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Kyle Macy

nato a: Fort Wayne (USA)

il: 09/04/57

altezza: 185

ruolo: playmaker

numero di maglia: 7

 

Stagioni alla Virtus: 1986/87

 

statistiche individuali

 

biografia su wikipedia.it

 

 

DIETOR ARRIVA UN BIG: KYLE MACY

11 febbraio 1988, la Dietor volta pagina. Arriva Kyle Macy e se non ci saranno problemi nelle pratiche per il tesseramento sarà già in campo domenica contro la Tracer.

Greg Stokes, il figlio del vento, cresciuto nel basket shakerato di quello stato di Iowa che ha recentemente sculacciato George Bush, se ne torna al mittente. Rimarrà a disposizione sicuramente per tutta la settimana (potremmo infatti rivederlo per l'ultima volta sul parquet coi milanesi) poi, vista la stagione e il gelo che spazza le praterie di casa, serbatoio mondiale del grano, capitale del pop-corn, punterà dritto sulle bianche spiagge della California.

Addio Greg, "tagliato" a malincuore proprio perché questo ragazzo ha dimostrato di valere parecchio, ma il sacrificio è stato dettato da qualcosa di più della ragion di stato. Non poteva uscire di scena Floyd Allen perché è l'unico centro vero e di mestiere dell'equipe di Cosic ed al tempo stesso s'avvertiva la necessità di cercare un punto di fuga tattico in una situazione che altrimenti sembrava davvero irreversibile.

Così, con un uomo del calibro di Macy, la quinta prima scelta a vestire la casacca bianconera dopo McMillen, Driscoll, McMillian e Van Breda, l'encefalogramma piatto di questa Dietor potrà avere importanti sussulti e riprendere a dare segni di vita.

Certo, ci vorrà un po' di pazienza anche perché l'ottimo Kyle dopo sette anni Nba con le maglie di Phoenix, Chicago e Indiana s'è trovato senza contratto quindi non gioca dall'inizio della stagione.

"Io vorrei però portare la squadra ai play off - dice Kreso - nelle migliori condizioni possibili. Ricominciamo daccapo parecchie cose, bisognerà valutare anche in quanto tempo Macy riuscirà a recuperare al cento per cento e ad inserirsi in questa realtà, ma sono fiducioso".

Chi è Kyle Macy? Certamente un grandissimo giocatore, uno dei più forti nel suo ruolo gettati nella mischia dello Spaghetti Circuit. Due volte (81-82 e 84-85) è risultato il migliore dalla lunetta con l'89,9% e il 90,7%, nel 1985 vestendo la canotta dei Bulls è entrato in quintetto 79 volte su 82 con 2.426 minuti sul parquet (record di franchigia), 400 in più di Iceman Gervin.

è un manuale di tecnica e di intelligenza tant'è che nel '79 Phoenix bloccò questo regista bianco di 1,88 che l'anno precedente aveva portato Kentucky alla vittoria del campionato Ncaa su Duke (94-88) e che nei quarti con una magistrale partita aveva tolto di scena la Michigan University di Magic Johnson, addirittura dodici mesi prima della fine degli studi. Macy che vanta una militanza di college anche a Purdue, lasciò infatti la patria del pollo fritto nel 1980 per iniziare la sua brillante carriera "pro" dopo esser stato anche All America a livello universitario.

Un cestista davvero completo. Ottimo nel passaggio come nel tiro (anche se non è uno stracciaretine) s'è pienamente confermato nell'Nba. A dire il vero Macy, come si scrisse in passato, era nel mirino di Cosic da un pezzo.

Perfettamente integro fisicamente non ha avuto un nuovo contratto da Phoenix perché il general manager della franchigia, Walsh, ha lanciato la linea del rinnovamento con Reggie Miller e cercato il recupero (in verità più fuori dal campo) di quello Skiles che ha destato finora maggiormente l'interesse sei cronisti di nera che dei colleghi sportivi. Solo una scelta di carattere tecnico (ma non dimentichiamo l'annosa querelle sul tetto dei salari) ha costretto Macy a staccare momentaneamente la spina.

Il suo è così iniziato a circolare sulla "piazza". Anche altre società italiane si misero sulle sue tracce: la Scavolini smentì ogni contatto, lo stesso - ma molto più garbatamente - fece l'Enichem di Bucci. In ballottaggio col neo acquisto bianconero fino all'ultimo, c'è stato Conner Henry (amministrato dal manager di Sam Williams col quale Porelli non si lasciò in buoni rapporti) forse più pronto ora ad una chiamata, ma alla distanza sicuramente inferiore tecnicamente e nel rendimento.

Macy dovrebbe arrivare oggi e probabilmente già nel pomeriggio sosterrà il primo allenamento. "è un ottimo acquisto - fa sapere da Milano Franco Casalini, coach Tracer, primo avversario di Kyle in campionato - che una volta inserito potrà offrire una soluzione abbastanza insolita ma interessante. Brunamonti e Macy rappresentano la coppia di guardie più forti del campionato, questo è fuori discussione. Avremo così una squadra che saprà amministrarsi sempre con maggior ordine, un'avversaria davvero temibile".

Cambieranno tatticamente parlando parecchie cose. E l'auspicio è che tutto si regoli sui sani principi della concorrenza per il posto. Certo Sylvester e Fantin sembrano al momento i maggiori indiziati alla panca, ma Cosic non ha e non vuole avere pregiudizi, quindi esisterà - come è giusto che sia - soltanto il parquet".

 

 

UNA STELLA FRA I SUNS

di Gianni Cristofori - Il Resto del Carlino

 

"Buon tiratore in sospensione... mani rapide... educato... ma sarà un gioco d'azzardo scegliere una guardia di cui non si ha bisogno".

Così si esprimeva lo "Zander Hollander" nell'edizione 1980 presentando Kyle Macy, fresco dottore in "business administration" alla Kentucky University, All Star al college e prima scelta dei Soli di Phoenix che addirittura lo avevano bloccato l'anno prima concedendogli un onore che solitamente spetta ai grandissimi (come, per esempio, Magic Johnson).

In casa Dietor , che l'ha scelto 8 anni dopo, sperano che valga la rettifica  che, molto correttamente, dette lo "Zander Hollander" nella successiva edizione circa il reale rendimento di Macy nell'ambito quintetto: "Eccezionale atleta, grande passatore tiratore e, soprattutto, un uomo che come matricola Nba è sempre risultato influente". Questa la traduzione dal "vangelo" del basket statunitense, solitamente impietoso nel trovare i difetti dei giocatori e sempre molto parco nei complimenti.

Da questo quadro esce dunque un Macy positivissimo, grande giocatore e ragazzo estremamente tranquillo, un vero signore ("Impersona lo stile dei Phoenix... è l'unico giocatore nella storia del basket che dopo la partita non ha nemmeno un capello fuori posto" dice ancora lo Zander Hollander). Resta, ovviamente, l'incognita rappresentata dal lungo periodo di assenza dai campi di gioco che, in un atleta abituato a giocare 80 partite a stagione, potrebbe avere un risultato devastante.

La storia di Kyle Macy (31 anni il prossimo 9 aprile), è la classica storia americana di un giovane che, pur non aiutato dal fisico (6 piedi e 3,meno di 190 centimetri), trova nella costanza la maniera di emergere. è il padre che, all'high school, gli fa da coach; il giovane Macy si segnala come gran tiratore, ha buone mani e dirige bene la squadra. Queste caratteristiche le mantiene prima all'università di Purdue  e quindi a quella di Kentucky dove si laurea nel 1980 con in tasca un prestigioso titolo Ncaa e una "prenotazione" da prima scelta avendolo Phoenix già bloccato nel 1979 dopo un'operazione di "scambio" con i Bullets.

Le sue stagioni migliori, nella Nba, sono quelle in cui vince la prestigiosa classifica di miglior tiratore dalla lunetta (nell'albo d'oro ci sono personaggi come Oscar Robertson, Larry Costello, Rick Barry, Larry Bird): nel 1982 sbaraglia gli avversari con l'89,9%, si ripete nel 1985 superando addirittura il 90%.

è la sua ultima stagione a Phoenix; passa ai Chicago Bulls dove gioca 82 partite entrando per 79 volte in un quintetto che comprende anche Gervin, Green, Woolridge e Banks. Resta in campo 2.426, più di ogni altro compagno di franchigia, realizzando 703 punti (8,6 di media) con 286 su 592 (48,3%), 58 "bombe" su 141 e 73 liberi su 90 (81,1%). Distribuisce ben 446 assist, agguanta 178 rimbalzi e, cosa assai sorprendente, piccolo com'è stoppa gli avversari 11 volte. Il suo record stagionale è di 22 punti.

L'anno dopo Macy va agli Indiana Pacers. In un quintetto composta da Person, Long, Williams, Stipanovich e Fleming (che non sono dei fenomeni), il nostro non trova tanto spazio: gioca comunque 76 partite per un totale di 1.250 minuti. Calano ovviamente i punti realizzati (376, media 4,9 high di 18). gli assist (197) e i rimbalzi (113) ma rimangono la precisione nelle "bombe" (14 su 469 e dalla lunetta (34 su 41,82,9%).