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Guillherme Giovannoni

nato a: Piricicaba (BRA)

il: 02/06/80

altezza: 202

ruolo: ala

numero di maglia: 12

 

Stagioni alla Virtus: 2006/07 - 2007/08

 

palmares individuale in Virtus: 1 Eurochallenge

 

statistiche individuali

 

 

GIOVANNONI: "TANTA VOGLIA DI RISCATTO"

di Miro De Giuli - bolognabasket.it - 08/08/2008

 

Le prime parole ufficiali di un giocatore Virtus in una conferenza stampa sono quelle di Guilherme Giovannoni, capitano per la prossima stagione.

"Sono molto contento di essere ancora capitano di questa squadra, e un giocatore importante per questa società; ho tanto entusiasmo per affrontare questa nuova annata con una Virtus che saprà lavorare bene. Conosco i nuovi, so che hanno uno spirito giusto, e penso che questo sia un buon inizio. è ancora presto per fare pronostici, non abbiamo ancora iniziato ad allenarci, ma prometto che saremo tutti disponibili a lavorare per ottenere risultati.
I nuovi arrivati? Conosco chi giocava in Italia, come Ford e Righetti, Ford è stato uno dei migliori centri della passata annata, Righetti ha fatto benissimo con Avellino, Vukcevic lo conoscevamo già ed è un piacere riaverlo. Tutti esperti del campionato, ci daranno una buona mano; poi ci sono gli altri, i nuovi, ma anche loro hanno esperienza, e non sarà difficile aiutarli ad iniziare bene. Boykins l’ho visto giocare alcune volte in tv, specie ai tempi di Denver, e so che è basso ma molto veloce. Noi gli staremo dietro: a me piace, quando si corre.
Huertas? Mi fa piacere che lui venga a Bologna, avrei preferito fosse venuto in Virtus, ma è un bravo ragazzo, un buon giocatore e soprattutto un amico: al derby, poi, qualche stuzzicata ci sarà. Io gli ho parlato, saputo che noi lo stavamo cercando, non dico di averlo provato a convincere perché non penso che sia giusto; ho parlato alla società per dire che tipo di giocatore era, ma alla fine è normale che sia stato lui a decidere.
Sono in Virtus da molti anni? E’ bello essere qui da un bel po’, ho girato tanto ma ho sempre voluto provare a fermarmi in un posto solo. Qui mi sento a casa, è nato un rapporto importante, sono contento di essere qui, spero lo sia anche la società, e che tutto questo possa durare a lungo.
Il fatto che il ruolo di capitano porti sfortuna? A me fa piacere, questa è una cabala a cui io non faccio caso: sono cose da battere, e prima o poi la ruota deve girare. Non sono in pensiero, sono tranquillo, conosco bene la città e la società, e questo è un onore.
La differenza tra quintetto e panchina? è una squadra molto completa, equilibrata in tutti i suoi effettivi, e voglio poi chiedere: chi è il quintetto, chi inizia o chi finisce? Partire al primo minuto adesso non conta molto, serve essere equilibrati ed arrivare alla fine con un punteggio maggiore degli avversari.
Voglia di riscatto? Certo, è stato un anno difficile, dove non siamo riusciti a raggiungere i nostri obiettivi e dove ci sono stati tanti problemi con i compagni di squadra, è stato cambiato l’allenatore e le cose non erano semplici. Chi è rimasto ha voglia di riscatto, e dobbiamo contagiare i nuovi.
Il pubblico mi sosteneva? Riconoscevano il mio lavoro e mi ha fatto piacere, ma attorno a me c’era una squadra che non andava bene, per cui tutto sommato non era bello. Se sei la Virtus devi essere sempre tra le prime squadre del campionato, io ora non posso promettere di esserlo, ma cercheremo di lottare, di darci dentro, e dimostrare di avere voglia di vincere.
Siamo forti sulla carta? Non conta, la storia è piena di squadroni che non vincono: dobbiamo lavorare bene, avere giocatori che lavorano per la squadra, fare gruppo. Quello che forse l’anno scorso è mancato, c’era troppa gente che voleva la palla in mano, che doveva tirare tanto per entrare in partita, cosa che ad alto livello non ci si può permettere. Non si deve dipendere da un singolo: se lui non va bene, ci devono essere altri che fanno il suo, come la Virtus precedente.
Un commento sul gruppo dei lunghi? è interessante, completo, fisico, che sa giocare spalle a canestro e da fuori: noi daremo tanti “problemi” a Pasquali per decidere chi mettere in campo, ma è un bene che ci sia competitività. E, se ce n’è bisogno, con la stagione lunga e i problemi che ci possono essere, pur avendo un buon settore esterni sono disponibile a giocare anche da ala piccola.
Il mio messaggio finale? Speriamo di far divertire i tifosi, vincendo qualche partita in più e riempendo il nostro palazzo e, quando sarà completo, far entrare tanta gente: con un impianto pieno è più bello per tutti."

 

 

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GIOVANNONI ALLA FUTURSHOW STATION

di Valentina Calzoni - bolognabasket.it -12/11/2008

Gui, dopo Milano sembrava un momento straordinario per te e la squadra,poi si è passati direttamente alla crisi, cos’è successo? “Lo sport è come la vita, tutto può cambiare da un momento all’altro in base ai risultati. A volte la squadra gioca bene eppure perde e allora si capisce che ci sono dei problemi e bisogna affrontarli. Sabatini quest’anno ha fatto grossi investimenti nella squadra ed è giusto che ci siano aspettative e che ci saranno sempre, per tutta la stagione”.
Riguardo al body language, ti aspetti che cambi e che la reazione arrivi ora che l’alibi dell’allenatore è stato tolto? “Sarebbe normale alla prossima partita vedere un altro tipo di entusiasmo e atteggiamento da parte di tutti i giocatori. Ora non importano più i contratti di ognuno o quello che si è fatto nelle partite passate, perché con un nuovo allenatore tutti hanno voglia di far vedere cosa sanno fare per la squadra. Credo che sarebbe invece anormale non vedere un cambiamento”.
Qual è stata la partita più emozionante della tua carriera? “Sicuramente alcune gare con la nazionale brasiliana, ma soprattutto gara 4 semifinale scudetto di 2 anni fa in cui abbiamo vinto in casa contro Milano e c’è stata una grande festa. Spero davvero di poter rivivere presto un’ emozione come quella”.
Nessuno ha capito cosa sia successo fra Udine e Pesaro, nell’arco di solo una settimana. Cosa puoi dirci? “È difficile anche per me perché eravamo carichi di essere ancora imbattuti, avevamo lavorato bene e non so davvero cosa dire. E’ possibile che la vittoria a Milano e aver battuto Udine ci abbiano illuso di potercela sempre fare: a Milano il secondo tempo è andato addirittura oltre le nostre aspettative forse e a volte nell’incoscienza del giocatore si pensa di poter far lo stesso dove si vuole, ma bisogna affrontare sempre la partita come si avesse contro la miglior squadra del mondo, in Italia è cosi che va”.
La preparazione estiva vi ha forse stancato o scaricato troppo? “No non penso. Molte squadre hanno cominciato il 18 agosto come noi, il lavoro che è stato fatto come squadra è stato buono, non si è ne esagerato ne il contrario”.
Pensavi che Huertas facesse cosi fatica qui? “Conosco Huertas e so che giocatore è. Non pensavo facesse cosi fatica, ma so che se lavorerà e si impegnerà con l’aiuto della squadra farà bene. Forse gli ci vuole solo più tempo del previsto per adattarsi al meglio alla nuova realtà”.
Ti senti un po’ sacrificato in questa squadra di 10 elementi tutti di valore? “È normale che qualcuno a volte venga sacrificato, che giochi meno e abbia meno spazio. Credo però che la competizione interna faccia bene e faccia sì che la squadra cresca e si migliori. Essendo in tanto c’è la possibilità di far giocare ogni volta chi è più in forma ed è un bene per tutti, soprattutto per il gruppo”.
Dopo la strepitosa partita di Milano sei stato forse un po’ sottotono a tuo avviso? “Io di solito cerco di prendere da ogni partita quello che mi da. A Milano mi ha dato tanto mentre nelle alte un po’ meno,ma cerco sempre di entrare in gioco, prendere fiducia e fare quello che so. E’ molto importante per me difendere subito forte, con grinta. Il resto poi viene da sé”.
Cosa puoi dirci dei primi allenamenti con Boniciolli? Le tue impressioni? “Matteo è arrivato con molto entusiasmo e lui cerca di stimolare molto i suoi giocatori. Sta inserendo poche regole semplici e precise che tutti dobbiamo seguire per andare sulla stessa strada, poi con il tempo inserirà certamente anche il suo stile di gioco”.
Rieti diventa una partita molto importante: sulla carta non ci sarebbe storia... “Non dobbiamo pensare a i problemi di Rieti, ma ai nostri. Per noi questa partita in casa è importante, anche se Rieti è una squadra che dovrebbe teoricamente lottare per la salvezza sta facendo bene, non penso che sarà facile batterla e potrà essere comunque pericolosa per noi”.
Nel tuo ruolo c’è il giocatore finito per primo nell’occhio del ciclone, come valuti la situazione di Arnold? “Jamie ha molto talento e punti nelle mani e la sua carriera parla per lui. Forse non è nel suo miglior momento, ma noi che siamo i suoi compagni dobbiamo aiutarlo a venir fuori per vincere insieme le partite. Nell’arco della stagione avremo tutti dei momenti meno positivi e allora è la squadra che deve supportare il compagno in difficoltà e aiutarlo”.
Rispetto al precampionato è sembrato che nelle ultime due gare fosse difficile portare la palla sotto canestro, hai notato questa cosa? “Non penso di averlo notato questo aspetto in particolare, ho visto invece una minor circolazione di palla in generale. È difficile dire chi non ha preso palla e perché, tutti abbiamo i nostri ruoli se una volta uno di noi riceve un pallone in meno non è importante, la cosa che conta davvero è sfruttare il giocatore in maggiore condizione di forma ad ogni partita e valorizzarlo al massimo”.
Oggi c’era uno striscione all’Arcoveggio che recitava “Voi non camminerete mai da soli.” Come credi che reagirà il pubblico a questo momento? Boniciolli è da tempo nelle corde del pubblico della Virtus e ora è arrivato.. “So che i nostri tifosi ci sostengono anche nei momenti difficili. Quella con Rieti sarà una partita delicata in cui anche loro staranno attenti ai segnali di debolezza della squadra e hanno ragione di farlo perché ogni domenica pagano il biglietto per vederci e si meritano il meglio. Sono comunque certo che saranno sempre con noi, come è stato l’anno scorso”.
Al di la di tutto pensi ci siano le potenzialità per fare davvero bene in questa stagione? “Secondo me le potenzialità ci sono, dobbiamo ritrovare la chimica giusta per vincere le partite. Ora siamo in salita dopo 2 sconfitte consecutive e il cambio di allenatore, ma dobbiamo essere sereni e pensare a lavorare bene per vincere la prossima gara”.
In molti c’è l’dea che questa squadra vada un po’, per così dire, da sola: se aggredite da subito potete vincere bene almeno 10-12 partite di questo campionato, ci avete pensato, ne siete consapevoli? “è vero, con questa squadra possiamo farlo, ma dobbiamo andare tutti sulla stessa strada come fanno Siena e Roma. Abbiamo tutte le possibilità di fare bene”.
Domenica avete perso contro un vecchio amico, Zare Markovski che x te ha significato molto. Cosa hai provato? “è stato un piacere rivederlo prima della partita, ci siamo abbracciati e abbiamo parlato un po’. Poi è stato bravo lui a vincere la partita, noi un po’ meno. Spero che continui a far bene, ma spero soprattutto che noi faremo meglio perché è questo il nostro obiettivo, fare meglio degli altri”.
Gui, qual è la tua musica preferita e cosa ti piace fare nel tempo libero? “Mi piace la musica allegra che di solito si sente nel carnevale brasiliano, poi ci sono anche gruppi rock pop che mi piacciono e persino canzoni più classiche. Non sono un vero esperto di musica ma mi piace molto ascoltarla.”Nel tempo libero mi piace andare a cena con mia moglie e i miei amici ma anche andare in internet. In questo periodo di crisi c’è sempre bisogno di guardare cosa succede nel mondo, mi piace informarmi”.
Ma con 5 americani, che musica ascoltate in spogliatoio? “In realtà non è affatto un problema perché ognuno ha il suo Ipod ed è giusto così perché ognuno può ascoltare la sua musica preferita senza prevalere sugli altri”.
Come Huertas sei un appassionato di poker texano: facendo un parallelismo, quali sono le carte che la Virtus ha in mano, ancora da giocare? “Penso che abbiamo buone carte, ma è soprattutto quando non le hai che devi saper bleffare. Bisogna sempre saper nascondere le proprie debolezze e far vedere all’avversario di essere forte e avere il coltello fra i denti. Nessuno deve pensare che sia facile vincere contro la Virtus”.
Pensi che abbia pesato sul gruppo il fatto che ci siano 5 giocatori di scuola americana e molti giocatori provenienti da realtà diverse? “È vero che siamo un gruppo molto vario, ma è vero anche che molti di noi conoscono già la pallacanestro italiana ed europea. L’ultimo arrivato è Boykins che ha fatto 10 anni di Nba per cui non penso abbia grosse difficoltà ad ambientarsi”.
Sei un’eccezione in un mercato che cambia continuamente i giocatori. Ti senti una bandiera? “Io sto molto bene a Bologna e alla Virtus. La gente mi conosce, sa che anche quando rompo le scatole è perché tengo a questa società e voglio solo il meglio. Per me qui è come essere a casa e vorrei poter rimanere qui ancora a lungo”.
Hai parlato più volte di chimica, cos'è e come si costruisce una chimica come quella del 2007 anche se i valori di squadra non erano quelli di oggi? “La chimica sta anche nell’intesa fra i giocatori e per questo ci vuole tempo. Con Dusan e Brett giochiamo spesso a memoria, sappiamo dove trovarci, come ci muoviamo sul campo, quello che ci piace di più fare. Pian piano sta succedendo lo stesso anche con i nuovi compagni. Questa è la filosofia di Siena e per questo fa cosi bene. Se noi riusciamo a essere continui nel lavoro e far bene la chimica arriverà e avremo grosse soddisfazioni”.
Tra un mese c’è il derby. Entrambe forse pensavate di arrivarci con un cammino più in discesa? “Abbiamo fatto 4 partite. Ne abbiamo vinte 2 e perse 2. Forse pensavamo di essere più sereni in vista del derby, ma mancano ancora tre settimane e speriamo che i risultati che verranno ci diano più tranquillità”.
Negli ultimi 2 anni di Virtus hai fatto 4 finali, però non siete riuscite a vincerle. Puoi promettere che quest’anno se ci arriverete una la vincerete? “Non voglio fare promesse perché non sono certo da solo di poterla mantenere, ma so di voler vincere con questa squadra e posso dire che il mio obiettivo sarà provarci sempre finché sarò in Virtus, fino alla fine”.
Hai mai voluto giocare a calcio? “Si certo, come tutti i bambini ho giocato perché è la prima cosa che ti fanno fare da piccolo, anche se in famiglia da me tutti giocavano a pallacanestro e poi è stato normale per me continuare su questa strada”.
Perché secondo te un ragazzo dovrebbe scegliere la pallacanestro oggi? “È uno sport fantastico in cui il risultato può cambiare in ogni momento, per 40 minuti. Una volta che conosci questo sport ti innamori, è come un vizio, per questo consiglio di farlo provare ai ragazzi”.
La tua rinuncia alla nazionale è definitiva? “Quest’anno ho dovuto rinunciare per problemi familiari,ma se mi chiameranno sarò contento di tornare”.
Siete stati a vedere il Bologna calcio, la situazione al di la del valore dell'organico era simile alla vostra. Può servire un cambiamento come quello dell’allenatore per rimettere tutti al lavoro? “Il cambio allenatore è uno stimolo per i giocatori, soprattutto per chi pensava di avere poco spazio perché può dimostrare il suo valore. Chi aveva più spazio deve invece star attento perché si deve rimettere in gioco”.
Perché consideri Bologna la tua seconda casa? “Conosco la città e la gente, sia io che mia moglie qui ci troviamo benissimo. Casa tua e dove ti senti più a tuo agio e per noi è cosi. Siamo nati e cresciuti in brasile ma Bologna è molto vicina ormai a quella realtà per noi.”

 

 

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IL CAPITANO è ENTRATO NEI MECCANISMI DI BONICIOLU ED è USCITO DAL PERIODO NO
di Alessandro Mossini - Corriere dello Sport - 08/01/2009

Una maledizione che si spezza. è quella del capitano Virtus, carica che negli ultimi anni è sempre stata ammantata da un alone di "sfiga" che portava chi deteneva i galloni ad abbandonare nel giro di pochi mesi la società bianconera. Un tormento iniziato nel lontano 2002, con l'addio di Abbio. Poi, in successione, Rigaudeau, Frosini, Brkic, Masieri, Niccolai, Parente (vittima anche di un serio infortunio al tendine d'Achille), Pelussi e Di Bella. Una strage di capitani che sembrava arricchirsi di un nuovo capitolo con Guilherme Giovannoni. Un avvio in chiaroscuro sotto la gestione Boniciolli, un riadattamento difficoltoso da ala piccola dopo stagioni passate a giocare da ala forte, prestazioni opache che sembravano aver raggiunto il culmino contro Ferrara, quattro punti in sei minuti e un viso non esattamente sorridente. Il ragazzo di Piracicaba però ha reagito alle difficoltà e nell'arco di una settimana ha girato la sua stagione: 23 punti con 10/14 dal campo nella pur durissima partita di Siena, 13 con 5/6 al tiro contro gli estoni del Tartu in Coppa. Rieccolo, capitan "Gui". E proprio al termine della gara contro gli estoni il brasiliano ha raccontato il suo momento: «è stata una buona partita, dopo la disfatta di Siena e prima del difficile impegno contro Montegranaro: il primo posto nel girone ci permetterà di concentrarci sul campionato. Ora da numero tre mi trovo bene: ho avuto qualche difficoltà all'inizio su alcuni movimenti, ma ho lavorato bene in queste settimane e pian piano ho appreso i movimenti. Il coach vuole che io giochi sia da tre che da quattro, non c'è nessun problema: io faccio quello che serve». Lo stesso Boniciolli nel dopogara di martedì ha elogiato il brasiliano per lo spirito di sacrificio e per la voglia dimostrata nel suo riadattamento. Il capitano, almeno questo, è salvo.

 


 

«Alzare un trofeo ci fa sentire degni di questa società»

di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino - 28/04/2009

 

L'unico ad aver giocato tutte e cinque le precedenti finali (perse) dalla V nera. Il giorno dopo è qualcosa di speciale per Guillherme Giovannoni. Il capitano bianconero al Carlino risponde alle domande, sorride e scherza persino su Siena. Giovannoni, se ripensa a domenica? «Alla fine abbiamo sofferto tanto. Precisiamo: arrivare in finale è sempre un bell'andare, ma vincere è tutta un'altra cosa». Avete fatto le ore piccole? «Chi lo dice?». A che ora s'è addormentato, allora? «Passiamo (se la ride, ndr) alla prossima domanda». Tre anni a Bologna, tre anni pesanti? «No, giocare qui è un piacere. La pressione è un'altra cosa. Ci sono i tifosi, che vogliono vincere, perché sono abituati a farlo. Ma è normale». Sabatini è un proprietario che mette pressione? «No. A parte il fatto che siamo pagati per avere buone prestazioni, è un patron presente. Ci sono società dove i dirigenti non ci sono mai. E poi si creano malintesi». è una Yirtys che cresce dal punto di vista societario. «è una società seria che non fa mai il passo più lungo della gamba. La passata stagione è stata davvero storta: però il club ha evitato che la situazione potesse degenerare». Torniamo al finale della gara con lo Cholet... «Non ho fatto nulla». Prego? «Abbiamo imparato la lezione. In Coppa Italia è stato detto che Stonerook è stato bravissimo (contatto non sanzionato dai fischietti su Vukcevic, ndr). Ho cercato di essere altrettanto bravo. E comunque, come Stonerook, non ho fatto nulla». Una vittoria che vale molto, non solo per il trofeo che lei custodisce gelosamente. «Abbiamo la testa più leggera. Alla fine un risultato del genere finisce per fare più sicurezza. è proprio quello che ci mancava». Siete in corsa per il secondo posto. «Giusto, abbiamo fatto festa e mia moglie mi ha pure sgridato perché dice che ho esagerato. «Ho imparato la lezione: non ho fatto proprio nulla, come Stonerook su Vukcevic». Ma ora dobbiamo solo pensare alla prossima sfida. I festeggiamenti sono finiti, giovedì c'è Teramo. Siamo padroni del nostro destino». Siena in Italia resta il punto di riferimento; siete più vicini? «Tra la gara di gennaio e quella di dieci giorni fa c'è stata una bella differenza». Come spiega questo avvicinamento? «C'è una maggiore consapevolezza da parte nostra sul talento. Non partiamo battuti: la squadra ha fatto tesoro di tutto questo». Cos'è scattato? «Siamo un gruppo che ormai si conosce a memoria. Abbiamo cambiato allenatore, è vero, ma la squadra, in fondo, ha cambiato un solo giocatore. E poi al di là di tutto stiamo bene insieme, anche fuori dal campo».

 

 

Giovannoni mandato via

di Claudio Limardi - Corriere dello Sport - 29/05/2009

 

Alle 22 di mercoledì sera la Virtus è stata eliminata dai playoff, ha scoperto di essere arrivata settima in campionato e di aver perso la licenza triennale di Eurolega oltre che la semifinale dei sogni con Siena. Alle 22.05 la Virtus è stata messa pubblicamente in vendita da Claudio Sabatini, che ha considerato una bocciatura personale i soli 1500 abbonamenti acquistati per i playoff dalla tifoseria (alle due gare con la Benetton hanno assistito in tutto 7100 spettatori circa) e come conseguenza ha congelato il rinnovo del contratto di Keith Langford, oggi uno dei giocatori più appetiti d'Europa per quanto avesse già deciso di restare a Bologna. E tutto questo è stato solo l'inizio. Ieri dopo i previsti divorzi da Matteo Boniciolli e Andrea Luchi - nessuna sorpresa - però è esplosa la bomba della separazione da Gui Giovannoni, il capitano amatissimo dalla tifoseria che aveva giocato una gara generosa anche a Treviso. Oggi alle 17,30 (radio Futurshow Station), Sabatini spiegherà la situazione del club bianconero sia per quanto riguarda la vendita sia per quanto concerne i programmi immediati di un probabile ridimensionamento dei costi e di conseguenza delle ambizioni visto che il passivo di bilancio sarà di due milioni di euro e gli incassi per le gare di playoff sono stati inferiori alle aspettative. La rinuncia a Giovannoni dovrebbe essere il primo passo del ridimensionamento anche se si è trattato di un annuncio inatteso. Forse lo si poteva fare con più calma, di sicuro non è eliminando il contratto di Giovannoni che si rimettono a posto i conti. Più probabile si sia trattato quindi di un provvedimento simbolico, per far capire che stavolta Sabatini fa sul serio quando dice di voler smettere. Da quanto trapelato nelle prime ore pare invece si possa escludere che sia stato Giovannoni a chiedere di andare via o che il rapporto tra giocatore e società si fosse avariato. Insomma sarebbe stata in effetti una scelta del club. Impopolare di sicuro e choccante. Persino l'ipotesi di cessione della società di fronte alla separazione da Giovannoni passa in secondo piano. Gui ha giocato tre anni in Virtus ed era diventato capitano dopo la cessione di Fabio Di Bella a Milano del febbraio 2008. Gli 8,3 punti di media di quest'anno sono il suo minimo storico in maglia Virtus. Aveva però un altro anno di contratto e uno status, quello di passaportato, che gli avrebbe permesso di giocare da italiano  anche la stagione ventura (dopo ne sarà consentito solo uno per squadra, quindi lui o Brett Blizzard ma non tutti e due, peraltro anche il contratto di Blizzard scade nel 2010). è strano che Sabatini non abbia provato a cederlo incassando un buy-out a meno che non faccia parte dell'accordo per il divorzio. In Italia Gui può avere discreto mercato: due anni fa, quand'era libero e poi rinnovò con la Virtus per tre anni, fu avvicinato persino dalla Fortitudo. In questa stagione ha giocato una gara straordinaria a Milano, seconda di campionato, con 22 punti tutti nel secondo tempo. Ne fece 23 a Siena ma passarono inosservati perché la sconfitta della Virtus fu netta. Ha segnato 42 punti nelle cinque partite della serie con Treviso, con 15 rimbalzi nelle ultime due. Non è un fuoriclasse ma piace alla gente perché gioca con grande generosità, impegno, è un'opportunista e ha coraggio. Poi mai una polemica o una parola fuori posto. Insomma, la quintessenza del giocatore che vorresti nella tua squadra e nel tuo spogliatoio. La Virtus ha scelto di farne a meno. A prima vista sembra una mossa inspiegabile. Oggi Sabatini ci spiegherà meglio.

 


 

Gui: «Pronto a restare, ho la V nel cuore»

di Daniele Labanti - Corriere di Bologna - 19/06/2009

 

Giovannoni, pronto a tornare alla Virtus? «Sono sul mercato, quindi se mi chiamassero andrei sicuramente a parlare. Restare, lo sapete, mi piacerebbe». Ma costa davvero così tanto tenere il capitano? «Non costo quanto diceva Sabatini. Ma adesso ha poca importanza, Claudio devo ringraziarlo perché sono stato il primo a sapere cosa intendeva fare. Mi ha spiegato la situazione, è stato onesto». Che immagine ha dei patron? «Un innovatore. Cerca di promuovere il suo club e il basket, raccoglie sponsor, da entusiasmo. E forse, se davvero l'ha perduto, si spiegano molte cose. Il suo limite è la necessità di stupire a tutti i costi, ma a volte è stata anche una qualità. Altrove non vedo personaggi così coinvolgenti. Con me e con la squadra è stato sempre molto corretto, le cose veniva a dircele in faccia». Molla per colpa degli abbonati, dice. Ma qual è la spiegazione alla fuga del pubblico? «La delusione. Noi abbiamo perso cinque gare di fila, poi c'erano problemi fra Claudio e il coach, poi anche i soldi: comprare una tessera per una gara, o due, o sette, fa differenza». Se le avessero detto che avrebbe lasciato la Virtus, c'avrebbe creduto? «Ci sono rimasto male perché qua sto bene. Ci tengo alla causa, alla gente, all'ambiente». Avrebbe finito la carriera alla Virtus? «Sicuramente sì, almeno quella europea. Poi ho il piccolo sogno di giocare un ultimo campionato in Brasile, nella mia città». Cosa le ha dato questo club? «Mi ha dato solidità, è qui che ho iniziato veramente la mia carriera. Prima ho vagabondato, giocando spesso in prestito. La Virtus e i suoi tifosi m'hanno accolto bene, la città è fantastica per un giocatore di basket. A Bologna per me le cose sono cambiate. Io e Gabriela stiamo benissimo». Si vede con un'altra casacca, in Italia? «Mi vedo nella mia figura di giocatore professionista, ma è chiaro che sarebbe quasi impensabile tornare qui da avversario. Sarebbe una bella botta». Gli allenatori: Zare, Pilla, Pasquali, Boniciolli. «Ovviamente quello a cui sono più legato è Markovski. Ha avuto la bravura di scegliere giocatori che l'avrebbero seguito pure sott'acqua e la serenità di andare avanti con le sue idee sempre. Con lui abbiamo avuto una stagione incredibile, non voglio togliere niente agli altri ma con Zare c'è un rapporto diverso». Quell'addio è il grande rammarico? «Sì, se lui fosse restato secondo me quella squadra non sarebbe stata smantellata. Avremmo fatto, l'anno scorso, un altro grande campionato. È chiaro che quando la squadra ha sentito che mandavano via il coach, c'è stata la comprensione che tutto sarebbe stato distrutto». E così l'Eurolega è diventata soprattutto un peso. «Ed è un gran peccato, perché giocarla indossando questa maglia è stato un onore. Ma abbiamo capito subito che sarebbe stato uno stillicidio» .Giovannoni ha ancora voglia, adesso, di rimettersi in gioco? «Ne ho tanta, l'idea è di smettere fra sette anni. Quand'ero un ragazzino mi dicevo che avrei chiuso col basket a trent'anni, ora ho altri stimoli. Quando smetterò tornerò a casa, ho grandi progetti». Sogni nel cassetto? «Far crescere il basket in Brasile. Allenatore o dirigente non fa differenza, da noi ci sono cose ancora inesplorate. Bastano un po' di soldi per fondare una squadra e iscriverla al campionato. Ci sono tante cose da fare nel mio paese, mi piacerebbe avere una squadra tutta mia a San Paolo, da costruire sui giovani». E senza basket cos'avrebbe fatto? «Avrei lavorato nella finanza. Mi piacciono i numeri e la matematica. Ma per fortuna mi piace di più il basket».

 


 

VIRTUS, GIOVANNONI SCEGLIE IL BRASILE

di Claudio Limardi - Corriere dello Sport/Stadio - 02/09/2009

 

La notizia arriva da San Juan di Portorico, nel giorno di pausa delle qualificazioni mondiali della zona americana in cui il Brasile è imbattuto (4 vittorie, nessuna sconfitta): Guilherme Giovannoni, l'ultimo capitano della Virtus (ora è Dusan Vukcevic), uno degli idoli della Futurshow Station nelle ultime stagioni, tornerà a giocare a casa sua, nell'Universo Brasilia, una delle migliori squadre della NBB, la neonata lega brasiliana. L'Universo ha chiuso l'ultimo campionato al secondo posto perdendo la finale con il Flamengo. Giovannoni aveva un altro anno di contratto con la Virtus ma subito dopo la chiusura della passata stagione era stato di fatto liberato da Claudio Sabatini. Nella nuova stagione avrebbe guadagnato una cifra vicina al mezzo milione di euro. La Virtus aveva la possibilità di uscire dal Contratto pagando una modesta penale. Ed è quanto ha fatto. «Potevamo aspettare un mese, siamo usciti dal contratto subito per dare modo a Gui di andare sul mercato», disse il proprietario bianconero. In realtà non servì a nulla. è probabile che Giovannoni per qualche tempo sia rimasto bloccato dall'idea di tornare in Virtus a cifre diverse. Tra l'altro nei giorni fumosi della teorica cessione del club alla cordata svizzero-romagnola a Giovannoni era stato fatto sapere che, se la trattativa fosse andata in porto, lui sarebbe stato immediatamente reintegrato. Solo un'illusione, per lui e i tifosi. Gui, che nel frattempo si era sposato in Brasile, ha così deciso di tornare a casa. «Tornare in Brasile la considero una sfida. La NBB nel suo primo anno di vita è stata un successo, sono stati creati i presupposti per ricevere attenzione nei media e nel pubblico. Vorrei contribuire alla crescita del basket brasiliano di club». E così potrà anche giocare senza problemi i Mondiali del 2010 in Turchia. All'Universo, Giovannoni trova un altro protagonista del basket brasiliano, Alex Garcia, guardia che è stato nella Nba e nel Maccabi due anni fa fu decisivo nella vittoria nella semifinale di Eurolega su Siena. Garcia oggi è un'altra delle stelle della Nazionale. Gui ha giocato nella Virtus tre anni e 111 partite di campionato. Ha giocato tutte le tre finali di Coppa Italia perse, ha vinto l'Eurochallenge, ha giocato la finale scudetto del 2007. In Italia era arrivato con Treviso, poi aveva militato a Rimini e Biella, in mezzo un'esperienza a Kiev e un'altra a Fuenlabrada in Spagna. Bologna era cestisticamente la sua casa. Piaceva alla gente per la carica agonistica che gli aveva permesso di sopperire ad alcune carenze fisiche evidenti: troppo lento per giocare ala piccola, troppo poco esplosivo e forte per giocare più vicino a canestro, ruolo in cui ha ottenuto comunque i risultati migliori. Nell'ultimo anno era stato alterno, i 22,6 minuti di impiego erano stati il minimo della sua carriera bolognese, così gli 8,3 punti e i 3.8 rimbalzi di media. Da tre era rimasto sotto il 31%. Ma alla gente piaceva al di là dei numeri. Intanto anche Rey Terry si è accasato: giocherà in Spagna nell'Obradoiro.