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Claudio Sabatini
Sabatini: "Ecco il
mio progetto per la Virtus"
di Walter Fuochi
- La Repubblica - 18/01/2003
Claudio Sabatini ha
fatto colazione ieri mattina nello stesso bar dove inzuppava il cornetto Messina. Ma questo non c'entra,
è stato solo
un caso, benché abbia fulminato tazzine e
cucchiaini a mezz'aria. Ha parlato invece, poco dopo, al telefono con Madrigali: e questo non è più un caso,
visti i botta e risposta ancora freschi di stampa lanciati sui quotidiani
del mattino.
«Madrigali s'è detto
disponibile a incontrarmi – ha poi raccontato Sabatini verso sera – per
parlare della Virtus. Ho un progetto, con lui mi feci già vivo poco tempo
dopo l'esonero di Messina, ma non ebbi
risposta. Adesso ho appena letto che Madrigali
potrebbe anche cedere la società, parole sue, purché
non a Francia. Non sono Paolo Francia».
Dunque, un progetto ce l’ha
già.
«Sì, e non ci lavoro da due giorni, ma dalla primavera scorsa, quando il
mio commercialista Filippo Zoboli, che lavorava e lavora gratis, per amore
della Virtus, andò da Madrigali. Ripeto, fu
un approccio professionale, ma non avemmo risposte. Poi ci sono altri
contatti con Mazzoni, il suo professionista. E adesso vorremmo parlarne
col presidente, lette pure le sue interviste».
In quelle di ieri mattina,
c’erano dei bei rimpalli per lei.
«Che mi hanno sorpreso, perché c’erano frasi spiacevoli. Non vado in giro
a farmi pubblicità, sono un imprenditore che ha realizzato qualcosa, poi Madrigali lo conosco
bene: ho avuto rapporti commerciali, fu tra i primi a sostenere il Futur
Show e con lui è sempre bastata una stretta di mano».
Bene, vi siete parlati.
«Sì, e conto di continuare».
Fuori questo progetto, allora.
«Io credo che a Bologna non possa esistere un padrone della Virtus. La
Virtus è un patrimonio cittadino, dovrebbero occuparsene i Beni culturali.
Come la statua di San Petronio del conte Ranuzzi: sarà anche sua la
statua, ma il patrono è di tutta la città. Bene, io sono disponibile a
rilevare la Virtus e a coinvolgere, con un azionariato popolare, la città.
Cerco quattromila soci».
La Virtus ha un costo alto, a
occhio. Madrigali non ha lesinato spese, in
questi tre anni. Le ha fatto un prezzo?
«No, ma io della Virtus di Madrigali
non voglio neppure vedere i bilanci. Se gli interessa, rilevo
marchio, avviamento e diritti sportivi, più la palestra dell’Arcoveggio.
Non la sua quota di PalaMalaguti. Per me la Scala del basket è il
PalaDozza, a Casalecchio il gioco nemmeno te lo gusti. Tornerei in centro,
ne ho già parlato anche col comune, che è interessato. Dunque, non
rileverei i debiti, e neanche i contratti in essere, dove c’è sempre la
sorpresa. La squadra ripartirebbe da zero. Poi, se
Smodis o Consolini m’interessano, un
contratto si fa ex novo».
Quattromila soci sono tanti.
«Sì, ma il vero patrimonio della Virtus sono i suoi tifosi e già tanti mi
fanno sapere che ci starebbero. Io metterei risorse finanziarie e
organizzative, poi avrei un manager pronto, esperto di basket, conosciuto
in città (non è Brunamonti, che stimo, ma
non è lui): oggi mi fa da garante sul progetto, domani lo sarebbe di un
budget da 6-7 milioni di euro l’anno, col quale si può fare una squadra
competitiva anche in Europa. Col manager, abbiamo già individuato coach e
direttore sportivo».
Perdoni, ma l’azionariato
popolare non ci entusiasma. Non funziona granché,
nello sport.
«Padronissimi, ma in Spagna funziona e per me è una formula buona per una
città come Bologna, dove la Virtus è la terza torre. Io, ad esempio, non
vedo le cordate e nulla ho ereditato del progetto che faceva capo ad
Alberto Clo. Con le cordate ci si rimettono prima i soldi, poi gli amici.
Dico invece che un budget di 6-7 milioni può generare una gestione sana.
Poi, se la gente vuole il mecenate disposto a perderci un tot all’anno,
quel mecenate non sono io. Se c’è, mi faccio da parte».
Tra i quattromila, c’è qualche
nome grosso. I Marchesini costruttori, dice mezza città.
«Sono miei amici, ma non fan parte del progetto».
Dice anche, mezza città, che
lei tifa Fortitudo.
«Tifo Virtus, chi mi conosce lo sa, anche se per qualche anno non
frequentai il palazzo perché comandava una certa persona. Vado a vedere
anche la Fortitudo, ai miei figli ho preso l’abbonamento, ma stasera vado
pure con Villalta a vedere l’Ozzano. A me
piace il basket. Poi, se il timore di Madrigali
è di cedere a un fortitudino, lo rassicuro, sono virtussino».
Scusi ancora. E se i 4.000 non
li trova?
«Prima rilevo la Virtus, poi la offro. Se li trovo bene, sennò posso
andare avanti da solo. Ma credo si debba interpretare lo spirito di questo
progetto, un rilancio di Bologna in mano ai bolognesi».
Si può sempre cavalcare la
polisportiva Gazzoni. Ha letto?
«Ho letto, ma le buone ragioni economiche non si sposano con quelle
emotive. Incrociando un boxer e un golden retriever,
splendide bestie, non si ottiene un cane più bello. E lasciamo stare la
maglia rossoblù, la Vu sopra, l’aquila sotto o dove volete voi. No,
fusioni mai».
E se fosse solo
la Virtus col
Bologna?
«Nemmeno. I numeri del basket non si mescolano con quelli del calcio. Se
il Bologna sbaglia un centravanti, lo paga con quel che nel basket
basterebbe per fare tre stagioni. La mia scommessa è che la Virtus possa
finanziarsi da sola».
Infine, crede che Madrigali
voglia vendere?
«Credo che questo progetto meriti una risposta. Poi, oggi la Virtus è
sua».
Sabatini: "Mi ritiro,
non compro più la Virtus"
di Walter Fuochi
- La Repubblica - 05/02/2003
«Per me la partita è
finita. Mi ritiro da qualsiasi trattativa per acquistare la Virtus. Basta
così». Se Claudio Sabatini era, fino a ieri, un candidato a rilevare la
gloriosa e zoppicante società bianconera, da ieri non lo è più: s’è chiamato
fuori. Come, quando e perché sono le domande ovvie, dopo aver assistito,
nelle ultime tre settimane, alla sua lunga rincorsa.
«Ho deciso quando ho letto, proprio su 'Repubblica’, che esistono altre
offerte. E quando la mia iniziativa è stata definita come schiamazzi,
offerte sui giornali e trattative da parterre: cito testualmente il signor
Mazzoni, amministratore delegato della Virtus, che non ho nemmeno il piacere
di conoscere. Infine, quando non ho ottenuto risposte dalla merchant bank
incaricata di trattare, ho pensato che il tempo perso era già abbastanza. Se
c’è già chi tratta, non voglio essere d’intralcio. Perché qui servono
soluzioni rapide, basta vedere come continua ad andare la Virtus sul
campo...».
Questa storia è finita, dunque. Chi era uscito allo scoperto, una ventina di
giorni fa, lanciando il progetto d’azionariato popolare, non comprerà la
Virtus. Toccherà semmai a chi è rimasto coperto. O toccherà a Madrigali andare avanti, se lo desidera,
opponendosi in qualche modo agli attuali rovesci.
«Se Madrigali non
vuole vendere, bastava dirlo: non vendo. E tutti avremmo risparmiato tempo.
Poi, se qualcuno va avanti, quel che intanto aveva fatto il mio gruppo lo
metto a disposizione. Gratis. C’è lo studio di fattibilità della public
company, preparato da un docente di diritto economico del nostro ateneo, il
professor Lamandini. Ci sono uno statuto, un marchio registrato e una
società nuova già costituita...».
Non bastava rilevare
la Virtus esistente?
«No, la Virtus esistente è una scatola in cui, l’ho detto subito, non
intendevo metter le mani. Solo il lodo Becirovic
è una faccenda miliardaria. Ma volevo anche aggiungere che, sul mio
progetto, c’era l’attenzione di una città, privati e istituzioni, nonché
categorie economiche, come di rado capita di smuovere. Almeno questa
soddisfazione, quella di aver mobilitato una città, non me le leveranno».
Com’è maturato questo ritiro?
«Venerdì aspettavo una telefonata di Madrigali:
dovevamo confermarci l’incontro dell’indomani. Invece, m’ha letto un
giornalista il comunicato che incaricava la merchant bank. Bene, domenica
mattina il mio commercialista ha contattato via mail la finanziaria. Lunedì
mattina li ho chiamati io. Aspetto ancora una risposta. Ho dedotto che non
fosse più il caso. Poi, martedì, ho letto Mazzoni».
Nulla di inedito, scusi, né di
più forte d’altre risposte già uscite da casa Virtus.
«Madrigali lo conosco
e certe frasi da lui posso capirle, dal suo amministratore delegato no.
Comunque, perché sia chiaro: non facciamo gare. Anzi,
auspichiamo una soluzione».
La sua uscita di scena avviene,
come il suo ingresso, sui giornali: è quello di cui la controparte l’aveva
accusato.
«Anch’io sono stato redarguito pubblicamente, e pubblicamente rispondo.
Tanto, questa è l’ultima volta».
E invece, nonostante l'articolo sopra
sembrasse chiudersi con un addio, la storia tra Sabatini e la Virtus
prosegue. Se segui questo link ti troverai a
leggere tutto quello che successe nella lunga estate 2003 ma anche le
successive riabilitazioni. Da allora ha inizio il rapporto di Sabatini con
la Virtus, i suoi tifosi e la stampa, a volte vissuto sulle ali
dell'entusiasmo ma anche su quelle della conflittualità.
Di sicuro non si potrà
dire che Sabatini sia un proprietario tradizionale. Lo spiccato senso
per la polemica e la goliardìa, diretta spesso verso i rivali cittadini,
nonché l'inventiva derivata dalle sue esperienze imprenditoriali, hanno spesso
gettato lo scompiglio nelle quiete acque del basket nostrano.
Quanto
si risparmia a vincere lo scudetto
di Marco Martelli - La
Repubblica - 29/07/2004
Come
preannunciato, Claudio Sabatini ha inserito ieri, sul sito ufficiale della
Virtus, un documento su pagamenti e bilanci delle società di Serie A. La
raccolta dei dati, piuttosto scarna e mirata a sottolineare l'incidenza
dei costi del Personale Dipendenti negli ultimi tre esercizi (triennio
2000-2001, 2001-2002, 2002-2003), si compone di due tabelle. La prima
contiene il totale stipendi, la seconda il rapporto percentuale di
incidenza degli stessi sul totale costi nell'esercizio 2002-2003. Balza
agli occhi, ma se n'era già parlato, il dato di Siena. Nel triennio, il
monte ingaggi della Mps ammonta a 4.740.000 euro, e pone la società
campione d'Italia 12.a nella speciale classifica (Virtus prima con
25.005.000, Treviso seconda a 16.832.000, Fortitudo terza a 16.698.000),
dietro anche a Reggio Calabria, Varese e Avellino. Nella percentuale
d'incidenza, il monte salari 2003 rappresenta per i senesi, secondo la
tabella diffusa da Sabatini, solo il 17.4% del totale costi (26.3% per la
Fortitudo, 38.5% Cantù, fino all' 81.3% di Avellino). «Risulta chiaro -
commenta Sabatini, a corredo - come certi club gestiscano i contratti
d'immagine. Non dico che non siano legittimi, ma su questa flessibilità
nessuno riesce a darmi una risposta, e invece vorrei sapere cosa bisogna
fare, definendo il budget stagionale. Ho scritto alle due leghe, a Fip e
Coni, chiedendo che mi forniscano una percentuale univoca. Mettendo i dati
sul sito, non intendo attaccare Siena, che anzi ringrazio per l'appoggio
sulle 20 squadre in A1. Ribadisco: non è un gesto polemico, ma una
richiesta di indicazioni chiare». La telenovela aggiunge quindi un'altra
puntata, mentre una seconda arriverà dal fronte giudiziario. Respinta
dalla Fip, la Virtus si appellerà alla Camera di Conciliazione e Arbitrato
del Coni, senza troppe illusioni, ma col fine d'esaurire tutti i gradi
della giustizia sportiva. Dopo, potrà essere battuta, eventualmente,
quella ordinaria.
Sabatini: "Vu primo amore eppure la tradii"
di Marco Martelli - La Repubblica - 03/12/05
Inutile
girarci attorno: sugli spalti, cercheranno tutti
Sabatini. «Non sono preoccupato – dice lui -, e non andrò certo al
PalaDozza con le guardie del corpo. Poi, so anche la coreografia che
faranno: una mia foto a vedere la Fortitudo». Da qualche parte, prima o
poi, sarebbe spuntata: quale occasione migliore? Il doppio fotogramma gira
in rete da un po' di tempo, e risale al derby del
16 novembre 2002, la vittoria di Boniciolli in rimonta su Tanjevic, in cui il patron Virtus appare nel
parterre del PalaDozza, retropanchina biancoblù, intento ad applaudire. Si
difenda, allora. «Ci andavo da tifoso di basket. Non è un segreto che,
dopo il caso Richardson, abbia smesso con
la Virtus. Sono andato qualche anno alla Effe, e ho portato bene: ero allo
scudetto di Treviso, e pure a Milano l'anno
scorso... La verità è però che il grande amore non cambia con una ripicca.
Ci ho provato, ma non ci sono riuscito. Il cuore non mi batteva. Troppo
forte il dispiacere per la cacciata di uno come Sugar rispetto alle belle
partite della Effe». Non sbaglierà posto, stavolta. «Il mio sarà al fianco
della Virtus. Però quelli con cui ero a Treviso m'hanno
chiesto di non salutarli. Farebbero una brutta figura...».
Sabatini al Maraglio
Day con le scarpe zebrate
di Daniele Labanti -
Corriere di Bologna - 13/05/2007
Per chiudere in bellezza una stagione già da 21 successi,
la Virtus cerca
la ventiduesima vittoria ed è a quattro trionfi dall'Eurolega. Il contorno
è già quello più frizzante possibile: oggi è il «Maraglio Day» e il focoso
patron Sabatini chiama il pubblico virtussino a scaldarsi. Sui rotori non
si potrà andare, ma sarà gradito lo spirito animalesco al posto del
consueto aplomb. «È un'idea esplosa a caldo, dopo Teramo, perché rivendico
maggiore equità. Confido nel nostro pubblico, lo vorrei sempre corretto ma
più caldo e partecipativo. Dobbiamo incendiarci un po', senza perdere
sportività. Diciamo che la Virtus ha sempre avuto l'aria snob, ora cerca
più coinvolgimento ».
Sono pronte 500 bandiere e 1000 trombette, l'impianto audio
sarà adeguato per produrre tonnellate di decibel, le tribune saranno
vicine al campo. Oltre al kit distribuito all'ingresso, il pubblico dovrà
metterci un po' di fantasia nel vestirsi e nel far baccano: sul forum dei
Forever Boys se ne parla da tre giorni, senza dimenticare le stilettate ai
cugini della Fortitudo. Al più maraglio, promette
la Virtus, una giuria
presieduta dall'assessore Cevenini assegnerà una crociera premio offerta
da Msc.
Sabatini comanda il suo popolo: «Ho già estratto dalla
scarpiera un paio di calzature zebrate terribili, degne del peggior
Cavalli. Le indossavo a Firenze nel '90 e portò bene. E spero che
Fornaciari non venga davvero in bermuda e calzini bianchi, rischierebbe di
vincere la crociera ». Da rabbia a goliardia, la virata di Sabatini
prelude a una domenica diversa per la pacatezza virtussina. «Su rotori non
faremo sedere nessuno ma i tifosi vogliamo risvegliarli sul serio.
L'entusiasmo è positivo, abbiamo ricevuto messaggi di tifosi interessati
all'iniziativa. Non chiedo tifo scorretto, ma tifo caldo: nei playoff ci
servirà, manca poco per conquistare l'Eurolega».
Sabatini ha appena visto Juve-Bologna in tv e s'apre,
facilmente, il capitolo arbitrale. Il vero busillis che ha scatenato
questo «Maraglio Day». «Ho sempre rispettato gli arbitri, però le regole
devono essere uguali. Non può essere che il salotto buono sia solo a
Bologna e che a noi si possa fare tutto. Ho visto i rossoblu a Torino,
andiamo in giro a fare sempre la figura dei più fessi del mondo. Bisogna
finirla. La
Virtus s'adegua ai campi dov'è andata, voglio vedere chi avrà il coraggio
di sostenere che il nuovo format del PalaMalaguti non è a norma. Visto che
paga, invece di un mega impianto da 13 mila posti sarebbe meglio costruire
un garage da 3 mila: uno di quei palasport in cui il fattore campo si
sente».
Dopo le canzonette dedicate alle spiagge, non si placa la
carica del patron bianconero. Oggi accoglierà tutti con la sua «fanga» —
sostantivo maraglio doc — zebrata e alzerà il volume dello stereo.
Bandiere e trombette, la festa è assicurata e dietro le quinte
la Virtus vuol
riprendersi uno scranno nelle «gerarchie che contano». E chiede al tifo,
compatto, di dare una mano.
Maragli e
squalificati: due giornate al campo della Virtus
di Marco
Martelli - La
Repubblica - 15/05/2007
Ma certo, è riuscito una
bellezza il Maraglio Day. Peccato solo che un giudice sportivo poco
goliardico l’abbia pensata diversamente: due giornate di squalifica al campo
della Virtus, pagabili in 12 mila euro. Va così, la federbasket, con le
multe, fa cassa, e dunque giovedì con Biella (niente Sky) si giocherà qui:
la flaccida legge lo consente. Ci sarebbero pure altri 1.150 euro «per uso
di strumenti sonori, offese e minacce verbali collettive frequenti agli
arbitri, lancio di oggetti non contundenti collettivo e frequente, colpendo,
e lancio di sputi collettivo e frequente, colpendo». Ma niente paura, va
tutto sul conto in tavola: come sempre, e purtroppo, per la gioia di chi
continuerà a infestare le arene. Carta di credito e passa la paura.
Anzi, con la tesi che è
stata una carezza e non un pugno s’allinea pure, non sorprendentemente,
Claudio Sabatini. E poiché la provocazione può assurgere ad arte retorica,
«trovo scandaloso cavarmela con soli 12 mila euro: due fatture domenicali
della nostra security». Ed erompe, il patron: «Abbiamo passato i limiti?
Squalifica. Dura. Lo dissi un anno fa, l’ho ridetto ieri in Lega:
decuplichiamo le pene, o un giorno, come il calcio, piangeremo un morto,
prima di metter tutto a norma, in due settimane. Denuncio una situazione
allucinante, ci sono posti dove sputare e colpire costa 700 euro, noi qui
siamo gente perbene costretta dall’andazzo a diventar permale». Tortuoso, ma
ognuno batte le sue strade: quella di adeguarsi al vizio, dopo aver
predicato la virtù (con puntuali lodi raccolte), non pare una via maestra.
Ma motivazioni e postilla
della sentenza annunciano altri strascichi. Le due giornate, si legge nel
comunicato, arrivano perché «in tre occasioni più persone invadevano il
campo di gioco: nel secondo periodo un dirigente non tesserato della Società
(Sabatini, ndr) entrava in campo protestando avverso le decisioni arbitrali,
contribuendo a fomentare il pubblico; durante il quarto periodo più persone
invadevano il campo insultando e minacciando gli arbitri e uno di questi
scagliava con violenza il pallone contro il secondo arbitro, colpendolo
senza danno a un orecchio; a fine gara, durante un’invasione pacifica,
nuovamente alcuni tifosi s’avvicinavano agli arbitri per insultarli, fatto
che non degenerava per l’intervento degli addetti al servizio d’ordine». E
allora: «Si trasmettono gli atti alla Procura Federale per accertare
eventuali responsabilità della Società, anche alla luce delle dichiarazioni
rese alla stampa nei giorni precedenti da parte di un dirigente non
tesserato». Sempre lui, carta canta: il clima acceso era stato annunciato in
conferenza stampa. «Rischiato grosso? Ma no. A Bologna il pubblico è educato
e gli 80 uomini di security sono stati tempestivi. Poi, rischio calcolato.
Ma le provocazioni devono esser forti, per cambiare. A fare il bravo, a
mettere i biglietti nominali mi sono beccato del pezzo di m..., adesso volto
pagina». Discutibile. Se si può ancora.
Spulciando il
Regolamento di Giustizia della Fip, non si capisce se pendano spade di
Damocle, al prossimo sbocco d’ira: in caso di recidiva, altri euro o porte
chiuse. L’unica certezza è se una gara viene interrotta: lì c’è squalifica.
Gran parte del pubblico ha però inteso il Maraglio Day come una sfilata a
chi peggio si conciava. Pochi (ma buoni, come già letto) hanno sfogato, al
primo fischio, i propri istinti. E la brutta pagina di domenica a
Casalecchio ha impegnato a lungo, ieri, l’assemblea della Lega. «E’ stato un
modo di confrontarsi - ha detto Enrico Prandi, presidente uscente -, e tutti
hanno condiviso il problema di fondo, che investe impiantistica e sicurezza.
Si valuterà quale strada prendere: se astenersi dall’omologazione di certi
palazzi o inasprire le pene». Buon play-off, in ogni caso. A proposito, e
con Biella? «Basta maragliate. Tutto torna normale. Sarà una festa del
basket».

Il pugno duro di Sabatini: i 4 mori in
castigo
di Marco Martelli
-
La Repubblica - 14/10/2007
«Non è successo niente di grave. Solo, chiedo
il rispetto delle regole da parte di tutti, senatori e non, italiani e non. Conroy, Spencer, Holland e Anderson,
venerdì sera, sono tornati alle 2.30, oltre l'orario
consentito dal nostro regolamento. Forse non parlo abbastanza bene inglese,
e non avranno compreso, siccome già se n'era parlato.
Ma se concedessimo a loro di rientrare un'ora e mezza
più tardi, non daremmo un buon esempio ai nostri giovani. Per me, comunque,
comincia e finisce qui». Cartellino rosso, dunque, sventolato da Claudio
Sabatini sul naso dei suoi quattro yankees. Decide infatti, il patron, di
metterli fuori squadra, dopo il rientro tardivo nell'hotel
di Saronno, dove il gruppo stava preparando la gara contro Cantù. «Facciamo
le cose con trasparenza e in maniera ufficiale. C'è
stato un confronto con Pillastrini e Luchi:
hanno proposto differenti sanzioni, ma non mi hanno convinto. Le mie idee
sono chiare, e io lavoro per il futuro del club, lo stesso che promuove il
messaggio «La vita è bella». Quindi, vale anche per i nostri americani».
Visto sfondare il coprifuoco dai suoi mori, e non trattandosi del primo
episodio indisciplinato in seno a questa Virtus, Sabatini non ha sorvolato,
ed in mattinata ha confinato il quartetto dell'Ave
Maria al solo lavoro atletico. Poi però, dalle 15, all'allenamento
hanno partecipato. «Sono a disposizione», dice Sabatini, che questa mattina
approfondirà la questione. Pillastrini
e Luchi tenteranno di ammorbidirlo. Intanto, salgono i giovani scelti
per rimpiazzare il Black Power: Stojkov, Moraschini, Tommasini e Pederzini.
Non nasce dunque sotto la miglior stella, la sfida di oggi pomeriggio (ore
16.30, diretta Sky Sport 2 e Punto Radio) alla capolista e imbattuta Cantù.
La vigilia è tormentata, e restituisce nuovamente un quadro poco sereno,
quasi selvaggio, attorno alla Virtus. Si tratta del primo provvedimento
eclatante preso dalla società in questo avvio di campionato, dopo l'esclusione
dalla rosa di Gugliotta (reo di aver
indicato, ai neo arrivati, la strada per la Riviera) e per le multe ricevute
da chi era stato beccato, oltre un certo orario, in un Cafè molto
frequentato, nell'ultimo biennio, dai cestisti
bolognesi. Questa volta, però, il provvedimento doveva essere diverso.
Perché il rientro notturno degli americani vale la terza puntata consecutiva
di una settimana da sette in condotta, se non sei. Ed è ciò che ha fatto
sbottare Sabatini. è
facile, oggi, individuare la radice di tutto. Domenica scorsa, il visibile
screzio tra Crosariol e Pillastrini era
stato lasciato correre dalla Virtus, non tanto con la multa al giocatore
(2000 euro, pure eccedente il limite consentito dal contratto collettivo
della Giba), quanto con la decisione di «Pilla» di rimetterlo subito in
campo, dopo le scuse. Un anno fa, come scritto lunedì, per un episodio
minore (bisticcio con Vukcevic, non con il
coach) Crosariol non
partì per Ankara. L'episodio di domenica, nell'intimo
dello spogliatoio, non poteva non creare un precedente, pericoloso se, nel
gruppo, ci sono giocatori americani, per di più «rookie» o abituati a
squadre di cabotaggio inferiore. Il rischio è che i giocatori,
volontariamente o no, si «allarghino». Non a caso ad Avellino, a 4´ dalla
fine, nel timeout in cui Pillastrini
ha levato Holland
per Anderson, l'ex
varesino ha sbottato violentemente contro il tecnico, trattenuto da alcuni
compagni. L'episodio, venerdì, era stato smorzato con
colloqui e l'intervento deciso di Sabatini. «Le cose
che succedono a caldo ci possono anche stare, magari è voglia di vincere».
Poi, nella notte, la nuova bravata, che con sé porta pure l'impressione
di un gruppo lontano dall'avere disciplina. Dove
stiano gli errori, o la mancanza di polso, solo il tempo lo dirà. Di certo,
il parco giocatori che s'è scelto la Virtus, abituata
nella sua recente storia a giocatori fatti e finiti, e non da educare,
crescere e perfino accudire, è il più ostico possibile. Sabatini, dopo le
carote del tecnico, picchia duro col bastone. «Se avevamo lasciato un
dubbio, con questa decisione lo togliamo». Vedremo, oggi, chi c'è
e chi non c'è.
Sabatini ci ripensa, reintegrati i 4
mori
virtus.it - 14-10-2007
Virtus Pallacanestro Bologna comunica che Alan Anderson, Will
Conroy, Delonte Holland e Dewarick Spencer oggi scendono in campo nella
partita contro Tisettanta Cantù.
La decisione è stata presa dopo un incontro chiesto questa mattina dai
giocatori sanzionati per motivi disciplinari, preso atto del senso di
responsabilità da loro dichiarato nei confronti della squadra e dei tifosi.
Il provvedimento viene quindi commutato da sospensione dal gioco in una
multa il cui importo, deciso dagli stessi giocatori, sarà devoluto da Virtus
all'AGEOP.
Derby, giocano i seniores
bolognabasket.it -
02-11-2007
Giocheranno quelli buoni. Ma questo, sinceramente, lo sapevamo tutti. In
dubbio rimane però uno di quei pochi cui potersi ancora aggrappare, dopo le
disfatte di Pesaro e Vitoria, quel Guilherme
Giovannoni che potrebbe essersi portato a casa dalla Spagna un
problemino a un collaterale. La gravità, verrà valutata in queste ore, come
non si esclude un qualche cosa di serio, non si esclude neppure una presenza
dell’ultima ora, questa sì vera sorpresa del derby del Centenario.
Ci vuole comunque una conferenza stampa per sentirsi annunciare da Claudio
Sabatini quello che tutti bene o male volevano sentirsi dire: “La
decisione è stata sofferta, perché ho abbassato la
testa nei confronti della città, della storia, e delle due società. Così
come per i tifosi che hanno già comprato il biglietto, o la Fossa che ha
speso per la coreografia. Se questa fosse stata solamente una mia azienda,
l’avrei bruciata piuttosto. Qui però ho raccolto una grande eredità, quindi
domani sera in campo ci andranno i miei senior”.
Che poi si stia rischiando di spazientire entrambe le metà di Basket City,
con certi tira e molla, pare per il momento essere problema secondario:
“Cambio spesso idea? Beh, ragiono e se sbaglio torno indietro. Non come
certa stampa che crede di essere il Vangelo”.
China la testa, ma non getta l’ascia di guerra, il patron delle Vu nere:
“Presenteremo comunque una memoria difensiva prima dell’incontro, da
allegare al referto dell’incontro. La Fip ha delegato a Legabasket, senza
dirci se fosse giusto o meno andare in campo. Stamattina però in Lega non
c’erano nè Bezzecchi nè Pieraccioni, quindi mancava il contraltare. Non ce
l’ho con la Fip, chiaramente però se anche loro fossero in buoni rapporti
con la Lega ci sarebbero già stati numerosi chiarimenti. Ma a togliere il
derby alla città, mi sarei sentito come Sacrati quando ha tolto gli
abbonamenti a Seragnoli”.
Per chiudere, ultima stoccata al management della Legabasket:
“Sull’anticipo c’è poco da dire, non so se Bezzecchi l’abbia fatto perché
gliel’ha detto il presidente – che tifa un po’ biancoblu – o perchè non gli
stia più simpatico il presidente stesso, dato che gli ha messo davanti un
responsabile della comunicazione. In Assemblea di lega, è difficile che
verrà superato questo stallo, e quindi questa polemica, perché di
Pieraccioni non ho stima. Qualunque persona intelligente, senza il fine di
provocarti, non ti avrebbe messo il derby di sabato sera”.
Il contropiede di Sabatini: "Si faccia
avanti chi vuole la società, io passo la mano"
La Repubblica - 22/12/2007
Claudio Sabatini mette in vendita la Virtus.
«Non sono il tipo giusto per continuare così», dice. Il colpo di scena
arriva dopo una lunga serie negativa dei bianconeri sul parquet che ha
suscitato diffusi malumori tra i tifosi. L'ultima
serataccia giovedì sera al cospetto del Tau Vitoria: mai in partita,
tecnicamente lontani anni luce da quella che è l'elite
del basket, la Virtus ha mostrato tutte le sue debolezze. E dagli spalti i
coretti ironici a lui indirizzati, devono averlo infastidito assai.
Pressione sull'allenatore, pressione sul patron degli
appassionati che hanno dimenticato in fretta il merito di aver riportato la
V nera nell'olimpo del basket dopo il rischio di
scomparsa. Tutte cose che hanno fatto saltare il tappo. «Ma siamo un club
serissimo, che però gioca male. Questo è il problema». E allora «basta,
venga avanti qualcun altro».
Sabatini tiene a tranquillizzare tutti per quel che accadrà nell'immediato
futuro. «Non c'è fretta, fino a fine stagione resto
io, non c'è pericolo, ma questa storia è finita, a
fine campionato passo la mano». Per le V nere insomma sembra chiudersi un
altro dei capitoli della sua lunga storia e aprirsene uno nuovo denso di
incertezze e di incognite. Il rischio concreto è che ora si avvii, come
sempre accade in questi casi nel mondo dello sport, il balletto delle
offerte più o meno concrete, delle cordate più o meno misteriose, dei
cavalieri bianchi dalle incerte consistenze economiche. Ma Sabatini è molto
deciso a evitare «questo teatrino». «Dopo la mia dichiarazione, se c'è
qualcuno veramente interessato - dice - è sufficiente si rivolga alla
Neosbanca. Con un versamento a quello sportello si può avere la Virtus,
basta che l'offerta sia seria, e lì si possono
trovare tutti i documenti che servono a valutare lo stato della società». Ed
è proprio sullo stato di salute della Virtus che Sabatini insiste. «La
società è solidissima, siamo in utile, non ci sono ‘buchi´ né palesi né
occulti. È tutto trasparente. Quello che però voglio evitare è il solito
teatrino di chi si fa avanti per farsi un po' di
pubblicità. È uno spettacolo che negli anni scorsi abbiamo visto troppe
volte. La Virtus non ha certo bisogno di questo».
E di cosa allora? «Ha evidentemente bisogno - dice ancora Sabatini con molto
rimpianto nella voce - di qualcuno che sappia farle fare il salto che il suo
pubblico pretende. I tifosi vogliono vittorie, e hanno ragione. Ma io non
sono disponibile né a fallire (come è capitato ad altri) né a subire gli
insulti nei corridoi del palasport. E allora, visto che non sono attaccato
alla poltrona, passo la mano».
Sabatini non vuol ammettere che tra i motivi che lo hanno spinto verso
questa clamorosa scelta c'è anche l'impossibilità,
verificata più volte sul campo, di trovare un'intesa
con gli altri club (di basket e di calcio) per un polo sportivo cittadino
capace di innescare preziose sinergie. Dice soltanto: «Certo, questo non ha
aiutato...».
E
Cazzola elogia Sabatini: «Organizzazione
perfetta»
di Massimo Selleri - Il Resto del Carlino
- 08/02/08
La festa è riuscita. Merito di Claudio Sabatini che ha saputo trasformare
il gelido PalaMalaguti in un contenitore accogliente dove al centro ci
sono lo sport e lo spettacolo e come contorno una serie infinita di
consolle «Playstation 03» dove i può giocare a Nba ’08, l’ultimo
videogioco che simula il campionato professionistico d’oltreoceano. La
vera festa, però, è tutta di marca Virtus con i suoi tifosi più celebri
che siedono in prima fila e si spellano la mani, la loro squadra è lì a
due metri di distanza e c’è solo la presenza molto discreta degli steward
che ogni tanto invitano il pubblico a rimanere seduto. Ci sono Gianluca
Pagliuca, l’avvocato Gianluigi Porelli, Alfredo Cazzola, l’attuale presidente del
Bologna Calcio, che a Casalecchio ha vinto di tutto e di più con la
squadra bianconera.
«Ogni volta che ritorno qui — racconta Cazzola
— ritrovo l’affetto e il calore di tanti vecchi amici con cui abbiamo
combattuto grandi battaglie. Bisogna riconoscere che l’organizzazione di
Sabatini è perfetta e che questa modalità di vivere
i grandi eventi è un bello spot per la città di Bologna, per la
pallacanestro e per tutto lo sport in generale».
Presenti le istituzioni, con il presidente del consiglio provinciale
Maurizio Cevenini e con l’assessore allo sport della Provincia Marco
Strada che sottolinea la portata dell’idea.
«L’introduzione degli steward ha creato un’atmosfera di festa, dimostrando
come persone che tifano due squadre diverse possono stare accanto senza
problemi, poi mettere tante playstation ha rotto alcune monotonie
soprattutto tra i più giovani che fanno la fila per poter giocare la loro
partita. Un modo nuovo di vivere il clima della partita, nonostante ci si
stia giocando un trofeo molto importante».
Tra i tifosi eccellenti c’è Andrea Mingardi di ritorno da una serie di
impegni all’estero.
«Quello che ha fatto Sabatini è qualcosa di terapeutico. La nostra è una
società che fa fatica a socializzare e la sera rimane chiusa in casa a
guardare la televisione. Claudio ci ha ridato l’entusiasmo di tornare al
palazzo dove ci sentiamo accolti e ci sono tante persone che posso
rivedere solo qui e soffrire con loro per le gesta dei nostri beniamini».
Dall'altra parte ci sono le istituzioni della pallacanestro dal presidente
della federazione Fausto Maifredi, a quello della Lega Francesco Corrado,
passando per il numero uno della Legadue Valentino Renzi.
Il colpo d’occhio del PalaMalaguti non è affatto male e anche questo ha la
sua importanza. La prima giornata della Final Eight si è rivelato un vero
successo, adesso non rimane che vedere quale altra sorpresa Sabatini ci
riserverà per la giornata di oggi.
LA CONFERENZA STAMPA DI CLAUDIO SABATINI
di Enrico Faggiano -
bolognabasket.it - 07/04/2008
Voglio parlare ai tifosi, dopo la giornata di ieri, molto
particolare, per lanciare un appello: io non condivido, dato che ci
sono momenti e momenti, le contestazioni. Non sto parlando della mia
persona, sia chiaro, ma della squadra: io rappresento un gruppo di
professionisti, di persone che frequento quotidianamente, che stanno
rimediando ad errori propri fatti in precedenza, o venuti ad
aggiustare altrui problemi. E io li ringrazio per l’impegno che
mettono tutte le mattine quando entrano in palestra, perché capisco
cosa voglia dire sudare ma non ottenere gli obiettivi prefissati. Si
contesta quando manca l’impegno, quando si sbaglia e non si mantengono
le premesse, ma non in questo caso: tutti, dall’allenatore in giù,
stanno cercando di aggiustare una situazione antipatica e nessuno sta
rubando lo stipendio. C’è frustrazione per l’assenza dei risultati, e
per questo penso che il pubblico Virtus si voglia autoflagellare: c’è
un momento per riflettere e discutere, ma adesso io posso solo
difendere un gruppo che si sta impegnando al massimo per uscire da una
situazione a cui non siamo abituati. E’ un bagno d’umiltà che servirà
per il futuro; si possono tirare uova in testa a chi ruba o chi non si
allena, ma le persone per bene, quelle che rientrano da infortuni,
quelle arrivate a metà stagione, da questo hanno solo problemi non
meritati. Ed è quello che vorrei dire ai tifosi. Dopo Milano c’è stata
una situazione di tensione che non aiuta a fare canestro, insomma:
state vicini alla squadra, dopo una stagione di tanti problemi in
palestra, per personaggi dall’atteggiamento sbagliato, ma ora dobbiamo
lottare insieme e aiutare quelli che stanno adesso giocando. Dopo si
parlerà di altre cose: quando ci sono problemi non si deve pensare a
come ci si è arrivati, ma a risolverli. In seguito ci si guarderà
negli occhi e si vedrà che fare: abbiamo commesso errori nel fare la
squadra, ma la colpa è mia.
Contestazione nei miei confronti? Io ho deciso subito di andarmene, e
durante l’intervallo l’ho fatto per andare poi a casa a vedere la fine
della partita. Se sono un problema, alle partite non andrò, sono
ancora disponibile a cedere la Virtus ma l’unico gruppo che lo ha
chiesto seriamente voleva comunque che io restassi in sella. Ho la
coscienza tranquilla per quanto fatto in 4 anni, mi assumo la
responsabilità di quanto successo quest’anno, ma sono in buona fede.
E, se devo prendere insulti, mi collegherò a internet per vedere la
partita da lontano: ho nel cuore la Virtus, e spero che almeno questo
mi venga consentito. Ringrazio il pubblico migliore d’Europa, ma
adesso mugugnare sul rendimento dei giocatori (e
Garri sarà antipatico, ma del male non ne
ha fatto, e gli ululati quando entra in campo non aiuta né lui né noi
che abbiamo un contratto pluriennale) non serve.
Di Bella e
Vukcevic? Chiariamo: io volevo, e parlo tecnicamente, cambiare
Fabio assolutamente e cercare un regista con caratteristiche
differenti, mentre avrei voluto far chiudere qui la carriera a Vukcevic. E dico che i giocatori in
scadenza debbano sempre essere ceduti un anno prima della chiusura del
contratto, ragionando da dirigente sportivo. Ma, quando si delega ad
un allenatore, si accettano le sue scelte: ho parlato con Pillastrini, serio professionista che
forse era distratto dai campionati giovanili in Spagna, e abbiamo
cercato un play di esperienza. Avevamo cercato Penn, poi Garris, e
davanti ad un “riciclo” come Kiwane ho io, personalmente, deciso per Conroy, esordiente in Europa. Per quanto
riguarda Vukcevic, io ho detto che era
un giocatore fantastico ed un possibile futuro dirigente, oltre che un
ottimo sesto da Eurolega con minutaggio limitato. Il coach invece
preferiva altro, perché non voleva dare pochi minuti ad un giocatore
così carismatico. E, ripeto, io davanti a Di Bella preferivo altro: e
dato che chi arriva in V ha le chiavi in mano, io ho avallato tutte le
scelte fatte e quindi ne sono responsabile, difendendo e rispettando
chi lavora in Virtus anche sbagliando. Dico anche che avevamo preso Bulleri prima di farsi male: l’accordo
c’era prima della partita dell’andata, poi Corbelli cambiò idea, ma
dopo l’infortunio la faccenda si è chiusa. Ho ceduto qualcuno che era
in scadenza, e prendere un italiano con pluriennale (Lauwers),
un giocatore da quintetto Virtus. Io vorrei poi che Bulleri restasse,
dato che potrebbe fare comodo nel costruire una grande Virtus e sembra
già legato a questi colori pur sapendo che può, di sua volontà,
andarsene, ma visto l’ambiente sarebbe comprensibile se volesse andare
via. E’ anche vero che io vorrei non esserci, il prossimo anno, al
momento di rifare la squadra.
Possibili acquirenti? Intanto dico che da un paio di mesi ho smesso di
trattare con Milano, dato che non voglio andare là con la piazza che
non mi vuole: amo il basket, ma la faccenda-Diener mi ha lasciato
perplesso, per cui la cosa è finita lì. Io adesso penso alla Virtus,
al bilancio che chiuderemo in pareggio, al vivaio che cresce, e se
qualcuno vuole posso anche scorporare la quota che voglio per la
vendita, ma ci sono tanti progetti attorno, tra foresterie e
merchandising, per cui ci sono tante, tante voci positive. Noi abbiamo
bisogno di ripartire, di nuova linfa, dico quasi che servirebbe
scendere in LegaDue per un po’, ricostruire e farsi un bagno d’umiltà:
è bastata una buona stagione, magari anche fortunata, dimenticando che
giocammo una finale contro una squadra dal budget molto diverso. Noi
dovremmo crescere con pazienza, ma il pubblico Virtus non accetta
questa idea: io non metterò però mai in crisi un bilancio che, come ho
detto alla Comtec, chiude in utile. Siamo sani, chiudiamo questa
stagione, e se qualcuno vuole prendere il mio posto sono qua.
Ricordando poi che, per chi possiede un contenitore, avere la Virtus
non è un vantaggio.
Errori evidenti? Quando finisce un fidanzamento non ci sono motivi per
discutere: forse è stato un male arrivare secondi ovunque l’anno
scorso. Non penso sia una questione di stile, ma problemi che vanno
risolti: come successo con la gestione del PalaMalaguti, davanti ad un
problema con i Cabassi, sono arrivato con l’assegno (attorno ai 30mila
euro) per terminare la questione. Non mi va di prendere insulti, e
ricordo che questa gestione del palasport può essere scissa dalla
società, per cui chi vuole venga: e, se ritiene di non voler stare al
PalaMalaguti, che torni al Paladozza. Ma intanto lo stiamo dipingendo
di bianconero per farla diventare una vera casa, per farlo diventare
un simbolo importante, e giocare a Casalecchio pur essendo questo uno
sforzo importante. Io so che sono arrivato con 40 miliardi di debiti,
e ora ci sono utili. Il Bologna ha perdite per 7 milioni, la Fortitudo
presumo per 4-5, noi invece diamo degli assist positivi. Sono un
privilegiato, faccio quello che mi piace, e se non mi piace non lo
faccio proprio. E adesso sto facendo qualcosa che non mi piace: chi
vuole prendere in mano questo progetto venga, ma non è che negli
ultimi tempi il telefono abbia squillato poi tanto. La Virtus era in
vendita, lo è ancora, e penso che il dissenso vada ascoltato: a chi mi
insulta dicendo “vendila”, io ho risposto di trovarmi un acquirente,
magari conscio del fatto che c’è dietro anche il Palasport, e che
siamo secondi nel ranking di Eurolega davanti anche ad una Roma con
ben altre spese. Io non ho mai assicurato vittorie, ma solo che questa
società non sarebbe mai fallita, e che adesso è in pari: di certo non
voglio chiudere in perdita le stagioni per il basket.
Tecnicamente? Ripeto la fiducia a Pasquali, penso che questa sia una
buona squadra dove mancano tasselli per errori iniziali, con meno
sprechi potremmo essere molto più avanti, ma ci sono giocatori che io,
personalmente, riconfermerei. Abbiamo scommesso sui lunghi italiani,
su Crosariol, spendendo altrove, e ora
abbiamo un buco. Ora la stagione chiude il 27 aprile, abbiamo il tempo
per fare le nostre scelte con calma, questo prendiamolo come un
vantaggio: chi vuole venga quando vuole, una quindicina di milioni
escluso il PalaMalaguti, e voglio vedere offerte serie piuttosto che
gente in cerca di pubblicità.
Se restassi? Ci fosse una figura forte a fare da filtro lo farei
volentieri: preferirei fare altro, nella vita, che non dover ascoltare
tutti i problemi e le stranezze dei giocatori. Ma di GM, validi, in
giro, non ce ne sono. Io comunque non mi sento in credito con i
tifosi: non sto a ragionare se avevo un “bonus” esaurito, dato che i
dirigenti, a differenza della squadra, cambiano. Questa è una realtà
in cui spesso, chi va via, vuole tornare, e questa è la Virtus. Per
questa stagione posso essere in debito, vero, ma solo questo.
Basket City, la favola è finita
di Walter Fuochi
- La Repubblica - 08/04/2008
Sconfitte entrambe nella stessa giornata,
com'è già capitato 8 volte su 28 turni giocati
(nei due derby era impossibile...), la Fortitudo oggi decima e la Virtus
terzultima sono quel che resta d'una Basket City
ormai tristemente estinta. Ad affogarla, si sono inseguite scelte
sbagliate e rimedi peggiori, insipienze e arroganze, affarismi e
micragne, saldando infine colpevoli e supponenti sordità per i dissensi
ormai corali di pubblico e critica (tranne i soliti noti che
preferiscono parlar d'altro). Il doloroso stupore
con cui Claudio Sabatini ha incassato le contestazioni di domenica, fino
a disertare l'arena di Casalecchio, non depone a
favore delle sue antenne, e zoppica pure il teorema dell'indomani
che prova a spartire i fischi con la squadra. A ognuno le sue diagnosi,
di certo non montano da ieri ire e impazienze intorno alla sciagurata
stagione della Virtus. Che oggi è la punta d'iceberg
del crack di Basket City solo per evidenza e ‘freschezza´ di reazioni.
La Fortitudo non sta certo procurando minori delusioni alla sua mezza
città tifosa.
La Virtus è arrivata a queste rive dopo essere stata amputata e
imbrocchita in corso d'opera, seguendo l'istinto
più che la ragione e tenendosi di rado il tempo per utili mediazioni.
Così, è diventata la frenetica porta girevole che ha sballato un gruppo
già storto e, comunque, fatto entrare meno atleti di quanti ne abbia
espulsi. L'illusione di Sabatini, quando ridiede
le carte annunciando pure una vendita più strategica che reale (e i 15
milioni propalati ieri sono un prezzo per "non" vendere), fu che la
sterzata arrivasse dai due pezzi innestati direttamente dalla
lungodegenza, al posto di mori indocili ma integri. Bulleri e
Blizzard fanno quel che possono e non a caso sono stati i peggiori
nella resa contro Milano, benché non colpevoli d'essere
ormai l'unica variabile fra Virtus decenti e
Virtus orrende, stante la linea grigia di rendimento di tutti gli altri,
da Best (compreso) in giù. La Fortitudo, muscolarmente più viva, ha però
un talento omicida per scialare occasioni, e forse pure per
riconoscerle. Gioca come se nessuna palla fosse mai decisiva, a tratti
travolgendo, a tratti affondando. A Cantù l'aveva
vinta non meno di quattro volte, prima dominandola poi artigliandola.
Invece è riuscita a perderla, forse perdendo tutto.
Così va in campo, violate pure come non mai le due case, ma fuori campo
va pure peggio, e questo spaventa più che un'annata
di tiri o rimbalzi sbagliati (che può capitare). In Virtus lo
scollamento fra club e tifoseria è più palese, incrudito pure dagli
ultimi episodi, ma anche in Fortitudo le appartenenze, un tempo orgoglio
della ditta, sono sempre più stinte. Viene servito, di qua e di là, un
pappone opaco e immangiabile, che minaccia di presentare conti ingenti
quando si passerà alle campagne di finanziamento e i malumori potrebbero
tagliare abbonamenti e risorse ancor più dei pessimi risultati.
è una Basket
City in liquidazione, la parodia della città in cui due potentati s'inseguivano
al meglio, a colpi di miliardi, ma anche di idee, progetti, adesioni
forti e passionali. Oggi si rumina questo mercatino senza voglie né
slanci, un tran tran che ha fiaccato perfino la rabbia fuori scena: si
contesta, al PalaDozza e a Casalecchio, ma soprattutto si respira un'aria
satura di stanchezza. E si va avanti, ascoltando pure analisi poco
convincenti. Sacrati ha rinviato le sue alle prossime ore, Sabatini ha
rifritto in conferenza stampa storie note e slogan usurati, motivato la
sua diserzione, invocato un'ovvia unità di
spiriti nell'ora difficile, spacciato qualche
luogo comune e qualche frottola (bravi dirigenti in giro ce n'è,
a lasciarli lavorare), fino ad ammettere, forse freudianamente, che non
è il caso di andare dove non ti vogliono. A Milano. Già, a Milano...

Sabatini all'inaugurazione
del Museo Virtus. Si riconoscono Giovanni, Danilovic, Porelli, Bucci,
Cevenini, Peterson e Messina.
E Sabatini apre la nuova Casa Virtus
Walter Fuochi - La
Repubblica - 14/09/2008
Sfiorando da soli la
maggioranza assoluta degli scudetti Virtus, 7 di 15, la metà meno uno, i
tre tenori s’aggirano incantati tra maxischermi e gigantografie, un po’
piegati dagli anni in più, ma certo ringiovaniti da quelle effigi che in
eterno rimandano feste, gioie e trofei di chi, all’epoca, li pilotò
dalla panchina. C’è Dan Peterson che vinse
il titolo del ‘76, e «la Virtus lo farà solo se crollerà il tetto di
Masnago», vaticinò al mattino la tremendissima stampa lombarda, e invece
a sera, a Varese, non servì nessuna Protezione civile. C’è Ettore Messina, che ha meno ricci e un
braccio ingessato, rispetto a quando fece suoi i titoli del ‘93, del ‘98
e del 2001. E c’è Alberto Bucci che, solcando
una sezione della galleria tutta per sé, riapre il guardaroba delle sue
folli giacche colorate: «La stella», si chiama, e fu uno scudetto tra i
più attesi e sofferti (‘84, poi vinse pure quelli del ‘94 e del ‘95).
Sarebbe giornata di allenatori, alla ‘vernice’ del Museo Virtus, ma a Sasha Danilovic che fa sapere che
verrebbe volentieri non si può non spedire l’invito, cosicché
ora può schivare il gruppo in visita guidata e girare da solo: non si è
Zar per niente e non si ha per niente la foto più enorme del museo (il
tiro da 4, va da sé). C’è Ricky Morandotti
che si issa in spalla il piccolo Elia, ci ha messo quasi tutte le foto
in mostra e avrà un suo shop per vendere ricordi. Ci sono tanti vecchi
virtussini. E ci sono, in divisa, i nuovi, pure un po’ spiegazzati dalla
ripassata della sera prima con Siena. C’è infine Claudio Sabatini, che
fa molto il cicerone e poco il gigione, perché questo museo è molto roba
sua ed essendo molto bella lo premia nelle lodi di chi è venuto a
vederlo. L’ha pensato e voluto, all’ex PalaMalaguti che si chiamerà
Futurshow Station, «come un percorso obbligato per chi entrerà nella
nostra arena e capirà subito in che casa si trova». La casa d’una
società che compirà 80 anni nel 2009, che «è qui grazie a tutti quelli
che ci hanno vissuto e soprattutto grazie a
Gigi Porelli», che questa nuova casa, monca fino all’anno venturo,
già però la intravede: splendida, avveniristica, confortevole. L’ovvia
battuta circolante è che, a fare il suo mestiere, Sabatini è un drago:
l’allestitore di stand, mica il presidente di basket.
La casa è tutta bianca e nera: perfino il campo di gioco, perché nere
sono le aree e quasi candido il parquet sbiancato e solo decorato con
tante Vu e tante stelle in una sovrimpressione in stile jacquard. Sei
maxischermi campeggiano a parete, la novità sarà quello che terrà per
mano il pubblico fino alla partita esplorando, da un’ora prima, il
backstage: spogliatoi, tunnel e dintorni. Spariranno invece i trofei
pendenti dal soffitto. «Sarà tutto su video», dice Sabatini, che deve
averci pure, nell’impianto, flessibilità estrema: non ospiterà solo
sport, è noto, ma concerti, convention, spettacoli.
«Grazie a chi m’ha sopportato», dice a chi ha ammucchiato notti bianche,
per tagliare questo nastro. Poi fa le sue battute. «Quando comprai il
Malaguti mi dissero che nel sottotetto doveva esserci rimasto un angelo,
ma non l’ho trovato», e bisognerebbe ricordare la storia di quando, casa
di entrambe le squadre, un tifoso fortitudino issato lassù in veste da
cherubino avrebbe dovuto calarsi nel vuoto recando lo scudetto ai suoi
eroi: quello mai vinto, nel terribile anno ‘98. Meglio seguirlo sulle
mappe, il patron. Il museo è al secondo piano, dove ora è l’ingresso per
il parterre (lato opposto al parcheggio grande): ci si soffermerà
andando al campo. Ieri, s’è detto, era giorno d’allenatori. In carne ed
ossa e in immagine, fissa o mobile, nella galleria. Si notava qualche
dimenticanza, ma s’è pure detto che il lavoro è in progress: manca Bob Hill,
Pillastrini c’è solo in una foto su touchscreen. E spicca
un’inquietante presenza: Scariolo, accanto a
Pasquali, dà corpo alla dilagante chiacchiera cittadina su futuri
ribaltoni e a qualche celato imbarazzo. Ma non è un falso storico, se
don Sergio fu, per pochi giorni della calda estate 2003, coach virtuale
della Virtus passata da Madrigali a
Sabatini. Ecco, mettiamola così.
PRESENTAZIONE FUTURSHOW STATION E MUSEO
VIRTUS
di Valentina Calzoni -
bolognabasket.it - 13/09/2008
è una grande
festa l’inaugurazione del museo Virtus e la presentazione della nuova
casa bianconera, un palazzo dello sport passato al maquillage a tempo
di record e ora quasi irriconoscibile nel suo bianconero totale: non è
un tappeto rosso ad accogliere i fortunati visitatori, ma una
passerella di monitor lcd sul quale scorrono le immagini della storia
della Virtus.
Ed è proprio la storia il filo conduttore dell’imponente opera di
restyling voluta dal patron Sabatini, ricostruita anno dopo anno,
partita dopo partita nelle immagini che tappezzano le pareti e si
arrampicano lungo le colonne fino a ricoprire i controsoffitti per
uscire dalla memoria dei tifosi ed imprimersi per sempre.
E’ un museo work in progress come la stessa Futurshow Station che lo
ospita e che a ottobre vedrà completato anche la sua seconda sezione,
quella relativa alla storia del palazzo stesso, il “tartarugone” di
Casalecchio. Per la terza area, dedicata alla musica con un omaggio al
maestro Pavarotti, bisognerà invece attendere il prossimo anno ed il
completamento dello skybox sovrastante la curva Wilkins. Già tanti,
raccolti in soli 3 mesi, i contributi comunque presenti all’interno
del museo Virtus: parole chiave del progetto “multimedialità” e
“interattività”.
Il visitatore potrà infatti muoversi seguendo l’ideale percorso
attraverso le differenti aree tematiche, dalle leggende del passato
allo spazio memorabilia dei tifosi passando per l’area dedicata ai
successi delle giovanili, alle coppe e agli allenatori, nessuno
escluso (anzi, forse qualcuno sì..).
Tanti i pannelli lcd touchscreen a disposizione dei visitatori che
potranno selezionare ed esplorare i contenuti a piacere, scegliendo
fra centinaia di foto e video costantemente aggiornati.
Il “Viaggio nella Virtus dalla A alla Z” prosegue nello spazio che
sarà dedicato all’installazione di Davide Nido in onore dello scudetto
della stella, mentre resta ancora in attesa dei suoi trofei la bacheca
riservata alle coppe della Virtus per le quali è già partito
l’accorato appello di Sabatini per riunirle tutte sotto lo stesso
tetto, quello della Futurshow Station appunto.
Tante, persino troppe da descrivere le iniziative previste per il
completamento del museo, fra le quali anche la possibilità di
consultare i tabellini delle partite, fare foto a fianco delle
decalcomanie a grandezza naturale dei campioni di oggi e acquistare al
termine della visita il book del museo all’interno dello store gestito
da Riccardo Morandotti,
primo grande collaboratore del progetto.
In mostra c’è persino la scarpa di Chiacig,
un 52.5 che difficilmente si potrà ammirare altrove.
Dal vortice di immagini e filmati (in attesa dei suoni), si passa alla
vera, attesissima primadonna della serata, il palazzo nel suo
rinnovato splendore. E’ il trionfo del bianco intervallato dal nero
delle scalinate, ma la vera sorpresa inaspettata è il colore del
campo, bianconero anch’esso e decorato in trasparenza da grandi V
stellate. Schienali su tutti i seggiolini escluso il settore ospite, 6
giganti maxischermi ai lati del campo, 2 dedicati a punteggi e
tabellini, gli altri alle proiezioni più disparate,dalla pubblicità
alla storia alle immagini del backstage provenienti dal nuovo tunnel
che porta agli spogliatoi, riaperto dopo anni nel dimenticatoio e ora
coperto dalle telecamere che trasmetteranno nel prepartita.
Arriva la squadra che vede per la prima volta il palazzo, poi gli
applausi sono per Danilovic, Messina,
Peterson, Bucci, Magnifico, Abbio
e tanti altri: davanti al campo i giocatori lasciano la loro impronta
nella storia delle Vnere, con un calco della mano di Holliwodiana
memoria.
La festa continua all’esterno con il taglio della torta: nel 2009
saranno 80 gli anni della Virtus, anche se a vederla così, oggi, quasi
non li dimostra.
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