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Gianfranco Lombardi
nato a: Livorno
il: 20/03/41
altezza: -
ruolo: ala
numero di maglia: 6
Stagioni alla Virtus:
1958/59 - 1959/60 -
1960/61 - 1961/62 -
1962/63 - 1963/64 -
1964/65 - 1965/66 -
1966/67 - 1967/68 -
1968/69 - 1969/70
biografia su
wikipedia
IL MIO ALLENATORE
Giganti del Basket - n. 2 dicembre 1966
Che cosa pensa del suo allenatore?
Preparatissimo, sul piano tecnico e su quello
psicologico. Del resto non per niente Jaroslav Sip ha portato lo Slavia
Praga aad una finalissima di Coppa Europa, non più tardi di un anno fa.
C'è un particolare tecnico che il suo
allenatore le abbia insegnato o corretto, tale che possa servire da esempio?
Essendo arrivato da poco, il primo contatto di
Sip con la squadra èstato necessariamente tutto teso ad una ricerca di
amalgama, anche in considerazione dei mutamenti notevoli della formazione.
Per di più la Candy ha iniziato la stagione attraverso una serie di
vicissitudini contro le quali si è dovuto tutti lottare stringendo i denti.
Un allenamento a ranghi completi finora non l'abbiamo mai potuto fare. Non
c'è stato ancora tempo quindi per innovazioni tecniche, di grande portata.
Escludendo l'allenatore che ha attualmente,
con quale altro allenatore italiano le piacerebbe giocare? E perché?
Vittorio Tracuzzi. Allenatore che ho già avuto
nella prima parte della mia carriera. Mi piacerebbe tornare con lui per la
sua stupenda conocenza del basket. Poi Paratore. Forse nessuno risponderà a
questa domanda col nome di Nello Paratore, semplicemente perché a Paratore
nessuno ci pensa mai veramente: lui è troppo in alto, è l'allenatore della
Nazionale, non viene naturale di pensare a lui sullo stesso piano degli
altri tecnici italiani. Ora, per me fare un campionato con Paratore (tra
l'altro: Sip è proprio un tipo Paratore), è sempre stato un sogno,
un'esperienza interessantissima che vorrei davvero poter fare: ma un sogno
irrealizzabile, credo. Lo stesso discorso, più o meno,valer per Primo.
Sempre a parte quello che ha ora, quale degli
allenatori che ha avuto ricorda con maggior piacere, per qualsiasi motivo?
Ricordo naturalmente con immenso piacere il
mio primo allenatore, Otello Formigli, per la passione con cui dedica sé
stesso al basket, per la modestia e la bravura con cui di continuo produce
campioni nel suo vivaio di Livorno. Io vorrei, prima o poi, tornare da
Formigli a ringraziarlo, a giocare ancora con lui. E credo che tutti i
livernesi sparsi per le squadre di tutta Italia abbiano lo stesso desiderio.
Ha un'opinione in generale sugli allenatori
italiani?
Tutti gli allenatori italiani che ho
conosciuto a fondo, da Tracuzzi a Formigli, da Paratore ad Alesini, grandi
e... piccoli, insomma, ho avuto modo di trovarli molto bravi, capaci,
competenti.
Farebbe l'allenatore, anche al termine della
carriera?
Finché uno gioca non può, credo, pensare sul
serio di fare l'allenatore. Forse a me piacerebbe, comunque non ho idea, non
ci ho mai pensato.
LIVORNESE CON SANGUE YANKEE
di Gianfranco Civolani - Giganti del Basket -
n. 4 aprile 1967
Ecco qua l'antipatico. La maschera e il volto
vorrei aggiungere. Antipatico, come tu mi vuoi. Tremula mammola, piuttosto.
Un livornese che ha sangue yankee nelle vene. Si chiama McLombard, e un
giorno lo naturalizzarono italiano, e magari noi non l'abbiamo mai saputo.
Si chiama McLombard, è un califfo del basket, ma la sua psiche è un gambo.
Gambo di mammola, come vedremo. Ma intanto mi si dice: gran tizio, mostro
del basket, ma antipatico, antipatico da morire.
ANTIPATICO
Prendo lo spadone, buco il luogo comune, tolgo
la maschera al mio yankee fatto in casa, gli addolcisco i lineamenti e gli
parlo chiaro, gli dico che la musica è finita e che con me la recita è
rinviata.
- Io sto antipatico a molti, lo so. Però mi
domando il perché. Ho mai fatto del male a qualcuno io?
- Ti dovrebbero conoscere da vicino, su questo
non c'è dubbio.
- Dicono che sono un divo? Ma ti pare?
- Mi pare e non mi pare. Troppo spesso ti
atteggi...
- Ma allora tu non mi hai capito! Lo sai chi
vorrei essere io? Un giocatore come tutti gli altri, ecco quello che vorrei
essere. Uno dei dieci, lo giuro.
- Balle, grossissime balle. Tu vivi del tuo
personaggio.
- ... un personaggio che mi frega. Perché io
faccio la figura dell'antipatico e non lo sono proprio...
Lo ammetto. Il personaggio prigioniero delle
proprie dimensioni fasulle. Fatevelo amico, il Francone, entrategli nella
manica, e ci ritroverete il fanciullone, il marcantonio che a buon diritto
coltiva il suo mito, ma un marcantonio che ha un cuore, che ha basket nelle
vene, che ha voglia di stringere relazioni con il prossimo, che ha voglia di
frantumare le scorie che qualcuno ha frettolosamente attaccato al suo
personaggio. Antipatico? Ma dove? Se necessario, affrontatelo a muso duro,
fategli capire che non è aria di filodrammatica, patti chiari, amicizia
lunga. Avrete l'amico più caro, un amico campione oltretutto. Antipatico?
Niente affatto. Un simpatico che ha paura di darlo a vedere, che si prepara
le sue brave freudiane censure difensive per paura di denudarsi nell'intimo.
Ecco qua l'antipatico. Frequentatelo, smonterete pezzo per pezzo tutta una
certa vostra idea. Conoscere il campione per apprezzare l'uomo. Provateci.
TREMULA MAMMOLA
Il campione dalle ombre lunghe. Troppo lunga
quell'ombra per lasciarlo tranquillo. Lui ha deciso: "la storia della
mammola me la devi spiegare..."
- Hai fifa di tutto. Vedi nemici per ogni
dove. Ti manca la tranquillità di colui che è qualcosa più degli altri...
- Mi faccio i fatti miei...
- Non è vero. Soprattutto ti curi di quello
che pensano i compagni, la stampa, gli amici. Fregatene. Gioca con grinta e
basta. Piantala con le tue riserve mentali. Sari sempre discusso, è
fatale...
- Che mi discutano non mi interessa, è segno
che sono un personaggio. Semmai mi infastidisce che da Lombardi si pretenda
sempre la superprestazione. Sono un comune mortale anch'io, ti pare? E come
posso scendere in campo tranquillo quando so che sono obbligato a fare
grossissime cose, sempre...?
- Basta che qualcuno su un giornale parli di
te per mandarti in barca...
- Perché i giornalisti si sono sempre fatti
un'idea sbagliata su di me...
- Qualcuno vede giusto, te lo dico io...
- Ho capito, non mi sei più amico...
Ecco, lo sentite? Non mi sei più amico, devi
essermi amico, quello lì mi vuol male, ho l'impressione che anche tu mi
voglia male. Eccetera eccetera. Il colosso d'argilla, così lo ha definito
Peppino (tout court) un giorno. Ha bisogno di una spolverata alle ossa ogni
tanto, ha aggiunto ancora il Peppino.
Massì: spolveramogliele quelle ossa. Fiore per
fiore, trasformiamolo almeno in un baudelairiano fore del male, altro che
mammola. Un campione che alza la voce per paura di sentire il vuoto attorno
a sé. Mi sovviene di quel testo di Inge, "Il buio in cima alle scale". Né
mammola né treMula. Questo pretendiamo. Mo che vogliam bene al vero yankee
della Candy.
MC LOMBARD
Gradirei il copyright dell'americanizzazione.
Il fatto del "Mc" ha attaccato. Ora ci insistono tutti. Bene, il Mc Lombard
è una cosa grande, grandissima. Nato e sputato per il superbasket. Uomo
felice (moglie e prole), buon lavoratore (occupato nell'industria del
suocero), il Francone completa la sua vita con quell'imprescindibile pane e
companatico. Vita mondana, niente di niente. Sta in casa e legge. Legge
basket. Frequenta tutte le palestre della provincia. Studia il basket. Se
c'è una conferenza di basket, ci si tuffa. E prende la parola, e tiene
pallino con arte consumata. Ogni tanto dice che la vita può consentirgli di
piantarla col basket. Meriterebbe una botta in testa. Se smette col basket
possiamo preparare la salma. In campo gioca con quelle mille riserve mentali
in testa. Ma è mezza Candy, si abbia il coraggio di dirlo. Via il "Mc" e si
spegne il sole in casa Candy. L'antipatico, la mammola eccetera, ala Candy
se lo terranno ben stretto. Gli faranno un vitalizio. Se lo terranno proprio
perché ha sangue yankee nelle vene.
L'avrete capito che sono fortissimamente
Lombardiano. Lo sono perché lo sport non è solo pane e prosciutto impregnato
di sudore. Lo sport è anche espressione campionistica, credo. Poi magari
succede che Francone fa: "Se fai un pezzo per i Giganti, ti prego, parla
delle mie sospensioni, insomma di me giocatore. Lascia stare l'uomo. Tutti
vi fate delle idee sbagliate, e presumete di conoscermi. Insomma non fare
colore, va liscio d'accordo?".
E così il Mc Lombard si aggrappa
disperatamente alla sua mitologia. E trema. Ha paura, chissà perché, che
qualcuno un bel giorno voglia scuoiarla, quella gratuita mitologia. Al di
qua di quella, c'è il Lombardi vero, il baby di anni ventisei che troppo
spesso prova un "ciuff" al cuore.
CARTA D'IDENTITA'
Gianfranco Lombardi nasce a Livorno il 28
marzo 1941. A 10 anni nell'Oratorio Salesiano della sua città comincia a
giocare a basket e Don Breschi lo fa giocare nella Juvenilia. A 13 anni
Lombardi passa al Livorno e gioca nelle squadre minori sotto la guida di
Pinoschi.
A 14 anni il fanciullo prodigio esordisce in
Serie A. Esordice come pivot, ma nel '56 Paratore convince Franco (durante
un corso a Fermo) a trasformarsi in esterno per via della statura (metri uno
e novantacinque). Il fanciullo prodigio passa alla Virtus nel '58 (con
Tracuzzi) e fa quel giorno non ha più cambiato società).
L'esordio in Nazionale (Italia B-Francia B)
avviene a Pesaro nel '57. Dopo alcuni mesi Franco debutta anche nella
Nazionale maggiore (a Istanbul). Ed ecco il gran palmares di Lombardi: Quasi
100 maglie azzurre (mancano pochi gettoni). Partecipazione a 2 Olimpiadi, a
1 campionato del Mondo, a 3 campionati d'Europa. E infine Giochi del
Mediterraneo, Challenge Round eccetera.
2 volte primo nella classifica Marcatori.
Quasi tremila i punti segnati in campionato a tutt'oggi. Vinse per la prima
volta la classifica dei marcatori a 19 anni (!).
è capitano della Nazionale da
alcuni anni. Gioca sempre come esterno. Sa fare tutto, ma la sua specialità
è il jump-shot in corsa. La sua percentuale di realizzazione media in
campionato si aggira sul quarantacinque per cento (pregevolissima).
è
sposato con prole. Lavora con il suocero (ferramenta per mobili). Ha appena
compiuto i ventisei anni.
Ha vinto e stravinto, ha avuto tutto nello
sport. Avrà ancora tante cose belle negli anni che gli restano.
Non ha mai vinto uno scudetto.

LE OLIMPIADI: è DIFFICILE SCEGLIERNE DODICI
Giganti del Basket - n. 6 giugno 1968
Gianfranco Lombardi. "Dado" Lombardi è
cambiato. Credeteci, è cambiato. Oltre che essere uno dei più grandi
realizzatori del campionato italiano (e magari d'Europa). è stato sempre
considerato uno dei polemisti più accaniti, uno di quelli che - il sangue
toscano è una base fondamentale in queste cose - difficilmente sanno star
zitti e soprattutto astenersi dal criticare il prossimo. Le dure esperienze
alle quali è stato sottoposto a Bologna, subendo a volte anche critiche
ingiuste e che addossavano a lui la responsabilità dei ricorrenti insuccessi
(o meglio mancati successi) della Candy, sono state una grande scuola per
Dado. Oggi, non solo s'è messo a dar preziosi palloni ai compagni, magari
evitando il tiro ad ogni costo, non solo ha cominciato a giocare forte anche
in difesa oltre che in attacco ma è diventato anche uno dei più severi
"critici di sé stesso". Forse le due trasformazioni sono connesse; lo
abbiamo sentito, al termine di una partita persa fare spassionatamente
l'elogio degli avversari e dire che "non solo hanno giocato meglio, ma erano
senz'altro più bravi". Da un Lombardi così non si puà che sperare cose
grosse; anche un completo "inserimento" nella nuova Nazionale che Paratore
sta tentando di creare.
Nel 1959 arriva a Bologna un grosso
personaggio, un giocatore simbolo delle Vu
nere per lunghi anni, anni però sfortunati durante i quali lo scudetto
rimane sempre in Lombardia e la Virtus può
solamente guardare da lontano o da vicino, ma solo guardare. "Livornese di
nascita" racconta Enrico Campana sempre da 60 anni di campionato,
"Lombardi giura di essere stato virtussino
fino dalla nascita. Spesso andava col padre a Bologna per seguire la squadra
del cuore. Fu pagato 40 milioni, rivela. Quanto sarebbero oggi 40 milioni?
Forse mezzo miliardo ...". MOlti imputavano ed imputano al grande "cecchino"
livornese (in maglia Virtus segnò la
bellezza di 4868 punti), di aver soggiogato con la propria grande
personalità compagni e allenatori, così da avere in qualche modo frenato la
possibile ascesa, le possibili vittorie del suo club. "Balle, i campionati
li perdevano per una partita, massimo due, era una lotta gagliarda" è lo
stesso Lombardi a raccontare "è stato un caso". Un caso o no, fatto sta che
di scudetti Dado Lombardi non ne ha vinti. "è
il mio solo grande rammarico" continua "tante volte vicini alla conquista e
mai al traguardo. Perché? Allora si diceva: il complesso del Simmenthal. Una
sorta di paura paralizzante di fronte ai grandi avversari. Io non sono mai
stato d'accordo. Forse perché dei complessi non mi sono mai sentito
prigioniero. Io ho sempre sostenuto che il Simmenthal, quel Simmenthal, era
più forte di noi. Oh, non di molto, ma di quel tanto che bastava per
arrivarci davanti alla resa dei conti. Ma non era una questione psicologica,
era un rapporto di forze. Cedevamo dopo lotte gagliarde e testa a testa
esaltanti". E a match esaltanti Lombardi si abitua presto. Alla sua prima
stagione in maglia bianconera, viene scaraventato in campo con grande
coraggio, o se volete la solita incoscienza, da
Vittorio Tracuzzi: segna 23 punti sul campo dei campioni d'Italia del
Simmenthal. "Fra i Knick o i Boston e la Virtus,
avrei scelto la Virtus. Sempre." racconta
McLombard come spesso viene chiamato oer chiarire a tutti che
l'americano delle Vu nere era lui "Solo chi
gioca in quella squadra lo può capire. Il presidente dell'Ignis Tedeschi e
il presidente del Simmenthal Bogoncelli mi misero un assegno in tasca, ma
non ho mai rimpianto, nemmeno per un momento, di aver scelto la Virtus. Perché se vince la
Virtus è come quando vince la Juve: è la
gioia dell'Italia intera".
Tutti sanno che Lombardi si consacrò campione
di razza, fuoriclasse di livello mondiale alle Olimpiadi di Roma quando,
appena diciannovenne, venne inserito nel quintetto dei migliori assieme allo
slavo Korac e ai mostri americani tipo Jerry West, Jerry Lucas e Walt
Bellamy, in una delle formazioni più belle mai mandate in campo con la
maglia azzurra. Formazione che, non per niente, terminò per un soffio
al 4° posto, senza appoggi arbitrali, superata da USA, URSS e Brasile.
tratto da "Virtus
- cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

MCLOMBARD
E LA SUA LINGUA
di Gianfranco Civolani –
Superbasket –
22/12/1983
Affascinante come e quanto? Fascinoso,
turbinoso e rapinoso come una bella sciantosa, proprio così. Nasce come
Gianfranco Lombardi da Livorno, ma poi col tempo lo etichettiamo in mille
altri modi e gli rimane addosso il “Dado” e quelli come me lo ricordano come
il McLombard dei tempi fastosi e gloriosi, e magari io particolarmente lo
ricordo in questa maniera perché - scusate tanto -fui proprio io a
storpiargli il cognome all'americana. Il suo fascino sommamente indiscreto.
Sarà che a me piacevano da morire i giocatori che la imbucavano dentro…
cerchiamo di capirci, io avevo poco più di vent'anni, lui ne aveva appena
qualcuno di meno, ma come tirava e come imbucava… e nel frattempo mi
riempiva la testa di mille favole e nel frattempo Giomone (al secolo Augusto
Giorno) mi faceva notare che con egoistacci di quella tempra, gioco di
squadra zero virgola zero e nel frattempo a Bologna c'era il partitino dei
Giomofili e c'era il partitone dei Lombardofili e io, per la miseria, ero
veramente amico dell’uno e dell'altro e ammiravo massimamente la tecnica
difensiva di Giomone, ma ero magnetizzato dalle raffiche del Dadone,
raffiche in campo e fuori. Intendiamoci bene: non ero così fesso da non
capire che il Dadone tirava a prenderci per il naso tutti quanti e
figuriamoci le amene sceneggiate con i giornalisti più o meno suoi coetanei
e così trascorrevamo qualche mattinata raccontandogli io che tipo di
servizio giornalistico si poteva fare insieme e raccontandomi lui quei che
avrebbe fatto da grande, raccontandomi lui che avrebbe allenato magari la
mia squadra di femmine senza pretendere una lira perché - mi raccontava - si
vive di poesia o no? Mi ricordo quella sera a Lubiana, la Jugo di
Nikolic contro l'Italia di Paratore. Una bolgia infernale, una paga
memorabile, mi pare settanta a cinquanta per loro, era la Jugo di Giergia-Daneu-Korac-Rajkovic-Djuric,
non so se mi spiego. A fine match sto all'albergo dei nostri, Lombardone
tiene concioni nelle orecchie di Paratore e il prof mi fa: “Amico caro,
abbia pazienza, ma lei riesce a togliermi dai piedi questo eterno
rompicoglioni?”. Mille altri episodi potrei raccontare, mille altre robe da
capitan Fracassa o da rompiglione o da incantatore di serpenti. Quando
smetto di giocare faremo un libro insieme perché tu sei stato fra i
giornalisti il mio profeta, mi diceva il Mc. E stai certo che per la tua
squadra di donne non ci sarà bisogno di un coach, stai certo. Ma ne ha
raccontate non so più quante, mai un minuto è venuto in palestra per dare
un'occhiata alle mie baskettare e quando la figlia sua ha voluto provare a
tirare a canestro, bè, la figlia sua si è tesserata per un club concorrente
e naturalmente lui mi ha poi raccontato che la colpa era tutta di sua moglie
che - la poverina - non poteva sapere che lui e che io e che insomma
buonanotte e arrivederci. Impagabile Mc a Rieti, a Forlì, a Trieste e da
altre parti ancora. Impagabile Mc perché con la sua chiacchiera, con la sua
finta burbanza, con la sua maschera di cartapesta e con i berci che fa ai
ragazzini ha saputo tracciare solchi e gettare semi e non c'è dubbio che un
po’ qui e un po' là questo inimitabile istrione abbia fatto lievitare intere
piazze e adesso che anche a Reggio il Mc lascia il segno e adesso che
appunto a Reggio sognano orizzonti sconfinati di gloria, ecco che io mi
rallegro vivamente e sinceramente perché cosa mai sarebbe la vita senza un
minimo grano di follia? Ho sentito che forse scriverà un libro. Io non ci
credo, ma mi risulta che semmai lo scriverà con un altro collega, mi sembra
giusto. L'ho visto durante un'amichevole delle sue “Riunite”, l'ho sentito
riempire di urlacci metà squadra, ma non Brumatti e i due Usa, mi sembra
giusto anche questo. Mi ha confidato che la vita del coach sarà anche bella,
ma che sarebbe addirittura paradisiaca se una volta nella vita gli capitasse
di allenare a Bologna, Virtus o Fortitudo, ma qui a Bologna dove il Mc
probabilmente ha contato troppe favole per farsi prendere sul serio, oggi
che è coach vero, e molto più bravo di altri che stanno già nell'Olimpo
degli immortali. Fateci caso: Rieti, Trieste, Forlì, Reggio Emilia, fateci
caso. Aumentano i clienti al botteghino, si dilata l'immagine dell'azienda
sponsorizzatrice, si valorizza qualche giovane e si parla e si straparla di
tizio o di caio perché Dadone parla e straparla nel sonno. Per guarda com'è
la vita. Quando McLombard giocava, dicevano tutti: un tipo capace di pensare
solo per sé e incapace di ragionare di squadra. McLombard ha fatto il
capolavoro. Si guadagna da vivere pensando agli altri perché poi gli altri
facciano fare buona figura a lui, l'habla habla del canestro.

DADO LOMBARDI
Dan Peterson
Dado Lombardi. Sto
parlando proprio dei veri 'giganti' del basket. Ieri, Elio Pentassuglia,
oggi Gianfranco 'Dado' Lombardi. Quando Ettore Zuccheri, ex-compagno di Dado
alla Virtus Bologna, l'ha visto a Cortina nel 1975, dove eravamo per un
clinic, notando l'aumento di peso di Lombardi, disse: ''Dado, doppio blocco
laterale!'' Nessuno ha riso più del Dado. Poi, quando si parla di Lombardi,
dove si comincia? Primo realizzatore Italiano? Olimpiade a Roma a 19 anni?
Grande coach di club di diverse promozioni? Ha avuto un impatto sempre:
mentalità attaccante come giocatore; quella difensivistica come allenatore.
Alberto Petazzi racconta questo 1000 volte meglio di me. Petazzi è GM
a Trieste e cambia allenatore. Dentro Lombardi. Siamo nel 1977-78. Lombardi
fa discorso con la squadra. Sto sbagliando i numeri ma l'idea è questa.
Abbassando gli occhiali da sole per vedere tutti meglio, dice: ''Mi chiamo
Lombardi Gianfranco, detto Dado. Primo realizzatore Italiano tre volte.
Cento e rotte presenze in nazionale. Due Olimpiadi.
Ho fatto più viaggi a Mosca che ... Berlinguer!'' Petazzi giura ancora che è
stato il discorso più bello quanto allucinante di ogni tempo.
è una fotografia
del mitico Dado come coach e come personaggio unico.
DADO LOMBARDI
di Enrico Schiavina - tratto da "DERBY! Fortitudo-Virtus - Storia di
una rivalità senza fine
Gianfranco Lombardi, oggi "Dado" ma all'epoca
anche "McLombard" perché giocava come un americano, è stato un grandissimo
giocatore, è uno stimatissimo allenatore. In quarant'anni di basket si è
tolto ogni genere di soddisfazione, fuorché una: non ha mai allenato a
Bologna. Eppure, della Virtus Lombardi è stato giocatore-simbolo, negli anni
Sessanta (vincendo la classifica marcatori, ma mai lo scudetto), e nella
Fortitudo ha giocato due anni (vincendo 3 derby su 4, mentre in maglia
Virtus ne ha giocati 8, perdendone 5).
Chissà, forse ancor oggi sta continuando a
pagare quel salto del fosso, nell'estate del '70,acquistato per 25 milioni
da una Fortitudo Eldorado che aveva chiaramente intenzione di strappare alla
Virtus la sua bandiera, a qualsiasi costo. Mai completamente accettato da
una parte, visto come un traditore dall'altra, l'incolpevole Dadone si è
portato addosso questa macchia per una vita. E ricorda ancora benissimo di
quando sua moglie, tifosa Virtus, al suo ritorno a casa dopo un derby
giocato e vinto in maglia Fortitudo gli urlò inviperita: "Hai fatto tutti
quei canestri? Adesso ti fai anche da mangiare da solo!"

Dado infila un giovane Renzo
Bariviera
COACH SENZA SCUDETTO 'ADDIO GRANDI CLUB MI ACCONTENTO COSI'
...'
di
Walter Fuochi – La Repubblica – 23/08/1991
Giura di non contare più
le promozioni. Così ha smesso di aumentarle, dicono i colleghi che lo amano.
Sono tanti, e nessuno ci trovava mai i conti, nelle tavolate del
dopopartita: Lombardi sparava il numerone dei suoi trionfi e quando glieli
facevano elencare si finiva sempre cambiando discorso. "Ormai ho raggiunto
la pace dei sensi, ricordare i campionati vinti è come specchiarsi nella
propria vecchiaia. Ma sono proprio tanti". La pace dei sensi, dicono ancora
i cattivi, è una favola della serie la volpe e l'uva. Perché
a Lombardi, e alla sua carriera gremita di pugni levati al cielo, manca (e
gli fa male) solo una cosa: la squadra per puntare allo scudetto. Che forse
non verrà mai, per colpa di un'etichetta ormai indelebile: inadatto al
grande club. Così, pochi hanno vinto come lui, ma nessun salotto buono ha
mai invitato a sedere questo livornese 50enne, giunto alla ventesima
stagione in panchina, che anche da grande giocatore (a 19 anni nel quintetto
ideale delle Olimpiadi di Roma) non arrivò mai al titolo. Splendido solista
in canottiera, per quanto oggi, da coach, coltiva principi collettivizzati,
Lombardi non è una faccia nuova, ma una violenta riemersione: in due anni,
con Siena, dalla B all'A1. Una storia da sfogliare sul Panini, visto che
lui, e la sua pace dei sensi, neppure danno una mano. Dunque, le promozioni
sono 8. 4 dalla B: con Rieti, Pordenone, Verona e Siena. E 4 dall'A2 all'A1:
due a Trieste, poi Reggio Emilia e Siena. Ma ci sono anche due retrocessioni
(Trieste e Rimini) e un esonero (Forlì). Passi di una vita randagia, nove
città visitate con l'idea di non potervi mai rimanere troppo. "Lo so, io
spremo. Predico un gioco dispendioso mentalmente, fatto di sacrificio e
concentrazione. Li capisco, i giocatori, se dopo un po' si rompono le
scatole. Ma ho sempre avuto squadre che, giocando a campo aperto, finivano a
pezzi. Invece, ragionando un po', battevano squadroni. E poi anch'io ho
bisogno di cambiare". Tanti anni, tante panchine: lanci di nuove piazze o
restauro di gloriose. Sempre preceduto da una fama, spesso onorata, di
risultati garantiti, e premiato con ricchi contratti. Ma lontano, ogni
volta, dalla panchina dei sogni. "Fino a pochi anni fa è stato un cruccio,
ora no. Evidentemente nessuno crede che possa giocare per lo scudetto, ma
l'importante è lavorare. Sono un capitano di ventura, uno che fa
sgrezzamento. Poi vengono i
Messina, i Frates e gli Scariolo e raccolgono". Nessuno di questi è mai
subentrato a Lombardi in un posto dove aveva lavorato, ma si è ormai finiti
sul ciglio del fossato che separa allenatori di due generazioni, e questa
polemica gli piace. "Non ce l'ho con loro, anzi sono bravissimi. Ma ci sono
tecnici fortunati e altri meno fortunati. I primi fanno i risultati, i
secondi li mancano, ma non per questo hanno lavorato meno bene. La ruota
gira, questi ragazzi lo scopriranno, nel bene e nel male. Scariolo avrà
soddisfazioni a Desio, farcela lì è come vincere lo scudetto a Pesaro. Non
so se io, dai grandi club, ho avuto un ostracismo. E non so se sia colpa del
mio caratteraccio: ma io la chiamo personalità. Nel basket contano le nomee.
Se non ho quella giusta, non ci perdo il sonno. Mi diverto, ho fatto soldi,
mi sento un uomo completo. Una volta dissi che, per allenare
la Virtus,
la squadra che da giocatore avevo adorato, avrei pagato di tasca mia.
Messina se la
prese, ma non tema: era solo un atto d'amore, un ideale ultimo passo di
carriera. La notte alle Folies Bergeres di un uomo che ha avuto tutto".
Vecchi di qua, giovani di là, con storie così uguali da rasentare la moda.
Casalini, Sacco, Marcelletti, Isaac, Scariolo,
Messina,
Frates, lo stesso D'Antoni: tutti cresciuti in un giorno. Quasi che, non
solo a Lombardi, ma a un'intera generazione di 40-50enni con lunghi
curriculum e tanto marciapiede, il basket abbia lasciato da spartirsi solo
briciole. "è vero, questa
tendenza ci ha fregato, ma quelle società hanno scelto bene: i giovani hanno
vinto, dato gioco alle squadre, dimostrato personalità. Però molti sono
diventati vecchi precocemente, bruciati da questo gioco miliardario che
divora risultati. E un po' siamo ringiovaniti noi: non ci aspettiamo più il
paradiso, ci basta solo lavorare". "Se allenassi la Knorr, avrei sempre il
sospetto che abbia vinto
Richardson. A Siena si vede di più la mano del coach. L'importante è
farsi accettare dai giocatori, che possono darti il 10 o il 100 per 100,
dipende da quanto ti credono. Kukoc può vincere da solo una partita per la
Benetton, io non ho nessuno così e devo convincerli che vinceremo insieme,
ognuno contento del suo ruolo: anche quelli che non tirano mai, ma sanno che
le piccole cose, la disciplina, la tattica saranno decisive. Miliardi non ce
n'è, ma i soldi non fanno la grande squadra, così come non fanno la
felicità. Però danno una bella mano. In America, per cinque giorni, ho
seguito un giocatore fantastico: lo sognavo già tra i miei. Ma costava un
milione di dollari e faremo con quel che c'è. Per salvarci, si capisce: se
ci riusciremo, sarà come uno scudetto".
Virtus, fabbrica di sorprese il manager è Dado Lombardi
di Walter
Fuochi - La Repubblica - 18/06/2002
Imprevisto
e stupefacente, il colpo di scena di casa Virtus scuote la città bianconera
all’ora di pranzo. Sarà Dado Lombardi il nuovo direttore generale: ex
giocatore grandioso, ex allenatore di molti porti, pure ex telecronista, ora
che gli hanno offerto un nuovo lavoro, ha preso servizio ieri mattina all’Arcoveggio.
Alle 14 la notizia era sull’Ansa. Ufficiale. «La Virtus Pallacanestro
Bologna ha affidato l’incarico di direttore generale a Gianfranco Lombardi».
Da dentro, spiegano subito che ha grinta, sa di basket e vanta un grande
passato bianconero. Così è se vi pare. E anche se non vi pare. L’ennesimo
giorno più lungo della Virtus, di questo logorante anno infinito, va
raccontato per cronologie. Cronaca nuda, fatti separati dalle opinioni,
scegliete voi. Il senso dei fatti dovrà chiarirsi meglio, per commentare,
anche se oggi incombe il seguente due più due: arrivato Lombardi, scelto dal
presidente senza consultazioni, non potrà che andar via Messina. Treviso è lì che aspetta e anche se Madrigali ribadisce che l’allenatore la
Virtus ce l’ha, ed è l’amatissimo Ettore, qualcosa tocca. Muri di gomma,
sorrisi squadernati e dichiarazioni ufficiali non ce la fanno a dissipare
l’impressione di comunicazioni difficili. In fondo, ha voluto andarsene lui:
se questa sarà la frase che ascolteremo domani, non chiederemo una quota
esagerata. Dunque, ieri di buon mattino, Lombardi è all’Arcoveggio da
Madrigali.
Viene diffusa la notizia, nonché la biografia, carica di glorie. Livornese,
classe '41, Gianfranco Dado Lombardi giocò in Virtus dal ‘59 al ‘70. Fu due
volte capocannoniere della A. Pezzo grosso dell’Italia azzurra alle
Olimpiadi di Roma. Eccetera eccetera, tutto noto. Di pomeriggio, ha
appuntamento
Messina.
Del Dado ha saputo in mattinata, al telefono. Ne resta sorpreso: esordio
assoluto a parte, nel ruolo, se si fa un sondaggio a mondo basket, sulle
affinità elettive dei due futuri braccio e mente, s’incassano perplessità,
nell’ipotesi migliore. Il coach va in Cto e lì colloquiano distesamente in
tre: lui,
Madrigali
e Lombardi. Ken Grant,
l’agente di
Messina,
è in corridoio quando arrivano i cronisti. Intorno alle sei, Lombardi va da
loro,
Messina
esce senza far parola,
Madrigali si unisce al Dado coi cronisti. Quel che dice Lombardi è qui
sotto, che
Messina
non si fermi è solo un
indizio, infine
Madrigali
ripete, in sintesi, le
cose di giovedì, sul coach. E cose inedite, ovvio, su Lombardi. «Non ne ho
parlato con nessuno, è l’unico modo per non far correre le voci. Ho chiamato
Dado domenica, l’ho trovato entusiasta, lunedì mattina era qui. Virtussino
da una vita, persona deliziosa e capace. Era il mio giocatore preferito,
allora, e forse anche questo ha inciso. Il tifoso è tifoso. Magari oggi
tutti vorrebbero Danilovic manager.
Adesso Lombardi è un dirigente esordiente, ma questo non mi crea
perplessità. Ginobili,
Jaric, Smodis, io stesso: tutti esordienti,
l’anno scorso. Non ci sono uomini perfetti, neanche
Dado lo sarà, ma vogliamo fare una grande società e una grande squadra. E
abbiamo inserito una persona di peso, il cui peso non deve stare addosso a
nessuno, ma fornire soluzioni. Con
Messina.
Che tornerà mercoledì e riparleremo. Lui è il nostro allenatore, ha due
anni di contratto, anche se oggi non s’è parlato
d’estensione. Ancora non ci credete? Se volete lo firmo qui.
Messina
è l’allenatore della
Virtus». Basta la parola, per carità, ma i dubbi restano. Treviso è dietro
l’angolo, Brunamonti avrà anche posto
accanto a Lombardi (Madrigali
dixit), ma
a Roma ne avrà di più, Consolini è già un
candidato per il dopo. Ma solo fatti, oggi. Non opinioni. Quelle, a presto.

Dado in veste di GM nell'annata sfortunato con coach Tanjevic
Virtussino da una vita corono il mio sogno
di Walter
Fuochi - La Repubblica - 18/06/2002
Giacca e cravatta, alla
sua terza (o quarta) vita cestistica, dopo 14 anni da giocatore, 22 da
allenatore e qualche centinaio di partite commentata in tv, Dado Lombardi
parla da direttore generale della Virtus alle sei della sera, in Cto,
l’azienda del presidente. Una decina di cronisti, più o meno lo conosciamo
tutti da una vita. Le domande sono ovvie, si possono tralasciare per
comodità. Il succo è quanto segue. Le espressioni di gioia per un incarico
così prestigioso, e probabilmente inatteso per lo stesso Dado, sono
intuibili. «Corono il sogno della mia vita, da quando nel ‘58 venni a
giocare alla Virtus e prima, avevo 11 anni, ero pure venuto a vederla in
Sala Borsa, una volta, con mio padre. Ques’incarico chiude un’epoca. Per
allenare ero stanco, anche se avevo avuto due offerte, la Rai aveva un
progetto bellissimo, ma la Virtus è di più, soprattutto per me». «Ringrazio Madrigali, di cuore, sono strafelice di
essere nella squadra più importante d’Italia. Entro con umiltà, non farò
proclami, sono pronto a lavorare tantissimo e mi riconosco la grinta giusta.
Quando Porelli scelse
Messina come allenatore della prima squadra, ebbe un’intuizione
meravigliosa. Scoprì il miglior allenatore d’Italia. Spero che
Madrigali
possa dire di me, un
giorno: ho trovato un buon dirigente. Vero, non l’ho mai fatto, ma questo
non mi spaventa. Nessuno nasce laureato. Ho avuto una chance, vorrei esser
giudicato sui fatti e non sui pregiudizi. Datemi tempo, ma brucerò le
tappe». «Faremo una grande Virtus. In accordo con
Messina.
Guidata da
Messina.
Abbiamo già cominciato a parlare della squadra. Sì, una volta dissi che
avrei pagato per allenare la Virtus. Ora non più, perché non alleno più. E
in ogni caso stavolta prendo solidi. Contratto? Non lo dico. Aperto. Mi
auguro un lungo connubio, ho 61 anni, non sognavo più di allenare». «Chi
allenerà qui? Per me, Ettore Messina. Per
Madrigali
pure. Ne sono
contentissimo. è
il migliore, con lui faremo una squadra fortissima».
Si è dimesso Dado
Lombardi
virtus.it
- 11/12/2002
Gianfranco Lombardi ha
presentato in data odierna, per motivi familiari, le dimissioni dal ruolo di
direttore generale della Virtus Pallacanestro Bologna.
La società ha accettato le dimissioni dalle funzioni operative, ringrazia il
signor Lombardi per il lavoro svolto finora e lo invita a rimanere col suo
incarico di vice presidente all’interno del Consiglio di Amministrazione.
La funzione di direttore generale viene assunta, ad interim, dal dottor
Stefano Mazzoni, attuale amministratore delegato della Virtus Pallacanestro
Bologna.
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