<<La Pallacanestro a Bologna nasce e
inizia nella ex chiesa di Santa Lucia (Via
Castiglione) con la Società SEF Virtus,
utilizzandola come palestra, campo di gioco e sede
sociale. Inizio l'attività su questo campo con un gruppo di amici, tra cui
Rapini, Ferriani, Muci, Trancolin e tanti altri. Sempre presenti nelle gare
di Campionato di serie "A" a cui la Virtus
partecipava con i Marinelli,
Vannini,
Dondi, Paganelli,
Girotti che noi ragazzi ammiravamo e cercavamo di
emulare. Si aspettava l'intervallo tra il primo e il secondo tempo per
entrare in campo e poter avere il pallone e fare un tiro a canestro. Erano
lotte senza esclusioni di spinte. Era il 1938 e partecipavo al campionato
allievi con allenatore Dino Fontana che
insegnò i primi fondamentali a tutto il settore
giovanile. Dopo alcuni anni partecipai con la prima squadra ad alcuni tornei
estivi. Dopo il periodo bellico - anno 1946 - il primo scudetto della Virtus
(conquistato dopo una drammatica finale con la Reyer
di Venezia) il campionato si disputò nell'ampio spazio della Sala
Borsa (Via Ugo Bassi) nel centro della città.
Su questo nuovo campo di gioco nacque una grande squadra con l'inserimento
di una notevole forza giovanile: Rapini, il
sottoscritto, Ferriani e si vinsero altri tre
scudetti. Seguirono poi altri giovani: i fratelli Zucchi,
Rinaldi, Lanzarini e altri.
Con la Sala Borsa stracolma di tifosi. Memorabili i
derby contro il Gira. Divenne un problema urgente per
l'Amministrazione Comunale, un problema cittadino. Nacque così
il nuovo Palazzo dello Sport di Piazza Azzarita, dove
iniziarono i famosi, incandescenti derby con la Fortitudo...>>
Nella sua carriera da giocatore ha partecipato al campionato
di Serie A con le maglie della Virtus Bologna (con la quale ha vinto tre
scudetti), del Gira e del Motomorini. Ha poi giocato in serie B col
Motomorini di Ravenna.
Dal 1948 al 1952 ha disputato 20 gare con la Nazionale
Italiana, dovendo però rinunciare a a disputarne di più per problemi
professionali. Con la maglia azzurra ha disputato le Olimpiadi del 1948 a
Londra.
Nel
1960/61 inizio l'attività di Allenatore con lo S.C. Gira
nel campionato di serie B con l'incarico di
giocatore-allenatore con obbiettivo la promozione in serie A.
Spareggio finale con la Robur Varese
1961-62 promozione in serie A con specifico incarico di solo allenatore -
è il mio nuovo
ruolo nel
mondo
del Basket.
Libertas
Forlì: Campionato serie B
Becchi
Forlì: Promozione in serie A
Virtus Bologna Candy:
Campionato Serie A con la collaborazione di Mario De Sisti
Virtus Bologna Candy: Campionato Serie A,
Finale scudetto con Cantù, Finale di Coppa
Campioni a Strasburgo
Roseto Basket: Campionato serie B,
Promozione in serie A
Virtus
Imola: Campionato serie B
San
Severo (FG): Promozione in serie B
Grosseto Basket: Campionato serie C,
Promozione in serie B>>
liberamente tratto dal sito di
Renzo Ranuzzi -
http://www.rbasket.it/index.htm

La Nazionale delle Olimpiadi del '48 - Ranuzzi è il secondo
da sinistra degli accosciati
In panchina a 56 anni: Ranuzzi ma chi glie l'ha fatto fare?
di Enrico Campana - Gazzetta dello Sport
Ranuzzi, vorremmo chiamarla "mister buonsenso"...
Non mi dispiace, penso di stare fra le persone normali.
Non è una tentazione rischiosa andare in panchina a 56 anni?
No, professionalmente non mi ritengo uno sprovveduto. Ho
allenato un po' là e un po' qui, mi sono sempre aggiornato anche quando
lavoravo alla SIP. Se non ho fatto il tecnico di professione è perché, col
mio lavoro, era difficile pensare di andare via da Bologna, affrontare la
jungla, vivere da nomade.
Alla sua età si sono già bruciati certi entusiasmi...
Davvero? Non mi risulta: quando allenavo a Forlì mi
chiamavano "HH", Helenio Herrera, perché ero bravo a dare la carica.
è quello che voglio fare qui.
La differenza fra lei e Zuccheri?
Via, non facciamo paragoni. Col professore c'è solo da
apprendere... Chi non vorrebbe lavorare con lui? Era già il mio modello
quando io ero a Forlì e lui a Padova. Capivo che aveva portato un fatto
nuovo: il basket ragionato.
Cosa le ha raccontato Porelli?
Di rispettare i programmi della Sinudyne: dico campionato e
Coppa Europa.
Sognava già una tranquilla pensione?
Qualche volta vedo la luce rossa della riserva. allo specchio
mi vedo con qualche capello in meno e mi dico: cosa succede? Però dentro
sono giovane, motivato, pieno di vita. Quel che conta, cari miei, è lo
spirito e non la carta d'identità.
Userà il bastone o la carota?
Sono aperto al dialogo, ho detto ai giocatori: parliamoci. Ho
trovato gente che dice quel che pensa, che non si nasconde. Una fortuna, il
dialogo è alla base di ogni conquista sociale.
Chi decide alla fine?
Il sottoscritto.
E se non venisse capito?
Anche commettendo qualche errore potrei continuare sempre ad
andare in giro a testa alta perché sono una persona onesta.
Come ha trovato la squadra?
Ho accettato l'incarico non pensando a niente, poi mi sono
reso conto che la squadra c'è. Non è forza una dimostrazione di forza
battere sul suo campo, a Torino, la squadra che ha vinto a Cantù e Milano?
Di che cosa ha bisogno?
Ho chiesto ritmo, gioco, tiro. Sì, c'è da fare...
Che Sinudyne ha in mente?
Si tratta di limare qua e là. Se vogliamo il grande basket,
però, il giocatore che fa il blocco deve poi saper fare anche un cambio di
direzione, non rimanere lì ad aspettare...
Se vince lo scudetto, cosa chiede?
Era tanta la volontà, la gioia di rientrare che quando Porelli mi ha chiamato ho detto sì senza
pensare a niente. In questo momento avrei accettato qualsiasi proposta,
anche la squadra dei bambini.
Cosa promette ai tifosi?
Loro meriterebbero il massimo. Vorrei entusiasmarli,
elettrizzarli. Ci fosse un po' di fantasia, con quei fisici di oggi la gente
non starebbe seduta...
Quali saranno le prime parole del discorso pre-partita di
oggi?
Credo in voi...
E le ultime?
Determinati, concentrati, date tutto quello che potete!
Crede che sentiranno un brivido alla schiena?
Basta che capiscano... Se non capiscono me allora non
capiscono nemmeno Nikolic e sono retribuiti per
questo.
Che basket ha ritrovato dopo tanti anni?
Un basket che lascia a bocca aperta. Tutto perché si è
elevato il livello dei dirigenti. Il problema oggi è uno solo: gli stadi. A
cominciare da Bologna, ce ne vorrebbero ormai di più grossi.
Peterson dice: questo è un Billy da scudetto.
Per questo la vittoria avrà più sapore.
Renzo Ranuzzi è nato a Bologna ed ha 56 anni. Ha giocato nel
"MotoMorini" e nella Virtus negli anni Quaranta e Cinquanta. Era un'ala,
aveva un buon tiro e realizzava una ventina di punti a partita. Ha vinto due
scudetti (1947/48 e 1949/50) ed ha partecipato con la Nazionale a due
Olimpiadi (Londra 1948 e Helsinki 1952). Poi,come allenatore, ha portato il
Gira Bologna e il Becchi Forlì in Serie A. Nella stagione 1968/69, dopo
l'esonero di Jeroslav Sip, ha guidato la Candy
Virtus in coppia con Mario De Sisti e l'anno seguente è stato assistente di Paratore. Ancora in panchina a Forlì in Serie
B, e poi un lungo silenzio "cestistico", inframezzato da qualche apparizione
nelle minori bolognesi. All'inizio di questa settimana il clamoroso ritorno
ad alto livello alla guida della Sinudyne che l'ha contattato dopo le
dimissioni-sorpresa del precedente tecnico, Ettore
Zuccheri.

Ranuzzi stringe la mano a Marquihno
RANUZZI: UNA PANCHINA CALDA IN ATTESA DI NIKOLIC
Giganti del Basket - Febbraio 1981
Cinquantasei anni, pensionato S.I.P. dal 30 maggio scorso,
due scudetti vinti con la Virtus e venti presenze collezionate in maglia
azzurra negli anni del primo dopoguerra, quando il basket altro non era che
una pionieristica “palla al cesto” giocata con sfere di cuoio; presente con
la Nazionale italiana alle Olimpiadi di Londra nel '48 quando cogliemmo un
diciassettesimo posto non proprio entusiasmante. Una vita in bianconero che
continua dopo il ritiro dal campo di gioco in coppia con De Sisti prima e
con Paratore poi, con una breve parentesi in
cui ricopri l'incarico di responsabile unico della squadra bolognese, un
amore di vecchia data, iniziato con le prime partite al Santa Lucia assieme
a Canna, Ranuzzi, Rapini, Negroni, Paganelli, interrotto dalla breve
parentesi nel Gira e a Forlì. Un figlio, infine, campione nazionale Juniores
con la Sinudyne ed ora, ventiseienne, militante in serie B con la Saradini
di Cremona. Queste, più che la conoscenza di schemi speciali e di
particolari sistemi di raddoppi difensivi, sono le referenze che l'avvocato Porelli ha ritenuto determinanti per la scelta
del sostituto sulla panchina dei campioni d'Italia, al posto di Zuccheri: Renzo Ranuzzi, appunto. “Abbiamo
trovato la soluzione migliore” interviene Porelli
“per rimediare ad una situazione di incertezza creatasi con le dimissioni di
Zuccheri. Al posto suo non credo sarei andato via, ma è una questione di
carattere: quando prendo un impegno desidero portarlo a termine, soprattutto
nei momenti di difficoltà. Comunque, tornando a Ranuzzi, ritengo sia la
persona adatta a collaborare con Nikolic,
accettandone la supervisione tecnica durante i periodi in cui potremo
contare sull'apporto del professore.
è un uomo che si inserisce perfettamente, e non è retorica, nella
tradizione della società”. I tifosi Virtus attendono un'inversione di rotta,
una svolta che consenta alla squadra di rendere secondo le sue reali
possibilità. è quanto si
attende anche Porelli: “Disponiamo delle più
forti individualità del campionato” conferma “ma non riusciamo quest'anno a
giocare con la stessa tranquillità e facilità dell'anno passato. Abbiamo
avuto problemi di vario tipo: le noie ai tendini di McMillian, il difficile inserimento di Marquinho che limita anche il reinserimento
di Generali; non abbiamo adattato il nostro
tipo di gioco alla diversa struttura di squadra che abbiamo rispetto alla
passata stagione, quando Cosic si piazzava al
limite dell'area a dirigere i compagni e ad inventare canestri”.
“Non abbiamo molto tempo a disposizione” esordisce Ranuzzi
“per mutare radicalmente il gioco della squadra e le sue possibilità di
successo finale, in coppa e in campionato. Intendo comunque lavorare
particolarmente sulla di fesa, cercando poi soluzioni alternative per
l'attacco alla zona. I miei rapporti con Nikolic?
Ottimi, lavoriamo benissimo assieme, sicuramente sarebbe stato meglio per
tutti, e per la Virtus in particolare, se fosse arrivato lui fin
dall'inizio: è il migliore. I problemi da risolvere subito sono la graduale
ripresa di Marquinho, un uomo determinante
per noi: finora c'erano stati problemi di coesistenza fra lui, Villalta e Generali;
il lavoro compiuto col professore sta comunque dando i primi frutti”. Il
motto della società di via Cervellati non sembra comunque sia ancora
“salvate il salvabile”, anche perché il comportamento della squadra in Coppa
dei Campioni è stato finora lusinghiero e l'accesso ai playoff è garantito,
seppure non in posizione di preminenza assoluta, come i più ipotizzavano ad
inizio di stagione.
L'arrivo di Renzo Ranuzzi basterà per risolvere i mali della formazione
detentrice del titolo? “Era l'unico modo” riprende
Porelli “per riportare chiarezza in seno alla
squadra pur continuando un programma già stabilito, che prevede la
collaborazione tecnica dell'allenatore jugoslavo. Io credo che vi siano
problemi di carattere psicologico, oltre che tecnico. Marquinho deve
ritornare ad essere quello delle Olimpiadi, ora è depresso; la mancanza
della torre Cosic ha
tolto alla squadra anche una certa sicurezza, pur essendo Caglieris un ottimo regista; Generali non ha
compiuto quel salto di qualità che tutti si aspettavano. Questi problemi non
sono stati risolti finora, attendo dal campo le verifiche delle nostre
possibilità reali in seguito al mutato indirizzo tecnico saprò insomma se
fino a questo momento la Sinudyne ha balbettato perché non è stata guidata
adeguatamente dalla panchina o se effettivamente qualche giocatore non è
adatto per la Sinudyne. Nikolic
ha già lavorato molto sulla difesa e sulla maggiore rapidità di
esecuzione delle manovre offensive Certo è che mai come quest'anno ho
vissuto nuove esperienze, talvolta contraddittorie, pur essendo nel mondo
del basket da ormai quindici anni”.