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La difesa, da sempre uno dei
cardini di coach Lardo
Lino Lardo
nato a: Albenga (SV)
il: 16/07/1959
Stagioni alla Virtus: 2009/10
statistiche individuali
palmares individuale in Virtus:
LINO LARDO ALLA FUTURSHOW STATION
di Valentina Calzoni - bolognabasket.it - 25/06/2009
Le prime parole di Lino Lardo dopo la firma del biennale che lo legherà
alla V nera. “Sono emozionato, per me è un grande onore essere il
prossimo allenatore della Virtus, e non vedo l’ora di iniziare e di
trasmettere tutto il mio entusiasmo. Chi mi conosce sa come lavoro. Sono
stato chiamato quando ancora ero legato a Rieti, ma avevo un patto d’onore
con Papalia, per cui mi avrebbe liberato alla prima offerta importante, e
per questo ho accettato con gioia la proposta”.
Che idea di Virtus sta nascendo? “Arrivo in un club di grande
tradizione, ma io voglio avere la possibilità di lavorare su un progetto.
Ho un biennale, tempo non lunghissimo, ma che mi permetterà di dare una
impronta. Non è un momento facile, non c’è budget dichiarato, ma prima di
sapere che squadra faremo inizio a pensare al modo di trasmettere, in casa
Virtus, un entusiasmo che ora sembra non esserci. Comunque, qualcosa in
testa già ce l’ho”
Cosa hai provato in questi giorni di precarietà, con una società che ti
aveva contattato, e una nuova proprietà teorica che non ti voleva?
“Intanto, se qualcuno non mi vuole, peggio per lui… Un po’ di
preoccupazione c’è stata, a parte gli scherzi, ma io sono contento delle
prime parole di Sabatini, che era felice di avere le mie prestazioni, e
dopo ho mantenuto il mio ottimismo. Io spero di ripagare della fiducia che
mi è stata data, per mostrare che la scelta è giusta. Io ora sono qua,
ritengo di essere l’allenatore della Virtus, e voglio pensare a quello che
si potrà fare. Se capiteranno altre cose, vedremo”
Ora, più che motivare la squadra, servirà motivare il proprietario…
“Per ora sto sul filo. Ma motivare è una delle cose che mi riesce meglio,
vorrei contagiare tutti, ma non penso che il presidente sia scarico.
Magari c’è mancanza di entusiasmo, ma cercherò di trasmettere il mio
nell’immediato, e non farò fatica. Spero di lavorare al meglio, se ci
saranno problemi li risolveremo, e con l’entusiasmo si può fare bene in
qualsiasi situazione”.
In questo momento a che tipo di pallacanestro e di giocatori stai
pensando? “Adesso credo che sia difficile capire cosa sarà, perché
bisogna aspettare i prossimi giorni, le prossime settimane, e vedere che
budget avremo. Credo che la cosa fondamentale sia avere giocatori che
credono in quello che vogliamo fare e nel nostro progetto, senza
rincorrere le loro richieste: sembra banale ma è così. Voglio gente che si
metta al servizio della squadra, e chi mi conosce sa che con me in tanti
sono migliorati, grazie alla voglia di lavorare. Per questo fare nomi oggi
è difficile, non avendo idee di quanto potremo spendere, e non si possono
fare promesse. Ma l’impegno sarà il massimo, e cercheremo giocatori che
per questa maglia vogliano fare altrettanto”
Niente Europa: meglio giocare o allenarsi? “Partecipare ad una coppa è
sempre una bella esperienza, ma forse in questo momento della Virtus è più
semplice fare solo il campionato, allenarsi per rilanciare un progetto, e
questo farà bene a tutti. E’ un gioco di squadra, serve tanto lavoro
individuale e collettivo per crescere insieme”
Il resto dello staff tecnico? “Con Faraoni e Sabatini abbiamo parlato
anche di questo, siamo quasi al completo come staff tecnico e medico.
Servirà scegliere un assistente, vedremo nei prossimi giorni cosa fare. Ma
le persone che ci sono già, professionalmente e umanamente, vanno bene:
avrò contatti nei prossimi giorni, e vorrei soprattutto gente con la fame
per non fermarsi mai”
Uno come Vukcevic sembra certo di restare, dopo un rapporto non facile a
Milano.. “Forse si è detto qualcosa di diverso dalla verità. Io l’ho
apprezzato per una parte di stagione, e mi è dispiaciuto chiudere il
rapporto, peraltro poco prima che anche io andassi via. Nel roster c’era
poco spazio, ha avuto questa offerta da Bologna, e quando andò via mi
complimentai con lui, sia come uomo che come allenatore. Vedere sul campo
gente così corretta è difficile, e sarò contento e felice di averlo in
squadra, perché sarà un nostro punto di partenza”
Dove vuoi arrivare? “Io pretendo molto da me stesso e dal mio lavoro,
sono un agonista, e per questo vorrei arrivare il più in alto possibile
con i passi giusti. Ci si aspetterà molto da me, e per ora non ci sono
comunque obiettivi precisi, in attesa di schiarite societarie. Ma intanto
serve creare un gruppo vincente attraverso il lavoro quotidiano, con
serietà da parte di tutti, mettendo il talento di tutti al servizio della
squadra. Io sono uno che prima di mollare le prova tutte, con tempi e modi
giusti: serve prima di tutto fare una squadra con cui i tifosi si possano
identificare, che dia il massimo ogni giorno, lavorando forte durante la
settimana per poi fare bene in partita. Questo è il metodo, tanto lavoro
ma anche la serenità di chi sa di aver fatto sempre il possibile”
Anni fa c’era già stato un abboccamento con la Virtus. Ora arrivi con un
proprietario “mangia allenatori”, o con una proprietà che non ti vuole..
“Da persone mature, intelligenti e oneste, è normale che ci possano
essere anche rifiuti, come capitò a me anni fa, con molta difficoltà. E,
all’epoca, scelsi Milano. Se dopo tanto tempo mi ha rivoluto,
moltiplicherò i miei sforzi per ripagarlo della stima e della fiducia.
Viviamo in un mondo in cui ci si deve aspettare di tutto, non si può
piacere a tutti, ma io spero di aver dimostrato con il mio lavoro di
essere uno che ha sempre dato il massimo. Ora sono felice, non solo perché
sono in una grande società, ma perché vorrei crescere, in un ambiente che
dovrà provare a dare i migliori risultati possibili. Se poi arrivasse una
nuova proprietà che mi scarta, beh, peggio per loro…”
Tempi per costruire la squadra? “Sono abituato a lavorare in tutte le
condizioni possibili… Se riuscissimo ad agire il prima possibile sarà
meglio, ma non ho date precise. Per creare un gruppo vincente ci vuole un
po’ di tempo, e anche per allestire una squadra. Ma non metterò
mai le mie esigenze davanti a quelle della società, per cui se non sarà
adesso sarà più tardi”
Dopo una stagione complessa come quella di Rieti, cosa ti porti dietro?
“Sono molto cresciuto dal punto di vista umano, malgrado i tanti problemi
societari, ma credo che in questo momento si dovrebbe evitare che una
società arrivi a questo punto. Lo dico con il massimo affetto, sperando
che Rieti si possa iscrivere, ma una stagione simile è difficilmente
ripetibile. Poi, ho visto che in un mondo dove si parla di giocatori
mercenari e senz’anima, io ho lavorato con gente che aveva valori umani e
sportivi forti. Stimolati dal mio staff hanno lavorato per ottenere un
risultato impensabile: è una cosa bella, che mostra come non sempre le
cose vanno dietro al denaro”
Tu sei un allenatore tecnicamente diverso dagli altri, fai tanta zona, e
proprio contro la Virtus lo hai dimostrato… “Il mio bagaglio è questo.
A me piace, parlando con i procuratori, chiedere giocatori che non siano
solo statistiche, ma anche intelligenza e capacità di adattarsi.
Inizialmente non parto con molti tatticismi, cerco più che altro di capire
che materiale ho in mano, e di capire quali siano le debolezze degli
avversari. La zona è un momento del gioco, e se gli altri non riescono ad
attaccarla, perché non dovrei usarla? Magari, da ex play, vedo le cose
diversamente da altri. Però io vorrei anche attacco, non il solito pick
and roll ma coinvolgimento di tutti”
Cosa ti aspetti dal pubblico? “Bisogna rispettare la competenza del
pubblico di Bologna, quello della Virtus ha visto fior di giocatori e
allenatori. Non lo temo, cercherò di capire quali saranno le strade
migliori, mi metterò in discussione, cercando di crescere e di avere
giocatori che lo vogliano dimostrare sul campo. Ci sarà tanto rispetto,
sapendo le esigenze dei tifosi, ricordando che questa non sarà la Virtus
di anni fa, ma ha tanta voglia di fare bene”
Un quintetto di Lardo, come è? “Le mie squadre hanno cinque giocatori
che devono sentirsi partecipi del gioco, sapendo sempre cosa fare, senza
però essere robot. Serve sì il sistema di gioco, ma anche il talento di
capire cosa fare in ogni momento: piuttosto, che tutti remino nella stessa
direzione, con un allenatore in campo che può essere realizzatore ma
soprattutto regista. Poi voglio giocatori duttili, che sappiano fare tante
cose e che vogliano migliorarsi. Io cerco di sfruttare ogni parte del
campo, cercando di avere in ogni ruolo determinate caratteristiche e
adattabilità agli avversari”.
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