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Augusto Giomo

nato a: Treviso

il: 03/02/1940

altezza: 187

ruolo:

numero di maglia: 4

 

Stagioni alla Virtus: 1962/63 - 1963/64 - 1964/65 - 1965/66 - 1966/67 - 1967/68

 

 

GIOMO

Giganti del Basket - n. 2 dicembre 1966

 

Il vero cervello della Candy. Dopo il divorzio dal Simmenthal di Rubini, Augusto Giomo è divenuto l'idolo di Bologna, o almeno di quei palati fini che sanno apprezzare maggiormente un "assist" da un tiro in sospensione, scoccato magari con precisione ma non al momento opportuno cosa che spesso succede al suo grande rivale Lombardi. Giomo, infatti, non sopporta molto la presenza del compagno in campo. Le due scuole sono diverse e purtroppo anche le mentalità. Fino all'anno scorso alla Candy esistevano due partiti, quello dei Lombardiani e quello facente capo a Giomo; quest'anno le cose sembrano andare meglio, vedremo. Per ora, oltre a giocare e farsi fare i soliti forni per il "maledetto mal di schiena" che lo affligge sin dagli anni del Simmenthal, Giomo allena la squadra juniores della Virtus dopo che l'anno scorso aveva portato al titolo italiano la formazione degli allievi facendola giocare in un ardito e apprezzato esperimento a "zona-pressing". Quest'estate è andato a Roma per seguire Carnesecca, il suo obiettivo è la panchina della serie A.

 


 

GIANNI GIOMO IL REDIVIVO

di Gianfranco Civolani - Giganti del Basket - n. 4 aprile 1968

 

L'uomo della luce nasce con dieci anni di anticipo. Dunque Gianni Giomo - the light.man, direbbero in USA - precede un certo tipo di basket e gli costa fatica, poi, doversi fermare per attendere il truppone che si fa sotto.

Mi spiego meglio: negli anni cinquanta sono ancora parecchi quelli che in Italia santificano il basket alla Viva Villa. Paniere più paniere uguale vittoria, è la somma legge che taluni trusts di malinconici cervelli hanno eletto a primo ed unico imperativo categorico. Schemi? Macché schemi. Statistiche di squadra? Servono? Percentuali individuali e collettive? Ma siamo matti? E così si procede con una mentalità provinciale che non può umanamente far operare alcun salto di qualità a una disciplina sportiva che pretende di evolversi in una certa maniera.

Negli anni degli spanieratori folli e degli uncinatori implacabili, salta fuori dalla sua Treviso il chimico antemarcia del basket. Gianni Giomo, classe 1940, concepisce subito questo sport come un insieme di formule chimiche. Prendi dieci giocatori, analizzali, vivisezionali, metti le loro migliori qualità al servizio della causa comune e avrai il collettivo. Dove appunto ci sono api operaie a api regine, ma dove l'ape regina parassita deve sgomberare perché il parquet non è una passerella, è un campo di lavoro, dove i bravissimi e i meno bravi si fondono per buttar fuori dall'opificio un prodotto finito che sia basket, mica altra roba.

Costa fatico, diveo,fare il predicatore in testa al gruppo e poi voltarsi indietro, e quindi accorgersi che gli altri si sono fermati per strada a far baldoria e a celebrare la morte civile dello schema.

Eppure Giomo capisce che nella vita si procede per sbocchi. BAsta aspettare al crocicchio giusto, basta aspettare, per aver ragione. E negli anni sessanta cambia un certo tipo di mentalità, cambiano certi gusti nel basket nostro. Volano a stormo certe parole: scout, scorer eccetera, prese a prestito dallo port matematico per eccellenza, dico il baseball, il baseball USA.

Il playmaker resta tale anche negli anni nostri, ma è il metro di valutazione usato per giudicare il playmaker che è tutto diverso. Adesso contiamo gli assists, i tiri da fuori. Interpretiamo questi dati, non andiamo a far chiacchiere a casaccio.

Torno a Giomo. Mi ricorda l'immagine del dispensatore di luce. Capita che una squadra possa arrancare alla brava. Lui arriva, amministra un po' di palle ai compagni, dà il ritmo, come fosse una batteria in un'orchestra d'archi.

La faccio corta: Gianni Giomo si fa due Olimpiadi e un po' di campionati del Mondo. Più un'infinità di di maglie azzurre (esordio nel 1959, Italia-Spagna).

Altezza uno e ottantacinque, anni ventotto, buon piazzato, discreta entrata, eccellenti attitudini difensive, stupenda inclinazione alla regia.

Resta un punto buio nella sia carriera. Succede che ad un certo punto - nel '64, all'incirca - Giomo improvvisamente si inceppa. Ingrassa, perde quota, taluni sussurrano che il dispensatore di luce sia ormai da pantofole e da museo.

"Già - mi dice Gianni - la cosa mi provocò un enorme avvilimento. La gente si era dimenticata che mi ero beccato un disgraziato strappo alla schiena. Io forse la presi alla leggera, continuai a giocare in quelle condizioni. E pagai, dopo. Poi ebbe la sua importanza anche il mio pallino di voler fare l'allenatore. Ebbi successo, portai la squadra giovanile della Virtus al titolo italiano con una proficuo schema di zona pressing. Però ammetto che troppo spesso come giocatore ero frenato da certe riserve mentali che mi derivavano dalla mia doppia veste. Insomma, forse con la testa ero un po' altrove...".

Bene, lasciamo perdere. Veniamo all'oggi. Giomo torna in vetta. Ricordo una mia visita al campo dell'allenamento della Candy, sull'Adriatico, quest'estate. Mi disse Giomo: "O quest'anno o mai più. Scrivilo: voglio giocare un grande campionato perché ci tengo da matti a farmi la terza Olimpiade!". I conti tornano. Dopo Swagerty e Mc Lombard, direi che Giomo è stato finora l'elemento-base della squadra. Metamorfosi, ritorno di fiamma, maggiore applicazione o cosa?

"Forse maggiore applicazione - lui dice - perché io sono un fanatico e mi preparo magari il doppio degli altri.. Ma non potevo essere soddisfatto di come mi erano andate le cose l'anno passato. E dunque all'avvio di questa stagione ho cercato di intensificare gli allenamento. Mi auguravo di poter dare quanto il mio standard mi consente. Oggi sono soddisfattissimo. In allenamento mi sento un leone. Schiaccio nel canestro, e nota che sono alto a malapena uno e ottantacinque. Se penso sempre alle Olimpiadi? Certo che ci penso, resta il mio grande traguardo.. Penso che sarò provato nel quadrangolare di Bologna. Ce la metterò tutta, vedremo".

Una cosa ancora. Olimpiadi o meno, quale il futuro più immediato di Giomo?

"Vediamo. Sto laureandomi in chimica. Devo anche pensare al domani. Se vado in Messico, mi sa che tiro acanti ancora un paio d'anni sulle ali dell'entusiasmo. Cerca di capire, quest'anno sto sacrificando quasi tutto al basket. Ma se per il Messico mi va buca, beh, allora potrei anche pensare alla professione. Ho avuto buone offerte oer abbinare la chimica al basket. Una cosa mi pare sicura: io dall'ambiente del basket non posso uscire, ci morirei. E allora è solo questione di qualche anno e poi cambierò posto in panchina. Sì, farò il trainer, certamente".