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Claudio Sabatini

 

 

Sabatini: "Ecco il mio progetto per la Virtus"

di Walter Fuochi - La Repubblica - 18/01/2003

 

Claudio Sabatini ha fatto colazione ieri mattina nello stesso bar dove inzuppava il cornetto Messina. Ma questo non c'entra, è stato solo un caso, benché abbia fulminato tazzine e cucchiaini a mezz'aria. Ha parlato invece, poco dopo, al telefono con Madrigali: e questo non è più un caso, visti i botta e risposta ancora freschi di stampa lanciati sui quotidiani del mattino.
«Madrigali s detto disponibile a incontrarmi – ha poi raccontato Sabatini verso sera – per parlare della Virtus. Ho un progetto, con lui mi feci già vivo poco tempo dopo l'esonero di Messina, ma non ebbi risposta. Adesso ho appena letto che Madrigali potrebbe anche cedere la società, parole sue, purché non a Francia. Non sono Paolo Francia».
Dunque, un progetto ce l’ha già.
«Sì, e non ci lavoro da due giorni, ma dalla primavera scorsa, quando il mio commercialista Filippo Zoboli, che lavorava e lavora gratis, per amore della Virtus, andò da Madrigali. Ripeto, fu un approccio professionale, ma non avemmo risposte. Poi ci sono altri contatti con Mazzoni, il suo professionista. E adesso vorremmo parlarne col presidente, lette pure le sue interviste».
In quelle di ieri mattina, c’erano dei bei rimpalli per lei.
«Che mi hanno sorpreso, perché c’erano frasi spiacevoli. Non vado in giro a farmi pubblicità, sono un imprenditore che ha realizzato qualcosa, poi Madrigali lo conosco bene: ho avuto rapporti commerciali, fu tra i primi a sostenere il Futur Show e con lui è sempre bastata una stretta di mano».
Bene, vi siete parlati.
«Sì, e conto di continuare».
Fuori questo progetto, allora.
«Io credo che a Bologna non possa esistere un padrone della Virtus. La Virtus è un patrimonio cittadino, dovrebbero occuparsene i Beni culturali. Come la statua di San Petronio del conte Ranuzzi: sarà anche sua la statua, ma il patrono è di tutta la città. Bene, io sono disponibile a rilevare la Virtus e a coinvolgere, con un azionariato popolare, la città. Cerco quattromila soci».
La Virtus ha un costo alto, a occhio. Madrigali non ha lesinato spese, in questi tre anni. Le ha fatto un prezzo?
«No, ma io della Virtus di Madrigali non voglio neppure vedere i bilanci. Se gli interessa, rilevo marchio, avviamento e diritti sportivi, più la palestra dell’Arcoveggio. Non la sua quota di PalaMalaguti. Per me la Scala del basket è il PalaDozza, a Casalecchio il gioco nemmeno te lo gusti. Tornerei in centro, ne ho già parlato anche col comune, che è interessato. Dunque, non rileverei i debiti, e neanche i contratti in essere, dove c’è sempre la sorpresa. La squadra ripartirebbe da zero. Poi, se Smodis o Consolini m’interessano, un contratto si fa ex novo».
Quattromila soci sono tanti.
«Sì, ma il vero patrimonio della Virtus sono i suoi tifosi e già tanti mi fanno sapere che ci starebbero. Io metterei risorse finanziarie e organizzative, poi avrei un manager pronto, esperto di basket, conosciuto in città (non è Brunamonti, che stimo, ma non è lui): oggi mi fa da garante sul progetto, domani lo sarebbe di un budget da 6-7 milioni di euro l’anno, col quale si può fare una squadra competitiva anche in Europa. Col manager, abbiamo già individuato coach e direttore sportivo».
Perdoni, ma l’azionariato popolare non ci entusiasma. Non funziona granché, nello sport.
«Padronissimi, ma in Spagna funziona e per me è una formula buona per una città come Bologna, dove la Virtus è la terza torre. Io, ad esempio, non vedo le cordate e nulla ho ereditato del progetto che faceva capo ad Alberto Clo. Con le cordate ci si rimettono prima i soldi, poi gli amici. Dico invece che un budget di 6-7 milioni può generare una gestione sana. Poi, se la gente vuole il mecenate disposto a perderci un tot all’anno, quel mecenate non sono io. Se c’è, mi faccio da parte».
Tra i quattromila, c’è qualche nome grosso. I Marchesini costruttori, dice mezza città.
«Sono miei amici, ma non fan parte del progetto».
Dice anche, mezza città, che lei tifa Fortitudo.
«Tifo Virtus, chi mi conosce lo sa, anche se per qualche anno non frequentai il palazzo perché comandava una certa persona. Vado a vedere anche la Fortitudo, ai miei figli ho preso l’abbonamento, ma stasera vado pure con Villalta a vedere l’Ozzano. A me piace il basket. Poi, se il timore di Madrigali è di cedere a un fortitudino, lo rassicuro, sono virtussino».
Scusi ancora. E se i 4.000 non li trova?
«Prima rilevo la Virtus, poi la offro. Se li trovo bene, sennò posso andare avanti da solo. Ma credo si debba interpretare lo spirito di questo progetto, un rilancio di Bologna in mano ai bolognesi».
Si può sempre cavalcare la polisportiva Gazzoni. Ha letto?
«Ho letto, ma le buone ragioni economiche non si sposano con quelle emotive. Incrociando un boxer e un golden retriever, splendide bestie, non si ottiene un cane più bello. E lasciamo stare la maglia rossoblù, la Vu sopra, l’aquila sotto o dove volete voi. No, fusioni mai».
E se fosse solo
la Virtus col Bologna?
«Nemmeno. I numeri del basket non si mescolano con quelli del calcio. Se il Bologna sbaglia un centravanti, lo paga con quel che nel basket basterebbe per fare tre stagioni. La mia scommessa è che la Virtus possa finanziarsi da sola».
Infine, crede che Madrigali voglia vendere?
«Credo che questo progetto meriti una risposta. Poi, oggi la Virtus è sua».

 


 

Sabatini: "Mi ritiro, non compro più la Virtus"

di Walter Fuochi - La Repubblica - 05/02/2003

 

«Per me la partita è finita. Mi ritiro da qualsiasi trattativa per acquistare la Virtus. Basta così». Se Claudio Sabatini era, fino a ieri, un candidato a rilevare la gloriosa e zoppicante società bianconera, da ieri non lo è più: s’è chiamato fuori. Come, quando e perché sono le domande ovvie, dopo aver assistito, nelle ultime tre settimane, alla sua lunga rincorsa.
«Ho deciso quando ho letto, proprio su 'Repubblica’, che esistono altre offerte. E quando la mia iniziativa è stata definita come schiamazzi, offerte sui giornali e trattative da parterre: cito testualmente il signor Mazzoni, amministratore delegato della Virtus, che non ho nemmeno il piacere di conoscere. Infine, quando non ho ottenuto risposte dalla merchant bank incaricata di trattare, ho pensato che il tempo perso era già abbastanza. Se c’è già chi tratta, non voglio essere d’intralcio. Perché qui servono soluzioni rapide, basta vedere come continua ad andare la Virtus sul campo...».
Questa storia è finita, dunque. Chi era uscito allo scoperto, una ventina di giorni fa, lanciando il progetto d’azionariato popolare, non comprerà la Virtus. Toccherà semmai a chi è rimasto coperto. O toccherà a Madrigali andare avanti, se lo desidera, opponendosi in qualche modo agli attuali rovesci.
«Se Madrigali non vuole vendere, bastava dirlo: non vendo. E tutti avremmo risparmiato tempo. Poi, se qualcuno va avanti, quel che intanto aveva fatto il mio gruppo lo metto a disposizione. Gratis. C’è lo studio di fattibilità della public company, preparato da un docente di diritto economico del nostro ateneo, il professor Lamandini. Ci sono uno statuto, un marchio registrato e una società nuova già costituita...».
Non bastava rilevare
la Virtus esistente?
«No, la Virtus esistente è una scatola in cui, l’ho detto subito, non intendevo metter le mani. Solo il lodo Becirovic è una faccenda miliardaria. Ma volevo anche aggiungere che, sul mio progetto, c’era l’attenzione di una città, privati e istituzioni, nonché categorie economiche, come di rado capita di smuovere. Almeno questa soddisfazione, quella di aver mobilitato una città, non me le leveranno».
Com’è maturato questo ritiro?
«Venerdì aspettavo una telefonata di Madrigali: dovevamo confermarci l’incontro dell’indomani. Invece, m’ha letto un giornalista il comunicato che incaricava la merchant bank. Bene, domenica mattina il mio commercialista ha contattato via mail la finanziaria. Lunedì mattina li ho chiamati io. Aspetto ancora una risposta. Ho dedotto che non fosse più il caso. Poi, martedì, ho letto Mazzoni».
Nulla di inedito, scusi, né di più forte d’altre risposte già uscite da casa Virtus.
«Madrigali lo conosco e certe frasi da lui posso capirle, dal suo amministratore delegato no. Comunque, perché sia chiaro: non facciamo gare. Anzi, auspichiamo una soluzione».
La sua uscita di scena avviene, come il suo ingresso, sui giornali: è quello di cui la controparte l’aveva accusato.
«Anch’io sono stato redarguito pubblicamente, e pubblicamente rispondo. Tanto, questa è l’ultima volta».

 


 

E invece, nonostante l'articolo sopra sembrasse chiudersi con un addio, la storia tra Sabatini e la Virtus prosegue. Se segui questo link ti troverai a leggere tutto quello che successe nella lunga estate 2003 ma anche le successive riabilitazioni. Da allora ha inizio il rapporto di Sabatini con la Virtus, i suoi tifosi e la stampa, a volte vissuto sulle ali dell'entusiasmo ma anche su quelle della conflittualità.

Di sicuro non si potrà dire che Sabatini sia un proprietario tradizionale. Lo spiccato senso per la polemica e la goliardìa, diretta spesso verso i rivali cittadini, nonché l'inventiva derivata dalle sue esperienze imprenditoriali, hanno spesso gettato lo scompiglio nelle quiete acque del basket nostrano.

 


 

Quanto si risparmia a vincere lo scudetto

 

Come preannunciato, Claudio Sabatini ha inserito ieri, sul sito ufficiale della Virtus, un documento su pagamenti e bilanci delle società di Serie A. La raccolta dei dati, piuttosto scarna e mirata a sottolineare l'incidenza dei costi del Personale Dipendenti negli ultimi tre esercizi (triennio 2000-2001, 2001-2002, 2002-2003), si compone di due tabelle. La prima contiene il totale stipendi, la seconda il rapporto percentuale di incidenza degli stessi sul totale costi nell'esercizio 2002-2003. Balza agli occhi, ma se n'era già parlato, il dato di Siena. Nel triennio, il monte ingaggi della Mps ammonta a 4.740.000 euro, e pone la società campione d'Italia 12.a nella speciale classifica (Virtus prima con 25.005.000, Treviso seconda a 16.832.000, Fortitudo terza a 16.698.000), dietro anche a Reggio Calabria, Varese e Avellino. Nella percentuale d'incidenza, il monte salari 2003 rappresenta per i senesi, secondo la tabella diffusa da Sabatini, solo il 17.4% del totale costi (26.3% per la Fortitudo, 38.5% Cantù, fino all' 81.3% di Avellino). «Risulta chiaro - commenta Sabatini, a corredo - come certi club gestiscano i contratti d'immagine. Non dico che non siano legittimi, ma su questa flessibilità nessuno riesce a darmi una risposta, e invece vorrei sapere cosa bisogna fare, definendo il budget stagionale. Ho scritto alle due leghe, a Fip e Coni, chiedendo che mi forniscano una percentuale univoca. Mettendo i dati sul sito, non intendo attaccare Siena, che anzi ringrazio per l'appoggio sulle 20 squadre in A1. Ribadisco: non è un gesto polemico, ma una richiesta di indicazioni chiare». La telenovela aggiunge quindi un'altra puntata, mentre una seconda arriverà dal fronte giudiziario. Respinta dalla Fip, la Virtus si appellerà alla Camera di Conciliazione e Arbitrato del Coni, senza troppe illusioni, ma col fine d'esaurire tutti i gradi della giustizia sportiva. Dopo, potrà essere battuta, eventualmente, quella ordinaria.

 


 

Sabatini: "Vu primo amore eppure la tradii"

di Marco Martelli - La Repubblica - 03/12/05

 

Inutile girarci attorno: sugli spalti, cercheranno tutti Sabatini. «Non sono preoccupato – dice lui -, e non andrò certo al PalaDozza con le guardie del corpo. Poi, so anche la coreografia che faranno: una mia foto a vedere la Fortitudo». Da qualche parte, prima o poi, sarebbe spuntata: quale occasione migliore? Il doppio fotogramma gira in rete da un po' di tempo, e risale al derby del 16 novembre 2002, la vittoria di Boniciolli in rimonta su Tanjevic, in cui il patron Virtus appare nel parterre del PalaDozza, retropanchina biancoblù, intento ad applaudire. Si difenda, allora. «Ci andavo da tifoso di basket. Non è un segreto che, dopo il caso Richardson, abbia smesso con la Virtus. Sono andato qualche anno alla Effe, e ho portato bene: ero allo scudetto di Treviso, e pure a Milano l'anno scorso... La verità è però che il grande amore non cambia con una ripicca. Ci ho provato, ma non ci sono riuscito. Il cuore non mi batteva. Troppo forte il dispiacere per la cacciata di uno come Sugar rispetto alle belle partite della Effe». Non sbaglierà posto, stavolta. «Il mio sarà al fianco della Virtus. Però quelli con cui ero a Treviso m'hanno chiesto di non salutarli. Farebbero una brutta figura...».
 


 

Sabatini al Maraglio Day con le scarpe zebrate

di Daniele Labanti - Corriere di Bologna - 13/05/2007

 

Per chiudere in bellezza una stagione già da 21 successi, la Virtus cerca la ventiduesima vittoria ed è a quattro trionfi dall'Eurolega. Il contorno è già quello più frizzante possibile: oggi è il «Maraglio Day» e il focoso patron Sabatini chiama il pubblico virtussino a scaldarsi. Sui rotori non si potrà andare, ma sarà gradito lo spirito animalesco al posto del consueto aplomb. «È un'idea esplosa a caldo, dopo Teramo, perché rivendico maggiore equità. Confido nel nostro pubblico, lo vorrei sempre corretto ma più caldo e partecipativo. Dobbiamo incendiarci un po', senza perdere sportività. Diciamo che la Virtus ha sempre avuto l'aria snob, ora cerca più coinvolgimento ».

Sono pronte 500 bandiere e 1000 trombette, l'impianto audio sarà adeguato per produrre tonnellate di decibel, le tribune saranno vicine al campo. Oltre al kit distribuito all'ingresso, il pubblico dovrà metterci un po' di fantasia nel vestirsi e nel far baccano: sul forum dei Forever Boys se ne parla da tre giorni, senza dimenticare le stilettate ai cugini della Fortitudo. Al più maraglio, promette la Virtus, una giuria presieduta dall'assessore Cevenini assegnerà una crociera premio offerta da Msc.

Sabatini comanda il suo popolo: «Ho già estratto dalla scarpiera un paio di calzature zebrate terribili, degne del peggior Cavalli. Le indossavo a Firenze nel '90 e portò bene. E spero che Fornaciari non venga davvero in bermuda e calzini bianchi, rischierebbe di vincere la crociera ». Da rabbia a goliardia, la virata di Sabatini prelude a una domenica diversa per la pacatezza virtussina. «Su rotori non faremo sedere nessuno ma i tifosi vogliamo risvegliarli sul serio. L'entusiasmo è positivo, abbiamo ricevuto messaggi di tifosi interessati all'iniziativa. Non chiedo tifo scorretto, ma tifo caldo: nei playoff ci servirà, manca poco per conquistare l'Eurolega».

Sabatini ha appena visto Juve-Bologna in tv e s'apre, facilmente, il capitolo arbitrale. Il vero busillis che ha scatenato questo «Maraglio Day». «Ho sempre rispettato gli arbitri, però le regole devono essere uguali. Non può essere che il salotto buono sia solo a Bologna e che a noi si possa fare tutto. Ho visto i rossoblu a Torino, andiamo in giro a fare sempre la figura dei più fessi del mondo. Bisogna finirla. La Virtus s'adegua ai campi dov'è andata, voglio vedere chi avrà il coraggio di sostenere che il nuovo format del PalaMalaguti non è a norma. Visto che paga, invece di un mega impianto da 13 mila posti sarebbe meglio costruire un garage da 3 mila: uno di quei palasport in cui il fattore campo si sente».

Dopo le canzonette dedicate alle spiagge, non si placa la carica del patron bianconero. Oggi accoglierà tutti con la sua «fanga» — sostantivo maraglio doc — zebrata e alzerà il volume dello stereo. Bandiere e trombette, la festa è assicurata e dietro le quinte la Virtus vuol riprendersi uno scranno nelle «gerarchie che contano». E chiede al tifo, compatto, di dare una mano.
 


 

Maragli e squalificati: due giornate al campo della Virtus

di Marco Martelli - La Repubblica - 15/05/2007

 

Ma certo, è riuscito una bellezza il Maraglio Day. Peccato solo che un giudice sportivo poco goliardico l’abbia pensata diversamente: due giornate di squalifica al campo della Virtus, pagabili in 12 mila euro. Va così, la federbasket, con le multe, fa cassa, e dunque giovedì con Biella (niente Sky) si giocherà qui: la flaccida legge lo consente. Ci sarebbero pure altri 1.150 euro «per uso di strumenti sonori, offese e minacce verbali collettive frequenti agli arbitri, lancio di oggetti non contundenti collettivo e frequente, colpendo, e lancio di sputi collettivo e frequente, colpendo». Ma niente paura, va tutto sul conto in tavola: come sempre, e purtroppo, per la gioia di chi continuerà a infestare le arene. Carta di credito e passa la paura.

Anzi, con la tesi che è stata una carezza e non un pugno s’allinea pure, non sorprendentemente, Claudio Sabatini. E poiché la provocazione può assurgere ad arte retorica, «trovo scandaloso cavarmela con soli 12 mila euro: due fatture domenicali della nostra security». Ed erompe, il patron: «Abbiamo passato i limiti? Squalifica. Dura. Lo dissi un anno fa, l’ho ridetto ieri in Lega: decuplichiamo le pene, o un giorno, come il calcio, piangeremo un morto, prima di metter tutto a norma, in due settimane. Denuncio una situazione allucinante, ci sono posti dove sputare e colpire costa 700 euro, noi qui siamo gente perbene costretta dall’andazzo a diventar permale». Tortuoso, ma ognuno batte le sue strade: quella di adeguarsi al vizio, dopo aver predicato la virtù (con puntuali lodi raccolte), non pare una via maestra.

Ma motivazioni e postilla della sentenza annunciano altri strascichi. Le due giornate, si legge nel comunicato, arrivano perché «in tre occasioni più persone invadevano il campo di gioco: nel secondo periodo un dirigente non tesserato della Società (Sabatini, ndr) entrava in campo protestando avverso le decisioni arbitrali, contribuendo a fomentare il pubblico; durante il quarto periodo più persone invadevano il campo insultando e minacciando gli arbitri e uno di questi scagliava con violenza il pallone contro il secondo arbitro, colpendolo senza danno a un orecchio; a fine gara, durante un’invasione pacifica, nuovamente alcuni tifosi s’avvicinavano agli arbitri per insultarli, fatto che non degenerava per l’intervento degli addetti al servizio d’ordine». E allora: «Si trasmettono gli atti alla Procura Federale per accertare eventuali responsabilità della Società, anche alla luce delle dichiarazioni rese alla stampa nei giorni precedenti da parte di un dirigente non tesserato». Sempre lui, carta canta: il clima acceso era stato annunciato in conferenza stampa. «Rischiato grosso? Ma no. A Bologna il pubblico è educato e gli 80 uomini di security sono stati tempestivi. Poi, rischio calcolato. Ma le provocazioni devono esser forti, per cambiare. A fare il bravo, a mettere i biglietti nominali mi sono beccato del pezzo di m..., adesso volto pagina». Discutibile. Se si può ancora.

Spulciando il Regolamento di Giustizia della Fip, non si capisce se pendano spade di Damocle, al prossimo sbocco d’ira: in caso di recidiva, altri euro o porte chiuse. L’unica certezza è se una gara viene interrotta: lì c’è squalifica. Gran parte del pubblico ha però inteso il Maraglio Day come una sfilata a chi peggio si conciava. Pochi (ma buoni, come già letto) hanno sfogato, al primo fischio, i propri istinti. E la brutta pagina di domenica a Casalecchio ha impegnato a lungo, ieri, l’assemblea della Lega. «E’ stato un modo di confrontarsi - ha detto Enrico Prandi, presidente uscente -, e tutti hanno condiviso il problema di fondo, che investe impiantistica e sicurezza. Si valuterà quale strada prendere: se astenersi dall’omologazione di certi palazzi o inasprire le pene». Buon play-off, in ogni caso. A proposito, e con Biella? «Basta maragliate. Tutto torna normale. Sarà una festa del basket».

 

 

Il pugno duro di Sabatini: i 4 mori in castigo

di Marco Martelli - La Repubblica - 14/10/2007

 

«Non è successo niente di grave. Solo, chiedo il rispetto delle regole da parte di tutti, senatori e non, italiani e non. Conroy, Spencer, Holland e Anderson, venerdì sera, sono tornati alle 2.30, oltre l'orario consentito dal nostro regolamento. Forse non parlo abbastanza bene inglese, e non avranno compreso, siccome già se n'era parlato. Ma se concedessimo a loro di rientrare un'ora e mezza più tardi, non daremmo un buon esempio ai nostri giovani. Per me, comunque, comincia e finisce qui». Cartellino rosso, dunque, sventolato da Claudio Sabatini sul naso dei suoi quattro yankees. Decide infatti, il patron, di metterli fuori squadra, dopo il rientro tardivo nell'hotel di Saronno, dove il gruppo stava preparando la gara contro Cantù. «Facciamo le cose con trasparenza e in maniera ufficiale. C'è stato un confronto con Pillastrini e Luchi: hanno proposto differenti sanzioni, ma non mi hanno convinto. Le mie idee sono chiare, e io lavoro per il futuro del club, lo stesso che promuove il messaggio «La vita è bella». Quindi, vale anche per i nostri americani». Visto sfondare il coprifuoco dai suoi mori, e non trattandosi del primo episodio indisciplinato in seno a questa Virtus, Sabatini non ha sorvolato, ed in mattinata ha confinato il quartetto dell'Ave Maria al solo lavoro atletico. Poi però, dalle 15, all'allenamento hanno partecipato. «Sono a disposizione», dice Sabatini, che questa mattina approfondirà la questione. Pillastrini e Luchi tenteranno di ammorbidirlo. Intanto, salgono i giovani scelti per rimpiazzare il Black Power: Stojkov, Moraschini, Tommasini e Pederzini.
Non nasce dunque sotto la miglior stella, la sfida di oggi pomeriggio (ore 16.30, diretta Sky Sport 2 e Punto Radio) alla capolista e imbattuta Cantù. La vigilia è tormentata, e restituisce nuovamente un quadro poco sereno, quasi selvaggio, attorno alla Virtus. Si tratta del primo provvedimento eclatante preso dalla società in questo avvio di campionato, dopo l'esclusione dalla rosa di Gugliotta (reo di aver indicato, ai neo arrivati, la strada per la Riviera) e per le multe ricevute da chi era stato beccato, oltre un certo orario, in un Cafè molto frequentato, nell'ultimo biennio, dai cestisti bolognesi. Questa volta, però, il provvedimento doveva essere diverso. Perché il rientro notturno degli americani vale la terza puntata consecutiva di una settimana da sette in condotta, se non sei. Ed è ciò che ha fatto sbottare Sabatini. è facile, oggi, individuare la radice di tutto. Domenica scorsa, il visibile screzio tra Crosariol e Pillastrini era stato lasciato correre dalla Virtus, non tanto con la multa al giocatore (2000 euro, pure eccedente il limite consentito dal contratto collettivo della Giba), quanto con la decisione di «Pilla» di rimetterlo subito in campo, dopo le scuse. Un anno fa, come scritto lunedì, per un episodio minore (bisticcio con Vukcevic, non con il coach) Crosariol non partì per Ankara. L'episodio di domenica, nell'intimo dello spogliatoio, non poteva non creare un precedente, pericoloso se, nel gruppo, ci sono giocatori americani, per di più «rookie» o abituati a squadre di cabotaggio inferiore. Il rischio è che i giocatori, volontariamente o no, si «allarghino». Non a caso ad Avellino, a 4´ dalla fine, nel timeout in cui Pillastrini ha levato Holland per Anderson, l'ex varesino ha sbottato violentemente contro il tecnico, trattenuto da alcuni compagni. L'episodio, venerdì, era stato smorzato con colloqui e l'intervento deciso di Sabatini. «Le cose che succedono a caldo ci possono anche stare, magari è voglia di vincere». Poi, nella notte, la nuova bravata, che con sé porta pure l'impressione di un gruppo lontano dall'avere disciplina. Dove stiano gli errori, o la mancanza di polso, solo il tempo lo dirà. Di certo, il parco giocatori che s'è scelto la Virtus, abituata nella sua recente storia a giocatori fatti e finiti, e non da educare, crescere e perfino accudire, è il più ostico possibile. Sabatini, dopo le carote del tecnico, picchia duro col bastone. «Se avevamo lasciato un dubbio, con questa decisione lo togliamo». Vedremo, oggi, chi c'è e chi non c'è.

 


 

Sabatini ci ripensa, reintegrati i 4 mori

virtus.it - 14-10-2007

 

Virtus Pallacanestro Bologna comunica che Alan Anderson, Will Conroy, Delonte Holland e Dewarick Spencer oggi scendono in campo nella partita contro Tisettanta Cantù.
La decisione è stata presa dopo un incontro chiesto questa mattina dai giocatori sanzionati per motivi disciplinari, preso atto del senso di responsabilità da loro dichiarato nei confronti della squadra e dei tifosi.
Il provvedimento viene quindi commutato da sospensione dal gioco in una multa il cui importo, deciso dagli stessi giocatori, sarà devoluto da Virtus all'AGEOP.

 


 

Derby, giocano i seniores

bolognabasket.it - 02-11-2007

 

Giocheranno quelli buoni. Ma questo, sinceramente, lo sapevamo tutti. In dubbio rimane però uno di quei pochi cui potersi ancora aggrappare, dopo le disfatte di Pesaro e Vitoria, quel Guilherme Giovannoni che potrebbe essersi portato a casa dalla Spagna un problemino a un collaterale. La gravità, verrà valutata in queste ore, come non si esclude un qualche cosa di serio, non si esclude neppure una presenza dell’ultima ora, questa sì vera sorpresa del derby del Centenario.
Ci vuole comunque una conferenza stampa per sentirsi annunciare da Claudio Sabatini quello che tutti bene o male volevano sentirsi dire: “La decisione è stata sofferta, perché ho abbassato la testa nei confronti della città, della storia, e delle due società. Così come per i tifosi che hanno già comprato il biglietto, o la Fossa che ha speso per la coreografia. Se questa fosse stata solamente una mia azienda, l’avrei bruciata piuttosto. Qui però ho raccolto una grande eredità, quindi domani sera in campo ci andranno i miei senior”.
Che poi si stia rischiando di spazientire entrambe le metà di Basket City, con certi tira e molla, pare per il momento essere problema secondario: “Cambio spesso idea? Beh, ragiono e se sbaglio torno indietro. Non come certa stampa che crede di essere il Vangelo”.
China la testa, ma non getta l’ascia di guerra, il patron delle Vu nere: “Presenteremo comunque una memoria difensiva prima dell’incontro, da allegare al referto dell’incontro. La Fip ha delegato a Legabasket, senza dirci se fosse giusto o meno andare in campo. Stamattina però in Lega non c’erano nè Bezzecchi nè Pieraccioni, quindi mancava il contraltare. Non ce l’ho con la Fip, chiaramente però se anche loro fossero in buoni rapporti con la Lega ci sarebbero già stati numerosi chiarimenti. Ma a togliere il derby alla città, mi sarei sentito come Sacrati quando ha tolto gli abbonamenti a Seragnoli”.
Per chiudere, ultima stoccata al management della Legabasket: “Sull’anticipo c’è poco da dire, non so se Bezzecchi l’abbia fatto perché gliel’ha detto il presidente – che tifa un po’ biancoblu – o perchè non gli stia più simpatico il presidente stesso, dato che gli ha messo davanti un responsabile della comunicazione. In Assemblea di lega, è difficile che verrà superato questo stallo, e quindi questa polemica, perché di Pieraccioni non ho stima. Qualunque persona intelligente, senza il fine di provocarti, non ti avrebbe messo il derby di sabato sera”.

 


 

Il contropiede di Sabatini: "Si faccia avanti chi vuole la società, io passo la mano"

La Repubblica - 22/12/2007

 

Claudio Sabatini mette in vendita la Virtus. «Non sono il tipo giusto per continuare così», dice. Il colpo di scena arriva dopo una lunga serie negativa dei bianconeri sul parquet che ha suscitato diffusi malumori tra i tifosi. L'ultima serataccia giovedì sera al cospetto del Tau Vitoria: mai in partita, tecnicamente lontani anni luce da quella che è l'elite del basket, la Virtus ha mostrato tutte le sue debolezze. E dagli spalti i coretti ironici a lui indirizzati, devono averlo infastidito assai. Pressione sull'allenatore, pressione sul patron degli appassionati che hanno dimenticato in fretta il merito di aver riportato la V nera nell'olimpo del basket dopo il rischio di scomparsa. Tutte cose che hanno fatto saltare il tappo. «Ma siamo un club serissimo, che però gioca male. Questo è il problema». E allora «basta, venga avanti qualcun altro».
Sabatini tiene a tranquillizzare tutti per quel che accadrà nell'immediato futuro. «Non c'è fretta, fino a fine stagione resto io, non c'è pericolo, ma questa storia è finita, a fine campionato passo la mano». Per le V nere insomma sembra chiudersi un altro dei capitoli della sua lunga storia e aprirsene uno nuovo denso di incertezze e di incognite. Il rischio concreto è che ora si avvii, come sempre accade in questi casi nel mondo dello sport, il balletto delle offerte più o meno concrete, delle cordate più o meno misteriose, dei cavalieri bianchi dalle incerte consistenze economiche. Ma Sabatini è molto deciso a evitare «questo teatrino». «Dopo la mia dichiarazione, se c'è qualcuno veramente interessato - dice - è sufficiente si rivolga alla Neosbanca. Con un versamento a quello sportello si può avere la Virtus, basta che l'offerta sia seria, e lì si possono trovare tutti i documenti che servono a valutare lo stato della società». Ed è proprio sullo stato di salute della Virtus che Sabatini insiste. «La società è solidissima, siamo in utile, non ci sono ‘buchi´ né palesi né occulti. È tutto trasparente. Quello che però voglio evitare è il solito teatrino di chi si fa avanti per farsi un po' di pubblicità. È uno spettacolo che negli anni scorsi abbiamo visto troppe volte. La Virtus non ha certo bisogno di questo».
E di cosa allora? «Ha evidentemente bisogno - dice ancora Sabatini con molto rimpianto nella voce - di qualcuno che sappia farle fare il salto che il suo pubblico pretende. I tifosi vogliono vittorie, e hanno ragione. Ma io non sono disponibile né a fallire (come è capitato ad altri) né a subire gli insulti nei corridoi del palasport. E allora, visto che non sono attaccato alla poltrona, passo la mano».
Sabatini non vuol ammettere che tra i motivi che lo hanno spinto verso questa clamorosa scelta c'è anche l'impossibilità, verificata più volte sul campo, di trovare un'intesa con gli altri club (di basket e di calcio) per un polo sportivo cittadino capace di innescare preziose sinergie. Dice soltanto: «Certo, questo non ha aiutato...».

 


 

E Cazzola elogia Sabatini: «Organizzazione perfetta»

di Massimo Selleri - Il Resto del Carlino - 08/02/08


La festa è riuscita. Merito di Claudio Sabatini che ha saputo trasformare il gelido PalaMalaguti in un contenitore accogliente dove al centro ci sono lo sport e lo spettacolo e come contorno una serie infinita di consolle «Playstation 03» dove i può giocare a Nba ’08, l’ultimo videogioco che simula il campionato professionistico d’oltreoceano. La vera festa, però, è tutta di marca Virtus con i suoi tifosi più celebri che siedono in prima fila e si spellano la mani, la loro squadra è lì a due metri di distanza e c’è solo la presenza molto discreta degli steward che ogni tanto invitano il pubblico a rimanere seduto. Ci sono Gianluca Pagliuca, l’avvocato Gianluigi Porelli, Alfredo Cazzola, l’attuale presidente del Bologna Calcio, che a Casalecchio ha vinto di tutto e di più con la squadra bianconera.

«Ogni volta che ritorno qui — racconta Cazzola — ritrovo l’affetto e il calore di tanti vecchi amici con cui abbiamo combattuto grandi battaglie. Bisogna riconoscere che l’organizzazione di Sabatini è perfetta e che questa modalità di vivere i grandi eventi è un bello spot per la città di Bologna, per la pallacanestro e per tutto lo sport in generale».
Presenti le istituzioni, con il presidente del consiglio provinciale Maurizio Cevenini e con l’assessore allo sport della Provincia Marco Strada che sottolinea la portata dell’idea.
«L’introduzione degli steward ha creato un’atmosfera di festa, dimostrando come persone che tifano due squadre diverse possono stare accanto senza problemi, poi mettere tante playstation ha rotto alcune monotonie soprattutto tra i più giovani che fanno la fila per poter giocare la loro partita. Un modo nuovo di vivere il clima della partita, nonostante ci si stia giocando un trofeo molto importante».
Tra i tifosi eccellenti c’è Andrea Mingardi di ritorno da una serie di impegni all’estero.
«Quello che ha fatto Sabatini è qualcosa di terapeutico. La nostra è una società che fa fatica a socializzare e la sera rimane chiusa in casa a guardare la televisione. Claudio ci ha ridato l’entusiasmo di tornare al palazzo dove ci sentiamo accolti e ci sono tante persone che posso rivedere solo qui e soffrire con loro per le gesta dei nostri beniamini».

Dall'altra parte ci sono le istituzioni della pallacanestro dal presidente della federazione Fausto Maifredi, a quello della Lega Francesco Corrado, passando per il numero uno della Legadue Valentino Renzi.
Il colpo d’occhio del PalaMalaguti non è affatto male e anche questo ha la sua importanza. La prima giornata della Final Eight si è rivelato un vero successo, adesso non rimane che vedere quale altra sorpresa Sabatini ci riserverà per la giornata di oggi.
 


 

LA CONFERENZA STAMPA DI CLAUDIO SABATINI

di Enrico Faggiano - bolognabasket.it - 07/04/2008


Voglio parlare ai tifosi, dopo la giornata di ieri, molto particolare, per lanciare un appello: io non condivido, dato che ci sono momenti e momenti, le contestazioni. Non sto parlando della mia persona, sia chiaro, ma della squadra: io rappresento un gruppo di professionisti, di persone che frequento quotidianamente, che stanno rimediando ad errori propri fatti in precedenza, o venuti ad aggiustare altrui problemi. E io li ringrazio per l’impegno che mettono tutte le mattine quando entrano in palestra, perché capisco cosa voglia dire sudare ma non ottenere gli obiettivi prefissati. Si contesta quando manca l’impegno, quando si sbaglia e non si mantengono le premesse, ma non in questo caso: tutti, dall’allenatore in giù, stanno cercando di aggiustare una situazione antipatica e nessuno sta rubando lo stipendio. C’è frustrazione per l’assenza dei risultati, e per questo penso che il pubblico Virtus si voglia autoflagellare: c’è un momento per riflettere e discutere, ma adesso io posso solo difendere un gruppo che si sta impegnando al massimo per uscire da una situazione a cui non siamo abituati. E’ un bagno d’umiltà che servirà per il futuro; si possono tirare uova in testa a chi ruba o chi non si allena, ma le persone per bene, quelle che rientrano da infortuni, quelle arrivate a metà stagione, da questo hanno solo problemi non meritati. Ed è quello che vorrei dire ai tifosi. Dopo Milano c’è stata una situazione di tensione che non aiuta a fare canestro, insomma: state vicini alla squadra, dopo una stagione di tanti problemi in palestra, per personaggi dall’atteggiamento sbagliato, ma ora dobbiamo lottare insieme e aiutare quelli che stanno adesso giocando. Dopo si parlerà di altre cose: quando ci sono problemi non si deve pensare a come ci si è arrivati, ma a risolverli. In seguito ci si guarderà negli occhi e si vedrà che fare: abbiamo commesso errori nel fare la squadra, ma la colpa è mia.
Contestazione nei miei confronti? Io ho deciso subito di andarmene, e durante l’intervallo l’ho fatto per andare poi a casa a vedere la fine della partita. Se sono un problema, alle partite non andrò, sono ancora disponibile a cedere la Virtus ma l’unico gruppo che lo ha chiesto seriamente voleva comunque che io restassi in sella. Ho la coscienza tranquilla per quanto fatto in 4 anni, mi assumo la responsabilità di quanto successo quest’anno, ma sono in buona fede. E, se devo prendere insulti, mi collegherò a internet per vedere la partita da lontano: ho nel cuore la Virtus, e spero che almeno questo mi venga consentito. Ringrazio il pubblico migliore d’Europa, ma adesso mugugnare sul rendimento dei giocatori (e Garri sarà antipatico, ma del male non ne ha fatto, e gli ululati quando entra in campo non aiuta né lui né noi che abbiamo un contratto pluriennale) non serve.
Di Bella e Vukcevic? Chiariamo: io volevo, e parlo tecnicamente, cambiare Fabio assolutamente e cercare un regista con caratteristiche differenti, mentre avrei voluto far chiudere qui la carriera a Vukcevic. E dico che i giocatori in scadenza debbano sempre essere ceduti un anno prima della chiusura del contratto, ragionando da dirigente sportivo. Ma, quando si delega ad un allenatore, si accettano le sue scelte: ho parlato con Pillastrini, serio professionista che forse era distratto dai campionati giovanili in Spagna, e abbiamo cercato un play di esperienza. Avevamo cercato Penn, poi Garris, e davanti ad un “riciclo” come Kiwane ho io, personalmente, deciso per Conroy, esordiente in Europa. Per quanto riguarda Vukcevic, io ho detto che era un giocatore fantastico ed un possibile futuro dirigente, oltre che un ottimo sesto da Eurolega con minutaggio limitato. Il coach invece preferiva altro, perché non voleva dare pochi minuti ad un giocatore così carismatico. E, ripeto, io davanti a Di Bella preferivo altro: e dato che chi arriva in V ha le chiavi in mano, io ho avallato tutte le scelte fatte e quindi ne sono responsabile, difendendo e rispettando chi lavora in Virtus anche sbagliando. Dico anche che avevamo preso Bulleri prima di farsi male: l’accordo c’era prima della partita dell’andata, poi Corbelli cambiò idea, ma dopo l’infortunio la faccenda si è chiusa. Ho ceduto qualcuno che era in scadenza, e prendere un italiano con pluriennale (Lauwers), un giocatore da quintetto Virtus. Io vorrei poi che Bulleri restasse, dato che potrebbe fare comodo nel costruire una grande Virtus e sembra già legato a questi colori pur sapendo che può, di sua volontà, andarsene, ma visto l’ambiente sarebbe comprensibile se volesse andare via. E’ anche vero che io vorrei non esserci, il prossimo anno, al momento di rifare la squadra.
Possibili acquirenti? Intanto dico che da un paio di mesi ho smesso di trattare con Milano, dato che non voglio andare là con la piazza che non mi vuole: amo il basket, ma la faccenda-Diener mi ha lasciato perplesso, per cui la cosa è finita lì. Io adesso penso alla Virtus, al bilancio che chiuderemo in pareggio, al vivaio che cresce, e se qualcuno vuole posso anche scorporare la quota che voglio per la vendita, ma ci sono tanti progetti attorno, tra foresterie e merchandising, per cui ci sono tante, tante voci positive. Noi abbiamo bisogno di ripartire, di nuova linfa, dico quasi che servirebbe scendere in LegaDue per un po’, ricostruire e farsi un bagno d’umiltà: è bastata una buona stagione, magari anche fortunata, dimenticando che giocammo una finale contro una squadra dal budget molto diverso. Noi dovremmo crescere con pazienza, ma il pubblico Virtus non accetta questa idea: io non metterò però mai in crisi un bilancio che, come ho detto alla Comtec, chiude in utile. Siamo sani, chiudiamo questa stagione, e se qualcuno vuole prendere il mio posto sono qua. Ricordando poi che, per chi possiede un contenitore, avere la Virtus non è un vantaggio.
Errori evidenti? Quando finisce un fidanzamento non ci sono motivi per discutere: forse è stato un male arrivare secondi ovunque l’anno scorso. Non penso sia una questione di stile, ma problemi che vanno risolti: come successo con la gestione del PalaMalaguti, davanti ad un problema con i Cabassi, sono arrivato con l’assegno (attorno ai 30mila euro) per terminare la questione. Non mi va di prendere insulti, e ricordo che questa gestione del palasport può essere scissa dalla società, per cui chi vuole venga: e, se ritiene di non voler stare al PalaMalaguti, che torni al Paladozza. Ma intanto lo stiamo dipingendo di bianconero per farla diventare una vera casa, per farlo diventare un simbolo importante, e giocare a Casalecchio pur essendo questo uno sforzo importante. Io so che sono arrivato con 40 miliardi di debiti, e ora ci sono utili. Il Bologna ha perdite per 7 milioni, la Fortitudo presumo per 4-5, noi invece diamo degli assist positivi. Sono un privilegiato, faccio quello che mi piace, e se non mi piace non lo faccio proprio. E adesso sto facendo qualcosa che non mi piace: chi vuole prendere in mano questo progetto venga, ma non è che negli ultimi tempi il telefono abbia squillato poi tanto. La Virtus era in vendita, lo è ancora, e penso che il dissenso vada ascoltato: a chi mi insulta dicendo “vendila”, io ho risposto di trovarmi un acquirente, magari conscio del fatto che c’è dietro anche il Palasport, e che siamo secondi nel ranking di Eurolega davanti anche ad una Roma con ben altre spese. Io non ho mai assicurato vittorie, ma solo che questa società non sarebbe mai fallita, e che adesso è in pari: di certo non voglio chiudere in perdita le stagioni per il basket.
Tecnicamente? Ripeto la fiducia a Pasquali, penso che questa sia una buona squadra dove mancano tasselli per errori iniziali, con meno sprechi potremmo essere molto più avanti, ma ci sono giocatori che io, personalmente, riconfermerei. Abbiamo scommesso sui lunghi italiani, su Crosariol, spendendo altrove, e ora abbiamo un buco. Ora la stagione chiude il 27 aprile, abbiamo il tempo per fare le nostre scelte con calma, questo prendiamolo come un vantaggio: chi vuole venga quando vuole, una quindicina di milioni escluso il PalaMalaguti, e voglio vedere offerte serie piuttosto che gente in cerca di pubblicità.
Se restassi? Ci fosse una figura forte a fare da filtro lo farei volentieri: preferirei fare altro, nella vita, che non dover ascoltare tutti i problemi e le stranezze dei giocatori. Ma di GM, validi, in giro, non ce ne sono. Io comunque non mi sento in credito con i tifosi: non sto a ragionare se avevo un “bonus” esaurito, dato che i dirigenti, a differenza della squadra, cambiano. Questa è una realtà in cui spesso, chi va via, vuole tornare, e questa è la Virtus. Per questa stagione posso essere in debito, vero, ma solo questo.

 


 

Basket City, la favola è finita

di Walter Fuochi - La Repubblica - 08/04/2008

 

Sconfitte entrambe nella stessa giornata, com'è già capitato 8 volte su 28 turni giocati (nei due derby era impossibile...), la Fortitudo oggi decima e la Virtus terzultima sono quel che resta d'una Basket City ormai tristemente estinta. Ad affogarla, si sono inseguite scelte sbagliate e rimedi peggiori, insipienze e arroganze, affarismi e micragne, saldando infine colpevoli e supponenti sordità per i dissensi ormai corali di pubblico e critica (tranne i soliti noti che preferiscono parlar d'altro). Il doloroso stupore con cui Claudio Sabatini ha incassato le contestazioni di domenica, fino a disertare l'arena di Casalecchio, non depone a favore delle sue antenne, e zoppica pure il teorema dell'indomani che prova a spartire i fischi con la squadra. A ognuno le sue diagnosi, di certo non montano da ieri ire e impazienze intorno alla sciagurata stagione della Virtus. Che oggi è la punta d'iceberg del crack di Basket City solo per evidenza e ‘freschezza´ di reazioni. La Fortitudo non sta certo procurando minori delusioni alla sua mezza città tifosa.
La Virtus è arrivata a queste rive dopo essere stata amputata e imbrocchita in corso d'opera, seguendo l'istinto più che la ragione e tenendosi di rado il tempo per utili mediazioni. Così, è diventata la frenetica porta girevole che ha sballato un gruppo già storto e, comunque, fatto entrare meno atleti di quanti ne abbia espulsi. L'illusione di Sabatini, quando ridiede le carte annunciando pure una vendita più strategica che reale (e i 15 milioni propalati ieri sono un prezzo per "non" vendere), fu che la sterzata arrivasse dai due pezzi innestati direttamente dalla lungodegenza, al posto di mori indocili ma integri. Bulleri e Blizzard fanno quel che possono e non a caso sono stati i peggiori nella resa contro Milano, benché non colpevoli d'essere ormai l'unica variabile fra Virtus decenti e Virtus orrende, stante la linea grigia di rendimento di tutti gli altri, da Best (compreso) in giù. La Fortitudo, muscolarmente più viva, ha però un talento omicida per scialare occasioni, e forse pure per riconoscerle. Gioca come se nessuna palla fosse mai decisiva, a tratti travolgendo, a tratti affondando. A Cantù l'aveva vinta non meno di quattro volte, prima dominandola poi artigliandola. Invece è riuscita a perderla, forse perdendo tutto.
Così va in campo, violate pure come non mai le due case, ma fuori campo va pure peggio, e questo spaventa più che un'annata di tiri o rimbalzi sbagliati (che può capitare). In Virtus lo scollamento fra club e tifoseria è più palese, incrudito pure dagli ultimi episodi, ma anche in Fortitudo le appartenenze, un tempo orgoglio della ditta, sono sempre più stinte. Viene servito, di qua e di là, un pappone opaco e immangiabile, che minaccia di presentare conti ingenti quando si passerà alle campagne di finanziamento e i malumori potrebbero tagliare abbonamenti e risorse ancor più dei pessimi risultati. è una Basket City in liquidazione, la parodia della città in cui due potentati s'inseguivano al meglio, a colpi di miliardi, ma anche di idee, progetti, adesioni forti e passionali. Oggi si rumina questo mercatino senza voglie né slanci, un tran tran che ha fiaccato perfino la rabbia fuori scena: si contesta, al PalaDozza e a Casalecchio, ma soprattutto si respira un'aria satura di stanchezza. E si va avanti, ascoltando pure analisi poco convincenti. Sacrati ha rinviato le sue alle prossime ore, Sabatini ha rifritto in conferenza stampa storie note e slogan usurati, motivato la sua diserzione, invocato un'ovvia unità di spiriti nell'ora difficile, spacciato qualche luogo comune e qualche frottola (bravi dirigenti in giro ce n'è, a lasciarli lavorare), fino ad ammettere, forse freudianamente, che non è il caso di andare dove non ti vogliono. A Milano. Già, a Milano...

 

Sabatini all'inaugurazione del Museo Virtus. Si riconoscono Giovanni, Danilovic, Porelli, Bucci, Cevenini, Peterson e Messina.

 

E Sabatini apre la nuova Casa Virtus

Walter Fuochi - La Repubblica - 14/09/2008

 

Sfiorando da soli la maggioranza assoluta degli scudetti Virtus, 7 di 15, la metà meno uno, i tre tenori s’aggirano incantati tra maxischermi e gigantografie, un po’ piegati dagli anni in più, ma certo ringiovaniti da quelle effigi che in eterno rimandano feste, gioie e trofei di chi, all’epoca, li pilotò dalla panchina. C’è Dan Peterson che vinse il titolo del ‘76, e «la Virtus lo farà solo se crollerà il tetto di Masnago», vaticinò al mattino la tremendissima stampa lombarda, e invece a sera, a Varese, non servì nessuna Protezione civile. C’è Ettore Messina, che ha meno ricci e un braccio ingessato, rispetto a quando fece suoi i titoli del ‘93, del ‘98 e del 2001. E c’è Alberto Bucci che, solcando una sezione della galleria tutta per sé, riapre il guardaroba delle sue folli giacche colorate: «La stella», si chiama, e fu uno scudetto tra i più attesi e sofferti (‘84, poi vinse pure quelli del ‘94 e del ‘95).
Sarebbe giornata di allenatori, alla ‘vernice’ del Museo Virtus, ma a Sasha Danilovic che fa sapere che verrebbe volentieri non si può non spedire l’invito, cosicché ora può schivare il gruppo in visita guidata e girare da solo: non si è Zar per niente e non si ha per niente la foto più enorme del museo (il tiro da 4, va da sé). C’è Ricky Morandotti che si issa in spalla il piccolo Elia, ci ha messo quasi tutte le foto in mostra e avrà un suo shop per vendere ricordi. Ci sono tanti vecchi virtussini. E ci sono, in divisa, i nuovi, pure un po’ spiegazzati dalla ripassata della sera prima con Siena. C’è infine Claudio Sabatini, che fa molto il cicerone e poco il gigione, perché questo museo è molto roba sua ed essendo molto bella lo premia nelle lodi di chi è venuto a vederlo. L’ha pensato e voluto, all’ex PalaMalaguti che si chiamerà Futurshow Station, «come un percorso obbligato per chi entrerà nella nostra arena e capirà subito in che casa si trova». La casa d’una società che compirà 80 anni nel 2009, che «è qui grazie a tutti quelli che ci hanno vissuto e soprattutto grazie a Gigi Porelli», che questa nuova casa, monca fino all’anno venturo, già però la intravede: splendida, avveniristica, confortevole. L’ovvia battuta circolante è che, a fare il suo mestiere, Sabatini è un drago: l’allestitore di stand, mica il presidente di basket.
La casa è tutta bianca e nera: perfino il campo di gioco, perché nere sono le aree e quasi candido il parquet sbiancato e solo decorato con tante Vu e tante stelle in una sovrimpressione in stile jacquard. Sei maxischermi campeggiano a parete, la novità sarà quello che terrà per mano il pubblico fino alla partita esplorando, da un’ora prima, il backstage: spogliatoi, tunnel e dintorni. Spariranno invece i trofei pendenti dal soffitto. «Sarà tutto su video», dice Sabatini, che deve averci pure, nell’impianto, flessibilità estrema: non ospiterà solo sport, è noto, ma concerti, convention, spettacoli.
«Grazie a chi m’ha sopportato», dice a chi ha ammucchiato notti bianche, per tagliare questo nastro. Poi fa le sue battute. «Quando comprai il Malaguti mi dissero che nel sottotetto doveva esserci rimasto un angelo, ma non l’ho trovato», e bisognerebbe ricordare la storia di quando, casa di entrambe le squadre, un tifoso fortitudino issato lassù in veste da cherubino avrebbe dovuto calarsi nel vuoto recando lo scudetto ai suoi eroi: quello mai vinto, nel terribile anno ‘98. Meglio seguirlo sulle mappe, il patron. Il museo è al secondo piano, dove ora è l’ingresso per il parterre (lato opposto al parcheggio grande): ci si soffermerà andando al campo. Ieri, s’è detto, era giorno d’allenatori. In carne ed ossa e in immagine, fissa o mobile, nella galleria. Si notava qualche dimenticanza, ma s’è pure detto che il lavoro è in progress: manca Bob Hill, Pillastrini c’è solo in una foto su touchscreen. E spicca un’inquietante presenza: Scariolo, accanto a Pasquali, dà corpo alla dilagante chiacchiera cittadina su futuri ribaltoni e a qualche celato imbarazzo. Ma non è un falso storico, se don Sergio fu, per pochi giorni della calda estate 2003, coach virtuale della Virtus passata da Madrigali a Sabatini. Ecco, mettiamola così.

 


 

PRESENTAZIONE FUTURSHOW STATION E MUSEO VIRTUS

di Valentina Calzoni - bolognabasket.it - 13/09/2008
 

è una grande festa l’inaugurazione del museo Virtus e la presentazione della nuova casa bianconera, un palazzo dello sport passato al maquillage a tempo di record e ora quasi irriconoscibile nel suo bianconero totale: non è un tappeto rosso ad accogliere i fortunati visitatori, ma una passerella di monitor lcd sul quale scorrono le immagini della storia della Virtus.
Ed è proprio la storia il filo conduttore dell’imponente opera di restyling voluta dal patron Sabatini, ricostruita anno dopo anno, partita dopo partita nelle immagini che tappezzano le pareti e si arrampicano lungo le colonne fino a ricoprire i controsoffitti per uscire dalla memoria dei tifosi ed imprimersi per sempre.
E’ un museo work in progress come la stessa Futurshow Station che lo ospita e che a ottobre vedrà completato anche la sua seconda sezione, quella relativa alla storia del palazzo stesso, il “tartarugone” di Casalecchio. Per la terza area, dedicata alla musica con un omaggio al maestro Pavarotti, bisognerà invece attendere il prossimo anno ed il completamento dello skybox sovrastante la curva Wilkins. Già tanti, raccolti in soli 3 mesi, i contributi comunque presenti all’interno del museo Virtus: parole chiave del progetto “multimedialità” e “interattività”.
Il visitatore potrà infatti muoversi seguendo l’ideale percorso attraverso le differenti aree tematiche, dalle leggende del passato allo spazio memorabilia dei tifosi passando per l’area dedicata ai successi delle giovanili, alle coppe e agli allenatori, nessuno escluso (anzi, forse qualcuno sì..).
Tanti i pannelli lcd touchscreen a disposizione dei visitatori che potranno selezionare ed esplorare i contenuti a piacere, scegliendo fra centinaia di foto e video costantemente aggiornati.
Il “Viaggio nella Virtus dalla A alla Z” prosegue nello spazio che sarà dedicato all’installazione di Davide Nido in onore dello scudetto della stella, mentre resta ancora in attesa dei suoi trofei la bacheca riservata alle coppe della Virtus per le quali è già partito l’accorato appello di Sabatini per riunirle tutte sotto lo stesso tetto, quello della Futurshow Station appunto.
Tante, persino troppe da descrivere le iniziative previste per il completamento del museo, fra le quali anche la possibilità di consultare i tabellini delle partite, fare foto a fianco delle decalcomanie a grandezza naturale dei campioni di oggi e acquistare al termine della visita il book del museo all’interno dello store gestito da Riccardo Morandotti, primo grande collaboratore del progetto.
In mostra c’è persino la scarpa di Chiacig, un 52.5 che difficilmente si potrà ammirare altrove.
Dal vortice di immagini e filmati (in attesa dei suoni), si passa alla vera, attesissima primadonna della serata, il palazzo nel suo rinnovato splendore. E’ il trionfo del bianco intervallato dal nero delle scalinate, ma la vera sorpresa inaspettata è il colore del campo, bianconero anch’esso e decorato in trasparenza da grandi V stellate. Schienali su tutti i seggiolini escluso il settore ospite, 6 giganti maxischermi ai lati del campo, 2 dedicati a punteggi e tabellini, gli altri alle proiezioni più disparate,dalla pubblicità alla storia alle immagini del backstage provenienti dal nuovo tunnel che porta agli spogliatoi, riaperto dopo anni nel dimenticatoio e ora coperto dalle telecamere che trasmetteranno nel prepartita.
Arriva la squadra che vede per la prima volta il palazzo, poi gli applausi sono per Danilovic, Messina, Peterson, Bucci, Magnifico, Abbio e tanti altri: davanti al campo i giocatori lasciano la loro impronta nella storia delle Vnere, con un calco della mano di Holliwodiana memoria.
La festa continua all’esterno con il taglio della torta: nel 2009 saranno 80 gli anni della Virtus, anche se a vederla così, oggi, quasi non li dimostra.