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Eduardo Kucharski
nato a: Hospitalet (Spagna)
il: 22/05/1925
Stagioni alla Virtus:
1960/61 - 1961/62 -
1962/63
EDUARDO KUCHARSKI SI RACCONTA A VIRTUSPEDIA
mail di Kucharski per virtuspedia, maggio 2008
Ricordo la sorpresa del 1960 come se fosse
ieri. Sono stato l'allenatore della nazionale spagnola all'Olimpiade di
Roma. Finiti i giochi olimpici m'incontrati con i dirigenti della Virtus che
mi proposero di diventare allenatore della squadra di Bologna. Ricordo anche
la mia grande gioia per quella richiesta. Ho sempre avuto una speciale
relazione con Bologna attraverso la pallacanestro.
Ero giocatore, nel Barcellona, negli anni '50.
Giocammo due tornei a Bologna, nella vecchia Sala Borsa e già allora mi
proposero di giocare nel Gira. In quel campo giocammo anche una partita
Italia-Spagna, partita persa all'ultimo secondo (non posso dimenticare il
tiro da metà campo di Pagani). In quella gara giocai per la prima volta
contro Alesini, il grande "Marione" che avrei
trovato poi, nella Virtus, come mio giocatore. COn lui ebbi uno scontro
fortuito, subito ripreso dal pubblico che pensava, ingiustamente, che era
stato provocato volontariamente. Due amarezze in una sola gara.
I miei sentimenti spingono i ricordi nel vivo
del torneo pre-olimpico, che ho vissuto sempre come allenatore della squadra
spagnola. Indovinate dove? Lo giocammo nella vostra capitale del basket
italiano. Ci classificammo così per l'Olimpiade di Roma. Quando si dice il
destino. Non c'è niente da fare, ero predestinato a finire a Bologna...
Nei tre anni come allenatore della Virtus
trovai una forte squadra formata, da una parte, da gloriosi senior (Calebotta, Alesini, Canna,
Gambini) e dall'altra giovani talenti come
Lombardi, Pellanera, Conti e, un po' più
tardi, Ettore Zuccheri. Combinare le due
generazioni è stato un lavoro complesso.
Inizialmente non andò male, ma poi, perdendo
una partita a Roma, si spense la possibilità di vincere lo scudetto che si
giocava, allora, solo tra Ignis, Simmenthal e Virtus. Chi perdeva,
disgraziatamente, una partita contro una squadra "minore" veniva lasciato
fuori dalla lotta per lo scudetto.
Il secondo anno fu più difficile perché,
economicamente, le cose non andavano bene e tutti erano più preoccupati per
la riscossione dello stipendio che a giocare. Ancora ricordo le visite a
Villa Baruzziana con il Dr. Neri, nostro Presidente, dove non andavamo certo
per farci curare.
Il terzo anno le cose andarono meglio. Con
l'arrivo della Knorr, si incominciò a lavorare con una nuova squadra
rinforzata. Ricordo con piacere l'arrivo dei nuovi acquisti: Giomo (play), Bonetto (ala), e Borghetti (centro), tre giocatori bravissimi, ma col
problema del loro inserimento nel contesto della Virtus. Era possibile farlo
subito? Questo era un lavoro duro per un allenatore che avrebbe dovuto avere
un po' più tempo per sviluppare la nuova squadra. Mi rimaneva un solo anno,
non potevo restare di più, il contratto scadeva. Certamente un anno non era
nemmeno poco, se la chimica tecnica fosse stata azzeccata e la psicologia di
squadra avesse funzionato bene. E doveva funzionare bene per vincere lo
scudetto, arrivare secondi non avrebbe soddisfatto nessuno.
Conservo buonissimi ricordi di Bologna. La
città è bellissima, la gente affettuosa che amava la pallacanestro come in
pochi altri posti al mondo. Certo, le vicende della vita sportiva
influenzano quella privata, ma io ho sempre cercato di tenere divisi questi
due aspetti.
Come in tutti i luoghi ed in ogni tempo
storico, nel mio periodo di furono cose buone e meno soddisfacenti, ma per
carattere non riesco a ricordare quelle cattive. Le buone sì, le conservo
intatte, dentro di me.
Gli episodi della pallacanestro che ricordo
con piacere? La prima vittoria contro il Simmenthal e la cena che mi fu
offerta dai tifosi, con Marcello e Peppino in testa. Negli anni '60 il
Simmenthal era la bestia "nera" della Virtus, ma non solo per noi. Era la
squadra da battere in Italia. Vincere a Milano era considerata un'impresa
impossibile. Pieri, Riminucci, Vittori, Vianello e tanti altri
rappresentavano una potenza del basket europeo. Noi vincemmo con la difesa e
fu una grande festa.
Altri episodi? Ricordo con soddisfazione una
partita che trionfammo con la maglia della Selezione Emiliana, che in
pratica era la Virtus, contro la nazionale dell'URSS. Fu una grande
vittoria.
Non ci solo solo gli episodi sportivi che ti
porti dietro (per sempre) quando vivi per tre anni in una città. Ricordo con
affetto anche la signorina Iris che curava il "college" della Virtus,
l'appartamento dove vivevano diversi giocatori. La disciplina che riusciva a
tenere e l'affetto che trasmetteva ha dell'incredibile. Non posso
dimenticare il nostro massaggiatore, il famoso Pasquini, veramente un bel
tipo. Pensare ai suoi aneddoti, quelli della sua vita vissuta in gioventù,
mi fanno ancora sorridere.
E il Dr. Dondi? Un
dirigente veramente capace che sapeva unire la capacità decisionale ai modi
persuasivi, da vero gentiluomo. Infine non posso dimenticare, con grande
affetto, Giulio Battilani. Un fratello per
me, un uomo che sempre mi ha aiutato, per tutto il soggiorno a Bologna.
Seppi del suo incidente, che gli costà la vita, e questo mi rattrista
ancora, proprio ora nel ricordarlo. Erano tutte eccellenti persone con le
quali ci fu una relazione non solo professionale, ma da veri amici.
Mi piaceva il tennis. Ero un assiduo
frequentatore del circolo della Virtus-Tennis.
è stato il teatro della mia
vita fuori del basket, dove ho incontrato altrettanti amici. Non ci
crederete, ma ho partecipato alla coppa Facchinetti, ma non con la maglia
della Virtus-Tennis, bensì quella dei "Giardini Margherita". Tuttavia sui
campi del "Circolo" della Virtus-Tennis ho conosciuto molte persone. Vorrei
ricordarne una, in particolare, che mi è sempre stata amica: il Dr. Galanti.
Credetemi, non posso dimenticare Bologna, una
città che vorrei visitare ogni tanto. L'ho fatto ogni tanto, e spesso sogno
le passeggiate che gustavo in Via Rizzoli, respirando l'aria delle due
torri. Il mio soggiorno in Italia fu veramente buono anche per i miei
interessi industriali e commerciali, facendo buone relazioni di lavoro,
quelle che ancora continuano attraverso i miei figli. Sono stato bene in
Italia, sento una grande ammirazione e rispetto per questo paese.
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