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Petteri Koponen

nato a: Helsinki (FIN)

il: 13/04/1988

altezza: 193

ruolo: playmaker

numero di maglia: 6

 

Stagioni alla Virtus: 2008/09

 

palmares individuale in Virtus: 1 Eurochallenge

 

statistiche individuali

 

 

LA PRESENTAZIONE DI PETTERI KOPONEN

di Valentina Calzoni e Matteo Salvi - bolognabasket.it - 05/09/2008

 

Arriva finalmente a Bologna la giovane stella finlandese a lungo cercata dal patron Sabatini e per lui è subito rivoluzione, anche in sala conferenza: almeno per oggi infatti niente più immagini della Futurshow Station che sarà, ma tanti loghi Nokia in bella vista a far da sfondo a quella che si preannuncia come l’ultima presentazione ufficiale del rovente mercato Virtus di quest’anno.
20 anni compiuti solo il 13 Aprile scorso e tanti sorrisi nel vivere la prima, vera esperienza fuori dal Paese natale dopo la scelta di Portland di non trattenerlo in NBA la scorsa estate.
“It’s like a dream come true, è come un sogno per me poter essere qui a giocare lo sport che amo e sono veramente felice. Sono onorato che la mia prima esperienza europea sia qui alla Virtus.”
Petteri, quali sono le tue aspettative per la stagione?
So che siamo una squadra di talento e lo dimostra anche il fatto che davanti a me avrò un giocatore come Boykins che è fra i migliori in Europa. So che dovrò far bene e allenarmi duramente per stargli dietro ed essere d’aiuto ai miei compagni, ma non vedo l’ora di cominciare. Ascolterò quello che mi chiederà l’allenatore e darò il massimo per vincere.
Hai parlato con il coach? Cosa si aspetta da te?
Mi ha detto che Boykins sarà il primo playmaker, ma se mi impegnerò e darò del mio meglio durante gli allenamenti anch’io avrò i miei spazi e potrò dimostrare quanto valgo. Per me è la prima volta in un club così importante e sono il più giovane del gruppo, ma per me essere qui è una grande opportunità e mi impegnerò ogni giorno in allenamento : voglio imparare più possibile da Boykins e da tutti i miei compagni.
Pensi che Portland abbia fatto un errore a lasciarti andare via dall’NBA?
“Beh..certo, io penso di sì, ma sono felice di essere qui a Bologna. Mi impegnerò e darò il massimo per questa squadra: la mia NBA ora è la Virtus.”
Come ti descriveresti come giocatore?
“Ho solo 20 anni e devo migliorarmi in tante cose, ma sono un playmaker e il mio compito è quello di organizzare e gestire il gioco aiutando i miei compagni a dare il massimo. Dovrò lavorare sulla fase difensiva e sul tiro, ma come ho detto sono giovane e so di poter migliorare con l’allenamento.”
Quanto sono state importanti per te le ultime partite vinte con la nazionale, in particolare quella storica contro la Serbia?
“A dire il vero forse dovrei prima dire che mi spiace un po’ per l’Italia e per il suo ultimo posto, però sono felicissimo di come ci siamo riscattati dopo un brutto avvio con 2 pesanti sconfitte. Io ho fatto 2 belle partite e quando ci incontreremo di nuovo batteremo anche l’Italia, perché vogliamo fortemente questa qualificazione e siamo molto concentrati sui 4 incontri che dovremo disputare.”
Hai parlato con qualche compagno della nazionale riguardo alla sua esperienza in Italia, ad esempio con Mottola?
“Sì ed è bello poter parlare di queste cose con dei compagni: tutti mi han parlato benissimo dell’Italia e dopo anche solo 2 giorni posso dire che avevano ragione, qui è tutto fantastico, la gente è davvero gentile e mi ha riservato una bellissima accoglienza. Ah… e il cibo è ottimo.”
Cosa puoi dire riguardo ai contatti con la Fortitudo?
“C’erano molte squadre che mi cercavano ed erano interessate e fra queste anche l’altra società di Bologna. Io però ho scelto la migliore.”
Perché proprio la Virtus? Hanno pesato anche i contatti avuti già lo scorso anno?
“Sì, è stato anche per questo: in Virtus hanno dimostrato da subito di volermi fortemente come parte del gruppo. Questa è una squadra con una grande tradizione, una società seria e per me è un onore poter essere qui a vivere la mia prima esperienza europea. E’ stato facile decidere.”
Oltre al tuoi campionato ne seguivi altri?
“Ho sempre seguito il basket europeo e per questo conoscevo la Virtus. Poi naturalmente guardavo l’NBA.”
Conosci qualcuno dei tuoi nuovi compagni?
“Seguendo il basket europeo li ho visti giocare a volte, ma la cosa che mi ha colpito di più ieri quando sono arrivato e li ho incontrati per la prima volta in palestra è stata la loro accoglienza. Mi sono sembrati da subito dei ragazzi seri con tanta voglia di lavorare e dare il massimo. Al di la delle qualità tecniche di ognuno di loro penso che siano davvero delle belle persone e questo è molto importante per formare una squadra.”

 


 

KOPONEN ALLA FUTURSHOW STATION
di Valentina Calzoni - bolognabasket.it - 25/11/2008

Hai raggiunto gli altri in ritardo: com’è stato l’inserimento in squadra? Non è stato facile, sono arrivato per ultimo perché giocavo con la nazionale. Sono il più giovane, so che devo allenarmi duramente e far vedere al coach quello che so e posso fare, cercando di migliorarmi sia in allenamento che sul campo per guadagnarmi tempo più spazio. Voglio dare il mio contributo alla squadra: domenica ho già giocato venti minuti e con la coppa so che avrò anche più spazio per dimostrare le mie capacità.
L’ultima è stata la tua miglior partita fin qui e stai assumendo il ruolo di specialista difensivo che sale dalla panchina. Cosa ne pensi? è vero, l'ultima è stata la mia miglior partita: è interessante che il ruolo difensivo qui sia la mia specialità, adesso so che devo dare del mio meglio in difesa e mettere da subito la mia energia sul campo. L’attacco verrà dopo, abbiamo già molti tiratori e giocatori con punti nelle mani. Al momento so che è questo il contributo che devo dare sulla squadra.
Vieni da un Paese che non ha il basket come sport principale. Cosa ti ha fatto avvicinare a questo sport e chi erano i tuoi modelli? Cosa si aspetta un ragazzo finlandese che sceglie il basket? Lo sport nazionale in Finlandia è il baseball, ma si gioca in modo diverso dagli Stati Uniti. Poi vengono l’hockey e il calcio: anch’io ho giocato a calcio da piccolo, ma sono passato al basket a sette anni e da lì non ho più smesso. Non c’è una ragione precisa, semplicemente amavo il basket e penso che sia uno sport bellissimo. Quando ero piccolo i miei idoli erano Nash per l’NBA e Ranniko per il mio Paese, li guardavo e provavo a imparare da loro. Ora però sono concentrato sul lavorare duramente, allenarmi ogni giorno e cercare di migliorarmi giorno dopo giorno.
Il tuo ruolo sarebbe quello di playmaker mentre qui stai facendo sempre più minuti nello spot di 2. Come ti trovi? Non mi preoccupo molto di questo aspetto. Nel ruolo di playmaker qui c’è Boykins che può fare molto bene ad ogni partita e per me l’importante è stare in campo e dare un contributo. Lui è il nostro punto di riferimento, ma io e Earl possiamo giocare molto bene insieme e scambiarci i ruoli anche con Vukcevic da terzo playmaker aggiunto. Siamo molto flessibili e questo ci permette di cambiare più volte nella stessa partita.
La Eurochallenge sarà l'occasione per dare più spazio a tutti, che idea vi siete fatti su Ostenda, la prima avversaria? Ho atteso molto l'inizio di questa competizione, da domani giocare due partite a settimana ognuno di noi avrà più spazio. Da oggi pomeriggio cominceremo a preparare la partita, vedremo i loro video, al momento non so molto su di loro. So che hanno avuto difficoltà in campionato, ma dobbiamo essere pronti, giocare al nostro livello ed essere aggressivi in difesa da subito. Il nostro allenatore ci ha detto che è una squadra che gioca molto la zona e dobbiamo organizzare il nostro piano partita in base a questo.
Che benefici dà l'allenarsi con un giocatore come Boykins? è una grande opportunità per me, devo dare il meglio ogni giorno con lui e so che cosi potrò migliorarmi. Sono certo che allenarmi e giocare con lui mi sarà di grande aiuto.
Sei stato l'ultimo ad arrivare a Bologna e sei anche il più giovane ma sei forse quello per cui il presidente ha mostrato maggiore soddisfazione. Segno di grandi aspettative... Sono contento che la Virtus mi abbia scelto e cercato fin dall'anno scorso e mi abbia fatto sentire parte del suo progetto futuro: sono molto orgoglioso per quello che pensa il presidente di me, io devo cercare di dare il meglio, sarà una stagione lunga e so di poter far bene e ripagare cosi la fiducia dei tifosi e della società.
Quali sono le principali differenze fra il campionato italiano e finlandese? Sicuramente è più impegnativo; ci sono grandi team, tanti ottimi giocatori ed è uno dei campionati più difficili d'Europa. Il livello del gioco è assolutamente più alto e c'è maggiore competitività.
Come ti trovi con i tuoi compagni? Sono tutti ragazzi che lavorano duro, grandi professionisti e anche se a volte mi prendono un po’ in giro scherzando sul fatto che sono il più giovane della squadra ci divertiamo e siamo un bel gruppo.
Come ti trovi con le dinamiche del nuovo allenatore? Il mio ruolo in questo momento è aiutare la squadra mettendo la massima energia nei minuti in cui sto in campo. Devo saper cambiare i ritmi e mettere grinta in difesa: il coach sa che siamo una squadra lunga e che anche in panchina ha giocatori di talento da ruotare e questo è un vantaggio per tutta la squadra.
Pensi che tornerai in NBA presto oppure preferisci prepararti al meglio qui in Europa per quel giorno? Mentirei se non ammettessi che l'NBA resta un obiettivo per me. In Summer League sono andato bene e so di poter giocare oltreoceano e competere a quel livello, ma non ho fretta, sto bene qui in Virtus e cercherò di migliorarmi per valutare con serenità se Portland dovesse richiamarmi.
Questa è la tua prima esperienza lontano da casa. Che cosa pensi di Bologna? Sì. È la prima volta che lascio la mia città e vado a vivere da solo: mi piace la filosofia di vita italiana e una delle cose migliori qui è il cibo. Bologna è molto bella anche se non ho avuto ancora molto tempo per visitarla perché ho spesso gli allenamenti, ma le persone sono gentili, mi trovo molto bene.
Nel futuro ti vedi di più grande stella europea o gregario nell' NBA? è una domanda difficile e forse è presto per rispondere: il mio sogno è diventare un buon giocatore in NBA e so di potercela fare perché credo molto in me stesso e nelle mie capacità. Sarà il tempo a dire quando arriverà quel giorno, non ho fretta ora.
Al momento hai il 10% nel tiro da tre, dato che probabilmente non ti rispecchia. è una questione di ritmo, stai pensando prima ai compagni che alla tua capacità offensiva? So che per me non è un problema tirare con buone percentuali, ma non è facile trovare buoni tiri giocando solo pochi minuti. Al momento non è un problema segnare poco, se la squadra avrà bisogno dei miei punti, potrò sicuramente dar il mio contributo magari giocando di più.
Che cosa conoscevi della Virtus e del basket italiano? Sapevo che la Virtus è una delle storiche grandi società del basket europeo. è una squadra che ha grandi ambizioni, i tifosi sono appassionati e il basket è una parte della vita in questa città, tutti ne parlano. Conoscevo la realtà italiana anche attraverso Mottola che ha giocato in Fortitudo.
Qual'è la musica più ascoltata in Finlandia Sicuramente rock e metal: ad esempio i The Rasmus.
 

 

"ODIAVO IL BASKET, COLPA DI MAMMA, ORA SOGNO DI SFONDARE NELLA NBA"

di Daniele Labanti - Corriere di Bologna - 04/04/2009

 

Vive con la fidanzata Linda vicino all'Arcoveggio. «Il primo mese in Italia mangiavo 4 mozzarelle al giorno. Poi mi hanno cambiato dieta...» Nell'immaginario collettivo, dalla tundra finlandese piatta come un biliardo non escono giocatori di pallacanestro. Là ci rimandano l'hockey, i piloti, i beep-bep dei telefonini, ultimamente abbiamo scoperto grazie a un chewing gum che hanno i denti bianchi. Pallacanestro riga, zero scarabocchio. Quanto dev'essergli pesata, a Petteri Koponen, quell'etichetta, cercando fortuna nel mondo del basket dove sono neri e rappettoni. E lui quella faccia da nordico l'ha portata fino sotto le Due Torri, tappa d'una storia che parte da lontano. Dalle palestre di Helsinki, la capitale della Finlandia adagiata sugli isolotti del mar Baltico che guardano l'Estonia, a Basket City, alla Nba. E dire ch'era iniziato tutto con un gran rifiuto, l'odio per la pallacanestro arrivato da bambino, quando come un finlandese che si rispetti il piccolo Petsku gradiva tutto meno che la palla a spicchi. Colpa della mamma, dirà. «Lei giocava, ma io a quattro anni amavo il calcio. Ogni tanto mi portava con sé, così provai qualche allenamento e iniziai a detestarlo. Giocavo con le femmine, giurai che non sarei più tornato su un campo da basket. Poi ripresi e a 13 anni lasciai il calcio per dedicarmi solo alla pallacanestro. Si può dire che ad allenarmi ho iniziato tardi, ma presto questo sport ha cambiato la mia vita». Lo sport e Mihailo Pavicevic, il coach serbo che incontra all'Honka e che scriverà, con il nostro appena 16enne, il sommo vaticinio sul ragazzetto biondo e magrolino: «Tu verrai selezionato dalla Nba». «Me lo diceva sempre e con lui ho lavorato tanto. Il primo anno stavo a guardare, il terzo ero già con il gruppo "dei grandi" ad allenarmi per essere una scelta Nba». Da casa a Espoo, dove gioca l'Honka, un vasto paesone a ridosso della capitale ingranditesi grazie all'industria tecnologica - ancora i telefonini... - mollando gli studi dopo il liceo perché ormai il basket era la vita. Col fardello di essere un finlandese. «Quante volte me lo sono sentito ripetere. Dalle mie parti non c'è la tradizione di altre nazioni europee, appena qualcuno faceva il mio nome si diceva che non era possibile trovare un giocatore di basket in Finlandia. E dicevano che giocavo in un campionato farlocco, di basso livello. Ma poi tutto cambiò, quando mi videro alcuni osservatori americani colti quasi di sorpresa da una mia grande partita e decisero di chiamarmi per il pre draft». Si prepara il salto nel buio, quello che lo farà uscire dalla bambagia, ma la direttrice verso l'America (i suoi diritti sono dei Portland Trail Blazers) subisce una virata improvvisa e benedetta verso l'Italia. Lo attendono Claudio Sabatini e la Virtus, sulle sue tracce da un anno grazie anche ai rapporti privilegiati con la Nokia, che in Finlandia può tutto. «Ho scelto Bologna e la Virtus perché mi seguivano da tempo e sentivo che mi volevano fortemente, più di Tau, Dynamo e Pamesa. All'inizio andare via di casa è stata dura: dopo il liceo ho fatto i sei mesi di militare, giocando nella squadra dell'esercito, ma era il momento di diventare davvero un professionista. Il distacco è stato forte, non solo dalle abitudini ma anche dalla mamma, dagli amici e da Linda, la mia ragazza, che per fortuna m'ha raggiunto. Ora qui mi sento a casa, la Virtus mi sta trasformando in un giocatore vero». Ma qualche mese fa non era tutto così bello. Il rapporto difficile con Renato Pasquali, i problemi dello spogliatoio, la squadra che ha un andamento altalenante mentre lui passa gran parte del tempo a guardare gli altri giocare. C'era tutto per perdersi, o per mollare. E invece dalla Finlandia arriva Linda a riempire il vuoto dell'appartamento a due passi dalla palestra, e da Trieste arriva Matteo Boniciolli a impennare la sua carriera italiana. Così si può ridere pure ricordando quel lungo autunno. «Appena arrivato mangiavo quattro mozzarelle al giorno, adoro la cucina italiana. Poi mi hanno cambiato dieta, il preparatore (Gianluca Mazzoncini, ndr) ha placato la mia fame. Non pensavo al minutaggio, non ci penso nemmeno adesso: sto giocando 20' di media e sono tanti per essere al primo anno fuori dalla Finlandia. Cerco di farmi trovare pronto e soprattutto di imparare da gente come Earl Boykins». Oggi di quei mesi bui passati a chiedersi cosa sarebbe stato di lui, restano solo le sfide alla Wii contro il fac-totum bianconero Fabio Ceneri - massacrato a tennis, inseguito a Mario Kart - o le Champions League giocate con la Playstation, in maglia Inter o Barcellona, «i miei club preferiti, dopo la Virtus ovviamente». Bravo ragazzo, mai una parola fuori posto, solo devozione al gioco. E mentre Linda fa la bella vita in giro per l'Italia, visitando Venezia e Roma, lui sgobba in palestra fra le mani di Boniciolli. Un coach che l'adora, ricambiato. Una frase roboante proviamo a spillargliela: «Siena? Sono foltissimi, ma gli stiamo arrivando dietro. Dobbiamo crescere acquisendo la capacità mentale di giocare sempre al nostro livello massimo. Poi prenderemo a calci anche loro». Ah ecco.

 


 

MATTEO BONICIOLLI ALLA FUTURSHOWSTATION

di Valentina Calzoni - bolognabasket.it - 22/04/2009
 

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Riguardo a Koponen: forse credeva di essere già ad un livello di preparazione più alto quando è arrivato e ha dato spesso l’impressione di essere distaccato, come se pensasse già a qualcos’altro...
"Io ho vissuto al nord e ho visto i belgi apparentemente inossidabili dal punto di vista emotivo ubriacarsi per sciogliere la propria emotività. Noi gridiamo, piangiamo. Koponen ti lascia interdetto perché sembra che nulla di quello che prova traspaia. Al di là del talento, e credo che Koponen avrà un grande futuro, quello che rischia di indisporre è la sensazione che i giocatori come lui vivano questa esperienza come semplice apprendimento per arrivare ad altri obiettivi. E siccome io da allenatore sono valutato per quello che faccio nel presente, questo atteggiamento può essere problematico. Abbiamo deciso per questo di tirare una riga rispetto alle tante occasioni dal passato. Sa che ha avuto le sue chance e le ha mancate".

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