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La Santa Lucia

 

Casa dolce casa

di Gigi Terrieri - Bianconera 03/2004

 

Bologna, via dell’Arcoveggio al n. 49/2. Vicino al ponte della tangenziale/uscita n. 6, alle antenne del palazzo di “Sestarete” e “Italia 7” e a ridosso dei campi da calcio. Visibilissimo dalla tangenziale (soprattutto di sera per la luminosa sovrastante insegna) e facilmente raggiungibile (anche in barba ai limiti sulle targhe alterne), l’impianto immerso nel verde del parco e protetto dalla fascia boschiva non è solo una palestra dove si pratica a tutti i livelli la pallacanestro (o il più moderno basket), ma anche la sede di una delle più gloriose e titolate Società Sportive: la VIRTUS PALLACANESTRO BOLOGNA (SpA per motivi “professionistici”).

Fortemente voluta dall’avv. (pardon: Avvocato) Porelli quale “casa” dei bianconeri che avevano appena ricominciato un ciclo vincente, il progetto originale prevedeva anche la costruzione di un “pallone” adibito esclusivamente agli allenamenti delle squadre giovanili (le partite sarebbero state giocate ugualmente nell’impianto principale) e per le “leve”; motivi diversi imposero il ridimensionamento dell’idea iniziale e si ripiegò su una pista esterna lunga 400 metri (come un giro di pista di atletica) e sulla costruzione di una “montagnetta”: il tutto è servito per diverso tempo alla preparazione degli atleti virtussini. Era anche previsto un garage per il pulmino delle trasferte giovanili (subito trasformato in magazzino, poi nell’anticipo dell’attuale fornitissima “sala pesi”) e, al piano superiore, una sala riunioni, l’ufficio del Settore Giovanile e l’abitazione del custode. Dopo alcuni anni il mini-appartamento fu trasformato in un ulteriore spogliatoio e nella sala medica, con una vasca per l’idromassaggio degli atleti che dovevano riprendersi da leggeri traumi. Nel 1998 il presidente Cazzola diede il via al progetto per la trasformazione del complesso nella Sede della Virtus Pallacanestro: lavori al piano superiore per ricavarne uffici e al piano terreno per ridisegnare gli spogliatoi. Il periodo agosto ‘98/marzo ‘99 fu molto pesante soprattutto per la logistica dell’attività giovanile, ma visto il risultato (oggi agli occhi di tutti) ne è valsa la pena. La sistemazione più complessa riguardò la bacheca, perché tutte le coppe e i trofei vinti negli anni dalla Virtus non trovavano posto (questi problemi c’è chi li ha e chi non li ha: noi li ha!). È così che segreteria, reception, amministrazione, Head Coach, General Manager, Direttore Sportivo, Settore Giovanile e sala video trovarono posto nei ristrutturati locali del piano rialzato e ancora oggi, dopo un anno vissuto “in apnea” con tanti uffici vuoti, i locali stanno tornando a vivere. Ma il “pezzo forte” è il “colpo d’occhio” che si ha entrando nella palestra vera e propria (off limits durante gli allenamenti della Prima Squadra): alle pareti sono appesi gli stendardi – tutti nello stesso stile – delle competizioni vinte dalla Virtus dal 1° Scudetto all’ultima (in ordine di tempo) Coppa Italia, passando dal trittico del Grande Slam alle Coppe Europee e ai titoli giovanili: è un “vedere” che colpisce chi entra per la prima volta (ma anche per la seconda e la terza, e anche oltre); in più di un’occasione le squadre giovanili avversarie che sono venute a disputare gare di campionato hanno avuto dei “problemi di ambientamento” e hanno lasciato qualche punticino ai bianconeri.

È dal 23 gennaio del 1981 (inaugurazione della palestra col Campionato Juniores: Sinudyne vs Rapid Parma finita 120-66) che tutte le gare giovanili si giocano in questo impianto e sono ad ingresso gratuito: è un motivo in più per il lettore per verificare di persona quanto scritto, per avere magari la possibilità di incontrare un giocatore della Prima Squadra e per gustarsi del buon basket, perché i nostri ragazzini giocano bene, e a casa loro si sentono bene e sempre sono orgogliosi della V nera che indossano!

 

La Sala Borsa

 

IN BONONIA STAT VIRTUS - Tutte le case bianconere

Bianconero, 03/2005

 

Via Castiglione, Via Ugo Bassi, Piazza Azzarita. Nasce, pulsa e vive nei luoghi nevralgici della città, il mito della Vu nera, dentro le mura di una chiesa sconsacrata, nel salone deputato alle contrattazioni, nel Madison importato idealmente dagli Stati Uniti. Santa Lucia, Sala Borsa, Palazzo dello Sport sono le tre case intrise della storia della Virtus, i luoghi che ne hanno segnato un radicamento intrinseco nel tessuto sportivo e sociale di Bologna.

Al civico 36 di via Castiglione, che dal 1873 era sede della casa madre, si iniziò a tirare ad un cesto senza retina attorno al 1927. Dopo ogni canestro si faceva la palla due al centro del campo, e non si usciva mai per falli. Ed erano tutti nati all’ombra delle Due Torri, bolognesi d.o.c., quei dieci ragazzi che nel 1934 fecero affacciare il nome della Virtus nel campionato di prima divisione. La guerra ritardò la nascita del mito, ma l’embrione sopravvisse al conflitto. Via Valeriani prima, il campo coperto della piscina dello Stadio poi, divennero le case provvisorie della squadra rinata dopo la seconda guerra mondiale. Nel 1946 la Virtus vide per la prima volta la Sala Borsa, via Ugo Bassi numero 1: era Bologna, la sua storia, un palazzo che già in epoca romana era deputato a funzioni pubbliche. Che fu Orto Botanico, e che, alla fine dell’800, fu scelto come il centro della vita economica e sociale della città. Un ruolo, questo, che Vannini, Negroni, Rapini, seppero fortificare, trasformando uno sport per intenditori in una passione collettiva, che attorno a quel centro elettivo della vita bolognese crebbe e dilagò. I ballatoi pieni, gli scudetti, i “cinque minuti” che travolgevano gli avversari, fecero di quel periodo un’epopea irripetibile, e resero la Virtus un’entità legata indissolubilmente con Bologna. Il sindaco Dozza, simbolo del dopoguerra felsineo, con le maniche rimboccate e alla ricerca di una profonda coesione con la propria gente, diede ai bolognesi un luogo dove il basket potesse vivere di luce propria. Fu lui a porre, il 15 marzo del 1954, la prima pietra di quel palazzo che oggi porta il suo nome. E furono Canna, Calebotta, Alesini e Gambini a rappresentare la Virtus il 12 settembre 1956, quando il Palazzo dello Sport di Piazza Azzarita, il Madison, fu inaugurato. Di scena c’era una nazionale italiana composta per tre quarti di bolognesi, che batté la Polonia 70-54. Di scena, di lì in poi, ci fu la pallacanestro: di giorno in giorno, dieci uomini in bianconero costruivano una leggenda sportiva legata a doppio filo con la città.

 

Il Palasport di Piazzale Azzarita (Ora PalaDozza)

 

La pallacanestro, il basket, continua a progredire, continua a trovare nuovi praticanti e nuovi spettatori. I vecchi campi non bastano più. Naturalmente a Bologna il vecchio campo della Sala Borsa è già superato da tempo e allora si costruisce una palestra vera e propria, anzi il "palazzo". O meglio, come verrà ribattezzato qualche anno dopo, il "Madison" di piazzale Azzarita. Nel settembre 1956 c'è l'inaugurazione. Non mancano ovviamente le polemiche, c'è chi sostiene che sia troppo grande, che sia uno spreco inutile. Naturalmente si sbagliano e se ne accorgeranno di lì a pochi mesi. Il "palazzo" sembra una specie di disco volante atterrato nel centro medievale, in mezzo ai palazzi dai tipici "coppi" del famoso rosso bolognese.

Oramai il palasport di Piazzale Azzarita, come abbiamo detto, è stato ribattezzato il Madison Square Garden italiano perché pur essendo un impianto del Comune, è successivamente passato in gestione alla Virtus che interviene con opere di miglioria. Affida ad un architetto l'arredamento, installa il parquet oggi in legno "maple", inserisce l'organo che accompagna i minuti di attesa, proprio come al Madison, e poi c'è un solo cartellone pubblicitario, quello dello sponsor, davanti al tavolo della giuria.

L'inaugurazione avviene con un grande torneo al quale partecipano le più forti nazionali dell'est e una rappresentativa azzurra composta anche, ma non solamente, con criteri geografici, che comprende quattro virtussini (Alesini, Canna, Calebotta e Gambini), due girini (Lucev e Macoratti) e Sardagna del Motomorini.

 

tratto da "Virtus - cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

Il PalaMalaguti di Casalecchio