Le prime parole ufficiali di un giocatore
Virtus in una conferenza stampa sono quelle di Guilherme Giovannoni,
capitano per la prossima stagione.
"Sono molto contento di essere ancora capitano di
questa squadra, e un giocatore importante per questa società; ho tanto
entusiasmo per affrontare questa nuova annata con una Virtus che saprà
lavorare bene. Conosco i nuovi, so che hanno uno spirito giusto, e penso
che questo sia un buon inizio.
è ancora presto per fare pronostici, non
abbiamo ancora iniziato ad allenarci, ma prometto che saremo tutti
disponibili a lavorare per ottenere risultati.
I nuovi arrivati? Conosco chi giocava in Italia, come Ford e Righetti,
Ford è stato uno dei migliori centri della passata annata, Righetti ha
fatto benissimo con Avellino, Vukcevic lo
conoscevamo già ed è un piacere riaverlo. Tutti esperti del campionato, ci
daranno una buona mano; poi ci sono gli altri, i nuovi, ma anche loro
hanno esperienza, e non sarà difficile aiutarli ad iniziare bene. Boykins
l’ho visto giocare alcune volte in tv, specie ai tempi di Denver, e so che
è basso ma molto veloce. Noi gli staremo dietro: a me piace, quando si
corre.
Huertas? Mi fa piacere che lui venga a Bologna, avrei preferito fosse
venuto in Virtus, ma è un bravo ragazzo, un buon giocatore e soprattutto
un amico: al derby, poi, qualche stuzzicata ci sarà. Io gli ho parlato,
saputo che noi lo stavamo cercando, non dico di averlo provato a
convincere perché non penso che sia giusto; ho parlato alla società per
dire che tipo di giocatore era, ma alla fine è normale che sia stato lui a
decidere.
Sono in Virtus da molti anni? E’ bello essere qui da un bel po’, ho girato
tanto ma ho sempre voluto provare a fermarmi in un posto solo. Qui mi
sento a casa, è nato un rapporto importante, sono contento di essere qui,
spero lo sia anche la società, e che tutto questo possa durare a lungo.
Il fatto che il ruolo di capitano porti sfortuna? A me fa piacere, questa
è una cabala a cui io non faccio caso: sono cose da battere, e prima o poi
la ruota deve girare. Non sono in pensiero, sono tranquillo, conosco bene
la città e la società, e questo è un onore.
La differenza tra quintetto e panchina?
è una squadra
molto completa, equilibrata in tutti i suoi effettivi, e voglio poi
chiedere: chi è il quintetto, chi inizia o chi finisce? Partire al primo
minuto adesso non conta molto, serve essere equilibrati ed arrivare alla
fine con un punteggio maggiore degli avversari.
Voglia di riscatto? Certo, è stato un anno difficile, dove non siamo
riusciti a raggiungere i nostri obiettivi e dove ci sono stati tanti
problemi con i compagni di squadra, è stato cambiato l’allenatore e le
cose non erano semplici. Chi è rimasto ha voglia di riscatto, e dobbiamo
contagiare i nuovi.
Il pubblico mi sosteneva? Riconoscevano il mio lavoro e mi ha fatto
piacere, ma attorno a me c’era una squadra che non andava bene, per cui
tutto sommato non era bello. Se sei la Virtus devi essere sempre tra le
prime squadre del campionato, io ora non posso promettere di esserlo, ma
cercheremo di lottare, di darci dentro, e dimostrare di avere voglia di
vincere.
Siamo forti sulla carta? Non conta, la storia è piena di squadroni che non
vincono: dobbiamo lavorare bene, avere giocatori che lavorano per la
squadra, fare gruppo. Quello che forse l’anno scorso è mancato, c’era
troppa gente che voleva la palla in mano, che doveva tirare tanto per
entrare in partita, cosa che ad alto livello non ci si può permettere. Non
si deve dipendere da un singolo: se lui non va bene, ci devono essere
altri che fanno il suo, come la Virtus precedente.
Un commento sul gruppo dei lunghi?
è interessante,
completo, fisico, che sa giocare spalle a canestro e da fuori: noi daremo
tanti “problemi” a Pasquali per decidere chi
mettere in campo, ma è un bene che ci sia competitività. E, se ce n’è
bisogno, con la stagione lunga e i problemi che ci possono essere, pur
avendo un buon settore esterni sono disponibile a giocare anche da ala
piccola.
Il mio messaggio finale? Speriamo di far divertire i tifosi, vincendo
qualche partita in più e riempendo il nostro palazzo e, quando sarà
completo, far entrare tanta gente: con un impianto pieno è più bello per
tutti."
.
GIOVANNONI ALLA FUTURSHOW STATION
di Valentina Calzoni -
bolognabasket.it -12/11/2008
Gui, dopo Milano sembrava un momento straordinario per te e la squadra,poi
si è passati direttamente alla crisi, cos’è successo? “Lo sport è come la
vita, tutto può cambiare da un momento all’altro in base ai risultati. A
volte la squadra gioca bene eppure perde e allora si capisce che ci sono dei
problemi e bisogna affrontarli. Sabatini quest’anno ha fatto grossi
investimenti nella squadra ed è giusto che ci siano aspettative e che ci
saranno sempre, per tutta la stagione”.
Riguardo al body language, ti aspetti che cambi e che la reazione arrivi ora
che l’alibi dell’allenatore è stato tolto? “Sarebbe normale alla prossima
partita vedere un altro tipo di entusiasmo e atteggiamento da parte di tutti
i giocatori. Ora non importano più i contratti di ognuno o quello che si è
fatto nelle partite passate, perché con un nuovo allenatore tutti hanno
voglia di far vedere cosa sanno fare per la squadra. Credo che sarebbe
invece anormale non vedere un cambiamento”.
Qual è stata la partita più emozionante della tua carriera? “Sicuramente
alcune gare con la nazionale brasiliana, ma soprattutto gara 4 semifinale
scudetto di 2 anni fa in cui abbiamo vinto in casa contro Milano e c’è stata
una grande festa. Spero davvero di poter rivivere presto un’ emozione come
quella”.
Nessuno ha capito cosa sia successo fra Udine e Pesaro, nell’arco di solo
una settimana. Cosa puoi dirci? “È difficile anche per me perché eravamo
carichi di essere ancora imbattuti, avevamo lavorato bene e non so davvero
cosa dire. E’ possibile che la vittoria a Milano e aver battuto Udine ci
abbiano illuso di potercela sempre fare: a Milano il secondo tempo è andato
addirittura oltre le nostre aspettative forse e a volte nell’incoscienza del
giocatore si pensa di poter far lo stesso dove si vuole, ma bisogna
affrontare sempre la partita come si avesse contro la miglior squadra del
mondo, in Italia è cosi che va”.
La preparazione estiva vi ha forse stancato o scaricato troppo? “No non
penso. Molte squadre hanno cominciato il 18 agosto come noi, il lavoro che è
stato fatto come squadra è stato buono, non si è ne esagerato ne il
contrario”.
Pensavi che Huertas facesse cosi fatica qui? “Conosco Huertas e so che
giocatore è. Non pensavo facesse cosi fatica, ma so che se lavorerà e si
impegnerà con l’aiuto della squadra farà bene. Forse gli ci vuole solo più
tempo del previsto per adattarsi al meglio alla nuova realtà”.
Ti senti un po’ sacrificato in questa squadra di 10 elementi tutti di
valore? “È normale che qualcuno a volte venga sacrificato, che giochi meno e
abbia meno spazio. Credo però che la competizione interna faccia bene e
faccia sì che la squadra cresca e si migliori. Essendo in tanto c’è la
possibilità di far giocare ogni volta chi è più in forma ed è un bene per
tutti, soprattutto per il gruppo”.
Dopo la strepitosa partita di Milano sei stato forse un po’ sottotono a tuo
avviso? “Io di solito cerco di prendere da ogni partita quello che mi da. A
Milano mi ha dato tanto mentre nelle alte un po’ meno,ma cerco sempre di
entrare in gioco, prendere fiducia e fare quello che so. E’ molto importante
per me difendere subito forte, con grinta. Il resto poi viene da sé”.
Cosa puoi dirci dei primi allenamenti con Boniciolli? Le tue impressioni?
“Matteo è arrivato con molto entusiasmo e lui cerca di stimolare molto i
suoi giocatori. Sta inserendo poche regole semplici e precise che tutti
dobbiamo seguire per andare sulla stessa strada, poi con il tempo inserirà
certamente anche il suo stile di gioco”.
Rieti diventa una partita molto importante: sulla carta non ci sarebbe
storia... “Non dobbiamo pensare a i problemi di Rieti, ma ai nostri. Per noi
questa partita in casa è importante, anche se Rieti è una squadra che
dovrebbe teoricamente lottare per la salvezza sta facendo bene, non penso
che sarà facile batterla e potrà essere comunque pericolosa per noi”.
Nel tuo ruolo c’è il giocatore finito per primo nell’occhio del ciclone,
come valuti la situazione di Arnold? “Jamie ha molto talento e punti nelle
mani e la sua carriera parla per lui. Forse non è nel suo miglior momento,
ma noi che siamo i suoi compagni dobbiamo aiutarlo a venir fuori per vincere
insieme le partite. Nell’arco della stagione avremo tutti dei momenti meno
positivi e allora è la squadra che deve supportare il compagno in difficoltà
e aiutarlo”.
Rispetto al precampionato è sembrato che nelle ultime due gare fosse
difficile portare la palla sotto canestro, hai notato questa cosa? “Non
penso di averlo notato questo aspetto in particolare, ho visto invece una
minor circolazione di palla in generale. È difficile dire chi non ha preso
palla e perché, tutti abbiamo i nostri ruoli se una volta uno di noi riceve
un pallone in meno non è importante, la cosa che conta davvero è sfruttare
il giocatore in maggiore condizione di forma ad ogni partita e valorizzarlo
al massimo”.
Oggi c’era uno striscione all’Arcoveggio che recitava “Voi non camminerete
mai da soli.” Come credi che reagirà il pubblico a questo momento?
Boniciolli è da tempo nelle corde del pubblico della Virtus e ora è
arrivato.. “So che i nostri tifosi ci sostengono anche nei momenti
difficili. Quella con Rieti sarà una partita delicata in cui anche loro
staranno attenti ai segnali di debolezza della squadra e hanno ragione di
farlo perché ogni domenica pagano il biglietto per
vederci e si meritano il meglio. Sono comunque certo che saranno sempre con
noi, come è stato l’anno scorso”.
Al di la di tutto pensi ci siano le potenzialità per fare davvero bene in
questa stagione? “Secondo me le potenzialità ci sono, dobbiamo ritrovare la
chimica giusta per vincere le partite. Ora siamo in salita dopo 2 sconfitte
consecutive e il cambio di allenatore, ma dobbiamo essere sereni e pensare a
lavorare bene per vincere la prossima gara”.
In molti c’è l’dea che questa squadra vada un po’, per così dire, da sola:
se aggredite da subito potete vincere bene almeno 10-12 partite di questo
campionato, ci avete pensato, ne siete consapevoli? “è
vero, con questa squadra possiamo farlo, ma dobbiamo andare tutti sulla
stessa strada come fanno Siena e Roma. Abbiamo tutte le possibilità di fare
bene”.
Domenica avete perso contro un vecchio amico, Zare Markovski che x te ha
significato molto.Cosa hai provato? “è
stato un piacere rivederlo prima della partita, ci siamo abbracciati e
abbiamo parlato un po’. Poi è stato bravo lui a vincere la partita, noi un
po’ meno. Spero che continui a far bene, ma spero soprattutto che noi faremo
meglio perché è questo il nostro obiettivo, fare meglio degli altri”.
Gui, qual è la tua musica preferita e cosa ti piace fare nel tempo libero?
“Mi piace la musica allegra che di solito si sente nel carnevale brasiliano,
poi ci sono anche gruppi rock pop che mi piacciono e persino canzoni più
classiche. Non sono un vero esperto di musica ma mi piace molto
ascoltarla.”Nel tempo libero mi piace andare a cena con mia moglie e i miei
amici ma anche andare in internet. In questo periodo di crisi c’è sempre
bisogno di guardare cosa succede nel mondo, mi piace informarmi”.
Ma con 5 americani, che musica ascoltate in spogliatoio? “In realtà non è
affatto un problema perché ognuno ha il suo Ipod ed è giusto così perché
ognuno può ascoltare la sua musica preferita senza prevalere sugli altri”.
Come Huertas sei un appassionato di poker texano: facendo un parallelismo,
quali sono le carte che la Virtus ha in mano, ancora da giocare? “Penso che
abbiamo buone carte, ma è soprattutto quando non le hai che devi saper
bleffare. Bisogna sempre saper nascondere le proprie debolezze e far vedere
all’avversario di essere forte e avere il coltello fra i denti. Nessuno deve
pensare che sia facile vincere contro la Virtus”.
Pensi che abbia pesato sul gruppo il fatto che ci siano 5 giocatori di
scuola americana e molti giocatori provenienti da realtà diverse? “È vero
che siamo un gruppo molto vario, ma è vero anche che molti di noi conoscono
già la pallacanestro italiana ed europea. L’ultimo arrivato è Boykins che ha
fatto 10 anni di Nba per cui non penso abbia grosse difficoltà ad
ambientarsi”.
Sei un’eccezione in un mercato che cambia continuamente i giocatori. Ti
senti una bandiera? “Io sto molto bene a Bologna e alla Virtus. La gente mi
conosce, sa che anche quando rompo le scatole è perché tengo a questa
società e voglio solo il meglio. Per me qui è come essere a casa evorrei poter rimanere qui ancora a lungo”.
Hai parlato più volte di chimica, cos'è e come si costruisce una chimica
come quella del 2007 anche se i valori di squadra non erano quelli di oggi?
“La chimica sta anche nell’intesa fra i giocatori e per questo ci vuole
tempo. Con Dusan e Brett giochiamo spesso a memoria, sappiamo dove trovarci,
come ci muoviamo sul campo, quello che ci piace di più fare. Pian piano sta
succedendo lo stesso anche con i nuovi compagni.
Questa è la filosofia di Siena e per questo fa cosi bene. Se noi riusciamo a
essere continui nel lavoro e far bene la chimica arriverà e avremo grosse
soddisfazioni”.
Tra un mese c’è il derby. Entrambe forse pensavate di arrivarci con un
cammino più in discesa? “Abbiamo fatto 4 partite. Ne abbiamo vinte 2 e perse
2. Forse pensavamo di essere più sereni in vista del derby, ma mancano
ancora tre settimane e speriamo che i risultati che verranno ci diano più
tranquillità”.
Negli ultimi 2 anni di Virtus hai fatto 4 finali, però non siete riuscite a
vincerle. Puoi promettere che quest’anno se ci arriverete una la vincerete?
“Non voglio fare promesse perché non sono certo da solo di poterla
mantenere, ma so di voler vincere con questa squadra e posso dire che il mio
obiettivo sarà provarci sempre finché sarò in Virtus,
fino alla fine”.
Hai mai voluto giocare a calcio? “Si certo, come tutti i bambini ho giocato
perché è la prima cosa che ti fanno fare da piccolo, anche se in famiglia da
me tutti giocavano a pallacanestro e poi è stato normale per me continuare
su questa strada”.
Perché secondo te un ragazzo dovrebbe scegliere la pallacanestro oggi? “È
uno sport fantastico in cui il risultato può cambiare in ogni momento, per
40 minuti. Una volta che conosci questo sport ti innamori, è come un vizio,
per questo consiglio di farlo provare ai ragazzi”.
La tua rinuncia alla nazionale è definitiva? “Quest’anno ho dovuto
rinunciare per problemi familiari,ma se mi chiameranno sarò contento di
tornare”.
Siete stati a vedere il Bologna calcio, la situazione al di la del valore
dell'organico era simile alla vostra. Può servire un cambiamento come quello
dell’allenatore per rimettere tutti al lavoro? “Il cambio allenatore è uno
stimolo per i giocatori, soprattutto per chi pensava di avere poco spazio
perché può dimostrare il suo valore. Chi aveva più
spazio deve invece star attento perché si deve rimettere in gioco”.
Perché consideri Bologna la tua seconda casa? “Conosco la città e la gente,
sia io che mia moglie qui ci troviamo benissimo. Casa tua e dove ti senti
più a tuo agio e per noi è cosi. Siamo nati e cresciuti in brasile ma
Bologna è molto vicina ormai a quella realtà per noi.”
.
IL CAPITANO
è ENTRATO NEI
MECCANISMI DI BONICIOLU ED
è USCITO DAL PERIODO NO di Alessandro Mossini - Corriere dello Sport - 08/01/2009
Una maledizione che si spezza.
è quella del
capitano Virtus, carica che negli ultimi anni è sempre stata ammantata da un
alone di "sfiga" che portava chi deteneva i galloni ad abbandonare nel giro
di pochi mesi la società bianconera. Un tormento iniziato nel lontano 2002,
con l'addio di Abbio. Poi, in successione, Rigaudeau, Frosini, Brkic,
Masieri, Niccolai, Parente (vittima anche di un serio infortunio al tendine
d'Achille), Pelussi e Di Bella. Una strage di capitani che sembrava
arricchirsi di un nuovo capitolo con Guilherme Giovannoni. Un avvio in
chiaroscuro sotto la gestione Boniciolli, un riadattamento difficoltoso da
ala piccola dopo stagioni passate a giocare da ala forte, prestazioni opache
che sembravano aver raggiunto il culmino contro Ferrara, quattro punti in
sei minuti e un viso non esattamente sorridente. Il ragazzo di Piracicaba
però ha reagito alle difficoltà e nell'arco di una settimana ha girato la
sua stagione: 23 punti con 10/14dal campo nella pur
durissima partita di Siena, 13 con 5/6 al tiro contro gli estoni del Tartu
in Coppa. Rieccolo, capitan "Gui". E proprio al termine della gara contro
gli estoni il brasiliano ha raccontato il suo momento: «è
stata una buona partita, dopo la disfatta di Siena e prima del difficile
impegno contro Montegranaro: il primo posto nel girone ci permetterà di
concentrarci sul campionato. Ora da numero tre mi trovo bene: ho avuto
qualche difficoltà all'inizio su alcuni movimenti, ma ho lavorato bene in
queste settimane e pian piano ho appreso i movimenti. Il coach vuole che io
giochi sia da tre che da quattro, non c'è nessun problema: io faccio quello
che serve». Lo stesso Boniciolli nel dopogara di martedì ha elogiato il
brasiliano per lo spirito di sacrificio e per la voglia dimostrata nel suo
riadattamento. Il capitano, almeno questo, è salvo.
«Alzare un trofeo ci fa sentire degni di questa società»
di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino -
28/04/2009
L'unico ad aver giocato tutte
e cinque le precedenti finali (perse) dalla V nera. Il giorno dopo è
qualcosa di speciale per Guillherme Giovannoni. Il
capitano bianconero al Carlino risponde alle domande, sorride e scherza
persino su Siena.Giovannoni,
se ripensa adomenica?«Alla
fine abbiamo sofferto tanto. Precisiamo: arrivare in finale è sempre un
bell'andare, ma vincere è tutta un'altra cosa».Avete
fatto le ore piccole? «Chi lo dice?».A che ora s'è
addormentato, allora?
«Passiamo (se la ride, ndr) alla prossima domanda».
Tre anni a Bologna, tre anni
pesanti? «No, giocare qui è un piacere. La pressione è un'altra cosa. Ci
sono i tifosi, che vogliono vincere, perché sono abituati a farlo. Ma è
normale».Sabatini è un proprietario che mette
pressione? «No. A parte il fatto che siamo pagati per avere buone
prestazioni, è un patron presente. Cisono società
dove i dirigenti non ci sono mai. E poi si creano malintesi».è una Yirtys che
cresce dal punto di vista societario. «è
una società seria che non fa mai il passo più lungo della gamba. La passata
stagione è stata davvero storta: però il club ha evitato che la situazione
potesse degenerare».Torniamo al finale della gara
con lo Cholet... «Non ho fatto nulla».Prego?
«Abbiamo imparato la lezione.In Coppa Italia è stato
detto che Stonerook è stato bravissimo (contatto non sanzionato dai
fischietti su Vukcevic, ndr). Ho cercato di essere altrettanto bravo. E
comunque, come Stonerook, non ho fatto nulla».Una
vittoria che vale molto, non solo per il trofeo che lei custodisce
gelosamente.«Abbiamo la testa più leggera. Alla fine
un risultato del genere finisce per fare più sicurezza.
è proprio quello
che ci mancava».Siete in corsa per il secondo posto.
«Giusto, abbiamo fatto festa emia moglie mi ha pure
sgridato perché dice che ho esagerato.«Ho imparato
la lezione:non ho fatto proprio nulla, come
Stonerook su Vukcevic». Ma ora dobbiamo solo pensare
alla prossima sfida. I festeggiamenti sono finiti, giovedì c'è Teramo. Siamo
padroni del nostro destino».Siena in Italia resta il
punto di riferimento; siete più vicini?«Tra la gara
di gennaio e quella di dieci giorni fa c'è stata una bella differenza».Come spiega questo avvicinamento? «C'è una maggiore consapevolezza da
parte nostra sul talento. Non partiamo battuti: la squadra ha fatto tesoro
di tutto questo».Cos'è scattato? «Siamo un gruppo
che ormai si conosce a memoria. Abbiamo cambiato allenatore, è vero, ma la
squadra, in fondo, ha cambiato un solo giocatore. E poi al di là di tutto
stiamo bene insieme, anche fuori dal campo».
Giovannoni mandato via
di Claudio Limardi - Corriere dello Sport -
29/05/2009
Alle 22 di mercoledì sera la Virtus è stata eliminata dai playoff, ha
scoperto di essere arrivata settima in campionato e di aver perso la licenza
triennale di Eurolega oltre che la semifinale dei sogni con Siena.Alle 22.05 la Virtus è stata messa pubblicamente in vendita da
Claudio Sabatini, che ha considerato una bocciatura personale i soli 1500
abbonamenti acquistati per i playoff dalla tifoseria (alle due gare con la
Benetton hanno assistito in tutto 7100 spettatori
circa) e come conseguenza ha congelato il rinnovo del contratto di Keith
Langford, oggi uno dei giocatori più appetiti d'Europa per quanto avesse già
deciso di restare a Bologna. E tutto questo è stato solo l'inizio.Ieri dopo i previsti divorzi da Matteo Boniciolli e Andrea Luchi -
nessuna sorpresa - però è esplosa la bomba della separazione da Gui
Giovannoni, il capitano amatissimo dalla tifoseria che aveva giocato una
gara generosa anche a Treviso. Oggi alle 17,30 (radio Futurshow Station),
Sabatini spiegherà la situazione del club bianconero sia per quanto riguarda
la vendita sia per quanto concerne i programmi immediati di un probabile
ridimensionamento dei costi e di conseguenza delle ambizioni visto che il
passivo di bilancio sarà di due milioni di euro e gli incassi per le gare di
playoff sono stati inferiori alle aspettative.La
rinuncia a Giovannoni dovrebbe essere il primo passo del ridimensionamento
anche se si è trattato di un annuncio inatteso. Forse lo si poteva fare con
più calma, di sicuro non è eliminando il contratto di Giovannoni che si
rimettono a posto i conti. Più probabile si sia trattato quindi di un
provvedimento simbolico, per far capire che stavolta Sabatini
fa sul serio quando dice di voler smettere.Da quanto trapelato nelle prime orepare
invece si possa escludere che sia stato Giovannoni a chiedere di andare via
o che il rapporto tra giocatore e società si fosse avariato. Insomma sarebbe
stata in effetti una scelta del club. Impopolare di sicuro e choccante.
Persino l'ipotesi di cessione della società di fronte alla separazione da
Giovannoni passa in secondo piano.Gui ha giocato tre
anni in Virtus ed era diventato capitano dopo la cessione di Fabio Di Bella
a Milano del febbraio 2008. Gli 8,3 punti di media di quest'anno sono il suo
minimo storico in maglia Virtus. Aveva però un altro anno di contratto e uno
status, quello di passaportato, che gli avrebbe permesso di giocare da
italiano anche la stagione ventura (dopo ne sarà consentito solo uno
per squadra, quindi lui o Brett Blizzard ma non tutti e due, peraltro anche
il contratto di Blizzard scade nel 2010).
è strano che
Sabatini non abbia provato a cederlo incassando un buy-out a meno che non
faccia parte dell'accordo per il divorzio. In Italia Gui può avere discreto
mercato: due anni fa, quand'era libero e poi rinnovò con la Virtus per tre
anni, fu avvicinato persino dalla Fortitudo.In
questa stagione ha giocato una gara straordinaria a Milano, seconda di
campionato, con 22 punti tutti nel secondo tempo. Ne fece 23 a Siena ma
passarono inosservati perché la sconfitta della Virtus fu netta. Ha segnato
42 punti nelle cinque partite della serie con Treviso, con 15 rimbalzi nelle
ultime due. Non è un fuoriclasse ma piace alla gente perché gioca con grande
generosità, impegno, è un'opportunista e ha coraggio. Poi mai una polemica o
una parola fuori posto. Insomma, la quintessenza del giocatore che vorresti
nella tua squadra e nel tuo spogliatoio. La Virtus ha scelto di farne a
meno. A prima vista sembra una mossa inspiegabile.
Oggi Sabatini ci spiegherà meglio.
Gui:
«Pronto a restare, ho la V nel cuore»
di Daniele Labanti - Corriere di Bologna -
19/06/2009
Giovannoni, pronto a tornare alla Virtus?«Sono sul
mercato, quindi se mi chiamassero andrei sicuramente a parlare. Restare, lo
sapete, mi piacerebbe».Ma costa davvero così tanto
tenere il capitano?«Non costo quanto diceva Sabatini.
Ma adesso ha poca importanza, Claudio devo ringraziarlo perché sono stato il
primo a sapere cosa intendeva fare. Mi ha spiegato la situazione, è stato
onesto».Che immagine ha dei patron?«Un innovatore. Cerca di promuovere il suo club e il basket,
raccoglie sponsor, da entusiasmo. E forse, se davvero l'ha perduto, si
spiegano molte cose. Il suo limite è la necessità di stupire a tutti i
costi, ma a volte è stata anche una qualità. Altrove non vedo personaggi
così coinvolgenti. Con me e con la squadra è stato sempre molto corretto, le
cose veniva a dircele in faccia».Molla per colpa
degli abbonati, dice. Ma qual è la spiegazione alla
fuga del pubblico?«La delusione. Noi abbiamo perso
cinque gare di fila, poic'erano problemi fra Claudio
e il coach, poi anche i soldi:comprare una tessera
per una gara, o due, o sette, fa differenza».Se le
avessero detto che avrebbe lasciato la Virtus, c'avrebbe creduto?«Ci sono rimasto male perché qua sto bene. Ci tengo alla causa, alla
gente, all'ambiente».Avrebbe finito la carriera alla
Virtus?«Sicuramente sì,
almeno quella europea. Poi ho il piccolo sogno di
giocare un ultimo campionato in Brasile, nella mia città».Cosa le ha dato questo club?«Mi ha dato
solidità, è qui che ho iniziato veramente la mia carriera. Prima ho
vagabondato, giocando spesso in prestito. La Virtus e i suoi tifosi m'hanno
accolto bene, la città è fantastica per un giocatore di basket. A Bologna
per me le cose sono cambiate. Io e Gabriela stiamo benissimo».Si vede con un'altra casacca, in Italia?«Mi
vedo nella mia figura di giocatore professionista, ma è chiaro che sarebbe
quasi impensabile tornare qui da avversario. Sarebbe una bella botta».Gli allenatori: Zare, Pilla, Pasquali, Boniciolli.«Ovviamente quello a cui sono più legato è Markovski. Ha avuto la
bravura di scegliere giocatori che l'avrebbero seguito pure sott'acqua e la
serenità di andare avanti con le sue idee sempre. Con lui abbiamo avuto una
stagione incredibile, non voglio togliere niente agli altri ma con Zare c'è
un rapporto diverso».Quell'addio è il grande
rammarico?«Sì, se lui fosse restato secondo me
quella squadra non sarebbe stata smantellata. Avremmo fatto, l'anno scorso,
un altro grande campionato. È chiaro che quando la squadra ha sentito
che mandavano via il coach, c'è stata la comprensione che tutto sarebbe
stato distrutto».E così l'Eurolega è diventata
soprattutto un peso.«Ed è un gran peccato, perché
giocarla indossando questa maglia è stato un onore. Ma abbiamo capito subito
che sarebbe stato uno stillicidio».Giovannoni ha
ancora voglia, adesso, di rimettersi in gioco?«Ne ho
tanta, l'idea è di smettere fra sette anni. Quand'ero un ragazzino
mi dicevo che avrei chiuso col basket a trent'anni,
ora ho altri stimoli. Quando smetterò tornerò a casa, ho grandi progetti».Sogni nel cassetto?«Far crescere il basket in
Brasile. Allenatore o dirigente non fa differenza, da noi ci sono cose
ancora inesplorate. Bastano un po' di soldi per fondare una squadra e
iscriverla al campionato. Ci sono tante cose da fare nel mio paese, mi
piacerebbe avere una squadra tutta mia a San Paolo, da costruire sui
giovani».E senza basket cos'avrebbe fatto?«Avrei lavorato nella finanza. Mi piacciono i numeri e la matematica.
Ma per fortuna mi piace di più il basket».
VIRTUS, GIOVANNONI SCEGLIE IL BRASILE
di Claudio Limardi - Corriere dello Sport/Stadio -
02/09/2009
La
notizia arriva da San Juan di Portorico, nel giorno di pausa delle
qualificazioni mondiali della zona americana in cui il Brasile è imbattuto
(4 vittorie, nessuna sconfitta): Guilherme Giovannoni, l'ultimo capitano
della Virtus (ora è Dusan Vukcevic), uno degli idoli della Futurshow Station
nelle ultime stagioni, tornerà a giocare a casa sua, nell'Universo Brasilia,
una delle migliori squadre della NBB, la neonata lega brasiliana. L'Universo
ha chiuso l'ultimo campionato al secondo posto perdendo la finale con il
Flamengo.Giovannoni aveva un altro anno di contratto
con la Virtus ma subito dopo la chiusura della passata stagione era stato di
fatto liberato daClaudio Sabatini. Nella nuova
stagione avrebbe guadagnato una cifra vicina al mezzo milione di euro. La
Virtus aveva la possibilità di uscire dal Contratto pagando una modesta
penale. Ed è quanto ha fatto. «Potevamo aspettare un mese, siamo usciti dal
contratto subito per dare modo a Gui di andare sul mercato», disse il
proprietario bianconero. In realtà non servì a nulla.
è probabile che
Giovannoni per qualche tempo sia rimasto bloccato dall'idea di tornare in
Virtus a cifre diverse. Tra l'altro nei giorni fumosi della teorica cessione
del club alla cordata svizzero-romagnola a Giovannoni era stato fatto sapere
che, se la trattativa fosse andata in porto, lui sarebbe stato
immediatamente reintegrato. Solo un'illusione, per lui e i tifosi.Gui, che nel frattempo si era sposato in Brasile, ha così deciso di
tornare a casa. «Tornare in Brasile la considero una sfida. La NBB nel suo
primo anno di vita è stata un successo, sono stati creati i presupposti per
ricevere attenzione nei media e nel pubblico. Vorrei contribuire alla
crescita del basket brasiliano di club». E così potrà anche giocare senza
problemi i Mondiali del 2010 in Turchia.
All'Universo, Giovannoni trova un altro protagonista del basket brasiliano,
Alex Garcia, guardia che è stato nella Nba e nel Maccabi due anni fa fu
decisivo nella vittoria nella semifinale di Eurolega su Siena. Garcia oggi è
un'altra delle stelle della Nazionale.Gui ha giocato
nella Virtus tre anni e 111 partite di campionato. Ha
giocato tutte le tre finali di Coppa Italia perse, ha
vinto l'Eurochallenge, ha giocato la finale scudetto del 2007. In Italia era
arrivato con Treviso, poiaveva militato a Rimini e
Biella, in mezzo un'esperienza a Kiev e un'altra a Fuenlabrada in Spagna.
Bologna era cestisticamente la sua casa. Piaceva alla gente per la carica
agonistica che gli aveva permesso di sopperire ad alcune carenze fisiche
evidenti: troppo lento per giocare ala piccola, troppo poco esplosivo e
forte per giocare più vicino a canestro, ruolo in cui ha ottenuto comunque i
risultati migliori. Nell'ultimo anno era stato alterno, i 22,6 minuti di
impiego erano stati il minimo della sua carriera bolognese, così gli 8,3
punti e i 3.8 rimbalzi di media. Da tre era rimasto
sotto il 31%. Ma alla gente piaceva al di là dei numeri. Intanto anche Rey
Terry si è accasato: giocherà in Spagna nell'Obradoiro.