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Venzo Vannini
nato a: Bologna
il: 17/10/1914 - 1998
Stagioni alla Virtus:
1934
- 1935 - 1935/36 -
1936/37 - 1937/38 -
1938/39 - 1939/40 -
1940/41 - 1941/42 -
1942/43 - 1943/44 -
1944/45 - 1945/46 -
1946/47 - 1947/48 -
1948/49
Recordman come stagioni da capitano: 17
(conteggiando anche la stagione 32/33 in cui non si partecipò a nessun
campionato)
palmares individuale in Virtus: 4 scudetti
biografia su wikipedia
TRE VOLTE, LA VIRTUS,
CAMPIONE D'ITALIA
da un quotidiano del 1948
(...)
trentaquattro anni, sposato, disegnatore
tecnico presso un'azienda industriale metallurgica. Capitan Venzo guida la
squadra da dieci anni, cioè dal suo esordio, cioè dall'inizio di quel bel
sogno. Difesa destra leonina, di quelle che non si lasciano sbilanciare
dalle finte perché controllano uomo e pallone. Quando la Virtus sembra
perdere animo ecco le mascelle quadrate di Vannini serrarsi e scatenare la
battaglia cruenta. Arbitro sospensione! Ecco Vannini radunare i suoi uomini,
richiamarli, catechizzarli. Nazionale da diversi anni, ha avuto le partite
migliori internazionali a Ginevra a quei campionati europei che videro
l'Italia seconda.
I CAPITANI
tratto da "Il cammino verso la stella"
Anche lui da Castiglione, lui come Marinelli,
Bersani, Rapini...
Venzo Vannini fa il gran passo nel '33, la
Virtus in seonda divisione (sarebbe la terza serie di oggi, la B) prima con
Marinelli, Rossetti e Jahié e poi con Girotti, Palmieri, Valvola e Pirazzoli
detto King Kong.
Dai primordi della V nera al quarantanove:
capitano di lunghissimo corso, diciassette anni più o meno ininterrotti (la
guerra...) e quattro scudetti e campionati d'Europa e una selezione nel
miglior quintetto europeo e altri due titoli tricolori negli anni cinquanta,
quando Venzo sta in plancia e con Marinelli esercita una specie di
consulenza tecnica per la Virtus Minganti di quei tempi.
Venzo era il collante dei ragazzuoli. Li
teneva uniti, spesso rimbrottandoli aspramente e qualche rara volta
carezzandoli per il verso giusto.
"Ero la classica 'difesa' - dice - e dalla mia
parte era molto difficile che qualcuno facesse l'entrata. Fra te e il
canestro ci sono io, ecco la mia filosofia di uomo che cerva sempre di
prenderne uno in meno dell'avversario. Cosa ricordo di più bello? Quel primo
scudetto perché ci eravamo stufati di arrivare sempre secondi. Ci allenammo
per un mese e mezzo all'aperto e sotto il sole... si doveva giocare a
Viareggio, sapevamo che avrebbe fatto caldo e arrivammo temprati come lupi
di mare... E poi a Nizza nell'immediato dopoguerra, quando intonammo
Rosamunda... La marcia reale non si cantava più, l'inno di Mameli non c'era
ancora. Ci mettemmo tutti a cantare Rosamunda, quella sera l'Italia e la
Virtus erano Rosamunda per tutti...".
Lo chiamavano "la zelester", la
celeste, una lenza di quelle... voleva sempre vincere. giocava deciso ma
sempre nei limiti del codice. Ha portato la V nera nel cuore per cinquant'anni.
Ancor oggi fa parte dell'assemblea generale dei virtussini. Dice che alle
partite non ci va più perché quelle poche volte che si perde gli viene un
magone così grosso...
IL RICORDO DI GIGI RAPINI
di Roberto Cornacchia
Vannini era lo svizzero per eccellenza:
se uno gli chiedeva che ore fossero te lo diceva sempre al minuto spaccato.
Non segnava molti punti, anzi a volte non tirava nemmeno una volta, ma era
un difensore eccezionale: quando si attaccava a
qualcuno gli faceva sputare sangue.
Aveva due gambe eccezionali,
praticamente andava anche in Nazionale esclusivamente in
virtù delle sue doti difensive. E poi era
sempre quello più serio e responsabile di tutti,
quello che prendeva sempre le decisioni giuste, quello che ti proteggeva se
gli altri ti facevano angherie. È stato un
personaggio notevole.
Ricordo una volta che
eravamo al campo Valeriani, perché alla domenica mattina andavamo sempre
alla Virtus
e giocavamo a pallavolo.
Giocavamo senza regole quando
passò uno e mi ricordo che era il gerente o il
proprietario del Caffè dei Cacciatori.
Costui passò e attraversò
il campo in un angolo. Marinelli gli urlò “ehi,
amico. Tu devi girare fuori dal campo, eh”. Avrà tagliato il campo di due
metri, facendo quattro passi al suo interno. Al tornare indietro passò
ancora da lì. Come lo vide fare lo stesso taglio, Marinelli
cacciò via la palla e gli si lanciò
addosso dicendogli “ti avevo detto di non passare di lì” e
gli cacciò una botta
che lo stese. Io gli ero di
dietro, lo presi e gli dico "Giancarlo
ma cosa fai?” ma subito arrivò
Venzo Vannini che mi tirò
giù le braccia e mi disse “si tiene sempre stretto
l’avversario, mai il tuo compagno”.
Questo per
rendere l'idea di quale spirito animasse quei giocatori,
che noi avevamo in parte preso, ma
loro erano così naturalmente. Ricordo che nella
partita in cui io debuttai, a Pavia, nel primo
tempo feci 12 punti e nel secondo tempo
subii un trattamento "particolare" da uno, un mezzo
delinquente, che mi marcava dandomi dei calci. Quando mi lamentai della
cosa, Vannini mi disse: "Adesso ci penso io a lui”.
All'epoca era così: ognuno marcava il suo uomo in base alle caratteristiche
fisiche e spesso ci si dava delle discrete botte. Però al ritorno gli altri
si facevano sempre pari: quella era la regola, al ritorno chi giocava in
casa pareggiava sempre il conto...
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