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X, Rigaudeau, Frosini, Griffith, Andersen,
Smodis, Barlera, Carera, Jaric, X
Abbio, GInobili, X, Cuzzolin, Messina,
Consolini, Bonora, Becirovic
STAGIONE 2001/02
KINDER BOLOGNA
Serie A1: 3a classificata su 19 squadre
(28-36)
Play-off: semifinalista (4-7)
Coppa Italia: VINCENTI (5-6)
Euroleague: finalista (17-22)
SuperCoppa: finalista (0-1)
Partite
della stagione
statistiche di squadra
KINDER, LA PRIMA COPPA
E' TUA !!!
di Walter Fuochi e
Francesco Forni - La
Repubblica - 24/02/2002
Il Re è solo,
nell'angolo sinistro, e un Re non va lasciato solo, neppure da un
Imperatore. A tre metri dall'impotente immobilità di Ataman, e a 3 secondi
dalla fine, senza neanche prendere la mira,
Rigaudeau azzecca il colpo che regala alla Virtus l’ottava Coppa Italia
della sua storia e leva a Siena, che l’avrebbe a lungo meritata, la prima,
agognatissima. La Virtus esce da una mattanza in cui sta avanti tre volte in
tutto, di 45 minuti. Quella di Rigaudeau
è l’ultima, ed è quella buona. Tocca il cuore, all’uscita dal
PalaFiera. Ergin Ataman, generale sconfitto. Si bacia con babbo, mamma,
moglie e le due splendide bambine.
è battuto, forse
ancor più incredulo. Ha lavorato bene, ha quasi vinto giocando da Kinder.
Gli è mancato solo il rush. Se avrà altre finali, non gli mancherà.
Ma questi sono i Cannibali. Sembra ci siano loro, stavolta, dentro il
pentolone, a bollire a fuoco lento, catturati e cucinati dal ritmo lento
della magnifica Siena. Invece la scena cambia, come nei film di Indiana
Jones. Pare non ci sia più tempo, Siena ha 9 punti e la palla in mano a
3'40" dalla fine, ha giocato una finale da grande, e non da timida sfidante
e ora deve solo infilare il limone in bocca ad una Virtus fin qui moscia e
sbilenca. No, si ricomincia, con 4 piccoli in nero. Andersen fa il -6,
Rigaudeau il -3 e Abbio,
con due liberi su tre, il -1 a 1'33". Il palasport diventa un’onda d'urto
bianconera, eppure Siena ha ancora cuore in campo e la sua gente voce per
cantare. Chiacig con un libero fa il 69-67, Rigaudeau pareggia a
69 e qui manca un minuto secco. Sbaglia Naumoski,
Jaric in entrata accoltella, a 19’’, il 71-69. Primo vantaggio Virtus,
in 40’. Ma Naumoski, con l’ultima palla, va a pareggiare a 3’’, malgrado Abbio incollato.
Supplementare. Governa il caso, la Virtus sbaglia le prime 4 palle, Siena
segna un solo cesto con Chiacig
e ci vogliono quasi 3' per i primi punti BiancoNeri: Jaric dalla lunetta, 73
pari. Messina leva
Ginobili, gli parla un minuto come si parla ai purosangue, lo rimette,
quando Stefanov ha fatto il 75 e Abbio
con un solo libero, il 74. Proprio Gino, a un minuto secco, da tre:
77-75. Chiacig la
raddrizza dalla lunetta, a 47''. La sbaglierebbe il suo attacco (tripla di Jaric sul ferro), ma
ancora il Gaucho svetta a rapinare il rimbalzo che vale un Perù. Altra
azione, 24 secondi. Vincere o pareggiare. Il Re è solo. Vincere.
Dall’inizio, ora. "Ataman", canta la curva senese disseppellendo il
preistorico ritornello di Sandokan formato Kabir Bedi, e la Kinder
asfaltatutto parte male: a vuoto i primi 5 attacchi e Siena è subito una
targa da inseguire. Il primo gol di Ginobili
viene dopo 3’25", sullo 0-7, e si vede pure che la Mps ha idee chiare
su ciò che deve fare. Cercare Chiacig, allo
sfinimento. Chiacig
ripaga da dio: ha 15 punti dopo
7’30" (21-14), quando una sua raffica
allontana l'unico aggancio bianconero (11-14). Lì la Kinder affonda. Dietro,
si beve tutti i lob che cercano le manone di
Chiacig, saltando gli anticipi ed evitando rotazioni troppo lente.
Davanti, sbagliando tiri facili. Un 11-1 la sotterra, al primo pitstop c’è
perfino l’onta del doppiaggio (28-1-4). Né va meglio nel secondo quarto. Andersen pilota un
illusorio -8 (24-32), poi di nuovo dilaga Chiacig,
a quota 24 dopo 16 (39-24). Qui la Virtus, a zona, riesce a mettere un tappo
alla Mps che sta 4' senza segnare. Però a sua volta non ha né
mira né lucidità: s'aggrappa a un -11 che però è
pesante, visto che Siena balla ai ritmi preferiti.
Si riparte e Topic, da tre, sigla il +14, ma la Virtus abbassa le visiere da
gladiatori e va nell'arena. Dopo 5', con un 10-0, è a -4, 41-45. Siena
regge, si rimette a segnare. Stefanov è un genio a infilare i corridoi
centrali e nell'ultimo quarto guida la vittoria possibile. La Virtus annaspa
e, a 3' 40", uno stupidissimo antisportivo di Smodis
costa il -9. Ma la Virtus non muore mai, rovescia il pentolone sfrutta
l'egoismo di Naumoski che non vede più Chiacig
(che s’infuria), rimonta e sorpassa. Come, dopo la cronaca, sarà
un’altra leggenda.
LE PAGELLE
JARIC 6.5.
Parte male su Stefanov e peggio in attacco. Ha il merito di non mollare mai,
pure quando la mano è più storta d'un falcetto, la fatica appanna e le
falcate sono macchinose. Segnerebbe comunque il gol partita, non pareggiasse
Naumoski. In 36', 4/7, 0/6, 2/2, 3 rimbalzi, 3 assist.
RIGAUDEAU 7. Pure lui a lungo al buio. Ma è un altro che
ha le bussole in tasca, così tira fuori il meglio quando, nella formula a 4
piccoli, annulla Topic. E segna (segnatevi...) questi tre cestini: 65-68 a
2'13", 69-69 a 1', 79-77 al gong. In 34, 2/4, 2/3, 2 rimbalzi, 2 assist.
GINOBILI 8. Otto nel primo quarto, quando è l'unico
virtussino a infliare. 12 nel terzo, quando tiene su la baracca. E,
nell'ultimo minuto, tripla e rimbalzo offensivo per portare a casa il
bottino. Mvp della Coppa, secondo la giuria giornalistica (ammetto, ho
votato Chiacig), malgrado qualche sbandata da
sosta ai box (Messina lo conosce e lo leva).
In 40', 5/9, 5/10, 10 rimbalzi, 7 perse, 5 recuperi, 3 assist.
FROSINI
6. Sufficienza politica, ma è una fortuna anche stare in
gruppi vincenti, Chiacig
lo svelle e lui, davanti, sbaglia tutto. In 20', 0/4, 5rimbalzl, 3 perse.
ANDERSEN 7. Qualche ingenuità, ma in attacco lo trovi
sempre. Punti pesanti, comunque, e alla fine pure rimbalzoni. In 40', 7/14,
3 su 4, 13 rirnbalzi.
ABBIO
6.5. Pressa Stefanov, non ha grande vivacità offensiva, però
imbecca roba giusta, e nel finale graffia lucrando liberi da marpione. In
33', 0/1, 1/3, 3/5, 3 rimbalzi, 4 assist.
SMODIS
6. Appoggi insicuri, mira sbilenca, la fa pure grossa
quando regala, con ira da frustrazione e una manata gratuita a Chiacig già padrone
della palla, l'antisportivo che pare la morte civile del match. Siena ci va
a +9 (e butta la rimessa), per com'è finita Matjaz può devolvere il premio
Coppa ai compagni.In 22', 2/4, 1 su 2, 2rimbalzi, 3 perse.
Il commento di Walter
Fuochi
Se questo sia l'antipasto, o sarà l'intero pranzo dell'annata, lo dirà solo
il finale di stagione. In ogni caso, la Kinder non la finirà a mani vuote,
premiando le sue buone abitudini, e questo già la conforterà, perché questa
Coppa Itali a 8 squadre è come una Seigiorni ciclistica. Non ci si vede
ancora chi avrà passo per Giro e Tour, però i suoi sprint sono veri, e
valgono. Nella meno brillante delle sue tre partite forlivesi, a meno di 15
ore dalla ninna nanna della sera prima, dopo l'onerosa mattanza su Pesaro, la
Virtus ha dunque castigato chi, meglio di lei, aveva giocato quest'atto
finale, pagando però una legge consueta. Le finali prima si perdono, poi si
vincono, e anche se Siena aveva uomini di esperienza e ha avuto cuore, testa
e gambe per smentire l'assunto, giocava la prima e il castello le è crollato
proprio alla crollato alla fine. Se la stanchezza era un alibi per la Kinder,
lo era ancor di più per Siena, che aveva riposato poche ore di più, ma aveva
meno uomini. Forse, col senno di poi, usando Tolbert e non il dannoso
Naumoski, da cui però speri sempre che inventi qualcosa, Ataman l'avrebbe
portata a casa. Senno di poi, appunto. La Kinder ha vinto col mestiere delle
grandi squadre, ma questa non è una novità. Ha vinto pure ribellandosi alla
tentazione di accettare una propria edizione dimessa che, a pochi minuti dalla
fine, poteva darle la pace dei sensi. E una virtù
forte, questa, poi ci sarà stata anche fortuna, come sempre, quando le
partite girano su pochi palloni Il blocco s'è confermato tale, usando più
saggezza che muscoli, la difesa s'è riavuta dopo l'iniziale sofferenza,
quando forse non era neppure indovinata la tattica d’anticipo su Ciclone Chiacig. Bravo anche lui, soprattutto. Poi,
nessuno dovrebbe più aspettare sotto casa, dicendo che Griffith ha stazza,
si poteva giocar meglio che
Frosini o Andersen. Non l'ha detto Messina, comunque, che solo per chi frequenta
i pascoli infiniti del luogo comune rimane quello che "piange un po'". La
squadra si batte in emergenza da mesi, è vero che si tratta di un'emergenza
lussuosa e ricca di optional, ma al massimo livello; come in queste finali,
la corda è sempre tesa e rischia di rompersi. S'è
confermato il migliore dell'orto italiano, la guida nella tre giorni è stata
duttile e pronta, sveglia nelle goleade (Trieste, Pesaro), tenace negli
inseguimenti (a proposito, la stessa Siena, raggiunta da Treviso, l'aveva
poi giustiziata allo sprint). Infine, è stato pure generoso coi vice, per
l'idea giusta dei 4 piccoli. Vince il gruppo, altra non novità. E andrà
spezzato, per farlo perdere.
Parola ai protagonisti
"Ancora una volta siamo tornati dall'inferno".
Rashard Griffith ha passato li testimone di Mvp a Ginobili, ma, anche da spettatore temporaneo,
sa bene cos'è la Virtus. In piedi alla fine, al trionfo dopo la
tribolazione. "Abbiamo sofferto - ha detto Messina - la Monte
Paschi ha comandato con merito, mettendo sul campo il suo grande acume
tattico: e in questo loro sono i migliori d'Italia. La Virtus ha pagato la
tensione con un primo tempo negativo. La reazione però è stata da grande
squadra: le cose non andavano bene, ma c'è stata la pazienza e
l'intelligenza di risalire un passo alla volta, ricucendo il pesante
svantaggio. Debbo ringraziare Consolini e
Molin perché mi hanno consigliato di schierare i quattro piccoli nel finale.
Questa è stata la mossa che ha portato l'inerzia offensiva dalla nostra
parte: fino a quel punto era stata Siena a condurre le danze. Su Chiacig abbiamo
sbagliato la scelta tattica: con i pick'n'roll ci hanno messo croce e
abbiamo lasciato Frosini
troppo isolato".
Si ricomincia dalla Coppa Italia. "Un bel risultato, ma adesso col ritorno
di Griffith, e forse quello di Becirovic, le aspettative su di noi
potrebbero ancora crescere. Giocheremo ancora e come sempre per vincere e
faremo di tutto per provarci. Concludo esternando una grande soddisfazione
personale: questo è il mio decimo trofeo con la Virtus e a vedermi per la
prima volta c'era mia madre Agata".
Madrigali da Presidente della Lega veniva
inondato di spumante, ma i brividi freddi gli erano venuti prima. "Una Coppa
che fa un grande piacere, combattuta con Siena, che a mio avviso è la
squadra più forte che abbiamo incontrato sin qui.
Chiacig ci ha fatto ammattire a lungo: non vedevo
l'ora che andasse in panchina".
Gino miglior giocatore: le sue giocate spaziali hanno fatto scalpore e dato
morale. "Ho avuto una bella serie nel terzo quarto e difatti alla fine ero
un po' stanco. Quella mia raffica non è servita tanto per recuperare, perché
Siena ha ribattuto quasi sempre, ma per avere fiducia, utile per crederci.
Vincere una finale così è una grande gioia, perché è venuta dopo due partite
dominate. Stavolta invece abbiamo dovuto inseguire e loro sembravano
scappare sempre, senza mai dare l'impressione di mollare. C'è voluto
coraggio e carattere. Questo trofeo ci dà carica, è da quasi tutta la
stagione che siamo senza Rashard; dopo le tante difficoltà. La controprova
se siamo pronti a continuare così ce l’avremo subito in Eurolega, dove non
si può sbagliare".
Ecco Rigaudeau, l’uomo-gol, che spiega
l’ultimo tiro. "Abbio ha
visto che mi stavo liberando, si è attirato la difesa e poi mi ha dato un
pallone d’oro. Dovevo tirare. Poi, dopo il canestro, ho guardato subito dove
andava la palla per difendere, perché non sapevo esattamente quanti secondi
mancassero. Un premio per il gruppo: ora abbiamo capito che confermarsi è
più difficile che vincere la prima volta".
CLAMOROSO: MESSINA ESONERATO!
Il
Resto del Carlino - 11/03/2002
La Virtus Kinder
Bologna ha esonerato l'allenatore Ettore Messina.
La clamorosa decisione (l'ex tecnico della nazionale nella scorsa stagione
ha vinto Coppa Italia, Eurolega e scudetto; in questo campionato ha già
conquistato la Coppa Italia ed è ben piazzato in Eurolega) è maturata nel
tardo pomeriggio dopo un colloquio col presidente
Marco Madrigali, reduce dalla assemblea di Lega.
Il sostituto potrebbe essere il vice allenatore
Giordano Consolini, che già fu capo allenatore a Reggio Emilia.
Nell'anticipo di sabato in campionato la Kinder ha subito una sconfitta di
33 punti a Pesaro. La più pesante nel curriculum di Messina.
Con Ettore Messina, 43 anni, di origine
catanese ma cresciuto in Veneto, se ne va l'allenatore più vincente nella
storia della Virtus Bologna: nella bacheca del tecnico sono infatti finiti
tre scudetti ('93, '98, 2001) una Coppa delle Coppe ('90), due Eurolega ('98
e 2001) e 4 Coppe Italia ('90, '99, 2001 e 2002).
In totale Messina, che per anni aveva allenato
il settore giovanile bianconero e lavorato come assistente di numerosi
allenatori, sulla panchina virtussina si è preso dieci trofei, in due
tranche di vita bolognese, dall' '89 al '93 e dal '97 a oggi, divise dai
quattro anni passati alla guida della Nazionale.
La notizia del suo esonero ha sorpreso tutti, compresi i giocatori, che
hanno saputo la cosa in palestra. E alle 20:06, con
tre righe di comunicato, la società bianconera ha ufficializzato l'esonero:
«La Virtus Pallacanestro Bologna comunica di aver esonerato l'allenatore
signor Ettore Messina, la squadra è affidata
al signor Giordano Consolini». Così toccherà
al vice di Messina
condurre la squadra già domani sera in campionato contro la Coop Nordest
Trieste.
Insomma, Ettore Messina ha scritto la storia
della Virtus negli ultimi 10 anni: dal primo scudetto vinto nel '93 con
l'asso nascente Sasha Danilovic, passando per
la doppietta del '98, quando vinse l'Eurolega e lo scudetto, battendo i
cugini della Fortitudo in una finale memorabile. Fino al fantastico tris
dell'anno passato quando, con una squadra totalmente nuova, scommettendo su
giovani talenti, vinse Coppa Italia, Eurolega e scudetto. Ma pure in quella
stagione magica, a metà cammino, ci furono divergenze d'opinioni fra tecnico
e presidente Madrigali: il primo chiedeva un
rinforzo, il secondo disse che bisognava andare avanti così. Una storia,
sempre tenuta sommersa, che si sarebbe ripetuta quest'anno.
Dubbi sulla stagione erano emersi dopo la pesante sconfitta in Eurolega a
Kaunas (-24), quando il tecnico si disse pronto a dare le dimissioni perché
i giocatori non lo ascoltavano più.
Poi le cose andarono a posto e vennero altre vittorie. E nessuno avrebbe
pensato all'esonero del coach, che è rimasto folgorato, lui come tutti,
dalla decisione di Marco Madrigali, il
presidente che ha comprato la Virtus l'anno scorso, vincendo subito tutto.
Ma pure l'anno passato, appena vinto lo scudetto,
Messina parlò dell'eterna precarietà del mestiere
d'allenatore: «No, non ho paura di montarmi la testa, anche perché
ogni anno fa storia a sé: Recalcati (ex tecnico della
Fortitudo, ndr) l'anno passato ha vinto lo scudetto e ora è discusso. E
Ancelotti ha fatto più di 70 punti e l'hanno mandato via». Stavolta però,
nessuno l'avrebbe potuto prevedere.
Il delirio di
Madrigali
bolognabasket.it - 12/03/2002
Meno di un'ora per
spiegare che in Virtus va tutto benissimo. Anzi, per non spiegare niente.
Per rispondere "NO" a qualunque domanda, per non esplicitare una linea di
pensiero, per non sciogliere nessun dubbio. Tranne quello che la decisione
di "sollevare Ettore Messina dall'incarico
di guida tecnica" è una scelta autonoma di
Marco Madrigali e di nessun altro, e il Presidente se ne assume ogni
responsabilità. Già, Madrigali
usa anche l'eufemismo "sollevato", anziché "esonerato", sebbene nel
comunicato stampa ufficiale della società compaia proprio il termine
"esonerato".
Il Presidente precisa: "Non ho intenzioni programmatiche di vendere la
Virtus, anche perché è difficilmente vendibile, ma di mestiere faccio
l'imprenditore, e quindi vendo e compro. Qui ci si rimettono soldi, e ci
si rimettono cellule epatiche. Abbiamo sempre pagato mensilmente e con
regolarità gli stipendi, e smentisco che Messina fosse un costo. Era ed è
forse il miglior allenatore d'Europa.
è ottimo, forse unico."
Ma allora è un problema tecnico?
"Un allenatore non ha solo incarichi tecnici, ma anche di gestione delle
risorse umane. Penso che sia giunto il momento di affidare la squadra a Giordano Consolini, al quale ho chiesto, e
mi auguro accetti, di finire la stagione."
Il -33 di Pesaro è stato il fatto scatenante?
"No, il -33 non è stato un fatto scatenante, anche se sicuramente non è
stato un gran salvagente. Certo, sarebbe stato meglio vincere, ma ci può
stare perdere ogni tanto. Anche l'episodio di Kaunas mi ha fatto
riflettere, ma di situazioni ce ne sono state tante. L'importante è che
perdere non diventi un'abitudine. Né con Messina, né senza di lui."
A questo punto la situazione in sala diventa quasi comica, sicuramente
molto grottesca: un'abitudine perdere con
Messina? Delle due ci si annoia a vedere le sue squadre che vincono. E
una risposta sulle cause reali dell'esonero - pardòn, sollevamento
dall'incarico - non è ancora arrivata.
Ha anche ascoltato l'opinione della squadra?
"No, ho preso la decisione in totale autonomia e non ho avuto il tempo di
condividerla con nessuno. Sono io l'unico responsabile. Il fatto è che
quando si ha in testa un piano, un progetto… l'anno scorso abbiamo vinto
tutto, forse troppo e troppo in fretta. Quest'anno l'obiettivo era quello
di rigiocarsi tutti i traguardi arrivando in tutte le finali. Voi dite che
siamo in linea? Io dico che si poteva fare di più!" Ma allora è un
problema di risultati, crede che con Messina
non si sarebbe arrivati in finale, e che invece Consolini ce la
farà? "Vedete, probabilmente ce l'avremmo fatta anche con Messina. Il fatto è che io in questa
situazione ci rimetto sempre. Se ce la facciamo si dirà che ce la si
sarebbe fatta anche con Ettore, se non ce la facciamo mi si incolperà del
suo allontanamento. Ma l'ho fatto per il mio mestiere, l'imprenditore. Per
fare quello in cui credo devo prendere delle decisioni sofferte e
tremendamente impopolari. Ho preso la decisione giusta per raggiungere gli
obiettivi del nostro piano triennale."
C'è stata una frattura interna, fra
squadra e allenatore?
"No, io non ho visto fratture. Ho cambiato perché, lo ribadisco, ritengo
che fosse il momento per cambiare la direzione tecnica della squadra."
Non ci ha ancora detto il VERO motivo dell'esonero.
"Non ve l'ho detto e non ve lo dirò. Sono fatti interni alla società.
I
tifosi dicono che non ho detto niente neanche a loro?
è vero, non avrò detto nulla pure a loro. Comunque i toni di
voce fra me ed Ettore non si sono mai alzati. ieri parlavamo al tavolo
degli ufficiali di campo, con gente attorno, e sfido chiunque a dire che
abbia sentito una sola parola. avevamo due caratteri diversi. Il mio è
pessimo, il suo non è certo facile, e lui mi ha sopportato più di quanto
io non abbia fatto con lui."
Siete quindi giunti ad un punto di rottura?
"No, non abbiamo oltrepassato alcun limite di sopportazione. Semplicemente
non c'erano più le condizioni perché si proseguisse."
Dovrà continuare a pagare Messina
fino al 2004?
"Non lo so, francamente non ne abbiamo parlato. Sarà una decisione sua,
non è un problema, ma penso proprio che uno come lui non abbia che
l'imbarazzo della scelta su dove andare."
Pensa che questo potrebbe rendere più difficile il rinnovo da parte di
Ferrero per la sponsorizzazione?
"Non lo so. Loro hanno un opzione per il rinnovo fino al 31 Marzo 2003. Si
vedrà."
Anche Brunamonti le ha già dato le
dimissioni?
"No, ma credo che lo farà presto.
è una scelta come
un'altra".
Più tardi anche Roberto Brunamonti
confermerà le sue dimissioni. In sostanza da Madrigali non si è
saputo niente, tranne che si tratta di un motivo strettamente personale,
quasi un regolamento di conti fra lui e Messina.
Questa sera la situazione sarà veramente rovente, per la comprensibile
rabbia dei tifosi.
Si dimette anche Brunamonti!
12/03/2002
Un'altra bandiera
ammainata, stavolta per propria spontanea decisione. Ecco il comunicato di Roberto Brunamonti:
«In seguito ai fatti recentemente accaduti, ho presentato in data odierna
le mie irrevocabili dimissioni dalla carica di vicepresidente della Virtus
Pallacanestro, direttamente nelle mani del presidente Marco Madrigali».
Roberto Brunamonti
La rivolta dei tifosi
Il
Resto del Carlino - 13/03/2002
Tifosi in rivolta ieri
al PalaMalaguti per la decisione di Marco
Madrigali di cacciare Ettore Messina:
invasione di campo e il presidente della Virtus assalito e costretto a
lasciare in fretta e furia il parterre scortato dalla polizia. Per placare
gli animi, Rigaudeau
ha preso il microfono e ha parlato al pubblico. Il match con Trieste è
iniziato con mezz'ora di ritardo. Ha vinto la Kinder.
Intanto una pioggia di fax (800 252871) sta arrivando al Carlino: sconcerto,
incredulità e tanta rabbia. E Messina
commenta: «E pensare che fino a poco tempo fa Madrigali mi
considerava uno dei migliori allenatori». Per parte sua il presidente non
spiega i motivi del licenziamento: «Ho deciso di testa mia, non posso dire
perché. Mi prendo la responsabilità della decisione e
non ho nessuna intenzione di vendere la Virtus». Intanto Roberto Brunamonti si è dimesso da
vicepresidente «e non cambierò idea». E anche lo sponsor Kinder annuncia il
divorzio dalla società. L'ex presidente Cazzola:
«Se Madrigali ha
problemi c'è già chi lo può sostituire, ma io non torno».
Una gradinata intera
in campo, i giocatori della Virtus circondati dai tifosi infuriati: e
intanto la musichetta del riscaldamento continua a suonare. Non è il Titanic,
ma è sicuramente un pezzo di Virtus che va a fondo. Mai vista una roba del
genere: se è per quello, mai visto cacciare un allenatore che ha vinto tutto
e di più come è successo a Ettore Messina.
Quello che ha fatto Madrigali
al tecnico, i tifosi lo fanno a Madrigali:
appena il presidente sfida la piazza affacciandosi in parterre, i coracci
diventano urla, insulti, gestacci e un vero e proprio assalto.
Dalla curva scendono tutti in campo, i più arrabbiati arrivano a sventolare
la loro delusione davanti alla poltrona del patron, sulla quale poco prima
era stato allungato uno striscione di 'benvenuto', («Si vergogni, Giuda») e
sulla quale poi seguirà la partita il tifoso Panetto. Si allungano anche
mani minacciose, la polizia capisce e ordina la fuga: va via Madrigali, un'onda di agitati in scia, chi
spinge, chi urla e chi sputa, si alza qualche manganello, si infila qualche
pugno: dicono che al presidente abbiano tirato i capelli, che la moglie sia
stata colpita, finisce lì. O forse no: magari oggi comincerà un'altra
storia, se è così vendo tutto o giù di lì.
Fine primo round. Il secondo è quello della squadra, che dalle 20:15
comincia la sua mezz'ora di passione: con il pubblico addosso. A chiedere
solo e soltanto una cosa: perché è stato cacciato
Messina.
L'unico che lo sa è già verso casa, sotto rassicurante scorta. Va avanti
così fino all'ora della palla a due, perlomeno quella ufficiale: qui, le
altre, anziché alzarsi, girano e a parecchi. Tanto che capitan Rigaudeau, quando vede
gli ufficiali di campo prendere la via dello spogliatoio, sale sul tavolo e,
microfono alla mano, fa il sindacalista: più che un girotondo chiede di
poter fare un po' di 'ruota' e poi la partita.
«Oggi siamo tutti tristi, mi sento come un pugile dopo il ko — dice il
francese che parla come l'ispettore Clouseau —. Siamo giocatori e vogliamo
giocare: lasciatecelo fare, anche per rispetto di Ettore».
Basta? Macché: stavolta la squadra col nome più dolce
d'Italia ha il pubblico meno tenero. Stanno lì, e nemmeno la minaccia di una
sconfitta a tavolino li spaventa: loro, sentono di aver già perso. «Siete
voi la storia» insiste Rigaudeau
ed è come aver vuotato l'anatra wc: il campo di colpo si svuota.
è partita, è Kinder come
sempre, ma non è come le altre volte: la gente che è arrivata qui già alle
11:30, che all'ora di pranzo è riuscita a parlare col
presidente, che alle 14 se n'è andata senza aver capito nulla come succederà
poco dopo ai giornalisti («Per noi è come l'11 settembre, Madrigali ha fatto
tabula rasa della Virtus» dice Andrea), resta per un quarto a gridare più
contro il presidente («Sei come Cecchi Gori») che a favore della squadra.
Poi, al primo riposino, raccoglie tutti gli striscioni e lascia le
gradinate, dove restano una gigantografia di un sorridente Messina e lo striscione
«No Messina, no parti…ta».
E intanto la musichetta dell'intervallo continua a suonare...
Danilovic: "Lo sapevo, quello non capisce
niente..."
La
Repubblica - 13/03/2002
Sasha Danilovic, ha sentito che putiferio sta
succedendo alla Virtus?
"Sì, e ci
sono rimasto davvero male. Poi, io su Ettore
Messina non posso essere obiettivo. Ci legano le vittorie, tante
insieme, ma non solo quelle; tra di noi c'è anche la stima, l'amicizia, il
rispetto. Valori importanti. Un rispetto che ora vedo poco, e lo dissi
subito, con questo Madrigali, uno che non
s'intende di basket e che tratta la Virtus come un giochino. Non si caccia
il miglior allenatore d'Europa. E se pure ha perso di 33 punti una partita, Messina può permettersi
di perdere anche di 50 punti, con tutto quello che ha già vinto".
Dicono che non avesse più la
squadra in mano. Ci crede?
"La squadra in mano Ettore ce l'ha, e l'ha sempre avuta"
Ci ha parlato con Messina?
"Un'ora dopo l'esonero. E l'ho risentito ieri mattina. Non trovo Roberto Brunamonti, invece, mi dicono che si
dimette, e allora siamo a posto. Erano rimasti due simboli, nella Virtus,
ora nessuno, e non si può: la gente va a vedere le squadre, d'accordo, ma
poi si lega alle persone. Ma ormai nel circo di questo basket, con uomini
senza rispetto che comprano tutto coi soldi, è perfino inutile parlare. E se Madrigali vuole
vendere, cosa c'entra Messina? Ed è sicura di
venderla meglio, la Virtus senza Messina?
Potrebbe offrirgli un posto al
suo Partizan Belgrado, ora, ma Ettore forse è un po' caro per voi.
"Ettore per me potrebbe allenare gratis, io per lui avrei giocato
gratis. Per Madrigali
mai".
Madrigali e il grande dietrofront
Il
Resto del Carlino - 14/03/2002
è talmente
incredibile la vicenda dell'esonero di Messina
che alla fine le cose più verosimili, se non proprio vere, finiscono
per diventare quelle che sembravano meno logiche. Come il ritorno del
tecnico sulla panchina bianconera, magari già stasera ad Avellino, appena 48
ore dopo il Grande Litigio col presidente
Madrigali. Che adesso pensa di passar la mano: lui proprietario,
presidenza a Taddia, amministratore delegato alla Cto. Sembra fantabasket,
ma basterà attendere oggi per l'ufficialità.
Dopo la grande e pure violenta contestazione,
Marco Madrigali ieri si è fatto di nebbia. Al Cto
il presidente prima veniva dato per assente, poi in riunione permanente.
Magari stava solo valutando le cifre di brutta giornata di Borsa, comunque
sfavorevole in generale al nuovo mercato, magari stava ripensando a queste
giornate difficili, come lo sono tutte quelle delle scelte, specialmente
quando si rivelano sbagliate prima ancora che impopolari: comunque sia,
silenzio su tutta la linea. E silenzio pure dalle parti di Ettore Messina, con una differenza rispetto
agli ultimi due giorni: cellulare staccato.
Non si stacca così con un allenatore che ha vinto tutto: non a caso,
nell'assurda quanto inutile conferenza stampa di non spiegazioni, Madrigali non aveva
detto una parola 'contro' il suo ex allenatore. Precisando, tra l'altro, due
cose: che era tuttora un dipendente della Virtus e che con lui aveva vinto
più del previsto. Della serie: non allena, ma mi dispiace.
Il dispiacere può sempre più dell'odio. Quello se l'è beccato tutto Madrigali, martedì sera, nel quarto d'ora
scarso che è riuscito a stare al palasport di Casalecchio prima di esser
costretto alla fuga in mezzo ai poliziotti. Gli ha fatto male questo, così
come i cori che ha sentito, che gli hanno riportato. E ci si è messo a
pensar sopra: si può mandare tutto in vacca per un litigio fra quelli che
lui stesso ha definito due caratteracci?
No, non si può. E ieri pomeriggio è ricominciata la lenta trattativa. Di
segnali, Messina ne ha
ricevuti durante la giornata. Fino all'ultimo, quello del disgelo: il
tecnico non esonerato, né cacciato, ma semplicemente
'sollevato' come sostiene il presidente, è stato ricevuto in azienda. Per
riparlare di questo litigio di lunedì seguito al malumore negli spogliatoi
di Pesaro fra il tecnico e tre giocatori, chiamati in disparte e redarguiti
per un atteggiamento sbagliato, o forse solo per parlare di come andare
avanti da qui in poi. Come se nulla fosse, anche se qualcosa, in ogni caso,
è accaduto.
è accaduto anche
che una brava persona, prima ancora che un ottimo tecnico come Giordano Consolini, sia stato in panchina una
sera soltanto, da vincitore, ma col mal di pancia: perché
è difficile allenare al posto di uno che prima di tutto è tuo amico. Da
oggi, Consolini sarà
il primo allenatore felice di esser retrocesso a vice: proprio perché
le storie meno logiche sono le più vere.
Messina: "Ripreso dai tifosi, che bello"
Il
Resto del Carlino -
14/03/2002
«Sono molto contento:
forse è la prima volta che un allenatore viene ripreso a furor di popolo
anziché esser cacciato...». Così l'Ettore
Messina del dopo 'esonero con pentimento', eufemismo per questa storia
che dal dramma popolare è scaduto in farsa, ha raccontato agli amici il
ritorno sulla panchina Kinder.
Difficilmente ricomincerà stasera ad Avellino, domenica sarà a Fabriano.
Intanto la sua storia di allenatore della Virtus è ricominciata nel tardo
pomeriggio, quando è salito negli uffici di
Madrigali, al Cto, al termine di un pomeriggio nel quale l'idea del
Grande Dietrofront era ben più che una fantasia da bar.
«Sono stato convocato, vado a sentire cosa mi dicono. Voglio capire cosa è
cambiato» le parole con le quali ha espresso le perplessità su una rapida
conclusione della trattativa, riaperta da un colloquio informale in
mattinata con l'amministratore delegato della Cto, Taddia. Poi il lieto
fine: ora la Virtus attende una lettera di ripensamento di Brunamonti. Per rimettere a posto un'altra
bandiera.
Lettere aperte
virtus.it - 14/03/2002
Lettera di Ettore Messina
Desidero ringraziare
tutti coloro che mi hanno dimostrato affetto e stima e che mi è impossibile
elencare singolarmente. Allenare la Virtus Bologna è
un grande onore ed un privilegio per qualunque allenatore.
L'identità della Virtus mette la Pallacanestro davanti ai problemi personali
ed ai fatti contingenti, così come ha ricordato il capitano della squadra
chiedendo di poter disputare l'incontro di martedì scorso.
Ho accettato con gioia la richiesta del Presidente perché mi riconosco in
questa identità, così come si riconoscono in essa i giocatori, lo staff
tecnico e medico, i dirigenti, il presidente e tutti i tifosi.
Desidero infine esprimere il mio dissenso e l'amarezza per il comportamento
di coloro che hanno manifestato la propria protesta in forma violenta nei
confronti del Presidente e dei suoi familiari.
La violenza è sempre inaccettabile e non fa parte del modo di pensare di
tutti coloro che amano la Virtus e si riconoscono in essa.
è per questo senso di
appartenenza ad una grande istituzione che sono orgoglioso ed onorato di
essere l'allenatore capo della Virtus Pallacanestro, cui dedicherò tutti i
miei sforzi ed il mio impegno.
Ettore Messina
Lettera di Marco Madrigali
A tutti i nostri
sostenitori,
come imprenditore sono abituato a prendere decisioni che sembrano le più
corrette in un determinato momento, così come me ne assumo tutta la
responsabilità.
Lunedì ho preso una decisione, nonostante la mia, non taciuta, profonda
stima nei confronti di Ettore Messina.
La contestazione dei tifosi, degli sportivi e della città ho sempre
ritenuto fosse un diritto sacrosanto ed ero al Palazzo per dimostrare
questo e per non lasciare senza controparte le manifestazioni di rifiuto
della mia decisione.
Mentre ringrazio tutti coloro che hanno manifestato, rifiuto la violenza
ricevuta che sono certo appartenere a pochi peraltro di dubbia fede
virtussina.
Il consenso dei tifosi e degli sportivi, la tranquillità della squadra,
l'amicizia della città sono elementi importanti ed irrinunciabili.
Ieri ho avuto un importante colloquio con
Ettore Messina al termine del quale ho chiesto ad Ettore di
"riprendere" la squadra. Ettore Messina ha
accettato.
Le dimissioni di Roberto Brunamonti,
respinte già nella giornata di martedì hanno portato all'attuale
inserimento di Roberto nello staff tecnico della prima squadra.
Ringrazio Ettore Messina, Roberto Brunamonti, Giordano Consolini, gli atleti, lo staff
tecnico e tutti i collaboratori della Virtus per la professionalità e
l'amore dimostrato in questi giorni difficili verso la società.
Ringrazio i tifosi e gli sportivi che hanno manifestato le proprie
opinioni e che non sono scesi, secondo una tradizione Virtussina, a
nessuna forma di eccesso.
Un pensiero particolare a coloro che martedì sera hanno subito violenza ed
a coloro che si sono adoperati professionalmente per far sì che questi
eccessi non potessero ulteriormente degenerare.
Sono certo che tutti insieme porteremo la "nostra" Virtus ad ulteriori
importanti successi.
Il Presidente
Marco Madrigali
Tre mesi per
sopportarsi, poi ne resterà uno solo
di Walter Fuochi
- La Repubblica -
16/03/2002
Incrociati ieri i
giocatori in aeroporto a Napoli, Messina
là in permesso, loro di rientro da Avellino, la crisi Virtus si
chiuderà oggi, quando all'Arcoveggio il tecnico compirà il primo atto del
suo ritorno, allenando e poi scendendo in serata a Fabriano. Quali
strascichi lascerà la burrasca lo dirà la stagione sportiva, nonché
l'eventuale riuscita delle manovre per cambiare padrone alla Virtus: alla
porta sono in tanti, ma un contraente così indebolito dagli eventi non
riceve mai offertone. Adesso, del tanto o del troppo che s'è sentito sulla
bufera, qualcosa appare più chiaro, e si torna ad accostare indizi,
ripulendo pure il terreno da quel ciarpame di voci spinte perfino al
boccaccesco.
Messina e Madrigali non hanno
due caratteri facili. Avevano rischiato la rottura un anno fa, sull’affare
Bowie, ingaggio che Messina
spinse e Madrigali
bocciò; e l'hanno sfiorata più volte quest'anno, tra infortuni che
amputavano il gruppo e contratti in scadenza (Griffith, Ginobill, Jaric, Andersen, con varie clausole) che imporrebbero
una strategia di rilancio oppure di ridefinizione della squadra. Su molte
interviste di Messina, Madrigali deve aver
lavorato di lapis rosso e blù: l'ultimo segnaccio, sotto quel passaggio in
cui, pochi minuti dopo la disfatta di Pesaro, il coach parla cifratamente di
"annata difficile". Di li, galoppa l'idea dell'esonero. Poi, che la squadra
fosse oppressa dal tecnico, o angosciata, sono solo le ultime parole, chissà
quanto convinte. Non si divertivano? Mah, stavano lavorando.
Fra i motivi di attrito svetta, Griffith: come
di rado a rimbalzo, quest'anno. L'omone che non gioca li quanto rotto (e
che, fin li, aveva giochicchiato) irrita
Madrigali, obbligato a versargli i 4 miliardi annui, oppure i già
calcolati 30.000 Euro a partita, la giocasse o la guardasse. Col gigante in
carrozzeria l'assicurazione paga con una diaria cospicua. A gigante
riallineato anche solo in panchina, il rubinetto si chiude. Per chi paga, il
gusto è amaro, ma se c'era una voglia di andare in contenzioso, Messina (e Brunamonti) l'avevano stoppata, caldeggiando
pazienza. L'omone, imprescindibile per grandi traguardi, andava aspettato.
Sullo stesso tavolo, era così saltato l'arrivo di Wolkowyski e di chiunque
altro. Pure quando finì in campo una Kinder dimezzata (Istanbul, Cantù),
nessuno fiatò: condivisa o no, la compattezza fu almeno aziendalista.
Madrigali è un
imprenditore entrato nel basket con generosa energia. La sua prima campagna
estiva fu massiccia, perfino pletorica (vedi
Sconochini, optional di lusso). E di prendere
Becirovic quest'estate, il colpo più caro del mercato, non glielo
imponeva nessuno. In cuor suo, Madrigali
poteva umanamente pensare di aver speso molto e riscosso poco, anche
sulla pubblica scena. Il rovello s'è intuito pure nella conferenza delle
reticenze. Siamo tanti, qui in Virtus, ad aver vinto, aveva fatto capire.
Però i primi piani toccano sempre ai Migliore.
Che tale è, nel suo mestiere, ma è un altro caratterino. Quel che si scrive
di seguito varrebbe per Capello, per Lippi, per il primo Sacchi. Sono gli
allenatori a carta bianca: quelli che spremono il massimo dalla truppa, ma
esigono che la truppa debba a pensar solo a lavorare e a "produrre", senza
aver conti in sospeso né alibi legati al conti. Alla voce denari la piazza
mormora, Madrigali
sostiene che corrono regolarmente, e qui ci si ferma, almeno finché
qualcuno, allo scoperto, reclami il contrario. Tornando a Messina, più che un allenatore, è il fulcro
del sistema Virtus. E nelle parole pubbliche, pure Madrigali la indica
come formula del successo. Intimamente, questo ruolo allargato gli garba
forse meno. Poi, in società, ci sono uomini suoi e c’è la "struttura" di Messina, dallo staff tecnico a Brunamonti a quel
Roberto Dorigo manager della Ferrero, il quale non è un segreto, ha vissuto
tutti questi anni pure come sponsor personale di Ettore (nonché, nel sistema
Virtus, come un bel ministro col portafoglio). Scontro di caratteri,
insomma, intorno a influenze e poteri. Il fattore umano non andrebbe mai
trascurato, in queste partite: indagando su strategie, ci si imbatte poi
spesso in semplici umori. Finendo con le dinamiche interne, la squadra non
ha remato contro, è stata subito lealista (vedi
Rigaudeau), poi ha vigorosamente remato a favore, quando la soluzione
migliore s'è profilata come praticabile. Ovunque, racconteranno di borbottii
e vaffanculo contro il duce, di ciabatte e ceffoni che volano. Fisiologico,
in qualsiasi spogliatolo: di più in quello d'una squadra che punta al
massimo. Quanto alle strategie, s'è pure ipotizzato che Madrigali dovesse
svuotare la casa del mobilio prezioso per trovare acquirenti più disposti.
Di qui, la cacciata di un tecnico che non costa solo di stipendio, ma
comporta pure allestimenti costosi. Ma questo, rifatta pace, cade: o la
vendita non era cosi impellente, o chi compra ha realizzato che Messina va portato in
dote. Fatto il dietrofront, più per forza che per amore, i due dovranno
convivere tre mesi, dopodiché, a fine stagione, vada come vada, non
ripartiranno insieme. O lascerà Madrigali,
vendendo, o lascerà Messina, ritenendo
esaurita la sua vita bianconera. Le offerte non gli mancheranno.
I greci hanno
meritato, la Kinder in ansia s'è persa
di Walter Fuochi
- La Repubblica -
06/05/2002
I sogni muoiono,
stavolta, molto prima dell'alba. C'è poca Virtus, nella notte del
Panathinaikos, e quella poca non può ribaltare i giochi di una nemica che,
quasi sempre, li fa meglio di lei. La Kinder sbaglia partita perché non ha
forza, in attacco, per aggirare una difesa ruvida, rocciosa, fiduciosa in
se stessa e nei propri progetti, pure quando l'unico attimo di gloria
della Virtus (di Smodis, soprattutto) pare
sommergerla in un diluvio. Non è da credere che la Kinder, su quel +14 al
18', si sia illusa che fosse finita così presto: sapeva chi c'era di
fronte, e non aveva bisogno delle prove che, di lì a poco, sarebbero
arrivate. L'attacco ha tossito, la difesa s'è sfiatata su un giro di palla
che, apposta, esaspera il possesso per stanare il primo sbilanciamento e
l'ansia è montata in fretta. Poi, troppi hanno fallito la prova, e troppi
altri, anche inediti, sono balzati al proscenio.
Bodiroga, magnifico anche se meno solista che col Maccabi, ha squarciato
la difesa di Messina sia puntandola da solo
sia lavorando per le allodole: se braccavano lui, chi era libero sparava
in santa pace. Le percentuali hanno premiato quella scelta, e soprattutto
l'ultimo quarto di Kutluay, il turco che non aveva mai vinto niente, è
stato fatale (10 punti).
La Virtus ha completato il suo dissesto con le cattive letture in attacco,
dove Jaric ha pilotato storto, Rigaudeau è stato travolto dalla fisicità
della sfida e dal suo mirino stanco, Griffith
non ha preso palla dove voleva lui e dunque non l'ha ridistribuita, anche
se il suo saldo peggiore è stato la partitissima dell'impudente
Papadopoulos, che dominando il terzo quarto ha ridato speme ai suoi. Con
questi pezzi che cadevano poco a poco, e la fiducia nel tiro che scemava
ad ogni sdeng sul ferro, la Virtus ha lo stesso sfruttato orgoglio,
carattere e mestiere per non sprofondare. E se un giorno racconterà che
perse una coppa sbagliando troppi liberi, non dirà certo una bugia. Ma i
liberi fanno parte del gioco, e quello bianconero è stato a lungo
ansimante e perdente, appena rischiarato dai 7' impetuosi che, nel secondo
quarto, l'hanno fatta decollare sul +14. 7', appunto.
E adesso? Adesso ci sta tutto, se vorremo cominciare a capirlo da domani.
L'unione fra Messina
e Madrigali sarebbe stata meglio cementata
con una vittoria, su questo non ci piove, e quel che si muove sui fondali,
tra un paio di cordate che hanno chiesto il prezzo della società, e un
paio di club (Roma in testa) che hanno chiesto a
Messina cosa farà l'anno prossimo, ci sarà da
intuire il seguito. Poi c'è lo scudetto, ma si gioca fra 10 giorni e c'è
tempo per ogni tipo di pensieri. Quello, la Virtus dovrà vincerlo fuori.
In casa, la coppa gli ha detto di no.
Final Four:
Kinder-Panathinaikos 83-89
Final Four - Finale:
Virtus Kinder Bologna - Panathinaikos Atene 83-89 - Tabellini: Ginobili
27, Smodis 23, Jaric 11, Granger 10, Becirovic 4, Andersen 3, Rigaudeau 3,
Griffith 2, Frosini, Bonora n.e.
Messina: "Andrò via solo se sarò costretto"
di Walter Fuochi
- La Repubblica -
06/06/2002
Messina, dopo la sconfitta fuori i
rimpianti.
«Su martedì, dopo una buona partita, solo l'ultima giocata. Ma senza
addebitare nulla a Ginobili, che ce ne ha
fatte vincere tante».
E i rimpianti sulla stagione?
«è stata molto
difficile, ce lo siamo detti mille volte. E in tempi non sospetti».
Che ha detto ai giocatori dopo
la resa?
«Che sono stati molto seri e corretti, in un'annata così. Non è da tutti.
Ne siano orgogliosi».
Ve l'ha riconosciuto anche il
pubblico.
«Già, commovente. La gente ha percepito la situazione, ha capito che c'è
stata voglia di far gruppo e di reagire. Poi, abbiamo giocato pure tante
belle partite. Se questi risultati li facevamo l'anno scorso, col gruppo
in formazione, ne saremmo stati contenti. Ora invece siamo tristi».
Il raccolto è magro.
«Non direi, perché, senza disquisire sui motivi e senza schierarsi su
torti e ragioni, è un fatto che la Virtus abbia fatto la stagione
praticamente senza il centro titolare e senza il rinforzo principale.
Detto questo, è stata positiva anche sul piano dei risultati».
L'altra sera ha detto: su Griffith si potrebbe scrivere un libro. Può
dire almeno i titoli dei capitoli?
«Ripeto, non l'abbiamo avuto. Non mi schiero sulla diatriba, tra
infortuni, impegno e soldi, perché ognuno avrà le sue ragioni, ma so che
Rashard di fatto non ha giocato. E questo è ciò che conta».
Perché l'ha tolto martedì dopo
i primi 8 punti?
«Me l'ha chiesto lui, era stanco».
è d'accordo che
la stagione s'è chiusa in pratica il 5 maggio, dopo il Panathinaikos?
«Solo in parte. La reazione c'è stata. Ho visto altre squadre, la mia
Kinder del '99, o la Treviso di Obradovic, mollare peggio, dopo la
sconfitta europea. Poi, il colpo di Smodis è
stato letale. Con lui, avremmo giocato con due lunghi e la rotazione degli
esterni, spompati dalla formula a 4 piccoli, non avrebbe denunciato che
mancava pure Becirovic».
Ha rimosso l'11 marzo?
«Dimenticato no. I fatti restano, quelli dolorosi di più. Ma non me la
sono legata al dito».
Concludendo:
la
Virtus resta la sua prima scelta.
«Non ho problemi a dire qui quel che ho detto, dieci giorni fa, al
presidente. Vuole fare la squadra con me? Bene, spieghi il suo progetto,
capiamo cosa faranno Jaric e Ginobili e cominciamo a muoverci. Gli ho
fatto anche qualche nome. Ci sono pure situazioni, ovvie, che non
dipendono da Jaric e Ginobili e lì si può
agire da subito. L'11 marzo non lo diedi io il segnale di sfiducia. Se
quell'idea è rientrata, tocca a Madrigali
dirlo e agire di conseguenza. Lui è liberissimo di fare la squadra, e di
fare magari la sua Virtus, ora che un ciclo decade, e i segnali sono
tanti: via Danilovic, via il marchio Kinder,
via, se vorrà, Messina e Brunamonti. Se resto, il mio modo di
essere coach è partecipare a questo progetto. Ma non è una novità».
è
la condizione per restare?
«No, non è neanche una condizione. Vorrei solo capire se sono il fulcro di
questo progetto o no. Perché di qui io vado via solo se sarò costretto».
Faccia un complimento alla
Benetton.
«Mi viene difficile. Sarà che resta una rivale, anche se dite tutti che
potrebbe essere la mia nuova squadra. Il loro pregio è stato avere qualità
costante di gioco, un ritmo alto e piacevole e un equilibrio migliorato
per strada, insieme alla mentalità, perché non era facile superare le due
delusioni di Coppa Italia e di Eurolega. Aggrediscono sempre la partita,
però l'altra sera, contro la zona, hanno preso un parziale da brividi. E
questo è il sintomo che si reggono su equilibri sottili. Così ripenso che
a lungo i più quadrati siamo stati noi, malgrado tutto. E dunque che
potevamo vincere».
Eccolo, il rimpianto.
«Eccolo sì».
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