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Pillastrini e Sabatini alla conferenza stampa di
presentazione:
lo slogan alle loro spalle diverrà più veritiero di quanto
entrambi si auspicassero
Stefano Pillastrini
nato a: Ferrara
il: 19/07/61
statistiche
individuali
biografia su
wikipedia
STEFANO PILLASTRINI
di Dan Peterson La prima volta che ho visto il mitico "Pilla" allenare era con gli
Juniores della Fortitudo, 1988-89, quando io ero GM della Virtus Bologna ed Ettore Messina coach della nostra squadra Juniores, che un Mercoledì aveva
sbancato la leggendaria Furla, casa delle "F", battendo la Fortitudo e loro
coach, Stefano Pillastrini. Il Mercoledì successivo, "Pilla" è venuto a
restituire il piacere al collega Messina e la Virtus, sbancando l'Arcoveggio
come niente fosse, dirigendo la squadra con una flemma nordica. Ho preso
noto del nome subito, un vero caterpillar.
Carriera. Come sempre, cerco di elencare ciò che un coach ha vinto
e fatto al livello di club. Per ciò che ha vinto, mettiamo tre promozioni, che vedremo più avanti: dalla A2 all'A1 con la SNAI
Montecatini nel 1998-99; dalla B1 alla Legadue con il Sutor Montegranaro nel
2003-04; e dalla Legadue alla Serie A con Montegranaro nel 2005-06. Per ciò
che ha fatto, anche questo sarà visto sotto, è stato eletto
Allenatore dell'Anno per l'A2 nel 1998-99 per la promozione dall'A2 all'A1
con lo SNAI Montecatini. E' una lista impressionante e non è completo perché
il 'Pilla' ha tanta carriera ancora davanti a lui.
A-2. Stefano Pillastrini iniziato la carriera di capo con la
Fortitudo in A2, per due anni, 1990-92. Si ricicla a Ferrara in A2 per un
anno, 1992-93. E' stato fermo un anno, 1993-94. Poi un altro anno in A2 a
Cervia, 1994-95. Poi a Modena in A2, 1995-96. Subentra a Forlì in A-1 nel
1996-97 per poi retrocedere, poi un anno in A2 a Forlì, 1997-98. Poi due
anni a Montecatini, con la promozione dall'A2 nel 1998-99, che gli ha fatto
vincere il premio come Allenatore dell'Anno per l'A2, premio dato dalla Lega
Serie A Pallacanestro. Nel 1999-00 in A1 con Montecatini, fa addirittura gli
ottavi nei playoff.
Pesaro. Ecco un'altra parentesi interessante: la panchina
importantissima, un premio meritato per anni di buon lavoro. Il primo anno,
2000-01, fa 25-9 per il 2° posto nella regular season, andando alle
semi-finali (qualifica per l'Eurolega), perdendo, 0-3, contro la Fortitudo,
nonché i quarti nella SuproLeague. Il secondo anno, 2001-02, fa 23-13 per il
6° posto nella stagione regolare, eliminato nei quarti dalla Virtus Bologna,
3-0. Nella Coppa Italia, ha fatto la finale, perdendo contro la Virtus,
nonché finalista in Super Coppa, perdendo con Treviso. In Eurolega, è stato
eliminato nel Top 16. Insomma, due ottimi anni di lavoro.
Montegranaro. Dopo un anno a Udine, 2002-03, con l'eventuale
retrocessione, Pilla piglia Montegranaro in B1 nel 2003-04, facendo la
promozione all'A2 subito. In Legadue, nel 2004-05, fa 15-15 in regular
season, poi perde la finale del playoff per la Serie A contro la Virtus
Bologna. Nel 2005-06, dopo 15-15 nella stagione regolare, vince il playoff
per accedere alla Serie A. Quest'anno, 2006-07, la sua Montegranaro ha quasi
fatto i playoffs dopo avere battuto squadre molto più blasonate a
Montegranaro. Una delle squadre 'sorpresa' dell'anno, e il Pilla ha
certamente ricevuto qualche voto come Coach of the Year.
Virtus. Ora, come si sa, il Pilla è il nuovo coach della Virtus
Bologna, dopo essere stato chiacchierato per diverse panchine della Serie A.
Porta con lui un gran bagaglio: sa insegnare ai giovani, ha il coraggio di
lanciare i giovani italiani, ha fatto due promozioni in carriera, sa cos'è
fare marciapiede, sa fare le scommesse e le sa anche vincere. Non cercherà i
riflettori ma si darà al lavoro puro. E' uno che sa estrarre il 100% dal
singolo giocatore e dalla squadra come gruppo. La Virtus forse sarà
mimetizzata con l'ambiente, come nella natura, ma farà tanti piccoli passi
verso la meta perché il suo coach è anche il Re dei Caterpillar.
LA STORIA DEL PILLA, DALLA FORTITUDO DI
PALUMBI ALLA VIRTUS DI SABATINI
di Enrico Faggiano - da
bolognabasket.it - 25/06/2007
Si erano letteralmente spente, le luci,
sulla Fortitudo. Retrocessione rovinosa, siglata in un comico playout dove
ci si divertiva a lanciare uova su una derelitta Arimo bastonata da
chiunque, e fine del sogno di Germano Gambini di evitare l’ascensore
continuo. C’erano stati momenti di gloria (il 2-0 del 1988, il Grande
Freddo, Artis Gilmore e compagni), poi erano arrivati i Feitl e gli
Sfiligoi. E, per la prima volta in tanti anni, la A2 da affrontare non con
il piglio della futurcapolista, ma con la paura di scendere ancora di più.
Terminata l’avventura Di Vincenzo, la F l’allenatore ce l’aveva in casa,
se non altro perché già conosceva – e ci aveva anche vinto uno scudettino
juniores – quel manipolo di bambini con cui si sperava nella salvezza.
Stefano Pillastrini, dall’oratorio di Corticella a San Mamolo, fino alla
Fortitudo, a gestire una squadra dove i Dallamora e i Cessel, i Neri e i
Sabatini, dovevano crescere in fretta. Affiancati a due marpioni del
parquet come Hordges e Khomicius, oltre ad Albertazzi e al gentil omaggio
di una Virtus all’epoca meno ostile (Trottolino Marcheselli), ci fu un precampionato tra
ribaltoni e un derby amichevole, vinto quasi per misericordia altrui, per
permettere una minima campagna abbonamenti ad una Aprimatic con le pezze
al sedere.
La differenza la si notò subito, dalla prima partita di campionato, contro
Arese: niente giornalino societario, addirittura le luci del PalaAzzarita
che si illuminarono solo al momento della ruota, quasi a voler
ulteriormente risparmiare. E le serafino del Pilla, a circumnavigarne la
stazza e a far bella differenza con l’arbiter elegantiarum del triennio
precedente. Ma quella squadra piaceva: in tempi in cui ancora non andava
di moda, Pilla poteva permettersi il platoon system. Perché nessuno dei
suoi giovani era realmente pronto – e molti mai lo sarebbero diventati –
alla serie A, per cui si potevano ruotare i giocatori senza gerarchie;
però tutti pressavano, tutti facevano contropiede, e si segnava tanto. Fin
dai 98 dell’esordio, vincente, rondine che non fece primavera. L’altra
faccia della medaglia era l’inesperienza che rendeva impossibile vincere
in trasferta, quando si chiudeva spesso e volentieri in vantaggio (anche
contro la corazzata Verona), ma si restava poi senza benzina. Mancava in
Khomicius, grande realizzatore, la capacità di gestire i ragazzini e farli
crescere, mancava l’atletismo in un Albertazzi ormai ingrigito, e le
vittorie non arrivavano mai, fuori casa, quando nel proprio fortino invece
le cose erano migliori. Nemmeno il nuovo Pete Myers girò la fazenda, ma
dopo una drammatica sconfitta interna con Venezia, arrivarono due gol
oltre quota 100 (uno fu quello famoso di Cremona) a salvare la baracca.
L’anno dopo, con Pilla ovviamente riconfermato, le cose furono diverse. Si
continuava a vincere in casa e perdere fuori (2-20 sarebbe stato il record
di Pillastrini nelle trasferte fortitudine), ma il 40% di vittorie non era
abbastanza, per una piazza a cui era stata assicurata una stagione meno
sanguinosa. Era arrivata una blanda campagna acquisti – Cuccoli e Bonino,
vabbè, ma anche il decantatissimo Vandiver – ma serviva un cambio di
rotta. Paventato e bocciato dalla platea Richardson, la società fu
costretta al siluro dell’allenatore. Dopo una vittoria casalinga, tra
Natale e Capodanno, contro Reggio Emilia, ultima d’andata. Pilla avrà
guardato un pipistrello che quella sera vagava sul soffitto del Palasport,
e capì che era un brutto presagio.
Fine dell’avventura Fortitudo, inizio della carriera altrove. Iniziata a
Ferrara (proprio con una vittoria esterna, che fece ridere una F che con
lui, o forse meglio dire nonostante lui, lontano da Azzarita non la
imbroccava mai), proseguita tra piazze virtuali come quella di Cervia e
ricche come Pesaro, nobili come Udine o Montecatini fino a quella
Montegranaro presa a metà classifica e rilasciata, sempre a metà
classifica, ma due categorie sopra. Incrociando e spesso bastonando quella
F che lo mandò via, ingiustamente, tra i regali di Natale del 1991. Ora la
Virtus, a chiusura di un cerchio che però, ad un certo punto, si è girato
su se stesso terminando dalla parte opposta da quella di partenza. In
bocca al lupo, Bepi.

Pillastrini a colloquio con Holland
Ribaltone in casa
Virtus: Sabatini vuole Pillastrini
di Marco Martelli - La
Repubblica - 20/06/2007
Il colpo di scena in casa
Virtus è a dir poco clamoroso. Claudio Sabatini
potrebbe a giorni cambiare guida tecnica, passando da Zare Markovski, l’uomo che ha riportato
la Vu Nera
tra le prime d’Italia e nelle 24 squadre di Eurolega, a Stefano Pillastrini,
da mesi in lizza per la panchina della Fortitudo. Sarebbe un fulmine a ciel
sereno: anzi, un vero e proprio tornado. Ma farebbe seguito a fatti,
dichiarazioni e movimenti che negli ultimi tempi hanno mostrato qualche zona
d’ombra, o almeno differenti lunghezze d’onda, nel rapporto della coppia
che, dal ritorno in A, ha guidato la Virtus dentro e fuori dal campo.
«Nuovo progetto tecnico»,
«Ora viene il difficile», diceva
Sabatini
nei giorni scorsi, nonché all’indomani della vittoria in gara cinque
contro Biella, che vidimava il passaggio in Eurolega. Fino alle parole spese
lunedì, nel day-after di gara tre con Siena: «Se Zare ha la grande occasione
lo lasciamo andare». E poi: «Vorrei che rimanesse». Frasi troppo distanti
dal "Non si tocca" di qualche tempo fa.
L’impressione, fondata, è
quella di essere vicini alla clamorosa separazione. Un’impressione che il
mercato inizia a filtrare con ulteriori decibel e che è corroborata dal
fatto che Stefano Pillastrini è libero e non è più, da giorni, candidato
alla panchina della Fortitudo di Sacrati. Poi c’è un altro aspetto, ancor
più importante: la posizione di
Markovski,
sotto contratto fino al 2010, che più fonti accostano, negli ultimi giorni,
all’Armani Jeans Milano, ora che Sergio Scariolo torna a pesare il mercato
spagnolo. Non sarebbe la prima volta che un club, sconfitto in maniera netta
da una rampante avversaria, scelga per ripartire l’allenatore che l’ha
appena battuta. Ma al di là di alternative e opportunità, nemmeno
Markovski
poteva immaginare una tale idea (o decisione?) dall’alto. E allora si
penserà a tutto, in queste ore, soprattutto alla scelta di
Sabatini.
Che ha del clamoroso.
I risultati ottenuti da
Markovski
con il materiale umano da
lui stesso scelto sono indiscutibili, ed è vero che un cambio di rotta ci
può stare, ma finisce per stonare con i mesi di baci, carezze e pure di
movimenti di mercato (i sondaggi per Antonutti e Valenti) per la prossima
stagione. Per di più, a pochi giorni dalla partenza della campagna
abbonamenti 2007/2008: «Lasciateci perdere, non vi deluderemo», recita lo
slogan, già affisso attorno al Cierrebi. Ma si pensa anche, con un semplice
esercizio di memoria, ad un vivido flashback.
Nel 2005, quando la
Virtus di Giordano Consolini ottenne la
promozione in Serie A, la conferma dello storico vice di Ettore Messina,
nonostante l’impresa, non apparve mai scontata. Tante le parole di rimpallo
(«Ha contratto, se vuole resta», detto da
Sabatini;
«Ho contratto, se non mi mandano via», Jordan dixit), pochi i margini di
manovra. E
Zare Markovski,
di cui i portici da tempo sussurravano, arrivò in città. Questa volta, però,
la situazione assumerebbe contorni anche più incredibili.
Per come prende corpo, e
per quando prende corpo, dopo una serie di vittorie che avevano riportato la
Virtus in auge dopo il pesante scivolone interno con Biella. Se l’affare
Pillastrini verrà chiuso ed annunciato, e tutto lascia pensare che il
momento possa essere vicino,
Sabatini
volterà
le spalle a Markovski, in quella che risulterà la decisione più clamorosa ed
inaspettata nei suoi quattro anni da patron. "Pilla", il candidato
"naturale" a guidare il nuovo corso Fortitudo, ancora sulla scrivania di
Sacrati e di qualche suo collaboratore fino a qualche giorno fa, che a fine
regular season spediva messaggi d’amore al club dov’era cresciuto, può
sposare la Virtus e l’Eurolega. Incredibile. Da crederci, invece, se così
finirà.
Pillastrini, cambiar
casa a quarant’anni
di Walter
Fuochi - La
Repubblica - 23/06/2007
Incollato alla sua
etichetta di “giovane tecnico” anche adesso che gli anni sono quasi 46, i
figli tre (Simone, Sofia e Tommaso, di mesi tre), la voce adenoidea striata
d’erre moscia ispessita nei toni gravi dell’età matura e i capelli bianchi
sempre più fitti, Stefano Pillastrini tracanna forse ogni mattina il suo
elisir di giovinezza quando salpa, dalla casa di Cervia, sulla sempiterna
Harley Davidson, s’immerge fra i dodicenni urlanti del suo camp di
Cesenatico e ha le stesse opime rotondità da orso Yoghi di quand’era ragazzo
ed era un cuore e un’anima della casa Fortitudo. Me li ricordo come adesso,
gli anni ‘80 dei nostri panieri: in Virtus, al settore giovanile, officiava
Messina, ed era già il più bravo, a Pesaro Scariolo, ed era già il più
bello, e ‘Pilla’ s’infilava, allegro e cocciuto, tra i pesi massimi, ad
Ettore sfilando qualche derby, a Sergio sfilando tutto (mai perso un faccia
a faccia, da ragazzi), e vincendosi pure uno scudetto juniores. Trapani ‘89,
Dallamora era la stella, gli altri bulldog furenti e dimenticabili (non per
lui: Sabatini, Neri, Recchia, il povero Marchetti, eccetera): non la sua
Fortitudo più bella, fra l’83 e l’89, però fece bingo.
Ecco, l’immagine del
nuovo tecnico della Virtus è quella lì. Pilla forever, un Dorian Gray
eternato in quella quieta e sveglia rotondità, da panino alla nutella
nascosto in qualche tasca, anche se poi c’è stato tanto altro, cioè vita e
carriera vera. 15 stagioni e più di 400 partite in A, e non solo a scovar
carneadi e a tirar su ragazzi: che resta la specialità, ma non l’esclusiva,
della casa. Nel biennio pesarese (2000-02), per esempio, c’è una finale di
Coppitalia, una Suproleague e un’Eurolega spese a sbancare campi importanti,
una semifinale scudetto e quel fatale -33 che costò al prode Ettore il
licenziamento di Madrigali, poi fatto revocare dai tribunali popolari.
La Scavolini era stata
l’acme, prima di questa Virtus che verrà, ma una volta lo sentii pure che
doveva pigliare Varese, roba buona. Ottobre 2003: Dodo Rusconi da subito non
funziona, fanno salire ‘Pilla’, di mattina s’accordano, verso sera lui fa il
borsone per il primo allenamento, poi gli dicono d’aspettare, resta ancora
qualche dubbio tra i boss. Fattasi notte, la squadra è di Cadeo. Magari è
proprio quella la svolta, l’inizio del viaggio che a ore lo isserà sulla
panchina della Virtus. Perché, a febbraio 2004, Montegranaro, in B, silura
Gebbia e vuole lui: e là viene dipinto il capolavoro, la B vinta, poi la
finale per la A persa con la Virtus, poi la finale vinta, e quella gran
bella A (solo, senza play-off: nono, come Zare
un anno fa...).
Così, anche stavolta è
andata come va spesso: pensi di finire qui e invece finisci là, riallacci un
vecchio amore e ti sistemi invece alla ditta rivale, sapendo tutto di cosa
significhi il derby 365 giorni l’anno, per averlo abitato, fin da ragazzo
capo di ragazzi. Ma è professionismo, tutto si può fare. E quel che si fa è
colloquiare, da marzo, con la Fortitudo, anche se ai primi di maggio,
incrociando Sacrati alle finali ateniesi, mi par di captare che stia
cercando altro.
La Virtus
non arriva ieri, è nel torrido metà maggio della disfida con Biella che
Zare
entra nel cono d’ombra e
qui la tempistica si fa contorta, opaca. La chiave per risalirvi l’offre il
solito maligno, e sono le interviste in cui ‘Pilla’ smette di far garrire
cuore, anima e bandiera biancoblù, carezzato all’orecchio da un amico
saggio, «magari vai a lavorare da un’altra parte». Non gli resta che
firmare, e ancora ieri ripassavano vecchi treni cui dire no: Varese, vedi un
po’, fuori Magnano, dentro forse Mrsic-Vescovi. Lunedì partirà il lavoro con
la nazionale under 18 e intanto, sistemate carte e conti tra
Zare
e la Virtus, si potrà
procedere con lui, il ‘giovane allenatore’ che viveva notte e dì in Furla,
più fortitudino della targa all’ingresso. Eppure, già era stata matrigna
la Effe, quando, a 29 anni, ‘Pilla’ fu l’unico che poteva
raccoglierne l’eredità dissestata dai debiti, salvarsi in A2 all’ultimo
tuffo (Cremona ‘91), riprovarci l’anno dopo, sconfessato e cacciato,
cosicché a salvarsi a Reggio Emilia furono Lino Bruni e soprattutto
Alibegovic. Poi, tanta altra carriera, qui intorno (Ferrara, Cervia, Modena,
Forlì) e meno intorno (Montecatini, Pesaro, Udine, Montegranaro). Adesso,
per quella che verrà, il posto di Tracuzzi, Peterson, Nikolic, Bucci, Gamba, Messina, Tanjevic, Markovski...
L'entusiasmo di Pillastrini: «La mia
Virtus vi divertirà»
di D. Labanti
- Il Corriere di Bologna - 12/07/2007
Pillastrini, come procede la
costruzione della nuova Virtus?
«È un momento interlocutorio, stiamo facendo il punto sul mercato ma è
presto per chiudere le trattative. Ci sono margini per muoversi bene».
Ha dato precise indicazioni alla società?
«Sabatini e Luchi sanno le mie preferenze, ma
ci confrontiamo spesso. Il modo più efficace per muoversi, ora, è essere
aperti a cogliere ogni opportunità che si manifesta ».
Il primo acquisto è stato Dewarick Spencer.
Che giocatore è?
«È un creativo, un esterno capace d'inventare ma anche un leader. In Francia
competeva a livello massimo, per vincere. Si completa perfettamente con Blizzard, che rispetto a lui è più concreto,
più un tiratore che corre le tracce ed esce dai blocchi. Credo sia l'uomo
giusto per le nostre esigenze».
Come s'è arrivati a lui?
«L'ho scelto io, perché guardando i principali campionati europei ci sono
elementi irraggiungibili per costi, mentre in Francia si possono ancora
trovare ottimi giocatori più disponibili. Si pesca bene, diciamo ».
Ad oggi ha già un'idea di quintetto?
«Ci sono Spencer
e Blizzard
come titolari per il ruolo di guardia, probabilmente Giovannoni come quattro. Gli altri tre spot
del quintetto dobbiamo trovarli».
Come sarà la Virtus di Pillastrini?
«Mi somiglierà, avrà il mio stile. Non sono uno da proclami ma da fatti.
Sarà una squadra che non deluderà, perché dev'essere all'altezza del nome e
della storia della Virtus e della sua gente. Saremo competitivi, divertiremo
e lotteremo fino alla fine».
Obiettivi?
«Sono concentrato a fare la squadra più forte possibile. Poi sarò
concentrato a vincere le partite. È sbagliato e controproducente dare degli
obiettivi adesso».
Capitolo rinforzi: s'andrà anche su qualche big, o il riferimento
sono i migliori giocatori delle leghe di seconda fascia europea?
«Terremo presente il nostro livello attuale e avere qualche giocatore
esperto d'Eurolega è gradito. Ma non per questo scarteremo elementi
provenienti da Francia, Belgio, Germania e campionati simili. Non ci sono
preclusioni ora, solo più avanti restringeremo il campo d'azione».
Il play resta l'obiettivo primario?
«Dovrà essere il giocatore più forte possibile. E' la scelta decisiva, va
ponderata al massimo. Se fosse un giocatore già esperto dell'Europa sarebbe
meglio, perché conosce il nostro gioco, i nostri livelli, e sicuro non
verrebbe sottovalutando l'impegno. Sono comunque molto aperto, a volte
arrivano direttamente dagli Usa elementi di grande impatto. Guarderemo a
tutto».
Di Bella,
Michelori e Blizzard entrano nell'ultimo
anno di contratto. Ci sono poi altri italiani in rosa, come Crosariol e
Gugliotta. Qual è la posizione del tecnico?
«Voglio tenerli. Ci sono giocatori che hanno guadagnato l'Eurolega sul campo
e si meritano di giocarla. Chiaramente dovremo tenere d'occhio il mercato,
le offerte, le loro volontà. Alla Virtus dobbiamo tenere ragazzi motivati,
ma non penso proprio che questo sarà un problema. La loro permanenza è quasi
scontata ».
Avrete anche il prestigioso e difficile appuntamento con l'Eurolega.
Cos'ha pensato quando la Virtus è stata sorteggiata con Cska, Tau,
Olympiacos e le altre?
«Girone pazzesco, ho pensato. Sarà divertente e bello confrontarsi con le
migliori società d'Europa, molte delle quali sono proprio nel nostro
raggruppamento. C'impegneremo, sappiamo che non è facile ma per il club sarà
un momento estremamente importante».
Crisi Virtus, via Pillastrini
di Marco Martelli
- La Repubblica - 22/01/2008
Stefano Pillastrini non è più l'allenatore
della Virtus. Il coach e il "progetto tecnico" cadono nel pomeriggio, con
una telefonata che Claudio Sabatini, di
rientro in Eurostar da un blitz romano, indirizza al suo ormai ex coach.
Silurato. Già oggi, è in arrivo in città Renato
Pasquali, 53 anni: un ritorno, poiché fu alla Virtus dal 1989 al 1993
(assistente di Messina e responsabile del settore giovanile). Sabatini l'ha
scelto per traghettare la squadra alla tranquillità, perché è questo che,
oggi, ne tormenta il futuro prossimo. Le pericolanti corrono, la squadra
stenta: la salvezza rischia di diventare l'unico
obiettivo, come già accadde alla Fortitudo un anno fa, presa a schiaffi per
un'intera stagione e costretta a "spareggiare", e
sopravvivere, in 40´ drammatici a Teramo.
La protezione di Pillastrini, ostentata dal patron fin dai primi cigolii
stagionali, è dunque crollata ieri pomeriggio, con poche righe sul sito
societario. Almeno in termini ufficiali, perché già nel post-gara contro
Avellino la posizione del coach era parsa, per la prima volta, seriamente
pericolante. Complici i risultati, complici gli errori commessi nella
conduzione della gara con l'Air, il patron aveva
storto il naso, proprio nel giorno in cui era tornato a sedersi sul suo
scranno. La faccia con cui era entrato nello stanzino degli allenatori,
anziché nello spogliatoio, preannunciava tempesta. Da tempo, il boss stava
picchiando il tasto su gare ampiamente alla portata e poi buttate a mare:
quella di domenica, con la rimonta poi abortita, s'è
aggiunta alla lista, e ha fatto traboccare il vaso della pazienza.
Ieri, di primissimo mattino, Sabatini
lasciava Bologna per Roma e dal treno iniziava a setacciare gli
eventuali sostituti, rifugiandosi nei consigli dei dirigenti da lui più
stimati, da Gherardini (il primo a spingere per Pasquali, per i comuni e
corposi trascorsi trevigiani), ad Arrigoni, a Crippa.
A metà pomeriggio, vagliate più ipotesi, tra cui Giovanni Perdichizzi
(accasatosi a Brindisi) e Giordano Consolini
(impraticabile, per indole ed incarichi interni), la Virtus ha virato su Pasquali. In serata ne attendeva un sì
pressoché scontato: l'ex vice di Messina sta
lavorando dall'Italia per i Toronto Raptors (sempre
di Gherardini), ma si conoscevano le sue voglie di tornare in panchina.
«Virtus Pallacanestro Bologna e Stefano Pillastrini - questo il comunicato -
annunciano di aver interrotto il rapporto di collaborazione. La decisione è
stata presa con grande rammarico dopo aver preso atto che la mancanza di
serenità e di tempo rendono impossibile il proseguimento di un percorso
comune. Claudio Sabatini esprime grande
riconoscenza a Stefano Pillastrini sia per il valore professionale sia per
le sue doti umane». è
metà pomeriggio, quando esce, prim'ancora delle
chiacchiere approfondite col sostituto. Segno che, per Sabatini, non si può continuare. La stesura è
di maniera, ma stona in parte con la filosofia da sempre sbandierata. Quella
"mancanza di tempo" (per fare cosa?) leva il velo sul progetto a lungo
termine, sul "lasciateci perdere", sul (Sabatini
dixit) "i giocatori s'arrangino, Pillastrini
sarà il nostro tecnico per i prossimi tre anni". Quinto allenatore caduto in
altrettante stagioni (dopo Ticchi, le non
conferme di Bucci e soprattutto Consolini, chiudendo con Markovski), "Pilla" frana come qualsiasi
tecnico cui mancano i risultati.
Quelli della Virtus non c'erano stati dall'inizio,
zavorrati da una gestione isterica e da un ribaltone mai davvero solido,
nella linea di pensiero, nel grottesco mercato condotto, nelle gerarchie
interne. Da tempo, intorno a Sabatini, si
soffiava per l'esonero, e si rimpianse la volta in
cui, date le dimissioni dal coach, il patron non le accettò. Stavolta, l'epilogo
non è per nulla sorprendente, visto il trend dei risultati, benché
lo sia, forse, nei tempi, ora che alla buriana e ai limiti strutturali,
tecnici e tattici noti da settimane, s'è aggiunta
pure la sfortuna. Oggi, con un mercato allenatori mai così scarno, il cambio
svela più la speranza di invertire la rotta che la convinzione nelle
capacità di chi ci proverà. I segnali c'erano da
tempo, e il giorno in cui Pillastrini rassegnò le dimissioni (14 novembre),
e Sabatini lo propalò
urbi et orbi, la posizione del tecnico precipitò, soprattutto nella
credibilità agli occhi del pubblico e della squadra. Che ha faticato, nel
corso delle settimane, a credere in entrambe le gestioni, sia societaria che
sportiva. Da oggi, la Virtus prova a girare pagina. Inutile riempirsi la
bocca di "progetto". Qui va solo messa una pezza.
Sabatini:
"Decisione sofferta, non potevamo ripresentarlo domenica"
di Walter Fuochi -
La Repubblica - 22/01/2008
Sabatini,
quando ha deciso?
«Lunedì mattina. Non c'erano più le condizioni
ambientali perché Pillastrini andasse avanti».
Per responsabilità sue?
«Non c'erano più le condizioni, punto e basta. Io
Pilla lo ritengo un buon allenatore, prima e adesso. Ma non poteva più
lavorare qui».
Ha deciso da solo o sentito pareri in società?
«La società sono io, lo sanno tutti».
Lei è stato anche, fino all'ultimo, il
difensore più strenuo del tecnico. Altri, intorno a lei, l'avrebbero
mandato via prima.
«Io no. Ma raccontiamocela giusta: lui, fin dal primo giorno in cui arrivò
in Virtus, fu percepito come un fortitudino».
Discutibile. Nel caso, però, non era una sorpresa.
«E infatti io lo riprenderei, oggi come allora.
è una persona
perbene e un buon allenatore».
E allora perché va via?
«Perché oggi va creata intorno alla squadra una maggior serenità. E questo
spetta alla società. Inutile far finta di non vedere: al palasport c'era
più contestazione nei confronti di Pillastrini che nei miei».
Lei è ricomparso domenica, ma per un mesetto s'era
defilato.
«Sì, ma era così anche un mese fa. Al punto che non so come sarebbe stato
possibile ripresentare, domenica con Cantù, lo stesso allenatore. Abbiamo
eliminato un fattore di tensione. Perché, se alla prima palla con Avellino, Chiacig sbaglia un tiro tutto solo, non è certo
colpa di Pilla, ma di un clima che crea problemi a tutti».
Pillastrini compreso. Non ha condotto impeccabilmente la sua ultima
partita.
«Diciamo pure che era nel pallone anche lui. Credo si possa, a stima
immutata».
Chi verrà?
«Ho contattato Renato Pasquali, aspetto un
sì».
Sabatini, la cronaca viva scavalca tutto il resto, ma c'è
chi la dà al galoppo, sul vialone d'uscita della
Virtus, e anche su quello di entrata a Milano.
«Si galoppa, a vendere e a comprare, quando girano gli assegni. Io non ne ho
ancora visti, per la Virtus, né firmati, per Milano».
Questo esonero taglia la testa al toro, per ora. Da proprietario
della Virtus, ha esonerato il tecnico della Virtus. O no?
Il congedo di Pillastrini: "Molta
faciloneria, ci credevamo infallibili"
di Marco Martelli
- La Repubblica - 23/01/2008
L'allenatore esonerato
parla, all'indomani della cacciata, in un luogo della
società, con tanto di ufficio stampa e patron nei paraggi. Succede anche
questo, al Cierrebi, dove Pillastrini molla gli ormeggi. Sabatini, non annunciato, alla fine gli
gironzola attorno. Parole di circostanza ("Lo ringrazio", "Lo riprenderei"),
poi via, lasciando nuovamente la scena a Pilla. Monologo.
RISALITA. «Dispiace finisca così. La squadra, giocate le
ultime in condizioni impossibile, era in ripresa e alla vigilia di un'esplosione.
Con i rientri, mi sarebbe piaciuto raccogliere i frutti. Non dico che i
risultati fossero soddisfacenti, ma nemmeno così disastrosi come si
dipingono. E l'Eurolega non la conto».
SABATINI. «Non sputo nel
piatto dove ho mangiato. Personalmente nulla da dire. Professionalmente ho
preso e ho avvallato scelte molto rischiose, contando di non temere nulla
dall'opinione pubblica. Alla fine il club non è
riuscito a garantire questa impermeabilità, ma il rapporto personale non
cambia. Perdevo, sapevo di rischiare, ma non mi sono sentito in discussione,
nemmeno dopo Prokom, quando Sabatini mi disse:
"Lei sta qui fino al 2009". Per il suo bene e anche il mio dico che sarebbe
stato meglio proseguire e arrivarci. Ma non gli rinfaccio nulla. Voleva
continuare, ma non si è sentito in grado di controbattere».
FEELING. «è
falso dire che la squadra non facesse quello che chiedevo. Anzi, con questo
organico non dico stessimo giocando bene, ma di certo con grande dignità. Crosariol? Ogni coach può avere qualche
problema con qualcuno».
AZIENDALISMO. «La mia non era remissività, ma una scelta.
Sono sempre stato aziendalista: sposo la filosofia societaria e ho risultati
positivi. Solo a Modena, nel '96, ebbi problemi e mi
esonerarono. Ma io credo e crederò sempre in questo modo di fare. Nessuno mi
ha mai chiesto di allinearmi. Io sposo le scelte. E in pubblico è giusto che
si senta una voce unica».
MICHELORI. «Al tempo gli dissi che
io quell'offerta l'avrei
accettata. Ma aveva tutti i diritti di non farlo. Così s'è
puntato su altri. Nell'ultimo periodo un pensiero ce
lo facevo. Ma le scelte societarie erano troppo rigide».
ERRORI. «Due tecnici: la scelta del play e il crack di Blizzard. Sul primo c'è
stata sfortuna, anche se Pozzecco avrebbe cambiato le cose. Su Brett abbiamo
perso i riferimenti cercando un giocatore complementare. Dispiace non
esserci quando rientra. Il mio errore? Pazientare quando mi sono accorto che Conroy non era il play giusto, e che il livello
in palestra non era alto. Ma io sono così: ho pazienza, cambio poco e
raccolgo i frutti».
ONNIPOTENZA. «Quando si vince si pensa di essere
infallibili. La Virtus veniva da tre finali, io da un grande risultato:
abbiamo pensato di trasformare tutto in oro. Questo ha condizionato le
scelte, fatte con faciloneria, senza pensare ai rischi».
FORTITUDINO. «Mai avuto la sensazione di essere considerato
tale, o inviso alla folla. Né ho sentito contestazioni o sfiducia nei miei
confronti. Ho fatto errori, ma sono stato accolto bene. Qualcuno mi ha
criticato con scorrettezze, altri con dignità e serietà. Per questo è stata
un'esperienza importante. Ora non ho paura: sono già
sceso in B due volte. Una cosa mi frena, che si pensi che con 2 soldi e 3
giovani si vinca. Non è così. Sono orgoglioso di quel che ho fatto, ma non
ho la bacchetta magica».
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