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Griffith MVP della Coppa Italia 2000/01
Rashard Griffith
nato a: Chicago (USA)
il: 08/10/74
altezza: 211
ruolo: centro
numero di maglia: 15
Stagioni alla Virtus:
2000/01 - 2001/02
statistiche individuali
palmares individuale in Virtus: 1 scudetto, 2
Coppe Italia, 1 Euroleague
Nel draft NBA del 1995
è stato scelto al 2° giro (38° assoluto) dai Milwaukee Bucks
Nella stagione
1999-2000 ha giocato nel Tofas Bursa totalizzando in campionato 13 punti e
8.8 rimbalzi a partita, con il 56.4% nel tiro da 2 e il 68.2 % nei tiri
liberi
Ha vinto:
1 Eurolega con la
Virtus Bologna
(2001)
1 Scudetto con la
Virtus Bologna
(2001)
2 Campionati turchi
con il Tofas Bursa (1999, 2000)
2 Coppe di Turchia con
il Tofas Bursa (1999, 2000)
1 Campionato
israeliano con il Maccabi Tel Aviv (1998)
1 Coppa di Israele con
il Maccabi Tel Aviv (1998)
1 Coppa Italia con la
Virtus Bologna
(2001)
MVP del campionato
turco (1997)
MVP delle Final Eight
di Coppa Italia (2001)
così diceva un tifoso
di lui:
Sinceramente non si
capisce perché in America non abbiano ancora fatto alcun tentativo serio per
riportarlo in patria, comunque la Virtus
ringrazia e si tiene ben stretto quello che è senza dubbio uno dei centri
più dominanti d'Europa, se non il più dominante in assoluto. Quanto sia
determinante la sua presenza in una squadra è ben rappresentato dal palmares
che ha messo insieme nelle sue ultime quattro stagioni europee: 4 scudetti,
4 coppe nazionali e 1 Eurolega. Magari in certi momenti appare svogliato e
non incide come potrebbe, ma poi quando conta veramente e inizia a giocare
sul serio sa fare la differenza come pochi. Nel finale della scorsa stagione
ha spesso dominato nonostante non fosse affatto al meglio della condizione
per il problema al ginocchio e quindi, anche se tutte le potenziali
avversarie della Kinder in Italia e in Europa hanno cercato di rafforzarsi
nel ruolo di centro per contenerlo, non è detto che anche quest'anno non
possa essere decisivo.
Rashard Griffith nero,
americano di 211 cm,
nato nel 1974 molti lo ricordano quando nel 97/98 ha fatto penare, in
Eurolega, attacco e difesa della Fortitudo. Giocatore di stazza, molto
potente ed intimidatore dovrebbe essere quel fulcro sottocanestro che,
soprattutto in difesa, è mancato nella stagione passata alle
Vu nere
per poter scoraggiare gli attaccanti avversari nelle penetrazioni. In
attacco preferisce giocare vicino a canestro dove può ricevere la palla in
post-basso per avvicinarsi e cercare un gancio oppure girarsi per tirare in
sospensione dai 3 metri; posizione dalla quale possiede una buona mano. In
difesa occupa spazio e prende rimbalzi, non ama marcare giocatori molto
mobili ma preferisce presidiare l’area dei tre secondi. Si è detto molto
della sua scarsa propensione agli allenamenti ma, appena arrivato a Bologna,
ha detto subito di voler smentire queste voci, di essere qui per vincere e
di essere disposto a tutto per fare il meglio per la squadra. Probabilmente
il miglior acquisto che si potesse fare tra i centri in questo momento in
circolazione anche alla luce della sua già acquisita esperienza nei
campionati europei.
tratto da www.ciao.it

Griffith: "Il mio modello?
è Shaq"
di Alessandro Gallo
- Il Resto del Carlino - 26/0872000
Sul bicipite destro un sorridente volto di
donna. Non una donna qualsiasi perché Rashard Griffith ha voluto rendere
omaggio così a nonna Essie. Dall'altra parte, invece, un'altra immagine, più
futile (quella di un animale), ma comunque ben visibile perché quei due
bicipiti sono i particolari che più colpiscono del Moro bianconero, sposato
con Lydia, che presto dovrebbe raggiungerlo. A dispetto della corporatura
Griffith è molto parco a tavola: niente alcolici e soprattutto cibi cotti al
vapore. Rashard è stanco: più che l'allenamento sostenuto con il nuovo
preparatore atletico bianconero, Francesco Cuzzolin, è provato dal jet-leg e
dal caldo che, l'altra sera, gli ha quasi impedito di chiuder occhio. Però
il Moro bianconero, quello che più di ogni altro ha acceso le fantasie dei
tifosi, accetta di raccontarsi.
Il basket? «Non mi piaceva. Ho cominciato a 13 anni. Non
prima, perché la pallacanestro non mi piaceva. A scuola mi cercavano ma io,
se potevo, schivavo. Poi un bel giorno ho cominciato ad apprezzare questo
gioco».
Bernie, il maestro. «Alla King High School di Chicago, in
quattro anni, ho vinto 117 partite. Solo quattro sconfitte. Il coach che mi
ha formato è stato Bernie Parrot. Nel 1993 mi sono diplomato. La
pallacanestro faceva parte della mia vita: giocavo fino a tarda sera».
Con mamma e papà. «I miei genitori mi hanno sempre lasciato
libero. Mi hanno offerto la possibilità di scegliere. E io ho continuato a
giocare».
Un modello imponente. «Il mio gioco? Per certi versi mi
sento molto vicino a Shaquille O'Neal».
L'uomo dei Bucks. «La Nba? E' un sogno per me. E' un sogno
per tutti. Dove mi piacerebbe giocare? C'è poco da fare: sono stato scelto
dai Milwaukee (ieri indossava proprio una maglietta dei Bucks, ndr) . Ma
adesso sono qui. Voglio pensare solo alla Virtus. Al mio club».
Tra gioco e videogiochi. «E' vero: sono un appassionato di
videogiochi. Ne parlerò con il presidente visto che la sua azienda si occupa
di questo. Adoro soprattutto i giochi che riguardano lo sport. Il basket su
tutti, ovviamente».
Il campionato italiano. «I più forti sono quelli che l'anno
scorso sono arrivati davanti alla Virtus, Paf e Benetton, ma io credo che
possano esserci altre sorprese. Noi, per esempio. Ma è chiaro che un
giocatore, da solo, non basta. Per vincere bisogna poter contare sulla
migliore organizzazione. Sul talento di tutti. Credo che questa squadra
possa togliersi diverse soddisfazioni».
Intervista a Rashard Griffith
di Federico Forni
- La Repubblica - 08/08/2000
Al
raduno della Kinder, giovedì scorso, in 400 se lo sono mangiato con gli
occhi, e pure qualche suo compagno. Eccolo finalmente, il pivottone: nero,
grosso e con le credenziali giuste, che negli ultimi anni lo hanno
stabilmente inserito tra i primissimi centri d’Europa, forse dal punto di
vista fisico il numero uno. Rashard Griffith con i suoi 211 centimetri e 125
chili (abbondanti...) non potrà essere l’uomo della provvidenza, ma per la
Bologna bianconera non dovrà essere neanche tanto meno. E’ lui la merce
rara, che in bianconero manca dai tempi di
Nesterovic. «Le aspettative su di me e sulla squadra — attacca Rashard,
che ha anche il vocione in linea con la sua taglia extra large, ma non il
carattere da orco, almeno a prima vista — sono tante. La Virtus è stata
ricostruita in maniera energica e decisa: sono rimasti solo i migliori. Mi
hanno cercato per vincere: volevano uno grosso da mettere dentro l’area per
spostare gli equilibri. Io sono qua per farlo».
Dovrà farlo, vista anche la sua parcella da quasi tre miliardi all’anno: ma
come gioca Griffith? «Semplice. Sono un big man, ho sempre ricoperto questo
ruolo, data la mia taglia e le mie attitudini. Sto dentro l’area dei tre
secondi, la zona colorata come la chiamiamo in America. In attacco tiro sia
in sospensione che in gancio, sempre da vicino a canestro, da dove vado bene
anche nell’uno contro uno. Dietro il mio compito sta essenzialmente in due
cose: i rimbalzi e farla vedere il meno possibile agli altri centri». Detto
così è facile, Rashard, 26 anni, grazie alla sua grande forza fisica unita a
una tecnica efficace e a una coordinazione apprezzabile è uno degli elementi
dominanti in assoluto nel suo ruolo.
Pecche? Lui non le menziona, ma è facile trovarle anche perché sulla carta
sono poche: ai liberi difficilmente passa il 60% e in difesa non è proprio
un segugio se deve marcare dei lunghi mobili ai quali piaccia tirare da
fuori. E’ in Europa da quattro anni, tre al Tofas Bursa con un intermezzo al
Maccabi (nel ‘98 diede una tremenda dimostrazione di forza negli ottavi di
Eurolega con la Fortitudo) e nelle ultime tre stagioni ha sempre vinto
almeno lo scudetto. Nelle Coppe è andato a sprazzi, tenendosi spesso solo
per le serate di gala. Su questa sua presunta indolenza sono sorti dei
dubbi, uniti dal fatto che Griffith ha sempre rifiutato le offerte Nba
(scelto col numero 38 dai Bucks), snobbandole, preferendo le milionate di
dollari sicure in Europa che tentare magari la sorte per un anno
oltreoceano. Dove è ancora considerato un prospetto di prima fascia, in
virtù di un curriculum, iniziato alle scuole superiori a Chicago e
proseguito al college di Wisconsin, pieno di allori personali. Ma
preferisce spadroneggiare qua piuttosto che fare a sportellate con Shaquille
(«il migliore, obbligatorio ispirarsi a lui») e gli altri fratelloni, più
grossi di lui. «Non ho mai voluto lavorare poco. Non batto la fiacca. Ripeto
per l’ennesima volta: sono arrivato a Bologna per vincere, gli allenamenti
non mi spaventano. Solo con quelli si è pronti per dominare. Devo dimostrare
di essere l’uomo giusto nel posto giusto. La Virtus è stata la mia prima
scelta, e la cosa credo sia stata reciproca. Mi hanno cercato subito e con
decisione. In Grecia non ci sono andato per paura della concorrenza, ma
perché la Virtus garantisce sempre un rendimento
altissimo». E anche lo stipendio migliore. «Che questa squadra sia costata
molto, lo si vede dal talento medio dei suoi elementi, che è davvero alto. I
buoni costano». Uno degli altri nodi della stagione di Rashard e della
Virtus sarà il suo coinvolgimento. All’uomo grande i palloni bisognerà
farglieli arrivare, specialmente con i 24", durante i quali avere un pivot
forte in attacco spesso sarà determinante. Con una batteria di esterni senza
precedenti la spartizione della torta potrebbe essere difficile da
bilanciare. Griffith non sempre ha voluto tanti palloni in mano, ma nelle
partite calienti ha sempre gradito molto trovarsi al centro del gioco.
«I tiratori non ci mancano, anche la gente capace di partire da lontano
negli uno contro uno. Dovrei avere meno pressione addosso, meno raddoppi.
Dovrebbero esserci anche buoni passatori. Quante volte toccherò la palla?
Quelle giuste, a certi livelli è determinante la qualità delle giocate, non
la quantità. Sono qua per questo. Le ambizioni non mancano, so che l’altra
squadra della città ha vinto il campionato ed è praticamente la nazionale
italiana, ma la Kinder parte per vincere tutto, quindi ci saranno da mettere
in fila anche loro. Non è vero che ogni anno rimango in Europa per mancanza
di concorrenza...». Parla sempre sicuro Griffith. In questi giorni forse di
parole ne dirà ancora meno, visto che sarà molto impegnato muovere il suo
corpaccione: la preparazione atletica è un po’ la via crucis dei lunghi
specialmente per quelli americani, non abituati a farla. Tutti parlano di
lui come di un bene prezioso, anche l’ultimo arrivato Ginobili. «Di uno come Rashard ce n’è sempre
bisogno. Lui in campo si dovrà far sentire e il resto della squadra avrà il
compito di metterlo nelle condizioni ideali». Altrimenti il vocione placido
potrebbe incresparsi un po’.

Rashard Griffith si racconta
di Daniele Baiesi -
telebasket.com - 19/01/2001
Arrivato sotto le due torri con la fama di
tipo stravagante, Rashard Griffith per ora è stato un esempio per dedizione
e continuità di rendimento. Il centro della Kinder, che i soliti corridoi
dipingono come una persona molto molto tranquilla, pare molto contento di
essere a Bologna, forse anche di avere trovato una realtà sicuramente calda
ed avvolgente, ma alla fine dei conti meno fanatica ed invadente per uno
statunitense di quelle vissute in Turchia e Grecia. Con lo stesso obiettivo,
però: vincere, vincere e vincere. “Va davvero molto bene – dice Griffith -
la squadra va bene, fino a questo momento la nostra stagione è stata ottima.
Dobbiamo mantenere il primato e migliorarci; questo deve essere il nostro
obiettivo”. Non è un gran chiacchierone, l’uomo che mangia solo carne
bianca. “Sono simpatico e cordiale – precisa Rashard – ma sono anche una
persona riservata. Sono sempre stato così. Ci sono delle persone che vedi
ovunque parlare con tutti; io non sono così, tengo le mie cose per me”.
Rashard è uno dei giocatori chiave della Kinder; sicuramente, in sede di
preparazione, per chi se lo trova di fronte, Griffith è uno che sposta. E la
squadra lo ha anche cercato in alcuni momenti chiave degli incontri, come
contro il TAU, per esempio, quando il moro infilò il gancio della staffa:
“Ci sono abituato, sono sempre stato una delle chiavi delle mie squadre da
quando gioco a basket. Non è una cosa nuova, è il contorno che è diverso. La
Virtus, la città; l’ambiente è cambiato, sono in uno dei club più blasonati
d’Europa, e qui ti riconoscono tutti. Ma i miei obiettivi sono sempre gli
stessi. Voglio vincere campionato e coppa Italia, magari passando per il
derby, e soprattutto l’EuroLega, che personalmente mi manca. Credo che sia
il desiderio di ogni mio compagno, ed è quello che voglio io.
è l’augurio che mi
faccio per l’anno nuovo”. Bisognerà però passare sul cadavere dei cugini,
che a cedere quel triangolino non ci staranno. Ed i 37 del derby di andata
saranno uno stimolo in più: “Ho giocato gare simili, non proprio dei derbies,
ma delle gare in cui le squadre erano rivali. Come i Bulls coi Knicks, e le
ho giocate per anni, fin dall’High School, passando per Turchia ed Israele.
Conosco l’atmosfera. Quella di Bologna è stata davvero curiosa, con i nostri
ed i loro tifosi, stimolante perché si affrontavano le migliori squadre
italiane, forse d’Europa. Loro non hanno giocato bene, e noi abbiamo
meritato di vincere. Ma le prossime saranno diverse, perché so quale è il
loro valore. Spero proprio di giocarne altri, e il destino potrebbe metterci
di fronte anche in EuroLega”. La squadra che ti ha creato le maggiori
difficoltà è stata la Benetton. “Mah, non penso sia stata la squadra a
crearmi problemi. Ho avuto guai coi falli, e ho dovuto giocare in modo più
accorto, cambiando l’approccio alla gara rispetto a quello che ho di solito.
Le cose cambiano, soprattutto per quanto riguarda la difesa, perché in
attacco ognuno dei miei compagni può essere il leader, me compreso. Ma la
chiave per vincere è la difesa, e noi non abbiamo difeso bene”. Per come ti
ricordavamo, e come ti ricordavano soprattutto i tifosi della Fortitudo,
quando venisti a Bologna col Maccabi parevi più esplosivo. Mentre ora sei
meno prorompente, magari, ma molto più tecnico. “Credo che sia la vecchiaia
– scherza Rashard – ma è davvero così. Tendi a cambiare, mano a mano che il
tempo passa. E cerchi di migliorare. Ho fatto esperienza, ho giocato in
Turchia ed in Israele, ed ho vinto in entrambi i casi. Qualunque cosa
capiti, io mi sto preparando per il futuro. Se conosci i fondamentali, se ce
li hai, allora puoi andare lontano, perché lavorando e con le esperienze
puoi migliorare. Faccio le stesse cose, ma allo stesso tempo gioco
diversamente rispetto a quando ero più giovane. Ho giocato partite
importanti, ho fatto esperienza. E questo fa parte della maturazione di un
giocatore”.
Griffith, cuore di Virtus
di
Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport - 21/04/2001
Due
mesi fa Ettore Messina s'arrabbiò di brutto quando i cronisti, per celebrare
il record delle 33 vittorie consecutive della Kinder, accostarono il fresco
primato a quello dei celeberrimi Lakers di West, Chamberlain e via dicendo,
la squadra mito della Nba Anni '70. «Se Jerry West e
i suoi compagni sapessero di questo paragone - disse allora il tecnico sotto
i fumi dell' inatteso k.o. interno con Trieste - avrebbero buoni motivi per
chiedere i danni». Ma dopo gara-2 di giovedì sera, lo stesso Messina non ha
esitato a incorniciare la prova di Rashard Griffith, guardando all'impatto
che ha avuto al suo rientro dall'intervento-lampo al menisco, tra quelle che
fanno un'epoca, come accadde con Willis Reed 30 anni prima. «Nel caso dei
Lakers - sorride adesso l'allenatore della V nera - sollevai una questione
di squadra, volevo proteggere la mia Kinder da insidiosi paralleli che
rischiavano di creare delle aspettative troppo forti e illogiche. Ma nel
caso di Rashard, devo ammettere che sono rimasto conquistato e anche un po'
commosso per il suo totale coinvolgimento e per gli stimoli che trasmette.
Quando è arrivato qui, sapevamo di avere preso un ottimo giocatore al quale
però si accompagnava una fama di indolente e poco incline al lavoro in
palestra. Invece, finora con noi Griffith si è rivelato una persona
impeccabile, ci ha messo un cuore che raramente mi è capitato di vedere
nella mia carriera. Al Maccabi dicevano che era pigro e deconcentrato,
saranno stati gli anni al Tofas, accanto a un serio professionista come
Rivers, a cambiarlo. Tanto meglio così». Peraltro il confronto a distanza
con Reed, una leggenda che Griffith ha solo sentito nominare durante
l'adolescenza a Chicago, innesca il tema di questo periodo e cioè come mai
Rashard, che nell'attuale Nba non troverebbe certo 29 centri più forti di
lui, ancora non ha deciso di compiere il grande salto nella grande Lega.
«Non ho fatto quel parallelo per spingere Rashard in Nba - continua Messina
-, anzi me ne guardo bene. Spero che resti molto a lungo con noi. E poi
credo che lui stesso sia molto contento di questa soluzione. Forse la sua
scelta dipende dal fatto che, essendo i suoi diritti ancora in mano a
Milwaukee, la squadra che lo ha chiamato nel draft, se andasse a giocare
come matricola, guadagnerebbe uno stipendio molto basso rispetto a quanto
prende in Europa, dove è rimasto con l'obiettivo di conquistare l'Eurolega
che non ha mai vinto senza neppure accedere alle finali. La sua grande
disponibilità a lavorare molte ore al giorno per recuperare a tempo di
record dall'intervento chirurgico si spiega soprattutto con la forte
motivazione che ha nell'inseguire questo traguardo». Restando in tema di
centri, Messina oggi può spostare il suo termine di paragone con quelli che
ha allenato nelle sue diverse Virtus. «Prima di Rashard, ho avuto Clemon
Johnson e Nesterovic. Direi che Griffith si avvicina alle caratteristiche di
Johnson anche se è più versatile e creativo con la palla in mano di quanto
lo era Clemon che invece mi dava più efficienza in difesa. Con Johnson e
Rascio ho vinto molto, ma confido di fare altrettanto anche con Griffith che
è un giocatore particolare per quello che fa, oltre a gioco e cifre. La sua
presenza dà fiducia ai compagni, come succedeva con Danilovic. Qui il
paragone può sembrare forzato, perché si tratta di due giocatori molto
differenti, ma, come faceva Sasha, anche Rashard è capace di trasformare un
rimbalzo o un canestro in qualcosa di molto più importante e significativo
per la squadra».
La conferenza
stampa di Marco Madrigali
telebasket.it
- 14/06/2002
Una conferenza stampa
a 360 gradi del presidente Virtussino. Su Griffith: "Ho indetto questa
conferenza stampa per chiarire alcune cose a bocce ferme sia sul passato che
sul presente che sul futuro, c'è stata una conferenza stampa di Ken Porter,
agente di Rashard Griffith, e delle dichiarazioni del giocatore, è stata una
conferenza stampa squallida. Per quello che ho letto si era parlato di tante
cose, sono state cose infamanti e anche poco chiare nella ricostruzione dei
fatti, io oggi sono qui per dirvi che cosa deve avere il Sig. Griffith: non
ho voluto usare la stampa per rispondere a Porter e Griffith, perchè a lui
avevo parlato anche di persona e credevo di avergli fatto capire qualcosa, e
poi non volevo disturbare il cammino della squadra nei playoff.
Posso dirvi che, prima di gara 2 il Sig. Griffith non ha giocato adducendo
un problema alla caviglia riscontrato a Treviso, io non posso sentire il
dolore per il Sig. Griffith, ma ho in mano un certificato medico del
Dott. Lelli che dice che poteva giocare. C'era anche uno striscione contro di lui,
e questo striscione è stato successivo ad una mia dichiarazione dove dicevo
che ero stanco di aspettarlo. la sera dopo ho ospitato a cena tutta la
squadra, Griffith mi ha chiesto di parlarmi un po'
prima: gli ho parlato, e mi ha detto che lui avrebbe avuto piacere di
rimanere a Bologna, perché come qui non s'era trovato
da nessun'altra parte, parole che hanno sentito anche gli altri. Dopo la
cena mi arriva una telefonata del nostro addetto stampa che mi avvisa che
Griffith aveva rilasciato delle dichiarazioni in cui diceva di aver
percepito una cifra intorno ai 300.000 dollari. Sono qui per dirvi che
Griffith ha preso ogni mese lo stipendio, come lo prenderà a luglio per il
mese di giugno. Griffith, come tutti, deve sapere che noi siamo la Virtus, e
non facciamo come altre società. Il Sig. Griffith non ha percepito 200.000
dollari per istanze legali nei confronti suoi e del procuratore".
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