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Keith Langford lascia sul posto Henry Domercant

 

Keith Langford

nato a: Texas (USA)

il: 24/08/1983

altezza: 193

ruolo: guardia

numero di maglia: 15

 

Stagioni alla Virtus: 2008/09

 

palmares individuale in Virtus: 1 Eurochallenge

 

statistiche individuali

 

 

Langford, americano da derby, in bianconero

Botta e risposta a Basket City. Dopo il colpo di Zoran Savic, che giovedì pomeriggio ha portato il brasiliano Marcelo Huertas alla corte di Gilberto Sacrati, nella notte successiva la Virtus ha messo sotto contratto Keith Langford, guardia americana alta 1.93 m, 25 anni, la scorsa stagione a Biella. L'accordo con Langford, annuale sulla base di oltre 400.000 dollari, era nell'aria da qualche giorno, è stato ratificato all'alba di ieri, con reciproca soddisfazione, dopo che coach Pasquali ha convinto Keith a non andare al "veteran camp" di Detroit a tentare l'ultima carta per giocare coi professionisti americani. La Virtus in tal modo si è assicurata una guardia dalle discrete doti fisiche e realizzative. In sostanza Langford è giocatore piuttosto quadrato, che in curriculum ha un paio di partite a dicembre con i San Antonio Spurs e quasi 20 punti di media nel 2006/07 in LegaDue a Soresina. Da derby il suo esordio con Biella: fu al PalaDozza il 9 marzo, contribuendo con 20 punti alla vittoria dei piemontesi, in casa della Fortitudo. Rimane così il nodo del playmaker titolare, dopo il saluto di Bynum, approdato ai Detroit Pistons, mentre ieri notte scadeva l'opzione di Sharron Ford per uscire dal contratto con la Virtus, sempre con eventuale destinazione NBA, ma di acquirenti non se n' erano presentati fino a sera.

(...)

 


 

LA PRESENTAZIONE DI KEITH LANGFORD

bolognabasket.it - 14/08/2008

 

Nell’ambito delle presentazioni dei giocatori Virtus, questa volta il sipario si apre sulla prima volta di Keith Langford.
“Voglio intanto salutare tutti i tifosi; sono molto eccitato per questa opportunità, e ringrazio dell’offerta perché la Virtus è un team prestigioso, e il mio entusiasmo per iniziare questa avventura è tale che non vedo l’ora di iniziare gli allenamenti, e di conoscere i miei compagni”
è un altro passo in avanti nella tua carriera, come ti senti? è tempo di giocarmi le mie carte e di affrontare la sfida; penso di essere pronto, perché ho avuto esperienze in Legadue, in media serie A, in D-League, un po’ di NBA, e ora è il momento di verificarmi a questo livello, ma credo di poter dire la mia”
Hai già parlato con il coach? Cosa ti farà fare? “Ci siamo sentiti a Las Vegas, quando eravamo tutti convinti che il play sarebbe stato Will Bynum. Ma già mi aveva detto che, in caso lui fosse rimasto in NBA, io avrei avuto anche spazio in regia. Questa cosa mi aveva fatto piacere, e aveva favorito l’accordo tra me e la Virtus; poi ora aspetto solo di parlare con l’allenatore, dato che sono arrivato solo ieri, per vedere che tipo di aspettative avrà su di me”.
Perché non sei riuscito a restare in NBA? “Io penso di aver giocato bene, quando ho avuto spazio a San Antonio, ma ci sono state varie combinazioni: per rendere al meglio dovrei avere contratti lunghi, in modo da dimostrare le mie qualità a chi mi concede fiducia. Loro avevano programmi ambiziosi, puntavano ad un gruppo di esperti, e hanno fatto le loro scelte. Ho accettato la cosa serenamente, ma ora sono contento di essere qui, e cercherò di fare di tutto, dedicando tutta la mia concentrazione, per fare risultati con la Virtus”.
La tua migliore caratteristica è battere l’uomo, è quello che ti verrà chiesto? “Io ritengo di poter fare un po’ di tutto: difendo con energia su tre posizioni, penso di poter tirare meglio di quanto non si pensi, ma non avrò problemi a mettermi a disposizione dell’allenatore per fare ciò che sarà meglio per il bene della squadra”.
Puoi anche prendere rimbalzi, più di quanto non ci si aspetti da un esterno. è qualcosa che mi è stato insegnato al college, perché i rimbalzi sono questione di voglia, non tanto di stazza o di fisico. Io cerco di contribuire in ogni parte del gioco, per cui vado volentieri a rimbalzo sia in attacco che in difesa, per dare vantaggio alla mia squadra”.
Sei sorpreso di avere Boykins come compagno? “Io non so se partirò in quintetto, intanto. Però sono contento di lui, sono contento di avere compagni buoni e che questo sia un gruppo di ragazzi con le idee chiare che vogliono lavorare duramente per ottenere risultati. Tecnicamente abbiamo un certo valore, ora dovremo provare a conquistare una buona intesa, e la migliore chimica possibile”.
Qualche minuto da regista lo potrai affrontare? “Io mi metterò a disposizione del coach, ma molto dipenderà anche da quante volte dovrò cambiare posizione in campo, perché un conto è farlo per tutta la partita, un conto è farlo a tratti. Conto sulla collaborazione dei compagni, vedremo di valutare anche queste cose una volta che inizieremo ad allenarci”.
Lo scorso anno hai esordito in serie A battendo la Fortitudo. “In tutte le partite lotterò per vincere, questo lo dico ai tifosi, e combatterò alla morte cercando di crescere nel mio gioco senza mai risparmiarmi. Contro la Fortitudo l’anno scorso andò bene, speriamo di replicare nella prossima stagione”.
Domenica pomeriggio ci sarà la presentazione ufficiale della squadra ai tifosi: appuntamento al Cierrebi a partire dalle ore 18.

 

Langford in entrata mancina nel derby d'andata

 

Langford, mai provocarlo si scatena e travolge tutti
di Claudio Limardi - Corriere dello Sport/Stadio - 09/12/2008

«Don't mess with me» dice Keith Langford. Non provocatemi, lasciatemi stare, la libera interpretazione della frase che da sola fotografa l'ultima settimana della guardia della Virtus. A Roma, Sani Becirovic l'aveva mandato negli spogliatoi all'intervallo furibondo. C'era stato uno scambio di battute pesanti e il ragazzo allevato all'università del Kansas da Roy Williams, oggi l'allenatore numero uno nei college americani, combattuto tra il desiderio di decapitare o semplicemente cancellarlo dal campo, aveva fortunatamente optato per la seconda opzione. Annullato Becirovic, era stato decisivo nella vittoria della Virtus. Ieri al derby, DJ Strawberry ha avuto la malaugurata idea di far notare a Langford un paio di giocate di livello superiore. Keith non l'ha presa bene e dopo un primo tempo silenzioso, è esploso con 18 punti nel secondo, incluse quattro triple che gli hanno permesso di prendersi una rivincita anche verbale sul giovane avversario. Strawberry ha giocato bene, nonostante un problema fisico all'intervallo, ma Langford è riuscito a prevalere. «Don't mess with me». Provocarlo, dunque, è un suicidio. Ora, dopo Becirovic, ne è cosciente anche Strawberry. La nuova sfida di Matteo Boniciolli? Convincerlo, oltre che di essere un grande-tiratore da tre (dopo ieri è al 44%, 7/11 nelle ultime tre partite), di poter difendere in modo così spietato anche contro un attaccante simpatico o che non l'abbia provocato prima. «Lo farà, lo farà - diceva ieri Boniciolli abbandonando la Futurshow Station e dopo una gradita telefonata di complimenti di Ettore Messina - si tratta solo di parlargli. Farò con lui come l'uomo che sussurrava ai cavalli». Langford è il simbolo di quanto Boniciolli sia riuscito a fare in queste poche settimane. Al suo debutto, l'aveva lasciato in campo solo 13 minuti e in tutto il secondo tempo della gara con Rieti aveva guardato la partita dalla panchina. Al martedì, ripresa degli allenamenti, dicono che Langford si sia presentato il palestra con il sorriso stampato sul volto. Non si era offeso, non si era depresso. Ha solo provato a recuperare spazio. A Cantù ha vinto il ballottaggio con Blizzard mettendo la museruola a Jason Rich e segnando 17 punti. Poi lo show difensivo di Roma e un derby da 20 punti. Con la Fortitudo ha un fatto personale: l'anno scorso, giocava a Biella, esordì contro l'Aquila al Paladozza, gli fece 21 punti e si portò via la vittoria. Ieri, 7/11 dal campo 20 punti. Ha anche allungato la striscia di tiri liberi a segno a otto e adesso è salito in doppia cifra nella media punti stagionale. La Virtus e il campionato hanno trovato una stella. Sui due lati.

 


 

Langford, dalla sconfitta nasce una stella

di Daniele Labanti - Corriere di Bologna - 24/02/09

Dirompente nell'impatto con la Final Eight, ma già nei mesi precedenti, Keith Langford nella quattro giorni ha fatto venire a tutti il sospetto che il più forte di questa Virtus sia proprio lui. Atletico, solido, tiratore dal rilascio facile e più continuo di quel che sembrava all'inizio, attaccante di razza, miglior difensore della squadra, terzo rimbalzista. Appena arrivato, Matteo Boniciolli gli ha detto di tirare con fiducia e l'ha paragonato senza irriverenze a Manu Ginobili. Adesso c'è la netta sensazione che una stella stia nascendo. «Ma non fate raffronti, Manu è un giocatore incredibile con cui ho giocato assieme in estate agli Spurs. Io qui non ho ancora fatto nemmeno la metà di quel che ha fatto lui: spero che Sabatini voglia tenermi, perché solo così potrò tentare di ripercorrere la carriera di Ginobili. Fatemi restare a Bologna a lungo, ci divertiremo insieme». Lui la finale di Coppitalia l'ha vinta, stracciando proprio Siena, lei c'è andato solo vicino. Cosa manca? «Ci è mancato un canestro... Ma la prossima volta andrà meglio. È tutto molto diverso rispetto a gennaio, quando ci rifilarono 30 punti. Dopo la finale di domenica, tutti sanno chi siamo. Adesso Siena sa che nulla sarà facile, entrambe miglioreremo da qui alla fine ma abbiamo fiducia di poter competere. È tra marzo e maggio che una squadra deve toccare il suo top». Insomma, qualcosa è cambiato? «Questo gruppo è sempre stato forte, aveva bisogno di tempo per formarsi. Spendere tanto non significa avere una squadra collaudata, per ottenerla occorre che i giocatori sbaglino, che si conoscano, che attraversino delle crisi. Noi l'abbiamo fatto, siamo venuti fuori da dicembre e dai problemi, verremo fuori più forti anche da questa beffa». Ripercorriamo gli ultimi secondi: palla pesante, contatti, il tiro che non parte... «Ci sta. Sapevamo che non avrebbero fischiato perché gli arbitri tendono a lasciare che siano i giocatori a decidere la partita. Impareremo anche da questo. È difficile oggi, ma bisogna andare oltre. Non meritavamo di perdere e non dobbiamo avere rimpianti, il sole sorgerà di nuovo. Uscire sconfitti di uno succede, è parte del gioco che a volte si odia e altre si ama proprio per questo. Ma la Virtus domenica ha fatto una grande cosa, non si cancella». Langford-Sato, Langford-McIntyre, Langford-Domercant: c'era sempre lei sulla strada degli imbattibili. È pronto per il prossimo salto di qualità? «Il mio rispetto per Siena e per la carriera dei loro giocatori non manca. Ma vorrei dire che noi possiamo sfidarli. Loro respirano ossigeno, come noi. Hanno due gambe e due braccia, come noi. Certo, sono bravi. La Virtus però non è inferiore». Per la prima volta s'è anche visto qualcosa di nuovo che gli andava contro: atleti, tiratori, novità tattiche. «Con Boniciolli ho trovato il miglior allenatore della mia carriera. Non è solo questione dell'entusiasmo che mette, viviamo tutti partecipi del lavoro che fa. Porta sempre una novità, qualcosa di fresco. Avevamo preparato delle sorprese per la Final Eight, l'allenamento è un momento importante per una squadra e lui tiene la concentrazione alta». Ma lei ci vuole restare qui, a fare la stella in Europa? «Io adoro Bologna. Solo giocando qui si può capire la passione dei tifosi e il trasporto che c'è in partita. Ha ragione Boykins quando dice che in America si giocano tante partite quasi prive di valore. L'adrenalina che ti da un match in Europa è tutta un'altra cosa».
 

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Langford, l'mvp: «Se divento Ginobili lo devo a Boniciolli»

di Luca Aquino - Corriere di Bologna -24/03/09

 

Quando Matteo Boniciolli, un paio di mesi fa, ai tempi delle prime grandi prestazioni di Keith Langford azzardò un paragone con Manu Ginobili furono molti a pensare a un'iperbole troppo forzata archiviandola con un sorriso più che scettico. Oggi si ride molto meno. Chiaramente l'argentino di Bahia Bianca può mettere sul piatto scudetto, Eurolega, due Coppe Italia e titoli di Mvp, ma le giocate del prodotto di Kansas non possono non richiamare alla mente quelle del numero 6 del Grande Slam del 2001, il suo primo anno in Virtus, quello dell'esplosione. Le penetrazioni a sinistra galleggiando in aria e concludendo controtempo, quelle triple in arresto e tiro con caricamento che sembra troppo lento ma che inesorabilmente trovano il bersaglio, le stoppate in aiuto a centro area che non dovrebbero essere nel Dna di una guardia.«L'unica cosa che ci rende simili è che siamo entrambi mancini - dice Keith con modestia - Lui è un grandissimo giocatore e al momento non siamo paragonabili. Manu ha già raggiunto un livello di eccellenza al quale anche io ambisco, ma ho ancora parecchia strada da fare. Di uguale c'è che lui in passato e io oggi rappresentiamo la Virtus e vogliamo portarla in alto più possibile». D'accordo la sua moderazione, ma al momento si sono accorti tutti che sta giocando come uno dei migliori giocatori del campionato... «La mia mentalità è prendere una partita alla volta, in questo momento mi sto divertendo tantissimo e mi godo la situazione. Devo essere paziente in campo, leggere la partita, l'aiuto dei nostri veterani è fondamentale e ammetto che adoro giocare per questo allenatore». A proposito, cosa è cambiato in questi quattro mesi, dalla prima partita allenata da Boniciolli contro Rieti con lei a guardare tutto il secondo tempo dalla panchina e oggi giocatore cardine della Virtus? «Dopo quella gara mi disse che non era possibile che lui avesse più fiducia di me nelle mie possibilità. Fu una chiacchierata positiva, toccò i tasti giusti e da quel giorno assimilo tutto quello che mi dice. In carriera non ho mai avuto un allenatore che avesse così tanta fiducia in me». Contro Roma ha messo il marchio al successo della squadra con 13 punti decisivi negli ultimi 11 minuti. Si sente leader? «No, è solo uno splendido momento: la mia famiglia mi ha raggiunto a Bologna, la Virtus ha vinto, Kansas ha vinto e giocherà le Sweet Sixteen del torneo Ncaa. Tutto va a meraviglia». Il 3-0 negli scontri diretti dice che voi siete più forti di Roma e quindi l'antagonista principale di Siena? «Abbiamo giocato una gara molto intelligente, abbiamo spinto quando era possibile altrimenti abbiamo ragionato. Era difficile preparare questa gara, ma il coaching staff ha fatto un ottimo lavoro. Ora dobbiamo vincere sempre per mantenere il secondo posto e provare a sfidare Siena. Loro sono insieme da tre anni e questo fa la differenza, ci manca esperienza ma credo che potremo colmare il gap ed essere competitivi anche contro di loro». La sua debolezza si diceva fosse il tiro da tre. Contro Roma ha fatto 4/4 e in stagione ha il 43%. Sta diventando un tiratore? «Merito di coach Zorzi che lavora con me quotidianamente per migliorare la mia esecuzione. Il mio primo istinto è sempre stato quello di andare verso il ferro, ora sto variando il mio gioco». Domenica c'è il derby... «Lo so, l'anno scorso la mia prima gara con Biella fu proprio al PalaDozza, giocai bene e vincemmo. Voglio ripetermi». Le hanno raccontato che tipo di atmosfera vi attende? «Non ho voluto sapere niente, me lo voglio gustare domenica mattina vivendola sul momento. Immagino che l'ambiente sarà carico, probabilmente non ho mai giocato in un clima del genere».

 


 

Sabatini:«Non ci i soldi, Langford non può restare»

di Luca Aquino - Corriere di Bologna - 27/05/2009

 

Saranno almeno 300, forse di più, i tifosi bianconeri che questa sera saliranno a Treviso al fianco della squadra per farle sentire un po' di aria di casa in un palasport che ultimamente ha regalato solo delusioni. Polverizzati nella mattinata di ieri i 150 biglietti che Claudio Sabatini aveva messo a disposizione gratuitamente per gli abbonati, la società ne ha chiesti altri alla Benetton che ha così concesso ai supporter bolognesi un intero settore del Palaverde. Almeno un paio i pullman, ma tanti sono i tifosi che si muoveranno con le auto private per questo mini-esodo. «Muovere così tanta gente in un giorno feriale è un bel segnale - ha detto Sabatini - Siamo contenti che chi ha creduto in questa squadra facendo l'abbonamento per i playoff si senta ripagato e continui a darci fiducia. L'altra sera a palazzo c'era un tifo visto raramente, anche se sono solo 1500 quelli che ci hanno seguito». Non basteranno, però, per trattenere Keith Langford. Il patron ribadisce che l'americano non resterà. «Siccome la matematica non è un'opinione e i soldi non escono dai rubinetti, Keith non potrà rimanere. Per noi l'incasso dagli abbonamenti è fondamentale, quel denaro ci manca e così dovremo agire di conseguenza. In caso di Eurolega? Non cambia niente, anzi Treviso da questo punto di vista da più garanzie di noi, che dipendiamo troppo dagli incassi di botteghino».

 

Keith nel suo tipo modo di esultare

 

E Langford tradisce la Virtus

Quale eterno amore: alla prima offerta, il giocatore fa le valigie e al Khimky

di Massimo Selleri - Il Resto del Carlino - 11/06/2009

 

Sfruttando una clausola del suo nuovo contratto, ai russi del Khimky, dove allena Sergio Scariole, è bastato versare 400mila dollari nelle casse del club bianco-nero per ingaggiare il giocatore che percepirà complessivamente 2.600.000 dollari nei prossimi 2 anni. Una trattativa velocissima quanto imprevista, dato che Langford aveva dichiarato amore eterno per le Due Torri e la V nera si era mossa per accontentarlo. «Sono dispiaciuto - spiega il patron bianconero Claudio Sabatini - sia perché non ne sapevo nulla e la trattativa l'ho imparata dai giornali sia perché se dovevo andare a soldi, allora avrei potuto assecondare le due offerte italiane che per il suo buyout mi offrivano molto di più». In effetti se la Virtus avesse detto sì a Siena allora avrebbe guadagnato una cifra che è circa il doppio rispetto a quella percepita dal Khimkv. «Non l'ho fatto perché affrontarlo da avversario nel campionato italiano sarebbe stato un qualcosa di poco simpatico. Se fosse rimasto con noi, nei prossimi 2 anni avrebbe percepito 1.800.000 dollari senza contare i premi e che con le tasse da pagare alla Virtus sarebbe costato 2.600.000 dollari. Quando lo abbiamo rinnovato, l'idea era quella di affiancarlo a un play statunitense (Collins, ndr), a un'ala piccola e a un quattro di valore, più Nesterovic che ha un passaporto europeo. Non sarebbe stata una brutta squadra, ma la società è stata bocciata dagli stessi abbonati e ora le cose sono cambiate». Una situazione che, pare, abbia messo in crisi lo stesso Langford, pur non essendo un novizio del nostro campionato, non ha digerito prima la mancanza dei tifosi e poi le successive mosse della società. «Una cosa che non ha capito è perché gli spalti fossero mezzi vuoti durante i nostri playoff. Assenze che non si possono spiegare solo con la crisi economica, per accattivarci i tifosi potevamo sbandierare il suo rinnovo ma poi lo spogliatoio sarebbe stato ingestibile. Noi siamo quelli del fare e non quelli del dire. Il nostro pubblico non l'ha capito e ora io ne traggo le conseguenze". L'uscita di Langford si aggiunge a quella di Giovannoni, mentre in entrata non c'è nessuno. "Il nostro nuovo general manager Massimo Faraoni, per il momento ha il compito di trattare le uscite: abbiamo diverse offerte che stiamo valutando. Le eventuali entrate le tratteremo una volta terminata la campagna abbonamenti".

 


 

LA VERITÀ DI LANGFORD: «DATO TUTTO, VOLEVO RESTARE»

di Stefano Brienza - Il Bologna - 15/06/2009

 

Business is business, ma a che prezzo? Keith Langford dal suo blog racconta la propria versione dei fatti, quella che va oltre a procuratori e gm, quella che parla di un ragazzo che poteva e voleva rimanere a Bologna ma è stato praticamente costretto a scegliere un'altra destinazione: con più soldi, con l'Eurolega, con Scariolo, insomma non pizza e fichi, ma il texano sarebbe stato più felice a Bologna. «Ho dato il 110% per la Virtus ed ero convinto di rimanere, c'ho messo cuore e lealtà, accettando meno soldi di quanto mi offrivano altri in Italia (Siena ndr). Ma dall'ambiente avevo capito che non sarei rimasto, e questo non è bello né per me né per il pubblico». Il bassissimo buyout per l'Europa, infatti, sapeva di assist per le potenze continentali come lo stesso Khimki. «Le cose sarebbero potute, anzi dovute, andare diversamente», scrive. È evidente che 400.000 euro sono spiccioli per un giocatore così. È evidente che l'MVP dell'Eurochallenge era destinato a partire per fare moneta (poca rispetto a quanto si poteva ambire). Ed è quindi evidente che la situazione economica di Sabatini non sia più quella di dodici mesi fa. Cè di mezzo anche l'agente del giocatore (che ha comunque svolto un lavoro eccellente dalla sua ottica), ma soprattutto la poca chiarezza che si è fatta con KL, che quando è ripartito per gli USA a fine stagione non ha neanche ricevuto i saluti da ultimo giorno di scuola, dice, mentre dall'altra parte lo accusano della stessa cosa, e ha capito ben poco del suo futuro fino al nero su bianco con i russi. Difficile però parlare di mercenari quando la conclusione dei brevi messaggi telematici è «Forza Virtus». Ora si deve guardare avanti, ma sembra che il patron non voglia parlare di innesti fino al completamento del lavoro in uscita e al lancio della campagna abbonamenti.