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Caffè Maxim

 

 

CAFFè BIANCONERO

di Alessio Torri - Bianconero - novembre 2004

 

Non chiamatelo appassionato o sostenitore "...preferisco piuttosto atleta ex virtussino, perché di questa società, di questi colori, mi sono sempre sentito parte in causa, anche quando la carriera agonistica mi teneva fisicamente lontano". A piccoli sorsi, e come sennò, s'incontrano nuovamente le strade di Massimiliano Boccio e Virtus Pallacanestro. Insieme faranno Caffè Maxim Bologna, insieme per il secondo tentativo di scalata. Sassari e la Sardegna, il felice Battistero versione trasferta della nuova griffe, tredicesima traccia sulle storiche canotte bianconere. ed oggi sull'usuale palcoscenico la prima uscita in "bianco".

Massimiliano, per tutti Max, il nuovo marchio questi colori li conosce bene. Nove gli anni trascorsi nelle giovanili, infinitamente di più i ricordi snocciolati nitidi e puntuali. Un film in due tempi, spalmato anzi tratteggiato dalle due volte in cui Max ha messo piede nel mondo Virtus. è successo vent'anni fa quando "per la prima volta entrai all'Arcoveggio all'età di dieci anni", succede oggi "con immenso piacere anche se a dirla tutta l'idea di entrare mi balenava in testa da almeno tre-quattro anni". Nel mezzo un po' di tutto, comprese alcune piccole perplessità dopo che in molti avevano già cantato il De Profundis di oltre settant'anni di storia: "Non nego che all'inizio, dopo tutto quel che era successo, ero un po' scettico riguardo la ricostruzione ma, una volta conosciuto Claudio Sabatini, le sue idee, i suoi progetti, le sue scelte, non ho esitato un attimo a condividerne i propositi. In particolare condivido appieno la scelta di Giordano Consolini, magnifica persona e bravo coach che sa mettere a proprio agio i giocatori, per certi versi quasi uno psicologo in grado di motivarti fin da subito. A lui poi sono particolarmente legato anche perché ho avuto la fortuna di averlo come allenatore nella trafila delle giovanili. In realtà tanti sono stati i coach che mi hanno allenato, fin dal primissimo Nadalini. Ma al di là di tutto reputo Giordano una persona eccezionale dentro e fuori dal campo, l'allenatore ideale proprio per questa squadra che deve vincere. Non è certamente un caso che in queste prime uscitesi sia potuto già ammirare un gruppo unito, in cui a turno ognuno porta il suo contributo, nessuno escluso".

Eppure il rapporto con le V nere di questi duecentosei centimetri, trentenni e bolognesi fin dalla primissima ora di Via D'Azeglio, potrebbero realmente non limitarsi a questo primo progetto: "Certo, perché in realtà mi piace molto anche l'idea del modello public company invocato da Sabatini, di un gruppo di imprenditori dediti alla gestione del club. In piccolo è quello che già stiamo facendo col Gira Ozzano, dove il 48% della società è in mano a noi venti soci, il restante 52% a Giansanti e Vacchi, capo storici del club. Direi assolutamente una formula che funziona, tanto che il Gira oggi si può vantare di essere uno dei club economicamente più sani, con un bilancio completamente in regola. Ecco perché dico che, valutato con attenzione l'impatto economico, sarei pronto a portare avanti un discorso simile pure qui alla Virtus negli anni futuri. Avere un gruppone di 500 persone sarebbe già più difficile da gestire in termini di opinioni e decisioni".

Eh sì, perché a presentare Max Boccio e Claudio Sabatini fu solo la passione per la Virtus, affettiva creatura al tempo in grave pericolo, bisognosa di un intervento tanto drastico quanto impraticabile. Accavallando nel frattempo più cronaca giudiziaria che sportiva, fino a quella felice dei giorni d'oggi, dove questa stessa creatura respira bene, cammina spedita. E lo fa nemmeno troppo sola. Passione, la sua, che appunto viene da lontano, forgiata fin da subito da un'icona chiamata Augusto Binelli: "Sì, in effetto lui fu il mio primo vero idolo. Uno dei primi che ho conosciuto e apprezzato. Per noi della giovanili "Binellone" era un modello, ancor più per chi come me veniva tirato su da pivot. Quelli erano tempi che ricordo con piacere, fin dalle prime partite viste al PalaDozza col carnet di biglietti che ci forniva Terrieri. Alla domenica noi delle giovanili andavamo lassù in piccionaia assieme agli ultras a divertirci".

Oggi partner privilegiato, un tempo il Boccio giocatore in erba sognava tanto proprio quella canotta griffata in cui ora è protagonista. E la prima eufonia scriveva Granarolo Felsinea: "Sì, in effetti fu questo il primo sponsor che ho incontrato nelle giovanili. Ma fino alla categoria ragazzi durante le partite indossavamo solo anonime canotte bianconere. Poter finalmente indossare la divisa col marchio della prima squadra fu una delle prime vere emozioni".

E con stile avanti, costante presenza al palasport interrotta solo dalla parallela carriera agonistica: "Fino a quando ho potuto sono sempre andato alle partite, dopo seguivo le gare di campionato ed Eurolega alla tv. Prima invece quando c'era da festeggiare andavo addirittura fin giù negli spogliatoi, sotto la doccia. Fra le tante soddisfazioni che ricordo con grande piacere la vittoria dello scudetto Knorr contro la Benetton Treviso, quando ebbi addirittura l'onore di conoscere quel Tony Kukoc pochi mesi dopo volato in Nba".

Per meglio inquadrare il personaggio occorre però raccontare anche del Max Boccio atleta: a margine dell'esperienza Virtus il breve viaggio fino al Gira Ozzano (assieme ad un certo Cotani). Ed il sognosi fermò ad un passo dalla gloria, con una promozione solo sfiorata in quella LegAdue che avrebbe poi calcato con Fabriano nella sua ultima stagione agonistica, vissuta fra gli altri assieme a Pace Mannion, Flavio Carera e Alberto Bucci. Apice di una passione comunque dalla coda lunga, per lui infatti tanto basket anche in divisa:"Sì, con la Nazionale Militare a Vigna di Valle e Bracciano. Fu un'esperienza bellissima, per di più fummo tra i pochi ad avere l'onore di poter fare il Giuramento con tanto di cerimonia solenne. Conservo ancora tutte quelle foto con assoluto piacere". Dall'altra parte il ricordo più intenso è legato ad un nome certo mai riflesso dalla luce dei palcoscenici maggiori ma di assoluto spessore umano, il compianto Marco Marchetti, il cui ultimo balzo avvenne una maledetta sera a Castel Guelfo, nella finale per la promozione in B1. Oggi l'impianto guelfese con onoro giustamente porta il suo nome, Boccio invece ne contempla il ricordo nel profondo intimo: "Durante le due stagioni condivise a Ozzano, da lui ho appreso la lezione in assoluto più importante. Un ragazzo che mi ha fatto veramente capire cosa volesse dire reagire in campo e nella vita al dolore". In bocca al lupo Caffé Maxim.

 

Max Boccio, titolare della Caffè Maxim

 

CAFFE' MAXIM E VIRTUS UNITE
di Alessio Torri - jarring.it - 12/01/2006

 

Non è un retropensiero azzardato, ma un'ipotesi gonfiata dai fatti la tentazione che l'acquisto di Caffè Maxim da parte di Virtus e Gruppo Sabatini rappresenti un inedito nel panorama cestistico. Che possa diventare il trampolino per altri progetti, lo dirà poi lo storia. «Abbiamo deciso di esercitare un'opzione presente nel contratto di sponsorizzazione e di rilevare Caffè Maxim, con la formula dell'affitto del ramo di azienda - attacca Sabatini - con Max Boccio, al momento della sua entrata, ci eravamo accordati in tal senso. Era un evento già  in programma ma per tanti buoni motivi abbiamo deciso di anticipare i tempi». Benetton e Scavolini, coi loro imperi inglobarono le rispettive società, salvo poi sovrapporsi all’immagine stessa della società. Quel che per la Virtus avvenne, soprattutto in Europa, col marchio Kinder. «Per me - continua Sabatini - la Virtus non è solo una squadra di basket, ma una vera e propria marca ed abbiamo deciso di valorizzarla. La nostra comunità a oggi ha due punti di aggregazione, il PalaMalaguti e l'Emporio della Cultura, dove si possono trovare i nostri prodotti. Il nostro progetto è quello di creare una rete di trecento punti vendita sparsi sul territorio, prima in regione e poi nel resto d’Italia, dato che abbiamo simpatizzanti dovunque. Recentemente mi è capitato a Udine di trovare virtussini del posto. In piccolo, insomma, quello che fa la Juventus con altri numeri evidentemente, nel calcio. Ripeto, la nostra non è solo una società di pallacanestro, ma anche e soprattutto un'azienda, con un marchio che significa comunicazione. In pratica, quello che adesso è limitato all’Emporio della Cultura e Leclerc, verrà ampliato in nuovi territori. Secondo un sondaggio da noi fatto, se si parla di squadre di basket in giro per l’Italia, la più conosciuta è la Virtus, poi viene la Scavolini e la Benetton. Vogliamo offrire dei prodotti e dei punti di riferimento Virtus, legati ad iniziative commerciali, con radici sul territorio. Prodotti che andranno da scarpe ad orologi, ad occhiali da sole ma anche nel ramo alimentare. Collegati per la marca, ma non solo, collegati con noi. Già entro 10-15 giorni mi auguro di presentare una serie di marchi importanti con cui collaboreremo. Prodotti griffati Virtus. Entrando in un mondo nuovo, sfiorato solo a Natale con la Star Box, speriamo di trovare partner commerciali importanti per questa iniziativa innovativa. In Italia, poi, il mondo della distribuzione dei consumi legati alla ristorazione non è certo ai primi posti, per carenza di distribuzione capillare. Il punto vendita sarà un luogo di aggregazione di tifosi Virtus e venderà i nostri prodotti. Il Gruppo Sabatini ha esperienza nel creare format per punti vendita di aziende (Wind, Camst, Timberland) ed allora abbiamo deciso di usare la nostra esperienza per portare avanti questo progetto». Rivincere rilanciando, questa la sfida. Come già lo era stato per il suo ingresso, l’uscita di scena di Max Boccio nelle intenzioni rafforza il progetto, anticipando i tempi e invertendo addirittura i modi della manovra. «Lo ringrazio - conferma Sabatini - Max ha creato un bel progetto, un'idea che mi piaceva molto fin da subito. Ma tengo a sottolineare che fin’ora era stato puntuale negli impegni presi». Ed allora, forse la storia s’è rovesciata, ripensando ad otto mesi fa, quando Boccio presentò un’offerta in piena regola per comprare la Virtus a cinque milioni di euro. «Ma se tornassi indietro farei la stessa cosa» ammette il proprietario bianconero. «Nel contratto di sponsorizzazione ho voluto una clausola, quella di poter in qualsiasi momento rilevare Caffè Maxim, e stamattina alle 11 l'ho esercitata. Per farlo abbiamo creato una nuova società, la Star Caffè, di proprietà Virtus e Gruppo Sabatini. è operativa da oggi, non escludo che più avanti sentiate parlare magari di Virtus caffè o cose del genere. Siamo al vaglio di molte ipotesi. Finora Caffè Maxim ha 76 clienti, che acquistano solo il caffè. Il progetto è invece di avere 300 punti vendita, con locali interamente gestiti, e non solo per l’acquisto del caffè. Vogliamo creare il brand Virtus, con l’auspicio di un fatturato attorno dieci milioni di euro l'anno. Per capirci, ora siamo attorno agli uno. Invito personalmente da oggi tutti i nostri tifosi a cercare l'insegna Caffè Maxim: facendo ciò faranno anche un gran piacere alla Virtus, e contribuiranno al potenziamento stesso della squadra». Cosa cambia, ora, per la Virtus? Dal punto di vista del mercato poco, perché, salvo occasionissime, i bianconeri andranno avanti così. E Markovski, presente assieme a Lucio Zanca e Giordano Consolini,  sorride quando il patron si rivolge a lui sull’argomento. Sulla canotte, per ora, resterà il solito marchio ma «Se un altro sponsor si vuole far avanti è gradito. Abbiamo bisogno di soldi, certo, ma soprattutto di un brand che voglia condividere questo nostro progetto. Per esempio, non è un segreto che abbia cercato di acquistare il Bologna e stia cercando di scalare SchemaTre. Tutte cose facenti parte del progetto legato al territorio». Sabatini non s'arrende, e nemmeno cede. Proverà a trovare un altro compagno di viaggio che vada a colmare il resto della stagione, respingendo le malìe di chi lo vorrebbe in difficoltà, ma si capisce che certe cifre (a suo tempo si parlò di oltre un milione all’anno) sarà dura raccattarle.