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Andrea Luchi
ANDREA LUCHI
da
basketnet.it: I 50 nomi influenti del basket
italiano
General Manager della Virtus Bologna, ha già battuto un record venendo
riconfermato.
Prima di lui, infatti, Sabatini non aveva mai rinnovato il contratto a fine
stagione ai suoi predecessori Bottai, Zanca, Faraoni e Santucci.
Lui, invece, è riuscito a guadagnarsi la fiducia di un patron così
esigente, anche al termine di un'annata non proprio positiva.
Merito di un curriculum comunque importante, dove ha saputo cogliere
risultati anche in piazze di secondo piano. Il suo
esordio da GM, dopo dieci anni da giornalista, è nel 1995 a Montecatini che
porta in sei stagioni in serie A, ai playoff e in Korac. Quindi, dopo la
parentesi di Messina, l'occasione alla Scavolini, che, nel 2003, arriva alla
finale di Coppa Italia e alla qualificazione in Eurolega. Dopo la promozione
in A con Scafati e l'onesta salvezza a Sassari, l'approdo a Basket City.
Luchi: «Stagione in malora dopo il ko in casa con Siena»
di Elisa Fiocchi - Corriere di Bologna -
06/06/2009
Andrea Luchi, lei lascia la Virtus dopo due anni da General
Manager. Come ha reagito alla decisione del patron Sabatini?
«Il
mio era un rapporto in scadenza, ci siamo salutati in maniera civile ed
educata, non è stato né un addio né
un arrivederci, ma un congedo sereno senza porte
sbattute in faccia. Resta il mio quattordicesimo anno di carriera portato
avanti fino alla fine,ne sono orgoglioso».
Eppure nell'ultimo mese, già circolavano le voci del suo possibile
successore, un po' di amarezza deve averla provata...
«Le
voci c'erano e mi arrivavano naturalmente, non solo quelle riguardanti la
mia posizione. Non aiutavano certo a mantenere la concentrazione generale,
eppure ho cercato sempre di non distogliermi dal lavoro, quell'ufficio era
la mia prima casa. Ho fatto uno sforzo umano e sovrumano ogni giorno, ero un
po' l'equilibratore della Virtus».
Lei, Boniciolli, Giovannoni congedati tutti alla svelta, all'indomani
dell'uscita dai playoff. Perché?
«Non voglio giudicare lo stile, certamente sono stati addii inconsueti come
modalità».
Due
anni con Sabatini: com'è stare al suo fianco?
«Non mi è stato difficile. Ha talento e idee, ama la Virtus e con la sua
personalità non ti annoi mai. Mi ha sempre portato rispetto, anche nei
momenti di scontro s'è dimostrata una persona schietta e pulita, non
rancorosa, capace di mettere subito tutto alle spalle. Nei riguardi della
squadra, dopo alcune sconfitte, era capace di togliere la pressione e
sdrammatizzare, non è un pregio da poco. Certo, il salto di qualità sarebbe
stato riuscire ad operare con un pizzico in più di equilibrio e di pazienza
in ogni situazione».
Ci
sono state tante turbolenze in questa stagione, conclusasi poi amaramente.
Troppe aspettative sulla squadra?
«Il
clima con cui è finita la stagione è stato ingiusto. Purtroppo abbiamo
condotto una stagione bella per cinque mesi e brutta nel finale che ha
portato a un'atmosfera di delusione».
Da
dove sono nati i veri problemi?
«Nella troppa emotività, nelle troppe distrazioni e nell'eccessiva fretta.
Non abbiamo gestito bene il dopo Siena di campionato: il rammarico sta
nell'essere rimasti bloccati a quella partita, quando il dovere era
concentrarci sul presente e sugli obiettivi. Sono stati inseriti argomenti
che hanno distratto il gruppo. Quando Boniciolli mise
in spogliatoio la foto di Boykins e del fallo non fischiato, gli dissi che
aveva avuto una bella idea ma che avremmo dovuto attaccare il fotogramma
precedente, ovvero il rimbalzo catturato da Kaukenas, un modo per partire
dalle nostre responsabilità: le sconfitte successive, Ferrara e Teramo,
furono figlie di quel vespaio di polemiche».
Anche su Boykins si sono concentrate tante chiacchiere. Lei che ha pensato?
«Che i panni sporchi si dovessero lavare in famiglia: Earl
non ha mai fatto la prima donna perché aveva giocato 600 partite in Nba, il
suo finale di stagione non è stato esaltante ma in tante gare è stato lui a
mettere il sigillo, anche a Ostenda quando giocò con un piede fuori
combattimento. Forse non abbiamo fatto abbastanza per mettere a proprio agio
alcuni giocatori».
Langford invece, resterà?
«Io
posso confermare che Keith voleva davvero il rinnovo, poi non so cosa
succederà».
Sabatini che vuole cedere la Virtus. Quanta verità c'è?
«Dopo l'ultima partita l'ho visto molto deluso, anche per la questione
abbonati, mi sembrava sincero. Ma sapendo quanto ama la squadra, penso
resterà alla guida».
Con
un budget ridotto, si vocifera.
«La
mia logica non è mai stata quella di partire dal budget, in campo prima ci
vanno gli uomini. Poi succede che Biella elimina Roma ai playoff...».
Il
suo momento più angosciante alla Virtus?
«L'anno precedente, prima della partita con Montegranaro quando perdere
poteva significare compromettere la permanenza della Virtus in serie A. In
carriera non ho mai vissuto la retrocessione, fosse avvenuta proprio alla
Virtus, sarebbe stata la morte civile».
Quanta pressione si accumula a lavorare a BasketCity?
«Ce
n'è tanta ma è il sale e la benzina di ogni stagione.
Adoro lavorare nei posti con grandi aspettative, tanti media e tifosi
interessati».
E
il derby Sacrati-Sabatini?
«Indubbiamente sono presidenti con due stili diversi. Analizzando i
risultati direi che l'operato di Sacrati è stato un k.o tecnico alla prima
ripresa. In due anni non s'è capito nulla, con il piccolo dettaglio di una
retrocessione. Sabatini in 5-6 anni ha già intuito tantissime cose della
pallacanestro».
Adesso c'è il suo futuro da costruire. Novità?
«È
ancora tutto lontano per il momento. Fino a venerdì mattina, prima che
Claudio mi congedasse, non ero interessato ad esplorare nuove alternative».
Chi
si porta nel cuore della Virtus?
«Ringrazio comunque Claudio e Fabio Sabatini per l'opportunità che mi hanno
dato. Poi certamente non posso dimenticare i senatori, come li chiamo io,
ovvero Roberto Rimondini, Gigi Terrieri, Romano Bertocchi e Giordano
Consolini. Queste quattro persone mi hanno dato sempre fiducia in due anni
di lavoro, loro incarnano il vero stile Virtus».
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