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Renzo Ranuzzi

nato a: Bologna

il: 14/07/1924

 

Stagioni alla Virtus: 1944/45 - 1946/47 - 1947/48 - 1948/49 - 1949/50 - 1951/52 - 1952/53 - 1953/54

 

come allenatore: 1968/69 - 1980/81

 

palmares individuale in Virtus: 3 scudetti (tutti come giocatore)

 

 

Settimo cielo

Tratto da “Il Cammino verso la Stella”

 

(...)

"Io - racconta Renzo - abitavo in piazza dei Tribunali e insomma stavo a un passo da Santa Lucia. Giocavo con Ferriani alla Timo. Giocavo e già lavoravo ai telefoni. Ero un'ala, una punta, un contropiedista nato. Mi chiamavano il gatto e lo scoiattolo. Facevo il tecnico di centrale alla Timo fino al primo pomeriggio e alle diciotto mi facevo poi a partita. Ero un formidabile tiratore di tabellone. il miglior cecchino della Virtus in quegli anni. Facevamo una zona che spesso arieggiava la difesa individuale. Festeggiavamo le più importanti vittorie con grandi cene e basta. Io soldi non ne prendevo ancora, ma nemmeno gli altri, credo. Magari prendeva qualcosa Marinelli perché giocava e allenava…”

(...)

 


 

IL RICORDO DI GIGI RAPINI

di Roberto Cornacchia

 

Non ho mai visto e conosciuto nessuno con lo scatto che aveva Ranuzzi. Nel breve, nei primi due o tre metri, mai più visto nessuno, neanche gli americani di adesso. Anche quando andavamo all'estero a giocare contro squadre straniere, mia visto nessuno col suo scatto. E quindi il suo pane erano le entrate e io, nonostante che lui faccia l'asino e dica di no, glie la passavo spesso per sfruttare questa sua caratteristica.

 


<<La Pallacanestro a Bologna nasce e inizia nella ex chiesa di Santa Lucia (Via Castiglione) con la Società SEF Virtus, utilizzandola come palestra, campo di gioco e sede sociale. Inizio l'attività su questo campo con un gruppo di amici, tra cui Rapini, Ferriani, Muci, Trancolin e tanti altri. Sempre presenti nelle gare di Campionato di serie "A" a cui la Virtus partecipava con i Marinelli, Vannini, Dondi, Paganelli, Girotti che noi ragazzi ammiravamo e cercavamo di emulare. Si aspettava l'intervallo tra il primo e il secondo tempo per entrare in campo e poter avere il pallone e fare un tiro a canestro. Erano lotte senza esclusioni di spinte. Era il 1938 e partecipavo al campionato allievi con allenatore Dino Fontana che insegnò i primi fondamentali a tutto il settore giovanile. Dopo alcuni anni partecipai con la prima squadra ad alcuni tornei estivi. Dopo il periodo bellico - anno 1946 - il primo scudetto della Virtus (conquistato dopo una drammatica finale con la Reyer di Venezia) il campionato si disputò nell'ampio spazio della Sala Borsa (Via Ugo Bassi) nel centro della città. Su questo nuovo campo di gioco nacque una grande squadra con l'inserimento di una notevole forza giovanile: Rapini, il sottoscritto, Ferriani e si vinsero altri tre scudetti. Seguirono poi altri giovani: i fratelli Zucchi, Rinaldi, Lanzarini e altri. Con la Sala Borsa stracolma di tifosi. Memorabili i derby contro il Gira. Divenne un problema urgente per l'Amministrazione Comunale, un problema cittadino. Nacque così il nuovo Palazzo dello Sport di Piazza Azzarita, dove iniziarono i famosi, incandescenti derby con la Fortitudo...>>

 

Nella sua carriera da giocatore ha partecipato al campionato di Serie A con le maglie della Virtus Bologna (con la quale ha vinto tre scudetti), del Gira e del Motomorini. Ha poi giocato in serie B col Motomorini di Ravenna.

Dal 1948 al 1952 ha disputato 20 gare con la Nazionale Italiana, dovendo però rinunciare a a disputarne di più per problemi professionali. Con la maglia azzurra ha disputato le Olimpiadi del 1948 a Londra.

Nel 1960/61 inizio l'attività di Allenatore con lo S.C. Gira nel campionato di serie B con l'incarico di

giocatore-allenatore con obbiettivo la promozione in serie A. Spareggio finale con la Robur Varese

1961-62 promozione in serie A con specifico incarico di solo allenatore - è il mio nuovo ruolo nel

mondo del Basket.

Libertas Forlì: Campionato serie B

Becchi Forlì: Promozione in serie A

Virtus Bologna Candy: Campionato Serie A con la collaborazione di Mario De Sisti

Virtus Bologna Candy: Campionato Serie A, Finale scudetto con Cantù, Finale di Coppa Campioni a Strasburgo

Roseto Basket: Campionato serie B, Promozione in serie A

Virtus Imola: Campionato serie B

San Severo (FG): Promozione in serie B

Grosseto Basket: Campionato serie C, Promozione in serie B>>

liberamente tratto dal sito di Renzo Ranuzzi - http://www.rbasket.it/index.htm

 

La Nazionale delle Olimpiadi del '48 - Ranuzzi è il secondo da sinistra degli accosciati

 

In panchina a 56 anni: Ranuzzi ma chi glie l'ha fatto fare?

di Enrico Campana - Gazzetta dello Sport

 

Ranuzzi, vorremmo chiamarla "mister buonsenso"...

Non mi dispiace, penso di stare fra le persone normali.

Non è una tentazione rischiosa andare in panchina a 56 anni?

No, professionalmente non mi ritengo uno sprovveduto. Ho allenato un po' là e un po' qui, mi sono sempre aggiornato anche quando lavoravo alla SIP. Se non ho fatto il tecnico di professione è perché, col mio lavoro, era difficile pensare di andare via da Bologna, affrontare la jungla, vivere da nomade.

Alla sua età si sono già bruciati certi entusiasmi...

Davvero? Non mi risulta: quando allenavo a Forlì mi chiamavano "HH", Helenio Herrera, perché ero bravo a dare la carica. è quello che voglio fare qui.

La differenza fra lei e Zuccheri?

Via, non facciamo paragoni. Col professore c'è solo da apprendere... Chi non vorrebbe lavorare con lui? Era già il mio modello quando io ero a Forlì e lui a Padova. Capivo che aveva portato un fatto nuovo: il basket ragionato.

Cosa le ha raccontato Porelli?

Di rispettare i programmi della Sinudyne: dico campionato e Coppa Europa.

Sognava già una tranquilla pensione?

Qualche volta vedo la luce rossa della riserva. allo specchio mi vedo con qualche capello in meno e mi dico: cosa succede? Però dentro sono giovane, motivato, pieno di vita. Quel che conta, cari miei, è lo spirito e non la carta d'identità.

Userà il bastone o la carota?

Sono aperto al dialogo, ho detto ai giocatori: parliamoci. Ho trovato gente che dice quel che pensa, che non si nasconde. Una fortuna, il dialogo è alla base di ogni conquista sociale.

Chi decide alla fine?

Il sottoscritto.

E se non venisse capito?

Anche commettendo qualche errore potrei continuare sempre ad andare in giro a testa alta perché sono una persona onesta.

Come ha trovato la squadra?

Ho accettato l'incarico non pensando a niente, poi mi sono reso conto che la squadra c'è. Non è forza una dimostrazione di forza battere sul suo campo, a Torino, la squadra che ha vinto a Cantù e Milano?

Di che cosa ha bisogno?

Ho chiesto ritmo, gioco, tiro. Sì, c'è da fare...

Che Sinudyne ha in mente?

Si tratta di limare qua e là. Se vogliamo il grande basket, però, il giocatore che fa il blocco deve poi saper fare anche un cambio di direzione, non rimanere lì ad aspettare...

Se vince lo scudetto, cosa chiede?

Era tanta la volontà, la gioia di rientrare che quando Porelli mi ha chiamato ho detto sì senza pensare a niente. In questo momento avrei accettato qualsiasi proposta, anche la squadra dei bambini.

Cosa promette ai tifosi?

Loro meriterebbero il massimo. Vorrei entusiasmarli, elettrizzarli. Ci fosse un po' di fantasia, con quei fisici di oggi la gente non starebbe seduta...

Quali saranno le prime parole del discorso pre-partita di oggi?

Credo in voi...

E le ultime?

Determinati, concentrati, date tutto quello che potete!

Crede che sentiranno un brivido alla schiena?

Basta che capiscano... Se non capiscono me allora non capiscono nemmeno Nikolic e sono retribuiti per questo.

Che basket ha ritrovato dopo tanti anni?

Un basket che lascia a bocca aperta. Tutto perché si è elevato il livello dei dirigenti. Il problema oggi è uno solo: gli stadi. A cominciare da Bologna, ce ne vorrebbero ormai di più grossi.

Peterson dice: questo è un Billy da scudetto.

Per questo la vittoria avrà più sapore.

Renzo Ranuzzi è nato a Bologna ed ha 56 anni. Ha giocato nel "MotoMorini" e nella Virtus negli anni Quaranta e Cinquanta. Era un'ala, aveva un buon tiro e realizzava una ventina di punti a partita. Ha vinto due scudetti (1947/48 e 1949/50) ed ha partecipato con la Nazionale a due Olimpiadi (Londra 1948 e Helsinki 1952). Poi,come allenatore, ha portato il Gira Bologna e il Becchi Forlì in Serie A. Nella stagione 1968/69, dopo l'esonero di Jeroslav Sip, ha guidato la Candy Virtus in coppia con Mario De Sisti e l'anno seguente è stato assistente di Paratore. Ancora in panchina a Forlì in Serie B, e poi un lungo silenzio "cestistico", inframezzato da qualche apparizione nelle minori bolognesi. All'inizio di questa settimana il clamoroso ritorno ad alto livello alla guida della Sinudyne che l'ha contattato dopo le dimissioni-sorpresa del precedente tecnico, Ettore Zuccheri.

 

Ranuzzi stringe la mano a Marquihno

 

RANUZZI: UNA PANCHINA CALDA IN ATTESA DI NIKOLIC

Giganti del Basket - Febbraio 1981

 

Cinquantasei anni, pensionato S.I.P. dal 30 maggio scorso, due scudetti vinti con la Virtus e venti presenze collezionate in maglia azzurra negli anni del primo dopoguerra, quando il basket altro non era che una pionieristica “palla al cesto” giocata con sfere di cuoio; presente con la Nazionale italiana alle Olimpiadi di Londra nel '48 quando cogliemmo un diciassettesimo posto non proprio entusiasmante. Una vita in bianconero che continua dopo il ritiro dal campo di gioco in coppia con De Sisti prima e con Paratore poi, con una breve parentesi in cui ricopri l'incarico di responsabile unico della squadra bolognese, un amore di vecchia data, iniziato con le prime partite al Santa Lucia assieme a Canna, Ranuzzi, Rapini, Negroni, Paganelli, interrotto dalla breve parentesi nel Gira e a Forlì. Un figlio, infine, campione nazionale Juniores con la Sinudyne ed ora, ventiseienne, militante in serie B con la Saradini di Cremona. Queste, più che la conoscenza di schemi speciali e di particolari sistemi di raddoppi difensivi, sono le referenze che l'avvocato Porelli ha ritenuto determinanti per la scelta del sostituto sulla panchina dei campioni d'Italia, al posto di Zuccheri: Renzo Ranuzzi, appunto. “Abbiamo trovato la soluzione migliore” interviene Porelli “per rimediare ad una situazione di incertezza creatasi con le dimissioni di Zuccheri. Al posto suo non credo sarei andato via, ma è una questione di carattere: quando prendo un impegno desidero portarlo a termine, soprattutto nei momenti di difficoltà. Comunque, tornando a Ranuzzi, ritengo sia la persona adatta a collaborare con Nikolic, accettandone la supervisione tecnica durante i periodi in cui potremo contare sull'apporto del professore. è un uomo che si inserisce perfettamente, e non è retorica, nella tradizione della società”. I tifosi Virtus attendono un'inversione di rotta, una svolta che consenta alla squadra di rendere secondo le sue reali possibilità. è quanto si attende anche Porelli: “Disponiamo delle più forti individualità del campionato” conferma “ma non riusciamo quest'anno a giocare con la stessa tranquillità e facilità dell'anno passato. Abbiamo avuto problemi di vario tipo: le noie ai tendini di McMillian, il difficile inserimento di Marquinho che limita anche il reinserimento di Generali; non abbiamo adattato il nostro tipo di gioco alla diversa struttura di squadra che abbiamo rispetto alla passata stagione, quando Cosic si piazzava al limite dell'area a dirigere i compagni e ad inventare canestri”.

“Non abbiamo molto tempo a disposizione” esordisce Ranuzzi “per mutare radicalmente il gioco della squadra e le sue possibilità di successo finale, in coppa e in campionato. Intendo comunque lavorare particolarmente sulla di fesa, cercando poi soluzioni alternative per l'attacco alla zona. I miei rapporti con Nikolic? Ottimi, lavoriamo benissimo assieme, sicuramente sarebbe stato meglio per tutti, e per la Virtus in particolare, se fosse arrivato lui fin dall'inizio: è il migliore. I problemi da risolvere subito sono la graduale ripresa di Marquinho, un uomo determinante per noi: finora c'erano stati problemi di coesistenza fra lui, Villalta e Generali; il lavoro compiuto col professore sta comunque dando i primi frutti”. Il motto della società di via Cervellati non sembra comunque sia ancora “salvate il salvabile”, anche perché il comportamento della squadra in Coppa dei Campioni è stato finora lusinghiero e l'accesso ai playoff è garantito, seppure non in posizione di preminenza assoluta, come i più ipotizzavano ad inizio di stagione.
L'arrivo di Renzo Ranuzzi basterà per risolvere i mali della formazione detentrice del titolo? “Era l'unico modo” riprende Porelli “per riportare chiarezza in seno alla squadra pur continuando un programma già stabilito, che prevede la collaborazione tecnica dell'allenatore jugoslavo. Io credo che vi siano problemi di carattere psicologico, oltre che tecnico. Marquinho deve ritornare ad essere quello delle Olimpiadi, ora è depresso; la mancanza della torre Cosic ha tolto alla squadra anche una certa sicurezza, pur essendo Caglieris un ottimo regista; Generali non ha compiuto quel salto di qualità che tutti si aspettavano. Questi problemi non sono stati risolti finora, attendo dal campo le verifiche delle nostre possibilità reali in seguito al mutato indirizzo tecnico saprò insomma se fino a questo momento la Sinudyne ha balbettato perché non è stata guidata adeguatamente dalla panchina o se effettivamente qualche giocatore non è adatto per la Sinudyne. Nikolic ha già lavorato molto sulla difesa e sulla maggiore rapidità di esecuzione delle manovre offensive Certo è che mai come quest'anno ho vissuto nuove esperienze, talvolta contraddittorie, pur essendo nel mondo del basket da ormai quindici anni”.