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UNA LUNGA ESTATE CALDA
è
Sergio Scariolo il nuovo allenatore della Virtus!
virtus.it
- 08-07-2003
La Virtus
Pallacanestro Bologna comunica di aver raggiunto, in data odierna, un
accordo triennale con il signor Sergio Scariolo, che ricoprirà il ruolo di
capo allenatore. Nato a Brescia l’1 Aprile 1961, Sergio Scariolo si é
laureato in giurisprudenza all'Università statale di Milano. È allenatore
professionista dalla stagione 1980/81.
È stato responsabile del Settore Giovanile di Pintinox/Simmenthal Brescia e
della Scavolini Pesaro. Ha allenato la squadra delle Forza Armate e la
Nazionale Militare Italiana, con la quale ha vinto il Titolo Mondiale
nell'anno 1985. È stato vice-allenatore in serie A per 3 anni a Brescia (con
Riccardo Sales e Carlo Rinaldi) e 4 anni a Pesaro (con Gian Carlo Sacco e
Valerio Bianchini). Ha allenato da capo allenatore la Scavolini Pesaro, il
Billy-Hyundai Desio, la Filodoro-Teamsystem Bologna, il Tau Cerámica Vitoria
ed il Real Madrid. È stato Direttore Generale della Sezione Pallacanestro
del Real Madrid dal 2000 al 2002.
Ha vinto il Campionato Italiano con la Scavolini nell'89/90, la Coppa di
Spagna con il Tau Cerámica nell'98/99 e il Campionato Spagnolo con il Real
Madrid nel 99/00. È stato finalista in Coppa Korac (Scavolini, ‘89/90), nel
Campionato Italiano (Teamsystem, ‘95/96), in Copa di Spagna (Real Madrid,
‘00/01) e due volte nel Campionato Spagnolo (Tau Cerámicá, ‘97/98 e Real
Madrid, 2000/01). Ha allenato l'unica squadra europea capace di portare al
tempo supplementare una squadra NBA (Scavolini, Mc Donald's Open, Barcelona
1990).
È stato allenatore dell'anno in Italia (1994) e Spagna (2000). È relatore
nei clinics più importanti d'Europa e nei corsi di formazione in aziende,
università e scuole di formazione per manager.
Sergio Scariolo sarà presentato alla stampa domani.
La Virtus ha sette
giorni per sistemare i conti
di Walter Fuochi
- La Repubblica - 13/07/2003
State calmi, andrà
tutto a posto. Non si smontano in Virtus, quando in mattinata arriva da Roma
la notizia che, all’oggi, la squadra non sarebbe iscritta al campionato,
dopo i controlli sulla sua situazione economica. Iscritta lo sarà domani,
ossia entro sabato 19, garantiscono dalla casa bianconera: ci sono sette
giorni per sistemarsi e quel ristretto tempo tecnico verrà usato per farlo.
Non è bello comunque finire sulla lavagna dei cattivi, specie quando si era
abituati a star coi primi della classe: e così, ai cronisti che ieri l’hanno
rintracciato, il presidente Madrigali non ha nascosto una forte irritazione,
a 360 gradi. Di squadre non in regola ce ne sono tante (9 ieri, fra A1 e
LegaDue), e parecchie ce ne furono pure l’anno scorso, anche fra chi ora
chiede severità nei controlli. A far morbosamente notizia è solo la Virtus.
Che invece, parola di presidente, esiste e continuerà ad esistere.
Un altro passaggio aspro della giornata c’è poi stato nel pomeriggio.
Citando per la sua Napoli, pure esclusa, solo problemi burocratici, il
presidente Maione aveva aggiunto che «guardando in casa d’altri, mi pare che
alla Virtus Bologna ci sia più di qualche intoppo e qualcuno anche
rilevante». A Maione dev’essere arrivato un messaggio forte e chiaro se a
sera, sempre via Ansa, correggeva il tiro, esprimendo l’auspicio che a
Bologna si potessero risolvere presto i problemi. «Tutto quanto affermato
sulla Virtus Bologna - dettava il presidente della Pompea - si riferiva a
quanto riportato dagli organi di stampa nei giorni scorsi e non a
valutazioni espresse dalla commissione tecnica e di controllo della Fip. Nè
ad altro. C’è in noi l’auspicio e la certezza che la Virtus superi le
eventuali problematiche esistenti, come riportato dalla stampa ultimamente e
a iscriversi regolarmente al campionato».
Da Cervia, invece, intercettato ieri in una pausa del clinic internazionale,
Sergio Scariolo minimizzava, dicendo che era un passo previsto, e che anzi
l’annuncio anticipato della Comtec, in realtà atteso per martedì, concede
tempi meno stretti per adempiere agli obblighi di norma. Ma in società era
già tutto chiaro, venerdì erano scesi a Roma un paio di emissari a seguire
di persona la questione negli uffici della Comtec ed erano rientrati con un
quadro tranquillizzante.
La ripartenza della Virtus procede così, fra distensioni e contrattempi.
Giovedì la Lega basket aveva dichiarato che tutte le 18 società di A1 erano
in regola con le fideiussioni, Virtus compresa, dunque; ieri è saltato fuori
quest’altro capo da doppiare. E’ una partita importante, ma non esaurisce la
partita, perché non include gli effetti del lodo
Becirovic. Lo sloveno deve essere pagato, ma la società contesta alcuni
difetti del lodo (e Madrigali, in assemblea
di Lega, ha svolto pure, giovedì, un duro intervento contro la pratica
stessa di questi arbitrati). Con Becirovic viene
tenuto aperto un canale di trattativa (e lui conta sempre di giocare qui),
prima di imboccare la strada del Tar: si trovasse un accordo per farlo
giocare quest’anno, magari in prestito, e si potesse riaggiornare la
questione all’estate prossima, forse l’impasse si sbloccherebbe. Oltretutto,
solo un vero impegno agonistico potrebbe davvero testarne il recupero.
L’impressione è che si entri nei giorni decisivi per chiudere i conti con la
gestione pregressa, sia di Becirovic, sia di
tutti gli altri. La Virtus almeno intende farlo nella prima parte di questa
settimana, per salpare poi senza sovrappesi nell’anno che verrà, cominciando
a parlare di squadra, staff dirigenziale, sponsor, campo di gioco, campagna
abbonamenti e quant’altro incalzerà.
La Virtus non paga Becirovic, ma farà il campionato
di W. Fuochi e M.
Martelli - La Repubblica - 30/07/2003
Non si paga e non si
esce dal campionato. C’è una terza via ed è quella che la Virtus batterà: il
tribunale. Ieri doveva essere il giorno del dentro o fuori, ma la Virtus ha
fatto scadere il termine della proroga per saldare Becirovic (da lui
stesso accordata), evitando però che la federazione l’escludesse dal
prossimo torneo. La Fip ha preso atto invece della richiesta avanzata dalla
società bianconera di adire la giustizia ordinaria: il presidente Maifredi
ha concesso l’autorizzazione ieri sera, deliberando in via d’urgenza e
aspettando ora la ratifica del consiglio federale. Intorno alle 20, infatti,
la Virtus ha depositato una fideiussione per l’importo del lodo, affidandola
a un proprio legale sceso a Roma. Stamane un avvocato della Fip controllerà
la validità della fideiussione, richiesta a tutela del tesserato. Se Becirovic avrà ragione
dal tribunale, incasserà. A suo tempo. Quelli della nostra giustizia sono
tristemente noti.
La Virtus era dunque iscritta al campionato di serie A e iscritta resta.
Rimane sub judice la sua partita con Becirovic,
nel senso che verrà amministrata da un’altra giustizia, oppure risolta con
un accordo tra le parti: quello, ovviamente, è sempre possibile, anche se
sempre meno probabile. Il lodo Becirovic,
impugnato per un qualche vizio di forma, verrà dunque discusso altrove. La
Virtus intanto, fugate le nubi sulla propria sopravvivenza nel massimo
torneo, andrà avanti a riformarsi. Non è che le nubi si siano dissolte ieri.
Tutt’altro.
Non è stato il giorno migliore per l’autonomia dello sport, le certezze
della sua giustizia, e quello che, attraverso questo varco, potrà arrivare a
valanga su un sistema sempre più vulnerabile. Anche i palazzi del governo
dei canestri, federazione e lega, escono dalla vicenda avendo subito
vigorose scosse telluriche: se ne siano stati lesionati lo dirà il futuro,
quando il prosieguo dei fatti chiarirà qualche altro giudizio che oggi già
germoglia come indizio o sospetto. Che questa non sia stata una svolta
dell’ultima ora, in Virtus, appare più che plausibile: la strategia del
tribunale era stata tracciata da tempo, pure enunciata in qualche
esternazione di Madrigali e ieri soltanto portata a termine, dopo la solita,
lunghissima giornata di passione. L’agente di Becirovic, Maurizio Balducci, è stato a lungo in sede a trattare
l’affare, ma già dai movimenti del mattino s’era intuita la strada che la
Virtus avrebbe imboccato.
Quanto al futuro, questi giorni incideranno pure sulle scelte tecniche e si
profila all’orizzonte un altro nodo difficile:
Smodis. Tenerlo significa avere un pezzo da quintetto e una buona fetta
di budget impegnata. Non riuscire a confermarlo, sguarnirebbe ancor più
l’organico: pure Matjaz vanta qualche arretrato, ad attenderlo c’è la
Skipper (e, con un’offertona, pure il Cska Mosca). Intanto, la Virtus cerca
gli italiani: è stato contattato Bonora, tentato
Soragna, sondati Garri e
Casoli. Nel mercato extra, difficile la conferma di Dial: Derrick potrebbe riempire il buco lasciato
da Langdon a Treviso.
La Virtus é fuori!
telebasket.it
- 04/08/2003
Il Consiglio federale
nella riunione odierna ha deliberato, all’unanimità dei presenti, di
confermare le precedenti delibere del 31 maggio e del 25 luglio 2003, con
conseguente revoca dell’affiliazione della società Virtus Bologna, con
esclusione dal diritto di partecipazione ai campionati federali.
Il CF ha, inoltre, rilevato che non sussistono le condizioni per
l’applicazione dell’articolo 170 R. O .
In altre parole, Il
Consiglio Federale ha escluso la Virtus Bologna dal prossimo campionato di
serie A, a causa del mancato pagamento del lodo con Sani Becirovic,
decisione che comporta la revoca dell'affiliazione alla Fip e quindi la
sparizione della società.
L'opinione di Walter
Fuochi
di Walter Fuochi
- La Repubblica - 05/08/2003
Riunito intorno al
tavolo del suo Gran Consiglio, il governo del basket ha cancellato ieri la
Virtus scrivendo la parola fine su una storia di settant’anni e choccando,
con questo, un’intera città: non solo l’ampia metà virtussina, ma pure
quella fortitudina, spiazzata dall’uscita di scena dell’eterna nemica e resa
orfana del suo evento più sentito, quel derby che non arriverà alla sua
centesima replica.
La federbasket ha detto in breve, passando dalla storia alla cronaca, che è
finito il tempo dei trucchi e delle bugie, dei giochi di prestigio contabili
e delle repliche irridenti, ossia quello di una Virtus che gli stessi
virtussini, a Bologna, non riconoscevano più. Quella di Marco Madrigali, presidente di tre stagioni
mai così stridenti per clamorosa diseguaglianza: nella prima solo trionfi;
nella seconda, incomprensioni, liti e qualche risultato minimo che forse,
viste le rovine odierne, fu dovuto a chi, malgrado tutto, tenne il dito
nella diga, nella titanica impresa di evitare i crolli; nella terza,
un’irripetibile sequenza di errori, cambiando due allenatori e una ventina
di giocatori per ottenere il risultato più avaro della storia del club,
avviando nel contempo quella caduta che i disagi delle aziende del
presidente non potevano certo frenare.
Così, alla fine, la Virtus è stramazzata sul caso Becirovic, ma sarà difficile credere che questo sia stato un incidente
di percorso: invece, solo l’esplosione di una crisi finanziaria che alla
fine ha travolto ogni sponda. Eppure, fino all’ultimo momento (e anche dopo,
visti i propositi battaglieri di ricorsi manifestati ieri a bocciatura
fresca), Madrigali ha sfidato il mondo intero a credere ai suoi piani di
risalita, invitato i suoi tecnici a trattare giocatori, zittito a brusche
risposte, che oggi finiranno in un patetico catalogo di ultime parole
famose, chi avanzava qualche dubbio. Aveva pure costruito una scatola
finanziaria per salvare la Virtus, rivendendola a se stesso, con la trovata
di quel gruppo Sport & Impresa che era solo il salotto di famiglia. Tutto
questo non è servito, da ieri la Virtus non esiste più, e il primo effetto
vistoso sarà la diaspora dei suoi giocatori, federalmente svincolati: e se Smodis, proprio stamane, doveva firmare per
essere il cardine della ripartenza (verità energicamente reclamata fino a
ieri dall’intero staff Virtus), lo stesso Smodis
piglierà più facilmente la strada della Fortitudo (malgrado un
ultimo, duro assalto del Panathinaikos).
Madrigali esce
sconfitto dalla sua partita, su tutti i fronti. E il crollo del tempio
travolge tutti, fedeli ed agnostici. Suona stonata pure l’ultima sfida
spedita a Becirovic, quando il ragazzo,
mettendosi di traverso, aveva forse interrotto la serie d’operazioni che,
con qualche acquiescenza, poteva evitare l’epilogo odierno. Stia tranquillo,
disse il presidente, non sarà Sani Boy ad essere ricordato come colui che
affondò la Virtus. Perfettamente d’accordo. Chi ha affondato la Virtus, a
Bologna, lo sanno tutti benissimo.
Il TAR riammette la
Virtus, tutto in sospeso fino al 28 agosto
telebasket.it
- 12/08/2003
Il presidente della
sezione feriale del Tar dell'Emilia-Romagna, con un provvedimento
monocratico, ha accolto il ricorso della Virtus e di fatto ha sospeso gli
effetti della delibera Fip che il 4 agosto scorso aveva escluso la societá
bianconera dalla serie A. Questa delibera, firmata in via monocratica dal
presidente, ricorrendo l'eccezionale urgenza, verrá discussa il 28 agosto
prossimo, in un'udienza cautelare dal collegio amministrativo del Tar. In
quella sede interverranno tutte le parti coinvolte nella vicenda
Comunicato
della Lega Basket Serie A
In data
odierna la Lega Basket Serie A ha ricevuto notifica che la domanda di
provvedimento presidenziale d’urgenza, ex articolo 3 legge 205/2000, è stata
accolta dal Presidente del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia
Romagna e pertanto i provvedimenti di revoca dell’affiliazione della Virtus
Bologna e di esclusione dai campionati 2003-2004 assunti dal Consiglio
Federale della Fip sono sospesi sino al 28 agosto compreso.
Da ciò ne consegue che la Lega Basket Serie A sospende da oggi le modalità
previste per la riassegnazione del titolo sportivo della Virtus sino al 28
agosto 2003 compreso.
La Lega Basket Serie A comunicherà successivamente a tale data, in relazione
alle decisioni della Camera di Consiglio del Tar, le modalità procedurali.
Francia: "Ho già
iscritto una Virtus 1934 di scorta"
di Luciano Nigro
- La Repubblica -
13/08/2003
«Sì, è vero - dice
Paolo Francia - ho affiliato una nuova società di basket, la Virtus 1934».
Nel pomeriggio di un surriscaldato martedì 12 agosto, Bologna scopre di non
avere più una sola squadra, come temeva, ma di averne virtualmente tre.
Mentre Madrigali vinceva al Tar per riportare in A1 la sua Virtus "doc", è
nata una Virtus "di scorta".
«Sia chiaro - mette le mani avanti Francia - la nostra società entrerà in
partita solo se alla Grande Virtus le cose dovessero andare male. Noi
speriamo che del nostro salvataggio non ci sia bisogno, che le "V nere"
possano scendere sui parquet della massima serie. Solo in caso contrario
entreremmo in campo noi». Il "noi", in questo caso, sono i dieci
imprenditori di cui abbiamo parlato ieri. Dieci supertifosi disposti a
investire 300 mila euro a testa, per avere un capitale di tre milioni con il
quale ripartire se la radiazione della Virtus dovesse essere confermata. A
metterli insieme con un paziente lavoro di tessitura è stato il direttore di
Rai Sport, uomo da sempre legato al mondo Virtus, che si è messo in
movimento dopo la cancellazione della società di Madrigali dai campionati di
pallacanestro.
Cambia qualcosa la decisione del
Tar, Francia?
«Non cambia nulla, in realtà. La sospensione era attesa. Ma nessuno sa come
finirà la partita. Cosa dirà la Federazione? E il Coni?».
Il Coni è contrario alla
riammissione della Virtus.
La Fip sembra
possibilista. La Lega ha rinviato tutto al 28 agosto.
«Ecco, appunto. Speriamo che le cose si risolvano».
Avete iscritto la squadra in B1
come si vocifera?
«Abbiamo affiliato una società, ma non tocca a noi scegliere la serie.
Decide la Fip».
Il nome?
«Virtus 1934»
Il capocordata?
«Non c’è un capo. Sono io l’amministratore perché l’ho depositata io. Non è
una squadra. Solo una società, una "srl". Con me ci sono dieci persone».
I loro nomi?
«Preferiscono non comparire, per ora. Lo faranno se entreremo in campo».
Dopo il Tar, ci sono altri
ostacoli: il pagamento dei giocatori, i debiti, forse una richiesta di
fallimento...
«Preferisco non parlarne».
Se però alla fine
la Virtus venisse
cancellata, nascerebbe la vostra nuova Virtus?
«Esatto».
Risorta dalle ceneri della
vecchia, come l’araba fenice?
«Risorgerebbe, ma non sarebbe un’araba fenice».
E se
Madrigali riconquistasse il posto in A1? O se vendesse?
«Sarebbe ottimo».
E Bologna avrebbe tre squadre di
pallacanestro?
«No. In quel caso non ci sarebbe bisogno di noi e tanto meglio per la Virtus.
Noi ci faremmo da parte».
Le due Virtus: parlano
i tifosi
di A. Gallo
- Il Resto del Carlino -
14/08/2003
Da zero (Virtus) a due
(sempre Virtus) nel giro di poche ore. La nuova situazione — la presa di
posizione del Tar (attenzione, nel mondo del calcio, proprio ieri, il
tribunale amministrativo regionale ha ribadito la validità del ricorso del
Catania, intimando alla federazione di accogliere il club etneo nel
campionato cadetto) in attesa del 28 agosto e il progetto Virtus 1934 — non
sconvolge la tifoseria bianconera. Che punta con decisione alla difesa del
titolo e che, proprio per questo motivo, risulta più affezionata a quella
vecchia.
«La Virtus vera — racconta Romano Bertocchi,
storico presidente del Club dei Cento — è una sola, quella di Madrigali. Se sarò costretto ad andare a fare
il tifo per un'altra Virtus lo farò. Ora però il sostegno va tutto a Claudio Sabatini. Mi auguro che riesca a
portare avanti le sue idee e i suoi progetti. Perché la Virtus vera, con la
sua bacheca, è proprio quella là. Anche se la Virtus 1934, per me, che sono
del '29, mi riporterebbe indietro nel tempo».
Andrea Bassi è uno dei leader storici dei Forever Boys Virtus. «Mi auguro
che il progetto di Francia non vada a buon fine. Ma questo perché spero che
resti l'altra Virtus. Se pagano Becirovic e
saldano le altre pendenze, credo ancora che si possa fare qualcosa.
è vero che il
progetto Francia è comunque importante, perché rappresenta un punto dal
quale ripartire in caso di fallimento. Mi auguro — credo che la Fip abbia
mille motivi per tenere viva la Virtus — che quello di Francia resti solo un
progetto».
Deciso anche il commento di Cristiano Tabellini, al secolo Tabba c'è. «Con
tutto il rispetto — sottolinea —, la Virtus 1934 non sarebbe più quella
della stella, quella della storia. E mi chiedo: a che titolo c'è, per ora,
una rinascita del genere? Io vedo una sola Virtus, una sola società. Quello
che è stato fatto in questo momento, con il riconoscimento della Fip sulla
seconda Virtus, mi sembra la classica soluzione all'italiana. Ma se passasse
questa logica credo che si arriverebbe al fallimento della prima. E anch'io
vivrei questa situazione come un vero e proprio fallimento. Come si
salverebbe, poi, il titolo sportivo?».
Chiude con una battuta amara, Tabba c'è, che come altri tifosi bianconeri
avrebbe voluto festeggiare la squadra al raduno (in questo momento solo
virtuale) che era stato fissato per domenica 17 agosto. «Però — insiste —
con quattro allenatori, tre preparatori atletici e almeno due presidenti, Madrigali e Francia, appunto, credo che
comunque si sia in grado di mettere in campo una squadra. Peccato, almeno
per ora, manchino proprio i giocatori...».
Virtus: il decreto
salvacalcio annulla il ricorso al TAR
telebasket.it
- 20/08/2003
Il decreto salvacalcio
varato oggi dal consiglio dei ministri ha effetti anche sulla Virtus
Bologna.
Il decreto rinforza tutte le discipline sportive e va applicato, dunque,
anche al basket. La società bianconera aveva fatto ricorso al Tar
dell'Emilia Romagna per ottenere la riammissione alla serie A dopo la revoca
federale dell'affiliazione dello scorso 4 agosto. Il Tribunale aveva chiesto
alla Lega di non assegnare il titolo sportivo fino al 28 agosto.
Ma ora l'unico Tribunale competente a decidere sulle misure cautelari è il
Tar del Lazio e "in sede di applicazione transitoria - come spiega il
comunicato diffuso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - le misure
cautelari già emanate vengono sospese fino all'eventuale nuova pronuncia del
Tar del Lazio medesimo".
: "Serie A possibile, dopo l'accordo
con i tesserati"
di A. Gallo
- Il Resto del Carlino - 21/08/2003
Claudio Sabatini, che succede?
«Se mi passate la battuta mi è riuscito il tiro da 23 o da 24. Non so
nemmeno quante situazioni abbiamo sistemato».
Però avete risolto tutte le
questioni?
«Tutte. Transato con tutti».
Già pagato?
«Il pagamento avverrà quando la Virtus si iscriverà al campionato».
Come ha fatto?
«Devo ringraziare tutti. Il merito non è mio, ma dei giocatori. Devo dire un
grazie particolare a Becirovic che spero
continui a indossare la nostra maglia (ma il giocatore è partito per Denver;
ndr)».
Ora dovrà convincere altra gente.
Che sta a Roma.
«Sono ottimista. Non sono un imprenditore facoltoso, né tantomeno un
potente. Sono qui per salvare un club».
Come farà? Proverà a convincere
Maifredi? Farà altrettanto con Petrucci? Chiamerà entrambi?
«Se mi date i loro numeri di telefono lo faccio subito. Per ora non li ho.
Non ho nemmeno appoggi a Roma. Però credo di essere dotato di buon senso».
C'è il ricorso al Tar di Bologna.
E si parlava della possibilità di un ricorso a quello del Lazio.
«Ripeto, voglio ritirare qualsiasi tipo di ricorso».
Lei 24 ore fa era molto
pessimista. Cosa è cambiato?
«Credo sia stato determinante l'accordo con Becirovic. Molto hanno fatto i procuratori. Un po' hanno mollato loro,
un po' l'ho fatto io».
Spieghi che tipo di accordo avete
raggiunto.
«I contratti saranno onorati se e solo se giocheremo in serie A».
Procuratori e giocatori sanno di
questo particolare?
«Certamente, sono consapevoli».
Stanco?
«Molto, ma vado a letto contento. Vorrei ringraziare anche Scariolo,
determinante per raggiungere alcuni accordi».
Lei come si è presentato ai
procuratori?
«Ho detto, semplicemente, piacere, Claudio
Sabatini, vorrei salvare la Virtus».
E questo è bastato?
«Per il momento sì».
Ha delle liberatorie in mano?
«No. Ci sono delle intese. Domani raccoglieremo tutte le firme».
Si sente l'uomo della
provvidenza?
«No, per l'amor di Dio. Ho solo trovato tanti amici. Con i quali abbiamo
cercato di salvare la Virtus».
I tempi stringono. Già pensato
alla squadra del futuro?
«Non esageriamo. Prima di tutto dobbiamo concentrarci sulla salvezza di
questa Virtus. Quando l'avremo ottenuta allora potremo pensare ad altre
questioni».
Allora ha già ritirato il ricorso
al Tar?
«Non spetta a me, ma al presidente. Posso dire che, personalmente, lo
ritirerei subito. Ed è quello che voglio fare».
E se non vi facessero giocare in
campionato?
«Ci resta l'Eurolega».
Come l'Eurolega?
«La Virtus è tra i soci fondatori. Ha pieno diritto di giocare quella
competizione».
Dagli uffici Uleb hanno fatto
capire che dipende tutto dall'affiliazione.
«Ripeto, siamo tra i fondatori. Comunque resto fiducioso. E poi...».
Dica.
«Non conosco le regole della pallacanestro, conosco quelle del buon senso.
Mi dicano che cosa vogliono».
Che cosa vuole dire?
«Che da un lato c'è un imprenditore, pronto a pagare dei debiti e a salvare
un club storico come la Virtus».
E dall'altro lato?
«Ci sono dei creditori che non vedrebbero un euro, e una società che
potrebbe sparire. Mi facciano capire cosa vogliono. Anche se, sinceramente,
farei fatica ad adattarmi alla logica di questa seconda ipotesi».
Francia: "Viva la
Virtus purché sia vera"
Il Resto del Carlino
- 23/08/2003
Francia, la Grande
Virtus, come la chiama lei, sembra rianimarsi...
«Sono contentissimo. Ammesso, ovviamente, che tutto vada a posto».
Così la sua Virtus 1934 non vedrà
mai la luce.
«L'avevamo messo in conto fin dalla prima ora».
E' un'operazione solo sportiva o
c'entra anche la politica?
«Per quel che mi riguarda, assolutamente no. Ho solo doverosamente tenuto
informato di tutto il sindaco Guazzaloca, ma da qualche giorno non lo sento
più. Ho visto invece che l'ex sindaco Vitali è stato indicato fra i
salvatori della Virtus, ma non ho ben capito quale contributo abbia dato. La
Virtus è di tutti, senza colorazioni politiche».
Si è parlato molto, in questi
giorni.
«E si è vista anche tanta demagogia: se io che sono abituato a stare nel
mondo dello sport ho la testa un po' confusa sulla Virtus, immagino quanto
ce l'abbiano i tifosi».
A cosa allude?
«Quando parlo di demagogia, per esempio al mio vecchio amico Renato Palumbi,
vicepresidente Fortitudo, che ha lanciato un appello di facciata a favore
della Virtus. Sarebbe stato più opportuno che avesse evitato che la sua
società mettesse sotto contratto Belinelli o
sottraesse Smodis alla V nera prima che Sabatini potesse fargli un'offerta».
Palumbi ha parlato come
giurista...
«Così si è autodefinito. Dal basso della mia laurea in giurisprudenza, ma
dall'alto dell'insegnamento che ho avuto da maestri del diritto come
Carnacini, Battaglia, Rescigno, De Vergottini e Sylos Labini, dico che leggi
e regolamenti vanno rispettati. Con la Virtus 1934 io ho seguito la strada
della legalità. E non è tutto».
Vada avanti.
«Non credo che la Virtus di Madrigali possa
esser paragonata alla Fiorentina di Della Valle perché quest'ultima paga i
giocatori, è in regola con i contributi e ha pagato con la partenza dalla C2
colpe non sue. Forse il vice presidente Fortitudo, ma non voglio crederlo,
vuole una Virtus debole e indifesa, da eterno purgatorio, mentre il mio
progetto presuppone un anno di purgatorio e dieci di paradiso, il posto che
ci spetta di diritto. Come il Bologna, che ha fatto due anni in C1 e uno in
B e oggi è una delle poche società di calcio sane in Italia».
Sabatini ha detto: «Se
la Fiorentina viene
ripescata in B, non vedo perché la Virtus non possa stare in A».
«Ho già risposto che non sono comparabili».
Come andrà a finire il caso
Virtus?
«A giudicare dalle recenti dichiarazioni di Petrucci, forse la Virtus potrà
rimanere in A. Il presidente Coni, dopo il ribaltone nel calcio, pare aver
cambiato linea sulla Virtus. Ma non so se sia un bene».
In che senso?
«Come diceva Chateaubriand, anche le nazioni restano a lungo malate prima di
esalare l'ultimo respiro. Parafrasando, mi auguro che non sia il caso della
Virtus».
Ipotesi: Sabatini vince la sua
battaglia.
«Bene. Ma devo ripetergli che la public company è un'illusione: paragonare
la Virtus a Real Madrid e Barcellona vuol dire non sapere cosa rappresentano
questi due club nella storia e nel costume della Spagna».
Se
Sabatini non ce la farà?
«La Virtus 1934 è pronta, con un progetto industriale e sportivo, con un
gruppo di imprenditori all'inizio e un importante imprenditore di
riferimento a medio termine. E l'obiettivo di arrivare in A: in due anni,
vincendo sul campo, o in uno acquisendo i diritti di un altro club».
Che Virtus sarà?
«L'ho già detto: è nostro desiderio conservare staff e giocatori che ci sono
e il settore giovanile che è ottimo».
Si riparte da Scariolo, insomma?
«è un grandissimo
allenatore e uno straordinario punto di riferimento. Chiedergli di restare
in B1 sarebbe però come farsi prestare l'Air Force One (l'aereo del
presidente Bush; ndr) per la trasferta di Gorizia. Però...».
Però?
«Nulla è escluso. Anche se Scariolo si sta adoperando molto per il
salvataggio della Grande Virtus. Il che è comprensibile: chi non lo farebbe
avendo in tasca, se è vero, un contratto triennale da 700 mila euro a
stagione?».
Francia, che conclusione trarre?
«Una sola: viva la Grande Virtus. Spero proprio che Sabatini ce la faccia. E spero ancora di più
che, un giorno, non si debba pensare al progetto Virtus 1934 come a
un'occasione perduta».
Madrigali vende a
Sabatini:
"Non sono il mostro di Bologna"
di Marco Martelli
- La Repubblica - 26/08/2003
Sono le ventuno e otto
minuti. Marco Madrigali e Claudio Sabatini escono dagli uffici Cto di
Zola Predosa con l’aria soddisfatta nonché esausta. Escono da un incontro di
circa due ore, con la fumata bianca. C’è il passaggio di consegne, il cambio
di proprietà: Claudio Sabatini diventa il
nuovo proprietario della Virtus Pallacanestro Bologna (previo, si sa
dall’inizio, il ripescaggio della squadra in A1). C’è l’intesa, l’accordo:
non le firme. Che arriveranno oggi, presumibilmente, quando saranno i
professionisti a prendere la palla in mano. Poi toccherà all’avvocato Porelli 'patrocinare’ la causa ai piani alti
dello sport italiano. Ma non corriamo troppo, soprattutto dopo la notte
dell’attesissima e finalmente avvenuta stretta di mano.
Le prime parole dopo il faccia a faccia sono di Madrigali, presidente uscente, che dopo un "nulla da dichiarare" molto
di facciata, si concede una battuta per sintetizzare l’incontro. «è
andata bene, direi che non ci siamo picchiati». Poi cede la scena a Claudio Sabatini, che a detta dello stesso Madrigali «è
molto più bravo di me a parlare». Mister Futurshow raccoglie e ringrazia:
«Il presidente Madrigali
è stato come al solito cordialissimo. Ma non avevo alcun motivo di
dubitarne: entrambi, d’altronde, abbiamo a cuore il destino della Virtus. E
ringrazio Madrigali
per quest’ultimo sacrificio: si è confermato estremamente generoso. Ci
incontreremo di nuovo domani (oggi, ndr), quando si vedranno i legali. Direi
che è tutto pronto per andare avanti». Sui termini dell’accordo, è Madrigali a
sintetizzare, senza parlare di alcuna cifra. «Non c’è nessun punto di non
intesa».
è arrivato quindi l’incontro,
dopo che si erano sparse le voci di un Madrigali
irrintracciabile. E il presidente uscente, ieri mattina invece
puntuale in ufficio al rientro dalle ferie, ci torna su: «Ormai sono il
Mostro di Bologna, e così tenevo il telefono spento. No, non mi avete
definito voi il Mostro: il nome me lo sono dato io. Così mi avete dipinto».
Qualche sassolino tolto, poi il ritorno alla pallacanestro. E alla richiesta
esplicita della Fip di avere un altro interlocutore, e non lui, come
referente Virtus: «Non lo vediamo come un grande problema». Sull’iscrizione,
ovviamente, c’è grande sicurezza: «Noi siamo iscritti. Anzi, non siamo mai
stati non iscritti».
Altro punto caldo, il nodo riguardante i bond inglesi. Madrigali e Sabatini sono concordi
nello smorzare ogni tono. Dice Madrigali: «I
bond non sono un problema. Chi lo sa se sono buoni? Non è certo compito mio
andare a controllare: per questo ci sono gli organi appositi, ad esempio
quelli che li emettono. Loro mi fissano un prezzo e un rendimento: se mi va
bene, lo compro. Mi soddisfacevano e li ho comprati. Ribadisco: cosa ne so
se sono buoni?». E ancora: «Questa non è una notizia. La notizia sarebbe
stata se, che so, la fidejussione non fosse stata buona».
Si ritorna poi sull’accordo avvenuto.
è
Sabatini a chiarire: «Non sarà una
compartecipazione. Si tratta di cambio di proprietà, di cessione della
società». Madrigali, poco dopo, dirà: «Cedo
la società. Non voglio più essere un problema per la Virtus».
Il nuovo proprietario è quindi Claudio Sabatini.
Ufficiosamente, però. «Domani (oggi, ndr) è il turno dei professionisti. E
sarà il primo passo. Il secondo sarà raccogliere tutti gli incartamenti, in
primo luogo le liberatorie dei 24 tesserati, e consegnare tutto all’avvocato
Porelli venerdì. Sarà
lui a presentarsi al Consiglio Federale di domenica». Tra le tante
liberatorie, Sabatini
si concede qualche parola su quella più tribolata, l’ostacolo più duro di
questo purgatorio virtussino: quella di Sani
Becirovic. Il procuratore di Sani Boy, Maurizio Balducci, ha speso
parole positive verso il nuovo acquirente, ed è convinto che l’accordo possa
avvenire: «Spero e voglio vivamente che Becirovic
sia un giocatore della Virtus in A1».
Sabatini sale così in
auto, stremato ma soddisfatto, rinnovando la buonanotte all’uomo che gli ha
appena ceduto la Virtus. Madrigali, anch’esso
stremato, da una giornata che l’ha visto lavorare anche sul fronte
aziendale, torna dentro, dov’è rimasta una sola impiegata, a sistemare le
ultime cose. E a chiudere la porta. Sia all’ufficio, che, oramai, alla sua
lunga parentesi come numero uno bianconero. Tre anni abbondanti. Belli e
meno belli.
Sabatini: "Salvo un patrimonio del basket,
tanti lo vogliono far fallire"
di Walter Fuochi
- La Repubblica - 27/08/2003
Sabatini, a che punto siamo?
Saremmo a un ottimo punto, se non ne uscisse una tutti i giorni».
La lettera della Lega Basket,
vuol dire?
«Sì, poi ne parliamo. Intanto, le do una notizia. Sergio Scariolo e l’intero
staff tecnico si sono dimezzati, di loro iniziativa, lo stipendio. Un bel
gesto, o no? E gliene do un’altra: alcune banche sono scese in campo, con
grande sensibilità e in maniera prepotente, per portare a compimento quest’operazione.
Concludo con le informazioni. Abbiamo negoziato con tutti i tesserati per il
pregresso. 24 erano, lo sapete. 24, tutti a posto. Ah, Becirovic lo teniamo
per i prossimi tre anni. Già d’accordo. Bene, anzi male. Oggi combiniamo
tutto questo e mi vengono a dire che non serve, che posso lasciar stare, che
la Virtus deve fallire. Mi spieghino».
Si spieghi lei, adesso.
«Beh, quel che ha fatto la Lega Basket è davvero incomprensibile. Ma c’è
qualcosa che tocca. Qui c’è un imprenditore, non ricco ma volonteroso, che
arriva per sistemare una situazione difficile, mette insieme un lavoro di
tanti, arriva in porto, o ci è vicino, e la Lega dice no grazie, perché
questo è il concetto, quando si mandano in giro lettere in cui si minacciano
cause civili a chi dovrà votare per la riammissione della Virtus. Vogliamo
scherzare?».
Ne ha parlato con Prandi?
«Sì, poco fa».
A volume alto?
«Cose nostre, scusi. Gli ho solo detto se può spiegarmi questa linea rigida
che hanno adottato con la Virtus. Solo con la Virtus. Madrigali non andava bene, arriva un altro,
non va bene lo stesso. Cosa vuol fare il basket? Un bello spot contro se
stesso, cancellando uno dei suoi patrimoni? E cancellandolo nel momento in
cui arriva uno che sta facendo di tutto per non farlo fallire? Mi spieghino,
e non m’importa di sapere chi c’è dietro a queste manovre, anche se le ho
pensate tutte. Mi hanno detto perfino di non transare coi giocatori. Non
servirà».
Le chiedono di pagare subito e
non con dilazioni.
«Ma se io trovo un accordo con Becirovic
che li piglia a settembre, perché un terzo deve sindacare? E se
Scariolo volesse allenare gratis, mi fanno causa? Ma stiano tranquilli. Non
falliremo, tireremo avanti e voglio vedere chi avrà il coraggio di dire no
alla riammissione della Virtus».
Con Madrigali firma oggi?
«Spero di sì. Ho tutto pronto. Poi l’avvocato
Porelli andrà a Roma a presentare le nostre carte. Sì, voglio proprio
vedere come va a finire».
è ufficiale: Claudio Sabatini è il nuovo proprietario della
Virtus
Ansa -
28/08/2003
Claudio Sabatini,
imprenditore del FuturShow, ha raggiunto l'accordo per l'acquisto della
Virtus Bologna, riaccendendo le speranze per la riammissione in A.
Il passaggio di proprieta' del club e' una delle condizioni decisive per
l'eventuale riammissione da parte della Fip. Sabatini conferma l'arrivo
delle liberatorie dei giocatori sugli arretrati: 'Stasera le avremo tutte'.
Ora l'attesa e' per il verdetto del consiglio federale Fip atteso per
domenica. 'Sul versante conti abbiamo gia' vinto', conclude Sabatini.
Alle tre di notte
Madrigali
firma. Sabatini: "Noi può"
di Marco Martelli
- La Repubblica - 29/08/2003
Ci chiamano dentro,
dal bivacco nel parcheggio Cto, quando mancano dieci minuti alle tre. Tre
cronisti e tre fotografi, alle 2.50 di giovedì, per la firma in diretta.
è comparsa poco
prima, dagli uffici, la sagoma di Madrigali.
Rilassato, sorridente. Poi quella di Sabatini:
sereno pure lui, benché distrutto: «Su, venite a
immortalare la firma. Poi mi pagherete da bere». E alle 2.52, nell’ufficio
del presidente, la Virtus cambia ufficialmente padrone. Sabatini, penna Noris-Stick Staedtler, e Madrigali firmano
l’intesa. Il nuovo proprietario è Claudio Sabatini,
autore in soli 12 giorni di un’impresa titanica. Adesso gli ci vorrà il
timbro della Fip, sennò tutto questo non varrà niente e finirà cancellato.
Così, l’avvocato Porelli porterà oggi al
Consiglio di presidenza le carte che certificano gli adempimenti richiesti
per la riammissione della Virtus. Dopodiché,
domenica, si voterà e la partita verrà decisa. La Lega conferma intanto il
suo no alle 20 squadre, che il presidente Prandi ribadirà in consiglio, dopo
che ieri ha sollecitato un sondaggio tra le sue società per mettere numeri
in tavola. Per ora, comunque, è andato in scena un lieto fine, e lì si deve
tornare, con un proemio da batticuore e improvvise sterzate che hanno
lambito il crack.
Eravamo rimasti a mercoledì sera, quando Sabatini,
dopo oltre tre ore di riunione, usciva dall’Arcoveggio per informare i
cronisti: «Sarà lunga». E alle 22.15, completati atti e liberatorie,
sentenziava: «Manca solo Madrigali». La troupe dei professionisti parte alla
volta di Zola Predosa, per uno scontro snervante e serrato. Ci vorranno due
round. Parte la maratona e presto, dalla porta, esce Stefano Mazzoni,
l’amministratore delegato: «Qualcuno ha una calcolatrice?». Platea gelata.
Mazzoni ne troverà una sulla sua Mercedes. Poco dopo le 23, è Madrigali a
far capolino. Sorriso: «Vi faremo far tardi». Ed ecco Sabatini. Come va? «Mica tanto bene».
Alle 0.40, tutto rischia di crollare. Sabatini
esce furente. Che succede? «Chiedetelo a Madrigali». L’Audi nera sgomma via, le certezze crollano, la decina di
tifosi collegata a mezza città via Sms è distrutta e incazzata. La voce
gira, il tam tam batte anche all’una di notte. La rottura? Soldi, pare. E
sarà roba seria, se Sabatini
sbatte la porta. Ma Madrigali
fa marcia indietro. Riecco Mr. Futurshow, all’1.20, col suo plotone
di legali. «Ci riproviamo, seconda puntata». Pensare al bazar di Istanbul e
a compratore e venditore che s’inseguono col kilim a mezz’asta è tutt’uno.
Ma stavolta c’è la fumata bianca. E, alle 2.52, la firma, le foto, la
stretta di mano.
«Siamo stanchissimi. Una dichiarazione a caldo? Noi può», dice il nuovo
proprietario, mimando il felice strafalcione di
Danilovic e stringendo le mani ai tifosi. «Non mi chiamerete più
presidente, non sarò io». Abbraccia i legali in segno di giubilo, sale in
auto e finalmente ha la Virtus nel taschino. Madrigali esce cinque minuti
dopo. «L’intoppo? Cose normali. Parlavamo del campionato. Buonanotte».
Ieri, tutto tranquillo, almeno in superficie: Sabatini era in sede all’Arcoveggio, a lavorare
sulla squadre. Se la nave va, sarà pronta in 48 ore. «Sono ottimista ed
entusiasta - dice Sabatini
-, ma è solo un altro step. Ora è tutto in mano a Porelli. I debiti sono stati appianati, siamo
sani: sul lato economico, abbiamo vinto la nostra Eurolega». E la
presidenza? «Ora devo essere io il presidente, perché la Fip vuole me come
referente: poi offrirò la carica a un personaggio carismatico e importante.
Montezemolo? è un
amico, spero che entri in società». Si riapre invece la partita del campo:
con Cabassi si tratta per Casalecchio, ma torna di moda il PalaDozza.
Il consiglio federale
boccia la salvezza: 11 voti contro 6
di Marco Martelli
- La Repubblica - 01/09/2003
Alle 15,15 schiatta la
Virtus. Esce dalla sala del Consiglio federale
Marco Bonamico, sguardo tirato, anzi funereo. Dice solo: «Abbiamo
deciso». S’infila in bagno. Claudio Sabatini,
nervosamente a passeggio da più di un’ora, lo segue. Un minuto di frasi e il
viso di Sabatini, all’uscita, sintetizza
tutto. La Virtus non ce l’ha fatta. Dieci minuti dopo, quando già si naviga
nell’oscurità, dopo una giornata tremenda, escono dal corridoio altri
consiglieri: il primo è Alberto Bucci, che prende
sotto braccio Sabatini. Si chiudono in uno
stanzino, poi Mister Futurshow esce, lascia il palazzo Fip di via
Vitorchiano distrutto, muto, e fila in aeroporto con Romano Bertocchi, consigliere in pectore,
tifoso da una vita. è
la fine della Virtus. La fine d’una rincorsa epica, incredibile, che aveva
stregato tutti. Meno coloro che l’hanno decisa.
«Dopo oltre cinque ore di dibattito - ha poi attaccato il presidente
Maifredi - il Consiglio federale ha deciso di non accettare l’ipotesi di
riammissione della Virtus. La decisione è stata sofferta: 11 contrari, 6
favorevoli. Grazie all’avvocato Porelli per ciò
che è stato fatto, affinché si potessero creare queste nuove condizioni per
salvare la Virtus: dopo averle esaminate, e tenuto conto di storia, meriti
sportivi e altro, abbiamo vagliato varie ipotesi. Al termine, abbiamo deciso
di confermare la delibera del 4 agosto, quando mancarono i requisiti
necessari per l’iscrizione. Di conseguenza, Messina entra in A1, Novara in
Legadue e la neonata Virtus 1934 in B d’eccellenza».
Poi le motivazioni. «Il Consiglio federale non se l’è sentita di creare una
situazione difficile con la Lega. L’ultima mia proposta era stata di un
allargamento a 19 squadre, ma è stata rigettata». Poi, Maifredi ha parlato
di Sabatini. «La sua era un’ipotesi di
salvataggio: la strada era in salita, l’ho detto da subito, quando suggerii
di chiamare Porelli come
garante, e l’Avvocato diede a suo parere i tre pilastri (cambio di
proprietà, risanamento e liberatorie dei creditori, ndr). Io diedi il mio
assenso. Aggiungo una cosa su Sabatini: l’aver
contattato, anche solo per conoscere, i consiglieri federali può essere
stato mal interpretato». Altri, in corridoio, le avrebbero chiamate
pressioni.
è poi intervenuto
il presidente della Lega Enrico Prandi, che col documento presentato contro
le 20 squadre (controfirmato da tutte le 17 di A) ha caricato la bilancia.
«Abbiamo valutato l’encomiabile impegno di Sabatini e Porelli:
sul nostro giudizio ha però pesato l’ammissione alla serie A avvenuta in
seguito a una ricapitalizzazione con valori non reali. Poi, la scelta di non
superare le 18 squadre». Maifredi e Prandi hanno poi concluso in coro: «è
stato un sacrificio grosso per il basket: speriamo che porti maggior vigore.
Agli occhi degli altri, oggi sembriamo più deboli: invece, abbiamo
l’occasione per dimostrare di essere più forti».
Fuori dalla sede, insieme ai tifosi affranti, si era fermato Marco Bonamico, uno dei 'ricostruiti’ sei sì.
Lui con Maifredi, Bucci, la Correnti, Graziano e
Dalfiume. E di là: Squarcina, Cardullo, Colnago, Mattioli, Mion, Crosara,
Deganutti, Pozzati, Melillo, Patta, Smiroldo. «Ci siamo tagliati i coglioni
da soli. E non ce ne siamo accorti. Due sono le motivazioni del rifiuto: il
no della Lega alle venti squadre; e le non sufficienti garanzie presentate
da Sabatini».
è finita così una
giornata eterna, snervante, drammatica. Trentacinque Forever Boys erano
partiti alle quattro dal Palamalaguti, per raggiungere Roma alle 9.30,
pronti per attaccare i loro striscioni alla cancellata Fip. Alle 10.15
arrivavano Sabatini e Bertocchi, alle 10.30 si partiva: assenti
Troncarelli e Paccapelo, ritardatario Mattioli, che se ne andrà due ore
prima della fine («il mio l’ho già fatto, per me la Virtus non esiste»).
Alle 11.30, dopo un’ora di relazione, esce Porelli:
«Ho deciso io, non voglio partecipare a una decisione politica.
L’impressione? Negativa. Speranze poche». Sabatini
si fa coraggio: «L’avvocato si autogufa». Ma la questione sta
precipitando. Alle 12 esce per una sigaretta Pietro Colnago, ex giocatore e
giornalista tv: «Dobbiamo ancora entrare nel merito, ma penso che si andrà
alle 20 squadre». Un’ora dopo, torna fuori: «Stiamo lottando». Si saprà poi
che voterà per il no. Verso le 14 c’è vita: si parla di pareggio, e tre
indecisi. Poco prima delle 15, Sabatini
al telefono viene congratulato «da molto lontano»: sarà una pacca
sulla spalla. Perché alle 15 viene chiamato qualche poliziotto a rimpinguare
la guardia del cancello esterno: brutto segnale. Infatti.
Adesso, morta una V
nera se ne fanno altre due
di Walter Fuochi
-
La Repubblica - 01/09/2003
«Tutte le persone di
buon senso hanno capito cos’è successo a Roma. Basta, di più non dico. Mi
tengo 48 ore per pensarci e poi parlare. E sapete quanta fatica io faccia a
star zitto». Claudio Sabatini, a dire il vero,
ha appena battibeccato su RadioRai con Maifredi, ma non poi tanto,
ringraziandolo, alla fine («lui sì, non certo Prandi»). Erano per la Virtus,
tutt’e due, e al capo della Fip l’han fatta pagare, mettendolo in minoranza.
«Eravamo entrati per chiudere tutto in tre minuti - si scansa lui -, almeno
li ho convinti a guardare le carte, però molti consiglieri erano stati
influenzati dalla linea dura della Lega Basket e c’è stato anche un momento
in cui ne ho perso il controllo». Sabatini
dunque torna a Bologna, battuto e abbattuto, a metà pomeriggio.
Scende dall’aeroplanino scortato da Romano
Bertocchi, si mangia a due passi dall’Arcoveggio un gelato al veleno,
poi sale in sede, dove l’aspetta Sergio Scariolo, poco prima delle sei.
Che ieri la federbasket abbia iscritto ai campionati una Virtus, ma non la
sua, la Virtus 1934 di Paolo Francia alla B1, gli fa pensare, ma mormorare
solo nelle segrete stanze, che ci fossero soluzioni già definite, in
consiglio, anche prima di battagliare per oltre cinque ore. Sabatini può ora uscire
di scena, da cavaliere bianco senza macchia e senza trofeo, ma più
verosimilmente porterà avanti l’opzione alternativa del suo progetto
iniziale. Ha tre milioni di euro in cassa, li punterà sul Castelmaggiore e
già ieri s’è risentito col patron Flavio Tudini, per giocare in LegaDue. E
gli frulla in testa un nome forte che potrebbe innestare accanto a
Progresso, usandolo come sponsor. Qualcosa come Virtus Vera, almeno fino a
che il marchio Virtus non sarà acquistabile all’asta, in ballottaggio con
Francia (e in pendenza di un riconoscimento di successione che, sostiene
l’avvocato Porelli, spetta alla casa madre, la
Sef Virtus). Poi, forse, questa Virtus vestita da Castelmaggiore potrebbe
addirittura fare l’Eurolega: ieri, da Barcellona, Jordi Bertomeu, grande
capo dell’Uleb, ha fatto sapere che nulla osta a iscrivere alla sua Coppa
Campioni una squadra di chiara riconoscibilità virtussina, detenuta da Sabatini. Può essere una solidarietà del
momento, però domani verrà a Bologna, l’avvocato catalano, a parlarne con Sabatini, Porelli
e Scariolo. Poi, non va dimenticato che Siena a quel posto aspira,
con titoli non fragili. L’Uleb è un consorzio a carattere privatistico,
mentre la Fip ha vincoli di leggi e norme evidentemente più restrittive,
come s’è visto ieri. Certamente in base a un regolamento avrà ammesso alla
B1 la Virtus 1934, anche se è una squadra virtuale di cui oggi nulla si
conosce. I commi, a cercarli bene, si trovano sempre. Li faranno sapere,
dalla federazione che ha eletto il rigore a suo cammino principale.
Il taglio del nodo gordiano andato in scena ieri alla Fip non esaurisce
insomma gli scenari, anzi arruffa una matassa che ora può portare
dappertutto. Il paradosso sarà che, andando avanti queste operazioni, ci
saranno due Virtus, altrettanto certe di essere quella autentica, ad offrire
il cartellone stagionale: quella vestita da Castelmaggiore in LegaDue,
quella targata 1934 in B1 (prima giornata a Ozzano, derby: così pare). Chi
ha studiato avrà ricordi di papi e antipapi dei tempi avignonesi ('sono io
quello vero’), più banalmente potrebbero aprirsi due teatri a contendersi lo
stesso spettabile pubblico. Avranno da scegliere gli orfani della Virtus, se
tra i due non si verrà a un accordo per rimanere in campo uniti, oppure uno
da solo, senza concorrenza.
L’ultimo effetto del pastrocchio di ieri è che la Virtus dei 15 scudetti e
dei 28 miliardi di debiti è tornata a Marco Madrigali. La sua vendita a Sabatini era infatti
condizionata all’effettivo rientro in A1. Torneranno dunque in mano al
presidente le eventuali controffensive sul piano legale, anche se i rischi
più immediati sono un precipitare della situazione verso il fallimento. Un
coperchio sui guasti, infatti, la soluzione Sabatini l’aveva messo e i
signori di Fip e Lega hanno deciso di levarlo (sfilando pure di tasca, a 28
tesserati del basket, l’assegno della transazione concordata). I debiti che Sabatini e Madrigali s’erano divisi (concordando poi le
relative riduzioni), ridivampano, tutti interi, davanti alla Vu nera. Così
ha deciso il palazzo del basket, scegliendo tra la sostanza e la forma. E
scegliendo la Virtus di Francia anziché quella di Sabatini.
Cazzola: "Era la società modello, non vedevano
l'ora di farla fuori"
di Francesco Forni
-La Repubblica - 03/09/2003
«Alla Virtus, in
questa storia, è andata come a uno che ha deciso di suicidarsi e si butta da
un ponte. Cade, ma resta in vita, grazie a Dio un passante lo soccorre e lo
fa portare subito all’ospedale. Ma tra i medici ce n’è uno che si sbaglia e
fa una puntura al curaro. Morto».
Alfredo Cazzola, presidente bianconero dei
gloriosi e vincenti anni Novanta, pure presidente della Lega Basket per un
breve mandato, sintetizza così la fine della sua Vecchia Signora: che lui,
nell’estate 2002, cedette a Madrigali. Resterebbe da capire chi ha fatto
l’iniezione letale.
«Sono ben evidenti, a mio avviso, i soggetti che hanno deciso di eliminarla.
Petrucci aveva posto dei paletti significativi, poi nella fase finale aveva
lanciato segnali di disponibilità. E anche l’avvocato della Federbasket,
Valori, ha fatto molto per convincere il presidente della Lega Prandi che la
Virtus fosse un patrimonio del basket e della Lega stessa. Un responsabile
va individuato in Prandi e nei suoi mandanti, ovvero le società più
importanti del campionato, poco sportive, alle quali non è parso vero di
potere far fuori un’avversaria. Un’avversaria che per decenni aveva dominato
e dalla quale hanno dovuto apprendere come si faceva a gestire la società,
nei bilanci e nei risultati. Prandi ha detto che non s’accettavano gli
illeciti, i famosi bond, dei quali comunque si valuterà in altre sedi. Ma in
quel momento c’era davanti Sabatini, da proprietario che garantiva solidità.
E allora perché?».
Ecco, come giudica l’operazione Sabatini?
«Un lavoro da apprezzare, per rapidità e risultati ottenuti: le azioni
acquisite, i debiti saldati, l’assoluta tranquillità finanziaria restituita
alla Virtus. Tutto a posto, ma non è servito».
Cazzola,
pare molto amareggiato.
«è triste vedere
che in tanti si sono bendati, ignorando quello che ha fatto la Virtus per il
basket italiano. Come fa Reggio Calabria a non dare la disponibilità a un
campionato a 20 squadre, l’unica possibilità di salvezza? Nel 1998, per mia
esclusiva decisione, rinviammo una partita, salvandoli dal fallimento. Come
si fa a non ricordare, quando ero presidente della Lega, che Siena e Cantù
al 30 giugno non erano iscritte per la Comtec e furono ripescate? E ci sono
state altre storie del genere. Le società e il signor Prandi che le guida si
sono nascosti dietro il no alle 20 squadre, ben sapendo che sarebbe stata la
morte della Virtus. Ho letto anche delle dichiarazioni di Corbelli. L’ultimo
che può parlare. Ora è giusto ribellarsi civilmente a questa decisione, i
tifosi sarebbero nel lecito a protestare contro i colpevoli. Anche l’Uleb ha
appreso i fatti con grande disappunto nei confronti della Lega. La Virtus è
una delle prime società in Europa. Sono esterrefatto per questa vigliaccata.
Mi ribello, non l’accetto: s’è inteso eliminarla. Chi è virtussino deve
farsi sentire con Prandi».
Le accuse sono dure.
«Sì, ma qui è stato commesso un delitto nei confronti di chi per decenni è
stata l’unica mosca bianca in un contesto disastroso. Negli ultimi anni la
Virtus ha avuto una gestione incommentabile, ma pur vero che, anche se fuori
tempo massimo, s’erano trovati gli antidoti per proseguire. Sabatini sarebbe
stato un ottimo presidente. Sarei stato interessato a vedere la public
company: se avesse funzionato, un tentativo stimolante».
Rimpianti, da spettatore?
«Ho lasciato a Madrigali una società senza
debiti, con un assetto manageriale molto efficace, uno staff tecnico che
tutti conoscono e senza i contratti di
Stombergas, Ekonomou e Michael Andersen, liquidati. Oltre a un
contatto già definito con Ginobili. Oltre ai
seimila abbonati, agli sponsor felici di continuare. Sono uscito volentieri,
avevo concluso la mia esperienza. Ho conosciuto in profondità pregi e
difetti del basket, sperimentandone sulla mia pelle di tutti i colori. Una
bella esperienza. Poi ho assistito preoccupato agli eventi degli ultimi sei
mesi. Un tracollo economico inimmaginabile».
Altre amarezze?
«Ho letto con disappunto le parole di Pellacani. Gli rispondo: io odio chi
sa odiare. Mi secca non essere stato uno sportivo e non averlo incontrato.
Un professionista certi termini non li deve usare. Vorrebbe aggiudicarsi
all’asta lo scudetto del '98? Capisco che gli abbiamo dato tanti dispiaceri,
ma se lo tolga dalla testa, quel trofeo rimarrà in mani sicure. Di cattivo
gusto anche la posizione di Seragnoli, che almeno, a differenza degli altri,
ha fatto capire subito la strategia dei club. Da parte sua sarebbe stato più
bello battere sul campo la Virtus, che guardando i conti. Vorrei ricordargli
che divenne proprietario il giorno in cui, se avesse perso quella certa
partita, sarebbe andato in B. E tanti hanno avuto dei dubbi. Sorrido quando
leggo che la Fortitudo vuole diventare una società bilanciata. Quanti
miliardi ha messo a perdita da quando è proprietario? Credo più di cento».
Il basket pare in declino.
«Ringrazi Petrucci. Quand’era presidente della Fip volle il passaggio al
professionismo, come il calcio, ma senza i soldi dei diritti tv. I giocatori
passarono da patrimonio delle società a costi. Con la Bosman gli ingaggi si
triplicarono. Di questo dobbiamo ringraziare lui: e se ha fatto carriera,
ringrazi lui i presidenti delle squadre di quegli anni che sostennero, a
denari, questo disastro. Rido quando Petrucci spiega dall’alto come bisogna
fare, quando non ha mai imparato come si gestisce una società. La Virtus era
un fiore all’occhiello dello sport italiano e un riferimento unico europeo.
Dopo una sconfitta del genere, anche il presidente del Coni deve sentirsi
responsabile».
La grande sfida Virtus-Fortitudo
tornerà mai più?
«Quello che s’è distrutto non tornerà com’era. Quel che ci sarà dipende da
come verrà gestito e organizzato. Sono stati persi 6.000 spettatori, su un
territorio fertile e appassionato e proprio per questo s’è commesso un
delitto. Non è giusto che tutto passi come acqua fresca. E’ stata una presa
in giro. Il 22 agosto Sabatini ha incontrato Maifredi, furono fissati gli
obiettivi da rispettare, coinvolto Porelli come
garante. Cosa mancava che non è stato fatto? A questa domanda io non ho
risposta».
Porelli: "E' stata un'aggressione sconcia e
ignobile"
di V. Desalvo
- La Repubblica - 04/09/2003
«La presa di posizione
di Prandi è stata un atto vergognoso, sconcio, intollerabile e deliberato
contro la Virtus. Fatto per errore o in malafede». Se le parole fossero
davvero pietre, Enrico Prandi, presidente di Lega, sarebbe ovviamente stato
lapidato. Dall’avvocato Porelli e dalla sua
memoria esposta ieri. Senza troppe sfumature, come ben s’intende. «Dalle
carte che ho esaminato era tutto a posto salvo i termini regolamentari, già
scaduti. Ma la Lega, in tutta questa vicenda, è stata determinante», questo
è il finale della sentenza, emessa al momento degli antipasti.
Sì, perché Porelli ha
invitato tutti a pranzo al Diana per spiegare chi ha contribuito al suicidio
bianconero. è
chiaro che oramai, siamo alle esequie, ma è altrettanto vero che chiamato a
far da garante dalla stessa Federazione, Porelli
ha avuto modo di esaminare il caso, prima del verdetto finale, il 31
agosto. Così l’Avvocato si è presentato estraendo da una ventiquattrore, con
mano sicura e orgogliosa, un dossier di 16 pagine, consegnato ai cronisti:
«ho l’autorizzazione della Fip, a farlo». E nel dossier, oltre al corposo
lavoro svolto da lui e dagli stimati professionisti che l’hanno assistito
«gratuitamente», il dottor Morelli, il professor Maffei Alberti e il dottor
Mazzuccato, c’è pure «l’atto vergognoso». Cioè il documento scritto da
Prandi, presidente della Lega Basket, ai consiglieri e al presidente
federale, il 25 agosto che di fatto si schierava contro la riammissione
della Virtus.
L’Avvocato comincia ricevendo una telefonata di
Cazzola, passa poi a stringere la mano di Guazzaloca, a pranzo in un
altro tavolo, («lui e il senatore Vitali si sono mossi davvero per questa
società. Li ringrazio e lo dico io che sono un comunista») e legge,
spigliato, la relazione che aveva prodotto per i consiglieri federali. Da
garante nominato da Maifredi per esaminare i punti chiave scelti da lui - il
cambio di proprietà, le liberatorie dei giocatori e il risanamento dei
debiti - e per controllarli. Legge piano Porelli.
Circondato da microfoni ansiosi e tortellini in attesa. In sintesi, gli
stralci: «Non sussistono debiti esigibili, nei confronti di allenatori o
giocatori... La Virtus ha posto in essere un idoneo
piano di risanamento... Avvenuta ricapitalizzazione
di Virtus da parte della Noi può di Claudio
Sabatini». Insomma le condizioni di salvezza.
Ma contro - sostiene - ha giocato la Lega di Prandi. E qui Porelli cessa di leggere
i documenti e alza gli occhi, pronto a fulminare. «Esprimo rammarico e
indignazione, perché quando la Virtus era ancora viva ha mandato in giro
questo documento. Che contiene tra l’altro molti punti dubbi, da sconcezze
giuridiche a questioni che riguardavano la Procura, come quelle dei bond,
fino a presunte responsabilità che Lega mai avrebbe avuto». Monta e smonta
l’Avvocato, proprio per mostrare che Prandi ha voluto eliminare la Virtus.
«Non so se è stato Prandi o sono stati altri a pensarlo, ma restano due
ipotesi: o c’è ignoranza o c’è malafede. Ai nostri tempi, in Lega, forse
siamo stati dei cretini a portare alla pallacanestro 70-80 miliardi, con il
contratto tv di De Michelis, senza guadagnarci nulla quando l’ultimo
contratto che hanno firmato è stato da 100.000 euro. Prandi prende 600
milioni per svolgere il suo incarico «ed essere imparziale».
è meglio che se ne
resti a Reggio Emilia. Sarei contentissimo se mi querelasse: avrei voglia di
fare un processo».
Nel pomeriggio la replica di Prandi, che pare accontentarlo, paventando
strascichi giudiziari: «Considero estremamente offensive le parole di Porelli: conosco i regolamenti e non sono in
malafede, la nostra posizione non è stata decisiva per confermare
l’esclusione della Virtus». Restano le ultime frasi di Porelli, a 360 gradi, davvero: «Sabatini
in una settimana ha fatto davvero moltissimo», «Magari alla Benetton
interessava essere la prima società d’Italia», «La Fip ha voluto far
rispettare le regole, ma lo stravolgimento è stato fatto mettendo in B
l’altra società». Con un consiglio: «Io farei ricorso alla camera di
conciliazione del Coni. E parallelamente chiederei anche i danni». Del
futuro, aggiunge, non parla. Come il Numero Uno di Alan Ford ha aperto il
libretto nero: c’era prima di tutti l’Avvocato e, evidentemente, molto più
di tutti egli sa. «La tradizione, dice Goethe, non si eredita, ma si
costruisce giorno per giorno. Sarà la Sef Virtus a dover decidere qual è la
società legittima», è la chiosa. Al suo fianco, oramai al caffè, c’è anche Villalta, vicepresidente della Sef. Se la
Virtus fallisse, potrebbe anche crearsi una curiosa anomalia, poiché forse
le coppe e la storia tornerebbero alla bacheca della polisportiva
bianconera. Un caso dopo l’altro: difficile finisca qui, all’amaro del
Diana.
Sabatini compra il Castelmaggiore: sarà
FuturVirtus!
di Alessandro Gallo
- Il Resto del Carlino - 07/09/2003
Difficile parlare di
colpo di scena in un'estate del genere, anche perché l'ipotesi cessione –
del Progresso Castel Maggiore – aveva preso corpo, al di là delle smentite,
già nei giorni scorsi. Il vice presidente della società, Pierpaolo Zamboni,
affida il suo pensiero a un ipotetico comunicato: «La srl Progresso Basket
dichiara di aver ceduto, in data odierna, la totalità delle quote
societarie. Nei prossimi giorni verranno resi noti i dettagli
dell'operazione». Che dovranno essere estesi, altresì, alla squadra e allo
staff tecnico, da ieri a Fabriano per un torneo.
Flavio Tudini, il presidentissimo, passa dunque la mano dopo aver portato ai
massimi livelli il club «pescato» all'inizio degli anni Novanta, quando
Castel Maggiore era solo una piccola realtà di provincia. Passa la mano
Tudini, e così i suoi soci, per una cifra superiore ai 700 mila euro. Fin
qui tutto chiaro, senonché, come si evince dalla dichiarazione-comunicato di
Zamboni, manca l'acquirente. O forse si tratta di una mancanza solo
virtuale, perché in assenza di ufficialità, non è difficile ipotizzare che
la nuova proprierà coincida con il Gruppo Sabatini,
o con qualcuno molto vicino all'azienda di Cadriano. Claudio Sabatini
concede solo un paio di battute, che però lasciano aperto lo scenario
(pro Virtus). «Castel Maggiore è una bella realtà – dice – potremmo mettere
sulle loro canotte il marchio FuturVirtus».
Eccolo lo scenario in bianconero – ma chi lo dirà, ora, a Pilutti, che
potrebbe essere il capitano della nuova Virtus? – con altre porte che
restano spalancate. Come quella del tribunale fallimentare dove mercoledì, a
meno di ulteriori sorprese, dovrebbe infilarsi la Virtus Pallacanestro
Bologna insieme con i legali di fiducia di Stefano
Attruia.
Si stringono i tempi, perché evitare il fallimento della squadra sepolta
domenica scorsa dai «federali», in via Vitorchiano 113, a Roma, potrebbe
rilanciare qualche chance europea della Virtus e di Sergio Scariolo.
Il caso vuole che Bertomeu e l'Uleb si siano presi qualche giorno per
decidere (gli ex amici di Madrigali, a Siena,
sarebbero pronti, se chiamati, a prender parte alla competizione che qualche
mese fa li vide protagonisti della final four, a Barcellona) e che questi
dubbi siano sciolti tra mercoledì e giovedì quando, appunto, anche la Virtus
– realtà virtuale per il campionato italiano, al quale non risulta più
affiliata (a meno di improbabili sorprese al Tar del Lazio, che ha già
bocciato la richiesta delle società ribelli del torneo cadetto di calcio) –
conoscerà il proprio destino. Tempi sempre più stretti, insomma, e in attesa
del Tar (che si pronuncerà il 16 settembre), il tormentone dell'estate
potrebbe chiudersi mercoledì. Ma dovesse chiudersi come spera Sabatini, ci sarebbero due Virtus. E il
tormentone, allora, sarebbe tutt'altro che concluso. Prima, però, bisognerà
dare qualche certezza anche a Ticchi e Teglia,
staff tecnico del Progresso (da ieri venduto) e ai giocatori, Pilutti, Barlera, Masieri,
Cummings, Giovannoni, Noferini, Di Marcantonio, Moruzzi e Martin.
La stella c'è, non
resta che seguirla
La Repubblica
- 24/09/2003
Passata di mano
lunedì, da Madrigali a Sabatini, e soprattutto evitato ieri un
inglorioso, epocale fallimento, la Virtus riprende la sua strada nella
storia dello sport nazionale e, anche, di questa città.
è all’oggi un
ibrido bizzarro, tuttora non ben riconoscibile, perfino duplicato dalla
clonazione di un’altra Virtus, targata 1934. Avrà inizialmente il corpo del
piccolo club di Castelmaggiore e un posto in LegaDue, torneo mai frequentato
dal suo blasone. Dovrà infilarci un’anima, forgiandola in viaggio sulle
insondabili percezioni d’un pubblico che, da orfano potenziale, ha comunque
già migliorato condizione: avendo perfino di che scegliere, ora è solo
disorientato. Sabatini
gli ha dato un marchio in cui riconoscersi, forte e autentico, e ieri ben
esibito, da uno che, non a caso, di mestiere fa comunicazione. Basterà per
ora quel recupero a promuovere l’operazione di salvataggio da lui
realizzata, col contributo decisivo della Carisbo e il promettente ingresso
della Galotti dei Marchesini, nome eccellente dell’imprenditoria cittadina.
Di più non si poteva chiedere, per una Virtus ormai tenuta in vita
artificialmente, dopo quell’ultima, rovinosa gestione Madrigali. Molte colpe erano state
distribuite per il decesso della Signora, ma va pur detto che quelle del
Signor Cto restano basilari, oltrechè inenarrabili: poi, è dura cambiare
idea su ignavia e miopia di Federbasket e Lega, oggi rimarcate dalla
decisione d’un tribunale della Repubblica che la barca Virtus non l’ha vista
così spacciata.
Dal fallimento evitato alla Virtus Spa non s’è infatti salvata la società
sportiva, cancellata dalla Fip per inadempienze assortite, almeno fino a
nuove pronunce di Tar e affini. Sabatini
ha dunque in mano una società Virtus, con tutti i timbri e le
araldiche in regola, ma non può farla giocare: con un’ingegneria ardita,
alla Frankenstein, cercherà di trapiantarne storia e gloria nel
Castelmaggiore che domenica, con la Vu nera e la stella in petto, esordirà
in LegaDue. La scommessa è che la gente la prenda per la vera Virtus.
Se ne sente la voglia, in giro, e va aggiunto che molto e bene ha lavorato Sabatini, per accenderla intorno a questo
innesto. Ha usato una tenacia puntigliosa, davanti a un interlocutore
volatile come Madrigali, uscendo e rientrando
con colpi quotidiani in una trattativa infinita, e sbrogliando infine
transazioni tumultuose. Ha cavalcato quella che, dopo la bocciatura del 31
agosto, è diventata la sua magnifica ossessione, ben oltre l’avvertito
dovere civico, condiviso con altri, di salvare un bene cittadino. Poteva
anche, a un certo punto, soprassedere, valutare che l’A1 era perduta, l’Eurolega
pure e che, già avendo in mano il Castelmaggiore, il marchio Virtus si
poteva poi comprare all’asta. Ma captando gli ultimi umori cittadini, Sabatini ha realizzato
che l’operazione Castelmaggiore, da sola, era fredda e posticcia, inadatta a
riaccendere la città bianconera. Prendere marchio e bacheca è diventato un
nodo difficile e costoso, ma doveroso e pressoché
obbligato. Di fronte, Madrigali
doveva cedere. Di fianco, la Carisbo voleva evitare il crack.
L’incastro s’è sistemato, ed è stato questo il suo vero punto. Ora ha alle
spalle crateri, forse neppure tutti visibili, e davanti un mare aperto e
infido. Incasserà la riconoscenza del popolo virtussino, per aver tenuto in
vita quel che pareva perduto, ma saprà presto che, a pericolo scampato, quel
cliente innamorato ma esigente vorrà rivivere a ostriche e champagne.
ma
le cose continueranno anche nei mesi a venire l'estate del 2003...
Saltano gli accordi
tra Sabatini e Francia
di Bruno Trebbi - Bolognabasket.it
- 07/10/2003
è già finita
l’avventura congiunta di Claudio Sabatini e
Paolo Francia; da oggi le due realtà procederanno su strade separate. A
scatenare l’ira del patron della FuturVirtus sono state alcune dichiarazioni
di Paolo Francia durante l’odierna riunione della Commissione “Istuzione,
Cultura e Sport” del Comune di Bologna, che Sabatini ha interpretato come un attacco
personale.
Paolo Francia ha preso la parola alla fine della riunione:
La grande Virtus da un punto di vista federale è morta, non continuiamo a
raccontare delle chiacchiere. Sabatini
ha acquistato
la FuturVirtus
Castelmaggiore che non ha niente a che fare con la grande Virtus. Poi potrà
unificare la scatola vuota acquistata da
Madrigali
con la FuturVirtus,
ma finora non si può chiamare Virtus la sua società. Addirittura, l'utilizzo
della stella sulle magliette dellla FuturVirtus è una illegittimità
regolamentare che può essere sanzionata dalla Federazione.
L'obiettivo resta quello di arrivare ad un'integrazione tra la mia Virtus
1934 e la società di
Sabatini,
ma abbiamo il diritto-dovere di essere vigilanti e di verificare che il
progetto
Sabatini
proceda sui binari
della legittimità e della trasparenza.
Se la CARISBO fosse intervenuta prima, il presidente federale avrebbe dovuto
riammettere la Virtus.
Finora siamo stati muti e zitti, ma in futuro qualsiasi affermazione contro
il nostro progetto sarà controbattuta con la stessa virulenza; non si scambi
la nostra signorilità e il nostro silenzio con codardia. Vogliamo
confrontarci con progetti chiari e trasparenti, io voglio essere il
carabiniere della Virtus.
A questo punto Claudio Sabatini ha perso
definitivamente la pazienza ed ha annunciato, non senza espressioni
colorite, che ogni tipo di accordo era saltato:
Non ci sarà più nessuna fusione, le nostre strade da oggi sono ben
distine e separate.
Ora è ufficiale, la
Virtus Bologna è salva!
yahoobasket.it
- 07/10/2003
Quello che ormai si
sapeva da tempo, ora è ufficiale: la Virtus Bologna ha evitato il fallimento
ed è salva. è la
notizia che tutti gli appassionati di basket ed in particolare i tifosi
delle "V Nere" aspettavano, ora tutti possono tirare un sospiro di sollievo
ed aspettare la prossima stagione, quando la Virtus tornerà ad esistere
anche come squadre, prendendo i diritti di Castelmaggiore.
La decisione è arrivata dal Tribunale fallimentare di Bologna che ha deciso
il "non luogo a deliberare" sul fallimento della società felsinea. Per il
collegio presieduto dal giudice Vincenzo De Robertis, decisivi sono stati
dunque il pagamento dei creditori, la conseguente desistenza delle parti e
il fatto che i debiti correnti siano coperti dal capitale sociale versato.
L'ultimo tassello è stato il parere della Procura,
che sta conducendo un'indagine sui "bond"
inglesi utilizzati nel luglio scorso per ricapitalizzare la società.
Dunque, la Virtus si è salvata in quei sei giorni compresi fra l'ultima
udienza e la camera di consiglio del collegio, quando c'è
stato il passaggio di proprietà da Madrigali
a Claudio Sabatini. Per il salvataggio della
Virtus sono stati versati circa 4.500.000 euro, con i quali sono stati
pagati i giocatori creditori, così come è stata versata una prima rata
(circa 43.000 euro) dei versamenti previdenziali dovuti all'Enpals,
dal quale è stata ottenuta una dilazione dei successivi pagamenti.
La Virtus torna ad
esistere, Sabatini vince la battaglia!
di Marco Martelli
- La Repubblica - 25/06/2004
Svuotata ed irrisa
appena una settimana fa, la bacheca della Virtus Bologna è ieri tornata a
riempirsi e a respirare, non solo per la gente che l’ha sempre seguita, ma
anche, e finalmente, per le stesse carte federali. Il sospirato annuncio
che riaffilia la Vecchia Signora al mondo del basket è arrivato in serata,
dopo un pomeriggio passato con la mano sulla cornetta, in attesa del
parere positivo dello stesso Presidente Fip Fausto Maifredi e del
Consiglio di presidenza. A commentare la (prima) vittoria burocratica da
un anno a questa parte è Claudio Sabatini,
ovviamente in sverzura, attraverso le righe del comunicato stampa:
«Naturalmente - dice il patron - in qualità di presidente e di tifoso
della Virtus sono molto felice di questa notizia. In più, come
appassionato di sport e come cittadino, mi conforta avere la conferma che
le Istituzioni sono presenti. Non è un traguardo, quello raggiunto oggi,
ma certamente rappresenta un ottimo punto di partenza, anzitutto per noi,
che possiamo fare la nostra parte scendendo in campo con serenità e in
armonia con le istituzioni alle quali ci lega un obiettivo comune. Ovvero,
lo sport come possibilità di trasmettere valori positivi, e non come
motivo di scontro e polemica». Nel comunicato, Sabatini vuole ringraziare tutti, «dal
Presidente del Coni Petrucci, al Presidente della Fip Maifredi e al
Consiglio Federale, al Presidente della Lega Prandi, ma anche le
istituzioni del territorio, dal primo cittadino Sergio Cofferati e al
Presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani». Proprio Errani, nel
primo pomeriggio, aveva commentato il momento della Virtus, attraverso
un’agenzia di stampa: «Bologna e l’Emilia-Romagna - recitava - meritano
che la Virtus torni ad occupare il posto che le compete, e auspico che
tale patrimonio non venga né disperso né penalizzato». Avranno ascoltato
anche lui.
Ha così vinto il buonsenso, da più parti evocato, ed ha vinto soprattutto
il movimento di opinione lanciato sabato pomeriggio dalla Legabasket e
raccolto, nonché amplificato, dal sindaco di oggi, Cofferati, e da quello
dell’altro ieri, Walter Vitali, ora senatore Ds, intenzionato a presentare
un’interrogazione parlamentare. Ora, i commercialisti Virtus attendono per
martedì i funzionari della Comtec. Verranno esaminati i bilanci, e la
probabile approvazione dell’Ufficio Legale darà il via al processo di
fusione con il Progresso Castelmaggiore srl, titolare del diritto di
giocare in Legadue. Qui, la Carisbo vi si iscriverà con i panni di un
tempo, in attesa del 5 luglio, data in cui la Lega approverà o meno
l’iscrizione dei 18 club aventi diritto: semafori rossi schiuderebbero le
porte di A1 ed Eurolega.
Comunque vada, sulla panchina ci sarà Giordano
Consolini, la cui vicenda è passata lievemente in secondo piano. La
separazione dalla Virtus 1934 di Paolo Francia manca ancora, ma è già
registrata la piena volontà di lasciarla: e così, non arrivasse in
extremis un soddisfacente accordo di transazione, Consolini potrebbe presentare lettera di
dimissioni, ricalcando le orme del suo head-coach storico, Ettore Messina, stretto nell’estate 2002 tra
la morsa di Madrigali e la Benetton Treviso
futura sposa. Ieri, comunque, «Jordan» muoveva i primi passi da tecnico in
pectore, salendo a Treviso insieme al ds Marco Santucci e al gm Massimo
Faraoni, che dovrebbero spostarsi oggi a Roseto (c’è Italia-Croazia) e
tornare in Veneto nel pomeriggio di domani. Alla squadra, dunque, già si
lavora.
La Fip ufficializza la
rinascita della Virtus Pallacanestro Bologna
di Simone Monari
- La Repubblica - 09/07/2004
Stavolta c’è anche il
timbro. Lo ha messo la Federazione, confermando quanto si sapeva da fine
giugno. La Virtus è risorta. Il Consiglio di presidenza della Fip, riunito a
Roma, ha ieri accettato la domanda di fusione fra la Virtus e il Progresso
Basket Castelmaggiore, per cui la nuova società disputerà il prossimo
campionato con la denominazione Virtus Pallacanestro Bologna. Una sorta di
liberazione. Se due settimane fa la garanzia era una telefonata a Claudio Sabatini di Fausto Maifredi,
presidente Fip, stavolta non c’è più nulla da temere. La Vu nera si riprende
la sua storia e i suoi trofei, quella bacheca che era diventata l’icona di
una tifoseria frustrata, timorosa che anche stavolta qualcosa potesse andare
storto. «Gran bella notizia», ha commentato Marco Bonamico, che proprio ieri
sera ha lasciato la presidenza della Virtus 1934.
«Da quando ci sono io è la vittoria più bella», ha detto Sabatini, contento, ma non raggiante. Resta un
interrogativo, pesantissimo. Quale campionato farà, la neonata Virtus, il
prossimo anno? A tal proposito, sempre ieri e sempre a Roma, nella sede
della Federazione, Sabatini
è stato sentito da Roberto Alabiso, procuratore federale aggiunto che
gli ha chiesto, congedandolo, di non rivelare quanto si erano detti. Non è
difficile, comunque, desumerlo. Da tempo infatti l’imprenditore bolognese
denuncia le pecche del movimento ed in particolare di alcuni club che non
sono in regola.
«Non dico nulla per rispetto delle istituzioni, in fondo, non essendo un
tesserato, avrei anche potuto stare a casa», ha spiegato Sabatini. Che invece a Roma c’è andato e non
s’è risparmiato. «Sono persuaso che il giudice abbia ben compreso lo spirito
e la congruità delle mie dichiarazioni», s’è limitato a dire, sibillino.
Che abbia supportato quanto andava spiegando con delle carte, è probabile.
Il colloquio è durato un’oretta circa, durante la quale Sabatini ha, nel
dettaglio, ribadito quanto da tempo sta denunciando.
«Sicuramente posso dire che il colloquio è stato cordiale», ha aggiunto.
Alabiso più che incalzare il suo interlocutore, s’è limitato ad ascoltarlo,
talvolta prendendo qualche appunto. Che farà adesso? Può decidere di multare Sabatini, di squalificarlo, oppure, se
persuaso dalla possibile veridicità delle sue affermazioni, approfondire le
indagini. Vinta la battaglia della riaffiliazione, il calendario si presenta
fitto di appuntamenti. A cominciare da domani quando la Lega deciderà se
ammettere una fra Reggio Calabria e Roseto o entrambe. La società abruzzese
delle due è quella messa peggio, anche se ieri mattina ha provveduto a
versare la somma di 350.000 euro necessaria per iscriversi al prossimo
torneo. Anche Reggio è destinata a spuntarla. Lunedì la Lega ha deciso che
la Virtus entrerà in A1 soltanto se una delle due non ce la farà, cosa che a
questo punto appare improbabile. In un eventuale campionato a 16 (cioè con
le due in bilico estromesse), la Virtus ripartirebbe dalla LegaDue. Carte
alla mano Sabatini
sostiene, e così la pensano in tanti, che Prandi, presidente di Lega,
avrebbe dovuto estromettere i due club anziché concedere la proroga, che,
per l’appunto, scade domani. «Hanno commesso un abuso giuridico clamoroso»,
afferma Sabatini, che più che sul responso di
domani ripone maggior fiducia in quello della Comtec, la commissione tecnica
di controllo, che si pronuncerà il 15. Che abbia intenzione, se le cose non
dovessero andare come si augura, di promuovere una causa milionaria nei
confronti della Lega è ormai assodato. Che ce l’abbia, fra gli altri, con
l’avvocato Palumbi, vice presidente della Fortitudo, è un altro dato di
fatto. «Mi dispiace che abbia voluto dimostrare tutta la sua creatività di
giurista nel spalleggiare e perorare la causa di Roseto, mi è sembrato un
atteggiamento di cattivo gusto, anche se in fondo - e qui non manca l’ironia
- sono ottimista visto che Palumbi di solito le cause le perde».
E mentre il gm Faraoni sonda il mercato, il ds Santucci ieri era a Cortina
per definire i dettagli del ritiro estivo della Virtus, che starà sulle
Dolomiti dal 31 agosto al 5 settembre, dopo essersi spremuta a Sestola dal
21 al 28 agosto.
Virtus, scende in
campo la Procura
di Walter Fuochi
- La Repubblica - 14/07/2004
Giocandosi a basket,
da ste parti, oramai più in tribunale che sui parquet, sono ancora
cronache da «Un giorno in pretura» quelle che, pure ieri, solcavano il
cielo del basket cittadino.
Due notizie, allora: entrambe dal fronte giudiziario. La prima è che la
Procura di Bologna ha avviato un’inchiesta contro ignoti con l’ipotesi di
frode sportiva nell’ambito delle iscrizioni al campionato di serie A:
l’indagine prende le mosse da interviste di
Claudio Sabatini, che più volte ha parlato di illegalità intorno a
queste iscrizioni.
La seconda notizia è che la Virtus va avanti per aule di giustizia. Ieri
ha chiesto il permesso alla Federbasket per poter agire davanti a un
tribunale civile contro la Lega e il suo presidente, Enrico Prandi.
L’intento è ottenere un sequestro conservativo dei beni personali in vista
di una causa fra i 10 e i 12 milioni di euro, per risarcimento danni.
Prandi non se n’è detto sorpreso («era quello che minacciava, no?») e ha
sobriamente commentato: «Mi spiace che Sabatini
percorra questa via, ma ne prendo atto, nè posso evitare che una
persona che si ritiene danneggiata chieda giustizia. Cercheremo, e
cercherò, di difendermi. Sono tranquillo, e sicuro di aver adempiuto ai
compiti che mi sono stati demandati dall’assemblea dei club».
Torniamo all’inchiesta della Procura bolognese. A occuparsene è il Pm
Enrico Cieri, già titolare dell’indagine sul doping amministrativo nel
calcio nata dalle accuse del patron rossoblù Giuseppe Gazzoni. «C’è chi
non paga i contratti di Lega - aveva tuonato Sabatini -, e chi i contratti di immagine. C’è
chi non paga l’Irpef, e chi non paga il fondo pensione. Sono sicuro di
quel che dico». Finite queste parole in un’informativa dei carabinieri di
Bologna, questi, avvertita la Procura, hanno poi sentito direttamente il
presidente virtussino. Il colloquio sarebbe durato un’oretta, vi sarebbero
state ribadite queste presunte irregolarità, senza però far nomi di
singoli club o persone. Il Pm Cieri ha così deciso di formulare l’ipotesi
di reato di frode sportiva a carico di ignoti. Sabatini non ha né confermato né smentito il
colloquio coi militari e ieri ha chiosato: «Spiace che di questioni
sportive debbano occuparsi un magistrato e l’Arma, ma forse proprio questa
è la fotografia del nostro basket e della capacità di guidarlo dei suoi
dirigenti».
L’altra partita, come detto, è quella della causa civile contro la Lega
Basket, per una cifra che i legali di Sabatini
non hanno quantificato, ma che dovrebbe avere a parametro l’ultima
stagione in A1 della Virtus, con un giro di circa 23 miliardi. Oltre a
questo, s’arguisce che un’eventuale riammissione della squadra in A1 non
farebbe desistere il proprietario dall’azione: un danno, a parer suo, c’è
già stato e s’ingrossa giorno dopo giorno. «Se reclamiamo tempi stretti
nella decisioni, non è per capriccio. Ai danni d’immagine, e a quelli
dovuti alla mancata partecipazione all’A1 e all’Eurolega, in termini di
incassi e sponsor, devo aggiungere le quotidiane difficoltà che
incontriamo per fare la squadra, i giocatori che abbiamo perduto sul
mercato perché non avevano certezza dell’A1, quelli che ci chiedono il
doppio per scendere in LegaDue».
Dalla federazione dicono che risponderanno a stretto giro
sull’autorizzazione richiesta per la causa civile. «Mi consulterò con i
nostri legali - ha fatto sapere ieri il presidente Maifredi -, voglio
saperlo da loro come muovermi. E può anche darsi che per agire contro la
Lega, che è un’associazione, non serva nemmeno l’autorizzazione.
Piuttosto, non voglio dare consigli a Sabatini,
che può benissimo tutelarsi come meglio crede, ma gli ho chiesto di
aspettare l’esame dei bilanci delle società di A che la Comtec renderà
noti giovedì (domani, ndr). Ci saranno decisioni che provocheranno
reazioni, ci saranno tante cose di cui dovremo riparlare».
Insomma, domani è un altro giorno, e un giorno ad alta pressione. Ma ormai
non ce ne sono più di lisci, nelle estati della Virtus.
Virtus, ingiustizia è
fatta
di Alessandro Gallo
- Il Resto del Carlino - 27/07/2004
Via Vitorchiano, Roma.
Non è il 31 agosto 2003, ma la risposta da parte del Consiglio federale
della Fip nei confronti della Virtus Bologna è pressoché identica: parere
negativo. Niente serie A. E se un anno fa i consiglieri bocciarono il
«progetto Sabatini», ieri hanno detto no
all’esposto.
«Respinta — si legge nel comunicato — la richiesta della Virtus Bologna. Il
Consiglio federale, ascoltata la relazione dell’ufficio legale, ha rigettato
la richiesta della Virtus Bologna di adire le vie legali nei confronti della
Lega di serie A e del suo presidente».
Ma il presidente della Fip, Fausto Maifredi, attende l’esito delle indagini
della Procura federale.
Amareggiato. Claudio Sabatini incassa il
doppio no del Consiglio federale della Fip, ma non alza bandiera bianca. La
serie A è svanita: la Virtus Bologna ci riproverà, ora, sul campo. Cercando
di portare a casa quel primo posto, in Legadue, che significherebbe il
ritorno, senza passare dai playoff, in serie A. Ci riproverà sul campo, la
Virtus, anche se, non è detto, che qualche strascico legale non possa
esserci.
Sabatini, il verdetto della Fip è definitivo.
«Da uomo di sport accetto la decisione. Non la capisco, ma mi adeguo. Da
imprenditore, invece, resto perplesso. Ma preferisco non commentare e tenere
tutto per me. Anche se...».
Se?
«Mi porto dietro da un po’ di tempo un dubbio».
Quale?
«Quello legato ai contratti di immagine. A tutt’oggi, nonostante le mie
domande, non ho ricevuto risposta. In che misura si possono utilizzare i
contratti di immagine? è
una differenza sostanziale. Perché cambiano i contributi da elargire allo
Stato».
Si sente sconfitto?
«No, ho perso il primo round. E non è detto che debba perdere. C’è ancora
un’indagine in corso. Ho letto da qualche parte che avrei presentato un
esposto alla Procura della Repubblica. Non ho fatto nulla di ciò. E’ la
Procura che sta indagando. Ho massima fiducia».
Dopo aver sollevato questo
polverone — senza per altro raggiungere l’obiettivo prefisso — non teme di
dover pagare pegno?
«Qualcuno mi ha detto di stare attento. Molti amici mi hanno detto che,
magari, non avrò arbitraggi favorevoli. A questo cose non credo. Ho fiducia
nei confronti della classe arbitrale».
Si fermeranno, dopo il no della
Fip, le sue cause?
«Non sono un legale. Dovrò valutare il tutto con i miei avvocati. Non
commento, ma qualcosa, come uomo di comunicazione, la posso dire. Non è
stato fatto un bel servizio al mondo dello sport. E, intanto, farò un’altra
cosa».
Cosa?
«Pubblicherò sul nostro sito i bilanci dei club di serie A».
Può farlo?
«I bilanci sono pubblici».
Ma non sarà una decisione
boomerang?
«La mia non è una scelta, è un obbligo. Vorrei dare visibilità ai contratti
di immagine. Per capirli. Vorrei le istruzioni per l’uso. Come si utilizzano
e in quale percentuale possono essere utilizzati questi accordi?».
Si ricomincia dalla Legadue.
«Siamo pronti».
Anche per gli abbonamenti?
«Ne riparleremo. Anziché l’Eurolega e la trasferta di Tel Aviv andremo un
paio di volte in Sicilia».
La Virtus rimane in
Legadue
di W. Fuochi e M.
Martelli - La Repubblica - 27/07/2004
Finisce con una
Caporetto bianconera il Consiglio Federale che, ieri a Roma, doveva riaprire
alla Virtus le porte della serie A. Il palazzo che già la escluse il 31
agosto 2003, l’ha respinta di nuovo, infliggendole una sconfitta totale. La
Virtus rifarà la LegaDue, e in più Sabatini
non potrà rivolgersi, per reclamare i propri diritti e conteggiare i
propri danni, alla giustizia ordinaria. Il CF gliene ha negato
l’autorizzazione e l’ha anzi deferito al Giudice sportivo: decida lui se,
con le parole ai giornali, il patron non ha esagerato. L’unico contentino,
peraltro annunciato, è arrivato dalla ratifica della riaffiliazione:
perlomeno, la squadra si chiamerà di nuovo Virtus Bologna. Ma il suo
campionato sarà l’A2: il ricorso di Sabatini
è passato, per ora, senza far male a una mosca. Il palazzo ha saldato
i suoi sistemi d’autoprotezione, Lega e Fip, fino a ieri cagnesche, hanno
riunito pensieri, parole e stangate. La discussione sul caso Virtus non è
stata neppur troppo animata, a parte i mugugni di qualche consigliere
contrariato dalle recenti 'aperture’ del presidente federale Maifredi.
L’unione ha partorito infine quel diniego secco come una frustata.
E Cioè il diniego sull’autorizzazione ad adire la magistratura ordinaria che Sabatini aveva chiesto
per ottenere, in via cautelare, il sequestro conservativo dei beni della
Legabasket e del suo presidente Prandi. Insomma, traducendo la giornata, la
Fip s’è accodata alla Lega, lasciando tutto com’era già stato accomodato.
Serie A a 18 squadre, con Teramo e Roseto dentro, senza doverne neanche
dibattere. L’impressione, a rivederla dopo, è che la partita si sia solo
trascinata, sempre più stancamente, quando s’era già praticamente chiusa il
5 luglio: quel giorno, la decisione dell’assemblea di Lega di aspettare
Roseto, al di là d’un termine discutibile e discusso, esprimeva una scelta
forte e chiara. Dentro Roseto, fuori la Virtus.
I lavori del Consiglio Federale, presenti 12 consiglieri su 20 aventi
diritto di voto, erano scattati ieri in perfetto orario, alle 9. Ma già
dalle prime soffiate, l’allargamento della A a 20 club era parsa un’ipotesi
remota. L’intervento più atteso era quello di Prandi, che teneva la sua
relazione sull’ammissione e permanenza delle 18 squadre alla serie A, senza
ovviamente menzionare l’ipotesi delle 20, che da sempre fa a pugni con la
convenzione Fip-Lega. Toccava poi all’avvocato Guido Valori, capo dei legali
Fip, far notare che è in corso un’inchiesta da parte della Procura Federale,
notizia peraltro inserita e documentata nel fascicolo riservato ad ogni
consigliere. L’intervento, sostanzialmente informativo, non ha mosso alcuna
posizione e s’è regolarmente proceduto all’ammissione delle 18, con adesione
completa alla relazione di Prandi.
Alla pausa pizza, usciva nell’atrio Maifredi, che a colloquio con un paio di
cronisti chiudeva subito ogni discorso, enunciando le decisioni del CF. «Per
prima cosa, è stata ratificata la fusione Virtus-Castelmaggiore: in Legadue
s’avrà la dicitura Virtus Pallacanestro Bologna. Poi, riguardo al
campionato, sono state iscritte regolarmente Roseto e Teramo e confermate le
altre 16 aventi diritto. Le 20 squadre? Non se n’è nemmeno parlato,
semplicemente perché la Lega non ha chiesto alcuna posizione da parte
nostra». Il nodo caldo riguardava anche l’azione legale portata avanti da Sabatini. «Aspettiamo il parere della Procura
Federale - ha detto Maifredi -, che interrogherà Sabatini e, dalle conclusioni, trarremo il nostro
giudizio: nel caso, esamineremo anche la possibilità di un deferimento».
Dura, durissima la decisione, arrivata già in mattinata, lasciando le ore
del pomeriggio all’ordinaria amministrazione e quelle della sera al
comunicato ufficiale della Fip. Dopo la ratifica della fusione
Virtus-Progresso, vi si legge che «il Consiglio Federale ha dato mandato al
Giudice sportivo di accertare eventuali irregolarità nelle dichiarazioni dei
Sigg. Sabatini (Virtus),
Antonetti (Teramo) e Martinelli (Roseto)». Quindi, la versione ufficiale,
mancante di motivazione, del rigetto della «richiesta della società Virtus
Bologna di adire le vie legali nei confronti della Lega di serie A e del suo
Presidente».
Non mancheranno polemiche e una, ieri, è già partita da Ferrara, dove il
presidente Mascellani ha attaccato parole e metodi di Sabatini, augurandosi che adesso non si parli
più di tribunali. «Se poi, per trasparenza, volesse mandarci la fattura del
buy-out di Masieri, il giocatore che rilevammo da lui a primavera, qui a
Ferrara la stiamo ancora aspettando».
Virtus, Sabatini e
Francia firmano l'accordo
di Marco Martelli
- La Repubblica - 01/08/2004
L’avevano promesso
trecento giorni fa, a settembre, uno di fianco all’altro. Ieri, insieme, al
termine di una storia piuttosto accidentata («Ma mica dobbiamo fidanzarci»,
hanno sorriso), Paolo Francia e Claudio Sabatini
hanno dato il via al progetto comune. La Virtus 1934, che verrà
guidata da Umberto Arletti, da anni a capo della Salus Annunziata, e che
dovrebbe giocare al PalaMalaguti prima della Legadue, fungerà da serbatoio
per la Virtus, con un unico settore giovanile.
Marco Sanguettoli sarà il responsabile, allenando Juniores e Cadetti
della Virtus Pallacanestro.
«E’ lo sbocco naturale - ha esordito Francia - , ora che la Virtus è
risorta. Un anno fa avevo la mia visione, cioè che la situazione della
Virtus fosse insanabile, ormai fallita: ha avuto ragione Claudio. Ora
creiamo quest’alleanza, che può essere d’esempio: sono soddisfatto, e lo è
anche la Carisbo». Ma il progetto è molto più ampio. Sabatini e Faraoni
hanno in mente di riaprire la foresteria, di creare un «Mondo Virtus» che
sia il nuovo quartier generale, sia della società, che dei ragazzi, che un
punto di ritrovo. «I giovani sono la base di ogni società - ha detto il gm -
, e i Bonora e i
Belinelli devono giocare in Virtus. Cercheremo ragazzi nel territorio,
li seguiremo e controlleremo: studieranno, dovranno avere un buon profitto,
e noi dovremo sempre sapere cosa mangiano». Lì è uscito Sabatini. «Ho sempre
pensato che lo sport debba anche essere scuola di vita: cresceremo
giocatori, ma soprattutto uomini cui rimangano impressi valori. E, un
giorno, speriamo di essere tutti in un prato, mettendo la prima pietra della
nuova casa Virtus: stiamo visionando 3-4 aree».
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