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Consolini, Sabatini e Faraoni
Massimo Faraoni
IL RALLY DI FARAONI
Bianconero, 02/2005
Se devo dire quanto mi
fido di lui da 1 a 10, la risposta è 10”: la battuta di Claudio Sabatini su
Massimo Faraoni non è solo la fotografia di una collaborazione professionale
che funziona bene. E non è solo la cartina tornasole di una sintonia umana
evidente nei fatti e nei pensieri. È pure la dimostrazione di quanto poco ci
abbia messo lo stesso Faraoni, una di quelle persone che si potrebbe
invidiare perché è evidente quanto gli piace il suo lavoro, potesse
mangerebbe pane e basket, e che invece riesce a mettere sempre a loro agio
gli interlocutori, potenza anche delle sue radici toscane, di quanto poco ci
abbia messo, si diceva, a diventare un fedele interprete dello stile
Virtus.
Massimo, che quando riesce davvero è un tipo che sul menù ha scritto pane e
basket, primo la Lega Due, secondo una partita delle giovanili, frutta il
contatto con l’ambiente sempre a seminare qualche idea buona, si presenta
così a Bianconero: “Ho sempre creduto e credo nel lavoro, nel rispetto dei
ruoli. Una società funziona quando c’è chiarezza tra proprietà, società e
staff. Qui poi, alla Virtus,
non si è solo dirigenti, si è parte di un programma, si è parte della storia
di un club e del basket tutto”. Difficile aggiungere altro, anche perché
Faraoni, proprio perché votato alla causa del basket, non è tipo da sparate.
Provate a guardarlo durante le partite: una smorfia sì, improbabile altro
tipo di esplosioni; proteste garbate, mai chiassate. Ed è così anche quando
parla della squadra : “ L’unico passo falso vero è Fabriano. Adesso la
squadra sta reagendo bene. Il fatto è che gli infortuni non hanno inciso
solo sulla domenica, hanno abbassato l’organico, voglio dire hanno ridotto
la competizione durante gli allenamenti, e così abbiamo pagato il conto la
domenica per quello che ci è mancato in settimana“. E che la rotta sia già
tracciata non è un problema: “Chiaro, a Bologna c’è grande attenzione da
parte dei tifosi. E non solo da parte loro. Siamo la Virtus
per la nostra gente, ma anche per gli altri e per tutto il movimento, un
punto di riferimento. Inutile però pensare di essere
da un’altra parte, già da un’altra parte. Siamo qui, con un buon gruppo, il
punto di partenza per fare una squadra ambiziosa“ Vuol dire che dal mercato…
“Vuol dire che una società ben organizzata sapendo che il mercato è aperto è
attenta ad ogni movimento. Non significa muoversi comunque, significa,
ripeto, essere attenti, vigili“. Oggi si gioca con Scafati, il 5 febbraio si
fa il bis con lo stesso avversario su un altro campo: un giudizio sul Final
Four? “È una novità. Gestita in maniera attenta ci può portare qualcosa in
più,ma sinceramente non è così determinante per noi”. Traduzione: vincere
darebbe una bella spinta, ma non punti in più in classifica e invece…
“Invece il cammino è ancora molto lungo – ammette Faraoni che pure un’idea
sul 25 aprile se l’è fatta – Quel giorno mi piacerebbe fosse davvero di
festa, ma non bisogna perdere di vista che anche il secondo posto alla fine
della regular season potrebbe darci il visto per la promozione. Noi andiamo
in campo per vincere, altre strade non ce n’è, ma non dobbiamo farci
schiacciare dal nostro stesso desiderio“. Vaglielo a spiegare alla gente che
non bisogna avere fretta: come si fa? Ecco la risposta pronta di Faraoni, la
migliore delle chiusure: “Oh, ma bisogna dirlo che siamo ripartiti anche col
settore giovanile. Non c’era più nulla, adesso ci sono di nuovo ragazzi che
vanno in campo con la vu nera sul petto. Gli dobbiamo insegnare il basket e
l’orgoglio di rappresentare questa società, la sua storia, la sua gente.
Abbiamo tanti progetti, e col settore giovanile non si sbaglia: si crescono
nuovi giocatori, si crescono nuovi appassionati“. Insomma, pure noi
dovessimo dire quanto ci fidiamo di Faraoni da 1 a 10 risponderemmo: dieci!
Faraoni lascia
la Virtus per la Nazionale
di Marco Martelli -
La Repubblica" - 12/06/2005
Dall’Arcoveggio
l’ultima cartolina di Faraoni, prima di rientrare nel feudo federale da
dirigente del settore Squadre Nazionali (contratto 2+2). «Ho vissuto un anno
importante e rimango un amico della Virtus». Chiusura calda: Guyton, in un’intervista, aveva puntato il dito
sull’assenza della società. «Io vivo di fatti, non di parole. Viene da me e
non mi dice nulla; poi mi scrive una mail (la sventola, ndr) in cui afferma
che ‘per te posso avere solo buone parole’. Allora mi interrogo, specie
perché c’era chi si lamentava della mia eccessiva presenza. Ho ricevuto
messaggi da tutti i giocatori, tifosi mi hanno pure chiesto autografi.
Lavoro da 26 anni e mi conoscono come una persona seria, coerente e
corretta. E toscana: quindi, pane al pane e vino al vino». Cin cin.
A margine della partita scudetto, il Forum ospita pure la partita Virtus.
Assente nella mattinata, alla conferenza d’addio di Faraoni, Claudio Sabatini è comparso a Milano
mezz’oretta prima della partita, rispondendo alla domanda del giorno, ovvero
se assumerà Toni Cappellari. L’ex gm della Fortitudo era già arrivato da un
po’, varcando l’ingresso assieme all’inseparabile amico Pippo Faina, cui
Cappellari ha dato una mano nell’ultima consulenza prestata al mondo del
basket (Sassari, scorsa estate). A lungo lontani (in linea d’aria), Sabatini e il suo uomo
si sono incontrati nell’angolo d’ingresso, parlottando per una manciata di
minuti. Fumate non ne sono uscite, ma Cappellari è il candidato numero uno
(a ieri l’unico) per la scrivania bianconera e già domani potrebbe essere a
Bologna, per discutere la propria posizione.
Sabatini ha poi vissuto la partita distante da
Toni, parlando a lungo, prima del via, con Stefano Meller, procuratore di Simone Flamini e di
Andres Pelussi. All’argentino, che domani farà rientro in Argentina e
cui rimane un anno di contratto, è già stato proposto l’allungamento per
un’altra stagione.
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