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Paolo Gualandi

 

 

GUALANDI, IMPRENDITORE ACQUA E SAPONE

Dallo shampoo alla panna e cioccolato. Gualandi, per i bolognesi, è anche l'uomo dei gelati. Da poco tempo infatti controlla in franchising una catena di sette gelaterie famosissime sotto i portici, quelle di Pino, chiamate così perché su una parete del primo negozio di via Castiglione, nel '37, un pittore sconosciuto aveva dipinto un monte innevato, un cervo e un pino, diventato poi simbolo della gelateria. A Bologna questo è un nome che significa molto, legato a chissà quante domeniche ai giardini, ai dopocena estivi, o alle uscite dalla scuola. Negli anni Sessanta Pino diventa un'istituzione, ritrovo anche per gli artisti, gli uomini di cultura e tutta la città che conta. Ora tutto è gestito da quelli della Guaber. Un vero e proprio monopolio del gelato che, con l'apertura di tre filiali a Copenhagen, sta puntando alla conquista del mercato estero. Per i Gualandi, le gelaterie non sono state finora un grande affare. Panna e cioccolato hanno portato solo conti in rosso. Infatti quasi tutti i bilanci delle sette società intestate a Paolo, Sergio, Andrea e Michele registrano un passivo. I costi della ristrutturazione hanno superato le entrate. Ma era già tutto previsto e, secondo Gualandi, il ritorno all'attivo non tarderà. Buoni risultati si aspettano fin dal prossimo esercizio. I singoli gelatai non avevano la forza di far fronte alle nuove necessità. Fare un gelato buono, artigianale, è importante ma non basta dice Paolo Gualandi . Bologna dal '37 è cambiata e anche Pino, per poter rimanere Pino deve aggiornarsi e modificare la propria struttura. Noi ci intendiamo di marketing, e d'industria, daremo alle gelaterie della catena la possibilità di inventarsi uno stile nuovo, a partire dall'arredamento dei negozi e dalle divise dei dipendenti

La Virtus per lui è stata proprio una brutta storia. Una parentesi da dimenticare. Paolo Gualandi il 16 luglio scorso era diventato presidente a sorpresa della società che controlla il patrimonio della storica squadra di basket bolognese. Tutti si erano stupiti di come, zitto, zitto, con meno del 23%delle azioni, fosse riuscito a scalzare dalla carica Paolo Francia, uomo di punta del gruppo editoriale Monti. Lui, così riservato, a capo di una società sportiva, esposto ai commenti dei giornali e dei tifosi meno teneri. Lo aveva fatto solo per un'autentica e sana passione per il basket, assicurava. L'avventura di Gualandi però era destinata a durare solo qualche mese, a novembre Francia, grazie all'aiuto di Alfredo Cazzola, patron del Motor Show e nuovo azionista di maggioranza della Virtus, era di nuovo in carica. In quel breve intervallo, molto discusso, il titolare della Guaber ce l'aveva messa tutta. Una rivista per i tifosi, schermi giganti sui quali seguire le partite. Alla Virtus fino ad allora non si erano mai viste cose simili, tutto era caratterizzato da una cronica tirchieria dice oggi Gualandi. La squadra però non rispondeva, la dirigenza nemmeno, e il presidente in autunno pensò di invertire la rotta e lasciarsi alle spalle il canestro e quello che era stato uno dei più clamorosi insuccessi della sua carriera. Con quella presidenza, nella mia ingenuità, pensavo di fare un favore alla città e invece mi sono accorto che Bologna non aveva bisogno di me. Perché ho venduto? è stata una scelta fra buon senso e codardia. Chi non mi ama potrà dire che mi sono ritirato per mancanza di coraggio, io ho preferito farlo per evitare polemiche inutili. Ora che i riflettori su di me si sono spenti potrò di nuovo ritornare a guardarmi le partite in pace.