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Vittorio Ferracini
nato a: Pordenone
il: 08/11/51
altezza: 204
ruolo: centro
numero di maglia: 12
Stagioni alla Virtus:
1971/72 - 1972/73
statistiche
individuali
La questione Ferracini, un episodio che non si può non
ricordare. Era successo che Bogoncelli, presidente dell'Olimpia, aveva
ceduto, con una scrittura privata, il giocatore alla Virtus. La scrittura privata - non
riconosciuta dalla FIP - serviva a cautelare Bogoncelli per il rientro a
Milano del giocatore dopo due anni bolognesi. AL termine di quel periodo ci
furono alcune incomprensioni che portarono Bogoncelli a rivolgersi ad un
tribunale per ottenere il cartellino di Ferracini.
Bogoncelli ottiene ragione dal tribunale che gli recapita il cartellino
giusto in tempo per il tesseramento privando la Virtus di un giocatore non più, dati i
tempi, sostituibile. "Quello fu un episodio abbastanza brutta" racconterà Ferracini a Giganti del basket "la
cosa mi procurò anche insulti gratuiti come quelli di un giornalista che in
occasione di Sinudyne-Innocenti dell'anno dopo, scrisse che la partita aveva
un solo inconveniente, la presenza di due indesiderabili: l'arbitro tal dei
tali e Ferracini. Aggiunse anche che non
valevo niente come uomo, e che mi ero venduto, tutto senza aver mai parlato
con me". "Non ho nessun rimpianto" è Porelli
che parla "rifarei oggi le stesse cose. Loro, Bogoncelli e Rubini, non
potevano fare le verginelle. Qualche anno prima doveva arrivare Cescutti in
cambio di Sardagna. Non accadde mai".
tratto da "Virtus
- cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro
FERRACINI: ADESSO L'HANNO
SCOPERTO TUTTI
di Dino Meneghin - Giganti del
Basket - settembre 1979
Una delle cose che mi hanno
fatto più piacere sul finire dell'ultimo campionato è stato il
riconoscimento pressoché unanime che la stampa ha attribuito a Toio
Ferracini per l'incredibile campionato disputato dalla sua squadra, il Billy,
anche se ovviamente mi aveva fatto meno piacere il fatto che molti di questi
meriti il simpatico Toio se li era acquisiti giocando splendidamente contro
la mia squadra e contribuendo alla nostra eliminazione dai play-offs.
Dopo anni di oscuro lavoro
all'ombra di pivot americani ai quali andavano tutte le attenzioni ed i
riconoscimenti dei critici, quest'anno, fors'anche per per la quasi totale
responsabilità del lavoro affidatogli sotto i tabelloni, ci si è accorti che
in campo c'è anche un certo signor Ferracini e che la sua presenza si fa
sentire, eccome. Una scoperta un po' tardiva, che premia i tanti sacrifici
fatti durante tutti questi anni da Toio che pure non ha mai mancato di
impegnarsi a fondo pur sapendo che il più delle volte tutti i suoi sforzi
sarebbero stati misconosciuti o poco considerati. Per chi invece come me,
Ferracini l'ha conosciuto personalmente sul campo nel corso di molti duelli,
la scoperta del suo valore era una cosa avvenuta ormai da tempo e quindi -
lo ripeto - non posso che essere contento per lui della definitiva
consacrazione avvenuta quest'anno in concomitanza con i successi della sua
squadra. Toio Ferracini, del resto, è il classico avversario che, proprio
perché poco dotato da madre natura di un tocco magico o delle qualità
naturali che fanno grande un giocatore di basket, ha sopperito alle sue
lacune con un grande impegno fisico ed una concentrazione totale e
continuata per tutto l'arco di una partita, cose difficilmente riscontrabili
in talenti naturali. In altre parole, mentre può capitare che un grande
tiratore si conceda un momento di respiro o non trovi la giusta ispirazione,
non può mai capitare che Ferracini si distragga o venga meno al suo lavoro
fisico sotto i tabelloni. Oltre a queste caratteristiche, Toio ha capito -
prima di molti altri - l'ìmportanza del lavoro difensivo nel basket e ci si
è dedicato in maniera totale, diventando in tal modo nel giro di pochi anni
uno dei pivot dal repertorio difensivo più completo ed agguerrito.
Marcamento d'anticipo,
tagliafuori, tempismo sui rimbalzi, grande abilità nel difendere il pallone
conquistato, ne hanno fatto un autentico specialista del marcare avversari
anche più alti di lui, come ha dimostrato sia con il Billy che con la
Nazionale. A questo punto, unite la sua concentrazione e la sua gagliardia
fisica alla sua tecnica difensiva, ed avrete un quadro abbastanza completo
della situazione che si presenta ad ogni avversario quando si trova ad
affrontare Toio.
Ed è proprio facendo
affidamento su queste sue qualità che i tecnici della società milanese e
l'ex-allenatore della Nazionale Primo l'hanno sempre considerato uno dei
punti insostituibili delle loro formazioni, anche quando i tifosi ed i
critici gli avrebbero preferito magari qualche giocatore più prolifico o più
completo tecnicamente.
Ma anche da questo punto di
vista Toio ha smentito quest'anno molti dei suoi detrattori, dimostrando che
all'occorrenza sa essere anche un discreto realizzatore ed un pericoloso
attaccante. Tutto, probabilmente, è nato fin dal momento in cui, approdato a
Milano in una squadra ricca di grandi tiratori e di giocatori dalla spiccata
personalità offensiva, a lui fu chiesto unicamente di dedicarsi al lavoro
sui blocchi, piazzando le spalle e le gambe belle larghe sulla strada dei
difensori che tentavano di ostacolare tiratori come Brumatti, Cerioni,
Iellini e via dicendo. Le non eccelso doti naturali di attaccante favorirono
sicuramente questa "destinazione" e, un po' come successe anche a me durante
i primi anni nell'Ignis, solo più tardi Toio fu messo nella condizione
di rendersi pericoloso.
Adesso chi, onestamente, può
concedersi il lusso di dargli spazio in quei quattro metri attorno all'area
dopo quello che ha combinato contro di noi durante i play-offs?
E ancora: chi se la sente di
lasciargli catturare un rimbalzo offensivo e di fargli arrivare la palla sui
tagli con quella sua capacità incredibile di sgusciare in mezzo a mille
braccia per depositare la palla nel canestro?
Ferracini superpivot, dunque?
Beh, anche se non è Sojourner o Jura, personalmente sono convinto che Toio
adesso come adesso sia uno dei nostri lunghi più efficaci, dove l'efficacia
non significa necessariamente anche spettacolarità o strapotenza ma
semplicemente il saper dare alla tua squadra quello che la tua squadra si
aspetta da te in quel momento, dal punto di vista fisico e tecnico. Tutto
questo molto probabilmente è anche frutto dell'equilibrio psicologico e
della tranquillità raggiunti da Toio grazie anche all'aiuto ed al sostegno
della simpatica moglie Cristina. Difficilmente l'ho visto nervoso, irritato,
poco tranquillo; il che, per un giocatore del suo stampo è sicuramente un
grosso vantaggio ed un'arma in più da giocare nei momenti che contano. E
poi: provatevi a cercare un giocatore più attaccato di lui alla cosiddetta
"bandiera" o colori sociali o spirito di squadra che dir si voglia:
impossibile.
Col risultato che quando c'è
battaglia vera, quella in cui sono in palio i due punti che contano ma anche
qualche cosa di più, come è successo quest'anno nei tre storici incontri con
la mia squadra, state sicuri che Toio Ferracini "c'è", lo si sente, non si
tira indietro in nessuno scontro ed in nessuna occasione, fino all'ultimo
secondo, prendendole, ma anche dandole. Insomma, il tipo di avversario che
mi piace di più, il tipo di compagno che tutti vorrebbero avere.
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