di Massimo Selleri - Il
Resto del Carlino - 20/08/2007
Complice
la Nazionale, la Virtus
si ritrova all’Arcoveggio con gli uomini contati. L’ultimo a partire è stato
Luca Garri che ieri è volato ad Atene con il resto della truppa azzurra.
«Ovviamente sono contento
di questa convocazione — spiega Garri, il lungo piemontese al centro dello
scambio che ha portato Christian Drejer a Roma e
Luca, appunto, in maglia bianconera – e mi impegnerò al massimo cercando di
strappare il biglietto per i prossimi Europei di Spagna. Non sono qui a far
vetrina, anche se rispetto ai miei compagni sono un po’ indietro non
essendomi allenato con loro fin dall’inizio».
Intanto ha avuto la
possibilità di lavorare qualche giorno con la sua nuova squadra. Che
impressione si è fatto?
«E’ un po’ presto per
parlarne dato che deve ancora arrivare qualche uomo, e due pedine importanti
come Fabio Di Bella e Andrea Crosariol erano con la nazionale. Già
dal primo giorno però si respirava un’aria particolare. Ci sono cose che non
si possono spiegare, così posso solo dire che in palestra si percepiva un
fascino particolare, dovuto a una tradizione così gloriosa come quella della
Virtus».
Che cosa l’ha convinta ad
accettare l’offerta bianconera?
«Principalmente il
progetto. Non ci sono tante realtà che programmano già ora le prossime tre
stagioni, gettando le fondamenta per un gruppo che oggi disputa l’Eurolega,
che domani potrebbe non disputarla senza drammi, ma che punta a rientrarci
tra tre anni».
Lei spesso si è prodigato
perché le squadre facessero giocare gli italiani. In Virtus tutti i suoi
compagni di settore sono suoi connazionali.
«E’ un altro aspetto che
mi ha subito attratto. Non penso ci sia nulla di male a dire che nel
campionato italiano debbano giocare i giocatori italiani, anzi è una
posizione giusta anche perché bisogna sempre tenere d’occhio la nazionale.
Inoltre adesso anche noi iniziamo a esportare i nostri talenti nel
campionato Nba e, quindi, la nostra scuola non è seconda a nessuno. Da
questo punto di vista la presenza di Stefano
Pillastrini sulla nostra panchina è una garanzia, basta vedere quello
che ha fatto a Montegranaro con Vitali e Maresca. Lo conosco da quando era a
Montecatini e io giocavo nella rappresentativa juniores del club toscano. Da
allora non è affatto cambiato e noi, come Virtus, grazie a lui riusciremo a
mettere in campo tutto il talento che abbiamo».
Le hanno già parlato del
derby?
«E’ una delle prime cose
che ti spiegano appena arrivi a Bologna. Non scopro nulla se dico che
qualsiasi giocatore, almeno italiano, vorrebbe giocare questa gara almeno
una volta nella vita. L’ho visto tante volte in tivù: ora potrò giocarlo.
Spero da protagonista. Il primo, a parte i due in precampionato dove noi
rischiamo di arrivare un po’ indietro nella preparazione a causa delle
assenze, si giocherà il 4 novembre, ma ora già se ne parla. Per un cestista
Bologna è il massimo della vita, è l’unica città dove si parla più di basket
che di calcio».
Qual è stato il suo primo
impatto con le Due Torri?
«Ottimo, anche se ci sono
stato poco tempo, e per lo più sono stato occupato in palestra, mentre
adesso sono ad Atene con la nazionale. Finora mi hanno portato in ristoranti
frequentati solo da tifosi virtussini che mi hanno accolto benissimo».
Dopo le difficoltà di
Roma, adesso Garri cerca un riscatto alla Virtus?
«Guardare indietro non
serve, la cosa importante è guardare avanti.
Faccio parte di un
progetto che condivido e ho la possibilità di giocare l’Eurolega con una
delle maglie più blasonate della pallacanestro italiana. Insomma ci sono
tutte le condizioni per far bene».
Che, stando alle parole
del proprietario, Claudio Sabatini,
significherebbe centrare i playoff.
«Prima di tutto vediamo
come verrà completata la squadra, poi noi in campo cercheremo di raggiungere
il miglior risultato possibile. Per questo dire ora dove questa squadra può
arrivare mi sembra prematuro».