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Yannick Gagneur
nato a: Parigi (FRA)
il: 15/03/80
altezza: 198
ruolo: ala
numero di maglia: 9
Stagioni alla Virtus: 2002/03
statistiche individuali
Tra i due litiganti
s'è rotto il Vate
di Francesco Forni
- La Repubblica - 26/04/2003
Qualcosa di brutto
succede sempre, alla Virtus, e il destino ha pure molta fantasia, a
inventarsi gli accidenti più strampalati. Stavolta è toccata a Valerio Bianchini, che ieri pomeriggio s’è
presentato all’Arcoveggio col braccio destro ingessato fino alla spalla: il
guaio risaliva al giorno prima, procurato da un suo giocatore, Yannick
Gagneur. Ieri infatti il francese non era ad allenarsi, già messo in
castigo.
Questa la dinamica.
Nell’allenamento di giovedì, Gagneur e Brkic
vengono più volte a contatto in modo energico. Ne nasce una lite, il primo
parapiglia viene sedato, ad opera di tutti i compagni, ma la faccenda non si
placa, Gagneur perde le staffe e va fuori giri: intervenendo per placarlo,
Bianchini ne fa le spese. Fortunatamente niente di irreparabile, anche se il
gesto, per quanto involontario, resta grave. Eppure, arrivato puntuale alla
seduta, col braccio destro «imbragato» al collo,
Bianchini è riuscito anche a metterla sul ridere.
«Sono su di morale.
Meglio a me che a un giocatore, visto che adesso abbiamo bisogno di tutti. Frosini e Avleev
sono in bilico e, ripeto, siamo determinati ad andare avanti bene, visti
anche i recenti progressi della squadra. Com’è andata? Di solito queste liti
sono incidenti di percorso, si baruffa ma poi ci si quieta, invece Gagneur
ha perso il lume della ragione, gli sono saltati i nervi e ha valicato ogni
limite. Sono intervenuto per cercare di metter ordine, ma è finita così...».
E adesso? «Nei
confronti del giocatore credo verranno presi provvedimenti, com’è giusto che
sia. Una cosa del genere non m’era mai capitata, anche se una volta a Pesaro
mi ruppi un dito. Ma lì fu una distrazione mia: ero sotto canestro, non mi
accorsi che Magnifico stava facendo
un’entrata e mi prese la mano in pieno». Gagneur, già ai margini per motivi
tecnici, rischia probabilmente qualcosa in più del canonico multone, quanto
a Bianchini finirà la
stagione col gesso. E gli è andata bene che il dottor Buda gli ha ridotto
manualmente la frattura del radio, con l’anestesia locale, evitando
l’operazione. Il coach è poi stato «gessato» e verrà rivisto lunedì, per un
controllo di routine, dovendo infine tenersi il gesso per trenta giorni.
Quell'adorabile
irascibile Sasha...
La
Repubblica - 26/04/2003
Di risse in
allenamento è piena la storia dello sport e non è vero che si vince solo
facendo fioretti e opere di bene. Per tante che restano panni sporchi lavati
in famiglia, di qualcuna si viene a sapere, pure fuori dalle pareti,
tradizionalmente sigillate, di casa Virtus. Statura e nome dei protagonisti
le hanno rese quasi leggende.
Per stare agli ultimi
vent’anni, di un colpo dell’imberbe Binelli a Villalta, nell’84 della stella virtussina,
racconta pure Messina nel suo libro «Dialogo
sul team»: e ricorda che, alle lacrime smarrite di Gus, l’americano Van Breda Kolff appese un commento
cinico: «Non fare lo scemo, dovevi farlo due mesi fa».
Bob Hill aveva appena perso, nell’89, un derby di 32 punti, che in un
allenamento tiratissimo Richardson e Bonamico vennero alle mani. Fu vero ring,
cazzotti veri e sangue alle labbra, né l’uno né l’altro mollarono.
Nella Virtus dei tre
scudetti di fila ('93, '94 e '95), tra Danilovic
e Morandotti ci si passava la palla il
minimo, Sasha non risparmiava a Binion parole
grosse (salvo poi difenderlo dagli insulti del pubblico), e tanti compagni
pensavano che tirasse troppo. Oltre malumori e minacce non s’andò, l’amore
non nacque mai, ma dentro quel gruppo remavano tutti forte, e dalla stessa
parte.
L’anno '98, doppietta
scudetto-Eurolega, partì così. Reggio Calabria, prima di campionato,
intervallo. Messina sta dicendo che bisogna
passarsi la palla e non giocare da soli, quando si trova a un metro Danilovic. Vaffanculo qui, vaffanculo là, la
collisione viene evitata da Savic e Morandotti: Sasha martorierà un innocente
armadietto. Per un po’ il dialogo fu solo professionale, finché
dopo il primo dei 10 derby di quell’anno, vinto con due liberi del serbo
alla sirena, ci si scioglierà in un abbraccio. Poi, «te e i tuoi schemi del
c...» si sentirà altre volte. A stime reciproche immutate.
Nel 2000, ultimo di Cazzola, va tutto storto e ancora lui, il
serbaccio, a Casalecchio sbraita con Ekonomou
che non gliela dà. Il greco lo manda platealmente a spendere, a fine gara
Sasha corre negli spogliatoi ad aspettarlo. «Non ti permettere mai più...»,
ed è già partito. Primo di quattro a bloccarlo, si ricorda un eroico
professor Grandi.
Anno 2002, Abbio e Jaric si
strattonano di brutto, ma finisce lì e vanno in trasferta a Kaunas (disfatta
e offerta di dimissioni di Messina). Il
bubbone però c’è e Abbio, poco dopo, salterà la
partita di Milano e verrà ceduto.
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