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La
ex chiesa di Santa Lucia, palestra della società Sef Virtus dal 1873 al 1943
La "Misericordia" a Venezia,
il "Muro Toro" a Roma, la "Ginnastica" a Trieste, il campo di via Costanza a
Milano e, naturalmente, la "Santa Lucia" di Bologna erano i templi di quella
strana religione che si chiamava palla al cesto e non ancora pallacanestro.
Ma era la "Santa Lucia", insieme alla "Misericordia" di Venezia (anch'essa
con la stessa storia di chiesa sconsacrata), a potersi degnamente vantare
dell'appellativo, appunto, di tempio.
La sezione basket della S.E.F. Virtus nasce nel 1934 (anche se i primi
passi risalgono addirittura al 1927) e dunque quest'anno, nel 1984, si
celebrano i primi 50 anni di vita del basket bolognese, mezzo secolo di
fatti e personaggi, di vittorie e di sconfitte, di momenti esaltanti e di
crisi profonde. Mezzo secolo che ha sedimentato la pallacanestro prima e il
basket poi, nella vita di Bologna. La Virtus
e le sue Vu nere sono oramai un mito, ma
ogni mito che si rispetti ha la sua storia, le sue tradizioni e anche,
spesso, le sue date che quando affondano nella notte dei tempi (si fa per
dire) diventano fluttuanti e non tutte coincidenti.
Se è vero, per esempio, che il primo
campionato ufficiale della Virtus, quello
di Serie B, risale al 1934 (ecco l'anniversario),è anche vero che la storia
del basket bolognese richiede il ricordo di un'altra data, senza dubbio
storica e anche curiosa. Nel mese di gennaio del 1931, assai
misteriosamente, una rappresentativa estone, il Kalev di Tallin, gioca a
Bologna contro una selezione bolognese (non ancora e non solo Virtus, dunque). L'incontro, storico ma
senza storia, finisce 86.12 per i giocatori dell'est nonostante il
prodigarsi di un tennista prestato alla pallacanestro: Vanni Canepele, per
lungo tempo il miglior tennista d'Italia.
Altra incongruenza è il fatto che la sezione
pallacanestro della Società di Educazione Fisica Virtus in effetti fu fondata nel mese di
novembre 1933 dal gran capo Buriani, presidente dal '21 al '45, che con
Negroni, Fisher e Palmieri decise di dare il placet anche a questa
disciplina. In men che non si dica si organizzano due squadre e l'anno
successivo è quello del campionato cadetto. La finale per la promozione si
gioca a Firenze, contro un'avversaria che ritroveremo spesso sulla strada
della Virtus prima di scomparire: la
Ginnastica Roma. Della formazione delle Vu nere, preparata da Filippo Giuli
fa parte, insieme ad Athos Paganelli, "Napoleone" Valvola, Venzo Nannini, "Cisco"
Pirazzoli e Giancarlo Marinelli, anche Giuseppe Palmieri, un atleta nel vero
senso della parola, specialista del salto in alto il quale con un'autentica
prodezza, cioè un tiro da metà campo, segna il canestro della striminzita ma
entusiasmante vittoria sulla Roma: 17-16. "L'inserimento di Giuseppe
Palmieri è valso a dare una nuova concezione tecnica del gioco" scrisse un
cronista dell'epoca.
Ma torniamo ancora in via Castiglione, alla
"Santa Lucia", al significato e al ruolo che ha avuto nello sviluppo della
pallacanestro bolognese e alla nascita del mito delle Vu nere. "... due balconate sui lati
lunghi, come interminabili pulpiti; e solo alcuni anni dopo una gradinata di
legno alle spalle di uno dei canestri" scrisse descrivendo la Santa Lucia e
le sue atmosfere Giulo C. Turrini. "Nelle nicchie degli altari laterali, gli
spogliatoi di fortuna. Un pavimento irreprensibile". Un vago sapore
claustrale. I giocatori con la canottiera e la grande Vu nera, i calzoncini pure bianchi".
Il rapporto squadra-città nasce appunto in
questi anni pioneristici, quando la formazione è composta solo da bolognesi
e, come se non bastasse, da bolognesi dello stesso quartiere, naturalmente
il Castiglione, quello della Santa Lucia.
tratto da "Virtus - cinquant'anni
di basket" di Tullio Lauro
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