|
|
homepage
Virtus
gioc. italiani
gioc. stranieri
tecnici
dirigenti
sponsor
tifosi
stagioni
palmares
classifiche
il derby
case
libri
links
contatti |
|

Clemon Johnson
nato a: Monticello (USA)
il: 12/09/56
altezza: 206
ruolo: centro
numero di maglia: 12
Stagioni alla Virtus:
1988/89 - 1989/90 -
1990/91
statistiche individuali
palmares individuale in Virtus: 2 Coppe Italia, 1 Coppa delle Coppe
CLEMON CRAC
di Franco Montorro - VNere - 28/10/1990
Non eccelle in nessuna specialità, ma è un
fenomenale regolarista ed è sufficientemente abile per ed esperto
nell'assemblare un buon numero di tasselli del mosaico cestistico. Certo:
difficilmente, ormai, lo vedrete segnare 50 punti e infliggere 15 stoppate,
sospingere il contropiede o tentare la bomba. Però alla Knorr Clemon Johnson
va bene così e anche chi lo vorrebbe più incisivo non baratterebbe la sua
costanza in cambio di qualche "numero" in più. Il basket, è atletica giocata
con la palla: bisogna correre, saltare e lanciare. E in quest'ottica Johnson
è uno dei più bravi decathleti del torneo, se non il migliore in assoluto.
Ricorda Dan Peterson, l'uomo che due anni fa
portò "Clemone" in Italia: "Nell'estate del 1988, a Los Angeles, incontrai
Russ Schoene, ex stella della Simac. Saputo che aveva smesso di allenare e
che lavoravo come consulente per la Knorr mi chiese degli stranieri Virtus.
Al nome di Micheal Ray Richardson non ebbe reazioni particolari, a quello di
Clemon Johnson trasalì, dicendo: "Clem? Sul serio? questo fatto non piacerà
per nulla a Seattle, perché i Sonics contavano ancora molto su di lui. In
ogni caso, complimenti per l'acquisto: lui è un uomo solido e non potevate
scegliere di meglio. Sarà il perno della vostra squadra e farà tutto in
silenzio, senza problemi".
Clemon è il secondo Johnson nella storia della
Virtus, preceduto da quel Fletcher cui per certi versi addirittura
assomiglia, trattandosi, in entrambi i casi, di giocatori votati al gioco di
squadra più che al numero fine a sé stesso. Il primo Johnson era un'ala
forte di due metri, assai dotato sul piano fisico: giocò in maglia bianconera
dal 1957 al 1960 e in seguito si è affermato come cardiochirurgo. Tornando
al Johnson di oggi, ecco le doti del numero dodici della Knorr secondo Aldo
Giordani, padre del giornalismo cestistico italiano: "Nella Nba ha
collezionato numerose esperienze, distinguendosi come eccellente
comprimario. In Italia si è subito imposto come uno dei centri più incisivi
della Serie A. Fisicamente fortissimo, è una presenza difensiva: intimidisce
e cattura valanghe di rimbalzi. Ma riesce a rendersi pungente anche in
attacco perché, a patto che non si allontani troppo dall'area, ha una mano
calda. Più in generale lo apprezzo per il suo lavoro oscuro ma micidiale,
per i suoi blocchi monumentali e per l'abilità nel creare spazio per i
compagni".
Questo lavoro sommerso, dicevamo, spesso non è
apprezzato nella dovuta maniera e c'è chi cerca conforto nei numeri per
rivoltare il concetto e accusare Clemone di aurea mediocrità, di
appiattimento. Noi preferiamo invece insistere sulla regolarità: in una
squadra giù sufficientemente ricca di estro quella del roccioso Johnson
appare soprattutto una presenza solida, rassicurante. La sua utilità è
determinata proprio dall'assenza di elevate vette di rendimento, come di
picchi in negativo. In più varrebbe la pena di riflettere maggiormente su un
paio di dati di fatto: il primo è che sono pochi i pari ruolo ancora di
stanza in Italia in grado di vantare un rendimento costante e prolungato nel
tempo come quello di Johnson (ulteriore elemento a favore del virtussino:
nello stesso arco di tempo nessun centro di valore militante in Italia ha
spiccato il volo verso il paradiso pro): il secondo, che per trovare un
altro pivot così sostanzioso bisogna ripercorrere a ritroso di molti anni la
storia del basket virtussino.
Nuoce forse, a Johnson, la presenza di
Richardson. Nuoce, sia chiaro, sotto il profilo della popolarità, perché i
due, in campo e nella sfera dei rapporti personali, sono amicissimi, si
completano a vicenda. Il talento dell'uno e la solidità dell'altro; la
sregolatezza del primo e la concretezza del secondo; quando mai la Virtus ha
potuto disporre di una coppia straniera così ben assortita e produttiva?
Certo, molti continuano a sognare un giocatore che assommi in sé le
caratteristiche di entrambi: ma se l'immaginario Clemon Richardson
esistesse, credereste che sarebbe possibile vederlo esibirsi in maglia Knorr,
anziché nelle telecronache Nba?
L'attuale pivot della Knorr è nato il 12
settembre 1956 a Monticello, in Florida. Frequenta la high school e
l'università nello stesso istituto, l'A&M di Tallahasse. Nel 1978,
completati gli studi, è scelto dai Portalnd Trail Blazers al secondo giro
(numero 44). Successivamente passa dalla franchigia nell'Oregon agli Indiana
Pacers. Nel 1983 si trasferisce a Philadelphia, dove ha subito l'enorme
soddisfazione di vincere l'anello, a fianco del già mitico Julius Erving, "Doctor
J". Quindi il trasferimento a Seattle: con i Sonics si conclude la sua
esperienza professionistica americana; poi il volo a Bologna: con la storia
che diventa cronaca di oggi...

SECONDO ME
di Sandro Gamba - VNere - 28/10/1990
Clemon Johson è un giocatore "piano", nel
senso che non si erge mai a protagonista, preferendo mettere mattoni su
mattoni, in silenzio, al gioco della squadra. Non è mai in prima linea e il
suo carattere modesto non lo porterà mai a vantarsi di qualcosa o a
criticare i compagni di squadra. Proprio per questi motivi è
importantissimo, nella Knorr attuale. In una squadra bisognerebbe avere il
giusto equilibrio fra i giocatori "matti" e diligenti, fra artisti e operai:
bene, Clemon è un eccellente esecutore, un uomo che ascolta sempre
l'allenatore e che porta a compimento le mansioni affidategli. Ci sono club
che al pivot chiedono miracoli e tifosi che si aspettano sempre prestazioni
monstre, questo perché è al centro che generalmente viene affidata la
leadership della squadra. Nella Knorr questo compito è demandato a Richardson
e a Brunamonti: dunque Johnson può permettersi di passare... inosservato,
anche se talvolta, in effetti, rischia di scomparire. C'è da dire che il
gioco, oggi, è cambiato: la mancanza di grossi personaggi nel ruolo di pivot
ha indietreggiato gli equilibri, privilegiando il gioco dei "piccoli".
Johnson, comunque, è un pivot vero, mentre in Italia arrivano sempre più
spesso ali alte o centri corti che devono poi adattarsi al gioco sotto le
plance.
NON è STATO UN INFARTO: JOHNSON OGGI DIMESSO
di Emilio Marrese – La
Repubblica – 29/11/1990
Clemon Johnson, 34enne
pivot della Knorr, sarà dimesso oggi dall'ospedale Maggiore, dove era stato
ricoverato domenica notte dopo il malore che lo aveva colto sul campo di
Napoli, durante la partita con la Filodoro. Una diagnosi definitiva sarà stilata solo tra tre o quattro giorni, una
volta completati gli accertamenti necessari. Ma già da ora lo staff medico
della Virtus tende ad escludere qualsiasi patologia cardiaca alla base del
malessere che ha fatto cadere Johnson, dopo 16' di gioco. Il pivot, che
avvertiva un forte dolore al petto ed era in lieve stato confusionale, era
stato accompagnato immediatamente all'ospedale San Paolo di Napoli. I primi
tracciati lasciavano aperta la possibilità di un'ischemia, un problema
cardiaco che avrebbe significato la fine della carriera. Secondo Rimondini,
medico sociale, si sarebbe invece trattato di una nevrite intercostale, un
dolore di tipo muscolare-nervoso dovuto ad un colpo di freddo. In tal caso
il giocatore non correrebbe alcun rischio, tornando sul parquet. Johnson,
che sta bene e vorrebbe riprendere subito l'attività, salterà invece
l'impegno di stasera contro lo Cholet in Coppa Coppe e anche la partita di
domenica in casa con
la Scavolini. A questo punto è probabile, aldilà della possibilità di recupero e delle
smentite della società, che Johnson venga tagliato. Già in precedenza la sua
posizione era a rischio, visto il rendimento insoddisfacente.
La Knorr starebbe
cercando un'ala-pivot nella Nba.
|