Brunamonti, Madrigali e Messina: momenti felici a inizio
stagione 2000/01
Marco Madrigali
Madrigali: "Ho
trattato con Cazzola"
di Walter Fuochi- La
Repubblica - 05/05/2000
"Ho trattato con Cazzola". Marco Madrigali, ormai per tutti il
prossimo padrone della Virtus, non ha detto molto di più ieri a ‘E'Tv’,
raccontandosi come antico tifoso bianconero, velandosi ancora molto come
prossimo pilota, ma già con quell'ammissione di aver visto il Signor Motor
Show facendo capire che questa sarà la fine della storia. La Virtus
cambierà mano a giorni. C'è già un protocollo d'intesa, firmato tra i due
lo scorso weekend, e resta dunque da formalizzare il passaggio delle
azioni, a bocce ferme. Che la Virtus abbia, di fatto, riconquistato l'Eurolega
fa bene a tutti, compratori e venditori. Non a caso le maglie della
riservatezza di un affare che procede da almeno un mesetto si sono
allentate all'indomani di quell'obiettivo centrato. Intanto, sulla testa
della Kinder è piovuta la squalifica dei campo per una giornata, che sarà
scontata con il pagamento di un'ammenda di 7.750.000. E sarebbe bello se
ad aprire il portafogli fosse quel fenomeno che durante il primo tempo del
match con la Viola, sbucando dal parterre dietro al canestro prima di una
rimessa, ha lanciato il pallone da gioco colpendo la nuca dell'arbitro
Cazzaro. In pochi hanno visto, quelli giurano fosse un gesto privo
d'intenzionalità, ma Cazzaro ha sentito. Cosa fa la Virtus, oltre a
pagare? "Nel video - afferma Brunamonti -
si vede solo il pallone che arriva. Ci adopereremo per identificare il
soggetto, ma ai momento non ci sono prove". Insomma, al fenomeno stavolta
è andata bene. Purtroppo.
.
Intervista a
Madrigali, il successore di
Cazzola
di Alessandro Gallo -
Il Resto del Carlino - 12/05/2000
Conosceremo il suo
pensiero, almeno quello bianconero, tra una settimana. Al massimo tra venti
giorni. Quando il campionato sarà finito. Sarà lui stesso a convocare la
stampa. Lui è Marco Madrigali, 55 anni, imprenditore, titolare della Cto,
tifoso bianconero. Sarà lui il nuovo presidente della Virtus?
Madrigali: lei, la
Virtus e...
«Ho già espresso il
mio parere».
Martedì sera ha
concluso con Cazzola?
«No. Ho l'alibi. Ero
fuori con amici».
Dove?
«A Treviso. Ma ero là
come semplice tifoso. Un tifoso triste».
Un tifoso che si dice
possa diventare proprietario.
«Tifo e questioni
imprenditoriali sono situazioni diverse. In quest'ultimo caso bisogna
valutare con occhi diversi. Come quanto si acquista un'azienda».
Ma l'acquisto della
Virtus è una ipotesi remota o da scartare?
«Non è remota. In
questo momento non esiste».
A fine campionato,
quando la Virtus sarà fuori dai giochi, avremo sue notizie?
«Mi farò sentire,
sicuramente, quando tutto sarà finito. Di esatto, per ora, c'è solo il
silenzio. Sono state dette e scritte cose che non corrispondono al vero».
In tivù Cazzola ha avuto parole di stima nei suoi
confronti.
«Un giudizio che
ricambio. Ho avuto la possibilità di conoscerlo: è una persona piacevole.
E...».
E?
«Una precisazione. Ho
letto di cogestioni, di impianti acquisiti al 50 per cento. Il fatto è che
io, come imprenditore, agisco in prima persona. Senza cogestione».
Un punto in comune con Cazzola.
«Mi sembra che abbia
avuto dei buoni risultati».
Ma la Virtus in
Eurolega...
«Non è sufficiente per
egemonizzare l'attenzione di un imprenditore. Devono intervenire delle
forzature chimiche».
Come l'essere un
tifoso?
«Non basta».
Sarà lei il nuovo
presidente?
«Non si può dire.
Vorrei dire che è vero, ma parla il tifoso».
Mercato: Meneghin?
«Lo vorrebbero tutti».
E il ritorno di Nesterovic?
«Un bel giocatore, non
lo conosco personalmente e non conosco i suoi programmi. Mi sembra che Danilovic, però, sia rientrato dalla Nba».
Danilovic e
Rigaudeau.
«Due grandi campioni.
Sasha ha vinto tutto».
E il giocatore
simbolo?
«Adesso non c'è. La
Virtus è una squadra che ha dei problemi. E in questo momento non ci
possono essere simboli».
Conferenza stampa sulle dimissioni di Brunamonti
.
Madrigali si
presenta
di Giovanni Egidio- La Repubblica - 18/05/2000
"Il consiglio che
tutti mi volevano dare era sempre lo stesso. 'Stai molto attento a quello
che fai’. E infatti io sono stato molto attento". Dopodiché Marco Madrigali
ha tirato fuori 25 miliardi e si è comprato la Virtus. Oplà. Domattina (ore
12, Hotel Carlton) lo annuncerà al mondo ma soprattutto alla Bologna
sportiva avida di sapere il chi, come, dove, quando e perché
di questo nuovo presidente; Ci abbiamo provato anche noi, partendo dal fondo.
Perché. Perché
è un appassionato che nemmeno si ricorda più la data del primo abbonamento
("Mi sembra di esserci nato, con quella tessera in tasca") e perché
è un imprenditore. "Certo, la Virtus per me sarà un'attività imprenditoriale
- dice - e come tale la gestirò. La passione diciamo che è servita da molla
nell'interessarmi inizia!mente all’affare, ma da quel momento in poi ho
sempre ragionato in termini di investimento, com'è obbligatorio che sia". E
perché uno decide di buttarsi nella chiassosa e rischiosa arena dello sport
professionistico? "Perché sono un ottimista. Se non
lo fossi, vivendo in Italia, non potrei fare il mio mestiere. Forse è per
questo che non mi sono posto il problema della concorrenza col signor
Seragnoli. Primo perché sono abituato a confrontami
con concorrenti di ogni ordine e grado, secondo perché sono convinto che i
soldi fruttano solo se spesi bene, e non se spesi e basta. Ma questo non lo
dico pensando a Seragnoli che conosco solo di fama; lo dico pensando a me".
Quando.
"Fortuitamente - dice lui -, incontrando Cazzola
è sentendo che era intenzionato a vendere". Due chiacchiere, con l'acquolina
del tifoso, che l'hanno portato fino in fondo. "Ma giuro che prima di
incontrare Cazzola, ripeto fortuitamente, mai
avrei pensato a un'ipotesi del genere. Nemmeno mi era ma passato per la
testa. Avevo ricevuto una o due proposte di entrare nel calcio, ma quello è
un mondo a parte, anche se finalmente pure lì si cominciano a vedere bilanci
in nero e non più in rosso. L’unica possibilità era la Virtus".
Dove. Beh, il
dove è marginale, o meglio personale. Mettiamola così: dove vive, ad
esempio, il nuovo signor Virtus? In una villa a Monte San Pietro, con
moglie, figlia e campo da tennis. Ma per 25 anni ha abitato in Piazza dei
Tribunali. "Adoro Bologna, appena vedo San Luca sto meglio" Come.
Ossia, come farà il suo nuovo mestiere di Presidente del basket? Qualche
indizio, giusto per farsi un'idea. Tanto per cominciare, che tipo di basket
ama? "Quello che oggi si definisce ‘slavo’, cioè controllato, insomma il
basket europeo moderno. Credo che l'Nba, per quanto splendida, sia adatta ad
altri palati o quanto meno a un certo tipo di gusto a cui noi non siamo
stati abituati. Qui serve più sacrificio, forse anche perché mediamente c’è
meno talento che là". Dici basket controllato a pensi a Messina (che del
resto sarà il suo allenatore). "Sì, ma anche a Obradovic per esempio". E se
uno dice Nesterovic, Madrigali cosa dice?
"Dico che quando è stato qui me lo sono goduto molto. Anche perché se
dicessi il contrario incarnerei l’antibasket. E dico che se dovesse tornare
in Europa, mi dispiacerebbe molto se finisse in un’altra squadra. Ma dico
solo questo e niente di più".
Chi. Infine, e
oltre a tutto questo, chi è Marco Madrigali? Imprenditore di 55 anni che
tutte le mattine si alza alle 7 "più spesso alle 6 e mezza", scende da Monte
San Pietro a Zola Predosa ed entra nella sua azienda, la Cto, dove dal 1983
produce software per videogames. Dopo aver passato 18 anni della sua vita
come responsabile dei sistemi informatici nella D&C e aver cominciato a
occuparsi di elettronica nel lontano 1959. Uno che si è fatto da sé, si dice
in questi casi. "No, da soli non si fa nulla. Servono bravi collaboratori, e
io li ho avuti; e un po' di fortuna, e ho avuto anche quella". Gliene servirà
ancora, ora che è diventato il signor Virtus.
Scariolo e Madrigali: il grande bluff
L'alba
di Madrigali: "Vincerò"
di Walter Fuochi- La
Repubblica - 20/05/2000
Il padrone che va e
quello che viene si dividono il tavolo buono nel salone dei convegni, giù
nelle pance del Carlton, ma non divideranno, fritta l’aria di queste
cerimonie, il tavolo da pranzo. Alfredo Cazzola,
la Virtus che fu, salpa subito per Torino, dove tiene il salone. Marco
Madrigali, la Virtus che sarà, mangia invece nel salone delle feste. Poche
feste. Perchè, mentre intorno si ciacola e si cazzeggia, si mettono lui in
faccia a Brunamonti, Messina in faccia a
Poggi, e sono la foto operativa di quanto ci hanno raccontato prima; che
la Virtus di Madrigali, appunto, si farà in quattro. Di tre sapete, del
quarto, Luca Poggi, commercialista, saprete ora che sarà l’amministratore
delegato, e un fulcro, del nuovo sistema Virtus. Madrigali monta in sella
al basket in questo caldo 19 maggio, la data che fa incidere, sotto la
storica Vu, sui portachiavi offerti agli astanti. Se volevate il proclama,
lo fa: «Sono qui per vincere». Ma farà notizia il primo che dirà: sono qui
per perdere. Però Madrigali prende impegni: «Faremo una società larga, che
dovrà darci la forza di vincere. E una grande squadra. La Virtus è una
società che deve vincere. Poi, potrà perdere. Ma va costruita per vincere.
Il progetto sarà quadriennale, ma cercheremo soddisfazioni subito”.
Racconta il meno possibile: sia perché è il padrone della baracca ma pure
l’ultimo arrivato, e l’umilté non guasta mai; sia perché, con 4-5 pezzi
nuovi da comprare, non deve certo dire dove li cercherà, e sia perché, di
qui al 30 giugno, data del passaggio delle azioni, altre partite, e non
marginali, andranno a bilancio. E ovvio che, a bordo, ci siano più
giocatori di quanti ne serviranno: e allora sono tutti in discussione, dai
divini Danilovic e Rigandeau ai più terrestri. Poi, non è un
dettaglio, per cambiare Antoine e Sasha ci vorrà gente degna: e non se ne
trova dietro ogni angolo. Meneghin, per dire, è stato tastato anche ieri:
è già in parola con la Paf, e lì andrà, per
Chiacig e soldoni. Così, non sono cosi fitti sponsor da 4 miliardi
l’anno come Ferrero: che potrebbe uscire, perché aveva una clausola
d'intesa personale con Cazzolae un'altra finestra in caso di mancata finale. Però, proprio a Cazzola, Madrigali ha mostrato ieri un fax
appena arrivato fresco da casa Kinder: presto, a un tavolo, verrà deciso
il rinnovo. Presentandosi, il neo presidente s'era rivolto ai tifosi,
invitati in folto numero. “Venite avanti, noi vogliamo i tifosi vicini".
Applauso e forse, nell'aria, qualche novità al PalaMalaguti: che entro il
2001 dovrebbe essere tutto di Madrigali, abbellito e ammodernato. Poi, dal
casa dolce casa, ecco i perché e i percome. «Entro nella Virtus perché amo
da sempre questa squadra. Sono solo, non ho cordate, conosco i rischi che
corro. Spero di non deludervi, lavorerò nella continuità. Non c'è tanto da
cambiare, solo da migliorare».
Madrigali torna sull'addio di Danilovic
Il Resto del Carlino -
07/02/2001
Un colpo di fortuna. L'ingaggio di Ginobili, Jaric o Griffith? No, l'addio di Danilovic. Marco Madrigali è stato ospite
degli studi di San Marino Rtv. E durante la trasmissione «Tempi
Supplementari» - condotta da Piero Arcide, Marco Calamai e Diego Costa - ha
ammesso che la fortuna della Virtus imbattuta da cento giorni è l'abbandono
di Sasha. Prima ha accennato il concetto poi, 'provocato' da Eraldo Pecci,
il presidente bianconero ha ribadito il suo pensiero. Presidente Madrigali, abbiamo proprio capito bene?
«Mi è sembrato di essere stato chiaro. Nella trasmissione televisiva alla
quale sono stato invitato ho parlato di colpo di fortuna». Riferito all'addio di Danilovic, giusto?
«Ho parlato di colpo di fortuna perché Danilovic,
benché grandissimo, sarebbe risultato disomogeneo all'interno della squadra.
Credo che la sua presenza avrebbe reso più difficile l'operazione di creare
il collettivo, un gruppo. Mi sembra che nessuno possa nutrire dubbi sulla
grandezza della Ferrari che Lauda portò al titolo mondiale. Ma quella
vettura, riproposta contro una Jordan attuale, farebbe fatica». Stiamo parlando del giocatore che ha fatto la storia della Virtus
degli anni Novanta.
«E che ha portato tanti successi. Ma in questa direzione mi vengono in mente
altri esempi illustri». Quali?
«Baggio. Che continua a essere un fuoriclasse, ma che è dovuto scendere di
livello». E Danilovicavrebbe dovuto scendere di livello?
«Credo che nella Virtus di quest'anno avrebbe dovuto adattarsi. Sarebbe
andato bene con un ruolo particolare. Magari per insegnare qualcosa agli
altri ragazzi. Bisogna dare atto a Messina di averlo fatto benissimo senza
di lui». Con i se e i ma non si riscrive la storia. Ma se Sasha non avesse
dato l'addio al basket?
«Sarebbe rimasto un giocatore della Virtus. C'era un contratto in essere.
Noi rispettiamo i contratti». Ma l'idea di un Danilovicquasi 'superfluo' per la Kinder è maturata durante i
vostri colloqui di giugno e luglio?
«No. Ma era un pensiero che avevo maturato da semplice tifoso. Ero e resto
convinto che la Virtus fosse da rifare. Da rifondare. Puntando su giocatori
giovani, con certe caratteristiche. E Danilovic,
persona estremamente intelligente, se n'è reso conto da solo». Un Daniloviclogorato da una lunga e straordinaria carriera.
«Il suo fisico, è inevitabile, non era più quello di una volta. E forse non
era nemmeno adatto a quel basket proposta ora da Messina. Una pallacanestro
che presta molta attenzione alla difesa, ma che ci permette di essere molto
brillanti in attacco». Al punto tale che solo Verona realizza solo più della Kinder.
«Sì, solo Verona. Solo che noi possiamo contare anche sulla seconda difesa
del campionato. Meno di noi ha subito solo la Fortitudo, ma se non ricordo
male si tratta di una manciata di punti».
Danilovicrisponde a Madrigali
di Walter Fuochi- La Repubblica
- 08/02/2001
Ci sono undici giocatori quaggiù, pure Brkic perché Smodis
ha una varice al polpaccio e non si sa se stasera giocherà, ma si finisce a
parlare di quello che non c’è. Danilovic,
ovvio: visto che, Madrigali dixit, la fortuna dell’attuale Virtus è che non
ci sia più lui, lo Zar di tutti i canestri. Usatelo come esempio di
globalizzazione. La cosina si dice a Bologna (lunedì sera in tv), diventa
cosona stampata sui giornali, e finisce in cosaccia quando vola fino a
Belgrado. Su Internet, come i gossip di Hollywood e le mozzarelle di
Battipaglia? No, dice Sasha che lui non clicca; ma che ce n’è tanta, di
gente a Bologna, che può mandargli un fax. L’umore è nero. Dormiva e l’hanno
stuzzicato. E che motivo c’era di stuzzicarlo, si chiede lui (e non solo
lui), raggiunta la pace dei sensi del grande guerriero ritirato? Il
monologo, dalla scranna vicepresidenziale della sede del Partizan, è
tumultuoso. Riassumo, se vi fidate.
«Il signor Madrigali ha detto una cosa brutta, dal lato umano. Io ho smesso
di giocare perché non me la sentivo più. Perché ero stanco e perché avevo
guadagnato molto. Gli altri discorsi, che non volevo fare il ponte tra il
vecchio gruppo e i giovani, sono chiacchiere. Ho smesso e non c’erano più
casini da tirar fuori. E se il signor Madrigali pensa che è stata la sua
fortuna, se lo tenga per sé. O me lo dica in faccia, ma di questo dubito.
Adesso capisco tanti comportamenti. Certo, lui non m’aiutò molto, quest’estate,
a scegliere di rimanere, anche se era gentile e mi pregava di restare.
Poteva essere anche questo un motivo per andar via, ma ripeto: di smettere
l’ho deciso io, per fatti miei. E anche sulla partita dell’addio, s’impegnò
poco. Quella si fece per l’opera dei miei amici e di Roberto Dorigo della
Ferrero. Ma c’è poco da dire, su uno che di basket non capisce niente di
niente, che sta allontanando dalla società
Brunamonti, uno dei pochi che ne sa, lì dentro, con Ettore, e con i
giocatori. Quel che ha detto il signor Madrigali lo qualifica da solo. Tanto
la gente lo sa che io sono nella storia della Virtus. Le ho dato i
risultati, i 4 scudetti e l’Eurolega, ma le ho dato anche la salute, a
volte. Ho giocato rotto per la mia nazionale, e per il club che mi pagava:
allo stesso modo, con lo stesso impegno. Amerò sempre la Virtus, pure con
questo presidente, e anche se un Cazzola certi
giudizi non se li sarebbe mai permessi, e non li diede, quando per esempio
andarono via Richardson o Komazec. Alla Virtus e a Bologna ho passato gli
anni migliori della mia vita. Tifo perché vinca, perché non sono di quelli
che sperano, dopo di loro, di vedere i disastri. Sento spesso Ettore, pure
l’altro giorno gli ho fatto i complimenti. Non so perché questo Madrigali mi
ha tirato in ballo, ma se lo ha fatto perché ha vinto 25 partite a fila,
sappia che nello sport le cose girano in fretta».
La lettera di Madrigali all'indomani della contestazione e
del successivo reintegro di Messina
"A tutti i nostri
sostenitori,
come imprenditore sono
abituato a prendere decisioni che sembrano le più corrette in un determinato
momento, così come me ne assumo tutta la responsabilità. Lunedì ho preso una
decisione, nonostante la mia, non taciuta, profonda stima nei confronti di
Ettore Messina. La contestazione dei tifosi, degli sportivi e della città ho
sempre ritenuto fosse un diritto sacrosanto ed ero al Palazzo per dimostrare
questo e per non lasciare senza controparte le manifestazioni di rifiuto
della mia decisione. Mentre ringrazio tutti coloro che hanno manifestato,
rifiuto la violenza ricevuta che sono certo appartenere a pochi peraltro di
dubbia fede virtussina.
Il consenso dei tifosi e degli sportivi, la tranquillità della squadra,
l'amicizia della città sono elementi importanti ed irrinunciabili. Ieri ho
avuto un importante colloquio con Ettore Messina al termine del quale ho
chiesto ad Ettore di "riprendere" la squadra. Ettore Messina ha accettato.
Le dimissioni di Roberto Brunamonti, respinte già nella giornata di martedì
hanno portato all'attuale inserimento di Roberto nello staff tecnico della
prima squadra. Ringrazio Ettore Messina, Roberto Brunamonti, Giordano Consolini, gli atleti, lo staff tecnico e tutti i collaboratori della
Virtus
per la professionalità e l'amore dimostrato in questi giorni difficili verso
la società. Ringrazio i tifosi e gli sportivi che hanno manifestato le
proprie opinioni e che non sono scesi, secondo una tradizione
virtussina,
a nessuna forma di eccesso. Un pensiero particolare a coloro che martedì
sera hanno subito violenza ed a coloro che si sono adoperati
professionalmente per far sì che questi eccessi non potessero ulteriormente
degenerare. Sono certo che tutti insieme porteremo la "nostra"
Virtus
ad ulteriori importanti successi."
Il Presidente
Marco Madrigali
Madrigali mette in
vendita la Virtus
di Walter Fuochi
- La Repubblica -
01/02/2003
La Virtus è in
vendita. O, quantomeno, è trattabile. L’ha fatto sapere, ieri sera, il suo
padrone, Marco Madrigali, dando l’indirizzo cui rivolgersi. Non bisogna
bussare da lui, ma all’uscio di una merchant bank incaricata all’uopo: si
chiama La Compagnia Finanziaria spa, ha sede in piazza Belgiososo a Milano
ed è presieduta da Alberico Lalatta. Chi vuole la Virtus, si presenti lì. E,
dato il nuovo indirizzo, è ovvio che oggi non ci sarà nessun incontro, come
annunciato, fra Madrigali e Sabatini, il
signor Futur Show che ha lanciato il progetto di un azionariato popolare per
rilevare uno dei club più prestigiosi dello sport italiano.
La notizia è uscita da casa Virtus ieri sera, intorno alle 20. Ecco il
comunicato: «In riferimento a quanto riportato, con crescente intensità, dai
media in questi giorni, la Virtus Pallacanestro spa precisa che la Virtus è
un «patrimonio» della città di Bologna e dei suoi tifosi. Al fine di trovare
nuovi equilibri che consentano alla squadra la necessaria concentrazione ed
ai tifosi di sostenere i propri colori, è stato affidato ad una nota
Merchant Bank – La Compagnia Finanziaria spa - l’incarico di valutare un
futuro assetto societario che consenta alla Virtus il mantenimento di
un’imprescindibile proprietà bianconera. Ogni contatto è stato e sarà
considerato come «confidenziale e riservato», al fine di garantire serenità
ed un veloce ritorno a risultati consoni alla tradizione dei colori
bianconeri».
In traduzioni ed esegesi, ci si potrà avventurare poco per volta, valutando
le prossime mosse. Intanto, Madrigali dimostra di voler chiudere i rubinetti
delle offerte in prima pagina, accusandone, con qualche fastidio, la
controparte, e aggiungendo pure che questa vicenda si riflette sulla squadra
e magari un po’ l’aiuta anche a perdere. Ma trattare «un futuro assetto» si
può (e non varrà solo per Sabatini, ma per
chiunque voglia), è solo richiesto un certificato di 'virtussinità’ ed è
indicato il posto dove rivolgersi: nei modi riservati e con gli argomenti
giusti.
Se Madrigali intenda accelerare la cessione, ora che i contraccolpi di una
stagione durissima lo tengono lontano perfino dal palasport, o voglia invece
stanare e respingere una scalata sgradita, si capirà da lunedì, quando tra i
professionisti delle due parti si presume verrà fatto un prezzo. A Sabatini, che ieri ha inutilmente atteso la
conferma dell’appuntamento per oggi, ricevendo invece dai cronisti la
lettura del comunicato bianconero, non è restato che valutare la vicenda
come un passo avanti e dichiarare: «Confermiamo il nostro interesse per la
Virtus e ribadiamo l’incarico conferito agli studi Zoboli e Della Verità».
L'ascesa e il tramonto
del patron di CTO e Virtus
di E. Livini- La Repubblica - 22/09/2003
Marco Madrigali non
ricorderà certo il 2003 come il suo anno d'oro. In pochi mesi ha visto
finire alle corde la sua azienda, la Cto, per la perdita della licenza di
vendita dei videogiochi della americana Electronic Arts. Poi gli è scoppiata
tra le mani la bomba della Virtus Bologna. Un'istituzione del basket
italiano che sotto la sua presidenza ha prima fatto incetta di trofei per
finire però cancellata dalla Serie A per problemi finanziari.
Due colpi bassi che
rischiano di far evaporare nel nulla dopo pochissimi anni un'avventura
imprenditorial-sportiva in apparenza inarrestabile. Madrigali ha iniziato a
muovere i suoi primi passi manageriali nel mondo dei computer nell'azienda
di uno degli assessori dell'attuale giunta Guazzaloca a Bologna. Poi si è
messo in proprio lanciando la Cto, cresciuta un passo alla volta in
parallelo al boom del mondo dei videogiochi fino allo sbarco al Nuovo
mercato. Qualche segnale negativo sul fronte astrale, a dire il vero,
Madrigali avrebbe dovuto percepirlo già allora: era l'agosto 2000, la bolla
della new economy stava iniziando a scoppiare. Tanto che Cto è stata
costretta a presentarsi a Piazza Affari con un fortissimo sconto, chiedendo
agli azionisti 23 euro per azione contro i 33 inizialmente previsti come
livello minimo della forchetta per il collocamento.
Il segnale d'allarme
non ha però turbato Madrigali. Che grazie al superstipendio incassato dalla
società (800mila euro nel 2002, come il numero uno di un colosso come
Philips) ha potuto mantenere nel corso degli anni un tenore di vita
all'altezza dei sogni dell'era di internet. Barca da 34 metri, dicono i bene
informati, villa appena fuori Bologna con campo da tennis, piscina, ma
soprattutto un cavallo di cristallo e un'arpa di gran valore nell'atrio di
casa. Trasferte accompagnate spesso da guardaspalle. E il sogno realizzato
di sbarcare nel cuore del capoluogo felsineo dalla porta d'ingresso. Al
timone della Virtus, con buona pace di quei "milordini" del centro città che
hanno sempre mal digerito il rampantismo un po' sopra le righe
dell'imprenditore di Zola Predosa. Compresa quell'indimenticabile serata di
battesimo della gestione Madrigali nel basket cittadino. Con il megaconcerto
di Lucio Dalla, culminato (potere del denaro, ndr) in un improbabile duetto
con la moglie di Madrigali. «Lucio, la mia signora ha sempre sognato di
cantare con te» avrebbe insistito il numero uno di Cto.
Il tramonto di
Madrigali è stato però altrettanto rapido e tumultuoso della sua ascesa agli
onori delle cronache. Sul fronte del business, in qualche modo, si è fatto
male da solo. Nel 2002 ha iniziato a far pressione sulla Electronic Arts (la
società che gli garantiva oltre il 70% del suo giro d'affari) per evitare di
essere costretto a vendere i suoi videogiochi a prezzi prefissati. Prima uno
screzio, poi una questione di avvocati. Fatto sta che gli americani a un
certo punto hanno deciso che la corda era stata tirata troppo. E hanno fatto
saltare gli accordi con Cto, accasandosi oltretutto con il suo maggior
rivale in Italia. La breve battaglia legale ingaggiata da Madrigali non ha
dato per ora risultati e Cto, con i titoli che galleggiano appena sopra
l'euro di valore, sta provando a inventarsi un nuovo business entrando nel
settore delle carte prepagate.
Peggio ancora è andata
sul fronte della Virtus, con le serate gloriose tra coppe e scudetti
sostituite dalle sedute nelle aule dei tribunali. Con Marco Madrigali nel
mirino dei tifosi che lo accusano di aver cancellato in pochi mesi decenni
di storia sportiva e di aver passato la sua estate in barca a pescare mentre
la Virtus affondava. E ora? Sul fronte del basket la partita è persa. Su
quello imprenditoriale la strada è a dir poco in salita. E forse quest'anno
Madrigali sarà addirittura costretto ad autoridursi lo stipendio.