Botta e risposta a
Basket City. Dopo il colpo di Zoran Savic, che
giovedì pomeriggio ha portato il brasiliano Marcelo Huertas alla corte di
Gilberto Sacrati, nella notte successiva la Virtus ha messo sotto contratto
Keith Langford, guardia americana alta 1.93m, 25
anni, la scorsa stagione a Biella. L'accordo con Langford, annuale sulla
base di oltre 400.000 dollari, era nell'aria da qualche giorno, è stato
ratificato all'alba di ieri, con reciproca soddisfazione, dopo che coach Pasquali ha convinto Keith a non andare al "veteran
camp" di Detroit a tentare l'ultima carta per giocare coi professionisti
americani. La Virtus in tal modo si è assicurata una guardia dalle discrete
doti fisiche e realizzative. In sostanza Langford è giocatore piuttosto
quadrato, che in curriculum ha un paio di partite a dicembre con i San
Antonio Spurs e quasi 20 punti di media nel 2006/07
in LegaDue a Soresina. Da derby il suo esordio con Biella: fu al PalaDozza
il 9 marzo, contribuendo con 20 punti alla vittoria dei piemontesi, in casa
della Fortitudo.Rimane così il nodo del playmaker
titolare, dopo il saluto di Bynum, approdato ai Detroit Pistons, mentre ieri
notte scadeva l'opzione di Sharron Ford per uscire
dal contratto con la Virtus, sempre con eventuale destinazione NBA, ma di
acquirenti non se n' erano presentati fino a sera.
(...)
LA PRESENTAZIONE DI KEITH LANGFORD
bolognabasket.it
- 14/08/2008
Nell’ambito delle presentazioni dei giocatori
Virtus, questa volta il sipario si apre sulla prima volta di Keith Langford.
“Voglio intanto salutare tutti i tifosi; sono molto eccitato per questa
opportunità, e ringrazio dell’offerta perché la Virtus è un team
prestigioso, e il mio entusiasmo per iniziare questa avventura è tale che
non vedo l’ora di iniziare gli allenamenti, e di conoscere i miei compagni” è un altro passo in
avanti nella tua carriera, come ti senti? “è
tempo di giocarmi le mie carte e di affrontare la sfida; penso di essere
pronto, perché ho avuto esperienze in Legadue, in media serie A, in D-League,
un po’ di NBA, e ora è il momento di verificarmi a questo livello, ma credo
di poter dire la mia”
Hai già parlato con il coach? Cosa ti farà fare? “Ci siamo sentiti a Las
Vegas, quando eravamo tutti convinti che il play sarebbe stato Will Bynum.
Ma già mi aveva detto che, in caso lui fosse rimasto in NBA, io avrei avuto
anche spazio in regia. Questa cosa mi aveva fatto piacere, e aveva favorito
l’accordo tra me e la Virtus; poi ora aspetto solo di parlare con
l’allenatore, dato che sono arrivato solo ieri, per vedere che tipo di
aspettative avrà su di me”.
Perché non sei riuscito a restare in NBA? “Io penso di aver giocato bene,
quando ho avuto spazio a San Antonio, ma ci sono state varie combinazioni:
per rendere al meglio dovrei avere contratti lunghi, in modo da dimostrare
le mie qualità a chi mi concede fiducia. Loro avevano programmi ambiziosi,
puntavano ad un gruppo di esperti, e hanno fatto le loro scelte. Ho
accettato la cosa serenamente, ma ora sono contento di essere qui, e
cercherò di fare di tutto, dedicando tutta la mia concentrazione, per fare
risultati con la Virtus”.
La tua migliore caratteristica è battere l’uomo, è quello che ti verrà
chiesto? “Io ritengo di poter fare un po’ di tutto: difendo con energia
su tre posizioni, penso di poter tirare meglio di quanto non si pensi, ma
non avrò problemi a mettermi a disposizione dell’allenatore per fare ciò che
sarà meglio per il bene della squadra”.
Puoi anche prendere rimbalzi, più di quanto non ci si aspetti da un esterno.
“è qualcosa che
mi è stato insegnato al college, perché i rimbalzi sono questione di voglia,
non tanto di stazza o di fisico. Io cerco di contribuire in ogni parte del
gioco, per cui vado volentieri a rimbalzo sia in attacco che in difesa, per
dare vantaggio alla mia squadra”.
Sei sorpreso di avere Boykins come compagno?
“Io non so se partirò in quintetto, intanto. Però sono contento di lui, sono
contento di avere compagni buoni e che questo sia un gruppo di ragazzi con
le idee chiare che vogliono lavorare duramente per ottenere risultati.
Tecnicamente abbiamo un certo valore, ora dovremo provare a conquistare una
buona intesa, e la migliore chimica possibile”.
Qualche minuto da regista lo potrai affrontare? “Io mi metterò a
disposizione del coach, ma molto dipenderà anche da quante volte dovrò
cambiare posizione in campo, perché un conto è farlo per tutta la partita,
un conto è farlo a tratti. Conto sulla collaborazione dei compagni, vedremo
di valutare anche queste cose una volta che inizieremo ad allenarci”.
Lo scorso anno hai esordito in serie A battendo la Fortitudo. “In tutte
le partite lotterò per vincere, questo lo dico ai tifosi, e combatterò alla
morte cercando di crescere nel mio gioco senza mai risparmiarmi. Contro la
Fortitudo l’anno scorso andò bene, speriamo di replicare nella prossima
stagione”.
Domenica pomeriggio ci sarà la presentazione ufficiale della squadra ai
tifosi: appuntamento al Cierrebi a partire dalle ore 18.
Langford in entrata mancina
nel derby d'andata
Langford, mai provocarlo si
scatena e travolge tutti di Claudio Limardi - Corriere dello
Sport/Stadio - 09/12/2008
«Don't mess with me» dice Keith Langford. Non provocatemi, lasciatemi stare,
la libera interpretazione della frase che da sola fotografa l'ultima
settimana della guardia della Virtus. A Roma, Sani Becirovic l'aveva mandato
negli spogliatoi all'intervallo furibondo. C'era stato uno scambio di
battute pesanti e il ragazzo allevato all'università del Kansas da Roy
Williams, oggi l'allenatore numero uno nei college americani, combattuto tra
il desiderio di decapitare o semplicemente cancellarlo dal campo, aveva
fortunatamente optato per la seconda opzione. Annullato Becirovic, era stato
decisivo nella vittoria della Virtus. Ieri al derby, DJ Strawberry ha avuto
la malaugurata idea di far notare a Langford un paio di giocate di livello
superiore. Keith non l'ha presa bene e dopo un primo tempo silenzioso, è
esploso con 18 punti nel secondo, incluse quattro triple che gli hanno
permesso di prendersi una rivincita anche verbale sul giovane avversario.
Strawberry ha giocato bene, nonostante un problema fisico all'intervallo, ma
Langford è riuscito a prevalere. «Don't mess with me». Provocarlo, dunque, è
un suicidio. Ora, dopo Becirovic, ne è cosciente anche Strawberry. La nuova
sfida di Matteo Boniciolli? Convincerlo, oltre che di essere un
grande-tiratore da tre (dopo ieri è al 44%, 7/11 nelle ultime tre partite),
di poter difendere in modo così spietato anche contro un attaccante
simpatico o che non l'abbia provocato prima. «Lo farà, lo farà - diceva ieri
Boniciolli abbandonando la Futurshow Station e dopo una gradita telefonata
di complimenti di Ettore Messina - si tratta solo di parlargli. Farò con lui
come l'uomo che sussurrava ai cavalli». Langford è il simbolo di quanto
Boniciolli sia riuscito a fare in queste poche settimane. Al suo debutto,
l'aveva lasciato in campo solo 13 minuti e in tutto il secondo tempo della
gara con Rieti aveva guardato la partita dalla panchina. Al martedì, ripresa
degli allenamenti, dicono che Langford si sia presentato il palestra con il
sorriso stampato sul volto. Non si era offeso, non si era depresso. Ha solo
provato a recuperare spazio. A Cantù ha vinto il ballottaggio con Blizzard
mettendo la museruola a Jason Rich e segnando 17 punti. Poi lo show
difensivo di Roma e un derby da 20 punti. Con la Fortitudo ha un fatto
personale: l'anno scorso, giocava a Biella, esordì contro l'Aquila al
Paladozza, gli fece 21 punti e si portò via la vittoria. Ieri, 7/11 dal
campo 20 punti. Ha anche allungato la striscia di tiri liberi a segno a otto
e adesso è salito in doppia cifra nella media punti stagionale. La Virtus e
il campionato hanno trovato una stella. Sui due lati.
Langford, dalla sconfitta nasce una stella
di Daniele Labanti - Corriere di Bologna
- 24/02/09
Dirompente nell'impatto con la Final Eight, ma già nei mesi precedenti,
Keith Langford nella quattro giorni ha fatto venire a tutti il sospetto che
il più forte di questa Virtus sia proprio lui. Atletico, solido, tiratore
dal rilascio facile e più continuo di quel che sembrava all'inizio,
attaccante di razza, miglior difensore della squadra, terzo rimbalzista.
Appena arrivato, Matteo Boniciolli gli ha detto di tirare con fiducia e l'ha
paragonato senza irriverenze a Manu Ginobili. Adesso c'è la netta sensazione
che una stella stia nascendo. «Ma non fate raffronti, Manu è un giocatore
incredibile con cui ho giocato assieme in estate agli Spurs. Io qui non ho
ancora fatto nemmeno la metà di quel che ha fatto lui: spero che Sabatini
voglia tenermi, perché solo così potrò tentare di ripercorrere la carriera
di Ginobili. Fatemi restare a Bologna a lungo, ci divertiremo insieme». Lui
la finale di Coppitalia l'ha vinta, stracciando proprio Siena, lei c'è
andato solo vicino. Cosa manca? «Ci è mancato un canestro... Ma la prossima
volta andrà meglio. È tutto molto diverso rispetto a gennaio, quando ci
rifilarono 30 punti. Dopo la finale di domenica, tutti sanno chi siamo.
Adesso Siena sa che nulla sarà facile, entrambe miglioreremo da qui alla
fine ma abbiamo fiducia di poter competere. È tra marzo e maggio che una
squadra deve toccare il suo top». Insomma, qualcosa è cambiato? «Questo
gruppo è sempre stato forte, aveva bisogno di tempo per formarsi. Spendere
tanto non significa avere una squadra collaudata, per ottenerla occorre che
i giocatori sbaglino, che si conoscano, che attraversino delle crisi. Noi
l'abbiamo fatto, siamo venuti fuori da dicembre e dai problemi, verremo
fuori più forti anche da questa beffa». Ripercorriamo gli ultimi secondi:
palla pesante, contatti, il tiro che non parte... «Ci sta. Sapevamo che non
avrebbero fischiato perché gli arbitri tendono a lasciare che siano i
giocatori a decidere la partita. Impareremo anche da questo. È difficile
oggi, ma bisogna andare oltre. Non meritavamo di perdere e non dobbiamo
avere rimpianti, il sole sorgerà di nuovo. Uscire sconfitti di uno succede,
è parte del gioco che a volte si odia e altre si ama proprio per questo. Ma
la Virtus domenica ha fatto una grande cosa, non si cancella». Langford-Sato,
Langford-McIntyre, Langford-Domercant: c'era sempre lei sulla strada degli
imbattibili. È pronto per il prossimo salto di qualità? «Il mio rispetto per
Siena e per la carriera dei loro giocatori non manca. Ma vorrei dire che noi
possiamo sfidarli. Loro respirano ossigeno, come noi. Hanno due gambe e due
braccia, come noi. Certo, sono bravi. La Virtus però non è inferiore». Per
la prima volta s'è anche visto qualcosa di nuovo che
gli andava contro: atleti, tiratori, novità tattiche. «Con Boniciolli ho
trovato il miglior allenatore della mia carriera. Non è solo questione
dell'entusiasmo che mette, viviamo tutti partecipi del lavoro che fa. Porta
sempre una novità, qualcosa di fresco. Avevamo preparato delle sorprese per
la Final Eight, l'allenamento è un momento importante per una squadra e lui
tiene la concentrazione alta». Ma lei ci vuole
restare qui, a fare la stella in Europa? «Io adoro Bologna. Solo giocando
qui si può capire la passione dei tifosi e il trasporto che c'è in partita.
Ha ragione Boykins quando dice che in America si giocano tante partite quasi
prive di valore. L'adrenalina che ti da un match in Europa è tutta un'altra
cosa».
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Langford, l'mvp: «Se divento Ginobili lo devo a Boniciolli»
di Luca Aquino - Corriere di Bologna -24/03/09
Quando Matteo Boniciolli, un paio di mesi fa, ai
tempi delle prime grandi prestazioni di Keith Langford azzardò un paragone
con Manu Ginobili furono molti a pensare a un'iperbole troppo forzata
archiviandola con un sorriso più che scettico. Oggi si ride molto meno.
Chiaramente l'argentino di Bahia Bianca può mettere sul piatto scudetto,
Eurolega, due Coppe Italia e titoli di Mvp, ma le giocate del prodotto di
Kansas non possono non richiamare alla mente quelle del numero 6 del Grande
Slam del 2001, il suo primo anno in Virtus, quello dell'esplosione. Le
penetrazioni a sinistra galleggiando in aria e concludendo controtempo,
quelle triple in arresto e tiro con caricamento che sembra troppo lento ma
che inesorabilmente trovano il bersaglio, le stoppate in aiuto a centro area
che non dovrebbero essere nel Dna di una guardia.«L'unica cosa che ci rende
simili è che siamo entrambi mancini - dice Keith con
modestia - Lui è un grandissimo giocatore e al
momento non siamo paragonabili. Manu ha già raggiunto un livello di
eccellenza al quale anche io ambisco, ma ho ancora parecchia strada da fare.
Di uguale c'è che lui in passato e io oggi rappresentiamo la Virtus e
vogliamo portarla in alto più possibile».D'accordo
la sua moderazione, ma al momento si sono accorti tutti che sta giocando
come uno dei migliori giocatori del campionato...«La
mia mentalità è prendere una partita alla volta, in questo momento mi sto
divertendo tantissimo e mi godo la situazione. Devo essere paziente in
campo,leggere la partita, l'aiuto dei nostri
veterani è fondamentale e ammetto che adoro giocare per questo allenatore».A proposito, cosa è cambiato in questi quattro mesi, dalla prima
partita allenata da Boniciolli contro Rieti con lei a guardare tutto il
secondo tempo dalla panchina e oggi giocatore cardine della Virtus?«Dopo quella gara mi disse che non era possibile che lui avesse più
fiducia di me nelle mie possibilità. Fu una chiacchierata positiva, toccò i
tasti giusti e da quel giorno assimilo tutto quello che mi dice. In carriera
non ho mai avuto un allenatore che avesse così tanta fiducia in me».Contro Roma ha messo il marchio al successo della squadra con 13
punti decisivi negli ultimi 11 minuti. Si sente leader?«No, è solo uno splendido momento: la mia famiglia mi ha raggiunto a
Bologna, la Virtus ha vinto, Kansas ha vinto e giocherà le Sweet Sixteen del
torneo Ncaa. Tutto va a meraviglia».Il 3-0 negli
scontri diretti dice che voi siete più forti di Roma e quindi l'antagonista
principale di Siena?«Abbiamo giocato una gara molto
intelligente, abbiamo spinto quando era possibile altrimenti abbiamo
ragionato. Era difficile preparare questa gara, ma il coaching staff ha
fatto un ottimo lavoro. Ora dobbiamo vincere sempre per mantenere il secondo
posto e provare a sfidare Siena. Loro sono insieme da tre anni e questo fa
la differenza, ci manca esperienza ma credo che potremo colmare il gap ed
essere competitivi anche contro di loro».La sua
debolezza si diceva fosse il tiro da tre. Contro Roma ha fatto 4/4 e in
stagione ha il 43%. Sta diventando un tiratore?
«Merito di coach Zorzi che lavora con me quotidianamente per migliorare la
mia esecuzione. Il mio primo istinto è sempre stato quello di andare verso
il ferro, ora sto variando il mio gioco».Domenica
c'è il derby...«Lo so, l'anno scorso la mia prima
gara con Biella fu proprio al PalaDozza, giocai bene e vincemmo. Voglio
ripetermi».Le hanno raccontato che tipo di atmosfera
vi attende?«Non ho voluto sapere niente, me lo
voglio gustare domenica mattina vivendola sul momento. Immagino che
l'ambiente sarà carico, probabilmente non ho mai giocato in un clima del
genere».
Sabatini:«Non ci i soldi, Langford
non può restare»
di Luca Aquino - Corriere di Bologna -
27/05/2009
Saranno almeno 300, forse di più, i tifosi bianconeri che questa sera
saliranno a Treviso al fianco della squadra per farle sentire un po' di aria
di casa in un palasport cheultimamente
ha regalato solo delusioni. Polverizzati nella mattinata di ieri i 150
biglietti che Claudio Sabatini aveva messo a disposizione gratuitamente per
gli abbonati, la società ne ha chiesti altri alla Benetton che ha così
concesso ai supporter bolognesi un intero settore del Palaverde. Almeno un
paio i pullman, ma tantisono i tifosi che si
muoveranno con le auto private per questo mini-esodo. «Muovere così tanta
gente in un giorno feriale è un bel segnale - ha
detto Sabatini - Siamo contenti che chi ha creduto in questa squadra facendo
l'abbonamento per i playoff si senta ripagato e continui a darci fiducia.
L'altra sera a palazzo c'era un tifovisto raramente,
anche se sono solo 1500 quelli che ci hanno seguito». Non basteranno, però,
per trattenere Keith Langford. Il patron ribadisce che l'americano non
resterà. «Siccome la matematica non è un'opinione e i soldi non escono dai
rubinetti, Keith non potrà rimanere. Per noi l'incasso dagli abbonamenti è
fondamentale, quel denaro ci manca e così dovremo agire di conseguenza. In
caso di Eurolega? Non cambia niente, anzi Treviso da questo punto di vista
da più garanzie di noi, che dipendiamo troppo dagli incassi di botteghino».
Keith nel suo tipo modo di esultare
E Langford tradisce la Virtus
Quale eterno amore: alla prima offerta, il giocatore fa le valigie e al
Khimky
di Massimo Selleri - Il Resto del Carlino -
11/06/2009
Sfruttando una clausola del suo nuovo contratto, ai russi del Khimky, dove
allena Sergio Scariole, è bastato versare 400mila dollari nelle casse del
club bianco-nero per ingaggiare il giocatore che percepirà complessivamente
2.600.000 dollari nei prossimi 2 anni.Una trattativa
velocissima quanto imprevista, dato che Langford aveva dichiarato amore
eterno per le Due Torri e la V nera si era mossa per accontentarlo.«Sono dispiaciuto - spiega il patron
bianconero Claudio Sabatini - sia perché non ne
sapevo nulla e la trattativa l'ho imparata dai giornali sia perché se dovevo
andare a soldi, allora avrei potuto assecondare le due offerte italiane che
per il suo buyout mi offrivano molto di più».In
effetti se la Virtus avesse detto sì a Siena allora avrebbe guadagnato una
cifra che è circa il doppio rispetto a quella percepita dal Khimkv.«Non l'ho fatto perché affrontarlo da avversario nel campionato
italiano sarebbe stato un qualcosa di poco simpatico. Se fosse rimasto con
noi, nei prossimi 2 anni avrebbe percepito 1.800.000 dollari senza contare i
premi e che con le tasse da pagare alla Virtus sarebbe costato 2.600.000
dollari. Quando loabbiamo rinnovato, l'idea era
quella di affiancarlo a un play statunitense (Collins, ndr), a un'ala
piccola e a un quattro di valore, più Nesterovic che ha un passaporto
europeo. Non sarebbe stata una brutta squadra, ma la società è stata
bocciata dagli stessi abbonati e ora le cose sono cambiate».Una situazione che, pare, abbia messo in crisi
lo stesso Langford, pur non essendo un novizio del nostro campionato, non ha
digerito prima la mancanza dei tifosi e poi le successive mosse della
società.«Una cosa che non ha capito è perché gli
spalti fossero mezzi vuoti durante i nostri playoff. Assenze che non si
possono spiegare solo con la crisi economica, per accattivarci i tifosi
potevamo sbandierareil suo rinnovo ma poi lo
spogliatoio sarebbe stato ingestibile. Noi siamo quelli del fare e non
quelli del dire. Il nostro pubblico non l'ha capito e ora io
ne traggo le conseguenze". L'uscita di Langford si aggiunge a quella di
Giovannoni, mentre in entrata non c'è nessuno. "Il nostro nuovo general
manager Massimo Faraoni, per il momento ha il compito di trattare le uscite:
abbiamo diverse offerte che stiamo valutando. Le eventuali entrate le
tratteremo una volta terminata la campagna abbonamenti".
LA VERITÀ DI LANGFORD: «DATO TUTTO, VOLEVO RESTARE»
di Stefano Brienza - Il Bologna - 15/06/2009
Business is business, ma a che prezzo? Keith Langford dal suo blog racconta
la propria versione dei fatti, quella che va oltre a procuratori e gm,
quella che parla di un ragazzo che poteva e voleva rimanere a Bologna ma è
stato praticamente costretto a scegliere un'altra destinazione: con più
soldi, con l'Eurolega, con Scariolo, insomma non
pizza e fichi, ma il texano sarebbe stato più felice a Bologna. «Ho dato il
110% per la Virtus ed ero convinto di rimanere,c'ho
messo cuore e lealtà, accettando meno soldi di quanto mi offrivano altri in
Italia (Siena ndr). Ma dall'ambiente avevo capito che non sarei rimasto, e
questo non è bello né per me né
per il pubblico». Il bassissimo buyout per l'Europa, infatti, sapeva di
assist per le potenze continentali come lo stesso Khimki. «Le cose sarebbero
potute, anzi dovute, andare diversamente», scrive. È evidenteche 400.000 euro sono spiccioli per un giocatore così. È evidente che
l'MVP dell'Eurochallenge era destinato a partire per fare moneta (poca
rispetto aquanto si poteva ambire). Ed è quindi
evidente che la situazione economica di Sabatini non sia più quella di
dodici mesi fa.Cè di mezzo
anche l'agente del giocatore (che ha comunque svolto un lavoro
eccellente dalla sua ottica), ma soprattutto la poca chiarezza che si è
fatta con KL, che quando è ripartito per gli USA a fine stagione non ha
neanche ricevuto i saluti da ultimo giorno di scuola, dice, mentre
dall'altra parte lo accusano della stessa cosa, e ha capito ben poco del suo
futuro fino al nero su bianco con i russi. Difficile però parlare di
mercenari quando la conclusione dei brevi messaggi telematici è «Forza
Virtus». Ora si deve guardare avanti, ma sembra che il patron non voglia
parlare di innesti fino al completamento del lavoro in uscita e al lancio
della campagna abbonamenti.