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STAGIONE 2002/03

 

VIRTUS  BOLOGNA

Serie A1: 14a classificata su 18 squadre (13-34)

Play-off: non ammessa

SuperCoppa: finalista (0-1)

 

N. nome ruolo anno cm naz note
6 Ruslan Avleev A 1976 198 RUS
7 Derrick Dial P/G 1975 195 USA dal 23/10/02
8 Marco Belinelli G 1986 192 ITA
9 Yannick Gagneur A 1980 198 FRA
10 Mladen Sekuralac P/G 1981 204 YUG
10 Sani Becirovic G 1981 195 SLO
11 Charlie Bell G 1979 191 USA
12 Alessandro Frosini A/C 1972 209 ITA
13 David Andersen A/C 1980 213 DAN
14 Antoine Rigaudeau P 1971 201 FRA fino al 16/01/03
15 Eric Murdock P 1968 186 USA dal 31/01/03
16 German Scarone P 1975 190 ITA dal 23/10/02
17 David Brkic A 1982 212 ITA dal 02/01/02
18 Matjaz Smodis A 1979 205 SLO
19 Luca Vitali P/G 1986 201 ITA
20 Dejan Koturovic C 1972 210 SLO 17/10/02
Paccelis Morlende G 1981 188 FRA
Matteo Brunamonti P 1984 185 ITA
Andrew Rice A 1980 205 GB dal 24/04/03 al 05/05/03
Stefano Attruia P 1969 178 ITA fino al 05/12/02
Albert Miralles C 1982 207 SPA fino al 28/11/02
Cal Bowdler C 1977 207 IRL fino al 28/10/02
Bogdan Tanjevic All YUG fino al 27/12/02
Valerio Bianchini All ITA dal 27/12/02

 

Partite della stagione

statistiche di squadra

 

 

Messina lascia, Madrigali raddoppia

telebasket.it - 21/06/2002

 

10 trofei in 9 anni: questo il fatturato di Ettore Messina alla guida della Virtus. Quello che dalla stampa straniera era stato etichettato con l'appellativo di "Messina case" è ora al suo epilogo.

Se ne va, Messina, lascia la Virtus dopo un anno travagliato ed una settimana di eventi incredibili. O credibili, se volete. Il comunicato stampa diramato dalla società è stata la pietra tombale sulla sua esperienza a Bologna, fin'ora l'unica nazionale a parte.

Messina, ostaggio e al tempo stesso ospite indesiderato in casa Virtus, nonostante quel comunicato che, pur decantandone le grandissime doti, di fatto suonava sarcastico sulle "richiestissime ed invidiatissime prestazioni". Si parte da qui, da un comunicato e da quanto dichiarato da più parti intorno, dentro ed ai vertici del club: Ettore Messina è il migliore allenatore d'Europa, ci siamo sentiti dire, strano poi che questo nuovo viaggio della Virtus cominci privandosi delle invidiatissime prestazioni.

Messina se ne va, non sarebbe un problema così grosso in condizioni normali, tutto può accadere, per carità; ma che le dimissioni arrivino al termine di una commedia dove di fatto la società, il presidente Madrigali, ha giocato (e vinto) una partita a scacchi in modo da mettere l'allenatore con le spalle al muro non lascerà il tutto senza seguito, o per lo meno senza la necessità di spiegazioni, crediamo. Via Brunamonti prima, via Messina ora. Le due cose separate hanno valore relativo, insieme pesano quanto due carichi da undici.

Ovvio che nell’economia della partita si sia giocato a carte quasi scoperte: Messina blindato da una proposta di ulteriore prolungamento, i vice blindati come Messina chiede. Salvo poi ricevere la notizia della nomina del Direttore Generale, Dado Lombardi, non concertata; senza entrare nel merito della nomina in sé per sé e di quanti e quali problemi possa avere creato la scelta del personaggio, senza entrare nei privati e personali non idilliaci rapporti tra Dado e Messina, di fatto però Lombardi appare (solo) come uno degli strumenti di cui si è servito chi in realtà ha giocato la partita a scacchi contro Ettore.

Tanto quanto il comunicato di mercoledì; quei fatti hanno in realtà smascherato le intenzioni reali di Madrigali. Messina può anche andare, se crede, ma non si dica che noi non abbiamo fatto di tutto per trattenerlo. La si legge così, dal di fuori. Tutto perfetto, solo il piccolo particolare che la commedia dura da una settimana, ed in mezzo c’è stata anche una bella (e contraddittoria in alcune sue parti) conferenza stampa. Troppo tempo per non sviscerare i fatti anche nei loro angoli più reconditi, troppo per non vedere che di fatto la situazione che mise Madrigali spalle al muro lo scorso marzo adesso ha messo Messina sull’uscio.

Messina chiude con la Virtus, ma forse non con Bologna, anche se qui si entra nel campo della suggestione più che della logica delle cose; la Virtus nuovo corso riparte con, come primo presupposto, la rinuncia all’allenatore decantatissimo e richiestissimo. Strano a dirsi, ma è così. è il primo passo di una stagione che inizia con due pesantissimi addii, ciò di cui molta gente chiederà spiegazioni. Tante curve per andare dritti, nello stesso punto; tanto valeva parlare chiaro.

In bocca al lupo a chi va, buon lavoro a chi resta.

 


 

Ettore Messina ufficializza le sue dimissioni

telebasket.it - 26/06/2002

 

Ettore Messina ha diffuso oggi il seguente comunicato stampa:
“Comunico che ho ritenuto opportuno formalizzare le mie dimissioni da allenatore della Virtus Kinder. Desidero salutare, con affetto, i miei più stretti collaboratori e nello stesso tempo mi è difficile trovare parole adatte ad esprimere appieno la gratitudine che provo per tutti coloro che mi hanno sostenuto con incredibile calore in questa bellissima avventura, aldilà dell’abituale rapporto tra chi tifa e chi fa sport. Ho potuto avvertire, nei miei confronti, un sentimento di affetto, di stima e di rispetto, indipendentemente dai risultati sportivi, semmai più forte nei momenti difficili. Tutto questo renderà per me indimenticabili gli anni passati alla guida delle V nere. Ve ne sarò per sempre grato.”
Ettore Messina

 


 

Tanjevic abbraccia la Virtus

La Repubblica - 16/07/2002

 

«Io vengo dalla Francia, là tutti si danno sempre la mano, è una bella abitudine, vero?», dice Boscia Tanjevic entrando negli uffici della Virtus all'Arcoveggio, sorridente e abbronzatissimo, cordialmente proteso verso tutti. Sembra uscito da un film di Kusturica, con quella camicia bianca sui pantaloni rossi e il giubbotto blu (in fondo deve diventare la nuova bandiera, no?), più il massiccio anello che gli cinge il mignolo. Lo precede Dado Lombardi - completo blu da matrimonio, sguardo e tono della voce da anniversario -, che presentando Boscia parla tre minuti e usa venti volte l'aggettivo "grandissimo". Grandissimo l'allenatore che c'era e non c'è più (e anche il dirigente ex giocatore), grandissimo l'allenatore che c'è, grandissimo il presidente, grandissimi i giocatori che sono andati via, grandissimi quelli che verranno. Di piccolino, insomma, c'è solo questo ufficio adattato a sala stampa, che ospita l'atto di fondazione della nuova Virtus, col ghigno furbo di Tanjevic dietro la scrivania e le sue prime parole bianconere.
«Qui il compitino non è proprio facile facile, me ne rendo conto, perché si tratta di continuare a vincere. Ma se fosse stato facile, non avrebbero chiamato un tipo tosto come me. Perché io un po' tosto credo di esserlo davvero, dopo tanti anni e tante esperienze. Ma questa è una prima volta anche per me, mai mi era capitato di dirigere un club così forte, con tanta storia alle spalle. Ho vinto anch'io, ma sempre partendo da posizioni di maggiore debolezza. Questa volta parto in prima fila, ed è una bella, grande, soddisfazione. Oltre a vincere vorrei anche restare, però, non come mi è successo altre volte, di vincere e poi dover andare via. Una moda che hanno inventato quelli della Stefanel, e proseguito al Villeurbanne…».
Il suo non facile compitino, ma lui lo sa meglio di noi, sarà reso perfino più difficile dal clima di scollamento che vige al momento tra pubblico e società. «Io ho bisogno del pubblico, senza il loro appoggio non potrà mai essere la stessa cosa. Ho sempre visto il pubblico virtussino capire di basket e stare al fianco della squadra, quindi non vedo perché dovrebbe cambiare da quest'anno. Se poi serve che scarichino rabbia o delusione su di me, va benissimo, prendo tutto. Del resto non sono mai partito col pubblico al mio fianco, o quasi mai. Poi, quando andavo via, li avevo tutti con me».
Ma come sarà la Virtus di Tanjevic? Che giocatori vorrebbe, con quale fiocco li terrà insieme dopo gli anni delle torride difese a cui tutti si aggrappavano quando c'era da vincere? «Io voglio buoni atleti, disponibili e di talento, e ne arriveranno ancora sei o sette. La difesa? Ma anche a me piace molto difendere, sapete? Anzi, credo che ai giocatori vada insegnato proprio quel gusto, che tanti pensano solo sia fatica. Però so anche che se difendi, difendi, difendi e poi non fai mai canestro, vinci poco».
Due parole sull'amato allievo Boniciolli («ha fatto un grandissimo risultato, è giusto e logico che sia rimasto»), altre due ancora su se stesso: «Non ho chiesto garanzie quando mi ha chiamato la Virtus, alla Virtus si viene e basta. Però so già che questo sarà il club più forte che mi è mai capitato di allenare».
«Fatemi dire ancora solo due parole - ha poi chiosato il Dadissimo Lombardi, mentre Boscia fuggiva in spasmodica cerca del suo sigaro -: ho letto e sentito tante cose, ma io che sono legato profondamente alla Virtus, avendoci giocato posso dire da protagonista, su una cosa posso rassicurare tutti i virtussini: non tradiremo 130 anni di storia, anzi li onoreremo al meglio. Quindi partiremo per vincere tutto, come ci hanno insegnato i nostri predecessori». Tutto non sarà necessario, qualcosa forse sì.

 


 

Tifosi e Madrigali, pace difficile

Il Resto del Carlino - 14/09/2002

 

Tre ore di confronto, con trecento tifosi. Serata calda, cominciata quando mancavano tre minuti alle 18, all'Arcoveggio, per capire gli umori di una piazza che, nonostante la campagna acquisti (nove giocatori nuovi), sembra non nutrire troppo amore nei confronti della Virtus. Lo dimostrano le cifre sugli abbonamenti. Approssimativi, certo, ma per la prima volta confermati dal numero uno bianconero, Marco Madrigali. «Il dato esatto non ce l'ho, ma la stima 2.500-2.600 è verosimile».
E il numero esatto non ci sarà nemmeno mercoledì prossimo, quando la Virtus affronterà al PalaMalaguti l'Olympiakos. La gara è riservata ai soli abbonati, ma la Carisbo – dicevano ieri i tifosi all'uscita – che dell'evento è il primo sponsor (e la Cassa di Risparmio di Bologna potrebbe essere veramente il primo marchio bianconero per il campionato), sta distribuendo inviti omaggio. Difficile, dunque, mercoledì, conoscere il numero degli abbonati. Più facile, ieri sera, toccare con mano la rabbia e l'esasperazione di molti tra i presenti.
«Non ho avuto le risposte che mi aspettavo. Per questo non mi abbono», dice un tifoso che assicura di avere la tessera dal 1976, anno del primo scudetto bianconero dell'era moderna. Ma il motivo di attrito maggiore, all'Arcoveggio (i cronisti fuori dai cancelli non possono che riportare le due 'campane'), è legato alla figura di Brunamonti, uno dei grandi assenti. Perché l'attrito? Perché Madrigali – e su questo il presidente conferma – ha tracciato, ai tifosi, l'identikit del perfetto direttore generale comunicato all'ex tecnico Messina: «Onesto, virtussino e in perfetta sintonia con Ettore». E a questo punto le voci discordano: secondo i tifosi ci sarebbe stato un coro spontaneo – «Brunamonti» -, per Madrigali, invece, non ci sarebbe stata unanimità di consensi.
La figura del digì, ricoperta da Dado Lombardi, resta un elemento cardine per capire che forse, in questa stagione, Madrigali non sarà poi così presente al palazzo. «Non sarò a Genova per la Supercoppa. Mercoledì? Non lo so. Lunedì partirò per Londra. Se ce la faccio...».
Ma nelle due stagioni precedenti il presidente non è mai mancato, nemmeno nella serata madre di tutti gli attriti. «Ho deciso di assumere un direttore generale – spiega – proprio perché non mi mancano gli impegni. E non potrò godermi la squadra come avrei voluto».
Aleggiano gli spettri di Messina e Brunamonti. E davanti agli occhi c'è una campagna abbonamenti che non ha soddisfatto le attese. Non sarebbe stato meglio abbassare i prezzi delle tessere? «Se esistesse una formula esatta l'avrei già applicata. Questo è marketing, non matematica. Non è una scienza esatta. Si spera sempre di fare bene e, anche quando c'è il tutto esaurito, qualche scontento rimane».
Madrigali, però, spera, o meglio si augura, di aver convinto qualcuno nell'incontro di ieri, anche se non fa previsioni sul numero finali degli abbonati: che si concretizzi, per la prima volta, il sorpasso degli abbonati dell'Aquila? «Ma la gente – dice il presidente – deve abbonarsi nel nome della Virtus. Se manca fiducia nel sottoscritto per informazioni non vere pazienza. Ma la squadra ha bisogno di fiducia perché è un gruppo giovane. Serviranno un paio di mesi per vederli giocare bene assieme, ma la squadra c'è». E mercoledì, al PalaMalaguti, potrebbe materializzarsi lo sponsor. Carisbo, appunto.

 


 

Tanjevic: "Virtus senza reazioni, spero torni Rigaudeau"

La Repubblica - 28/09/2002

 

Impossibile dimenticare o esorcizzare: la batosta di Fabriano resta pesante anche a freddo. La Virtus surclassata è un fatto sensazionale, pure per i diretti interessati. Boscia Tanjevic, il giorno dopo, s'è presentato umanamente giù di corda. Le tremende novità hanno sorpreso anche lui.
«In quasi trent'anni di carriera da coach non ricordo una sconfitta di 35. Ne presi 28 la passata stagione e 28 poco fa in Supercoppa: un numero magico, al contrario».
Una sberla del genere e poi da Fabriano...
«Non vedo differenze, 35 son sempre 35. Loro hanno giocato benissimo e trovato in noi dei complici perfetti. Il dramma sono state le palle perse, che hanno tramutato l'insicurezza generale in panico, togliendoci ogni possibilità di difendere. E più Fabriano cresceva più la Virtus si sgonfiava».
S'è visto. Ma un tentativo per evitare almeno la mattanza non si poteva fare?
«Questo mi ha preoccupato. Non c'è stata nessuna reazione. Nel secondo tempo sarebbe stato giusto provare a far qualcosa. Ma i giocatori erano delusi di loro stessi e si sono fatti travolgere dalla valanga. La buona partenza è stata una trappola, che ha sparso la convinzione che sarebbe bastato uno che facesse sempre canestro, senza pensare subito a difendere».
Tutti sulle spalle di Bell non si può stare, contro nessuno, ma i crolli dopo inizi decenti sembrano una regola.
«Un effettivo calo di forze alla fine c'è. Ci stiamo lavorando e almeno su questo in allenamento si vede qualcosa».
Molto poco però in partita. Il gruppo non potrebbe cadere nell'angoscia che
la Virtus vera è quella di giovedì?
«Non siamo quelli. La nostra espressione odierna è migliore, malgrado le difficoltà. Ma già da domani credo che non arriveremo al peggio di Fabriano. Lì la Virtus s'è sfaldata».
Si vergogna ancora, come ha dichiarato nel dopo gara?
«Certo. Io sono l'allenatore che ha perso di 35 e ho voluto interpretare anche il sentimento dei giocatori. Non è stato uno sfogo, bensì una constatazione. Il nostro problema attuale rimane il tempo: una preparazione così non l'ho mai fatta, dovremo arrangiarci».
Tra i singoli, Sekularac e Avleev sembrano piovuti da un altro mondo.
«Mladen sta subendo la nuova realtà. È giovane, ma io facevo giocare play fisso Bodiroga a 19 anni, ed era meno esperto di lui. Per Sekularac è cambiato il modo di giocare e anche il livello del campionato, che in Jugoslavia è più basso. In questo momento altri, come Attruia, non hanno il passo. Mladen migliorerà, deve assorbire il nuovo ambiente e trovare la forma. Lo stesso vale per Avleev, che è pesante e gli ci vorrà un po' per mettersi in moto. E tutti hanno ancora bisogno di digerire il gioco».
La situazione da incerta è diventata drammatica. Tanjevic oggi incontrerà Madrigali: per dirsi cosa?
«Col presidente, che a Fabriano ci ha detto le giuste parole, ed è stato grande, parleremo del momento. Si discuterà dei problemi, ma per quanto mi riguarda non cercheremo altra gente. I rinforzi arriveranno da dentro. Rigaudeau ha iniziato a fare qualcosa col pallone, ma ne ha risentito. Spero di averlo domani, ma non sono sicuro».
Di fronte avrete Napoli, che avrà un impatto atletico simile a Fabriano. Si rischia.
«Sarà una partita pericolosa, come tutte, adesso. Già Reggio ci aveva messo alle corde. Mi sembrano coperti in tutti i ruoli. La nostra lotta contro il tempo continua».

 


 

Il momento nero della Virtus

di Walter Fuochi - La Repubblica - 11/10/2002

 

Scortata dall'ultimo sigaro una malinconica pizza di mezzanotte, le luci ormai spente fra i tavoli di Marco in zona Fiera, Boscia Tanjevic deve aver visto davanti a sé, dopo l'Asvel, molto vuoto. Tutto si raddrizza, ad ottobre, nello sport, ma che ci siano pochi puntelli su cui far leva, in questa Virtus, dev'essere ormai un incubo pure per chi la governa, e non solo per chi la patisce al palasport. Non meno bene doveva sentirsi Marco Madrigali, tornando a casa, appena scosso dalla contestazione dei tifosi a Casalecchio. Il presidente era uscito dal campo protetto dai guardaspalle, tra urla ed insulti volgari; e aveva raggiunto gli spogliatoi per dire ai propri colonnelli che d'ora in poi si dovrà parlare in giro meno possibile. Non solo questo, ovvio, se è in vista l'ennesima rivoluzione copernicana. Due giocatori sono in arrivo, qualcuno dovrà giocoforza uscir di scena e pure nella stanza dei bottoni ci saranno verifiche da affrontare: già traballano poltrone importanti e galoppano candidature. Intanto, sui diversi fronti, divampano piccoli e grandi fuochi.
La contestazione. Bisogna partire di lì, e allora bisogna ripartire dal famigerato 11 marzo dell'esonero di Messina. Fu più corposa, allora, anche perché riflessa da un'arena gremita, ma non è stata meno significativa stavolta: in fondo, i tremila d'oggi sono quelli che un patto di fiducia l'avevano voluto rinnovare. Malcontenti anche loro. Vale ripeterlo, la partita coi lionesi non l'ha persa Madrigali, ma se alla sirena il tappo della protesta è saltato per lui significa che è il presidente, per la gente, a riassumere l'emblema dell'attuale dissesto virtussino. Del resto, sue sono state le scelte: sia degli uomini partiti, sia di quelli arrivati. E figlie di queste scelte sono ora la vita da fortezza assediata di un club che vede nemici ovunque (e che ieri ha tirato su altri ponti levatoi), la desertificazione di un'arena in cui confinano solo umori come diffidenza, freddezza e ostilità, il disagio di una squadra che patisce questa cornice, essendo già di suo un quadro sbilenco.
Il gruppo. L'enigma di oggi è capire se, al di là degli uomini da recuperare, o di quelli da arruolare, la Virtus ha fallito la scelta di quelli che dovevano esserne il ceppo, ossia di chi è arrivato per rilevare Ginobili e Jaric (e Becirovic). Tra Avleev che non tira (3 colpi in tutto coi francesi) e Sekularac che non gioca (6' in campo, scelta di Tanjevic, per non azzerarne la pencolante autostima), è dura battezzare il meno inserito. E allora si focalizzano i ricordi di un russo capace di buoni bottini, però di rado nelle partite forti, e s'ingrossa il sospetto che Sekularac non sia solo un talento momentaneamente smarrito, ma un giocatore 'normale' preso invece, nel progetto e nella spesa, per essere un big. Bell infine gioca da solo, anche se talvolta c'è da capirlo. Chi gli è accanto manco gioca. Adesso si vuole aggiungere Dial, che per chi lo conosce è un progetto di play mai sbocciato, un attaccante anche più vario di Bell, però pure di problematica osmosi con Charlie.
Fra chi è ai box, è ormai tragica (e francamente mai vista) l'ecatombe dei lunghi, con una punta di gravità nell'assenza ormai cronica di Smodis. Nel frattempo, il reparto boccheggia e, ridotto a due soli pezzi, rischia di liquefarsi: i 5 rimbalzi in due di Frosini e Andersen, spazzati via dai chili di Evtimov e Gulyas, sono una spia accesa, anche se con l'Asvel è andata sotto tutta la Virtus, davanti solo quando entravano le 'bombe'. Poi, di quelle è defunta.
Infine, il calendario. Sin qui era dolce, ora viene il duro. Così, le 4 partite perse (-28 Treviso, -35 Fabriano, -15 Varese, -4 con l'Asvel) e le due vinte (+1 Viola, +4 Napoli) formano la minacciosa linea grigia d'uno stesso tracciato nitido e logico. Peggio di questa Virtus, adesso, c' è poco in giro.

 


 

Tanjevic: "Non mi sento sotto esame"

di M. Martelli - La Repubblica - 08/12/2002

 

Boscia Tanjevic, si sente sotto esame?
«No, sarei un principiante se lo fossi. So che la vita d'un allenatore presenta diverse possibilità, ma sotto esame lo sono stato quando avevo 25-27 anni. Anzi, neppure allora».
Un passo indietro. Cosa non ha funzionato ad Atene?
«L'attacco. La nostra difesa è stata sopportabile: loro hanno tirato col 43%, e attaccando un po' meglio avremmo vinto. Ma, a parte Antoine, non s'è segnato: e 66 punti non bastano. Bell aveva male al gomito, dopo un colpo in allenamento, e non ha trovato i soliti punti. Dial è stato castigato in difesa e scoraggiato in attacco. Con Scarone, che a Udine recupero, potevamo avere più organizzazione, e qualche punticino».
è rientrato Smodis, ma in coppa si va a referto in 12. Ci sarà anche a Udine?
«Certo. Matjaz deve crescere come minutaggio e abitudine a giocare. Altra storia in allenamento, dove arrivano meno colpi. In palestra mi piange il cuore vederlo patire: lui è capace di giocare sopra il dolore, se soffre lì vuol dire che è veramente tanto. Speriamo che cresca al più presto, perché ne abbiamo bisogno: buon tiratore da fuori, buon realizzatore sottocanestro, eccellente passatore. E anche discreto difensore».
Smodis è della vecchia guardia. Come Frosini, come Rigaudeau: gente che si batte per la maglia. Non sembra così per i nuovi della Virtus.
«Può darsi che questi siano ancora alla ricerca di mentalità vincente e spirito del non arrendersi mai. Purtroppo non l'hanno ancora dimostrato. Ma io sono paziente, lo sono sempre stato. Ai giocatori chiedo soprattutto sforzo, che ormai deve superare il 100%. Adesso serve il 110%. Coi greci abbiamo dato il 95, loro il 105, giocando la miglior partita dell'anno».
Udine è ultima, ma ha il vento in poppa. Che partita sarà?
«Un partita molto importante. Non abbiamo mai vinto in trasferta, e già questa è una cosa strana. Loro sono una squadra abbastanza buona, che non vale la posizione che ha ora. Due vittorie nette gli hanno dato umore alle stelle. Conosco bene tutti: da Mian e Li Vecchi, che ho avuto in nazionale, al piccolo Vujacic, a Zacchetti. Thompson lo conosco dai tempi dell'Estudiantes, Mikhailov dalla nazionale russa. Conosco meno Alexander. In ogni caso, questa la partita dove dimostrare coraggio e carattere. Bisogna cercare la vittoria a tutti i costi».

 


 

Esonerato Tanjevic, è Bianchini il nuovo allenatore!

virtus.it - 27/12/2002

 

La Virtus Pallacanestro Bologna comunica di aver sollevato dall'incarico di capo allenatore della prima squadra il signor Bogdan Tanjevic. La società ringrazia il signor Tanjevic per la grande professionalità ed umanità dimostrate alla guida della Virtus.
Da oggi il ruolo di capo allenatore della Virtus Pallacanestro Bologna è assegnato al signor Valerio Bianchini.
Nato a Torre Pallavicina (BG) nel 1943, Valerio Bianchini vanta una lunga e prestigiosa carriera da allenatore. Ha vinto tre scudetti: nel 1981 con Cantù, nel 1983 con il Banco di Roma e nel 1988 con la Scavolini Pesaro. Al suo attivo inoltre ci sono: la Coppa delle Coppe nel 1981 e la Coppa Europa nel 1982 con Cantù, la Coppa Europa e la Coppa Intercontinentale, entrambe nel 1984, con Roma e la Coppa Italia con la Fortitudo nel 1998.

 


 

Ecco Bianchini, reazioni di tifosi e squadra

La Repubblica - 28/12/2002

 

«Non ci stiamo», è il pensiero dei tifosi. Stavolta non è la cacciata di un allenatore a provocare il mal di pancia, ma il nome del successore. Arrivati in CTO per assistere alla presentazione di Valerio Bianchini, alcuni hanno infatti lasciato la sala riunioni, proseguendo nel parcheggio il dissenso forte scoppiato poco prima. «Sarà sempre contestato. Lo odiamo dagli anni '70, non sarà mai l’allenatore della Virtus», dice Luca, componente del gruppo Forever Boys. Anche Claudio, sempre dei Forever Boys, è dello stesso avviso: «L’abbiamo insultato per 30 anni: non è degno di sedere sulla nostra panca. L’ambiente che troverà non gli piacerà». Decisa anche Arianna, che non dimentica il passato: «Lui professionista? Un professionista non parla male delle altre squadre per anni e anni». Interviene di nuovo Luca: «è un opportunista. Se Messina allenasse anche 50 anni a Treviso, non mancherebbe di rispetto alla Virtus. Il nuovo allenatore deve imparare che i tifosi si ricordano della parole». Così si comincia subito a parlare di 'nuova contestazione', dopo quella seguita all’esonero dell’11 marzo scorso: «Abbiamo fatto tornare Messina: così facciamo andare via Bianchini». Parole troppo a caldo, forse, ma che danno l’idea dell’umore nerissimo del popolo bianconero. Prova a sdrammatizzare Fabio: «Mi aspettavo un cartello: Siete su scherzi a parte...». Poi, terminata la conferenza, rimbomba il parere di altri tifosi. Gianluca Bovinelli, del Gruppo Vincere, i più vicini alla linea presidenziale: «è sempre stato anti-Virtus, è chiaro che non parte benissimo. Questo non vuol dire che lo insulteremo, ma la sua unica prova è il campo. E con lui la squadra, che da ora non ha più alibi». Mirko è ancora allibito: «Mi aspettavo di vedere chiunque, tranne lui». Il presidente Madrigali, come ha spesso fatto, ha poi tentato di spiegare le sue ragioni ai tifosi. Ai presenti, però, le parole del presidente sono sembrate una riedizione di quelle pronunciate il marzo scorso. «Se ci sarà una contestazione civile, è legittimo che la facciate: ognuno ha il diritto di esprimere il suo parere», ha chiuso comprensivo.

Al mattino con Boscia, al pomeriggio con Bianchini. Così i giocatori hanno subito sperimentato la nuova rivoluzione di Madrigali. è Frosini a commentarla, proprio lui che con il Vate, ai tempi della Fortitudo ebbe qualche polemica: «Quello era un momento amaro, avevamo appena perso lo scudetto, è passato del tempo. Comunque ora la proprietà ha fatto certe scelte e io gioco per la squadra, chiunque l’alleni. Cambiare allenatore due volte in nove mesi? Ci saranno motivi validi che sa il presidente. Di certo la squadra non ha reso e questo ha condizionato la scelta di oggi. Non abbiamo più alibi e siamo in discussione anche noi. Finora, tra l’altro, non siamo stati uniti». Anche Rigaudeau ha commentato la svolta: «L’abbiamo saputo a fine allenamento, dal presidente. Noi dobbiamo giocare e basta. Questo è un momento difficile e mi sento colpevole anche io. è come una mia sconfitta. Ora dobbiamo ripartire da zero. Bianchini? Di nome lo conosco».

 


 

Bianchini: "A noi lo scettro"

di Francesco Forni - La Repubblica - 29/12/2002

 

A Roseto il dirigente Bianchini aveva il compito di fare «casting», creare la squadra e poi consegnarla al coach. Adesso torna alla sua vocazione principe di direttore d’orchestra: oggi dovrà far giocare la Virtus a Pesaro (18.15) in una sfida che si preannuncia tosta, anche se non si gioca più nell’attico. Non poteva esserci esordio più emblematico: Bianchini ha la cittadinanza onoraria di Pesaro dal 1988, anno dello storico, primo scudetto e con la Scavolini è quello che ha vinto più partite, 188. Basta e avanza per far capire che lui in riva all’Adriatico non è il coach, ma un’icona.

E dalle simbologie Valerio non si stacca. «La Virtus deve ricominciare e questo passo si chiama 'riconquista’. Bisogna riprendersi lo scettro. Per farlo occorre avere il controllo del territorio e Pesaro indubbiamente ne è parte importante. Assieme a Bologna ha salvato il basket dopo i fasti degli anni '80». Non si dilunga più di tanto sui ricordi, il coach bianconero è alle prese con il «casting» a Bologna, che è da far funzionare al più presto. «Questo gruppo eredità il rigore e la precisione di Messina e la genialità di Tanjevic. Debbo cercare di sfruttare queste due cose, riportandole a un buon livello di funzionalità. Si devono formare gli uomini che consentano il grande ricambio dopo i fasti passati».

E come si presenterà Bianchini al ritorno in panchina? «Da due anni facevo il dirigente, ma seguivo da vicino tutte le fasi tecniche. Insomma, non sono di ritorno da una spedizione archeologica... ». Che Virtus sarà? «Il nostro play è Rigaudeau, uno che pensa basket ai massimi livelli. Al suo fianco Dial, che è complementare e intercambiabile. Sotto Smodis e Frosini. In ala piccola da vedere chi tra Sekularac, Avleev e il talentuoso Brkic». Come è andato il primo incontro con i giocatori? «Con Avleev al momento dobbiamo capirci guardandoci negli occhi: ho sentito gli altri in attesa di qualche cosa... ma non ci sono rivoluzioni in vista. Cerco di fare ragionamenti elementari: mi piace mischiare, ma solo i liquori per i cocktails». L’organico è completo? «Tra un po’ riavremo Beard, un tipo interessante. Devo valutare. Durante la pausa dopo il 5 gennaio vedremo che fare. Ma non cercheremo il salvatore della patria: qua la patria bisogna onorarla. E come ogni casting dovrà essere equilibrato. Come in Titanic: di fianco a Di Caprio non poteva starci una bellissima, avrebbe tolto appeal alla star». E chi è il Leonardo bianconero? E qui la battuta del Vate sale al massimo: «Sono io, naturalmente».

Anche le altre star faticano. Pesaro non sta andando bene, insegue a due punti in classifica: s’è fatta un rinforzino sabato scorso ad Udine, ma è ancora ad altissimo rischio di rimanere fuori dalle strainvocate Final Eight di Coppa Italia. Fin qui è stata molle in difesa, ma anche in attacco non ha fatto vedere miracoli. Richardson e McGhee sono stati fin qui i più costanti, ma nessuno dei due tocca il 50% dal campo e passa i 15 punti di media. Beric sarebbe la prima punta, ma ha dato la scossa solo in Friuli otto giorni fa con 30 punti. Tutto da verificare.

 


 

La Nba vuole subito Rigaudeau

di Walter Fuochi - La Repubblica - 07/01/2003

 

Antoine Rigaudeau ha un’offerta dalla Nba, esattamente dai Dallas Mavericks, e potrebbe decidere di lasciare subito la Virtus. In società hanno tenuto un vertice ieri sera, ovviamente in forte allarme: stanno cercando due pezzi nuovi per puntellare la squadra, decima in classifica e appena esclusa dalle finali di Coppa Italia, e se viene a mancare chi, finora, ha tenuto in piedi la baracca, l’impresa del nuovo tecnico Bianchini diventa ancor più disperata.
Per Rigaudeau è la seconda tentazione Nba, e stavolta d’impulso americano: particolare non secondario, se si crede alle rivincite dell’orgoglio. L’altra volta fu nell’estate ‘99 e divenne un viaggio frustrante. Antoine doveva andare ai San Antonio Spurs, ma gli allora campioni Nba (e oggi padroni di Ginobili) gli diedero appena un’occhiata distratta. A pochi giorni dal campionato, Rigaudeau fu riaccolto dalla Virtus: più volentieri da Messina che da Cazzola. Posto che la sua volontà sia di partire, la palla rovente passa ora al club, che dovrà scegliere tra allestire una difesa serrata del giocatore, sotto contratto (questo più altri due anni, sugli 1,2 milioni di dollari), oppure cederlo, laddove ne ravvisasse la ferma volontà di andare.
La voce rimbalzava da domenica sera sui tam tam di radiomercato, innescata da un sito di Dallas, nel quale si tratteggiava l’identikit di un misterioso giocatore europeo col quale rinforzare i Mavericks, primi nella Nba e in odor di titolo.
Versatile, straniero, sui due metri, ruolo 2-3, con un buon tiro e trattamento di palla, ci sono molti tratti del francese. Ma soprattutto ieri, lungo la giornata, la notizia ingrossava ulteriori, anche se ufficiose, conferme, sia in Italia che negli States. Ora non ci sarà che da attendere sviluppi, a partire da domani sera, quando la Virtus giocherà in Eurolega: già, contro il Partizan di Danilovic, ex compagno di Rigaudeau in una Virtus messiniana sempre più ridotta, anche nei lasciti. Dallas, oggi in pieno boom, è un club che guarda molto al mercato europeo, dalla scoperta del fenomeno Nowitzki alla scelta al secondo giro, l’ultima estate, di Sekularac (e, dunque, in rapporti con la Virtus). L’uomo di punta del management è Donnie Nelson, figlio del coach Don: ha fatto, Nelson jr., l’assistente alla nazionale lituana, si vede spesso in Italia, non manca mai alle finali europee o alla Summer League di Treviso.
Ove la trattativa portasse dunque alla partenza di Rigaudeau, a metà del suo sesto anno bianconero, la Virtus dovrebbe rafforzare il suo lavoro di restauro della squadra: aggiungendo infatti i due pezzi già evocati da Bianchini, e sfilando all’edificio l’architrave, ne andrebbe infatti trovata un’altra. Poi, a parte le qualità individuali, Rigaudeau ha un peso, nel quintetto di cui è capitano e leader, ben oltre la statura tecnica e quest’inizio grandioso, benché inutile, di stagione. Infine, un suo divorzio avrebbe un’eco certamente forte su una tifoseria che, alla partenza di molti uomini simbolo della Virtus, ha già opposto vibrate prese di posizione.
In Virtus ieri tutto taceva, almeno sul proscenio. C’è stato doppio allenamento e si dovrebbe avere domani il rientro di Koturovic e Sekularac, del quale il dottor Lelli ha detto ieri, in breve, che non ha nessun malanno alla caviglia, solo qualche remora in testa. Sul mercato, ancor prima che scoppiasse la grana Rigaudeau, la priorità era per un playmaker da sommare subito al centrocampo: sentiti i nomi di Andre Woolridge (ex Udine) e di Pepe Sanchez, che Bianchini cercò già di avere due anni fa a Milano. Di passaporto spagnolo, l’argentino farebbe risparmiare quell’ultimo visto per extracomunitario che ormai vale oro e potrebbe servire per l’ala: Dallas, per esempio, libererebbe McCloud, già con Bianchini a Pesaro nel '94, quando s’attaccò nella famosa rissa con Coldebella.

 


 

La Virtus peggiore degli ultimi trent'anni

di W. Fuochi - La Repubblica - 05/05/2003

 

I fatti. Mai arrivata così indietro: quattordicesima. Mai perse tante partite: 35 su 54, fra campionato e coppe. In breve: una vinta ogni tre. Mai stata fuori dai play-off, in 27 anni. Tutta in una volta, è arrivata questa valanga, addosso alla vecchia Virtus. Continuando a farsi del male e scorporando la disfatta sui tre fronti, ecco i tre poster. Quel campionato lì, morto sabato notte, sempre lontano da tutto, e soprattutto da uno straccio di vittoria in trasferta (0-17, mai successo). Quella Coppa Italia lì, fuori perfino dalla Final Eight. Quell’Eurolega lì, piovuti per caso nella Top 16, ma poi, di quelle 16, unici a non vincere neppure una partita.

LE OPINIONI. Mai vista una Virtus così sfortunata: di 23 giocatori transitati, si sono più o meno rotti tutti, anche se sono state quattro le defezioni drastiche. Delle 54 partite citate, Andersen ne ha saltate 31, Smodis 23, Bell 20. In più, è scappato Rigaudeau, negandosi alle ultime 28. Infine Murdock, dopo 14 gare, l’hanno messo in ferie: faceva meno danni. Mai vista una Virtus così malfatta (da Lombardi e Tanjevic) e peggio ritoccata (con Murdock, appunto): di 23 contratti, un viavai da mal di testa, da salvare al massimo 5-6. Da salvare, che non vuol dire da tenere. Mai vista una Virtus giocare davanti a mezzo palazzo, per non dir meno, separata dalla città, vilipesa dai suoi tifosi, sbeffeggiata da quelli altrui. Opinioni, appunto. Ma fatti e opinioni concordano: è la peggior Virtus degli ultimi trent’anni. La peggiore di sempre? Parere: no. Quella del '71 (6 vinte, 18 perse: 25%) si salvò dalla B agli spareggi, questa non ha rischiato retrocessioni. Alleluja, se vi pare.

I NUMERI. 19 vinte, 35 perse: 12-11 Tanjevic, 7-24 Bianchini. Quattordicesima: mai così indietro, dacché la Signora gioca a basket (1934: il peggio, tre volte decima). La Virtus ha chiuso sul penultimo gradino della classifica, davanti alla sola Fabriano, ma risulta la prima, per differenza canestri, del quartetto che la contiene a 26. Se interessa: 14.a Virtus, 15.a Avellino, 16.a Livorno, 17.a Udine. Ri-alleluja.

LA SOCIETA’. Scarnificata in corso d’opera (Lombardi fuori dopo 100 giorni, Macchiavelli, ex braccio destro di Madrigali, oggi in lodo), pare sul punto di cambiare l’attuale formula: tutti gli uomini (e le donne) del presidente. Procedono i colloqui per un general manager.
GLI ALLENATORI. Boscia ha vinto più del Vate, ma aveva una squadra. L’ultima di Bianchini era francamente impresentabile: con Siena, cinque titolari contro dieci, vincere sarebbe stato un miracolo (o un favore). Tanjevic aveva avuto anche giorni belli: per la gloria, la vittoria su Treviso; per la pagnotta, i colpi di Madrid, Belgrado, Lione, praticamente acchiappando la Top 16, cui poi Bianchini è arrivato per inerzia. Il Vate ha battuto solo squadrette di pari fascia, pagando la svolta Rigaudeau (e poi la controsvolta Murdock). Dare del fellone al francese, capitano fuggiasco dalla nave in tempesta, è un legittimo esercizio critico, ma se questo era un club dove c’era la fila per venire, e adesso si taglia la corda, bisognerà anche chiedersi perché. Difficile pensare che Bianchini resti, malgrado i contratti. Il suo epitaffio di sabato notte è stato amaro, sarcastico, sferzante e in buona parte condivisibile. Che la squadra sia stata una n.n. mai adottata, patendo un’ostilità ambientale che si tagliava col coltello, è un fatto. Poi, se ce ne fosse ragione o meno, è oggetto di dibattito. Però così era.

I GIOCATORI. 19 ne sono andati a referto (coi bimbi Belinelli, Brunamonti e Vitali), in realtà 23 ne sono passati, coi lungodegenti Becirovic, Morlende, Beard e Bowdler. Su le palette. Sekularac e Avleev sono stati misteri dolorosi. Il Bell di Treviso, in un congegno sano, non era il Bell di qui. Frosini e Smodis hanno combattuto con malanni e nostalgie, Andersen s’è rotto presto, Rigaudeau ha salutato, Attruia ha tappato un buco, Gagneur si trovava anche a Castelguelfo, Brkic è un fuscello, Miralles in A2 qualcosa ha fatto, e forse andrà rivisto, così come Rice. Murdock è diventato il peggiore spot contro la Cba («diffidatene, vale i Giardini Margherita»), Koturovic ha tanti limiti. Ad alti e bassi, Dial non ha lesinato energie e serietà: da rivedere, in un gruppo meno sgonfio. Scarone è tornato un giocatore. Può fare solo il titolare, come si sa da un pezzo, come cambio si deprime (vedi Siena), quel che va deciso è se, da titolare, dà garanzie oppure no.

IL PUBBLICO. Da cinquemila e rotte tessere a poco più di duemila è stato, da subito, l’ammanco più gravoso (con lo sponsor), e non solo di cassa. Se a rifare una squadra bastano dieci giocatori, a riconquistare tremila paganti ci vorrà di più. Intanto, trasparenze da atollo corallino, se proprio le opacità dell’ultimo anno hanno inquinato tanti rapporti. Anno solare, sì: oggi, 5 maggio, la Virtus giocava una finale europea. Oggi, 5 maggio, è già in ferie.

 

 

La stagione è finita ma sta per iniziare un'altra "stagione": quella più brutta, quella dei tribunali e delle sentenze, quella che vedrà la gloriosa Virtus cadere nella polvere, essere abbandonata da tutti per poi essere riacciuffata per i capelli. Clicca qui per rileggere di quei tristi giorni.