homepage

 

Virtus

 

gioc. italiani

gioc. stranieri

tecnici

dirigenti

sponsor

tifosi

 

stagioni

palmares

classifiche

il derby

 

case

libri

links

contatti

 

 

 

Roberto Dorigo 

 

 

E il tecnico fa festa con una conferenza

La Gazzetta dello Sport - 26/04/1998

 

ALBA (Cu) - C'è modo e modo per trascorrere la prima sera da allenatore campione d'Europa. Ettore Messina, dopo una notte insonne e una giornata intensa, venerdì ha scelto un menù con 6 ore di auto e una a discorrere ad Alba di sport sul palco dell'auditorium della fondazione Ferrero, azienda che, col marchio Kinder, dà alla Virtus molto più di una sponsorizzazione. Sullo schermo scorrono le immagini del successo di Barcellona e la sala esplode in un applauso emozionato. "Una vita per lo sport: due grandi protagonisti". Questo il tema dell'incontro, fissato da Roberto Dorigo, amministratore delegato al settimo cielo, ben prima delle Final Four. Da una parte il coach bianconero, dall'altra Manuela Di Centa, altra testimonial del marchio piemontese. In mezzo, intervistatore - intervistato, Candido Cannavò, direttore della Gazzetta. Manuela parla di famiglia, semplicità, armonia, autocritica, valori alla base del suo successo nello sci di fondo. Ettore Messina spiega cosa significhi essere alla guida di un gruppo e di quando, di fronte a certe decisioni, il ruolo è sinonimo di solitudine. "Ma la gioia degli ultimi 60" di Barcellona - racconta - non la dimenticherò".

 


 

IL RINGRAZIAMENTO DELLO SPONSOR

di Roberto Dorigo - Bianconero numero speciale: Un Anno Bianconero giugno 1998

 

Siamo arrivati alla fine di un'annata che definire esaltante è veramente poco. Chi avesse detto all'inizio dell'anno che saremmo riusciti a raggiungere subito tutti gli obiettivi probabilmente sarebbe stato tacciato di essere un "supertifoso".

è vero che allenatore e squadra erano il meglio che si potesse avere, è vero che entusiasmo e capacità non mancavano, è vero che lo spirito vincente c'era tutto e subito, però questa accoppiata vittoriosa in Spagna ed in Italia allora era solo nei sogni più belli. Eppure questa squadra ce l'ha fatta ed è entrata nell'Olimpo delle grandi. Perciò è giusto utilizzare questo spazio per dire "grazie".

Grazie a tutti i giocatori per avere superato momenti difficili ed essere stati veramente una "squadra", sempre pronta al tutti per uno e uno per tutti, dove ognuno ha messo pietre importanti al castello delle vittorie. Grazie ad Ettore e a tutto lo staff tecnico per aver costruito questa squadra e averla tenuta insieme anche quando gli infortuni rischiavano di farne perdere qualche pezzo per strada. Grazie alla Società per la totale e amichevole collaborazione in ogni momento e in ogni iniziativa.

Grazie di cuore ai tifosi che hanno sostenuto la squadra, soprattutto quando ce n'era veramente bisogno, con passione e intensità, ma anche con civiltà. E ricorderei, fra tutti - due momenti precisi: lo straordinario "muro" di sciarpe, magliette e cappellini bianconeri a Barcellona, (un'emozione indimenticabile per una migrazione unica), e l'incessante e incrollabile incoraggiamento della quinta partita dei play-off. Credo che nessuna squadra abbia mai avuto tanto dai suoi tifosi.

E la squadra li ha ricambiati!

A tutti un caloroso saluto ed un arrivederci all'anno prossimo, sempre alla grande!

 

Roberto Dorigo la sera della finale di Barcellona

 

Dorigo: «Sasha? Un grande cuore»

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 28/11/2000


Nel segno della K. Prima come Knorr, poi come Kinder. Roberto Dorigo, amministratore delegato Ferrero, è anche un appassionato e un tifoso di basket.
Il rapporto con Sasha.
«Stimolante. Un uomo difficile, ma con grande cuore, entusiasmo e voglia di vincere. Caratteristiche che ha portato sul parquet».
Insomma, il testimonial ideale per un' azienda.
«Proprio così. Ricordo ancora il film che girammo in piazza Maggiore...».
Sì?
«Non erano Crippa o Binelli, a spaventarci. Ma lui. Temevano potesse stancarsi e piantar tutto lì. Invece ha chiuso per ultimo. Gli è piaciuta l'idea e si è lasciato trascinare. Fino alle 2 del mattino in piazza. Così...».
E così?
«Abbiamo vinto il premio al festival del cinema sportivo. Ha trasmesso grande calore. Nemmeno un attore professionista avrebbe potuto comportarsi meglio. Anche per questo, per ringraziarlo, abbiamo utilizzato l'ultima immagine con il bambino».
Cosa perde il basket senza Danilovic?
«Uno dei più grandi giocatori. Un leader. Un uomo difficile, ostico, un rompic... ma uno che non ci stava mai a perdere. Che lottava fino alla fine. Senza arrendersi mai».
L'ha citata come modello dirigenziale da imitare.
«Gli sono grato. Non me l'aspettavo anche perché ha avuto tanti esempi. Le sue parole valgono tanto: lui dice solo quello che pensa».
I tifosi, intanto, temono di perdere il marchio Kinder.
«Bisogna guardare avanti. Lottare su tutti i fronti, anche senza Sasha. Tutti insieme: il futuro è nel grembo di Giove».
Ma la Kinder le piace?
«Sì. è competitiva, brillante. Mi convince proprio».
Sotto i portici si ripete che lei restava solo perché c'erano Brunamonti, Danilovic e Messina...
«Diciamo che sono elementi chiave. Che lo sono sempre stati. Sono rimasti almeno in due. La rimando a una risposta precedente. Andiamo avanti: poi ne riparleremo».
E mercoledì?
«Sarò al mio posto per salutare Sasha».

 

 

Spot Kinder

.

 

 

VERSO IL RINNOVO DELL'ABBINAMENTO DA 4 MILIARDI A STAGIONE

di Vincenzo Martucci - La Gazzetta dello Sport - 21/06/2001

 

Mai sponsorizzazione fu più dolce della Kinder. Mai 4 miliardi (più premi) furono digeriti col sorriso della Ferrero, dopo il grande slam della Virtus Bologna di basket. Anzi. «Entro fine mese ci dobbiamo incontrare per definire il futuro e, se non ci saranno richieste sproporzionate, vorremmo confermare l'abbinamento», afferma Roberto Dorigo, l'amministratore delegato del colosso di Alba (Cuneo). Che ama i contratti pluriennali e ha pianificato di legare alla pallacanestro il marchio Kinder anziché quello Pocket Coffee o Nutella: «Pocket Coffee è un prodotto che dà carica ed energia: si rivolgeva ad un target prevalentemente maschile, ne abbiamo già allargato l'interesse abbinandolo alla nazionale di sci femminile. Uno sport di squadra era l'ideale per un messaggio di giovani cresciuti bene, e Kinder era il prodotto-ombrello adatto: racchiude più prodotti e anche in caso di sconfitta, non ci saremmo trovati contro messaggi mitologici, tipo: "Che mondo sarebbe senza Nutella"». Preoccupazioni fugate, comunque, dai risultati delle V nere: «Il ritorno d'immagine è stato sicuramente positivo. Kinder è visto come un prodotto dinamico, per i giovani, moderno, che aiuta a crescere, simpatico, che si è arricchito di valori positivi». Mettiamo sul podio con Dorigo i fantastici successi della Kinder 2001: «Il ritorno dello scudetto è sicuramente di più ampio e più duraturo impatto, ma l'affermazione in Eurolega è stato altrettanto forte, sia pur più ridotto nel tempo, e si è allargato ad altri paesi». Perché la Ferrero, azienda multinazionale del settore dolciario, fondata da Pietro Ferrero, inventore nel '46 col fratello Giovanni della ricetta del mitico Giandujot (l'antenato della Nutella), nel '99 ha avuto un fatturato, in Italia (4 stabilimenti, 5.600 dipendenti), di 2.979 miliardi di lire, e un fatturato del gruppo, nel mondo (29 società operative, 15 stabilimenti, 15.600 dipendenti complessivi), di addirittura 4.000 milioni di euro (7.600 miliardi di lire). L'impegno nello sport dell'azienda di Alba è antico, e variegato: dal primo abbinamento degli anni Ottanta con la Federazione italiana atletica leggera, alla sponsorizzazione Pocket Coffee della nazionale di sci femminile (iniziata nel '93), alla sigla Estathé della maglia rosa al Giro d'Italia di ciclismo che, dal '98, si è allargata anche alla Milano-Sanremo e al Giro di Lombardia. Per continuare col marchio Kinder, abbinato dal '96 con le vittorie della Virtus Bologna basket e negli ultimi due anni con la Champions League di pallavolo. Quindi con Pocket Coffee nella coppa del Mondo e ai Mondiali di sci e nello slalom del Centenario di Sestriere dal '98 al 2000. E ancora con Tic-Tac legato dal '99 alla scuderia Ferrari di F1 e con Nutella spalmata sulla nazionale di calcio azzurra. Dolce, lo sport.

 

 

PAROLA ALLA KINDER

di Roberto Dorigo - Bianconero/Kinder Campione d'Europa 

 

La prima cosa che ho visto rientrando negli spogliatoi dopo le foto di rito con la coppa della seconda Eurolega vinta, è stato il Signor Madrigali collocato a forza dai suoi giocatori sotto la doccia: ovviamente vestito. Solo la fortuna, e un po' di circospezione, hanno evitato che facessi la stessa fine del Presidente, ma vi confesso che quello, mentre i ragazzi cercavano con lo sguardo la prossima vittima, è stato l'unico momento della serata in cui ho avuto un po' di timore.

Naturale propensione all'ottimismo? Forse. Conoscenza della pallacanestro? Un po'. Fiducia nella squadra e nei tecnici? Certamente sì.

Mi sono detto che non avremmo potuto perdere questa partita per tutto il viaggio in auto da Torino al casello numero 11 di Casalecchio. Ho ricordato quanto scrissi tre anni fa, sempre su queste pagine, dopo la prima conquista dell'Eurolega: un allenatore e una squadra che erano il meglio che si potesse avere, entusiasmo, capacità, spirito vincente, giocatori sempre pronti al tutti per uno ed uno per tutti.

Ho ricordato questo e ho pensato che tutto ciò era vero anche tre anni dopo, anche se con meno esperienza in buona parte della squadra e della società,e che quindi potevamo, dovevamo farcela.

Un'esperienza che invece ha dimostrato di possedere il pubblico, che sapeva cosa fare per asciugare il sudore che vela gli occhi, cancellare le tossine appesantiscono i muscoli, placare la tensione che stringe il cuore: un incessante, incrollabile, appassionato e civile sostegno alla squadra, dal primo all'ultimo minuto.

Un sostegno entusiasmante, una lunga, anticipata, trionfale festa collettiva che mi ha riportato alla memoria l'indimenticabile notte di Barcellona.

Da qui il ricordo è scivolato indietro, alla Coppa delle Coppe del 1990, alla prima delle tre vittorie europee, con un'altra "K" iniziale sulle maglie, quasi un presagio delle future vittorie.

Vi confesso di aver provato un momento di intensa commozione pensando che, undici anni fa così come nel 1998 e 2001, due persone continuano a condividere con me questa grande soddisfazione: Ettore Messina e Roberto Brunamonti.

Per questa gioia rinnovata, per questa ragionevole fiducia non delusa, per questa grande emozione, un sentito grazie a tutti i giocatori, vecchi e nuovi, a Ettore e a tutto lo staff tecnico, alla Società e ai tifosi.

Molto tempo dopo la fine della partita, coi riflettori spenti e quasi tutto il pubblico uscito, ho incrociato tre ragazzi con una V nera sulla fronte e la sciarpa al collo. Ho notato che mi guardavano e mi è parso cogliere la parola "sponsor" nel loro discorso: istintivamente mi sono guardato intorno per vedere a chi si riferissero. Perché in quel momento, nel raggio di parecchi metri c'erano solo tifosi, sostenitori e amici della squadra Campione d'Europa.

Un caloroso saluto a tutti.