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UNA LUNGA ESTATE CALDA

 

è Sergio Scariolo il nuovo allenatore della Virtus!

virtus.it - 08-07-2003

 

La Virtus Pallacanestro Bologna comunica di aver raggiunto, in data odierna, un accordo triennale con il signor Sergio Scariolo, che ricoprirà il ruolo di capo allenatore. Nato a Brescia l’1 Aprile 1961, Sergio Scariolo si é laureato in giurisprudenza all'Università statale di Milano. È allenatore professionista dalla stagione 1980/81.
È stato responsabile del Settore Giovanile di Pintinox/Simmenthal Brescia e della Scavolini Pesaro. Ha allenato la squadra delle Forza Armate e la Nazionale Militare Italiana, con la quale ha vinto il Titolo Mondiale nell'anno 1985. È stato vice-allenatore in serie A per 3 anni a Brescia (con Riccardo Sales e Carlo Rinaldi) e 4 anni a Pesaro (con Gian Carlo Sacco e Valerio Bianchini). Ha allenato da capo allenatore la Scavolini Pesaro, il Billy-Hyundai Desio, la Filodoro-Teamsystem Bologna, il Tau Cerámica Vitoria ed il Real Madrid. È stato Direttore Generale della Sezione Pallacanestro del Real Madrid dal 2000 al 2002.
Ha vinto il Campionato Italiano con la Scavolini nell'89/90, la Coppa di Spagna con il Tau Cerámica nell'98/99 e il Campionato Spagnolo con il Real Madrid nel 99/00. È stato finalista in Coppa Korac (Scavolini, ‘89/90), nel Campionato Italiano (Teamsystem, ‘95/96), in Copa di Spagna (Real Madrid, ‘00/01) e due volte nel Campionato Spagnolo (Tau Cerámicá, ‘97/98 e Real Madrid, 2000/01). Ha allenato l'unica squadra europea capace di portare al tempo supplementare una squadra NBA (Scavolini, Mc Donald's Open, Barcelona 1990).
È stato allenatore dell'anno in Italia (1994) e Spagna (2000). È relatore nei clinics più importanti d'Europa e nei corsi di formazione in aziende, università e scuole di formazione per manager.
Sergio Scariolo sarà presentato alla stampa domani.

 


 

La Virtus ha sette giorni per sistemare i conti

di Walter Fuochi - La Repubblica - 13/07/2003

 

State calmi, andrà tutto a posto. Non si smontano in Virtus, quando in mattinata arriva da Roma la notizia che, all’oggi, la squadra non sarebbe iscritta al campionato, dopo i controlli sulla sua situazione economica. Iscritta lo sarà domani, ossia entro sabato 19, garantiscono dalla casa bianconera: ci sono sette giorni per sistemarsi e quel ristretto tempo tecnico verrà usato per farlo.
Non è bello comunque finire sulla lavagna dei cattivi, specie quando si era abituati a star coi primi della classe: e così, ai cronisti che ieri l’hanno rintracciato, il presidente Madrigali non ha nascosto una forte irritazione, a 360 gradi. Di squadre non in regola ce ne sono tante (9 ieri, fra A1 e LegaDue), e parecchie ce ne furono pure l’anno scorso, anche fra chi ora chiede severità nei controlli. A far morbosamente notizia è solo la Virtus. Che invece, parola di presidente, esiste e continuerà ad esistere.
Un altro passaggio aspro della giornata c’è poi stato nel pomeriggio. Citando per la sua Napoli, pure esclusa, solo problemi burocratici, il presidente Maione aveva aggiunto che «guardando in casa d’altri, mi pare che alla Virtus Bologna ci sia più di qualche intoppo e qualcuno anche rilevante». A Maione dev’essere arrivato un messaggio forte e chiaro se a sera, sempre via Ansa, correggeva il tiro, esprimendo l’auspicio che a Bologna si potessero risolvere presto i problemi. «Tutto quanto affermato sulla Virtus Bologna - dettava il presidente della Pompea - si riferiva a quanto riportato dagli organi di stampa nei giorni scorsi e non a valutazioni espresse dalla commissione tecnica e di controllo della Fip. Nè ad altro. C’è in noi l’auspicio e la certezza che la Virtus superi le eventuali problematiche esistenti, come riportato dalla stampa ultimamente e a iscriversi regolarmente al campionato».
Da Cervia, invece, intercettato ieri in una pausa del clinic internazionale, Sergio Scariolo minimizzava, dicendo che era un passo previsto, e che anzi l’annuncio anticipato della Comtec, in realtà atteso per martedì, concede tempi meno stretti per adempiere agli obblighi di norma. Ma in società era già tutto chiaro, venerdì erano scesi a Roma un paio di emissari a seguire di persona la questione negli uffici della Comtec ed erano rientrati con un quadro tranquillizzante.
La ripartenza della Virtus procede così, fra distensioni e contrattempi. Giovedì la Lega basket aveva dichiarato che tutte le 18 società di A1 erano in regola con le fideiussioni, Virtus compresa, dunque; ieri è saltato fuori quest’altro capo da doppiare. E’ una partita importante, ma non esaurisce la partita, perché non include gli effetti del lodo Becirovic. Lo sloveno deve essere pagato, ma la società contesta alcuni difetti del lodo (e Madrigali, in assemblea di Lega, ha svolto pure, giovedì, un duro intervento contro la pratica stessa di questi arbitrati). Con Becirovic viene tenuto aperto un canale di trattativa (e lui conta sempre di giocare qui), prima di imboccare la strada del Tar: si trovasse un accordo per farlo giocare quest’anno, magari in prestito, e si potesse riaggiornare la questione all’estate prossima, forse l’impasse si sbloccherebbe. Oltretutto, solo un vero impegno agonistico potrebbe davvero testarne il recupero.
L’impressione è che si entri nei giorni decisivi per chiudere i conti con la gestione pregressa, sia di Becirovic, sia di tutti gli altri. La Virtus almeno intende farlo nella prima parte di questa settimana, per salpare poi senza sovrappesi nell’anno che verrà, cominciando a parlare di squadra, staff dirigenziale, sponsor, campo di gioco, campagna abbonamenti e quant’altro incalzerà.

 


 

La Virtus non paga Becirovic, ma farà il campionato

di W. Fuochi e M. Martelli - La Repubblica - 30/07/2003

 

Non si paga e non si esce dal campionato. C’è una terza via ed è quella che la Virtus batterà: il tribunale. Ieri doveva essere il giorno del dentro o fuori, ma la Virtus ha fatto scadere il termine della proroga per saldare Becirovic (da lui stesso accordata), evitando però che la federazione l’escludesse dal prossimo torneo. La Fip ha preso atto invece della richiesta avanzata dalla società bianconera di adire la giustizia ordinaria: il presidente Maifredi ha concesso l’autorizzazione ieri sera, deliberando in via d’urgenza e aspettando ora la ratifica del consiglio federale. Intorno alle 20, infatti, la Virtus ha depositato una fideiussione per l’importo del lodo, affidandola a un proprio legale sceso a Roma. Stamane un avvocato della Fip controllerà la validità della fideiussione, richiesta a tutela del tesserato. Se Becirovic avrà ragione dal tribunale, incasserà. A suo tempo. Quelli della nostra giustizia sono tristemente noti.
La Virtus era dunque iscritta al campionato di serie A e iscritta resta. Rimane sub judice la sua partita con Becirovic, nel senso che verrà amministrata da un’altra giustizia, oppure risolta con un accordo tra le parti: quello, ovviamente, è sempre possibile, anche se sempre meno probabile. Il lodo Becirovic, impugnato per un qualche vizio di forma, verrà dunque discusso altrove. La Virtus intanto, fugate le nubi sulla propria sopravvivenza nel massimo torneo, andrà avanti a riformarsi. Non è che le nubi si siano dissolte ieri. Tutt’altro.
Non è stato il giorno migliore per l’autonomia dello sport, le certezze della sua giustizia, e quello che, attraverso questo varco, potrà arrivare a valanga su un sistema sempre più vulnerabile. Anche i palazzi del governo dei canestri, federazione e lega, escono dalla vicenda avendo subito vigorose scosse telluriche: se ne siano stati lesionati lo dirà il futuro, quando il prosieguo dei fatti chiarirà qualche altro giudizio che oggi già germoglia come indizio o sospetto. Che questa non sia stata una svolta dell’ultima ora, in Virtus, appare più che plausibile: la strategia del tribunale era stata tracciata da tempo, pure enunciata in qualche esternazione di Madrigali e ieri soltanto portata a termine, dopo la solita, lunghissima giornata di passione. L’agente di Becirovic, Maurizio Balducci, è stato a lungo in sede a trattare l’affare, ma già dai movimenti del mattino s’era intuita la strada che la Virtus avrebbe imboccato.
Quanto al futuro, questi giorni incideranno pure sulle scelte tecniche e si profila all’orizzonte un altro nodo difficile: Smodis. Tenerlo significa avere un pezzo da quintetto e una buona fetta di budget impegnata. Non riuscire a confermarlo, sguarnirebbe ancor più l’organico: pure Matjaz vanta qualche arretrato, ad attenderlo c’è la Skipper (e, con un’offertona, pure il Cska Mosca). Intanto, la Virtus cerca gli italiani: è stato contattato Bonora, tentato Soragna, sondati Garri e Casoli. Nel mercato extra, difficile la conferma di Dial: Derrick potrebbe riempire il buco lasciato da Langdon a Treviso.

 


 

La Virtus é fuori!

telebasket.it - 04/08/2003

 

Il Consiglio federale nella riunione odierna ha deliberato, all’unanimità dei presenti, di confermare le precedenti delibere del 31 maggio e del 25 luglio 2003, con conseguente revoca dell’affiliazione della società Virtus Bologna, con esclusione dal diritto di partecipazione ai campionati federali.
Il CF ha, inoltre, rilevato che non sussistono le condizioni per l’applicazione dell’articolo 170 R. O .

In altre parole, Il Consiglio Federale ha escluso la Virtus Bologna dal prossimo campionato di serie A, a causa del mancato pagamento del lodo con Sani Becirovic, decisione che comporta la revoca dell'affiliazione alla Fip e quindi la sparizione della società.

 


 

L'opinione di Walter Fuochi

di Walter Fuochi - La Repubblica - 05/08/2003

 

Riunito intorno al tavolo del suo Gran Consiglio, il governo del basket ha cancellato ieri la Virtus scrivendo la parola fine su una storia di settant’anni e choccando, con questo, un’intera città: non solo l’ampia metà virtussina, ma pure quella fortitudina, spiazzata dall’uscita di scena dell’eterna nemica e resa orfana del suo evento più sentito, quel derby che non arriverà alla sua centesima replica.
La federbasket ha detto in breve, passando dalla storia alla cronaca, che è finito il tempo dei trucchi e delle bugie, dei giochi di prestigio contabili e delle repliche irridenti, ossia quello di una Virtus che gli stessi virtussini, a Bologna, non riconoscevano più. Quella di Marco Madrigali, presidente di tre stagioni mai così stridenti per clamorosa diseguaglianza: nella prima solo trionfi; nella seconda, incomprensioni, liti e qualche risultato minimo che forse, viste le rovine odierne, fu dovuto a chi, malgrado tutto, tenne il dito nella diga, nella titanica impresa di evitare i crolli; nella terza, un’irripetibile sequenza di errori, cambiando due allenatori e una ventina di giocatori per ottenere il risultato più avaro della storia del club, avviando nel contempo quella caduta che i disagi delle aziende del presidente non potevano certo frenare.
Così, alla fine, la Virtus è stramazzata sul caso Becirovic, ma sarà difficile credere che questo sia stato un incidente di percorso: invece, solo l’esplosione di una crisi finanziaria che alla fine ha travolto ogni sponda. Eppure, fino all’ultimo momento (e anche dopo, visti i propositi battaglieri di ricorsi manifestati ieri a bocciatura fresca), Madrigali ha sfidato il mondo intero a credere ai suoi piani di risalita, invitato i suoi tecnici a trattare giocatori, zittito a brusche risposte, che oggi finiranno in un patetico catalogo di ultime parole famose, chi avanzava qualche dubbio. Aveva pure costruito una scatola finanziaria per salvare la Virtus, rivendendola a se stesso, con la trovata di quel gruppo Sport & Impresa che era solo il salotto di famiglia. Tutto questo non è servito, da ieri la Virtus non esiste più, e il primo effetto vistoso sarà la diaspora dei suoi giocatori, federalmente svincolati: e se Smodis, proprio stamane, doveva firmare per essere il cardine della ripartenza (verità energicamente reclamata fino a ieri dall’intero staff Virtus), lo stesso Smodis piglierà più facilmente la strada della Fortitudo (malgrado un ultimo, duro assalto del Panathinaikos).
Madrigali esce sconfitto dalla sua partita, su tutti i fronti. E il crollo del tempio travolge tutti, fedeli ed agnostici. Suona stonata pure l’ultima sfida spedita a Becirovic, quando il ragazzo, mettendosi di traverso, aveva forse interrotto la serie d’operazioni che, con qualche acquiescenza, poteva evitare l’epilogo odierno. Stia tranquillo, disse il presidente, non sarà Sani Boy ad essere ricordato come colui che affondò la Virtus. Perfettamente d’accordo. Chi ha affondato la Virtus, a Bologna, lo sanno tutti benissimo.

 


 

Il TAR riammette la Virtus, tutto in sospeso fino al 28 agosto

telebasket.it - 12/08/2003

 

Il presidente della sezione feriale del Tar dell'Emilia-Romagna, con un provvedimento monocratico, ha accolto il ricorso della Virtus e di fatto ha sospeso gli effetti della delibera Fip che il 4 agosto scorso aveva escluso la societá bianconera dalla serie A. Questa delibera, firmata in via monocratica dal presidente, ricorrendo l'eccezionale urgenza, verrá discussa il 28 agosto prossimo, in un'udienza cautelare dal collegio amministrativo del Tar. In quella sede interverranno tutte le parti coinvolte nella vicenda
Comunicato della Lega Basket Serie A
In data odierna la Lega Basket Serie A ha ricevuto notifica che la domanda di provvedimento presidenziale d’urgenza, ex articolo 3 legge 205/2000, è stata accolta dal Presidente del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia Romagna e pertanto i provvedimenti di revoca dell’affiliazione della Virtus Bologna e di esclusione dai campionati 2003-2004 assunti dal Consiglio Federale della Fip sono sospesi sino al 28 agosto compreso.
Da ciò ne consegue che la Lega Basket Serie A sospende da oggi le modalità previste per la riassegnazione del titolo sportivo della Virtus sino al 28 agosto 2003 compreso.
La Lega Basket Serie A comunicherà successivamente a tale data, in relazione alle decisioni della Camera di Consiglio del Tar, le modalità procedurali.

 


 

Francia: "Ho già iscritto una Virtus 1934 di scorta"

di Luciano Nigro - La Repubblica - 13/08/2003

 

«Sì, è vero - dice Paolo Francia - ho affiliato una nuova società di basket, la Virtus 1934».
Nel pomeriggio di un surriscaldato martedì 12 agosto, Bologna scopre di non avere più una sola squadra, come temeva, ma di averne virtualmente tre. Mentre Madrigali vinceva al Tar per riportare in A1 la sua Virtus "doc", è nata una Virtus "di scorta".
«Sia chiaro - mette le mani avanti Francia - la nostra società entrerà in partita solo se alla Grande Virtus le cose dovessero andare male. Noi speriamo che del nostro salvataggio non ci sia bisogno, che le "V nere" possano scendere sui parquet della massima serie. Solo in caso contrario entreremmo in campo noi». Il "noi", in questo caso, sono i dieci imprenditori di cui abbiamo parlato ieri. Dieci supertifosi disposti a investire 300 mila euro a testa, per avere un capitale di tre milioni con il quale ripartire se la radiazione della Virtus dovesse essere confermata. A metterli insieme con un paziente lavoro di tessitura è stato il direttore di Rai Sport, uomo da sempre legato al mondo Virtus, che si è messo in movimento dopo la cancellazione della società di Madrigali dai campionati di pallacanestro.
Cambia qualcosa la decisione del Tar, Francia?
«Non cambia nulla, in realtà. La sospensione era attesa. Ma nessuno sa come finirà la partita. Cosa dirà la Federazione? E il Coni?».
Il Coni è contrario alla riammissione della Virtus.
La Fip sembra possibilista. La Lega ha rinviato tutto al 28 agosto.
«Ecco, appunto. Speriamo che le cose si risolvano».
Avete iscritto la squadra in B1 come si vocifera?
«Abbiamo affiliato una società, ma non tocca a noi scegliere la serie. Decide la Fip».
Il nome?
«Virtus 1934»
Il capocordata?
«Non c’è un capo. Sono io l’amministratore perché l’ho depositata io. Non è una squadra. Solo una società, una "srl". Con me ci sono dieci persone».
I loro nomi?
«Preferiscono non comparire, per ora. Lo faranno se entreremo in campo».
Dopo il Tar, ci sono altri ostacoli: il pagamento dei giocatori, i debiti, forse una richiesta di fallimento...
«Preferisco non parlarne».
Se però alla fine
la Virtus venisse cancellata, nascerebbe la vostra nuova Virtus?
«Esatto».
Risorta dalle ceneri della vecchia, come l’araba fenice?
«Risorgerebbe, ma non sarebbe un’araba fenice».
E se Madrigali riconquistasse il posto in A1? O se vendesse?
«Sarebbe ottimo».
E Bologna avrebbe tre squadre di pallacanestro?
«No. In quel caso non ci sarebbe bisogno di noi e tanto meglio per la Virtus. Noi ci faremmo da parte».

 


 

Le due Virtus: parlano i tifosi

di A. Gallo - Il Resto del Carlino - 14/08/2003

 

Da zero (Virtus) a due (sempre Virtus) nel giro di poche ore. La nuova situazione — la presa di posizione del Tar (attenzione, nel mondo del calcio, proprio ieri, il tribunale amministrativo regionale ha ribadito la validità del ricorso del Catania, intimando alla federazione di accogliere il club etneo nel campionato cadetto) in attesa del 28 agosto e il progetto Virtus 1934 — non sconvolge la tifoseria bianconera. Che punta con decisione alla difesa del titolo e che, proprio per questo motivo, risulta più affezionata a quella vecchia.
«La Virtus vera — racconta Romano Bertocchi, storico presidente del Club dei Cento — è una sola, quella di Madrigali. Se sarò costretto ad andare a fare il tifo per un'altra Virtus lo farò. Ora però il sostegno va tutto a Claudio Sabatini. Mi auguro che riesca a portare avanti le sue idee e i suoi progetti. Perché la Virtus vera, con la sua bacheca, è proprio quella là. Anche se la Virtus 1934, per me, che sono del '29, mi riporterebbe indietro nel tempo».
Andrea Bassi è uno dei leader storici dei Forever Boys Virtus. «Mi auguro che il progetto di Francia non vada a buon fine. Ma questo perché spero che resti l'altra Virtus. Se pagano Becirovic e saldano le altre pendenze, credo ancora che si possa fare qualcosa. è vero che il progetto Francia è comunque importante, perché rappresenta un punto dal quale ripartire in caso di fallimento. Mi auguro — credo che la Fip abbia mille motivi per tenere viva la Virtus — che quello di Francia resti solo un progetto».
Deciso anche il commento di Cristiano Tabellini, al secolo Tabba c'è. «Con tutto il rispetto — sottolinea —, la Virtus 1934 non sarebbe più quella della stella, quella della storia. E mi chiedo: a che titolo c'è, per ora, una rinascita del genere? Io vedo una sola Virtus, una sola società. Quello che è stato fatto in questo momento, con il riconoscimento della Fip sulla seconda Virtus, mi sembra la classica soluzione all'italiana. Ma se passasse questa logica credo che si arriverebbe al fallimento della prima. E anch'io vivrei questa situazione come un vero e proprio fallimento. Come si salverebbe, poi, il titolo sportivo?».
Chiude con una battuta amara, Tabba c'è, che come altri tifosi bianconeri avrebbe voluto festeggiare la squadra al raduno (in questo momento solo virtuale) che era stato fissato per domenica 17 agosto. «Però — insiste — con quattro allenatori, tre preparatori atletici e almeno due presidenti, Madrigali e Francia, appunto, credo che comunque si sia in grado di mettere in campo una squadra. Peccato, almeno per ora, manchino proprio i giocatori...».

 


 

Virtus: il decreto salvacalcio annulla il ricorso al TAR

telebasket.it - 20/08/2003

 

Il decreto salvacalcio varato oggi dal consiglio dei ministri ha effetti anche sulla Virtus Bologna.
Il decreto rinforza tutte le discipline sportive e va applicato, dunque, anche al basket. La società bianconera aveva fatto ricorso al Tar dell'Emilia Romagna per ottenere la riammissione alla serie A dopo la revoca federale dell'affiliazione dello scorso 4 agosto. Il Tribunale aveva chiesto alla Lega di non assegnare il titolo sportivo fino al 28 agosto.
Ma ora l'unico Tribunale competente a decidere sulle misure cautelari è il Tar del Lazio e "in sede di applicazione transitoria - come spiega il comunicato diffuso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - le misure cautelari già emanate vengono sospese fino all'eventuale nuova pronuncia del Tar del Lazio medesimo".

 


 

 

: "Serie A possibile, dopo l'accordo con i tesserati"

di A. Gallo - Il Resto del Carlino - 21/08/2003

 

Claudio Sabatini, che succede?
«Se mi passate la battuta mi è riuscito il tiro da 23 o da 24. Non so nemmeno quante situazioni abbiamo sistemato».
Però avete risolto tutte le questioni?
«Tutte. Transato con tutti».
Già pagato?
«Il pagamento avverrà quando la Virtus si iscriverà al campionato».
Come ha fatto?
«Devo ringraziare tutti. Il merito non è mio, ma dei giocatori. Devo dire un grazie particolare a Becirovic che spero continui a indossare la nostra maglia (ma il giocatore è partito per Denver; ndr)».
Ora dovrà convincere altra gente. Che sta a Roma.
«Sono ottimista. Non sono un imprenditore facoltoso, né tantomeno un potente. Sono qui per salvare un club».
Come farà? Proverà a convincere Maifredi? Farà altrettanto con Petrucci? Chiamerà entrambi?
«Se mi date i loro numeri di telefono lo faccio subito. Per ora non li ho. Non ho nemmeno appoggi a Roma. Però credo di essere dotato di buon senso».
C'è il ricorso al Tar di Bologna. E si parlava della possibilità di un ricorso a quello del Lazio.
«Ripeto, voglio ritirare qualsiasi tipo di ricorso».
Lei 24 ore fa era molto pessimista. Cosa è cambiato?
«Credo sia stato determinante l'accordo con Becirovic. Molto hanno fatto i procuratori. Un po' hanno mollato loro, un po' l'ho fatto io».
Spieghi che tipo di accordo avete raggiunto.
«I contratti saranno onorati se e solo se giocheremo in serie A».
Procuratori e giocatori sanno di questo particolare?
«Certamente, sono consapevoli».
Stanco?
«Molto, ma vado a letto contento. Vorrei ringraziare anche Scariolo, determinante per raggiungere alcuni accordi».
Lei come si è presentato ai procuratori?
«Ho detto, semplicemente, piacere, Claudio Sabatini, vorrei salvare la Virtus».
E questo è bastato?
«Per il momento sì».
Ha delle liberatorie in mano?
«No. Ci sono delle intese. Domani raccoglieremo tutte le firme».
Si sente l'uomo della provvidenza?
«No, per l'amor di Dio. Ho solo trovato tanti amici. Con i quali abbiamo cercato di salvare la Virtus».
I tempi stringono. Già pensato alla squadra del futuro?
«Non esageriamo. Prima di tutto dobbiamo concentrarci sulla salvezza di questa Virtus. Quando l'avremo ottenuta allora potremo pensare ad altre questioni».
Allora ha già ritirato il ricorso al Tar?
«Non spetta a me, ma al presidente. Posso dire che, personalmente, lo ritirerei subito. Ed è quello che voglio fare».
E se non vi facessero giocare in campionato?
«Ci resta l'Eurolega».
Come l'Eurolega?
«La Virtus è tra i soci fondatori. Ha pieno diritto di giocare quella competizione».
Dagli uffici Uleb hanno fatto capire che dipende tutto dall'affiliazione.
«Ripeto, siamo tra i fondatori. Comunque resto fiducioso. E poi...».
Dica.
«Non conosco le regole della pallacanestro, conosco quelle del buon senso. Mi dicano che cosa vogliono».
Che cosa vuole dire?
«Che da un lato c'è un imprenditore, pronto a pagare dei debiti e a salvare un club storico come la Virtus».
E dall'altro lato?
«Ci sono dei creditori che non vedrebbero un euro, e una società che potrebbe sparire. Mi facciano capire cosa vogliono. Anche se, sinceramente, farei fatica ad adattarmi alla logica di questa seconda ipotesi».

 


 

Francia: "Viva la Virtus purché sia vera"

Il Resto del Carlino - 23/08/2003

 

Francia, la Grande Virtus, come la chiama lei, sembra rianimarsi...
«Sono contentissimo. Ammesso, ovviamente, che tutto vada a posto».
Così la sua Virtus 1934 non vedrà mai la luce.
«L'avevamo messo in conto fin dalla prima ora».
E' un'operazione solo sportiva o c'entra anche la politica?
«Per quel che mi riguarda, assolutamente no. Ho solo doverosamente tenuto informato di tutto il sindaco Guazzaloca, ma da qualche giorno non lo sento più. Ho visto invece che l'ex sindaco Vitali è stato indicato fra i salvatori della Virtus, ma non ho ben capito quale contributo abbia dato. La Virtus è di tutti, senza colorazioni politiche».
Si è parlato molto, in questi giorni.
«E si è vista anche tanta demagogia: se io che sono abituato a stare nel mondo dello sport ho la testa un po' confusa sulla Virtus, immagino quanto ce l'abbiano i tifosi».
A cosa allude?
«Quando parlo di demagogia, per esempio al mio vecchio amico Renato Palumbi, vicepresidente Fortitudo, che ha lanciato un appello di facciata a favore della Virtus. Sarebbe stato più opportuno che avesse evitato che la sua società mettesse sotto contratto Belinelli o sottraesse Smodis alla V nera prima che Sabatini potesse fargli un'offerta».
Palumbi ha parlato come giurista...
«Così si è autodefinito. Dal basso della mia laurea in giurisprudenza, ma dall'alto dell'insegnamento che ho avuto da maestri del diritto come Carnacini, Battaglia, Rescigno, De Vergottini e Sylos Labini, dico che leggi e regolamenti vanno rispettati. Con la Virtus 1934 io ho seguito la strada della legalità. E non è tutto».
Vada avanti.
«Non credo che la Virtus di Madrigali possa esser paragonata alla Fiorentina di Della Valle perché quest'ultima paga i giocatori, è in regola con i contributi e ha pagato con la partenza dalla C2 colpe non sue. Forse il vice presidente Fortitudo, ma non voglio crederlo, vuole una Virtus debole e indifesa, da eterno purgatorio, mentre il mio progetto presuppone un anno di purgatorio e dieci di paradiso, il posto che ci spetta di diritto. Come il Bologna, che ha fatto due anni in C1 e uno in B e oggi è una delle poche società di calcio sane in Italia».
Sabatini ha detto: «Se
la Fiorentina viene ripescata in B, non vedo perché la Virtus non possa stare in A».
«Ho già risposto che non sono comparabili».
Come andrà a finire il caso Virtus?
«A giudicare dalle recenti dichiarazioni di Petrucci, forse la Virtus potrà rimanere in A. Il presidente Coni, dopo il ribaltone nel calcio, pare aver cambiato linea sulla Virtus. Ma non so se sia un bene».
In che senso?
«Come diceva Chateaubriand, anche le nazioni restano a lungo malate prima di esalare l'ultimo respiro. Parafrasando, mi auguro che non sia il caso della Virtus».
Ipotesi: Sabatini vince la sua battaglia.
«Bene. Ma devo ripetergli che la public company è un'illusione: paragonare la Virtus a Real Madrid e Barcellona vuol dire non sapere cosa rappresentano questi due club nella storia e nel costume della Spagna».
Se Sabatini non ce la farà?
«La Virtus 1934 è pronta, con un progetto industriale e sportivo, con un gruppo di imprenditori all'inizio e un importante imprenditore di riferimento a medio termine. E l'obiettivo di arrivare in A: in due anni, vincendo sul campo, o in uno acquisendo i diritti di un altro club».
Che Virtus sarà?
«L'ho già detto: è nostro desiderio conservare staff e giocatori che ci sono e il settore giovanile che è ottimo».
Si riparte da Scariolo, insomma?
«è un grandissimo allenatore e uno straordinario punto di riferimento. Chiedergli di restare in B1 sarebbe però come farsi prestare l'Air Force One (l'aereo del presidente Bush; ndr) per la trasferta di Gorizia. Però...».
Però?
«Nulla è escluso. Anche se Scariolo si sta adoperando molto per il salvataggio della Grande Virtus. Il che è comprensibile: chi non lo farebbe avendo in tasca, se è vero, un contratto triennale da 700 mila euro a stagione?».
Francia, che conclusione trarre?
«Una sola: viva la Grande Virtus. Spero proprio che Sabatini ce la faccia. E spero ancora di più che, un giorno, non si debba pensare al progetto Virtus 1934 come a un'occasione perduta».

 


 

Madrigali vende a Sabatini: "Non sono il mostro di Bologna"

di Marco Martelli - La Repubblica - 26/08/2003

 

Sono le ventuno e otto minuti. Marco Madrigali e Claudio Sabatini escono dagli uffici Cto di Zola Predosa con l’aria soddisfatta nonché esausta. Escono da un incontro di circa due ore, con la fumata bianca. C’è il passaggio di consegne, il cambio di proprietà: Claudio Sabatini diventa il nuovo proprietario della Virtus Pallacanestro Bologna (previo, si sa dall’inizio, il ripescaggio della squadra in A1). C’è l’intesa, l’accordo: non le firme. Che arriveranno oggi, presumibilmente, quando saranno i professionisti a prendere la palla in mano. Poi toccherà all’avvocato Porelli 'patrocinare’ la causa ai piani alti dello sport italiano. Ma non corriamo troppo, soprattutto dopo la notte dell’attesissima e finalmente avvenuta stretta di mano.
Le prime parole dopo il faccia a faccia sono di Madrigali, presidente uscente, che dopo un "nulla da dichiarare" molto di facciata, si concede una battuta per sintetizzare l’incontro. «è andata bene, direi che non ci siamo picchiati». Poi cede la scena a Claudio Sabatini, che a detta dello stesso Madrigali «è molto più bravo di me a parlare». Mister Futurshow raccoglie e ringrazia: «Il presidente Madrigali è stato come al solito cordialissimo. Ma non avevo alcun motivo di dubitarne: entrambi, d’altronde, abbiamo a cuore il destino della Virtus. E ringrazio Madrigali per quest’ultimo sacrificio: si è confermato estremamente generoso. Ci incontreremo di nuovo domani (oggi, ndr), quando si vedranno i legali. Direi che è tutto pronto per andare avanti». Sui termini dell’accordo, è Madrigali a sintetizzare, senza parlare di alcuna cifra. «Non c’è nessun punto di non intesa».
è arrivato quindi l’incontro, dopo che si erano sparse le voci di un Madrigali irrintracciabile. E il presidente uscente, ieri mattina invece puntuale in ufficio al rientro dalle ferie, ci torna su: «Ormai sono il Mostro di Bologna, e così tenevo il telefono spento. No, non mi avete definito voi il Mostro: il nome me lo sono dato io. Così mi avete dipinto». Qualche sassolino tolto, poi il ritorno alla pallacanestro. E alla richiesta esplicita della Fip di avere un altro interlocutore, e non lui, come referente Virtus: «Non lo vediamo come un grande problema». Sull’iscrizione, ovviamente, c’è grande sicurezza: «Noi siamo iscritti. Anzi, non siamo mai stati non iscritti».
Altro punto caldo, il nodo riguardante i bond inglesi. Madrigali e Sabatini sono concordi nello smorzare ogni tono. Dice Madrigali: «I bond non sono un problema. Chi lo sa se sono buoni? Non è certo compito mio andare a controllare: per questo ci sono gli organi appositi, ad esempio quelli che li emettono. Loro mi fissano un prezzo e un rendimento: se mi va bene, lo compro. Mi soddisfacevano e li ho comprati. Ribadisco: cosa ne so se sono buoni?». E ancora: «Questa non è una notizia. La notizia sarebbe stata se, che so, la fidejussione non fosse stata buona».
Si ritorna poi sull’accordo avvenuto. è Sabatini a chiarire: «Non sarà una compartecipazione. Si tratta di cambio di proprietà, di cessione della società». Madrigali, poco dopo, dirà: «Cedo la società. Non voglio più essere un problema per la Virtus».
Il nuovo proprietario è quindi Claudio Sabatini. Ufficiosamente, però. «Domani (oggi, ndr) è il turno dei professionisti. E sarà il primo passo. Il secondo sarà raccogliere tutti gli incartamenti, in primo luogo le liberatorie dei 24 tesserati, e consegnare tutto all’avvocato Porelli venerdì. Sarà lui a presentarsi al Consiglio Federale di domenica». Tra le tante liberatorie, Sabatini si concede qualche parola su quella più tribolata, l’ostacolo più duro di questo purgatorio virtussino: quella di Sani Becirovic. Il procuratore di Sani Boy, Maurizio Balducci, ha speso parole positive verso il nuovo acquirente, ed è convinto che l’accordo possa avvenire: «Spero e voglio vivamente che Becirovic sia un giocatore della Virtus in A1».
Sabatini sale così in auto, stremato ma soddisfatto, rinnovando la buonanotte all’uomo che gli ha appena ceduto la Virtus. Madrigali, anch’esso stremato, da una giornata che l’ha visto lavorare anche sul fronte aziendale, torna dentro, dov’è rimasta una sola impiegata, a sistemare le ultime cose. E a chiudere la porta. Sia all’ufficio, che, oramai, alla sua lunga parentesi come numero uno bianconero. Tre anni abbondanti. Belli e meno belli.

 


 

Sabatini: "Salvo un patrimonio del basket, tanti lo vogliono far fallire"

di Walter Fuochi - La Repubblica - 27/08/2003

 

Sabatini, a che punto siamo?
Saremmo a un ottimo punto, se non ne uscisse una tutti i giorni».
La lettera della Lega Basket, vuol dire?
«Sì, poi ne parliamo. Intanto, le do una notizia. Sergio Scariolo e l’intero staff tecnico si sono dimezzati, di loro iniziativa, lo stipendio. Un bel gesto, o no? E gliene do un’altra: alcune banche sono scese in campo, con grande sensibilità e in maniera prepotente, per portare a compimento quest’operazione. Concludo con le informazioni. Abbiamo negoziato con tutti i tesserati per il pregresso. 24 erano, lo sapete. 24, tutti a posto. Ah, Becirovic lo teniamo per i prossimi tre anni. Già d’accordo. Bene, anzi male. Oggi combiniamo tutto questo e mi vengono a dire che non serve, che posso lasciar stare, che la Virtus deve fallire. Mi spieghino».
Si spieghi lei, adesso.
«Beh, quel che ha fatto la Lega Basket è davvero incomprensibile. Ma c’è qualcosa che tocca. Qui c’è un imprenditore, non ricco ma volonteroso, che arriva per sistemare una situazione difficile, mette insieme un lavoro di tanti, arriva in porto, o ci è vicino, e la Lega dice no grazie, perché questo è il concetto, quando si mandano in giro lettere in cui si minacciano cause civili a chi dovrà votare per la riammissione della Virtus. Vogliamo scherzare?».
Ne ha parlato con Prandi?
«Sì, poco fa».
A volume alto?
«Cose nostre, scusi. Gli ho solo detto se può spiegarmi questa linea rigida che hanno adottato con la Virtus. Solo con la Virtus. Madrigali non andava bene, arriva un altro, non va bene lo stesso. Cosa vuol fare il basket? Un bello spot contro se stesso, cancellando uno dei suoi patrimoni? E cancellandolo nel momento in cui arriva uno che sta facendo di tutto per non farlo fallire? Mi spieghino, e non m’importa di sapere chi c’è dietro a queste manovre, anche se le ho pensate tutte. Mi hanno detto perfino di non transare coi giocatori. Non servirà».
Le chiedono di pagare subito e non con dilazioni.
«Ma se io trovo un accordo con Becirovic che li piglia a settembre, perché un terzo deve sindacare? E se Scariolo volesse allenare gratis, mi fanno causa? Ma stiano tranquilli. Non falliremo, tireremo avanti e voglio vedere chi avrà il coraggio di dire no alla riammissione della Virtus».
Con Madrigali firma oggi?
«Spero di sì. Ho tutto pronto. Poi l’avvocato Porelli andrà a Roma a presentare le nostre carte. Sì, voglio proprio vedere come va a finire».

 


 

è ufficiale: Claudio Sabatini è il nuovo proprietario della Virtus

Ansa - 28/08/2003

 

Claudio Sabatini, imprenditore del FuturShow, ha raggiunto l'accordo per l'acquisto della Virtus Bologna, riaccendendo le speranze per la riammissione in A.
Il passaggio di proprieta' del club e' una delle condizioni decisive per l'eventuale riammissione da parte della Fip. Sabatini conferma l'arrivo delle liberatorie dei giocatori sugli arretrati: 'Stasera le avremo tutte'. Ora l'attesa e' per il verdetto del consiglio federale Fip atteso per domenica. 'Sul versante conti abbiamo gia' vinto', conclude Sabatini.

 


 

Alle tre di notte Madrigali firma. Sabatini: "Noi può"

di Marco Martelli - La Repubblica - 29/08/2003

 

Ci chiamano dentro, dal bivacco nel parcheggio Cto, quando mancano dieci minuti alle tre. Tre cronisti e tre fotografi, alle 2.50 di giovedì, per la firma in diretta. è comparsa poco prima, dagli uffici, la sagoma di Madrigali. Rilassato, sorridente. Poi quella di Sabatini: sereno pure lui, benché distrutto: «Su, venite a immortalare la firma. Poi mi pagherete da bere». E alle 2.52, nell’ufficio del presidente, la Virtus cambia ufficialmente padrone. Sabatini, penna Noris-Stick Staedtler, e Madrigali firmano l’intesa. Il nuovo proprietario è Claudio Sabatini, autore in soli 12 giorni di un’impresa titanica. Adesso gli ci vorrà il timbro della Fip, sennò tutto questo non varrà niente e finirà cancellato. Così, l’avvocato Porelli porterà oggi al Consiglio di presidenza le carte che certificano gli adempimenti richiesti per la riammissione della Virtus. Dopodiché, domenica, si voterà e la partita verrà decisa. La Lega conferma intanto il suo no alle 20 squadre, che il presidente Prandi ribadirà in consiglio, dopo che ieri ha sollecitato un sondaggio tra le sue società per mettere numeri in tavola. Per ora, comunque, è andato in scena un lieto fine, e lì si deve tornare, con un proemio da batticuore e improvvise sterzate che hanno lambito il crack.
Eravamo rimasti a mercoledì sera, quando Sabatini, dopo oltre tre ore di riunione, usciva dall’Arcoveggio per informare i cronisti: «Sarà lunga». E alle 22.15, completati atti e liberatorie, sentenziava: «Manca solo Madrigali». La troupe dei professionisti parte alla volta di Zola Predosa, per uno scontro snervante e serrato. Ci vorranno due round. Parte la maratona e presto, dalla porta, esce Stefano Mazzoni, l’amministratore delegato: «Qualcuno ha una calcolatrice?». Platea gelata. Mazzoni ne troverà una sulla sua Mercedes. Poco dopo le 23, è Madrigali a far capolino. Sorriso: «Vi faremo far tardi». Ed ecco Sabatini. Come va? «Mica tanto bene».
Alle 0.40, tutto rischia di crollare. Sabatini esce furente. Che succede? «Chiedetelo a Madrigali». L’Audi nera sgomma via, le certezze crollano, la decina di tifosi collegata a mezza città via Sms è distrutta e incazzata. La voce gira, il tam tam batte anche all’una di notte. La rottura? Soldi, pare. E sarà roba seria, se Sabatini sbatte la porta. Ma Madrigali fa marcia indietro. Riecco Mr. Futurshow, all’1.20, col suo plotone di legali. «Ci riproviamo, seconda puntata». Pensare al bazar di Istanbul e a compratore e venditore che s’inseguono col kilim a mezz’asta è tutt’uno. Ma stavolta c’è la fumata bianca. E, alle 2.52, la firma, le foto, la stretta di mano.
«Siamo stanchissimi. Una dichiarazione a caldo? Noi può», dice il nuovo proprietario, mimando il felice strafalcione di Danilovic e stringendo le mani ai tifosi. «Non mi chiamerete più presidente, non sarò io». Abbraccia i legali in segno di giubilo, sale in auto e finalmente ha la Virtus nel taschino. Madrigali esce cinque minuti dopo. «L’intoppo? Cose normali. Parlavamo del campionato. Buonanotte».
Ieri, tutto tranquillo, almeno in superficie: Sabatini era in sede all’Arcoveggio, a lavorare sulla squadre. Se la nave va, sarà pronta in 48 ore. «Sono ottimista ed entusiasta - dice Sabatini -, ma è solo un altro step. Ora è tutto in mano a Porelli. I debiti sono stati appianati, siamo sani: sul lato economico, abbiamo vinto la nostra Eurolega». E la presidenza? «Ora devo essere io il presidente, perché la Fip vuole me come referente: poi offrirò la carica a un personaggio carismatico e importante. Montezemolo? è un amico, spero che entri in società». Si riapre invece la partita del campo: con Cabassi si tratta per Casalecchio, ma torna di moda il PalaDozza.

 


 

Il consiglio federale boccia la salvezza: 11 voti contro 6

di Marco Martelli - La Repubblica - 01/09/2003

 

Alle 15,15 schiatta la Virtus. Esce dalla sala del Consiglio federale Marco Bonamico, sguardo tirato, anzi funereo. Dice solo: «Abbiamo deciso». S’infila in bagno. Claudio Sabatini, nervosamente a passeggio da più di un’ora, lo segue. Un minuto di frasi e il viso di Sabatini, all’uscita, sintetizza tutto. La Virtus non ce l’ha fatta. Dieci minuti dopo, quando già si naviga nell’oscurità, dopo una giornata tremenda, escono dal corridoio altri consiglieri: il primo è Alberto Bucci, che prende sotto braccio Sabatini. Si chiudono in uno stanzino, poi Mister Futurshow esce, lascia il palazzo Fip di via Vitorchiano distrutto, muto, e fila in aeroporto con Romano Bertocchi, consigliere in pectore, tifoso da una vita. è la fine della Virtus. La fine d’una rincorsa epica, incredibile, che aveva stregato tutti. Meno coloro che l’hanno decisa.
«Dopo oltre cinque ore di dibattito - ha poi attaccato il presidente Maifredi - il Consiglio federale ha deciso di non accettare l’ipotesi di riammissione della Virtus. La decisione è stata sofferta: 11 contrari, 6 favorevoli. Grazie all’avvocato Porelli per ciò che è stato fatto, affinché si potessero creare queste nuove condizioni per salvare la Virtus: dopo averle esaminate, e tenuto conto di storia, meriti sportivi e altro, abbiamo vagliato varie ipotesi. Al termine, abbiamo deciso di confermare la delibera del 4 agosto, quando mancarono i requisiti necessari per l’iscrizione. Di conseguenza, Messina entra in A1, Novara in Legadue e la neonata Virtus 1934 in B d’eccellenza».
Poi le motivazioni. «Il Consiglio federale non se l’è sentita di creare una situazione difficile con la Lega. L’ultima mia proposta era stata di un allargamento a 19 squadre, ma è stata rigettata». Poi, Maifredi ha parlato di Sabatini. «La sua era un’ipotesi di salvataggio: la strada era in salita, l’ho detto da subito, quando suggerii di chiamare Porelli come garante, e l’Avvocato diede a suo parere i tre pilastri (cambio di proprietà, risanamento e liberatorie dei creditori, ndr). Io diedi il mio assenso. Aggiungo una cosa su Sabatini: l’aver contattato, anche solo per conoscere, i consiglieri federali può essere stato mal interpretato». Altri, in corridoio, le avrebbero chiamate pressioni.
è poi intervenuto il presidente della Lega Enrico Prandi, che col documento presentato contro le 20 squadre (controfirmato da tutte le 17 di A) ha caricato la bilancia. «Abbiamo valutato l’encomiabile impegno di Sabatini e Porelli: sul nostro giudizio ha però pesato l’ammissione alla serie A avvenuta in seguito a una ricapitalizzazione con valori non reali. Poi, la scelta di non superare le 18 squadre». Maifredi e Prandi hanno poi concluso in coro: «è stato un sacrificio grosso per il basket: speriamo che porti maggior vigore. Agli occhi degli altri, oggi sembriamo più deboli: invece, abbiamo l’occasione per dimostrare di essere più forti».
Fuori dalla sede, insieme ai tifosi affranti, si era fermato Marco Bonamico, uno dei 'ricostruiti’ sei sì. Lui con Maifredi, Bucci, la Correnti, Graziano e Dalfiume. E di là: Squarcina, Cardullo, Colnago, Mattioli, Mion, Crosara, Deganutti, Pozzati, Melillo, Patta, Smiroldo. «Ci siamo tagliati i coglioni da soli. E non ce ne siamo accorti. Due sono le motivazioni del rifiuto: il no della Lega alle venti squadre; e le non sufficienti garanzie presentate da Sabatini».
è finita così una giornata eterna, snervante, drammatica. Trentacinque Forever Boys erano partiti alle quattro dal Palamalaguti, per raggiungere Roma alle 9.30, pronti per attaccare i loro striscioni alla cancellata Fip. Alle 10.15 arrivavano Sabatini e Bertocchi, alle 10.30 si partiva: assenti Troncarelli e Paccapelo, ritardatario Mattioli, che se ne andrà due ore prima della fine («il mio l’ho già fatto, per me la Virtus non esiste»). Alle 11.30, dopo un’ora di relazione, esce Porelli: «Ho deciso io, non voglio partecipare a una decisione politica. L’impressione? Negativa. Speranze poche». Sabatini si fa coraggio: «L’avvocato si autogufa». Ma la questione sta precipitando. Alle 12 esce per una sigaretta Pietro Colnago, ex giocatore e giornalista tv: «Dobbiamo ancora entrare nel merito, ma penso che si andrà alle 20 squadre». Un’ora dopo, torna fuori: «Stiamo lottando». Si saprà poi che voterà per il no. Verso le 14 c’è vita: si parla di pareggio, e tre indecisi. Poco prima delle 15, Sabatini al telefono viene congratulato «da molto lontano»: sarà una pacca sulla spalla. Perché alle 15 viene chiamato qualche poliziotto a rimpinguare la guardia del cancello esterno: brutto segnale. Infatti.

 


 

Adesso, morta una V nera se ne fanno altre due

di Walter Fuochi - La Repubblica - 01/09/2003

 

«Tutte le persone di buon senso hanno capito cos’è successo a Roma. Basta, di più non dico. Mi tengo 48 ore per pensarci e poi parlare. E sapete quanta fatica io faccia a star zitto». Claudio Sabatini, a dire il vero, ha appena battibeccato su RadioRai con Maifredi, ma non poi tanto, ringraziandolo, alla fine («lui sì, non certo Prandi»). Erano per la Virtus, tutt’e due, e al capo della Fip l’han fatta pagare, mettendolo in minoranza. «Eravamo entrati per chiudere tutto in tre minuti - si scansa lui -, almeno li ho convinti a guardare le carte, però molti consiglieri erano stati influenzati dalla linea dura della Lega Basket e c’è stato anche un momento in cui ne ho perso il controllo». Sabatini dunque torna a Bologna, battuto e abbattuto, a metà pomeriggio. Scende dall’aeroplanino scortato da Romano Bertocchi, si mangia a due passi dall’Arcoveggio un gelato al veleno, poi sale in sede, dove l’aspetta Sergio Scariolo, poco prima delle sei.
Che ieri la federbasket abbia iscritto ai campionati una Virtus, ma non la sua, la Virtus 1934 di Paolo Francia alla B1, gli fa pensare, ma mormorare solo nelle segrete stanze, che ci fossero soluzioni già definite, in consiglio, anche prima di battagliare per oltre cinque ore. Sabatini può ora uscire di scena, da cavaliere bianco senza macchia e senza trofeo, ma più verosimilmente porterà avanti l’opzione alternativa del suo progetto iniziale. Ha tre milioni di euro in cassa, li punterà sul Castelmaggiore e già ieri s’è risentito col patron Flavio Tudini, per giocare in LegaDue. E gli frulla in testa un nome forte che potrebbe innestare accanto a Progresso, usandolo come sponsor. Qualcosa come Virtus Vera, almeno fino a che il marchio Virtus non sarà acquistabile all’asta, in ballottaggio con Francia (e in pendenza di un riconoscimento di successione che, sostiene l’avvocato Porelli, spetta alla casa madre, la Sef Virtus). Poi, forse, questa Virtus vestita da Castelmaggiore potrebbe addirittura fare l’Eurolega: ieri, da Barcellona, Jordi Bertomeu, grande capo dell’Uleb, ha fatto sapere che nulla osta a iscrivere alla sua Coppa Campioni una squadra di chiara riconoscibilità virtussina, detenuta da Sabatini. Può essere una solidarietà del momento, però domani verrà a Bologna, l’avvocato catalano, a parlarne con Sabatini, Porelli e Scariolo. Poi, non va dimenticato che Siena a quel posto aspira, con titoli non fragili. L’Uleb è un consorzio a carattere privatistico, mentre la Fip ha vincoli di leggi e norme evidentemente più restrittive, come s’è visto ieri. Certamente in base a un regolamento avrà ammesso alla B1 la Virtus 1934, anche se è una squadra virtuale di cui oggi nulla si conosce. I commi, a cercarli bene, si trovano sempre. Li faranno sapere, dalla federazione che ha eletto il rigore a suo cammino principale.
Il taglio del nodo gordiano andato in scena ieri alla Fip non esaurisce insomma gli scenari, anzi arruffa una matassa che ora può portare dappertutto. Il paradosso sarà che, andando avanti queste operazioni, ci saranno due Virtus, altrettanto certe di essere quella autentica, ad offrire il cartellone stagionale: quella vestita da Castelmaggiore in LegaDue, quella targata 1934 in B1 (prima giornata a Ozzano, derby: così pare). Chi ha studiato avrà ricordi di papi e antipapi dei tempi avignonesi ('sono io quello vero’), più banalmente potrebbero aprirsi due teatri a contendersi lo stesso spettabile pubblico. Avranno da scegliere gli orfani della Virtus, se tra i due non si verrà a un accordo per rimanere in campo uniti, oppure uno da solo, senza concorrenza.
L’ultimo effetto del pastrocchio di ieri è che la Virtus dei 15 scudetti e dei 28 miliardi di debiti è tornata a Marco Madrigali. La sua vendita a Sabatini era infatti condizionata all’effettivo rientro in A1. Torneranno dunque in mano al presidente le eventuali controffensive sul piano legale, anche se i rischi più immediati sono un precipitare della situazione verso il fallimento. Un coperchio sui guasti, infatti, la soluzione Sabatini l’aveva messo e i signori di Fip e Lega hanno deciso di levarlo (sfilando pure di tasca, a 28 tesserati del basket, l’assegno della transazione concordata). I debiti che Sabatini e Madrigali s’erano divisi (concordando poi le relative riduzioni), ridivampano, tutti interi, davanti alla Vu nera. Così ha deciso il palazzo del basket, scegliendo tra la sostanza e la forma. E scegliendo la Virtus di Francia anziché quella di Sabatini.

 


 

Cazzola: "Era la società modello, non vedevano l'ora di farla fuori"

di Francesco Forni  -La Repubblica - 03/09/2003

 

«Alla Virtus, in questa storia, è andata come a uno che ha deciso di suicidarsi e si butta da un ponte. Cade, ma resta in vita, grazie a Dio un passante lo soccorre e lo fa portare subito all’ospedale. Ma tra i medici ce n’è uno che si sbaglia e fa una puntura al curaro. Morto».
Alfredo Cazzola, presidente bianconero dei gloriosi e vincenti anni Novanta, pure presidente della Lega Basket per un breve mandato, sintetizza così la fine della sua Vecchia Signora: che lui, nell’estate 2002, cedette a Madrigali. Resterebbe da capire chi ha fatto l’iniezione letale.
«Sono ben evidenti, a mio avviso, i soggetti che hanno deciso di eliminarla. Petrucci aveva posto dei paletti significativi, poi nella fase finale aveva lanciato segnali di disponibilità. E anche l’avvocato della Federbasket, Valori, ha fatto molto per convincere il presidente della Lega Prandi che la Virtus fosse un patrimonio del basket e della Lega stessa. Un responsabile va individuato in Prandi e nei suoi mandanti, ovvero le società più importanti del campionato, poco sportive, alle quali non è parso vero di potere far fuori un’avversaria. Un’avversaria che per decenni aveva dominato e dalla quale hanno dovuto apprendere come si faceva a gestire la società, nei bilanci e nei risultati. Prandi ha detto che non s’accettavano gli illeciti, i famosi bond, dei quali comunque si valuterà in altre sedi. Ma in quel momento c’era davanti Sabatini, da proprietario che garantiva solidità. E allora perché?».
Ecco, come giudica l’operazione Sabatini?
«Un lavoro da apprezzare, per rapidità e risultati ottenuti: le azioni acquisite, i debiti saldati, l’assoluta tranquillità finanziaria restituita alla Virtus. Tutto a posto, ma non è servito».
Cazzola, pare molto amareggiato.
«è triste vedere che in tanti si sono bendati, ignorando quello che ha fatto la Virtus per il basket italiano. Come fa Reggio Calabria a non dare la disponibilità a un campionato a 20 squadre, l’unica possibilità di salvezza? Nel 1998, per mia esclusiva decisione, rinviammo una partita, salvandoli dal fallimento. Come si fa a non ricordare, quando ero presidente della Lega, che Siena e Cantù al 30 giugno non erano iscritte per la Comtec e furono ripescate? E ci sono state altre storie del genere. Le società e il signor Prandi che le guida si sono nascosti dietro il no alle 20 squadre, ben sapendo che sarebbe stata la morte della Virtus. Ho letto anche delle dichiarazioni di Corbelli. L’ultimo che può parlare. Ora è giusto ribellarsi civilmente a questa decisione, i tifosi sarebbero nel lecito a protestare contro i colpevoli. Anche l’Uleb ha appreso i fatti con grande disappunto nei confronti della Lega. La Virtus è una delle prime società in Europa. Sono esterrefatto per questa vigliaccata. Mi ribello, non l’accetto: s’è inteso eliminarla. Chi è virtussino deve farsi sentire con Prandi».
Le accuse sono dure.
«Sì, ma qui è stato commesso un delitto nei confronti di chi per decenni è stata l’unica mosca bianca in un contesto disastroso. Negli ultimi anni la Virtus ha avuto una gestione incommentabile, ma pur vero che, anche se fuori tempo massimo, s’erano trovati gli antidoti per proseguire. Sabatini sarebbe stato un ottimo presidente. Sarei stato interessato a vedere la public company: se avesse funzionato, un tentativo stimolante».
Rimpianti, da spettatore?
«Ho lasciato a Madrigali una società senza debiti, con un assetto manageriale molto efficace, uno staff tecnico che tutti conoscono e senza i contratti di Stombergas, Ekonomou e Michael Andersen, liquidati. Oltre a un contatto già definito con Ginobili. Oltre ai seimila abbonati, agli sponsor felici di continuare. Sono uscito volentieri, avevo concluso la mia esperienza. Ho conosciuto in profondità pregi e difetti del basket, sperimentandone sulla mia pelle di tutti i colori. Una bella esperienza. Poi ho assistito preoccupato agli eventi degli ultimi sei mesi. Un tracollo economico inimmaginabile».
Altre amarezze?
«Ho letto con disappunto le parole di Pellacani. Gli rispondo: io odio chi sa odiare. Mi secca non essere stato uno sportivo e non averlo incontrato. Un professionista certi termini non li deve usare. Vorrebbe aggiudicarsi all’asta lo scudetto del '98? Capisco che gli abbiamo dato tanti dispiaceri, ma se lo tolga dalla testa, quel trofeo rimarrà in mani sicure. Di cattivo gusto anche la posizione di Seragnoli, che almeno, a differenza degli altri, ha fatto capire subito la strategia dei club. Da parte sua sarebbe stato più bello battere sul campo la Virtus, che guardando i conti. Vorrei ricordargli che divenne proprietario il giorno in cui, se avesse perso quella certa partita, sarebbe andato in B. E tanti hanno avuto dei dubbi. Sorrido quando leggo che la Fortitudo vuole diventare una società bilanciata. Quanti miliardi ha messo a perdita da quando è proprietario? Credo più di cento».
Il basket pare in declino.
«Ringrazi Petrucci. Quand’era presidente della Fip volle il passaggio al professionismo, come il calcio, ma senza i soldi dei diritti tv. I giocatori passarono da patrimonio delle società a costi. Con la Bosman gli ingaggi si triplicarono. Di questo dobbiamo ringraziare lui: e se ha fatto carriera, ringrazi lui i presidenti delle squadre di quegli anni che sostennero, a denari, questo disastro. Rido quando Petrucci spiega dall’alto come bisogna fare, quando non ha mai imparato come si gestisce una società. La Virtus era un fiore all’occhiello dello sport italiano e un riferimento unico europeo. Dopo una sconfitta del genere, anche il presidente del Coni deve sentirsi responsabile».
La grande sfida Virtus-Fortitudo tornerà mai più?
«Quello che s’è distrutto non tornerà com’era. Quel che ci sarà dipende da come verrà gestito e organizzato. Sono stati persi 6.000 spettatori, su un territorio fertile e appassionato e proprio per questo s’è commesso un delitto. Non è giusto che tutto passi come acqua fresca. E’ stata una presa in giro. Il 22 agosto Sabatini ha incontrato Maifredi, furono fissati gli obiettivi da rispettare, coinvolto Porelli come garante. Cosa mancava che non è stato fatto? A questa domanda io non ho risposta».

 


 

Porelli: "E' stata un'aggressione sconcia e ignobile"

di V. Desalvo - La Repubblica - 04/09/2003

 

«La presa di posizione di Prandi è stata un atto vergognoso, sconcio, intollerabile e deliberato contro la Virtus. Fatto per errore o in malafede». Se le parole fossero davvero pietre, Enrico Prandi, presidente di Lega, sarebbe ovviamente stato lapidato. Dall’avvocato Porelli e dalla sua memoria esposta ieri. Senza troppe sfumature, come ben s’intende. «Dalle carte che ho esaminato era tutto a posto salvo i termini regolamentari, già scaduti. Ma la Lega, in tutta questa vicenda, è stata determinante», questo è il finale della sentenza, emessa al momento degli antipasti.
Sì, perché Porelli ha invitato tutti a pranzo al Diana per spiegare chi ha contribuito al suicidio bianconero. è chiaro che oramai, siamo alle esequie, ma è altrettanto vero che chiamato a far da garante dalla stessa Federazione, Porelli ha avuto modo di esaminare il caso, prima del verdetto finale, il 31 agosto. Così l’Avvocato si è presentato estraendo da una ventiquattrore, con mano sicura e orgogliosa, un dossier di 16 pagine, consegnato ai cronisti: «ho l’autorizzazione della Fip, a farlo». E nel dossier, oltre al corposo lavoro svolto da lui e dagli stimati professionisti che l’hanno assistito «gratuitamente», il dottor Morelli, il professor Maffei Alberti e il dottor Mazzuccato, c’è pure «l’atto vergognoso». Cioè il documento scritto da Prandi, presidente della Lega Basket, ai consiglieri e al presidente federale, il 25 agosto che di fatto si schierava contro la riammissione della Virtus.
L’Avvocato comincia ricevendo una telefonata di Cazzola, passa poi a stringere la mano di Guazzaloca, a pranzo in un altro tavolo, («lui e il senatore Vitali si sono mossi davvero per questa società. Li ringrazio e lo dico io che sono un comunista») e legge, spigliato, la relazione che aveva prodotto per i consiglieri federali. Da garante nominato da Maifredi per esaminare i punti chiave scelti da lui - il cambio di proprietà, le liberatorie dei giocatori e il risanamento dei debiti - e per controllarli. Legge piano Porelli. Circondato da microfoni ansiosi e tortellini in attesa. In sintesi, gli stralci: «Non sussistono debiti esigibili, nei confronti di allenatori o giocatori... La Virtus ha posto in essere un idoneo piano di risanamento... Avvenuta ricapitalizzazione di Virtus da parte della Noi può di Claudio Sabatini». Insomma le condizioni di salvezza.
Ma contro - sostiene - ha giocato la Lega di Prandi. E qui Porelli cessa di leggere i documenti e alza gli occhi, pronto a fulminare. «Esprimo rammarico e indignazione, perché quando la Virtus era ancora viva ha mandato in giro questo documento. Che contiene tra l’altro molti punti dubbi, da sconcezze giuridiche a questioni che riguardavano la Procura, come quelle dei bond, fino a presunte responsabilità che Lega mai avrebbe avuto». Monta e smonta l’Avvocato, proprio per mostrare che Prandi ha voluto eliminare la Virtus. «Non so se è stato Prandi o sono stati altri a pensarlo, ma restano due ipotesi: o c’è ignoranza o c’è malafede. Ai nostri tempi, in Lega, forse siamo stati dei cretini a portare alla pallacanestro 70-80 miliardi, con il contratto tv di De Michelis, senza guadagnarci nulla quando l’ultimo contratto che hanno firmato è stato da 100.000 euro. Prandi prende 600 milioni per svolgere il suo incarico «ed essere imparziale». è meglio che se ne resti a Reggio Emilia. Sarei contentissimo se mi querelasse: avrei voglia di fare un processo».
Nel pomeriggio la replica di Prandi, che pare accontentarlo, paventando strascichi giudiziari: «Considero estremamente offensive le parole di Porelli: conosco i regolamenti e non sono in malafede, la nostra posizione non è stata decisiva per confermare l’esclusione della Virtus». Restano le ultime frasi di Porelli, a 360 gradi, davvero: «Sabatini in una settimana ha fatto davvero moltissimo», «Magari alla Benetton interessava essere la prima società d’Italia», «La Fip ha voluto far rispettare le regole, ma lo stravolgimento è stato fatto mettendo in B l’altra società». Con un consiglio: «Io farei ricorso alla camera di conciliazione del Coni. E parallelamente chiederei anche i danni». Del futuro, aggiunge, non parla. Come il Numero Uno di Alan Ford ha aperto il libretto nero: c’era prima di tutti l’Avvocato e, evidentemente, molto più di tutti egli sa. «La tradizione, dice Goethe, non si eredita, ma si costruisce giorno per giorno. Sarà la Sef Virtus a dover decidere qual è la società legittima», è la chiosa. Al suo fianco, oramai al caffè, c’è anche Villalta, vicepresidente della Sef. Se la Virtus fallisse, potrebbe anche crearsi una curiosa anomalia, poiché forse le coppe e la storia tornerebbero alla bacheca della polisportiva bianconera. Un caso dopo l’altro: difficile finisca qui, all’amaro del Diana.

 


 

Sabatini compra il Castelmaggiore: sarà FuturVirtus!

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 07/09/2003

 

Difficile parlare di colpo di scena in un'estate del genere, anche perché l'ipotesi cessione – del Progresso Castel Maggiore – aveva preso corpo, al di là delle smentite, già nei giorni scorsi. Il vice presidente della società, Pierpaolo Zamboni, affida il suo pensiero a un ipotetico comunicato: «La srl Progresso Basket dichiara di aver ceduto, in data odierna, la totalità delle quote societarie. Nei prossimi giorni verranno resi noti i dettagli dell'operazione». Che dovranno essere estesi, altresì, alla squadra e allo staff tecnico, da ieri a Fabriano per un torneo.
Flavio Tudini, il presidentissimo, passa dunque la mano dopo aver portato ai massimi livelli il club «pescato» all'inizio degli anni Novanta, quando Castel Maggiore era solo una piccola realtà di provincia. Passa la mano Tudini, e così i suoi soci, per una cifra superiore ai 700 mila euro. Fin qui tutto chiaro, senonché, come si evince dalla dichiarazione-comunicato di Zamboni, manca l'acquirente. O forse si tratta di una mancanza solo virtuale, perché in assenza di ufficialità, non è difficile ipotizzare che la nuova proprierà coincida con il Gruppo Sabatini, o con qualcuno molto vicino all'azienda di Cadriano. Claudio Sabatini concede solo un paio di battute, che però lasciano aperto lo scenario (pro Virtus). «Castel Maggiore è una bella realtà – dice – potremmo mettere sulle loro canotte il marchio FuturVirtus».
Eccolo lo scenario in bianconero – ma chi lo dirà, ora, a Pilutti, che potrebbe essere il capitano della nuova Virtus? – con altre porte che restano spalancate. Come quella del tribunale fallimentare dove mercoledì, a meno di ulteriori sorprese, dovrebbe infilarsi la Virtus Pallacanestro Bologna insieme con i legali di fiducia di Stefano Attruia.
Si stringono i tempi, perché evitare il fallimento della squadra sepolta domenica scorsa dai «federali», in via Vitorchiano 113, a Roma, potrebbe rilanciare qualche chance europea della Virtus e di Sergio Scariolo.
Il caso vuole che Bertomeu e l'Uleb si siano presi qualche giorno per decidere (gli ex amici di Madrigali, a Siena, sarebbero pronti, se chiamati, a prender parte alla competizione che qualche mese fa li vide protagonisti della final four, a Barcellona) e che questi dubbi siano sciolti tra mercoledì e giovedì quando, appunto, anche la Virtus – realtà virtuale per il campionato italiano, al quale non risulta più affiliata (a meno di improbabili sorprese al Tar del Lazio, che ha già bocciato la richiesta delle società ribelli del torneo cadetto di calcio) – conoscerà il proprio destino. Tempi sempre più stretti, insomma, e in attesa del Tar (che si pronuncerà il 16 settembre), il tormentone dell'estate potrebbe chiudersi mercoledì. Ma dovesse chiudersi come spera Sabatini, ci sarebbero due Virtus. E il tormentone, allora, sarebbe tutt'altro che concluso. Prima, però, bisognerà dare qualche certezza anche a Ticchi e Teglia, staff tecnico del Progresso (da ieri venduto) e ai giocatori, Pilutti, Barlera, Masieri, Cummings, Giovannoni, Noferini, Di Marcantonio, Moruzzi e Martin.

 


 

La stella c'è, non resta che seguirla

La Repubblica - 24/09/2003

 

Passata di mano lunedì, da Madrigali a Sabatini, e soprattutto evitato ieri un inglorioso, epocale fallimento, la Virtus riprende la sua strada nella storia dello sport nazionale e, anche, di questa città. è all’oggi un ibrido bizzarro, tuttora non ben riconoscibile, perfino duplicato dalla clonazione di un’altra Virtus, targata 1934. Avrà inizialmente il corpo del piccolo club di Castelmaggiore e un posto in LegaDue, torneo mai frequentato dal suo blasone. Dovrà infilarci un’anima, forgiandola in viaggio sulle insondabili percezioni d’un pubblico che, da orfano potenziale, ha comunque già migliorato condizione: avendo perfino di che scegliere, ora è solo disorientato. Sabatini gli ha dato un marchio in cui riconoscersi, forte e autentico, e ieri ben esibito, da uno che, non a caso, di mestiere fa comunicazione. Basterà per ora quel recupero a promuovere l’operazione di salvataggio da lui realizzata, col contributo decisivo della Carisbo e il promettente ingresso della Galotti dei Marchesini, nome eccellente dell’imprenditoria cittadina.
Di più non si poteva chiedere, per una Virtus ormai tenuta in vita artificialmente, dopo quell’ultima, rovinosa gestione Madrigali. Molte colpe erano state distribuite per il decesso della Signora, ma va pur detto che quelle del Signor Cto restano basilari, oltrechè inenarrabili: poi, è dura cambiare idea su ignavia e miopia di Federbasket e Lega, oggi rimarcate dalla decisione d’un tribunale della Repubblica che la barca Virtus non l’ha vista così spacciata.
Dal fallimento evitato alla Virtus Spa non s’è infatti salvata la società sportiva, cancellata dalla Fip per inadempienze assortite, almeno fino a nuove pronunce di Tar e affini. Sabatini ha dunque in mano una società Virtus, con tutti i timbri e le araldiche in regola, ma non può farla giocare: con un’ingegneria ardita, alla Frankenstein, cercherà di trapiantarne storia e gloria nel Castelmaggiore che domenica, con la Vu nera e la stella in petto, esordirà in LegaDue. La scommessa è che la gente la prenda per la vera Virtus.
Se ne sente la voglia, in giro, e va aggiunto che molto e bene ha lavorato Sabatini, per accenderla intorno a questo innesto. Ha usato una tenacia puntigliosa, davanti a un interlocutore volatile come Madrigali, uscendo e rientrando con colpi quotidiani in una trattativa infinita, e sbrogliando infine transazioni tumultuose. Ha cavalcato quella che, dopo la bocciatura del 31 agosto, è diventata la sua magnifica ossessione, ben oltre l’avvertito dovere civico, condiviso con altri, di salvare un bene cittadino. Poteva anche, a un certo punto, soprassedere, valutare che l’A1 era perduta, l’Eurolega pure e che, già avendo in mano il Castelmaggiore, il marchio Virtus si poteva poi comprare all’asta. Ma captando gli ultimi umori cittadini, Sabatini ha realizzato che l’operazione Castelmaggiore, da sola, era fredda e posticcia, inadatta a riaccendere la città bianconera. Prendere marchio e bacheca è diventato un nodo difficile e costoso, ma doveroso e pressoché obbligato. Di fronte, Madrigali doveva cedere. Di fianco, la Carisbo voleva evitare il crack. L’incastro s’è sistemato, ed è stato questo il suo vero punto. Ora ha alle spalle crateri, forse neppure tutti visibili, e davanti un mare aperto e infido. Incasserà la riconoscenza del popolo virtussino, per aver tenuto in vita quel che pareva perduto, ma saprà presto che, a pericolo scampato, quel cliente innamorato ma esigente vorrà rivivere a ostriche e champagne.

 


 

ma le cose continueranno anche nei mesi a venire l'estate del 2003...

 


 

Saltano gli accordi tra Sabatini e Francia

di Bruno Trebbi - Bolognabasket.it - 07/10/2003

 

è già finita l’avventura congiunta di Claudio Sabatini e Paolo Francia; da oggi le due realtà procederanno su strade separate. A scatenare l’ira del patron della FuturVirtus sono state alcune dichiarazioni di Paolo Francia durante l’odierna riunione della Commissione “Istuzione, Cultura e Sport” del Comune di Bologna, che Sabatini ha interpretato come un attacco personale.

Paolo Francia ha preso la parola alla fine della riunione:
La grande Virtus da un punto di vista federale è morta, non continuiamo a raccontare delle chiacchiere. Sabatini ha acquistato
la FuturVirtus Castelmaggiore che non ha niente a che fare con la grande Virtus. Poi potrà unificare la scatola vuota acquistata da Madrigali con la FuturVirtus, ma finora non si può chiamare Virtus la sua società. Addirittura, l'utilizzo della stella sulle magliette dellla FuturVirtus è una illegittimità regolamentare che può essere sanzionata dalla Federazione.
L'obiettivo resta quello di arrivare ad un'integrazione tra la mia Virtus 1934 e la società di
Sabatini, ma abbiamo il diritto-dovere di essere vigilanti e di verificare che il progetto Sabatini proceda sui binari della legittimità e della trasparenza.
Se la CARISBO fosse intervenuta prima, il presidente federale avrebbe dovuto riammettere la Virtus.
Finora siamo stati muti e zitti, ma in futuro qualsiasi affermazione contro il nostro progetto sarà controbattuta con la stessa virulenza; non si scambi la nostra signorilità e il nostro silenzio con codardia. Vogliamo confrontarci con progetti chiari e trasparenti, io voglio essere il carabiniere della Virtus.


A questo punto Claudio Sabatini ha perso definitivamente la pazienza ed ha annunciato, non senza espressioni colorite, che ogni tipo di accordo era saltato:

Non ci sarà più nessuna fusione, le nostre strade da oggi sono ben distine e separate.

 


 

Ora è ufficiale, la Virtus Bologna è salva!

yahoobasket.it - 07/10/2003

 

Quello che ormai si sapeva da tempo, ora è ufficiale: la Virtus Bologna ha evitato il fallimento ed è salva. è la notizia che tutti gli appassionati di basket ed in particolare i tifosi delle "V Nere" aspettavano, ora tutti possono tirare un sospiro di sollievo ed aspettare la prossima stagione, quando la Virtus tornerà ad esistere anche come squadre, prendendo i diritti di Castelmaggiore.
La decisione è arrivata dal Tribunale fallimentare di Bologna che ha deciso il "non luogo a deliberare" sul fallimento della società felsinea. Per il collegio presieduto dal giudice Vincenzo De Robertis, decisivi sono stati dunque il pagamento dei creditori, la conseguente desistenza delle parti e il fatto che i debiti correnti siano coperti dal capitale sociale versato.
L'ultimo tassello è stato il parere della Procura, che sta conducendo un'indagine sui "bond" inglesi utilizzati nel luglio scorso per ricapitalizzare la società.
Dunque, la Virtus si è salvata in quei sei giorni compresi fra l'ultima udienza e la camera di consiglio del collegio, quando c'è stato il passaggio di proprietà da Madrigali a Claudio Sabatini. Per il salvataggio della Virtus sono stati versati circa 4.500.000 euro, con i quali sono stati pagati i giocatori creditori, così come è stata versata una prima rata (circa 43.000 euro) dei versamenti previdenziali dovuti all'Enpals, dal quale è stata ottenuta una dilazione dei successivi pagamenti.

 


 

La Virtus torna ad esistere, Sabatini vince la battaglia!

di Marco Martelli - La Repubblica - 25/06/2004

 

Svuotata ed irrisa appena una settimana fa, la bacheca della Virtus Bologna è ieri tornata a riempirsi e a respirare, non solo per la gente che l’ha sempre seguita, ma anche, e finalmente, per le stesse carte federali. Il sospirato annuncio che riaffilia la Vecchia Signora al mondo del basket è arrivato in serata, dopo un pomeriggio passato con la mano sulla cornetta, in attesa del parere positivo dello stesso Presidente Fip Fausto Maifredi e del Consiglio di presidenza. A commentare la (prima) vittoria burocratica da un anno a questa parte è Claudio Sabatini, ovviamente in sverzura, attraverso le righe del comunicato stampa: «Naturalmente - dice il patron - in qualità di presidente e di tifoso della Virtus sono molto felice di questa notizia. In più, come appassionato di sport e come cittadino, mi conforta avere la conferma che le Istituzioni sono presenti. Non è un traguardo, quello raggiunto oggi, ma certamente rappresenta un ottimo punto di partenza, anzitutto per noi, che possiamo fare la nostra parte scendendo in campo con serenità e in armonia con le istituzioni alle quali ci lega un obiettivo comune. Ovvero, lo sport come possibilità di trasmettere valori positivi, e non come motivo di scontro e polemica». Nel comunicato, Sabatini vuole ringraziare tutti, «dal Presidente del Coni Petrucci, al Presidente della Fip Maifredi e al Consiglio Federale, al Presidente della Lega Prandi, ma anche le istituzioni del territorio, dal primo cittadino Sergio Cofferati e al Presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani». Proprio Errani, nel primo pomeriggio, aveva commentato il momento della Virtus, attraverso un’agenzia di stampa: «Bologna e l’Emilia-Romagna - recitava - meritano che la Virtus torni ad occupare il posto che le compete, e auspico che tale patrimonio non venga né disperso né penalizzato». Avranno ascoltato anche lui.
Ha così vinto il buonsenso, da più parti evocato, ed ha vinto soprattutto il movimento di opinione lanciato sabato pomeriggio dalla Legabasket e raccolto, nonché amplificato, dal sindaco di oggi, Cofferati, e da quello dell’altro ieri, Walter Vitali, ora senatore Ds, intenzionato a presentare un’interrogazione parlamentare. Ora, i commercialisti Virtus attendono per martedì i funzionari della Comtec. Verranno esaminati i bilanci, e la probabile approvazione dell’Ufficio Legale darà il via al processo di fusione con il Progresso Castelmaggiore srl, titolare del diritto di giocare in Legadue. Qui, la Carisbo vi si iscriverà con i panni di un tempo, in attesa del 5 luglio, data in cui la Lega approverà o meno l’iscrizione dei 18 club aventi diritto: semafori rossi schiuderebbero le porte di A1 ed Eurolega.
Comunque vada, sulla panchina ci sarà Giordano Consolini, la cui vicenda è passata lievemente in secondo piano. La separazione dalla Virtus 1934 di Paolo Francia manca ancora, ma è già registrata la piena volontà di lasciarla: e così, non arrivasse in extremis un soddisfacente accordo di transazione, Consolini potrebbe presentare lettera di dimissioni, ricalcando le orme del suo head-coach storico, Ettore Messina, stretto nell’estate 2002 tra la morsa di Madrigali e la Benetton Treviso futura sposa. Ieri, comunque, «Jordan» muoveva i primi passi da tecnico in pectore, salendo a Treviso insieme al ds Marco Santucci e al gm Massimo Faraoni, che dovrebbero spostarsi oggi a Roseto (c’è Italia-Croazia) e tornare in Veneto nel pomeriggio di domani. Alla squadra, dunque, già si lavora.

 


 

La Fip ufficializza la rinascita della Virtus Pallacanestro Bologna

di Simone Monari - La Repubblica - 09/07/2004

 

Stavolta c’è anche il timbro. Lo ha messo la Federazione, confermando quanto si sapeva da fine giugno. La Virtus è risorta. Il Consiglio di presidenza della Fip, riunito a Roma, ha ieri accettato la domanda di fusione fra la Virtus e il Progresso Basket Castelmaggiore, per cui la nuova società disputerà il prossimo campionato con la denominazione Virtus Pallacanestro Bologna. Una sorta di liberazione. Se due settimane fa la garanzia era una telefonata a Claudio Sabatini di Fausto Maifredi, presidente Fip, stavolta non c’è più nulla da temere. La Vu nera si riprende la sua storia e i suoi trofei, quella bacheca che era diventata l’icona di una tifoseria frustrata, timorosa che anche stavolta qualcosa potesse andare storto. «Gran bella notizia», ha commentato Marco Bonamico, che proprio ieri sera ha lasciato la presidenza della Virtus 1934.
«Da quando ci sono io è la vittoria più bella», ha detto Sabatini, contento, ma non raggiante. Resta un interrogativo, pesantissimo. Quale campionato farà, la neonata Virtus, il prossimo anno? A tal proposito, sempre ieri e sempre a Roma, nella sede della Federazione, Sabatini è stato sentito da Roberto Alabiso, procuratore federale aggiunto che gli ha chiesto, congedandolo, di non rivelare quanto si erano detti. Non è difficile, comunque, desumerlo. Da tempo infatti l’imprenditore bolognese denuncia le pecche del movimento ed in particolare di alcuni club che non sono in regola.
«Non dico nulla per rispetto delle istituzioni, in fondo, non essendo un tesserato, avrei anche potuto stare a casa», ha spiegato Sabatini. Che invece a Roma c’è andato e non s’è risparmiato. «Sono persuaso che il giudice abbia ben compreso lo spirito e la congruità delle mie dichiarazioni», s’è limitato a dire, sibillino.
Che abbia supportato quanto andava spiegando con delle carte, è probabile. Il colloquio è durato un’oretta circa, durante la quale Sabatini ha, nel dettaglio, ribadito quanto da tempo sta denunciando.
«Sicuramente posso dire che il colloquio è stato cordiale», ha aggiunto. Alabiso più che incalzare il suo interlocutore, s’è limitato ad ascoltarlo, talvolta prendendo qualche appunto. Che farà adesso? Può decidere di multare Sabatini, di squalificarlo, oppure, se persuaso dalla possibile veridicità delle sue affermazioni, approfondire le indagini. Vinta la battaglia della riaffiliazione, il calendario si presenta fitto di appuntamenti. A cominciare da domani quando la Lega deciderà se ammettere una fra Reggio Calabria e Roseto o entrambe. La società abruzzese delle due è quella messa peggio, anche se ieri mattina ha provveduto a versare la somma di 350.000 euro necessaria per iscriversi al prossimo torneo. Anche Reggio è destinata a spuntarla. Lunedì la Lega ha deciso che la Virtus entrerà in A1 soltanto se una delle due non ce la farà, cosa che a questo punto appare improbabile. In un eventuale campionato a 16 (cioè con le due in bilico estromesse), la Virtus ripartirebbe dalla LegaDue. Carte alla mano Sabatini sostiene, e così la pensano in tanti, che Prandi, presidente di Lega, avrebbe dovuto estromettere i due club anziché concedere la proroga, che, per l’appunto, scade domani. «Hanno commesso un abuso giuridico clamoroso», afferma Sabatini, che più che sul responso di domani ripone maggior fiducia in quello della Comtec, la commissione tecnica di controllo, che si pronuncerà il 15. Che abbia intenzione, se le cose non dovessero andare come si augura, di promuovere una causa milionaria nei confronti della Lega è ormai assodato. Che ce l’abbia, fra gli altri, con l’avvocato Palumbi, vice presidente della Fortitudo, è un altro dato di fatto. «Mi dispiace che abbia voluto dimostrare tutta la sua creatività di giurista nel spalleggiare e perorare la causa di Roseto, mi è sembrato un atteggiamento di cattivo gusto, anche se in fondo - e qui non manca l’ironia - sono ottimista visto che Palumbi di solito le cause le perde».
E mentre il gm Faraoni sonda il mercato, il ds Santucci ieri era a Cortina per definire i dettagli del ritiro estivo della Virtus, che starà sulle Dolomiti dal 31 agosto al 5 settembre, dopo essersi spremuta a Sestola dal 21 al 28 agosto.

 


 

Virtus, scende in campo la Procura

di Walter Fuochi - La Repubblica - 14/07/2004

 

Giocandosi a basket, da ste parti, oramai più in tribunale che sui parquet, sono ancora cronache da «Un giorno in pretura» quelle che, pure ieri, solcavano il cielo del basket cittadino.
Due notizie, allora: entrambe dal fronte giudiziario. La prima è che la Procura di Bologna ha avviato un’inchiesta contro ignoti con l’ipotesi di frode sportiva nell’ambito delle iscrizioni al campionato di serie A: l’indagine prende le mosse da interviste di Claudio Sabatini, che più volte ha parlato di illegalità intorno a queste iscrizioni.
La seconda notizia è che la Virtus va avanti per aule di giustizia. Ieri ha chiesto il permesso alla Federbasket per poter agire davanti a un tribunale civile contro la Lega e il suo presidente, Enrico Prandi. L’intento è ottenere un sequestro conservativo dei beni personali in vista di una causa fra i 10 e i 12 milioni di euro, per risarcimento danni. Prandi non se n’è detto sorpreso («era quello che minacciava, no?») e ha sobriamente commentato: «Mi spiace che Sabatini percorra questa via, ma ne prendo atto, nè posso evitare che una persona che si ritiene danneggiata chieda giustizia. Cercheremo, e cercherò, di difendermi. Sono tranquillo, e sicuro di aver adempiuto ai compiti che mi sono stati demandati dall’assemblea dei club».
Torniamo all’inchiesta della Procura bolognese. A occuparsene è il Pm Enrico Cieri, già titolare dell’indagine sul doping amministrativo nel calcio nata dalle accuse del patron rossoblù Giuseppe Gazzoni. «C’è chi non paga i contratti di Lega - aveva tuonato Sabatini -, e chi i contratti di immagine. C’è chi non paga l’Irpef, e chi non paga il fondo pensione. Sono sicuro di quel che dico». Finite queste parole in un’informativa dei carabinieri di Bologna, questi, avvertita la Procura, hanno poi sentito direttamente il presidente virtussino. Il colloquio sarebbe durato un’oretta, vi sarebbero state ribadite queste presunte irregolarità, senza però far nomi di singoli club o persone. Il Pm Cieri ha così deciso di formulare l’ipotesi di reato di frode sportiva a carico di ignoti. Sabatini non ha né confermato né smentito il colloquio coi militari e ieri ha chiosato: «Spiace che di questioni sportive debbano occuparsi un magistrato e l’Arma, ma forse proprio questa è la fotografia del nostro basket e della capacità di guidarlo dei suoi dirigenti».
L’altra partita, come detto, è quella della causa civile contro la Lega Basket, per una cifra che i legali di Sabatini non hanno quantificato, ma che dovrebbe avere a parametro l’ultima stagione in A1 della Virtus, con un giro di circa 23 miliardi. Oltre a questo, s’arguisce che un’eventuale riammissione della squadra in A1 non farebbe desistere il proprietario dall’azione: un danno, a parer suo, c’è già stato e s’ingrossa giorno dopo giorno. «Se reclamiamo tempi stretti nella decisioni, non è per capriccio. Ai danni d’immagine, e a quelli dovuti alla mancata partecipazione all’A1 e all’Eurolega, in termini di incassi e sponsor, devo aggiungere le quotidiane difficoltà che incontriamo per fare la squadra, i giocatori che abbiamo perduto sul mercato perché non avevano certezza dell’A1, quelli che ci chiedono il doppio per scendere in LegaDue».
Dalla federazione dicono che risponderanno a stretto giro sull’autorizzazione richiesta per la causa civile. «Mi consulterò con i nostri legali - ha fatto sapere ieri il presidente Maifredi -, voglio saperlo da loro come muovermi. E può anche darsi che per agire contro la Lega, che è un’associazione, non serva nemmeno l’autorizzazione. Piuttosto, non voglio dare consigli a Sabatini, che può benissimo tutelarsi come meglio crede, ma gli ho chiesto di aspettare l’esame dei bilanci delle società di A che la Comtec renderà noti giovedì (domani, ndr). Ci saranno decisioni che provocheranno reazioni, ci saranno tante cose di cui dovremo riparlare».
Insomma, domani è un altro giorno, e un giorno ad alta pressione. Ma ormai non ce ne sono più di lisci, nelle estati della Virtus.

 


 

Virtus, ingiustizia è fatta

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 27/07/2004

 

Via Vitorchiano, Roma. Non è il 31 agosto 2003, ma la risposta da parte del Consiglio federale della Fip nei confronti della Virtus Bologna è pressoché identica: parere negativo. Niente serie A. E se un anno fa i consiglieri bocciarono il «progetto Sabatini», ieri hanno detto no all’esposto.
«Respinta — si legge nel comunicato — la richiesta della Virtus Bologna. Il Consiglio federale, ascoltata la relazione dell’ufficio legale, ha rigettato la richiesta della Virtus Bologna di adire le vie legali nei confronti della Lega di serie A e del suo presidente».
Ma il presidente della Fip, Fausto Maifredi, attende l’esito delle indagini della Procura federale.
Amareggiato. Claudio Sabatini incassa il doppio no del Consiglio federale della Fip, ma non alza bandiera bianca. La serie A è svanita: la Virtus Bologna ci riproverà, ora, sul campo. Cercando di portare a casa quel primo posto, in Legadue, che significherebbe il ritorno, senza passare dai playoff, in serie A. Ci riproverà sul campo, la Virtus, anche se, non è detto, che qualche strascico legale non possa esserci.
Sabatini, il verdetto della Fip è definitivo.
«Da uomo di sport accetto la decisione. Non la capisco, ma mi adeguo. Da imprenditore, invece, resto perplesso. Ma preferisco non commentare e tenere tutto per me. Anche se...».
Se?
«Mi porto dietro da un po’ di tempo un dubbio».
Quale?
«Quello legato ai contratti di immagine. A tutt’oggi, nonostante le mie domande, non ho ricevuto risposta. In che misura si possono utilizzare i contratti di immagine? è una differenza sostanziale. Perché cambiano i contributi da elargire allo Stato».
Si sente sconfitto?
«No, ho perso il primo round. E non è detto che debba perdere. C’è ancora un’indagine in corso. Ho letto da qualche parte che avrei presentato un esposto alla Procura della Repubblica. Non ho fatto nulla di ciò. E’ la Procura che sta indagando. Ho massima fiducia».
Dopo aver sollevato questo polverone — senza per altro raggiungere l’obiettivo prefisso — non teme di dover pagare pegno?
«Qualcuno mi ha detto di stare attento. Molti amici mi hanno detto che, magari, non avrò arbitraggi favorevoli. A questo cose non credo. Ho fiducia nei confronti della classe arbitrale».
Si fermeranno, dopo il no della Fip, le sue cause?
«Non sono un legale. Dovrò valutare il tutto con i miei avvocati. Non commento, ma qualcosa, come uomo di comunicazione, la posso dire. Non è stato fatto un bel servizio al mondo dello sport. E, intanto, farò un’altra cosa».
Cosa?
«Pubblicherò sul nostro sito i bilanci dei club di serie A».
Può farlo?
«I bilanci sono pubblici».
Ma non sarà una decisione boomerang?
«La mia non è una scelta, è un obbligo. Vorrei dare visibilità ai contratti di immagine. Per capirli. Vorrei le istruzioni per l’uso. Come si utilizzano e in quale percentuale possono essere utilizzati questi accordi?».
Si ricomincia dalla Legadue.
«Siamo pronti».
Anche per gli abbonamenti?
«Ne riparleremo. Anziché l’Eurolega e la trasferta di Tel Aviv andremo un paio di volte in Sicilia».

 


 

La Virtus rimane in Legadue

di W. Fuochi e M. Martelli - La Repubblica - 27/07/2004

 

Finisce con una Caporetto bianconera il Consiglio Federale che, ieri a Roma, doveva riaprire alla Virtus le porte della serie A. Il palazzo che già la escluse il 31 agosto 2003, l’ha respinta di nuovo, infliggendole una sconfitta totale. La Virtus rifarà la LegaDue, e in più Sabatini non potrà rivolgersi, per reclamare i propri diritti e conteggiare i propri danni, alla giustizia ordinaria. Il CF gliene ha negato l’autorizzazione e l’ha anzi deferito al Giudice sportivo: decida lui se, con le parole ai giornali, il patron non ha esagerato. L’unico contentino, peraltro annunciato, è arrivato dalla ratifica della riaffiliazione: perlomeno, la squadra si chiamerà di nuovo Virtus Bologna. Ma il suo campionato sarà l’A2: il ricorso di Sabatini è passato, per ora, senza far male a una mosca. Il palazzo ha saldato i suoi sistemi d’autoprotezione, Lega e Fip, fino a ieri cagnesche, hanno riunito pensieri, parole e stangate. La discussione sul caso Virtus non è stata neppur troppo animata, a parte i mugugni di qualche consigliere contrariato dalle recenti 'aperture’ del presidente federale Maifredi. L’unione ha partorito infine quel diniego secco come una frustata.
E Cioè il diniego sull’autorizzazione ad adire la magistratura ordinaria che Sabatini aveva chiesto per ottenere, in via cautelare, il sequestro conservativo dei beni della Legabasket e del suo presidente Prandi. Insomma, traducendo la giornata, la Fip s’è accodata alla Lega, lasciando tutto com’era già stato accomodato. Serie A a 18 squadre, con Teramo e Roseto dentro, senza doverne neanche dibattere. L’impressione, a rivederla dopo, è che la partita si sia solo trascinata, sempre più stancamente, quando s’era già praticamente chiusa il 5 luglio: quel giorno, la decisione dell’assemblea di Lega di aspettare Roseto, al di là d’un termine discutibile e discusso, esprimeva una scelta forte e chiara. Dentro Roseto, fuori la Virtus.
I lavori del Consiglio Federale, presenti 12 consiglieri su 20 aventi diritto di voto, erano scattati ieri in perfetto orario, alle 9. Ma già dalle prime soffiate, l’allargamento della A a 20 club era parsa un’ipotesi remota. L’intervento più atteso era quello di Prandi, che teneva la sua relazione sull’ammissione e permanenza delle 18 squadre alla serie A, senza ovviamente menzionare l’ipotesi delle 20, che da sempre fa a pugni con la convenzione Fip-Lega. Toccava poi all’avvocato Guido Valori, capo dei legali Fip, far notare che è in corso un’inchiesta da parte della Procura Federale, notizia peraltro inserita e documentata nel fascicolo riservato ad ogni consigliere. L’intervento, sostanzialmente informativo, non ha mosso alcuna posizione e s’è regolarmente proceduto all’ammissione delle 18, con adesione completa alla relazione di Prandi.
Alla pausa pizza, usciva nell’atrio Maifredi, che a colloquio con un paio di cronisti chiudeva subito ogni discorso, enunciando le decisioni del CF. «Per prima cosa, è stata ratificata la fusione Virtus-Castelmaggiore: in Legadue s’avrà la dicitura Virtus Pallacanestro Bologna. Poi, riguardo al campionato, sono state iscritte regolarmente Roseto e Teramo e confermate le altre 16 aventi diritto. Le 20 squadre? Non se n’è nemmeno parlato, semplicemente perché la Lega non ha chiesto alcuna posizione da parte nostra». Il nodo caldo riguardava anche l’azione legale portata avanti da Sabatini. «Aspettiamo il parere della Procura Federale - ha detto Maifredi -, che interrogherà Sabatini e, dalle conclusioni, trarremo il nostro giudizio: nel caso, esamineremo anche la possibilità di un deferimento».
Dura, durissima la decisione, arrivata già in mattinata, lasciando le ore del pomeriggio all’ordinaria amministrazione e quelle della sera al comunicato ufficiale della Fip. Dopo la ratifica della fusione Virtus-Progresso, vi si legge che «il Consiglio Federale ha dato mandato al Giudice sportivo di accertare eventuali irregolarità nelle dichiarazioni dei Sigg. Sabatini (Virtus), Antonetti (Teramo) e Martinelli (Roseto)». Quindi, la versione ufficiale, mancante di motivazione, del rigetto della «richiesta della società Virtus Bologna di adire le vie legali nei confronti della Lega di serie A e del suo Presidente».
Non mancheranno polemiche e una, ieri, è già partita da Ferrara, dove il presidente Mascellani ha attaccato parole e metodi di Sabatini, augurandosi che adesso non si parli più di tribunali. «Se poi, per trasparenza, volesse mandarci la fattura del buy-out di Masieri, il giocatore che rilevammo da lui a primavera, qui a Ferrara la stiamo ancora aspettando».

 


 

Virtus, Sabatini e Francia firmano l'accordo

di Marco Martelli - La Repubblica - 01/08/2004

 

L’avevano promesso trecento giorni fa, a settembre, uno di fianco all’altro. Ieri, insieme, al termine di una storia piuttosto accidentata («Ma mica dobbiamo fidanzarci», hanno sorriso), Paolo Francia e Claudio Sabatini hanno dato il via al progetto comune. La Virtus 1934, che verrà guidata da Umberto Arletti, da anni a capo della Salus Annunziata, e che dovrebbe giocare al PalaMalaguti prima della Legadue, fungerà da serbatoio per la Virtus, con un unico settore giovanile. Marco Sanguettoli sarà il responsabile, allenando Juniores e Cadetti della Virtus Pallacanestro.
«E’ lo sbocco naturale - ha esordito Francia - , ora che la Virtus è risorta. Un anno fa avevo la mia visione, cioè che la situazione della Virtus fosse insanabile, ormai fallita: ha avuto ragione Claudio. Ora creiamo quest’alleanza, che può essere d’esempio: sono soddisfatto, e lo è anche la Carisbo». Ma il progetto è molto più ampio. Sabatini e Faraoni hanno in mente di riaprire la foresteria, di creare un «Mondo Virtus» che sia il nuovo quartier generale, sia della società, che dei ragazzi, che un punto di ritrovo. «I giovani sono la base di ogni società - ha detto il gm - , e i Bonora e i Belinelli devono giocare in Virtus. Cercheremo ragazzi nel territorio, li seguiremo e controlleremo: studieranno, dovranno avere un buon profitto, e noi dovremo sempre sapere cosa mangiano». Lì è uscito Sabatini. «Ho sempre pensato che lo sport debba anche essere scuola di vita: cresceremo giocatori, ma soprattutto uomini cui rimangano impressi valori. E, un giorno, speriamo di essere tutti in un prato, mettendo la prima pietra della nuova casa Virtus: stiamo visionando 3-4 aree».