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Renato Pasquali
Nato a: Jesolo
il: 31/07/54
Stagioni alla Virtus: 2007/08
statistiche individuali
Virtus, le prime parole di Renato Pasquali
di Miro De Giuli - bolognabasket.it
- 22/01/2008
Claudio Sabatini:
”Ringrazio Pasquali, che ho chiamato ieri alle 14 e che alle 18 era già a
Bologna. Non c’è bisogno di presentarlo, solo ringraziarlo per aver
accettato questa sfida, per cercare di continuare il progetto a metà del
campionato. E la speranza è che accetti di restare con noi anche per la
prossima stagione”.
Renato Pasquali: ”Ringrazio subito Sabatini
per avermi dato fiducia; per me tornare alla Virtus è un sogno che non
pensavo si sarebbe potuto realizzare, dopo aver lavorato in questa società
con grande orgoglio e capendo cosa vuol dire fare parte della Virtus. E’ per
questo sono stimolato davanti al progetto da portare avanti; essere in
Virtus è diverso dall’essere in altre società, perché c’è una storia da
difendere, ed essere parte di questo mi inorgoglisce e mi emoziona. I tempi
per capire dove sono stato proiettato sono stati brevi: ieri mi hanno
telefonato, sono tornato a casa, ho dormito poco pensando alle tante cose da
mettere a posto, sono subito ripartito malgrado tantissime persone mi
abbiano cercato telefonicamente e non abbia ancora avuto modo di rispondere.
Ora sono qui, in una piazza che ha visto grandi campioni e che ha raggiunto
grandi traguardi e obiettivi importanti, altra cosa che mi fa sentire
emozionato. Penso che il compito che mi è stato chiesto di portare avanti
non sarà facile, chi mi ha preceduto ha fatto il meglio che si poteva fare,
con tutto quello che è capitato, e io cercherò di capire cosa si può
modificare e cosa si deve portare avanti delle cose buone rimaste, perché
penso che Pillastrini abbia fatto cose buone, mentre ci sono state tante
problematiche imprevedibili. Conto molto sul fatto che per alcuni giocatori
questa possa essere una ripartenza, quindi un azzeramento dei fatti
precedenti, positivi e negativi: chi ha fatto bene dovrà riconfermarsi, chi
non è partito con il passo giusto avrà la possibilità di mettersi in pari
con gli altri. E queste sono le parole che dirò alla squadra: tutti, ora,
potranno riproporsi.
Che idea si è fatto di questa Virtus?
”Intanto l’ho guardata da addetto ai lavori, e non da possibile allenatore:
vedevo che non giocava come una squadra di
Pillastrini, in cui qualche giocatore non stava rispondendo come lui
pensava, poi c’era la mancanza di un leader che nei momenti di difficoltà
fosse faro per i compagni e potesse prendersi le giocate importanti. Alcuni
americani poi, avevano scritta in faccia la loro inesperienza in un basket
diverso da quello praticato negli States. Con il tempo ho visto dei passi in
avanti, qualche modifica verso quelle che erano le idee dell’allenatore, e
oggi come oggi vedo sbilanciamento tra i lunghi, dove servirà più presenza
difensiva. I casi Michelori e Crosariol? Sabatini
mi ha già fatto presente la situazione, per cui prima di valutare
personalmente aspetto gli allenamenti, non sminuendo il panorama che mi è
stato descritto”.
”Non vengo qui pensando che ci siano macerie da ricostruire, e il
quattordicesimo posto ci va stretto: poi, se
Pillastrini avesse vinto domenica, ci sarebbe una situazione diversa e
io non sarei qui. Penso che il cambio dell’allenatore serva più che altro
per permettere ai giocatori di ripresentarsi in una chiave diversa, perché
alcuni sono venuti qui con idee che hanno condizionato l’ambiente e che ora
necessitano di un interlocutore diverso, indipendentemente dal fatto che
questi abbiano ragione o no”.
Chi deve essere il mio leader?
”Mi hanno parlato molto bene di Best, che comunica
poco ma si fa intendere abbastanza: molto professionale, ha dato un
messaggio di carisma a cui i suoi compaesani si sono già allineati.
Parametrato al minutaggio che potrà avere, dovrà essere lui il leader. Poi
ho un ottimo rapporto con Giovannoni, che a
Kiev ho avuto perché volevo un giocatore di personalità e senza paura negli
ultimi minuti delle partite. Diversamente da altri allenatori gli ho chiesto
di fare quanto era nelle sue corde, cercando di nascondere i suoi difetti, e
a lungo mi ha accontentato. Qui lo scorso anno giocava e aveva questo ruolo,
ma in un contorno diverso; adesso, forse perché stanco dall’estate con la
Nazionale, può non aver trovato una struttura di squadra adeguata a lui”.
Quanto starà qua?
“Io vorrei starci dieci anni, ma quello che conta è che chi verrà al posto
mio possa trovare un buon lavoro già fatto”.
Quale sarà la prima mossa di Pasquali?
“Prima cosa, capire di cosa ha bisogno questa squadra. A livello dei
singoli, molti li conosco già e li ho allenati, non conosco gli americani ma
so quale è il loro modo di giocare. I tempi stretti non ci permettono di
fare molta poesia, dovremo andare per tentativi sapendo che le cartucce da
sparare sono poche, e gli esperimenti non sono tanti. Andare a Lubiana è
modo per dare la possibilità ai singoli di redimersi. Io posso dire che
questa è una opportunità che tutti gli allenatori sarebbero orgogliosi di
avere, quella di allenare la Virtus: a me è capitato quando mai pensavo che
ci sarebbe stato spazio, dato che di sostituzioni non se ne parlava e le
grandi in difficoltà sembravano in ripresa. Tanto che nelle settimane
precedenti avevo avuto contatti con squadre di A2, B, o in Germania: ma io
voglio progetti, non stipendi, e non mi sono fatto prendere dall’angoscia di
non avere una squadra da allenare, altrimenti avrei avuto una occupazione
già da due mesi. Ho valutato le offerte senza pensare che ero disoccupato, e
questo mi ha portato, a ieri, a ricevere la telefonata di Sabatini”.
Pensa al mercato?
“In questo momento il parco giocatori è ampio, anche se qualcuno è ai box
con tempi di recupero diversi: prima di sfoltire bisogna pensare alle
necessità odierne. Sostituire, invece, deve partire dal presupposto che
tante mosse non ne abbiamo, avendo due tesseramenti, che diventano tre se
non consideriamo Michelori. Certo, se ci
fosse un rimbalzista sul mercato, ci penseremmo, ma per adesso miglioriamo
chi c’è: poi, nel caso, Sabatini
ha detto che non si tirerà indietro”.
Il contratto è 1+1, che obbiettivi ci sono ora?
“La società mi ha chiesto la salvezza, in modo intelligente, e poi penseremo
ai passi successivi. Questo non vuol dire che, una volta salvi, tireremo i
remi in barca: piuttosto, meglio non essere superficiali e non pensiamo a
semifinali o qualificazione all’Eurolega, problemi lontani da quella che è
la nostra situazione attuale. Per meritare la riconferma, valuteremo da
quanto sarò gradito e ne riparleremo a fine stagione, ma non ci sono per
adesso altri obiettivi”.
REGALI...
PASQUALI
di Jack Bonora - jarring.it – 02/04/2008
è un po’ che non
scrivo su Jarring, non so se abbiate sentito, o meno, la mia mancanza, ma mi
ripropongo. Del resto i lettori sono come le donne: speri di affascinarli in
eterno, e se un giorno smetti di scrivere speri ti cerchino ovunque,
bisognosi di te, invece scopri che hanno trovato un altro che scrive meglio
e si dimenticano. Visto che, anche su questo sito, di gente che scrive
meglio del sottoscritto ce n’è tanta, meglio ritornare subito in pista! La
verità è che non c’è più tantissimo da scrivere, perché il Bologna sta
facendo il suo ottimo campionato e, attualmente, sarebbe promosso in serie
A, la Fortitudo vivacchia,
la Virtus agonizza. Scrivo perché fiuto un serissimo pericolo e, allora, mi
metto avanti, sapendo che mi farò un nemico, forse due.
Chi? Pasquali e Sabatini. Leggo che il patron bianconero
avrebbe già praticamente confermato l’attuale coach anche per la prossima
stagione, e questa mi sembra una follia. Renato Pasquali non era stato preso
per salvare La Fortezza, che, peraltro, non ha ancora salvato, ma per portarla ai playoff:
diciamo quindi che ha completamente fallito. Senza dimenticare che questo
allenatore ha potuto usufruire di Michelori
reintegrato, a Pillastrini tale beneficio
non era stato concesso, di Best, in gran spolvero,
di Bulleri, incisivo nelle ultime gare, di Blizzard. Ha perso Di
Bella, protagonista di una stagione luci e ombre e ha perso Spencer e Crosariol,
ma, in questo caso, le voci di spogliatoio paragonavano la cessione alla
rimozione di due… vabbè non lo scrivo perché,
purtroppo, al mondo c’è chi soffre davvero. Certo un 2 e 14, che potrebbe
spaccare il mondo, perennemente insofferente, e un buon realizzatore che
esce dal palasport imprecando in maniera invereconda, dopo avere rifiutato
di rientrare in campo, non sono perdite tragiche.
Pasquali ha fatto molto peggio di
Pillastrini e, a livello umano, lasciatemi dire che se il primo era
troppo morbido, questo è addirittura offensivo. Mai ho visto nella mia
ventennale carriera un allenatore che dopo ogni partita ha qualcosa da dire
pubblicamente ai suoi giocatori. Una volta gliel’ha fatta perdere Mc Grath, una volta è colpa di Giovannoni che sbaglia i liberi, una volta
di quello che ha fatto fallo anche se lui aveva detto di non farlo, una
volta di quello che non l’ha fatto anche se lui aveva detto di farlo. La
carriera di Renato Pasquali è stata modestissima, tra tutti i vice di Ettore Messina una delle meno entusiasmanti, e
pure con il suo ex capo allenatore non si è lasciato in grandi rapporti:
forse un motivo c’è, ed è quello che ho evidenziato nel mio ultimo articolo.
Tecnicamente niente da dire, ma caratterialmente tanto. Ha “pelato la
matta”, si è seduto sulla panchina della Virtus, solo perché il mercato
offriva il nulla, ed ha fallito: volercelo tenere è una follia.
Sabatini è l’uomo della provvidenza per
la V
nera, ma questa stagione l’ha sbagliata: errare è umano, perseverare è
diabolico. Sia chiaro che sarei ben felice di dire, tra un anno solare, che
mi sono sbagliato. Raccontare di una squadra costruita ottimamente da Renato
Pasquali e condotta alle semifinali play off: ma credo che racconterò, se
queste sono le basi, di un allenatore esonerato e di una squadra che soffre.
Quando ho indicato
Sabatini
come mio candidato ideale
alla Presidenza di Lega mi hanno dato della “lingua di velluto”, ora diranno
che ho la “lingua biforcuta”: invece, semplicemente, amo analizzare fatti,
persone e momenti. So che l’italico clima da campagna elettorale prevede che
uno stia da una parte o dall’altra ma, sapete come si dice, “in medio stat
Virtus”. Con Pasquali un po’ più in basso….

VIRTUS, LA SFIDA DI PASQUALI: "NON HO PAURA DI VINCERE"
di
Daniele Labanti - Corriere dello Sport - 31/08/2008
Renato Pasquali,
partiamo con le pillole dal ritiro. «C'è buona predisposizione al lavoro, la
gente si ferma cinque minuti in più al campo invece che cinque in meno. Mi
sembra stiano bene insieme, ma non siamo ancora al vincere o perdere. Senza
stress è tutto facile».
Come si allena questa squadra?
«La sto studiando. Vorrei capire presto cosa piace fare ai giocatori,
adeguando così lo stile. Faremo transizione, ma certo non 40' a partita».
Ora c'è un certo Earl Boykins. Cos'ha cambiato,
dopo due allenamenti?
«Il ritmo. E ovviamente la qualità. Blizzard è
venuto a dirmi la sua gioia per aver avuto finalmente dei tiri aperti da tre
punti, Arnold venerdì ha tirato cinque triple
facili in mezzora mentre la settimana scorsa, senza Earl, non ne aveva
tirata nessuna in sette giorni. Boykins, e
anche Langford, sono quelli che ci danno
profondità e versatilità».
È la squadra più forte che abbia mai allenato?
«Da capo allenatore, sì. Ma anche a Kiev, l'anno di Greer e Chikalkin, non
eravamo male. Conta soprattutto la personalità. Nei gruppi dove non si
discute mai, nei momenti cruciali si fatica: chi prende le responsabilità?
Meglio gente con le palle, e con un po' di sana e positiva tensione».
Ci si chiede se tutta questa ricchezza non le metta addosso troppa
pressione.
«In carriera, spesso ho allenato squadre in lotta per la salvezza. E
regolarmente andavamo ai playoff, compiendo un salto avanti notevole, come
quello che deve fare la
Virtus
partendo dalla posizione raggiunta l'anno scorso. A Kiev dovevamo stare in
vetta, abbiamo vinto un titolo, giocato una finale e partecipato a due Final
Four di coppa. Non è la prima volta che ho obiettivi precisi».
Però l'ambiente Virtus se qualcosa andrà storto tenderà a farsi venire
l'ansia. In tribuna come in parterre…
«Capisco benissimo l'allusione. La ricetta è avere equilibrio, qualche
settimana difficile ci sarà e andrà superata. Guardate come l'anno scorso
Siena è stata in grado di lasciarsi alle spalle la delusione di Coppa
Italia. Se la società è un supporto e non si fa spaventare, cadendo
nell'insicurezza, le “crisi” passano».
Il «diktat»?
«Partire bene. Le aspettative possono essere un'arma a doppio taglio: c'è
poco tempo, bisognerà far vedere subito che qualcosa funziona».
Se le dico Pianigiani, cosa pensa?
«Un coach capace di capire subito il suo ruolo e di dare l'atteggiamento
mentale, oltre che tecnico, giusto alla sua squadra ».
Repesa.
«Ama plasmare le sue squadre. E ormai è molto esperto».
Sakota.
«Lo conosco poco, il pedigree è di tutto rispetto ma non basta per imporsi.
A volte il passato già scritto non ritorna, conta solo il presente. Di
sicuro è uno capace».
Bucchi.
«L'ho visto crescere, dieci anni fa era bravo, ora è bravo ed esperto. Ha
aggiunto personalità».
E lei che Virtus ha ritrovato, quindici anni dopo?
«Non è la stessa di allora. Questo club ha una sua struttura, un suo stile,
un suo organigramma. Per molti aspetti è diversa, non per questo inferiore.
Ho vissuto direttamente l'epoca di Cazzola: era
uno che si fidava dei collaboratori, che aspettava prima di trarre
conclusioni. Oggi c'è Sabatini che dopo tanti
anni di esperienza ha capito bene come funziona. È stato giusto che abbia
messo il becco sul mercato, ma non ha mai forzato la mano».
L'estate 2008 ha visto tanti club rinforzarsi smodatamente. Si vede che è la
stagione che assegna le licenze d'Eurolega…
«Quello è un motivo del rigenerato entusiasmo. Avremo un campionato più
bello e più competitivo. Tutti sperano d'aver fatto l'investimento giusto,
per entrare in Eurolega e avere in futuro i ritorni. I primi quattro posti
sono l'obiettivo nostro e di molti altri. Abbiamo puntato su giocatori già
pronti per limitare le sorprese negative e puntare ai vertici».
A giugno Pasquali sarà contento se?
«Se saremo stati competitivi fino in fondo in campionato, Coppitalia e
EuroChallenge».
INTERROTTO IL RAPPORTO PROFESSIONALE CON
RENATO PASQUALI
ufficio stampa - virtus.it - 10/11/2008
Virtus Pallacanestro Bologna comunica di aver interrotto il rapporto
professionale con Renato Pasquali. La società esprime grande stima per le
qualità professionali del coach e lo ringrazia per il lavoro svolto.
"è con rammarico
che abbiamo dovuto prendere questa decisione - dichiara Claudio Sabatini -
ma, purtroppo, quando i risultati sono deludenti rispetto all'impegno
profuso dalla società è l'allenatore - il responsabile della squadra - a
doverne pagare per primo le inevitabili conseguenze. Auguro a Renato
Pasquali un futuro ricco di soddisfazioni".
Pasquali, l'addio è
amaro: "Ho fatto solo il collaudatore..."
di Stefano Valenti - La Repubblica -
12/11/2008
Vissute,
male, in famiglia a Treviso, le prime ore successive all'esonero, Renato
Pasquali è tornato a Bologna nella tarda mattinata di ieri. Si tratterrà per
qualche giorno, per sbrigare le consuetudini postume ad una vicenda già
vissuta a Reggio Emilia
quando, perse 4 su 6, fu esonerato perché la sua squadra «non aveva
un'identità», come si disse ai tempi. Era il 9
novembre 2006 e forse è il caso che negli anni pari, in quella data,
Pasquali cominci a praticare forme scaramantiche.
Perché la sera di uno stesso 9 novembre si è consumato il suo ultimo atto
alla guida della Virtus, dove arrivò il 22 gennaio e che ha malvolentieri
lasciato con un bilancio finale di 8-19 ed una finale di Coppa
ltalia persa con
Avellino. «Come mi sento?
è come se mi avessero affidato la sviluppo di una
Formula 1. L'abbiamo studiata, realizzata, l'ho collaudata. Sono
emersi dei problemi, li stavamo analizzando, sapevamo quali sono, tutti ben
chiari lì sul tavolo. Ma è stato deciso di farli risolvere ad altri.
è possibile che
avessi mie responsabilità, ma non ero certo l'unico responsabile». Non
aggiunge nulla di più Pasquali, come è logico in situazioni in cui navigando
più facilmente tra la delusione, l'amarezza e l'arrabbiatura, si rischia di
pescare solo dal barile dei veleni. E poi c'è l'uscita contrattuale da
definire ed è possibile che il club proponga una transazione che consenta a
Pasquali di allenare (all'estero, come da regolamento). Ma una volta tanto è
il coach di Jesolo che può decidere del suo futuro. Torna alla mente una
dichiarazione dello stesso Pasquali a metà dello scorso settembre. «A Kiev
eravamo terzi, ma in coppa ne beccammo trenta in casa dal Fenerbahce. Sasha
VoIkov, presidente, ebbe il coraggio di licenziare il più forte
giocatore ucraino. Da lì iniziò la nostra miglior
stagione. Se i giocatori avvertono compattezza tra società ed allenatore, si
regolano». Stavolta, chiesta
una testa, è rotolata la sua.
«Caos inevitabile, quella era la
mia squadra»
di Luca Aquino - Corriere di Bologna
- 20/01/2009
Il predecessore Renato Pasquali. La squadra strutturata male:
questo è stato il grido di allarme di Boniciolli. È d'accordo,
Pasquali? «Sì, perché la squadra era pensata per me e
non per lui. È chi ha cambiato allenatore che doveva valutare se fosse
adatta al successore». Qual era il suo piano tecnico
con questi giocatori? «Utilizzare Arnold vicino a
canestro e Ford dentro-fuori in libertà, perché una doppia-doppia la mette
insieme anche senza bisogno di particolari giochi disegnati per lui. Arnold
lo facevo partire dal post basso perché è anche un buon passatore e da lì
poteva creare gioco per i compagni». Con Boniciolli
c'è stata una rivoluzione nei lunghi... «Io Ford lo
vedevo da 5 e come giocatore in grado di punire gli aiuti quando era in
campo con Arnold e Giovannoni, che possono giocare fuori aprendogli l'area.
Cosa che, accoppiandolo a Chiacig, non può avvenire».
Secondo Boniciolli, questa squadra è leggera. «Ognuno
la pensa a modo suo, però mi chiedo: a parte Avellino, chi ha un pivot
pesante sotto canestro? Siena ha Eze, che è un altro Ford, ad esempio.
Piuttosto il problema risiede altrove ed è comune alle due gestioni».
Cioè? «Il playmaking. Boykins non è un regista
puro e andava accoppiato a un giocatore di esperienza. Koponen è un progetto
di Sabatini, giusto che lo abbia preso, ma io volevo qualcuno più esperto.
Forse è l'unica scelta non condivisa». Sei estemi di
quel liveilo erano troppi? «Blizzard era già
scontento con me, quando giocava 18' a partita. D'altra parte è normale, se
fai delle promesse che poi non mantieni...». Cosa
serve per uscire da questa crisi? «Sono d'accordo con
Sabatini, che chiede pazienza e serenità, cosa che io non ho avuto. La
Virtus farà una buona Coppa Italia e può arrivare seconda in campionato. Le
vittorie in trasferta a Milano e Roma contano». Cosa
l'ha delusa di questa esperienza? «L'alone di
scetticismo costante attorno a me che percepiva anche la squadra. Dopo
Pesaro avevo già sospettato qualcosa e volevo dimettermi. Sono stati i miei
assistenti a farmi tornare sulla decisione, ma sapevo che se avessi perso
con Avellino sarei stato esonerato. In quei giorni
alcune interviste sostenevano che non avessi in mano la squadra e perciò non
venivano i risultati. Oggi Matteo è 6-4, io ero 3-2, ma non leggo le stesse
dichiarazioni». Intanto, Renato Pasquali torna in
pista: ha accettato un'offerta del Turow e andrà ad allenare in Polonia.
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