|
|
homepage
Virtus
gioc. italiani
gioc. stranieri
tecnici
dirigenti
sponsor
tifosi
stagioni
palmares
classifiche
il derby
case
libri
links
contatti |
|

Rigaudeau, Jestratijevic, Smodis, Griffith,
Andersen,Frosini, Jaric
Abbio, Ginobili, Cuzzolin, Messina, Consolini,
Sconochini, Bonora
STAGIONE 2000/01
KINDER BOLOGNA
Serie A1: 1a classificata su 18 squadre
(29-34)
Play-off: CAMPIONI D'ITALIA (9-9)
Coppa Italia: VINCENTI (3-3)
Euroleague: VINCENTI (19-22)
SuperCoppa: finalista (8-10)
Partite
della stagione
statistiche di squadra
Il punto sulla nuova Virtus Kinder
di Daniele Baiesi - telebasket.com -
10/07/2000
La Kinder, denominazione che la Virtus
dovrebbe tenere anche per le prossime stagioni (mercoledì l'incontro tra
Dorigo e Madrigali), possiede 5 esterni tutti
di spicco (Ginobili,
Jaric, Rigaudeau,
Abbio ed ovviamente Danilovic), 6 se come
sembra Sconochini, rientrando
dall'Argentina, accetterà davvero le proposta del presidente Madrigali.
Diamo per scontato (anche se è tutto da dimostrare) il sì del Condor:
decisamente un reparto affollato, soprattutto affollato di gente che in
campo vuole passare parecchi minuti. Il pacchetto lunghi non vive, invece,
problemi di abbondanza, essendo, per così dire, creato su misura. Smodis il quattro titolare, con David Andresen a fare da cambio, mentre Frosini tornerà a fare il backup del centro
partente, per le prossime due stagioni Rashard
Griffith. Resta da definire solo la posizione di Jestratijevic, ma sul futuro del
giocatore pesano anche altre variabili, concatenate ad un discorso più ampio
di rinnovamento di contesti regolamentari. Cerchiamo,
invece, di prendere in esame le diverse ipotesi di utilizzo dei piccoli da
parte dello staff tecnico. Il playmaker titolare dovrebbe essere ancora Rigaudeau, protagonista nelle prime due
stagioni bianconere, ma un po' in ombra, anche per i noti problemi di quasi
pubalgia dell'anno passato. Il cambio naturale del giocatore transalpino è Jaric, anche lo scorso anno impiegato in
staffetta con Basile da Recalcati alla Fortitudo in cabina di regia. "Tutti
sanno che io sono un playmaker" ha detto Marko riferendosi al draft di
Minneapolis, e Messina ha suffragato la tesi lodando
le capacità di comprensione ed interpretazione del gioco del talento serbo
greco. Ovvio, Marko può anche giocare in posizione di due o di tre, ma il
suo impiego dovrebbe essere prevalentemente nel ruolo di point guard. Jaric è il giocatore che lo scorso anno lamentava
l'assenza di spazi adeguati alle sue capacità; quest'anno la concorrenza nel
reparto è ancora più serrata che in Fortitudo, e probabilmente la ricerca
degli equilibri sarà una delle esigenze imprescindibili per fare fruttare
gli sforzi profusi a livello economico da parte dello staff tecnico.
Considerati i ruoli ricoperti la scorsa stagione, la Kinder potrebbe
schierare, in guardia, Danilovic, con Abbio a fare da cambio naturale. Sasha, in calo
per problemi fisici ed altro nelle ultime annate, potrebbe vedere ridotto il
suo minutaggio, vista anche la varietà delle scelte a disposizione dello
staff tecnico. Il contributo di Danilovic
potrebbe così tornare di elevatissima qualità, dovendo affrontare meno
problemi di tenuta su 20-25 minuti. L'ala piccola titolare dovrebbe essere Ginobili, che l'anno passato giocava da tre
accanto a Brian Oliver (il finale di campionato lo vedeva partire in guardia
con Yailo) anche se date le caratteristiche degli esterni Kinder, la
distinzione tra i ruoli di due e tre non è poi così marcata. La Virtus ha
infatti tutto il reparto esterni in grado di giocare ed essere pericoloso in
uno contro uno, mettendo palla per terra, oppure con il tiro da fuori. Tiro
da fuori che non è proprio la caratteristica principale di Hugo Sconochini, la
cui conferma avrebbe una ragione in più nell'introduzione della norma dei 24
secondi. Hugo è giocatore dalle caratteristiche atletiche straripanti, in
grado di battere il difensore sul primo passo, è in recupero costante di
condizione dopo l'infortunio e l'intervento dello scorso anno, e la sua
permanenza in bianconero aumenterebbe la capacità dei piccoli Virtus di
aprire spazi all'interno dell'area. La grande versatilità, la grande
duttilità degli esterni bianconeri sembra essere una delle caratteristiche
principali della Kinder 2000/2001. Ipotesi abbastanza affascinante (ed anche
plausibile) è quella che vedrebbe la Virtus priva di tre esterni titolari
fissi, vale a dire un quintetto che cambia di volta in volta. Problemi
fisici a parte, la Kinder ha quasi tutti gli esterni in grado di difendere
su avversari forti fisicamente, ma anche più piccoli e veloci, come gli
stessi Jaric e Ginobili
hanno dimostrato di potere fare; la duttilità di certi giocatori potrebbe
essere la fonte stessa delle scelte. "Dovremo essere più pericolosi nell'uno
contro uno", ha dichiarato, al momento della presentazione di Jaric e Griffith, Ettore Messina; le scelte sui nuovi vanno in
questa direzione, senza dimenticarci che anche
Smodis potrebbe essere impiegato, in un quintetto pesante, da ala
piccola, viste le caratteristiche offensive del
giocatore sloveno. Naturalmente, restano da valutare le condizioni fisiche
di giocatori come Danilovic, su cui Messina,
a proposito delle nuove regole, qualche mese fa dichiarava "se si impedisse
di staccarsi dal lato debole in situazioni di uno contro uno, Sasha farebbe
ancora trenta punti tutte le partite". Danilovic
è sicuramente calato, ma come detto il suo contributo, spalmato su 25 minuti
e non più 40, potrebbe avere decisamente un altro peso. Non si parla di Danilovic come di un giocatore da riciclare
nel ruolo di comprimario, il discorso è assolutamente diverso. Si potrebbe
dire che il progetto tecnico iniziato la scorsa stagione, quando fu scelto
un secondo esterno extracomunitario (Stombergas) da affiancargli, potrebbe
proseguire. Le scelte di quest'anno sono di più (anche sotto canestro, dove
Griffith fa il suo contro i diretti avversari anche nella metà campo
offensiva), forse si proseguirà su basi più solide. Potrebbe sembrare
un'eresia, ma non ci stupiremmo se, come già qualcuno ha ipotizzato, fosse
proprio Danilovic il sesto uomo di lusso
della Kinder. La Virtus è ovviamente una squadra votata alla velocità, al
contropiede; controllo dell'area e rimbalzi, ha detto Messina, con Griffith protagonista
in questo senso. Griffith
sarebbe poi il portiere di questa squadra, e la sua presenza
permetterebbe agli esterni di difendere con molta aggressività sul perimetro
(ciò che a lungo, fino al rientro di Sconochini
è mancato lo scorso anno). Jaric, Abbio, Sconochini e Ginobili sarebbero i
designati, tutti giocatori in grado di mettere molta pressione sulla palla e
allo stesso tempo di portare palla in situazioni di attacco alla difesa
pressing. In più Smodis, le cui caratteristiche
difensive rispecchiano quelle di un piccolo con il fisico e la struttura di
un lungo. Cerca spesso la stoppata, come Ginobili
ha ottima mobilità laterale ed è un grande saltatore. Con Griffith dietro a
chiudere i buchi, i rischi sono minori. Va sottolineato come l'adozione
della regola nuova dei 24 secondi non abbia mutuato anche le altre norme che
regolano le situazioni difensive negli Stati Uniti, ovvero la possibilità di
incrociare col perno in situazioni di uno contro uno (due perni danno
ovviamente un vantaggio all'attaccante), e la regolamentazione degli aiuti
sul lato forte dal lato debole della difesa. Le scelte della Virtus sono
comunque chiare, in questo senso; tanti giocatori in grado di attirare un
raddoppio, in ogni settore del campo. Per personalità, la nuova squadra è
una polveriera, con tanti giocatori che vogliono il campo e che hanno grossa
leadership. Ma la Virtus dovrebbe essere sempre il regno dello Zar Danilovic, cui potrebbero spettare anche i
gradi di capitano. Anche il suo, come quello dello staff tecnico, non sarà
un compito facile. Il materiale c'è. Buon lavoro a tutti.

I giovani e ambizioni Ginobili e Jaric danno
nuova linfa alla Vritus
LA VIRTUS GELA LA
FORTITUDO: -37!
Il Resto del Carlino - 24/12/2000
La Kinder si riprende la leadership di Basket
City e lo fa con le maniere forti ricordando nel punteggio e nel dipanarsi
del derby n. 84, una sfida molto meno importante di Coppa Italia in cui tra
la Virtus e la Fortitudo, alla sirena, furono 41 i punti di differenza. Non
sarà un Natale sereno per la Paf, strigliata nello spogliatoio e punita,
oggi, con un allenamento non previsto da Charlie Recalcati che non ha
digerito il modo in cui la sua squadra ha alzato le mani in segno di resa.
"Per la prima volta - ha detto -, mi sono vergognato di allenare
questa squadra". Impossibile dargli torto: la Kinder ha giocato i primi due
tempi in maniera straordinaria, scavando lì il burrone (79 per cento al
tiro, 15-4 i rimbalzi, 74-27 la valutazione). la Fortitudo, distratta in
difesa, è rimasta attaccata fino a quando sono entrate le bombe, ma è parsa
subito una navicella perduta nell'oceano di paure improvvisamente ricomparse
dal passato.
Jaric è stato l'implacabile ex della
stracittadina, una prova alla Danilovic
verrebbe da dire, se non ci fossero ancora tante vittorie a fare la
differenza tra i due serbi. Il super Marko, che era al suo esordio
sull'altra sponda, non ha sbagliato nulla in attacco, mentre in difesa ha
sempre attraversato i sentieri di Myers, costringendo Carlton a ricevere
palloni sporchi e difficili. Non sappiamo ancora, invece chi sarà più
decisivo tra Griffith e Stojko Vrankovic.
Il primo è partito subito con due falli su Galanda e poi si è
guadagnato onestamente lo stipendio incrociando per pochissimi minuti il
gigante croato che Recalcati ha preferito far partire dalla panchina, con il
risultato di toglierlo probabilmente dall'atmosfera del derby. Derby che
stavolta non ha fatto tremare i polsi ad Ale
Frosini, infallibile al tiro e duro su Fucka e nemmeno agli esordienti Ginobili e Smodis
che hanno firmato canestri importanti nel break. Così come Rigaudeau, alla sua migliore prestazione in
una stracittadina e match winner con 9 punti filati nel secondo quarto. Non
bastasse, la Paf ha patito a rimbalzo, perché quando
s' è decisa la partita, il conto era un irreale 15-4. Non che sia andata
meglio all'incasso: 38-15. Attraversato quel tunnel la Fortitudo non ha
avuto le energie per salvarsi l'onore, perché anche
il parziale del terzo quarto è stato tremendo (28-15), fino al precipizio
finale (peggiore della storia, eccetto un -41 datato '93 in Coppa Italia).
"Non si può perdere in questo modo - ha poi tuonato Recalcati negli
spogliatoi - andando in campo con presunzione e con la puzza sotto il naso
pensando di essere legittimati a vincere solo per quel triangolino sul petto
(lo scudetto, ndr)". Felice Ettore Messina:
"Partita di personalità, fondamentale per una squadra che vuole provare a
vincere".
Trilla il cellulare di Marco Madrigali. Dall'altra parte non c'è un
tifoso qualunque. C'è un sostenitore bianconero in tutti i sensi: Roberto
Dorigo è un fan della Virtus, ma in qualità di amministratore delegato della
Ferrero è anche il rappresentante della Kinder. Durante il colloquio ci sono
gli auguri di rito, ma anche i complimenti. E chissà che non voglia
prolungare il contratto, la Kinder di ieri gli è piaciuta assai. E forse
l'ha commosso più dello spot, ripreso in questi giorni, che Danilovic girò in una piazza Maggiore. Se per
Madrigali c'è la chiamata dello sponsor per lo spogliatoio, in festa,
c'è l'annuncio tanto atteso. Messina ha cancellato dal calendario la seduta
di tiro e di pesi prevista per oggi, la vigilia. Per mister Cto, intanto,
c'è un debutto con i fiocchi. Nessun presidente, all'esordio, aveva vinto
con uno scarto così ampio. E il +37 finale rappresenta anche il massimo
scarto relativo al campionato.
"E' stato bello - attacca Madrigali -. Ci
sono stati due tempi equilibrati poi è esistita una squadra sola. Ci siamo
divertiti tutti. Credo che si siano divertiti anche i tifosi. Sono stati
intelligenti, da una parte e dall'altra. Essere primi è solo una
responsabilità in più. Spero che si possa dividere al 50 per cento con la
Paf. Un rinforzo per questa squadra? Ditemi cosa manca. Sarebbe un insulto
per chi c'è oggi. Oppure ditemi se c'è bisogno di qualcuno che porti gli
asciugamani. Se ci sarà bisogno, in futuro, lo prenderemo. La Fortitudo l'ha
fatto in questi giorni con Vrankovic, noi no. E poi ho un tecnico, che gode
della mia fiducia, che non vuole nessuno".
Microfono a Messina, che un derby così, in
tanti anni, non l'aveva mai vinto. "Una grande partita - commenta - di
personalità. Non solo dal punto di vista tecnico. Siamo molto contenti,
contenti per i nostri tifosi. E' banale dirlo, ma sentire la fiducia dei
nostri tifosi ha finito per aiutare il nostro gruppo, così giovane". Ma
sotto l'albero non c'è solo il panettone. C'è pure il torrone: Ettore teme
che l'eccesso di zuccheri finisca per provocare qualche caria nel meccanismo
bianconero. "Ci siamo fatti del male da soli - insiste - con uno scarto del
genere non possiamo che avere maggiori pressioni. Invece non dobbiamo
illuderci di aver ribaltato il pronostico, perché loro avevano mille
attenuanti. Hanno appena reinserito Vrankovic e fatto altrettanto con Myers".
Non prende meriti, Messina che... "Un
piccolo capolavoro personale? No, le partite le vincono i giocatori. Devo
fare i complimenti a Jaric: avrebbe avuto tutte le giustificazioni per
disputare una partita strana. Invece è riuscito a isolarsi. Ha giocato con
grande concentrazione. Davanti aveva il suo capo, Myers. Carlton, che è un
grande campione ed è maturo non ha mai cercato di giocare da solo. Che anche
Marko non cadesse nella trappola, vista la giovane età, era tutt'altro che
scontato. Bravo".
Intervista a Ettore Messina
di Walter Fuochi - La Repubblica
- 05/01/2001
Messina, alla sua Virtus tutto va
bene. Primi in classifica in Italia, primi in Europa, 17 partite filate
senza sconfitta, bel gioco, un diluvio di lodi, eccetera. Troppo bene?
«No, anche se qualche timore che tutto finisca c’è sempre, legato alla
salute dei giocatori e, proprio su questo, a pessimi, recenti ricordi. Vedo
in squadra grande disponibilità uno verso l’altro, che è sempre un sintomo
buono. Poi capiterà che perderemo 23 partite a fila, e che si sprecheranno i
tipici de profundis alla bolognese. E lì i ragazzi dovranno dimostrare la
forza di non ascoltare».
Allude ai de profundis di giornata sulla Fortitudo?
«Certo, ma pure a qualcuno su di noi, nel passato. Adesso alla Paf gira
tutto male. Ma è attrezzatissima per rifarsi. Anzi, a primavera la squadra
da battere sarà sempre la Fortitudo».
Non la Kinder?
«Stiamo facendo bene, è vero. E pure vincere a Roseto è stata una prova di
forza: tre mesi fa, su un campo così caldo e contro una squadra così
determinata, potevamo finire il primo quarto sotto di 15. Adesso no. Che nei
miei ci fosse talento lo sapevo, e forza fisica pure. Ma questa
concentrazione ed intensità sono state una lieta sorpresa anche per me. Poi,
a Roseto, s’è avuta la riprova che, se uno non riesce a fare una cosa,
s’adatta a farne un’altra. Per esempio Griffith.
Lo marcavano bene, non riusciva a segnare, ha tirato giù tutti i rimbalzi
che c’erano».
Rigaudeau così bene l’aveva mai visto
giocare?
«Sì, il primo anno; ed anche, il secondo, nei due mesi senza Danilovic, quando vincemmo la Coppa Italia.
Padronanza e sicurezza sono quelle, poi sta bene fisicamente e ha la testa
sgombra. Dire che abbia leadership è ovvio, ma tanti
l’hanno. Lui, Abbio e
Griffith, per esperienze passate, sono un riferimento, e hanno anche un
buon modo di porsi coi compagni. Poi, pure Jaric
ha dimostrato qualcosa al gruppo, quando nella partita più importante
dell’anno, in un derby che per lui aveva pressione doppia, ha tirato fuori
una prova super. Jaric
aveva già dimostrato nella Paf di saper giocare sotto pressione. Qui forse
ha trovato più serenità».
La Kinder lavora sempre bene in difesa, ma la vera novità pare
l’attacco. Più veloce, vario, intraprendente.
«Era la sfida per me, lo scrivevate voi: vediamo se Messina ha tutti gli
spartiti. Vero, si corre di più, e in questo contano le nuove regole. Ma
anche le nuove gambe. Mi spiego: Jaric, Ginobili, Smodis,
cioè tre nuovi, sono gente che ha birra fino al 40’».
Insomma, l’anno scorso la Kinder correva meno.
«L’anno scorso questa squadra ebbe un sacco di guai fisici e, su un tronco a
fine ciclo, facemmo innesti poi rivelatisi non azzeccati. Quest’anno
sembrano buoni. Ma deve reggere la salute. In difesa, c’è voluto un po’ per
capire come spendere la nostra energia. Nelle prime partite c’erano buchi
vistosi, dietro; adesso va meglio e si può ancora crescere».
Guardando indietro, che concorrenza vede?
«La Paf, ovvio. Arriverà, ne sono certo, perché ha un organico eccellente e,
con Bowie, potrà sopportare anche lo stop di Myers».
Bowie che poteva venire da voi?
«No comment. Né di lui, né d’altri».
Diceva…
«Dicevo Paf. Poi le altre si levano punti a vicenda, però c’è vivacità, e in
generale si gioca meglio, rischiando di più in attacco. Roseto, con noi, ha
tentato di vincerla così, e pure noi, se c’era un corridoio, andavamo via in
contropiede. Riprendo il discorso su Rigaudeau:
se c’è uno sbilanciamento, affonda per punirlo, non gestisce».
C’è stata una partita di svolta, per tutto questo?
«Vitoria, in Eurolega. Avevamo appena perso a Udine, c’eravamo detti quel
che c’era da dirsi, in palestra, ma avevamo bisogno di una vittoria dura,
sudata, punto a punto. Perché fin lì, precampionato compreso, o ne avevamo
dati venti facili o avevamo beccato. A Vitoria dimostrammo qualcosa a noi
stessi».
Vitoria, 1 novembre, giorno dei Santi, fu la prima delle 17 vinte di fila.
Non a caso, allora.

Vittoria in Coppa Italia
Euroderby, con un parziale di 25-1 la
Virtus vola in finale!
di Daniele Baiesi
- telebasket.it - 04/04/2001
Incredibile. Semplicemente. Nemmeno Kubrick
avrebbe potuto scrivere un finale di questo tipo. Ma era derby, ragazzi, e
la storia è sempre la stessa. L'acqua va a Paderno, dicono a Bologna,
l'incredibile succede. Oddio, nulla di strano nel fatto che la Kinder chiuda
la serie 3-0 contro la Fortitudo staccando il biglietto per la finale.
Strano è invece pensare che la Virtus in 8 minuti di quarto periodo ha
infilato 25 punti nel canestro biancoblù, diventato d'improvviso una piscina
per gli uomini di Messina, e che la Paf, in quegli 8 abbondantissimi minuti
ha segnato un misero punticino dalla lunetta con Zukauskas, il libero del
64-59. Poi notte, prima e dopo. Un quarto quarto di
un'aquila assetata, ma che aveva finito la benzina proprio in dirittura
d'arrivo, e di lì in avanti ha starnazzato invece di volare, schiantandosi
invece di planare sulla partita. Finisce 74-70, è festa grande per la Virtus
tutta, che centra la sua quarta finale europa in quattro anni, sempre con
Messina alla guida. Un bel traguardo personale e di squadra e società,
sicuramente lo è per il timoniere, che però di quelle finali ne ha perse già
tre e proverà ad invertire la tendenza tra una ventina di giorni. La partita
diventa anche difficile da descrivere nei suoi primi tre atti, pensando a
come, con un crollo fisico inquietante, lo stesso mostrato contro Udine
sabato sera, è andata al tappeto, vedendo le maglie nere doppie, il
risultato si sia sovvertito in modo così radicale in dieci minuti dieci. Sui
due liberi sbagliati da Abbio al 30', la Paf
andava all'ultimo riposo con 18, dicasi 18, punti da difendere. Avendo anche
risposto colpo su colpo ai tentativi Kinder di rimanere in partita. Ma qui
succede l'incredibile. Palla a due, la vince la Paf, che sbaglia con
Meneghin. Due triple di Ginobili accorciano
(63-53), poi ancora Ginobili
(un altro ultimo quarto da 12 punti per l'argentino) dalla linea per
il meno 6 (63-57). nel frattempo in campo è entrato
Bonora, che ha preso in consegna Myers, fin lì chirurgico e vero motore
della ringhiosa difesa che la Fortitudo ha messo in campo fin dall'inizio. Ginobili sbaglia la
triple ma Griffith, scongelato per gli ultimi
5 minuti dopo i problemi di falli, schiaffeggia una palla che Galanda troppo
timidamente accompagna fuori. Assist di Bonora
per Frosini. Poi il suddetto libero di
Zukauskas. Gran blocco (al limite) di Frosini,
pick and roll che porta Rigaudeau alla
triple. Un altro missile, e quando ci sono tre minuti e rotti, la Kinder è a
due (64-62). La Paf colleziona palle perse, non segna mai da due (0/4
nell'ultimo quarto, 8 tiri da tre). Pareggia
Frosini sull'assist di
Bonora, che segue il quinto fallo (su un doppio fallo Fucka - Rigaudeau) di Fucka. Griffith trova un
angolo impossibile, poi anche Myers, dopo l'ennesimo scempio offensivo degli
ultimi 10 minuti (la Kinder ha chiuso 46 a -7 la valutazione dell'ultimo
periodo) saluta la compagnia, e chiude mandando in lunetta Rigaudeau. La Kinder allunga (64-68), ed ecco
servito il parzialone. Follia di Galanda, Griffith
schiaccia in contropiede. Ad 1'40" Meneghin insacca la tripla, ma è
l'ultimo sussulto. Ginobili
arriva a tirare da mezzo metro. Ancora due, e la Kinder in rimonta
azzanna alle spalle la Paf sulle ginocchia. Infrazione di campo decisiva per
la Paf, Frosini perde un
pallone che può scrivere la parola fine. Basile la mette in contropiede da
tre, ma il punto della vittoria, sul sottomano sul ferro di Frosini, è ancora di
Griffith in tap in. La Paf è suonata da tempo,
fisicamente, nella testa, la manovra offensiva ha perso di fluidità da
almeno 7 minuti. In difesa la Fortitudo si dimentica colpevolmente di Ginobili e Rigaudeau in un paio
di occasioni, in un altro paio è brava la Kinder a portare a canestro i
suoi. La Virtus vince, stacca il biglietto per la finale, mentre per la
Fortitudo l'ultima cosa da fare è il tanto millantato (da voci esterne, lo
sottolineiamo) processo.
Parola a
Ettore Messina
“è stata una partita difficilissima – attacca coach Messina – e sapevamo che sarebbe stato molto
difficile per noi vincere qui, soprattutto alla luce del risultato di sabato
sera, la sconfitta interna contro Udine. Sapevamo che avrebbero giocato
duro, e nel secondo e nel terzo quarto, dopo un primo molto equilibrato,
hanno giocato bene, tirando con buone percentuali, aggredendoci sul piano
fisico e mentale. Hanno dimostrato ancora di essere un’avversaria forte
ancora una volta, e purtroppo ce li troveremo di fronte ancora nel futuro,
nei playoff e forse anche in Coppa Italia. Noi abbiamo avuto il merito di
avere pazienza anche in una giornata in cui non trovavamo il ritmo della
partita. Il ritmo lo facevano loro, ma noi, pur sotto di tanto, ci abbiamo
creduto. Quando loro hanno visto che il distacco si assottigliava,
probabilmente hanno sentito anche la pressione di non riuscire a coronare la
buona partita che avevano fatto. Noi, in quel punto, eravamo molto leggeri,
andavamo, ci veniva tutto fluido come nella maggior parte delle occasioni
quest’anno. Ci veniva tutto spontaneo. Sono molto contento, perché andare in
finale per l’ennesima volta, soprattutto in EuroLega, è n grande traguardo
per questa squadra. Però ripeto anche che loro hanno giocato una partita
degnissima, e saranno un’avversaria tosta fino alla fine”.
Prepotentemente Virtus, la Coppa
Italia in un boccone
di Walter Fuochi
- La Repubblica - 29/04/2001
Alla vittoria numero 48 della stagione, di 55 partite spese, l'albero del
basket fa cadere il primo frutto nelle mani di chi, fin qui, aveva tenuto
tutti lontano dall'orto delle colture buone, avanzando a suon di vittorie i
suoi diritti sul prodotto.
Ma si vince in un giorno solo, quel che vien prima prepara ma non premia, e
la Kinder è dovuta venire qui a Forlì per incassare il credito. E' un posto
che appartiene al suo album di ricordi lieti, perché Messina ci vinse, 11
anni fa, la sua prima Coppa Italia, di una lunga e felice avventura
bianconera. Arredato per le grandi occasioni, con tremila pesaresi e
altrettanti virtussini a colmarlo quasi per intero, il vecchio Palafiera è
stato il sipario di chi, vincendo, ha molto meritato, imponendo la sua legge
in questa Final Eight, forse più bella, perché non facile. Biella, al primo
turno, prima delle goleade, fu acchiappata dalla Virtus all'ultimo secondo :
spesso c'è un solo centimetro, nello sport, fra il tripudio e lo sconforto.
Basta saperlo.
E' la settima Coppa Italia della storia bianconera, ed è un trofeo rivinto
da Messina dopo qualche finale amara, perché l'ultima coppa fu alzata nel
'99 a Casalecchio. Poi, solo digiuni e rimpianti, col senso di aver sempre
giocato finali incomplete, spezzate dagli infortuni o dalla brutta forma.
Quest'anno invece il rigoglio fisico è il marchio di fabbrica, e adesso
questa coppa, vinta in una finale a senso unico, è perfino poco per le
ambizioni della squadra. Da martedì, lo sapete, s'andrà a Vitoria per il
bersaglio grosso. Intanto, essersi rodati in queste tre partite a crescere,
farà bene al morale. Griffith, per chiudere
con le onorificenze, ha vinto il trofeo per il miglior giocatore del torneo:
personalmente, e con tutta la mia fetta di tribuna stampa, avevo indicato
Jaric sulle 3partite3. Ad altri, evidentemente,
l'omone ha fatto più colpo.
La finale, terza gara in tre giorni per entrambe, avrebbe pesato anche lo
stato fisico, più appannato, alla fine, per Pesaro. La Kinder l'ha tenuta in
piedi fino a metà con la tattica, nell'attesa che l'attacco ingranasse.
Intanto però, era già metà del lavoro non permettere a quello altrui di
esplodere: brillantissimo fin qui, il quintetto di Pillastrini ha fatto fatiche tremende a
trovare un buco. Nella seconda metà, la Virtus ha dispiegato il talento. Un
16-2 gonfiato da 7 punti a testa di Jaric
e Ginobili ha sotterrato la Scavolini
(48-31). Lì è finito tutto, il resto è contabilità. Il 2/9 di Johnson, il
4/12 di Booker, ad esempio. Gli 88 punti inflitti alla Paf ristretti a 58.
Sia Kinder che Scavolini giocano, per 20', meglio dietro che davanti. Non lo
dicono solo le triple (2/7 Bologna, entrambe di
Smodis, 1/9 Pesaro), ma anche il fatto che nessun attaccante prevale. Va
bene, Griffith va alla
pausa con 12 punti di scalpo, e tre falli di Maggioli, ma la Kinder ci va
solo sul +3, azzeccando una zona che rallenta tutti i giochi di Pesaro.
Insegue fino al 14', risalendo anche da un -8 (6-14 dopo 8' di brutta
anemia), poi sorpassa con Smodis. 42% la pagella
Virtus al thè, 33% quella Scavolini. Per vincere, si dovrà attaccare meglio.
Lo fa la Kinder, nel terzo quarto che squarcia i veli. Un 16-2 fa deragliare
la Scavolini fuori partita, lasciandole un solo cesto in 6', mentre la
Kinder ritrova mira anche da tre. Issata sul +17, la Virtus poi dilaga
anziché amministrare, rivelando che una natura insaziabile abita nelle teste
di gente che ha ancora vinto poco o niente e magari può credere di aver
appena, quest'anno, iniziato il raccolto. Martedì e giovedì a Vitoria,
allora, per vincerne almeno una. Si può fare. O si deve fare, dirà Messina,
riallenando già oggi, dopo feste minime.
Madrigali al debutto: "Oltre i
pronostici"
Il numero uno è Big Boss Man: Rashard
Griffith ha finito a braccia alzate, cinque a tutta la panchina e saluti
al pubblico, abbracci con Messina. Il padrone della serie: tre partite in 72
ore da Mvp e il ginocchio operato è un ricordo. «Io sono a posto, che ne
dite? Ho la gamba destra un po' indolenzita e qualche movimento contro
Maggioli, uno che di fisico è forte, non mi è venuto bene. Ma sono
prontissimo a giocare in Spagna, anzi siamo prontissimi: devo ringraziare
Messina e i ragazzi, che in questi mesi hanno fatto migliorare il mio
livello di gioco. La Coppa Italia è stato il primo passo per rompere il
ghiaccio. Adesso ce ne mancano due: io personalmente tengo molto all'Eurolega,
l'unico trofeo che mi manca». Non sarà un Kinder un po' stanca? «Io sono
molto orgoglioso e penso che tutti vorrebbero essere stanchi e al nostro
posto». Anche il presidente Madrigali ha sorriso. «Vincere è sempre bello e
non stiamo a credere alle storie che la Coppa Italia porta male, semmai è il
contrario. Questa Kinder ha superato i pronostici,
avrebbe dovuto decollare l'anno prossimo. Credo che se continueremo con
questa intensità potremo dire la nostra fino al termine dei giochi». Marko Jaric s'è preso paura per una caviglia che
gli si è girata e poi è «rientrata» al volo. «La Coppa ci dà fiducia e anche
se abbiamo dato molto e bene in tre giorni siamo senz'altro belli carichi».
Rigaudeau, il veterano che vede buone
prospettive. «In questi miei quattro anni in bianconero quando si è difeso
così, siamo sempre andati molto bene. Questo è un buon segno».
E infine Messina. «Dal punto di vista
personale sono davvero molto soddisfatto di questa affermazione. Era dal ‘99
che non si vinceva qualcosa: posso affermare che sia una delle mie più belle
soddisfazioni, che va al di là della semplice conquista del trofeo».
è questa la Kinder
messiniana che gioca meglio? «Questo dovete dirlo voi. Io posso solo
affermare che questa squadra da settembre lavora e migliora dal punto di
vista individuale e collettivo. E questo risultato comincia a dare un senso
di completezza al cammino sin qui svolto». Oggi allenamento, domani partenza
per Vitoria.

La seconda Eurolega, vinta in casa contro il
Tau Vitoria
Cuore, difesa e incoscienza
di Walter Fuochi - La
Repubblica -
11/05/2001
Non poteva scappare, non è scappata, la coppa.
Una finale in casa è sempre un bel vivere, però sfuggono, le partite così,
non le afferri mai, le costruisci e te le smontano in mano, mille volte.
La Kinder è stata avanti 40 minuti su 40, in questa finalissima senza
domani, ma è stata certa di averla presa solo a 3 minuti dalla fine, dopo
sofferenze autentiche. Ha vinto la difesa, s'era predetto, e quella della
Kinder è stata più forte, in una mattanza che ha punito la squadra più
corta, arbitrata da fischietti modesti (che non sono mai un castigo per chi
gioca in casa), addentata dal Tau con quel che poteva. Mai, ad esempio, tre
canestri filati in attacco. E rimontare, se nulla ti viene fluido e facile,
è sempre un'impresa disperata, anche se pure di là sembrano giocare a volte
con la stessa palla squadrata.
La Virtus ha avuto cuore e pazienza, gambe e pure incoscienza. S'è presa il
vantaggio subito, come voleva, ma ha capito in fretta che non l'avrebbe mai
messo in banca. Tante sono state le rimonte nemiche, quelli dirimpetto non
crepavano mai, però non c'era apprensione di vederli sorpassare e allora un
modo per tenerli sotto saltava sempre fuori, anche puntando su giocate
singole. Il Tau è stato tradito da molti, primi fra tutti Stombergas (due tiri, un cesto, 5 falli) e
Foirest (4 tiri, 2 cesti, 5 falli), e anche Timinskas stavolta ha fatto quel
che poteva. Il destino della serie, da 4 partite, era nelle mani dei
centrocampisti. C'è stato anche nell'ultima.
Il morso alla gola della Kinder è stato quello dei giorni migliori e pure
chi è partito male s'è fatto strada a gara avanzante:
Jaric, per esempio, al traino del Ginobili
che, per aver sorretto la prima Virtus, la meno convinta, s'è preso il
premio di miglior giocatore della finale. Gara 5 densa, un altro paio
robuste, questo è stato il primo trofeo del gaucho, da attore protagonista.
Forse meritava Bennett, ma si premia anche chi vince: ho votato Ginobili, in buona maggioranza.
Replay. Comanda sempre la Kinder, spesso ha il Tau che le danza davanti
sull'orlo dello stordimento, ma una finale è una finale, i colpi secchi
partono di rado e quel Tau che pure, dopo 20', tira col 34%, che ha Stombergas e Foirest
a 4 falli, e che insomma pare una squadra molto resistibile, è lì, sotto
solo di 5 alla pausa, quando Bennett infila alla sirena una tripla che non è
certo zucchero nel thè dei bianconeri. La Virtus attacca meglio, però i
soliti problemi a rimbalzo s'ingantiscono quando
Griffith va a fare la pennichella. In attacco ci sono più grovigli che
idee limpide, la regia di Jaric
è opaca, Rigaudeau cerca di tessere
meglio, ma non si arriva quasi mai a Griffith
e allora tante grazie a Ginobili
che nel secondo quarto, prendendosi rischi micidiali, fa attacco da
solo: o un canestro o un assist, girando con 11 punti e 3 passaggi vincenti
alla pausa. La partita è anche una specie di gara dei rigori, perché su
tutti i contatti (anzi, non su tutti) gli arbitri fischiano e danno due
liberi. La Virtus non riesce mai a staccare un +10, però il Tau è sempre
abbastanza lontano. Parte bene, con un 13-5 dopo 6', meno d'un punto al
minuto concesso ai baschi, e tutti i suoi 5 a bersaglio. Però poi perde i
collegamenti con Griffith
e il Tau s'aggrappa. S'accosta anzi al primo pitstop (19-18, tripla
allo scadere di Foirest), ma viene ricacciato via da Ginobili in avvio di
secondo periodo, quando prima Foirest (14') poi
Stombergas (16') salgono a 4 falli.
è un orlo di
precipizio, ma appunto la Kinder non uccide e anzi Bennett, già marcato da
tre staffettisti (Jaric,
Abbio, Bonora), trova il suo primo cesto al
18' e quella bomba di piombo al 20'.
Si riparte e Oberto non solo dà il 3 ai baschi, ma pesca pure il quarto
fallo di Griffith
(23'). La Kinder reagisce con Jaric
e una tripla di Rigaudeau
e, sul -10, Ivanovic deve rigiocarsi Foirest e Stombergas. Una tripla di Ginobili al secondo 24
sembra un segno del destino, quando stampa il +13 a 2'46'', ma c'è un 8-0
tutto di Bennett e il Tau torna a -5. Smodis, da
tre e con un rimbalzo d'attacco alla sirena, dà un +10 che è oro, al terzo
riposo.
Quinto fallo di Stombergas
sulla prima azione della quarta frazione, per un po' il punteggio
s'inchioda, però il tempo che cammina lavora per la Kinder. L'ultima mossa
di Ivanovic è la zona, la Kinder ci bisticcia un po', però ha il merito,
mentre non lo fa, di non prenderlo: Timinskas arriva a -8, ma Jaric in
entrata trova dopo 3'46'' il primo cesto dell'ultimo quarto. E' l'ultima
spallata al muro della paura di vincere. In contropiede la Virtus dilaga e
quando il Tau risale a -8 c'è già una folla a bordocampo, Terrieri che si
sgola di non venir dentro, la festa che comincia e va avanti tutta la notte.
Messina: "I titoli li vincono i
giocatori"
Il Resto del Carlino - 12/05/2001
Del
contratto non parla. Ma è chiaro che, dopo le parole pronunciate dal
presidente, la permanenza di Messina all'ombra
delle Due Torri è destinata ad andare oltre il 30 giugno 2002. «Il
presidente mi vuole bene — dice Ettore — e qua sto benissimo. Mi hanno
chiamato, per farmi i complimenti, Petrucci e tanti amici. Ciclo? Il nostro
è un club competitivo: credo che i cicli attuali non possano durare più di
3-4 stagioni». Intanto Messina ha concesso tre giorni di riposo alla truppa.
Domenica sera la società, con giocatori, tecnici e dirigenti, festeggeranno
la coppa. Prima però...
«Dobbiamo guardarci negli occhi — sottolinea
Messina — e capire se siamo già in ciabatte o se
vogliamo tentare di vincere lo scudetto, per un tris comunque difficile.
Perché sarebbe pure comprensibile che i ragazzi facessero puff».
C'è chi ha detto che dopo la Virtus di Danilovic
è arrivata la Kinder di Messina. Ettore frena.
«In un'intervista, Ivanovic ha detto che il basket è simile agli scacchi:
non sono d'accordo. Tu puoi essere un buon regista, ma i protagonisti sono i
giocatori e l'unico mio pensiero è sempre stato quello di come poterli far
giocare al meglio. Non mi aspettavo che i giovani crescessero così perché
erano giocatori di talento, fisico e tecnico, ma non potevo immaginare che
avessero già questa attitudine mentale. Anche per
vincere una serie di playoff come quella contro i baschi».
E Ginobili? «è
migliorato molto, soprattutto in tre cose: ha prolungato la sua capacità di
concentrazione, è fra i migliori nella difesa sull'uomo con la palla e,
adesso, non vede più solo il canestro. E' come se si fosse messo il
grandangolo: ora ci sono lui, il canestro e due o tre suoi compagni». E Danilovic? «Se non avessimo vinto — ironizza
Messina — ci sarebbe stato il rimpianto di non avere l'uomo dell'ultimo
tiro. Però Danilovic
ha avuto la sensibilità di Platini: ha capito quando non ne aveva più».
Cita i suoi assistenti, Giordano Consolini e Lele Molin. Ma anche il
preparatore atletico, Francesco Cuzzolin e il totem nero, Rashard Griffith.
Bravo Messina. Bravo anche perché ha avuto il buon gusto di far rimuovere
uno striscione che ironizzava pesantemente sui cugini. «E che non aveva
alcun senso», chiosa il coach.
Sempre all'Arcoveggio stimolante la riflessione di Rigaudeau, leader non troppo occulto del
gruppo. «Mi piacerebbe sfidare una squadra Nba con questo gruppo».

Lo scudetto completa il Grande Slam
CAMPIONI D'ITALIA!!!
Il Resto del Carlino -
19/06/2001
Finale Scudetto gara-3: Virtus Kinder Bologna
- Paf Bologna 83-79 (44-36) - TABELLINI: Griffith 21, Jaric 18, Abbio 15,
Ginobili 10, Smodis 8, Rigaudeau 6, Andersen 3, Frosini 2, Bonora, Ambrassa.
Quindicesimo scudetto e grande slam: la Kinder ha chiuso alla grande una
stagione che l' ha vista dominare in Italia e in Europa. Ed anche l' ultimo
atto della finale scudetto è stato senza storia: la squadra di Messina si è
dimostrata ancora una volta superiore ai cugini della Paf.
In gara 3 la Kinder ha avuto un Griffith
maestoso, capace di calamitare falli (10), segnare (21 punti, 7/11 dal
campo) catturare rimbalzi (6). Ma nella Virtus tutti hanno fatto il loro
dovere, a cominciare da Smodis che nell'ultimo
quarto ha ancora una volta infilato le triple della sicurezza, per passare
dall' ex Jaric (18 punti) e arrivare al solito Abbio. Sull' altro fronte non è bastato un Myers
commovente, 33 punti (16/17 dalla lunetta), al quale alla fine, quando è
dovuto uscire, per falli anche il pubblico virtussino gli ha tributato un
lungo applauso. E Myers è andato a regalare la sua maglia ad una spettatrice
sulla sedia a rotelle.
La Fortitudo ha cominciato con Zukauskas in quintetto, una novità rispetto
alle prime due gare. Ma il lituano ha subito dimostrato di soffrire molto Griffith: due falli nei primi 3'. Così
Recalcati ha buttato nella mischia Galanda. L'avvio, comunque, è stato
equilibrato: 7-7 dopo 4', con l'ex
Jaric protagonista della
partenza Kinder e il Fucka a tirare la carretta Paf. La Fortitudo è riuscita
anche a raggiungere il +5 nell' ultimo minuto del primo quarto, trascinata
da sei centri consecutivi di Myers dalla lunetta: 23-18 a una manciata di
secondi dalla fine della prima frazione. Ma tra l' ultima azione del primo
quarto e i primi 3' del secondo la Kinder ha avuto una fiammata che ha
letteralmente travolto gli avversari: parziale di 15-0 e risultato
ribaltato. 33-23 per le V nere.
Ad aprire il break sono stati due liberi «regalati» dalla Paf a Ginobili a 3 dalla sirena del primo quarto.
Poi Abbio, con una bomba subito seguita da un
canestro da due, ma soprattutto Griffith
hanno scavato il solco. Il pivot Usa ha messo in crisi la difesa
biancoblù: nei primi sei minuti ha fatto 9 punti e costretto a caricarsi di
falli Galanda e Zukauskas, che ributtato nella mischia ha subito raggiunto
quota 4 falli. I soliti Myers e Fucka sono riusciti a ricucire un pò (-5,
30-35). Al riposo la Kinder è poi andata sul +8, 44-36. La superiorità
Kinder nei primi 20' è sintetizzata dai rimbalzi, 25 Virtus contro i miseri
12 Fortitudo, e dal 61% nel tiro dal campo della squadra di Messina contro
il 32 di Myers e compagni.
In avvio di ripresa c' è stata un' altra fiammata Kinder: Ginobili ha stoppato un
tiro da tre di Myers, ha recuperato il pallone è andato a schiacciare il
46-36. Un' azione che è un pò il simbolo della finale scudetto. Poi Rigaudeau ha fatto il 48-36 e la Paf è finita
in ginocchio. Griffith
ha continuato ad essere il solito problema per la difesa Paf. La difesa
Kinder, invece, ha stretto le maglie, e la Fortitudo è riuscita segnare solo
2 punti nei primi 4'. E anche quando Myers, sempre lui, ha infilato la
tripla del 51-41, Ginobili
ha subito ricacciato indietro i biancoblù
rispondendo con la stessa moneta: bomba e 54-41, +13 Virtus. Il terzo quarto
è poi finito con un +10 (57-47) Kinder.
Come in gara2 la sensazione della partita vinta l' ha data una tripla di Smodis: 62-47 e le speranze Paf ridotte al
lumicino malgrado l' immediata risposta da tre i Myers. La squadra di
Recalcati è tornata a - 6 (60-66), sempre grazie a Myers, ma ancora Smodis, ancora da tre, l' ha ricacciata
indietro: 69-60 a 4'23. Poi quando anche Myers ha dovuto lasciare il campo
per il quinto fallo a 2'33 si è capito che il tricolore Kinder era arrivato.
|