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IL DERBY

Un derby dei primi anni '70: Schull cerca di stoppare
Albonico
Guelfi e Ghibellini del Duemila su una strada
infinta come il derby
di Enrico Schiavina - tratto da "DERBY! Fortitudo-Virtus - Storia di
una rivalità senza fine
Prima della pallacanestro ci erano riusciti
solo gli antichi romani. C'è una cosa sola che spezza in due Bologna come il
derby di basket: la via Emilia. Una linea retta che taglia in due la città
in modo netto, come un'arancia: da una parte la collina, dall'altra la
pianura. Ma non è una divisione in parti uguali - un po' più grande e
popolata la metà sopra, un po' più ricca e verde quella sotto - come non lo
è la divisione della città secondo credo cestistico.
Illustri osservatori della vita cittadina
dicono che a Bologna ormai non si discute più di nulla, che tutto si è
appiattito. Non fanno discutere la politica, l'economia, la cultura, la vita
sociale. L'unica cosa che veramente divide la città, ormai, sarebbe la
pallacanestro. Non sapremmo dire se veramente Bologna è così ferma in tutto
il rsto, di certo sappiamo però che non è mai stata così ferocemente
schierata dietro alle sue due squadre di basket.
E se la divisione forse non è una buona cosa,
almeno il confronto, anche se acceso, talvolta aspro, è sicuramente un
valore.
Per questo il derby di basket di Bologna è un
grande patrimonio della città, un qualcosa che la fa discutere, fremere,
soffrire, amare. Che la tiene viva, anche spezzandola in due, proprio come
la via Emilia. "Dividere per unire" è il concetto che ricorre spesso quando
i cittadini di Siena cercano di spiegare il significato del loro Palio:
l'uno contro l'altro fino alla morte nei giorni della grande sfida, tutti
assieme sotto i colori cittadini il resto dell'anno, con un senso civico che
ha pochi confronti nel resto d'Italia.
Qualcosa di simile succede a Bologna, anche se
è certamente fuori luogo e abusato il paragone derby-Palio che talvolta
capita di sentire. Palio e derby sono diversissimi, ma qualcosa in comune ce
l'hanno. Non tanto perché forgiano un fortissimo senso di appartenenza verso
il proprio clan, e di conseguente avversione verso quello opposto, al punto
di sperare prima nell'altrui sconfitta che nella propria vittoria: questo
accade anche in altre rivalità sportive.
Sono uniche piuttosto le capacità di
catalizzare l'attenzione di tutta una città verso una competizione di cui il
resto d'Italia capisce poco - una corsa di cavalli in piazza, il gioco del
basket - scatenando passioni violente e altrove quasi incomprensibili. E la
conseguente convinzione che la propria festa, e più in generale la propria
città, sia unica, sia la più bella del mondo. Credersi meglio degli altri in
fondo non è peccato, se si lavora onestamente, e magari si finisce per
esserlo veramente, migliori. Almeno in qualcosa. Che Bologna sia un'isola
felice, da un punto di vista cestistico, non ci sono assolutamente dubbi: in
nessun altro posto i bambini piccoli imparano prima il terzo tempo che lo
stop di petto, appendono prima i poster di Myers o Danilovic di quelli di
Baggio o Signori. Canestri in ogni condominio, squadre di tutti i livelli e
per tutte le età, ovunque gente che gioca, o che allena, o che organizza, o
che guarda giocare, testimoni attivi di un immenso amore per questo sport,
più della solita, trita osservazione sul fatto che nei bar
i-quotidiani-sono-sempre-piegati-alla-pagina-del-basket, peraltro verissima.
Isola felice la città, nella testa di chi
viene da fuori, spesso lo è ancora. La recente campagna elettorale per il
governo della città - o i fatti, a seconda di come la si vede - ha un po'
lavato il cervello alla sua gente, convincendola di non essere più il
Bengodi, ma una via di mezzo tra il Bronx e Calcutta, quanto a
delinquenza, degrado e povertà. Anche se poi per i "forestieri" da noi si
lavora, si mangia, ci si diverte, si vive meglio. Non sarà più la Bologna di
una volta, come dicono gli anziani oggi, ma c'era chi diceva la stessa cosa
negli anni '80 pensando ai '60, e chi lo diceva nei '70 rimpiangendo i
'50... Il fatto è che non può più essere la Bologna di una volta, il mondo
gira veloce e tutto cambia, deve cambiare. Persino a Palazzo d'Accursio la
cui storica "presa" ci ha dimostrato che i bolognesi sono ancora capaci di
litigare per la politica, di sfidarsi in una dura competizione (come un
derby, finita all'ultimo tiro: 50,69 a 49,21 dopo un "supplementare") su
campi diversi dalla pallacanestro.
Lungi da qui un tentativo di trovare
accostamenti politici, o anche solo sociologici, alle due grandi matrone del
basket bolognese. La politica non c'entra se Dio vuole, e non per disprezzo
alla politica stessa, ma perché il derby è qualcosa di veramente
trasversale, ed è bello per questo, quando propone contrasti stridenti nella
vita quotidiana, tipo professore F contro studente V, capufficio V contro
impiegato F, salumiere V contro casalinga F...
Ci hanno provato in tanti a mettere altri
colori vicino al biancoblù (il rosso della Bologna più popolare, operaia e
comunista) o al bianconero (il bianco della classe medio-alta ieri,
l'azzurro di commercianti e professionisti oggi) ma sono abbinamenti che
ormai non hanno nessun significato, se mai ne hanno avuto in passato.
Perché di contraddizioni a questo teorema se
ne trovano a volontà: la Fortitudo ha radici fortemente cattoliche, in
passato è stata molto vicina alla Dc, ed oggi è retta da mani capitaliste;
mentre la Virtus, tradizionalmente laica, è stata in affari con
l'imprenditoria rossa e le Coop, pesca nei ceti medi, era (è?) la favorita
della classe dirigente di sinistra. Nel calderone delle contraddizioni
politiche poi possiamo purtroppo metterci anche qualche spiacevole
infiltrazione di estrema destra, in certe espressioni di tifo più crudo, da
entrambe le parti, fortunatamente emarginate. Per quasi tre decenni
VIrtus-Fortitudo ha voluto dire ricchi contro poveri, patrizi contro plebei,
ma oggi moltissimi nuovi ricchi tengono alla F, mentre il tifo virtussino si
è tolto parte di quella patina nobiliare che ha avuto per una vita, anche se
le poltrone di prima fila a Casalecchio costano 4 milioni l'una, e la gente
fa la fila per comprarle.
Impossibile tracciare l'identikit del
virtussino e del fortitudino medio del Duemila. Alla Virtus spesso ci si
avvicina per tradizione familiare, perché qualcuno ti presta una tessera,
anche se grazie agli spazi di Casalecchio sono finiti i tempi nei quali i
non abbonati non entravano praticamente mai, e le liste d'attesa duravano
anni.
Un'epoca nella quale accadeva spesso che chi
veniva respinto andava a vedere la Fortitudo, dove il posto si trovava
sempre, e ne rimaneva avvinghiato, anche se non è questa la genesi tipica
del tifoso blù. Piuttosto, negli anni '70 e '80 si diventava fortitudini per
spirito di contraddizione ("ribellione" ci sembra un termine eccessivo), per
non seguire la massa, e perché a certuni nello sport viene spontaneo
schierarsi con i più deboli.
Vale anche il discorso contrario,
ovviamente:nelle (poche) stagioni di predominio fortitudino sul campo, i
bastian contrari neutrali finivano per simpatizzare Virtus.
Ma nel derby, come nel resto del mondo,
l'omologazione avanza, la globalizzazione incombe.
E le due Nazioni, così diverse per storia e
ideologia, oggi sono vicinissime per organizzazione, solidità economica,
obiettivi: un occhio all'Europa, l'altro ai cuginastri, ma prima di tutto
professionalità.
Vale anche per i tifosi, non solo per le
società. Loro spesso non lo sanno, ma ormai si somigliano moltissimo, a
parte alcune eccezioni ancora valide (la Fossa, il parterre Virtus, sono
ancora quelli di una volta) e si stanno venendo incontro a una velocità
sorprendente. GLi uni acquisiscono i pregi (calore, colore e ironia
biancoclù, compostezza bianconera) e i difetti (irosità e vittimismo
biancoblù,snobismo, atteggiamenti alla
andiamo-via-prima-che-sennò-becchiamo-il-traffico bianconeri) degli altri.
Il pubblico fortitudino si è virtussinizzato,
quello virtussino si è fortitudinizzato, su questo non ci sono dubbi. Un
processo di osmosi ben simboleggiato dai due uomini-faro, le guide materiali
e spirituali dei due schieramenti. Alfredo Cazzola, dalla Bolognina all'impero-MotorShow,
self made man ruspante e battagliero, sempre pronto a sfidare il mondo
nell'interesse dei suoi colori: in poche parole, un fortitudino perfetto. E
Giorgio Seragnoli, famiglia potentissima, tycoon dell'industria e della
finanza che può comprarsi tutto, senza limite di spesa: il prototipo del
presidente virtussino. Accanto a lui il presidente degli industriali, Volta,
e adesso persino un petroliere libico, che ha fatto mettere una doppia V
(lettera che nell'alfabeto di Pellacani era stata soppressa) vicino al sacro
simbolo della F scudata. Non c'è niente da fare, il mondo cambia.
Per i notabili della città, per le camicie di
sartoria con iniziali ricamate, resta comunque il parterre Virtus il luogo
più in della Città del Basket; la costosissima tessera che hanno in tasca dà
loro diritto di mostrare l'abbronzatura e insultare pesantemente gli arbitri
ad ogni chiamata contraria, o magari sventolare banconote da centomila -
almeno quattro o cinque, se no si fa la figura dei pidocchiosi - sotto il
naso dei direttori di gara, sempre e comunque comprati da Seragnoli. In
questo, i fortitudini da parterre sono lievemente diversi: anche loro
sfilano sorridenti prima della partita, indossando abiti casual ma
all'ultima moda con studiata nonchalance, poi, quando le cose si mettono
male, agli arbitri (ovviamente istruiti da Cazzola) vorrebbero saltare
direttamente al collo, e qualche volta serve la polizia per impedire che lo
facciano davvero.
... omissis (si parla della Fossa dei Leoni)
...
Tutti gli altri hanno bisogno di essere
guidati, così come i virtussini per sostenere la squadra hanno bisogno di
essere trascinati dalle trombe dell'orchestra, mai viceversa. Ma è
soprattutto a questo esercito di gente normale, di una parte e dell'altra,
che deve dire grazie il basket: sono loro che hanno costruito il mito di
"Basket City". Grazie alla loro perseveranza negli anni, alla loro passione
per il gioco, al loro presenzialismo, fedeltà ai colori, o qualsiasi cosa
sia che li spinge a cadenza settimanale o persino bisettimanale a prendere
posto sulla solita poltroncina.
Non importa se qualche volta le partite sono
brutte, o senza storia fin dal primo minuto: loro ci sono sempre. E ogni
estate, anno dopo anno, ce ne sono circa 10.000 disciplinatamente pronti a
versare in anticipo sui conti correnti dei due club i soldi che giustificano
la costruzione di due delle squadre più forti d'Europa nella stessa città.
Tra abbonamenti e biglietti le due bolognesi
fatturano quasi come tutto il resto del basket italiano messo assieme, ma
oltre agli incassi del botteghino (nel 1998/99, sommando le due società,
10.582 abbonati, quasi 400.000 presenze, oltre 20 miliardi in incassi) c'è
un flusso indiretto meno evidente, ma non meno importante. A Bologna il
basket fa vendere magliette e cappellini, quotidiani e riviste
specializzate, panini e caffè, mantiene aperti due negozi di gadget
monotematici (F e V in tutte le salse) in pieno centro, fa lavorare decine
di persone per i due staff societari, giocatori e procuratori - quelli che
si arricchiscono di più - ma anche maschere, parcheggiatori, baristi,
agenzie viaggi, fino alle pizzerie e ai pub del dopopartita... Un fiume di
denaro indotto, che crea occupazione per un bel po' di famiglie, bolognesi e
non, visto che una parte finisce fuori città con le trasferte, ormai spesso
anche fuori Italia.
Tutto questo grazie al basket, o meglio grazie
a quella incredibile passione-fedeltà di cui sopra,figlia della tradizione,
certo, ma vigorosamente corroborata dalla rivalità. Per fare Basket City
servono l'una e l'latra, la cultura cestistica e la rivalità F-V: non ci
fosse questo dualismo, non ci sarebbe nemmeno il resto.
Diciamolo: alla Fortitudo serve la Virtus,
alla Virtus serve la Fortitudo. è
la competitività, il senso del campanile coniugato alla storia, che negli
anni ha continuamente spronato l'una a far meglio dell'altra. Da sempre, per
la gente di via San Felice la Virtus è una specie di balena bianca (... e
nera), il grande nemico inseguito da una vita, l'obiettivo di tutti gli
sforzi, perennemente, ottusamente nel mirino. In Virtus forse non è sempre
stato così, quando la Fortitudo era povera la si guardava freddamente come
una vicina antipatica più che una rivale, ma la sua crescita e la sua
aggressività hanno alimentato un'avversione di rimando non meno profonda,
non meno accanita.
Interpretando bene i sogni del fortitudino
medio, Seragnoli fin dall'inizio della sua gestione spiegava che tutti quei
soldi non li spendeva per diventare il numero uno d'Italia, o il numero uno
in Europa, ma solo perché voleva essere il numero uno a Bologna. Per un po'
c'è anche riuscito, ma Cazzola, competitivo
come pochi, dalla sfida che gli veniva dai vicini di casa ha saputo trarre
la spinta per costruire la Virtus più vincente di sempre, quella del 24
aprile e 31 maggio 1998. Così si è arrivati alla corsa agli armamenti di
fine anni Novanta, alle due superpotenze contrapposte capaci di saccheggiare
l'intero basket italiano pur di non perdere colpi nella folle guerra
cittadina. Al punto da inimicarsi tutto il resto d'Italia, da sentirsi
accusate di aver rovinato il campionato con la troppa bolognesizzazione, e
tutto per una sciocca lite di cortile.
Fini pensatori da un po' di tempo ammoniscono
le due contendenti a smetterla di ragionare in termini così provinciali, ci
spiegano che esiste un mondo anche al di fuori dei confini di Bologna, e
persino in città qualcuno se ne è convinto... Così quando sul tabellone
luminoso del palazzo passano i risultati dagli altri campi e "loro" hanno
perso, il boato di esultanza si continua a sentire, forte e spontaneo, ma
prima ci si preoccupa dei "nostri". Se poi a "loro" è andata male, tanto
meglio...
Per tutte e due ormai conta solo vincere,
scudetti, coppe, qualsiasi cosa, altrimenti la stagione è un fallimento,
indipendentemente da com'è andata ai cugini. E il derby non è solo la sfida
diretta, ma il confronto di quel che rimane nelle due reti alla fine della
stagione: io ho vinto una coppetta, tu una coppina, qual'è la più bella?
Questi Guelfi e Ghibellini del ventesimo
secolo (e presto del ventunesimo) sono gli unici in Italia, forse al mondo,
ad aver scelto il basket come terreno di confronto. Nello sport italiano di
derby veri, capaci di spaccare letteralmente in due una città, ce ne sono
solo quattro: quelli di calcio, Roma-Lazio, Milan-Inter, Toro-Juve,
Genoa-Samp.
Gli altri sono surrogati di derby, sono solo
rivalità fra città vicine che magari corrono per lo stesso obiettivo, ma non
durano nel tempo (ricordate i rancori di Bologna-Cesena nel calcio? Oggi chi
ci pensa più?...) e non sono degni della parolina magica - derby - usata ed
abusata nelle cronache sportive.
Nel basket è esistito un solo altro derby,
vero e sanguigno come quello bolognese: quello di Livorno, ma è sparito con
una insana fusione nel 1991. Ci sono stati derby a Milano e Roma, ma
facevano ridere, ce ne sono di sentiti in altri sport, ma niente di
paragonabile. In America ci sono molte, storiche rivalità del
basket-college, bellissime e antiche, ma figlie di un'altra cultura, che non
c'entra col campanile. Restando al basket, ci sono derby infuocati e di
altissimo livello tecnico a Atene e Istanbul, ma quelle sono grandissime
città e le squadre ne rappresentano una porzione, un quartiere.
Il derby di Bologna invece è unico anche
perché non divide la città in zone, ma arriva dappertutto con entrambi i
partiti: in ogni casa, in ogni scuola, in ogni ufficio c'è la V e c'è la F.
Sì, una volta esisteva un "Rione Fortitudo", quello attorno alla vecchia
sede di via San Felice, e una teoria (mai provata) vuole che tutta la parte
ovest della città, da via Saffi a Santa Viola a Borgo Panigale, tenda verso
il biancoblù. Indimostrabile, come l'impressione che sia invece la parte
nord, da via Milazzo all'Arcoveggio passando per la Bolognina cara a Cazzola, il territorio più bianconero. In
realtà oggi la V e la F sono distribuite ovunque: in centro, in periferia e
anche in provincia, sia la metà di collina che la metà di pianura, dove la
febbre è più recente, ma non meno forte.
Pianura-collina, colina-pianura.
Virtus-Fortitudo, Fortitudo-Virtus. Per dividere (e unire) le prime, c'è
voluta la via Emilia, tracciata dal console Marco Emilio Lepido nel II
secolo avanti Cristo e resistita per più di due millenni quasi identica,
solo ingrandita e ammodernata, ma mai modificata nella sua idea originale,
quella di correre fino al Mare.
Per dividere (e unire) le secondo è stato
inventato il derby, anche lui è diventato sempre più grande, importante,
ricco, ma rimasto immutato nello spirito.
Durerà come la via Emilia, altri duemila anni?
Vorremmo poterlo verificare, vivendoli tutti a Bologna.

Danilovic-Myers: l'essenza stessa dei derby degli anni '90
Il salto del fosso
Sono moltissimi i giocatori che hanno
indossato le maglie di entrambe le attuali squadre di serie A di Bologna, senza contare anche
quelli dei tempi del Gira (fra quest'ultimi ricordo
Negroni, Rapini,
Ranuzzi, Canna,
Battilani, Lucev, Bonaga nonché i coach Larry Strong e Ettore
Zuccheri fra i nomi più fulgidi). Fra i motivi principali vi era il gradimento
della stessa città nella quale si era già giocato e che quindi si conosceva
(anche se questo valeva soprattutto fino ai primi anni '70) mentre nel tempo
prese sempre più importanza l'aspetto economico e quando la Fortitudo ha
cominciato a rivaleggiare per capacità di spesa con la Virtus, i derby si
svolgevano anche d'estate, fra i presidenti che rivaleggiavano a colpi di
acquisti di giocatori. Per molti si è trattato di un
normale passaggio da una squadra ad un'altra, alcuni invece furono
vissuti come dei veri e propri tradimenti: forse i più sofferti sono stati quelli di Frosini dalla Fortitudo alla Virtus e quelli di Lombardi e Belinelli
nel senso inverso. Segue un elenco di coloro che hanno militato sia in
Virtus che in Fortitudo:
Stefano Attruia
Sani Becirovic
Marco Belinelli
Loris Benelli
Gianni Bertolotti
David Bluthenthal
Marco Bonamico
Alberto Bucci
Carlo Caglieris
Roberto Casoli
Roberto Chiacig
John Douglas
Mauro Di Vincenzo
Vittorio Ferracini
Maurizio Ferro
Alessandro Frosini
Germano Gambini
A.J. Guyton
Marko Jaric
Dado Lombardi
Walter Magnifico
Emilio Marcheselli
Morris Masetti
Marco Milic
Paolo Moretti
Eric Murdock
Aza Nikolic
Giusto Pellanera
Stefano Pillastrini
Daniel O'Sullivan
Corrado Pellanera
Sardagna
Zoran Savic
Matjaz Smodis
Marcel Starks
Piero Valenti

IL DERBY per eccellenza, almeno per noi
| |
V |
F |
|
|
n. |
stagione |
competizione |
in casa |
p. |
in trasferta |
p |
|
59 |
44 |
scarto |
|
1 |
1966/67 |
stagione regolare |
Fortitudo Cassera |
66 |
Virtus Candy |
73 |
|
1 |
|
+7 |
|
2 |
1966/67 |
stagione regolare |
Virtus Candy |
63 |
Fortitudo Cassera |
78 |
|
|
1 |
-15 |
|
3 |
1967/68 |
stagione regolare |
Virtus Candy |
69 |
Fortitudo Eldorado |
57 |
|
1 |
|
+12 |
|
4 |
1967/68 |
stagione regolare |
Fortitudo Eldorado |
78 |
Virtus Candy |
68 |
|
|
1 |
-10 |
|
5 |
1968/69 |
stagione regolare |
Fortitudo Eldorado |
86 |
Virtus Candy |
65 |
|
|
1 |
-21 |
|
6 |
1968/69 |
stagione regolare |
Virtus Candy |
62 |
Fortitudo Eldorado |
66 |
|
|
1 |
-4 |
|
7 |
1969/70 |
stagione regolare |
Fortitudo Eldorado |
67 |
Virtus |
64 |
|
|
1 |
-3 |
|
8 |
1969/70 |
stagione regolare |
Virtus |
71 |
Fortitudo Eldorado |
70 |
|
1 |
|
+1 |
|
9 |
1070/71 |
stagione regolare |
Virus Norda |
53 |
Fortitudo Eldorado |
71 |
|
|
1 |
-18 |
|
10 |
1070/71 |
stagione regolare |
Fortitudo Eldorado |
83 |
Virtus Norda |
60 |
|
|
1 |
-23 |
|
11 |
1971/72 |
stagione regolare |
Fortitudo Eldorado |
73 |
Virtus Norda |
78 |
|
1 |
|
+5 |
|
12 |
1971/72 |
stagione regolare |
Virtus Norda |
59 |
Fortitudo Eldorado |
61 |
|
|
1 |
-2 |
|
13 |
1972/73 |
stagione regolare |
Virtus Norda |
75 |
Fortitudo Alco |
68 |
|
1 |
|
+7 |
|
14 |
1972/73 |
stagione regolare |
Fortitudo Alco |
58 |
Virtus Norda |
71 |
|
1 |
|
+13 |
|
15 |
1972/73 |
stagione regolare |
Fortitudo Alco |
67 |
Virtus Norda |
61 |
|
|
1 |
-6 |
|
16 |
1973/74 |
stagione regolare |
Fortitudo Alco |
65 |
Virtus Sinudyne |
73 |
|
1 |
|
+8 |
|
17 |
1973/74 |
stagione regolare |
Virtus Sinudyne |
62 |
Fortitudo Alco |
60 |
|
1 |
|
+2 |
|
18 |
1974/75 |
stagione regolare |
Fortitudo Alco |
66 |
Virtus Sinudyne |
91 |
|
1 |
|
+25 |
|
19 |
1974/75 |
stagione regolare |
Virtus Sinudyne |
67 |
Fortitudo Alco |
83 |
|
|
1 |
-16 |
|
20 |
1975/76 |
poule scudetto |
Virtus Sinudyne |
88 |
Fortitudo Alco |
71 |
|
1 |
|
+17 |
|
21 |
1975/76 |
poule scudetto |
Fortitudo Alco |
81 |
Virtus Sinudyne |
84 |
dts |
1 |
|
+3 |
|
22 |
1976/77 |
stagione regolare |
Virtus Sinudyne |
89 |
Fortitudo Alco |
80 |
|
1 |
|
+9 |
|
23 |
1976/77 |
stagione regolare |
Fortitudo Alco |
77 |
Virtus Sinudyne |
82 |
|
1 |
|
+5 |
|
24 |
1977/78 |
stagione regolare |
Fortitudo Alco |
82 |
Virtus Sinudyne |
84 |
|
1 |
|
+2 |
|
25 |
1977/78 |
stagione regolare |
Virtus Sinudyne |
88 |
Fortitudo Alco |
83 |
|
1 |
|
+5 |
|
26 |
1978/79 |
stagione regolare |
Virtus Sinudyne |
79 |
Fortitudo Mercury |
77 |
|
1 |
|
+2 |
|
27 |
1978/79 |
stagione regolare |
Fortitudo Mercury |
68 |
Virtus Sinudyne |
79 |
|
1 |
|
+11 |
|
28 |
1980/81 |
stagione regolare |
Fortitudo I&B |
100 |
Virtus Sinudyne |
102 |
dts |
1 |
|
+2 |
|
29 |
1980/81 |
stagione regolare |
Virtus Sinudyne |
101 |
Fortitudo I&B |
107 |
dts |
|
1 |
-6 |
|
30 |
1981/82 |
stagione regolare |
Fortitudo Latte Sole |
79 |
Virtus Sinudyne |
81 |
|
1 |
|
+2 |
|
31 |
1981/82 |
stagione regolare |
Virtus Sinudyne |
85 |
Fortitudo Latte Sole |
96 |
|
|
1 |
-11 |
|
32 |
1981/82 |
fase a orologio |
Virtus Sinudyne |
92 |
Fortitudo Latte Sole |
71 |
|
1 |
|
+21 |
|
33 |
1982/83 |
stagione regolare |
Fortitudo Latte Sole |
93 |
Virtus Sinudyne |
95 |
|
1 |
|
+2 |
|
34 |
1982/83 |
stagione regolare |
Virtus Sinudyne |
97 |
Fortitudo Latte Sole |
85 |
|
1 |
|
+12 |
|
35 |
1983/84 |
Coppa Italia |
Fortitudo Yoga |
79 |
Virtus Granarolo |
99 |
|
1 |
|
+20 |
|
36 |
1983/84 |
Coppa Italia |
Virtus Granarolo |
92 |
Fortitudo Yoga |
76 |
|
1 |
|
+16 |
|
37 |
1984/85 |
stagione regolare |
Fortitudo Yoga |
78 |
Virtus Granarolo |
85 |
|
1 |
|
+7 |
|
38 |
1984/85 |
stagione regolare |
Virtus Granarolo |
89 |
Fortitudo Yoga |
79 |
|
1 |
|
+10 |
|
39 |
1985/86 |
Coppa Italia |
Fortitudo Yoga |
69 |
Virtus Granarolo |
58 |
|
|
1 |
-11 |
|
40 |
1985/86 |
Coppa Italia |
Virtus Granarolo |
91 |
Fortitudo Yoga |
64 |
|
1 |
|
+27 |
|
41 |
1986/87 |
Coppa Italia |
Virtus Dietor |
82 |
Fortitudo Yoga |
67 |
|
1 |
|
+15 |
|
42 |
1986/87 |
stagione regolare |
Virtus Dietor |
82 |
Fortitudo Yoga |
83 |
|
|
1 |
-1 |
|
43 |
1986/87 |
stagione regolare |
Fortitudo Yoga |
85 |
Virtus Dietor |
108 |
|
1 |
|
+23 |
|
44 |
1987/88 |
Coppa Italia |
Virtus Dietor |
82 |
Fortitudo Yoga |
78 |
|
1 |
|
+4 |
|
45 |
1987/88 |
ottavi play-off |
Virtus Dietor |
75 |
Fortitudo Yoga |
85 |
|
|
1 |
-10 |
|
46 |
1987/88 |
ottavi play-off |
Fortitudo Yoga |
77 |
Virtus Dietor |
70 |
|
|
1 |
-7 |
|
47 |
1988/89 |
stagione regolare |
Fortitudo Arimo |
83 |
Virtus Knorr |
100 |
|
1 |
|
+17 |
|
48 |
1988/89 |
stagione regolare |
Virtus Knorr |
70 |
Fortitudo Arimo |
102 |
|
|
1 |
-32 |
|
49 |
1989/90 |
stagione regolare |
Fortitudo Arimo |
67 |
Virtus Knorr |
77 |
|
1 |
|
+10 |
|
50 |
1989/90 |
stagione regolare |
Virtus Knorr |
78 |
Fortitudo Arimo |
90 |
|
|
1 |
-12 |
|
51 |
1993/94 |
Coppa Italia |
Fortitudo |
81 |
Virtus Buckler |
83 |
|
1 |
|
+2 |
|
52 |
1993/94 |
Coppa Italia |
Virtus Buckler |
101 |
Fortitudo |
60 |
|
1 |
|
+41 |
|
53 |
1993/94 |
stagione regolare |
Fortitudo |
72 |
Virtus Buckler |
75 |
|
1 |
|
+3 |
|
54 |
1993/94 |
stagione regolare |
Virtus Buckler |
78 |
Fortitudo Filodoro |
70 |
|
1 |
|
+8 |
|
55 |
1994/95 |
stagione regolare |
Virtus Buckler |
85 |
Fortitudo Filodoro |
81 |
|
1 |
|
+4 |
|
56 |
1994/95 |
stagione regolare |
Fortitudo Filodoro |
84 |
Virtus Buckler |
83 |
|
|
1 |
-1 |
|
57 |
1994/95 |
fase a orologio |
Virtus Buckler |
82 |
Fortitudo Filodoro |
70 |
|
1 |
|
+12 |
|
58 |
1995/96 |
stagione regolare |
Virtus Buckler |
76 |
Fortitudo Teamsystem |
73 |
|
1 |
|
+3 |
|
59 |
1995/96 |
stagione regolare |
Fortitudo Teamsystem |
82 |
Virtus Buckler |
71 |
|
|
1 |
-11 |
|
60 |
1995/96 |
fase a orologio |
Fortitudo Teamsystem |
87 |
Virtus Buckler |
71 |
|
|
1 |
-16 |
|
61 |
1996/97 |
stagione regolare |
Fortitudo Teamsystem |
80 |
Virtus Kinder |
63 |
|
|
1 |
-17 |
|
62 |
1996/97 |
stagione regolare |
Virtus Kinder |
63 |
Fortitudo Teamsystem |
67 |
|
|
1 |
-4 |
|
63 |
1996/97 |
play-off (semifinali) |
Fortitudo Teamsystem |
71 |
Virtus Kinder |
62 |
|
|
1 |
-9 |
|
64 |
1996/97 |
play-off (semifinali) |
Virtus Kinder |
62 |
Fortitudo Teamsystem |
75 |
|
1 |
|
-13 |
|
65 |
1996/97 |
play-off (semifinali) |
Fortitudo Teamsystem |
95 |
Virtus Kinder |
80 |
|
|
1 |
-15 |
|
66 |
1997/98 |
stagione regolare |
Virtus Kinder |
78 |
Fortitudo Teamsystem |
77 |
|
1 |
|
+1 |
|
67 |
1997/98 |
Coppa Italia |
Fortitudo Teamsystem |
73 |
Virtus Kinder |
64 |
|
|
1 |
-9 |
|
68 |
1997/98 |
stagione regolare |
Fortitudo Teamsystem |
71 |
Virtus Kinder |
69 |
|
|
1 |
-2 |
|
69 |
1997/98 |
eurolega (quarti) |
Virtus Kinder |
64 |
Fortitudo Teamsystem |
52 |
|
1 |
|
+12 |
|
70 |
1997/98 |
eurolega (quarti) |
Fortitudo Teamsystem |
56 |
Virtus Kinder |
58 |
|
1 |
|
+2 |
|
71 |
1997/98 |
play-off (finale) |
Virtus Kinder |
80 |
Fortitudo Teamsystem |
81 |
|
|
1 |
-1 |
|
72 |
1997/98 |
play-off (finale) |
Fortitudo Teamsystem |
76 |
Virtus Kinder |
78 |
|
1 |
|
+2 |
|
73 |
1997/98 |
play-off (finale) |
Virtus Kinder |
69 |
Fortitudo Teamsystem |
76 |
|
|
1 |
-7 |
|
74 |
1997/98 |
play-off (finale) |
Fortitudo Teamsystem |
57 |
Virtus Kinder |
59 |
|
1 |
|
+2 |
|
75 |
1997/98 |
play-off (finale) |
Virtus Kinder |
86 |
Fortitudo Teamsystem |
77 |
dts |
1 |
|
+9 |
|
76 |
1998/99 |
Supercoppa |
Virtus Kinder |
59 |
Fortitudo Teamsystem |
66 |
|
|
1 |
-7 |
|
77 |
1998/99 |
stagione regolare |
Fortitudo Teamsystem |
57 |
Virtus Kinder |
56 |
|
|
1 |
-1 |
|
78 |
1998/99 |
Eurolega (girone) |
Virtus Kinder |
72 |
Fortitudo Teamsystem |
74 |
dts |
|
1 |
-2 |
|
79 |
1998/99 |
stagione regolare |
Virtus Kinder |
74 |
Fortitudo Teamsystem |
87 |
|
|
1 |
-13 |
|
80 |
1998/99 |
Eurolega (girone) |
Fortitudo Teamsystem |
67 |
Virtus Kinder |
65 |
|
|
1 |
-2 |
|
81 |
1998/99 |
Eurolega (semifinale) |
Virtus Kinder |
62 |
Fortitudo Teamsystem |
57 |
|
1 |
|
+5 |
|
82 |
1999/00 |
stagione regolare |
Fortitudo Paf |
72 |
Virtus Kinder |
56 |
|
|
1 |
-16 |
|
83 |
1999/00 |
stagione regolare |
Virtus Kinder |
66 |
Fortitudo Paf |
74 |
|
|
1 |
-8 |
|
84 |
2000/01 |
stagione regolare |
Virtus Kinder |
99 |
Fortitudo Paf |
62 |
|
1 |
|
+37 |
|
85 |
2000/01 |
stagione regolare |
Fortitudo Paf |
71 |
Virtus Kinder |
66 |
|
|
1 |
+5 |
|
86 |
2000/01 |
Eurolega |
Virtus Kinder |
103 |
Fortitudo Paf |
76 |
|
1 |
|
+27 |
|
87 |
2000/01 |
Eurolega |
Virtus Kinder |
92 |
Fortitudo Paf |
84 |
|
1 |
|
+8 |
|
88 |
2000/01 |
Eurolega |
Fortitudo Paf |
70 |
Virtus Kinder |
74 |
|
1 |
|
+4 |
|
89 |
2000/01 |
play-off (finale) |
Virtus Kinder |
86 |
Fortitudo Paf |
81 |
|
1 |
|
+5 |
|
90 |
2000/01 |
play-off (finale) |
Fortitudo Paf |
71 |
Virtus Kinder |
77 |
|
1 |
|
+6 |
|
91 |
2000/01 |
play-off (finale) |
Virtus Kinder |
83 |
Fortitudo Paf |
79 |
|
1 |
|
+4 |
|
92 |
2001/02 |
stagione regolare |
Fortitudo Skipper |
80 |
Virtus Kinder |
79 |
|
|
1 |
-1 |
|
93 |
2001/02 |
stagione regolare |
Virtus Kinder |
94 |
Fortitudo Skipper |
63 |
|
1 |
|
+31 |
|
94 |
2002/03 |
stagione regolare |
Fortitudo Skipper |
80 |
Virtus |
71 |
|
|
1 |
+9 |
|
95 |
2002/03 |
stagione regolare |
Virtus |
70 |
Fortitudo Skipper |
82 |
|
|
1 |
-12 |
|
96 |
2005/06 |
stagione regolare |
Fortitudo Climamio |
93 |
Vidivici Bologna |
81 |
|
|
1 |
-12 |
|
97 |
2005/06 |
stagione regolare |
Vidivici Bologna |
84 |
Fortitudo Climamio |
86 |
|
|
1 |
-2 |
|
98 |
2006/07 |
stagione regolare |
Vidivici Bologna |
64 |
Fortitudo Climamio |
60 |
|
1 |
|
+4 |
|
99 |
2006/07 |
stagione regolare |
Fortitudo Climamio |
81 |
Vidivici Bologna |
92 |
|
1 |
|
+11 |
|
100 |
2007/08 |
stagione regolare |
Fortitudo Upim |
80 |
Virtus La Fortezza |
63 |
|
|
1 |
-17 |
|
101 |
2007/08 |
stagione regolare |
Virtus La Fortezza |
92 |
Fortitudo Upim |
95 |
dts |
|
1 |
-3 |
|
102 |
2008/09 |
stagione regolare |
Virtus La Fortezza |
93 |
Fortitudo Gmac |
67 |
|
1 |
|
+26 |
|
103 |
2008/09 |
stagine regolare |
Fortitudo Gmac |
74 |
Virtus La Fortezza |
75 |
|
1 |
|
+1 |
SORRISI E GIARDINI
di
Enrico Schiavina - Superbasket summer edition 2009
Non è una summer league. Non è una passerella per vip o semivip. Non è un'occazione
di far vacanza a sbafo come certi eventi fuori stagione. Quello dei Giardini
Margherita è solo un torneo estivo. Senza grandi pretese, nato solo per far
giocare all'aperto giocatori di tutti i tipi, per lo più delle serie minori,
e passare qualche serata di basket all'aria aperta, per sfuggire all'afa. Ma
non è un torneo qualunque. è
il più antico d'Italia - quest'anno si è giocata la 28esima edizione - e la
sua collocazione gli conferisce un prestigio che va molto oltre la sua
semplicità. Nel cuore del parco pubblico che sta nel cuore di Bologna, il
campetto dei Giardini Margherita ha un fondo in cemento grezzo, vecchi
tabelloni di plastica, ferri che paiono sbilenchi e retine sdrucite dall'uso
quotidiano dei tantissimi frequentatori. Anche se ogni tanto lo rimettono a
nuovo, il suo fascino sta proprio in queste condizioni precarie: è il campo
di battaglia di sfide infinite nelle quali giocatori sconosciuti talvolta
mettono in difficoltà il grande nome. Si gioca a cavallo tra giugno e
luglio, il torneo ufficialmente si chiamerebbe "Playground" ma tutti più
semplicemente parlano dei "Giardini". E il mix tra giocatori dilettanti e pro
di passaggio spesso fa detonare casi limite: in quasi trent'anno ne sono
successe di tutti i colori tra situazioni imbarazzanti, momenti tecnicamente
suggestivi, provocatori, anche commoventi. QUella che segue è solo una
selezione tra un mare di aneddoti.
RICHARDSON - Il grande Sugar ha giocato più volte ai Giardini. Anche se in
età avanzata, quando comunque era ancora popolarissimo, specie a Bologna.
Contro di lui nasce la leggenda di un giovanissimo Matteo Soragna, cui tutti
urlano una specie di tormentone: "Minaccialo!". Era una specie di parola in
codice, inventata da Alessandro Gemelli (dirigente di banca e coach nelle
minori, ma uno dei tanti piccoli ras dei Giardini), che in realtà
presupponeva che Soragna attaccasse il più possibile Richardson per farlo
stancare. Tanto lui, Micheal Ray, l'italiano non lo capiva. Diventò una
belva, invece, quando subì l'onta di una plateale stoppata, evidentemente
una grave mancanza di rispetto nel suo codice d'onore cestistico. A stoppare
Richardson fu il carneade Paolo Zanardi, giovanili Fortitudo, mai visto più
in alto della C1.
MIKE BROWN - Di gente che in Nba c'è stata anni prima, o ci sarebbe andata
anni dopo. ai Giardini ne è passata tanta. Diverso il caso di Mike Brown,
che ci ha giocato nel bel mezzo della sua carriera Nba, nove anni e una
finale di conferenze con gli Utah Jazz. Dai tempi di una militanza a Desio
rimasto amico di Claudio Crippa, a sua volta amico di Emilio Marcheselli,
che lo porta ai Giardini. "Per la prossima partita posso portare un amico?"
chiede cortesemente Crippa ai suoi ospiti bolognesi, sentendosi rispondere
di sì, ma a patto che non sia un rompiscatole... Qualche giorno dopo Crippa
si presenta con una montagna di muscoli nera che quasi non entra tutta nella
sua auto... Di Mike Brown si racconta una terrificante schiacciata sulla
testa del povero "Banana" Gualandi, e lunghi dopopartita a tavola (da
sempre, il locale di riferimento è il Mulino Bruciato) a raccontare storia
di Nba, in un discreto italiano, a una platea rapita. Ma la sua squadra non
vincerà quell'edizione del torneo.
BONI - Nel 1994 Mario Boni è sulla bocca di tutti. Capocannoniere di Serie A
a 30 e passa di media, ma fermo da gennaio per il caso doping. Dopo una
deludente esperienza nella CBA, Supermario ha una gran voglia di giocare. Lo
porta a Bologna il suo amicone Giacomo Zatti, un habitué dei Giardini. C'è
grande attesa per vederlo in campo, i giornali hanno pompato a dovere
l'evento, ma gli arbitri hanno qualcosa da ridire: "è
squalificato, non può giocare" dicono. La gara non inizia, il pubblico (in
molti erano venuti per vedere il top-scorer di A1 di nuovo in azione)
rumoreggia. La replica degli organizzatori è che gli arbitri li manda sì la
FIP, ma il torneo non è sotto egida federale, quindi può giocare chiunque.
Lunghe discussioni, alla fine prevale il buonsenso. Boni gioca, e crivella
il canestro, come al solito.
NICCOLAI - Pare che le cose siano andate così: qualcuno chiama Mario Boni
per chiedergli di giocare ai Giardini, ma quel giorno lui si sta per
sposare. "Non posso venire, ma qui c'è un mio amico, te lo passo" dice
Mario. Il telefono passa di mano: "Mi chiamo Andrea, se mi volete vengo".
è Andrea Niccolai, fresco di
passaggio da Montecatini a Roma per circa 12 miliardi di lire. Ovviamente,
nessuno nella capitale sa che il loro preziosissimo acquisto sta rischiando
caviglie e ginocchia su un campetto d'asfalto, ma il caso vuole che quella
sera dai Giardini passi Piero Parisini, dirigente della Virtus Roma. "Non ci
crederai, ma ero a Bologna e degli amici mi hanno invitato a fare due tiri,
poi sono arrivati gli altri giocatori, e tutta questa gente, non sapevo ci
fosse un torneo..." è il goffo tentativo di giustificarsi di Niccolai, poco
prima che inizi la partita. Parisini capisce tutto, ma è di larghe vedute,
chiude tutti e due gli occhi, lascia che il Nick produca il suo show: 45
punti e vittoria del titolo.
SCARONE E FOIERA - 38 punti in una serata di magie a ripetizione, c'è la
firma di un esplosivo German Scarone su quella che molti ricordano come una
della più belle finali di sempre. è
l'edizione del 1995, una sera passa per i Giardini Margherita anche PJ
Carlesimo, e pare resti molto colpito dalla prestazione di un giovane
Francesco Foiera. Il quale gioca di nascosto, senza il permesso del suo club
di appartenenza, facendosi chiamare solo "Charlie", soprannome che gli è
rimasto appiccicato addosso per sempre.
MESSINA - L'estate del 2002 è quella dell'addio a Bologna del coach che ha
fatto la storia recente della Virtus. Ai ferri corti con la proprietà
Madrigali, che Messina andrà via lo sanno tutti, ma non c'è stata
l'occasione per un abbraccio al pubblico bianconero. Si decide di farlo ai
Giardini, non c'è tempo per lanciare l'evento sui media, ma è sufficiente il
tam-tam tra i tifosi. Mai vista tanta gente attorno al campetto, a occhio
sono tremila persone, aggrappate ovunque per ascoltare le sue poche parole
di ringraziamento. Quasi commosso, Ettore. Non più virtussino, mai così
virtussino.
PELLACANI - "Black Nino" ha vinto tre volte i Giardini. Negli anni '90,da
giocatore-organizzatore della squadra dell'Accademia delle Belle Arti, la
sua alma mater. Ne va quasi più orgoglioso che dello scudetto vinto con la
Benetton del '92. Portava con sé fior di giocatori di serie A dell'epoca da
Stefano Vidili a Carlo Della Valle, da Piero Montecchi a Claudio Pol Bodetto.
Le società spesso non davano la liberatoria per giocare sul cemento, ma lui
convinceva tutti ugualmente, magari sostenendo il peso di un'assicurazione
apposita. Oggi, con i giocatori pro, accade di rado. Con l'Accademia ha
giocato anche Fabio De Luigi, oggi comico di successo.
BONORA/1 - Davide Bonora ha vinto di tutto, tra Virtus, Benetton e
Nazionale: scudetti, coppe, Europei. Ma non ha mai vinto ai Giardini. Ha
avuto il premio di miglior giovane del torneo, da cadetto della Virtus, ma
da giocatore affermato ha dovuto incassare sconfitte e umiliazioni
personali. Ricorda benissimo "avversari che mi sono passati sopra, come
Bruno Cané o Paolo Nerozzi". Sono nomi che non dicono nulla a chi non
conosce il folto sottobosco bolognese, ma rappresentano l'esempio del
classico giocatore da campetto. Ce ne sarebbero tanti altri, che hanno fatto
la storia del torneo senza essere mai emersi nel basket "vero". L'identikit:
scaltro, rapace,molto motivato (specie contro gli avversari famosi, che al
contrario non spingono mai al massimo), non teme impatti e cadute sul
cemento e soprattutto conosce bene i tabelloni, che rispondono molto meno di
quelli regolamentari. La "tabellata", il tiro di sponda anche da lontano, ai
Giardini paga sempre.
BONORA/2 - Il volto di Alessandro "Jack" Bonora è piuttosto noto a Bologna:
presentatore-giornalista del mondo delle tv locali, per 13 estati
consecutive si è prestato a fare da allenatore-macchietta ai Giardini. Ma
dopo 13 anni di attesa, ala sua grande notte è arrivata. Nel 2008, ha vinto
finalmente il torneo, con una squadra sponsorizzata da un suo programma tv e
circondata da un nugolo di avvenenti groupies... Una squadra imbottita di
esperti giocatori di B1 ha fatto il sua capolavoro in semifinale, battendo i
campioni uscenti che schieravano addirittura due nazionali, Stefano
Mancinelli e Daniel Hackett, sconfitti di 1 punto da una folgorante tripla
di tabellone da nove metri in tuffo di Daniele Casadei. Nel 2009 Bonora ha
poi mancato l'intero torneo (era Las Vegas per i campionati mondiali di
poker, l'altra sua passione...) ma è tornato in tempo per la finale,
vincendola. Ora è imbattuto da due stagioni.
SESSO - Anni fa fece scalpore la comparsa dello sponsor Hatù, che a tutte le
serate era presente con una specie di uomo-sandwich travestito da gigantesco
profilattico e regalava ai passanti campioni del prodotto che reclamizzava.
Niente rispetto alla recente comparsata di Maurizia Paradiso, testimonial di
un sito piccante sponsor di una squadra. L'ex pornostar, dopo aver a lungo
urlato ai suoi che in caso di vittoria li avrebbe premiati tutti con una -
diciamo così - prestazione particolare, si è denudata ed ha fatto invasione
di campo saltando addosso agli esterefatti giocatori (c'è il video su
youtube).
FOSSA - Quella dei Leoni, naturalmente. Per alcuni anni ha iscritto una sua
squadra, reclutando per lo più fortitudini ed ex fortitudini, convinti a
giocare per amor di bandiera e qualche birra. Le loro partite erano
diventate degli happening: tamburi, bandiere, fumogeni, tifo da stadio, di
solito accompagnati da abbondanti grigliate nel prato adiacente il campo. Lo
spirito della Fossa ha seriamente contribuito a rilanciare l'attenzione
verso un torneo che aveva mostrato un po' la corda. Poi alcuni suoi elementi
hanno rovinato tutto scatenando una gigantesca rissa durante la finale del
2007 per la quale è servito l'intervento della polizia (i responsabili del
gruppo si sono poi autosqualificati dal torneo a tempo indeterminato). Con
la Fossa tra gli altri hanno giocato anche Gek Galanda (prima volta di un
capitano della Nazionale ai Giardini) e Dan Gay (26 rimbalzi per lui,
record) assieme al figlio Louis.
RISSE - Quella della Fossa è stata solo la più famosa, ma non è certo stta
la prima né l'ultima di una lunga serie di risse e gazzarre varie. Tra
cazzotti, partite sospese e bottiglia lanciate in campo il campionario è
vario: l'agonismo ai Giardini non manca mai. Ancora Micheal Ray Richardson
protagonista, negli anni 90, quando rispose a insulti e cori offensivi
piovuti dalle tribunette prima dedicando una serie di tiri liberi tirati dal
basso (e tutti insaccati), poi lanciando un bacio alla panchina avversaria,
che ricordò quello famoso a Valerio Bianchini di una finale di Coppa Italia.
Da lì scintille, contatti,l espulsioni a raffica.
Un'altra volta Fabrizio Bertolini (presenze in A nella Fortitudo e a
Treviso) trovò da dire con uno spettatore che gli aveva urlato qualcosa.
Fermò il gioco, andò a cercare lo spettatore, gli disse il suo nome,
cognome, indirizzo e numero di telefono. Poi aggiunse: "Se non mi trovi,
sono al bar". E riprese a giocare.
LAMMA - Davide Lamma è stato uno dei più affezionati frequentatori del
torneo. Non voleva mancarlo per nessun motivo al mondo. Nell'estate 2003
Lamma è in Nazionale A, e Recalcati gli raccomanda di non giocare sul
pericoloso cemento dei Giardini. "Certo, farò solo atto di presenza, per
salutare gli amici" risponde il play bolognese. Mentendo: Davide gioca, anzi
resta in campo38 minuti... E Recalcati lo scopre dai giornali. Al
successivo raduno il CT gli fa una lavata di capo, ma poi lo perdona e lo
convoca per gli Europei di Svezia (risulterà importante contro la Francia
nella finale per il bronzo, che ci diede il pass per le Olimpiadi). Lamma
giocherà ancora ai Giardini, per la squadra della Fossa. E proprio ai
Giardini, simbolicamente, firmerà il contratto con la Fortitudo, stringendo
la mano a Sacrati per le foto di rito. Quando Sacrati ancora poteva
mostrarsi in pubblico...
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