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Bob Hill assieme ad un giovane Messina suo
assistente. in primo piano Clemon Johnson.
Bob Hill
nato a: Pittsburgh,
Pa. (USA)
i: 24/11/1948
Stagioni alla Virtus:
1988/89
statistiche individuali
palmares individuale in Virtus: 1 Coppa Italia
BOLOGNA, ECCO HILL L'UOMO DI PETERSON
La Repubblica – 01/06/1988
Atterra oggi a Milano, e
verrà presentato domani a Bologna. Bob Hill, l'allenatore che
Dan Peterson, nuovo Direttore tecnico della Dietor, ha scelto in America
per sostituire
Cosic. Hill ha guidato quest' anno la squadra di Topeka nella lega
minore Cba, ma diresse per alcuni mesi, la scorsa stagione, il prestigioso
club Nba dei New York Knicks, subentrando a Hubie Brown, ma venendo rilevato
a fine stagione da Rick Pitino. Non è il primo coach americano della Virtus:
il più famoso è
Peterson, che
fu "importato" nel '73 dalla società bolognese prima di affermarsi a Milano.
Non fu invece altrettanto fortunata, nell' 82, la breve esperienza di
George Bisacca.
HILL, ULTIMO AVVISO
Di Walter Fuochi – La
Repubblica – 07/03/1989
Un uomo solo sotto le
torri. Forse perché non sa essere un uomo solo al
comando. La Knorr ha preso bastonate nel derby con l'Arimo, galleggia a metà
classifica, ma Bob Hill nega di sentirsi isolato, e non vuol metter parola
sulle voci che lo danno in pericolo. La Knorr, ieri, gli ha confermato
fiducia fino in fondo alla stagione: una di quelle formule che ammettono
proprio la crisi di un rapporto. Lui ha gli occhi di un uomo scosso, ha
passato una nottataccia, e al tavolino di un bar attorno al quale infuriano
tressette, elogi a Maifredi e tabelle per un Bologna da Uefa, butta giù,
all'ora di pranzo, solo due birre. Dice che va male, ma ci vuole calma; e,
soprattutto, gente sana da spedire in campo, non quella specie di ospedale
che è stata finora la sua Knorr: mai al completo lungo 27 partite, fra
campionato e Coppa Italia.
La Knorr
costruita per vincere, senza badare ai miliardi (ma neppure alle carte
d'identità...), annaspa in piena crisi: ha perso 4 degli ultimi 5 incontri,
con una pericolosa tendenza a sbriciolarsi:
-30 a Varese,
-25 a Milano, -32 con l'Arimo.
Annegare così fa male: e a Bologna, malgrado i luoghi comuni sulle partite
che sono tutte uguali, derby compresi, una Fortitudo così astralmente
lontana dalla sponda Virtus non l'avevano mai vista. Così, il giorno dopo,
emergevano contrasti e fratture, nascevano indizi sulla panchina
traballante, e arrivava pure la convocazione in sede, ieri pomeriggio, per
il coach più elegante del campionato: l'uomo dell'Ohio chiamato a Bologna da
Dan Peterson dopo un anno in chiaroscuro nella Nba, alla guida dei
Knicks di New York. Per Hill è stata la quarta chiamata a rapporto:
un'abitudine scomoda di una società troppo ansiosa, anche se il presidente
Paolo Francia parla di scambi di opinione, rifiutando l'etichetta di
processi. D'altra parte, sulla panchina-graticola della Virtus, si sono
bruciati 9 allenatori in altrettanti anni. Che sia difficile lavorarci è
scritto lì. è un momento difficile dice Hill. Nessuno a Bologna ha la mia
voglia di vincere, e non riuscirci mi deprime profondamente. Ma domenica i
miei hanno giocato senza cuore, senza concentrazione, senza testa. Ho visto
Gilmore buttare a terra i suoi 216 centimetri e i suoi 40 anni per prendere un pallone, e due miei
giocatori guardarlo, immobili. Non faccio nomi. Dico solo che, senza
Richardson, squalificato, praticamente senza
Brunamonti, da ammirare per quello che ci ha dato, con coraggio, i
veterani dovevano giocare un'altra partita. Sono a terra, ma non cambierei
nessuna delle mie scelte. So che la gente le chiama scuse, alibi, ma io lo
ripeto: abbiamo un solo, enorme problema alla Virtus. Gli
infortuni. E roba grave:
settimane, mesi di sosta. Questo vuol dire che, in settimana, non riusciamo
a far allenamenti competitivi. Che la domenica chi è stato fermo non ha
condizione fisica. Che non c'è continuità tattica, ma sempre uomini fuori
ruolo, difese da inventare, attacchi monchi.
Richardson e
Brunamonti,
spesso, hanno creato qualcosa di buono. Domenica non c'erano, toccava ad
altri, non hanno risposto. Se la Knorr sia una squadra-clinica perché
bersagliata da una sfortuna implacabile oppure perchè usurata da un'età
media impietosa, Hill non vuole dirlo. La squadra l'ha trovata già
impacchettata da
Peterson, non
sa se la riaccetterebbe così, ma dice che non la boccerà prima di conoscere
il risultato finale di questo campionato. Abbiamo puntato sull'esperienza,
sappiamo che ai play-off questi giocatori potrebbero azzeccare la serie
vincente. Le analisi le faremo in fondo. Questa è una squadra da scudetto.
Se potrà giocare al completo, naturalmente. E se manterrà la calma. In
Italia, non solo a Bologna, c'è troppo panico dopo ogni sconfitta, troppa
voglia di far processi. Ma come si fa a giudicare questa Virtus? Io non
credo di avere un solo giocatore che può fare 40 minuti. Quando manca
qualcuno, salta tutto. Significa che
Villalta, anzichè 20 di qualità, deve farne 35, inevitabilmente più
scadenti. Così
Bonamico, o
Sylvester, o
Binelli. Forse dovrei cercare una bacchetta magica per dare la salute ai
miei uomini, perché al completo giocavamo bene. Ricordo le 4 vittorie filate
di novembre: Caserta, Milano, Arimo, Venezia. Possiamo ripeterle. Non sento
pressioni su di me. Se la Virtus mi chiama a rapporto, vado: lavoro per
loro. Ora sono frustrato, non riesco a vedere come uscire da questo inferno.
Qualcosa cambierà. Non proteggerò più la squadra sui giornali: a ognuno le
sue responsabilità. Giocatori nervosi? Tutti lo siamo. Giocano duro in
allenamento? Non è un problema. Se si picchiano, va bene: dobbiamo
svegliarci.

Sugar, Clemon Johnson e Hill.
CIAO HILL, SENZA RIMPIANTI
Di Walter Fuochi – La
Repubblica – 08/08/1989
Alla Knorr, pochi giorni
fa, aveva chiesto una proroga sul suo rientro dagli States: sarebbe arrivato
dopo Ferragosto, anziché il 14. Ai dirigenti e ai
giornali aveva raccontato che la nuova squadra gli piaceva, anche spolpata
di due vecchie colonne come
Villalta e
Bonamico. Venerdì sera, improvvisamente, Bob Hill ha cambiato idea. Si è
fatto vivo con un fax: Spiacente, non vengo più. E in poche ore
la Knorr s'è trovata senza coach. Ma il bello è che c'è
restata pochi minuti, senza versarci nemmeno una lacrima. Una telefonata ha
tirato subito giù dal letto
Ettore Messina, erede designato: il bastone da maresciallo gli è stato
consegnato in piena notte, nell'albergo delle ferie a Cavalese. A quasi 30
anni, il dottor
Messina, catanese cresciuto a Mestre, laureato in Economia e commercio,
sarà così l'allenatore capo del club che serve da sei anni. Ne ha guidato il
fertile settore giovanile (conquistando ben 4 scudettini) e soprattutto è
stato l'assistente di
Bucci,
Gamba, Cosic, Hill: i tanti, troppi allenatori bruciati dalla panchina più
scomoda d'Italia. Adesso ci prova da solo.
Messina non è il primo numero due che diventa numero uno.
Segue anzi un solco battutissimo, soprattutto dai grandi club: Marcelletti a
Caserta, Casalini a Milano, Isaac a Varese, quest'anno Scariolo a Pesaro
l'hanno preceduto. Più che una moda, è un criterio che, in ambienti spesso
non facili, privilegia la continuità tecnica e la conoscenza profonda di
ogni angolo dello spogliatoio, a favore dei salti nel buio. Non è inedito
dunque il percorso, ma sono strane le curve per le quali il destino l'ha
guidato sul sedile al quale, dice lui, non puntava da sei anni. Da un paio
almeno, però sì: fino a respingere, due mesi fa, le proposte dell'Enimont
Livorno di succedere a
Bucci. Sono caduto dalle nuvole dice. Sentivo spesso Hill,
mi parlava della squadra come dovesse allenarla domani. Sapevamo, quand'era
partito, che una buona offerta nell'Nba l'avrebbe ascoltata. Ma francamente,
passati i primi giorni, sembrava un discorso sepolto. Hill cercava lavoro a
casa sua. Confidava in porte aperte che invece poi s'erano chiuse. La dolce
Bologna, una Knorr quarta in campionato, da portare in Europa in Coppa delle
Coppe, i 150.000 dollari della Virtus non erano poi l'inferno. Invece il
telefono di casa Hill è suonato giovedì notte: dall'altra parte gli Indiana
Pacers, a offrire un contratto come vice di Dick Versace, coach di fresca
nomina. Così almeno racconta la vicenda la moglie Pamela, che a Bologna
ormai cucinava i tortellini, ma che i tre figli maschi preferiva crescerli
nelle scuole degli States. Rispondeva lei, ieri, dal cottage del New Yersey,
per conto del marito: Hill era in volo da Los Angeles a Indianapolis,
proprio per firmare. Giovedì notte, dunque, l'offerta; e venerdì Hill doveva
parlare con Alessandro Mancaruso, emissario della Knorr. Solo un colloquio
di cortesia: Mancaruso era volato in America per un'altra grana, legata a
Richardson, che chiede un prolungamento del contratto e minaccia di non
tornare a Bologna agitando offerte Nba. La grana di Sugar è in piedi; da
venerdì sera invece un fax di Hill ha aperto e chiuso, in un attimo, quell'altra.
Il lato curioso è che
la Knorr s'è adeguata
senza reazioni, parendo quasi liberata dal rifiuto.
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