo stesso film, trame troppo simili: vittoria su
Rimini, con un grande Smith, sconfitta coi belgi,
senza Smith, vittoria a Sassari, con un grande Smith. Non si vedeva molto altro, troppo spesso,
in questa Virtus.
La grigliata di pesce fresco, promessa in simpatica metafora in avvio di
stagione, dopo l’anno delle ostriche avariate, Ticchi non è riuscito a
servirla: spiace per la persona, di bello spessore umano, ma pure lui
conosceva le regole del gioco, e soprattutto i carichi che si metteva sulla
schiena. Da coach del Castelmaggiore diventava l’allenatore della Virtus,
con relativi obblighi e pressioni: lo confidò nelle prime interviste, l’ha
ribadito ieri, ritenendo che la sua avventura sia affogata proprio
nell’impervia copertura di quel ruolo che faceva tremare le vene.
Tornerà dunque in sella Alberto Bucci, alla sua
terza vita virtussina, dopo l’esonero del ‘97 firmato Cazzola: curiosamente, tre investiture
distanziate di 10 anni e, se la cabala l’assisterà di nuovo, felici al primo
colpo. Nell’83 arrivò e fu la stella. Nel ‘93 tornò, dopo Messina, e ne
confermò lo scudetto, facendo anzi il bis. Nel 2003 viene ripescato, e in
questo senso già spediva indizi il volo a Badalona cui l’invitò Sabatini: che intanto vedesse la squadra, sia
dentro che fuori campo. Bucci
era nel fior della carriera le altre volte (il boom di Fabriano la
prima, la serie Livorno-Verona-Pesaro poi), mentre questo giro lo fa dopo
esperienze magre a Fabriano (subentrando, l’unica altra sua volta) e a
Parma, l’anno scorso, nella femminile. Ci dirà oggi che progetti ha su
questa Virtus; poi, dirà la stagione se ha ancora piede pesante da calare
sul gas, entusiasmo per raddrizzare la barca fin qui vacillante, mano
tecnica per instradare un quintetto su vie diverse da quelle tentate con
Ticchi. Con lui, scommette e rischia Sabatini,
rincorrendo una ricostruzione forzatamente affrettata e faticosa. E forse,
s’è visto, più dura di quanto si temesse.
Due Virtus in sei mesi
per trovare quella buona
di Marco Martelli
- La Repubblica - 05/03/2004
Cummings, Niccolai, Smith, Williams, Podestà in quintetto, più McCormack, Li Vecchi, Brkic, Pelussi, Zanus Fortes a sedere, più Bucci in panchina.
è la Virtus che
domenica sfiderà Jesi, e non somiglia neanche un po' a quella che cominciò
l’avventura. Sembrano passate ere, nel vorticare frenetico delle porte
girevoli del Grand Hotel Virtus, e invece son solo mesi. Intensi, ma sempre
meno di duecento giorni.
Serve una data, per l’inizio della storia, e si può dire allora che correva
il 2 settembre 2003, quando Claudio Sabatini partorì l'idea: fondò FuturVirtus, società di comunicazione, in realtà scatola vuota per
contenerci tutto, e fu questo il marchio che avrebbe fatto da filo
conduttore tra il Progresso di prima e la Virtus di poi. Applicandolo sulle
maglie rossoblù, ridipinte di bianconero, Sabatini
fece il suo ingresso nel
Castelmaggiore: formalmente da sponsor, sostanzialmente da plenipotenziario,
raccogliendo una squadra costruita per la salvezza per cercare di
trasformarla in una corazzata da promozione.
Altra data, il 13 settembre. A Ferrara, al Memorial Scopa, s’alza il sipario
sulla FuturVirtus: in campo (o in tribuna), con le maglie (o le polo)
fresche di stampa, c’è il coach Giampiero Ticchi, più Vitali, Noferini,
Masieri, Barlera, Martin, Harrelson, Giovannoni, Di Marcantonio, Brkic e Cummings. Ne sono rimasti, all’oggi, solo gli ultimi due. Via gli altri, in
un processo brutale per velocità, ma generosamente rivolto all’ossessiva
ricerca della promozione, senza risparmio di idee, anche confuse, fatiche
inesauste, contraccolpi tenaci. E quattrini, tanti quattrini. Nove se ne
sono andati, tra giocatori e coach; nove ne sono arrivati, in attesa
dell’ultimo tassello. Al play americano che verrà, l’hotel consegnerà la
chiave della stanza numero 19.
Ferrara, dunque. Sera d’estate. Ci sono Sabatini
e Scariolo, dietro la
panchina del predestinato Ticchi, ad osservare la creatura. Di prim’acchito,
proprio non va. Via il lentopede bianco Ty Harrelson, peraltro in prova,
rispedito in America a (non) fare la squadra negli sgangherati Fresno Heat
Wave della Aba. Via Rafael «Fao» Giovannoni, fratello ciccio del Guillerme
trevigiano, tornato al Paulistano di Sao Paulo, in Brasile, a giocar poco e
male. E subito aperto il cancello arrivi.
Il primo rinforzo arriva il 17 settembre: Anthony Williams, da Reggio
Calabria, è il secondo Usa della nuova Virtus. Lo stesso giorno, Sabatini s’accorda con Brkic, eredità vera Virtus, mentre il 23 è il giorno di McCormack: serve un play, possibilmente italiano, e il passaporto del
newyorkese è buono. Tra l’altro, l’argentino Eloy Martin ha problemi di
visto e non debutterà alla prima di campionato con Pavia. Quel giorno, in
quintetto c’è Giacomo Noferini: salto triplo, dalla C1 all’A2. A fine
dicembre verrà mandato a Forlì, in B1.
Ticchi ne ha due vinte (Pavia e Osimo) e due perse (Imola e Montecatini),
quando Sabatini ingaggia quella che, per il coach, è la chiave della
squadra: El Gringo Pelussi
lascia Cordoba il 9 ottobre, ma pure il suo
esordio, a Scafati, salta per problemi di visto. Chi debutta in Campania è Charles Smith, colpo gobbo del mercato firmato il 15. Tagliato dai greci del
Makedonikos, tre quarti d’Europa si domanda (e si risponde) se Charlie sia
mezzo rotto. Si scoprirà meno rotto del previsto. In quei giorni, lo staff
lascia per strada Luca Vitali: il padre ricompra il cartellino del figliolo,
portandolo a Siena, aggregato alla prima squadra fino al battesimo del fuoco
a Tel Aviv.
Siamo appena a metà. Prima del big match con la Bipop, Sabatini chiude con Niccolai, cercato da settembre: esordirà a Fabriano, la settimana dopo,
fallendo la tripla della partita. Ancora un mese e la Virtus cambia due
volte pelle. Ticchi vince a Sassari, ma Sabatini chiama Bucci: con lui,
qualche giorno più tardi, arriva la rivoluzione dei lunghi, con Podestà arruolato, dopo lunghi tira e molla, per coprire la dolorosa perdita di Barlera e la cessione di Di Marcantonio, spedito a Trapani.
Pressoché rifatta, la squadra non è ancora vincente. Manca un play e
scarseggiano anche i giocatori: Martin
torna in Argentina, e con lui lascia
Bologna anche Masieri, ultimo superstite del Bignami che, un anno fa, stupì
con un quinto dei mezzi e il doppio della programmazione (e del tempo per
farla). Due bimbi in panchina, ma la Virtus 'sgasa’ di nuovo: ecco Li Vecchi
e Zanus Fortes, e manca infine questo benedetto playmaker, Brown o Crispin
che sia. Arrivato lui, diciannovesimo cliente in sei mesi del Grand Hotel
Virtus, le porte girevoli smetteranno di frullare.
La Virtus non gioca,
Jesi festeggia la promozione
di Marco Martelli
-
La Repubblica -
29/05/2004
Finisce come deve
finire, con la più forte a volare in A1. Ci va, con tutto il merito, la Sicc,
vincente sulla Virtus 5 volte su 6 in stagione, perfetta e addirittura
debordante nell’ultima recita. Sta avanti 40’, maramaldeggia contro una
Virtus ormai svuotata, senza idee e nemmeno voglia, che nell’ultimo quarto
segna (zero) punti nei primi 7’10’’ e mai trova la forza per provarci. E
termina anche con brutte cose in campo, segnali di un gruppo che gruppo non
lo è stato mai: Brunson e Bucci a beccarsi, col primo a far spallucce e a
sghignazzare, e che stamattina, finalmente, potrà prendere l’aereo che già
aveva prenotato dopo Gara 3 con Ferrara. 3-0 voleva, 3-0 è stato: ma dalla
parte sbagliata. Finisce insomma nel modo peggiore, con uno schiaffone da 24
davanti ai propri, tantissimi tifosi. Almeno 6000 persone (e, di nuovo, il
vecchio patron Cazzola), che a piccoli gruppi issavano, durante la
presentazione, striscioni di monito verso il palazzo («Controllate i
bilanci, meritiamo rispetto»).
Ma i segnali di serata grama s’erano visti fin dall’inizio, con la Carisbo a
partire più vuota che si può. Subisce da dentro ed è molle sui piccoli, dove Bucci manda Smith su Rossini e Brunson
su Blizzard: 14 dei primi 19 punti
jesini sono di Rocca e Singleton, mentre di là s’è già perso Podestà (2
falli dopo 4’) e un po’ di fiato arriva quando pure la gazzella James ne ha
2 (dopo 7’). Bologna è ancora a contatto, 17-19 dopo un quarto, trovando
solo due cesti contro la zona, finora mai provata da Gresta, e che nel primo
tempo l’ha fatta da padrone. Refrain identico nel secondo quarto: dopo
un’effimera parità a 19, Jesi griffa un 13-2 poderoso, lasciando crostini (4
punti in 6’) a un attacco Virtus senza un’idea: più che altro, un assalto
all’arma bianca. Con Hadley, la Sicc vola a +14 (25-39), chiudendo
virtualmente i giochi, anche se un 8-0 di puro arrembaggio illude che ci
siano vie d’uscita: in realtà, il ?6 di metà è un jackpot all’Enalotto.
E infatti, quando si riprende, Jesi allunga subito: 6-0 con tripla alla
sirena di Rossini (33-45), poi da tre la infila, mani in faccia, anche
Robinson (35-48). Troppo gasati i marchigiani, la Carisbo boccheggia,
aspetta quasi 4’ per il primo cesto (Li Vecchi, che poi si fa male), mentre Bucci leva Brunson per manifesta inadeguatezza. Smith da tre centra il
-8, Niccolai, per il -5, piglia solo aria. Più tardi McCormack, -7 e palla in
mano, sfonderà. Sono gli ultimi assalti. Nell’ultimo quarto, nemmeno ci si
prova più. Il primo cesto dopo oltre 7’, roba da chiodi. Sotto i pennoni
delle antiche glorie esulta, per la sua prima volta in A1, la piccola Jesi.
Il Commento di Walter
Fuochi
Tiri, rimbalzi, difesa, tattica, gambe, cervello, ritmi. Tutto, ieri sera,
Jesi ha fatto meglio della Virtus: 40’ su 40’ avanti per un 3-0 limpido,
senza una minima piega. Va su chi merita, completando il suo paziente
disegno, sta giù chi ci ha provato, ma ora, prendendo atto del fallimento
del suo progetto di rincorsa, ne avrà poco da conservare, per ritentare
l’avventura. E poi, l’incognita è proprio qui, in quel che verrà: il libro
nuovo, salvo terremoti normativi, è un’altra stagione in LegaDue, con tutte
le incognite del caso, sul piano societario e su quello della risposta d’un
pubblico che ha accettato l’anno di purgatorio con l’intima convinzione che
di più non sarebbe durato. Casalecchio inghiotte invece una delle notti più
amare della sua storia (storia Virtus, s’intende, ché questo erano squadra e
gente, nei giorni belli e in quelli brutti), avvilita da un gruppo che ha
disertato la partita della vita: e anche questa resa imbelle, stordita fa
male. La larga vittoria di Jesi ottiene pure di svelenare le polemiche e di
mettere un tappo alle troppe parole corse intorno al gioco: sul verdetto non
ci piove. La Virtus incapace perfino di muoversi in attacco, la Virtus che
in ogni quarto ci metteva una vita a segnare, la Virtus dominata sotto i
tabelloni e quasi irrisa da un giro di palla che non svelava debiti
d’emozione d’una debuttante venuta a corte a sbancare, non a bussare
timidamente: la Virtus portata via insieme ai suoi sogni, è stata tutto
questo. La buona volontà di chi vorrà costruire dovrà arrampicarsi, davvero,
da uno sprofondo.
Le parole di
Bucci
Bucci ringrazia. «Il presidente m’ha fatto vivere una splendida avventura,
peccato sia finita così». Sabatini si complimenta. «Onore a Jesi, che ha
vinto con pieno merito. Non mi sento offeso, anzi: ha trionfato una società
seria. Ho fatto festeggiare i loro tifosi. Giusto così, in altri palazzi non
sarebbe successo». E poi rammenta. «Ho chiesto alla commissione di controllo
di fare delle verifiche, entro il 14 giugno. Vorrei avere delle risposte
chiare sulla situazione debitoria di diversi club. La Virtus vuole lottare
per la serie A e per l’Eurolega. Meritiamo questa chance: il nostro
campionato non è finito. I 7.500 al Palamalaguti e la nostra situazione di
bilanci dimostrano che siamo un posto giusto».
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