ALBA (Cu) - C'è modo e modo per trascorrere la prima
sera da allenatore campione d'Europa. Ettore Messina, dopo una notte insonne
e una giornata intensa, venerdì ha scelto un menù
con 6 ore di auto e una a discorrere ad Alba di sport sul palco
dell'auditorium della fondazione Ferrero, azienda che, col marchio Kinder, dà
alla Virtus molto più di una sponsorizzazione. Sullo
schermo scorrono le immagini del successo di Barcellona e la sala esplode in
un applauso emozionato. "Una vita per lo sport: due grandi protagonisti".
Questo il tema dell'incontro, fissato da Roberto Dorigo, amministratore
delegato al settimo cielo, ben prima delle Final Four. Da una parte il coach
bianconero, dall'altra Manuela Di Centa, altra testimonial del marchio
piemontese. In mezzo, intervistatore - intervistato, Candido Cannavò,
direttore della Gazzetta. Manuela parla di famiglia, semplicità,
armonia, autocritica, valori alla base del suo successo nello sci di fondo.
Ettore Messina spiega cosa significhi essere alla guida di un gruppo e di
quando, di fronte a certe decisioni, il ruolo è
sinonimo di solitudine. "Ma la gioia degli ultimi 60" di Barcellona -
racconta - non la dimenticherò".
IL RINGRAZIAMENTO DELLO SPONSOR
di Roberto Dorigo - Bianconero numero
speciale: Un Anno Bianconero giugno 1998
Siamo arrivati alla fine di un'annata che
definire esaltante è veramente poco. Chi avesse detto all'inizio dell'anno
che saremmo riusciti a raggiungere subito tutti gli obiettivi probabilmente
sarebbe stato tacciato di essere un "supertifoso".
è
vero che allenatore e squadra erano il meglio che si potesse avere, è vero
che entusiasmo e capacità non mancavano, è vero che lo spirito vincente
c'era tutto e subito, però questa accoppiata vittoriosa in Spagna ed in
Italia allora era solo nei sogni più belli. Eppure questa squadra ce l'ha
fatta ed è entrata nell'Olimpo delle grandi. Perciò è giusto utilizzare
questo spazio per dire "grazie".
Grazie a tutti i giocatori per avere superato
momenti difficili ed essere stati veramente una "squadra", sempre pronta al
tutti per uno e uno per tutti, dove ognuno ha messo pietre importanti al
castello delle vittorie. Grazie ad Ettore e a tutto lo staff tecnico per
aver costruito questa squadra e averla tenuta insieme anche quando gli
infortuni rischiavano di farne perdere qualche pezzo per strada. Grazie alla
Società per la totale e amichevole collaborazione in ogni momento e in ogni
iniziativa.
Grazie di cuore ai tifosi che hanno sostenuto
la squadra, soprattutto quando ce n'era veramente bisogno, con passione e
intensità, ma anche con civiltà. E ricorderei, fra tutti - due momenti
precisi: lo straordinario "muro" di sciarpe, magliette e cappellini
bianconeri a Barcellona, (un'emozione indimenticabile per una migrazione
unica), e l'incessante e incrollabile incoraggiamento della quinta partita
dei play-off. Credo che nessuna squadra abbia mai avuto tanto dai suoi
tifosi.
E la squadra li ha ricambiati!
A tutti un caloroso saluto ed un arrivederci
all'anno prossimo, sempre alla grande!
Roberto Dorigo la sera della
finale di Barcellona
Dorigo: «Sasha? Un grande cuore»
di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 28/11/2000
Nel segno della K. Prima come Knorr, poi come Kinder. Roberto Dorigo,
amministratore delegato Ferrero, è anche un appassionato e un tifoso di
basket.
Il rapporto con Sasha.
«Stimolante. Un uomo difficile, ma con grande cuore, entusiasmo e voglia
di vincere. Caratteristiche che ha portato sul parquet».
Insomma, il testimonial ideale per un' azienda.
«Proprio così. Ricordo ancora il film che girammo in piazza Maggiore...».
Sì?
«Non erano Crippa o Binelli, a spaventarci. Ma lui. Temevano potesse
stancarsi e piantar tutto lì. Invece ha chiuso per ultimo. Gli è piaciuta
l'idea e si è lasciato trascinare. Fino alle 2 del mattino in piazza.
Così...».
E così?
«Abbiamo vinto il premio al festival del cinema sportivo. Ha trasmesso
grande calore. Nemmeno un attore professionista avrebbe potuto comportarsi
meglio. Anche per questo, per ringraziarlo, abbiamo utilizzato l'ultima
immagine con il bambino».
Cosa perde il basket senza Danilovic?
«Uno dei più grandi giocatori. Un leader. Un uomo difficile, ostico, un
rompic... ma uno che non ci stava mai a perdere. Che lottava fino alla
fine. Senza arrendersi mai».
L'ha citata come modello dirigenziale da imitare.
«Gli sono grato. Non me l'aspettavo anche perché ha avuto tanti esempi. Le
sue parole valgono tanto: lui dice solo quello che pensa».
I tifosi, intanto, temono di perdere il marchio Kinder.
«Bisogna guardare avanti. Lottare su tutti i fronti, anche senza Sasha.
Tutti insieme: il futuro è nel grembo di Giove».
Ma la Kinder le piace?
«Sì. è
competitiva, brillante. Mi convince proprio».
Sotto i portici si ripete che lei restava solo perché c'erano Brunamonti,
Danilovic e Messina...
«Diciamo che sono elementi chiave. Che lo sono sempre stati. Sono rimasti
almeno in due. La rimando a una risposta precedente. Andiamo avanti: poi
ne riparleremo».
Emercoledì?
«Sarò al mio posto per salutare Sasha».
Spot Kinder
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VERSO IL
RINNOVO DELL'ABBINAMENTO DA 4 MILIARDI A STAGIONE
di
Vincenzo Martucci - La Gazzetta dello Sport - 21/06/2001
Mai
sponsorizzazione fu più dolce della Kinder. Mai 4 miliardi (più premi)
furono digeriti col sorriso della Ferrero, dopo il grande slam della Virtus
Bologna di basket. Anzi. «Entro fine mese ci dobbiamo incontrare per
definire il futuro e, se non ci saranno richieste sproporzionate, vorremmo
confermare l'abbinamento», afferma Roberto Dorigo, l'amministratore delegato
del colosso di Alba (Cuneo). Che ama i contratti pluriennali e ha
pianificato di legare alla pallacanestro il marchio Kinder anziché quello
Pocket Coffee o Nutella: «Pocket Coffee è un prodotto che dà carica ed
energia: si rivolgeva ad un target prevalentemente maschile, ne abbiamo già
allargato l'interesse abbinandolo alla nazionale di sci femminile. Uno sport
di squadra era l'ideale per un messaggio di giovani cresciuti bene, e Kinder
era il prodotto-ombrello adatto: racchiude più prodotti e anche in caso di
sconfitta, non ci saremmo trovati contro messaggi mitologici, tipo: "Che
mondo sarebbe senza Nutella"». Preoccupazioni fugate, comunque, dai
risultati delle V nere: «Il ritorno d'immagine è stato sicuramente positivo.
Kinder è visto come un prodotto dinamico, per i giovani, moderno, che aiuta
a crescere, simpatico, che si è arricchito di valori positivi». Mettiamo sul
podio con Dorigo i fantastici successi della Kinder 2001: «Il ritorno dello
scudetto è sicuramente di più ampio e più duraturo impatto, ma
l'affermazione in Eurolega è stato altrettanto forte, sia pur più ridotto
nel tempo, e si è allargato ad altri paesi». Perché la Ferrero, azienda
multinazionale del settore dolciario, fondata da Pietro Ferrero, inventore
nel '46 col fratello Giovanni della ricetta del mitico Giandujot (l'antenato
della Nutella), nel '99 ha avuto un fatturato, in Italia (4 stabilimenti, 5.600
dipendenti), di 2.979 miliardi di lire, e un
fatturato del gruppo, nel mondo (29 società operative, 15 stabilimenti,
15.600 dipendenti complessivi), di addirittura 4.000
milioni di euro (7.600 miliardi di lire). L'impegno
nello sport dell'azienda di Alba è antico, e variegato: dal primo
abbinamento degli anni Ottanta con la Federazione italiana atletica leggera,
alla sponsorizzazione Pocket Coffee della nazionale di sci femminile
(iniziata nel '93), alla sigla Estathé della maglia rosa al Giro d'Italia di
ciclismo che, dal '98, si è allargata anche alla Milano-Sanremo e al Giro di
Lombardia. Per continuare col marchio Kinder, abbinato dal '96 con le
vittorie della Virtus Bologna basket e negli ultimi due anni con la
Champions League di pallavolo. Quindi con Pocket Coffee nella coppa del
Mondo e ai Mondiali di sci e nello slalom del Centenario di Sestriere dal
'98 al 2000. E ancora con Tic-Tac legato dal '99 alla scuderia Ferrari di F1
e con Nutella spalmata sulla nazionale di calcio azzurra. Dolce, lo sport.
PAROLA ALLA KINDER
di Roberto Dorigo - Bianconero/Kinder Campione
d'Europa
La prima cosa che ho visto rientrando negli
spogliatoi dopo le foto di rito con la coppa della seconda Eurolega vinta, è
stato il Signor Madrigali collocato a forza dai suoi giocatori sotto la
doccia: ovviamente vestito. Solo la fortuna, e un po' di circospezione,
hanno evitato che facessi la stessa fine del Presidente, ma vi confesso che
quello, mentre i ragazzi cercavano con lo sguardo la prossima vittima, è
stato l'unico momento della serata in cui ho avuto un po' di timore.
Naturale propensione all'ottimismo? Forse.
Conoscenza della pallacanestro? Un po'. Fiducia nella squadra e nei tecnici?
Certamente sì.
Mi sono detto che non avremmo potuto perdere
questa partita per tutto il viaggio in auto da Torino al casello numero 11
di Casalecchio. Ho ricordato quanto scrissi tre anni fa, sempre su queste
pagine, dopo la prima conquista dell'Eurolega: un allenatore e una squadra
che erano il meglio che si potesse avere, entusiasmo, capacità, spirito
vincente, giocatori sempre pronti al tutti per uno ed uno per tutti.
Ho ricordato questo e ho pensato che tutto ciò
era vero anche tre anni dopo, anche se con meno esperienza in buona parte
della squadra e della società,e che quindi potevamo, dovevamo farcela.
Un'esperienza che invece ha dimostrato di
possedere il pubblico, che sapeva cosa fare per asciugare il sudore che vela
gli occhi, cancellare le tossine appesantiscono i muscoli, placare la
tensione che stringe il cuore: un incessante, incrollabile, appassionato e
civile sostegno alla squadra, dal primo all'ultimo minuto.
Un sostegno entusiasmante, una lunga,
anticipata, trionfale festa collettiva che mi ha riportato alla memoria
l'indimenticabile notte di Barcellona.
Da qui il ricordo è scivolato indietro, alla
Coppa delle Coppe del 1990, alla prima delle tre vittorie europee, con
un'altra "K" iniziale sulle maglie, quasi un presagio delle future vittorie.
Vi confesso di aver provato un momento di
intensa commozione pensando che, undici anni fa così come nel 1998 e 2001,
due persone continuano a condividere con me questa grande soddisfazione:
Ettore Messina e Roberto Brunamonti.
Per questa gioia rinnovata, per questa
ragionevole fiducia non delusa, per questa grande emozione, un sentito
grazie a tutti i giocatori, vecchi e nuovi, a Ettore e a tutto lo staff
tecnico, alla Società e ai tifosi.
Molto tempo dopo la fine della partita, coi
riflettori spenti e quasi tutto il pubblico uscito, ho incrociato tre
ragazzi con una V nera sulla fronte e la sciarpa al collo. Ho notato che mi
guardavano e mi è parso cogliere la parola "sponsor" nel loro discorso:
istintivamente mi sono guardato intorno per vedere a chi si riferissero.
Perché in quel momento, nel raggio di parecchi metri c'erano solo tifosi,
sostenitori e amici della squadra Campione d'Europa.